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Finanziamento illecito del partito: autorizzata l’estrazione di copia del fascicolo sul parlamentare e sul collega Mognato. I pm avevano chiesto l’archiviazione

VENEZIA – Un’istanza al giorno per gli avvocati di Giorgio Orsoni. Dopo quella presentata al giudice per l’autorizzazione ad essere presenti all’incidente probatorio con l’interrogatorio di Giovanni Mazzacurati o comunque ottenere la documentazione sanitaria in cui si spiega che non può sostenere l’interrogatorio, ieri in Procura è arrivata una seconda richiesta. Quella di poter prendere visione degli atti del procedimento nei confronti dei parlamentari del Pd Davide Zoggia e Michele Mognato, per i quali i pubblici ministeri Stefano Ancilotto e Stefano Buccini hanno chiesto l’archiviazione dell’accusa in concorso nel finanziamento illecito del loro partito. Nel primo pomeriggio, comunque, il pm Ancilotto ha immediatamente autorizzato l’avvocato milanese Francesco Arata ad estrarre copia del fascicolo intestato ai due esponenti politici veneziani.

«È di tutta evidenza», scrive il difensore dell’ex sindaco lagunare, «l’interesse per la difesa Orsoni a conoscere l’intero fascicolo processuale relativo alle investigazioni a carico di Zoggia e Mognato, sol che si ponga attenzione al fatto che i predetti risultano essere sottoposti ad indagine proprio in veste di possibili concorrenti nell’ipotesi di illecito finanziamento ai partiti contestata a Giorgio Orsoni».

Nella richiesta firmata dai pubblici ministeri per quanto riguarda i due parlamentari del Pd si legge tra l’altro dalle indagini «è emerso un quadro di diffusa illegalità nel quale gli esponenti di vertice dei locali partiti politici erano soliti farsi finanziare le campagne elettorali con contributi illecitamente corrisposti dal Consorzio e dalle società a quello aderenti. Quadro aggravato dalla circostanza che la scelta del presidente Mazzacurati di finanziare sistematicamente tutti i partiti indifferentemente dalla loro collocazione politica – sia che occupassero posizioni di maggioranza che di opposizione, sia a livello locale che nazionale – fosse strategica e finalizzata all’acquisizione e al consolidamento di un consenso politico trasversale».

«Questo affresco», conclude il documento dei pm, «è sintomatico di una sprezzante indifferenza non solo per la legalità, ma anche per la corretta destinazione di beni comuni ed è solo in parte vulnerato dalla difficoltà di individuare con precisione gli ulteriori percettori finali delle somme illecitamente corrisposte; difficoltà che comporta l’impossibilità di iniziare un’azione penale ispirata ai principi della personalità della responsabilità e al ripudio dell’assioma della oggettiva responsabilità».

Ai difensori di Orsoni, comunque, interessa leggere i verbali degli interrogatori resi da indagati e testimoni.

Giorgio Cecchetti

 

Gazzettino – Scandalo Mose. Dibattito al Rotary.

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14

mar

2015

Scandalo Mose, era evitabile che tutto accadesse di nuovo 20 anni dopo Tangentopoli? Una domanda questa a cui si è cercato di dare risposta con una vivace discussione nell’ultima conviviale del Rotary Venezia-Mestre che ha ospitato il giornalista Maurizio Dianese autore, assieme ai colleghi del Gazzettino Monica Andolfatto e Gianluca Amadori, del libro «Mose. La retata storica».

Ospite della serata anche il direttore del Gazzettino Roberto Papetti che per primo, sollecitato dalle domande del presidente del Rotary Mario Berengo e dei soci, ha offerto un’analisi del messaggio che cerca di lasciare al lettore il libro dei suoi tre giornalisti.

«Il valore di questo lavoro sta proprio nel suscitare alcune domande sui perché tutto questo è avvenuto – ha detto Papetti – Siamo distanti anni luce da quello che fu lo scandalo Enimont in fatto di cifre. Ma il punto focale da capire è perché sia successo in questo territorio e perché Venezia e Mestre in questi due decenni, ma forse anche prima, abbiamo accettato una logica redistributiva insita nella Legge Speciale. Tanto denaro che è andato a premiare non i migliori ma i più bravi redistributori di denaro, con la complicità, purtroppo, anche di buona parte della classe dirigente politica».

«Il Mose è un esempio di società che si lascia corrompere e che si concretizza con il cambio ai vertici della Procura di Venezia e con l’affidamento delle indagini a dei magistrati che prima si erano occupati di criminalità organizzata – ha aggiunto Dianese – Se qualcosa, però, non cambierà a livello legislativo, le finissime menti criminali che hanno agito ieri e anche oggi, agiranno di nuovo allo stesso modo anche fra 10 anni. E di libri e di pagine sui giornali ne scriveremo di nuovo e, di fatto, sarà come se non fosse mai successo nulla».

(r.ros.)

 

Gazzettino – Venezia, Grandi navi.

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14

mar

2015

I giornali di giovedi hanno riportato una dichiarazione della Autorità Portuale, ripresa dal presidente di “Venice Terminal Passeggeri”, sui danni che sarebbero derivati a Venezia dal calo del traffico crocieristico nel 2015 per il divieto di ingresso alle navi di maggiore stazza, quelle sopra le 96.000 tonnellate di stazza. Divieto poi cancellato ma che ha condizionato equalmente il calendario delle compagnie. Si legge che allo stato attuale le prenotazioni sono di 1.562.000 crocieristi per il 2015, 172mila in meno dello scorso anno (circa il 10%), anno che aveva gia segnato una riduzione rispetto a quello precedente. Si soggiunge che essendo gli addetti alla crocieristica stimabili in 4255 persone, il calo del registrato quest’anno si potrebbe tradurre in 594 posti di lavoro in meno tra portabagagli, hostess, accompagnatori, agenzie etc. E “calcolando un indotto di 434 milioni, rischiamo di perdere 61 milioni per la città” (il 14% in meno). Conclusioni fuorvianti e non condivisibili.

Primo. La domanda rivolta alle crociere mediterranee è in calo dovunque: nuove destinazioni mostrano crescite maggiori (Cruise industry News, 2015). La flessione a Venezia probabilmente ci sarebbe stata comunque.

Secondo. La Clia (Cruise Line International Association) ha messo in luce nel suo rapporto 2015, che la dimensione delle navi non è più rilevante. Cinque anni fa sono state lanciate le più grandi navi… oggi le 22 nuove navi varate puntano meno sulla dimensione e più sul comfort di bordo e sulla esclusività. Il segmento dell’industria che cresce maggiormente (+21% per anno) riguarda i segmenti delle navi più sofisticate, yachts di lusso, navi oceaniche eleganti e navi fluviali.

Terzo. Lo studio commissionato dalla Autorità Portuale a quattro docenti universitari dice cose molto diverse da quelle riportate. Prendiamo le parole del prof. Ignazio Musu, uno dei 4 estensori, all’Istituto Veneto nel’ottobre 2013 (ascoltabili nel sito dell’Istituto). Musu afferma che nello svolgere lo studio “è stato sorpreso dal basso peso delle spese delle compagnie per beni e servizi locali”. La ricchezza alla città deriva per l’84% dalle spese fatte in città dai crocieristi in quanto turisti e queste sono spese “fungibili”. Un bene fungibile è un bene che può essere sostituito facilmente con altro della stessa qualità. Significa cioè che se i turisti crocieristi dovessero flettere, sarebbero sostituiti da altri, come sembra ovvio essendo Venezia una delle attrattive turistiche mondiali.

Quindi della conclamata ricchezza di 434 milioni per la città, la maggior parte è, sempre nelle parole di Musu, “fungibile”: non cadrebbe a seguito di una flessione delle crociere. La parte non fungibile, attribuibile direttamente e indirettamente alle compagnie crocieristiche, non supera gli 80 milioni. Bene e quanto sarebbe il paventato calo per il 2015? Sarebbe di 10-11 milioni e non 61 milioni come detto dalla Autorità Portuale e i posti di lavoro persi non sarebbero 594 come affermato dalla stessa Autorità ma circa 95. Tutto questo se la caduta delle prenotazioni al 2015 fosse causata dal divieto di transito alle grandi navi, ma le stesse organizzazioni crocieristiche ci dicono che non è del tutto così e che una flessione di misura ce la saremmo dovuta attendere comunque.

Giuseppe Tattara, docente di Politica Economica a Ca’ Foscari

 

Nuova Venezia – Le bici rallentano il tram per Venezia

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14

mar

2015

Una trentina di ciclisti di varie associazioni manifesta per segnalare la pericolosità. Avm: «Evento storico, siamo soddisfatti»

Una trentina di ciclisti ha atteso l’altra notte quasi le 2 per “scortare” da piazzale Cialdini ai Pili il tram impegnato nella prima prova di corsa autonoma fino a Venezia. Un corteo di bici ha preceduto il mezzo rosso veneziano. Non certo per festeggiare l’evento che ha dello storico nella travagliata storia della tramvia mestrina. No, a notte fonda è andata in scena la protesta delle due ruote cittadine. Una iniziativa che ha mobilitato associazioni di ciclisti di terraferma e centro storico impegnate a protestare da settimane contro l’assenza di un percorso sicuro per le due ruote che consenta, anche in presenza del tram, di pedalare senza timore di essere investiti fino alla città lagunare. Questo perché da maggio, quando le corse del tram arriveranno fino a Venezia, il cavalcavia di San Giuliano diventerà impraticabile per le bici e la pista in via di realizzazione sul ponte della Libertà non avrà un collegamento sicuro con via Torino e il Vega, che eviti ai ciclisti pericolosi percorsi in mezzo al traffico.

«Lo abbiamo accompagnato da Mestre al ponte della Libertà per poi “liberarlo” su richiesta dei tecnici Actv che avevano segnalato alle autorità la nostra presenza come situazione di pericolo. Ma non eravamo forse lì proprio per denunciare che percorrere il ponte in bicicletta con il binario del tram è pericoloso?», dicono gli Amici della bicicletta di Mestre sulla loro pagina Facebook.

«Eravamo una trentina, infreddoliti. Abbiamo atteso da mezzanotte alle 2 la partenza a piazzale Cialdini. Quando si è mosso, davanti e dietro aveva dei furgoni e allora siamo partiti anche noi, imponendo il nostro ritmo. Lo abbiamo lasciato solo ai Pili, quando i tecnici a bordo erano scesi per dirci che era pericoloso far muovere il tram con noi davanti: ma era quello che volevamo dimostrare», racconta Mario Torcinovich, tra i manifestanti l’altra notte assieme a Giampietro Francescon, Gianfranco Albertini e altri.

Tra i ciclisti pure un candidato sindaco, Davide Scano del Movimento 5 Stelle: «I ciclisti hanno il sacrosanto diritto di manifestare e di arrabbiarsi con l’amministrazione comunale: è da vent’anni che si parla del tram a Venezia ma ci si è messi a creare uno spazio dedicato ai ciclisti soltanto alcuni mesi prima della circolazione del mezzo sopra il cavalcavia di S. Giuliano e Ponte della Libertà».

«Quei signori hanno rallentato il percorso del tram che ha viaggiato anche a 10 chilometri orari fino all’imbocco del Ponte», spiega Antonio Stifanelli, amministratore di Pmv.

«Poi quando abbiamo spiegato loro che si tratta di un cantiere mobile e che la loro presenza davanti al tram ci imponeva di chiamare le forze dell’ordine vista la situazione di pericolo, abbiamo potuto riprendere la prova e siamo arrivati sul ponte alla velocità di 35 chilometri orari. La prossima settimana eseguiremo altre prove fino a raggiungere i 70 chilometri orari».

Per Avm, spiega l’amministratore Giovanni Seno, la prova di corsa, la prima senza l’ausilio del trattore, ma sfruttando l’energia elettrica della linea aerea di contatto è andata «a buon fine. Partito da piazzale Cialdini verso l’una di notte, il convoglio rosso ha fatto la sua prima apparizione lungo il ponte della Libertà e poi a Piazzale Roma, senza necessità di essere trainato».

Per Avm si tratta di un «evento “storico” che ha visto un tram raggiungere il centro storico di Venezia per la prima volta. Già a partire dalla prossima settimana, verranno replicate le prove di viaggio elettrificato alla velocità normale, che prevede i 50 chilometri orari a Mestre centro, come già oggi sulla linea in funzione dal 2010, e i 70 chilometri orari sul ponte della Libertà».

Riguardo la coabitazione sulla carreggiata di tram e biciclette, le associazioni dei ciclisti attendono di essere convocate dal commissario Zappalorto per esprimere tutte le loro preoccupazioni. E nel frattempo Stifanelli conferma che il ventunesimo tram è stato già prenotato alla Lohr, approfittando del contributo regionale da 1 milione e 800 mila euro arrivato dalla giunta Zaia e destinato proprio al potenziamento del sistema tram a Venezia.

Altra conferma è la richiesta da parte di Pmv alla Lohr, costruttrice del tram, di valutare in un progetto come prevedere di ospitare oltre ai passeggeri anche le biciclette, come propongono proprio le associazioni per evitare i prossimi difficili mesi con una pista che arriva tardi e senza un collegamento a Mestre sicuro. Proprio il ventunesimo tram potrebbe aprire le porte alle bici, se il progetto che verrà elaborato dalla Lohr (a pagamento per le casse di Pmv e Comune) verrà successivamente autorizzato dalla commissione ministeriale che ha l’ultima parola anche sul prossimo pre esercizio delle corse per Venezia, atteso nei prossimi due mesi.

Mitia Chiarin

 

Nuova iniziativa dopo la richiesta di un incontro urgente a Zappalorto

Corteo lungo il ponte il 21 marzo

Prossimo appuntamento dei ciclisti veneziani sarà quello di sabato 21 marzo quando al mattino verrà organizzato dalle varie associazioni delle due ruote di centro storico e terraferma un corteo di biciclette che intende percorrere tutto il Ponte della Libertà per «chiedere una soluzione al collegamento ciclabile mancante».

Federazione degli amici della bicicletta di Mestre con le associazioni Rosso Veneziano, Pedale Veneziano, associazione La Salsola, Arte in Bici, il gruppo di camminatori del Nordic Walking Mestre, S.C. Favaro Veneto, Amici delle Arti, Legambiente, Unione Ciclisti Lido di Venezia, Associazione Sportiva Venezia Triathlon ed Ecoistituto del Veneto si sono alleati per richiedere un incontro urgente al commissario Zappalorto e valutare correttivi immediati al «pericolo che si verrà a creare con l’entrata in servizio del tram».

«Ci preoccupa il rischio che si debba impedire a decine di migliaia di persone, tra cui una buona parte di turisti stranieri, di muoversi a piedi o in bicicletta tra Venezia e il suo litorale e la terraferma», hanno spiegato le associazioni nella lettera a Zappalorto.

«Ancor più preoccupante sarebbe poi doversi rammaricare per danni alle persone causati da eventuali incidenti lungo il percorso. A ciò va aggiunto il danno economico che si verrebbe a creare per Actv con il mancato introito dei passaggi verso il Lido, calcolabile in decine di migliaia di euro, e per gli operatori del settore turistico». E infatti alla protesta hanno partecipato anche vari tour operator che propongono anche escursioni in bici, dal Lido a Pellestrina, partendo dalla terraferma.

(m.ch.)

 

Gazzettino – Tram a Venezia, “prima” contestata

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14

mar

2015

Tram sul ponte, notte “calda”

La prima storica prova elettrificata contestata dai ciclisti. E Stifanelli chiama i vigili

I ciclisti boicottano la prova elettrificata del tram fino a Venezia. Le associazioni che si battono per la pista ciclabile, giovedì notte hanno pedalato sui binari rallentando la corsa del mezzo tra viale San Marco e San Giuliano. L’amministratore di Pmv Stifanelli ha chiesto l’intervento dei vigili.

Protesta dei ciclisti e sit-in giovedì notte per la prova elettrificata sulla linea fino a piazzale Roma

I ciclisti rallentano la prova elettrificata del tram fino a Venezia. Non sono mancati momenti di tensione giovedì notte, quando il siluro rosso per la prima volta in assoluto ha raggiunto piazzale Roma senza nessun traino, alimentato dalla corrente. Le associazioni che si battono per ottenere la pista ciclabile tra la terraferma e il centro storico, hanno fatto le ore piccole per mettere in scena la protesta, peraltro annunciata.

Quando il tram, partito da piazzale Cialdini all’1.45 è comparso in viale San Marco, una trentina di manifestanti con la pettorina catarifrangente ha iniziato a pedalare sui binari. Un’operazione che l’ha costretto a ridurre la velocità a meno di 10 chilometri orari, tanto che il motore si è spento un paio di volte, come capita a un’auto quando va troppo giù di giri. Questo per più di un’ora fino all’arrivo al cavalcavia di San Giuliano dove per motivi di sicurezza l’amministratore unico di Pmv Antonio Stifanelli ha chiesto l’intervento dei Vigili urbani.

A quel punto il sit-in si è sciolto e il tram ha potuto continuare la sua corsa raggiungendo i 35 chilometri orari previsti dal protocollo e raggiungendo piazzale Roma in 3 minuti, poco dopo le 3. «La prova è andata bene dal punto di visto tecnico, meno per la manifestazione – ha detto l’amministratore unico Antonio Stifanelli – La protesta è legittima, ma in questo caso è fuori luogo: che colpa ne ha il tram se manca la pista ciclabile? Facendo così si rischia di ritardare ulteriormente l’approdo del mezzo in centro storico, che serve a trasportare 30 mila persone al giorno».

«Abbiamo dimostrato quanto sia pericoloso pedalare sui binari, a maggior ragione in presenza del tram quando sarà in funzione – ha spiegato la presidente degli Amici della bicicletta, Miriam Guida – La proposta di caricare 2/3 biciclette a bordo del tram, peraltro solo tra qualche mese, è semplicemente una non soluzione. Basti pensare che d’estate sono 500 le persone ogni giorno che arrivano in piazzale Roma con le due ruote e senza dimenticare che stiamo andando verso l’Expo».

Tra i manifestanti in strada, una rappresentanza del Movimento 5 Stelle e il suo candidato sindaco Davide Scano: «Sono 20 anni che si parla del tram a Venezia, ma ci si è messi a creare uno spazio dedicato ai ciclisti solo in questi mesi. Poi finora si è pensato solo al ponte della Libertà, ma fino a lì come arriveranno i ciclisti»?

La prova elettrificata sarà replicata la settimana prossima portando la velocità a 50 chilometri orari nel centro abitato e 70 sul ponte della Libertà e simulando il peso dei passeggeri a bordo con un carico di acqua o di cemento. Sabato prossimo, invece, gli Amici della bicicletta organizzeranno un’altra pedalata collettiva sul ponte fino piazzale Roma e ritorno, per riproporre il problema dell’assenza del collegamento ciclabile.

 

Nuova Venezia – “Contorta opera di interesse pubblico”

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13

mar

2015

Costa scrive al governo: «Prioritaria la tutela della sicurezza della navigazione». Il ministro Galletti: «Ora facciamo presto»

«Il Contorta si può fare anche se avesse un’incidenza negativa sull’ambiente e sul sito di importanza comunitaria. Perché rappresenta un «intervento di interesse pubblico» che la legge prevede sia prioritario». È la tesi sostenuta dal presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa nella lettera di accompagnamento alle risposte inviata ieri alla commissione Via. Costa ha scritto ai ministri dell’Ambiente Gianluca Galletti, delle Infrastrutture e Trasporti Lupi, oltre che al presidente della Regione Luca Zaia e al commissario Vittorio Zappalorto.

«La tutela della sicurezza della navigazione», scrive Costa, «perseguita come prioritaria dal governo con il decreto Clini-Passera può essere considerata come intervento di rilevante interesse pubblico, che la legge italiana contempla come deroga alla normativa comunitaria».

In mancanza di alternative, insomma, il progetto si potrebbe fare comunque. E le alternative sul tappeto, precisa Costa, non sono ricevibili per motivi «tecnici». Ancora, si tratta di dar corso a una direttiva del Comitatone – l’unico convocato a Roma senza il sindaco, sostituito dal commissario – che non prevede, dice Costa, di individuare «siti alternativi alla Marittima», ma «vie d’accesso alternative alla Marittima».

Scartate dal Porto Marghera e il Lido non resterebbe che il Contorta. Tesi ovviamente contestata dalle associazioni e anche dai candidati sindaci alle primarie Casson, Molina e Pellicani, pur con sfumature diverse. Dunque, avanti con il Contorta. Nella cassa di documenti inviata a Roma per rispondere alle 27 pagine di osservazioni della commissione Via, il Porto ritiene di aver dato con la documentazione integrativa «risposte utili a soddisfare tutti i chiarimenti richiesti».

Di più, nella lunga lettera inviata da Costa al governo di ribadisce come lo scavo del canale Contorta non sia affatto uno «sfregio» alla laguna, come sostengono gli ambientalisti e i tanti critici alla grande opera. Ma anzi «un modo per attuare con interventi concreti il Piano morfologico della laguna». Cioè la ricostruzione delle barene che andrebbe fatta utilizzando i milioni di metri cubi di fanghi scavati dai fondali. «Ci sono i 70 milioni di euro necessari, che lo Stato non avrebbe mai messo», dice Costa, «e la qualità dei sedimenti stando agli ultimi studi è compatibile con il suo reimpiego in laguna».

Infine, i tempi. Il ministro per l’Ambiente Gianluca Galletti ha esortato a «concludere l’esame del progetto per giungere all’urgente individuazione di una soluzione alternativa al transito delle grandi navi davanti al bacino San Marco». Il Porto ha chiesto che siano rispettati i tempi (entro il 10 aprile) per togliere l’incertezza agli operatori. Ma i comitati studiano ricorsi.

Alberto Vitucci

 

SANTA MARIA DI SALA – Spuntano contatori di traffico in via Desman. La protesta che da 115 giorni il comitato mette in strada quotidianamente tra Zianigo e Veternigo porta dunque i suoi primi frutti: installati lungo la provinciale i contatori che dovranno stabilire quanti veicoli transitano in media ogni giorno. È il primo passo per studiare i flussi e decidere, dunque, quali interventi meritino di essere prioritari.

Ne parlerà con il sindaco Nicola Fragomeni anche il commissario della Provincia, Cesare Castelli, che domani sarà a Santa Maria di Sala per discutere anche di viabilità. All’ordine del giorno, c’è anche lo “strano caso” di via Desman, così definito dallo stesso Fragomeni, dopo che Castelli ha rivelato l’esistenza di un progetto per la pista ciclabile, datato addirittura 2009 e mai trasmesso al Comune. Adesso l’iter potrebbe ripartire, grazie a due commissioni per valutare come rendere sicura via Desman.

Al vaglio di sindaco e commissario anche la possibilità di installare sistemi di moderazione della velocità in centro a Veternigo, come dissuasori o dossi.

Da nord a sud del comune, novità potrebbero arrivare anche per Caltana: il Comune, grazie a una delle telecamere installate in centro, ha scoperto la tendenza pressoché sistematica di alcuni automobilisti di “bruciare” il rosso al semaforo tra via Caltana e via Gorgo-Marinoni, nel centro della frazione. Succede soprattutto di notte, tra le 23 e le 4 in un punto molto pericoloso, con veicoli che passano anche a forte velocità e teatro in passato di numerosi incidenti.

La soluzione passa per l’istallazione di un Vista-Red, un sistema di lettura della targa dei veicoli che transitano con il rosso, con l’invio della sanzione direttamente a casa. Il Comune ne farà subito richiesta.

Filippo De Gaspari

 

TRIBUNALE – L’ex amministratore delegato dell’Autostrada Ve-Pd andrà probabilmente a
processo

Lino Brentan voleva far vincere la Sacaim: “Devo procurare una scorta al partito veneziano”

Lino Brentan non faceva gli interessi della Società autostrade Venezia-Padova quando, nel 2007, convinse Piergiorgio Baita (della Mantovani costruzioni) e Mauro Scaramuzza (Fip industriale) a rinunciare ad un appalto. La sua intenzione era di far vincere la ditta Sacaim per poi ottenere da questa finanziamenti per il Partito Democratico. Lo scrive il Tribunale del riesame di Venezia nelle motivazioni del provvedimento con cui, alla fine di febbraio, ha revocato la misura di obbligo di dimora a Campolongo Maggiore, restituendogli la piena libertà, a distanza di nove mesi dall’arresto subìto nel giugno del 2014.

Il collegio presieduto da Angelo Risi motiva la revoca della misura soltanto con il venir meno di esigenze cautelari, considerato con Brentan non è più al vertice della società autostradale e che è trascorso molto tempo dai fatti contestati. Nelle dieci pagine di ordinanza, però, conferma la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza nei suoi confronti per il reato di concussione per induzione, in relazione a 65mila euro che avrebbe preteso da Scaramuzza per far eseguire in subappalto alla Fip le opere assegnate a Sacaim. Per questa vicenda Brentan andrà probabilmente processo tra breve: la Procura ha già provveduto al deposito degli atti, la procedura che normalmente precede una richiesta di rinvio a giudizio.

È interessante leggere cosa scrive il Riesame, al quale gli atti relativi a Brentan sono stati rispediti dalla Cassazione, secondo la quale in precedenza i giudici veneziani non avevano adeguatamente motivato la conferma della misura cauteare.

I giudici parlano di «gravi indizi di colpevolezza», rinvenibili sulla base delle dichiarazioni di Baita e Scaramuzza. Il primo ha raccontato che Mantovani si era aggiudicato l’appalto e che Brentan lo chiamò per dirgli che la sua offerta sarebbe stata dichiarata anomala per poi assegnare a Sacaim i lavori per le barriere antirumore lungo la tangenziale. Anche Scaramuzza riferisce di essere stato chiamato da Brentan il quale gli avrebbe spiegato che l’assegnazione alla Sacaim gli permetteva di «procurare una scorta per il Partito Democratico dell’area veneziana».

L’offerta Sacaim (10,3 milioni di euro) fu più onerosa per le casse della Venezia-Padova (2,5 milioni in più); poi i lavori furono subappaltati a Fip che realizzò l’opera per l’ammontare dell’offerta da lei presentata (8,8 milioni).

Scamaruzza ha raccontato di aver ricevuto una successiva confidenza da Brentan, il quale avrebbe manifestato «amarezza per la mancata riconoscenza che il partito dimostrò nei suoi confronti, dopo che lui gli aveva procurato questo finanziamento».

Gianluca Amadori

 

Inviate le risposte alle osservazioni della commissione Via. «Alternative non praticabili, non ci sono influenze sul regime idraulico. Anzi, farà bene alla laguna».

Associazioni e comitati sul piede di guerra

VENEZIA – Avanti con lo scavo del Contorta. Mentre l’opposizione al grande progetto cresce, l’Autorità portuale non si ferma. E ieri ha inviato al ministero per l’Ambiente la documentazione integrativa richiesta dalla Commissione Via nel gennaio scorso.

«Documentazione utile a soddisfare tutti i chiarimenti richiesti», commenta il presidente del Porto Paolo Costa. Che considera sciolti i dubbi della commissione e invita a decidere al più presto, entro il 10 aprile, nei termini previsti dalla legge. «Il perdurare del clima di incertezza potrebbe aggravare la situazione che ha visto dal decreto Clini-Passera a oggi il contrarsi del 14 per cento del’attività crocieristica in laguna».

Secondo il Porto dunque non solo lo scavo del Contorta si può fare, ma la sua realizzazione risulta «come da verifiche modellistiche ininfluente sul regime idraulico della laguna». Non è dannoso. Anzi, scrive Costa nella lettera di accompagnamento, «potrà contribuire alla ricostruzione morfologica e naturalistica di quel tratto di laguna».

Studi che sono stati avviati, continua la relazione dell’Autorità portuale, insieme al Magistrato alle Acque, al Corila, all’Università, al Cnr e alla Capitaneria di porto. Gruppo di esperti che eseguirà il monitoraggio anche durante i lavori. Avanti con il Contorta, dunque. Che sempre secondo il Porto potrà essere concluso in due anni.

Scartate senza appello le altre soluzioni alternative (Marghera e il Lido). «Benché il decreto Clini Passera non lo richiedesse», dice Costa, «abbiamo valutato anche i progetti che propongono siti alternativi». Due conferenze di servizi, convocate il 14 novembre 2014 e il 12 febbraio 2015 avrebbero dimostrato «insuperabili problemi di inadeguatezza funzionale e di carenze nella safety-security». Il Porto non è contrario, conclude Costa, a esaminare altri scenari di lungo periodo, ma non immediati. Per questo ci vorrà il nuovo Piano regolatore portuale, i cui tempi non collimano con le esigenze dare una soluzione immediata a una situazione ritenuta emergenziale».

Probabile dunque che adesso, come già successo con analoghe grandi opere, la commissione di Impatto ambientale possa dare il suo via libera allo scavo, condizionato a una serie di interventi correttivi.

Un’ipotesi che già scatena la polemica delle associazioni ambientaliste. Italia Nostra, comitati e associazioni avevano già presentato esposti e segnalazioni. E sono decisi ad andare avanti nel caso in cui il progetto venga approvato.

«Illegittimo e contrario alla legislazione speciale che vieta di scavare nuovi canali in laguna». Il progetto prevede di scavare il canale Contorta Sant’Angelo portandolo da due a 10 metri e mezzo di profondità, allargandolo a 130 metri, scavando milioni di tonnellate di fanghi che dovrebbero essere usate per costruire barene ai lati del canale dei Petroli.

Alberto Vitucci

 

 

Le obiezioni

27 pagine di dure critiche. Ma si va avanti

VENEZIA – Le ventisette pagine di osservazioni non proprio marginali inviate dai commissari della Valutazione di Impatto ambientale al Porto, nel gennaio scorso, sembravano avere chiuso il discorso. Tali e tanti i «buchi» nel progetto che per rimediare ci sarebbero voluti anni.

«Il Contorta è sul binario morto», aveva osservato Andreina Zitelli, docente Iuav esperta di Impatto ambientale.

Invece in meno di 60 giorni l’Autorità portuale ha raccolto studi e osservazioni, pareri del Corila, del Magistrato alle Acque e del Cnr, e ha inviato le risposte al ministero.

Adesso la battaglia si riapre proprio quando i tre candidati alle primarie del centrosinistra (Casson, Molina e Pellicani) definiscono pur con sfumature diverse «difficilmente percorribile» l’ipotesi del nuovo scavo in laguna. E proprio quando vanno avanti i progetti alternativi, in particolare quello del Lido. L’avamporto a San Nicolò proposto da Cesare de Piccoli e dalla società genovese Duferco che ha anche nominato sui esperti per poter affinare l’idea progettuale ora all’esame della commissione Via. Ma per il Porto sia il Lido che Marghera sono vie «non percorribili». Si va avanti con il Contorta.

(a.v.)

 

L’ESEMPIO DELLA RIVIERA DEL BRENTA

«Non potremmo erogare i servizi che eroghiamo se non ci fossimo messi insieme». Parola di Andrea Martellato, sindaco di Fiesso d’Artico, nel cuore della Riviera del Brenta e del distretto della scarpa. Da alcuni anni le piccole amministrazioni comunali di Fiesso, Dolo, Fossò e Campagna Lupia, che si sviluppano intorno al Naviglio del Brenta si sono messe insieme per dare vita all’Unione dei comuni della Riviera del Brenta.

«Solo così», prosegue Martellato, «riusciamo a tagliare l’erba delle aiuole, avere una polizia locale efficiente, e godere anche di alcune risorse per progetti turisti nella Riviera del Brenta. Mi trovi altri piccoli Comuni che riescono a investire in turismo: non ne troverà, noi invece ce la facciamo».

E dopo le elezioni di maggio (si voterà a Dolo) dovrebbero entrare nell’Unione dei Comuni anche Camponogara, Campolongo e Stra. Martellato, a capo di un’amministrazione di centrodestra, è anche membro della commissione Finanza locale dell’Anci Veneto.

«L’idea che ci siamo fatto, come sindaci, è che il legislatore voglia arrivare alla creazione di comuni di 35-40 mila abitanti. Così adesso le unioni, per sopravvivere, sono obbligatorie per i comuni di 3-5 mila abitanti, tra 2 o 3 anni lo saranno per i comuni intorno ai 10-15 mila abitanti, e tra 5 anni per i comuni con 20 mila residenti. È una strada segnata, anche se non facile da percorrere».

Ci sarà anche il sindaco di Fiesso d’Artico domani all’incontro dei vertici dell’Anci per preparare un documento da inviare a Roma e che segnerà una rottura con l’Anci nazionale: «Le modifiche previste a livello nazionale avvantaggiano le grandi città e penalizzano i comuni di piccole e medie dimensioni che non avranno più soldi per investire in opere pubbliche, per questo faremo sentire la nostra opposizione».

(f.fur.)

 

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