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NO ALL’INGRESSO

CAMPOLONGO –  Il Comune di Campolongo Maggiore ha chiesto di entrare nell’Unione “Città della Riviera del Brenta”, ma avrebbe ricevuto dall’organismo un secco “no”.

Ad inizio anno il sindaco Alessandro Campalto aveva annunciato l’intenzione di entrare nell’Unione. Nonostante le minoranze avessero espresso qualche riserva, la mozione che impegnava «il sindaco e la Giunta a intraprendere un percorso che conducesse all’accorpamento di Campolongo Maggiore con altri Comuni limitrofi» era passata con 10 voti favorevoli, ossia di tutti i presenti in aula.

La motivazione del rigetto della candidatura – “questione logistica” – non è chiara. Negli ambienti politici si vocifera che a non volere Campolongo Maggiore in Unione sarebbero alcuni componenti della maggioranza del sindaco di Dolo, in contrasto con lo stesso.

L’Unione dei Comuni “Città della Riviera del Brenta” è stata fondata nel 2001; attualmente ne fanno parte Dolo, Fiesso d’Artico, Fossò e Campagna Lupia, con una popolazione di circa 36mila abitanti. Anche Stra e Vigonovo, avrebbero avanzato l’intenzione di aderire.

(V.Com)

 

MIRANO – Anche quest’anno Mirano “s’illumina di meno”. E per quel poco che serve, a far luce ci penseranno le lanterne cinesi.

Suggestiva iniziativa questa sera in piazza Martiri, dove a partire dalle 18 si alzeranno in cielo piccole mongolfiere illuminate, biodegradabili e autoestinguenti.

Sarà il momento clou di “M’illumino di meno”, la festa del risparmio energetico promossa dalla trasmissione di Rai Radio 2 “Caterpillar”, per promuovere l’utilizzo ottimale delle risorse energetiche a partire dalle abitudini quotidiane dei cittadini.

In biblioteca, sempre alle 18, l’appuntamento è con “Un brivido tra i libri 2”, caccia al tesoro dedicata ai bambini dai cinque anni in su che, nei panni di Sherlock Holmes, dovranno trovare gli indizi per arrivare al tesoro.Per aderire pienamente alla giornata, le luci della biblioteca resteranno spente e i bambini giocheranno alla luce delle torce elettriche.

In contemporanea, in piazza, insieme con il lancio delle lanterne, avverrà la distribuzione di un vademecum curato dalla consulta comunale per il territorio e l’ambiente, che in questo modo intende partecipare alla sensibilizzazione verso le buone pratiche per migliorare gli stili di vita.

(f.d.g.)

 

NOALE – Quanta energia consumiamo nei nostri edifici? E, soprattutto, si può risparmiare? A queste domande vuole dare una risposta la collaborazione nata ieri tra il Comune di Noale e l’Associazione nazionale censimento efficienza energetica (Ancee). Inoltre potrebbe nascere un’opportunità pure per i giovani studenti o senza lavoro.

Infatti a breve inizieranno i giri degli incaricati, muniti di tesserino, foto e codice di riconoscimento qualora si chiedesse di qualificarsi, per chiedere alle famiglie noalesi se vogliono capire quanto consumano e le emissioni nell’aria di anidride carbonica. Arriverà a casa loro anche una lettera informativa ma potrebbe essere che la giunta locale voglia fare un incontro pubblico per spiegare l’iniziativa. Il monitoraggio sarà gratuito per tutti. Lo stesso sarà fatto per gli edifici comunali.

«Ai cittadini» spiega l’assessore all’Ambiente Alessandra Dini «gli incaricati Ancee rilasceranno una relazione energetica, mentre noi avremo i dati del controllo dello stato di salute e del consumo energetico degli edifici nel suo territorio».

(a.rag.)

 

Nuova Venezia – Scorze’. “Complanari, rischio smog”.

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13

feb

2015

Traffico a Scorzè. La capogruppo Gianna Manente mette sulla graticola il sindaco

«Non ha previsto barriere e collegamenti». Lui: «Tutta colpa del suo partito»

Il Pd accusa Mestriner

SCORZÈ – Zero barriere, niente mitigazioni e nemmeno collegamenti da e per il casello. Piovono accuse dalla minoranza in Consiglio a Scorzè sulla viabilità locale a poche settimane dall’apertura al traffico del tornello al confine con Martellago.

Lunedì il parlamentino era chiamato ad approvare la convenzione con Cav, Anas e Veneto Strade per completare la bretellina a fianco del Passante che collegherà la Moglianese (zona via Ariosto) al casello autostradale.

Ma la discussione si è spostata su altri temi, con il Pd, soprattutto, che ha imputato alla maggioranza di non aver fatto abbastanza per difendere il territorio. I primi affondi sono arrivati dal capogruppo del Partito Democratico, Gianna Manente. «Ci sono ancora delle questioni che preoccupano» esordisce «perché manca ancora un collegamento tra la Crosarona e la Noalese, in zona via Milano. Inoltre la complanarina sarà aperta fra un paio d’anni e nel frattempo dovremmo tribolare. Intanto cosa faremo in questo grande lasso di tempo? Scorzè come sopporterà i nuovi flussi di traffico? E lo smog e i rumori che livelli avranno? Mi auguro siano fatti dei puntuali rilievi, specie vicino alle scuole e negli ambienti parrocchiali».

Finito? No, perché Manente punta il dito contro la maggioranza sui problemi che potrebbe avere Cappella. «La complanarina sarà costruita a pochi passi dal centro del paese», spiega Manente, «e attirerà tutto il traffico, pesante o leggero che sia, da Mogliano. I veicoli da Castelfranco graveranno su via Milano e non ci sarà un collegamento tra il casello e l’ospedale di Mestre. Siamo privi di mitigazioni ambientali: i residenti di via Ariosto, via Verdi e via Marco Polo stanno ancora aspettando le barriere fonoassorbenti».

Il consigliere della lista Scattolin-sindaco Maurizio Civiero si augura che presto le strade siano costruite. «Manca da risolvere il nodo del Pioppeto a Salzano» osserva «perché non si è scelto di fare l’arteria parallela a via Volta».

Mestriner tenta di difendersi e cerca di buttarla sul personale. «Manente», replica, «convinca il Pd di Mestre a farci fare il collegamento con Mestre, faccia altrettanto a Salzano per risolvere il nodo del Pioppeto e a Noale per unire via Milano con la Crosarona. Il Pd di Mestre è contrario a tutto e ci ha fatto spostare la rotonda di via Ponte Nuovo rendendola pericolosa. Il bosco sarà fatto, perché le aree sono state espropriate e abbiamo 150 mila euro di finanziamento regionale. Sulle barriere dove c’è un avvio del procedimento verso Cav affinché le installi».

Alessandro Ragazzo

 

SCORZÈ –  Approvata a maggioranza in consiglio comunale la convenzione per la progettazione e realizzazione della bretella di collegamento tra la stazione autostradale Martellago-Scorzè e la provinciale Moglianese.

Il documento viene stipulato tra Concessione autostradali venete (Cav), l’Anas, Veneto Strade, il Comune di Martellago e il Comune di Scorzè dove l’arteria continuerà nella zona della frazione di Cappella quasi parallela al passante. La bretella dovrebbe convogliare l’eventuale aumento del traffico pesante che si avrà con l’apertura del casello lungo la Moglianese. Il nuovo passaggio verrà realizzato e gestito da Veneto Strade sulla base del progetto definitivo predisposto dall’Anas. Costo complessivo dell’opera euro 5.795.459.

(R.Fav)

 

GLI INDAGATI – Sotto inchiesta l’ex presidente della Provincia di Vicenza Schneck e gli industriali Beltrame e Lonati E spunta il nome della Mestrinaro

VENEZIA – Accertamenti durati sei mesi, poi un udienza anch’essa lunga sei mesi e, ieri, il chimico, il geologo e l’ingegnere nominati periti dal giudice veneziano Andrea Comez hanno sostanzialmente confermato le tesi dell’accusa sostenute dal pubblico ministero di Venezia Rita Ugolini: dal 2009 sarebbero stati sversati sotto il fondo stradale dell’autostrada A31, la Valdastico Sud, 155 mila 836 metri cubi di scorie e di rifiuti non bonificati e potenzialmente nocivi.

Già i consulenti del pubblico ministero, Paolo Rabitti e Gian Paolo Sommaruga, avevano esaminato campioni dei lotti 4, 5 e 6, ovvero i tratti tra Montegaldella e Albettone, lo svincolo Albettone -Barbarano e il viadotto Bisatto, ma non avevano escluso che il fondo stradale di altri tratti delle nuova autostrada fosse composto da rifiuti nocivi.

Prima la rappresentante della Procura, poi i numerosi difensori degli indagati hanno posto i quesiti ai tre periti in numerose udienze. Molti degli indagati, che sono 27, dovevano a loro volta nominare propri consulenti: sono accusati di aver organizzato una traffico illegale di rifiuti e di falso ideologico.

Il nome che spicca è quello dell’ex presidente della Provincia di Vicenza di Forza Italia Attilio Schneck, allora presidente del Consiglio d’amministrazione dell’autostrada Brescia-Padova, oggi presidente della holding che controlla la Serenissima. Ma nella lunga lista spuntano i nomi di noti imprenditori veneti e non, come Antonio Beltrame, presidente delle omonime acciaierie vicentine, o quello del bresciano Ettore Lonati, anche lui titolare di acciaierie. Sì, perché sotto l’asfalto sarebbero finiti soprattutto scarti della lavorazione dell’acciaio.

Tra gli indagati anche personaggi già finiti al centro delle cronache giudizarie. C’è, ad esempio, l’imprenditore bergamasco Pierluca Locatelli, che avrebbe pagato tangenti per la gestione della discarica Cappella Cantone a Cremona, un’indagine che ha provocato l’arresto del vice presidente del Consiglio lombardo e un avviso di garanzia all’allora presidente della giunta Roberto Formigoni.

Spunta anche il nome della Mestrinaro spa, azienda finita sotto sequestro, i titolari sono accusati di aver lastricato di rifiuti pericolosi, c’erano arsenico, nichel e cromo nei semilavorati in cemento, il tratto della terza corsia dell’A4 tra Quarto d’Altino e San Donà, oltre a un grande parcheggio presso l’aeroporto di Tessera.

Il pm veneziano Ugolini, che ha coordinato le indagini, chiedendo la perizia in incidente probatorio, ha rilevato che «a seguito dell’incarico conferito in forma collegiale ai consulenti sono emersi elementi che fanno ritenere fondata la denuncia presentata congiuntamente da Aiea (Associazione italiana esposti amianto) e da Medicina Democratica Vicenza».

(g.c.)

 

TRAFFICO DI RIFIUTI

VENEZIA – La contaminazione appare confermata. Nel fondo dell’Autostrada A-31 Valdastico sud sono stati utilizzati materiali provenienti da scarti di lavorazione di acciaierie.

Ieri mattina, davanti al gip Andrea Comez, è stato ufficialmente depositato il lavoro svolto dai periti che mette in evidenza diverse anomalie. Nel corso dell’indicente probatorio è stato sostanzialmente confermato che nei lotti 4, 5 e 6 sono stati registrati livelli di inquinamento superiori al previsto.

Da tempo il pm Rita Ugolini ipotizza che i materiali utilizzati per realizzare l’autostrada, provenienti appunto dalle acciaierie, non siano stati trattati in maniera adeguata al fine di renderli non pericolosi.

Da qui l’indagine per traffico illecito di rifiuti per 27 indagati. I carotaggi effettuati dai periti hanno fatto emergere tracce di fluoruri, bario, rame, nichel, cromo totale e cod (paramentro che indica la presenza di sostanze ossidabili) in quantità superiori a quanto previsto dalla normativa.

Ora dopo il passaggio davanti al gip, sarà la Procura a dover indicare il percorso da seguire con un altro giudice. Dal canto loro i difensori hanno ribadito che rispetto ad altre realtà, come Brescia, il livello di inquianemento delle tracce rinvenute nella Valdastico è inferiore.

 

Centoquattromila firme contro le grandi navi a San Marco. La petizione on line lanciata dall’attore Gabriele Muccino ha ottenuto consensi da record. Ieri una delegazione del movimento Change.org, guidata dall’ex ministro dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio, ha consegnato le firme al ministro per l’Ambiente Luca Galletti.

«Un problema all’attenzione del governo, quello delle grandi navi», ha detto il ministro, «vi assicuro che la commissione per la Valutazione di Impatto ambientale sta facendo un grandissimo lavoro, molto rigoroso».

Ci sono da esaminare le alternative presentate.

Lo scavo del canale Contorta- Sant’Angelo, proposto dall’Autorità portuale, che ha ricevuto una valanga di osservazioni anche molto critiche. Adesso il Porto dovrà rispondere entro il 21 febbraio.

E poi gli altri progetti all’esame della commissione, tra cui il nuovo terminal passeggeri a Marghera proposto da Roberto D’Agostino, il Venice Cruise 2.0 di Cesare De Piccoli e della società genovese Duferco che prevede una nuova Marittima al Lido.

E infine il progetto di piattaforme rimovibili, anche questo al Lido, fuori della laguna, firmato da Stefano Boato e Maria Rosa Vittadini con il contributo dell’ingegnere Vincenzo Di Tella, autore del progetto alternativo al Mose denominato «Paratoie a gravità».

«Occorre risolvere al più presto questa emergenza», ha commentato Muccino, «e lo scavo di un nuovo grande canale non sembra la soluzione migliore».

(a.v.)

 

Dal 2007 ad oggi 150 mila tonnellate in meno. Veritas: «Bene la differenziata, merito dei cittadini che smaltiscono meglio»

La crisi e la recessione economica hanno un risvolto positivo, almeno dal punto di vista ambientale. Dopo decenni di corsa sfrenata ai consumi, di sprechi e prodotti da usare e gettar nella spazzatura senza tanti patemi, la quantità di rifiuti prodotti in città e in gran parte dei comuni della provincia serviti da Veritas, ha cominciato a diminuire.

Il calo costante della produzione industriale, dei consumi, dei posti di lavoro e del numero di imprese attive dal 2008 – anno di inizio della crisi finanziaria mondiale – non si è più arrestato e di conseguenza si è ridotta progressivamente anche la quantità totale di rifiuti prodotti (vetro, carta, lattine, secco, umido, ingombranti, ecc.) dai cittadini e dalle aziende ad un ritmo medio del 4% all’anno, con il risultato che il 2014 si è chiuso con la raccolta di circa 404 mila tonnellate di immondizie tra Venezia e provincia servite da Veritas spa, a fronte delle 550 mila tonnellate del 2007.

La riduzione progressiva e innarrestabile della spazzatura prodotta è stata più evidente nel comune di Venezia che, come si sa, oltre a raccogliere, riciclare e smaltire quella prodotta dai cittadini residenti, deve farsi carico anche di quella della gran massa di turisti che la frequentano. Dalle 204.800 tonnellate di rifiuti raccolti nel comune di Venezia nel 2007, si passa alle 203.313 tonnellate del 2008, scese ulteriormente a 191.057 nel 2009 fino alle 165.000 tonnellate del 2013 e, infine, 161 mila tonnellate nel 2014.

Andamento più altalenante, ma comunque in ribasso, anche nei comuni dell’area limitrofa (Marcon, Meolo, Mogliano, Quarto d’Altino, Cavallino) e delle aree territoriali della Riviera del Brenta e Miranese, di Chioggia, di Cavarzere e San Donà.

Il totale della raccolta di Veritas in tutte le aree territoriali di sua competenza ha visto una riduzione di ben 150 mila tonnellate dal 2007 alla fine del 2014, delle quali il 63 % è stato raccolto in modo differenziato e riciclato, il restante ridotto in combustibile (cdr) per produrre energia elettrica.

La costante diminuzione dei rifiuti – spiega Veritas – è il chiaro effetto della riduzione dei consumi, in particolare dell’acquisto di merci e la maggior attenzione alle spese di ogni singola famiglia e dei relativi scarti da gettare nella spazzatura, ovviamente differenziandola.

Ma negli ultimi anni è anche cresciuta l’attenzione delle aziende e degli stessi consumatori a ridurre l’uso di imballaggi e a puntare su prodotti sfusi come, per esempio, detersivi e alimenti. Veritas riconosce anche una «maggior attenzione e consapevolezza da parte dei cittadini che stanno riducendo la produzione di rifiuti domestici e delle aziende manifatturiere e degli esercizi commerciali che stanno riducendo il carico di imballaggio sulle loro merci per abbattere i costi ed essere più sostenibili dal punto di vista ambientale. Del resto, si tratta di un fenomeno che interessa tutti gli stati dell’Unione Europea: secondo gli analisti dell’Ispra nel 2012 (ultimi dati disponibili), i 28 stati dell’Unione Europa hanno registrato una flessione, rispetto al 2011, del 2,4% (da circa 250,5 milioni di tonnellate a circa 244,4 milioni di tonnellate), mentre negli anni precedenti (tra il 2010 e il 2011) il calo registrato era stato pari all’1,3%.

«La riduzione dei rifiuti e l’aumento delle differenziate è un trend che ormai da qualche anno registriamo con soddisfazione nel nostro territorio», commenta Andrea Razzini, direttore generale di Veritas spa. «È un fatto al quale abbiamo lavorato per anni e che premia lo sforzo dei cittadini che tutti i giorni si impegnano per differenziare correttamente i rifiuti. Ma è anche la conferma della validità del nostro sistema di smaltimento che ha azzerato le discariche e ci ha permesso e ci permetterà di stare al sicuro da crisi e situazioni di emergenza. Abbiamo però bisogno di un ulteriore sforzo da parte di tutti per migliorare la qualità dei materiali differenziati raccolti, che troppo spesso sono sporchi o inquinati da rifiuti estranei. E questo, oltre a rendere difficile (e in qualche caso impossibile) il riciclaggio o la trasformazione, fa aumentare i costi legati al trattamento».

Gianni Favarato

 

Fusina. Basta discariche, i rifiuti diventano combustibile

Il pesante impatto ambientale del ciclo dei rifiuti non è più quello di un tempo. Alla progressiva riduzione della quantità di rifiuti prodotti si accompagna, a Venezia e nei comuni della provincia serviti da Veritas, un sostenuto aumento della raccolta differenziati; la chiusura del vecchio e inquinante inceneritore di rifiuti “tal quale” di Fusina e la riduzione del rifiuto secco con la sua trasformazione in Cdr (combustibile da rifiuti) da utilizzare – aggiunto al carbone come accade nella centrale Enel di Fusina, accanto all’Ecocentro di Ecoprogetto e Veritas – come fonte energetica e, infine, l’abbandono delle discariche, se non per quanto riguarda la modesta quantità di ceneri residue della combustione del Cdr.

Stando ai dati forniti da Veritas, nel comune di Venezia sono state raccolte, nel 2014 , 161 mila tonnellate di rifiuti, di cui 82.426 differenziate (51%), mentre in tutto il territorio di sua competenza nel 2014 sono state raccolte in totale 404 mila tonnellate, di cui 234 mila attraverso la raccolta differenziata che è arrivata a toccare la soglia media del 62,91%, il 4,5% in più dell’anno precedente.

Per giunta si è ridotta la quantità del cosiddetto “rifiuto secco”: 143 mila tonnellate nel 2014 a fronte delle 160 mila del 2013. Inoltre, il rifiuto secco trasformato in Cdr perde circa metà del suo peso: plastiche e metalli vengono separati e vengono tolti i residui umidi.

Produrre una tonnellata di combustibile da rifiuti nei due impianti esistenti a Fusina costa a Veritas 125 euro a tonnellata, mentre il ricavo della vendita ad Enel di una tonnellata di Cdr è di 35 euro.

Smaltire invece una tonnellata di Cdr in un impianto diverso dalla centrale Enel di Fusina, con la quale Veritas ha un accordo – come succede a circa 50 mila tonnellate di Cdr non utilizzato dall’Enel per la riduzione dei consumi di energetici – costa a Veritas 70 euro. Veritas, infine, si vanta di portare in discarica meno del 4% di materiale inerte che non può essere trasformato in Cdr e nemmeno riciclato.

(g.fav.)

 

Veternigo. Si alza di tono la protesta in via Desman dove passa la provinciale 33

Il comitato scrive al prefetto: «Carreggiata stretta, si rischia sempre il morto»

VETERNIGO – Il comitato di via Desman scrive al prefetto di Venezia e a S. Maria di Sala parte la richiesta delle minoranze per convocare un consiglio comunale aperto da fare a Veternigo, dove passa la famigerata provinciale 33. Non più solo mobilitazione quotidiana (che prosegue ininterrotta sulla strada dal 17 novembre): la protesta dei residenti di Zianigo e Veternigo ora si prende anche le sedi istituzionali, nel tentativo di riaccendere la speranza di chi chiede più sicurezza lungo la strada che passa per i comuni di Mirano e S. Maria di Sala.

Nella lettera indirizzata al prefetto Domenico Cuttaia, il portavoce del comitato Marino Dalle Fratte elenca tutti i problemi di chi da quasi tre mesi scende in strada ogni mattina per sfilare in corteoper chiedere più sicurezza. Sono soprattutto pensionati, ma rappresentano padri e madri di bambini costretti a uscire di casa solo se accompagnati o mariti di donne disabili, impossibilitate a percorrere la via in carrozzina, perché non c’è banchina a lato di un rettilineo largo solo 5,30 metri, con fossi da ambo i lati e percorso, spesso a velocità più elevate del consentito, da auto, bus e camion.

«È anche una questione di matematica: quando si incrociano una corriera e un camion, larghi due metri e mezzo, specchietti esclusi, lo spazio è finito: se c’è una bici, finisce dentro il fosso», scrive Dalle Fratte. Anche le fermate Actv sono fuori della carreggiata, sulla riva del fossato.

«Abbiamo coinvolto i sindaci, il vicepresidente della Regione, la presidente della Provincia, ma l’unica risposta è stata: non ci sono soldi. Intanto la gente viene travolta e qualcuno è morto su questa strada. Dopo il confine con Padova, la beffa: via Desman si allarga, compare un’ampia ciclabile e pure gli autovelox per rallentare i veicoli. Noi a Venezia siamo forse di serie B?».

Una stoccata anche ai comuni: «Mirano ha posizionato cartelli con il nome di nuove località, per istituire il limite di 50 chilometri orari, ma nessuno rallenta».

Il comitato ha detto che si farà sentire anche il 22 maggio, in occasione del passaggio del Giro d’Italia.

Intanto a S. Maria di Sala i consiglieri Paolo Bertoldo, Primo Bertoldo, Giovanni Vanzetto (Lista Salese), Giuseppe Rodighiero (Civica insieme) e Rossella Carolo (M5S) hanno protocollato la richiesta di un Consiglio comunale straordinario, da convocare in seduta aperta, proprio a Veternigo, per favorire la partecipazione della gente interessata dal problema. Un solo punto all’ordine del giorno: “Interventi per la messa in sicurezza di via Desman e realizzazione della pista ciclabile».

Filippo De Gaspari

 

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