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Nuova Venezia – Inchiesta autostrada del mare

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

29

gen

2015

La Procura riprende fedelmente un ricorso amministrativo di Net Engineering

Zaia sospende la gara dell’Autostrada del mare: per rispetto delle indagini

Gli indagati sereni «Procedure corrette»

VENEZIA – Cinque punti ripresi fedelmente dal ricorso amministrativo di un concorrente escluso dalla gara – la Net Engineering di Monselice, in contenzioso con la Regione per il metro di superficie – e riportati nell’avviso a comparire inviato ai membri della commissione di gara e del Nucleo di valutazione investimenti della Regione del Veneto. L’ipotesi è turbativa d’asta, le violazioni sono di carattere amministrativo. Gli indagati diserteranno l’appuntamento con i magistrati e mandano i legali: risponderanno con una memoria scritta. Ma fanno sapere di essere assolutamente tranquilli e sereni: mai ricevuto pressioni dai politici, mai fatto pasticci, abbiamo seguito le procedure standard. La Procura dimostri il contrario, ma le carte che ha in mano sono carta straccia, smontabile facilmente sul piano amministrativo.

Il segnale tuttavia è chiarissimo: la Procura di Venezia dopo la grande retata che ha decapitato il sistema Galan ha aperto il fascicolo dei progetti di finanza in campo stradale. Dopo toccherà a quelli sanitari. Dunque, chi sa parli prima di sentire nuovamente il titillar di manette.

Il governatore Luca Zaia coglie la palla al balzo e chiude la pratica Autostrada del mare (200 milioni di euro per 19 chilometri di strada per 40 anni di gestione a pedaggio) da Meolo a Jesolo Lido. La delibera regionale con cui l’altra sera la giunta ha sospeso la procedura fa esplicito riferimento all’inchiesta: «essendo pervenute notizie di un’indagine in corso della Procura della Repubblica in merito all’intervento si ritiene opportuno sospendere tale procedura di gara in attesa di approfondire tali notizie per il tramite dell’Avvocatura regionale». Addio all’Autostrada del mare e siamo solo all’inizio.

L’accusa – tutta amministrativa – riguarda sei funzionari accusati ora di turbativa d’asta per l’eccessiva indulgenza nei confronti del promotore del progetto di finanza dell’Autostrada del mare: quella Adria Infrastrutture che faceva riferimento a Claudia Minutillo, l’ex segretaria di Giancarlo Galan. Ma che in realtà era una società controllata da Piergiorgio Baita, l’ingegnere delle tangenti del sistemi Galan e che aveva regalato piccole quote di minoranza all’ex ministro e a Chisso. Sono stati chiamati a comparire i membri della commissione di gara (costituita dai funzionari regionali Paola Noemi Furlanis, Stefano Angelini e Antonio Strusi) e dai membri dell’epoca del Nucleo di valutazione investimenti Silvano Vernizzi (ex segretario regionale alle infrastrutture), Adriano Rasi Caldogno (ex segretario regionale della programmazione Adriano Rasi Caldogno) e Mauro Trapani (all’epoca e tuttora capo del servizio finanziario della Regione).

Ecco le contestazioni cui fanno riferimento i magistrati. I commissari non hanno preventivamente individuato i criteri matematici per la valutazione dell’offerta; non hanno inserito il costo degli espropri; non hanno adottato un coefficiente di attualizzazione nel piano economico finanziario dell’opera; non hanno escluso l’offerta di Adria Infrastrutture in quanto avrebbe violato l’articolo 46 della legge regionale 27/2003; hanno consentito alla società di apportare sostanziali modifiche alla proposta post gara, alterando la par condicio nei confronti dei concorrenti.

Secondo gli indagati la Procura non avrebbe altro che il ricorso amministrativo di Net Engineering in mano: dunque, perché presentarsi? Nessuno di loro vuole sentirsi chiedere direttamente se Galan o Chisso abbiano esercitato pressioni per affidare il progetto di finanza alla società di Claudia Minutillo. Dunque, meglio scrivere. Per questa ragione i legali (l’avvocato Marco Vassallo per Vernizzi, Rasi Caldogno, Furlanis e Angelini; l’avvocato Paolo Rizzo per Antonio Strusi; l’avvocato Fernando Cogolato per Mauro Trapani) hanno suggerito di non presentarsi. Ma la partita a scacchi tra accusa e difesa sembra solo all’inizio.

Daniele Ferrazza

 

IL CAPITOLO DEI PROGETTI DI FINANZA DELL’ERA CHISSO

È stato aperto un fascicolo anche sulla Nogara mare

VENEZIA – Oltre alla «Via del mare» che doveva unire l’A4 a Jesolo e a tutto il litorale adriatico, c’è un’indagine sulla «Nogara – mare», la strada, anch’essa molti discussa, che doveva raggiungere la Romea in terroriorio polesano, partendo da Verona. Intanto, cinque dei sei finiti sotto inchiesta per la «Via del mare» hanno già deciso: avvalendosi della facoltà che il codice penale concede a tutti gli indagati di tacere, si avvalgono della facoltà di non rispondere e neppure si presenteranno, oggi, nell’ufficio del pubblico ministero lagunare Stefano Ancilotto, alla cittadella della Giustizia di Piazzale Roma, a Venezia.

Si tratta dei componenti della Commissione istruttoria regionale incaricata di valutare le varie proposte di project financing dell’opera in questione, il rodigino Silvano Vernizzi, ora amministratore delegato di Veneto Strade, il veneziano Adriano Rasi Candogno, ex segretario regionale alla Programmazione e attuale direttore generale dell’Asl di Feltre, il trevigiano Stefano Angelini, dirigente regionale delle Infrastrutture, la veneziana Paola Noemi Furlanis, responsabile del coordinamento delle Commissioni di valutazione di impatto ambientali, tutti difesi dall’avvocato veneziano Marco Vassallo, il sandonatese Antonio Strusi, dirigente del settore Risorse finanziarie, difeso dall’avvocato lagunare Paolo Rizzo, e il vicentino Mauro Trapani, dirigente regionale del settore Bilancio, difeso dall’avvocato di Vicenza Fernando Cogolato. I due difensori dei primi 5 hanno già comunicato al rappresentante della Procura che oggi non si presenteranno, mentre Trapani, anche se sembra intenzionato anche lui a tacere, potrebbe decidere di presentarsi per dirlo personalmente al pubblico ministero, comunque lo deciderà oggi.

Il reato contestato ai sei è quello di turbativa d’asta, per aver sostanzialmente favorito la proposta di project financing avanzata da «Adria Infrastrutture» e alle ditte ad essere associate, nonostante prevedesse un contributo pubblico «sensibilmente superiore all’imposto massimo previsto», consentendo inoltre «di apportare in corso di gara sostanziali modifiche alla proposta inizialmente presentata in violazione dei principi del par condicio e di imparzialità». Al vertice di Adria Infrastrutture nel 2009 c’era Claudia Minutillo e la società era emanazione della «Mantovani» di Piergiorgio Baita. Dopo essere stati arrestati i due avevano raccontato, tra l’altro, che soci occulti di «Adria» erano l’allora presidente della Giunta regionale Giancarlo Galan, ora deputato agli arresti domiciliari dopo la condanna a due anni e mezzo per corruzione, e l’allora assessore alle Infrastrutture Renato Chisso, pure lui condannato nell’inchiesta sul Mose ed entrambi esponenti di Forza Italia. Allora Galan e Chisso in Regione facevano il bello e il cattivo tempo, facile dunque capire perché i componenti della Commissione potrebbero aver favorito la proposta di Adria Infrastrutture. Intanto, la difesa sembra voler puntare sulla prescrizione, che scatterà nel luglio 2016, a sette anni e mezzo dai fatti.

Giorgio Cecchetti

 

Lettera ai sindaci e agli operatori turistici: non è etico sostenere un progetto di chi è finito in carcere

Legambiente: «Meglio il tram del mare»

JESOLO «Ritenete sia etico sostenere un progetto proposto da soggetti, e da un sistema, finiti in carcere per corruzione? Si rivendica l’utilizzo della “finanza di progetto”, ma dire che il Veneto ha bisogno di una rinascita, utilizzando gli strumenti che ci stanno avvicinando alle Regioni controllate dalle varie mafie, ci sembra quanto meno inopportuno». Legambiente Veneto Orientale ha scritto al presidente dell’Aja, Massimiliano Schiavon, e ai sindaci del territorio, proponendo di aprire un confronto su mobilità e turismo. «Quando si parla di Jesolo, si dimentica che, alle sue spalle, vi è un territorio che non deve essere sacrificato sull’altare dei milioni di turisti diretti al mare», scrivono gli ambientalisti, «vi sono bellezze che, se valorizzate, possono ridistribuire sul territorio benefici e occupazione. Integrare treno e aereo con i bus toglierebbe migliaia di auto dalle strade. Come mostrano i dati statistici, i turisti del Nord Europa privilegiano il treno o altro all’auto. Lo stesso vale per il traffico pendolare: non basta una strada a risolverlo, servono scelte di trasporto per gli anni a venire. Perché non riconsiderare il sistema del “Tram del Mare”? Un trasporto collettivo leggero e diffuso che porta i turisti su tutto il litorale con impatti molto più bassi».

L’inchiesta della Procura sulla via del Mare infiamma anche la politica. «Solo ora Zaia decide di sospendere il progetto. Ma cosa ha fatto in tutti questi anni da presidente per impedire che scoppiasse questa vicenda?», attacca Bruno Pigozzo, consigliere regionale del Pd, «quali controlli ha svolto sull’operato dei dirigenti regionali? Perché non ha voluto imporre molto prima uno stop a quest’opera sulla quale erano già palesi le ombre e che da un anno e mezzo il Pd chiedeva di fermare? A questo punto è doveroso che Zaia venga in Consiglio regionale per riferire sulla situazione». «La notizia della sospensione di tutti i procedimenti inerenti la gara per la via del Mare rappresenta un’importante vittoria per il territorio, i comitati e le comunità locali che da tempo protestano contro un’opera inutile», aggiunge la deputata Arianna Spessotto (M5S), che ricorda di aver più volte chiesto a Vernizzi – inutilmente – di accedere al Piano economico del progetto.

Giovanni Monforte

 

Un progetto contestato: protestò anche don Bizzotto

MEOLO – La via del Mare come la Tav litoranea. Negli ultimi anni sono state queste le due grandi opere che hanno infiammato il dibattito nel Veneto orientale, mettendo in contrapposizione gli interessi del mondo turistico, jesolano in particolare, con quelli di salvaguardia del territorio dei Comuni dell’entroterra. Ma con una differenza: quella contro la Tav è stata una battaglia quasi unitaria, mentre la via del Mare è stata terreno di scontri aspri tra le forze politiche, con i circoli del Pd e il Movimento 5 Stelle sulle barricate a fianco di comitati e ambientalisti. Fu proprio il Pd, nel 2010, a organizzare la prima manifestazione di protesta: un corteo di auto che partì dalla zona industriale di Meolo giungendo fino a Jesolo, per dire no alla trasformazione della Treviso Mare in strada a pedaggio. L’altra manifestazione contro l’opera fu realizzata da Legambiente, che organizzò un presidio a Meolo. Negli anni sono state moltissime le assemblee pubbliche che si sono tenute a San Donà, Musile e + Meolo, dove lo scorso anno arrivò anche don Albino Bizzotto, il sacerdote padovano che da anni si batte contro i project-financing. A Meolo nacque pure il comitato “Sì Treviso Mare”, per chiedere una strada più sicura ma senza pedaggi. Della via del Mare si è occupato più volte il Parlamento, con una serie di interrogazioni presentate negli anni, in particolare da Simonetta Rubinato (Pd) e da Arianna Spessotto (M5S). È delle scorse settimane, invece, la notizia che sul progetto ha messo la lente d’ingrandimento anche l’Autorità nazionale anticorruzione, guidata dal magistrato Raffaele Cantone, a cui si sono rivolte proprio Spessotto e Rubinato. Nel frattempo, il sindaco di Meolo, Loretta Aliprandi, si è fatta carico di promuovere un fronte dei sindaci che ha già incontrato l’assessore regionale Coppola per ribadire il no all’opera.

(g.mon.)

 

Il sindaco di Jesolo e gli albergatori ritengono fondamentale l’infrastruttura

Contrario da San Donà Cereser: servono idee alternative per la viabilità

JESOLO – Indagini sull’Autostrada del Mare, preoccupazione sul litorale, ma l’opera deve andare avanti. A San Donà, invece, il sindaco Andrea Cereser esce dal coro e spinge a pensare a opere alternative. Il sindaco di Jesolo, Valerio Zoggia, non entra nel merito delle inchieste. Sulla stessa linea gli albergatori jesolani che invitano a pensare ai lavori e non agli indagati.  «Le verifiche ancora in corso da parte della Procura di Venezia devono togliere ogni dubbio sulle procedure finora adottate dai tecnici della Regione», dice Zoggia, «però si faccia in fretta e, una volta sgombrato ogni dubbio, non si rinunci a realizzare questa opera che resta fondamentale per l’economia di tutta la costa. Io come sindaco di una città che vive di mare e di turismo ho l’obbligo di pensare al futuro. L’importante è che ora non si faccia confusione sulla necessità di questa nuova strada». «Non commento l’operato della magistratura», precisa, «spero anzi che venga fatta chiarezza fino in fondo, ma l’ inchiesta non determini una rinuncia al progetto. Jesolo, come tutti i Comuni del litorale, non può fare a meno di quest’opera per l’economia del turismo, per risolvere il problema legato alle code e le lunghe attese estive per raggiungere le nostre località, per crescere nell’offerta. Senza infrastrutture adeguate il turismo non può essere competitivo. Jesolo ha bisogno di infrastrutture come la Via del Mare. Quando la magistratura avrà fatto tutte le verifiche necessarie mi auguro che si possa procedere con il progetto, nella massima trasparenza e regolarità, come ho sempre auspicato in questi ultimi giorni».

Cereser non è dello stesso avviso e si apre ancora la spaccatura tra i due sindaci sull’infrastruttura. «Dobbiamo risolvere il problema dei flussi verso le spiagge ma con progetti alternativi all’Autostrada del Mare», ribatte il sindaco di San Donà Cereser con l’assessore alla Viabilità Francesca Zottis, «finalmente è giunto lo stop al progetto e si possono valutare alternative che rendano scorrevoli i flussi verso il mare». Nel settembre 2013, prossimi al bando per la realizzazione dell’autostrada, il Comune di San Donà, insieme a quelli di Noventa, Monastier, Roncade, Silea e Treviso, aveva richiesto la sospensione della procedura di gara alla luce della scarsa trasparenza dell’operazione all’indomani dell’inchiesta Mose. E invocava la sospensione delle procedure di gara.  «Nel programma con il quale questa amministrazione si è presentata agli elettori, quasi due anni fa», ricordano, «esprimevamo contrarietà a un’operazione di “esproprio al contrario” quale è il progetto di Autostrada del Mare, con cui si intendeva sottrare alla proprietà dei cittadini un’opera pubblica come il tratto di Treviso-Mare da Meolo e il sedime della variante alla Statale 14, per affidarla a privati che inseriranno un pedaggio. Riteniamo inutile un’autostrada verso il mare se poi il problema è l’imbottigliamento alle porte delle spiagge. Attendiamo i risultati dell’inchiesta della magistratura, ma auspichiamo che lo stop sia occasione per ripensare un progetto ambiguo e valutare alternative migliori e più trasparenti».

Giovanni Cagnassi

 

VENETO – Oggi previsti gli interrogatori degli indagati ma presenteranno solo memorie difensive

Moretti attacca Zaia: in Regione uno scandalo al giorno. La Lega: guardi a quelli in cui è coinvolto il Pd

I CONSIGLIERI DEM – Il governatore riferisca su appalti e indagini

La prima a puntare il dito é Alessandra Moretti: «Ormai in Regione Veneto c’è un caso giudiziario al giorno» accusa la candidata del centrosinistra alle prossime regionali. «Ma dov’è Luca Zaia? É sempre più ridicolo che il Presidente della Regione, che era vice di Galan nel 2007, anno in cui si svolse la gara per il project financing della Treviso-mare sui cui oggi indaga la Procura, si tiri sempre fuori da ogni scandalo». Si alzano i toni dello scontro politico attorno a questa inchiesta, costola di quella sul sistema Mose, per cui il pubblico ministero, Stefano Ancilotto, ha indagato sei funzionari regionali per turbativa d’asta. Notizia dell’altro ieri, a cui il governatore ha risposto bloccando, in via cautelativa, la gara per la cosiddetta autostrada del Mare, opera da 200 milioni di euro per collegare Meolo a Jesolo. Una scelta che ora potrebbe aprire un ulteriore contenzioso, a fronte di una procedura ormai avanzata con le offerte già in campo. Si vedrà…

Intanto a scatenarsi ieri sono stati i politici. Contro la Moretti si è scagliato il capogruppo leghista Federico Caner: «Bisogna essere davvero senza pudore per sostituirsi, a differenza nostra, alla magistratura ed emettere sentenze prima ancora che la giustizia abbia fatto il suo corso. Accusare Zaia dicendo che non poteva non sapere cosa accadeva negli uffici tecnici, è come dire che la Moretti non poteva non conoscere quanto stava succedendo nel suo partito relativamente ai recentissimi scandali che hanno coinvolto un consigliere regionale, il Comune di Venezia e autorevoli esponenti democratici, tra cui due parlamentari suoi colleghi».

Ma il Pd non ha mollato la presa. Ieri pomeriggio, in commissione consiliare lavori pubblici, i consiglieri Stefano Fracasso e Piero Ruzzante hanno formalmente chiesto che Zaia vada «urgentemente» a riferire in merito ad appalto e inchiesta su un progetto su cui gravano «ombre» di cui il Pd aveva già chiesto conto un anno e mezzo fa.

Bruno Pigozzo, vicepresidente della commissione, ha ricostruito: «Ancora nell’agosto 2013 ho presentato assieme al mio gruppo un’interrogazione nella quale sottolineavamo la necessità di rinviare il bando di gara ed attendere l’esito dell’inchiesta giudiziaria in corso sul Mose. Il progetto preliminare della via del mare infatti è stato presentato dalla società Adria Infrastrutture di Claudia Minutillo e dal Consorzio Vie del Mare di Piergiorgio Baita, proprio i due imprenditori finiti in carcere per presunta fronte fiscale e costituzione di fondi neri. A fronte delle nostre reiterate richieste di maggiore vigilanza e cautela, Zaia ha fatto spallucce e non si è degnato di dare risposte, trincerandosi nel silenzio. Questo è continuato fino ad oggi, a scandalo esploso». E contro il governatore si è lanciata anche la senatrice Pd, Laura Puppato: «È ora che in Regione Veneto si facciano le pulizie di primavera. Gli intrecci di potere, interessi e mancati controlli sono troppo evidenti». Quanto al governatore, «non sa, non conosce, non risulta in grado di controllare i suoi sottoposti a partire dai suoi assessori – ha accusato -. I soggetti coinvolti sono sempre gli stessi: vanno messi in condizione di non fare altri danni».

Fin qui la politica. Sul fronte giudiziario oggi è il giorno fissato per gli interrogatori degli indagati – Silvano Vernizzi, Adriano Rasi Caldogno, Mauro Trapani, Antonio Strusi, Stefano Angelini e Paola Noemi Furlanis: tutti componenti della commissione regionale incaricata di valutare il project – che rischiano, però, di andare deserti. In questa fase i difensori, gli avvocati Marco Vassallo, Paolo Rizzo e Fernando Cogolato, sembrano orientati a presentare delle memorie difensive, in attesa di studiare meglio le carte. Va detto che su tutta l’indagine pende la prescrizione che scatterebbe a fine mese, ma che proprio in virtù della convocazione di oggi slitterà di un anno e mezzo.

Roberta Brunetti

 

LA NUOVA INCHIESTA -Via del Mare, Jesolo difende l’opera «Serve a tutto il litorale»

VIA DEL MARE Con l’apertura dell’inchiesta si chiede di fermare tutto. Cereser: «È un esproprio al contrario»

Jesolo sotto choc, gli altri esultano

Zoggia l’unica voce a favore: «La magistratura proceda, ma l’opera serve»

«Le verifiche ancora in corso da parte della Procura di Venezia devono togliere ogni dubbio sulle procedure finora adottate dai tecnici della Regione. Però si faccia in fretta e, una volta sgombrato ogni dubbio, non si rinunci a realizzare questa opera che resta fondamentale per l’economia di tutta la costa».

Il sindaco Valerio Zoggia non entra nel merito dell’inchiesta in corso sulla Via del Mare, però difende il progetto auspicando la sua realizzazione. «Come sindaco di una città che vive di mare e di turismo ho l’obbligo di pensare al futuro della città che amministro – aggiunge il primo cittadino di Jesolo -. L’importante è che ora non si faccia confusione sulla necessità di questa nuova strada». «Il turismo è importante per l’economia della nostra Regione, ma Jesolo si dimentica che, alle sue spalle, vi è un territorio che non deve essere sacrificato – replica invece Maurizio Billotto, presidente di Legambiente -. Le scelte sulla mobilità non devono essere viste solo in funzione del litorale, puntando sull’auto come negli anni ’60.

«Lo stop è un’importante vittoria per il territorio, i comitati e per le comunità locali, che da tempo protestano contro un’opera inutile, profondamente legata al sistema corruttivo che ha caratterizzato l’aggiudicazione degli appalti per le grandi opere in Veneto in questi anni», sostiene Arianna Spessotto, deputata del M5S, che esulta per la decisione del governatore Zaia di sospendere l’iter della gara d’appalto per la realizzazione della Via del Mare.

«Finalmente è giunto lo stop al progetto e si possono valutare alternative che rendano scorrevoli i flussi verso il mare -«Da un anno e mezzo chiedevamo la sospensione della gara. Solo ora, di fronte all’indagine che coinvolge sei dirigenti regionali, Zaia decide di bloccare il progetto – interviene Bruno Pigozzo, consigliere regionale del Pd -. Ma perché non ha voluto imporre molto prima uno stop a quest’opera sulla quale erano già palesi le ombre? Non ha ascoltato i ripetuti richiami, non ha dato risposte e si è trincerato nel silenzio. Fino ad oggi, a scandalo esploso. Sono evidenti le sue gravi responsabilità».

(ha collaborato Fabrizio Cibin)

 

Lunga riunione ieri alla commissione di Impatto ambientale, poi il via all’iter. Cinque pontoni galleggianti e removibili

Via libera all’esame del quarto progetto alternativo per le grandi navi. Un incontro di tre ore, ieri mattina al ministero per l’Ambiente, e alla fine i progettisti dell’avamporto galleggiante al Lido hanno avuto l’ok dalla commissione per la Valutazione di Impatto ambientale: «Il progetto può andare all’esame ed essere pubblicato».

Una sorta di pre-esame, seguito dall’autorizzazione a protocollare. «Siamo molto soddisfatti, i tecnici del ministero ci hanno ascoltato e alla fine ci hanno… promosso», commenta soddisfatto Stefano Boato, docente Iuav e firmatario dell’ipotesi progettuale insieme a Maria Rosa Vittadini, Carlo Giacomini e ai paesaggisti Bristot e Stefani, «adesso comincia il confronto».

L’avamporto galleggiante, reealizzato grazie alla consulenza tecnica dell’ingegnere Vincenzo Di Tella – il progettista dell’alternativa al Mose delle paratoie a gravità – della società Principia e degli ingegneri Vielmo e Nicolosi, con il contributo di Giuseppe Tattara (impatti economici) e degli architetti Verlato e Zordan (per la nuova Stazione Marittima) è secondo i suoi proponenti «l’unico reversibile e rispettoso dei criteri indicati dalla Legge Speciale, cioè la gradualità, sperimentalità e reversibilità».

«Per realizzare il nuovo terminal», spiega Boato, «ci vorrà soltanto un anno dal giorno in cui verranno rilasciate le autorizzazioni. Il costo è di 140 milioni di euro, inferiore a quello di tutti gli altri progetti alternativi. Ma soprattutto, si potrà togliere in qualsiasi momento».

Niente cemento e niente sovrastrutture impattanti, dunque. Le banchine realizzate con sistemi galleggianti – già utilizzati in scala minore per darsene e porticcioli – potranno essere rimosse in soli sette giorni.

«Strada obbligata», hanno spiegato ieri i progettisti ai tecnici del ministero, «perché le navi diventano sempre più grandi e già oggi sono incompatibili con la laguna».

I giganti del mare si dovranno dunque fermare in… mare. «In questo modo», si legge nella relazione introduttiva al progetto, «non sarà necessario scavare nuovi canali né sbancare velme e barene».

La struttura è composta da cinque pontoni galleggianti e incernierati tra loro, collocati tra i moli foranei di Punta Sabbioni e San Nicolò, al Lido, davanti all’isola artificiale del Mose. Proprio alla centrale elettrica del Mose, potenziata fino a 40 Megawatt potrà allacciarsi la nuova Marittima, consentendo così di tenere spenti i motori durante la sosta delle navi e dunque di limitare l’inquinamento.

Il quarto progetto adesso comincia il suo iter e sarà inviato nei prosssimi giorni agli enti e al Porto per le osservazioni. Il Porto ha già espresso perplessità, soprattutto sul fatto che la Marittima sia spostata in mare. Bagagli e passeggeri, secondo i proponenti, sarebbero però raccolti in marittima e traspiortati al Lido con motonavi e zattere a bassa velocità.

Stessa idea già presentata con il progetto Venice Cruise 2.0 da Cesare De Piccoli e dalla società di ingegneria Duferco. Le strutture sono qui però fisse, e possono ospitare fino a cinque navi su una banchina lunga un chilometro lato Punta Sabbioni.

Il terzo progetto alternativo è quello di Marghera, presentato dallo studio D’Agostino: grandi Navi in Canale Industriale e canale Brentella, Marittima riservata a navi più piccole e yacht di lusso e case in social housing.

Quarto, ma forse il primo per il suo stato di avanzamento, è lo scavo del Contorta, unica soluzione sostenuta dal Porto ma non ancora approvata.

Alberto Vitucci

 

Le 27 pagine di contestazioni della commissione Via del ministero. Costa: «Risponderemo in tempo»

Un quadro progettuale «opaco». E una «mancanza di approfondimento grave» su molti aspetti. Eccole le osservazioni inviate dalla commissione Via del ministero per l’Ambiente all’Autorità portuale sul progetto di scavo del canale Contorta. Ventisette pagine firmate dal dirigente Sandro Campilong per il presidente, ingegner Guido Monteforte Specchi, che demoliscono l’intera relazione Sia presentata dal Porto a sostegno dell’ipotesi Contorta.

Per l’Autorità portuale si tratta di «poche osservazioni importanti, a cui si darà risposta».

Per i comitati la definitiva bocciatura del progetto, che con queste prescrizioni dovrebbe essere «completamente rifatto».

La risposta dovrà arrivare al ministero entro i 30 giorni previsti dalla legge, cioè il 20 febbraio.

Sono tante le contestazioni avanzate dal ministero. La prima è «la verifica della compatibilità dell’intervento con i Piani urbsitici (Ptrc, Prg) e con il Piano regolatore portuale.

Riguardo ai sedimenti e agli efetti che lo scavo avrebbe sulla laguna centrale, la commissione chiede di «realizzare una nuova e approfondita campagna di caratterizzazione dei sedimenti». Questo perché, scrivono i tecnici dell’Ambiente, «la caratterizzazione del proponente non coincide in alcun modo con le campagne già svolte in laguna». Obiezione già contenuta nel parere del Comune, che aveva sollevato perplessità sulla qualità dei fanghi da scavare. Milioni di metri cubi di materiale che dovrebbero servire per costruire nuove barene e velme. Ma cosa succederà a quel tratto di laguna una volta scavato il Contorta, che andrebbe portato da due a dieci metri e mezzo di profondità?- secondo il ministero è necessario avviare una attività di monitoraggio e di valutazione dell’impatto. Sull’equilibrio lagunare, ma anche sulla flora e la fauna, sui limiti di inquinamento e sui rumori prodotti dal cantiere.

«Insufficienti e contraddittori» vengono definiti gli studi presentati dal Porto sugli effetti del passaggio delle grandi navi in quel tratto di laguna. «I modelli vanno rifatti», si legge, «perché non c’è chiarezza sull’altezza delle velme e sulla loro efficacia e durata. L’impatto ambientale, concludono i tecnici del ministero, «è maggiore di quanto ipotizzato nello studio del proponente». I dati forniti dal Porto per sostenere l’ipotesi di scavo non soddisfano la commissione. Che adesso ha rinviato al mittente il progetto, chiedendo nuovi studi. «

Il progetto è sul binario morto», dice la docente Iuav Andreina Zitelli. Ma Costa non ha perso le speranze. «Ci girano i dubbi espressi nelle osservazioni, adesso risponderemo. E dobbiamo fare presto, perché il 16 marzo le società delle crociere presenteranno il loro programma per il 2015».

(a.v.)

 

SALVAGUARDIA – Intanto è confermato lo slittamento dei lavori del Mose al primo semestre del 2017

Consorzio, una diga agli sprechi

I commissari straordinari hanno deciso un giro di vite per le consulenze e il personale

Ora si tirerà la cinghia. Insomma, altro segno dei tempi. Le paratoie alle bocche di porto in alcuni casi sono già state sistemate, altre verranno messe, ma da ieri c’è un altro spartiacque decisivo: arrivano le sforbiciate ai costi generali e chissà – probabilmente – anche al personale impiegato. Ma c’è di più il “taglio” riguarderà anche le tanto discusse (negli anni) consulenze. Insomma, il Consorzio Venezia Nuova volta un’altra pagina della sua travagliata storia recente.

E nel frattempo si vedono le prime “cure” messe in atto dai due commissari straordinari Francesco Ossola e Luigi Magistro, recentemente nominati dal Prefetto di Roma su richiesta dell’Autorità nazionale anticorruzione di Raffaele Cantone. E le prime teste a cadere sono state quelle di Maria Teresa Brotto, già nota alle cronache per alcuni vicende giudiziarie legate alla vicenda “Sistema Mose” e l’avvocato Alfredo Biagini, ma non è escluso che altri dirigenti possano seguire nel breve, con un allontanamento dal Cvn.

Nel frattempo, ieri mattina, si è riunito il Comitato consultivo del Consorzio, peraltro appena nominato, insieme ai nuovi vertici dell’ente. Tre le priorità e una verifica (in sostanza una conferma) ovvero che le opere del Mose slitteranno al 2017, probabilmente al primo semestre di quell’anno, nonostante tutti gli sforzi anche della precedente gestione Fabris che puntava a consegnare l’opera entro il 2016.

Ma al di là di questo, la riunione ha affrontato la discussione sulle modifiche alla Convenzione con lo Stato in conseguenza di quanto accaduto nel giugno dell’anno scorso; la verifica sul cronoprogramma con lo slittamento dei tempi; gli interventi sulla riduzione dei costi (consulenze, personale, etc.) e infine la revisione contabile del bilancio 2014.

La riunione tra Cvn e Comitato consultivo è servita anche a mettere i puntini sulle “i” ovvero a chiarire le competenze di quest’organo che – come recita una nota del Consorzio – “non è organismo del Cvn ma, essendo stato istituito con disposizione prefettizia, svolge solo un’azione interlocutoria tra Consorzio e aziende. Il Comitato è stato invitato a fornire ogni elemento utile ai commissari per giungere in tempi brevissimi alla definizione delle linee guida che dovranno riguardare i profili esecutivi, finanziari e contabili delle attività in concessione». Della serie: bene l’azione del Comitato, ma chi comanda sono i commissari.

 

Gazzettino – Dolo. “Chirurgia deve restare sempre aperta”

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29

gen

2015

DOLO – Basterebbe solo un evento di questo tipo per rendere assolutamente inadeguato il progetto di week-surgery attualmente in programma per Dolo. Tutto questo non è certo frutto di una vera riorganizzazione ma è espressone solo di un forzato contenimento della spesa che finisce col fornire meno servizi adeguati ai cittadini.

Non è con il trasferimento dei reparti che si risolve, inoltre, il problema sanitario negli ospedali di Dolo e di Mirano, – conclude Sacco – ma con una giusta e oculata ristrutturazione dei servizi già in essere. Ma per tutto questo serve la volontà politica. Una sana politica che prenda in carico il paziente nella sua globalità».

 

DOLO – I nove consiglieri di opposizione dei gruppi “Dolo Cuore della Riviera”, “Il Ponte del Dolo” e Lega Nord hanno scritto ai commissari “ad acta” incaricati dell’adozione del Pati (piano assetto territoriale intercomunale) Dolo – Fiesso. I gruppi chiedono di poter incontrare i commissari ed elencano le motivazioni di contrarietà al progetto del nuovo piano regolare di Dolo.

«Primo, l’incoerenza ed illogicità del Pati», scrivono i consiglieri, «rispetto al documento programmatico e ad altri documenti accompagnatori dello stesso. Poi l’inesistenza di interesse pubblico in ordine ad alcune scelte di programmazione territoriale, e il contrasto delle previsioni dell’adottando Pati con le effettive esigenze di espansione urbanistica del Comune di Dolo ed assenza di una effettiva tutela del territorio comunale e delle aree inedificate».

L’incontro potrebbe svolgersi giovedì prossimo nel municipio di Dolo.

(a.rag.)

 

DOLO – Nella richiesta i consiglieri evidenziano che il loro scopo è di illustrare «l’incoerenza e illogicità del Pati rispetto al Documento programmatico preliminare e ad altri documenti accompagnatori dello stesso; l’inesistenza di interesse pubblico in ordine ad alcune scelte di programmazione territoriale e il contrasto delle previsioni dell’adottando Pati con le effettive esigenze di espansione urbanistica del Comune di Dolo e assenza di una effettiva tutela del territorio comunale e delle aree inedificate».

Segretario comunale e commissari decideranno se accogliere o meno la richiesta.

L.Per.

 

TRIESTE – Entra nella fase della progettazione preliminare la velocizzazione della linea ferroviaria esistente Trieste-Venezia, con un investimento da 1,8 miliardi di euro condiviso dalle Regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto che consentirà di ridurre a una sola ora la percorrenza della tratta, in attesa della realizzazione dell’Alta Velocità.

La notizia è emersa nel corso dell’incontro avvenuto a Roma tra l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Michele Mario Elia e la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani. Sulla velocizzazione della Trieste-Venezia, è stato concordato di promuovere una riunione a breve, con la presenza anche del presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, che ha condiviso sin dall’inizio questo investimento.

«L’incontro – ha detto Serracchiani – è stato caratterizzato da un clima di sintonia attorno ai progetti di alcune infrastrutture ferroviarie che interessano certamente il Friuli VG ma che sono strategiche per il sistema-Paese». È stata definita imminente anche la presentazione al Cipe, per il co-finanziamento, del progetto per il potenziamento dello scalo ferroviario di Campo Marzio, un’infrastruttura al servizio del porto di Trieste.

 

Gazzettino – Dopo il Mose la Via del mare: sei indagati

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28

gen

2015

Dopo il Mose la Via del mare: sei indagati

Avvisi di garanzia a Rasi Caldogno e Vernizzi

Ipotesi di turbativa d’asta per l’affidamento dell’opera alla Adria Infrastrutture del duo Baita-Minutillo. E Zaia “sospende” il progetto

VENEZIA – Inchiesta sull’affidamento della “Via del Mare” ad Adria Infrastrutture della coppia Baita-Minutillo

Dopo il Mose, le strade: 6 indagati

L’OPERA Nel mirino i componenti della Commissione regionale che dal 2009 valutò i project financing

«L’assessore ci disse di pagare» Ora dovranno restituire i soldi

LA REGIONE – Zaia sospende immediatamente i procedimenti in corso sulla gara

I MANAGER – Turbativa d’asta avvisi di garanzia anche a Vernizzi e Rasi Caldogno

Sei indagati per turbativa d’asta in relazione all’affidamento alla società Adria Infrastrutture dell’incarico per la realizzazione, in project financing, della cosiddetta “Via del Mare”, la superstrada a pedaggio tra Meolo e Jesolo, un’opera da 200milioni di euro. Il sostituto procuratore di Venezia, Stefano Ancilotto, ritiene che vi siano state irregolarità nell’affidamento del “project” e ha fissato gli interrogatori per domani mattina al Palazzo di giustizia di piazzale Roma.

Sotto inchiesta sono finiti i componenti della Commissione istruttoria regionale incaricata di valutare le varie proposte di project financing relative all’opera: l’attuale amministratore delegato di Veneto Strade, il rodigino Silvano Vernizzi, 61 anni; l’ex segretario regionale alla programmazione, Adriano Rasi Caldogno, 59 anni, di Mestre, attuale direttore generale dell’Usl 2 di Feltre; il dirigente del settore Bilancio di Palazzo Balbi, il vicentino Mauro Trapani, 54 anni; il dirigente del settore Risorse finanziarie, Antonio Strusi; il dirigente regionale del settore Infrastrutture, Stefano Angelini e la responsabile del Coordinamento delle Commissioni di valutazione di impatto ambientale, Paola Noemi Furlanis. I sei sono difesi dagli avvocati Marco Vassallo, Paolo Rizzo e Fernando Cogolato.

La Procura contesta loro una serie di presunte irregolarità nella procedura, tra cui il non aver escluso la proposta di Adria Infrastrutture, pur a fronte di una proposta che contemplava un contributo pubblico sensibilmente superiore, e di aver poi consentito alla società del gruppo Mantovani (successivamente coinvolta nello scandalo sul “sistema Mose”) di apportare in corso di gara sostanziali modifiche alla proposta inizialmente presentata. Il tutto tra gennaio del 2009 e luglio del 2014.

Sulla procedura di assegnazione del project relativo alla “Via del Mare” si è già pronunciato il Tar, confermandone la validità e respingendo il ricorso di un’altra azienda esclusa, la Net Engineering, e su questo punterà sicuramente la difesa per dimostrare che tutto si è svolto in piena legittimità.

La Procura, invece, ritiene che ulteriori elementi sull’esistenza di una turbativa d’asta siano emersi dall’inchiesta sul Mose, in particolare dal filone che riguarda l’ex presidente della Mantovani, Piergiorgio Baita e l’ex amministratrice di Adria Infrastrutture, Claudia Minutillo (già segretaria dell’ex presidente della Regione Giancarlo Galan).

La contestazione del solo reato di turbativa d’asta significa che non vi è alcun sospetto del pagamento di tangenti (in tal caso l’ipotesi sarebbe di corruzione) né del fatto che la gara possa essere stata “truccata” per fare l’interesse di qualcuno (la contestazione sarebbe di abuso d’ufficio).

Con molte probabilità nessuno degli indagati si presenterà davanti al magistrato, dando incarico ai rispettivi legali di predisporre una memoria difensiva, ciascuno per il ruolo avuto nelle procedure. Di sicuro sarà evidenziato che, nel corso dell’inchiesta sul Mose, sia Minutillo che Baita hanno raccontato che non correva buon sangue con Vernizzi («Ci metteva i bastoni tra le ruote», hanno dichiarato), tant’è che l’ex presidente della Mantovani era stato costretto a trovare altri “appoggi” in Regione. Versione non compatibile con favoritismi ad Adria Infrastrutture.

I lavori per la realizzazione della superstrada non sono ancora iniziati, in attesa che la Regione dia il via alla gara per la loro assegnazione. E ieri il presidente della Regione Luca Zaia ha immediatamente disposto la sospensione, in via cautelativa, di tutti i procedimenti inerenti la gara. «Massima fiducia, come sempre, nella magistratura», ha dichiarato.

Nel corso degli anni non sono mancate le voci contrarie all’opera: recentemente il Movimento 5 Stelle aveva chiesto che venisse bloccata e l’Autorità nazionale anticorruzione ha chiesto copia degli atti per valutare le procedure adottate.

Gianluca Amadori

 

IL CASO – Molte voci si erano levate contro l’affidamento alla Adria Infrastrutture, al centro del ciclone Mose

La “Via del mare” si ferma in Procura

Sei indagati per turbativa d’asta per la contestata superstrada a pedaggio da Meolo a Jesolo. C’è anche Vernizzi

L’INCHIESTA – Sei dirigenti regionali sotto inchiesta per turbativa d’asta per la “Via del Mare”, la contestata superstrada a pedaggio da Meolo a Jesolo. Fra gli indagati, il dg di Veneto Strade Silvano Vernizzi e l’ex segretario alla programmazione Adriano Rasi Caldogno.

OLTRE IL MOSE – L’inchiesta, coordinata dal pm Stefano Ancilotto, riguarda la procedura seguita per l’affidamento del project financing alla società Adria Infrastrutture, la società già coinvolta nell’inchiesta sul Mose.

 

«Via del Mare sotto inchiesta: opera inutile, serve chiarezza»

Via del Mare sotto inchiesta. «È ora che si faccia chiarezza» dice Loretta Aliprandi, sindaco di Meolo, che guida il fronte del «no» dei sindaci dell’entroterra, contrari ad un’opera ritenuta inutile.

«Ho sorriso quando l’ho saputo. Sono molto soddisfatta dell’apertura di questa indagine e spero che si chiuda qui la storia di un progetto inutile» commenta la deputata Arianna Spessotto del M5S, che un mese fa ha portato la vicenda della Via del Mare all’attenzione del presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone.

«Penso che anche la mia segnalazione sia servita a dare il via all’inchiesta- sostiene Spessotto -È certo partita con le dichiarazioni di Claudia Minutillo sul project financing della Via del Mare, nell’ambito delle indagini sul Mose, e la recente richiesta di documentazione della gara d’appalto, avanzata da Cantone, che probabilmente ha fatto tremare più di qualcuno negli uffici regionali, ha convinto ad avviare le indagini. Spero che porteranno la Giunta regionale a votare al più presto il blocco definitivo di quest’opera».

Nel 2012 erano stati Claudia Minutillo per «Adria Infrastrutture» e Piergiorgio Baita per il «Consorzio Vie del Mare», assieme alla società «Strada del Mare», a presentare il progetto preliminare della superstrada a pedaggio, da realizzare in project financing, che avrebbe collegato il nuovo casello autostradale Meolo-Roncade con il litorale jesolano. Le tre società si sono poi fuse in un unico gruppo promotore, la «Strada del Mare srl» che, per contratto, ha il diritto di prelazione sugli altri partecipanti all’appalto per la progettazione, costruzione e gestione della superstrada. Alla gara regionale, all’esame della commissione ora sotto indagine, sono state presentate solo due proposte di project: ovvio a chi sarà assegnata.

«Al di là della nostra contrarietà sull’opera, che riteniamo inutile a risolvere il problema del traffico- sottolinea la sindaca Aliprandi -siamo in tanti a chiederci che interessi ci sono sotto. A chi giova? Non al territorio. E allora, perché si vuole insistere a realizzarla?».

 

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