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I fiumi fanno ancora paura

Portogruarese flagellato dalla pioggia, danni per milioni di euro

Portogruarese flagellato dalla pioggia: annunciate nuove perturbazioni

Diecimila ettari di campagna sono finiti sott’acqua. Allagamenti e disagi

PORTOGRUARO – Dopo i gravi disagi di sabato, l’emergenza fiumi resta. Le previsioni meteo, dopo una breve tregua, annunciano infatti ancora piogge in settimana. A Portogruaro i fiumi Reghena e Lemene sono calati, il Livenza rimane alto, mentre il Fosson e il Malgher a San Stino e il Loncon tra Annone e la zona della Contarina continuano a destare preoccupazione. Alcune famiglie sono ancora sfollate. La circolazione ferroviaria sulla Venezia-Trieste è stata ripristinata, come anche sulla Portogruaro-Treviso sebbene non siano mancati i disagi. Conta dei danni. Per le case di San Stino si parla di centinaia di migliaia di euro, mentre la stima di spese del Consorzio di Bonifica supera di sicuro il mezzo milione. Solo queste due voci fanno schizzare le spese per l’emergenza oltre il milione e mezzo, per non parlare dei danni in agricoltura. Si è calcolato che su centomila ettari del mandamento Portogruarese, ben diecimila sono ricoperti dall’acqua. Il 10% del territorio si è trasformato, dunque, in un’immensa palude. Portogruarese. La città del Lemene nemmeno nel passato aveva patito i disagi che si sono presentati in questi giorni con esondazioni a Borgo Sant’Agnese, a Pradipozzo, Summaga, Lugugnana, e poi in centro storico in piazzetta della Pescheria, calle Beccherie, via Camucina. Pochi i precedenti. Uno è abbastanza vicino, il Santo Stefano 2013, quando l’acqua invase i mulini, ma non come nel marzo 2012 o nei giorni caldi dell’alluvione di autunno 2010. Ieri Lemene e Reghena si sono abbassati di quasi un metro, così come il Versiola, che venerdì e sabato aveva inondato Borgo Sant’Agnese. L’emergenza, per il sindaco Antonio Bertoncello si è conclusa. «Solo ai mulini si sono verificati danni importanti» ha detto, «per il resto si è trattato solo di disagi. Oltre alla protezione civile c’è stato un grande senso civico da parte di molti cittadini, che hanno contribuito a sistemare i sacchetti di sabbia oltre seimila, nei luoghi indicati dai nostri tecnici. Oggi valuteremo eventuali iniziative risarcitorie. Per adesso non posso sbilanciarmi». San Michele e Caorle. Il Tagliamento non desta preoccupazioni, ma altri corsi d’acqua anche ieri hanno creato problemi, come i canali Taglio e Fanotti, al confine con Lugugnana. I trattori hanno pompato a più non posso per impedire che le case finissero nuovamente a mollo. Nella parte alta del territorio la fase più critica si è però vissuta a Villanova della Cartera, al confine con il Friuli. L’area golenale del Tagliamento è stata completamente invasa dall’acqua, e solo ieri nel pomeriggio sono l’emergenza è cessata. A Bibione verranno valutati con attenzione eventuali danni provocati dalle mareggiate, definite importanti come quella di dicembre. Mareggiate non invasive in quel di Caorle, il cui territorio era già saturo per le precipitazioni delle scorse settimane. A patire le peggiori conseguenze sono stati i terreni agricoli di Ottava Presa, Marango e del comprensorio di Brussa. Concordia Sagittaria. Chi invece è un po’ arrabbiato è il sindaco di Concordia, Marco Geromin. Il calo del Lemene è stata una boccata d’ossigeno, perché nel contempo sono calati i livelli anche dei canali consortili. «Non abbiamo patito danni, tuttavia spedirò entro breve una lettera a Genio Civile e Regione per chiedere di investire», fa presente Marco Geromin, «per rimettere in sicurezza le sponde del Lemene in centro storico. Inoltre chiederò vengano apportati lavori di sistemazione a Sindacale, dove sono presenti alcuni fontanazzi. Non chiederò lo stato di calamità, ma Regione e genio devono intervenire». A ridosso del Loncon, al confine con la Contarina, il consorzio ha rimesso in funzione un vecchio impianto idrovoro a diesel degli anni ’30, perfettamente funzionante. Il lavoro del Consorzio di Bonifica Veneto orientale è stato encomiabile con il direttore Sergio Grego a guidare i suoi uomini.

Rosario Padovano

 

A rischio il raccolto del frumento

Compromessa anche la semina della colza. L’agricoltura fa la stima delle perdite

PORTOGRUARO – Come a ogni ondata di maltempo, è l’agricoltura a dover fare i conti con i problemi maggiori. Fare una stima dei danni è ancora prematuro: bisogna attendere che smetta di piovere e, soprattutto, che l’acqua si ritiri dai campi. Ma le preoccupazioni maggiori riguardano i terreni coltivati a frumento e colza. Si tratta dei cosiddetti «cereali autunno-vernini». La troppa pioggia caduta non fa bene a tutte le colture, ma i timori sono soprattutto per i campi allagati: sott’acqua le piante non respirano, rischiano l’asfissia radicale e così il raccolto può essere compromesso. «È ancora troppo presto per avere una stima dei danni. Dobbiamo raccogliere ancora altre segnalazioni», spiega Caterina Vio della Confederazione italiana degli agricoltori, «certo, è una settimana che piove e di acqua ne è venuta giù tanta. In particolare i produttori della zona di Portogruaro e Lison avranno un danno dalla campagna allagata. Colza e frumento sono le colture che saranno più danneggiate, ma per avere una stima bisogna aspettare». Tra le zone più intensamente coltivate a seminativi figura l’area della bonifica di Sette Sorelle, a San Stino, una delle zone peraltro più colpite dal maltempo. Anche le radici delle piante di vite potrebbero accusare problemi dai terreni allagati. Al di là dei seminativi, in questo periodo invernale molti terreni non sono ancora coltivati. Anche in questo caso, però, gli allagamenti rischiano di danneggiare gli agricoltori. Una volta che il campo si sarà asciugato, infatti, i produttori dovranno sostenere ulteriori spese per consentire al terreno di essere arieggiato. «La valutazione dei danni in questo momento risulta impossibile perché sta ancora piovendo, ma sicuramente c’è molta preoccupazione», osserva Giorgio Piazza di Coldiretti, «gli allagamenti sono importanti, ma tutto sommato il sistema ha retto. Non ci sono state rotture o tracimazioni, gli allagamenti hanno interessato le parti altimetricamente più basse. Speriamo che smetta di piovere e che il lavoro delle pompe permetta di prosciugare i terreni nel minor tempo possibile».

Giovanni Monforte

 

Il grande impegno della Protezione civile Schierati 150 uomini per l’emergenza

PORTOGRUARO. L’impegno della Protezione civile è stato totale. Nella sede del distaccamento mandamentale stasera si terrà un briefing per valutare la situazione dopo l’emergenza degli ultimi tre giorni. Si traccerà un bilancio dell’attività svolta e si procederà all’assegnazione di nuovi compiti per la settimana, visto che fino a giovedì le previsioni evidenziano l’arrivo di nuove perturbazioni. Pioverà ancora e si dovrà far fronte comune, nuovamente, con i comuni, il Genio Civile e il Consorzio di Bonifica. Particolarmente duro il lavoro per depositare i sacchi di sabbia nei due punti in cui il Reghena è tracimato, in viale Treviso e via Tevere, in zona Frati. In tutto mandamento, da Portogruaro a Concordia, da Annone, Pramaggiore e San Stino, sono stati 150 i volontari che hanno prestato servizio giorno e notte: 40 erano dislocati nella sola Portogruaro, 30 a San Stino, e 23 ad Annone Veneto. «Sono stati giorni duri e intensi», commenta il coordinatore di Portogruaro, comune capofila, Luca Villotta, «per l’assetto idrogeologico del territorio, per la prima volta il Reghena ha creato più problemi del Lemene. Ora attendiamo l’evolversi della situazione. Ci aspettano altri, impegnativi giorni caratterizzati dalla pioggia».

(r.p.)

 

Famiglie ancora senza casa Ma le scuole sono aperte

A San Stino e Annone permane l’ordinanza di evacuazione in via precauzionale

I sindaci stanno valutando l’ipotesi di chiedere lo stato di calamità naturale

SAN STINO DI LIVENZA – Ancora sfollati in zona Sette Sorelle a San Stino e in via Idrovora ad Annone: 25 famiglie hanno trascorso la loro seconda notte da familiari e amici. La situazione generale appare sulla lenta via del miglioramento, ma in via precauzionale i sindaci hanno deciso di mantenere in vigore le ordinanze di evacuazione delle aree a maggior rischio. Numerose le criticità a San Stino, affrontate dai volontari della protezione civile che sono intervenuti in diverse zone con le pompe per procedere allo svuotamento delle aree allagate a causa delle esondazioni dei canali Fosson-Malgher, Loncon e Cernetta. Non presenta invece problemi il Livenza. «Per il momento affrontiamo le criticità non appena si presentano», spiega il sindaco Matteo Cappelletto, «quando nei prossimi giorni la situazione si stabilizzerà e potremo avere una stima dei danni, valuteremo se chiedere eventualmente lo stato di calamità». Nella giornata di ieri era stata ventilata anche una possibile chiusura delle scuole, poi rientrata. «Abbiamo atteso fino a sera prima di decidere per avere in mano i maggiori dati possibili», prosegue Cappelletto, «la zona delle scuole è sicura e non presenta criticità, ma il pullman scolastico poteva avere difficoltà a raggiungere qualche punto. Alla fine, vedendo che tutti i livelli dei corsi d’acqua si stanno abbassando, non c’è stata necessità di chiudere plessi. Abbiamo mantenuto invece in via precauzionale l’ordinanza di sfollamento alle Sette Sorelle». Erano state una ventina le famiglie sfollate nella zona delle Sette Sorelle: i residenti delle abitazioni più vicine agli argini sono state evacuate sabato. Molti in via Fossafondi avevano deciso di rimanere per il momento in casa, spostandosi ai piani superiori. Tutte le persone sfollate hanno trovato rifugio da parenti ed amici, non è quindi servito il centro di accoglienza allestito dal Comune nella mensa comunale. Oltre alle Sette Sorelle, ieri si contavano ancora criticità in alcune vie chiuse al traffico, allagate: via Fosson (dietro il casello autostradale), via Verdi e via Pasolini (in centro a San Stino), in via Gonfi (la strada per il cimitero) ed in via Prese a Biverone. In tutte le strade allagate gli uomini della protezione civile sono intervenuti con le pompe. Per tutto il fine settimana una ventina di volontari della protezione civile comunale, la polizia locale e i servizi tecnici comunali, hanno lavorato per provvedere al monitoraggio continuo degli argini, alla saccata del fiume Loncon e alla preparazione di sacchi per eventuali richieste da parte dei cittadini. Massima attenzione all’evolversi della situazione idraulica ed idrogeologica del territorio anche ad Annone Veneto. «Le cinque famiglie sfollate residenti in via Idrovora», spiega l’assessore alla protezione civile Alessandro Scorzon, «rientreranno nelle loro abitazioni probabilmente oggi. Ieri abbiamo preferito mantenere valida l’ordinanza di evacuazione per precauzione. Gli sfollati non hanno usufruito del centro che avevamo messo a disposizione ma si sono appoggiati ai familiari. Anche a Giai l’emergenza sta rientrando visto che il livello dei canali sta costantemente diminuendo. Per il momento continuiamo a monitorare con attenzione il territorio. Un grazie ad Acque del Basso Livenza che ci ha fornito aiuto, come sempre».

Claudia Stefani

 

VENEZIA E CHIOGGIA

Ieri sera le sirene, acqua alta a quota 120

VENEZIA – Acqua alta: l’allerta non è finita, sembrava che la situazione si fosse normalizzata e invece ieri sera c’è stato un inatteso colpo di coda con la marea che è stata annunciata a 120 centimetri all’una di notte. Le sirenne hanno suonato alle 21.30 anunciando il nuovo picco dopo quattro giorni consecutivi oltre quota 110 cm e con maree eccezionali a 140 centimetri annunciate per venerdì notte e, per fortuna, fermate a quota 104, con polemiche per la previsione del centro maree che non ha a disposizione rilevatori di vento a mare, per mancanza di fondi. Alle 1.15 nella notte tra sabato e domenica, al mareografo di Punta della Salute si è registrata una punta massima di marea di 105 centimetri, «in coincidenza con una marea astronomica di 72 cm, in fase di sizigia per il novilunio, con un contributo meteorologico di 33 cm. A Chioggia la marea ha raggiunto 109 cm, a Lido diga sud 113», come chiarisce un comunicato del Centro maree. Una allerta in più per Chioggia, dove a causa del forte vento di Bora, è previsto un rialzo di 5 centimetri rispetto le massime per Venezia. Per le previsioni sono aggiornati 24 ore su 24 la segreteria telefonica allo 041 2411996 e i servizi in Internet. Per iscriversi al servizio sms gratuito, “Previsioni maree” sulla home page del Comune e quindi “Iscrizione servizi sms e e-mail”.

 

il maltempo nel veneziano

Ripristinate tutte le linee ferroviarie

Dopo la Venezia-Trieste ripresa ieri sera la Portogruaro-Treviso. Ma i convogli andranno a 30 km all’ora nelle zone allagate

PORTOGRUARO – È stata riaperta alle 10.50 di ieri mattina la linea ferroviaria Venezia-Trieste, interrotta per quasi ventiquattr’ore tra le stazioni di San Stino di Livenza e Portogruaro a causa dell’esondazione del fiume Loncon. Ieri il livello del corso d’acqua faceva decisamente meno paura. Ma finché la situazione non sarà tornata alla normalità, per motivi precauzionali i treni viaggeranno in quel tratto di linea a velocità ridotta, ovvero a 30 chilometri all’ora. Nella tarda serata di ieri era in programma anche la riattivazione della tratta Portogruaro-Treviso, bloccata dalle 11 di venerdì per l’esondazione del Reghena. Dopo un weekend molto difficile, dunque, la situazione ferroviaria nel Veneto Orientale da oggi dovrebbe tornare alla normalità, o quasi. La linea ferroviaria Venezia-Trieste era stata interrotta alle 13.40 di sabato, a causa dell’esondazione del Loncon nelle campagne tra San Stino e Annone. I Regionali Veloci Trieste-Venezia sono stati soppressi nel tratto tra Portogruaro e Venezia, con arrivo e partenza da e per il Friuli a Portogruaro. I collegamenti nel Veneto Orientale sono stati assicurati dai Regionali Lenti da Venezia, limitati in arrivo e partenza a San Donà. Mentre tra Portogruaro e San Donà è stato attivato un servizio di autobus sostitutivi. Anche ieri mattina, prima della riapertura della linea, si sono registrate cancellazioni e modifiche del servizio, con i treni a lunga percorrenza deviati via Udine-Conegliano. La riattivazione della linea è avvenuta alle 10.50, orario dopo il quale i treni hanno ripreso a poco a poco a circolare. Al momento della riapertura non è mancato qualche disguido informativo per i passeggeri in attesa a Portogruaro, ma i disagi sono stati tutto sommato limitati. «Quando siamo arrivati in stazione, gli altoparlanti ci informavano che sarebbe partito un bus sostitutivo», racconta la sandonatese V.M., 22 anni, che doveva prendere il Regionale 11122 delle 11.38, «ma il personale della stazione ci ha detto che invece sarebbe partito il treno, anche se ancora non sapevano dirci a che ora. Così, insieme a un’altra ventina di passeggeri, abbiamo deciso di aspettare». Alla fine il convoglio è partito con circa 40 minuti di ritardo. La situazione è però rapidamente migliorata e nel pomeriggio sono stati segnalati ritardi limitati nell’arco di una decina di minuti. Nella tarda serata di ieri, come annunciato da Trenitalia, era previsto il ritorno all’operatività anche della circolazione ferroviaria tra Motta di Livenza e Portogruaro, sulla linea per Treviso, interrotta per l’esondazione del Reghena. Anche ieri i collegamenti sono stati garantiti, nel tratto interessato, da bus sostitutivi. Restano, invece, molto difficili i collegamenti dal Veneto Orientale verso l’Austria. Dopo una parziale riattivazione, la circolazione dei treni è stata ieri nuovamente sospesa sulla tratta verso Udine-Tarvisio a causa della ripresa delle abbondanti nevicate sulla Carnia.

Giovanni Monforte

 

A Ceggia il Piavon è rientrato negli argini. L’assessore Vidali: «Le fogne hanno tenuto»

CEGGIA. È stato riaperto il tratto di via Noghera, chiuso nella mattinata di sabato per la tracimazione del Piavon. Nel corso della giornata di ieri il livello del fiume si è abbassato in modo evidente, tanto che nel pomeriggio l’emergenza si poteva dire ormai conclusa. Anche la pioggia caduta dalla tarda mattinata non ha impensierito, perché di modesta entità e il deflusso delle acque è avvenuto in modo normale. Insomma, a meno che non continui a piovere ancora a lungo, il peggio si può dire che sia passato. Sabato sera la task force composta da operai comunali e protezione civile è rimasta in allerta fino alla mezzanotte, per il passaggio della seconda ondata di piena dopo quella di metà giornata. Poi ieri mattina l’assessore ai lavori pubblici Graziano Vidali ha fatto il punto della situazione con i tecnici comunali. «Facendo un primo bilancio di quanto successo, possiamo dire che siamo contenti», commenta Vidali, «nessuna abitazione, garage o scantinato è finito sott’acqua. Situazioni che purtroppo qualche anno fa avvenivano di frequente. Vuol dire che anche il sistema fognario del paese ha funzionato bene».

(g.mon.)

 

A San Donà stop all’emergenza

Il sindaco: «Tre giorni di passione». A Jesolo spiagge erose e piene di rifiuti

SAN DONÀ – Rientra almeno in parte l’allarme maltempo a San Donà e jesolo. Dopo le tre giornate di passione per vigili del fuoco e protezione civile sandonatese, che dall’alba ha schierato 5 squadre per un totale di 20 volontari, con i vigili urbani, di cui erano presenti tutte le pattuglie disponibili, e per il personale del servizio manutenzione, resta comunque alto l’allarme idrogeologico. A preoccupare non è stato, come nel primo giorno di emergenza, il livello del Piave, sceso da un picco di oltre 3 metri alla quota di sicurezza di circa 2,50 metri. L’apprensione è stata per le esondazioni provocate dal sistema dei canali. Piavon, Piveran, Ramo, poi il Brian verso Eraclea. «Il grandissimo lavoro di consolidamento degli argini da parte della Protezione civile e del Consorzio di bonifica, con l’attivazione delle idrovore», dice il sindaco Andrea Cereser, che ha svolto vari pattugliamenti sul territorio, «ha permesso di governare la situazione molto bene e ricondurre i disagi entro limiti accettabili». Allagamenti sono stati registrati in alcuni parchi della città, tra cui Parco delle Rose, e lungo via Sant’Osvaldo. In un paio di garage in via degli Esposti è stato necessario l’intervento della protezione civile con pompe e sacchi di sabbia. Diverso il discorso per le spiagge dove si è già alla conta per i danni.. Altri 100 mila metri cubi di sabbia se ne sono andati e adesso il sindaco, Valerio Zoggia, dovrà chiedere al Magistrato delle Acque un contributo di non meno di un milione e mezzo di euro per garantire anche quest’anno il ripascimento necessario. I tratti che sono stati protetti con le dune hanno retto la forza del mare, eccetto le zone tra piazza Mazzini e Aurora. Ma le situazioni più gravi sono sempre in Pineta e verso il Faro, alle estremità. I problemi sorgeranno adesso con la pulizia della spiaggia, perchè anche nei prossimi giorni continueranno ad arrivare tonnellate di detriti portati dal mare. Eraclea ha attutito il colpo. La mareggiata non sembra aver causato gravi danni, tra le protezioni di sabbia dei consorzi, i grandi pennelli in roccia.

Giovanni Cagnassi

 

Tribuna di Treviso – La marca sott’acqua.

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3

feb

2014

Fiumi, ecco tutti i progetti non realizzati

Bacini in dirittura, altri fermi. Livenza: il nodo Pra’ dei Gai. Piave: maxipulizia, rinviata la diga. Monticano: ora una “cassa”

Clima impazzito e rischi idrogeologici, la Marca torna in questi giorni di piogge anomale a ricordare l’alluvione del ’66 e le successive esondazioni, fino a quella del 2010. Da allora, quasi cinque decenni di ansia e paura, ogni volta che i fiumi si ingrossano, e l’acqua invade campi , frazioni e paesi. Molto resta ancora da fare per mettere davvero in sicurezza territorio e abitanti. Alcuni progetti restano sulla carta altri, fortunatamente, hanno ottenuto le risorse e sono a buon punto o in dirittura d’arrivo. Ma c’è anche da chiedersi perché le comunità stiano attendendo la loro realizzazione da tempo, tantissimo tempo.

Livenza. Tra i corsi d’acqua che da o tempo attendono una manutenzione straordinaria c’è il Livenza. Il fiume, che solca Veneto e Friuli, vede a Portobuffolè, in località Prà dei Gai dove confluisce nel Meduna, uno storico punto critico in caso di fortissime precipitazioni. «Per far fronte a questo la Regione Veneto ha dato avvio alla fase di valutazione di un progetto che prevede la realizzazione di bacino di laminazione e l’impiego di 900 metri cubi di terreno per le arginature e per il ripristino della cosiddetta zona umida» fa sapere Maurizio Conte, assessore regionale all’Ambiente «il progetto è in fase di valutazione, e sarà presto approvato dalla Commissione via. C’è una copertura parziale per 22 milioni di euro». Un intervento che s’inserisce nell’ambito di un project financing più ampio che comprende anche la pulizia degli alvei fluviali.

Piave. Per il fiume sacro alla Patria la Regione starebbe mettendo a punto una grossa pulizia del fiume. «Con il Genio Civile stiamo valutando i depositi di materiale inerte presenti sull’alveo con possibilità di compensazione, cioè di realizzare, con quanto ricavato, aree di allagamento lungo il corso d’acqua a nord di Ponte della Priula». Ma urgente sarebbe anche lo sgombero di quanto si è depositato a sud verso Ponte di Piave. Lì, secondo l’assessore regionale, si è creata una strettoia che causa problemi: «Vogliamo creare una maggiore capacità d’invaso per aumentare la portata del Piave, per ottenere un minor deflusso e quindi rallentare la velocità dell’acqua verso il mare».

Muson. Qual è la situazione? «Siamo molto avanti con i lavori, i dovuti interventi sono già stati fatti per gli affluenti di sinistra. Tra un mese saranno appaltati i lavori per la cassa d’espansione del bacino di Fonte, che avrà una capacità di 1 milione di metri cubi» aggiunge Giuseppe Romano, presidente dell’unione Veneta Consorzi e del consorzio Piave. Monticano. Osservato speciale in questi giorni è stato invece il Monticano, non solo nel suo passaggio a Gorgo. «Per questo fiume, nel giro di pochi mesi, saranno affidati i lavori per realizzare a Fontanelle una cassa di espansione con un invaso in grado di contenere fino a 2 milioni di metri cubi d’acqua», continua Romano.

Sile. Il corso d’acqua storicamente più tranquillo è diventato problematico: «Trattandosi di fiume di risorgiva, per alleggerirne il carico bisogna agire sugli affluenti. Il progetto per il Dosson è in fase di appalto, entro un mese avremo la consegna dei lavori. E c’è un progetto per un ulteriore bacino di laminazione per il Melma». Meschio. Il fiume è di carattere torrentizio. «Bisogna aumentarne la laminazione», sostiene Romano, «A Cava Merotto siamo intervenuti ma occorre potenziarla. Questo, vale anche per altri fiumi, in alcuni casi si potrebbero utilizzare proprio le cave, se queste non fossero di proprietà privata ma del demanio».

Diga di Falzè. Se ne parla da anni, della diga di Falzè a Sernaglia. «Ma non è una priorità», fa sapere l’assessore Conte: «Ci sono posizioni discordanti, il territorio non ne vede la necessità, secondo alcuni studi lo sarebbe. Prima la pulizia del Piave, poi valuteremo».

Valentina Calzavara

 

E c’è chi aspetta i soldi del 2012

Nel Coneglianese ancora allagamenti, e i vecchi rimborsi restano un miraggio

Ancora scantinati e garage allagati in tutto il Coneglianese, in particolare a Mareno e Vazzola; piccoli smottamenti a San Pietro di Feletto; esondazioni a San Fior, all’incrocio tra il torrente Codolo e il Codoletto; innalzamento delle falde in tutta l’area e fossati che, in varie parti, non hanno retto la quantità d’acqua. Alto anche il livello dell’Oasi Campagnola a Mareno. Mentre si cerca di prevenire e limitare i danni, scoppiano le polemiche sugli interventi che non sono stati fatti e sui risarcimenti mai arrivati nelle tasche di chi ha visto la propria casa invasa dall’acqua nel novembre del 2012 e che in queste ore vive con l’angoscia di nuove esondazioni. Sul piede di guerra ci sono, in particolare, i residenti di Visnà. Qui, nel 2012, il torrente Favero, affluente del Monticano, ha trasformato le strade in fiume d’acqua di quasi un metro che ha invaso le case portandosi via mobili, elettrodomestici, danneggiando muri e automobili. Venerdì è uscito di nuovo, questa volta allagando solo campi e sfiorando le case. Ed è questo che ha fatto salire la rabbia: venerdì mattina i residenti sono tornati a casa dal lavoro per riempire sacchi e salvare il possibile. «In 14 mesi non è stato fatto alcun lavoro di prevenzione in quella che è stata una delle zone più colpite», protesta Nicola Alessandri. Nella sua casa di via Monticano si sono contati 30 mila euro di danni circa. E qui c’è la seconda questione che fa infuriare gli alluvionati: i soldi richiesti non sono mai arrivati. Lo sa bene anche Piero Baseotto: a casa sua, in via Cavalieri di Vittorio Veneto, il conto è stato di diecimila euro. Anche lui si unisce al coro di chi protesta: «Non hanno fatto alcun intervento finora per sistemare gli argini, è disarmante», dice, «e ad oggi dei soldi di risarcimento non se ne parla». Quello che chiedono i residenti è la messa in sicurezza degli argini del Favero e la pulizia dei fossati. «È una vergogna, dovevano fare interventi di prevenzione, a più di un anno di distanza dall’esondazione non è stato fatto nulla», gli fa eco una famiglia in via Monticano, che ha ancora sulle pareti i segni di quello che è accaduto nel novembre di due anni fa. «Ci hanno detto di aspettare a fare i lavori, l’umidità continua a uscire fuori», aggiungono. Il vicesindaco Claudio Modolo si dichiara dalla loro parte e parla di un’amministrazione comunale «con le mani legate» dalle ridotte possibilità di spesa che ha sollecitato più volte sia gli interventi che i risarcimenti. In attesa di lavori di messa in sicurezza sono anche le famiglie di via della Crosetta a Conegliano, vittime di allagamenti due anni fa. La macchina dei soccorsi e il lavoro dei volontari della Protezione civile è continuato senza sosta.

Renza Zanin

 

«Frane, manca la manutenzione»

Smottamenti nel Quartier del Piave, il geologo accusa: bisogna prevenire

Colline dai piedi d’argilla, boschi trascurati, mancanza di fondi. Hanno tanti padri le frane che tra venerdì e domenica hanno scosso il Quartier del Piave. Da Refrontolo (in ginocchio l’area del Molinetto della Croda) a Segusino (ancora chiusa e sott’acqua la galleria che porta a Vas), passando per Cison (Provinciale 152 inghiottita da una voragine), l’emergenza non è ancora rientrata. «Il terreno è fragile sia per la natura della roccia, che per le pendenze, ma quello che è carente, da parecchio tempo, è la manutenzione»: parola di Gino Lucchetta, geologo e presidente Comunità Montana Prealpi. «Molte opere, completate anni fa, non hanno la minima cura di cui necessitano». Un esempio? Fino alla scorsa generazione gli agricoltori nei giorni di pioggia uscivano armati di badile per deviare l’acqua, chiudere crepe, governare il flusso della pioggia. «Oggi quando piove andiamo al centro commerciale», commenta. E non pensiamo più a quei piccoli interventi, di buon senso, che spesso sono sufficienti a scongiurare una frana. C’è, poi, la partita relativa ai (pochi) fondi a disposizione di Comuni ed enti: «Con i quattro operai che ha a disposizione il Comune di Pieve, come si fa a pulire tutte le caditoie? Dal 2006, come Comunità Montana abbiamo istituito un servizio sovracomunale per la pulitura di caditoie e attraversamenti. Ci sono due squadre di quattro uomini. I Comuni non possono più farlo, idee ce ne sarebbero tante ma mancano i fondi». Lo pensa anche Cristina Pin, sindaco di Cison: «Abbiamo due operai, non possono pulire tutte le caditoie». Da un paio d’anni è alle prese con una frana dietro l’altra, specie a Rolle. E anche qui, servirebbe uno sforzo in più dei privati: «I boschi, rispetto a 20 anni fa, sono invecchiati e trascurati. Nessuno usa più la legna del bosco per scalarsi, e gli alberi non sono curati, non c’è un ringiovanimento della vegetazione. Questo rende le piante e il terreno più fragili». Il sindaco è dovuto ricorrere a un’ordinanza concertata con la Forestale: «Dovranno essere tagliati tutti gli alberi con diametro superiore ai 30 centimetri, specie quelli fronte strada. Chi non lo farà, pagherà l’intervento di una ditta esterna che manderemo noi».

Andrea De Polo

 

Il Livenza fa ancora paura «Lavori fermi da 50 anni»

Il sindaco di Meduna, Fantuz, ha affrontato 4 crisi idrogeologiche in 5 anni «Da troppo tempo ormai parliamo delle stesse cose e le opere non si fanno»

Mentre il pericolo idrogeologico appare ormai scampato, si torna già a parlare delle grandi opere che medunesi e mottensi in particolare attendono da quasi cinquant’anni: le casse di espansione sul Pra’ dei Gai e la traversa di Colle. «Tanti cittadini medunesi in questi giorni mi chiedono quando verranno finalmente eseguite queste opere importantissime per la nostra sicurezza», commenta il sindaco di Meduna, Marica Fantuz, «ormai da anni parliamo delle stesse cose e le opere non si fanno. Tornano di attualità durante questi eventi di piena e poi, quando la tensione cala, non se ne parla più fino alla piena successiva. Il fenomeno attualmente in corso dovrebbe far riflettere tutti e ragionare su come evitare che si ripetano nuovamente». Il sindaco medunese, al suo primo mandato amministrativo, ha affrontato quattro crisi idrogeologiche in cinque anni. Eletta nel giugno 2009, Fantuz ha affrontato la grande piena dei primi di novembre del 2010, quella di un mese dopo durante le festività natalizie sempre nel 2010, la crisi idraulica del marzo 2011 e, infine, quella in corso in questi giorni. «Ho affrontato quattro fenomeni naturali problematici in novembre, dicembre, marzo e febbraio in pochi anni. Non c’è più un periodo particolare cui prestare attenzione. Questo ci deve fare veramente pensare di mettere in campo soluzioni quanto prima perché siamo esposti in gran parte dell’anno». Il costo delle opere e la difficoltà a raggiungere un accordo tra le regioni Veneto e Friuli sono all’origine del blocco in atto alla realizzazione delle grandi opere. Il progetto della diga di Colle, in Comune di Arba, vede, oltre ai costi esorbitanti per la realizzazione e ai lunghi tempi per la realizzazione, anche l’opposizione netta dei residenti della frazione, appoggiati dalle amministrazioni comunali che si sono succedute negli anni. Per quanto riguarda il progetto del bacino di laminazione di Pra’ dei Gai, l’opposizione dei paesi rivieraschi pordenonesi, Pasiano, Prata, Brugnera e Sacile in primis, ha fatto ridimensionare il progetto alla Regione Veneto, comunque decisa a realizzare l’opera con le proprie forze. Dalle due casse pensate originariamente dalla commissione De Marchi subito dopo la devastante alluvione del 1966, ora il progetto regionale prevede la realizzazione di un’unica cassa in territorio completamente veneto. La Regione ha in parte già realizzato opere di diaframattura in più punti del fiume Livenza, propedeutiche alla realizzazione della cassa. Anche questo progetto vede la ferma opposizione delle comunità pordenonesi.

Claudia Stefani

 

Gazzettino – Camponogara “Basta cementificazioni”

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2

feb

2014

CAMPONOGARA – Protestano i residenti a Calcroci

Nuova lottizzazione di Calcroci, nasce un comitato di cittadini che chiede un cambio di politica dell’amministrazione comunale. I cittadini si dicono preoccupati per gli interventi edilizi previsti in via 8 Marzo e in Via Sabbioni. Un accordo tra l’amministrazione comunale ed un privato porterebbe ad una cementificazione su via Nuova.

«In zona – dicono i cittadini – vi è carenza di verde, mancano i parcheggi con conseguente chiusura delle attività commerciali in loco. Con la lottizzazione in via Sabbioni avrebbero a ridursi i parcheggi esistenti per consentire viabilità su via Nuova a causa della mancata autorizzazione provinciale all’uscita su questa strada».

La gente pone l’accento anche sul possibile rischio idraulico dovuto alle recenti inondazioni ed accusano l’amministrazione di propone altre cementificazione con distruzione dell’area verde.

(e.com.)

 

 

Manifestazione di protesta dei residenti davanti al municipio di Campolongo

CAMPOLONGO. Manifestazione di protesta ieri mattina davanti al municipio di Campolongo per ottenere la realizzazione del completamento dell’idrovia da parte della Regione. I manifestanti del comitato Brenta Sicuro, prima di incontrare il sindaco del paese Alessandro Campalto, hanno esposto cartelli e striscioni chiari “Vogliamo l’Idrovia” “Si all’idrovia No alla Camionabile”. Il completamento dell’idrovia Padova Venezia è visto dai comitati come l’unico modo per risolvere i problemi legati alla tenuta degli argini del Brenta e alle sue piene insieme a quelle del Bacchiglione.

«A rendere di estrema attualità il tema della sicurezza degli argini del Brenta», ha spiegato per il comitato Marino Zamboni, «ci hanno pensato in questi giorni i fiumi Brenta ed in particolar modo il Bacchiglione, interessati da forti piene».

Campalto ha rilevato come, in termini di manutenzione del fiume, «negli ultimi quattro mesi è stato fatto più che negli ultimi vent’anni anni, grazie all’interessamento dei sindaci che hanno attivato i lavori del Genio Civile, ente con esclusive competenze sul Brenta». «Ma questo», spiega Campalto, «non è sufficiente, serve un programma costante di manutenzioni, interventi di ripristino e soluzioni strutturali, come bacini a monte e canale scolmatore a valle. Perciò, prima di Natale, i sindaci hanno presentato richiesta di audizione in commissione ambiente della Regione, per portare queste istanze e condividere le diverse ipotesi di fattibilità dell’idrovia-scolmatore».

Intanto anche la presenza dei fontanazzi a ridosso degli argini del Brenta è costantemente monitorata «Il Brenta», conclude Campalto, «è costantemente monitorato dai volontari e dai tecnici del genio civile che hanno istallato ben sei piezometri in prossimità dei fontanazzi rilevati. Questi rilievi servono anche per meglio approfondire la reale entità delle infiltrazioni e poter così attuare i corretti interventi di ripristino già nella prossima stagione primaverile».

In Riviera sono monitorati anche il Novissimo, il Naviglio del Brenta , lo Scolmatore a Malcontenta Il Pionca e Serraglio a Pianiga e il Lusore a Oriago .

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Ieri mattina un gruppo di cittadini coordinato dal Comitato intercomunale «Brenta Sicuro» si è recato in visita al sindaco di Campolongo Maggiore, Alessandro Campalto, che era di ritorno da alcuni controlli effettuati sugli argini del Brenta-Cunetta. Un incontro al quale erano presenti anche componenti della Giunta comunale e che è arrivato in un momento di estrema attualità, visto che a creare preoccupazione in questo momento ci stanno pensando i fiumi Brenta-Cunetta e Bacchiglione, interessati da forti piene. Il sindaco Campalto ha informato i presenti sulle attività della Regione del Veneto, che ha appena stanziato un milione e mezzo di euro per eseguire accertamenti di tenuta degli argini del fiume. Il primo cittadino ha proposto al comitato «Brenta sicuro» una stretta collaborazione con la Protezione civile di Campolongo e si è fatto garante dell’impegno di organizzare una conferenza di servizi sul tema della sicurezza idraulica assieme a tutti gli altri sindaci del bacino Brenta-Cunetta. Argomento importante la necessità dell’approvazione da parte della Commissione Regionale della realizzazione dell’idrovia Padova-Venezia.

 

Nuova Venezia – Esondano i fiumi, treni bloccati

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2

feb

2014

Veneto orientale sott’acqua: traffico in tilt, quaranta famiglie sfollate

 

Portogruarese sott’acqua Sfollate quaranta famiglie

L’intero Borgo Sant’Agnese allagato dall’alba, al lavoro decine di volontari

A San Stino esonda il Fosson, chiuse molte strade. Interrotta la Ferrovia

PORTOGRUARO – L’intero mandamento è ai limiti e ci sono 40 famiglie sfollate. La forza dell’acqua sta mettendo a dura prova tutto il territorio. Sono al lavoro i tecnici del Consorzio di bonifica Veneto orientale, Genio civile, Protezione civile, carabinieri e polizia. Disagi al traffico per le strade chiuse a causa delle esondazioni. Interrotto il traffico ferroviario sulle linee ferroviarie Treviso – Portogruaro (già da venerdì) e Venezia-Trieste, da ieri, per l’esondazione del canale Loncon. La situazione più grave sembra a San Stino dove è esondato il canale Fosson esterno, nella zona di Corbolone. In via Cimitero sono state evacuate una trentina di famiglie, a scopi precauzionali. Le notizie che arrivano dal vicino trevigiano, sul livello del Livenza, non sono buone perché per tutta la giornata di ieri è continuato a crescere. Evacuate anche sei famiglie a Loncon di Annone Veneto. La mattinata era cominciata male con l’esondazione della roggia Versiola all’alba, nella zona di Borgo Sant’Agnese. E questo il luogo che ha sofferto maggiormente all’inizio. Infatti il Versiola sfocia sul Reghena a pochi metri dal luogo in cui il Reghena confluisce con il Lemene. L’acqua ha invaso l’intera Borgo Sant’Agnese, tanto che la strada è rimasta chiusa tutto il giorno, su provvedimento della polizia locale. In più in zona Frati, il Reghena in un punto è stato caratterizzato da una copiosa tracimazione che ha messo a rischio tutta la zona di via Tevere, via Po e zone limitrofe. Canali ai limiti nella frazione di Lugugnana. Reghena e Summaga esterno inquietanti vicino all’Abbazia summaghese. Pradipozzo non è stata risparmiata, così come Mazzolada. La situazione del territorio ieri nel tardo pomeriggio induceva a un cauto ottimismo. Il Consorzio di bonifica ed il Genio Civile che monitorano costantemente il livello dei corsi d’acqua hanno fatto sapere che per questi ultimi la situazione stava lentamente migliorando. L’attenzione rimane comunque molto alta e per questo presso la sede del magazzino comunale si è tenuta una riunione di coordinamento per far si anche oggi sia garantito un presidio costante del territorio. In particolare sarà presente nel Centro operativo comunale per le emergenze Coc personale del comune della protezione civile e della polizia locale. Sono stati preparati circa altri 2000 sacchi di sabbia per le eventuali emergenze, sono a disposizione 5 autocarri da 35 quintali e i vigili del fuoco garantiscono la disponibilità di autopompe. Comuni cittadini che nella giornata di oggi hanno supportato il personale delle diverse istituzioni nell’opera di presidio e di assistenza al territorio hanno lasciato i loro recapiti dando disponibilità per eventuali emergenze. Trasferiti nel territorio 6500 sacchi di sabbia. Situazione difficile a Concordia dove il Lemene, prima del picco massimo di marea, era diminuito di mezzo metro. Poi il suo livello ha ripreso a saire così come il canale artificiale Cavanella. Anche nella zona concordiese il Lemene calava di minuto in minuto dopo le 18. Ma la notte è stata lunga e sofferta. Gli allagamenti sono stati scongiurati, probabilmente, perchè il litorale è stato interessato da raffiche di bora che hanno attutito la forza dell’acqua. A San Michele i collettori del canale Taglio hanno invaso almeno una decina di abitazioni nella zona di Sant’Anna, dove una volta c’era l’azienda Eridania. La zona è quella al confine con la frazione portogruarese di Lugugnana. Nel territorio sanmichelino sono il Cavrato e il Tagliamento, da ieri sera, a destare le maggiori preoccupazioni, in quanto carichi delle piogge e dell’acqua caduta sulle montagne friulane, dove parte delle nevi per giunta si sono sciolte per l’innalzamento delle temperature. A Caorle, infine, Livenza ha invaso la via del pontile, nella zona del traghetto. Si potevano notare numerosi detriti alla foce, tra cui anche dei rifiuti speciali. Centinaia gli ettari di terreno allagati, soprattutto nell’entroterra, da Ottava Presa alla Brussa.

Rosario Padovano

 

«Mai visti eventi simili in centro»

Portogruaro. Stupore per l’esondazione. Gara di solidarietà tra i residenti 

PORTOGRUARO «In 50 anni non avevo mai visto una situazione del genere in centro storico», ha commentato ieri un residente, mi sembra tutto così surreale. Il Reghena non aveva mai provocato grossi problemi». Via Valle nella serata è stata riaperta. In mattinata era stata chiusa per l’esondazione della roggia Camucina, un corso d’acqua interno che non aveva mai impensierito gli abitanti dell’omonima via. Solo che ieri, purtroppo, l’acqua è finita dentro le case. «Non vorrei che fosse un problema legato alla chiusura delle chiaviche», si interroga la famiglia Boschin, «noi viviamo da sempre qui in via Camucina. Nemmeno quando hanno vissuto i nostri nonni si era verificato mai un evento simile». Molti portogruaresi ieri hanno prestato una grossa mano ai soccorsi, partecipando attivamente anche all’opera di soccorso, tra l’altro, portata dai pompieri del locale distaccamento, impegnati anche su altri fronti e altre terribili situazioni. «Sono stato colpito dalla tanta partecipazione delle persone che hanno dato la loro disponibilità. È stato un bell’ esempio di partecipazione attiva della cittadinanza e di solidarietà», ha affermato l’assessore Ivo Simonella, «ringrazio tutto il personale comunale il settore manutenzioni, i vigili ed i volontari della Protezione civile». «È un fatto significativo e rilevante che la cittadinanza abbia risposto così con senso civico e grande disponibilità alle esigenze di un territorio seriamente minacciato da un serio rischio di esondazione», ha dichiarato a sua volta il sindaco Antonio Bertoncello, «Ringraziamo tutti quanti sono venuti nel magazzino comunale, tutti quelli che hanno aiutato i propri vicini e si sono mobilitati per sostenere altri cittadini in situazione di necessità. Ovviamente ringrazio tutto il personale comunale, operai per le manutenzione, polizia locale, e i volontari della protezione civile che da due giorni stanno lavorando costantemente e senza interruzioni». I commercianti anziché lamentarsi, poi, hanno fatto a gara a rifocillare, sui luoghi dei soccorsi, i volontari. I ristoratori portogruaresi hanno dato loro da mangiare.

(r.p.)

 

Oggi forti piogge, previsti 13 millimetri Solo martedì mattina ci sarà una tregua 

PORTOGRUARO. Anche oggi sarà un’altra giornata di pioggia con precipitazioni che toccheranno la punta massina con 13 millimetri nel pomeriggio. Ma già questa mattina la pioggia sarà abbandonate e ciò preoccupa per il livello dei corsi d’acqua dopo le esondazioni avvenute ieri a Portogruaro e in altri comuni del mandamento. La temperatura rimarrà stabile e il vento non dovrebbe superare i 31 chilometri orari. Il fenomeno delle precipitazioni è comunque destinato ad attenuarsi nella giornata di lunedì, ma riprenderà nel pomeriggio di martedì, quando le previsioni indicano la caduta di 10 millimetri d’acqua. Sotto osservazione restano i corsi d’acqua. Di vera emergenza restano la tenuta degli argini del Reghena e dei canali affluenti e scolmatori. Il Comune ha avviato costanti contatti con la Protezione civile per coordinare gli interventi sul territorio mentre la Regione ha dislocato due squadre di volontari a San Stino ed una a Portogruaro. Aumentata la richiesta di sacchetti di sabbia e c’è bisogno di aiuto per riempirli. Chiunque voglia aiutare per l’emergenza meteo può presentarsi nella sede del magazzino comunale in via del lavoro 6 in zona zona Pip Noiari , dove si trova il Centro operativo Comunale e la Protezione civile.

 

Evacuate decine di persone a San Stino e ad Annone

La tracimazione del fiume Loncon ha allagato le case e imposto il provvedimento

Sette Sorelle la località più colpita. Timori nella notte per la piena del Livenza 

SAN STINO – Evacuate ieri circa 40 famiglie tra San Stino e Annone Veneto a causa della tracimazione del fiume Loncon. Allestito alla mensa comunale di San Stino un centro accoglienza per gli sfollati che però non è servito: molti hanno infatti trovato rifugio da familiari e amici mentre altri hanno scelto di rimanere nelle proprie case spostandosi ai piani più alti. Numerose le criticità a San Stino: ampie zone allagate a Corbolone, dietro il casello autostradale, a Biverone e in località Sette Sorelle, a causa delle esondazioni del Loncon, del Fosson e del Malgher. Durante la notte la protezione civile ha continuato a monitorare il livello del fiume Livenza, in apprensione in particolare per la piena prevista per l’una di oggi. Nella notte erano infatti previste piogge intense nel pordenonese con la massima allerta a Brugnera dove il Livenza era a rischio tracimazione. Nella giornata di ieri l’amministrazione sanstinese con la protezione civile hanno tentato di tamponare le criticità. La situazione più grave in località Sette Sorelle, dove il Loncon fa paura ed è quindi stata notificata l’ordinanza di evacuazione a circa venti famiglie che abitano nelle vicinanze del fiume. «I vigili urbani ci hanno informati della possibilità di esondazione del Loncon», spiega un residente di via Fossafondi, «So che sono state evacuate le case più vicine al fiume, mentre io abito a circa un chilometro di distanza. Passerò la notte in casa mia ai piani più alti. Lascerò la casa solo se il pericolo sarà veramente concreto ed imminente». L’amministrazione comunale aveva allestito un centro di accoglienza nella mensa comunale per gli sfollati, riscaldata e pronta all’utilizzo. Alla fine però non è servita: tutti gli sfollati hanno trovato ospitalità presso familiari ed amici. Solo una coppia di anziani è rimasta in carico al Comune che ha quindi trovato una soluzione alternativa. Strade allagate a Biverone, a Corbolone e in via Fosson, la strada per le piscine che è stata chiusa al traffico. La gente è rimasta in casa, rifugiandosi ai piani superiori in attesa che l’acqua defluisca. «Le difficoltà sul territorio sono numerose», ha confermato il sindaco Matteo Cappelletto, «Alcune emergenze sono sotto controllo, altre vengono continuamente tamponate. Purtroppo continua a piovere e le criticità sono veramente numerose a causa dei principali fiumi e canali del territorio che hanno esondato in diversi punti. Inoltre attendiamo la piena del Livenza: l’alta marea è attesa a San Stino per l’una circa di notte». Anche ad Annone Veneto amministrazione e protezione civile sono stati impegnati per tutto il giorno: sono state evacuate le cinque famiglie residenti in via Idrovora, a sud della provinciale Triestina, a causa della esondazione del fiume Loncon. L’ultima evacuazione era avvenuta nel marzo 2011 in via precauzionale. Gli sfollati hanno trovato rifugio a casa di parenti ed amici in attesa che passi lo stato di allerta. Lungo via Fosson a Giai di Annone Veneto il canale e i fossi sono straripati e l’acqua si è riversata sui campi, arrivando a minacciare l’entrata delle abitazioni: la protezione civile ha consegnato ai residenti sacchetti di sabbia per proteggere le abitazioni ed impedire all’acqua di invadere i locali.

Claudia Stefani

 

Ceggia, il livello del Piavon fa paura

L’acqua ha invaso via Noghera: chiusa al traffico. Infiltrazioni vicino al municipio

CEGGIA – Una giornata trascorsa con il fiato sospeso, a guardare il livello dell’acqua del Piavon crescere sempre di più fino a toccare la punta massima dopo l’ora di pranzo. Ieri Ceggia ha rivissuto l’incubo alluvione. Come già era accaduto nel marzo del 2011. Anzi, forse con anche maggiore apprensione, perché le acque del Piavon, che attraversano in pieno il centro del paese, stavolta sono arrivate in alcuni punti a un livello inferiore di un solo centimetro rispetto all’altezza dei muretti di contenimento. Alla fine l’onda di piena delle 13.30 è passata tutto sommato indenne. Poi l’attenzione si è spostata sul nuovo colmo atteso per la tarda serata. L’ondata di piena delle 13.30 ha causato un parziale allagamento di via Noghera, chiusa nel tratto dal cimitero verso il centro. Mentre nella zona di via Piavon, sulla riva opposta di fronte al municipio, si sono verificati fontanazzi e delle infiltrazioni tra le pietre del muretto arginale. Chiusa, in via precauzionale, la passerella pedonale. I disagi, comunque, sono stati limitati. Merito del grande lavoro svolto dai volontari della protezione civile e dall’intera macchina comunale. La task-force era stata costituita già nella serata di venerdì, per monitorare la prima piena del Piavon. Poi, ieri mattina, è scattata la nuova mobilitazione. In campo 22 volontari della protezione civile coordinati da Angelo Salvel, la squadra degli operai comunali guidata dall’architetto Mauro Montagner e gli agenti della polizia locale del comandante Luca Gandolfi. Sul posto anche l’assessore alla protezione civile Graziano Vidali e il sindaco Massimo Beraldo, che per tutta la giornata hanno tenuto i contatti con i vertici del consorzio di bonifica. Passato il colmo di piena, il livello del fiume intorno alle 17 era sceso di una decina di centimetri. In serata si è tenuto un nuovo vertice in vista della piena notturna. Qualche problema a Meolo, dove la forte pioggia ha causato nella serata di venerdì un guasto all’illuminazione pubblica in piazza Battisti e in piazza Martiri. Un intervento anche per delle infiltrazioni da un cornicione di un’aula della scuola media.

Giovanni Monforte

 

Circolazione dei treni in tilt Interrotta la Venezia-Trieste

Ancora bloccata pure la linea Treviso-Portogruaro per l’esondazione di Loncon e Reghena

Attivato il servizio sostitutivo con gli autobus. I pendolari protestano: poca informazione 

PORTOGRUARO – L’esondazione dei fiumi Loncon e Reghena ha mandato in tilt, ieri, la circolazione ferroviaria nel Veneto Orientale. Dal primo pomeriggio è stata chiusa la tratta Venezia-Trieste, tra le stazioni di San Stino e Portogruaro. Mentre per tutta la giornata è proseguita la chiusura della linea Treviso-Portogruaro, già interrotta tra la città del Lemene e Motta di Livenza dalla mattinata di venerdì. Una situazione di emergenza che ha causato non pochi disagi ai pendolari turnisti e ai viaggiatori, costretti al trasbordo sugli autobus sostitutivi. E per fortuna è accaduto di sabato, quando il numero di utenti è comunque ridotto. Se la chiusura fosse avvenuta in un normale giorno feriale, il caos sarebbe stato ancora maggiore. L’emergenza sulla Venezia-Trieste è scattata intorno alle 13.40. Già nella giornata di venerdì la piena del Loncon aveva fatto temere il rischio di dover chiudere la linea, ma alla fine il provvedimento era stato scongiurato. Ieri all’ora di pranzo, invece, l’acqua del fiume, tracimata dall’alveo, ha raggiunto la massicciata ferroviaria. E per i treni è scattato lo stop al transito nel tratto compreso tra le stazioni di San Stino e di Portogruaro. I Regionali Veloci Trieste-Venezia sono stati cancellati nel tratto Venezia-Portogruaro, prevedendone l’arrivo e la partenza dalla città del Lemene. Mentre ad assicurare i collegamenti nel Veneto Orientale sono stati i Regionali Lenti da Venezia, tutti limitati in arrivo e in partenza a San Donà. Per garantire la mobilità dei passeggeri tra San Donà e Portogruaro sono stati attivati fin da subito dei servizi sostitutivi con autobus tra le due città, in coincidenza con i treni in partenza. Ma i ritardi sono stati inevitabili, per consentire ai viaggiatori il tempo necessario per il trasbordo tra bus e treno. Né sono mancate le proteste per le informazioni sommarie fornite all’utenza, più che altro nelle stazioni di partenza e nei primi momenti dopo il blocco. A sopperire alla carenza di informazioni ci hanno pensato i comitati pendolari della tratta, che hanno riempito i loro profili Facebook di segnalazioni su ritardi e cancellazioni. I treni a lunga percorrenza (Intercity, Frecciabianca e Frecciargento) sono stati deviati, invece, sulla tratta Treviso-Udine-Gorizia, con ritardi stimati di circa un’ora rispetto alla normale percorrenza. A tarda serata non erano ancora noti i tempi di ripristino della circolazione ferroviaria, legati inevitabilmente al rifluire della piena del fiume. Sono proseguiti a circolare anche i servizi bus sostitutivi tra le stazioni di Portogruaro e Motta, sulla linea per Treviso, dove la circolazione è stata sospesa già venerdì mattina a causa dell’esondazione del Reghena. I tecnici di Rete Ferroviaria Italiana hanno operato sul posto per ripristinare la circolazione. Viaggiare in treno è stato difficile anche per chi era diretto all’estero, a causa della chiusura per neve della linea Italia-Austria, via Tarvisio.

Giovanni Monforte

 

La mareggiata si mangia la spiaggia di Jesolo

Il sindaco parla di centomila metri cubi di sabbia spariti e danni per tre milioni

Paura a Cavallino per tre famiglie in via Saccagnana. Allagamenti a Eraclea

JESOLO – Mareggiata a Jesolo, inizia la conta dei danni su tutto il litorale. Jesolo è la spiaggia più colpita rispetto alla vicine Eraclea Mare e Cavalino Treporti. Se già mancavano al lido di Jesolo circa centomila metri cubi di sabbia, il mare se ne è mangiati altrettanti con le ultime ondate che da venerdì notte non si sono mai fermate. Il mare invade la spiaggia di piazza Mazzini, dove manca la duna protettiva. In altri punti in cui la duna è stata eretta, tra la pineta, il centro del lido e la zona verso il faro, il mare è stato in qualche modo fermato. Ma i danni ci sono e il sindaco, Valerio Zoggia, ieri ha chiesto un resoconto già dettagliato, anche se ancora incompleto, assieme ai tecnici. «Le dune hanno e retto l’impatto del mare», dice, «anche se in alcuni punti sono state erose per 15 o 20 centrimetri. Avremo perso complessivamente centomila metri cubi di sabbia che vanno ad aggiungersi a quelli che già erano stati erosi con l’ultima mareggiata. Siamo a circa 200 mila per un danno di circa tre milioni. Ne abbiamo circa uno e mezzo, gli altri dovranno essere reperiti». Il presidente della Federconsorzi di Jesolo, Renato Cattai, è soddisfatto dell’opera dei consorzi. «Chi si è scagliato contro le dune sulla spiaggia», dice Cattai, «dovrà ricredersi perché hanno retto molto bene. Basti vedere come i punti in cui le dune non sono state alzate, come verso piazza Mazzini, il mare è arrivato ai camminamenti e ha portato di tutto». Quanto al Paese e l’entroterra, sotto stretta osservazione i canali, come il Cavetta, arrivato al limite e poi il Sile, ma non ci sono state particolari emergenze e gli allagamenti sono stati limitati. A Eraclea, i danni sulla spiaggia sono stati contenuti anche se bisognerà vedere la zona del Mort, dove sono in corso i lavori di protezione del Genio Civile. L’entroterra è invece a rischio lungo la rete dei canali, in particolare il Brian che prosegue il Piavon nel territorio. Sotto stretta osservazione Stretti. Allagamenti nelle zone basse, come Braida a Paludelli, dietro al cimitero. Il sindaco di Eraclea, Giorgio Talon, si è mosso con i volontari della protezione civile per i vari sopralluoghi, ma la situazione è apparsa sotto controllo. A Cavallino rischio allagamento per le abitazioni di tre famiglie in via di Saccagnana. A causa del malfunzionamento di un’idrovora lagunare, l’onda di marea aveva iniziato a trasbordare allagando i cortili del condominio. Sono intervenuti i vigili del fuoco di Jesolo che con un’autobotte con le idrovore. L’intervento è durato un’ora. Una volta asciugato il cortile i vigili del fuoco hanno ripristinato l’uso dell’idrovora lagunare.

Giovanni Cagnassi

 

Triestina allagata a Portegrandi

Ma la statale è rimasta aperta al traffico. Migliora la situazione nel Miranese

PORTEGRANDI – Acqua anche sulla Triestina. Lungo la statale 14 a Portegrandi è dovuta intervenire la protezione civile, ieri pomeriggio perché l’acqua del canale ha lambito il ciglio della strada fino a bagnare l’asfalto. I volontari hanno allora posizionato la segnaletica di sicurezza evitando la chiusura della strada al traffico. Il livello del canale che scorre parallelo alla strada fino alla località Fossetta è sempre stato altissimo ma sotto controllo. L’acqua si era alzata già nella giornata di venerdì e non si è fermata neppure ieri. Se però in territorio di Musile non ci sono stati problemi particolari, eccetto per l’apprensione dei residenti davanti all’acqua così alta, verso Quarto D’Altino la situazione si è aggravata proprio all’incrocio con Portegrandi sulla statale. L’acqua ha iniziato ad allargarsi sul ciglio della strada e i volontari sono riusciti a eliminarla azionando subito le pompe di emergenza, vicino alla fermata degli autobus, contenendo così l’esondazione che è stata segnalata con cartelli e birilli di sicurezza. Giornata di tregua ieri nel Miranese per il maltempo, con i livelli dei fiumi e dei corsi d’acqua che si sono abbassati ma lo sguardo è già rivolto a oggi perché l’allerta non è ancora finito. Impegnati in queste ore decine di uomini tra consorzio di bonifica Acque risorgive, protezione civile e volontari. Il Marzenego e il Dese sono calati di un metro, un po’ meno lo Zero. Sono stati risolti quei problemi agli argini dello stesso Dese a Scorzè, mentre ieri mattina è stato fatto un sopralluogo in un cantiere del Passante per risolvere delle criticità. I tecnici di Acque risorgive continuano a monitorare il Muson, che è risalito per le precipitazioni avvenute nella zona pedemontana. «Tutto il tempo che passa», spiega il responsabile del consorzio Vladi Vardiero «gioca a nostro favore, perché possiamo scaricare i livelli di piena per affrontare con più tranquillità un’eventuale colpo di coda».

 

SAN DONA’ – La golena regge l’urto, disagi soprattutto nelle frazioni

SAN DONÀ – Il maltempo non dà tregua, ma per il momento San Donà e il suo vasto territorio reggono, pur sempre a rischio tra il fiume e la rete minacciosa dei canali in un’area a forte rischio idrogeologico e sotto il livello del mare. I disagi più seri sono stati in via degli Esposti, dove in una casa allagata vive una famiglia con anziani e disabili in forte difficoltà, quindi in via Sant’Osvaldo, anche questa completamente allagata. Problemi anche nel cuore di Isiata, in corrispondenza del canale Ramo. Acqua anche al sottopasso sulla bretella tra San Donà e Noventa. Il ponte di barche tra Fossalta e Noventa resta ancora chiuso per motivi di sicurezza, come quello di Caposile sovrastato dall’acqua. Sempre a rischio i canali Piveran e Piavon, con allagamenti dei campi. Il sindaco Andrea Cereser ha girato in tutto il territorio con la polizia locale e la protezione civile al suo fianco, in particolare a Fossà e Grassaga dove i canali erano al limite. L’assessore all’ambiente, Luigi Trevisiol, ha fatto il turno di notte con i volontari della protezione civile, una task force di una quindicina di persone. Il Piave non ha esondato al parco fluviale come si temeva. Le transenne per la chiusura della strada erano già pronte ieri, ma non è stato necessario fermare il traffico sotto il ponte. Ma l’allarme prosegue anche oggi.

(g.ca.)

 

Il Marzenego ha tenuto in via Poerio

tarù sotto controllo

MESTRE. A Mestre, nonostante i timori, il Marzenego ha tenuto e ieri la tensione si è stemperata con la diminuzione della pioggia. Il fiume stombinato in via Poerio si è ingrossato venerdì e a ridosso di piazza Ferretto il livello ha superato il fondo del parapetto. Una piccola tracimazione si è verificata in un fossato in via Ca’ Colombara a Favaro, monitorato dai tecnici del Comune anche ieri mattina. I controlli svolti dagli uomini della Protezione civile del Comune hanno escluso altri problemi. Sorvegliati speciali per il rischio esondazioni sono stati venerdì anche il Tarù, frazione di Zelarino, e via Wolf Ferrari che costeggia l’ansa del Marzenego, dietro le piscine del Coni di via Circonvallazione. Il Marzenego ieri è ritornato ai livelli normali ma i timori non sopiscono le lamentele di quanti temono ora, che il fiume è stato riaperto, problemi idraulici legati proprio alla convivenza con il fiume. «Sarebbe andata molto peggio se era tombato e saltavano i tombini causa l’innalzamento dei livelli», ha ribadito l’assessore Maggioni. «I timori sono rientrati e possiamo dire che è andato tutto per il meglio senza alcun problema», sintetizza per la Protezione civile Maurizio Calligaro. In città il maltempo, comunque, qualche problema lo ha creato. Come a Carpenedo, dove nel piazzale della Plip in via San Donà si è schiantato al suolo ieri mattina un grosso pino marittimo, stressato dal vento e dalla pioggia dei giorni scorsi. Per fortuna l’albero caduto non ha centrato alcuna macchina nel piazzale di solito affollato di mezzi.

(m.ch.)

 

Gazzettino – L’acqua ferma treni e auto

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2

feb

2014

MALTEMPO – Situazione critica nel Veneto Orientale per l’esondazione del Loncon e di vari canali

TRENI BLOCCATI – E’ in ginocchio il Veneto orientale. Il Loncon è tracimato ed ha inondato i binari ad Annone. Bloccate le tratte ferroviarie per Venezia e Treviso. A Portogruaro e San Donà ha regnato il caos tra gli utenti delle ferrovie, ma sulla viabilità ordinaria non è andata meglio. La casa di riposo a San Stino di Livenza isolata, a Portogruaro il centro città è sott’acqua, a Concordia si cerca di difendere il Municipio con i sacchi di sabbia, a San Michele le campagne sono un lago.

I SOCCORSI –  Una cinquantina gli interventi fatti ieri dai vigili del fuoco che nella maggior parte dei casi hanno risposto alle richieste di aiuto di persone che si sono ritrovate con garage e scantinati allagati. Tutte le richieste di aiuto sono arrivate dal Veneto Orientale. E malgrado ieri sera la pioggia abbia concesso una tregua, l’allarme non è rientrato. A preoccupare sono lo scirocco e l’acqua dei monti. Polemiche a Venezia per le errate previsioni sull’acqua alta, a Mestre per il Marzenego.

 

TRASPORTI, GIORNATA NERA – Binari allagati, tutti sui bus. Chiusa anche la Statale 14

POLEMICHE A MESTRE – Venezia, caos previsioni. La Riviera tira il fiato

NELL’HINTERLAND

ALLARME – Presidio dei volontari di giorno e di notte

I TIMORI  «Il centro città poteva allagarsi»  Ma c’è anche chi sdrammatizza

A MESTRE Commenti preoccupati: «Il peggio è passato, ma siamo stati tenuti all’oscuro di tutto»

CAVALLINO TREPORTI – Il mare si mangia la spiaggia e torna la polemica

Ancora una volta le mareggiate invernali mettono a dura prova la spiaggia di Cavallino Treporti, dove la località Ca’ di Valle è tra le più colpite dalla “spoliazione”. Il mare è arrivato a lambire pericolosamente il chiosco riportato nella foto che un lettore ci ha inviato.
«Posizionare un chiosco in quel tratto di spiaggia – attacca il lettore Nicola Dalla Mora – pur sapendo che fino ai primi anni Novanta lì, in quel luogo, non c’era spiaggia, è paragonabile alla costruzione di una casa nel letto di un fiume secco. In un breve periodo il mare si e’ ripreso tutto ed ora per mantenere efficiente l’esercizio dell’attività, la comunità deve caricarsi di nuove spese. Qualcuno – conclude – a suo tempo deve aver posto la sua firma che attestava l’idoneità di quel luogo. Ora sarebbe opportuno che costui pagasse».

 

Il Loncon tracima e i treni si fermano

Giornata nera per i trasporti nel Veneto Orientale, caos per i binari sott’acqua ad Annone

Allagamenti a Sant’Agnese di Portogruaro, chiusa la Statale 14 con lunghe code in centro

 

Il Sile minaccia Portegrandi. In allerta la Protezione civile.

Il livello del Sile cresce, il canale di scolo Fossetta non riesce più a scaricare e l’acqua invade la Provinciale a Portegrandi. I volontari della Protezione civile sono al lavoro da venerdì e con due pompe stanno ininterrottamente raccogliendo l’acqua dalla strada all’altezza dalla fermata dell’autobus di via Trieste per evitare che l’acqua raggiunga le abitazioni del centro.
«Il canale di scolo finisce da un lato in laguna e dall’altro nel Sile – spiegano i volontari – Il problema però è che in questi giorni il Sile è salito molto e il canale non riesce più a scaricare. In questo tratto poi ci sono delle fessurazioni a causa del manufatto dell’argine vecchio e l’acqua che invade la carreggiata è pericolosa per gli automobilisti».
La situazione non è critica ma il peggioramento di ieri ha costretto la protezione civile a lavorare tutto il giorno per evitare che l’acqua coprisse la strada e raggiungesse prima il bar e poi le case del centro.
Anche l’anno scorso a Portegrandi c’era stato lo stesso problema e il Comune aveva già incontrato l’Anas per chiedere di fare degli interventi sul ciglio e sul bordo stradale per evitare che l’acqua passi dalle fessure e invada la carreggiata.
«La situazione è sotto controllo a Portegrandi e anche nel resto del territorio comunale – spiega l’assessore Radames Favaro – La protezione civile sta lavorando da due giorni e ieri notte anche la polizia ha fatto servizio notturno per essere pronta a qualsiasi emergenza. I mezzi sono pronti e al centro civico è aperta la sala operativa dove il personale della protezione civile fa base e smista le telefonate per gestire le situazioni critiche». In centro a Quarto, come l’anno scorso, il Sile ha coperto la passerella dell’imbarcadero ma non ci sono emergenze.

 

Marzenego, resta solo la puzza  «Per noi è stato un incubo»

Il Marzenego in via Poerio non fa più paura. O meglio, fa meno impressione di due giorni fa quando si era ingrossato per la piena creando panico e agitazione non solo tra i commercianti ma anche molti residenti malgrado le rassicurazioni dell’assessore Alessandro Maggioni. Ieri il fiume che da qualche mese è tornato alla luce nel tratto di via Poerio si è notevolmente abbassato: quasi mezzo metro in meno rispetto a venerdì. Quello che non è cambiato, però, è il colore dell’acqua, più quasi da torrente montano dopo un temporale che da corso d’acqua di città. Se per i commercianti che hanno la loro attività il rientrato allarme è stato un sospiro di sollievo, per molti mestrini affacciarsi sulle nuove balaustre e dietro le reti in metallo che proteggono ancora i cantieri è stato naturale, come commentare quello che vedevano. Poche le opinioni favorevoli, sui nuovi lavori, molte le critiche.
Partiamo proprio da chi con il Marzenego in via Poerio ci convive. «Ho passato la giornata di venerdì fuori dal negozio con la mia collega controllando il livello dell’acqua ogni 10 minuti – racconta Vania Rumor che gestisce la tabaccheria edicola di via Poerio da due anni e mezzo – È stato come un incubo, soprattutto perché nessuno ci diceva nulla, nessuno ci ha detto se dovevamo preoccuparci, prendere dei sacchetti, usare gli stivali, alzare la merce per precauzione. Sono qui da due anni e mezzo, e dopo qualche mese hanno iniziato i lavori per la riapertura del fiume. Ancora non si vede luce e adesso dobbiamo preoccuparci anche della marea, senza contare tutto lo schifo che c’è là dentro: non è acqua è fogna, habitat naturale per topi e sporcizia di ogni genere».
Stesso copione per il vicino negozio Battiston Luci che vende lampade e accessori per l’illuminazione. «Fino a quando non ho visto che l’acqua iniziava a scendere ho temuto il peggio – racconta la figlia della titolare – Se iniziamo così dopo poco tempo che l’hanno riaperto cosa dobbiamo aspettarci quando l’intero tratto sarà finito?».
La signora Luciana stringe una borsa griffata con della merce acquistata in un negozio di piazza Ferretto. Cappello di lana in testa. Gira la testa e guarda l’acqua del fiume. «Ma cossa xe sta roba? – commenta in dialetto – passo ogni giorno di qua, non abito tanto distante. Posso dirle? A me non piace niente tutto sto lavoro che hanno fatto. E poi l’acqua fa paura. Così sporca ancora di più». Una coppia di ragazzi, fidanzati, si tengono per mano e si appoggiano alla balaustra per vedere meglio sotto. «Ho visto delle fotografie su internet – dice lui, Andrea – Oggi va meglio, si vede a occhio nudo, ma pensare che davanti a piazza Ferretto ci sia un fiume che rischia di tracimare da un momento all’altro mi sembra una cosa dell’altro mondo. Con quest’acqua qua poi, ma da dove arriva così sporca e marrone? Che imparino da Treviso». Altra coppia, questa più adulta. «Io avrei lasciato tutto com’era e avrei rifatto meglio via Poerio che così è una via morta. Non passo ogni giorno perdi qua, ma vedere il Marzenego così gonfio e pensare a quanti soldi hanno speso e devono ancora spendere per finire l’opera, mi viene da pensare se ce n’era davvero bisogno e se i mestrini lo volevano davvero». Infine, la voce fori dal coro, un anziano, il signor Renato. «Ma quale esondazione, ma quale paura. Io mi ricordo quando c’era il fiume aperto – dice – Non è mai successo niente. Aspettiamo a vedere tutto finito. A me piace così. A parte il colore dell’acqua».

 

IL MALTEMPO IN PROVINCIA

BOLLETTINO DI GUERRA – A San Michele le campagne ridotte a un grande lago

Concordia, sacchi in difesa del municipio

Una cinquantina gli interventi dei vigili del fuoco ieri a causa del maltempo, tutti concentranti nel Veneto orientale. Qui il Loncon è tracimato ed è finito sui binari ad Annone Veneto. Bloccate le tratte ferroviarie per Venezia e Treviso. A Portogruaro e San Donà ha regnato il caos tra gli utenti delle ferrovie, ma sulla viabilità ordinaria non è andata meglio. Bloccata anche la Statale 14, nel tratto di borgo San’Agnese a Portogruaro, con inevitabili disagi per gli automobilisti. Un’autentica giornata di passione quella di ieri per i trasporti nel Veneto orientale, con i corsi d’acqua che hanno causato problemi e danni. Prese d’assalto le autostazioni di Atvo che, nonostante l’emergenza, ha continuato a garantire il servizio, tra l’altro senza alcun ritardo. La decisione di Ferrovie di bloccare le tratte Portogruaro-Venezia e Portogruaro-Treviso è arrivata nel primo pomeriggio. «Troppo pericoloso proseguire in quelle condizioni» hanno fatto sapere. Del resto il Loncon non ha lasciato scampo. Nell’omonima località di Annone, il corso d’acqua ha invaso i binari della linea Trieste-Venezia e più a monte Portogruaro-Treviso. Così i treni sono stati soppressi a San Donà per chi proveniva da Venezia e in riva al Lemene per chi doveva raggiungere il capoluogo regionale. Contestualmente è accaduto lo stesso anche a Motta di Livenza. Ma nelle stazioni i viaggiatori erano imbufaliti per la carenza di informazioni, mentre la società dei trasporti ferroviari ha optato per delle corse sostitutive con autobus privati e in un caso della società friulana Saf. «Una emergenza che potrà rientrare solo in mattinata» fanno sapere dalle ferrovie. La riapertura delle due tratte, se le condizioni lo permetteranno, è prevista infatti per oggi alle 10. A Portogruaro la deviazione sulla viabilità ordinaria è lungo viale Venezia,con inevitabili code in centro. Per raggiungere Concordia l’unica alternativa è passare per via Veneto, mentre per Venezia si è obbligati a proseguire fino alla Tangenziale a Summaga. Non va meglio sulle strade comunali, con tutti i sottopassi inondati, mentre tra San Nicolò e Portovecchio rimangono chiuse diverse strade. Intanto l’emergenza rimane fino a domani. Se infatti nel tardo pomeriggio di ieri le nuvole hanno lasciato un po di speranza, con la marea in diminuzione, è il vento di Scirocco a far paura. Tra oggi e domani infatti sono previste le calde raffiche da sud che di fatto non permetteranno ai corsi d’acqua di defluire facilmente. Un vero blocco naturale per i corsi d’acqua del Veneto orientale. Ma il vento non lascerà scampo nemmeno al litorale. Negli ultimi giorni le mareggiate hanno messo a dura prova le località turistiche, con il mare che ha divorato la spiaggia e purtroppo non è ancora finita. I danni anche in questo caso sono incalcolabili e quando tutto tornerà alla normalità i conti si dovranno fare con i rifiuti «speciali» depositati su ciò che rimarrà della sabbia dorata.

Marco Corazza

 

A San Stino evacuate 5 famiglie

Crea allarme anche il Fosson. La Polizia locale ha allertato i cittadini con i magafoni

La casa di riposo a San Stino di Livenza isolata, a Portogruaro il centro città rimane inondato, a Concordia si cerca di difendere il Municipio, a San Michele le campagne sono un lago e ad Annone il Loncon non lascia scampo.
È un bollettino di guerra quello lasciato dal maltempo sul Portogruarese in 48 ore. La criticità è diffusa ma gli interventi di Protezione civile, Forze dell’ordine, Consorzio di Bonifica e Vigili del fuoco sono stati focalizzati per aiutare la popolazione. Come nel caso della Fondazione Zulianello, lungo il canale Fosson a San Stino, che di fatto da ieri mattina ha isolato gli anziani ospiti con l’omonima strada allagata. Per tutti fortunatamente non ci sono state problematiche, grazie all’intervento dei soccorritori. «A Portogruaro sono stati momenti di tensione verso mezzogiorno – racconta il sindaco Bertoncello – il Reghena è esondato in più punti e solo l’intervento della Protezione civile e dei tecnici del Consorzio ha evitato il peggio».
Sugli argini a ridosso del rione dei Frati sono stati sistemati i sacchi di contenimento lungo gli argini. Purtroppo non c’è stato niente da fare a sant’Agnese, finita sott’acqua già nella notte.
A Concordia si è reso necessario alzare le barriere per non lasciare il municipio in balia del Lemene. A San Michele dopo le problematiche per il canale Taglio di ieri, le campagne da nord a sud sono rimaste inondate come un lago, mentre il Tagliamento continua a crescere. «La bonifica di Sette Sorelle è un altro punto nero -spiega l’ingegner Grego del Consorzio di Bonifica – un guasto all’impianto elettrico ha mandato in tilt l’idrovora. Siamo riusciti a sopperire con il nostro “Andreotti”,come lo abbiamo simpaticamente soprannominato».
Già, perchè i tecnici hanno dato nuova vita ad un motore diesel del 1927, restaurato negli ultimi anni per una mostra, ma messo in efficienza a tempo di record per rimettesi al lavoro come se fosse il primo giorno, lasciando così spazio anche all’orgoglio prima di tornare a lavoro.

M.Cor.

 

SAN DONA’ – Ieri mattina Piavon, Piveran e Brian sembravano sul punto di esondare, poi il miglioramento    

A SAN DONA’ – Situazione sotto controllo, ma rimane alto lo stato d’allerta. Sceso il livello Piave (riaperto il parcheggio del Parco Golenale), di circa 2,50 metri, le preoccupazioni hanno riguardato i canali. La situazione in mattinata era apparsa critica, apparendo imminente l’esondazione del sistema Piveran – Piavòn – Brian. «Il grandissimo lavoro di consolidamento degli argini da parte della Protezione Civile e del Consorzio di Bonifica, con l’attivazione delle idrovore – ha spiegato il sindaco Andrea Cereser – ha permesso di governare la situazione molto bene e ricondurre i disagi entro limiti accettabili». Allagamenti sono stati registrati in alcuni parchi, in particolare il Parco delle Rose, e lungo via Sant’Osvaldo. Per un paio di garage in via degli Esposti è stato necessario l’intervento della Protezione Civile con pompe e sacchi di sabbia. Nel pomeriggio si è resa necessaria la posa di sacchi di sabbia e il consolidamento di argini soprattuto a Mussetta di Sopra, a Isiata, Cittanova e Fossà. Limitate esondazioni verso la campagna sono avvenute a Isiata, da parte del Canale Ramo, e a Fossà, da parte del Piavòn. (F.Cib)
A SAN STINO – Cinque famiglie evacuate in località Sette Sorelle per lo straripamento del canale Loncon, allarme allagamento per una trentina di famiglie di Corbolone e San Stino per l’esondazione del canale Fosson. L’acqua ha circondato la casa di riposo senza, al momento, creare problemi particolari. A causa dell’acqua in strada, via Fosson è chiusa al traffico per 500 metri proprio all’altezza della casa di riposo. La Polizia locale ha dato l’allarme ai cittadini con il megafono. Ininterrotto il lavoro dei volontari della Protezione civile sanstinese. In due giorni hanno preparato e distribuito tre mila sacchetti di sabbia e hanno effettuato una costante attività di monitoraggio dei corsi d’acqua e delle situazioni più a rischio.

(G. Pra.)

 

A FAVARO  – Dese a rischio a Ponte Alto

La pioggia continua di questi giorni sta creando parecchi problemi anche nel territorio di Favaro.
Situazioni critiche vengono segnalate in Via Piovega e Via Triestina a Tessera e in Via Orlanda a Campalto, dove i fossi sono ormai stracolmi e i terreni agricoli sono diventati degli enormi specchi d’acqua e in località Ponte Alto, tra Cà Noghera e Dese, dove il livello del fiume Dese, nei pressi del confine amministrativo con il Comune di Marcon, fa davvero paura perché è a solo una decina di centimetri dal punto di tracimazione.
La criticità maggiore si è, però, registrata in Via Cà Colombara, a Favaro Veneto, dove la strada che collega il capoluogo a Dese, subito dopo il civico 29, è finita per gran parte sott’acqua.
Sul posto ieri mattina è intervenuta la Protezione civile comunale che per mezzo di alcune pompe idrauliche, mentre la polizia locale teneva a bada il traffico, è riuscita ad incanalare l’acqua verso un’area di maggior deflusso.
Peraltro Via Colombara è una zona a forte rischio allagamenti, tant’è che con le alluvioni del 2007 e 2008 molte abitazioni di questa strada sono state invase dall’acqua.
Sia Fabrizio Zabeo, presidente del comitato allagati di Favaro, che il vicepresidente della Municipalità Angelo Lerede, intervenuti ieri in tutte le situazioni problematiche, non hanno fatto altro che richiamare la necessità di fare continua opera di manutenzione ai fossi, essendo questo genere di operazione fondamentale per prevenire possibili allagamenti.

Mauro De Lazzari

 

I lavori sulla rete degli ultimi quattro anni hanno prodotto risultati

Riviera e Miranese, rientra l’allarme

Il Brenta-Cunetta resta monitorato costantemente dai tecnici

In Riviera del Brenta e nel Miranese la situazione era, almeno fino a ieri sera, sotto controllo. Lo stato di allerta rimane anche se ieri nei Comuni del territorio non si sono registrati particolari problemi o criticità.
Situazione buona soprattutto nel territorio della Riviera del Brenta posto a sud del canale Naviglio. E questo non solo perché la zona è stata risparmiata dalle piogge intense cadute in altri territori. C’è infatti anche chi riconosce il merito di tale risultato alla realizzazione di numerose opere di compensazione idraulica che dal 2009 hanno interessato i territori dei comuni di Stra, Vigonovo, Fossò, Camponogara, Campagna Lupia, Campolongo Maggiore e parte di Dolo.
Succede raramente, ma questa volta l’elogio arriva dagli stessi amministratori pubblici ed è rivolto all’indirizzo del Consorzio di bonifica Bacchiglione, uno dei rari enti pubblici gestito economicamente dai propri consorziati tramite il pagamento di contributi obbligatori corrisposti da tutti i proprietari di fabbricati e terreni.
«La ricalibratura e la rinaturalizzazione dell’importante scolo Brentoncino, con la creazione di golene di espansione per 860 metri e di un’area umida di 17.000 metri quadrati, ha consentito di mettere in sicurezza gran parte del territorio posto a nord del fiume Brenta-Cunetta – dice il vicesindaco e assessore all’urbanistica di Campagna Lupia, Andrea Tramonte. La realizzazione del nuovo by pass idraulico a Vasi di Bojon sarà un ulteriore passo avanti per fare defluire rapidamente l’acqua in laguna. Nuovi lavori di miglioria idraulica sono in corso anche nel territorio a sud del Brenta-Cunetta».
Passata momentaneamente la paura per il rischio idraulico determinato dall’acqua caduta dal cielo, l’attenzione si sposta ora verso i grandi corsi d’acqua, primo fra tutti il Brenta-Cunetta, il cui livello da ieri mattina è costantemente in crescita per l’acqua proveniente dalla montagna.
Situazione sotto controllo anche nel Miranese dopo i timori dell’altro ieri. La pioggia non più battente come nei giorni scorsi ha consentito ai canali del territorio di respirare.
È rientrata dunque l’emergenza esondazioni a Mirano, Martellago, Noale e nella zona del salese. Il livello dei fiumi, specie Dese e Marzenego, che era salito in modo preoccupante per le continue piogge, tracimando anche in alcuni punti, già nella serata di venerdì ha iniziato a calare e ieri si è potuto tirare un sospiro di sollievo.
I volontari della protezione civile di Martellago, che con gli uomini del Consorzio Acque Risorgive continuano comunque a monitorare costantemente i canali, ieri notte hanno dovuto effettuare un solo intervento, la chiusura temporanea di via Cavino, al confine tra Maerne e Salzano, dove il sottopasso lungo la linea ferroviaria si era allagato: il problema è stato risolto rapidamente e la strada in mattinata era già riaperta.

Vittorino Compagno – Nicola De Rossi

 

Gazzettino – Allagamenti

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1

feb

2014

IDROVORE – Mobilitato il personale del Consorzio di bonifica per le esondazioni di fiumi e canali irrigui nel Veneto orientale, dove in meno di 24 ore sono caduti 150 millimetri di pioggia

IL CONSORZIO «La situazione è critica, in 24 ore sono caduti 150 mm di pioggia»

San Donà. Il Piave sorvegliato speciale

SAN DONÀ DI PIAVE – Situazione ancora sotto controllo ieri in tutto il territorio. In via Lungo Piave Superiore sono state messe le transenne per chiudere il parcheggio del Parco golenale, per una possibile piena. Gonfi i canali soprattutto Grassaga e Silos. Risolto un problema di allagamento nell’area antistante la materna “Italo Calvino” di Cittanova. Sotto osservazione due parchi il Delle Rose e San Luca. In allerta la Protezione civile. A Noventa chiuso il ponte di barche. Proclamato lo stato di allerta con monitoraggio serale e durante la notte per il Circogno e per il Grassaga. Per il Piave stato di attenzione, ma la situazione non appariva preoccupante.

(f.cib.)

 

VENETO ORIENTALE – Sono tracimati Reghena, Livenza e molti canali irrigui. Appello della Protezione civile: chi può si unisca per dare aiuto

Veneto orientale sott’acqua, nella notte tra giovedì i ieri la situazione è precipitata con i canali che erano al limite da troppo tempo. Nel Portogruarese non c’è stato corso d’acqua che non sia tracimato. Già a mezzogiorno il Reghena era esondato a Portogruaro, mentre il Lemene e il Versiola hanno inondato parte del centro storico. Mentre i Comuni cercano di informare la popolazione, anche attraverso Internet, lanciano l’appello affinchè la popolazione si unisca alla Protezione civile per preparare i sacchi. A Fossalta e San Michele il Taglio s’è riversato sui campi, così come il Cavrato, mentre il Tagliamento è sorvegliato speciale. Paura per il Livenza, che a monte è esondato già ieri mattina. «Non muovetevi da casa se non è strettamente necessario» hanno ribadito dal Consorzio di bonifica. Un invito che la stessa amministrazione comunale di Portogruaro aveva presentato nei giorni scorsi.
Del resto la situazione non è mai stata così critica come ora. «La criticità è diffusa – spiega l’ingegner Sergio Grego del Consorzio di bonifica del Veneto orientale – ha iniziato a piovere incessantemente già nella serata di giovedì. Sono caduti oltre 150 millimetri di pioggia in meno di 24 ore. C’è stato di peggio nel recente passato, ma il vento di scirocco, le maree e le piogge a monte hanno contribuito a innescare una vera bomba d’acqua che ci siamo quindi messi a gestire». Già da ieri notte il personale della bonifica era in allerta su tutto il territorio. La criticità è iniziata verso le 11.30, con l’alta marea. «La situazione è in peggioramento – spiega ancora Grego – è tracimato il San Giacomo, nell’omonimo rione di Portogruaro. Poi abbiamo registrato infiltrazioni dal Reghena, Malgher, Lemene, quando dalla pedemontana pordenonese hanno iniziato a scolmare». Nell’area delle “Sette Sorelle”, tra le campagne di San Stino e Concordia, il Malgher ha provocato diversi danni. Così anche il Taglio tra Teglio e Morsano, ma anche tra San Michele, Portogruaro e Fossalta.
«La situazione, dopo una tregua nel pomeriggio è tornata a precipitare in serata – spiega Grego – dalle 19 i canali sono tornati ad alzarsi». Soccorse anche tre persone anziane a Portogruaro. «Si tratta di anziani che vivono soli e che avevano l’acqua in casa – spiega Luca Villotta, coordinatore mandamentale della Protezione civile – abbiamo posizionato dei sacchi per bloccare l’evento, ma la situazione è mutata continuamente». Numerosi gli interventi per soccorrere persone in difficoltà.
Da ieri mattina sono stati attivati oltre un centinaio di volontari della Protezione civile. «Tutte le sezioni del territorio sono al lavoro da giovedì notte – spiega ancora Villotta – ma con il passare delle ore sono arrivati altri rinforzi». Chiuso anche viale Venezia nel tratto della Statale 14. In corrispondenza della confluenza di Reghena e Lemene l’acqua è fuoriuscita inondando borgo Sant’Agnese. Molte altre strade comunali sono state chiuse in tutta la zona, compresi i sottopassi e il “Ponte della Bruna” a San Michele per l’esondazione del canale scolmatore del Tagliamento. Difficoltà anche a Concordia, dove il Lemene ha lambito il municipio e a Sindacale, con la popolazione allo stremo da ore per posizionare i sacchi. Intanto la Polfer ha continuato a monitorare i ponti ferroviari, con i fiumi che sono finiti al limite di sicurezza.

 

CAVARZERE – Piove in classe, chiusa una scuola d’infanzia

CAVARZERE – Il sindaco ordina la chiusura della scuola dell’infanzia di Ca’ Matte per inflitrazioni d’acqua, restano a casa una trentina di bambini. La pioggia di questi giorni ha messo a dura prova l’istituto scolastico della frazione cavarzerana. Un edificio vecchio che, da tempo, aspetta i finanziamenti per il restauro. Il tetto versa in un cattivo stato di conservazione e con le condizioni meteorologiche di questi giorni ha messo in luce tutta la sua precarietà. L’acqua, scesa lungo i muri interni, ha danneggiato l’impianto elettrico e per evitare che i bambini siano a rischio, il sindaco Henri Tommasi ha firmato l’ordinanza di chiusura finché il problema non sarà risolto. «Già lunedì ci incontreremo con il dirigente scolastico Filippo Sturaro per cercare una soluzione provvisoria», ha affermato Tommasi. Si sta pensando di distribuire i bambini nelle altre scuole materne con un servizio navetta. Da tempo sono stati chiesti dei finanziamenti per il recupero dell’edificio, soldi che non sono mai arrivati. «Dopo questo incidente cercheremo di accelerare lo stanziamento dei fondi Cipe», chiude il sindaco.

Filippo Greggio

 

«Non muovetevi da casa»

LITORALE IN GINOCCHIO – Nuova mareggiata sull’arenile. Gravi danni a Jesolo e Caorle

JESOLO – Pioggia e vento di scirocco: una nuova mareggiata si è abbattuta sulla spiaggia di Jesolo. Ancora una vola la zona più colpita è quella della pineta, dove la furia del mare ha “mangiato” nuove fette di spiaggia, portandosi via anche la sabbia delle dune alzate a protezione. Critica la situazione anche all’altezza di piazza Mazzini dove le onde sono arrivate fino all’accesso a mare. È andata meglio nella zona del faro grazie alle barriere di sabbia che sono riuscite a contenere le onde. Prima di quantificare i danni sarà necessario che la situazione meteo si stabilizzi, anche se preoccupano le previsioni delle prossime ore. Senza dimenticare che nel conto finale andranno aggiunte le spese per la pulizia della spiaggia nuovamente invasa da tonnellate di rifiuti trascinati in mare dal Piave e dal Sile.

(g.bab. – r.cop.)

 

Tracima il Dese nel Miranese

Emergenza a Noale, Scorzè e Martellago, sotto assedio la storica Rocca dei Tempesta

MARTELLAGO – Giornata di massima allerta a Martellago, con un canale che è anche lievemente tracimato, ieri, a causa delle continue piogge. I fiumi, in particolare il Dese e il Marzenego, si sono alzati fin quasi al limite e di prima mattina in via Ca’ Nove, uno dei punti a maggior rischio idraulico del territorio, la Piovega, affluente del Dese, ha iniziato anche a tracimare minacciando le case vicine. I volontari della Protezione civile e gli operai comunali sono dovuti intervenire subito alzando gli argini con sacchi di sabbia per evitare l’esondazione.
A Noale l’allerta è rimasta fino a tarda serata a Noale. Verso le otto, il Marzenego è tracimato all’altezza della Rocca dei Tempesta andando a formare grandi pozzanghere sulla strada regionale 515, a due passi dall’incrocio delle «quattro strade», dove si uniscono le piazze del centro storico. La polizia municipale ha subito segnalato il problema istituendo il limite a trenta chilometri orari. La piena è stata smaltita anche attraverso lo scolmatore del consorzio che devia parte delle acque sul rio Roviego. Predisposte in anticipo transenne per chiudere le strade nelle aree più a rischio come via Ongari, via Bregolini, via Ronchi, via Ramo Ronchi, via Crosariol, via Colombara, via Brugnole.

 

NEL WEEKEND – In Riviera del Brenta si teme ancora il peggio

In Riviera del Brenta si teme il peggio in attesa di ulteriori piogge annunciate nei prossimi due giorni. Proprio oggi a Campolongo Maggiore è in programma una manifestazione dell’associazione “Brenta sicuro” che si batte per la sicurezza degli argini. Le acque piovane stanno alimentando fossati e soprattutto gli scoli consorziali. Nella serata di ieri erano sotto osservazione diversi collettori a rischio esondazione, specialmente a Camponogara. Per il momento si segnala qualche allagamento qua e là, a Vigonovo e Fossò, sulle strade e sulle zone con le solite problematiche di natura altimetrica. I problemi maggiori potrebbero arrivare nei prossimi dai corsi d’acqua di media portata, tipo il Serraglio a Dolo, canali che raccolgono l’acqua piovana e vengono alimentati dai fossati della rete idraulica minore.
A Mira la Protezione civile di Mira è in stato d’allerta per il livello dei canali nel territorio comunale. Ieri mattina a Oriago in via Ghebba è intervenuta per sostituire una pompa di sollevamento sul Cesenego, che si era temporaneamente bloccata. Una misura precauzionale nel caso la situazione del livello del canale fosse aumentata nell’arco della giornata ma la rete idrografica è riuscita a drenare l’acqua.

(Hanno collaborato Vittorino Compagno, Nicola De Rossi, Luisa Giantin, Gabriele Pipia, Gabriele Vattolo)

 

I fiumi ai livelli di guardia

MIRANO – Torna la paura in tutto il Miranese, dove i canali hanno raggiunto i livelli di guardia, tenendo impegnati tecnici di Comuni, enti di bonifica e volontari della protezione civile. Mobilitate fin da giovedì le squadre del consorzio Acque Risorgive. Situazione di massima allerta ieri mattina, con i principali fiumi del territorio che hanno raggiunto il livello massimo, poi sceso nel corso della giornata. Nel tardo pomeriggio però ha ripreso a piovere e la preoccupazione, in particolare per Dese, Marzenego e Muson dei Sassi, è tornata a salire. Ha rischiato di esondare in mattinata il Marzenego in pieno centro a Noale, dove il fiume è tracimato per alcuni metri vicino all’incrocio del centro, allagando parzialmente la Noalese, senza tuttavia creare problemi al traffico.

Marzenego impetuoso anche in centro a Robegano di Salzano.

Squadre consortili e protezione civile sono intervenute a Scorzè, sul Dese, a monte del mulino dell’Orsa, per realizzare una trincea di sacchi di sabbia e contenere una tracimazione dovuta a un sifonamento sull’argine.

Sotto sorveglianza anche il Muson, che a Stigliano, Santa Maria di Sala, ha lambito il ponte storico e alcune case. A Mirano strade allagate e chiuse al traffico a Campocroce, a sud del Lusore e a ovest di via Chiesa. Tecnici comunali, polizia locale e volontari della Protezione civile restano in allerta anche per monitorare il livello del Muson e del canale Taglio. A Martellago in via Canove, sul canale Piovega, la protezione civile del Miranese ha dovuto alzare argini con sacchi di sabbia per evitare possibili tracimazioni.

Filippo De Gaspari

 

Fontanazzi in Riviera straripa il “Comuna” 

MIRA – Preoccupazione anche in Riviera del Brenta per il livello dei fiumi e dei canali che stanno crescendo in modo molto vistoso con il passare delle ore. A Mira e Dolo preoccupano il livello di Naviglio, Novissimo e Lusore. A Malcontenta, da ieri sera, i cittadini sono preoccupati per la tenuta del canale Scolmatore che porta l’acqua in laguna costeggiando via Foscara. È molto alto ad Oriago anche il livello del Lusore, mentre nella zona fra Marano e Mira è tracimato il canale Comuna nelle aree golenali a ridosso dei campi da tennis. Paura a Pianiga per il Pionca e il Serraglio. A preoccupare più di tutti, però, è la tenuta del Brenta nella zona della Riviera sud cioè a Campolongo, Fossò e Vigonovo. Si sono già verificati diversi fenomeni di fontanazzi. «Da questo pomeriggio», spiega il sindaco di Campolongo Alessandro Campalto, «siamo costantemente in contatto con i tecnici del Genio civile per capire come si evolverà la piena del Bacchiglione nel Padovano, che poi si riverserà nel Brenta».

(a.ab.)

 

Il comitato Iris aderisce alla campagna di Legambiente: «Siamo già pieni di abitazioni sfitte»

PADOVA – Proliferano i laghetti in città: dopo quello a Padova Est anche in via Canestrini le piogge di questi giorni hanno formato una grande pozza d’acqua che non convince i residenti visto che «qui i cantieri devono ancora iniziare», spiega il portavoce del Comitato Iris, Ernesto Ginestri.

E si riapre la ferita mai chiusa del progetto urbanistico: «In quest’area verde, tra il Parco iris, via Canestrini e via Forcellini, il Comune vorrebbe lasciare costruire altri 140 appartamenti, alla faccia del rischio allagamenti e della difesa del verde», ricorda Ginestri, «Eppure non c’è bisogno di nuove case: basta andare sul sito immobiliare.it per vedere che su un raggio di 1 km da quest’area verde, si possono trovare più di 200 abitazioni in vendita».

Il Comitato ha aderito alla campagna Via le mani dalla Città, promossa da Legambiente per chiedere ai candidati sindaco alle prossime amministrative impegni concreti sul fronte ambientale, a partire dalla riduzione della capacità edificatoria.

«Questa mattina dalle 10 alle 13, in piazzetta Forcellini, raccoglieremo le firme dei cittadini», annuncia Francesco Ranieri, studente IUAV e attivista Legambiente.

«Questa è una zona che si allaga facilmente», sottolinea Ginestri, «Il Comune ha detto che serve una nuova idrovora per scaricare l’acqua nel S. Gregorio, ma l’idrovora ancora manca e, anche ci fosse, potrebbe essere inutile in caso di piena del Bacchiglione. Abbiamo raccolto 5.000 firme, che chiedono di non edificare ancora in quest’area e siamo sconcertati dalla risposta del Sindaco Rossi affidata all’assessore Dalla Vecchia, con cui il Comune afferma di voler cambiare il progetto spostando le case di qualche decina di metri a nord, ma sempre all’interno della medesima area verde a rischio allagamenti».

(e.sci.)

 

Scolmatore Limenella-Fossetta, lavori ancora fermi 

PADOVA – Molti davano per scontata la partenza dei lavori del canale scolmatore di piena Limenella-Fossetta, già finanziato da Comune e Regione, progettato già dieci anni fa, che dovrebbe garantire la sicurezza idraulica per Padova Nord (Sacro Cuore, Altichiero, Arcella e Pontevigodarzere). Invece l’intervento tecnico è ancora fermo. Tutta colpa della burocrazia che, ancora oggi, impone troppi vincoli amministrativi. Il bando di gara, emanato dal Consorzio di Bonifica Bacchiglione Brenta, per la realizzazione delle opere civili del primo stralcio, finanziate con 11.279. 951 euro, è partito il 10 luglio 2012. Le offerte sono state tredici. A maggio del 2013 è stata fatta la verifica di congruità sull’azienda che si è aggiudicato l’appalto, mentre, nel frattempo, la seconda in graduatoria ha presentato ricorso al Tar. La prima classificata è stata giudicata decaduta “perché non poteva più esporre la regolarità contributiva”. I tecnici del Consorzio, con sede in via Vescovado, stanno sottoponendo a verifica la seconda in graduatoria e, quindi, sempre se la posizione risulterà regolare, l’appalto sarà assegnata fra due-tre mesi. «Noi come Consiglio di Quartiere Nord abbiamo considerato tale opera come la priorità delle priorità», dice Federico Bruson, coordinatore della commissione urbanistica, «Purtroppo la burocrazia va avanti a passi di lumaca». Nel frattempo gli amministratori del Consorzio Bacchiglione Brenta non sono rimasti con le mani in mano. Proprio negli ultimi tempi sono stati spesi 1.100.000 euro per potenziare gli impianti padovani a tutela del rischio idraulico. 750.000 per la riqualificazione e l’ammodernamento dell’impianto di San Lazzaro.

(f.pad.)

 

«Difesa del territorio, un deficit culturale»

Il responsabile della Protezione civile Gabrielli: «Appena superata la criticità, si passa ad altro» 

PADOVA «Stringiamoci a coorte, il momento è difficile». Usa un passo dell’inno di Mameli il responsabile nazionale della Protezione civile, Franco Gabrielli, per richiamare l’intero Paese in difesa del territorio, bene comune primario sempre più a rischio ogni qual volta il maltempo colpisce l’Italia. Ieri mattina il prefetto Gabrielli era a Padova per partecipare al convegno “Il nuovo meccanismo della Protezione Civile Europea per l’Europa delle Regioni”, organizzato dall’europarlamentare Elisabetta Gardini, deputato del gruppo Ppe al Parlamento Europeo. «Stiamo seguendo l’evolversi della situazione in Veneto, in Lazio, in Toscana, in Emilia Romagna, regioni che sono in condizioni di pericolo», ha risposto Gabrielli ai cronisti dopo aver fatto il suo intervento al convegno. «Stiamo monitorando e verificando se le strutture regionali hanno bisogno del sistema nazionale», ha sottolineato, «in questo momento, in alcuni ‘teatri’, la situazione è in miglioramento, in altri c’è una persistenza di precipitazioni. Ma c’è tutta una serie di variabili che possono cambiare da un momento all’altro. L’abbiamo visto con il Secchia: una situazione tendenzialmente governabile è diventata ingovernabile, perché si sono rotti 100 metri di argine». A Padova, dove ieri pomeriggio si attendeva la piena del Bacchiglione, la tenuta idrogeologica è un problema sentito, dopo che nel novembre 2010 diversi fiumi (Bacchiglione, Frassine, Tesina) hanno rotto gli argini provocando alluvioni in varie zone del territorio provinciale.

«Per quanto riguarda le tematiche del Cadore», ha aggiunto Gabrielli, «la principale attività è stata rimessa agli esercenti dell’energia elettrica, che stanno lavorando. Ma preoccupano di più le condizioni dei fiumi, perché possono portare a problemi di maggiore gravità. In questo momento ci preoccupa l’Arno. Purtroppo questo è un Paese in condizioni ormai di pericolo per la stessa incolumità delle persone».

A supportare l’amara constatazione di Gabrielli è la frequenza con cui negli ultimi anni fenomeni meteorologici ed eventi naturali provocano gravi emergenze ambientali e civili.

«La mancanza di sensibilità su questi temi è purtroppo culturale, riguarda sia i cittadini che le istituzioni», ha aggiunto Gabrielli, «sono temi di norma vissuti solo in coincidenza con l’urgenza dell’evento negativo verificato. Ma facendo così, appena finito il momento di criticità, si passa ad altro. Se mi capita di andare in città che vanno sotto acqua e 50 chilometri di fiumi sono stati tombinati o sono stati fatti 20 condoni, il problema di chi è? Del cambio climatico o di chi non ha governato? Il nuovo meccanismo di Protezione civile europea dovrebbe garantire maggiore collaborazione tra Stati e più finanziamenti dall’Europa».

Simone Varroto

 

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