Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui

Gazzettino – Campolongo. “Salvateci dall’alluvione”

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

11

set

2013

CAMPOLONGO – Il Comitato “Brenta sicuro”: «Argini a pezzi, rischiano di crollare»

Il 21 settembre sit-in di protesta assieme ai sindaci sul ponte di Bojon

«Salvateci dall’alluvione». Il comitato «Brenta sicuro» lancia l’allarme: gli argini del Brenta tra Bojon e Sandon sono a rischio crollo. Anzi in molti punti gli argini sono già crollati ed alcuni alberi si sono addirittura staccati finendo nell’acqua. Buchi enormi e voragini si sono aperti dal lato interno dell’argine tanto che, nel corso dell’ultima piena del maggio 2013, si sono verificate paurose infiltrazioni d’acqua che dall’argine si sono allargate sulla strada per circa un centinaio di metri.

Sabato 21 settembre alle ore 10, presso il ponte che collega Bojon con Campolongo Maggiore, si terrà un sit-in di protesta del comitato con la presenza dei sindaci rivieraschi per chiedere agli enti competenti, come Genio Civile e Regione Veneto, un intervento urgente per la messa in sicurezza degli argini. Il problema interessa tutto il tratto che da Stra raggiunge Campolongo Maggiore, ma si estende fino a Piove di Sacco. Il rischio è che una nuova piena possa far cedere gli argini con rischio di alluvioni.

Uno studio fotografico della Protezione Civile aveva messo alla luce già qualche mese fa la gravità del problema e, sulla scorta di tale studio, si era tenuta una riunione con i sindaci della zona interessata ai crolli per sollecitare la Regione a farsi carico del problema.

«Purtroppo noi sindaci – dice il primo cittadino di Campolongo Maggiore, Alessandro Campalto – abbiamo le mani legate. Non abbiamo competenza in materia pur essendo il nostro territorio attraversato dal fiume».

Il taglio del Brenta, quindi, che parte da Stra e raggiunge Brondolo, necessita di interventi urgenti tanto che, su questo, erano giunte parole rassicuranti da parte dell’assessore regionale Maurizio Conte. Oltre ai classici fontanazzi, ciò che preoccupa maggiormente sono le infiltrazioni dall’argine.

«Come sindaci abbiamo inviato una nuova richiesta di intervento alla Regione e al Prefetto che già ci aveva indicati come i primi responsabili della sicurezza. Nel caso in cui il problema degli allarmi da noi sollevato sia infondato, chiediamo almeno che la Regione o il Genio Civile ci metta nero su bianco che non esistono motivi di preoccupazione». La preoccupazione si sta allargando anche i Comuni limitrofi alle zone direttamente interessate tanto che il 21 settembre i sindaci prenderanno parola esponendo le loro preoccupazioni.

Emanuele Compagno

 

FIESSO – Inaugurato ieri a Fiesso d’Artico, alla presenza di autorità e cittadini, l’impianto idrovoro, realizzato dal Consorzio di bonifica Acque Risorgive, lungo lo scolo Castellaro. Il tutto grazie al contributo economico di Consorzio, Regione e comune di Fiesso. A tagliare il nastro, oltre al presidente del Consorzio Ernestino Prevedello, il sindaco Andrea Martellato, il presidente dell’Unione veneta bonifiche Giuseppe Romano, l’assessore regionale all’Ambiente Maurizio Conte. Presente alla cerimonia anche l’on. Roberto Caon. All’esterno dell’impianto idrovoro è stata scoperta una targa che riassume i dati salienti di questo intervento che, come ha ricordato il presidente Prevedello, era atteso dalla popolazione ed è stato realizzato grazie al gioco di squadra tra le istituzioni territoriali.
L’idrovora è necessaria per ridurre il rischio idraulico. Le tre pompe, che sollevano ciascuna 700 litri di acqua al secondo, sono poi state messe in funzione dal direttore del consorzio Carlo Bendoricchio, che ha illustrato il funzionamento dell’impianto. Soddisfazione è stata espressa anche dall’assessore Conte, che ha ricordato come quest’opera sia il frutto di una nuova consapevolezza in tema di sicurezza idraulica che si sta diffondendo tra amministratori e popolazione.
Ai cittadini si è rivolto infine il sindaco facendo loro appello perché collaborino con le istituzioni nella pulizia dei fossati: «Se ciascuno mette in atto il proprio senso civico potremmo insieme vivere più sereni, anche di fronte al rischio delle alluvioni». (g.d.c.)

 

Gazzettino – Fiesso d’Artico. Completata l’idrovora.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

4

set

2013

Il sindaco: «Servirà a tutelare il territorio»

FIESSO – Sarà inaugurato sabato 7 settembre, alle ore 10.30, l’impianto idrovoro realizzato dal Consorzio di bonifica Acque Risorgive lungo lo scolo Castellaro, nel territorio comunale di Fiesso d’Artico. L’opera, inserita in un progetto più ampio di ricalibratura e rinaturalizzazione del corso d’acqua finalizzato a garantire una maggiore sicurezza idraulica del territorio, è stata finanziata per 1 milione di euro dalla Regione Veneto e per 750 mila euro dal comune rivierasco.

«La riduzione del rischio idraulico – fa notare il presidente, Ernestino Prevedello – rappresenta una priorità verso la quale è orientato l’impegno quotidiano del Consorzio d’intesa con le Amministrazioni locali e la Regione. Quello realizzato a Fiesso d’Artico è uno degli interventi strutturali sulla rete idrografica più significativi e attesi dalla popolazione».

Già sotto l’amministrazione guidata da Daniela Contin, la popolazione aveva chiesto interventi di adeguamento della sicurezza idraulica, dopo che diverse abitazioni erano finite allegate a causa delle piogge torrenziali.

«Di solito le inaugurazioni festeggiano un traguardo. In questo caso – afferma il sindaco Andrea Martellato – si tratta invece di una tappa di un percorso più complesso che mira a tutelare e valorizzare il nostro territorio. Dal punto di vista del dissesto idraulico a Fiesso d’Artico molto è stato fatto fino ad oggi, dalla pulizia e risezionamento dei capifosso al continuo monitoraggio, dalla ricalibratura e costruzione dell’impianto idrovoro nello scolo Castellaro alle riprese e video-ispezioni delle condotte. Ora proseguirà con i lavori idraulici su via Piove. Tutto questo grazie anche alla collaborazione con la Protezione Civile che ci ha fornito un quadro conoscitivo ed esaustivo sullo stato di manutenzione dei fossi».

Il nuovo impianto, con una capacità di sollevamento di 2.100 litri/secondo garantita dall’utilizzo di 3 pompe, è in grado di asservire un territorio di circa 534 ettari prevalentemente urbanizzato; il suo funzionamento è automatico con monitoraggio a distanza tramite il telecontrollo. Oltre all’idrovora, il Consorzio Acque Risorgive ha provveduto anche ad aumentare la portata dello scolo Castellaro. (gdc)

 

FAVARO – I comitati locali appoggiano la battaglia del sacerdote contro le opere dannose per l’ambiente

Anche il comitato allagati di Favaro a fianco di Don Albino Bizzotto. Ieri Fabrizio Zabeo, presidente del gruppo favarese che si batte per la salvaguardia del territorio dal rischio idraulico, assieme all’ingegnere Alessandro Pattaro di «Ideasostenibile» e di Michele Boato, storico ambientalista, ha fatto visita a Don Albino Bizzotto, animatore dei Beati i Costruttori di Pace, che da dodici giorni digiuna contro la realizzazione delle Grandi Opere in Veneto.

«Progetti ciclopici, finanziariamente onerosi e spesso realizzati a pregiudizio dell’ambiente – ha affermato Zabeo, che oggi e domani digiunerà per solidarietà con Don Albino. Uno scempio ambientale che può declinarsi come consumo di suolo, perdita di biodiversità, antropizzazione del territorio, aumento delle criticità ambientali, frammentazione della rete ecologica, sperpero di denaro pubblico».

«La protesta di Don Albino – ha aggiunto Pattaro – offre dignità e legittimità alle rivendicazioni spontanee dai cittadini del nostro territorio, critica un modello di sviluppo non sostenibile, rende consapevoli di uno stile di vita dal tenore sempre più elevato e dall’impronta ecologica non commisurata alla biocapacità ambientale».

Il comitato allagati di Favaro, come molte persone e associazioni, condivide la protesta di Don Albino perché ritiene ingiustificata, e soprattutto dannosa, la continua cementificazione del territorio, le cui conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, a cominciare dal pericolo rappresentato dalle frequenti inondazioni che si verificano ogni qualvolta piove con un pò più di insistenza.

«Da qualche anno – ha proseguito Zabeo – ovvero da quando la nostra protesta ha varcato la soglia di molte istituzioni, bisogna dire che qualcosa in più è stato fatto per quanto riguarda la tutela del territorio. Ma ciò non basta – ha proseguito – perché da qui alla totale messa in sicurezza delle realtà in cui viviamo la strada è ancora molto lunga e se non si comincia ad operare con la dovuta attenzione le criticità ambientali andranno aumentando, anziché diminuire».

A sposare la protesta di Don Bizzotto contro l’inutilità di certe opere, sempre per restare nell’ambito favarese, vi è anche il comitato «By pass di Campalto», da tempo impegnato a contrastare la realizzazione da parte di Anas di quei due chilometri di bretella che secondo i progettisti dovrebbe sgravare il centro di Campalto dal traffico di attraversamento, ma che gli abitanti giudicano inutile.

«In zona urbana – dicono i residenti – – non è sostenibile la costruzione di una strada statale che mantiene tutte le caratteristiche di una tangenziale a scorrimento veloce. Nelle aree residenziali urbane, come quella di Campalto, appunto, si devono costruire, se necessario, solo strade comunali di quartiere che legano il tessuto urbano senza dividere il territorio».

 

Troppe tasse, meglio l’agricoltura

Si prepara la variante della svolta: ridotte le aree edificabili e artigianali

Le varianti ai tempi della crisi: dietrofront sui terreni che da edificabili diventano agricoli, abbassamento degli indici di fabbricabilità e addio ad aree artigianali, industriali e ai capannoni perchè si prende atto della pericolosità idraulica di intere zone.

È questo lo spirito che ispira la prossima variante urbanistica in fase di redazione dallo studio A.U.T. di Fontanafredda, che ha ricevuto l’incarico dal Comune per la progettazione dello strumento in adempimento delle disposizioni di legge in materia di vincoli espropriativi e procedurali. In realtà la variante (la numero 68 e dovrà passare in consiglio) ha recepito anche diverse richieste di privati e amministrazione. Torri, aumento di cubatura, centri commerciali? No, non c’e più niente di tutto questo.

VIA I CAPANNONI ARTIGIANALI – È il trend più preoccupante raccolto dalla nuova variante: la scomparsa delle attività artigianali-industriali. Dodicimila metri quadrati artigianali spariscono a Ronche al confine con Caneva, nella zona che diventa terreno agricolo. Ma la parte più ampia scompare a Cornadella: 50 mila metri rischiano di essere sottratti al settore artigianale. La variante prevede il riassetto complessivo della zona mista industriale commerciale DH2.1 di Cornadella: l’area verrà regolata per edificazione diretta e in gran parte nella zona esondabile diventerà area agricola. Via capannoni di fabbriche attive fino a poco tempo fa anche in zona Stadio, vicino alla stazione di San Liberale. Persino la zona vicino al sottopasso di Topaligo, 8mila metri, che era inclusa nella zona artigianale di Cornadella verrà «svincolata»: si permetterà di costruire un parcheggio a servizio della scuola Grazia Deledda.

EFFETTO IMU – Lo spettro della tassa ha spinto decine di proprietari a chiedere di fare marcia indietro su terreni edificabili, visto proprio il momento di crisi che blocca qualsiasi iniziativa. La variante riporta all’antico 11mila e 500 metri in via del Molino(di nuovo agricoli). Altre porzioni di terreno cambiano destinazione a Cornadella e in via Cartiera Vecchia dove, ad esempio, su una proprietà di 27mila metri quadrati rimangono edificabili solo 4mila. Anche chi è gia partito con lottizzazioni, come in via Campagnola a Topaligo, recepisce lo spirito dei tempi: a parità di volume si chiede di abbassare gli edifici e spostare la volumetria. Infine è la stessa amministrazione che rivede gli indici di edificabilità per la zona B vicino al centro storico (abbassandoli del 20%)

INCUBO ALLAGAMENTI – L’ultima variante del Pail (Piano per l’assetto idrogeologioco del Livenza) di fine 2012 ha individuato aree esondabili, ponendo vincoli più restrittivi ad esempio a Cornadella. La variante recepisce queste modifiche stralciando terreni esondabili che diventeranno agricoli, ma allo stesso tempo con uno studio geologico recentemente avviato, sottolinea anche le modifiche introdotte dalla messa in funzione del canale scolmatore.

Olivia Bonetti

 

Gazzettino – Quadrante di Tessera a rischio allagamenti

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

24

ago

2013

Nel corso dell’incontro svoltosi al Candiani di Mestre in merito alla proposta di realizzare un Contratto di fiume per il Marzenego, le associazioni promotrici (StoriAmestre, la Salsola, verso il Comitato di liberazione nazionale dei corsi d’acqua e il Comitato degli allagati di Favaro) hanno posto una serie di quesiti sulla questione riguardante la sicurezza idraulica del territorio. Primo fra tutti, conoscere il motivo per cui nella redazione del Piano delle Acque, strumento che tutte le province del Veneto dovrebbero fare proprio, non venga utilizzata la modellazione matematica bidimensionale, ma solo la modellazione monodimensionale.
La differenza sta nel fatto che i modelli monodimensionali permettono di capire solo dove possono verificarsi esondazioni di un corso d’acqua, mentre i modelli bidimensionali permettono di vedere anche dove finisce l’onda di piena una volta avvenuta la tracimazione.

«La scelta di utilizzare una strumentazione inefficace per lo studio del pericolo idraulico – dicono comitati e associazioni – è incomprensibile in un bacino, come quello scolante nella Laguna di Venezia, allagatosi sistematicamente dal 2000 al 2013, dove non viene perimetrata alcuna area a pericolo idraulico e si è urbanizzato dappertutto senza vincolo alcuno».

Sembrerà paradossale, ma un abbozzo del Piano dell’assetto idrogeologico del bacino scolante realizzato parecchio tempo fa con un modello monodimensionale e depositato presso la Difesa del Suolo della Regione Veneto, individua un’unica area a pericolo idraulico conclamato: l’estesa area di Tessera dove si prevede di realizzare il Quadrante che comprende lo stadio, centri commerciali e forse anche la seconda pista aeroportuale.

«Tutto questo – sostengono le associazioni ambientaliste – dimostra che spesso le amministrazioni commissionano studi senza alcuna consapevolezza, magari affidando incarichi a soggetti tecnologicamente poco dotati».

I comitati sono critici anche nei confronti dell’Autorità di bacino che avrebbe già dovuto fornire la perimetrazione delle aree a pericolo idraulico del bacino scolante nella Laguna di Venezia per consentire la redazione del Piano Gestione Rischio Alluvioni che la Comunità Europea pretende entro il 2015.

Mauro De Lazzari

 

 

Mirano. Protesta dei residenti per la cronica mancata manutenzione del fiume

Sulle responsabilità solito rimbalzo di competenze tra Asl, Comune e Genio civile

MIRANO Fiume Muson, il grande malato di Mirano. Il degrado corre nelle acque e sulle rive del canale cittadino, mentre monta la protesta di cittadini e gruppi ambientalisti per l’inerzia degli enti gestori. L’estate e il caldo torrido di questi giorni hanno messo sotto la lente di ingrandimento lo stato di salute precaria del fiume, un tempo fiore all’occhiello della città, navigabile e balneabile, oggi discarica a cielo aperto che preoccupa i miranesi.

Denunce. Spazzatura, fanghi, topi, piante infestanti e odori nauseabondi: alla Nuova arrivano di continuo foto e segnalazioni di cittadini che ora temono anche per la loro salute. Lungo le rive del Muson, al bacino delle Barche, si svolge regolarmente ogni lunedì il mercato del pesce. Due metri sotto imputridiscono terre malsane e rifiuti portati dalla corrente e affioranti dal “salto” dei Mulini. Poco più a valle il simbolo del degrado è un carrello della spesa, arenato nelle secche del canale Taglio da mesi, tra i Mulini di Sotto e il Ponte Nuovo. Le ultime foto dei cittadini sono state scattate nei torridi giorni estivi e mostrano l’espandersi a vista d’occhio dell’isolotto al centro del bacino delle Barche, formato da fanghi di riporto e immondizia depositata sul fondale. Qualcuno l’ha ribattezzata “isola della pantegana”, per via degli sgraditi ospiti che i residenti hanno più volte segnalato.

Interventi. Che dal Muson affiori di tutto non è ormai un mistero, come non lo è l’incuria del canale proprio in pieno centro storico di Mirano. Più volte denunciata la situazione delle Barche, col bacino dei Mulini ormai irriconoscibile e in attesa di interventi che ne possano almeno ripristinare la sicurezza idraulica, preoccupa ora anche il tratto a valle, verso il rettilineo del Taglio, e quello a monte, dove si accatastano rifiuti di ogni genere. Anche gli argini sono diventati terra di nessuno, come dimostrano le foto di un cittadino che ritraggono bottiglie e lattine, residui di un party improvvisato nella zona del piazzale di via Colombo.

Lo scaricabarile è quasi imbarazzante: l’Arpav e l’Agenzia sanitaria locale ribadiscono che il fiume non è balneabile, il Comune continua a sollecitare l’intervento del Genio civile, che però è molto costoso e tarda ad arrivare.

Intanto si avvicina l’autunno, con possibili nuove criticità idrauliche: nei mesi scorsi, dopo anni di calma apparente, il problema allagamenti si è presentato per ben due volte in pochi mesi alle Barche, rischiando di mandare sotto l’intero centro cittadino di Mirano.

Filippo De Gaspari

link articolo

 

Uno studioso contro il nuovo progetto promosso dal Consorzio di bonifica fra i fiumi Lusore e Fiumicello

S. MARIA DI SALA – Il progetto, edito dal Consorzio di Bonifica Acque Risorgive, che sarà finanziato dalla Regione Veneto, riguardante la creazione di un bacino di laminazione nel triangolo che forma l’intersezione dei fiumi Lusore e Fiumicello, nel fondo Pierobon Ghedini di Santa Maria di Sala, ha fatto parlare di sè, spesso in modo negativo, fin dalla sua presentazione. Ora che il progetto è stato approvato anche dalla Commissione Via regionale, ad alzare la voce è l’ingegner Loris Vedovato, un cultore dell’arte romana custodita nel Graticolato salese, che dell’ambiente ha fatto la sua bandiera pubblicando alcuni volumi sulla villa Farsetti, sul graticolato romano e sulla centuriazione.

Questo progetto, come ha avuto modo di dire anche il direttore del Consorzio, Carlo Bendoricchio in una riunione che si è tenuta a Santa Maria di Sala, ha lo scopo di ridurre l’inquinamento delle acque che si riversano nella laguna veneta e al tempo stesso ridurre i pericoli di inondazione nella zona.

Vedovato però è di altr oavviso: «Almeno per due motivi. Il primo riguarda la devastazione del Graticolato romano che si compie con questo intervento, un intervento che riguarda la bellezza di cinque ettari, in un ambiente vincolato anche dalla legge Galasso, che si occupa della difesa dei corsi d’acqua e dal Ptrc che tutela l’agro centuriato. Possibile che nel redarre questo progetto nessuno abbia tenuto conto di questi vincoli?». «Secondo – conclude l’ingegnere salese – perché questa costruzione, così com’è progettata, richiede la costruzione di chiaviche in cemento o in materiale lapideo dall’impatto negativo. E poi per la manutenzione che richiede, il movimento di mezzi meccanici che creerebbe e la presenza di zanzare che uno stagno determina».

E allora che fare? «Semplicissimo: la costruzione di un’area umida in linea lungo il tratto di Lusore che va dalla confluenza dei due fiumi al centro di Campocroce, così come ha fatto lo stesso Consorzio lungo il Pionca. Anche se la soluzione del problema dovesse essere più costosa, l’aspetto economico non deve essere l’unico a determinare le scelte».

Carlo Petrin

 

SCORZÈ – Dopo poco più di due mesi da quel giovedi 16 maggio, quando Scorzè fu allagata, il governo riconosce lo stato di calamità e partono quindi le procedure straordinarie previste in questi casi. Venerdi scorso il Consiglio dei ministri ha deliberato l’esistenza dei presupposti per il riconoscimento dello stato di calamità naturale e tempo qualche giorno il provvedimento andrà in Gazzetta ufficiale, data dalla quale potranno partire i tempi tecnici per presentare le domande di risarcimento.
Gli uffici comunali sono pronti a ricevere le domande ma prima di andare in municipio il sindaco Giovanni Battista Mestriner informerà i suoi concittadini sui tempi e le modalità da seguire per il corretto inoltro della richiesta di risarcimento dei danni. «Allo stato attuale non sappiamo quanti soldi arriveranno a Scorzè – tiene a precisare il sindaco – anche se entro pochi giorni dovremmo sapere tutti i dettagli del provvedimento». Mestriner sottolinea come siano già state alcune decine i cittadini proprietari di abitazioni e alcune aziende a presentare una prima lista dei danni subiti, solo l’amministrazione comunale vanta danni per 200 mila euro. «Prima di accedere agli uffici comunali-conclude il sindaco Mestriner- analizzeremo attentamente le disposizioni e poi informeremo adeguatamente i cittadini su come fare richiesta».

Luigi Bortolato

 

LAVORI – Il Consiglio provinciale ha stanziato 1,2 milioni di euro per la le scuole e la viabilità, una spomma troppo esigua secondo l’opposizione

I 25 impianti idrovori ubicati nel territorio nel 2012 hanno sollevato oltre 86 milioni di metri cubi d’acqua evitando situazioni problematiche

LAVORI – L’idrovora di Tessera, uno degli impianti strategici del Consorzio

Senza l’impegno quotidiano del Consorzio di bonifica Acque Risorgive il territorio sarebbe sommerso da oltre 86 milioni di metri cubi d’acqua l’anno: a tanto ammonta il volume sollevato dai 25 impianti idrovori ubicati nella gronda lagunare e nelle aree interne più depresse. Il dato emerge dalla relazione sull’attività allegata al Bilancio consuntivo 2012 che ha ottenuto il via libera nelle scorse settimane dall’assemblea del Consorzio.

«I dati del bilancio – ha spiegato il presidente Ernestino Prevedello – sono la testimonianza più fedele di quanto facciamo a difesa di un territorio fortemente esposto al rischio idraulico. Anche lo scorso anno, oltre a garantire il funzionamento degli impianti di sollevamento, l’attività di irrigazione, lo sfalcio lungo i quasi 2mila km di corsi d’acqua, abbiamo realizzato e progettato numerosi interventi, in accordo con Regione e Comuni, per un importo di quasi 120 milioni di euro, ai quali vanno aggiunti i quasi 3 milioni e mezzo trasferiti dal Commissario per l’emergenza».

Per quanto riguarda il territorio veneziano gli interventi più significativi hanno riguardato il ripristino delle sponde e il rialzo arginale del collettore Fossa Pagana (Favaro Veneto), del Marzenego e dello scolo Rio Moro (a Zelarino), dello scolo Bazzera bassa (zona Terraglio), del canale Siloncello (Altino e Trepalade), del Carmason (Quarto D’Altino), del Dese (Cà Solaro, Via Gatta e Tarù), la Fossa Storta e la Fossa Bassa (Marcon), il collettore Pojan e lo Zuccarello (San Liberale); mentre interventi di espurgo, risezionamento e realizzazione di nuove opere sono state realizzate alla Gazzera (canale scolmatore e collettore allacciante di levante), in Via Savio e Via Lazzaretto a Favaro (Fossa Pagana), a Zelarino (Marzenego), alla Gazzera (scolo Roviego), a Cà Noghera (collettore Cattal) e a Quarto D’Altino (collettore Valle Rossa).
Altri interventi hanno riguardato la riparazione del sifonamento su tubazione del collettore Trego di levante a Tessera e lavori urgenti di manutenzione presso la presa irrigua del Dese a Cà Noghera.

Il bilancio 2012 del Consorzio si è chiuso, grazie ad economie di spesa, con un avanzo disponibile di circa 540mila euro: somma che sarà destinata a interventi sul territorio in base al rapporto di contribuenza tra le varie unità territoriali.
Nel corso del 2012 il Consorzio ha implementato il sistema di telecontrollo che permette di gestire in remoto gli impianti (117 le stazioni installate), ha sviluppato la piattaforma web Simogit che consente di raccogliere i dati dei telecontrolli dei diversi bacini, consentendo anche di seguire in tempo reale i lavori in corso e le problematiche presenti sul territorio e ha proseguito il rinnovo del parco mezzi acquistando 2 nuovi trattori, 2 ceste falcianti e avviando l’acquisto di una barca e di un camion.

 

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui