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Nuova Venezia – Mazzette per le opere anti-alluvione

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3

ago

2013

Indagine della procura di Vicenza per la cassa di laminazione di Trissino.

Si ipotizzano concussione e turbativa: tre indagati

VICENZA – Bufera giudiziaria sull’appalto per la realizzazione dei lavori del bacino di laminazione di Trissino. L’opera, fra le due indicate (con l’invaso di Caldogno) dalla Regione come fondamentali per la sicurezza idraulica del Vicentino in caso di alluvione, è in queste settimane in fase di aggiudicazione: il primo stralcio dei lavori costa qualcosa come 26 milioni di euro.

Ieri mattina, con un blitz, il Corpo forestale ha fatto scattare una serie di perquisizioni: gli agenti della sezione della procura hanno bussato alle porte di casa dei tre indagati e quindi sono passati per gli uffici del Consorzio di bonifica Alta pianura Veneta (Apv), che ha sedi a Sossano e a San Bonifacio, e per quelli del Consorzio di bonifica veronese. Il procuratore capo Antonino Cappelleri e il sostituto Alessandro Severi hanno iscritto sul registro degli indagati, da quanto è emerso, i nomi di Antonio Nani, 68 anni, imprenditore agricolo di Nanto, oggi presidente del Consorzio Alta pianura dopo 15 anni al vertice del Consorzio Riviera berica; dell’ingegner Luca Pernigotto, dipendente di Apv, e infine di Roberto Bin, direttore generale del Consorzio di bonifica veronese.

Le accuse ipotizzate a loro carico sono pesanti: concussione e turbativa d’asta. In base a quanto è stato possibile ricostruire, la Regione aveva delegato la gara d’appalto per i lavori di Trissino al Consorzio Apv. La procedura per l’assegnazione dei lavori – alla gara inizialmente aveva preso parte una decina di ditte – è complessa; le prime buste con le caratteristiche delle aziende sono state aperte in marzo. Le ultime, quelle con le offerte economiche, dovevano esserlo un paio di settimane fa, ma per vari motivi, non del tutto chiari, l’operazione è stata rimandata più volte. Di fatto, potrebbe essere stato questo ritardo ad accendere l’interesse investigativo della procura, che sospetta dei tentativi di condizionamento della gara da parte degli indagati: Nani, in qualità di presidente, Pernigotto, che è responsabile del procedimento di cui la gara fa parte, e Bin, che era stato chiamato per la sua esperienza a far parte della commissione. Nelle loro vesti, sono tutti incaricati di un pubblico servizio. Di qui l’ipotesi di concussione, anche se al momento nulla trapela in merito a quale sarebbe stata l’utilità indebita percepita dai tre indagati. Ieri i forestali hanno acquisito copiosa documentazione nei vari uffici e anche nelle abitazioni perquisite. Adesso servirà del tempo per esaminare quanto è stato raccolto e per comprendere se fino ad ora la commissione avesse lavorato correttamente. Di fatto, comunque, la procedura per l’assegnazione dei lavori del bacino proseguirà regolarmente con l’apertura delle buste, e quindi la commissione decreterà la ditta vincitrice. «Il nostro obiettivo è che la gara per l’aggiudicazione dei lavori vada avanti. L’indagine non blocca il corso della gara stessa – si limita a riferire il procuratore Cappelleri -. C’è un interesse pubblico che va tutelato, ed è quello che i lavori per la realizzazione del bacino di Trissino, opera ritenuta fondamentale per la sicurezza idraulica, inizino prima possibile». Non commenta il presidente del Consorzio Alta Pianura Veneta, Antonio Nani. Roberto Bin, del consorzio di bonifica veronese, e componente della commissione di gara si limita a dire: «Non so cosa dire. È stata una sorpresa». Il suo legale Luigi Sancassani conferma: « L’unica cosa che so è che è si sono svolte una serie di perquisizioni per fare chiarezza sull’iter, non concluso, del bacino di Trissino». Silenzio anche da parte dell’ingegner Luca Pernigotto. (di.ne. e cr.gi.)

 

Esposto: turbativa d’asta sul rigassificatore

rovigo, lo presenta un’impresa esclusa

ROVIGO. Un esposto che ipotizza comportamenti illeciti nella gara che ha rinnovato l’appalto per la manutenzione degli enormi galleggianti (finders) situati sul terminale off-shore del rigassificatore di Porto Viro, in Polesine, è stato presentato alla Procura di Venezia da un’azienda locale di lavori subacquei, la Bernardinello di Ariano Polesine. L’esposto, spiega all’Ansa l’avvocato Alessandro Braga, è nei confronti della società che gestisce il rigassificatore, la Adriatic Lng, e della ‘Nautilus srl’ di Venezia, che si è aggiudicata i lavori. Nel documento si ipotizzano comportamenti di dirigenti locali della Adriatic che in qualche modo avrebbero turbato la gara d’appalto da cui Bernardinello è stato escluso, dopo aver svolto per 5 anni la manutenzione dei parabordi della piattaforma. La motivazione – sostiene l’imprenditore – sarebbe stata la mancanza di requisiti di sicurezza di un’imbarcazione. L’appalto è stato assegnato alla veneziana, Nautilus srl, finita nell’inchiesta della Procura lagunare sul Consorzio Venezia Nuova. A sostegno delle incongruenze e dei suoi sospetti sulla gara, Bernardinello evidenzia nell’esposto che l’imbarcazione che non avrebbe avuto i requisiti di sicurezza sarebbe la stessa che la sua azienda ha poi venduto alla ‘Nautilus’. La gara si era svolta nel 2012. Fonti di Adriatic Lng ne affermano l’assolutà linearità, e definiscono, all’Ansa, la gara svolta sulla base di norme e regole interne standardizzate, ispirate a etica e trasparenza.

 

Nuova Venezia – Allagamenti, come il Consorzio li combatte

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1

ago

2013

Il bilancio di un anno

«Acque Risorgive solleva 86 milioni di metri cubi grazie a 25 impianti idrovori»

«Senza il Consorzio, un territorio sommerso da 86 milioni di metri cubi d’acqua». A tanto ammonta infatti il volume sollevato dai 25 impianti idrovori dotati di 104 pompe che si trovano nella gronda lagunare e nelle aree interne più depresse.

Il dato emerge dalla relazione all’attività svolta dal consorzio di bonifica Acque Risorgive nel corso dell’anno 2012, che ha ottenuto il via libera nelle scorse settimane dall’assemblea ed è ora è al vaglio della Regione, anno durante il quale sono state realizzate e progettate opere per quasi 120 milioni di euro. «I dati del bilancio», spiega il presidente Ernestino Prevedello, «sono la testimonianza più fedele di quanto facciamo a difesa di un territorio fortemente esposto al rischio idraulico. Anche lo scorso anno, oltre a garantire il funzionamento degli impianti di sollevamento, l’attività di irrigazione, lo sfalcio lungo i quasi 2.000 km di corsi d’acqua, abbiamo realizzato e progettato numerosi interventi, in accordo con Regione e Comuni, per un importo di quasi 120 milioni di euro, ai quali vanno aggiunti i quasi 3 milioni e mezzo trasferiti dal Commissionario per l’emergenza del settembre 2007 che ha concluso la sua attività».

Il bilancio 2012 si è chiuso con un avanzo disponibile di circa 540mila euro, dovuto ad economie di spesa: una somma che sarà destinata a interventi sul territorio in modo rispettoso dei rapporti di contribuenza tra le varie unità territoriali in cui è suddiviso il territorio consortile.

Significativa l’opera di pianificazione svolta dal Consorzio con i Comuni e finalizzata ad individuare le aree esposte a maggior rischio idraulico. «In attesa del Piano generale di bonifica e tutela del territorio», chiarisce il direttore di Acque Risorgive Carlo Bendoricchio, «abbiamo proseguito l’attività di redazione dei piani delle acque: in corso di redazione quelli dei comuni di Campo San Martino, Mira, Vigodarzere, Noventa Padovana, Noale (revisione), Camposampiero, Borgoricco, Massanzago e Villanova (intercomunale); mentre nel 2012 e primi mesi del 2013 si è conclusa la progettazione dei Piani per conto dei Comuni di Santa Maria di Sala, Dolo e Stra».

Per la sua attività il Consorzio di bonifica si affida sempre più alle moderne tecnologie. Nel corso del 2012 è stato implementato il sistema di telecontrollo che permette di gestire da remoto gli impianti: in totale sono 117 le stazioni installate. (m.a.)

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ASSOCIAZIONE BONIFICHE

ALLARME Emergenza sul territorio

A salvaguardia del territorio serve un piano straordinario di manutenzione. Lo sostiene la relazione su un anno di attività dell’Anbi, l’Associazione nazionale bonifiche italiane, secondo cui la sicurezza idrogeologica è il tema di maggiore interesse per l’opinione pubblica visto che periodicamente mezza Italia “finisce sott’acqua”. Le medie delle precipitazioni cumulate nel 2012 sono risultate di 775 millimetri: rispetto al 2011 si è registrato un incremento del 13,8%. A tale situazione sono seguite le intense piogge di marzo-aprile 2013, abbattutesi in modo particolare su Veneto, Toscana e su alcune zone tra Emilia Romagna e Lombardia. Nel primo trimestre dell’anno, le precipitazioni medie, rispetto al primo trimestre 2012, sono risultate superiori del 52,36% con scostamenti nelle diverse realtà regionali anche molto consistenti.
I dati destano grande preoccupazione, se si considera che l’elevata criticità idrogeologica del territorio italiano determina che 6 milioni di persone abitano in un territorio ad alto rischio idrogeologico e 22 milioni in zone a rischio medio. Come sempre, gli eventi richiamano l’attenzione del Governo in carica, ma nessun piano è stato approvato fino alla conclusione della precedente legislatura. Per la salvaguardia idrogeologica è stato stimato che servano 40 miliardi in 15 anni per realizzare un piano interventi.

 

MIRA – Approvato in provincia il Piano alle acque del Comune di Mira, che vuole essere uno strumento efficace per fermare allagamenti e dissesti idrogeologici su tutto il territorio comunale. Nell’occasione sono stati resi noti dati davvero indicativi della situazione mirese sotto questo profilo. Il consorzio di bonifica competente in questo territorio è Acque Risorgive. Per quanto riguarda la rete minore e la rete della fognatura bianca , il deflusso delle acque meteoriche nel territorio comunale avviene in parte in modo naturale (16%), in parte in modo meccanico (35%) e nella maggior parte del territorio in modo alternato (49%). I sottobacini principali individuati dal consorzio di bonifica sono: Brentasecca, conche di navigazione, idrovia, idrovore di Lova e Dogaletto, canali Lusore, Pionca. La rete idrografica è direttamente gestita dalla Regione e dal consorzio di bonifica per quanto riguarda fiumi e canali principali. Per i corpi idrici minori, quali capifossi, fossi e scoline, sono gestiti da Comune, Provincia e soggetti privati. Il Piano delle Acque individua e caratterizza il sistema della rete minore e della fognatura bianca associando le relative competenze per una corretta gestione delle stesse. «Con il Piano delle Acque», spiega l’assessore all’ambiente Maria Grazia Sanginiti, «è possibile l’individuazione delle principali criticità legate alla rete minore e alla fognatura bianca e gli interventi necessari per la loro risoluzione». Il piano delle Acque di Mira ha avuti anche altri contributi. Nel 2013 infatti il comitato “Cittadini Attivi Mira” e la lista civica “Mira Fuori del Comune” hanno presentato un contributo alla realizzazione del Piano delle acque con un’indagine su importanti porzioni di territorio comunale soggette a frequenti allagamenti. «Nel nostro territorio», ha detto il sindaco Alvise Maniero, «molti fossi sono stati tombinati nella folle urbanizzazione degli anni scorsi. Per questo abbiamo attuato diversi approcci al problema. Una ventina di giorni fa abbiamo completato la rilevazione delle caditoie e dei tombini di tutti i punti del bacino idraulico. Abbiamo potenziato e automatizzato pompe idrovore con un intervento di 40 mila euro. Abbiamo curato alcuni interventi di asporto rifiuti abbandonati in prossimità di ponti che ostruivano i corsi d’acqua Pionca, Serraglio e Tergolino. Abbiamo aumentato da 12 mila e 35 mila euro lo stanziamento per le manutenzioni dei fossi». (a.ab.)

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MIRA – Un protocollo operativo tra il Comune e la Provincia per fronteggiare il problema che riguarda anche le fognature

Firmato il Piano delle Acque di Mira: un protocollo operativo tra Comune e Provincia per affrontare concretamente il rischio idraulico nel territorio. Cofinanziato con 10 mila euro il Piano consente l’adeguata conoscenza delle emergenze idrauliche in ambito comunale, con i punti più critici come il bacino Oriago sud, l’area a nord di Mira Taglio, la zona in destra orografica del Taglio Nuovissimo tra Mira e Porto Menai e la pianificazione degli interventi di ripristino necessari, fornendo un quadro completo della rete idrografica, e formulando delle linee guida. «Un altro tassello si aggiunge alla difesa del nostro territorio – ha commentato l’assessore provinciale alla Difesa del suolo Paolo Dalla Vecchia che ha firmato l’accordo con il sindaco di Mira Alvise Maniero e l’assessore all’Ambiente Mariagrazia Sanginiti. »Siamo soddisfatti del lavoro compiuto dal Comune di Mira con il Piano delle Acque – ha affermato Dalla Vecchia – uno strumento fondamentale per far fronte all’emergenza allagamenti. Abbiamo visto infatti che, ormai con cadenza annuale, le cosiddette «bombe d’acqua» colpiscono localmente il nostro territorio soprattutto tra settembre e novembre”. «Nel nostro territorio molti fossi sono stati tombinati nella folle urbanizzazione degli anni scorsi – ha dichiarato il sindaco Maniero – per questo abbiamo attuato diversi approcci al problema tra i quali il Piano delle Acqua ma anche la rilevazione delle caditoie e dei tombini di tutti i punti del bacino idraulico». La rete idrografica è direttamente gestita dalla Regione e dal consorzio di bonifica per quanto riguarda fiumi e canali principali ma i corpi idrici minori, capifossi, fossi e scoline, sono gestiti da Comune, Provincia e soggetti privati. Il Piano delle Acque individua e caratterizza il sistema della rete minore e della fognatura bianca associando le relative competenze per una corretta gestione delle stesse e permette di individuare i punti critici legati alla rete minore e alla fognatura bianca organizzando gli interventi necessari per la risoluzione delle stesse.

Luisa Giantin

 

Nuova Venezia – “Salvato solo il 20% del raccolto”

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13

lug

2013

 

Cia, Consorzio Agrario e Coldiretti: «Un disastro, colpiti ben cinquemila ettari» 

PORTOGRUARO – Quantificare i danni in agricoltura provocati dalla tempesta di giovedì sera non è impresa così difficile. Le cifre sono a sei zeri. Per il Consorzio Agrario di Venezia e Padova sono stati danneggiati cinquemila ettari di coltivazioni nel territorio di Caorle e per ogni ettaro le aziende agricole hanno speso 1000 euro in sementi e antiparassitari. Non sono mancati i danni nemmeno nelle zone di Portogruaro e Fossalta, risparmiata San Michele. Mais, soia e vite sembrano perduti. Danni del 100%. Una tempesta simile forse non si vedeva da anni. Il 2013 è caratterizzato da piogge intense, ma gli agricoltori stanno patendo ancora le conseguenze dei problemi dello scorso anno, cioè dei danni provocati dalla grande siccità presentatasi nell’estate 2012. «

Gli agricoltori sono in ginocchio», afferma Paolo Martin, direttore del Consorzio Agrario di Venezia e Padova, «le punte di distruzione del raccolto oscillano tra il 70 e il 100%. La media è dell’80% di colture distrutte, una cifra spaventosa. È vero che in agricoltura si stilano bilanci quinquennali, è altrettanto vero però che per il secondo anno consecutivo molti agricoltori del Veneto orientale non guadagneranno nulla. Ci rimetteranno e basta».

Come minimo cinque milioni di euro, fatti salvi i calcoli degli investimenti di 1000 euro a ettaro. Un’altra bella grana è quella dei risarcimenti.

«Le norme», ricorda Martin, «stabiliscono che chi non è assicurato non può essere risarcito, chi è assicurato verrà risarcito sicuramente».

Un po’ come avviene per chi viaggia regolarmente in macchina. Da non dimenticare poi che le colture della zona hanno patito danni ingenti alle semine nel corso delle alluvioni di novembre. La posizione della Cia. La grandinata dell’11 luglio ha distrutto le coltivazioni di mais, soia e vite anche per la Cia. Il sopralluogo è stato eseguito ieri mattina nelle campagne di Concordia Sagittaria.

«Ci sono zone», spiega il presidente di Cia Venezia Paolo Quaggio, «in cui la devastazione è totale: a Sindacale, Cavanella, Lugugnana e Torreselle di Fossalta di Portogruaro i danni sono pari al 100%: le coltivazioni sono state spazzate via. abbiamo registrato 60 millimetri di acqua in meno di mezz’ora. Grossissimi problemi anche a Caorle, San Gaetano e Giussago. Lungo la strada tra Concordia e Lugugnana il vento ha sradicato 11 alberi. Per non parlare dei fabbricati agricoli e delle serre».

La Cia ha subito attivato l’ufficio calamità naturali dell’Avepa.

«La situazione dell’agricoltura era già difficile a causa del clima dei mesi scorsi. Questa grandinata rischia di mettere definitivamente in ginocchio l’attività di decine e decine di imprenditori. Ci auguriamo si possa intervenire per garantirne la sopravvivenza».

Coldiretti. “Siamo a pezzi”. Il segretario mandamentale della Coldiretti Antonio Tessari è demoralizzato.

«I nostri associati sono distrutti, l’agricoltura ha subito danni enormi, irreparabili. Stiamo dando molto allo Stato, attraverso l’Imu e altre tasse. Spero ci venga restituito qualcosa per riparare ai danni provocati dal maltempo».

Anche Tessari come i suoi associati si sono recati nelle aziende colpite, nelle campagne di Portogruaro, Concordia e Fossalta.

«Si parlava proprio pochi giorni fa del fatto che c’era un clima siccitoso. Questa è stata la risposta del tempo», conclude, in mezz’ora sono caduti i millimetri di pioggia che normalmente interessano questa zona forse in un mese. È stata una tempesta esagerata».

Rosario Padovano

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OLTRE 5 CENTIMETRI DI GRANDINE

Campi di mais e vigneti flagellati. E l’ultimo pescatore di fiume-Felice “Canarìn” ha perso nel Livenza tutta la sua attrezzatura.

Agricoltura in ginocchio, la grandine distrugge vitigni e mais. Addio ai raccolti tra le campagne di Concordia, Caorle e Portogruaro. La violenta grandinata ha distrutto i vigneti e il granoturco tra i campi di Viola, Giussago, Lugugnana, Sindacale, Cavanella e Marango. I danni sono incalcolabili tanto che, se i raccolti stagionali sono distrutti, per il prossimo anno sono compromesse le vendemmie.

«Sono stati letteralmente rasi al suolo da una grandinata mai vista – spiegano gli agricoltori della zona – purtroppo non recuperiamo nulla, ma le piante sono compromesse anche per la prossima stagione».

Intanto il sindaco di Concordia, Marco Geromin, ha perlustrato tutta la zona.

«Abbiamo già avviato l’iter per chiedere lo stato di calamità – spiega – Molte delle nostre aziende sono in ginocchio».

Se il maltempo si fosse abbattuto in un altro momento, il bilancio potrebbe essere stato ben più grave. Basta passare davanti all’asilo di Sindacale per capire che quel grosso albero che si è abbattuto sulla recinzione, avrebbe potuto provocare conseguenze gravi. Ne sanno qualcosa anche a Cavanella, dove il capanno allestito per la sagra del paese è volato via. Grave il bilancio per gli alberi sradicati, un centinaio in tutto il portogruarese. Moltissimi quelli finiti sulla provinciale “Jesolana”, che è rimasta bloccata per gran parte della giornata, con disagi in prossimità dell’incrocio per la Brussa. Caduto anche un grosso platano sulla curva “maledetta”» tra Marango e Sindacale, che in tanti anni ha segnato molte vite tra gli automobilisti.
Quella dell’altro ieri, a detta degli esperti, non è stata una tromba d’aria: si è trattato di raffiche di vento lineari che hanno sfiorato i 100 chilometri l’ora, investendo soprattutto il territorio tra Eraclea e Torre di Mosto. La nuova stazione meteo di Eraclea Mare, che a giorni sarà inaugurata nel centro di Educazione ambientale, ha avuto il suo battesimo del fuoco.

«Le raffiche di vento erano lineari – spiega Giorgio Pavan, responsabile della stazione meteo -, ma localmente si sono trasformate in vortici di polvere che hanno creato danni di una certa entità. Fenomeni che hanno colpito soprattutto la zona di Stretti».

Ma anche a Eraclea Mare si sono riscontrati danni non indifferenti.

«Oltre a cadere una serie di alberi in via Abeti – dice Giuliano Battistel, assessore comunale ai Lavori pubblici -, si è abbattuto un enorme albero nel parco del maneggio, danneggiando il fabbricato; sono stati abbattuti alberi in pineta, nel parco del Centro Ambientale e anche un grande pino all’Hotel Marilù».

A subire i danni maggiori è il pescatore delle acque interne Felice Gazzelli (detto “Canarìn”) che ha perso il bilancione di Boccafossa sul Livenza. L’enorme rete è volata sopra la casetta di comando, sradicando tiranti di acciaio e corde e lasciando nudi i tralicci. Un danno enorme proprio all’inizio del periodo di pesca con questo attrezzo, che potrebbe compromettere definitivamente la carriera del pescatore già messa a dura a prova dalle ultime piene devastatrici del fiume e ultimamente anche dal’invasione dei pesci-siluro.

(M.Cor.- M.Mar.)

 

Il maltempo sfregia le spiagge

Sono bastati pochi minuti per devastare una lunga fetta di litorale e per seminare la morte. Una grandinata così violenta erano anni che non si vedeva e il bilancio è drammatico. Un morto, decine di abitazioni e attività allagate, agricoltura in ginocchio e fuggi fuggi dei turisti. In meno di mezzora una tromba d’aria e una violenta grandinata hanno definitivamente segnato l’estate 2013 del litorale veneziano. Colpite Caorle, Eraclea e le campagne circostanti fino a quasi al confine con il Friuli Venezia Giulia. Poco dopo le 20 di giovedì, una vera bomba d’acqua è caduta sul Veneto orientale, provocando gli allagamenti. Tra le vittime Renzo Gusso, 65 anni, che al rientro a casa, alle porte di Caorle, si è ritrovato l’abitazione sott’acqua. Quando è sceso le scale per raggiungere la taverna è scivolato, battendo violentemente il capo sul pavimento, morendo sul colpo. In ginocchio gli agricoltori, con le coltivazioni spazzate via da una grandinata senza precedenti.

«Ci sono zone – spiega il presidente di CIA Venezia Paolo Quaggio – in cui la devastazione è totale: a Sindacale, Cavanella, Lugugnana e Torresella di Fossalta di Portogruaro i danni sono al 100%: le coltivazioni sono state spazzate via. Abbiamo registrato 60 millimetri di acqua in meno di mezz’ora. Grossissimi problemi anche a Caorle, San Gaetano e Giussago, per non parlare dei fabbricati agricoli e delle serre».

Almeno un centinaio gli alberi caduti, fra cui molti all’interno dei camping di Falconera a Caorle, che hanno distrutto quasi una quarantina di caravan dei vacanzieri. Il centro storico della cittadina marinara è rimasto imbiancato da una «coltre» di grandine. Solo l’intervento della protezione civile e dei vigili del fuoco, che hanno lavorato per tutta la notte, ha permesso di superare i primi disagi. Intanto i sindaci di Caorle e Concordia Sagittaria, Luciano Striuli e Marco Geromin, hanno chiesto al Governatore Zaia di dichiarare lo stato di crisi.

Situazione pesante anche nel Rodigino dove la tromba d’aria nel Delta del Po ha devastato il Lido di Barricata, uno degli angoli più belli e incontaminati del Polesine dove le spiagge sono immerse nella natura. Molta paura per i turisti, in particolare quelli – soprattutto stranieri – del Villaggio Barricata. Pioggia e vento hanno iniziato a sferzare tutto il comune di Porto Tolle verso le 23, trovando il culmine intorno all’una quando il fortunale si è abbattuto sulla spiaggia principale di Barricata, mentre la vicina spiaggia “delle Conchiglie” non ha subito danni.
I venti hanno procurato qualche problema, ma soprattutto molto spavento, al Villaggio Barricata (attualmente con circa 1600 occupanti) dove sono intervenuti Vigili del Fuoco, Carabinieri e Polizia. Tanto spavento nella splendida struttura popolata da numerosi turisti del Nord Europa, in particolare tedeschi e olandesi. Diversi alberi sono stati abbattuti dalla forza del vento e alcune tende dei villeggianti hanno ceduto. Ma la situazione è ben presto rientrata nella normalità.
Ieri gli operatori balneari della spiaggia di Barricata si sono trovati di fronte una scena straziante. Un vera e propria devastazione. Pedalò volati via, lettini ammucchiati, strutture ricettive di bar e ristori scoperchiate, torretta dei bagnini abbattuta, servizi pubblici distrutti. Insomma, un bel danno alla vigilia del fine settimana, ma con tutti al lavoro sin dalle prime ore del mattino per permettere la migliore accoglienza possibile dei turisti.

Marco Corazza – Luca Crepaldi

 

 

Conte: «I fondi assegnati a Genio civile e consorzi di bonifica. Potenziare la manutenzione degli argini dei fiumi a rischio»

VENEZIA. Emergenza alluvione: arrivano 24 milioni di euro contro i 50 messi in bilancio e dopo un paio d’anni di riflessione la giunta regionale ha finalmente stabilito come utilizzare i 24 milioni stanziati nel 2013. Si tratta di un primo passo avanti concreto per fronteggiare i disastri provocati dall’alluvione nel 2010: ieri la giunta veneta ha stabilito che i fondi vanno destinati a interventi di manutenzione e sistemazione sulla rete idraulica regionale di competenza degli uffici del Genio civile. E poi agli interventi di sistemazione sulla rete idraulica minore di competenza dei Consorzi di bonifica, nonchè per interventi di manutenzione forestale di competenza dei servizi forestali regionali.

Ne dà notizia l’assessore regionale all’Ambiente Maurizio Conte ricordando che la legge finanziaria regionale 2012 aveva previsto l’istituzione del fondo per l’emergenza alluvione 2010, soldi destinati ad arginare gravi situazioni di rischio idrogeologico: le frane censite sono oltre duemila, oltre agli argini e alle opere idrauliche dei fiumi da realizzare per scongiurare la tracimazione. La legge finanziaria e la legge di bilancio 2013 hanno stanziato però solo 24 milioni di euro a fronte dei 50 programmati: un taglio netto del 50% che mal si concilia con la drammaticità delle alluvioni che incombono come un incubo ad ogni pioggia.

«Vista l’entità delle risorse disponibili e le necessità di manutenzione e di interventi sul territorio, è stato disposto l’utilizzo delle risorse anche per interventi non inseriti nel piano predisposto per la mitigazione del rischio idraulico, purchè coerenti con le sue finalità. Ai fini della ripartizione delle risorse si è tenuto conto anche dei disastrosi effetti causati dagli eventi meteorologici intensi del 16-18 maggio 2013, in maniera particolare nel territorio padovano e veronese. I 24 milioni sono stati quindi così ripartititi: 1,5 milioni di euro vanno a ciascun Genio Civile di Treviso, Rovigo, Venezia, Vicenza e 2,5 milioni di euro ciascuno a quelli di Padova e Verona per un importo totale di 11 milioni di euro. Per le opere di manutenzione di competenza dei Servizi Forestali è stato confermato anche per il 2013 l’importo di 2 milioni di euro per interventi di riduzione del rischio idraulico e idrogeologico che saranno individuati con un successivo provvedimento. Un importo di 500.000 euro è stato destinato alla progettazione di una serie di interventi di difesa idraulica ed idrogeologica per i quali, sebbene già programmati e finanziati con fondi statali o comunitari, la Regione del Veneto non ha ancora ottenuto la disponibilità delle relative risorse. Infine, 10,5 milioni di euro vengono destinati a interventi prioritari di sistemazione delle opere idrauliche sulla rete minore di competenza dei Consorzi di Bonifica (5 milioni di euro) e sulla rete principale di competenza dei Geni Civili (5,5 milioni di euro).

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DOMANI ASSEMBLEA A BOJON

CAMPOLONGO – Assemblea pubblica domani alle 21 a Campolongo sulla sicurezza degli argini del fiume Brenta, dopo che nelle scorse settimane le piene hanno messo in evidenza una situazione molto grave con fontanazzi e risalite dall’alveo del corso d’acqua . L’appuntamento è alla trattoria “La Rustica” a Bojon.

«Si è constatato», spiegano Elisabetta Bovo e Marino Zambon del comitato Brenta Sicuro, «un’enorme e preoccupante erosione della parte fronte acqua, più drammatica ad ogni piena, nuove infiltrazioni d’acqua dall’unghia dell’argine ultimamente cresciute a dismisura».

In via Rivelli e strade laterali l’ampiezza dei fontanazzi e delle risalite solitamente era di tre metri.

«Ora», spiegano i residenti, «misurano più di 30 metri e minacciano strade e decine di abitazioni a ridosso degli argini. L’incontro serve a sensibilizzare sullo stato di degrado delle rive del fiume Brenta. C’è l’esigenza di monitorare più spesso gli argini per evitare gravi rischi a case e persone».

Il comitato Brenta Sicuro è nato da qualche anno ed è una delle numerose realtà presenti nei nostri territori che subiscono da anni danni idraulici ad ogni pioggia. (a.ab.)

 

 

SANTA MARIA DI SALA – Il progetto del consorzio Acque Risorgive costa due milioni L’area di 4,8 ettari avrà anche dei boschi e un canneto

Santa Maria di Sala avrà un lago. In pieno graticolato romano sta infatti per prendere forma una vasta area umida che servirà per la depurazione delle acque e il miglioramento della sicurezza idraulica dell’intera zona. Cambia parte del paesaggio, cambiano, si spera, anche le conseguenze dei frequenti allagamenti che in questi anni hanno colpito soprattutto Caltana e Caselle, oltre che Campocroce a Mirano. Dopo l’ok della commissione Via regionale, il consorzio di bonifica Acque Risorgive attende solo il definitivo decreto della direzione regionale Progetto Venezia, per poter avviare la progettazione esecutiva relativa al completamento della sistemazione idraulica-ambientale dello scolo Lusore.

«L’obiettivo», spiega il direttore del consorzio Carlo Bendoricchio, «è ridurre l’inquinamento delle acque che si sversano nella laguna veneta, abbattendo il carico di azoto del 15% e il carico di fosforo del 18,4%. Al tempo stesso, attraverso la creazione di una vasta area umida, produrremo effetti positivi anche sulla sicurezza idraulica del territorio».

Il progetto, il cui costo complessivo è di due milioni di euro, prevede la realizzazione di un’unica area umida di circa 4,8 ettari, costituita da cinque bacini interconnessi, lungo il Lusore, in prossimità della confluenza con lo scolo Fiumicello, a sudovest dell’abitato di Santa Maria di Sala e a est della grande zona industriale di via Rivale. Saranno realizzati anche una nuova arginatura e tre manufatti in calcestruzzo per gestire l’entrata e l’uscita dell’acqua. La fitodepurazione avverrà grazie alla messa a dimora di un canneto, mentre la riqualificazione ambientale sarà garantita dalla piantumazione di essenze arboree. Grazie a questo intervento, il consorzio di bonifica Acque Risorgive completerà la sistemazione dello scolo Lusore, la cui asta principale è già stata adeguata nella parte ad est fino alla laguna in occasione dei recenti lavori relativi al Passante. Conclusa la progettazione esecutiva si passerà, nei tempi più rapidi possibili, all’affidamento dei lavori.

Filippo De Gaspari

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