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Inchiesta di “presadiretta”

VIGONOVO – Un coro di no alla camionabile e un appello da sindaci, comitati e operatori economici per realizzare nel più breve tempo possibile il completamento dell’idrovia Padova-Venezia. Questo è emerso dall’inchiesta televisiva di Presadiretta su Rai 3 che domenica sera, parlando del decreto “Sblocca Italia”, ha toccato anche il delicato tema dell’idrovia.

La trasmissione di Riccardo Iacona, nel servizio curato da Rebecca Samonà, ha messo in luce la necessità di proseguire questa grande opera incompleta. Un’opera che aspetta da 50 anni di vedere la luce.Se ultimata, l’idrovia Padova-Venezia potrebbe proteggere una zona ad alto rischio di alluvioni, dare impulso al turismo sulle vie d’acqua e togliere parte del traffico merci dalle strade.Mancano solo 13 chilometri da scavare, ma dopo 50 anni e 55 miliardi di vecchie lire spesi, il canale è incompiuto.

Durante il servizio su Rai 3 si è schierato contro la camionabile il sindaco di Vigonovo Damiano Zecchinato. Zecchinato ha spiegato che “se la camionabile voluta dall’ex assessore Chisso andasse in porto, l’idrovia non potrebbe svolgere né la sua funzione di canale scolmatore, né di via navigabile per trasportare merci».

Contrari alla camionabile anche il comitato “Opzione zero” con il presidente Mattia Donadel: «È assurda questa situazione, l’idrovia potrebbe risolvere i problemi di traffico e idraulici ed è ferma, mentre il Governo vuole realizzare a tutti i costi la Romea Commerciale».

Nel corso del servizio sono stati intervistati anche gli operatori turistici che lavorano lungo il Naviglio del Brenta che hanno spiegato come all’epoca della Serenissima la sicurezza idraulica fosse più curata che oggi.

(a.ab.)

 

Gazzettino – Idrovia, grande incompiuta

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24

feb

2015

CAMPOLONGO – Il difficile percorso dell’opera in tv a “Presa diretta”

Finora sarebbero stati spesi 150 milioni, ne servirebbero altri 500

Fondamentale per i trasporti e la sicurezza idraulica

L’idrovia Padova-Venezia è stata protagonista della trasmissione di Rai 3 “Presa diretta”

L’idrovia Padova-Venezia protagonista alla trasmissione televisiva di Rai 3 “Presa diretta”.

Domenica scorsa il programma di Riccardo Iacona ha affrontato l’argomento “Sblocca Italia”, analizzando alcuni progetti del governo Renzi e parlando di annuncio di opere per 30 miliardi, avvio di lavori e lavori mai partiti. Le telecamere di “Presa diretta”, che hanno attraversato la Penisola per raccontare come le nuove norme impatteranno sui territori e sull’economia e hanno raccolto il parere di vari eperti, si sono soffermate anche sull’idrovia Padova-Venezia, un’opera che aspetta da 50 anni di essere completata. Secondo gli esperti, avrebbe le importanti funzioni sia di canale navigabile, che di scolmatore delle piene del sistema idraulico dei fiumi Brenta e Bacchiglione, col risultato di proteggere una zona ad alto rischio alluvionale, di dare impulso al turismo sulle vie d’acqua e togliere una parte di traffico merci dalle autostrade.

Difficile quantificare la spesa sinora sostenuta per la realizzazione dei 14 sui 27 chilometri di canale finora realizzato, comprese alcune indispensabili opere idrauliche e viarie connesse. La spesa iniziale, prevista 50 anni fa, ammontava a 55 miliardi di vecchie lire. Secondo alcuni, sono stati spesi finora 150 milioni di euro: ma il canale è ancora incompiuto. Oltre 500mila persone chiedono urgentemente il completamento dell’opera perché sia loro garantita la sicurezza idraulica del territorio. Ma per la realizzazione completa dell’idrovia Padova-Venezia servono circa 500 milioni di euro, cifra di cui il Governo non dispone e che solo la Comunità europea potrebbe garantire.

Vittorino Compagno

 

dalla regione

CAMPOLONGO – Idrovia Padova-Venezia, la Regione parte con l’iter per la realizzazione dell’opera lunga 27 chilometri, del costo di 400 milioni di euro. A darne notizia è il comitato “Brenta sicuro” che ha ricevuto contemporaneamente dall’assessore Regionale all’Ambiente Maurizio Conte la richiesta di fornire documentazione integrativa sulle questioni connesse all’infrastruttura. L’assessore si è detto possibilista sulla necessità di aumentare la portata del canale, fissata nel progetto a 350 metri cubi al secondo, fino a 450.

«L’azienda che si è aggiudicata la stesura del progetto preliminare», spiega per il comitato Marino Zamboni a nome anche di una ventina di associazioni, «è il raggruppamento di aziende Tecnithal spa con sede a Milano e Beta Group srl di Ponte San Nicolò a Padova. Il progetto preliminare sarà stilato da marzo in 210 giorni e costerà alle casse della Regione 700 mila euro. L’azienda se l’è aggiudicato con un ribasso d’asta del 30%. Per fine ottobre si dovrebbe passare al progetto definitivo».

Le caratteristiche del progetto preliminare non dispiacciono ai comitati. L’incarico parla della realizzazione di una idrovia di classe 5, cioè navigabile, fruibile da navi lunghe 120 metri ma con un pescaggio ridotto, cioè di 2,5 metri. Dagli anni Sessanta ne è stata realizzata circa il 40 %. L’intenzione è di non demolire i ponti già realizzati.

L’assessore regionale Conte ha poi confermato ai comitati che a marzo indirà una conferenza dei servizi a cui saranno invitati. Chiede di partecipare alla conferenza dei servizi anche il “Comitato Acque del Mirese”. «Non siamo contrari al completamento dell’idrovia», spiega per il comitato Omar Bison, «ma non vogliamo che il problema delle alluvioni venga scaricato da un posto ad un altro, ossia da Padova al territorio che è a valle, ovvero Mira. Le priorità del “Comitato Acque del Mirese” sono la realizzazione di interventi armonici e ragionati per il ripristino della sicurezza idraulica del territorio, la mitigazione del dissesto idrogeologico, la tutela degli ambienti idrici e delle morfologie naturali e il ripristino della funzionalità della rete idrografica».

(a.ab.)

 

«Ora serve il 37% di opere in più. La situazione peggiora»

VENEZIA – Il Veneto è la regione a più alto rischio idraulico. Emerge dal dossier «Italia sicura », presentato dai Consorzi di bonifica giovedì alla Presidenza del Consiglio, nell’ambito dell’incontro organizzato dall’Associazione bonifiche e irrigazioni per presentare il Piano nazionale sulla riduzione del rischio idrogeologico.

Secondo i dati presentati dall’Unione veneta bonifiche (Uvb), negli ultimi cinque anni è aumentata del 37,5% la necessità di investimenti per rendere sicura la nostra regione.

I motivi sono tre: «una pervicace scelleratezza urbanistica che ha consentito di costruire ovunque, perfino nell’alveo dei fiumi, con cementificazioni irresponsabili e causa certa di inondazioni, frane, smottamenti ed erosioni», ma anche di aver reso il suolo ormai impermeabile, cioè non più in grado di assorbire acqua; lo spopolamento della montagna, l’eccessivo consumo del suolo e l’invasiva presenza dell’uomo sulle coste; la variabilità climatica, con piogge intense e concentrate nello spazio e nel tempo.

Ovvero: oggi in 24/48 ore cade lo stesso quantitativo d’acqua un tempo dilazionato in una settimana. Ecco perché ora per evitare nuove alluvioni e frane c’è bisogno di un 37% di interventi in più.

«Nel 2015 i progetti proposti per un Veneto idraulicamente sicuro sono 685, traducibili in un investimento di 1,7 miliardi di euro — spiega Giuseppe Romano, presidente di Uvb — . Parliamo in prevalenza di misure che non rientrano nelle azioni ordinarie sostenute dai privati: si tratta di manutenzioni straordinarie delle opere di bonifica, di sistemazione e regolazione idrauliche, di ripristino di fenomeni di dissesto idrogeologico. In una situazione complicata, che ci mette di fronte ad alluvioni e allagamenti sempre più frequenti, i Consorzi di bonifica hanno già inserito nel programma di #italiasicura una lista di 105 progetti direttamente cantierabili, per un importo di 217 milioni di euro. Progetti che riguardano la laminazione delle piene dei vari corsi d’acqua, il potenziamento degli impianti idrovori e delle opere idrauliche ».

Tra le 105 opere cantierabili emerge lo scolmatore di piena Limenella Fossetta, che garantirà entro il 2017 la difesa idraulica di Padova Nord, essendo in grado di sottrarre, in piena, una portata di circa 10 metri cubi al secondo d’acqua.

Comporta un investimento di 18,5 milioni, suddiviso tra Regione, Comune di Padova, Consorzio di bonifica Bacchiglione e Stato e «salverà» in particolare i quartieri Arcella e Montà. Poi ci sono le opere di laminazione delle piene del fiume Agno- Guà, attraverso l’adeguamento dei bacini demaniali di Trissino e Tezze di Arzignano. Parliamo di un’opera con una capacità di invaso pari a 3,5 milioni di metri cubi, che sorgerà nell’area demaniale di 80 ettari delle rotte del Guà a fine 2016 e prevede 15 milioni di euro di costo, sostenuto da Regione e Consorzio Alta Pianura Veneta.

Per Castelfranco invece il Consorzio di bonifica Piave sarà gestore della cassa di espansione sul torrente Muson, nei Comuni di Riese Pio X e Fonte, che sarà completata entro due anni e avrà una capacità di invaso di un milione di metri cubi d’acqua. Spesa: 8,6 milioni a carico della Regione. Il Consorzio sta inoltre realizzando due casse di espansione da 50 mila metri cubi di capacità ciascuna sul Rio Dosson, per salvaguardare l’area a sud di Treviso (Preganziol, Quinto di Treviso). Il preventivo è di 2,2 milioni di euro. Sono infine in corso i lavori di costruzione della cassa d’espansione di Sernaglia della Battaglia (60 mila metri cubi d’acqua) lungo il torrente Patean, con una spesa di un milione di euro.

«Gli altri interventi sono il potenziamento di impianti idrovori e degli argini, la risagomatura e la ricalibratura di canali e corsi d’acqua principali, per aumentarne la capacità di invaso — aggiunge Andrea Crestani, direttore della Uvb —. Noi abbiamo chiesto al governo i 217 milioni per le 105 opere cantierabili, speriamo di avere il piano finanziario per quest’anno, in modo da poter iniziare la progettazione nel 2016».

 

VIGONOVO «Gli argini dell’Idrovia e del fiume Brenta a Vigonovo sono in condizioni pietose abbiamo raccolto in 4 ore con una ventina di volontari , 4- 5 quintali di immondizia. Chiediamo a Regione e Veritas di intervenire in tempi rapidi per pulire quella che è diventata una vera e propria discarica a cielo aperto».

A denunciare la situazione ieri mattina è stato il comitato Brenta Sicuro che si è dato appuntamento sulla passerella dell’idrovia di Via Ariosto a Vigonovo, con una trentina di volontari di altre associazioni ( soprattutto Legambiente) provenienti da diverse parti del territorio del veneziano e del padovano in prevalenza però da Piovese e Riviera del Brenta.

Oltre ad aver pulito gli argini gli argini del fiume e del tratto di idrovia dopo una pulizia che era stata fatta a settembre, i volontari hanno anche filmato lo stato di abbandono dell’opera. I comitati così chiedono con forza il completamento dell’idrovia Padova Venezia, e ribadiscono la richiesta di essere presenti alla prossima conferenza servizi in Regione in cui si deciderà come procedere con l’opera e l’iter che sarà seguito.

(a.ab.)

 

VIGONOVO – Lo scorso settembre, in occasione della manifestazione «puliamo il mondo» organizzata da Legambiente, il tratto già realizzato dell’idrovia Padova-Venezia era stato pulito da ogni rifiuto abbandonato lungo le sue rive. In tale occasione le centinaia di volontari che si erano date appuntamento nei tratti dell’idrovia già scavati, da Mira a Padova, avevano raccolto tonnellate di rifiuti.

«A soli cinque mesi dell’evento siamo nuovamente da capo», dicono i rappresentanti delle 18 associazioni che da anni si battono sul tema idrogeologico del territorio e sul completamento dell’idrovia Padova-Venezia. Ieri, alle 11, diversi rappresentanti delle associazioni si sono ritrovati per fare il punto della situazione vicino alla passerella ciclo-pedonale galleggiante a Vigonovo, in prossimità di via Ariosto, realizzata per collegare il centro del paese al quartiere Sagredo. I volontari hanno filmato e documentato la sporcizia presente nei luoghi, ma l’incontro tra i comitati pro idrovia è anche stato l’occasione per sottolineare tutte le perplessità riguardanti l’effettiva volontà da parte degli amministratori di completare l’idrovia Padova-mare. Non solo, è anche allo studio un progetto per la realizzazione di una linea ferroviaria per il trasporto merci.

Vittorino Compagno

 

MIRA – Doppio incontro pubblico a Mira. Si conclude infatti a Olmo di Borbiago il ciclo di incontri tra il Comune e i cittadini. Martedì sera l’appuntamento è al circolo culturale “Letizia” alle 21 dove è in programma l’ultimo dei dieci incontri del Comune per illustrare ai cittadini delle frazioni e delle località miresi l’attività fin qui svolta e raccogliere segnalazioni e proposte. Parteciperanno il sindaco gli assessori e consiglieri comunali di maggioranza e opposizione. Sempre martedì stavolta alle 18,30 in Municipio verrà presentato in Commissione consigliare pubblica, l’atteso Piano delle Acque.

«Si tratta», dice l’assessore Luciano Claut, «di un documento fondamentale per la sicurezza idraulica del nostro Comune. È il risultato di un minuzioso lavoro di rilevazione e classificazione sulle reti di scarico, portato avanti dai tecnici del Consorzio “Acque Risorgive” in collaborazione con gli uffici comunali. Anche per questo motivo abbiamo pensato di convocare la Commissione in sala consiliare per consentire la più ampia partecipazione possibile ai cittadini interessati».

(a.ab.)

 

VIGONOVO – Accantonato il progetto di una strada a pedaggio lungo l’idrovia Padova-Venezia, ne sarebbe saltato fuori un altro che prevede la costruzione di una ferrovia. Ne sono convinti i coordinatori delle 18 associazioni che da anni si battono sull’assetto idrogeologico del territorio e sul completamento dell’idrovia Padova-Venezia.

“La Regione del Veneto porti avanti il progetto dell’idrovia Padova-Venezia senza diversivi – fanno sapere i Comitati attraverso il portavoce Marino Zamboni – Il bando dell’idrovia col quale è stata effettuata la gara prevede l’affidamento della progettazione preliminare per il completamento dell’idrovia Padova-Venezia come canale navigabile e scolmatore delle piene di Brenta e Bacchiglione.

Invece incomincia a rimbalzare da più parti, a cominciare dall’assessore regionale Conte, la parola ’ferrovia’. Come se ci fosse stato un accordo riservato ma trasversale, anche il consigliere regionale Pd Ruzzante ha introdotto recentemente l’idea di affiancare all’idrovia una linea ferroviaria.

Si tratta di una divagazione preelettorale o di un pericoloso diversivo che rischia di inficiare il progetto dell’idrovia?

La Regione deve, prima di tutto, procedere con l’affidamento del progetto preliminare dell’idrovia, attenendosi al disciplinare e al contratto della gara d’appalto, senza interferenze politiche preelettorali diffuse furbescamente per creare confusione e far immaginare come possibile ogni ipotesi, compresa quella di abbandonare il progetto dell’idrovia appena finanziato”.

(v.com.)

 

MIRA – L’associazione Salvaguardia Idraulica del territorio Padovano e Veneziano smonta i timori del Comitato Acque del Mirese che ha messo in risalto i rischi che la nuova Idrovia possa insabbiare la laguna, inquinarla e mandare sott’acqua l’area del mirese.

«Trovo poco serio», dice il presidente dell’associazione Carlo Crotti, «sostenere che l’Idrovia possa insabbiare la laguna, Si parla di 5800 ettari scomparsi da quando c’è il Canale dei Petroli. Una via d’acqua che viene scavata di continuo, proprio perchè mantenga la sagoma dei suoi 12,30 di fondale. Trovo privo di metodo dire che l’Idrovia porti inquinamento in laguna, senza che il Comune di Mira o altri abbiano speso qualche euro per scoprire di quale inquinamento si parla. Sul rischio che la zona di Mira si allaghi, nel caso in cui il Mose alzasse le sue paratie, è davvero senza senso. È dal 2005 che il professor D’Alpaos, senza smentita, sostiene che per volumi d’acqua dai monti e livelli di marea, paragonabili a quelli del 1966,il travaso in laguna non solo eviterebbe o comunque ridurrebbe sensibilmente le esondazioni che si verificarono nell’area di Codevigo, Piove di Sacco e dintorni, ma alzerebbe di solo 10 cm il livello idrometrico della laguna rilevato a Punta della Salute».

(a.ab.)

 

MIRA – Comitati contrapposti sulla necessità di realizzare il completamento dell’idrovia Padova Venezia, come canale scolmatore e navigabile.

Da una parte il gruppo del coordinamento dei “Comitati uniti” a cui fanno riferimento Legambiente Veneto, di Padova e Venezia, il Comitato intercomunale Brenta Sicuro, la Cua, il Comitato Alluvione Veneto 2010, il Comitato “Una mano per Battaglia”, l’associazione Salvaguardia Idraulica del Territorio Padovano e Veneziano , il Comitato “Difendiamo l’ambiente in cui viviamo” di Fiesso, quello di Vigonovo per la salvaguardia del territorio “Antonio Canova” “Bovolenta Aria Pulita”, e diversi altri, che spingono per realizzare un’opera senza strade o ferrovie a fianco.

Dall’altra il comitato Acque del Mirese che pone domande sui rischi a livello ambientale (detriti e allagamenti) soprattutto per Mira con il completamento dell’opera.

Intanto dai Comitati uniti arriva una richiesta precisa alla Regione: «Vogliamo», spiega il portavoce Marino Zamboni, «partecipare con la Regione e gli enti locali alla Conferenza dei servizi sul completamento dell’opera. Il nostro coordinamento chiede di partecipare con una delegazione che rappresenti i 16 circoli, comitati e associazioni che ne fanno parte. La conferenza sia indetta (e siano convocati anche i nostri comitati) prima della redazione del progetto preliminare; è fondamentale la totale condivisione delle decisioni».

Da parte del Comitato Acque del Mirese invece si ribadiscono i dubbi già espressi: «Nella realizzazione di quest’opera vanno fatti studi specifici che dimostrino che non ci sono rischi per l’ambiente e che in caso di chiusura del Mose e marea avversa l’area del Mirese non finisca allagata».

(a.ab.)

 

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