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Il governatore parla dei raccolti devastati dal maltempo

«Lasciamo 18 miliardi di tasse: il governo intervenga»

TREVISO «La provincia di Treviso tra alluvione e calamità conta almeno 50 milioni di euro di danni, nell’ambito del mezzo miliardo post alluvione che calcolavamo per l’intero Veneto». Il presidente della giunta regionale Luca Zaia, ospite nella sua Godega di Sant’Urbano, commenta così la difficile situazione che la Marca trevigiana e il Veneto stanno vivendo dopo le disastrose precipitazioni dei giorni scorsi. La conta dei danni è pesante, per reperire i soldi si chiederà l’aiuto del governo: «Lo stato di calamità sarà chiesto per l’intera regione, visto che tutti i 581 comuni veneti sono stati pesantemente colpiti. Credo che la nostra regione abbia qualche titolo per chiedere questo aiuto economico, lasciando 18 miliardi di tasse l’anno a Roma. Se avessimo in mano questi soldi, ce la faremmo da soli, ma oggi abbiamo le casse vuote». I dieci millimetri di pioggia l’ora caduti in queste settimane hanno provocato danni ingenti, che ricordano la difficilissima situazione vissuta nel 2010. Fiumi ingrossati, dissesto idrogeologico, frane, smottamenti, allagamenti ed esondazioni sono solo alcuni dei lati del disastro attuale, aggiunge il governatore: «Quanto accaduto è senza precedenti. Oggi noi abbiamo due problemi: quello dell’alluvione che ha interessato un bel po’ di comuni del Veneto e quello di uno stato di crisi e di calamità che interessa tutti comuni della regione, non tanto per gli allagamenti, ma per la situazione drammatica dell’agricoltura del nostro territorio, a causa delle precipitazioni». Il pensiero del presidente va quindi al mondo dei coltivatori. Interi raccolti sono stati distrutti, marciti dall’acqua o persi perché non maturati. Da Vicenza a Padova, da Treviso a Verona, da Venezia a Belluno, passando per Rovigo, la produzione ortofrutticola è stata praticamente annientata dal maltempo, per non parlare del foraggio e dei seminativi. Nel mezzo miliardo di danni stimati dalla Regione si considera anche il disastro agricolo. Dimezzate tutte le colture a campo con picchi del meno 70% per mele, ciliegie e albicocche. Per il Trevigiano, i 50 milioni di danni stimati comprenderebbero anche la perdita di alcune produzioni tipiche, quali l’asparago bianco e le ciliegie dell’Asolano. Per le viti di Conegliano e della Valdobbiadene invece è ancora troppo presto per una stima. «L’agricoltura è in ginocchio, si può dire che oggi noi abbiamo perso un intero ciclo produttivo» ha evidenziato Zaia che di fronte al grido d’aiuto lanciato da tanti produttori veneti aggiunge: «L’unica strada percorribile è quella dello stato di calamità e, come ho annunciato, ho intenzione di farne richiesta per tutto il Veneto».

Valentina Calzavara

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Coldiretti: «Produzione deteriorata, danni per 100 milioni il suolo sconta una cementificazione diffusa e senza regole

VENEZIA. Tra piogge torrenziali, grandinate, sbalzi di temperatura e allagamenti, l’onda anomala del maltempo ha seriamente compromesso le prospettive dei raccolti: «Siamo di fronte ad avversità atmosferiche senza precedenti che minacciano di azzerare ampie quote della nostra produzione agricola», ha affermato il governatore Luca Zaia a margine di una manifestazione a Miane, nel Trevigiano «perciò l’istanza di riconoscimento dello stato di calamità che la Regione inoltrerà al Governo riguarderà non soltanto i territori colpiti qualche giorno fa dall’alluvione ma tutto il Veneto. Faccio notare che l’anno scorso a maggio il termometro segnava 31gradi contro i 10 di oggi, è una congiuntura obiettivamente eccezionale».

La situazione in campagna.

«Il fieno marcisce sui campi, gli agricoltori non possono accedere ai fondi coltivati e stiamo ancora scontando le conseguenze di un’estate siccitosa che ha negato il mais sufficiente all’alimentazione del 40% dell’allevamento bovino»,

è l’allarme di Coldiretti

«quest’inizio di primavera è disastroso perché il grano soffre di attacchi fungini favoriti dalla massiccia presenza di acqua, i prodotti orticoli a pieno campo o in serra sono allagati, la fioritura delle piante da frutto si annuncia dimezzata. Anche la produzione di pesche, susine, albicocche sarà inferiore rispetto agli altri anni, e a rischio anche le ciliegie. Non c’è un raccolto che non sia compromesso visto che le semine ordinarie sono tutte saltate».

Una prima stima dei danni.

Il deterioramento varia a seconda dei comparti ed è più acuto laddove il maltempo ha vanificato le semine (mais e soia rischiano il dimezzamento) o causato l’arresto della fioritura (per pesche, susine, albicocche si prevedono perdite vicine al 50%); soffrono anche il frumento, gli ortaggi, l’erba medica, il fieno e le ciliegie, con picchi negativi varianti tra il 15 e il 30%. Ci sono anche i contraccolpi indiretti, perché l’abbassamento della temperatura impone costi straordinari di riscaldamento per stalle, allevamenti e serre. Morale della favola: tutte le province venete sono ferite e un primo, prudenziale, bilancio dei danni si aggira sul centinaio di milioni.

La regione cementificata.

I Consorzi di Bonifica hanno raddoppiato le idrovore nell’Alta Padovana, sempre sotto osservazione per la presenza del Muson, e nel Polesine hanno già pompato al mare il 120% dell’acqua normalmente riversata in un anno. Eppure migliaia di ettari sono sommersi, tracimano i corsi d’acqua e soprattutto i fossati e le scoline. Nei campi, le ruspe dragano affannosamente coltivazioni che assomigliano a canali mentre i terreni “impermeabilizzati” non assorbono più: «

Circa il 13% della superficie veneta è edificata», sottolinea Giorgio Pizza, il presidente di Coldiretti «nella graduatoria nazionale del cemento solo la Lombardia ci precede. La percentuale non inganni: si tratta di ben 240 mila ettari che non sono concentrati in aree metropolitane ma investono piccoli capoluoghi e una miriade di centri minori, anche agricoli, aggravando notevolmente la gestione delle acque eccedenti».

Parole chiare, equivalenti a un indice puntato contro gli artefici di uno sviluppo miope e caotico, che ha divorato le risorse naturali e degradato l’ambiente.

Tra le aziende in ginocchio.

«Il maltempo ha sconvolto tempi e cicli dell’agricoltura, aggravando una situazione già precaria per le imprese che si trovano in profonda crisi e costrette a fronteggiare costi in continua crescita e prezzi all’origine di nuovo in discesa», è la diagnosi della Cia «e tutto ciò si rilette negativamente sui redditi, ancora in calo, e sulla competitività sui mercati».

Consumatori, attenzione.

«Occhio agli aumenti improvvisi e sostanzialmente ingiustificati di frutta e verdura, magari riferiti ai prodotti avanzati il giorno prima: è una pura speculazione alle spalle dei cittadini e sulla pelle degli agricoltori. Segnalateli a noi e alle associazioni di tutela dei consumatori».

Franco Manzato, l’assessore regionale all’agricoltura, riassume così il timore di riflessi ingiustificati del maltempo sui prezzi al consumo di molti prodotti agricoli

«compresi quelli di importazione e soprattutto che non riguardano le produzioni nostrane di stagione».

L’amministratore conclude invitando i coltivatori ad assicurare i raccolti e i cittadini a privilegiare «con beneficio reciproco» i mercatini “a chilometri zero” allestiti dagli stessi agricoltori.

Filippo Tosatto

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Gazzettino – Veneto, agricoltura in ritirata

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24

mag

2013

In 40 anni è venuta meno per cementificazione o abbandono un’area grande come la provincia di Rovigo: 180mila ettari

«Negli ultimi 40 anni il Veneto ha perso per cementificazione o abbandono 180mila ettari: il 18% della superficie coltivata che equivale all’intera provincia di Rovigo. Per salvaguardare una regione ad alto rischio idrogeologico sono necessari un radicale cambiamento di mentalità e una diversa pianificazione del territorio. Attraverso un’applicazione senza deroghe della legge urbanistica 11/2004, l’utilizzazione delle sole cubature esistenti – anche per il piano casa – e la programmazione di sostegni alle attività agricole in aree emarginate o degradate».

A lanciare l’allarme sullo stato delle superfici agricole in Veneto, ieri a palazzo Ferro-Fini in Venezia, sono state più voci: il presidente del Consiglio regionale, Clodovaldo Ruffato, il consigliere del Pd Bruno Pigozzo e i rappresentanti di Coldiretti, Confederazione italiana agricoltori, Anci e Unione veneta bonifiche. Tutti preoccupati per criticità già note, ma rese ancor più evidenti dall’aggiornamento statistico sulle implicazioni dell’uso del suolo, elaborato dall’Unità complessa studi documentazione e biblioteca del Consiglio regionale.
Dai dati dei censimenti che raccolgono le dichiarazioni di aziende agricole, emerge che nel Veneto le superfici coltivate sono passate dal 54 al 44% (nonostante tra il 1970 e il 2010 il coltivato nelle superfici aziendali sia aumentato dal 70,4 all’80,5%).

«Su scala nazionale il bilancio è analogo – ha precisato Ruffato – se non peggiore: 5 milioni di ettari, una superficie equivalente a Lombardia, Liguria e Emilia Romagna. Un problema significativo per il Veneto, ormai al di sotto della soglia di rischio per il mantenimento dell’equilibrio idrogeologico che, secondo gli indici urbanistici, non deve mai essere inferiore alla metà della superficie complessiva. Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: più alluvioni, minore manutenzione del territorio e del paesaggio, aumento del deficit della nostra bilancia alimentare e ricadute negative sulla capacità d’attrazione turistica».

Secondo il report, al 2011 le province di Padova e Treviso rientrano tra le 10 più cementificate d’Italia, rispettivamente con il 23 e il 19% rispetto a una media nazionale del 6,7. Mentre quelle che per abbandono causa scarsa redditività o nuove edificazioni hanno perso maggiormente prati e colture sono Belluno, Vicenza e Treviso.
A sollecitare una doppia azione

«sull’agroalimentare e per il mantenimento del territorio»,

Jacopo Giraldo di Coldiretti e Walter Brondolin della Cia. Il primo ha auspicato

«una presa di coscienza collettiva, affinché siano soprattutto i cittadini a capire che l’andazzo deve cambiare».

Il secondo

«un nuovo patto sociale, considerato che le leggi da sole non bastano e vengono aggirate».

Concorde Franco Bonesso dell’Anci, secondo cui per questo sono necessari

«una forte autocritica e un nuovo modo di programmare».

Andrea Crestani, direttore dell’Uvb, ha parlato di

«sicurezza idraulica ormai tema prioritario. Abbiamo sbagliato a pianificare, e ora dobbiamo correre ai ripari. Recuperando l’invarianza idraulica di tutto il costruito e in agricoltura riaprendo gli invasi che abbiamo chiuso».

Mentre Giovanni Aldrighetti di Confagricoltura ha chiesto di

«guardare al territorio come un bene di utilità collettiva».

Con il consigliere regionale Pigozzo a chiedere

«coerenza e concretezza, specie sul piano casa».

Vettor Maria Corsetti

 

 

Dal Consiglio regionale ricerca choc sul consumo del suolo

«No a Veneto city, autodromo, Ikea se mangiano campagna»

VENEZIA

«Sì a una legge quadro che metta ordine all’urbanistica e, nel frattempo, serve una moratoria per scongiurare nuovi delitti»

Clodovaldo Ruffato, presidente del consiglio regionale, è da sempre uomo vicino al mondo agricolo. Presentando lo studio sul consumo del suolo, ieri mattina a Palazzo Ferro Fini, ha voluto accanto a sè le associazioni agricole, i comuni e i consorzi di bonifica. Tutti d’accordo nel sottolineare che «serve una svolta» nell’uso del territorio.

«Dobbiamo smetterla di costruire mangiando fette di campagna: basta con Veneto City, Ikea e autodromo, non ha più alcun senso. Dobbiamo puntare a restituire terre all’agricoltura e a recuperare i volumi esistenti».

La fotografia, realizzata dal centro documentazione della Regione, è impietosa. Per quarant’anni abbiamo chiesto alla campagna di fare un passo indietro: migliaia di metri quadrati sono stati coperti di strade, centri commerciali, condomini e lottizzazioni. Dal 1970 a oggi, nel Veneto sono stati rosicchiati 180 mila ettari di campagna, l’equivalente dell’intera provincia di Rovigo.

«Dobbiamo semplicemente comprendere che è finita un’epoca, non possiamo continuare a consumare suolo – denuncia il presidente del consiglio regionale, Clodovaldo Ruffato –. Le ragioni dell’arretramento della superficie destinata ad agricoltura sono due: la cementificazione da un lato, l’abbandono della montagna dall’altro»

ha aggiunto Ruffato. Il risultato si vede ad ogni acquazzone:

«Gli ingegneri idraulici hanno calcolato che se il terreno coltivato è meno del 50% della superficie complessiva siamo in allarme idrogeologico»

ha sottolineato Ruffato, inquesto sostenuto dal direttore dell’Unione delle bonifiche, Andrea Crestani:

«Un terzo del Veneto di pianura è praticamente un grande catino, svuotato da 400 impianti idrovori ad ogni pioggia. In questo catino abbiamo coperto di cemento 70 mila ettari: una follia. Abbiamo sbagliato anche a pianificare».

Jacopo Girardo (Coldiretti) ha salutato lo stimolo di Ruffato con un:

«Meglio tardi che mai. E’ arrivato il momento di prendere coscienza che non possiamo continuare a rubare terra all’agricoltura, l’unica produzione che non può delocalizzare».

Così anche il direttore della Cia veneta, Walter Brondolin:

«Attorno al Prtc va costruito un patto sociale che impegni tutti a non consumare altro suolo. Perché le leggi si fanno e poi si trova il modo di aggirarle furbescamente».

E Franco Bonesso, rappresentante dell’Anci:

«Abbiamo contribuito tutti alla distruzione del territorio».

Adolfo Aldighieri (Unione agricoltori) ha parlato del verde come di «bene comune», plaudendo al governatore Luca Zaia. Quanto alla fotografia del consumo del territorio agricolo, maglia nera spetta alla provincia di Belluno (meno 36%, ma è soprattutto abbandono della montagna), seguita da Vicenza e Treviso. Con Padova, Treviso è tra le dieci province d’Italia più cementificate: il 23% della superficie a Padova, il 19% a Treviso occupato da superfici edificate. Insomma, abbiamo tombinato la fabbrica del nostro futuro:la Ambiente e Paesaggio spa. Vogliamo fermarci o continuare?

Daniele Ferrazza

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I dati arrivano dallo studio statistico del Consiglio regionale del Veneto: urbanizzazione e infrastrutture hanno sottratto 1.800 chilometri quadrati alle imprese agricole

VENEZIA – Negli ultimi 40 anni il Veneto ha perso il 18% della superficie coltivata, una perdita equivalente all’intera provincia di Rovigo. Urbanizzazione, infrastrutture e abbandono di pascoli e campi hanno sottratto 1800 chilometri quadrati alle imprese agricole. Il territorio bellunese è quello dove il consumo di suolo agricolo è stato maggiore, meno 36%, seguito dal Vicentino (meno 34%) e dal Trevigiano (meno 22%). I dati arrivano dallo studio statistico elaborato dal centro studi del Consiglio regionale del Veneto, presentato oggi dal presidente dell’assemblea Clodovaldo Ruffato insieme ai rappresentanti delle associazioni del mondo agricolo.

Lo studio compara i dati dei censimenti Istat dal 1970 a oggi, comparando la superficie agricola aziendale e quella utilizzata ai fini agricoli con la superficie totale. «Il bilancio è drammaticamente in rosso in tutta Italia – ha spiegato il presidente Ruffato – nella nostra penisola sono spariti 5 milioni di ettari coltivati, una superficie equivalente a Lombardia, Liguria, Emilia Romagna messe insieme. Il Veneto non si discosta: le province di Padova e di Treviso nel 2011 risultano tra le 10 più cementificate d’Italia, rispettivamente con il 23% e il 19% del proprio territorio occupato da superfici edificate (la media italiana è del 6,7%). Le campagne coltivate sono scese dal 54% al 44% dell’intero territorio veneto, sfondando la soglia critica individuata dagli urbanisti. Quando il terreno coltivato è meno del 50% della superficie complessiva, nelle aree di pianura è già allarme potenziale per l’equilibrio idrogeologico». (Ansa)

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MIRANO – La Confederazione italiana agricoltori (Cia) ha chiesto alla Regione lo stato di calamità naturale per il maltempo dei giorni scorsi, specie per le aree più colpite come Riviera a Miranese. Così il presidente di Cia Veneto Flavio Furlani ha chiesto all’assessore all’Agricoltura Franco Manzato che sia avanzata al Governo la richiesta, vista la grave situazione provocata dal maltempo dello scorso fine settimana, con le aziende agricole e zootecniche del territorio messe in ginocchio.

«Rispetto al 2012, anno della grande siccità che gravi danni aveva provocato»

spiega il presidente di Cia Venezia Paolo Quaggio

«ad oggi nel Veneto è piovuto quasi il 50 per cento in più rispetto ai primi sei mesi dell’anno scorso, provocando gravi danni alle colture orticole a pieno campo, una riduzione della semina della barbabietola, un drastico calo della semina del mais, un grave ritardo per quella della soia. Nel settore frutticolo, ci sono pesanti ripercussioni per le pesche e le pere: questa continua altalena di temperatura e le abbondanti piogge, che in parte hanno vanificato anche i trattamenti di cura delle piante, avranno gravi ripercussioni sui raccolti. Infatti, le continue piogge con violenti temporali causano allagamenti dei campi in vaste aree della nostra regione e della nostra provincia, compromettendo le semine e la raccolta dei foraggi che iniziano a marcire nei campi».

Con il maltempo dei giorni scorsi molti campi sono finito sott’acqua per diversi centimetri e nella sola Scorzè c’è un milione di danni, agricoltura compresa. Una brutta botta per i contadini, che vedono compromesso molto del loro lavoro. Per questo Cia fa sapere che è

«improrogabile che la Regione intervenga strutturalmente in modo tale da ridisegnare il deflusso delle acque partendo dalle foci risalendo a monte. Non bastano gli interventi che prevedono la costruzione dei bacini di laminazione».

(a.rag.)

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Il rispetto per il suolo proposto dal presidente Luca Zaia piace anche a Confcommercio Veneto che rilancia attraverso il presidente la proposta del governatore.

«Ben venga il modello svizzero – dichiara il presidente regionale Massimo Zanon – Da Veneto City ai troppi capannoni che costellano il nostro territorio, dai nuovi insediamenti ai progetti su Asolo, ci siamo sempre battuti perché consapevoli che la cementificazione in atto da decenni ormai ci stava portando alla deriva».

«Quel che è successo anche con le ultime piogge porta a galla una drammatica realtà: il nostro territorio è saturo, non è più il caso di correre ai ripari lavorando in emergenza: bisogna prevenire e la prevenzione parte dalla salvaguardia del paesaggio»,

aggiunge Zanon, che continua:

«Non vorremmo sembrare antipatici o sapienti, ma se si continuano a lasciare le singole amministrazioni comunali libere di decidere cosa sviluppare, pur nel rispetto della legge, sia le nostre aspettative che quelle del presidente Zaia rimarranno solo buone intenzioni. L’Urbanistica deve sedersi attorno a un tavolo regionale dando regolamenti rigidi e inequivocabili che non siano al servizio di chi insegue solo il business o le necessità di cassa».

 

Nuova Venezia – “Si’ allo scambio di cubature”

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21

mag

2013

Zorzato

Tavolo tecnico per la definizione delle «varianti di ritorno» e dello stop al consumo di suolo.

Spunta un nuovo Piano casa

VENEZIA – Lo stop al consumo del suolo nel Veneto sta per prendere la forma di un disegno di legge di iniziativa della giunta regionale. Che avrà la firma del governatore Luca Zaia, che ci tiene particolarmente, e del vicepresidente Marino Zorzato, che ha il compito di tradurre in norme giuridiche ciò che larga parte dei veneti sta chiedendo a gran voce anche dopo i recenti disastri ambientali seguiti alle piogge degli ultimi giorni. Tempi previsti: l’estate. «L’impresa è tutt’altro che semplice – ammette Marino Zorzato -, ma va detto che finora tutte le norme decise in questa legislatura vanno già in questa direzione: dalla legge urbanistica 11 del 2004 al piano casa, dalla legge sul commercio al Prtc che è la madre di questa normativa. Anche il nuovo piano casa, che presto approderà in consiglio, va in questa direzione». Si tratta, quest’ultimo, di una norma che «consoliderà» i benefici previsti dal piano casa del 2011, con possibilità di aumenti di cubatura nel caso di rinnovo completo del patrimonio edilizio. Sul tema del consumo del suolo Zorzato ha avviato, nei mesi scorsi, un tavolo di lavoro tecnico composto dai rappresentanti dell’urbanistica regionale, dai rappresentanti dei costruttori e dei professionisti, dall’avvocato Bruno Barel. Le ipotesi sul tavolo sono molteplici: si va da una semplificazione molto spinta alle procedure autorizzative a un progetto di rilancio delle periferie urbane, dalla possibilità di dichiarare di pubblico interesse alcuni quartieri per agevolarne il rinnovo edilizio alle cosiddette varianti di ritorno. Si tratta, in questo caso, della possibilità di «comprare» le cubature autorizzate e mai realizzate e di spostarle in luoghi diversi, creando praticamente una «borsa dei metri cubi» a disposizione dell’amministrazione comunale. «Il lavoro sin qui compiuto dalla Regione è importante – aggiunge Marino Zorzato – la legge sullo stop al consumo del suolo sarebbe una ciliegina sulla torta. Non mi sottraggo alle difficoltà di ordine legislativo, anche perché al di là dei molti slogan non c’è nessuna regione in Italia oggi che ha legiferato in tal senso». Marino Zorzato sta lavorando anche a un a«accorpamento» delle norme urbanistiche, una sorta di «Testo unico» che possa fare ordine in una materia di particolare complessità e che nasconde mille escamotage speculativi: «Ma certamente l’adozione del Piano territoriale regionale di coordinamento segnerà un punto fermo nelle politiche urbanistiche del Veneto – conclude Zorzato – . Le osservazioni scadono a fine luglio e poi, con l’adozione definitiva da parte della giunta regionale, saremo in salvaguardia». Con questi strumenti, per Zorzato si farà strada la concreta possibilità di «restituire a uso agricolo pezzi di campagna». Tempi? L’estate, come chiesto da Zaia. Una richiesta che, partita dalla Coldiretti regionali, trova alleati l’Unione delle bonifiche e persino l’associazione dei costruttori: «Lo stop al consumo del suolo può diventare una straordinaria occasione per riprogettare il Veneto – ammette Luigi Schiavo, presidente Ance –. Tutti stanno prendendo questa direzione».

Daniele Ferrazza

IL MINISTRO ZANONATO

«Il governo si ricorderà del Veneto» 

VENEZIA – La promessa del ministro Flavio Zanonato è di quelle che si ricordano: «Dei danni da maltempo in Veneto sicuramente ci ricorderemo» ha spiegato ieri mattina il ministro padovano a margine di un incontro a Venezia. «Non posso dire – ha aggiunto – se ci sono misure straordinarie in questo momento, sono arrivato in Veneto con l’emergenza idraulica in corso e quando torno a Roma chiamerò tutti i colleghi con i quali mi devo rapportare per dare una mano a questa regione». Intanto il senatore Udc Antonio De Poli invita Zanonato e il governatore Zaia «a fare squadra per i veneti» e a non litigare. Il presidente del consiglio regionale, Clodovaldo Ruffato, spinge il governo ad allentare il patto di stabilità «per gli interventi legati alla sicurezza idrogeologica del territorio» e propone «sgravi fiscali per le ditte e i privati nuovamente colpiti dall’emergenza maltempo».

Confcommercio Veneto apprezza le dichiarazioni del presidente della Regione Luca Zaia in merito al consumo di suolo e alla necessità di porre un freno alla cementificazione. «Ben venga il modello svizzero – dichiara il presidente regionale Massimo Zanon – Da Veneto City ai troppi capannoni che costellano il nostro territorio, dai nuovi insediamenti ai progetti su Asolo, ci siamo sempre battuti perché consapevoli che la cementificazione in atto da decenni ormai ci stava portando alla deriva. Quel che è successo anche con le ultime piogge porta a galla una drammatica realtà: il nostro territorio è saturo, non è più il caso di correre ai ripari lavorando in emergenza: bisogna prevenire e la prevenzione parte dalla salvaguardia del paesaggio».

 

 

L’UNIONE DELLE BONIFICHE

Un miliardo e mezzo per la difesa del suolo

MESTRE – Serve un miliardo e mezzo di euro per mettere in sicurezza il Veneto e ridurre il rischio idraulico e idrogeologico. Dopo un giovedì di paura, con la Regione di nuovo a mollo, specie nella “zona rossa” dell’allarme concentrata tra Verona, Vicenza e Treviso e allagamenti anche a Marcon e Scorzè, Regione e consorzi di bonifica si ritrovano d’accordo. «È tempo di cambiare cultura». I dieci consorzi di bonifica, ieri a Mestre, hanno messo in disparte la settimana degli impianti aperti a 5 mila studenti per ripresentare il conto all’assessore all’ambiente Maurizio Conte. 557 i progetti prioritari; valgono un miliardo e mezzo. Giuseppe Romano, presidente dell’Unione veneta delle bonifiche ricorda i numeri dell’emergenza: in sette mesi (tra ottobre 2012 e aprile 2013) sono caduti 938 millimetri di pioggia sul Veneto contro la media di 579 millimetri registrati tra 1994 e 2012. Nei primi quattro mesi di quest’anno sono caduti quasi 600 millimetri di pioggia che rappresentano il 60% della precipitazione media annua (che si attesta su 1.050 millimetri). E il 16 maggio ne sono caduti fino a 230 millimetri nel vicentino. Temporali intensissimi che hanno portato i terreni agricoli alla capacità idrica massima, rendendo le campagne impermeabili. Dopo la siccità, ancora un colpo all’agricoltura: perdite dal 30 al 50% per i campi da seminare per barbabietole, mais, erba medica. Distrutto il 30% delle fioriture di pesche e ciliegie. In una pianura densamente urbanizzata e dove ogni anno 5 mila ettari passano da superficie agricola ad urbanizzata, con reti fognarie sottostimate e una invarianza idraulica diventata obbligo solo dal 2004, un terzo del territorio veneto è a scolo meccanico o alternato. «Serve un nuovo modello culturale che porti a fermare l’urbanizzazione dei territori», dice Romano, «servono risorse e la Regione deve aiutare i territori, anche con regole certe per fermare il cemento, far rispettare i pareri di compatibilità, estendere gli interventi del piano delle acque dalla provincia di Venezia a tutta la Regione». Con 110 milioni di contributi introitati e 10 milioni l’anno di investimenti in opere i consorzi chiedono alla Regione di Luca Zaia di potenziare gli investimenti. L’assessore regionale all’Ambiente Maurizio Conte risponde, polemizzando con Roma. «Gli interventi sul Limenella sono fondamentali tanto quanto l’idrovia di Padova ma per farla servono 200 milioni e allora l’ex sindaco, ora ministro, Zanonato si attivi per far avere risorse che sono anni che aspettiamo. Avevamo presentato richieste per 64 milioni di euro, ne abbiamo visti alla fine solo 3,7». E poi continua a spiegare: «Gli enti locali poi se possono spendere devono farei conti col Patto di stabilità. LoStato allora attui il federalismo demaniale. Ricordo che i canoni delle spiagge fruttano 30 milioni di euro l’anno che, se andassero alla Regione, consentirebbero di fare molto». Conte parla di una stima pluriennale di interventi per 2 miliardi e 700 mila euro ma la coperta è, nei fatti cortissima: 100 milioni sono stati stanziati nel 2012 e 70 quest’anno. «120 milioni sono certi», dice Conte, «per 5 impianti di casse di espansione a Caldogno, Trissino, Fonte-Muson, Soave -San Lorenzo e Monteforte. I cantieri a breve».

Mitia Chiarin

 

«Stanco di essere insultato»

I vertici dei consorzi esasperati. Cia chiede stato di calamità 

MESTRE «Io sono stanco di incontrare persone piene di rabbia e che finiscono con l’insultarmi anche se le colpe non sono certo mie. Li capisco. Io se abitassi, per esempio, nella zona di Chiampo andrei via. È essenziale allargare il bacino di Montebello. Insomma, lo dico a tutti, occorre fare anche se la burocrazia non lo consentirebbe». Lo sfogo di Antonio Nani, presidente del consorzio di bonifica dell’Alta pianura veneta non passa inosservato. Anche il mondo agricolo, segnalano i referenti di Cia e Coldiretti, rischia molto: colture decimate dalle precipitazioni, danni ingenti in tempo di crisi. Il presidente Cia Flavio Furlani ha chiesto lo stato di calamità. I dieci consorzi hanno presentato 557 progetti per un miliardo e mezzo di euro, che attendono di essere finanziati. Ben 181 progetti sono del consorzio Acque risorgive di Mestre, dove il presidente Ernesto Prevedello ricorda che «è dal 2007, l’anno dell’alluvione che ha colpito il centro di Mestre, che viviamo in emergenza». Il direttore Carlo Bendoricchio spiega che operare non è facile: «Ci sono progetti che per ottenere un finanziamento attendono anche dieci anni, come quello, ancora fermo, di messa in sicurezza dell’Osellino a Mestre». Dodici le pompe in azione, con una novantina di persone mobilitate, giovedì scorso per gli allagamenti di Marcon e Scorzè. «Impossibile e inutile cercare colpevoli, impossibile pensare di risolvere tutto e subito. Servono almeno 15 anni di lavoro per migliorare le cose», avvisa il direttore dell’Uvb Andrea Crestani. Una corsa contro il tempo e i ritardi.

(m.ch.)

 

Nuova Venezia – La conta dei danni nel Miranese

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20

mag

2013

 

I maggiori disagi a Scorzè e Rio San Martino. Resta la paura tra i residenti

Un occhio al cielo, con la speranza che non si ripeta quanto successo giovedì scorso. A Scorzè si guarda alla mattina di oggi e alla previsione di maltempo, che però domani dovrebbe trasformarsi in sole. Di certo quanto successo qualche giorno fa, sarà allo studio già da stamani, capire con esattezza cos’abbia provocato tutta quell’acqua nei vari paesi del comune, da Scorzè a Peseggia, da Cappella a Gardigiano a, soprattutto, Rio San Martino. Nel recente passato, parliamo del settembre 2006, si era verificata un’alluvione, con scuole chiuse, decine di sfollati tra via Cimitero a Cappella, via San Paolo a Peseggia e in via Mezzaluna. Stavolta nessuno ha dovuto abbandonare le proprie abitazioni ma per qualche minuto si è temuto che potesse accadere.

Il sindaco Giovanni Battista Mestriner ha parlato di un milione di euro di danni e ora si penserà a rimettere in sesto quanto l’acqua e la pioggia hanno provocato: asfalto rovinato e corroso, case, garage, campagne e giardini sott’acqua. Non si dimenticano le quattro famiglie rimaste isolate in via San Benedetto e quella del Mulino Cosma ma anche al ristorante Perbacco, sulla Moglianese, hanno vissuto momenti difficili, specie giovedì sera. Tutta l’area attorno era sommersa da diversi centimetri d’acqua, che hanno impedito alle persone all’interno di muoversi.

Si era parlato di evacuare una trentina di ospiti del vicino hotel ma poi, dormendo ai piani superiori, l’allarme è rientrato. E non si dimenticano neppure le difficoltà di decine di piccoli della scuola elementare Ippolito Nievo di Rio San Martino, con i vigili del fuoco costretti a fare la spola con una zona più asciutta per consentire ai piccoli di essere riportati a casa. Altre situazioni a rischio sono state via Ronchi, via Baden Powell, via Fermi. Insomma, 24 ore difficili, come dimostrano le oltre 150 chiamate alla centrale operativa della Protezione civile e gli oltre 8 mila sacchi di sabbia distribuiti. Ma da oggi si riprende a volgere lo sguardo all’insù.

Alessandro Ragazzo

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Nuova Venezia – Cemento zero, entro l’estate la legge

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20

mag

2013

 

Dopo i danni del maltempo Coldiretti insiste: «La Regione si muova». Zaia: «Modello svizzero, presto la proposta Zorzato»

VENEZIA. «Il governatore Luca Zaia lo ha promesso: adesso ci aspettiamo gli atti concreti, senza indugio». Giorgio Piazza è presidente della Coldiretti regionali e, appena pochi giorni fa, ha incontrato il governatore del Veneto, che ha rilanciato la sua idea del «saldo zero»: «Vuoi costruire? Devi comprare una cubatura esistente»

Adesso Coldiretti, da tempo impegnata sui temi del consumo del suolo, rilancia e «incastra» il governatore a stringere i tempi sull’idea, ampiamente rilanciata, dello stop al consumo del territorio.

Il governatore del Veneto risponde così: «Sono uno dei fautori della tesi del saldo zero e del modello svizzero, dove le case valgono perché non se ne possono costruire di nuove. Per questo dico: la giunta regionale condivide questa filosofia e il vicepresidente Marino Zorzato vi sta lavorando, con il supporto legislativo dello studio Barel, per declinare in norma il testo di un disegno di legge di iniziativa della giunta». I tempi? «Gli aspetti da considerare – sottolinea Zaia – sono molti e non semplici, a partire dalla salvaguardia dei diritti acquisiti. Ma credo che entro l’estate si possa arrivare al giro di boa, con una proposta di legge concreta e che il consiglio possa discutere serenamente».

Sul tema della difesa del suolo, Coldiretti e il presidente della giunta regionale ritrovano dunque una sintonia che pareva lontana.

«Bisogna cambiare l’approccio – sottolinea Giorgio Piazza – raccogliere la sfida del ritorno alla campagna. Sarò felicemente impressionato quando vedrò finalmente una zona industriale tornare a un utilizzo agricolo del territorio. Abbiamo costruito troppo e spesso nemmeno bene. Ma il suolo finisce, non è un bene rinnovabile: quando cambi la destinazione d’uso di una campagna quella è persa per sempre. La filosofia del saldo zero è quella giusta, Zaia mostri di passare dalle promesse ai fatti concreti».

Il governatore, insomma, sembra raccogliere la sfida che anche l’assessore all’agricoltura, Franco Manzato aveva lanciato per una moratoria di cinque anni sulle nuove costruzioni. «Negli interventi sulla difesa del suolo stiamo recuperando un ritardo di almeno ottant’anni – conclude Luca Zaia –. Da questa legislatura abbiamo messo 50 milioni l’anno per opere idrauliche. I poteri del commissario non sono tuttavia assoluti. Ma l’autentica sfida da raccogliere è proprio quella del consumo del suolo, cui abbiamo contribuito tutti: dal sindaco sottoposto alle pressioni del territorio al cittadino che ha voluto farsi il capannone vicino a casa. Per molti anni è stata anche la fortuna del modello veneto: adesso però bisogna cambiare e far nascere, da un nuovo modello, nuove opportunità di sviluppo».

Daniele Ferrazza

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Il climatologo: «La sicurezza non esiste»

PADOVA «Sono in arrivo ancora rovesci e temporali ma più sparsi, meno estesi e meno violenti. Non ci saranno piene, tuttavia per il prossimo fine settimana un vento freddo da nord potrà rinvigorire l’instabilità, senza fasi piovose pericolose» avverte il climatologo Daniele Cat Berro, ricercatore presso la Società meteorologica italiana e redattore di Nimbus, la rivista diretta da Luca Mercalli. Nessun collegamento tra rischio alluvione e cambiamenti climatici: «Le Prealpi venete sono tra le zone più piovose d’Italia. La maggior piovosità di questi giorni si spiega con un’ondata di venti umidi sud-ovest, cui si è aggiunta una perturbazione intensa». Le popolazioni delle zone a rischio possono tirare un sospiro di sollievo? «Il concetto di sicurezza in questo ambito non può esistere, anzi direi che è perfino sbagliato comunicarlo.

Piuttosto» insiste Daniele Cat Berro, «occorre non costruire più in determinate aree. Negli ultimi decenni ciò che si registra di nuovo è l’aumentata urbanizzazione. Ecco perché, a parità di dimensioni, un’alluvione oggi fa molti più danni rispetto a 50 anni fa quando non trovava tanto cemento. È cresciuta la vulnerabilità del territorio».

Resta da dire che scarse sono le risorse per la sua manutenzione.

«È una porzione del problema, certo» conferma il climatologo, «Tutto quel reticolo di canali indispensabili per drenare via l’acqua sono andati quasi completamente perduti. Sui grandi fiumi, invece, ci sono un po’ di luoghi comuni: la pulizia con il prelevamento della ghiaia altera il profilo dei letti fluviali e scatena un problema di erosioni».

Cristina Genesin

 

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