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Gazzettino – Scorze’. La bomba d’acqua costa un milione

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

19

mag

2013

SCORZÈ – Si contano i danni procurati dal maltempo soprattutto nelle abitazioni

Il sindaco: «Stiamo pulendo le strade, lunedì toccherà ai fossati»

BOMBA D’ACQUA – Ammonterebbe a un milione di euro il danno procurato dal maltempo nel territorio scorzetano

Passata la paura, ora comincia la conta dei danni. «Tra quelli alle proprietà private e quelli negli spazi pubblici si arriva quasi al milione di euro» è la prima stima fatta dal sindaco Giovanni Battista Mestriner.
A Scorzé la «bomba d’acqua» di giovedì con le conseguenti tracimazioni di vari canali ha lasciato profondamente il segno. Si vede davanti alle abitazioni, dove permangono numerosi sacchi di sabbia per precauzione, ma pure vicino ai cassonetti dove si trovano decine di oggetti fradici e da buttare. Sono almeno un centinaio i residenti che si sono trovati danni in giardino o allagamenti nei garage e negli scantinati. È capitato in centro a Scorzé ma pure a Rio San Martino, a Peseggia, a Cappella, a Gardigiano e in molte altre zone. La situazione più critica resta quella di via San Benedetto, dove ieri il livello dell’acqua si è notevolmente abbassato ma intanto tra elettrodomestici guasti, muri da ridipingere e mobili da buttare alcune famiglie si sono trovate con circa ventimila euro di danni. Ma quantificare precisamente per ora resta difficile, perché in molte abitazioni la gente è ancora al lavoro con stivali indosso e stracci per terra. Problemi non solo alle case e al patrimonio comunale ma naturalmente pure alle aziende: la stessa San Benedetto ha accusato l’allagamento di alcuni impianti e si è trovata costretta a sospendere parzialmente la produzione. «Bisogna capire bene la causa di ciò che è successo – commenta ancora Mestriner -. È comprensibile la pioggia torrenziale di giovedì mattina che ha intasato i fossi, ma bisogna approfondire con i tecnici ciò che è successo giovedì sera: come e perché alcuni corsi d’acqua sono esondati. Il problema va approfondito dal punto di vista idraulico». Ma il primo cittadino guarda avanti: «Stiamo pulendo le strade, lunedì comincerà la pulizia dei fossati: è arrivata una grande quantità di fango». Secondo i tecnici la quantità di pioggia caduta in quelle poche ore è paragonabile a quella che mediamente cade in un mese.

 

Il docente Luigi D’Alpaos: «Responsabilità collettiva. La prossima tragedia? Nel bacino del Piave»

A quasi cinquant’anni dall’alluvione incertezze, inerzie e ritardi: «Ci vuole un dittatore idraulico»

VENEZIA – Costruire per fare soldi. Fare soldi per fare soldi. Che cosa mai c’è di nuovo in un paese dove ad ogni «brentana» si aprono crepe, si rompono gli argini, esondano torrenti, crollano muri e scoppiano tombini?

«Il 13% della superficie regionale è edificata – denuncia la Coldiretti -: si tratta di 240 mila ettari».

La velocità di cementificazione, negli ultimi anni, ha raggiunto gli otto metri quadrati al secondo. Undici chilometri quadrati l’anno, come se ogni dodici mesi coprissimo di case, fabbriche e strade l’intero territorio comunale di Tombolo. Un record, secondo in Italia solo alla Lombardia. E che fa della provincia di Padova, con i suoi 429 abitanti per chilometro quadrato, un territorio più densamente popolato dell’India. Dove l’acqua non scorre più perché trova sempre nuovi ostacoli di cemento. Come stupirsi, dunque, se sempre più frequentemente – persino a maggio, quest’anno – i fiumi di cui abbiamo dimenticato persino il nome non ce la fanno più ad accompagnare l’acqua al mare? E noi siamo costretti a stare incollati al livello del Bacchiglione a Ponte degli Angeli o all’altezza del Piave a Nervesa per capire che cosa succederà qualche ora dopo. Se questa è la premessa, dare colpa alla pioggia è semplicemente riduttivo. Che cosa mai si può pretendere in una regione, il Veneto, che ha quasi il trenta per cento della superficie a rischio idrogeologico? Centosessantuno comuni su 581: 41 a rischio frana e 108 a rischio alluvione. Luigi D’Alpaos, uno dei massimi esperti di idraulica d’Italia, è stanco. Reduce, giusto l’altra sera, dell’ennesima conferenza:

«Un mattino, improvvisamente, l’alluvione» a Padova. «Mia moglie dice che racconto sempre le stesse cose, da quarant’anni. E purtroppo è vero: l’esperienza non ci ha insegnato niente» riflette a voce alta guardando le immagini della piena del Bacchiglione e la passerella di politici che si alternano alla televisione con le tute della protezione civile».

Per D’Alpaos, che lavorò nella commissione De Marchi a fianco di Ghetti, il rapporto cadde nel vuoto:

«L’ultima grande opera idraulica, la galleria Adige-Garda, si deve a un progetto di epoca fascista completato nel 1964. Poi, più nulla. La prossima tragedia è solo annunciata». Dove? «Sul bacino del Piave: capiterà là. Abbiamo costruito ovunque, fin sugli argini del fiumi. Non abbiamo speso una lira per mettere in sicurezza il territorio. Anche i bacini di laminazione non servono a niente, se l’acqua non viene gestita a monte».

A Prà de Gai, nel Basso Livenza, è previsto un grande bacino di laminazione.

«Prà de Gai è un progetto che assomiglia a una storiella: è come se un uomo che non ha da vestire si comprasse una farfallina per lo smoking. E’ un’opera complementare: se a monte non si fa nulla non servirà».

La diga di Falzè?

«Mi sono stancato di ripeterlo. Ripeto che, senza intervenire a Falzè, non si difende il Piave e le popolazioni rivierasche. Vedo che anche Laura Puppato, oggi onorevole, qua zoppica un po’: fa l’ambientalista a chilometro zero. Come se tutto finisse là attorno. E invece il bacino del Piave, come quello del Livenza e del Meduna, va visto nel suo insieme».

E per salvare Padova?

«Il bacino di Caldogno, previsto da 40 anni, aiuta ma da solo non risolve tutto. A Padova adesso chiamano Scolmatore quello che altro non è che l’Idrovia, che può funzionare da straordinaria via d’acqua. La sicurezza idraulica è un insieme di interventi».

D’Alpaos indica le responsabilità nella politica:

«Nel 1966, dopo l’alluvione, vi fu una fase di iniziale attenzione. Poi il tempo ha attenuato i ricordi, affievolito la memoria, cancellato l’emergenza. Ed è stato fatto peggio, molto peggio di prima. Di questo sono certamente responsabili i sindaci, che hanno coperto di cemento il territorio, e la Regione che ha lasciato fare. Anche i cittadini hanno responsabilità: perché hanno difeso il loro piccolo interesse, senza pensare che la sicurezza del territorio è un bene di tutti. Quante volte abbiamo detto: basta costruire, basta realizzare interrati in certe situazioni, basta costruire vicino ai fiumi. Niente da fare. Con il tempo mi sono convinto che serve un dittatore idraulico, con pieni poteri: non c’è altro da fare».

Daniele Ferrazza

 

 

Naccarato (pd), nuova interrogazione al governo

«Le opere sono in ritardo, Zaia ha perso due anni»

PADOVA – Onorevole Alessandro Naccarato, il governatore del Veneto Luca Zaia invoca poteri speciali e chiede al governo di allentare il patto di stabilità per le opere idrauliche,lei come pensa si debba agire per fronteggiare l’emergenza?

«Zaia sbaglia a prendersela con Roma in quanto per due anni ha già avuto i poteri straordinari di commissario per l’emergenza dopo l’alluvione del 2010. E ha fatto molto poco, anzi non è riuscito a spendere tutti i soldi che il governo ha già assegnato alla Regione».

Di quanto si tratta?

«Sono poco più di 300 milioni a fondo perduto per opere indispensabili e attese da anni: soldi che non rientrano nel patto di stabilità in quanto destinati a fronteggiare l’emergenza alluvione».

In questi 300 milioni ci sono anche le vasche di laminazione di Caldogno e Arzignano?

«Certo. Non solo queste due, ma anche quella di Riese Pio X nel Trevigiano. Si tratta di interventi che se realizzati nei tempi previsti avrebbero evitato le alluvioni e i drammi di questi giorni. La realtà è che dal novembre 2010 abbiamo ascoltato tante chiacchiere di Zaia e Conte ma le opere non ci sono».

Forse siamo in ritardo proprio perché il governo non ha dati i poteri speciali a Zaia per effettuare gli espropri?

«Non è vero. La Regione ha ricevuto i soldi dal governo alla fine del 2010 e Zaia ha avuto i pieni di commissario straordinario dalla stessa data: i ritardi burocratici sono inspiegabili».

Lei ha rivolto un’interrogazione al governo in cui sollecita controlli sugli interventi realizzati dopo l’alluvione: come mai?

«Le opere sono state eseguite con i poteri straordinari della legge sulla Protezione civile e quindi non hanno seguito l’iter previsto per gli appalti pubblici: sono state assegnate in regime di emergenza a trattativa privata. In alcuni casi tale procedura ha ridotto i controlli e la qualità dei lavori lascia molto a desiderare. Da tempo chiediamo trasparenza e un rendiconto preciso dei lavori eseguiti in Veneto. La fretta molto spesso porta fuori strada e il bilancio di questi due anni e mezzo non è certo esaltante. Basta fare un giro tra le campagne del Veronese, del Vicentino, di Fossona e Bovolenta per capire la rabbia della gente che si trova la casa invasa dall’acqua. Roma avrà tante colpe, ma su questa vicenda va assolta perché messo a disposizione soldi e assegnato i poteri speciali a Zaia».

(al.sal.)

 

 

Tre miliardi per mettere in sicurezza la regione

Stival: «Con 250 milioni l’anno non ci sarebbero più problemi dalle Alpi al mare»

Pinato: «Con le vasche di laminazione cesseranno le frequenti inondazioni»

PADOVA – Nell’agenda delle priorità che il Veneto vuole portare sul tavolo del governo, la difesa idrogeologica del territorio merita il primo posto: si tratta di investire 2,8 miliardi di euro. Il 30% in più di quanto previsto per i 94 km della Pedemontana Montebello-Spresiano e meno dei 3,3miliardi per il raddoppio dell’alta velocità ferroviaria da Verona a Padova. Nella terra che si prepara a commemorare i 50 anni del disastro del Vajont e che vuole mettere in funzione il Mose entro il 2015 per dimostrare all’umanità che Venezia si può salvare dal flagello dell’acqua alta, la difesa idrogeologica del territorio è passata in secondo piano non solo per cattiva volontà politica ma per carenza oggettiva di risorse. Sono quelle che il governatore veneto Luca Zaia invoca da Roma, in nome di un federalismo mai nato e di un patto di stabilità imposto da Monti e da Bruxelles che impedisce al Veneto di spendere 1 miliardo e 300 milioni di euro già in cassa. E che sia assolutamente indispensabile svincolare dal patto di stabilità le opere pubbliche destinate a scongiurare l’alluvione non ci sono dubbi: dal senatore Udc De Poli al sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta l’appoggio a Zaia è assoluto. Peccato che poi non si faccia mai un passo in avanti. «Lo so che tutti aspettano i bacini di laminazione di Caldogno e Trissino ma non accettiamo di essere messi sul banco degli imputati», spiegano gli assessori Maurizio Conte e Daniele Stival. «Per mettere in sicurezza il Veneto dalle Dolomiti al Po dobbiamo investire 2,8 miliardi di euro. Credo che in dieci anni si possa vincere la sfida. Noi la nostra parte l’abbiamo fatta: 50 milioni l’anno sono vincolati nel bilancio per le opere idrauliche. Ora tocca al governo darci una mano: si tratta di stanziare 250 milioni per dieci anni. Ma è l’unica spesa produttiva per evitare la conta dei danni ad ogni pioggia: i 4-500 milioni di euro in questa settimana si sommano ai 600 milioni di novembre 2010», spiega l’assessore Stival. «Sono 80 anni che aspettiamo di realizzare un intervento idraulico, l’ultimo l’ha voluto Mussolini». Che la situazione sia drammatica lo dimostra la mappa 2013 del Veneto alluvionato: come mai non sono iniziati i lavori delle vasche di laminazione di Caldogno e Trissino?È davvero tutta colpa della burocrazia romana anche quando i poteri speciali di Commissario sono stati assegnati prima al prefetto Stancari e poi a Zaia? Tiziano Pinato, ingegnere del Genio Civile e dirigente del settore Difesa territorio della regione, tenta di smorzare la polemica: «Nessun ritardo. A Caldogno gli espropri sono stati realizzati dalla Provincia di Vicenza e gli eventuali ricorsi non coinvolgono i nostri uffici:non capisco la posizione della Coldiretti che lamenta danni per l’alluvione e l’incuria del territorio ma poi difende in sede legale gli agricoltori che puntano i piedi e ritardano le procedure. Tutto è pronto per assegnare l’appalto: per la vasca di Caldogno ci sono 15 aziende in gara e 4 per quella di Trissino. Entro l’estate i cantieri apriranno i battenti. Cosa sono le vasche di laminazione?Dei grandi invasi con gli argini rialzati e due canali di ingresso e uscita dell’acqua dei fiumi. Le piene del torrente Timonchio vanno fermate in collina a Caldogno, prima che l’acqua e il fango confluiscano nel Bacchilione con effetti disastrosi per Vicenza e Padova. E così per il Guà a Trissino. L’intervento assolutamente prioritario da realizzare riguarda Montebello: la vasca del 1966 va ampliata per mettere in sicurezza Soave, la Val di Chiampo e il Veronese». L’altra sfida per l’area metropolitana Padova-Venezia riguarda l’idrovia, che dovrebbe diventare una grande vasca di raccolta dell’acqua dalla Zip di Camin e Saonara fino a Mira, a patto che si realizzino i collegamenti con i fiumi laterali. Resta la montagna, con le frane e le strade che crollano mentre le colline si sfarinano: il Veneto è passato dalla pellagra al capitalismo globalizzato nel giro di trent’anni. Ma ha perso i contadini, le vere sentinelle ecologiche e ora chiede aiuto a Roma: arriveranno mai quei 250 milioni l’anno?

Albino Salmaso

 

 

A Scorzè danni per un milione

Sopralluogo ieri di sindaco e prefetto. «Bisogna capire cosa è accaduto»

SCORZÈ – Un milione di euro. Questa la prima stima dei danni fatta dal sindaco di Scorzè Giovanni Battista Mestriner all’indomani del maltempo che ha colpito il comune dalla tarda mattina di giovedì a venerdì. Una cifra che comprende i problemi agli scantinati, alle cantine e alle famiglie ma anche i passi carrai e l’asfalto delle strade da sistemare. Inoltre l’agricoltura è stata di molto compromessa e molti campi sono allagati. Insomma, quasi un bollettino di guerra, anche se la situazione è tornata alla normalità. Ieri mattina Mestriner ha ricevuto la visita del prefetto di Venezia, Domenico Cuttaia, oltre ai tecnici dei vigili del fuoco. Il giro ha compreso le zone di via San Benedetto e Mulino Cosma, tra le più colpite dal maltempo con cinque famiglie, quattro nella prima e una nella seconda, rimaste intrappolate in casa giovedì e venerdì perché circondate dall’acqua. «Il consorzio Acque Risorgive» spiega Mestriner «valuterà nei prossimi giorni quanto successo. La prima pioggia di giovedì è stata molta ma poi bisogna chiarire cos’è avvenuto tra le 17 di giovedì e venerdì mattina». In totale sono state oltre 150 le chiamate arrivate alla Protezione civile in ventiquatt’ore. L’ultimo intervento è stato fatto nella zona dello stadio e dei campi da tennis di Scorzè nel pomeriggio-sera di venerdì: in quel punto c’era mezzo metro d’acqua. Solo alle 22.30 l’ultima squadra di volontari è rientrata. Poi l’emergenza è finita. «Dovremmo capire» commenta l’assessore alla Protezione civile Francesco Tranossi «da dove e come sia arrivata tutta quest’acqua. Abbiamo avuto problemi noi e la zona del Trevigiano. Altrove nel Miranese, eccetto Noale, non si sono stati grossi disagi. Di certo ha piovuto molto e confermo la quantità d’acqua caduta in poche ore che è stata paragonabile a un normale mese. Sapevamo dell’allarme meteo e infatti le zone più a rischio sono state risparmiate. Dopo le 11 di giovedì abbiamo iniziato a preoccuparci perché diluviava. Così sono giunti i rinforzi anche agli altri gruppi del comprensorio».

Alessandro Ragazzo

 

Gazzettino – “Alluvioni figlie del cemento”

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18

mag

2013

IL CANDIDATO «C’è il sole, un buon presagio»

Il candidato sindaco Antonio Santoliquido, urbanista per mestiere, ha puntato il dito contro il consumo del territorio.

Mille in piazza per Beppe Grillo

CICLONE – In mille ieri in piazza a Martellago per l’intervento di Beppe Grillo

Grillo: «Stop cemento»

Quasi mille persone in piazza a Martellago per il leader del Movimento 5 Stelle

«Basta che piova un po’ e andate sott’acqua. Ho visto che ci sono ancora un po’ di prati scoperti, cementiamo tutto e facciamola finita».

Le prime parole di Beppe Grillo strappano un sorriso ai quasi mille cittadini (meno numerosi rispetto a quelli che un anno fa avevano affollato Mira e Mirano) che dopo due giorni passati a guardare il livello del Dese o ad asciugare i garage, sono in piazza per il leader del Movimento 5 Stelle. Gli ombrelli si chiudono e, dopo un po’ spunta anche il sole, salutato come un buon presagio dal candidato sindaco plurilaureato Antonio Santoliquido.
Ma Grillo, alle prese con l’ennesimo tour elettorale fra i Comuni chiamati alle urne, parlerà poco di campanili e municipi. Perché questa volta, a differenza di tre mesi fa, il piede nel Palazzo l’ha messo e le prime critiche, i suoi cittadini parlamentari, hanno dovuto incassarle. «Ci hanno tagliato fuori da tutto – è la sua spiegazione – non ci hanno chiesto niente, hanno fatto l’inciucio fra loro e non hanno lasciato nemmeno una commissione a chi ha preso il 25% dei voti. Dicono che non facciamo niente ma abbiamo già fatto una legge sul reddito di cittadinanza e sull’impignorabilità della prima casa, ma i giornali non ne parlano».
Già, i giornali. In un’ora di intervento, secondo un canovaccio ormai rodato, gli strali a giornali e tv sono quelli che raccolgono gli applausi più forti, quando Grillo chiede l’abolizione dei contributi ai giornali di partito e promette di rendere «pan per focaccia» ai media che violano la privacy mostrando l’indirizzo di casa sua. «Dicono che urlo, ma la mia è una rabbia buona, non l’odio che mostrano i giornali». La rabbia della gente, semmai, cerca di trasformarla in voti, fermandosi a parlare con una esodata, dialogando a distanza con un ambulante o lasciando che sia un operaio della Pometon a salire sul palco prima del comizio. «Sono stato a pranzo con gli artigiani – spiega – e ho proposto di togliere l’Irap in tre anni, di garantire un salario a chi è stato licenziato perché se una fabbrica è in crisi si deve chiudere».
E i soldi, insiste, ci sono: «Andare in Afghanistan è costato 4,8 miliardi, l’evasione fiscale ammonta a 98 miliardi. Accorpiamo i Comuni e chiudiamo le Province. Basterebbe fare quello che noi abbiamo fatto in tre mesi a Roma». E che ora propone di fare nei Comuni, attraverso il bilancio partecipato e l’impiego dell’informatica: «Le spese le decidete voi – dice raccogliendo l’applauso – non quelli che sono chiusi là dentro». Con un avvertimento al pubblico che lo ascolta: «Se falliamo noi è finita la democrazia».
Poi tocca ai candidati presentarsi agli elettori: Santoliquido parla per ultimo, spiegando come abbia deciso di schierarsi dopo avere assistito, da urbanista, allo spreco di territorio:

«Solo nel nostro Comune 200 ettari di terreno sono stati edificati attraverso i cambi di destinazione».

Le stesse motivazioni che hanno portato Massimo Nacchi a candidarsi a Pianiga per il Movimento 5 Stelle:

«Qui arriverà la Romea commerciale e Veneto City, hanno presentato 12mila firme contrarie ma non è successo nulla, nemmeno il Pd ha fatto opposizione».

Ora ci sono loro: «Conquisteremo i Comuni, uno a uno, come un mosaico, e arriveremo al Governo», chiude Santoliquido. Grillo lo ascolta e, prima di partire per Vicenza, si congeda con una battuta. «E alla fine ne rimase uno solo»…

 

PROTEZIONE CIVILE – Superlavoro no-stop per i tanti volontari

IL GIORNO DOPO – Sacchi di sabbia davanti a una rampa di un garage in un condominio a Rio San Martino

SCORZÈ – C’è chi è tornato a casa di notte per dormire solo un paio d’ore e chi addirittura ieri pomeriggio raccontava di essere sveglio dalle sette del mattino prima. Alcuni hanno passato la giornata di giovedì preparando e distribuendo sacchi di sabbia (in tutto ne sono stati consegnati circa ottomila), altri hanno lavorato giorno e notte con le pompe e tutti gli altri strumenti a disposizione per contrastare l’innalzamento del livello dell’acqua. C’è pure chi si è preoccupato di portare del cibo alle famiglie barricate in casa in via San Benedetto. Nessuna lamentale e solo tanto lavoro per i volontari della Protezione Civile di Scorzè, affiancati a quelli di altre sezioni del Miranese. Solo nella giornata di giovedì alla sede di via Guido Rossa sono arrivate oltre 150 telefonate di cittadini allarmati in cerca d’aiuto, ma oltre una quarantina di scorzetani ha risposto all’appello lanciato su Facebook, rimboccandosi le maniche e correndo al magazzino comunale per rendersi utili in ogni modo. Alcuni sono rimasti in sede a preparare sacchi di sabbia, altri si sono infilati gli stivali e hanno raggiunto le zone più critiche per dare manforte ai residenti, soprattutto agli anziani. Juri Tosatto (foto in alto) ha 23 anni, di professione fa il muratore ma da quattro anni è un volontario della Protezione Civile di Scorzè. E quando l’emergenza ha chiamato, lui non ha potuto che rispondere «presente». Ha lavorato praticamente 24 ore ininterrotte, da mezzogiorno di giovedì, prima portando sacchi a Gardigiano e Peseggia e poi con vari mezzi nell’area che gravita attorno alla fabbrica San Benedetto. «Abbiamo lavorato sodo, ma d’altronde non si poteva fare altrimenti – racconta Juri dopo la faticata -. Non ho mai visto una cosa del genere, l’acqua continuava a salire». Durante la notte hanno lavorato sette volontari in strada più uno rimasto a presidiare la centrale operativa per monitorare la situazione con i Vigili del Fuoco e coordinare le varie azioni. Presente costantemente pure l’assessore alla Protezione Civile, Francesco Tranossi: «Assicuro che non si poteva fare nulla di più, questo ci è stato detto pure dai Pompieri. Alcune zone sono state più allagate di altre, ma l’acqua era veramente troppa» spiega. Emergenza finita? Nemmeno per sogno. «Le cose da fare e da sistemare sono ancora moltissime – raccontavano ieri pomeriggio i volontari – noi non ci tiriamo indietro, continueremo a renderci utili». (G.Pip.)

Una notte di paura: la piena non fa danni

La rete idraulica tra Scorzè e Martellago è andata in crisi e si temeva la tracimazione del Dese.

La pausa delle piogge e gli interventi del Consorzio evitano il peggio, ma resta la preoccupazione.

Allagamenti consistenti a Noale e in parte a Salzano

«E’ stato evitato il peggio»

L’ondata di piena è passata, e con essa pure la paura. Restano i danni, molti e ben diffusi, ma tra gli esperti la sensazione comune è che sia stato comunque evitato il peggio. Giovedì notte nel Miranese l’allerta era altissima: l’alluvione del pomeriggio ha messo in crisi la rete idraulica e tra Scorzè e Martellago erano molti a temere la tracimazione del Dese. L’ondata passata tra l’una e le due di notte ha invece calmato le acque consentendo di tirare un grosso sospiro di sollievo in tutta l’area nord del Miranese. I fiumi principali hanno raggiunto livelli di guardia molto elevati ma alla fine, grazie al cessare della pioggia in serata, hanno tenuto botta. La situazione più critica si è vissuta a Scorzè, dove in serata è tracimato il Rio S. Ambrogio nell’area della San Benedetto. Gli allagamenti hanno colpito sia il centro che un po’ tutte le frazioni. I disagi sono stati tanti ma avrebbero potuto essere addirittura di più: per evitare il peggio i tecnici del consorzio di bonifica «Acque Risorgive» sono dovuti intervenire con un escavatore per rompere un tratto di argine e far rientrare l’acqua attraverso una manovra idraulica. Preoccupazione fino a tarda sera pure a Martellago, dove attorno alla mezzanotte è stato necessario alzare gli argini del Dese nella zona a nord del mulino Vidali e del mulino dell’Orsa, un punto critico dove presto il Consorzio interverrà realizzando alcuni bypass. L’impianto idrovoro a Noale andava a pieno regime ma non ha potuto evitare allagamenti e disagi anche nella Città dei Tempesta: le zone più colpite sono state quelle di via via Boscarone, via Ronchi e via Ongari. Allagamenti presenti ma comunque più limitati invece a Salzano, soprattutto nella zona di Robegano. Infine, abbastanza tranquilla la situazione nel resto del Miranese (il Muson ieri mattina presentava livelli molto elevati ma è stato sempre tenuto sotto controllo) e nella Riviera del Brenta. «Nonostante i numerosi disagi provocati da allagamenti in parecchie strade e campagne, possiamo dire di aver evitato il peggio – commenta il direttore del consorzio “Acque Risorgive”, Carlo Bendoricchio -. I principali corsi d’acqua hanno tenuto grazie anche ad alcuni interventi realizzati in questi anni che ci hanno permesso di invasare una grande quantità di acqua altrimenti destinata a finire sulle aree abitate». Importante è stato anche il preventivo abbassamento dei livelli dei canali effettuato mercoledì. «Bisogna dire basta all’urbanizzazione non governata, rispettare i pareri di compatibilità idraulica sulle nuove urbanizzazioni, provvedere alla pulizia dei fossi nelle campagne e recuperare gli scoli nelle aree urbane» ammonisce il presidente dell’Unione Veneta Bonifiche, Giuseppe Romano. Intanto è cominciata la conta dei danni pure nei terreni agricoli, ma l’allerta non è terminata del tutto. Per i prossimi giorni sono previste nuove piogge: la speranza di tecnici e residenti è che non si ripeta un’altra «bomba d’acqua», che trovando i canali già belli pieni provocherebbe danni ancor più pesanti.

VIAGGIO TRA I DISAGI – «Noi, barricati nelle case senza corrente elettrica e con gli scantinati allagati»

SCORZE – Barricati in casa, senza corrente, con gli scantinati allagati e l’acqua che esce pure dalle prese elettriche. «Mai visto una cosa così, non sappiamo come difenderci» racconta Claudio Bortolato, residente in una delle zone più critiche di Scorzé: via San Benedetto, a pochi passi dalla celebre fabbrica. L’acqua sulla strada ha superato i trenta centimetri di altezza arrivando in breve tempo dentro le proprietà private. E per i residenti c’era ben poco da fare: «L’acqua penetrava ovunque, nel nostro garage il livello è stato addirittura più alto dell’alluvione del 2006, che già ci ricordavamo molto bene per i danni che aveva provocato» prosegue Bortolato. In mattinata hanno fatto visita alle abitazioni di via San Benedetto sia i tecnici che il sindaco Mestriner per valutare lo stato di criticità, probabilmente il più elevato di tutto il territorio comunale. «I ragazzi sono dovuti stare a casa da scuola, noi dal lavoro. Uscire è davvero impensabile» prosegue Bortolato, che vive assieme ai genitori in una bifamiliare. «E per fortuna l’acqua non era arrivata pure in tutta la loro casa – racconta -. Andiamo li per mangiare, per fare la doccia, per fare le lavatrici. Da noi non si può stare, abbiamo pure danneggiato alcuni apparecchi elettronici. Speriamo non piova pure nei prossimi giorni». Ieri via San Benedetto è rimasta ancora bloccata, con le auto era impossibile passare e le campagne circostanti erano tremendamente allagate. Decine di garage e scantinati si sono allagati pure a Peseggia e in centro a Rio San Martino, soprattutto nelle vie Gallese e Sant’Ambrogio. Proprio li un professore ha dovuto buttare un malloppo di libri e altri oggetti che teneva in garage: «L’acqua è arrivata a trenta centimetri, io lavoro a Badoere e sono tornata in tempo per togliere alcune cose dal garage – spiega la moglie Claudia -, e poi ci siamo messi in strada a fermare le macchine che passavano, perché ogni ondata ci danneggiava ulteriormente». Con lei c’era il vicino di casa, il quarantenne Gianmarco: «Ho fatto tempo a spostare vari oggetti sugli scaffali più in alto, ma qui non c’era nessun sacco. I condomini hanno dovuto andare a comprarseli». Nello stesso quartiere il mezzo-anfibio dei Vigili del Fuoco è intervenuto per portare i bambini fuori dalla scuola elementare «Ippolito Nievo»: «All’ora di pranzo nessuno poteva uscire e i genitori hanno iniziato a chiamare preoccupati – racconta una bidella -. La mensa ovviamente era destinata solo a quelli che si sarebbero fermati al pomeriggio ma abbiamo cercato di arrangiarci tenendo dentro tutti. E poi alcuni genitori si sono comunque mossi per prendere i figli, chi con un camioncino, chi con un trattoreà». Ieri mattina sia a Scorzé che nelle frazioni la gente è uscita di casa in silenzio, guardandosi attorno desolata. In via Onari abita una cinquantenne, Cristina, alle prese con un seminterrato interamente allagato: «Abbiamo cucina e taverna, non riuscivamo nemmeno ad entrarci. Oggetti ed elettrodomestici, sarà tutto o quasi da buttare» racconta la donna. Intanto, con aria sconsolata, riempie scatoloni e continua a passare stracci per terra.

(g.pip.)

 

Nuova Venezia – L’agricoltura in ginocchio

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18

mag

2013

Le associazioni stimano danni per almeno 50 milioni di euro

VENEZIA

«In Veneto anche il fieno marcisce sui campi: non si può accedere ai fondi coltivati e le condizioni climatiche avverse di questi giorni non hanno dato tregua agli agricoltori».

Lo afferma Coldiretti Veneto stilando il bollettino di una regione che paga le conseguenze di un’estate talmente siccitosa da non aver potuto raccogliere mais sufficiente all’alimentazione del 40% dell’allevamento bovino italiano concentrato proprio nel bacino padano. Il calcolo dei danni subiti da quest’ondata di maltempo è stimato attorno a 50 milioni di euro.

«L’inizio della primavera è preoccupante per tutti gli operatori agricoli – continua Coldiretti – il grano soffre di attacchi fungini per la presenza massiccia di acqua, i prodotti orticoli a pieno campo o in serra sono allagati, la fioritura delle piante da frutto è dimezzata: la produzione di pesche, susine, albicocche sarà inferiore rispetto agli altri anni, a rischio anche le ciliegie. Non c’è un raccolto che non sia compromesso visto che anche le semine sono tutte saltate. Il sistema zootecnico dovrà far i conti con il 50% in meno di mais e soia e presumibilmente non potrà ricorrere alla fienagione e servirsi altrove».

I Consorzi di Bonifica hanno raddoppiato le idrovore nell’Alta Padovana, zona sempre sotto osservazione per la presenza del Muson, nel polesine gli stessi enti hanno già pompato al mare il 120% dell’acqua normalmente riversata in un anno, ciò nonostante il taglio delle risorse pubbliche destinate alla manutenzione straordinaria. Migliaia sono ormai gli ettari sott’acqua a causa della perturbazione meteorologica».

 

Decine di volontari e operai al lavoro negli scantinati, nei negozi e sulle strade allagate

Rinforzati gli argini del Dese a Martellago, disagi e campi allagati anche a Noale

SCORZÈ – Giornata difficile anche quella di ieri, nel Miranese. Da un lato chi doveva liberare scantinati, garage e taverne dall’acqua; dall’altro chi scrutava il cielo preoccupato che potesse riprendere a piovere. Uomini della Protezione civile, vigili del fuoco, volontari, operai e amministratori hanno lavorato ovunque per risolvere le emergenze. Ore di preoccupazione anche a Mirano, dove il Muson ha sfiorato i limiti nella centralissima piazza Barche.

Scorzè. I centri dei paesi sono andati sotto giovedì pomeriggio, così come diverse vie limitrofe. Le situazioni più a rischio, pure ieri, erano via San Benedetto a Scorzè ma anche via Ronchi, via Baden Powell, via Fermi e la zona dell’hotel Mulino, sulla Moglianese. Problemi in molte aree verdi. In via San Benedetto, quattro famiglie non riuscivano neppure a uscire di casa per l’acqua, mentre in via Onaro a Rio San Martino, dopo il fiume naturale dell’altro ieri al posto dell’asfalto, qualcuno ha da ridire per com’è stata gestita l’emergenza. «La strada non è stata subito chiusa» racconta una donna «e nella taverna continuava a entrare acqua a ondate. Ho perso lavatrice, lavastoviglie, la cucina. Siamo qui dal 1967 e ogni volta è sempre così. Giovedì abbiamo lavorato fino a tarda ora per ripulire tutto ma dentro è un disastro. Abbiamo dovuto acquistare i sacchi: nessuno li ha portati». Francesca Pesce si è trovata il garage sotterraneo allagato. E con lei tutti gli altri condomini. «Ho dovuto gettare dei libri» rivela «e c’erano acqua e fango. Ho perso una giornata di lavoro per sistemare tutto e per fortuna sono riuscita a salvare qualcosa. Ma gli interventi sono arrivati tardi». Sott’acqua anche il negozio di biciclette, per fortuna con pochi danni, di Mirko Bernardi, mentre all’elementare Ippolito Nievo, i vigili del fuoco hanno dovuto fare la spola con la piazza per permettere ai genitori di riuscire a portare a casa i loro figli: all’interno c’erano 130 bambini. «La scuola non era allagata» racconta un’operatrice «ma via Onaro e via Sant’Ambrogio erano una piscina: impossibile uscire con le auto. Qualche papà e mamma sono arrivati con gli stivali, gli altri hanno potuto contare sull’aiuto dei pompieri». Ma l’assessore alla Protezione civile di Scorzè Francesco Tranossi, racconta come sono andate le cose a Rio San Martino. «In certi punti come via Gallese» replica «non si riusciva neppure a entrare. Ovunque c’era acqua e abbiamo fatto il possibile per tamponare tutte le emergenze, dando la priorità a chi aveva la casa allagata. Da parte nostra eravamo pronti, ci avevano segnalato l’allarme ma nessuno si aspettava un evento simile».

Noale. Protezione civile e vigili del fuoco al lavoro fino a tardi anche in questo caso. Problemi ci sono stati in via Ongari, dov’è stata installata un’idrovora mobile, ma anche in via Fosse, con i residenti che lamentano diversa acqua alta. E poi criticità in via Boscarone, via Ronchi e via Cerva. «In via Valsugana» racconta l’assessore alla Manutenzione Andrea Muffato «si è inondata la campagna, mentre sono stati tolti due alberi sotto il ponte della pista ciclabile a Moniego. Tecnici del consorzio Acque Risorgive sono subito arrivati». Martellago. Anche qui si è intervenuti durante la notte per alzare gli argini del fiume Dese vicino a mulino Vidali e a quello dell’Orsa. Qui Acque Risorgive fa sapere che in questo punto critico saranno fatti dei by-pass.

Alessandro Ragazzo

«Sveglio 36 ore per dare un aiuto»

Claudio Pesce, 20 anni, volontario della Protezione civile alla prima esperienza

SCORZÈ – Trentasei ore consecutive sveglio, una notte passata a stare vicino alle famiglie di Scorzè, specie di via San Benedetto, dove quattro nuclei sono dovute rimanere in casa senza possibilità d’uscita. Claudio Pesce, 20 anni di Scorzè, è nella Protezione civile da settembre e una situazione simile non l’aveva mai vissuta. Anzi, una situazione simile non l’aveva neppure immaginata. «Un’esperienza incredibile» racconta il giovane parlando del maltempo «e mi sono dedicato soprattutto al centro di Scorzè, a via San Benedetto. Dopo il peggio di giovedì, ci sono ancora delle criticità ma l’acqua sta calando. Durante la notte, i residenti non riuscivano a dormire, si continuava ad andare sotto nei giardini e poi nelle case, anche un metro nelle cucine». Pesce racconta quegli attimi vissuti accanto a chi si vedeva andare in ammollo ogni minuto sempre più: colpa del Dese e del Rio, che hanno creato non pochi disagi agli abitanti della zona. «Qualcuno ha iniziato ad arrabbiarsi e si è sfogato per quanto stava accadendo» fa sapere «e in quei momenti cerchi di capire, li ascolti e fai il tuo lavoro. Abbiamo cercato di contenere l’acqua per evitare che la situazione peggiorasse. Non ho mai visto e vissuto un fatto simili e pure i residenti. Anzi, chi abita lì da molti anni, mi faceva notare come il problema possa essere sorto dalla deviazione dei canali». Dalla Protezione civile di Scorzè fanno sapere che tra giovedì e ieri sono stati distribuiti 8 mila sacchi di sabbia, mentre l’invito su Facebook di “arruolare” altre persone che potessero essere da supporto, ha consentito di avere un’altra quarantina volontari. Le chiamate sono state almeno 150 dalle 13 di giovedì fino alla mattina di ieri, quando la situazione restava sì critica ma non più allarmante. E poi la pioggia: in quattro ore più millimetri di un normale mese piovoso. Durante la notte tra giovedì e venerdì sono state sette i volontari operativi, di cui uno sempre nella centrale operativa a fare da collante e a monitorare quanto stava accedendo. «Ho saltato il lavoro» continua Claudio Pesce «e sono sempre rimasto qui per aiutare chi era in difficoltà. Sono in servizio solo da pochi mesi ma un’esperienza del genere non l’avevo mai affrontata prima d’ora. Ora vorrei riuscire a mangiare qualcosa e poi riposarmi un po’».

(a.rag.)

 

Gazzettino – Maltempo in provincia

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17

mag

2013

Residenti allarmati, la situazione peggiorava di ora in ora. Sott’acqua gli scantinati. Alunni prelevati a scuola dai pompieri «Sos, correte ai magazzini comunali»

Disagi e paura a Scorzè

ACQUA ALTA – Strada allagata e intere zone sott’acqua anche nella frazione di Rio San Martino a Scorzè

SCORZÈ – «Siamo in emergenza allagamenti, la situazione peggiora minuto dopo minuto. Chi ne ha la possibilità molli tutto e corra a dare una mano in magazzino comunale». Il messaggio ha iniziato a girare su Facebook e via sms nel primo pomeriggio, il tam-tam è stato immediato come la conseguente mobilitazione. Tanta paura, ma pure tanta voglia di rendersi utili ieri pomeriggio per decine di residenti di Scorzé. «Se continua così andremo a prendere i nostri figli a scuola in gommone» diceva all’ora di pranzo un padre. Parlava con una buona dose di ironia, non sapeva che nelle due ore successive la situazione sarebbe drasticamente peggiorata. E alla fine alla “Ippolito Nievo” in centro a Rio San Martino è servita davvero la mobilitazione di Vigili del Fuoco e Protezione Civile per accompagnare decine di bambini dalla scuola al piazzale della chiesa, una delle poche “isole” non allagate. La scuola era rialzata e dunque asciutta, il problema era la strada. Gli alunni si sono stretti forte e quell’insolita esperienza non la scorderanno facilmente, ma attorno a loro c’era ben poco da stare allegri: residenti con le mani nei capelli, qualche auto abbandonata sul ciglio della strada, cassonetti galleggianti. «Era tutto sott’acqua, sono passata in macchina e mentre guidavo ballava tutto. Prego perché smetta di piovere» raccontava con apprensione Marta, studentessa ventisettenne. «La situazione è davvero pessima, ma lamentarsi non serve a nulla: bisogna rimboccarsi le maniche e scendere in strada. Oggi molta gente l’ha fatto» spiega Antonio, imprenditore quarantaseienne alle prese con uno scantinato allagato e un importante appuntamento lavorativo annullato. Sul web hanno subito cominciato a girare foto, video, appelli d’aiuto: «Dove si trovano i sacchi di sabbia?» si chiedeva più di qualcuno. «Non c’è uno stato generale di calamità, ma siamo molto preoccupati soprattutto per Peseggia – dichiarava ieri sera il sindaco Mestriner – Il Dese rischia, in quel caso il problema sarebbe grossissimo». (g.pip.)

 

BOMBA D’ACQUA – Tra le 11 e le 12 l’intera zona è stata devastata dalla pioggia

MARTELLAGO – Bazzera, Pievega livelli altissimi. Nel pomeriggio il Dese è tracimato

NEL MIRANESE – Il Dese e i suoi affluenti hanno provocato allagamenti. Centinaia di cantinati sono finiti sott’acqua, strade come torrenti

A NOALE – Chiuse in tarda mattinata diverse vie, anche vicino all’ospedale

Decine di strade allagate, centinaia di scantinati sott’acqua, canali a rischio esondazione fino a sera.

SCORZE’ – Tanti disagi e altrettanta paura ieri a Scorzé, certamente il Comune del Miranese più colpito dall’alluvione di ieri. Moltissime le zone interessate: la situazione più critica si è vissuta a Rio San Martino, dove i vigili del fuoco sono dovuti intervenire con un mezzo-anfibio per accompagnare i bambini fuori dalla scuola elementare, ma sono finite sott’acqua pure le frazioni di Peseggia e Cappella, la Castellana, via Ronchi e la zona industriale di Gardigiano. Allagamenti pure sulla Vecchia e Nuova Moglianese e in molte altre vie del centro, dove le macchine non riuscivano in alcun modo a passare. Per non parlare dei terreni di campagna, con molti agricoltori già in ginocchio: tireranno le somme solo nel week-end, visto che pure per oggi le previsioni meteo non sono affatto benevole. Sono decine i residenti che si sono riuniti al magazzino comunale di via Guido Rossa per coordinare la distribuzione di centinaia di sacchi di sabbia. Fin da metà mattinata il sindaco Mestriner ha effettuato vari sopralluoghi con assessori, tecnici comunali e volontari della Protezione Civile: la preoccupazione non era passata nemmeno in serata, visto che continuava a piovere e gli affluenti del Dese presentavano livelli d’acqua molto elevati. Moltissime le persone in strada, con stivali e maniche rimboccate, per rendersi utili in ogni modo. Il Comune di Scorzé è stato certamente il più colpito ma la «bomba d’acqua» che si abbattuta tra le undici e mezzogiorno non ha risparmiato pure varie altre zone del Miranese.

NOALE – A Noale sono andate sott’acqua via Ongari, via Ronchi e via Cerva, chiuse in tarda mattinata, ma pure altre zone tra cui l’area degli impianti sportivi e quella vicina all’ospedale. Tanti volontari in strada, la situazione è migliorata nel pomeriggio.

MARTELLAGO – Scenario simile a Martellago, dove Bazzera, Pievega e Dese hanno raggiunto livelli altissimi fino a tracimare. Sono andate a mollo varie strade, su tutte via Cà Nove e laterali, Morosini, Trento, Motte, Val d’Aosta, ma sono stati allagati anche garage, scantinati e, soprattutto, l’acqua è penetrata in alcune abitazioni, come il gruppo di case in via Cà Nove tra i civici 102 e 108, dove è arrivata anche a 20 centimetri: i residenti colpiti si sono lamentati per l’ennesima volta per il ripetersi di tali eventi e la mancanza di opere preventive. Operai comunali e volontari della Protezione Civile hanno lavorato tutto il giorno compiendo decine di interventi con le pompe per prosciugare l’acqua e portando sacchi di sabbia per alzare gli argini dei canali. E nel tardo pomeriggio la situazione si è fatta ancora più critica perché il Dese è tracimato, in particolare all’altezza del Mulino Vidali in via Cà Nove, per un’allerta durata tutta la notte.

SALZANO – A Salzano disagi soprattutto nell’area di Robegano, sono state chiuse le vie Vivaldi, Zigaraga, Mascagni e Scarlati. Qualche allagamento ma situazione molto più tranquilla a Mirano, Spinea e Santa Maria di Sala. Il consorzio di bonifica «Acque Risorgive» ha mobilitato tutti gli uomini e i mezzi possibili. «I problemi più gravi si sono verificati sulla rete minore mentre i principali canali, dal Dese al Muson dei Sassi, non hanno ancora oltrepassato i livelli di guardia anche se il rischio esiste – spiegavano ieri i responsabili d’area, Stefano Raimondi e Vladi Vardiero -. Siamo intervenuti nelle zone più critiche con varie manovre idrauliche, abbiamo attivato le pompe idrovore che dal mattino stanno andando a pieno regime». Per il consorzio si tratta di un evento eccezionale arrivato in un contesto già fortemente appesantito dalle piogge di questa primavera. «La falda non è più in grado di ricevere e quindi le precipitazioni finiscono in tempi rapidissimi nei canali e fossati – spiega il direttore Carlo Bendoricchio -. Ora ci auguriamo che l’intensità delle piogge possa diminuire per evitare il peggio, ma il rischio è ancora alto in varie zone». A Scorzé ieri sera si è lavorato soprattutto sulla prevenzione: le piogge preoccupano, ma la paura principale riguarda l’acqua che potrebbe arrivare dai fiumi. Lo stato di allerta prosegue.

 

La pioggia ha messo in ginocchio la viabilità. Auto ferme nel fango e scuola elementare evacuata

Pompieri e volontari della Protezione civile impegnati per ore. Decine di persone bloccate in casa

SCORZÈ – Una giornata a dir poco allucinante quella vissuta ieri nel Miranese nord. Il maltempo e la forte pioggia caduta poco prima di mezzogiorno hanno messo in ginocchio soprattutto Scorzè, con i centri abitati finiti in ammollo, mentre non se l’è passata meglio Noale. Schivata per un pelo Martellago, che ha avuto solo qualche piccolo inconveniente. Decine di volontari della Protezione civile impegnati per ore a intervenire nelle aree più a rischio con mezzi e sacchi di sabbia. Diverse le chiamate ai vigili del fuoco e al lavoro pure assessori e consiglieri di Scorzè. Molti cittadini hanno adottato il “fai da te” per cercare di evitare che l’acqua invadesse i locali: qualcuno c’è riuscito, altri sono stati più sfortunati. Preoccupano il Dese, il Rio Desolino e, in generali, quasi i canali e i fiumi. Paura a Rio.

Scorzè. Tutte le strade principali del comune sono finite sotto. Se ne contano diverse: da via Castellana a via Moglianese, da via Vecchia Moglianese a via Onaro. E poi via Marmolada, via Dante, via Gallese, parte di piazza Cappelletto e via Bigolo, tutta la piazza di Cappella, via Dell’Acqua, Gardigiano. Diversi i giardini andati sotto e non sono stati risparmiati neppure alcuni negozi. Sono state messe delle transenne per invitare gli automobilisti a prendere altre strade: i più temerari si sono visti scomparire le ruote della macchina sotto l’acqua. In via Castellana a Scorzè, vicino alla rotonda che conduce alla zona industriale, si andava a rilento proprio per la carreggiata in ammollo. A Rio San Martino, si sono vissute ore difficili. Via Onaro sembrava un fiume naturale, dove si poteva benissimo andare in barca anziché muoversi in auto. Infatti chi lo faceva, provocava delle pericolose onde che finivano contro gli agli edifici. Proprio per la gran mole d’acqua che impediva il passaggio delle macchine, i mezzi della Protezione civile si sono recati alla scuola elementare per condurre fuori i bambini e riportarli in una zona dove i veicoli dei genitori potessero transitare. Alcuni negozi si sono trovati l’acqua dentro, lo stesso vale per i garage sotterranei, altri l’hanno schivata per fatalità. Non andava meglio a Cappella, dov’è stato impegnato pure il sindaco Giovanni Battista Mestriner. Via Dante era sommersa d’acqua, lo stesso la piazza, tagliata in due da via Moglianese. Camminare con le scarpe era impossibile e si dovevano solo usare gli stivali per non inzuppare i piedi: cosa che non hanno potuto fare alcuni studenti, arrivati alla fermata dell’autobus alle 13.30, tutta allagata. Non se la sono passata meglio Peseggia e Gardigiano, con i centri tutti sotto. E l’allarme è durato per tutto il pomeriggio, la sera e la notte.

Noale. Situazione difficile in via Ongari, via Cerva, zona della Bastia, via Brugnole, via De Pol, via Isonzo, via Moniego Centro, via Ronchi, via Fosse e via Ferrara. In via Ongari, qualcuno si è trovato l’acqua in casa. «Sono almeno quattro», racconta una donna, «e ho una persona disabile in casa: non vi dico i problemi». In via Ferrara, allarga le braccia l’ex consigliere di Mirano Viviani Lorenzon. «Qui tanta o poca acqua che sia», fa sapere, «andiamo sempre sotto. E questo succede da quando hanno fatto la variante alla Noalese».

Allagamenti, con disagi contenuti, si sono segnalati in via Canove, via delle Motte, via Morosini e via Trento a Martellago, oltre ad alcune strade di Sant’Angelo di Santa Maria di Sala, al confine con la provincia di Padova. Chiusi i sottopassi lungo il Terraglio, verso Treviso, sono stati chiusi. Allarme anche per il rio Vernise e il rio Tasca nella zona di Zero Branco e nell’area Bombena verso Mogliano.

Alessandro Ragazzo

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FIESSO – Dopo anni di attesa, finalmente l’idrovora del fosso Castellaro è entrata in funzione. Ad annunciarlo con grande soddisfazione sono il sindaco, Andrea Martellato e l’assessore ai Lavori pubblici, Marco Cominato. L’attivazione dell’idrovora, per scongiurare il pericolo allagamenti nella zona di via Pioghella e tutta l’area di Barbariga, era stata fortemente voluta dall’amministrazione fin dal giorno del suo insediamento essendo uno dei punti chiave del suo programma elettorale. Lunedì l’idrovora è stata attivata in via sperimentale e avrebbe dato ottime risposte. Adesso, altre due idrovore stanno attendendo d’essere attivate, e il sindaco si dice fiducioso che possa avvenire in tempi brevi.

(G.Dco)

 

FIESSO. «Ieri pomeriggio i tecnici del consorzio di bonifica Acque Risorgive assieme, all’assessore Marco Cominato, hanno collaudato la nuova idrovora dello scolo Castellaro che permetterà di migliorare la sicurezza idraulica dell’area nord di Fiesso d’Artico».

È questo l’annuncio soddisfatto del sindaco Andrea Martellato che ha ufficializzato il completamento dei lavori per una spesa di un milione e 700 mial euro, che hanno visto il posizionamento di un’idrovora con tre pompe per una potenza di 2.100 litri al secondo nella zona dietro al cimitero che permetterà di scaricare l’acqua del Castellaro nel Rio Serraglio in caso di emergenza.

È stata poi prevista la posa di alcune valvole “di non ritorno” per evitare che l’idrovora ripeschi le acque a valle e la sostituzione di un “tombotto” in via Pioghella che servirà per risolvere le problematiche della zona industriale. I lavori dello scolo Castellaro erano iniziati a fine 2009 con il risezionamento dello scolo, l’adeguamento delle strade che passavano sopra il corso d’acqua e la realizzazione murarie dell’idrovora. (g.pir.)

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