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Gazzettino – Veneto, troppe case “sott’acqua”

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23

apr

2013

«Abbiamo costruito troppo. E abbiamo costruito in un catino». Andrea Crestani, direttore dell’Unione Veneta Bonifiche (Uvb) passa la mano sulla mappa del Veneto e si sofferma sull’area a ridosso delle coste adriatiche:

«Qui ci sono duecentomila ettari di territorio che si trovano al di sotto del livello del mare. Fino a quattro metri. Se consideriamo le aree soggette ad allagamenti dove sono in funzione sistemi di scolo meccanico, cioè le idrovore, o meccanico-naturale arriviamo a 455mila ettari, ossia un terzo della superficie coperta dai dieci consorzi di bonifica del Veneto. Ebbene, qui troviamo settantamila ettari di superficie urbana. Bisogna capire che gli allagamenti non dipendono esclusivamente dai fiumi e dai canali, ma dal fatto che si è costruito troppo».

Il consumo del suolo in Veneto è aumentato, negli ultimi 30 anni, del 27%, ovvero 50mila ettari edificati in più, con una conseguente perdita della superficie agricola utilizzata del 5% (44mila ettari). Il che significa che in Veneto 1.724 ettari all’anno vengono cementificati.
Troppo facile dare la colpa degli allagamenti alle piogge eccezionali.

«Negli anni scorsi abbiamo costruito con una legge urbanistica secondo la quale gli interrati non facevano cubatura. Intanto i cittadini chiedevano più cubatura per la casa da costruire, chiedevano interrati, si limitavano a fognature che scaricavano direttamente nel terreno. Intanto i Comuni hanno scoli delle acque meteoriche sottodimensionati, che non puliscono mai. Quello che chiediamo non è il blocco dell’urbanizzazione, ma di quella non controllata».

«Si parla spesso che serve buon senso, ma intanto si continua a cementificare – argomenta Giuseppe Romano, presidente dell’Uvb – Bisogna frenare il consumo del suolo, ma il cambiamento vero e proprio si genera con un cambio di cultura. La sicurezza idraulica (a lato l’idrovia Venezia-Padova) deve partire dal basso, dalle aree private, urbane e dalle campagne, coinvolgendo direttamente i cittadini e gli enti locali. Tutti dobbiamo partecipare al miglioramento dell’ambiente in cui viviamo, rispettando delle semplici regole».

Per questo l’Uvb ha preparato un vademecum che riassume in sette regole le buone pratiche relative alla cura e alla manutenzione del territorio:

«È necessario che le autorità competenti mettano un freno all’urbanizzazione, per fare in modo che si costruisca nella sostenibilità e nel rispetto del territorio. A tale proposito consideriamo obbligatorio rispettare i pareri di compatibilità idraulica nelle nuove urbanizzazioni, ovvero la possibilità di “cementificare” una determinata area solo se questa preveda anche un’opera “compensativa” che possa contenere le acque e farle defluire con gli stessi tempi che aveva in origine».

Un esempio viene dalle micro-casse di espansione realizzate dai Consorzi a supporto delle reti fognarie, delle nuove lottizzazioni e delle aree commerciali.

«Altra regola riguarda la stipula di accordi e convenzioni con i comuni anche attraverso il superamento del Patto di Stabilità, al fine di recuperare risorse per realizzare interventi all’interno delle aree urbane, andando in aiuto ai Comuni le cui attività sono molto spesso bloccate per via dei fondi vincolati. Il rapporto con gli enti locali per noi è strategico, in quanto permette di collaborare con chi ha le maggiori responsabilità nel governo del territorio dal punto di vista idraulico».

Punto fondamentale è la necessità di ricreare la “invarianza idraulica” nelle aree già edificate:

«Ciò si traduce in un monitoraggio che mette in evidenza i punti di debolezza seguito dalla realizzazione, attraverso piani pluriennali, di opere a sostegno degli impianti fognari e dei reticoli di scolo nelle aree private e comunali».

Anche i semplici cittadini sono chiamati a fare la loro parte:

«Bisogna recuperare gli scoli nelle aree private, ovvero in quei micro reticoli di scolo delle acque meteoriche eliminati per incuranza, per far posto alle piste ciclabili o per recuperare spazi per i giardini… Infine prevediamo il recupero delle capacità di invaso anche nelle aree agricole, attraverso un miglioramento dei canali, delle canalette e delle scoline all’interno delle aree agricole private, e l’estensione a tutti i comuni del Veneto del Piano delle Acque». L’auspicio di Romano è che le Sette regole diventino prassi nello sviluppo della Regione: «Il passato dovrebbe averci insegnato qualcosa».

 

Gazzettino – Stop all’edilizia, Conte tranquillizza

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16

apr

2013

I VINCOLI DELL’AUTORITÀ DI BACINO

Ma l’Urbanistica prepara una circolare

VENEZIA – «Non ci sono divieti assoluti, ma norme dettate soprattutto dal buon senso. Se un’area è particolarmente esposta a pericoli di alluvione sarebbe un controsenso dare l’autorizzazione a nuove costruzioni. Ma si può comunque intervenire per mitigare il rischio o realizzare specifiche vie di fuga che consentano poi nuove edificazioni». È l’assessore regionale alla difesa del suolo Maurizio Conte a tranquillizzare, rispetto ai timori sollevati dagli enti locali, in merito alla delibera di adozione del Piano Stralcio per l’Assetto idrogeologico (Pai) dei bacini idrografici dei fiumi Isonzo, Tagliamento, Piave e Brenta-Bacchiglione dell’Autorità di bacino dei fiumi dell’Alto Adriatico già pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 30 novembre e oggetto di una circolare regionale del 22 marzo scorso.
«Non c’è nessun ingessamento delle aree interessate – dice Conte – ma un preciso richiamo a valutare attentamente le possibile conseguenze di ogni intervento. Stiamo vedendo con i tecnici degli uffici regionali se sia il caso di produrre un ulteriore atto di chiarimento per facilitare l’operato delle amministrazioni comunali nell’affrontare le diverse situazioni locali, avendo sempre come obiettivo finale la salvaguardia complessiva del territorio».
Ai Comuni, però, serve “nero su bianco”: l’assessorato all’Urbanistica di Marino Zorzato sta preparando una nuova circolare. Ci vorranno 15-20 giorni.

 

PRESIDENTE Moreno Marangoni

VENEZIA – «Ci vuole tanto a capire che non c’è bisogno di ulteriori nuove case?» A dirlo è il presidente degli agenti immobiliari Fiaip del Veneto, Moreno Marangoni, all’indomani delle polemiche per il “blocco del mattone” nei comuni a rischio alluvione e per quelle suscitate dal nuovo Pat di Asolo.

«Di fronte a notizie di questo genere, ribadiamo il recupero del patrimonio edilizio esistente come via da percorrere anche per la ripresa del mercato immobiliare».

Secondo i dai di Legambiente le case vuote nel solo Veneto sarebbero 400mila e sono destinate ad aumentare: le case sfitte, o non più abitate, sono cresciute del 21% negli ultimi 10 anni.

«La curva demografica è in discesa, la crisi in salita – dichiara Marangoni – La Regione Friuli dà contributi per le ristrutturazioni, noi cosa facciamo? Stiamo a guardare, mentre qui non si riesce a comprar casa e neanche a venderla. Da lungo tempo la nostra Federazione ha avviato una politica volta a valorizzare il patrimonio edilizio esistente, suggerendo alle istituzioni locali di dare agevolazioni ai privati che vogliano riattare l’alloggio».

Magari abbattendo molti obbrobri del passato,

«con interventi volti a migliorarne la classe energetica, la vivibilità, senza che vengano sacrificate ulteriori aree. La nostra proposta è rivitalizzare le aree urbane esistenti senza ulteriori lottizzazioni».

Oggi a Mestre Fiaip Veneto presenterà i dati dell’Osservatorio Immobiliare Regionale.

 

Gazzettino – Edilizia stop, la Regione corre ai ripari

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14

apr

2013

Roberto Casarin, dell’Autorità di bacino: «La nuova norma è scritta in modo restrittivo, ma può essere interpretata. Palazzo Balbi chiarirà»

VINCOLI – Roberto Casarin dice che il blocco del mattone può essere interpretato.

Ammette:

«Scritta così, la norma lascia intendere il blocco totale del mattone». Però tranquillizza: «Non era questo l’obiettivo, se ne sta dando una lettura restrittiva, ma la norma può essere interpretata, basta che la Regione faccia una circolare e spieghi come stanno le cose».

Roberto Casarin, segretario dell’Autorità di bacino dei fiumi dell’Alto Adriatico, è certo che verrà fatta chiarezza e che i sindaci potranno continuare a rilasciare licenze edilizie anche nelle nuove zone colorate di ocra e classificate nel Piano stralcio per l’assetto idrogeologico dei bacini dei fiumi Isonzo, Tagliamento, Piave e Brenta-Bacchiglione come “zone di attenzione”. Una classificazione nuova di zecca. Che però ha gettato nel panico i Comuni e perfino le Province tanto che tutte le concessioni edizione nelle nuove zone tinta ocra sono state bloccate. È il caso, ad esempio, dell’ampliamento del Mercatone Uno a Curtarolo. Con i sindaci allarmati: gli oneri di urbanizzazione previsti tra le entrate del bilancio a questo punto rischiano di saltare. Tant’è che alla preoccupazione già manifestata dai primi cittadini di Veggiano e Curtarolo si aggiunge quella del presidente del consiglio regionale del Veneto: «Questo blocco è una mazzata – dice Clodovaldo Ruffato – tra l’altro vanifica norme regionali come il Piano casa che volevano dare una risposta alle famiglie e nel contempo un impulso all’edilizia. Spero, come ha già detto il vicepresidente Marino Zorzato, che una circolare chiarificatrice venga fatta presto».
In realtà pare che la competenza non sia dell’Urbanistica di Zorzato, ma dell’Ambiente dell’assessore Maurizio Conte. Tanto che domani, fanno sapere a Palazzo Balbi, si tratterà la questione. Ma l’Autorità di bacino voleva questo blocco del mattone? No, dice Roberto Casarin:

«L’Autorità di bacino ha fatto un grande lavoro con i tecnici e le stesse Regioni. La novità è che nel Piano sono state introdotte delle zone di “attenzione” che prima non esistevano. Sono zone – spiega Casarin – suscettibili di allagamenti, e quindi di pericolosità, che non erano mai state finora perimetrate. Si è voluto evidenziarle così che i sindaci ne tengano conto nei piani urbanistici per fare gli approfondimenti se, ad esempio, si vogliono realizzare piani interrati».

D’accordo, ma i Comuni e le Province hanno inteso, leggendo l’articolo 8 delle Norme di Attuazione del Piano, che tutta l’attività edilizia è bloccata nelle zone ocra. Stop a qualsiasi scavo, non solo agli interrati.

«Una lettura frettolosa può portare a dire che è bloccato tutto. Anche se è scritto così, la norma può essere interpretata – dice Casarin – Circa quindici giorni fa il Comitato tecnico dell’Autorità di bacino ha dato un parere alla Regione fornendo una interpretazione meno restrittiva».

E cosa avete detto?

«Che non è un divieto assoluto, ma che se si costruisce nelle zone di attenzione bisogna mettere in atto delle precauzioni. Ad esempio, delle vie di fuga. Ricordo che le uniche due vittime dell’alluvione 2010 in Veneto erano rimaste intrappolate in garage sotterranei. Dunque, noi diciamo: occhio che nelle zone ocra può esserci della pericolosità».

Cosa si può fare adesso?

«Tocca alla Regione intervenire. Una prima circolare c’è già stata, se ne faccia un’altra che spieghi bene tutto».

La vostra delibera è di novembre, è entrata in vigore il 1° dicembre, ma i sindaci la “scoprono” ora: secondo lei dove c’è stato il difetto di informazione?

«Quando le competenze sono frammentate, succede anche questo».

 

Il Piano di assetto idrogeologico blocca il cemento nelle aree di attenzioni

Ma la norma sarà chiarita dalla Regione in una circolare interpretativa

PADOVA – Una norma ambientale, che per alcuni mesi ha fatto pensare al blocco del mattone in diverse zone del Veneto, quelle più a rischio alluvione. Ma il nodo sta per essere sciolto, dopo una riunione del Comitato tecnico della Autorità di bacino dei fiumi Brenta, Piave, Livenza, Tagliamento e Isonzo. Sono andati in crisi soprattutto i tecnici di molti Comuni, che leggendo per bene il Piano stralcio per l’assetto idrogelogico dei bacini idrografici hanno scoperto che non avrebbero potuto più autorizzare neanche un interrato non solo nelle «zone di pericolosità», ma anche nelle cosiddette «aree di attenzione». Ma se le prime sono quasi tutte nei pressi degli alvei dei fiumi, le seconde, identificate con il colore ocra nella cartografia, insistono anche in moltissimi centri abitati. A partire da una parte del centro di Padova lambito dal Piovego. Il Piano di assetto idrogeologico (Pai) è entrato in vigore il primo dicembre scorso, in coerenza con un corposo lavoro di unificazione della pianificazione in tema di sicurezza idraulica. In questo momento, infatti, si sovrappongono decine di pianificazioni diverse e in parte contraddittorie. L’impegno a varare il Pai, dunque, va nella direzione di una semplificazione della normativa. Peccato che nelle norme tecniche di attuazione vi siano due articoli – il 5 e l’8 – che se non letti insieme prestano il fianco a un’interpretazione molto restrittiva. Di qui il quesito posto dalle amministrazioni di Jesolo, Caorle ed Eraclea e il vertice convocato a Venezia. L’articolo 5 recita:

«Sono definite zone di attenzione le porzioni di territorio ove vi sono informazioni di possibili situazioni di dissesto a cui non è ancora stata associata alcuna classe di pericolosità e che sono individuate in cartografia con apposito tematismo».

L’articolo 8 precisa che

«sono consentiti gli interventi di mitigazione della pericolosità e del rischio, di tutela della pubblica incolumità e di quelli previsti dal Piano di bacino».

Il Comitato tecnico, che ha compreso il problema, ha scritto dunque alla Regione che sta predisponendo una circolare interpretativa della norma che solleverà dal dubbio di illegittimità i tecnici comunali delle zone «color ocra». La programmazione delle aree alluvionali sta procedendo a tappe forzate. Entro il 2015 la normativa deve recepire le direttive dell’Unione europea in tema di sicurezza idraulica. Attualmente i tecnici stanno lavorando alla predisposizione delle mappe di pericolo e di rischio, entro il 2014 dovrà essere completata la bozza del piano, entro il 2015 vanno predisposte le osservazioni per giungere entro la fine dell’anno all’adozione definitiva. Insomma, un cammino contro il tempo in uno dei settori dove più alta è la fragilità del territorio. Le conclusioni della Commissione De Marchi, preparate nel 1974, sono ancora tutte valide. E i lavori per la messa in sicurezza quasi tutti da fare.

Daniele Ferrazza

 

L’AUTORITÀ DI BACINO 

«La norma non è chiara, sarà spiegata»

VENEZIA – Roberto Casarin, ingegnere, è il segretario generale della Autorità di bacino dei fiumi Isonzo, Tagliamento, Livenza, Piave e Brenta-Bacchiglione. Ingegnere, cosa è accaduto? «Il divieto alla costruzione di interrati nelle zone cosiddette di attenzione è disciplinato dal Pai e può aver dato adito a qualche interpretazione difficoltosa». Com’è nata questa norma? «Credo sia frutto della storia delle recenti alluvioni. Sia nel 2010 che nel caso della frana di Cancia le vittime occupavano degli interrati, che sono delle gabbie se non correttamente realizzati». Qual è l’interpretazione? «Ritengo che presto la Regione emanerà una circolare che chiarirà meglio» E praticamente? «Credo vada letto l’articolo 5 delle norme tecniche insieme all’articolo 8, che prevede appunto le opere di mitigazione. In pratica chiunque voglia realizzare un interrato in determinate zone dovrà realizzare delle opere accessorie che riducano il rischio idraulico». Fatta la legge trovato l’inghippo? «No, penso semplicemente che la norma non sia stata scritta in maniera chiarissima e si presti ad interpretazioni ristrettive».

 

AMBIENTE E SVILUPPO – I divieti dell’Autorità di bacino sono di novembre ma si scoprono solo adesso. Le concessioni già rilasciate vanno revocate

STOP AGLI SCAVI – Mappa idrogeologica. Nulla è consentito nelle nuove zone di “attenzione”

60% Il territorio della provincia di Padova “vincolato”

4 – I bacini idrografici dei fiumi interessati dal Piano

I DANNI – Decine di famiglie sono rimaste senz’acqua

PALAZZO BALBI – Il vice Zorzato: «Il fermo riguarda gli interrati, faremo presto una circolare»

È il blocco del mattone. E la crisi economica non c’entra. Anzi. Proprio nel momento in cui anche un piccolo cantiere per l’ampliamento di una casa può dare ossigeno al disastrato comparto dell’edilizia, indotto compreso, ecco che arriva una norma che in buona parte del Veneto vieta tutto. Concessioni, autorizzazioni, permessi di costruire: nulla può essere più rilasciato dai Comuni che si trovano attorno ai fiumi Tagliamento, Piave, Brenta. Per intenderci: il 60% della provincia di Padova adesso è “vincolato”. In tutto il quartiere dell’Arcella non si può scavare una buca. Occhio, vale anche per il pregresso: le concessioni edilizie rilasciate dal 1. dicembre 2012 ad oggi devono intendersi revocate. Il Comune non lo sapeva, ha dato l’autorizzazione e il cantiere ha iniziato i lavori? Beh, il cantiere va sospeso. Con immaginabile e prevedibile seguito di carte bollate per il risarcimento dei danni.
A determinare questo blocco del mattone è un colore: il giallo ocra. Così, infatti, vengono dipinti i territori classificati come “zone di attenzione”. Il che è una novità. A stabilirlo è una delibera dell’Autorità di Bacino dei fiumi dell’Alto Adriatico riguardante il “Pai”, ossia il Piano stralcio per l’assetto idrogeologico dei bacini idrografici dei fiumi Isonzo, Tagliamento, Piave e Brenta-Bacchiglione”. Articolo 5 delle Norme di attuazione del Pai: “Sono definite “zone di attenzione” le porzioni di territorio ove vi sono informazioni di possibili situazioni di dissesto a cui non è ancora stata associata alcuna classe di pericolosità e che sono individuate in cartografia con apposito tematismo”. E il successivo articolo 8 dice che nelle zone giallo ocra – come appunto il 60% del territorio provinciale di Padova – sono consentiti gli “interventi di mitigazione della pericolosità e del rischio, di tutela della pubblica incolumità e di quelli previsti dal Piano di bacino”. Mentre è vietato anche solo “eseguire scavi”.
La delibera sul Pai dell’Autorità di bacino è di per sé «devastante» (definizione di un tecnico provinciale) perché l’interpretazione che tutti hanno dato di queste norme è che nelle nuove “zone di attenzione” tinta ocra non si può fare niente: “attività edilizia” sospesa. Con la crisi in atto, un dramma. «Neanche un pollaio posso più far fare», dice, schietta come al solito, il sindaco di Veggiano, Anna Lazzarin. Veggiano è uno dei Comuni padovani alluvionati nel 2010: «Abbiamo una superficie di 16 chilometri quadrati, quella andata sott’acqua nel 1966 e nel 2010 è di 6 chilometri quadrati, ma l’Autorità di bacino me l’ha vincolata tutta». Per il futuro? No, anche per il pregresso.
      La delibera sul Pai, infatti, risale al 9 novembre 2012. Viene pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 novembre. Il giorno dopo, 1° dicembre, entra in vigore. Con tutti i suoi divieti. Significa che le concessioni rilasciate da dicembre ad oggi – e nessuno ha idea di quante siano – sono “illegittime”. Solo che la stragrande maggioranza dei Comuni veneti l’ha saputo adesso, complice anche una circolare esplicativa diramata dalla Regione Veneto lo scorso 22 marzo. Dirlo prima no? «La delibera dell’Autorità di bacino ha avuto una istruttoria, sicuramente qualcuno dell’Ambiente o comunque il segretario generale dell’Autorità Roberto Casarin vi ha partecipato, ma non c’è stato un travaso di notizie all’Urbanistica o alla giunta regionale», dice il vicepresidente Marino Zorzato. Quindi neanche Palazzo Balbi sapeva niente? Possibile? Zorzato cerca di tranquillizzare: «I divieti valgono solo per gli interrati, non per le fondamenta in generale». Le norme di attuazione del Piano, però, sembrano escludere qualsiasi “attività edilizia”. E, comunque, Province e Comuni l’hanno interpretata così. Meglio: per rilasciare licenze edilizie nelle zone ocra non basta avere il Pat (Piano di assetto del territorio) e nemmeno il Piano delle acque. Serve una “Valutazione di rischio” proprio perché l’intento del Piano è di proteggere le persone in caso di esondazione dei fiumi (l’esempio è la tragedia di Genova). Ma chi fa la Valutazione di rischio? Come deve essere fatta? Nessuno sa nulla. E così, nel frattempo, si intende tutto vietato. «Bisogna che il presidente della Regione intervenga, la situazione è preoccupante», dice l’assessore all’Urbanistica della Provincia di Venezia, Mario Dalla Tor, già investito del problema esploso a Jesolo: decine di licenze già rilasciate dopo l’entrata in vigore delle nuove norme e che ora vengono revocate. Per le imprese edilizie coinvolte, una mazzata. Zorzato assicura: «Conto in 15-20 giorni di predisporre una circolare per fare chiarezza». Ma possibile che nessuno sapesse cosa prevedeva il piano?

Alda Vanzan

 

A capo dell’ente Roberto Casarin

Le Autorità di bacino per i bacini idrografici di rilievo nazionale sono state istituite nel 1989. Sono organismi misti, costituiti da Stato e Regioni. Nel caso dell’Autorità di bacino dei fiumi dell’Alto Adriatico – ossia Isonzo, Tagliamento, Livenza, Piave, Brenta-Bacchiglione – ne fanno parte le regioni del Veneto e del Friuli Venezia Giulia e le Province di Trento e Bolzano. Segretario generale è Roberto Casarin, ex segretario regionale per l’ambiente.

PADOVA – A Torreglia il manto stradale cede e schiaccia una condotta

I Colli Euganei colabrodo

Frane e strade “pericolanti”

TEOLO (PADOVA) – La Rocca di Monselice è solo la cartina di Tornasole della situazione idrogeologica in cui versano i Colli Euganei, dove nelle ultime settimane si sono rimesse in moto molte frane.
L’altro ieri un lungo tratto della strada provinciale Speronella, che collega Torreglia a Castelnuovo, è sprofondato di una trentina di centimetri: il cedimento ha schiacciato un’importante tubatura dell’acquedotto e decine di famiglie sono rimaste senza acqua.
La Provincia è subito intervenuta per verificare le cause dello scivolamento verso il basso dell’arteria stradale, che sono riconducibili probabilmente a una fonte interrata decine di anni fa. La strada rimarrà quindi chiusa al traffico e non si sa ancora quando verrà riaperta. Un’altra frana ha invece letteralmente mangiato una fetta d’asfalto ai confini fra Cinto Euganeo e Baone, mentre la panoramica che da Este sale sul monte Cero è stata invasa nel giorno di Pasqua da tonnellate di massi e fango.
Ora gli occhi di tutti sono puntati sulle maxi-frane degli Euganei assopite da tempo, che potrebbero risvegliarsi dopo settimane di piogge intense e improvvisi sbalzi di temperatura.

Ferdinando Garavello

 

IL SINDACO DI CURTAROLO  «Stava iniziando la ripresa

Perdiamo 250mila euro»

Marcello Costa: «Dovremo togliere dal bilancio le entrate degli oneri di urbanizzazione, per noi una cifra importante»

VENEZIA – La prima vittima illustre del Piano stralcio per l’assetto idrogeologico è il Mercatone Uno. A Curtarolo, in provincia di Padova, da tempo il punto vendita del gruppo emiliano ha chiesto di realizzare un ampliamento e dei parcheggi. Le pratiche sembravano essere finalmente risolte, quando l’altra sera, in un incontro in Provincia di Padova, è saltato fuori il divieto imposto dall’Autorità di bacino. Curtarolo nelle mappe è tutta tinta ocra: zona di attenzione. Ergo, la concessione edilizia per il Mercatone Uno è stata sospesa. Ma il sindaco di Curtarolo non lo sapeva? Marcello Costa scuote la testa: «Da noi in municipio non è arrivata nemmeno la circolare esplicativa della Regione dello scorso 22 marzo».
Sindaco Costa, cosa si può fare nel suo Comune?
«Siamo circondati su tre lati dal Brenta, in più ci sono i canali. Dunque è corretta l’indicazione del possibile rischio. Però faccio presente che a ottobre avevamo fatto uno studio e ci avevano accettato una correzione dei confini. Ma a novembre, con l’approvazione del piano Pai, hanno cancellato tutto. Il nostro Comune è tutto ocra».
Questo cosa comporta?
«Che non posso autorizzare niente finché non si esclude la pericolosità di qualsiasi intervento. Ma anche facendolo, l’ultima parola spetta alla Regione».
Blocco delle licenze, dunque. Ne avevate già rilasciate da dicembre ad oggi?
«Certo. E sono tutte nulle».
Con l’alluvione del 1° novembre 2010 eravate finiti sott’acqua?
«Siamo finiti sotto nel 1966, nel 2010 non abbiamo avuto nessun problema perché dopo quello che è successo il 28 agosto 2003 abbiamo provveduto a scavare i canali. Solo Curtarolo ha speso 2 milioni e mezzo di euro, senza contare quel che ha fatto la Regione e altri Comuni. Insomma, pensavamo di essere a posto. E invece è come se quell’investimento non sia servito a nulla, siamo tutta zona “ocra”».
Il blocco delle licenze avrà ripercussioni sull’amministrazione?
«Eccome. Nel bilancio di previsione 2013 avevamo ipotizzato 250mila euro di entrate da oneri di urbanizzazione. Una cifra storica, segno di una ripresa dell’edilizia. Adesso cosa faccio? La tengo o la tolgo quell’entrata se i cantieri non possono più farli aprire?».
Al.Va.

 

SCORZÈ – Incontro a Peseggia

SCORZÈ – Stasera, alle 20.30 in sala Stignani-Salici a Peseggia, incontro pubblico per parlare delle wetland o vasche di laminazione e fitodepurazione. Le opere saranno realizzate nella zona di via Verdi di Peseggia dal Consorzio di Bonifica Acque Risorgive e verranno illustrati tempi e termini del progetto approvato e la progressione dell’iter. Saranno anche discusse le modalità di utilizzo e manutenzione delle aree.
Le wetland di Peseggia comprendono due invasi, il primo in un’area di laminazione a uso multiplo della capacità di circa 45mila metri cubi a ridosso del Passante di Mestre di 2,3 ettari, e il secondo in un’area di laminazione di 6,5 ettari del volume 97.500 metri cubi situata sulla Peseggiana, a monte della via Nuova Moglianese che dovrebbe diventare anche un parco attrezzato con pista ciclabile lungo via Verdi. Il progetto risale a ottobre 2009. Costo totale dell’opera, interamente finanziata dalla Regione, euro 6.081.655, compresi gli aumenti di esproprio di circa 1.950.000 euro. (r. fav.)

 

AL CENTRO CANDIANI

Oggi, mercoledì 20 marzo, alle 17.30 nella saletta seminariale del primo piano del Centro culturale Candiani, l’associazione storiAmestre e il Centro di documentazione sulla città contemporanea organizzano il terzo incontro del ciclo “Fiumi, fossi e canali – Storie di ieri e di oggi per progettare il futuro”, che avrà per tema le alluvioni.
Obiettivo dell’iniziativa è analizzare il rapporto con l’ambiente acqueo nel tempo e riflettere sugli interessi legati all’acqua dei fiumi, sull’utilità o meno delle opere di controllo e di uso delle acque e sulla partecipazione dei cittadini alle scelte. Durante l’incontro si parlerà di canali artificiali compiuti e incompiuti con Stefano Sorteni che racconterà la storia della Brentella di Pederobba, un canale del XV secolo ancora in funzione. Giorgio Sarto andrà alle origini del progetto, mai completato, dell’idrovia Venezia-Padova per illustrare come si sia modificato nel tempo e Carlo Crotti che spiegherà l’importanza dell’idrovia per la sicurezza idrica e la navigabilità. (mau.d.l.)

 

Nuova Venezia – Sottopasso ferroviario chiuso

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19

mar

2013

Pompe idrauliche in tilt a Marghera. Fontanazzi in Riviera del Brenta

MARGHERA. In zona industriale a Porto Marghera i problemi sono stati tutti di natura idraulica. La pioggia incessante, che è caduta per oltre 20 ore, unitamente alla cattiva gestione delle rete di scolo delle acque bianche, ha infatti provocato allagamenti delle strade e di alcuni sottopassi. A creare non pochi problemi ai pendolari è stata l’impraticabilità per molte ore del sottopasso pedonale della stazione di Porto Marghera, dove sono andate in tilt le pompe di sollevamento. Molti pendolari hanno lamentato disagi e la difficoltà di raggiungere i binari dall’altro lato della linea ferroviaria. Problemi anche in via delle Industrie, in zona Fincantieri, dove un tratto di viabilità è rimasta allagata, con problemi soprattutto nell’orario di uscita degli operai, dopo le 17.

La pioggia ha provocato anche il dissesto di parte del manto stradale, alcune centinaia di metri più avanti, sempre in via delle Industrie, dove sono in corso i lavori in corrispondenza del passaggio a livello, con grosse voragini sulla strada. Allagamenti estesi e rallentamenti al traffico anche in via della Pila e in via dei Petroli. Strada allagata e pericolose voragini anche in corrispondenza di via dell’Elettricità, vicino alla rampa Rizzardi e traffico sostenuto nelle ore di punta del mattino e del tardo pomeriggio.

Tanta preoccupazione anche in Riviera. ll Brenta nel pomeriggio ha raggiunto livelli ragguardevoli a Bojon di Campolongo Maggiore e Sandon di Fossò. Si sono registrati anche episodi di fontanazzi, cioè acqua che dal fiume è riemersa nei campi circostanti. La situazione in serata però è cominciata a migliorare sensibilmente. Anche il Naviglio del Brenta, il Novissimo e il canale Taglio hanno raggiunto livelli importanti, ma non si è mai verificato un pericolo di tracimazione. Oltre limiti di guardia fino alle 16 invece era il tratto dell’idrovia che costeggia a Gambarare la bretella Mira Lanza . Ha destato viva preoccupazione lo scolmatore di Malcontenta. Problemi di allagamenti in via Valmarana a Mira Porte e in alcune strade di Dolo a ridosso dell’area del vecchio campo da calcio.(f.d.g. e a.ab.)

link articolo

 

VIGONOVO – Gli invasi dell’incompiuta idrovia Padova-Venezia utilizzati come grandi bacini scolmatori nei periodi di grandi piogge e come riserva d’acqua nei periodi di siccità. Con i suoi 50 metri di larghezza e i 6 chilometri di lunghezza, il bacino dell’idrovia realizzato nel territorio a sud del fiume Brenta-Cunetta rappresenta uno specchio d’acqua di 30 ettari di superficie, in grado di contenere circa un milione di metri cubi d’acqua. Il bacino è diventato una vera risorsa contro le famigerate «bombe d’acqua», così come sono chiamate dai meteorologi le improvvise e intense precipitazioni estive in grado di mettere in crisi idraulica interi territori. Eventi atmosferici atipici, ma che negli ultimi tempi hanno investito pesantemente l’area compresa tra i colli Euganei e il mare Adriatico. «Un’area che assomiglierà sempre più a una zona dal clima tropicale», ha preannunciato il direttore del centro meteo Arpav di Teolo, Marco Monai. Ecco quindi farsi avanti l’idea di sfruttare i bacini dell’idrovia Padova-Venezia come valvola di sfogo contro gli allagamenti. Non è neanche stato necessario eseguire grandi opere, è bastato fare confluire nell’idrovia gli scarichi d’acqua della rete idraulica piovana. E se l’acqua dell’idrovia cresce troppo, ecco pronte le idrovore per pomparla nel fiume Brenta-Cunetta. Un progetto totalmente realizzato dal Consorzio di Bonifica «Bacchiglione» con una spesa di 774.685 euro. L’invaso è in grado di moderare le piene originate da un territorio di circa 1.500 ettari che, oltre al territorio veneziano posto a sud del Brenta-Cunetta, comprende anche gran parte della zona industriale sud di Padova. L’impianto idraulico che dall’idrovia solleva l’acqua per immetterla nel Brenta-Cunetta è stato realizzato in località Vigonovo ed è in grado di sollevare 3 metri cubi d’acqua al secondo, 24 ore su 24.

Vittorino Compagno

 

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