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Il sindaco di Campolongo: l’idrovia Padova-Venezia per evitare allagamenti

CAMPOLONGO. «Stavolta l’abbiamo scampata. Ma il rischio di un cedimento delle rive del fiume Brenta è reale. Si parta subito con la realizzazione del completamento dell’Idrovia Padova-Venezia, servirà ad evitare che l’acqua del Padovano e del Vicentino finisca per allagare mezza Riviera del Brenta. Porterò la proposta per farla approvare in Conferenza dei sindaci». A dirlo è il sindaco di Campolongo Alessandro Campalto dopo gli ultimi eventi del maltempo e dopo un’assemblea con 200 persone che si è tenuta l’altra sera in municipio organizzata dal comitato Brenta Sicuro. Per sistemare gli argini del Brenta nel territorio di Fossò, Campolongo, Vigonovo servono come minimo 20 milioni di euro: 100 euro ogni metro di riva da consolidare. Ci sono fra questi tre Comuni 20 chilometri di rive. Regione e Genio civile hanno fatto sapere che soldi non ce ne sono, mentre comitati ed enti locali chiedono chiarimenti sui progetti di aree golenali e idrovia.

«Dai monitoraggi delle Protezioni civili di Campolongo e Fossò», spiega Claudio Giraldo, portavoce del comitato Brenta Sicuro, è emerso come siano letteralmente franati, a causa delle forti piene, il 40% degli argini negli ultimi 10 anni. Si sono moltiplicati gli episodi di fontanazzi e il rischio è che, con piogge sempre più forti, l’argine del Brenta si rompa provocando disastri immani come l’alluvione del 1966, che mandò sott’acqua proprio Campolongo, Liettoli, Sandon. Si è calcolato che per le sole rive ci vorrebbero 20 milioni di euro».

I rimedi però potrebbero essere alternativi: «Si tratterebbe», dice Giraldo, «di completare l’idrovia Padova-Venezia, come canale di sfogo in caso di piena del Brenta o creare aree golenali nelle zone di Padova». Intanto il Comune di Fossò ha chiesto alla Regione il permesso di tagliare a sue spese gli alberi più vicini alla superficie dell’acqua, ostacolo al defluire delle acque in caso di piena.(a.ab.)

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Questa è la storia di un bacino di laminazione, una grande vasca da scavare nella campagna a nord di Caldogno, indispensabile per contenere le piene del Bacchiglione ed impedire che due città come Vicenza e Padova vadano sott’acqua ad ogni invernale brentana. La stiamo aspettando dai tempi della Commissione De Marchi del 1966. Se tutto va bene, andrà realizzata per il 2015: questo l’esito del vertice convocato a Caldogno, con fuori del municipio centinaia di alluvionati vicentini.

Lo scontro sui prezzi di indennizzo sarà infine risolto dalla commissione provinciale espropri. Ma questa è anche la storia del nostro egoismo e della nostra ignoranza, della generale ignavia davanti alle regole di Madre Natura. Per decenni non abbiamo esitato a vendere i campi dei nonni per farne fabbriche e capannoni, case, villette e condomini. Tutti a vantarci, al bar del paese, di aver venduto la “roba” a dieci volte il suo valore. Fare soldi per fare soldi. E adesso, che i danari son finiti e il lavoro scarseggia, non ci basta ancora. E dove le responsabilità dei pubblici amministratori, incapaci di imporre uno stop alla cementificazione quando serviva e inerti di fronte all’irrigidimento di chi pensa solo al proprio tornaconto personale perché la roba è mia, non sanno che pesci pigliare.

Ora la realizzazione di questa grande “vasca” anti-piena _ cento ettari di estensione, un invaso da 3,8 milioni di metri cubi d’acqua capace di trattenere l’onda lunga del Bacchiglione almeno per 12/18 ore dando quindi il tempo all’acqua di defluire lentamente_ è bloccata per uno scontro tra la Regione e cento agricoltori di Caldogno. L’assessore regionale all’ambiente Maurizio Conte contro il presidente della potente Coldiretti vicentina, Diego Meggiolaro. Non dunque per un mero cavillo burocratico, come molti hanno lasciato intendere in questi giorni, ma per una misera questione di “schei”. In mezzo, il sindaco di Caldogno Marcello Vezzaro cerca una difficile mediazione. Ma gli errori si contano da una parte e dall’altra. I politici perché fino a pochi mesi fa hanno promesso, per iscrivere la servitù di allagamento, tre volte il Valore agricolo medio (Vam): in alcuni casi anche 24 euro al metro quadrato. Peccato che adesso non si possa più: una sentenza della Corte costituzionale e un monito della Corte dei conti, nel giugno 2011, hanno detto che fa testo il valore di mercato senza moltiplicatori: che vuol dire al massimo otto euro al metro quadrato.

Gli agricoltori si impuntano: e perché i terreni della Superstrada Pedemontana Veneta, sono stati pagati anche tre volte tanto? «Ma allora perché la Regione, fino a pochi mesi fa, ha sottoscritto con noi degli impegni formali?» si infervora il combattivo presidente degli agricoltori Diego Meggiolaro. Non gli concede spazio l’assessore regionale all’ambiente Maurizio Conte, che forse guardando gli espropri della Pedemontana, ha inconsapevolmente alimentato qualche aspettativa di troppo. L’accelerazione imposta dal sindaco di Vicenza, Achille Variati, esasperato dall’ennesima alluvione che ha colpito la sua città, ha complicato le cose. Ma nel vertice di ieri sera, qualche passo in avanti c’è stato: il commissario per l’emergenza alluvione, Perla Stancari, ha sbloccato 19 milioni di euro per arrivare al costo complessivo previsto per questo bacino di laminazione (46 milioni di euro, una enormità). Tredici milioni di euro sono destinati ad espropri ed asservimenti: e dovranno bastare. «Il progetto è pronto ad andare in gara entro dicembre», spiega l’assessore all’ambiente Maurizio Conte. «I lavori, una volta aggiudicati, dureranno due anni». Entro il 2015, dunque, Vicenza e Padova non andranno più sott’acqua: ma il prezzo che alla fine avremo pagato sarà tutt’altro che giusto.

Daniele Ferrazza

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Sono malinconiche già di per sé queste giornate di fine ottobre e inizio novembre, con le nebbioline e le piogge, con il buio che arriva sempre più presto e porta con sé qualche brivido di freddo. Da noi a Venezia, poi, a questi regolari appuntamenti se ne aggiunge un altro: quello con le prime acque alte. Quest’anno ne abbiamo avuto un assaggio verso metà ottobre e poi un episodio un po’ più serio con l’arrivo di una vasta perturbazione autunnale, culminata con la giornata infernale di di domenica scorsa. Ma la malinconia non è soltanto quella, per così dire, meteorologica (c’è anzi qualcosa di dolce nelle ovattate foschìe lagunari, qualcosa che fa parte del fascino della città). A essa si aggiunge il pensiero di altre, più banali e materiali realtà. Con l’acqua di marea che supera l’altezza delle rive e accenna a espandersi sulle fondamente e le calli, non si può non pensare al grande progetto delle dighe mobili, alle promesse, alle certezze che ci erano state mille volte elargite. Invece ora siamo nel 2012 e per vedere il Mose in funzione dovremo aspettare, se tutto va bene, il 2017 (il governo ha promesso l’ultima tranche di finanziamenti per il 2016). E abbiamo appreso che il costo è in continuo aumento: doveva essere il corrispondente di un miliardo e mezzo di euro e siamo arrivati a cinque e mezzo (di cui quattro già spesi e non una paratoia installata). Il pensiero ritorna agli anni Ottanta e Novanta, a tutte le proposte alternative che oggi sarebbero state realizzate da lungo tempo. Si poteva adottare il sistema delle navi affondabili, o quello delle chiuse dei porti olandesi; si potevano almeno tentare gli interventi diffusi proposti da tanti ambientalisti e conoscitori della laguna. Il sindaco Costa allora li accusò di essere come “infermieri”che volevano sostituirsi ai “dottori” assunti dal Consorzio d’imprese chiamato pomposamente Venezia Nuova. Con il progetto dei dottori avremo dunque speso tra cinque anni, e se tutto va bene, cinque miliardi e mezzo. Avremo delle strane, molto strane paratoie incernierate sott’acqua, continuamente incrostate di molluschi e fanghiglia, affiancate da enormi tubi di cemento a sezione rettangolare dentro i quali dovrebbero muoversi i tecnici addetti alla grande opera. Avremo sacrificato una parte dell’Arsenale per alloggiare i lavori di manutenzione (a un costo, sembra, di 30 milioni l’anno). Avremo migliaia di pali di cemento piantati nel fondo delle bocche di porto nel tentativo di sostenere i cassoni che conterranno le paratoie… tutto immenso e tutto fragile, tutto d’acciaio e cemento e tutto così vulnerabile. E tutto per arrestare quei pochi centimetri d’acqua che stanno lentamente, quasi dolcemente, bagnando alcune rive e alcune calli. Una ragione, forse, di più profonda e dolorosa malinconia per noi veneziani. * Italia Nostra, sezione di Venezia

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L’associazione Opzione Zero protesta: piani acque non coordinati tra comuni e argini senza manutenzione

«A un mese dal secondo anniversario dell’alluvione, che a novembre 2010 ha disastrato il Veneto, vale la pena di chiedersi che cosa si stia facendo concretamente per tutelare il territorio».
A sollevare la questione è «OpzioneZero», l’associazione dei comitati a tutela del territorio. «Che fine ha fatto – chiedono Rebecca Rovoletto, Lisa Cusin e Mattia Donadel- lo studio di fattibilità sull’idrovia, potenzialmente utile sia in chiave idraulica che trasportistica, commissionato dalla Regione lo scorso 27 aprile con una spesa di 160mila euro di soldi pubblici?». L’associazione rilancia la necessità di un coordinamento molto stretto tra i vari enti, che affronti il complesso di interventi necessari a mettere in sicurezza idraulica tutto il territorio del medio basso bacino del Brenta-Bachiglione. Per questo chiede ai Comuni della Riviera, specie a Mira, che ha già dimostrato una grande sensibilità sulle questioni ambientali e territoriali, di farsi carico presso la Regione affinché venga convocata immediatamente una Conferenza di servizi. «L’emergenza si non risolve con piani acque di singoli comuni o trascurando il grave problema della mancanza di manutenzione di argini e invasi, ma va affrontato nel suo complesso in modo approfondito e a scala di bacino. Per Opzione Zero c’è bisogno, infatti, di un coordinamento molto stretto tra i vari enti». (G.D.C)

 

MIRA. Sicurezza idraulica, “Opzione zero” punta ad un accordo con gli enti locali per proporre un progetto condiviso che punti alla sicurezza idraulica della Riviera del Brenta e Miranese. Si chiede la convocazione di una Conferenza dei servizi. «Per “Opzione zero”», spiegano gli esponenti Rebecca Rovoletto, Lisa Causin e Mattia Donadel,

«mai come ora è necessario superare le contrapposizioni ideologiche tra i pro e i contro l’idrovia per verificare scientificamente quale sia la risposta migliore sotto tutti i punti di vista per garantire la sicurezza idraulica. Risposta che va ricercata ancora una volta assieme, con un coordinamento molto stretto tra i vari enti che affronti il complesso di interventi necessari a mettere in sicurezza idraulica tutto il territorio del medio basso bacino del Brenta-Bachiglione. E per questo chiediamo ai Comuni della Riviera del Brenta, in particolare il comune di Mira, di farsi carico presso la Regione affinché venga convocata immediatamente una Conferenza di Servizi. A due anni dall’alluvione del 2010 vale la pena di chiedersi che cosa si stia facendo concretamente».

(a.ab.)

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C.S.Op.Zero 16/10/12 – Insieme per la sicurezza idraulica

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16

ott

2012

A un mese dal secondo anniversario dell’alluvione, che a novembre 2010 ha disastrato il Veneto, vale la pena di chiedersi che cosa si stia facendo concretamente.

Per esempio che fine ha fatto lo studio di fattibilità sull’Idrovia commissionato dalla Regione Veneto lo scorso 27 aprile con una spesa di 160.000 euro di soldi pubblici?

Il termine dei 120 giorni per la sua presentazione sono passati abbondantemente, ma nessuno ne sa più nulla, anche se è facile intuire quale sarà il risultato: un via libera al canale scolmatore affiancato da una superstrada a pagamento – visto il conflitto d’interesse che riguarda una delle società affidatarie dello studio di fattibilità, la Idroesse Infrastrutture impegnata anche nella progettazione della Camionabile.

Continua …

Nuova Venezia – Vento e grandine, gravi danni a Mira

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

27

set

2012

Crolla un albero e sfiora un bus, traffico in tilt per ore sulla Brentana. Un tronco blocca i treni, scoperchiata una stalla.

MIRA. Vento fortissimo, allagamenti grandine e alberi abbattuti su strade e linee ferroviarie. Comunicazioni interrotte e danni per centinaia di migliaia di euro. È questo il bilancio del fortunale violentissimo e circoscritto che si è abbattuto ieri pomeriggio in Riviera del Brenta e nel territorio del Comune di Mira in particolare.

A Mira la paura più grande verso le 17 l’hanno avuta gli automobilisti che stavano transitando sulla regionale 11. A causa del fortissimo vento un albero che si trovava nel parco della secolare villa Allegri si è schiantato sulla Brentana sfiorando un autobus e altre macchine in transito. Un altro albero si è abbattuto sulla linea ferrovia Mestre-Adria fra Oriago e Mira Buse. «Abbiamo sentito – spiegano alcuni residenti a Oriago – un vento fortissimo e grandine, poi il rumore sordo dell’albero che si spaccava e si schiantava sulla strada. Se colpiva un autobus o un’auto poteva provocare più di un morto» . La viabilità è stata completamente interrotta. Sul posto per cercare di riportare la situazione alla normalità sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno tagliato l’albero in diverse parti. La viabilità sulla Brentana è ritornata alla normalità a tarda sera anche perché un altro albero anche se di dimensioni più piccole era caduto poco più in là.

Ci sono stati allagamenti nella zona di Mira Porte , in via Valmarana e via Pertini. Anche in via Chiesa Gambarare e via Risorgimento. Alberi caduti anche in via Bastie a Dogaletto e Foscara a Malcontenta. La grandine in alcune strade ha ricoperto completamente di bianco il manto stradale. Alcune corse dei treni sulla linea Mestre-Adria a causa della caduta di un albero sono state cancellate. Rilevantissimi i danni all’agricoltura e alle strutture agricole. Sono state quasi azzerate le produzioni di 5-6 aziende di ortaggi con danni superiori in ognuna ai 50 mila euro. Una stalla con 300 bovini in via Ca’ Ballo è stata completamente scoperchiata . Il comune di Mira ha attivato la protezione civile. « Per aiutare i cittadini in difficoltà – spiega il vicesindaco Nicola Crivellato – abbiamo attivato 4 squadre della protezione civile per oltre una quindicina di persone. Il problema più grande in questo caso è stato il vento fortissimo in alcune zone circoscritte del comune». Nel resto della Riviera danni poco rilevanti si segnalano a Vigonovo per un albero abbattuto e a Campagna Lupia.

Alessandro Abbadir

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«Cancellate le nostre produzioni orticole»

Alcune aziende sono state duramente colpite. Trecento bovini costretti a dormire all’aperto

ORIAGO. « Siamo rovinati. La grandine e il maltempo hanno cancellato le nostre produzioni orticole. Abbiamo avuto danni per 100 mila euro e siamo senza assicurazione».

A parlare in questo modo è Lorella Quaggio titolare con altri 3 fratelli dell’azienda agricola “Il quadrifoglio” che si trova in via Caleselle ad Oriago di Mira.

«La grandine che è caduta ha spazzato via le nostre colture di radicchio trevisano, cavolfiori e cappucci. Neanche gli ortaggi che erano in serra si sono salvati. Il forte vento ha fatto volare i teloni e poi su di loro è arrivata la grandine».

La stima dei danni è molto pesante. «Ora non sappiamo che fare – dice la donna -. Qualcuno ci deve aiutare con degli sgravi fiscali o coni rimborsi dello stato di calamità».

Anche altre 5-6 aziende sono state colpite e la stima dei danni non è inferiore . È andata ancora peggio all’allevamento di Daniele Frison in via Ca’ Ballo fra Malcontenta e Gambarare.

Qui è stato letteralmente scoperchiato dal vento il tetto della stalla sotto alla quale ci sono 300 bovini. «I danni solo del tetto – dicono i titolari – sono superiori ai 150 mila euro. Ora le bestie dormiranno all’aperto. Faremo una stima precisa dei danni anche nei prossimi giorni» .

Paolo Capuzzo referente territoriale di Coldiretti spera che qualche cosa si possa fare per queste persone. «Credo – dice – che questa situazione possa essere sommata alla forte siccità estiva. I due eventi insieme possono essere definiti uno stato di calamità anche se circoscritto in un territorio ben preciso. I danni alle strutture poi sono evidenti».

Coldiretti continuerà anche nei prossimi giorni il monitoraggio della situazione nelle aziende agricole della zona della Riviera. (a.ab.)

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MARTELLAGO. Tre nuovi bacini di laminazione nel Comune di Martellago, oltre alla ricalibratura del Rio Storto fra il Passante e le cave di Maerne. Sono iniziati in questi giorni i lavori di messa in sicurezza idraulica di alcuni punti critici del territorio ed eseguiti dal consorzio Acque risorgive.

Proprio sul Rio Storto c’è il cantiere più oneroso, da un milione e 570 mila euro. Qui gli operai sono intervenuti lungo due chilometri e mezzo di corso d’acqua, con la costruzione di un manufatto di sfioro con una paratoia a valle delle cave e in grado di lambire l’intera portata del Rio Storto. Inoltre è stato rifatto un ponte già esistente.

La consegna del cantiere è prevista nei prossimi giorni. Per quanto riguarda le vasche di laminazione, i punti interessati sono via Tito Speri a Olmo, via Frassinelli a Maerne e via Trento a Martellago.

Si tratta di progetti inseriti in un Protocollo d’intesa con la Provincia e Comune e che permetteranno di raccogliere l’acqua durante la piena. Sarà intercettata pure la rete di fognatura bianca. L’importo complessivo dei lavori è di 57 mila euro. (a.rag.)

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Gazzettino – Campagna Lupia, Allagamenti, si corre ai ripari

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28

ago

2012

Arrivano due milioni dalla Regione e dal Magistrato alle Acque

Trasmesso al Comune il progetto preliminare contro il rischio idraulico

ALLAGAMENTI – Due milioni di euro per opere di riqualificazione idraulica a Campagna Lupia

Due milioni di euro per opere di riqualificazione idraulica a Campagna Lupia. Un milione di euro arriveranno dalla Regione Veneto e un altro milione dal Magistrato alle Acque. Quest’ultima autorità ha da poco trasmesso al Comune di Campagna Lupia il progetto preliminare che prevede una serie di lavori da attuare. Nel complesso le opere dovrebbero costare circa 11 milioni di euro. Nel primo stralcio operativo sono previsti l’escavo della canaletta di Lova limitando il dragaggio ad una quota di fondo scavo pari ad un metro e mezzo. Si procederà inoltre con interventi di ripristino dei caratteri lagunari attraverso la rinaturalizzazione e riattivazione idraulico-funzionale con dragaggio del canale lungo l’argine interno alla valle limitato ad una profondità di un metro e trenta. Tutto ciò servirà al recupero delle zone umide nell’oasi naturalistica di Valle Averto. Inoltre saranno attuati interventi atti a migliorare la fruibilità degli ambienti lagunari e di alcuni ambiti di rilievo culturale. In particolare si procederà alla valorizzazione degli itinerari archeologici tramite l’ampliamento del museo del territorio delle valli e della laguna di Venezia di Lova. Si procederà anche alla difesa delle rive dissestate e alla sistemazione tecnico-funzionale dei percorsi arginali per la fruizione degli ambienti lagunari di ambiti culturali. Interventi anche nel settore fognario con il collettamento della frazione di Lova alla rete fognaria delle acque nere facente capo all’impianto di depurazione di Fusina. In futuro, poi, sono attesi anche altri lavori come recupero dei casoni, realizzazioni di percorsi ciclopedonali, realizzazione di un traghetto a fune tra le rive della canaletta del Cornio nei presso del casone di Valle Averto. Inoltre sono previsti lavori di disinquinamento, la realizzazione di una passerella ciclopedonale tra Velle Cornio Alto e Valle Figheri, la realizzazione di un sottopasso alla statale Romea per l’accesso a Valle Figheri. Le opere verranno realizzate dal Magistrato alle Acque e sono finanziati attingendo anche ai fondi della legge speciale per Venezia.     Emanuele Compagno

 

Gazzettino – Martellago, Vasche di laminazione, via ai lavori

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28

ago

2012

Contro il rischio idrogeologico

Sono iniziati i lavori per la realizzazione della prima delle tre vasche di laminazione cofinanziate dalla Provincia, dal Consorzio Acque Risorgive, che ha curato la progettazione e segue il procedimento, e dal Comune e che dovrebbero risolvere, almeno in parte, i problemi idraulici di altrettante zone a rischio idrogeologico. Il primo bacino d’invaso sarà realizzato nell’area del territorio comunale ultimamente più soggetta alle inondazioni, la zona est di Olmo, e sarà localizzato alle spalle del monumento ai caduti, tra via Chiesa e via Speri: le altre due, i cui lavori partiranno a ruota, sono previste una a Martellago, in via Liguria, e l’altra a Maerne, in via Manzoni (l’investimento complessivo è di 57mila euro). Per consentire la realizzazione dell’intervento, che prevede anche il relativo collegamento con il collettore comunale delle acque meteoriche, e che è stato aggiudicato alla ditta Costruzioni Broetto di Teolo, via Speri sarà chiusa al traffico nel tratto compreso tra via Chiesa e via Sauro, da lunedì fino al 10 settembre. (N.Der.)

 

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