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Mira. Lettera appello del coordinamento delle associazioni inviata alla Regione

I comitati chiedono di realizzare l’opera ma senza la camionabile e la ferrovia

MIRA «L’idrovia Padova Venezia va realizzata senza se e senza ma e soprattutto senza camionabile e senza ferrovia sugli argini. Ciò ne comprometterebbe la funzione trasportistica. Cioè per renderla navigabile a quel punto bisognerebbe allargarla e buttare giù i ponti».

A fare questo appello è Maurizio Zamboni a nome del Coordinamento associazioni per la sicurezza idraulica che unisce Legambiente Padova e Venezia, comitato intercomunale Brenta sicuro, Cia (Confederazione Italiana Agricoltori), Venezia comitato alluvione veneto 2010, comitato “Una mano per battaglia”, Associazione Salvaguardia Idraulica del territorio Padovano e Veneziano, comitato “Difendiamo l’ambiente in cui viviamo” Fiesso d’Artico, comitato vigonovese “Antonio Canova”, comitato “Bovolenta aria pulita”, C.S.T., comitato Salvaguardia del Territorio Selvazzano e Rubano, Associazione “Amissi del Piovego”.

«La pressione dei comitati e delle associazioni che si sono opposti alla realizzazione della camionabile lungo l’idrovia», spiegano i comitati, «ha indotto la Regione ad abbandonare l’idea di quell’infrastruttura. La Regione deve prima di tutto, procedere con l’affidamento d’incarico del progetto preliminare dell’idrovia secondo i contenuti del bando e attenendosi al disciplinare e al contratto della gara d’appalto da poco conclusa. Lungo l’idrovia non devono essere realizzate altre strutture trasportistiche, sia perché andrebbero a compromettere il valore di corridoio ambientale dell’asse idrico, sia perché non è dimostrata la loro compatibilità con un canale idroviario di classe Va senza il rifacimento di tutti i ponti già realizzati».

Precise le conclusioni: «Il nostro territorio ha bisogno di un’idrovia completata che abbia una portata di almeno 400 mc/s, per poter scolmare, quando sia necessario, le acque di piena dei fiumi Brenta e Bacchiglione, che sia inserita nel sistema delle idrovie veneto-lombarde con classe di navigazione Va e che sia funzionale al collegamento fra il futuro porto offshore al largo di Malamocco e l’interporto di Padova, senza nessun’altra opera infrastrutturale, né stradale né ferroviaria, che gravi sulle sue sponde e ne condizioni la sezione, e senza bisogno di immaginare nuovi poli logistici di interscambio come quello ipotizzato a Dogaletto di Mira».

Pronto ad appoggiare le richieste dei comitati il presidente della conferenza dei Sindaci della Riviera Alessandro Campalto. «Ci batteremo affinché venga realizzata un’idrovia navigabile che funga anche da scolmatore. Altre soluzioni pasticciate non ci interessano».

Alessandro Abbadir

 

VIGONOVO – La Regione Veneto ha assegnato 150 mila euro a tre comuni della Riviera del Brenta per alcuni lavori di sicurezza idraulica. A prevederlo è stato il decreto regionale, approvato a dicembre, relativo ad «Interventi manutentori di carattere straordinario sulla maglia idraulica territoriale. Riparto fondi e assunzione impegno di spesa a carico del Bilancio regionale di previsione per l’esercizio finanziario 2014». In totale sono stati assegnati 745 mila euro di contributi al Consorzio di Bonifica Bacchiglione per interventi da svolgere in 15 comuni del territorio padovano e veneziano. Per quel che riguarda la provincia di Venezia sono stati previsti tre contributi, ciascuno da 50 mila euro, per finanziare interventi nei comuni di Vigonovo, Fossò e Campolongo.

(g.pir.)

 

AMBIENTE

«Alla logica dell’emergenza deve prevalere quella della prevenzione». Un tema che è stato dibattuto anche al recente tavolo nazionale dei Contratti di fiume svoltosi a Mestre e che è quanto mai attuale alla luce degli ultimi fenomeni meteorologici che hanno fatto emergere la fragilità idrogeologica del territorio italiano.

«Quello che sta succedendo è il risultato, purtroppo, di un modello di sviluppo che ha puntato molto sulla speculazione urbanistica e il consumo di suolo – dice Alessandro Pattaro, ingegnere idraulico, personaggio di spicco del Movimento dei Contratti di fiume e membro del comitato allagati di Favaro – mentre noi, con il contratto di fiume, proponiamo un modello di gestione condivisa e sostenibile del territorio, che coinvolga in processi integrati e partecipati i soggetti che hanno responsabilità e responsabilizzi maggiormente la società civile nel processo decisionale».

I temi legati alla gestione della rete idrografica sono molti e tutti importanti, a cominciare dalla sicurezza idraulica, che spesso è prevalente, ma non è l’unico. Questioni importantissime sono quelle della qualità dell’acqua, della tutela della biodiversità, della salvaguardia del paesaggio, della condivisione e della fruizione sostenibile di beni collettivi ed indivisibili.

«Con un processo di Contratto di Fiume si costruisce una forma di intelligenza collettiva – sostiene Pattaro – si mettono a sistema e si valorizzano le conoscenze, i saperi, le esperienze, le competenze diffuse nel territorio e si arriva a condividere una visione strategica per la tutela del territorio e un piano di azioni concreto da realizzare in due o tre anni».

Nel Veneto sono attualmente in atto tre processi: il Contratto di Foce Delta del Po, il Contratto di Fiume Marzenego e il Contratto di Fiume Meolo Vallio Musestre.

«Processi nei quali – spiega – si sperimentano tecniche partecipative innovative ed inclusive che consentano di realizzare azioni di educazione ambientale, di educazione alimentare, di monitoraggio della qualità delle acque, di disseminazione e diffusione dei processi decisionali pubblici. Esattamente quello che il Forum per il Contratto di Fiume Marzenego-Osellino sta cercando di conferire al processo locale».

 

Nuova Venezia – Appalto idrovia a gruppo dello scandalo Mose

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16

dic

2014

LA TECHNITAL

Appalto idrovia a un gruppo nell’orbita Mose

La Technital della galassia Mazzi fa l’offerta migliore. L’assessore Conte: «Se non ha i requisiti, incarico alla seconda»

VENEZIA – La società di progettazione veronese Technital, in associazione temporanea d’impresa con la padovana Beta Studio di Ponte San Nicolò, si è aggiudicata in via provvisoria la gara per la redazione del progetto preliminare del completamento dell’Idrovia Padova-Venezia come canale navigabile, con funzione anche di scolmatore del fiume Brenta. Fa un passo in avanti dunque una delle Grandi incompiute del Veneto: la progettazione preliminare aveva un costo di un milione di euro, mentre il completamento dell’opera è stimata in 600 milioni di euro.

«Si sa che nelle gare vincono le offerte migliori – ha spiegato l’assessore regionale all’ambiente Maurizio Conte a chi gli faceva notare che la Technital fa parte delle imprese del Consorzio Venezia Nuova, al centro dell’inchiesta Mose – e la trasparenza verrà garantita perché, come in ogni bando, dopo la nomina si procede all’acquisizione di tutta la documentazione della società che include anche le norme di verifica antimafia, antiriciclaggio e altre previste. Quindi, se la società non avrà i requisiti richiesti, il titolo verrà revocato e si passerà a chi è secondo in graduatoria».

La società Technital appartiene a due fiduciarie che, secondo molti, fanno riferimento ad Alessandro Mazzi, l’imprenditore arrestato per corruzione, finanziamento illecito e false fatturazioni nell’inchiesta Mose il 4 giugno scorso e protagonista di uno dei patteggiamenti più alti dell’inchiesta: due anni e quattro milioni di euro di risarcimento.

Anche secondo Giovanni Mazzacurati, l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova e Grande Corruttore del sistema Mose, ha messo a verbale più volte che la società Technital fa riferimento al gruppo Mazzi. In particolare la società veronese sarebbe stata il tramite tra il Consorzio Venezia Nuova e Gianni Letta, l’ex sottosegretario del governo Berlusconi.

In Regione l’assessore Maurizio Conte ha fatto il punto sul «Piano delle azioni e degli interventi di mitigazione del rischio idraulico e geologico» redatto dopo l’alluvione: «Dal 2010 a oggi – ha spiegato Conte – abbiamo investito 500 milioni di euro per la sicurezza idraulica, una somma mai vista, ma limitata rispetto all’obiettivo di 2,7 miliardi di investimenti previsti nel piano. Abbiamo bisogno di risorse: dovremmo avere 1 miliardo e 400 milioni che ci spettano dallo Stato, ma le somme sono congelate dal Patto di Stabilità». Il 2014 è stato un anno difficile per le condizioni meteo e a risentirne è in particolare la provincia di Belluno. A causa di un inverno mite e piovoso si sono verificati infatti numerosi schianti di alberi ad alto fusto con una perdita di circa il 77% (circa 500 mila alberi) dell’incremento legnoso annuo per un danno stimato sui 7,5 milioni in termini di redditività potenziale compromessa. In aggiunta, si è notato un fenomeno di frane diffuse, a tratti con insolita violenza, come la tragedia di Refrontolo a cui è destinata una dotazione straordinaria di 3 milioni di euro. A giorni partiranno le procedure di appalto e realizzazione per la cassa di espansione sul torrente Muson a Fonte e Riese Pio X a Treviso, per il bacino di laminazione a Mansuè, Portobuffolè e Fontanelle a Treviso, per l’opera d’invaso «Anconetta» a Sant’Urbano e Vighizzolo d’Este e altre. Proseguono inoltre le azioni per il miglioramento della qualità dell’aria (quattro bandi per sostituzione impianti a legna obsoleti, rottamazione veicoli inquinanti, illuminazione e bike sharing).

Vera Mantengoli

 

Progetto partecipato per valorizzare l’asta del fiume: in 700 per il rilancio del territorio

Firmato il patto per difendere il Brenta

VENEZIA – Un patto per rendere il fiume Brenta sostenibile e difenderlo da eventuali abusi o interventi dissennati. É stato firmato ieri mattina a Venezia il «Contratto di Fiume per il Brenta» alla presenza dell’assessore alla pesca Franco Manzato, delegato per l’assessore all’ambiente Maurizio Conte. Si tratta del primo processo partecipato a grande scala in Veneto che ha lo scopo di mettere in rete comuni, istituzioni e associazioni che vivono a contatto con il Brenta affinché si affrontino insieme i punti critici (per esempio il prosciugamento dell’acqua da parte di centrali idroelettriche o gli interventi per sistemare gli argini) e si uniscano le forze per progetti positivi (in particolare le associazioni sportive, ambientaliste, scientifiche, turistiche e le oltre 400 Ville Venete che rientrano nel bacino del Brenta).

Per adesso hanno firmato l’accordo le province di Padova, Venezia e Vicenza più Trento e Belluno come osservatrici, tre Consorzi di Bonifica (Brenta, Acque Risorgive e Bacchiglione), tre Unione Montane (Valbrenta, Sette Comuni, Grappa), tre Consigli di Bacino (Laguna di Venezia, Brenta e Bacchiglione), 33 Comuni rivieraschi (in previsione ce ne sono un totale di 100) e hanno preso contatto circa 700 realtà associative (info@contrattodifiumebrenta.com). La proposta è partita qualche anno fa da Rolando Lubian, presidente associazioni pescatori veneti dilettanti, e ora vede la partecipazione di tante associazioni come quelle di canottaggio e rafting, guidate dal campione olimpico Ivan Pontarollo.

(v.m.)

 

L’assessore all’Ambiente Conte: «No alla camionabile, meglio puntare sulla rotaia. Presto riunita la conferenza dei sindaci»

Semaforo verde all’Idrovia Padova-Venezia come canale navigabile e scolmatore del fiume Brenta. A comunicare l’esito del bando di gara e l’aggiudicazione della stesura del progetto preliminare a Techital e a Beta Studio è stato l’assessore all’Ambiente e alla difesa del suolo, Maurizio Conte, durante il consuntivo delle iniziative assunte nel 2014 dalla Regione in materia di rischio idrogeologico, miglioramento dell’aria e interventi sul patrimonio forestale.

«A breve ci sarà per l’Idrovia una conferenza dei servizi con i sindaci del territorio – ha detto l’assessore -. Inoltre, ci confronteremo con l’Interporto di Padova e il Porto di Venezia sul dimensionamento dei natanti per il trasporto merci. La camionabile? Stralciata, meglio un collegamento su rotaia».

Dal 2010, ha detto Conte, la Regione ha impegnato 500 milioni (120 solo quest’anno) nell’ambito di un ampio piano per le azioni e gli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico per complessivi 2,7 miliardi. Un impegno che non si esaurirà. L’assessore all’Ambiente ha anche annunciato l’imminente realizzazione dei bacini di laminazione sul Bacchiglione a monte di viale Diaz nei Comuni di Vicenza e Caldogno, sull’Agno-Guà-Santa Caterina in Sant’Urbano e Vighizzolo d’Este (Padova), sul Livenza tra Portobuffolè e Mansuè e sul fiume Monticano nella trevigiana Fontanelle. Oltre all’avvio delle gare per i bacini sull’Alpone all’altezza di Montecchia di Crosara (Verona), sul Muson tra Fonte e Riese Pio X (Padova), e a quella in corso per il bacino sul Tramigna funzionale a Soave e San Bonifacio (Verona). Per l’erosione costiera e il ripristino ambientale dei litorali, invece, 1,1 milioni in più a Bibione, 3,5 a Caorle, 4,4 a Jesolo e Cavallino Treporti e 1,8 a Chioggia. Sul fronte miglioramento dell’aria, chiusi 4 bandi per la rottamazione di stufe e auto, l’illuminazione e il bike sharing.

Costante la diminuzione d’inquinanti in atmosfera. Nota negativa: l’aumento di benzo(a)pirene causato dalle biomasse per il riscaldamento domestico. Mentre nel settore forestale, le precipitazioni nevose di gennaio-febbraio hanno comportato specie in provincia di Belluno gravi danni al patrimonio boschivo d’alto fusto, con schianti pari a 235mila metri cubi, una perdita di redditività potenziale di 7,5 milioni, 96 interventi e una spesa complessiva di 21 milioni di euro.

«Ora rivolgeremo l’attenzione ai nuovi piani rifiuti, cave e aria – ha concluso Conte – E solleciteremo al Governo risorse vere, almeno con lo sblocco del nostro miliardo e 400 milioni tenuto fermo in Cassa centrale dal patto di stabilità».

Vettor Maria Corsetti

 

Gazzettino – Un Contratto per la gestione del Brenta

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16

dic

2014

BASSANO – Con un incontro tenutosi ieri a Venezia ha preso il via il percorso di programmazione negoziata del bacino

Regione, Comuni, enti locali, ambientalisti e pescatori assieme per tutelare e valorizzare il fiume

Con un incontro tenutosi a palazzo Grandi Stazioni della Regione, a Venezia, ha preso il via ieri il percorso verso il “Contratto di fiume per il Brenta”, importante strumento di programmazione negoziata di tipo volontario che, in attuazione delle direttive europee in materia di gestione integrata delle acque, consentirà di identificare, con il coinvolgimento di tutti gli attori interessati (i vari enti e le associazioni di appassionati di pesca) una strategia di azione per il governo sostenibile del sistema fluviale.

Un passaggio importante per tutelare e valorizzare il Brenta (che attraversa numerose aree e risponde a diversi enti), caldeggiato in primis dal Consorzio veneto che riunisce le associazioni concessionarie per la gestione della pesca sportiva e dilettantistica. A guidarlo è il bassanese Rolando Lubian, che così ha commentato l’avvio dell’azione: «Con questo progetto la comunità del Brenta può condividere una visione unitaria del bacino idrografico, nell’ambito della quale comporre i diversi interessi in gioco e favorire l’implementazione di buone pratiche per la tutela del corso d’acqua e delle sue pertinenze».

Con il contributo finanziario regionale, i lavori entreranno nel vivo nei primi mesi del 2015 con una fase strutturata di analisi territoriale e ascolto degli attori interessati.

La Regione, che già dal 2013 ha avviato un percorso di riconoscimento e promozione dei “Contratti di fiume” come modello di governance territoriale integrata, crede nell’importanza di promuovere un approccio che consideri apertamente e sinergicamente gli obiettivi gestionali della sicurezza idraulica, dell’assetto e uso del suolo, della tutela e valorizzazione delle risorse idriche e degli ambienti connessi, come si evince anche dal recente disposto introdotto nel Piano territoriale regionale di coordinamento.

«Il Contratto di fiume – ha detto l’assessore regionale alla Pesca Franco Manzato – permette di individuare modalità condivise di traduzione delle politiche settoriali in azioni integrate nell’intera scala del bacino idrografico, favorendo al contempo lo sviluppo di idee, impegni, competenze e risorse attraverso la valorizzazione della sussidiarietà istituzionale e il coinvolgimento attivo dei soggetti locali interessati. Per questo favoriremo l’adesione di tutti gli attori territoriali interessati, dagli enti locali ai Consorzi di bonifica, dalle categorie economiche alle associazioni culturali e ambientaliste».

Raffaella Forin

 

S.M.DI SALA – Due milioni per evitare gli allagamenti

S. MARIA DI SALA – Allagamenti? A Caltana non saranno più un problema. Dopo le numerose proteste, arriva un protocollo di intesa tra il Comune e il Consorzio di bonifica Acque Risorgive con il quale sono stati previsti interventi per oltre 2 milioni di euro.

«Abbiamo firmato – spiega l’assessore ai Lavori Pubblici, Fabio Semenzato – un protocollo di intesa con il Consorzio di bonifica Acque Risorgive per l’esecuzione di importanti interventi di riduzione del rischio idraulico nel centro di Caltana. Interventi già previsti nel Piano delle Acque ma mai attuati perché molto costosi. L’intervento infatti ha un costo di 2 milioni 250 mila euro».

Il Piano delle Acque prevede la completa demolizione e il rifacimento del sistema dei tombini. Dopo gli interventi il drenaggio dell’acqua dovrebbe diventare molto più fluido. Inoltre si prevede il rifacimento dei due ponti ad arco esistenti e il rifacimento della paratoia di sostegno del canale Caltana, canale consortile dalla composizione non uniforme, al fine di renderlo in grado di assorbire maggiori portate d’acqua durante i periodi di abbondanti piogge.

Sarà poi realizzata a monte del centro abitato una cassa di espansione, un bacino di invaso di 30 mila metri cubi che servirà a raccogliere le acque che attualmente si riversano nel centro, come è accaduto anche negli ultimi allagamenti del mese di novembre.

Si procederà comunque per stralci, a mano a mano che arriveranno i fondi e il primo intervento sarà la demolizione e il rifacimento di una parte del sistema di tombini esistente. Della progettazione dell’intervento è stato incaricato il Consorzio che provvederà entro il mese di gennaio 2015.

Questi interventi, non più differibili – spiega l’amministrazione – scongiureranno i futuri allagamenti nella frazione di Caltana.

Serenella Bettin

 

CALTANA – Basta allagamenti, cittadini in ammollo e disagi vari. Le recenti piogge hanno messo a dura prova Caltana e il Comune di Santa Maria di Sala ha stipulato un accordo con il consorzio di bonifica Acque Risorgive per aprire quei cantieri che dovranno impedire all’acqua di salire e invadere la frazione.

Cantieri abbastanza onerosi, perché si parla di oltre 2,2 milioni di euro e si provvederà a stralci, in base ai finanziamenti che arriveranno. Di certo il consorzio dovrà redigere un progetto entro il prossimo gennaio.

Da questo momento, si spera di iniziare con i lavori al più presto, visto che la situazione preoccupa e si è in emergenza. Anche nelle scorse settimane Caltana è finita in parte sotto, creando non pochi disagi ai residenti.

«Abbiamo siglato un protocollo di intesa» spiega l’assessore ai Lavori pubblici Fabio Semenzato «per ridurre i rischi idraulici. Era già inseriti nel piano delle acque ma non erano mai stati attuati perché troppo costosi. A questo punto, pensiamo che non si possa più aspettare».

Nello specifico, saranno demoliti e rifatti la condotta esistente, che sarà il primo intervento da fare, i due ponti ad arco esistenti a valle e rivista la paratoia di sostegno del canale Caltana, garantendo una luce non inferiore ai quattro metri. Tutto questo per consentire al corso d’acqua di assorbire maggiori portate. Sarà poi costruita a monte del centro abitato una cassa di espansione, un bacino di invaso di 30 mila metri cubi per raccogliere le acque che si riversano proprio nel centro.

Di recente, la giunta salese ha dato il via libera anche alla pulizia straordinaria di 14 fossi e canali di scolo del comune, ostruiti e occlusi dal terreno di riporto. Ma i lavori più attesi sono quelli da eseguire con il contributo del consorzio di bonifica.

Alessandro Ragazzo

 

Santa Maria di Sala. Per fronteggiare l’emergenza degli ultimi fenomeni piovosi

Con un finanziamento di 6.240 euro, ottenuto dalla Provincia di Venezia, il Comune di Santa Maria di Sala intende finanziare il Piano che servirà ad accelerare gli interventi affidati a Consorzio di Bonifica Acque Risorgive per la pulizia dei fossi. Il progetto, che rientra nel Piano di 65.000 euro già operativo dal 2013, prevede appunto di fronteggiare l’emergenza dovuta ai fenomeni piovosi del mese di novembre.

Nel frattempo l’Amministrazione comunale salese ha fatto ulteriore richiesta di un finanziamento , questa volta alla Regione Veneto, per un importo di 38.160 euro. «Soldi – ha detto l’assessore all’Unità di Crisi, Enrico Merlo – che dovrebbero cofinanziare un ulteriore progetto da 68.414 euro per poter effettuare interventi di carattere straordinario in tutte le frazioni del Comune».

Con questo intervento si prevede la pulizia e l’espurgo dei fossati lungo le vie Ariosto, Cainazzi, Balzana a Veternigio, Zeminianella e Marsari a Sant’Angelo, Marconi, Le Motte, Cavin Caselle e Fratella a Caselle dé Ruffi, Cavour, Zinalbo, Pianiga e Rivale a Caltana.

«Questi interventi comunque- precisa Merlo- saranno eseguiti anche senza il contributo della Regione. «Queste pulizie dei fossi – ha detto il sindaco Fragomeni – sono necessarie al fine di poter accogliere più acque possibili durante le grandi piogge che rappresentano ogni volta un grave disagio e danni notevoli. Ricordo inoltre le responsabilità dei privati di mantenere in buone condizioni questi corsi d’acqua ricadenti sui loro terreni e in caso di inadempienza sono previste sanzioni e l’obbligo di intervenire».

Carlo Petrin

 

Nell’assemblea straordinaria convocata da Alessandro Campalto

Primo: «Il triangolo dell’area della Riviera del Brenta compreso tra i corsi dei fiumi Brenta-Cunetta, Naviglio Brenta e Canale Novissimo è costantemente sottoposto a forte rischio idraulico».

Secondo: «Bastano 100/110 millimetri di pioggia costante per mettere in crisi tutto il sistema di smaltimento delle acque del territorio».

Terzo: «Le sempre più assidue situazioni di sofferenza idraulica sottolineano ancora una volta che la rete idraulica attuale non è più sufficiente a contenere i nuovi fenomeni piovosi».

Quarto: «Se lo Stato e la Regione del Veneto non metteranno urgentemente a disposizione del territorio i necessari finanziamenti regionali e statali per dare completezza alle azioni e alle opere previste dal Piano Generale di Bonifica e di Tutela del Territorio, la situazione è destinata a peggiorare».

Quinto: «La realizzazione dell’idrovia Padova-Venezia intesa come canale scolmatore delle piene del sistema Brenta-Bacchiglione è un’opera indispensabile per la salvaguardia idraulica di tutta la zona».

L’ira dei sindaci della Riviera del Brenta è tutta racchiusa in tali nodi emersi durante un’assemblea straordinaria convocata con carattere d’urgenza a Campolongo Maggiore dal neo presidente della Conferenza dei sindaci della Riviera del Brenta, Alessandro Campalto, dopo l’emergenza idraulica verificatasi la scorsa settimana. Presenti all’incontro anche i responsabili dei Consorzi di Bonifica «Bacchiglione» e «Acque Risorgive».

Se gli esperti idraulici hanno posto il limite di sopportazione idraulica del territorio rivierasco sotto i 100 millimetri, figurarsi cos’è successo la scorsa settimana quando in certe zone ne sono caduti di continuo ben oltre 200.

«Noi sindaci non abbiamo risorse economiche tali per poter risolvere il problema», ha dichiarato Alessandro Campalto. Non sembrano passarsela meglio i Consorzi di Bonifica, che si sono indebitati per anticipare di tasca propria, con i soldi dei consorziati, il pagamento di opere pubbliche volute e finanziate, finora a parole, dalla Regione.

Vittorino Compagno

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