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Santa Maria di Sala. Dopo il maltempo e le polemiche arrivano i fondi per i lavori

Il sindaco Fragomeni: «Anche i privati facciano la loro parte per evitare multe»

SANTA MARIA DI SALA – Per la pulizia dei fossi arrivano oltre 6 mila euro per accelerare gli interventi. Dopo l’ultima ondata di maltempo e le immancabili polemiche, si parla ancora di possibili rimedi per evitare nuovi disagi. Riflettori puntati soprattutto sul piano delle acque comunali, il progetto da 65 mila euro che ha individuato le priorità di intervento ed è già in corso di esecuzione dal 2013.

«Il 15 ottobre», spiega l’assessore all’Unità di crisi Enrico Merlo, «abbiamo firmato un protocollo operativo con la Provincia con il quale ci viene assegnato un finanziamento di 6.240 euro da destinare a finanziare il Piano. I fondi serviranno ad accelerare gli interventi».

L’esecuzione dei lavori è affidata al consorzio di bonifica Acque Risorgive e i lavori dovranno essere ultimati entro la fine di aprile. Per fronteggiare l’emergenza dovuta alle piogge di novembre, intanto, il Comune ha fatto richiesta per un altro finanziamento, questa volta in Regione, per 38.160 euro. Soldi che dovrebbero cofinanziare un ulteriore progetto da 68.414 euro per effettuare interventi straordinari in tutte le frazioni del comune. In particolare è prevista la pulizia e l’espurgo dei fossati lungo le vie Ariosto, Cainazzi, Balzana, Zeminanella, Marsari, Marconi, Le Motte, Cavin Caselle, Cavour, Zinalbo, Pianiga, Rivale e Fratella. Tutti questi interventi saranno eseguiti sempre dal consorzio di bonifica Acque Risorgive e verranno effettuati anche senza contributo regionale.

«Non dimentichiamoci che la rete dei fossati è fondamentale per il corretto deflusso delle acque», afferma il sindaco di Santa Maria di Sala Nicola Fragomeni, «e rappresentano per noi una priorità. Pur con poche risorse a disposizione, che cerchiamo di integrare con contributi di altri enti, stiamo facendo la nostra parte, ma è tutto inutile se poi non si interviene anche sui fossati che ricadono nelle proprietà. È responsabilità dei privati mantenere in buone condizioni i fossi sui loro terreni e sono previste anche sanzioni per questo».

Il sindaco dunque ha lanciato un preciso messaggio a tutti coloro che hanno aree di proprietà che comprendono pure dei fossati: la manutenzione deve essere considerata una priorità nell’ottica di prevenire il rischio idraulico.

Filippo De Gaspari

 

MESTRE – Prima è la Liguria ma subito dopo, se si parla di regioni a rischio idrogeologico, c’è il Veneto. Un infausto secondo posto che ci vede al pari di Lombardia e Piemonte, regioni che però sarebbero «più facili da difendere».

In Veneto, dicono gli esperti, non c’è sicurezza idraulica e servirebbe un importante intervento di prevenzione complessiva. Quanto costa? 2,7 miliardi di euro. Lo ha detto in questi giorni Luigi D’Alpaos e lo ha ribadito ieri Giuseppe Romano, presidente dell’Unione Veneta Bonifiche che, in occasione di un convegno sui contratti di fiume a Mestre, ha spiegato che per ora gli investimenti su queste opere sono un decimo del totale: «Attualmente abbiamo 137 cantieri aperti per interventi straordinari che equivalgono a un investimento totale di 238 milioni di euro».

Tra questi, anche interventi per la mitigazione del rischio idraulico nell’area del Brenta-Bacchiglione e il progetto alle casse di espansione di Prà dei Dai, nel comune di Portobuffolè, per il Livenza (intervento per il quale sono già stati accantonati gran parte dei 50 milioni di euro previsti).

Situazione critica anche per il Piave: «Per quel fiume non si fa niente dal 1966» aggiunge Romano. Antri fondi, ma sicuramente non tutti, potrebbero arrivare da #Italiasicura. Il governo prevede di stanziare circa 9 miliardi di euro tra il 2015 e il 2021. E il piano parte da subito grazie ai 2 miliardi recuperati dai fondi a disposizione per le opere di messa in sicurezza ancora non spesi. Entro il 4 dicembre la Regione Veneto dovrà quindi inviare un elenco di interventi pronti da realizzare in scala di priorità. Più i progetti sono «immediatamente cantierabili» e più sarà facile ottenere i finanziamenti.

M.Fus

 

Il comitato “Anima critica” denuncia i rischi lungo la Noalese

SANTA MARIA DI SALA «Sarà che piove di più, ma i fossati chi li pulisce?». A chiederselo è Massimo Camporese, portavoce del comitato ambientalista “Anima Critica”, che pubblica le foto dello stato in cui versano i fossi lungo la Noalese, in località Tabina. «È diventata ormai una triste e spiacevole prassi quella di lasciare i fossati di raccolta e smaltimento dell’acqua piovana, ai margini di strade statali, in questo stato», denuncia Camporese, «è fin troppo chiaro, guardando la situazione, che le vie di fuga dell’acqua rappresentate dai vecchi fossi di laminazione ai bordi della strada sono ormai praticamente occlusi dalle erbacce infestanti e dalla sterpaglia che non permettono il regolare deposito e lo smaltimento delle acque».

Nei giorni scorsi il Comune, nella riunione di giunta che ha dato il via libera ad alcune opere idrauliche per risolvere la questione degli allagamenti a Caltana, ha anche deliberato la pulizia straordinaria di 14 fossi e canali di scolo del Salese, ostruiti e occlusi dal terreno di riporto.

Sulla regionale Noalese però la situazione non sembra diversa. «Assurdo lasciare ricoperte di terra e detriti vari anche le tubazioni di collegamento all’interno dei fossati», continua Camporese, «con il rischio concreto di allagamenti in caso di forti piogge. È necessario attuare tutte quelle politiche di prevenzione e manutenzione per evitare nuove criticità legate a una pessima gestione del rischio idrogeologico, rimuovendo quindi detriti, terra ed erbacce che occludono i fossati. Ricordiamo tra l’altro che la strada è molto trafficata, con molte abitazioni e attività commerciali e dovrebbe perciò essere dotata di tutti gli accorgimenti per smaltire le acque che non possono rimanere imbrigliate dall’incuria del tempo e dall’inadeguatezza delle manutenzioni».

Filippo De Gaspari

 

Campolongo. Incontro tra primi cittadini e dirigenti dei Consorzi di bonifica

«Usare l’idrovia come scolmatore, completare l’intervento sui Vasi di Bojon»

CAMPOLONGO – Emergenza idraulica: i sindaci della Riviera stilano l’elenco delle priorità e mettono dei paletti agli interventi chiesti a carico di Consorzi e Comuni, dopo gli allagamenti che hanno provocato danni e allarme negli ultimi giorni. Ieri pomeriggio assemblea della conferenza dei sindaci della Riviera del Brenta convocata urgentemente dal presidente Alessandro Campalto in municipio a Campolongo e che ha visto la presenza di quasi tutti i primi cittadini della zona e dei responsabili dei consorzi di Bonifica “Acque Risorgive” e “Bacchiglione Brenta”.

«I lavori che sono in corso» spiega Campalto «per mettere in sicurezza idraulica il territorio dei 10 comuni della zona sono molti. Nell’area sud continua l’intervento di realizzazione della botte sifone a Corte di Piove di Sacco per convogliare più acqua sul canale Fiumazzo che va da Corte a Lova e da lì in laguna. Ciò potenzierà la capacità di scarico e la messa in sicurezza delle aree a monte. L’intervento sarà concluso a primavera del 2015 dal consorzio Bacchiglione Brenta e costerà due milioni di euro».

Sempre nella stessa area sarà completato l’intervento programmato dal Consorzio Acque Risorgive ai “Vasi di Bojon” un nodo idraulico importante per far confluire le acque dai comuni di Fossò, Camponogara, Vigonovo e Campagna Lupia. Sarà realizzato entro la prima metà del 2015. Per quanto riguarda il potenziamento dell’idrovora di Lova, bloccata recentemente dalla Commissione Salvaguardia di Venezia, la stessa ha chiesto al Consorzio Acque Risorgive che dovrà realizzare i lavori, di farsi carico della pulizia delle canalette demaniali (cioè dello Stato) in laguna sud necessario dopo lo sversamento di maggiori quantità di acqua.

«Questo è un compito» spiega Campalto «spetta allo Stato e non agli enti locali che hanno bilanci critici».

Per l’area nord e ovest della Riviera del Brenta e cioè i comuni di Mira, Dolo, Fiesso Stra e Pianiga il presidente del consorzio di bonifica “Bacchiglione – Brenta” l’ingegner Francesco Veronese, insieme ai tecnici di “Acque Risorgive” hanno osservato come sia opportuno e sufficiente per evitare gli allagamenti in questa zona utilizzare l’idrovia come scolmatore. Ma questo secondo i sindaci non basta. «È importante dare il via alla realizzazione di importanti aree golenali» conclude Campalto «a ridosso dei principali corsi d’acqua e canali consortili. L’acqua non deve arrivare in laguna o nei canali più grandi e nei fiumi a tutta velocità, ma scorrendo lentamente e allagando in modo guidato le campagne circostanti, in questo modo senza provocare grandi danni».

Alessandro Abbadir

 

Meteosantangelo.it ha rilevato 1683 millimetri, il doppio rispetto al 2011. E ci sono altri 44 giorni

SANTA MARIA DI SALA – Piove più che in passato, ma le opere sono le stesse di decenni fa. Quello che tutti sapevano, ora è suffragato dai dati. Amatoriali, ma pur sempre provenienti da strumentazioni professionali. La stazione Meteosantangelo.it a Sant’Angelo di Sala ha misurato 1683 millimetri di pioggia caduti quest’anno sul Salese. È il dato più elevato degli ultimi sette anni e crescerà ancora, visto che al 31 dicembre mancano ancora 44 giorni. Tanto per fare un paragone, lo scorso anno, considerato uno dei più piovosi, erano caduti 1373 millimetri di pioggia, già abbondantemente superati da questo 2014 così bagnato e sempre l’anno in corso ha addirittura già raddoppiato la quantità di pioggia scesa nel 2011, quando caddero 753 millimetri di pioggia. «Questo non può che trasformarsi in difficoltà di assorbimento per il territorio, che infatti molto spesso è andato in sofferenza quest’anno», spiega Adriano Zagagnin, uno dei fondatori di Meteosantangelo, «sicuramente ha influito l’estate anomala e così piovosa, fatto sta però che con simili precipitazioni tutte le opere costruite in periodi di quantitativi minori, vedi strettoie ai corsi d’acqua, tombamenti di fossi e cementificazioni varie, adesso si mostrano inadeguate ad assorbire tali quantità d’acqua».

L’analisi di Zagagnin è ben nota ai tecnici del consorzio di bonifica e del Comune, che infatti di recente hanno sottoscritto una convezione per rivedere le vecchie opere idrauliche e progettarne di nuove. Adeguare, insomma, il territorio ai nuovi quantitativi d’acqua in arrivo dal cielo e da monte dei canali. Venerdì la giunta ha dato il via libera alla convenzione, ora il consorzio si occuperà della progettazione esecutiva delle opere, che riguardano principalmente Caltana, il “catino” del Salese: due gli allagamenti in centro negli ultimi due mesi, altrettanti allarmi, per fortuna senza conseguenze. Il consorzio progetterà a monte di Caltana un bacino capace di contenere fino a 30 mila metri cubi di invaso. Riguarda il centro del paese invece la seconda opera: verrà aperto il vecchio “tombotto”, il vecchio tombinamento dello scolo Caltana, fatto negli anni in cui le portate erano minori, oggi ostruito e insufficiente. Verrà rifatto, con sezione 4 per 2, per far scorrere l’acqua senza restringimenti e a prova di detriti. Capace insomma di sopportare anche i quasi 1700 millimetri di pioggia come quelli caduti quest’anno. E oltre.

Filippo De Gaspari

 

Nuova Venezia – L’Italia seduta su 500mila frane

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18

nov

2014

I dati Ispra descrivono il Paese più fragile e “consumato” d’Europa

ROMA – L’Italia Paese dal suolo fragile. In Europa sembra essere quello che si sgretola di più: delle 700 mila frane censite nel Vecchio continente, 500 mila sono catalogate in Italia facendo del nostro territorio «uno di quelli maggiormente esposti». Ogni anno infatti avvengono tra le 1.000 e le 2.000 frane, di cui il 10% classificate come «pericolose» e capaci di causare «vittime, feriti e danni a edifici e infrastrutture». Questo il quadro disegnato dal geologo Alessandro Trigila, responsabile dell’Inventario nazionale dei fenomeni franosi dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra).

Trigila non nasconde il fatto che in Italia si siano fatti «tanti errori di pianificazione». «Solo negli ultimi cinque anni – ricorda – gravi eventi franosi hanno causato vittime e ingenti danni a centri abitati e a infrastrutture di comunicazione». Tra questi per esempio «nel 2014 a Roma 66 frane nell’area urbana; nel 2013 nelle province di Parma e Reggio Emilia; il 25 ottobre 2011 nelle Cinque Terre, Val di Vara (Sp) e Lunigiana (Ms); il 15 febbraio 2010 a Maierato (Vv); il 1 ottobre 2009 a Giampilieri (Me)». Dai dati Ispra emerge che la popolazione esposta a frane in Italia supera il milione e che quella esposta ad alluvioni supera i 6 milioni.

«Tutte le frane censite – spiega Trigila – sono frane ora ferme e tranquille che però potenzialmente potrebbero innescarsi; potrebbe essere una qualsiasi di quelle 500mila». Gli errori italiani legati alla pianificazione riguardano per esempio il consumo di suolo che, secondo l’Ispra, viaggia «al ritmo di 7 metri quadrati al secondo, pari a 100 campi di calcio al giorno. Abbiamo un territorio fortemente antropizzato che, a parte gli 8.000 Comuni, è fatto da tantissimi piccoli paesini e frazioni».

Poi naturalmente la natura fa la sua parte: sicuramente bisogna tener presente che l’Italia ha un «suolo fragile dal punto di vista geoglogico» e che la struttura «orografica» incide molto, con «il 75% di territorio collinare-montano». A questo bisogna aggiungere «un’urbanizzazione non ordinata» soprattutto perché si è «costruito nelle zone sbagliate». E poi, con lo sviluppo sono «aumentate le aree potenzialmente a rischio».

Ma, avverte Trigila, «dal dopo-Sarno ad oggi i vincoli inseriti hanno aiutato in qualcosa. Riteniamo ci siano più soluzioni: delocalizzare in alcuni casi edifici non compatibili, fare interventi di messa in sicurezza e pianificazione territoriale ed infine stabilire vincoli», alcuni sottoposti al «controllo dei comuni» e altri che andrebbero «recepiti da parte di chi ancora non lo ha fatto». Così come è importate avere «banche dati sempre aggiornate».

 

Il sindaco Fragomeni preoccupato: «Nuova pioggia e i canali sono al limite»

Già due allagamenti negli ultimi due mesi ma per i lavori si deve attendere il 2015

SANTA MARIA DI SALA – Sindaco preoccupato per la nuova ondata di maltempo attesa per oggi: dopo gli allagamenti di giovedì mattina a Caltana, ieri Nicola Fragomeni ha convocato la giunta per adottare provvedimenti urgenti ed evitare il ripetersi di episodi simili a quello che l’altro giorno ha mandato per l’ennesima volta sott’acqua un parte del territorio. Per oggi e domani le previsioni non annunciano nulla di buono: per mezzo comune, in particolare Caltana, ma anche parte di Caselle e Sant’Angelo, significa fare gli scongiuri. Previsto un fine settimana di pioggia battente e Scirocco teso sulla costa. Per ben due volte negli ultimi due mesi questo ha significato solo una cosa: allagamenti.

Il sindaco non è tranquillo e per la prima volta ha coinvolto nella gestione di una possibile nuova emergenza anche cittadini volontari, come i gestori della stazione amatoriale Meteosantangelo.it. «Sono preoccupato per l’evolversi del maltempo in questi giorni», ha detto Fragomeni nell’unica giornata di sole di questa tormentata settimana, «seguiremo con attenzione l’evolversi della situazione e informeremo costantemente i cittadini. La situazione più critica pare essere tra sabato sera e domenica mattina. Naturalmente dobbiamo vedere dove si posizioneranno le precipitazioni, ma non possiamo sempre stare a guardare».

Anche per questo motivo ieri la giunta, spinta anche dagli ultimi eventi, ha dato il via libera alla convezione con il consorzio di bonifica Acque Risorgive, che sblocca due progetti per evitare futuri allagamenti a Caltana. Uno riguarda la realizzazione di un bacino di invaso a monte del paese, in grado di raccogliere le acque al posto del “catino naturale” del centro abitato. L’altro, il rifacimento del cosiddetto “tombotto”, la condotta idraulica che attraversa il centro, portando le acque dello scolo Caltana dalla zona del mobilificio Calzavara a dopo l’asilo: verrà riaperto e rifatto, eliminando le ostruzioni create negli anni. Prima ancora si darà il via alla pulizia straordinaria di 14 tra scoli e fossati del territorio. «Si tratta di lavori importanti», ha detto l’assessore ai Lavori pubblici Fabio Semenzato, «che era importante sbloccare e che contiamo di veder realizzati al più presto, già nel 2015». Ma come sempre per i lavori pubblici, viste lungaggini in casi analoghi, nessuno può giurare sui tempi. L’unica cosa certa è che sono di un’urgenza davvero spaventosa. Intanto però Santa Maria di Sala si prepara a vivere un nuovo weekend di apprensione.

Filippo De Gaspari

 

Nuova Venezia – Spinea. Basta cemento vicino alla Stazione.

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15

nov

2014

Come cittadino del Miranese, vorrei esprimere il mio sconcerto per la decisione dell’attuale giunta comunale di Spinea di portare avanti l’accordo di programma che prevede la cementificazione della vasta area agricola prospiciente la stazione ferroviaria del paese per costruire un nuovo agglomerato urbano in una città che già si trova al primo posto tra i comuni più cementificati del Veneto. Il sindaco Checchin, tra i fautori di questa operazione ideata a suo tempo dall’Amministrazione di centrodestra e confermata dall’attuale, ha dichiarato che sarebbe impensabile continuare a tenere un “campo di pannocchie” accanto alla stazione F.S.! È incredibile che un sindaco si esprima in questi termini ed è oltraggioso definire in questo modo il paesaggio agricolo veneto amato e cantato da Andrea Zanzotto, Ernest Hemingway e da innumerevoli scrittori e poeti. Barattare il territorio agricolo per la costruzione di una piscina dimostra viltà, scarsezza di intelligenza, sensibilità e cultura, ancor più se si pensa che Spinea è circondata da piscine pubbliche, che si trovano a Mirano, Mestre e Maerne. Inoltre, si continua a cementificare il territorio malgrado i gravi segnali di dissesto idrogeologico.

Francesco Boato – Mirano

 

MIRA – I sindaci coinvolti nel tracciati dell’Idrovia Padova – Venezia ascoltati in commissione ambiente in Consiglio regionale. «Sul tema ci sono posizioni diverse – sottolinea il consigliere regionale del Pd Bruno Pigozzo – che vanno recepite ed affrontate con risposte precise partendo dalla definizione della progettazione, per valutare una serie di nodi. In primo luogo la comparazione tra costi e benefici, sia per la soluzione come canale scolmatore in caso di precipitazioni eccezionali, che come canale navigabile di collegamento tra i poli industriali di Padova e Venezia ma soprattutto sull’impatto ambientale che l’opera avrà sulla laguna». Secondo il Pd, sarà necessario che la Regione chieda con forza al governo il superamento del Patto di stabilità per opere di salvaguardia come l’idrovia Padova-Venezia, «utilizzando tutte le possibili fonti di finanziamento regionali, nazionali ed europee». «Ho chiesto infine all’assessore Conte – afferma Pigozzo – che venga inserito, in fase di affidamento del progetto, uno strumento di monitoraggio sull’evoluzione delle soluzioni da adottare».

(l.gia.)

 

Nuova Venezia – Danni per 5 milioni nel Portogruarese

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14

nov

2014

Il sindaco: «La Regione deve però dichiarare lo stato d’emergenza»

La casa protetta delle “Farfalle” non riaprirà prima del 2015

PORTOGRUARO – Il giorno dopo la città fa la conta dei danni dopo l’incredibile nubifragio che ha allagato più della metà del territorio, provocando anche tracimazioni a Portovecchio e a Ronchi. Un primo bilancio approssimativo porta a cinque milioni, a cui aggiungere i duecentomila messi in conto dall’Asl 10 per la casa protetta delle “Farfalle”. Portogruaro sta pian piano tornando alla normalità. L’unico sottopasso allagato restava quello che collegava San Nicolò a Portovecchio, ma l’acqua è scesa fino a sparire completamente; così come nell’altra infrastruttura viaria, tra l’altro nuova, cioè il sottopassaggio collocato sotto alla variante alla tangenziale. Danni ingenti hanno riguardato dunque la “Casa delle farfalle”, il centro per disturbi alimentari di via Resistenza. Le nove pazienti non potranno rientrare in questa sede prima del 2015, e per tutto questo tempo dovranno essere curate in ospedale. Si tratta di degenti molto giovani che curano l’anoressia. Il responsabile del servizio tecnico dell’Asl 10, l’ingegner Peter Casagrande, ha svolto un sopralluogo nella comunità alloggio. I danni hanno riguardato tutti gli arredi al pianterreno, nove stanze da letto, la cucina e la sala ricreativa. Per non parlare poi delle infiltrazioni ai muri e sulla pavimentazione. Il responsabile del centro, Pierandrea Salvo, che il giorno dell’acquazzone aveva pesantemente attaccato il Comune e la Protezione civile per la mancata assistenza, ha lavorato per recuperare il prima possibile la strumentazione medica, i computer e gli indumenti finiti sotto acqua. Antonio Bertoncello, il primo cittadino, non replica alle accuse di Salvo. Si annunciano tempi lunghi, però, per i risarcimenti. «La Regione deve dichiarare lo stato d’emergenza», ricorda, «solo allora in teoria potremmo permettere alle persone di presentare le domande per gli indennizzi. Noi cercheremo di anticipare le modalità di intervento, per agevolare i cittadini danneggiati. Troveremo una formula». Impossibile allentare il Patto di Stabilità. I danneggiati dovranno continuare a pagare le tasse come se non fosse accaduto nulla, mentre fa pensare l’assenza di autorità politiche regionali. I danneggiati di Portogruaro si sentono dimenticati dalle istituzioni. Ieri la disperazione si leggeva ancora sul volto degli abitanti di via Botticelli, delle Palazzine e del rione di Beata Maria Vergine. Almeno un centinaio di persone hanno perduto l’auto. Si calcola che a Portogruaro oltre cinquemila persone, a vario titolo, siano state coinvolte nell’ondata di maltempo. Calcolando un migliaio di euro a testa di danni, si arriva facilmente a toccare quota cinque milioni. Le opere di bonifica, da sole, hanno subito rotture per 200 mila euro. Il livello dei fiumi si è abbassato, ma la guardia resta alta, perché è annunciata una nuova perturbazione di origine atlantica per questa sera. Inizialmente soffierà la bora, poi domani lo scirocco e domenica il libeccio. Il mare difficilmente riceverà le acque dei fiumi. Il Livenza si sta abbassando, ma aumenta il livello del Meduna, anche per l’apertura delle dighe di Ravedis e Redona. A San Michele emergenza rientrata a Villanova della Cartera e Malafesta. Si sono ritirate le acque della roggia Rojada, tracimata in più punti.

Rosario Padovano

 

Gli agricoltori della Cia battono i pugni: «Chiedano più fondi da Venezia»

Consorzi di bonifica nel mirino

MESTRE «I consorzi di bonifica devono pretendere più risorse dalla Regione, gli interventi sul territorio sono insufficienti». La Confederazione italiana degli agricoltori (Cia) di Venezia chiede un cambio di rotta ai vertici dei consorzi di bonifica, perché «battano i pugni sul tavolo» contro la Regione. «Bisogna dare atto al lavoro svolto dai tecnici dei consorzi di bonifica, presenti notte e giorno nelle zone più colpite. Lo stesso apprezzamento, però, non possiamo esprimerlo nei confronti degli amministratori dei consorzi», commenta Paolo Quaggio, presidente di Cia Venezia, «è da tempo che segnaliamo, anche nelle assemblee consortili, la soggezione nei confronti della Regione. Non sono stati ottenuti fondi sufficienti per la realizzazione di interventi straordinari, di cui il territorio ha urgente bisogno, né adeguati stanziamenti per i lavori di manutenzione. Ci si accontenta delle briciole, mentre occorrono investimenti». Ieri Quaggio ha fatto una ricognizione della situazione insieme ai referenti locali delle zone più colpite. «Ora ci sarà la consueta conta dei danni ed è assurdo, perché ci sono reali responsabilità», conclude il presidente di Cia Venezia, «a cosa serve avere dei consorzi di bonifica che non si battono per avere le risorse necessarie? La Cia ribadisce intanto la disponibilità dei suoi agricoltori a mettere a disposizione i propri campi, in occasione di precipitazioni di questo genere. Siamo disponibili a farli allagare, perché rappresentano gli unici polmoni permeabili del territorio. Per quanto riguarda la Riviera del Brenta, sosteniamo che l’idrovia possa diventare una grande bacino di laminazione: non bisogna pensare che tutta l’acqua verrà sversata in laguna, non sarà necessario».

Giovanni Monforte

 

riviera del brenta

Le scuole sono rimaste chiuse a Vigonovo

VIGONOVO. Il maltempo sferza la Riviera del Brenta e colpisce soprattutto l’area ovest e sud del comprensorio, in particolare i comuni di Vigonovo, Fossò, Campolongo Maggiore , Stra e Camponogara. Disagi minori a Mira e Dolo. Resta sotto controllo il livello dei canali Naviglio , Novissimo e soprattutto del Brenta, che per tutta la giornata di ieri hanno ricevuto la piena proveniente dal Padovano. A Vigonovo ieri il sindaco Damiano Zecchinato ha emesso una ordinanza di chiusura delle scuole elementari medie e materne. Nel paese il peggio era arrivato con la serata di mercoledì quando l’acqua ha invaso la centrale via Roma e poi le vie Padova , Pascoli e via Veneto. A creare problemi è stata soprattutto la tenuta della rete idrica di scolo. «L’acqua è arrivata in centro a 30 centimetri» raccontano esercenti e residenti, «e in tanti hanno avuto primi piani e scantinati allagati con danni per parecchie migliaia di euro. Fin dalla sera di mercoledì e per tutta la giornata di ieri sono entrate in azione le squadre della protezione civile comunale insieme ai vigili del fuoco della caserma di Mira. Le scuole a Vigonovo saranno riaperte già oggi visto poi che ieri la pioggia è stata meno insistente. Problemi si sono avuti anche a Sandon di Fossò dove è straripato il canale Cornio. A Stra la frazione più colpita è stata quella di San Pietro. A Camponogara invece allagamenti si sono avuti nella frazione di Campoverardo. Problemi infine anche a Liettoli di Campolongo Maggiore lungo le laterali di via Alto Adige.

(a.ab.)

 

La rete secondaria del Lusore ha tracimato a Campocroce nella zona del cimitero

Disagi anche in centro a Mirano dove la viabilità ha subito forti rallentamenti

Caltana finisce sott’acqua strade e scantinati allagati

CALTANA – A Santa Maria di Sala l’emergenza ha ormai la triste declinazione dell’abitudine. Non poteva mancare la frazione di Caltana nel computo dei paesi finiti sott’acqua dopo l’ultima ondata di maltempo, anche se questa volta i danni sembrano più limitati rispetto a soli due mesi fa, grazie al fatto che già durante la notte le precipitazioni sono diventate intermittenti, la piena dei canali ha potuto defluire a valle e il mare ha iniziato a ricevere. Allagamenti estesi dunque, ma di breve durata, che tuttavia non hanno mancato di far registrare nuovi disagi. Strade e scantinati sono finiti ancora una volta allagati: l’ultima volta era successo solo a settembre. Sott’acqua il centro, dal quartiere residenziale di via Einaudi alla provinciale via Caltana, davanti al Palazzo del Mobile. Via Pioga, via Einaudi, via Pellico, via De Gasperi sono finite ancora sotto con dieci centimetri di acqua. Area interamente allagata, come due mesi fa, ma questa volta salvata dal fatto che il rio Cavin Caselle, a differenza di settembre, non ha tracimato, rimanendo, seppur al limite, entro gli argini. «I canali di scolo hanno funzionato», spiega l’assessore salese all’Unità di crisi, Enrico Merlo, «ci ha aiutato anche il fatto che verso le tre di notte l’acqua ha improvvisamente iniziato a scendere e poi le condizioni meteo sono migliorate». Ieri mattina rimanevano però alcune strade chiuse, limitate o transitabili con prudenza. Anche i fossi in via Zinalbo e Braguolo verso Campocroce sono arrivati al limite, con locali tracimazioni. Sempre dal Salese, sempre come a settembre, sono finite sott’acqua anche alcune aree di Sant’Angelo, in particolare via Masi e via Marzari. A Stigliano e Veternigo livelli di piena sostenuti, ma sempre sotto controllo per il Muson e il rio Veternigo. Anche a Campocroce di Mirano soliti problemi legati alla tracimazione della rete secondaria collegata al Lusore, ieri di nuovo minaccioso. Ne hanno risentito la zona del cimitero del paese, con la chiusura parziale di via Chiesa e via Braguolo. Locali allagamenti, ma dovuti alla rete urbana di scolo, si sono verificati anche a Mirano centro, creando più che altro problemi alla viabilità. Adesso la preoccupazione è tutta per la nuova ennesima ondata di maltempo prevista nel fine settimana. Sabato tornerà a piovere e tutto dipenderà da quanto la tregua sarà servita ai canali di scolo del graticolato romano per svuotarsi e scendere di livello. Mobilitati uomini e mezzi del consorzio Acque Risorgive, la protezione civile regionale resta in allerta.

Filippo De Gaspari

 

CONCORDIA SAGITTARIA

Quaranta squadre di volontari al lavoro fino all’alba

CONCORDIA – All’indomani dell’eccezionale fenomeno atmosferico che ha coinvolto l’intero Comune di Concordia e non solo, la situazione sembra essere tornata alla normalità anche se l’allerta meteo per il fine settimana farà tenere le orecchie rizzate a più di qualcuno, soprattutto a chi, negli ultimi giorni, ha lavorato ininterrottamente per bloccare i flussi d’acqua che hanno allagato la città. Sono state circa 180 le richieste d’aiuto fatte alla protezione civile del Portogruarese nella giornata di mercoledì: 40 squadre di volontari hanno lavorato sino alle 7 di ieri mattina per prosciugare le numerose zone allagate del centro. Tra questi anche i vigili del fuoco locali e di Verona giunti con alcune colonne mobile adibite al trasporto di idrovore ancora più potenti che hanno notevolmente aiutato lo spostamento delle acque verso i canali di scolo. Ora si attende l’ammontare dei danni. «Gli impianti, nelle loro conformazioni, hanno funzionato a dovere» spiega Luca Villotta, responsabile dei volontari della protezione civile, mandamento di Portogruaro, «ma l’enorme quantità d’acqua scaricata sul territorio non era prevedibile nonostante le previsioni ci avessero allertato già alcune ore prima. Per circa due ore e mezza l’acqua ha continuato a scendere ininterrottamente rendendo la situazione ingestibile e difficile soprattutto per territori come questi. Sicuramente», è l’appello di Villotta, «un’attenzione maggiore da parte di tutti nella pulizia dei tombini, nel controllo o posizionamento delle pompe soprattutto nei garage interrati, potrebbe evitare disagi e danni come quelli che abbiamo subito in questi gironi. Aspettare che siano sempre gli altri a occuparsene, magari in situazioni estreme, risulta alla fine dannoso per tutti».

Gemma Canzoneri

 

Venezia. Alla Renier Michiel un tubo otturato fa saltare due giorni di lezioni. Il preside: «Questione vecchia, zero interventi»

Infiltrazioni, scolari a casa fino a lunedì

VENEZIA – Per un tubo otturato, la elementare “Renier Michiel” dell’Istituto Comprensivo “Dante Alighieri” resta chiusa due giorni, ieri e oggi. Niente lezioni per 250 bambini. Il guasto era stato ripetutamente segnalato al Comune da oltre un mese, senza che venissero presi provvedimenti. L’ufficio Scuola e Lavori Pubblici di Ca’ Farsetti si è giustificato dicendo che, a causa dell’approvazione in ritardo del bilancio, il personale è costretto a lavorare utilizzando gli avanzi del budget previsto per il 2013, mentre in passato in questo periodo avevano già gli appalti per la manutenzione assegnati alle ditte di riferimento. Il dirigente scolastico Salvatore Amato ha spiegato che se l’intervento non verrà eseguito oggi, chiederà la disponibilità per lunedì pomeriggio di una delle sedi del “Dante Alighieri” per non far saltare un altro giorno di scuola ai bambini, ma il Comune ha assicurato che questa volta i lavori verranno svolti e che la scuola sarà riaperta lunedì. Il problema riguarda un tubo pluviale passante all’interno dell’edificio. Intasato da foglie e da un piccione morto, il tubo scaricava acqua all’interno, provocando infiltrazioni. Tutti lo sapevano perché, in un recente sopralluogo, era stato effettuato un foro sulla parete, accertando la provenienza del danno. «Ci trasciniamo questo problema da un mese e mezzo», ha detto Amato, «e i tecnici del Comune erano già venuti tre volte, senza mai ripulire il tubo. L’ultima volta è stata proprio mercoledì mattina. Anche in questo caso però hanno guardato e sono andati via». Per questo durante una riunione tra personale scolastico e genitori avvenuta mercoledì pomeriggio, quando la perdita di acqua continuava, le maestre hanno chiamato i vigili del fuoco. Quando i pompieri hanno visto che l’infiltrazione interessava l’impianto elettrico, hanno sigillato l’edificio e mandato la comunicazione di intervenire al più presto. «Può essere che abbiano fatto delle segnalazioni», ha tagliato corto l’ufficio Scuole e Lavori Pubblici, «ma abbiamo 170 scuole e 70 in centro storico. Riceviamo decine di segnalazioni, ma fino a quando non è stato approvato il bilancio non abbiamo potuto intervenire. Adesso avremo 800 mila euro per interventi murari e 400 mila per opere impiantistiche. Entro dicembre l’appalto per la manutenzione verrà assegnato e potremmo provvedere a tutto». Intanto per il dirigente scolastico ieri è stata una dura giornata, molti genitori si sono lamentati, dando la colpa alla scuola: «Noi siamo ospiti qui», ha detto Amato, «più che segnalare non ho potuto fare altro. Ieri mattina la ditta chiamata dal Comune non aveva operai disponibili, oggi spero che risolvano il problema e che controllino anche i controsoffitti che sono bagnati». Intanto problemi anche in terraferma: 15 centimetri d’acqua in via dei Petroli a Marghera, disagi per le autobotti dirette a raffinerie e depositi. All’origine degli allagamenti che ormai si registrano spesso, ci sarebbero problemi di scarichi emersi dopo i lavori di bonifica.

Vera Mantengoli

 

Giornata di passione sulla Venezia-Milano, ritardo record di oltre sette ore per l’Euronight da Parigi

Allagamenti e frane: i treni vanno in tilt

MESTRE – Giornata da incubo ieri nei collegamenti ferroviari tra il Veneto e la Lombardia a causa della violenta ondata di maltempo che si è abbattuta nell’hinterland milanese, allagando la stazione di Melzo Scalo. Tutti i treni Frecciabianca che collegano Venezia da e per Milano e Torino hanno accumulato ritardi di circa un’ora, con punte anche di 100 minuti. Ma il record in negativo è spettato ai passeggeri che si trovavano a bordo dell’Euronight Parigi-Venezia, giunto in laguna con oltre sette ore di ritardo. Oltre ai problemi per l’allagamento a Melzo, a causare il ritardo record del convoglio da Parigi ha inciso la chiusura della linea del valico di confine di Domodossola per i movimenti franosi che hanno interessato i binari nella zona di Stresa. Di conseguenza l’Euronight è stato deviato attraverso il valico di frontiera di Modane, in val di Susa, con l’inevitabile allungamento di percorrenza. Sulla Venezia-Milano, i guai per i passeggeri sono iniziati già nella serata di mercoledì quando l’esondazione di un corso d’acqua in piena ha causato l’allagamento degli impianti di rete che regolano la circolazione dei treni nella stazione di Melzo Scalo. I disagi sono stati subito molto pesanti. Basti pensare che l’ultimo Frecciabianca serale da Torino e Milano è arrivato a Venezia Santa Lucia intorno alle 3.30 anziché alle 23.40. E ieri i problemi sono perdurati per tutta la giornata, mentre i tecnici erano impegnati nel tentativo di riparare gli ingenti danni. «I tecnici di Rete Ferroviaria Italiana sono prontamente intervenuti per ripristinare l’infrastruttura», fa sapere Trenitalia in una nota, «Data l’entità dei danni riportati, i lavori proseguiranno per tutta la settimana. I treni in transito registrano ritardi con un punte fino al massimo di un’ora».

Giovanni Monforte

 

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