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Gazzettino – I comuni cella costa all’attacco

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

14

nov

2014

LA POLEMICA – L’alluvione nel Portogruarese ha riportato alla luce l’estrema la fragilità del territorio. I rappresentanti dei Consorzi di bonifica hanno confermato di non essere in grado di gestire le emergenze di questa natura. Ma non è tutto. Anche il sindaco di San Michele al Tagliamento ha evidenziato diversi problemi. «Gli avvisi del meteo erano incomprensibili e contraddittori».

I DANNI – Nel frattempo è partita la conta dei danni. Il centro disturbi alimentari ha subito un danneggiamento di 200mila euro, mentre ammontano a tre milioni i consumi di energia elettrica legati al funzionamento delle idrovore. Negli ultimi tempi i macchinari sono stati costretti a lavorare intensamente.

DANNI PER MILIONI – Bertoncello: «Problemi di comunicazione nella fase critica, serve il numero unico». Esplosi i costi dell’energia. Resta chiusa scuola di Venezia

MALTEMPO – A Portogruaro il sindaco ammette i disservizi. Il collega di S. Michele: «Avvisi meteo contraddittori»

Alluvione, territorio senza difese

L’emergenza ha messo in crisi i Consorzi di bonifica: «Non siamo in grado di affrontare condizioni così estreme»

Il sindaco di San Michele «Avvisi meteo incomprensibili»

DISASTRO – Il Centro disturbi alimentari ha subito danni stimati in almeno 200mila euro

DIFFICOLTÀ – Problemi di comunicazione nei momenti più critici «Serve il numero unico»

Il diluvio nel Portogruarese costa milioni di euro

Il Consorzio ammette la propria impotenza: «Impianti tarati al massimo per 100 mm/ora di pioggia, non per il doppio»

Il sindaco di San Michele, Pasqualino Codognotto, ribadisce la difficoltà nell’interpretare gli avvisi meteo. «I Sindaci hanno grosse responsabilità per le decisioni da prendere a seguito dei bollettini meteo della Protezione civile regionale – ribadisce Codognotto – ma se queste sono incomprensibili diventa per noi primi cittadini davvero difficile riuscire a gestire le emergenze. Solo nella mattinata mi era arrivato un messaggio di avviso per le condizioni meteo, in cui si presentava il quadro delle previsioni tra monti, Prealpi e pianura, salvo poi proseguire con l’esatto contrario. Insomma serve comunicare con chiarezza, altrimenti oltre a gestire le emergenze ci troveremo in ulteriore difficoltà». «Emergenza rientrata in tutto il Comune – spiega il Comandante della Polizia locale di San Michele, Andrea Gallo – teniamo ancora chiusa la strada sul Cavrato per monitorare il Tagliamento, ma contiamo di riaprirla nelle prossime ore». Restano i danni per il litorale, eroso in un tratto di alcuni chilometri a Bibione e sulla spiaggia di Ponente a Caorle, oltre allo spiaggiato.

(M.C.)

 

«Macchina dei soccorsi in crisi»

Il sindaco di Portogruaro Bertoncello ammette disservizi durante l’emergenza

Qualcosa, nella macchina dei soccorsi, dev’essersi inceppato. È lo stesso sindaco Antonio Bertoncello a dire che ci sono stati dei disservizi legati all’incapacità di «comunicare nell’emergenza». Ieri, in Municipio, si è svolto un vertice tra l’amministrazione comunale, il Genio Civile, il Consorzio di bonifica, i Vigili del Fuoco e la Protezione Civile per capire meglio ciò che è successo nelle prime ore di mercoledì, quando sulla città sono caduti 200 millimetri di pioggia. «Il Consorzio di bonifica – spiega il sindaco – ci ha illustrato i dati registrati sul territorio. Ci hanno spiegato che Portogruaro è stata invasa da 6milioni di metri cubi d’acqua. Su tutto il territorio è come se fosse arrivata addosso la quantità d’acqua del lago di Barcis. Si è trattato di un fenomeno davvero eccezionale, mai registrato negli ultimi 40 anni». Se il motivo dell’alluvione viene dunque imputato alla violenza del fenomeno meteorologico, resta da capire se si poteva avvisare per tempo la popolazione e perché alle molte chiamate di aiuto non siano arrivati, in un tempo ragionevole, le adeguate risposte. «Alle 5 del mattino non era prevedibile quello che è successo poi alle 7. Da quello che abbiamo potuto verificare – continua il sindaco – le chiamate si sono concentrate in pochissimo tempo e in questa situazione i ritardi sono inevitabili. I 15 operai del Comune e gli agenti della Polizia Locale erano tutti impegnati sul territorio. La Protezione Civile ha chiamato i volontari e ha fatto quel che poteva. L’emergenza non è stata sottovalutata ma sicuramente – ammette il sindaco – ci sono stati dei problemi di comunicazione. Le segnalazioni dovrebbero arrivare ad un numero unico, in modo tale da avere un quadro complessivo delle situazioni più critiche e alle quali va data priorità. Nei prossimi giorni, assieme al Consorzio di bonifica organizzeremo degli incontri con i cittadini che giustamente vogliono capire come sono andate le cose». E aggiunge Luca Villotta, coordinatore della Protezione civile comunale: «Sono state impegnate 20 squadre con 63 volontari di Portogruaro. Gli interventi fatti sono stati 62, più altri 89 in affiancamento ai vigili del fuoco».
Intanto, al Centro disturbi alimentari «Casa delle farfalle» è stata fatta una prima stima dei danni, che ammontano a circa 200mila euro. La pavimentazione, i muri, le porte interne e tutti gli arredi al pian terreno, con 9 stanze da letto, cucina e sala ricreativa, sono stati danneggiati. Il responsabile del Centro, Pierandrea Salvo e i suoi collaboratori anche ieri hanno lavorato per cercare di recuperare prima possibile ciò che serve a proseguire le terapie alle 9 ragazze in cura: strumentazione medica, computer ma anche tutti gli indumenti finiti sott’acqua. «Serviranno circa tre mesi per poter ripristinare le attività nel Centro».

 

Il nubifragio a Portogruaro costa milioni di euro. L’allarme è rientrato assieme ai corsi d’acqua mentre la popolazione si lecca le ferite. Nessun fine settimana festivo per tecnici e operai ma una nuova perturbazione in vista. «Siamo tutti al lavoro – spiega Sergio Grego, direttore del Consorzio di Bonifica Veneto Orientale – è la terza nottata consecutiva per il personale». Gli ingegneri hanno costantemente monitorato l’andamento delle quote e il funzionamento delle idrovore dalla sala di telecontrollo, mentre sorveglianti e operai hanno presidiato il territorio per intervenire sulle opere di bonifica in caso di necessità. «La situazione si è gradualmente normalizzata nel corso della notte l’acqua è defluita anche dalle ultime aree ancora allagate». Risultano confermati in circa 200 i millimetri di pioggia dell’evento che ha provocato gli allagamenti. «La Bonifica è stata studiata per gestire 30 mm in un’ora – spiega l’ingegner Grego – abbiamo potenziato il sistema fino a 100 mm, al doppio non arriveremo mai». Insomma servono investimenti per mettere in sicurezza un territorio come il Veneto orientale e fino ad ora solo le amministrazioni di Portogruaro e San Michele al Tagliamento sono riuscite ad investire sulla sicurezza idraulica. Il Consorzio invece ha già provveduto a chiedere alla Regione Veneto i danni subiti dalle opere di bonifica. I primi interventi in corso di attuazione sono di circa 200 mila euro. «Ultima spiacevole conseguenza di quest’annata meteorologicamente difficile – ricorda Grego – è che il conto per il consumo di elettricità necessaria al funzionamento degli impianti idrovori anche quest’anno è stimato in oltre 3 milioni di euro».

Marco Corazza

 

IN RIVIERA DEL BRENTA – Studenti a casa a Vigonovo

A scuola in trattore a Fossò. Genio civile al lavoro per una frana sul Brenta-Cunetta

Mercoledì, in solo sei ore, dalle 12 alle 18, nel territorio della Riviera del Brenta è caduta una media di 100 millimetri di pioggia. A Vigonovo, il paese più colpito dagli allagamenti, addirittura 108 millimetri. Qualcosa meno per i comuni di Dolo, Stra, Fiesso d’Artico, Campagna Lupia, Camponogare e Campolongo Maggiore. Ovunque strade e case allagate, per non parlare dei garage e dei locali sotterranei. Il brutto della questione è che nel fine settimana è prevista una nuova perturbazione. A Vigonovo i Vigili del Fuoco hanno lavorato ininterrottamente per 18 ore pompando l’acqua delle strade in Brenta. Tutte le scuole comunali e gli asili ieri sono rimasti chiusi in base a una ordinanza del sindaco. Nella frazione Sandon di Fossò alcuni genitori impossibilitati a raggiungere la scuola in auto per l’allagamento delle strade hanno invece portato a scuola i loro figli col trattore.
Se ieri mattina il territorio a monte della Riviera del Brenta si è risvegliato con quasi tutte le strade all’asciutto, il problema si è spostato nel territorio a valle, dove le campagne sembrano laghi d’acqua. Gli scoli consorziali che portano l’acqua negli invasi per poi essere pompata in laguna con le idrovore sono quasi tutti straripati. A Sandon, in via Celestia, la zona più colpita. Per l’ennesima volta e tra la disperazione dei residenti sono rimaste allagate una ventina di abitazioni. C’è chi ha avuto all’interno delle abitazioni 50 centimetri d’acqua, nonostante i sacchi di sabbia e le paratie da porre sulle porte siano ormai diventati arnesi di casa. Ieri, solo per citarne alcune, erano ancora allagate via Celestia, via Cartile, via Cornio e via Toscana a Sandon di Fossò; via Cornio, via Goldoni e via Alighieri a Premaore di Camponogara, nonché tutto il lungo tratto di via Sopracornio posto a confine tra i comuni di Campagna Lupia e Bojon di Campolongo Maggiore.
Il Brenta-Cunetta non desta per il momento alcuna preoccupazione, anche se sulla riva interna dell’argine destro le piene di giorni scorsi hanno creato una grossa frana. Il Genio Civile di Padova è già sul posto da ieri mattina per ripararla.

Vittorino Compagno

 

GLI AGRICOLTORI – La Cia striglia i consorzi di bonifica «Si facciano sentire in Regione»

Gli agricoltori della CIA col presidente Paolo Quaggio danno la sveglia ai Consorzi. «I Consorzi di bonifica devono pretendere più risorse e da tempo segnaliamo la loro soggezione nei confronti della Regione. Non sono stati ottenuti fondi sufficienti per la realizzazione di interventi straordinari né adeguati stanziamenti per i lavori di manutenzione. Ci si accontenta della briciole, mentre occorrono grossi investimenti». «Chiediamo un cambio di rotta ai consorzi, perché battano i pugni sul tavolo e ottengano dalla Regione le risorse per la messa in sicurezza del territorio», ribadisce Silvano Borile, responsabile CIA di zona.

 

A VENEZIA – Oggi la ditta dovrebbe finalmente iniziare i lavori alla Renier Michiel

Scuola allagata, studenti a casa fino a lunedì

Ben che vada gli oltre duecento ragazzi della elementare Renier Michiel torneranno a scuola lunedì. Ma tutto dipenderà da quanto tempo ci vorrà per mettere in sicurezza l’edificio interessato da una consistente infiltrazione d’acqua che da una grondaia ha allagato il secondo piano disperdendosi all’interno delle murature. Per questo mercoledì sera i vigili del fuoco, chiamati dai genitori al termine di un’assemblea, hanno deciso di mettere i sigilli riscontrando che l’acqua avrebbe potuto compromettere il funzionamento dell’impianto elettrico e dell’ascensore. Ma la situazione fin dalla mattina era apparsa drammatica, con il pavimento allagato e la pioggia che entrava anche dagli infissi. E non è una novità. Da un mese e mezzo, secondo il preside Salvatore Amato, ci sono problemi quando piove. E immediatamente era stato avvertito il Comune, che aveva mandato i propri tecnici in sopralluogo. Fotografie dei danni ma poi la laconica risposta di mancanza di fondi. E poi continui solleciti della scuola senza esito fino a mercoledì. Ieri i tecnici del Comune sono tornati alla Michiel: la ditta che sarebbe dovuta intervenire era impegnata in un corso di aggiornamento, sarà disponibile solo oggi. L’ipotesi più probabile è che il tubo pluviale sia ostruito, magari da qualche carcassa di volatile. Intanto tutte le classi staranno a casa. E poi si dovranno valutare gli eventuali danni statici, perchè le infiltrazioni d’acqua sulle pareti – spiega il preside – potrebbero aver creato dei problemi ed è necessario appurare che la situazione sia priva di rischi. Non è detto quindi che la ditta oggi sia in grado di concludere il lavoro. «Se dovessero esserci dei ritardi – conclude Amato – cercherò di far in modo che gli studenti della Michiel facciano scuola di pomeriggio alla Dante Alighieri, in modo da non perdere preziose ore di lezione».

Raffaella Vittadello

 

LA PROPOSTA – Un unico soggetto per la pulizia e la divisione delle spese tra tutti i Comuni che si affacciano sui fiumi

Presto vertice dei primi cittadini «Basta, le spiagge non sono una discarica»

Sindaci della costa all’attacco: «La rimozione di rifiuti e detriti non può essere solo a carico nostro»

JESOLO – Erosione e rifiuti spiaggiati, le spiagge veneziane chiedono aiuto. Per questo ieri mattina il presidente di Federconsorzi Jesolo ha incontrato il sindaco di San Michele, Pasqualino Codognotto, coordinatore dei sindaci della costa veneziana. Sul tavolo della discussione tutte le questioni legate ai danni causati in tutto il litorale veneziano dal maltempo degli ultimi giorni. Argomenti che i sindaci affronteranno nella prossima riunione programmata al massimo entro la fine di novembre. Anche perché nelle spiagge comprese tra Punta Sabbioni e Bibione sono spariti migliaia di metri cubi di sabbia, 70 mila solo a Jesolo. In compenso sono comparse tonnellate di rifiuti. «La cui rimozione non può continuare ad essere a carico delle località balneari – ha chiosato Cattai – le spiagge veneziane non sono la discarica del Veneto: la spesa per la rimozione di questi rifiuti deve essere divisa tra tutti i comuni affacciati nei vari fiumi. Nel nostro caso abbiamo anche chiesto che venga individuato un unico soggetto per compiere le pulizie: il Comune può intervenire solo sulla battigia e non sul resto. Perché non individuare un unico soggetto? Noi siamo disponibili, ovviamente con un contributo». L’altra questione affrontata riguarda i danni provocati dalla mareggiata. «Al momento non c’è una stima di danni, anche perché dobbiamo considerare che alcune località hanno iniziato la scorsa stagione in ritardo proprio perché l’arenile non era stato ripristinato in tempo – aggiunge Cattai -. C’è dunque la necessità di intervenire a livello immediato e per questo abbiamo chiesto di sostenere, in Regione, la nostra proposta di movimentare una maggiore quantità di sabbia da una parte all’altra della spiaggia: quella eccedente può essere utilizzata nei tratti dove invece manca». E se inevitabilmente è già iniziata la partita dei costi per il prossimo ripascimento, fondamentale per garantire la regolarità della prossima estate, gli operatori chiedono anche un intervento definitivo. «È indispensabile pensare nel lungo periodo, soprattutto a livello strutturale – conclude Cattai -. Per fine mese si conosceranno gli esiti dello studio elaborato dall’Università di Padova per proteggere la costa. Dopo tante parole, ci aspettiamo delle risposte concrete».

Giuseppe Babbo

 

MESTRE – Un allagamento nello scalo di Melzo manda in tilt la circolazione sulla linea Milano-Venezia

Maltempo, dimezzati i treni per i pendolari

MESTRE – La linea Venezia-Milano subirà per circa una settimana gravi disagi dovuti al maltempo. A Melzo, in Lombardia, è stato allegato lo scalo e l’acqua ha bruciato alcune centraline che servono ad alimentare la rete ferroviaria che collega il Nordest con il capoluogo lombardo. Così dalle 22 di mercoledì la circolazione ha cominciato a rallentare. I tecnici di Rete Ferroviaria Italiana sono intervenuti per ripristinare l’infrastruttura, ma data l’entità dei danni riportati, i lavori proseguiranno per tutta la settimana. Ieri i treni in transito sulla linea hanno registrato ritardi con punte fino al massimo di un’ora.
L’effetto più grave è la riprogrammazione dell’offerta commerciale del trasporto regionale, ovvero dei treni dei pendolari. È stata decisa una riduzione del 50 per cento, un vero dimezzamento, mentre le Frecce non saranno intaccate dal taglio.
Intanto l’emergenza in Italia continua. Ancora un morto, e sono otto in due mesi: il maltempo e soprattutto le disastrate condizioni del territorio italiano continuano a fare vittime. L’ultima è un giardiniere di 36 anni rimasto incastrato in una pala di un mulino a Crema mentre stava tentando di aprire una chiusa per far defluire l’acqua. E se per le prossime ore è prevista una tregua, già in serata una nuova perturbazione atlantica raggiungerà il nord ovest, colpendo zone della Liguria del Piemonte e della Lombardia che sono praticamente al collasso.
Ma ora a far paura è il Po: il grande fiume ha superato abbondantemente i livelli di guardia, facendo registrare a Piacenza i 7 metri sopra lo zero idrometrico e nelle prossime ore è attesa la piena. «Non ci fa dormire sonni tranquilli – conferma il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli – prevediamo che si possa arrivare ad una criticità elevata nel tratto tra Casalmaggiore, in provincia di Cremona, e il Delta». L’Agenzia interregionale per il Po indica infatti «nuovi incrementi» dei livelli del tratto mediano del fiume nelle prossime 24-48 ore. In attesa della nuova emergenza e sperando che non si debbano contare nuove vittime, nelle regioni colpite dal maltempo dei giorni scorsi si fa la conta dei danni e ci si prepara ad affrontare la nuova perturbazione. In Piemonte, dove dopo 36 ore è stata riaperta la linea internazionale del Sempione, la stima dei danni ha già raggiunto i cento milioni. I laghi Maggiore e Orta hanno smesso di crescere. In in provincia di Ivrea è isolato il paese di Ribordone a causa di un grosso masso finito sulla provinciale. Rientra l’allarme a Milano: il Seveso è tornato negli argini. «Troppi morti, è ora di dire basta – ripete il capo della Protezione Civile – Un paese come il nostro, che può stare tra i primi nel mondo, non può permettersi di pagare dazi di questa portata. Bisogna intervenire e subito».
Dopo la tregua di oggi sabato “arriverà una nuova forte perturbazione atlantica»con ritorno del maltempo soprattutto al Centronord. Sarà dunque,spiegano gli esperti di ‘3bmeteo.com’, nuova allerta meteo in particolare sul Nordovest. Piogge e rovesci, sempre sabato, si intensificheranno anche sul Nordest ed in particolare a ridosso delle Prealpi. In generale su fascia prealpina, pedemontana, Friuli Venezia Giulia e Liguria sono previsti anche oltre 100-150mm di pioggia, che andando a sommarsi a quelli di giorni scorsi porteranno a degli accumuli mensili notevoli, fin oltre i 1000mm su alcune zone del Friuli, oltre 500-600mm su Liguria e Piemonte. Nevicate molto abbondanti interesseranno inoltre le Alpi mediamente oltre1600-2000m.

 

MIRA «L’idrovia va fatta anche superando i vincoli del patto di stabilità». A chiederlo è il consigliere regionale del Pd Bruno Pigozzo dopo che ieri i sindaci della Riviera del Brenta e del Padovano sono stati ascoltati in Commissione ambiente della Regione.

«È necessario chiedere con forza al Governo il superamento del patto di stabilità per opere di salvaguardia idraulica come l’idrovia Padova-Venezia, utilizzando tutte le fonti di finanziamento regionali, nazionali ed europee», spiega Pigozzo.

La Regione infatti ha avvallato il progetto per la realizzazione del completamento dell’ idrovia Padova-Venezia: sarà sia un canale scolmatore che un canale navigabile di classe 5. A favore senza condizioni ci sono i comuni del Padovano e della Riviera del Brenta, tutti eccetto Mira che con l’amministrazione grillina e il suo assessore ai lavori pubblici Luciano Claut ha espresso forti dubbi in tema di possibili allagamenti ed inquinamenti provenienti dalle ingenti quantità d’acqua scolmata in laguna.

Pigozzo e il gruppo Pd in Regione recepiscono questa preoccupazione. «È fondamentale capire», dice Pigozzo, «l’impatto che avrà l’opera in termini di inquinanti e sversamenti. Quello che va fatto per realizzare un’opera fondamentale in funzione anti allagamento è assegnare nella programmazione dei fondi europei la massima priorità agli interventi destinati alla salvaguardia idraulica come appunto il completamento dell’idrovia».

Chiede invece una riflessione il Comitato Acque del Mirese con il suo presidente Omar Bison: «Si rifletta sulle conseguenze che uno scolmatore come quello che si vuole costruire avrà sui territori vicino alla foce quando ci saranno le piene: ci sarà una marea alta e il Mose sarà chiuso. Lo scolmatore-idrovia rischia di mandare sott’acqua Mira in determinate condizioni».

(a.ab.)

 

Violento nubifragio, case e strade allagate. Tracimano i fiumi

Portogruarese sott’acqua

Portogruaro chiederà lo stato di calamità

L’Esercito a Concordia

Nubifragio al mattino, caduti 250 millimetri di pioggia in appena due ore

Sott’acqua case, negozi e strade. Tracimano fiumi e canali, caos treni

PORTOGRUARO – Emergenza maltempo, duramente colpite Portogruaro, Concordia, Gruaro, Fossalta, Cinto, Teglio, San Stino e San Michele. Il sindaco di Portogruaro, Antonio Bertoncello, ha chiesto lo stato di calamità e l’allentamento del Patto di stabilità per affrontare l’emergenza, mentre le scuole oggi resteranno aperte. Il territorio è in ginocchio per colpa delle violente piogge e delle tracimazioni di torrenti, rogge e persino fiumi. Ben 250 millimetri di pioggia caduti in due ore, dalle 5 alle 7 di ieri mattina, hanno provocato l’allagamento di moltissime strade. L’acqua ha invaso almeno 250-300 case e negozi, oltre a una fabbrica al confine con il pordenonese. Sospesa a lungo la circolazione ferroviaria, per colpa dell’esondazione del fiume Cormor, in provincia di Udine. Con il passare delle ore il livello dei corsi d’acqua è aumentato notevolmente. Il Lemene è tracimato nel pomeriggio a Cavanella. Esondazioni si sono registrate però anche a Gruaro e Portogruaro, complici sempre il Lemene e anche il Versiola. La situazione ricorda da vicino quella di inizio febbraio, quando Borgo Sant’Agnese venne sommersa dalla furia di un Versiola carico di piogge. Si teme il peggio. Difficile poi quantificare i danni, che potrebbero sfiorare i cinque milioni, sommando beni mobili e immobili, per non parlare di quelli patiti dai coltivatori e dai titolari di aziende allagate. Al lavoro da prima dell’alba ci sono Protezione Civile, Genio, operai comunali, vigili del fuoco. Non sono mancate però le lamentele di chi, e sono la maggior parte, si sono trovati soli a dover fronteggiare l’emergenza. I soli carabinieri hanno ricevuto 985 richieste d’aiuto, ma chiaramente i militari dell’Arma. La polizia locale ha fatto il possibile. I tecnici del consorzio di Bonifica Veneto orientale hanno lavorato incessantemente. L’acqua è entrata nelle case a Portogruaro in zona Frati, su tutte le laterali di viale Treviso e anche in via Livenza, dove ci sono le scuole elementari, interessate solo parzialmente. Il fronte maggiore del nubifragio si è registrato nella zona di viale Trieste, dove tutte le laterali sono finite a mollo. Allagati scantinati e garage, danneggiate almeno una cinquantina di auto rimaste intrappolate. Riflessi dell’emergenza anche nelle frazioni portogruaresi di Summaga e Pradipozzo, oltrechè a Lugugnana. «Sono ancora ore di allerta, tutto il personale del Comune sta facendo il possibile», afferma il sindaco Antonio Bertoncello, «il settore manutentivo, la polizia locale e la protezione vivile, in collaborazione con le altre del territorio, hanno attivato il Centro operativo comunale e in collaborazione anche con i vigili del fuoco stanno monitorando la situazione. Il livello del Lemene si sta alzando lentamente perché sta raccogliendo l’acqua da nord, il mare non sta ricevendo bene, ma dovrebbe essere al suo culmine, tuttavia un eventuale forte temporale, come quello della notte scorsa, potrebbe aggravare la stato attuale delle cose. Invito tutti i cittadini a fare attenzione a prendere tutte le precauzioni possibili». A Gruaro isolato tutto il centro, allagate anche le strade di località Bagnara. La Protezione civile regionale del Veneto ha fatto sapere che almeno 300 uomini sono impegnati sui vari fronti dell’emergenza. A preoccupare sono soprattutto i fiumi. Il Lemene non è il solo a creare problemi. Infatti a San Stino è tracimato ancora il Fosson allagando le campagne. In regime di guardia il Malgher, sempre nel Sanstinese, e il Caomaggiore a Cinto.

Rosario Padovano

 

san donà

Il Piave resta nei limiti di guardia

SAN DONÀ. Pioggia e maltempo continuano, ma la situazione idrometeorologica a San Donà non desta preoccupazioni nonostante la forte pioggia. Tanto che una squadra di cinque uomini della protezione civile è partita in aiuto nel Portogruarese. «Resta disponibile sul territorio un’altra squadra, allertata per qualunque eventualità», spiega il vicesindaco e assessore alla protezione civile, Luigi Trevisiol, «ma al momento la situazione non presenta rischi particolari». Il livello del Piave e dei canali ha risentito in misura poco significativa delle forti precipitazioni che su San Donà hanno raggiunto un livello cumulato dalla mezzanotte di circa 10 millimetri. La piena del fiume, per quanto in limitata crescita dalla serata di ieri, a mezzogiorno non ha ancora raggiunto il livello di 24 ore prima. Non preoccupa nemmeno il livello del fiume a Segusino, importante per definire la massa d’acqua che si scaricherà nelle prossime ore: a mezzogiorno si attesta attorno al metro, ben al di sotto del livello di rischio.

(g.ca.)

 

Non solo le frazioni, questa volta è stato l’intero Comune a essere inondato

I residenti: «Idrovore tardi in funzione». Il sindaco: «Una bomba d’acqua»

L’Esercito a Concordia chiuse ieri due scuole

CONCORDIA – Ieri a Concordia, assieme alla protezione civile e ai vigili del fuoco, c’era anche l’Esercito: il maltempo ha allagato la città. Un evento straordinario che, per la prima volta, ha riguardato l’intero Comune. Solitamente, infatti, a risentire di queste situazioni sono state le frazioni di Lison, Paludetto e Teson ma questa volta, invece, l’acqua ha raggiunto anche il centro, entrando nelle case, nei negozi e nelle scuole. Subito disposta per ieri dal sindaco Claudio Odorico la chiusura delle scuole dell’infanzia di via Julia e primaria di Paludetto in via Battisti: il problema idrico si ripresenta anche quest’anno, a pochi giorni dalla sottoscrizione del nuovo Piano delle Acque redatto proprio per cercare di evitare queste situazioni. Non è il Lemene a straripare, almeno non ancora, ma il problema è tutto negli impianti di pompaggio delle acque piovane e nell’otturazione dei tombini e dei fossati, fatto è che ieri, tutta la comunità ha impugnato secchi, sacchi e scope, alzato paratie e lavorato ininterrottamente assieme ai volontari della Protezione Civile per cercare di limitare i danni quanto più possibile. L’acqua, dopo aver toccato oltre i venti centimetri, ha cominciato a scendere nelle prime ore del pomeriggio anche se la pioggia non ha mai dato tregua: allagato il centro storico, via Oberdan, via Musil, via Aquileia, via Maentrada e molte altre. Preoccupante la situazione della viabilità: «Non passate con le auto nelle vie allagate», è l’appello di molti, «o perlomeno evitate le alte velocità che aumentano i disagi perché provocano spostamenti d’acqua diretti nelle case». E non mancano le polemiche tra la cittadinanza che subito ha puntato il dito sull’attivazione forse tardiva delle pompe, avvenuta verso le 7.30 di ieri. «In verità le idrovore sono state attivate martedì sera anche se non era giunta alcuna allerta meteo preoccupante». spiega il sindaco Odorico, «abbiamo effettuato controlli assieme alla protezione civile sia alle 2 che alle 6 del mattino e la situazione era sotto controllo. È cambiato tutto con la bomba d’acqua che poco dopo ci ha colpito. Subito sono state attivate le pompe ma una cosa del genere non era prevedibile e difficilmente gestibile, infatti è stato coinvolto l’intero Comune non solo le frazioni. Ora terremo monitorato il Lemene che si gonfia di ora in ora ma credo che la situazione sia ormai sotto controllo. Oggi le scuole riapriranno regolarmente».

Gemma Canzoneri

 

l’ente gestore delle idrovore

Il Consorzio si chiama fuori: «Evento eccezionale»

PORTOGRUARO – Oltre 300 millimetri di pioggia in meno di 24 ore, 250 solo in 120 minuti ieri mattina tra le 5 e le 7. Sono impressionanti i dati forniti dal consorzio di Bonifica Veneto Orientale, ente parte in causa il cui compito è anche evitare gli allagamenti. Solo la sera prima i tecnici si trovavano a San Michele, assieme al sindaco Pasqualino Codognotto e agli operai mandati dalla Regione. Gli impianti idrovori sono tutti perfettamente funzionanti. Sono 88 in tutto il Portogruarese. La notte è stata davvero insonne per Sergio Grego, il direttore dell’ente. Nemmeno lui che ne ha viste di tutti i colori si aspettava un nubifragio di questa portata, all’alba. «Dovremo confrontare le statistiche del passato, a memoria non ricordo un evento simile, se non forse quello di Caorle del 1990», ha ricordato Sergio Grego, «i tecnici, gli operai e i sorveglianti del consorzio sono incessantemente all’opera già da 10 giorni. Martedì eravamo tra Alvisopoli e Villanova della Cartera per la prima abbondante precipitazione: erano caduti 50 millimetri che hanno fatto esondare le rogge a nord di San Michele creando problemi a Malafesta e Villanova. Quello che si è visto questa mattina (ieri, ndr) è qualcosa di indescrivibile». Inoltre, per fare fronte alle segnalazioni di emergenza meteo provenienti da Arpav, è continuamente attivo il servizi di monitoraggio 24 ore su 24 di tutto il comprensorio; attraverso la sala telecontrollo ricavata nella sede di viale Venezia a Portogruaro. È stato certificato che nessun impianto idrovoro si è guastato; è stato infatti accertato il loro costante e regolare funzionamento.

(r.p.)

 

Traffico ferroviario sospeso per sette ore e bus navetta

“Frecce” passate su linee alternative con enormi ritardi

La piena del Cormor blocca i treni tra Venezia e Trieste

PORTOGRUARO – La piena del torrente Cormor manda in tilt la circolazione ferroviaria tra Veneto e Friuli sulla linea Venezia-Trieste. Quasi sette ore di stop, ieri mattina, per tutti i treni nella tratta compresa tra Portogruaro e San Giorgio di Nogaro (Udine). Per fronteggiare l’emergenza Trenitalia ha istituito un servizio di autobus sostitutivi tra le due stazioni, mentre i treni a lunga percorrenza sono stati deviati su un itinerario alternativo con ritardi di circa 100 minuti. Molti i disagi per i viaggiatori diretti o provenienti dal Friuli. Problemi minori, invece, per chi si doveva spostare verso Venezia. In mancanza dei soppressi Regionali Veloci Venezia-Trieste, i pendolari diretti in laguna hanno potuto infatti sopperire con i Regionali lenti Portogruaro-Venezia, che hanno viaggiato regolarmente. L’emergenza sulla tratta Venezia-Trieste è scattata intorno alle 4.20 della scorsa notte per la piena del torrente Cormor, il cui corso incrocia la linea ferroviaria a ridosso del territorio dei Comuni di Muzzana del Turgnano e Carlino, nella bassa friulana. La circolazione dei treni è stata subito sospesa tra le stazioni di Portogruaro e San Giorgio di Nogaro. Trenitalia ha istituito tra le due stazioni un servizio di autobus navetta. In alcuni casi i bus hanno proseguito il loro servizio fino a Venezia. I treni a lunga percorrenza, invece, sono stati deviati via Gorizia-Udine-Sacile con un aumento dei tempi di viaggio di circa 100 minuti. È stato il caso, ad esempio, del Frecciargento Trieste-Roma, ma anche del Frecciabianca 9710 Trieste-Torino, atteso nel capoluogo piemontese alle 12.50, ma giunto in realtà solo dopo le 15. Il traffico ferroviario tra Portogruaro e San Giorgio è stato riattivato intorno alle 11. Il primo treno a poter transitare è stato il Regionale Veloce 2212 Trieste-Venezia, arrivato a Portogruaro alle 13.30. Dopo la riapertura, la circolazione dei convogli è proseguita comunque per tutta la giornata con un rallentamento precauzionale all’altezza del ponte sul Cormor. Un episodio analogo era accaduto lo scorso febbraio, quando la linea Venezia-Trieste era stata già interrotta per maltempo, stavolta a causa dell’esondazione del Reghena tra Portogruaro e San Stino. Tornando a ieri, è andata decisamente meglio per chi ha deciso di spostarsi in autobus. Nonostante le molte strade allagate un po’ ovunque, Atvo è riuscita a garantire praticamente tutte le corse di linea che interessano l’area del Portogruarese. L’azienda ha fatto sapere che si è reso necessario sospendere solo alcune corse degli scuolabus nelle zone di Teglio e di Concordia, a causa di alcune strade diventate impraticabili. Atvo ha monitorato la situazione costantemente per tutta la giornata.

Giovanni Monforte

 

La gente è ormai rassegnata ad allagamenti che qui sembrano inevitabili. «Ma il Friuli ha le sue colpe»

«Ora abbiamo paura dei fiumi e dei canali»

PORTOGRUARO – Gente più rassegnata che arrabbiata, soprattutto nella zona del rione di viale Trieste, il più colpito dall’acquazzone che ha interessato il Portoguarese. Tutte le laterali della Triestina sono finite sotto acqua con pesanti disagi soprattutto vicino alla chiesa della Beata Maria Vergine. Non è stato risparmiato nemmeno il palasport di via Lovisa; sotto acqua anche la Coop in via Boito. È alle Palazzine, sull’omonima via, che si legge sul volto la rassegnazione dei cittadini portogruaresi. «Abbiamo paura del canale Ronchi», dicono i residenti, «è già esondato nelle campagne». Il corso d’acqua collega la zona delle Palazzine con quella di Fossalato, dove si sono registrati disagi molto pesanti. Gli allagamenti qui hanno riguardato almeno una cinquantina di famiglie. Analoga sorte sulla parte opposta di viale Trieste, in via Manzoni. All’alba il livello d’acqua ha superato il metro, allagate tutte le abitazioni. I danni sono notevoli. «Ho 90 anni», risponde un signore che nonostante la fatica continua a liberare la casa a “secchiate”, «e non dovrei compiere questi sforzi». Tra i prigionieri dell’acqua c’è anche l’assessore alle attività produttive Paolo Bellotto, che si è trovato la casa invasa dall’acqua. «È sconcertante», ammette, «la situazione anziché migliorare nel corso della giornata, è peggiorata. Questo perché si è verificato un altro fatto: l’acqua di falda infatti continua incessantemente a risalire. Ecco perché il livello non cala sulle laterali di viale Trieste». In realtà la falda si alza nei mesi autunnali proprio per precipitazioni meteoriche. Nella zona dello stadio, vicino al santuario e alla sede dei Frati l’emergenza legata al nubifragio si è conclusa già al mattino. Molte persone si sono trovate gli scantinati allagati. Nel corso del pomeriggio però si è affacciato un altro spettro che fece capolino già a febbraio: l’innalzamento del Reghena, che può provocare fontanazzi. Dopo la pioggia i fiumi. Portogruaro non sa come uscire da questa terribile morsa. A Gruaro invece si tuona contro il Friuli; e in particolare un guado artificiale costruito senza arginature a Stalis, in territorio di Sesto al Reghena. «Non ha argini e quando piove in modo violento la frazione di Bagnara finisce sotto acqua», polemizzano i residenti, «il Friuli fa cose pericolose per noi».

(r.p.)

 

L’acqua è arrivata ieri fino all’altezza dei chioschi, portandosi via anche la sabbia

Allagamenti a Sottomarina con via Padre Emilio Venturini diventata un fiume

Una violenta mareggiata spazza via Isola Verde

SOTTOMARINA – Il mare spazza via Isola Verde. Il maltempo continuato dei giorni scorsi e la pioggia battente di ieri hanno compromesso centinaia di metri d’arenile, nella parte sud di Sottomarina e in particolare a Isola Verde dove l’acqua è arrivata all’altezza dei chioschi. Quintali di sabbia portati via assieme a montagne di euro spesi ogni anno, inutilmente, per procedere con il ripascimento a inizio stagione. Ma la forte pioggia ha colpito come sempre anche Sottomarina con molte strade allagte come via Padre Emilio Venturini che ad ogni acquazzone diventa un lago. Un disastro annunciato, quello a Isola Verde, che provoca nuovamente le ire delle categorie turistiche che si chiedono dove siano finiti gli annunciati lavori per realizzare la diga sommersa che salverà, o quantomeno dovrebbe, Sottomarina dalle mareggiate. «La situazione è terribilmente desolante», commenta il presidente dell’Ascot, Giorgio Bellemo, «fatiche e sforzi buttati letteralmente a mare. Ci sono tratti di spiaggia che sono totalmente spariti e nessuno pare che se ne accorga. Non si può più procedere con interventi emergenziali che servono a tamponare una situazione destinata poi a ripetersi alla prima mareggiata. Servono interventi strutturali che peraltro ci sono stati promessi, ma che non sono mai partiti». La rabbia delle categorie riguarda l’annunciato intervento per realizzare nel tratto sud di Sottomarina la diga sommersa che fermerà la forza del mare salvando il tratto di spiaggia più soggetto al fenomeno erosivo. I lavori, a opera del Magistrato alle Acque, dovevano realizzarsi lo scorso anno, poi per problemi tecnici sono stati rimandati a settembre 2014, chiusa la stagione turistica. Settembre e ottobre sono passati ma sul litorale non sono arrivati né operai né ruspe e i concessionari delle spiagge sono stanchi di vivere con l’incubo che ad ogni precipitazione scompaiano fette di spiaggia. «Al di là dei lavori non più procrastinabili», aggiunge Bellemo, «credo ci debba essere un’assunzione di responsabilità da parte della Regione per farsi carico, nei modi che riterrà più opportuni, delle spese di asporto dei rifiuti della battigia della costa veneta che non possono più ricadere sulle singole comunità costiere. Pretendiamo anche un po’ più di attenzione da parte dell’amministrazione comunale che dovrebbe tutelare i concessionari che nonostante questa marea di problemi continuano a investire sulla spiaggia per garantire servizi di eccellenza che fanno bene a tutta la località».

Elisabetta B. Anzoletti

 

Gazzettino – Diluvio d’acqua e di polemiche

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13

nov

2014

Case e strutture sanitarie allagate, l’Ulss attacca il Comune di Portogruaro

CAOS TRENI – Treni e viabilità messi in ginocchio dal maltempo: complici un paio di incidenti in A4 e un canale che è esondato, muoversi ieri nella tratta che comprende Portogruaro è stato quasi impossibile.

Disagi anche in centro storico. La fitta pioggia ha provocato anche l’allagamento di una scuola a Venezia: poco dopo le 18 i vigili del fuoco sono stati chiamati alla elementare “Renier Michiel” a pochi passi dall’Accademia. Oggi la scuola resta chiusa.

MALTEMPO – In una notte mille chiamate a Carabinieri e Vigili dal Portogruarese. «Molti si sono sentiti abbandonati»

Diluvio d’acqua e di polemiche

SOMMERSI – Prima il diluvio – 200 millimetri di pioggia in due ore e mille chiamate di soccorso – poi le polemiche. Il nubifragio che ha colpito il Veneto orientale ha portato alla chiusura di due strutture sanitarie a Portogruaro: sette pazienti del Centro disturbi alimentari sono state portate in ospedale a Portogruare. Il direttore generale dell’Asl 10, Carlo Bramezza ha accusato il Comune di non essersi fatto vedere. Molti cittadini si sono sentiti abbandonati.

SAN MICHELE – Quattro famiglie isolate, un anziano malato si rifiuta di lasciare l’alloggio

A PORTOGRUARO – Sott’acqua tutta la zona ad est del Lemene, evacuate due strutture sanitarie

NEL COMPRENSORIO – Situazione pesante a Concordia, disagi a Fossalta e Gruaro

Case e strade allagate in tutto il Portogruarese

NOTTE DURA – All’alba ai centralini di vigili e carabinieri erano già arrivate oltre mille chiamate

Case allagate, popolazione evacuata, decine di auto da buttare, frane, scuole e strade chiuse. Mai il territorio più a est della provincia di Venezia era stato così ferito come nel violento e continuo nubifragio di ieri. Purtroppo però la conta dei danni è solo all’inizio, con la pioggia che continua a cadere e per il weekend le previsioni sono pessime. «Tutto è scaturito tra le 5 e le 7 della mattinata di ieri, dopo una notte e diversi giorni di piogge incessanti – spiega il direttore del Consorzio, Sergio Grego – I dati forniti dai radar hanno accertato che in due ore sono caduti da un minimo di 70 mm ad oltre 200 di pioggia a nord di Portogruaro. Ho stentato a crederci». Il continuo nubifragio ha allagato tantissime abitazioni, strade, campagne nei comuni di Portogruaro, Concordia Sagittaria, Gruaro e Fossalta di Portogruaro, con gravi danni. Inondata tutta la zona a est della cittadina del Lemene, tra il rione di Ronchi, Santa Rita, Aldo Moro, «Bmv», nonchè due strutture sanitarie, con i pazienti trasferiti in ospedale, rimasto all’asciutto. Allagata Concordia a sinistra della Provinciale 68 per Caorle (chiusa per allagamento) fino a Sindacale, tra cui anche Paludetto. Acqua anche a Parz di Teglio Veneto, Fratta di Fossalta compresa la strada per Fossalato. Il Fosson a San Stino è esondato nei campi, così come il Cavrato a San Michele, dove rimangono 4 famiglie isolate e una rampa del Tagliamento franata. «Tutti sono stati raggiunti dai Volontari e dalla Polizia locale – spiega il comandante Andrea Gallo – per essere rifocillate». «Un anziano, bisognoso di cure mediche non vuole abbandonare l’abitazione – spiega il coordinatore dei Volontari, Antonio Miorin – se la situazione non cambia, dovremo pensare a come spostarlo». Centinaia gli interventi della Protezione civile, intervenuta con i Vigili del fuoco, Polizia, Carabinieri e volontari, tra cui una squadra di Protezione Civile sandonatese. «Resta disponibile sul territorio un’altra squadra, allertata per qualunque eventualità – spiega il vicesindaco e assessore alla Protezione Civile di San Donà Luigi Trevisiol – siamo pronti per qualsiasi rischio». Del resto alle prime ore dell’alba al centralino dei Vigili del fuoco di Mestre erano già arrivate oltre 100 richieste di aiuto e al 112 nella notte 895. Difficile intervenire tempestivamente per la mole di lavoro, tanto che più di qualcuno si è sentito abbandonato. «È attivo il servizio di monitoraggio (h24) dell’intero comprensorio degli impianti – spiegano dal Consorzio di Bonifica – da cui è peraltro stato certificato il costante e regolare funzionamento degli impianti idrovori». Pompe tutte in funzione, anche se qualcuno aveva sollecitato altre pompe. «Ci siamo messi al lavoro assieme alla Protezione Civile e ai Vigili del Fuoco, per fronteggiare l’emergenza – spiega il sindaco di Concordia, Claudio Odorico mentre con l’assessore Ferron riempiono sacchi di sabbia – non avevano nessun avviso di abbondanti piogge. Si è trattato di un evento straordinario che, per la prima volta, ha riguardato l’intero territorio del Comune. Fin dalle 6 del mattino sono partite le squadre ma l’emergenza era oramai generale. Sono intervenuti anche i militari della base dell’Aeronautica del paese e quindi soccorsi da altri Comuni». Intanto ieri sono rimaste chiuse le scuole a Paludetto.

Marco Corazza

 

L’ALTRA STRUTTURA – Una ventina di ospiti del Centro salute mentale riaccompagnati a casa

TRASFERITE IN OSPEDALE 7 RAGAZZE

L’acqua invade il centro disturbi alimentari «Arredi nuovi, ora qui è tutto da buttare»

L’acqua invade due strutture sanitarie, pazienti evacuati. L’allarme al Centro disturbi alimentari è scattato intorno alle 7.30, quando l’acqua ha progressivamente invaso il giardino esterno e l’intero piano terra. I tecnici dell’azienda sanitaria, subito allertati, hanno messo in sicurezza l’edificio, isolandolo dalla corrente elettrica. Le pazienti, nove ragazze, sono state dapprima trasferite in una struttura protetta e poi al reparto di Day Surgery dell’ospedale cittadino. L’acqua non ha risparmiato nemmeno il vicino Centro diurno di salute mentale. Gli ospiti, ieri una ventina, sono stati riaccompagnati a casa. «Dopo aver fatto uscire le ragazze – spiega il responsabile del Centro disturbi alimentari, Pierandrea Salvo – ci siamo attivati per salvare i computer, le attrezzature e gli arredi. Abbiamo chiamato il Comune, la Protezione Civile comunale, i Vigili del fuoco ma, a parte una decina di sacchi di sabbia, per ore non ci è arrivato alcun altro aiuto. Qui è tutto da buttare, armadi, elettrodomestici, porte, non si recupera nulla. Chissà per quanto tempo dovremmo chiudere».
Non nasconde il suo rammarico anche il direttore generale Carlo Bramezza, sul posto sin dal mattino. «Purtroppo – commenta – la situazione è davvero difficile e dispiace che nessuno dell’Amministrazione comunale si sia fatto vedere. Ringrazio il personale dell’Ulss per essersi prodigato in questa emergenza». Dalla Protezione Civile arriva il commento del coordinatore Luca Villotta. «I volontari – spiega – sono intervenuti per affrontare delle situazioni che avrebbero potuto causare nuovi allagamenti in tutto il territorio. In poche ore abbiamo fatto oltre 150 interventi nel solo Comune di Portogruaro. Abbiamo fatto il massimo con i mezzi a disposizione. Purtroppo il Centro disturbi alimentari si trova a 50 centimetri sotto il piano strada e su questo credo sia necessario fare delle valutazioni».
«Quando sono stato informato della situazione – afferma il sindaco Antonio Bertoncello – ho attivato tutti, dalla Protezione Civile, al Consorzio di bonifica, ai Vigili del fuoco. Tutto il personale del Comune, Manutenzioni e Polizia Locale, era sul territorio. Ho sospeso l’esecutivo della Conferenza dei sindaci per monitorare la situazione sul territorio. Quello che è successo alle due strutture è sicuramente un fatto grave». Da Rodriquez un affondo. «In queste circostanze la città non ha bisogno di un sindaco in giacca e cravatta ma di un sindaco con gli stivali».

 

STRADE ALLAGATE – L’enorme quantità di pioggia caduta nel Portogruarese ha provocato l’allagamento di diverse strade, oltre a comportare disagi anche per la circolazione dei treni

FERROVIE – L’esondazione del Cormor blocca la linea Venezia-Trieste

DISAGI – Ritardi superiori alle due ore e convogli soppressi

Strade provinciali chiuse e code in A4 per due incidenti

Circolazione in tilt, treni ko

Trasporti in tilt. Treni e viabilità messi in ginocchio dal maltempo. Complici un paio di incidenti in A4 e un canale che è esondato, muoversi ieri nella tratta che comprende Portogruaro era quasi impossibile. I primi guai sono iniziati già in piena notte con l’esondazione del canale Cormor che ha sospeso il transito dei treni nel tratto fra Latisana e San Giorgio di Nogaro in provincia di Udine, ma di fatto bloccando l’intera linea Venezia-Trieste. La circolazione si è fermata alle 4.20 dell’alba di ieri ed è stata riaperta solo dopo le 13 con il transito del treno regionale 2212 in partenza da San Giorgio di Nogaro alle 12.59. Nell’arco di queste ore sono stati molti i treni soppressi e ancora di più quelli che hanno accumulato ritardi con punte superiori alle due ore. Alla fine c’è stata una freccia cancellata, quattro frecce e due intercity deviati con rallentamenti fino a 110 minuti, dieci regionali limitati e cinque cancellati. Rfi per limitare i disagi ai pendolari ha istituito i bus sostitutivi fra Portogruaro e San Giorgio di Nogaro. La situazione più difficile ha coinvolto i passeggeri della Freccia Bianca 9710, Trieste-Torino, che hanno raggiunto la meta con 136 minuti di ritardo. Non è andata tanto bene nemmeno a quelli che erano a bordo della Freccia argento 9404, Trieste-Roma, con un ritardo di 106 minuti. Pesanti rallentamenti anche per gli intercity 584, Trieste-Roma, che ha accumulato un’ora e un quarto di ritardo e un’ora e mezza pure per l’intercity 735 Mestre-Trieste.
Chi ha cercato la via di fuga in auto non ha avuto sorte migliore. La provinciale Portogruaro-Caorle è rimasta chiusa fino al pomeriggio di ieri a causa dell’acqua, e in alcuni momenti era impossibile transitare anche sulla strada provinciale Portogruaro-Fratta. Nemmeno l’autostrada è stata risparmiata dai disagi. Due incidenti in A4, ieri mattina, in direzione Venezia hanno rallentato la viabilità e creato colonne. Nei due incidenti sono state coinvolte in uno auto e nell’altro mezzi pesanti con parziale chiusura delle corsie di marcia per poter rimuovere i mezzi coinvolti.

 

Acqua a scuola, chiusa la “Renier”

Grondaia difettosa all’istituto del Lido, la decisione presa al termine di una riunione di genitori

La fitta pioggia di ieri ha provocato l’allagamento di una scuola. Erano da poco trascorse le 18 quando i vigili del fuoco sono stati chiamati alla elementare “Renier Michiel” a pochi passi dall’Accademia. Alcuni genitori che avevano appena concluso una riunione, hanno notato che varie zone dello stabile erano allagate. I pompieri, al termine della verifica, hanno deciso di sigillare diverse zone dell’edificio, decretando così la chiusura della scuola per questa mattina. «Non sappiamo per quanto tempo durerà questa situazione – hanno detto ieri sera alcuni genitori – il problema si è verificato per l’intasamento di una grondaia. E così dal piano superiore l’acqua è scesa sotto». Da quanto si è potuto apprendere già in mattinata i bambini di una classe erano stati mandati a casa in anticipo, proprio per i danni provocati da questa perdita. Poi il problema ha interessato praticamente tutta la struttura e per questo sono stati chiusi gli impianti elettrici. Intanto, sul fronte acqua alta, ieri il mareografo di punta della Salute ha registrato alle 12.05 una punta massima di marea di 102 cm (in coincidenza con una marea astronomica di soli 48 cm, dunque con un contributo meteorologico di 54 cm) per i prossimi giorni il fenomeno sarà in attenuazione, secondo le previsioni del Centro Maree del Comune. Da tener presente che la marea ieri ha oscillato su 101-102 cm per ben un’ora e mezza, dalle 11.35 alle 13.05 ed è defluita lentamente, tanto che piazza San Marco non risultava completamente percorribile prima delle 15.30. La fitta pioggia di ieri ha creato tante difficoltà negli spostamenti e c’erano zone, come campo San Polo, che sono rimaste a lungo allagate. Per oggi il Centro Maree prevede per oggi marea sostenuta (massima 80 cm) e per i due giorni successivi marea normale.
LIDO

Strade come fiumi in piena, allagamenti e viabilità in tilt. Il maltempo di ieri, con la pioggia quasi incessante, ha messo in ginocchio il Lido e mandato nel caos il traffico. L’isola ha messo in risalto i soliti vecchi difetti, in primis i tombini ostruiti che non facevano defluire l’acqua piovana. Via Sandro Gallo via Malamocco e i lungomare allagati, e dunque impraticabili, in più punti. Un discorso a parte lo merita, ancora una volta, piazzale Santa Maria Elisabetta, ancora un cantiere aperto e incompleto. Le pendenze di Insula saranno anche quelle provvisorie, ma intanto, il piazzale è finito sott’acqua come mai si ricordi a memoria d’uomo. E con il piazzale sono state allagate tutte le attività commerciali, bar, ristoranti, l’agenzia di viaggi, i negozi, che si trovano a ridosso del piazzale. Non si sa ancora per quanti mesi potrebbe perdurare questa provvisorietà, ma un’area fondamentale per la circolazione viaria del Lido, da mesi, è lasciata in degrado e abbandono, con recinzioni di cantiere, senza che si sia trovata una soluzione dignitosa. E la gente, esasperata dalla pioggia, dai danni ancora subìti, è ora pronta a scendere in piazza. La rabbia dei cittadini sta per esplodere.

(ha collaborato Lorenzo Mayer)

 

Maltempo e pioggia intensa anche a Cavallino-Treporti. Il forte nubifragio che si è abbattuto nella mattinata ha creato una serie di disagi soprattutto nella zona delle Isole treportine dove non sono mancati degli allagamenti. In particolare strade allagate si sono registrate a Saccagnana e a Lio Piccolo. In entrambi i casi è stato necessario l’intervento dei volontari della Protezione civile, impegnati da giorni nel monitoraggio dell’intero territorio, che hanno messo in funzione due idrovore, per tentare di liberare le carreggiate stradali e per impedire all’acqua di raggiungere anche le abitazioni vicine. Disagi anche a Punta Sabbioni, dove la pioggia intensa ha mandato sott’acqua il lungomare Dante Alighieri, nella zona del cantiere del Mose. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia locale che hanno interdetto la circolazione per motivi di sicurezza per circa due ore. Sotto accusa sono finiti gli scarichi della zona, mentre nel pomeriggio la situazione è tornata alla normalità. Sotto osservazione, infine, anche la spiaggia: le mareggiate dei giorni scorsi hanno provocato un’erosione dell’arenile in zona Ca’ di Valle.

(G.B.)

 

MESTRE – Una strada? No, una grande piscina

La protesta di un’insegnante dello Iusve alla Gazzera: «Dopo queste piogge impossibile raggiungere l’Università»

Quanto è dura la strada per la laurea. D’accordo gli esami, d’accordo la tesi, ma che fuor di metafora lo sia anche il percorso per raggiungere l’Università è qualcosa di inaccettabile per gli studenti dello Iusve di Mestre. A cominciare stradina che porta all’istituto universitario salesiano, quella che passa attraverso il parco della Gazzera, che con la pioggia di questi giorni si è di nuovo trasformata in una piscina. A denunciare la situazione è Daniela Turato, docente Iusve da 5 anni: «Si è costretti ad attraversare un guado perché è impossibile trovare un pò di spazio non paludoso dove poter poggiare i piedi senza scivolare. Con la neve, poi, diventa una pista di pattinaggio per abili talenti». L’istituto salesiano ha denunciato più volte al Comune la situazione della stradina, passaggio inevitabile per studenti e personale dell’istituto. «Inoltre non è illuminata – aggiunge Turato – e se ci si ritrova a doverla percorrere dopo le 17, lo si fa col cuore in gola e con la speranza di non incrociare qualche ospite inatteso». Tra le denunce dell’istituto, anche i disagi legati ai ritardi e al sovraffollamento degli autobus che collegano lo Iusve a Mestre, alla stazione o ai comuni limitrofi. «In particolare la linea 10 dell’Actv, che ha una fermata dietro l’università, vede gli autobus costantemente in ritardo di almeno 10-15 minuti, sia in andata che al ritorno. Per il sovraffollamento, poi, non tutti riescono a salire sull’autobus del mattino e si arriva all’università quotidianamente in ritardo – conclude l’insegnante – Un peccato se si pensa che questo istituto, in controtendenza con tante altri sedi universitarie italiane, può vantarsi di vedere negli anni crescere costantemente i suoi iscritti grazie alla qualità della proposta formativa offerta ai giovani».

(m.fus.)

 

RIVIERA DEL BRENTA

I maggiori disagi a Stra, Vigonovo, Fiesso e Fossò. Situazione in peggioramento

IN RIVIERA DEL BRENTA – Centro di Vigonovo isolato

A Fossò abitazioni sott’acqua per l’esondazione del Cornio

DISAGI A STRA – Situazione in rapido peggioramento in tutta l’area

Il territorio della Riviera del Brenta, che sembrava essere stato risparmiato dagli ultimi eventi atmosferici avversi, da ieri sta pagando duramente la sua buona sorte. Da ieri mattina la pioggia è caduta abbondante in tutta la zona. Il terreno già saturo d’acqua non ha assorbito l’acqua piovana ed è stato subito un vero caos idraulico. La vera e propria bomba d’acqua della durata di circa due ore è precipitata verso mezzogiorno. Da allora non ha più smesso di piovere, anche se in maniera meno intensa. Si segnalano allagamenti ovunque. Il Comune più colpito sembra essere quello di Vigonovo, letteralmente isolato dalle strade allagate, compresa via Roma, già chiusa al traffico da tre giorni per un grosso problema creato da una “caverna” creatasi sotto il manto stradale.
Le strade provinciali di via Padova e di via Veneto, quelle comunali di via Cavour, via Pascoli, via Leopardi sono state completamente allagate. Nella frazione Sandon di Fossò lo scolo consorziale Cornio è esondato, mandando sott’acqua alcune famiglie di via Celestia. Chiuse per allagamenti anche via Padova e via Castellaro Basso. A Campolongo Maggiore vengono segnalati alcuni allagamenti, in particolare su via Toscana e Umbria, nel territorio «basso» della frazione Bosco di Sacco.
A Stra allagamenti a nord del centro abitato e nella frazione di San Pietro. Una idrovora è stata sistemata dai Vigili del Fuoco in via Noventana per scaricare l’acqua piovana in Brenta.
A Fiesso d’Artico l’idrovora che scarica l’acqua nel Serraglio sta funzionando al massimo, come d’altronde quella dall’Idrovia sul Brenta in territorio di Vigonovo. La situazione è in continuo mutamento e peggioramento in tutti i comuni della Riviera del Brenta.

Vittorino Compagno

 

Nuova Venezia – “Litorale devastato, 5 milioni di danni”

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12

nov

2014

L’allarme di Codognotto, coordinatore dei sindaci della costa. Michielli (Federalberghi): servono barriere sott’acqua

JESOLO – Litorale devastato dalle mareggiate, danni intorno ai cinque milioni di euro. E per la prossima estate potrebbero anche aumentare. Da Bibione a Cavallino Treporti, migliaia di metri cubi sono scomparsi, ma soprattutto a Jesolo e Bibione i sindaci sono preoccupati per la prossima stagione estiva. Adesso è il momento di tirare fuori dal cassetto il famoso studio elaborato dall’Università di Padova, costato 300 mila euro alla Regione e mai utilizzato per proteggere la costa dall’erosione. Il primo cittadino di San Michele-Bibione, Pasqualino Codognotto, che anche è il coordinatore dei sindaci della costa veneziana, ritiene che non ci sia più tempo da perdere. «Quello studio deve essere messo in pratica», spiega, «perché consentirà di prevenire i problemi legati alle mareggiate, oltre che a realizzare una protezione stabile della costa, considerando tutte le peculiarità delle località turistiche. Voglio dire che Bibione non avrà i problemi di Jesolo e viceversa. Lo studio prevede come far fronte nel breve periodo a mareggiate ed erosione e poi anche nel lungo periodo con gli interventi strutturali di cui la costa veneziana ha bisogno. Non possiamo aspettare ancora, visto che è costato 300 mila euro e mai è stato preso in mano per essere attuato».

La Federconsorzi di Jesolo, che riunisce i concessionari sulle spiagge, ha già invitato i sindaci a considerare lo stato di calamità naturale. Il presidente Renato Cattai ha anche proposto di trattenere i canoni demaniali per le spese di ripascimento e protezione delle spiagge. Gli albergatori sono preoccupati e invocano interventi seri, volgendo lo sguardo a un passato di speculazioni e sprechi che stanno venendo a galla assieme ai detriti portati dal mare.

«In questi anni», spiega il presidente di Federalberghi Veneto, Marco Michielli, «ci sono stati interventi non coordinati che hanno provocato più che altro danni, modificando le correnti e aumentando l’erosione. Per non parlare della pesca a strascico che ha reso i fondali un biliardo su cui il mare scorre sempre più velocemente. Siamo ricorsi al ripascimento tutti gli anni e adesso, considerando anche le inchieste della magistratura sul Mose, dobbiamo pensare necessariamente che conveniva a qualcuno spendere tutti quei milioni. Noi albergatori abbiamo considerato le varie soluzioni possibili per salvare il nostro litorale. Io penso che assieme al Friuli Venezia Giulia si debba ragionare per realizzare delle barriere subacquee con delle rocce che siano in grado di formare una vera e propria barriera corallina che ripopolerebbe anche la fauna e flora acquatica. Tra un po’ di anni potremmo avere i sub e i turisti che nuotano sopra colonie di pesci e granchi scomparsi, mentre anche le spiagge non sarebbero più ridotte dall’erosione ma tornerebbero alle loro naturali dimensioni. Queste grandi barriere sott’acqua riuscirebbe a fermare la potenza del mare che è una minaccia per tutto l’anno, visto che anche a giugno sono state registrate le ultime mareggiate e ormai non ci sono più periodi costanti in cui l’erosione venga evidenziata nel corso dell’anno». «Tassa di soggiorno per proteggere le nostre spiagge». La proposta viene portata avanti da Rodolfo Murador del neonato movimento la “Sinistra” che aveva denunciato lo spreco di denaro pubblico in tutti questi anni di ripascimenti: «Non possiamo ogni anno chiedere soldi alla Regione, invocare lo stato di calamità. I sindaci e il territorio devono muoversi, fare qualcosa subito e i soldi della tassa di soggiorno lo potrebbero consentire in tempi brevi e per motivi di emergenza».

 

La denuncia del presidente dei naturalisti sandonatesi: effetto disastroso sulla tenuta degli argini

«Il corso del Piave abbandonato da 30 anni»

SAN DONÀ «Il Piave è abbandonato a se stesso da circa 30 anni», spiega il presidente dell’associazione naturalistica sandonatese, Michele Zanetti, «e questo ha avuto un’incidenza negativa sullo stato dell’alveo, la vegetazione golenale e la tenuta infine degli argini del fiume. I riflessi sono evidenti agli occhi di tutti e non serve essere esperti in materia per capirlo. C’è stato un decremento delle situazioni di sicurezza in tutto il territorio». «Auguriamoci che il contratto di fiume», conclude, «e le azioni conseguenti arrivino in tempo per far fronte a una nuova emergenza che sarebbe drammatica». L’espansione edilizia ha poi fatto il resto, con il cemento che non lascia assorbire l’acqua, ma anzi ne velocizza il corso. Oggi un’alluvione di grandi proporzioni avrebbe effetti devastanti ancora di più che nel passato. L’allarme Piave è dunque un pericolo solo provvisoriamente scampato. Il ponte di barche a Fossalta è tornato al suo posto, non ci sono state evacuazioni di abitazioni a rischio e anche i campi si stanno lentamente asciugando. La prossima perturbazione potrebbe essere sempre quella decisiva per trovare completamente impreparato un territorio esposto a forte rischio idrogeologico, per la maggior parte sotto il livello del mare e con argini sempre più deboli a causa di una vegetazione incontrollata che li ha resi molto più permeabili. Per non parlare del fondo del fiume e le sponde da pulire e tanti altri interventi che sarebbero dovuti essere programmati nel corso dei decenni. Così la paura torna regolarmente e gli anziani evocano le immagini drammatiche del 1966 con la grande alluvione che potrebbe tornare da un giorno all’altro, da qui le forti preoccupazione che arrivano dal mondo dei naturalisti e degli ambientalisti.

(g.ca.)

 

Stati generali a Roma, la Regione: «Progetti pronti, bacino di Trissino verso il via»

Zaia: «Riprendere l’escavazione lungo il Piave servirà a impedire nuove piene»

Dissesto, dote dal governo di 70 milioni di euro l’anno

Monitorate anche le frane di Perarolo e del Rotolon a Recoaro «Scolmatore del Brenta entro l’anno il progetto»

VENEZIA – Parata elettorale o significativo cambio di passo? Gli Stati generali del dissesto idrogeologico, svoltisi a Roma nel giorno di San Martino, portano in dote la promessa di sette miliardi di euro nei prossimi sette anni da investire sul territorio nazionale. Un impegno che, secondo gli addetti ai lavori, potrebbe portare 70 milioni di euro l’anno al Veneto. «L’iniziativa in sé è ottima, speriamo che alle parole seguano i fatti – spiega il governatore Luca Zaia – noi abbiamo progetti pronti per 600 milioni di euro. Sul tema abbiamo avuto lo spartiacque del 2010, l’alluvione ci ha insegnato molto e da allora sono partite le prime opere di messa in sicurezza del Veneto. Ora tutti i principali bacini di laminazione sono stati avviati e direi che la parte occidentale della regione sta per essere messa in sicurezza dal punto di vista alluvionale. Resta il Veneto orientale e il Piave in particolare, le cui piene come la storia insegna possono essere rovinose». Zaia non rinuncia alla sua vecchia idea: «Il Piave va pulito e scavato, ripristinato l’alveo: dobbiamo superare la sindrome di intoccabilità. Un fiume va tenuto in manutenzione: oggi semmai il problema sono i costi, perché il materiale che un tempo aveva un valore oggi non ce l’ha più». Quanto agli interventi per la prevenzione del dissesto, la situazione è legata all’avanzamento dei lavori dei bacini di laminazione e alla messa in sicurezza di alcune tra le più importanti frane montane. A Caldogno, il bacino di laminazione è in corso di realizzazione; a Trissino i lavori saranno consegnati il prossimo 19 novembre; a Fonte l’appalto è stato aggiudicato nei giorni scorsi; così pure a Monteforte d’Alpone. La procedura è in fase di predisposizione di gara per il bacino di Pra dei Gai, a cavallo tra il Veneto e il Friuli, utile per assorbire le piene del Livenza.

«Con questi bacini aumenta la sicurezza idraulica ma non vi è l’annullamento del rischio» avverte Tiziano Pinato, a capo della Difesa del suolo della Regione Veneto, che ieri a Roma ha partecipato agli Stati generali. «Ci sono altri interventi in corso di progettazione definitiva: penso alla vasca di viale Diaz a Vicenza, l’Anconetta a Padova, l’ampliamento della vasca di Montebello» aggiunge. Quella che dovrebbe proteggere Padova dalle piene del Bacchiglione è il bacino di Sandrigo/Breganze, del costo di 70 milioni, non ancora finanziato; poi c’è la sistemazione degli argini del Tagliamento in collaborazione con la Regione Friuli.

Ma la madre di tutti gli interventi è il cosiddetto Scolmatore del Brenta sull’asse dell’idrovia Padova/Venezia, il grande progetto caro all’ingegner Luigi D’Alpaos: «Abbiamo fatto la gara per la progettazione preliminare e credo che entro l’anno potremo affidare l’incarico» spiega Pinato. Il progetto è ambizioso e il costo importante: si parla infatti di circa seicento milioni di euro, con la possibilità di rendere navigabile anche a navi di importanti dimensioni il canale.

Quanto al capitolo frane, la Difesa del suolo regionale tiene sott’occhio tutti gli episodi franosi che si abbattono sul territorio. Ma quelle sotto i riflettori sono quella di Perarolo, definita del Cristo, dove un lastrone di gesso incombe sul Boite proprio alla confluenza del Piave. La Regione sta predisponendo un progetto di argine per la difesa dell’abitato e di una galleria artificiale che possa agire da scolmatore: avrà un costo vicino ai 12 milioni di euro. A Cancia, in Cadore, la competenza è passata dalla Regione alla Provincia di Belluno ma un progetto condiviso ancora non c’è dopo i due morti del luglio 2009. A Recoaro, invece, incombe la frana più consistente del Veneto ed una delle più importanti d’Italia: quella del Rotolon, tenuta sotto controllo anche in questi giorni da sofisticati sistemi di monitaggio. Anche i Consorzi di Bonifica segnalano il loro impegno: nel Veneto hanno in cantiere già 130 progetti per un valore di 237 milioni di euro. Giuseppe Romano, presidente dell’Unione Veneta Bonifiche, ricorda che oltre ai cambiamenti climatici che hanno sicuramente inciso sugli ultimi disastrosi eventi, si deve tener conto «dell’eccessiva urbanizzazione di un territorio che ha impermeabilizzato negli ultimi anni 4950 ettari all’anno di terreno, generando la necessità assoluta di creare opere di compensazione idraulica». Il Veneto, da questo punto di vista, sta facendo la sua parte: con tre versioni di Piano casa, la Regione ha incoraggiato 70 mila domande di ampliamento di fabbricati esistenti. Come se non avessimo abbastanza case.

Daniele Ferrazza

LA7 – Il parere di Salvatore Settis sulla Orte-Mestre

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11

nov

2014

 

 

 

MIRA – Brenta Sicuro a Mira con l’iniziativa “le criticità degli argini dei nostri fiumi”. Questo l’appuntamento che si terrà questa mattina di fronte al Naviglio cui parteciperà il sindaco. «Dopo aver visitato 21 comuni con la presenza di 35 amministratori pubblici, l’iniziativa», spiega Marino Zamboni per il comitato Brenta Sicuro, « approda a Mira per parlare, fotografare lo stato dei corsi d’acqua in questo importante centro di 39.000 abitanti, portando al totale di circa 310.000 i cittadini rappresentati dai comuni visitati. Questa realtà presenta problemi e punti di contatto con le altre realtà: molti argini che franano, alberi addirittura che sono scivolati al centro dei fiumi sul Naviglio, da Mira Vecchia alla foce a Fusina sul Novissimo, da Mira Taglio a Porto Menai sul Taglio, da Mira Taglio a Porto Menai. La manutenzione del Genio Civile è carente».

All’incontro organizzato dal Comitato Brenta Sicuro ci sarà la partecipazione di Legambiente e Cia. Il comitato proprio sabato scorso, ha organizzato a Noventa Padovana la manifestazione “Alluvione del 1966 mai più“, e per scongiurare un pericolo come quello, per Zamboni le soluzioni ci sono. «Punto di contatto pressoché unanime degli incontri ( anche se però, che a Mira ci sono delle forti perplessità in merito)», dice Zamboni, «è stato il progetto idrovia Padova-mare che potrebbe ridurre il rischio di esondazioni dal Brenta e Bacchiglione».

(a.ab.)

 

Incontro e sopralluogo questo pomeriggio a Mira dedicato alle criticità degli argini del naviglio e del riscio idraulico del territorio. L’incontro pubblico è stato organizzato dal Comitato Brenta Sicuro costituitosi per segnalare le criticità dei fiumi nel territorio Veneto coinvolgendo le amministrazioni comunali. All’incontro di oggi, alle 14.30 che partirà dalla sede municipale, sarà presenta oltre ad una rappresentanza del Comitato anche il sindaco Alvise Maniero e l’assessore ai lavori pubblici Luciano Claut e il neo Comitato Acque del Mirese.

«Dopo aver visitato 21 comuni – spiegano i responsabili del Comitato – incontrando 35 amministratori pubblici, arriviamo a Mira per parlare, fotografare lo stato dei corsi d’acqua in questo importante centro di 39.000 abitanti».

Partendo dalla sede municipale comitato e sindaco si sposteranno su un punto «critico» definito dall’amministrazione, si farà il punto sulle problematiche idrogeologiche.

(l.gia.)

 

Ieri la manifestazione in ricordo del disastro del 1966, ma la sicurezza idraulica resta d’attualità

CAMPOLONGO – Si è svolta sotto la pioggia ieri a Noventa Padovana la manifestazione “Alluvione mai più”, organizzata dall’associazione Brenta Sicuro, dagli Amissi del Piovego e da Legambiente. Buona la presenza davanti a villa Gemma, nel punto esatto dove il Piovego ruppe gli argini nel 1966, provocando un disastro costato milioni di lire che interessò pesantemente anche la Riviera. Presenti anche i sindaci del Veneziano.

Marino Zamboni, rappresentante di Brenta Sicuro, ha rimarcato l’assenza dei rappresentanti di Padova città: «Cambiano le amministrazioni ma l’interesse sul tema rimane identico», ha commentato.

Il sindaco di Noventa Luigi Bisato ha insistito sulla necessità di completare l’idrovia: «Il Cipe ha deliberato l’ultima tranche di 370 milioni per il Mose. Speriamo si trovino le risorse anche per l’idrovia che scolmerebbe 10 volte tanto quanto riesce a fare il Piovego. Servono 400 milioni, una cifra non impossibile se si considera che interessa un territorio di 500 mila abitanti».

Attesissimo l’intervento di Luigi D’Alpaos, sul quale si appuntano le speranze di un progetto adeguato visto che il professore fa parte della Commissione che dovrà valutare le proposte pervenute in Regione. «Purtroppo ho partecipato alle celebrazioni del decennale, del ventennale, del trentennale, del quarantennale di questa alluvione, mi sarebbe piaciuto partecipare al taglio di qualche nastro», ha esordito D’Alpaos, «Qualcosa si sta cominciando a fare ma sarebbe necessario che ci fosse determinazione e consapevolezza che è solo l’inizio di un percorso molto, molto lungo che richiede interventi multipli. Speriamo che quest’opera sia completata finalmente, che si dia l’avvio a questa realizzazione che potrebbe dare un contributo significativo alle condizioni della sicurezza idraulica di un’importante porzione di territorio e risolverebbe anche il problema della zona industriale di Padova».

(g.a.)

 

Gazzettino – Riviera “Mai piu’ sotto acqua”

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9

nov

2014

Sindaci e associazioni hanno manifestato ieri mattina sull’argine del Piovego

La protesta al confine tra Venezia e Padova: nessun rappresentante della Regione

Cielo plumbeo e pioggia battente, esattamente come 48 anni fa, hanno fatto da palcoscenico ieri mattina alla manifestazione organizzata dal Comitato Intercomunale Brenta Sicuro sul punto esatto dove il 5 novembre del 1966 l’acqua in piena del Piovego prima esondò e successivamente ruppe l’argine destro del fiume, allagando per intere settimane tutto il territorio posto a sud del corso del Brenta, dalla provincia di Padova alla laguna di Brondolo di Chioggia.

Il fiume ruppe in territorio di Noventa Padovana, davanti all’antica villa veneta «Gemma», a poche centinaia di metri dal territorio comunale di Vigonovo, il paese che in seguito all’inondazione (in certi punti anche due metri d’acqua) subì i danni più gravi.

Alla manifestazione erano presenti le amministrazioni comunali veneziane di Fossò e Campagna Lupia, i sindaci padovani di Noventa, Ponte San Nicolò e Polverara, il docente universitario padovano di idraulica Luigi D’Alpaos, vari comitati locali di salvaguardia idraulica, le associazioni «Amissi del Piovego» e «Salvaguardia Padova e Venezia», Legambiente, il senatore del M5S Giovanni Endrizzi, l’onorevole del Pd Simonetta Rubinato, il presidente del Consorzio di bonifica «Acque Risorgive», Ernestino Prevedello, don Albino Bizzotto di «Beati i Costruttori di Pace» e altri gruppi. Il presidente della Regione, Luca Zaia e l’assessore all’Ambiente, Maurizio Conte non hanno potuto essere presenti all’incontro ma hanno inviato ciascuno una missiva scritta.

Come già avvenuto in altre manifestazioni del genere organizzate per una presa di coscienza dei rischi di inondazione, l’argomento più dibattuto è stato il progetto dell’idrovia Padova-mare quale canale scolmatore per lo snodo idraulico dei fiumi Brenta e Bacchiglione.

E ancora una volta è emersa la pericolosità rappresentata dal Brenta, che a nord di Padova ha una portata d’acqua di 2.200 metri cubi al secondo, mentre più a valle, in provincia di Venezia, la portata si riduce a soli 1.400 metri cubi. Un vero imbuto in caso di violente piene del fiume, che solo il corso dell’idrovia Padova-mare sarebbe in grado, almeno in parte, di smaltire.

Vittorino Compagno

 

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