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Domani la manifestazione nel punto esatto dove il Piovego esondò nel 1966

«Dopo 48 anni non abbiamo ancora uno scolmatore che ci difenda dai fiumi»

CAMPOLONGO – Una manifestazione di comitati e semplici cittadini per ricordare, come un monito, l’alluvione del 1966. Questo il senso dell’iniziativa “Alluvione del 1966: mai più” che si terrà domani dalle 10 alle 11,30 a Noventa Padovana in via Argine destro a villa Gemma, nel punto esatto in cui il Piovego esondò nel 1966.

«L’iniziativa», spiega per il Comitato Brenta Sicuro Marino Zamboni insieme con gli altri organizzatori, «avrà più valenze: rievocazione di un tragico momento e per questo saremo nell’esatto punto di esondazione del fiume Piovego, ma anche di presa di coscienza da parte dei partecipanti, cittadini e politici, del problema rappresentato dalle manutenzioni delle rive dei fiumi, dalla cementificazione selvaggia, dalla mancanza di interventi indispensabili».

Da tempo infatti il Comitato Brenta Sicuro si batte per il completamento dell’idrovia Padova Venezia. Un canale che potrà servire sia come scolmatore per le piene del Brenta e del Bacchiglione e anche come canale navigabile di classe 5. Una via d’acqua che permetterebbe di diversificare il trasporto dai camion alle chiatte collegando il Porto Off Shore di Venezia alla zona industriale di Padova.

All’evento, patrocinato anche dal Comune di Noventa e da Legambiente parteciperanno: il sindaco di Padova Bitonci, il professor D’Alpaos che illustrerà i progetti per al sicurezza idraulica dopo il tragico anno 1966, l’associazione “Amissi del Piovego”, con una proposta di manutenzione costante dei fiumi.

Fra gli amministratori e i politici ci saranno i sindaci della Riviera del Brenta, l’assessore regionale Maurizio Conte, il senatore del Movimento 5 Stelle Giovanni Endrizzi. A sostenere la manifestazione ci sarà anche Don Albino Bizzotto dei Beati Costruttori di Pace.

«In questi mesi», dice Marino Zamboni per Brenta Sicuro, «abbiamo fatto un tour fra le realtà del Piovese, della Riviera e del Padovano, ma le brutte sorprese sono state davvero molte in termini di degrado e rischio idraulico nei maggiori corsi d’acqua e nelle reti idriche dell’area. Recentemente abbiamo subìto anche la decisione della commissione di Salvaguardia, che ha dato uno stop al potenziamento dell’idrovora di Lova , un’ opera che era stata individuata come prioritaria dall’ex commissario straordinario agli allagamenti Mariano Carraro. Davvero un brutto segnale per tutta la Riviera del Brenta».

Alessandro Abbadir

 

VIGONOVO – «Alluvione del 1966, mai più». Un incontro a 48 anni di distanza sul punto esatto dove il fiume Piovego ruppe gli argini e allagò il territorio a Sud del corso del Brenta, fino alla laguna di Brondolo di Chioggia.

Domani, sabato 8 novembre alle 10 in prossimità di villa Gemma, lungo l’argine destro del fiume Piovego tra Tombelle di Vigonovo e Noventa Padovana, avrà luogo una iniziativa a più valenze: la rievocazione della tragica esondazione del Piovego del 5 novembre 1966 e un momento di presa di coscienza da parte di cittadini e amministratori del problema rappresentato dalle manutenzioni delle rive dei fiumi e dalla cementificazione selvaggia.

La manifestazione è organizzata dal Comitato intercomunale Brenta Sicuro. Saranno presenti i sindaci di Vigonovo e Noventa Padovana, l’ingegnere idraulico Luigi D’Alpaos, gli “Amissi del Piovego», Legambiente, la Regione del Veneto, il sen. Giovanni Endrizzi e l’on. Simonetta Rubinato, i Consorzi di bonifica Bacchiglione e Acque Risorgive, don Albino Bizzotto dei Beati Costruttori di Pace e l’associazione “Salvaguardia Padova e Venezia”.

(v.com.)

 

ALLAGAMENTI – Progetto bloccato dalla Salvaguardia

Incontro del comitato “Brenta sicuro” con i primi cittadini di Campagna Lupia e Campolongo.

«Bisogna potenziarla»

CAMPAGNA LUPIA – Summit tra il comitato “Brenta Sicuro” di Campolongo Maggiore con i sindaci di Campagna Lupia Fabio Livieri e di Campolongo Maggiore Alessandro Campalto, assieme al vicepresidente del Consorzio di bonifica “Acque risorgive” Andrea Frasson, nonché con vari rappresentanti di Legambiente e numerosi cittadini. Un incontro, sabato all’interno dei locali dell’idrovora di Lova, sulla tanto discussa realizzazione dell’opera idraulica: un progetto da 3,5 milioni di euro già appaltati dal Consorzio che la Commissione di salvaguardia di Venezia ha bloccato all’ultimo momento.

Il piano era già stato discusso con esito positivo in commissione regionale e in assemblea con i sindaci interessati di Fiesso d’Artico, Dolo, Mira, Campagna Lupia, Camponogara e Campolongo Maggiore. Si tratta di un intervento di potenziamento dell’idrovora di Lova già esistente, che da 12 metri cubi d’acqua al secondo dovrebbe arrivare ad espellerne 14,5 tramite la realizzazione di una nuova botte a sifone che passa sotto la Romea e il Taglio Novissimo, per poi scaricare l’acqua in un canale lagunare.

I primi cittadini di Campagna Lupia e Campolongo Maggiore hanno espresso la loro aperta contrarietà al blocco del potenziamento dell’idrovora, visti gli allagamenti causati dalla difficoltà di espellere in laguna l’acqua dal territorio. Il vicepresidente del Consorzio ha sottolineato che tale opera non andrebbe ad aumentare la quantità di acqua sversata nella laguna, bensì la stessa quantità d’acqua in minor tempo, operazione che eviterebbe le inondazioni causate dalle ormai frequenti “bombe d’acqua”. Il Comitato Brenta Sicuro seguirà le amministrazioni in ogni sede, affiancandole nella battaglia per avere in tempi rapidi la soluzione del problema.

V.Com.

 

CAMPAGNA LUPIA – Il sindaco accusa la Commissione di salvaguardia per il progetto di Lova

CAMPAGNA LUPIA – «Siamo tornati indietro di secoli, al tempo dei Dogi, che per salvaguardare gli interessi di Venezia avevano fatto costruire le “intestadure”, alti argini per impedire che le acque della terraferma si riversassero in laguna». Il sindaco di Campagna Lupia, Fabio Livieri, ritorna sulla questione dell’idrovora di Lova, un’opera ritenuta necessaria per mettere in sicurezza idraulica un vasto territorio della Riviera del Brenta, ma sul cui progetto la Commissione di Salvaguardia di Venezia ha chiesto ulteriori approfondimenti.

I lavori del progetto da 3,5 milioni di euro sono già stati appaltati dal Consorzio di Bonifica “Acque Risorgive”. All’ultimo momento la Commissione ha bloccato i lavori. Il piano era già stato discusso in Commissione regionale e in assemblea con i sindaci di Fiesso d’Artico, Dolo, Mira, Campagna Lupia, Camponogara e Campolongo Maggiore. Non erano emersi problemi di alcun genere. Si tratta di un intervento di potenziamento dell’idrovora di Lova esistente, che da 12 metri cubi d’acqua al secondo dovrebbe essere incrementata per riuscire ad espellerne 14,5 tramite la realizzazione di una nuova botte a sifone che passa sotto la Romea e il Taglio Novissimo, per poi scaricare l’acqua in un canale lagunare.

«Se per scaricare in laguna 2,5 metri cubi d’acqua al secondo sorgono così tanti problemi – dice Livieri – quando mai si riuscirà a definire e ultimare l’idrovia Padova-Venezia come canale scolmatore?»

Vittorino Compagno

 

 

«Siamo tornati indietro di secoli, al tempo dei Dogi e del Consiglio dei Savi, che salvaguardare gli interessi di Venezia avevano fatto costruire le “intestadure”, ossia alti argini per impedire che le acque della terraferma si riversassero in laguna».

Il sindaco di Campagna Lupia, Fabio Livieri, ritorna sulla questione dell’idrovora di Lova, un’opera ritenuta necessaria per mettere in sicurezza idraulica un vasto territorio della Riviera del Brenta, ma sul cui progetto la Commissione di Salvaguardia di Venezia ha chiesto ulteriori approfondimenti. I lavori del nuovo progetto da 3,5 milioni di euro sono già stati appaltati dal Consorzio di Bonifica «Acque Risorgive» del presidente Ernestino Prevedello. All’ultimo momento la Commissione ha bloccato i lavori. Il piano era già stato discusso in Commissione regionale e in assemblea con i sindaci interessati di Fiesso d’Artico, Dolo, Mira, Campagna Lupia, Camponogara e Campolongo Maggiore. Non erano emersi problemi di alcun genere. Si tratta di un intervento di potenziamento dell’idrovora di Lova già esistente, che da 12 metri cubi d’acqua al secondo dovrebbe essere incrementata per riuscire ad espellerne 14,5 tramite la realizzazione di una nuova botte a sifone che passa sotto la Romea e il Taglio Novissimo, per poi scaricare l’acqua in un canale lagunare.

Livieri conclude: «Se per scaricare in laguna 2,5 metri cubi d’acqua al secondo sorgono così tanti problemi, quando mai si riuscirà a definire e ultimare l’idrovia Padova-Venezia come canale scolmatore di grado di scaricare nella laguna veneta dai 350 ai 400 metri cubi al secondo?»

(v.com.)

 

Gazzettino – I sindaci compatti per l’idrovia

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27

ott

2014

DOLO – Documento unanime dei primi cittadini della Riviera del Brenta

DOLO – Tutte le amministrazioni comunali della Riviera del Brenta chiederanno formalmente al presidente della Regione del Veneto Zaia e all’assessore all’Ambiente Maurizio Conte, l’attivazione di una apposita Conferenza dei servizi istruttoria per essere coinvolti nella valutazione del progetto preliminare per la realizzazione dell’idrovia Padova-Mare.

La decisione è stata presa durante l’ultima riunione della Conferenza dei sindaci della Riviera del Brenta, riunitasi venerdì mattina sotto la nuova presidenza del sindaco di Campolongo Maggiore, Alessandro Campalto.

«Considerato che a breve sarà affidata la progettazione preliminare dell’infrastruttura idraulica che potrebbe mettere in sicurezza tutto il bacino del sistema Brenta-Bacchiglione, appare fondamentale che i rappresentanti del territorio possano dire la propria su un’opera così importante e tanto attesa», ha ribadito il presidente della Conferenza dei sindaci rivieraschi, Alessandro Campalto.

(v.com.)

 

La parte sud della Riviera in allarme dopo lo stop all’impianto deciso a Venezia

Il sindaco Livieri lancia l’allarme: «Siamo finiti sott’acqua tre anni consecutivi»

CAMPAGNA LUPIA «Faremo la fine di Genova». Il sindaco di Campagna Lupia Fabio Livieri si dice “disperato”: «La decisione presa dalla Commissione Salvaguardia della Regione deve essere chiara a tutti. Il potenziamento dell’idrovora di Lova era stato deciso dopo che i territori di Campolongo, Campagna Lupia e Camponogara erano finiti sott’acqua nel 2007, 2008 e 2009 con danni per milioni di euro Faremo ricorso al Tar contro questo stop dell’opera». Lo stop al progetto, che era stato coordinato dal commissario straordinario agli allagamenti Mariano Carraro e preparato dal Consorzio di Bonifica Acque Risorgive, è arrivato dalla Commissione regionale di Salvaguardia. Per i commissari non si tratta di una bocciatura secca «ma di una richiesta di integrazione rispetto ad un intervento che riguarda 1750 ettari di territorio e che potrà essere ripresentato con le integrazioni richieste. Mancano i dati e le informazioni utili circa la possibile contaminazione e non è dunque possibile al momento valutare la qualità delle acque che dovrebbero essere immesse in laguna». Il sindaco Livieri però lancia l’allarme. Il rischio ora è di perdere almeno due anni e subire le conseguenze degli allagamenti senza avere uno strumento per farvi fronte.

«La commissione Salvaguardia blocca l’iter? Se succederanno allagamenti disastrosi, non ci prenderemo alcuna responsabilità. Indirizzeremo i nostri cittadini verso questi burocrati che hanno fermato tutto. Quello che è successo a Genova sembra replicarsi qui».

Intanto arriva anche una prima risposta del direttore del Consorzio, Carlo Bendoricchio: «In merito alla richiesta della Commissione di Salvaguardia, peraltro non ancora ufficialmente giunta agli uffici, va detto che il progetto è già stato oggetto di ampio confronto e trattazione con gli organi preposti. La direzione del Consorzio, in attesa di leggere la nota della Commissione, auspica che si possa al più presto ottenere un ulteriore confronto teso a sciogliere i dubbi posti e a dare così il via al potenziamento dell’impianto idrovoro di Lova, nell’interesse della sicurezza del territorio e dei cittadini». Come dire: “non capiamo cosa ci state chiedendo ora, visto che tutto era stato discusso per mesi”. A rimetterci in questo inghippo burocratico alla fine potrebbero essere come al solito i cittadini che al primo acquazzone finiranno sott’acqua a causa di una rete idrica non adeguata.

Alessandro Abbadir

 

MIRA – Una petizione diretta al presidente della Regione Luca Zaia per chiedere di verificare se il progetto del completamento dell’Idrovia Padova Venezia, non provoca inquinamento in laguna. Questa l’iniziativa del “Comitato Acque del Mirese” presieduto dall’ex Consigliere Gian Omar Bison , ma appoggiato a Mira trasversalmente da Pd, Movimento 5 Stelle, Pdl e lista “Noi per Mira”, in contrapposizione al resto della Riviera. «Chiediamo», spiega Bison, «sia eseguito uno studio tecnico-scientifico che stabilisca con chiarezza che le opere in questione siano risolutive dei gravi problemi idrogeologici che affliggono i territori di Vicenza, Padova e Venezia. Chiediamo poi l’eventuale completamento dell’Idrovia non comprometta idrogeologicamente il fragile territorio di Mira che si trova alla fine del bacino scolante di un’ampia area del vicentino, del padovano e del veneziano. E chiediamo poi sia fatto uno studio tecnico-scientifico sull’impatto che le piene del Brenta e del Bacchiglione, scaricate in laguna, avrebbero sull’ecosistema lagunare, anche sotto il profilo socio-economico, in previsione dell’attivazione del Mose e comunque in condizione di marea sfavorevoli».

(a.ab.)

 

Gazzettino – Lova. Idrovora, progetto da rivedere

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24

ott

2014

CAMPAGNA LUPIA – La commissione di Salvaguardia restituisce le carte al mittente

«Mancano i dati sull’inquinamento e la valutazione di impatto ambientale»

LAGUNA DA TUTELARE – Il progetto per il potenziamento dell’idrovora di Lova non va bene, pericoloso per la laguna

I sindaci di Campagna Lupia, Campolongo e Camponogara hanno chiesto un intervento del presidente della Regione Luca Zaia perchè il progetto del potenziamento dell’idrovora vada avanti velocemente. Ma la commissione di Salvaguardia ieri lo ha restituito al mittente in quanto “non esaminabile”. Lo stop, deciso all’unanimità, sarebbe un atto dovuto, e non un cavillo. Mancano completamente infatti i dati sulle quantità e qualità degli inquinanti che verrebbero sversati in laguna, per essere certi che lo scarico sia coerente con i limiti imposti dalle normative. E manca anche la valutazione di impatto ambientale, che pure il Consorzio di Bonifica Acque Risorgive aveva richiesto nel dicembre dell’anno scorso ma aveva chiesto di interrompere. E quindi quel documento non è mai stato completato.

Una storia anomala, quella dell’impianto idrovoro di Lova che già pompa 12 metri cubi al secondo e che si pensava di incrementare di altri 2,5 metri cubi al secondo attraverso la realizzazione di una nuova botte a sifone che passerebbe sotto la Romea e il Taglio Novissimo, con scarico nel canale lagunare. E che è incappato all’esame della Commissione di Salvaguardia solo perchè gli scarichi del bacino scolante avvengono in laguna, maggiormente tutelata rispetto al mare e quindi con un iter più tortuoso dei progetti realizzati da altre autorità di bacino limitrofe. Del resto la Commissione regionale non poteva dare un parere in assenza di documenti così importanti e in contrasto con normative come il Piano di area della Laguna e dell’area veneziana. Perchè la Regione stessa sostiene che il piano direttore del Bacino scolante del 2000 deve privilegiare azioni di prevenzione, che devono essere sostenute per intervenire sulla generazione dei carichi inquinanti mentre i carichi residui vanno ulteriormente abbattuti sfruttando le capacità di autodepurazione insite nel territorio.

La Salvaguardia, già nella seduta precedente, aveva suggerito un cambio completo di filosofia, in modo da intercettare le acque a monte per non farle gravare tutte a valle. E di coinvolgere Regione e Consorzio per far sì che siano utilizzate le aree golenali e le anse per la depurazione, così da contenere anche i costi per gli espropri.

 

CAMPAGNA LUPIA – Fermo tutto, per ora. La Commissione di salvaguardia per Venezia ha deciso ieri a maggioranza di restituire al proponente il progetto di potenziamento dell’impianto idrovoro di Lova presentato dal Consorzio di bonifica Acque Risorgive. Il motivo? Carenza di documentazione. «Non si tratta di una bocciatura», specifica la Regione, «ma di una richiesta di integrazione rispetto ad un intervento che riguarda 1.750 ettari di territorio e che potrà essere ripresentato con le integrazioni richieste dalla Commissione. Mancano i dati e le informazioni utili sulla possibile contaminazione chimica e biologica e non è dunque possibile al momento valutare la qualità delle acque che dovrebbero essere immesse nella Laguna, come previsto dal Piano direttore del bacino scolante approvato dal consiglio regionale che finanzia l’intervento”. «La documentazione prodotta», continua la Regione, «non inquadra il progetto all’interno di un sistema più ampio che tenga conto di quanto prevede la normativa per la prevenzione dell’inquinamento lagunare, con interventi che aumentino la capacità di auto depurazione e riducano la quantità di inquinanti contenuti nelle acque». Il sindaco di Campagna Lupia Fabio Livieri è colpito dalla decisione: «Chiederemo spiegazioni sulla documentazione mancante al Consorzio di bonifica. Speriamo non si perda troppo tempo. Questo progetto serve a evitare disastrosi allagamenti». Viste le procedure, però, per il potenziamento dell’idrovora di Lova potrebbero volerci a questo punto ancora altri due anni, sperando che nel frattempo che non si verifichino altre alluvioni .

(a.ab.)

 

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