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Gazzettino – Allagamenti, 7 comuni in “salvo”

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1

ott

2014

Verrà eliminata la strozzatura ai “Vasi di Bojon” che rallenta il deflusso delle acque

La nuova opera verrà realizzata dal Consorzio Bacchiglione

È stato sottoscritto nei giorni scorsi presso la direzione provinciale del Centro Servizi di Mestre il protocollo di intesa tra il Consorzio di bonifica Bacchiglione, la Provincia di Venezia e sette comuni della Riviera del Brenta per gli interventi di miglioramento del deflusso delle acque al nodo idraulico «Vasi di Bojon». I comuni interessati sono quelli di Campagna Lupia, Campolongo Maggiore, Camponogara, Dolo, Fossò, Stra e Vigonovo. Le firme sugli atti sono state poste dall’Assessore provinciale Paolo Dalla Vecchia e dal Presidente del Consorzio di bonifica «Bacchiglione», Eugenio Zaggia, L’intervento, che ha l’obiettivo di ridurre la criticità idraulica dovuta al rallentamento al deflusso delle acque verso la laguna per la strozzatura dell’antico manufatto «Vasi di Bojon», sarà cofinanziato dalla Provincia di Venezia per una somma di 240mila euro e dai sette comuni rivieraschi con 20mila euro ciascuno. Il manufatto sarà realizzato dal Consorzio di bonifica Bacchiglione.
«Per defluire verso la laguna tutte le acque piovane del bacino Sesta Presa, in sinistra Brenta, devono attraversare l’antico manufatto dei “Vasi di Bojon”, un antico passaggio obbligatorio per le acque divenuto negli anni un punto critico che si presenta come un imbuto – ha spiegato Eugenio Zaggia, presidente del Consorzio Bacchiglione. Stiamo parlando di una grande area di 4.800 ettari che comprende tutto il territorio posto a nord del fiume Brenta. Al di là dell’utilità dell’intervento, l’importanza del protocollo d’intesa sottoscritto è una tappa significativa di un percorso di sensibilizzazione sul tema della sicurezza idraulica che la Provincia di Venezia ha intrapreso negli ultimi anni, cofinanziando la predisposizione dei «Piani delle acque» da parte dei Comuni. Il mio ringraziamento va anche ai sette paesi veneziani che hanno compreso l’importanza dell’opera e hanno contribuito al finanziamento, individuando altresì nel Consorzio Bacchiglione l’ente in grado di realizzare l’opera idraulica”.

 

Gazzettino – Mogliano. Comune e Passante ai ferri corti.

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21

set

2014

FRAZIONI DIMENTICATE – Campocroce aspetta ancora pista ciclabile e corridoio verde promessi

A Zerman la società non esegue la manutenzione di un sottopasso allagato da un anno

Resta critica la circolazione in via Croce a Zerman a causa della sede stradale allagata all’altezza del sottopasso del Passante di Mestre. Sono ancora tanti i conti che il comune di Mogliano ha in sospeso con la Società Passante a circa quattro anni dall’inaugurazione del tracciato autostradale che taglia fuori la tangenziale di Mestre. Un anno fa in via Croce si verificò una fuoriuscita dell’acqua di falda sul lato ovest della carreggiata del sottopasso. Dai rilievi effettuati dall’ufficio tecnico comunale risulta che la causa della perdita d’acqua è da collegare ai lavori di realizzazione dell’opera viaria complementare al Passante. A chi spetta effettuare i lavori di messa in sicurezza idraulica del sottopasso? Il Comune non ha dubbi: alla Società Passante. Ma a distanza di oltre un anno non è stato ancora trovato l’accordo. Una cosa è certa: la sicurezza stradale spetta all’amministrazione moglianese. Lo scorso inverno lungo il sottopasso allagato si circolava a senso unico alternato con il traffico regolato da un semaforo mobile. Con ogni probabilità succederà la stessa cosa anche per la prossima stagione invernale, considerato che non si sa ancora quando potranno iniziare i lavori di sistemazione del sottopasso. Anche la comunità di Campocroce si batte da tempo sul problema delle opere complementari al Passante. La frazione di Mogliano, tagliata in due dal tracciato autostradale, insiste perchè venga finalmente realizzata la pista ciclopedonale parallela alla provinciale 65 fino al confine con il comune di Zero Branco. Inoltre ci sono ancora diverse zone del moglianese attraversate dal Passante, come Zerman e Bonisiolo, dove manca da completare l’installazione delle barriere fonoassorbenti in prossimità delle zone residenziali. Segna il passo anche il progetto del cosiddetto “Passante Verde” che doveva creare una barriera di verde lungo tutto l’asse autostradale. In realtà sono stati realizzati dei piccoli polmoni di verde agli svincoli stradali con la piantumazione di varie essenze arboree, metà delle quali sono morte a causa della scarsa manutenzione.

Nello Duprè

 

VIGONOVO – Tanti gli appuntamenti e gli eventi in calendario del Comitato intercomunale Brenta Sicuro che si batte da sempre per il completamento dell’idrovia Padova Venezia e che domenica ha fatto un sopralluogo sui punti critici dei fiumi tappe nell’alta padovana. «Parteciperemo», spiega il portavoce Marino Zamboni, «all’evento, organizzato da Legambiente, “Puliamo il mondo” che si tiene a Vigonovo e Saonara e, contemporaneamente all’importante festa delle associazioni a Piove di Sacco il 21 settembre. Stiamo preparando con grande cura inoltre l’evento che si propone di ricordare la grande alluvione del 1966. La data prevista è il giorno 8 novembre sul punto, nel Piovego, in cui ci fu la rottura dell’argine. Ci saranno anche molti imprenditori. Tutti oramai sanno che non c’è senza sicurezza idraulica a causa dai danni provocati dalle sempre più frequenti alluvioni». Per organizzare le queste iniziative ci saranno incontri settimanali: ogni venerdì dalle 21 alle 2.3 La sede è quella del Gruppo Archeologico Mino Meduaco Via Lova, 139 a Campolongo. Per informazioni cell. 347 2305979.

(a.ab.)

 

Il sindaco di Camponogara respinge le critiche: «Così contrasteremo il rischio idraulico a Campoverardo»

Il sindaco Gianpietro Menin replica alle critiche ricevute dopo il dibattito svoltosi in Sala Consiliare ed avente per tema la sicurezza idraulica del territorio, presenti presidente e direttore del Consorzio di Bonifica “Bacchiglione” che hanno prospettato gli interventi da effettuarsi sullo scolo Brentocino. «L’intervento riguarda un risezionamento dello stesso scolo consortile per consentire la funzione di fitodepurazione da azoto e fosforo delle acque, oltre all’aumento dei tempi di ritenzione delle acque in caso di consistenti piovaschi. Devo rilevare come il consigliere Compagno non abbia compreso l’importanza di questo investimento sul territorio della frazione di Campoverardo, per poter ridurre la sofferenza idraulica che si viene a creare in certe situazioni di forte piovosità».
Il sindaco aggiunge: «La Giunta Comunale, con deliberazione del 22 aprile scorso, ha approvato le osservazioni al progetto con le quali rilevano la criticità della proliferazione di zanzare e ratti, proponendo delle soluzioni che in assemblea i cittadini hanno condiviso come pure il Consorzio di Bonifica». Il Sindaco Menin conclude: «Dispiace ricevere dal consigliere Compagno critiche per non essere intervenuto con sistemazioni idrauliche a Campoverardo, e poi essere contrario quando vengono realizzati. In un momento di ristrettezze economiche, e dove è difficile trovare chi investe un milione e seicentomila euro nel tuo territorio per interventi di messa in sicurezza, qualcuno vorrebbe far saltare un intervento di questo tipo».

 

Il comitato Brenta Sicuro e Legambiente chiedono un canale navigabile che ospiti barche adatte a ogni corso d’acqua: sicurezza idraulica al primo posto

CAMPOLONGO – Il comitato Brenta Sicuro, altri dieci comitati di Riviera e Saccisica e alta padovana e i circoli di Legambiente di Padova e Venezia spediranno in Regione un documento dettagliato su come modificare il bando di realizzazione del progetto per l’Idrovia Padova-Venezia. Il documento sarà presentato in un incontro che i comitati avranno nelle prossime settimane con il presidente Luca Zaia. Ad annunciare il bando per il completamento dell’opera, ferma dagli anni Sessanta, era stato l’assessore regionale all’ambiente Maurizio Conte. Nel bando subito erano state segnalate anomalie. Era prevista, infatti, la esplicita presenza di battelli fluviali del tipo di quelli che si utilizzano sul Volga. Battelli lunghi 120 metri del tutto abnormi rispetto alle esigenze del territorio. «Siamo convinti», spiega per i comitati il portavoce Marino Zambon, «che un’opera di questo tipo, una delle poche realmente utili e fortemente voluta “dal basso” dai cittadini, sindaci e comitati, debba nascere “su misura” delle esigenze di sicurezza idraulica». Per questo per i comitati serve una portata di almeno 400-450 metri cubi al secondo, serve l’utilizzo di acque dolci per l’irrigazione, e il ripascimento della laguna. Serve un canale navigabile. «Chiediamo un autentico cambio di rotta», continua Zambon, «rispetto alle nefaste politiche basate “sulla gomma” intraprese fino ad oggi. Brenta Sicuro chiede, quindi, una idrovia navigabile con battelli di standard europei e adatti ad ogni corso d’acqua interno. Non navi per fiumi russi». Non mancano le richieste di accorgimenti. «In fase di progetto definitivo», spiega Zambon, «dovranno essere anche valutati gli inconvenienti creati dal fragile territorio lagunare, dove sarà scavato il nuovo canale. Tutto dovrà essere realizzato con il massimo della cautela e con rigorosissimi controlli sulle aziende esecutrici per non rivedere all’opera i disonesti degli appalti». Oltre al fondamentale punto dell’idrovia, il comitato continua nella sua azione complessiva di sensibilizzazione del tema idraulico. Continueranno a settembre gli incontri sui punti critici dei fiumi. Per i giorni 13 e 20, si controlleranno i corsi d’acqua nell’alta padovana. È prevista, poi, la partecipazione contemporanea alla festa delle associazioni a Piove di Sacco il 21 settembre e all’evento, organizzato da Legambiente, “Puliamo il mondo” che si tiene a Vigonovo e Saonara”. Infine è in fase di organizzazione un evento che si propone di ricordare la grande alluvione del 1966. La data prevista è l’8 novembre sul punto, nel Piovego, in cui ci fu la rottura della grande alluvione.

Alessandro Abbadir

 

IDROVIA – Il Comitato Brenta sicuro è favorevole al completamento dell’idrovia Venezia-Padova

CAMPOLONGO MAGGIORE – Comitato all’attacco

CAMPOLONGO MAGGIORE – L’autunno è vicino e il Comitato Brenta Sicuro di Campolongo Maggiore sta affilando le armi per esigere la sicurezza idraulica del territorio. Il primo punto preso in esame è il bando di gara della Regione del Veneto per la realizzazione dell’idrovia Padova-Venezia. Un progetto discusso con Legambiente e altri comitati delle provincie di Padova e Venezia, risoltosi in un documento unitario che verrà presentato al presidente della Regione nell’intento di proporre migliorie sul completamento dell’idrovia come canale navigabile e come scolmatore delle piene dei fiumi Brenta e Bacchiglione.
«Siamo convinti che un’opera di questo tipo, una delle poche realmente utile e fortemente voluta dai cittadini, sindaci e comitati, debba nascere “su misura” delle esigenze di sicurezza idraulica (con una portata di almeno 400/450 metri cubi di acqua al secondo), di utilizzo delle acque dolci per l’irrigazione, ripascimento della laguna e di navigazione – dice il presidente di Brenta Sicuro, Marino Zamboni. Chiediamo un autentico cambio di rotta rispetto alle nefaste politiche basate sulla gomma intraprese fino ad oggi. Vogliamo una idrovia navigabile con battelli di standard europei ed adatti ad ogni corso d’acqua interno».
Per ricordare i danni provocati dalle alluvioni in Riviera del Brenta e nel Padovano, il prossimo 8 novembre avrà luogo un evento che si propone di ricordare l’alluvione del 1966, con ritrovo presso l’argine destro del fiume Piovego a Vigonovo, nel punto in cui ci fu la rottura che mise in ginocchio una grande area tra le province di Padova e Venezia.

Vittorino Compagno

 

DOCCIA FREDDA

CAMPONOGARA – Idrovia Padova-Venezia avanti tutta, con la benedizione di esperti di dinamica idraulica, sindaci, comitati, associazioni e persino degli ambientalisti. Tutto questo solo un mese fa. Ora, improvvisa, è arrivata la prima brusca frenata al progetto. A luglio la Regione Veneto aveva pubblicato il bando di gara per la realizzazione dell’idrovia. Sembrava cosa fatta. I soldi per il progetto, un milione e 200mila euro, li ha tirati fuori proprio la Regione. Quelli per finanziare e realizzare l’opera, una cifra tra i 400 e i 500 milioni di euro, avrebbero dovuto arrivare da Fondi europei. Per accedere a tali fondi bisognava fare molto presto. Comunque entro il 2014. E qui la faccenda si complica. Con una lettera inviata al sindaco di Camponogara Giampietro Menin, attuale presidente della Conferenza dei sindaci della Riviera del Brenta, l’assessore regionale alla Difesa del Suolo, Maurizio Conte, fa sapere che quasi sicuramente il progetto per la realizzazione dell’idrovia non sarà pronto entro l’anno in corso. Senza progetto slitta quindi anche la presentazione del progetto alla Comunità Europea e di conseguenza il previsto finanziamento dell’opera. «Resta però l’impegno a reperire comunque le risorse economiche per la realizzazione di un’opera ritenuta sicuramente prioritaria sotto vari aspetti», sottolinea l’assessore Conte nella lettera inviata ai sindaci della Riviera del Brenta. I 27 chilometri dell’idrovia e le altre opere complementari per la sicurezza idraulica del territorio resteranno un miraggio anche per il 2015, dando così ragione alla grossa schiera di scettici che aveva scommesso, vincendo, sui “tempi brevi” espressi dalla Regione del Veneto. Dubbi espressi anche dal presidente di «Interporto Padova Spa», Sergio Giordani. «Servono troppi soldi, non se ne farà nulla».

Vittorino Compagno

 

CAMPOLONGO – Nuovi cedimenti degli argini dovuti alle recenti piogge e smottamenti lungo il tratto del fiume Brenta fra Bojon di Campolongo e Sandon di Fossò. A segnalarli è il comitato Brenta Sicuro che invita la Regione a stanziare nuovi fondi da poter utilizzare per interventi di consolidamento delle rive. «Le frane degli argini», spiega per il comitato Marino Zambon, «non si fermano e nei giorni scorsi in due punti per un una lunghezza di quattro-cinque metri sono franate nel fiume parti delle rive che erano state segnalate come pericolanti. Se le rive del fiume crollano già nel periodo estivo cosa potremo aspettarci per l’autunno e l’inverno?». Il comitato ha censito nelle scorse settimane insieme ai volontari di Legambiente gli argini del Brenta e quelli dei principali corsi d’acqua della Riviera come Naviglio, Pionca e Serraglio.

(a.ab.)

 

L’assessore all’Ambiente Conte risponde ai sindaci che sollecitavano il progetto «Non sarà possibile farlo entro quest’anno, resta l’impegno a trovare i soldi»

CAMPONOGARA – Il progetto e l’affidamento dell’appalto per il completamento dell’Idrovia Padova Venezia slitta a tempo da destinarsi. A spiegarlo, tirando il freno a mano su un progetto che sembrava avviato al galoppo, è direttamente l’assessore all’Ambiente della Regione Maurizio Conte, in una lettera inviata al presidente della Conferenza dei sindaci Giampietro Menin. I sindaci della Riviera del Brenta avevano invitato quasi unanimemente la Regione a fare presto per non perdere i fondi europei destinati alle grandi opere. «Viste le complesse norme in materia di appalti pubblici» spiega Conte «non si può favorevolmente riscontrare l’invito a presentare il progetto entro la fine del 2014. Resta però l’impegno a reperire comunque le risorse economiche per la realizzazione di un’opera ritenuta sicuramente prioritaria sotto vari aspetti». Resta l’impegno, ma non si sa ne in che modo le risorse saranno trovatete, nè dove. I calcoli sono precisi dopo l’emanazione del bando di gara per il progetto. Si dovranno trovare 3-400 milioni di euro. Secondo lo studio di fattibilità della Regione, per completare il tracciato (oltre 27 km tra Padova, Saonara, Vigonovo, Strà, Fossò, Camponogara, Dolo, Mira e Venezia) in classe quinta e quindi in regola con la normativa comunitaria, servono 384 milioni di euro che diventano 461 milioni con opere aggiuntive per migliorare la sicurezza idraulica del sistema Brenta-Bacchiglione nello snodo di Stra-Vigonovo. Già il bando di gara però conteneva delle incongruità che sindaci e comitati hanno fatto notare alla Regione. «Il bando prevede» spiega per il comitato Brenta Sicuro Marino Zamboni «il passaggio sul canale di navi utilizzate per il trasporto di merci sul fiume Volga. Cioè navi gigantesche se paragonate a un progetto fattibile di idrovia. Queste caratteristiche nel bando vanno cambiate». L’assessore, rispondendo ai sindaci, spiega che il canale potrà avere una portato superiore rispetto a quella ipotizzata nel bando di 350 metri cubi al secondo e che oltre che ad essere scolmatore sarà anche navigabile. Viene esclusa del tutto comunque anche da parte dell’assessore l’ipotesi di una camionabile perché dimensioni del genere non lo permetterebbero. I sindaci della Riviera del Brenta sono preoccupati. «La risposta che mi è pervenuta ci preoccupa» spiega Menin «Non si parla di un termine per la presentazione nè di come i soldi si reperiscono. Se si rispettavano i tempi arrivavano dai fondi strutturali europei». Sulla stessa lunghezza d’onda il sindaco di Campolongo Alessandro Campalto da sempre in prima fila sui temi legati alla sicurezza idraulica. Una conferenza dei sindaci della Riviera sul tema si terrà a settembre.

Alessandro Abbadir

 

Nuova Venezia – Dissesto, la Regione tiene fermi 136 milioni

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14

ago

2014

L’accusa del segretario regionale del Pd, Roger De Menech, sull’impiego dei fondi

«Zaia non ha saputo fare programmazione: propongo un patto con il governo»

BELLUNO «Il fatto è che Zaia non riesce neanche a spendere i soldi che ha in materia di difesa del suolo ». Roger De Menech, segretario regionale di quel Pd che – teoricamente (stando ai voti delle Europee) è il primo partito del Veneto, bacchetta il governatore ma contemporaneamente gli tende la mano. «La Regione ha i soldi ma non li spende – commenta De Menech, citando dati Ispra e Ministero Ambiente – : 136,6 milioni sono fermi da anni sui tavoli di palazzo Balbi. Al contrario, per le mance elettorali i soldi si trovano sempre: dal 2007 in avanti la Regione ha sperperato oltre 30 milioni di euro per le feste delle befana, le sagre e i giornalini locali. Ecco perché diciamo che la sicurezza dei cittadini, anche dopo questa pazza estate, deve tornare al centro dell’agenda politica. E qualche risparmio di spesa si può fare anche in Regione ». Secondo De Menech la Regine a trazione Zaia non brilla per progettualità ma insegue le emergenze. «Non è tutta colpa di Zaia, le carenze sono anche ereditate dal passato: ma dal 2010 la situazione – ad eccezione dei fondi post alluvione – conferma tutta la carenza di progettualità della Regione del Veneto – commenta De Menech – . Nel periodo 1997-2009 – aggiunge De Menech – sono stati stanziati in Italia complessivamente2,3 miliardi di euro per la difesa del suolo. Al Veneto sono finiti 108 milioni: il Veneto ne deve ancora utilizzare 21 milioni ». Non basta: dai fondi strutturali del POR 2007-2013 destinati alla difesa del suolo, il Veneto si è aggiudicato la fetta più grossa tra le regioni del centro nord. «Peccato sia stata anche tra le Regioni quella che è riuscita a utilizzarne meno. I dati: Centro nord, su 699 progetti e 491 milioni assegnati ne sono stati spesi complessivamente 255; nel Veneto sono stati approvati 74 interventi per 131 milioni, fino a fine 2013 ne sono stati spesi solo 59 milioni di euro, ovvero meno del 50% delle risorse disponibili. Poi c’è l’accordo di programma 2010. Vi sono previsti 64 interventi per un totale di 44,9 milioni di euro di cui 36 milioni di fondi statali e 9 di fondi regionali. «Alla data di aprile scorso – denuncia De Menech – non era stato segnalato alcun progetto concluso ed erano stati spesi 1 milione e 230 mila euro». De Menech conclude: «Zaia non può andare avanti così. Ha appena chiesto altri 2,3 miliardi di euro al ministro dell’ambiente per la difesa del suolo: per farne cosa, lasciarli nel cassetto come gli altri? Si deve dare una mossa e cominciare a far diventare cantieri i 136,6 milioni che stanno a marcire sulle scrivanie della Regione. Mentre a Venezia fanno girare le carte tra le innumerevoli sedi regionali, il territorio è martoriato di frane e allagamenti. Ora si cambi passo velocemente. Negli ultimi 20 anni è mancata la programmazione. Ora, poiché i problemi della difesa del suolo sono complessi e Zaia ne è oggettivamente sopraffatto, lo invito ad accettare aiuto e consigli. Ho già attivato un canale con il ministero dell’Ambiente per aiutare la Regione Veneto a superare questa crisi. E’ interesse comune che quei 136 milioni di euro si trasformino prima possibile in cantieri per mettere in sicurezza i cittadini».

Daniele Ferrazza

 

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