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Scalino di 50 centimetri al primo binario. Il sindaco, pendolare per lavoro, chiede spiegazioni

CASTELLO DI GODEGO. Cinquanta centimetri, forse qualcuno di più, che fanno la differenza per chi ha problemi a salire e scendere dal treno. In senso negativo. Stiamo parlando della nuova altezza del binario uno della stazione di Godego che ora richiede una certa agilità per chi viaggia su rotaia partendo da qui. Salto (per chi sale) e arrampicata (per chi scende) sono le due “discipline” con cui da qualche tempo devono misurarsi i pendolari. In primis il sindaco Pier Antonio Nicoletti, che ogni giorno va a Venezia per lavoro. Ma anche altri utenti che non hanno per nulla gradito la novità, conseguente alla sistemazione del binario.

«Un bel disagio per chi ha qualche problema di movimento», dice il sindaco, «sinceramente nessuno ha capito questa novità. In tutte le stazioni si è provveduto perché l’accesso al treno fosse sullo stesso piano della banchina, proprio per eliminare una barriera, qui no. Voglio una spiegazione».

Ma a lamentarsi non è solo il primo cittadino: quei cinquanta centimetri mettono in difficoltà anche qualche signora con la gonna stretta o con i tacchi. Per non parlare di chi ha difficoltà di deambulazione.

«È un vero peccato che ci sia questo problema», dichiara un utente, «si tratta di una stazione molto comoda con collegamenti verso Venezia e Bassano ogni ora, con parcheggi vicini sia per le auto che per bici e moto, dove si riesce a trovare sempre posto. Speriamo prendano provvedimenti: ma credo che l’unica sia alzare la banchina».

Gli utenti che hanno fatto presente il problema a Trenitalia dicono di aver avuto garanzie che il binario verrà nuovamente abbassato.

Davide Nordio

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Altre 6 corse cancellate e 4 ridotte. A far saltare la linea per e da Venezia un guasto tra Castelfranco e Castello di Godego

CASTELLO DI GODEGO – Altra mattinata difficile ieri per chi si è mosso in treno sulla Venezia- Castelfranco-Bassano. Una scena vista già altre volte: l’ultima non più tardi di venerdì scorso. I problemi sono stati causati da un guasto al sistema di distanziamento dei convogli fra le stazioni di Castello di Godego e di Castelfranco, risolto in tarda mattinata. A rimetterci migliaia di pendolari, con 24 treni regionali coinvolti che hanno causato ritardi anche di oltre 60 minuti. Per quasi tutta la mattina, i viaggiatori di uno dei tratti più trafficati d’Italia a binario unico hanno dovuto armarsi di pazienza o studiare delle alternative per raggiungere gli uffici e le scuole.

Il bilancio di Rete ferroviaria italiana (Rfi) parla di 14 convogli che hanno subito ritardi, sei treni non hanno proprio viaggiato e altri quattro hanno coperto solo parte del percorso. E dall’inizio dell’anno, la storia si è ripetuta più di una volta. Che non fosse una mattina facile, lo si è capito sin dalle prime luci dell’alba, quando il treno 5700 è arrivato a Castelfranco con 10 minuti di ritardo, alle 6.36 anziché le 6.26. Di lì a poco, la situazione ha iniziato ad aggravarsi. Così, per Venezia Santa Lucia, il regionale 5701 ha accumulato 31 minuti di ritardo, 38 per la corsa successiva, la numero 5703, addirittura un’ora e mezza per il 5705 da Bassano, 26 minuti per il 5711, un’ora e 10 minuti per il 5713, mentre il regionale 5717 è arrivato a Mestre con un ritardo di 40 minuti ma non ha proseguito la corsa per Venezia. Problemi anche per il treno 5721, che sarebbe dovuto partire da Bassano alle 10.25, ma lo ha fatto con 33 minuti di ritardo ed è arrivato a Venezia 38 minuti dopo. Anche per chi doveva andare a Castelfranco, sede di molte scuole, e Bassano, non è stato semplice. Anzi. I ritardi sono stati notevoli, partendo dal regionale 5706 per la città vicentina, arrivato 38 minuti dopo. Quello successivo, per Castelfranco, ha viaggiato con 22 minuti di ritardo, il 5714 da Venezia a Bassano con44 minuti, 20 quelli accumulati, invece, per il treno 5716. Non è andata meglio per chi da Santa Lucia doveva andare a Bassano alle 11.56 prendendo il regionale 5726: nella città vicentina ci è arrivato 53 minuti dopo. Molti viaggiatori si sono trovati a terra o il tragitto del loro convoglio non è stato completato. Questo ha riguardato i casi dei regionali 5709 da Castelfranco (partenza ore 7.25), il 5710 cancellato da Venezia a Castelfranco e che ha effettuato solo il tratto dalla città murata a Bassano. Niente da fare per i treni 5718 e il 5725, mentre il numero 5722 è partito da Mestre per Bassano e non da Venezia come previsto. Anche lunedì ci sono stati degli inconvenienti, stavolta sulla Treviso-Venezia. Il treno delle 9.25, mentre quello delle 9.07 è stato soppresso. Inoltre i monitor della stazione di Treviso accusavano dei problemi. Vita difficile per i pendolari.

Alessandro Ragazzo

 

 

Spinea. Il primo cittadino “armato” di telecamera sul treno Bassano-Venezia. «Un errore togliere la nostra fermata»

SPINEA – Il sindaco fa il pendolare. È una battaglia a tutto campo quella di Silvano Checchin per riavere i suoi quattro treni nelle ore di punta del mattino, dopo che l’entrata in vigore del nuovo orario cadenzato ha ridotto le corse, cancellando in particolare quella delle 7.21, la più frequentata dai pendolari di Spinea. Lo scorso 10 gennaio Checchin si è alzato di buon’ora, precisamente alle 4 del mattino, per raggiungere Bassano del Grappa e salire sul treno regionale veloce 5705 delle 6.25 per Venezia. Armato di telecamera e blocco per gli appunti, Checchin ha preso nota, contandoli uno per uno, dei pendolari saliti in ogni stazione, verificando il numero complessivo dei passeggeri in arrivo a Maerne e l’affollamento del convoglio nei singoli segmenti di percorso. Obiettivo: dimostrare che pochi pendolari che salgono a Bassano arrivano in realtà fino a destinazione, percorrendo tutta la tratta. Molto più richiesta è invece la fermata di Spinea, che il nuovo orario cadenzato ha invece cancellato.

Il video girato da Checchin è già diventato un successo in internet, dove il sindaco veste i panni del pendolare-reporter. Ecco dunque il viaggio all’alba del primo cittadino di Spinea, da Bassano del Grappa fino a Maerne di Martellago. Il treno regionale veloce parte puntuale da Bassano alle 6.25. Subito con Checchin, salgono 37 persone. Poco dopo il treno ferma a Cassola. Alle 6.46, superata anche la fermata di Castello di Godego, quando il treno sta per arrivare a Castelfranco Veneto, Checchin conta a bordo 73 pendolari. In stazione a Castelfranco ne scendono alcuni e ne salgono 27. In totale, il treno riparte da Castelfranco con 97 viaggiatori. Alle 7.14 il regionale arriva a Maerne di Martellago, con una manciata di minuti di ritardo. Checchin scende e tira le somme: il convoglio riparte alla volta di Venezia-Mestre con 322 persone a bordo, raccolte nelle altre fermate intermedie (Piombino Dese e Noale-Scorzè). Mancano, nel totale, i passeggeri saliti a Maerne, ma a Checchin basta e avanza per dimostrare la sua ipotesi.

«Ho potuto evidenziare che la tratta più utilizzata è quella da Castelfranco a Venezia», spiega il sindaco, «quella da Bassano a Castelfranco è utilizzata poco: i passeggeri sono infatti in numero inferiore rispetto a quelli che oggi non possono più prendere lo stesso treno a Spinea».

La fermata spinetense infatti è stata cancellata dal nuovo schema di orario cadenzato e da dicembre Checchin si sta battendo per riattivarla. «Dalle 7 alle 8 la stazione di Spinea necessita di più treni», continua il sindaco, «perché il numero di pendolari è alto. Quella dei bus sostitutivi è una risposta parziale e il pullman che parte alle 7.20 dalla stazione, non è sufficiente».

Filippo De Gaspari

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Linea per Treviso bloccata due ore

Portogruaro. Mattinata d’inferno ieri mattina per un guasto risolto solo alle 10

PORTOGRUARO – Disagi ieri mattina per i pendolari sulla tratta Portogruaro-Treviso: un guasto ha bloccato la linea per oltre due ore. Il treno regionale 5900 in partenza da Portogruaro alle 6.56 a causa di un guasto meccanico si è fermato a Pramaggiore bloccando la linea per oltre due ore. La circolazione ferroviaria è ripresa regolarmente verso le 10. È stata una mattinata di passione quella che hanno vissuto studenti e lavoratori pendolari ieri mattina, in particolare per quelli che da Portogruaro e Annone Veneto dovevano raggiungere Oderzo e Treviso. Il Minuetto partito regolarmente qualche minuto prima delle 7 alla volta di Treviso si è infatti fermato a causa di un guasto in località Belfiore, a Pramaggiore. La corsa è quindi stata recuperata con un autobus, che è stato sufficiente per trasportare i circa 50 viaggiatori, mentre per il treno successivo si sono contati 11 viaggiatori. Da Trenitalia fanno sapere che a causa del guasto sono state limitate tre treni nei tratti tra Pramaggiore e Motta di Livenza, sostituiti con autobus. Verso le 10 del mattino il traffico è stato regolarmente ripristinato. Tra il nuovo orario cadenzato e imprevedibili guasti, non c’è pace per i pendolari della linea Portogruaro-Treviso. Per quanto riguarda il nuovo orario, lunedì 27 gennaio si terrà un nuovo incontro in merito tra l’assessore regionale competente Renato Chisso e i sindaci della tratta che porteranno in Regione le diverse istanze dei propri cittadini-utenti. Riguardo alle vecchie automotrici diesel 668 segnalate dagli utenti, Trenitalia afferma che hanno sempre circolato sulla linea Portogruaro-Treviso e che le scelte dei treni sulle varie linee sono effettuate dalla Regione in base ai flussi di traffico.

Claudia Stefani

 

DOPO LE PROTESTE DEI PENDOLARI PER RITARDI E DISSERVIZI

Treni: il Consiglio convoca Chisso

Riferirà sull’orario cadenzato. Da Bottacin e Reolon critiche a Zaia

VENEZIA – I disservizi e i ritardi ferroviari sulle linee regionali approdano al Consiglio del Veneto. Ad un mese dall’entrata in vigore del nuovo orario cadenzato, la commissione Urbanistica e Trasporti intende fare il punto della situazione e verificare quanto segnalato in queste settimane da pendolari, amministratori locali, associazioni di categoria. «Nella seduta di mercoledì 22 gennaio», annuncia il presidente Andrea Bassi (Lega) «incontreremo l’assessore Renato Chisso e la responsabile regionale di Trenitalia Maria Giaconia per discutere le tante criticità segnalate dagli utenti». I consiglieri Diego Bottacin (misto), Bruno Pigozzo (Pd) e Piergiorgio Cortelazzo (Ncd) hanno chiesto di dedicare un’apposita seduta alla disdetta del contratto con Trenitalia e di messa in gara del servizio ferroviario decisa dal governatore Zaia, sollecitando un confronto diretto tra la commissione e lo stesso Zaia: «Dobbiamo sapere se il governatore pensa davvero di affrontare un impegno così lungo e gravoso con gli uomini e le teste che fino ad oggi hanno sempre affermato, in commissione e fuori, che la gara non solo non si poteva, ma nemmeno si doveva fare», dichiara in proposito Bottacin. E Sergio Reolon (Pd) individua nella volontà di bandire una gara europea una «chiara ammissione di colpa» da parte di Chisso e Zaia: «La Regione non fa attività di programmazione, manca una politica dei trasporti che migliori il servizio: chi viaggia in treno e autobus necessita di un biglietto unico e serve assolutamente la riorganizzazione delle tratte gomma-rotaia che in alcune zone sono percorse da entrambi i trasporti. Il Veneto investe nel servizio ferroviario appena lo 0,31% del bilancio regionale. Risultato? Sulle linee bellunesi dal 18 novembre 2013 fino ad oggi i treni hanno già accumulato più di 1200 ore di ritardo, l’equivalente di circa 53 giorni».

 

CASTELFRANCO – Il convoglio per Vicenza nel caos: in molti sono costretti a restare a terra

L’odissea di un pendolare alle prese con vagoni stipati come carri bestiame

«Vagoni passeggeri? Questi sono carri bestiame»: esplode la rabbia dei pendolari costretti a inenarrabili peripezie per spostarsi in treno. L’ultimo episodio risale a ieri, siamo sulla tratta Treviso-Vicenza. La “vittima” questa volta è un residente di Castello di Godego che per ragioni di praticità va a prendere il treno a San Martino di Lupari (Padova) per poi cambiare o a Castelfranco o a Treviso.

«Da un mese stiamo vivendo una situazione irreale, paradossale, da terzo mondo», spiega l’utente che poi dà sfogo al suo racconto, purtroppo simile a tanti altri. «Soprattutto a Castelfranco ed a San Martino di Lupari la situazione è da collasso -spiega non meravigliandosi del fatto che solo domenica un altro utente ma questa volta sulla tratta Venezia-Trento è svenuto per la calca – Siamo proprio ammassati all’interno come delle bestie dove è impossibile qualsiasi tipo di movimento. Quando il treno delle 7.30 arriva a San Martino di Lupari, si fatica proprio ad entrare e talvolta si rimane a terra. Stessa cosa anche a Castelfranco solo che qui essendoci il cambio per le coincidenze che arrivano da altre destinazioni, il treno in parte si svuota. Ma se non si è pronti in prima fila a salire, si rischia anche qui di rimanere a terra come è successo in diverse occasioni purtroppo».

La sopportazione ormai è giunta al limite: «Non so quanto riuscirò ad andare avanti in queste condizioni e come me anche tanti altri utenti che per studio o lavoro devono prendere il treno. Ho anche cercato di parlare con il personale, farmi spiegare cosa sta succedendo, ma non se ne viene a capo. Il problema purtroppo è al vertice».

Molti disagi poi vengono segnalati anche sulla tratta Castelfranco-Padova dove da qualche tempo ci sono solo tre carrozze e, come viene segnalato da alcuni utenti locali, in più situazioni sono rimasti a piedi.

«Ma Trenitalia e la Regione Veneto sono a conoscenza di queste assurde situazioni?», si chiede il viaggiatore esasperato come migliaia di sfortunati “colleghi”, mentre gli episodi di disservizio si moltiplicano quotidianamente.

 

L’INIZIATIVA – Per promuovere il progetto domenica tutti in bici fino a San Marco 

CASTELFRANCO – Percorso ciclabile da Bassano a Venezia, Castelfranco capofila del progetto. La città murata coordina la stesura del piano per la pista ciclabile che andrà ad attraversare 3 province arrivano fino alla laguna.

Per promuovere il progetto questa settimana è stato organizzata la Transalpina Bike. Lunedì scorso una quindicina di ciclisti (quasi tutti bassanesi) sono partiti da Monaco di Baviera percorrendo tutta la ciclabile. Arriveranno sabato mattina a Bassano. Domenica ci sarà l’ultima tappa con partenza alle 8 da Castelfranco e arrivo in tarda mattinata a Venezia, lungo quello che sarà il percorso della ciclabile. Si farà tappa alla sorgenti del Sile, a parco San Giuliano a Mestre, in piazzale Roma a Venezia. Un gruppo raggiungerà poi piazza San Marco.

Nel progetto sono coinvolti una ventina di comuni veneti, coordinati proprio da Castelfranco. Il percorso ciclabile dovrebbe partire dal ponte vecchio di Bassano e passare attraverso Rosà, Cassola, Loria, Castello di Godego, Castelfranco. Da qui scendere per Piombino Dese, Morgano.

A questo punto si pensa a 2 diverse diramazioni. La prima verso Mogliano con conclusione a Mestre. L’altra attraverso Treviso, Casale sul Sile, Quarto d’Altino, arrivando a Jesolo con conclusione al Cavallino.

Il progetto era stato lanciato qualche mese fa per la prima volta. Dopo una serie di riunioni si è arrivati ora ad un coordinamento tra gli uffici tecnici dei Comuni coinvolti. «Contiamo di arrivare al progetto definitivo entro la fine dell’anno» spiega il sindaco Luciano Dussin «puntiamo successivamente a presentarlo alla Comunità Europea, in modo da ottenere dei finanziamenti per realizzarlo». L’idea è di individuare un percorso su strade già esistenti, le meno trafficate, seguendo le direttrici del Muson dei Sassi e del Sile.

Daniele Quarello

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