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La Commissione Via è l’organo pubblico che decide se un’opera si può fare o no. C’è solo un problema: molti dei suoi componenti lavorano per aziende private. I cui affari dipendono direttamente dai pareri dei commissari. Un’anomalia che il governo non ha risolto e su cui il Movimento 5 Stelle chiede chiarezza

di Stefano Vergine

Decidono di ponti e autostrade, oleodotti e ferrovie, perforazioni petrolifere, centrali elettriche, porti, inceneritori. Su tutto ciò che può modificare l’ambiente in Italia, il pallino è in mano ai 48 membri della Commissione Via , acronimo che sta per “Valutazione d’impatto ambientale”. Loro sono architetti, magistrati, ingegneri, economisti, geologi. Professionisti chiamati a dire se un’opera si può fare oppure no. E a controllare che i criteri scelti per la realizzazione vengano rispettati dalle aziende costruttrici. Compiti delicatissimi, visto che in ballo ci sono lavori milionari e spesso contestati dalle comunità locali.

Indagando sui membri della Commissione emerge però che parecchi di loro, oltre a fare i tecnici per il governo italiano, lavorano per società che dai pareri della Commissione dipendono direttamente. Una coincidenza che potrebbe mettere a rischio la loro imparzialità. Su questo si concentra l’esposto inviato in questi giorni da un gruppo di parlamentari del Movimento 5 Stelle (membri della Commissione Ambiente della Camera) alle Procure di Roma e Firenze, oltre che all’Autorità Anti Corruzione e alla Direzione Nazionale Antimafia. “L’Espresso” ha potuto leggere in anteprima l’esposto. E questi sono alcuni dei nomi dei commissari su cui i parlamentari grillini chiedono di fare luce.

Uno dei capitoli più lunghi è dedicato ad Antonio Grimaldi, storico docente di Ingegneria all’università romana di Tor Vergata. Oltre ad essere membro della Commissione, Grimaldi svolge anche attività privata con la Progin, una società di progettazione che il professore di fatto controlla. Il problema, sottolinea l’esposto, è che la Progin lavora insieme a gruppi che hanno parecchio a che fare con la Commissione di cui Grimaldi fa parte. Il caso più eclatante riguarda l’Anas, la società pubblica che gestisce una buona fetta delle autostrade italiane. E non solo: la Progin è infatti socia dell’Anas in tre consorzi attivi in Colombia, con cui si spartisce commesse per un totale di 30 milioni di euro. Allo stesso tempo, si legge nell’esposto, «decine di progetti dell’Anas sono stati valutati a vario titolo dalla Commissione Via». Come dire: siamo sicuri, chiedono i deputati grillini, che quando Grimaldi ha dovuto valutare i progetti dell’Anas lo abbia fatto in modo imparziale?

La stessa domanda riguarda parecchi altri membri della Commissione. Come Silvio Bosetti, ingegnere e direttore generale della Energy Lab Foundation: una struttura di cui sono socie la Fondazione Edison, della Edison, e la Fondazione AEM, del gruppo A2A. Insomma, dietro la Energy Lab Foundation ci sono due dei principali gruppi energetici che operano in Italia. Nell’esposto si evidenzia che, da membro della Commissione, tra il 2013 e il 2014 Bosetti si è trovato a decidere di tre progetti proposti da questi due gruppi. Una centrale elettrica di Edison a Pianopoli, in provincia di Catanzaro. E due centrali di A2A, una a Monfalcone (Gorizia) e l’altra a Brescia. In tutti e tre i casi il parere dell’ingegnere è stato positivo.

Ha approvato un bel po’ progetti presentati dall’Anas un altro membro della Commissione, l’architetto Francesca Soro. Che dalla stessa Anas ha ricevuto un incarico personale: nel 2011 è stata nominata commissario di gara per un intervento stradale da svolgere in Sicilia. Anche Arturo Luca Montanelli, architetto, è citato nell’esposto. Oltre ad essere membro della Commissione, Montanelli è il legale rappresentante di una società di progettazione (la Ardea) che fa parte di un grande consorzio di imprese (Red). Il problema, fanno notare i grillini, è che i clienti di alcune società che formano il consorzio hanno presentato i loro progetti alla Commissione Via. Insomma, Montanelli ha votato i piani dei clienti dei suoi soci. Come ad esempio quello dell’Ilva di Taranto, l’enorme acciaieria entrata in crisi a causa del mancato rispetto delle procedure ambientali.

Tra i nomi citati nell’esposto c’è anche quello del presidente della Commissione Via, Guido Monteforte Specchi. I deputati del Movimento 5 Stelle dicono che l’ingegnere ha fatto il consulente per un’azienda, la Itw & Lkw Geotermia Italia. E che quest’azienda ha presentato un progetto in Commissione per un impianto geotermico pilota da realizzare a Castel Giorgio, in provincia di Terni.

Una stoccata i grillini la tirano anche a chi alterna incarichi pubblici e privati. Come ad esempio Maria Fernanda Stagno D’Alcontres, architetto, fino a un anno fa commissario straordinario per la Metro C di Roma, l’opera finita al centro delle indagini della magistratura per i ritardi e i costi aumentati. Ebbene, come si legge nel suo curriculum , la D’Alcontres è stata dal 2001 al 2005 in forze al ministero delle Infrastrutture, come componente della struttura tecnica di missione. Poi, dal 2006 al 2007, è passata a fare la consulente per la Tav spa, la società costituita dalle Ferrovie dello Stato per realizzare le linee dei treni ad alta velocità. Infine, dal 2008, è diventata membro della Commissione Via, che sulla Tav si è trovata spesso a decidere.

Non ci sono però solo i possibili conflitti d’interesse. Come gli stessi deputati grillini avevano già evidenziato in una recente interrogazione parlamentare, all’interno della Commissione Via ci sarebbero persino piduisti e personaggi vicini alla ‘ndrangheta. Di Vincenzo Ruggiero, commercialista e membro della Commissione da oltre 10 anni, si ricorda che la Prefettura di Reggio Calabria nel 2008 lo descrisse come «sospettato di essere asservito alla cosca Piromalli-Molè-Stillitano operante in Reggio Calabria» . Mentre di Antonio Castelgrande, ingegnere di 85 anni, si mette in evidenza un articolo pubblicato dal quotidiano “l’Unità” nel 2002 , che raccontava della presenza di Castelgrande nell’elenco dei membri della loggia massonica P2.

Al di là di questi ultimi casi, però, l’esposto riguarda un tema per certi versi ancora più rilevante. E’ giusto che persone chiamate a decidere il destino di opere come la Tav, le autostrade o i pozzi petroliferi possano avere degli interessi privati in quelle opere? Non sarebbe meglio, per evitare possibili conflitti d’interesse, affidare la Commissione solo a persone oggettivamente imparziali, ad esempio a professori universitari senza incarichi nel settore privato? Domande a cui nemmeno i magistrati potranno rispondere. Perché quel compito tocca al governo di Matteo Renzi e al suo ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, a cui fa capo la Commissione Via.

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COMUNICATO STAMPA OPZIONE ZERO 8 APRILE

La notizia dello stralcio della Orte-Mestre dal DEF è accolta con soddisfazione da Opzione Zero e da tutte le organizzazioni della Rete nazionale Stop Or-Me, anche se si attende l’esito del Consiglio dei Ministri di venerdì per verificare che non ci siano tranelli.

Se confermato, si tratterebbe comunque di un risultato molto importante e per il quale comitati e associazioni ambientaliste lavorano incessantemente da anni mantenendo accesi i riflettori, contro tutto e contro tutti, su tutto ciò che quest’opera poteva significare in termini di impatti ambientali e sociali,  di rischi economici, in termini di interessi privati e intrecci malavitosi che da sempre stanno alla base di questo progetto assurdo e devastante.

La decisione del Governo potrebbe impantanare seriamente l’iter di approvazione dell’opera allontanando, almeno per il prossimo futuro, il rischio di apertura dei cantieri nel cuore della Riviera del Brenta e di altri territori di pregio.

Questa scelta è per il Governo quasi obbligata seppure non scontata – commentano Rebecca Rovoletto e Lisa Causin portavoce del comitato –  perché l’inchiesta “Sistema” della  Procura di Firenze ha letteralmente travolto i protagonisti della vicenda Orte-Mestre a cominciare dal proponente Vito Bonsignore, al suo amico di partito e ex ministro Maurizo Lupi, per finire con Ercole Incalza, l’uomo chiave che ha curato l’istruttoria della nuova autostrada.  Si è finalmente aperto uno squarcio nel muro di gomma che nascondeva  tutto il marciume e l’insostenibilità economica dell’”affare Orte-Mestre, ciò che denunciamo da molto tempo. Di fronte a tanta evidenza sarebbe troppo fare finta di niente anche questa volta”.

Opzione Zero dubita infatti del Governo Renzi, lo stesso Governo che pochi mesi fa aveva rimesso “in pista” la nuova autostrada, con l’inserimento di una norma specifica nel Decreto Sblocca Italia finalizzata ad aggirare il parere negativo della Corte dei Conti sul piano economico-finanziario allegato al progetto. Una norma che guarda caso ora compare nelle intercettazioni telefoniche dell’inchiesta  “Sistema”.

Secondo Mattia Donadel è certamente il momento di festeggiare, ma non certo di smobilitare: “Siamo a un passo da una vittoria straordinaria e forse decisiva per questa vertenza, sarebbe però un errore abbassare la guardia proprio adesso: lo stralcio della Orte-Mestre dal DEF allontana di molto lo spettro dell’autostrada ma non lo cancella. L’opera infatti rimane inserita in Legge Obiettivo, e potrebbe essere ripescata in tutto o in parte più avanti, quando le acque saranno meno agitate. Dobbiamo continuare a lavorare per ottenere la cancellazione definitiva del progetto; soprattutto dobbiamo incalzare ANAS e Regione Veneto per risolvere subito il problema Romea, la pericolosità di questa strada ha raggiunto livelli indegni e insostenibili”.

D’altra parte, a conferma di questi timori, Opzione Zero fa notare come proprio questa mattina il Governo abbia chiesto e ottenuto il rinvio del voto sulla mozione parlamentare dell’On. Arianna Spessotto con la quale si chiedeva il ritiro definitivo del progetto; l’ennesima dimostrazione del tatticismo e dell’ambiguità che caratterizzano l’esecutivo e il partito del Presidente del Consiglio, il solito PD.

 

Antenna Tre – Il governo blocca la Orte-Mestre

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7

apr

2015

La svolta dopo gli scandali e il cambio al ministero. Martella (Pd): «Opera esclusa dal Def». Costa 10 miliardi

VENEZIA – Cala la notte sulla «nuova autostrada del Sole». A 150 giorni dal via libera del Cipe al project financing presentato dal gruppo di Vito Bonsignore (Ncd), il governo si appresta a fermare la Orte-Mestre, stralciando il piano da 10,4 miliardi di euro dalla lista delle opere prioritarie.

Alla vigilia della discussione della mozione presentata dal Movimento 5 Stelle alla Camera, approda oggi sul tavolo del consiglio dei ministri l’allegato Infrastrutture al Documento di economia e finanza, un dossier che rispetto ai 419 interventi elencati quand’era ancora ministro Maurizio Lupi ne conserva solo 49 da affidare al suo successore Graziano Delrio, fra cui non è però al momento compreso il nastro d’asfalto che avrebbe dovuto collegare Lazio e Veneto.

Per l’accantonamento definitivo della Nuova Romea Commerciale è attesa appunto la firma del ministro Delrio, che peraltro ancora da sottosegretario alla presidenza aveva espresso dubbi sull’opportunità di un simi le progetto.

«L’orientamento – anticipa Andrea Martella, vicecapogruppo del Partito Democratico a Montecitorio – è ormai di escludere la Orte-Mestre dalla lista delle opere strategiche. Il principio è che sia meglio concentrarsi sulle infrastrutture maggiormente sostenibili dal punto di vista ambientale ed economico, opere più piccole e più facilmente realizzabili, capaci di conciliare le esigenze della viabilità con i bisogni dell’economia in maniera ragionevole».

Va detto che il costo sarebbe stato interamente sostenuto dai proponenti, ancorché a fronte di agevolazioni fiscali in materia di Irap, Ires e Iva pari a 1,87 miliardi. «Non so cosa voglia fare Delrio – afferma il vicegovernatore Marino Zorzato (Ncd) – mi auguro però che, come faceva Lupi, anche lui voglia utilizzare i soldi per dare rapidamente soluzione ai problemi dei territori».

Ma la capacità di attrazione dei capitali privati è solo uno dei requisiti previsti dall’interpretazione rigorosa del codice degli appalti perseguita dal nuovo corso ministeriale. Non verrebbe ad esempio rispettato quello dello stato di avanzamento del pro progetto, ancora fermo al preliminare. Secondo quanto filtra da ambienti romani, tanto potrebbe bastare per far saltare l’opera, finita al centro dell’inchiesta di Firenze.

«Visto che c’è un’indagine in corso e al di là delle posizioni ideologiche sì/ no in cui non mi riconosco – afferma la deputata pd Simonetta Rubinato – credo sia da porsi un interrogativo: questa autostrada può essere considerata una risposta vera alla domanda di mobilità dei cittadini e delle imprese? Credo che possiamo capirlo solo all’interno di un disegno strategico che necessita di un supplemento di riflessione e personalmente auspico che nell’agenda dettata da Delrio si passi finalmente da elenchi faraonici ad una lista di priorità, anche per evitare di ripetere l’errore compiuto in Lombardia con una BreBeMi pesantemente in rosso. In tutto questo non dobbiamo però dimenticare i problemi di sicurezza della Romea e la richiesta di visibilità che arriva da quei territori».

Non a caso a Rovigo il Pd ai più vari livelli istituzionali si era espresso a favore della Orte- Mestre. Per questo Arianna Spessotto, parlamentare del M5S, non si aspetta un esito scontato dal voto che la prossima settimana farà seguito alla discussione sulla sua mozione fissata per domattina: «Non mi faccio illusioni, ma spero lo stesso di essere sostenuta nella mia e nostra battaglia contro un sistema che favorisce il dilagare della corruzione».

Nel dubbio prosegue il mail-bombing dei comitati sui deputati per chiedere il ritiro definitivo del progetto. «L’approvazione della mozione e lo stralcio dal Def – spiega Mattia Donadel di Opzione Zero – sono tappe di avvicinamento all’obiettivo della cancellazione totale».

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Gazzettino – Ai domiciliari il supermanager Incalza

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4

apr

2015

FIRENZE – L’inchiesta sulle Grandi Opere che ha colpito imprenditori e ministero delle Infrastrutture

Il gip: «È anziano e il carcere è già stato un deterrente verso il rischio di recidiva dei reati»

FIRENZE – Una ventina di giorni dopo l’arresto, l’ex supermanager delle Infrastrutture, Ercole Incalza, 71 anni, è uscito dal carcere ed è tornato a casa, dove resterà ai domiciliari. Anche se «nessuna circostanza nuova è intervenuta a modificare o attenuare il quadro indiziario», il gip di Firenze Angelo Pezzuti ha ritenuto che non sussistessero più le «eccezionali esigenze cautelari» richieste per tenere chiuso in cella un ultrasettantenne.

E poi, non ci sono né il pericolo di fuga né quello che torni a compiere reati: «Il periodo di tempo trascorso dall’indagato in regime di custodia in carcere – annota il gip – sembra avere esercitato, in un soggetto assolutamente nuovo all’esperienza carceraria e di età avanzata, un’adeguata efficacia deterrente verso il pericolo di recidiva». I difensori di Incalza, gli avvocati Titta Madia e Simonetta Perrone Compagni, si sono detti soddisfatti.

Incalza è accusato di aver ricevuto «ingenti somme di denaro» in cambio delle direzioni dei lavori fatte avere a Stefano Perotti nell’ambito dei grandi appalti per le opere pubbliche, dalla Tav alla Salerno-Reggio Calabria, alla Pedemontana Veneta. Incalza e Perotti sono stati arrestati dai carabinieri del Ros il 16 marzo. Lo stesso giorno, ai domiciliari sono finiti un collaboratore di Incalza, Sandro Pacella, e un imprenditore, Francesco Cavallo, che aveva molte entrature al ministero per le Infrastrutture.

Incalza e Perotti sono ritenuti dalla procura di Firenze i principali indagati, i registi del ‘sistema’, di quel continuo scambio di denaro e favori che avrebbe reso i grandi appalti pubblici un affare gestito da una ristretta cerchia di persone vicine all’ex capo della struttura di missione del ministero delle Infrastrutture.

Per la stessa inchiesta, ieri sono finiti ai domiciliari Salvatore Adorisio e Angelantonio Pica, dirigenti della Green Field. Secondo gli investigatori, la società serviva a garantire il passaggio di denaro da Perotti a Incalza: il primo ne era l’amministratore di fatto, il secondo veniva ricompensato con delle consulenze. La Green Field – hanno ricostruito gli inquirenti – ha versato a Incalza circa 700 mila euro, che hanno costituito per l’ex capo della struttura di missione del ministero «la principale fonte di reddito dal 1999 al 2012»: «ha guadagnato più dalla Green Field che dallo stesso ministero delle infrastrutture».

Per il 9 aprile sono in programma gli interrogatori di garanzia per Pica e Adorisio. Il difensore del primo, l’avvocato Alessandro Ippoliti, ha già annunciato che il suo assistito risponderà alle domande del gip per chiarire «la sua estraneità alle accuse».

 

IL CASO – Democratici di Meolo contro i colleghi di Jesolo che hanno detto sì

L’accusa: «Asserviti alla giunta Zoggia e agli albergatori»

MEOLO – La Via del Mare provoca la spaccatura nel Pd da un capo all’altro della superstrada a pedaggio Meolo-Jesolo.

Il Partito democratico meolese, da sempre contrario al progetto, non ha affatto digerito che il Pd di Jesolo si sia schierato a favore dell’autostrada del mare.

Quello che proprio non è andato giù al Partito democratico di Meolo è che, anche col voto del Pd che fa parte della giunta Zoggia, lunedì scorso in Consiglio comunale a Jesolo sia stato approvato all’unanimità un documento che sollecita la realizzazione dell’autostrada del mare.

Così dal Pd di Meolo piovono accuse contro quello di Jesolo, tacciato di asservimento alla compagine di governo.

«Ciò che ci fa più male – dice Massimo Zaramella, segretario del Pd meolese – è vedere un Pd di Jesolo che è rappresentato in Giunta, ma che non ha alcuna voce in capitolo nelle decisioni importanti. Dice sempre di sì, senza mai un’obiezione, una controproposta, una visione diversa. Magari sono anche capaci di dirci che, invece, nelle riunioni di Giunta ci sono lotte furibonde. Me li immagino, visto che li conosco bene».

Zaramella si chiede se a Jesolo sappiano che lo stesso assessore regionale alle infrastrutture Isi Coppola ha messo una pietra tombale sopra la Via del Mare, definendola “una strada che nessuno vuole e che non risolve i problemi di traffico”.

«A favore della superstrada – sottolinea il segretario del Pd di Meolo – sono rimasti ormai solo gli albergatori di Jesolo e gli amministratori comunali che li rappresentano da sempre, i quali non capiscono, o fanno finta di non capire, che la vera soluzione al problema del traffico per Jesolo e Cavallino consiste in una profonda rivisitazione della viabilità interna e periferica della località litoranea e dall’aumento delle strade di accesso».

La soluzione migliore per tutti, ribadisce il Pd meolese, è il raddoppio delle corsie e la messa in sicurezza dell’attuale Treviso-mare, non una superstrada a pedaggio che non risolve il problema delle code dei veicoli verso le spiagge e invece danneggia i paesi attraversati.

Emanuela Furlan

 

Gazzettino – Valanga di mail contro la Mestre-Orte

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4

apr

2015

Fino a mercoledì, quando se ne discuterà alla Camera, i comitati contrari all’opera invieranno appelli ai parlamentari

DOLO – Da ieri e fino a mercoledì 8 aprile, cittadini e organizzazioni della Rete Stop Orte-Mestre bombarderanno di mail i deputati per chiedere il ritiro definitivo del progetto della nuova autostrada ‘Romea commerciale’.

Lo spunto è stato dato da una mozione presentata dall’on. Arianna Spessotto, assieme ad altri, che chiede lo stralcio del progetto e la messa in sicurezza immediata di ’Romea’ e E-45, in discussione alla Camera proprio mercoledì. Anche il Comitato Opzione zero si è attivato.

«La Orte-Mestre è una delle opere più impattanti e costose tra quelle previste in Legge Obiettivo – osservano le portavoci del comitato Rebecca Rovoletto e Lisa Causin – ma, nonostante le iniziative e l’azione di denuncia portate avanti in questi anni da Stop Or-Me, è solo con le inchieste Mose e Sistema che finalmente se ne parla anche a livello nazionale».

Il rischio, per i comitati, è che l’iter di approvazione dell’opera vada avanti benché sia ormai palese che la Orte-Mestre, così come altre ’grandi opere’, sia stata pensata – sempre secondo i comitati – a beneficio delle lobby del cemento e dell’asfalto. «L’azione penale colpisce infatti i singoli responsabili di illeciti, ma non blocca automaticamente l’approvazione dell’opera».

Il comitato dolese aggiunge: «È per questo motivo che associazioni e movimenti chiedono ora a tutti i cittadini di esercitare il massimo di pressione sui deputati inviando a ciascuno di loro una mail in cui si ribadisce l’assurdità del progetto, gli impatti, i costi e soprattutto quali sono le esigenze vere dei territori a cominciare dalla messa in sicurezza di ’Romea’ e ’E-45’».

Opzione zero scriverà anche ai candidati alla presidenza della Regione, ai sindaci dei comuni interessati e alle forze politiche locali affinché si facciano sentire presso il Parlamento.

(L.Per)

 

DOLO – Una tempesta di mail diretta a intasare la posta elettronica dei deputati per sensibilizzarli a far ritirare il progetto dell’autostrada Orte-Mestre.

La singolare forma di protesta cominciata ieri proseguirà fino a mercoledì prossimo, quando alla Camera sarà discussa una mozione parlamentare presentata dall’onorevole Arianna Spessotto (Movimento 5 Stelle) e altri per chiedere lo stralcio del progetto e la messa in sicurezza della Romea e della E-45.

«La Orte-Mestre», spiegano per il comitato Opzione Zero il presidente Mattia Donadel e le portavoci Rebecca Rovoletto e Lisa Causin, «è una delle opere più impattanti e costose tra quelle previste dalla legge obiettivo, ma nonostante le numerose iniziative e l’azione costante di denuncia portate avanti in questi anni dalla rete “No Ar”, è solo con le inchieste Mose che finalmente se ne parla anche a livello nazionale. Il rischio è che l’iter di approvazione dell’opera vada avanti nonostante il progetto pensato ad esclusivo beneficio delle lobby del cemento e dell’asfalto».

Di qui la proposta: «Chiediamo a tutti i cittadini di inviane a ogni deputato una mail in cui si spiega l’assurdità di questo progetto».

Tutte le istruzioni sono già disponibili sui siti www.stoporme.org e www.opzionezero.org: la stessa mail sarà inviata agli onorevoli anche a nome delle singole organizzazioni.

Alessandro Abbadir

 

Scorzè. Pronte nel 2017 la complanare verso via Moglianese e la tangenziale sud

Con l’apertura del varco verrà declassata la Castellana in centro a Martellago

MARTELLAGO – Aperto il casello del Passante Martellago-Scorzè, restano invece in ballo altre questioni per vedere completate tutte le opere d’accesso. Sentendo le parole del sindaco di Scorzè Giovanni Battista Mestriner, serviranno altri due anni per avere tutto al suo posto, perché per la complanarina di collegamento con via Moglianese e la tangenziale sud di Scorzè non si percorreranno prima del 2017. Di certo le due tangenziali di accesso al casello, da via Boschi a ovest e dalla Castellana a est per un totale di quasi 5,4 chilometri, permetteranno a Martellago di rivedere il suo centro.

Da mercoledì pomeriggio, comunque, è cominciata una nuova fase. A Scorzè c’è attesa per la tangenziale sud, con i lavori che dovrebbero scattare a giugno. Un paio d’anni per completare il cantiere, che collegherà via Milano a via Boschi, laddove confluiscono la variante alla Castellana e il collegamento al Passante. Lungo il tracciato, che per un tratto affiancherà la zona industriale, ci saranno quattro rondò: in via Milano, via De Gasperi, via Volta e via Boschi (quest’ultima già esistente). Su via Milano e via De Gasperi, la rotonda avrà due corsie e un diametro interno di 50 metri, quello in via Volta, stesso diametro ma a tre corsie. Anche per la complanarina, inserita in un secondo momento nel progetto, si dovrà aspettare dall’anno e mezzo ai due. Sarà lunga poco più di un chilometro, sarà finanziata da Anas-Cav con i fondi provenienti dal casello, mentre Veneto Strade dovrà portare avanti il progetto esecutivo, la gara e il successivo appalto. Il costo è di quasi 5,8 milioni di euro, finanziati con fondi di Cav.

A Martellago, invece, serviranno ancora alcuni passaggi tra vari enti ma il tratto della Castellana dalla rotonda della Kelemata a quello di via Boschi finirà in gestione al Comune di Martellago e sarà chiamato vecchia Castellana. Fa parte degli accordi sottoscritti nei mesi scorsi da Martellago, Scorzè, Anas e Veneto Strade. Questo permetterà di organizzare tutta l’area davanti al municipio di Martellago. L’amministrazione potrebbe pensare pure di chiudere il centro per ospitare delle particolari iniziative, deviando il traffico per le tangenziali a nord (Nuova Castellana) o per la variante alla Castellana a sud. Niente chiusura totale, però. La Nuova Castellana, invece, sarà gestita da Veneto Strade.

Alessandro Ragazzo

 

MARTELLAGO – Archiviata l’inaugurazione, con la soddisfazione per la consegna dell’ultima grande opera del Passante, ma anche l’assenza della Regione e le proteste dei Comitati, ieri primo giorno di pieno esercizio per il casello e le nuove strade, che cambiano la viabilità di Scorzè e soprattutto di Martellago.

Lunga 5,4 km, dal suo ingresso est a via Boschi, due corsie, 8 rotatorie, di cui sei connesse alle strade locali (via Castellana, Morosini, Ponte Nuovo, San Paolo, Cà Nove, Boschi), la variante alla Sr 245 porta alla stazione, ma copre anche il percorso Scorzè-Venezia tagliando il centro: il vecchio tratto di Castellana sarà declassato. Con la variante di Robegano, che evita via Roma confluendo in via Boschi, si completa l’anello che bypassa il centro.

Certo la nuova variante ha il limite di non arrivare all’Angelo, una delle critiche del comitato Pro Complanare, coi costi e l’impatto dell’opera, «abnorme».

Visione opposta a quella del presidente Cav, Tiziano Bembo, e del sindaco Monica Barbiero, che rimarcano le opere complementari e di mitigazione portate dal casello, tra cui la variante. Che, pur in questa versione limitata, si è certi darà un contributo decisivo per togliere traffico e smog dal centro, che ora volendo si potrà anche chiudere per le manifestazioni.

Ma il lavoro non è finito: manca la complanarina di collegamento casello-Moglianese, che, sbloccata, sarà costruita da Veneto Strade e pronta entro il 2016. Ma tra gli interventi concordati manca anche tutto il pacchetto (allargamento strada e mitigazione) di via Mezzaluna, tra le più colpite: i residenti sono sul piede di guerra. Moreno Bernardi, Un Comune per tutti, ha presentato un’interpellanza invitando il sindaco ad agire per le vie legali se gli accordi non saranno rispettati.

(n.der.)

 

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