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DOLO «A seguito della bocciatura della Corte dei Conti della delibera del Cipe, con cui è stato approvato il progetto preliminare della Orte-Mestre, chiediamo al Governo il ritiro immediato del nuovo collegamento autostradale dall’elenco delle grandi opere ricomprese nello Sblocca Italia». A chiederlo è Arianna Spessotto, deputata del Movimento 5 Stelle, in un’interrogazione scritta ai ministri Lupi e Padoan. «Senza il visto di legittimità, negato dalla Corte dei Conti, la delibera del Cipe non ha nessun valore””, prosegue l’onorevole, “”ed è impossibile procedere con l’emanazione del bando di gara. Mi chiedo dunque come possa il Governo, nonostante il preavviso della Corte, inserire tra le opere prioritarie dello “Sblocca Italia” un’opera di fatto già bloccata». Nel frattempo il circolo di Legambiente Riviera del Brenta, da sempre contrario alla Romea commerciale, ha inviato una e-mail al premier Matteo Renzi all’interno della consultazione pubblica sulle linee guida dello “Sblocca Italia”. Nel testo vengono sollevati dubbi sulla utilità, sull’economicità e sull’impatto paesaggistico e ambientale della Romea commerciale. «Molti dei nostri iscritti e dei cittadini che hanno votato Pd alle Europee sono contrari a questo modo di procedere e di spendere», riporta la lettera, «vorrebbero che l’attenzione fosse spostata sul territorio (dissesto idrogeologico), sulle scuole, sull’istruzione, sulla ricerca».

(g.pir.)

 

DOLO – Gei (Il Ponte del Dolo) scrive al difensore regionale: «E’ solo una comoda scorciatoia»

Giorgio Gei, capogruppo de “Il Ponte del Dolo” ha inviato una lettera al Difensore Civico regionale chiedendo che non venga presa in considerazione la richiesta di nomina del Commissario ad acta per risolvere la grana del Pati, il Piano di assetto del territorio intercomunale che l’Amministrazione non è riuscita ad approvare. Il consigliere, riferendosi alla richiesta del primo luglio scorso del sindaco di Dolo, dice che le difficoltà di adozione del Pati Dolo-Fiesso d’Artico da parte del Consiglio comunale di Dolo hanno motivazioni meramente politiche: «L’attuale maggioranza si trova, infatti, ad aver perso nel corso del tempo tre consiglieri, passati in minoranza: questi numeri avrebbero consigliato una maggiore condivisione nel processo di elaborazione del Pati – commenta ancora Gai -, ma questo è stato invece inviato in Provincia per l’adozione senza essere mai stato preventivamente discusso. Le commissioni consiliari sul tema si sono tenute solo successivamente, quando non era più possibile alcuna modifica». E come se non bastasse, dei tre Consigli convocati per l’approvazione del Pati, «due sono stati rinviati subito per errori procedurali, mentre nell’unico Consiglio comunale in cui si è aperta la discussione, la maggioranza ha dovuto prendere atto di non essere in grado di garantire il numero legale in prima convocazione, ritenendo, però, di non espletare il tentativo di adottare il Pati con la maggioranza ridotta in una seconda convocazione». Giorgio Gei conclude, quindi, accusando la maggioranza di rifugiarsi dietro la «comoda scorciatoia del commissario ad acta per aggirare e risolvere un problema che è solo politico, almeno fin quando non saranno espletati tutti i percorsi a disposizione del consiglio comunale, al cui interno si può e si deve trovare la soluzione a tale situazione di stallo».

Lino Perini

 

“A seguito della bocciatura della Corte dei Conti della delibera del Cipe, con cui è stato approvato il progetto preliminare della Orte-Mestre, chiediamo al Governo il ritiro immediato del nuovo collegamento autostradale dall’elenco delle grandi opere ricomprese nello Sblocca Italia”.
E’ quanto afferma in una nota la deputata del M5S Arianna Spessotto, depositaria di un’interrogazione scritta ai Ministri Lupi e Padoan.
“Senza il visto di legittimità, negato dalla Corte dei Conti, la delibera del Cipe non ha nessun valore ed è impossibile procedere con l’emanazione del bando di gara. Mi chiedo dunque come possa il Governo, nonostante il preavviso della Corte, inserire tra le opere prioritarie dello “Sblocca Italia” un’opera di fatto già bloccata! L’insostenibilità economica della Orte-Mestre, da tempo denunciata dai comitati e dalle amministrazioni locali, viene inoltre ribadita dalla stessa Corte dei Conti che sottolinea espressamente l’impossibilità dell’utilizzo delle misure di defiscalizzazione previste nel Piano Finanziario dell’opera. “Il Governo non può ignorare le forti perplessità espresse dalla Corte sull’adozione del project financing per la costruzione della nuova autostrada”.

 

Gazzettino – “Nuova Romea, conti da rifare”

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8

ago

2014

GRANDI OPERE – Nel mirino di “Opzione Zero” i costi della superstrada a pedaggio

Due giorni di mobilitazione a settembre contro l’autostrada

COSTI – Nel mirino dei comitati i costi della Nuova Romea

Opzione Zero, il comitato rivierasco che da più di dieci anni si batte contro la “Romea Commerciale” esprime grande soddisfazione per l’ennesima battuta d’arresto subita dal progetto Orte-Mestre, ma non canta vittoria e preannuncia due giornate di mobilitazione. «Il rilievo della Corte dei Conti riguarda in particolare l’impossibilità di utilizzare gli 1,8 miliardi di euro di defiscalizzazioni previste nel Piano finanziario della Orte-Mestre. Inoltre nel medesimo Piano finanziario si fa riferimento all’utilizzo indebito di un surplus aggiuntivo di remunerazione del capitale investito da parte dei privati. Tanto basta per bloccare la Delibera Cipe», osservano i promotori del comitato che aggiungono: «Ma sono preoccupanti due aspetti: prima di tutto la disinvoltura con la quale il Cipe ha varato la delibera senza che ci fossero i presupposti necessari, in secondo luogo il fatto che la stessa Corte dei Conti, dopo aver denunciato pubblicamente i rischi legati al project financing, si sia limitata a una pura analisi formale e procedurale della documentazione senza mettere in evidenza il vero problema e cioè l’insostenibilità dell’intero Piano finanziario. Infatti i flussi di traffico previsti dagli stessi proponenti sono talmente bassi che le tariffe proposte andrebbero a superare di gran lunga quelle del Passante, già oggi le più care in Europa. Ed è chiaro che più care sono le tariffe e più cittadini e trasportatori si riverseranno sulle strade normali rendendo impossibile il rientro del capitale investito. A quel punto sarà lo Stato ad dover intervenire con ulteriori risorse».
Per questo Opzione Zero promuove una mobilitazione per chiedere lo stralcio del progetto. L’appuntamento è per il 20 e 21 settembre prossimi per due giornate di mobilitazione in contemporanea su tutti i territori attraversati dalla nuova autostrada.

Lino Perini

 

Gazzettino – “Valsugana, si torni al progetto Anas”

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8

ago

2014

BASSANESE – Dopo il via libera alla Valdastico Nord si chiede di tornare al progetto Anas-Provincia

Nuova Valsugana, inversione di marcia

Gli enti locali sono d’accordo: «Costa di meno e ha un minor impatto rispetto al project financing»

REVISIONE – Dopo che il Governo ha sbloccato la Valdastico Nord il consigliere regionale del Pd, Stefano Fracasso, chiede di rivedere la situazione della Nuova Valsugana. «Le due infrastrutture devono costituire alternative diverse – marca Fracasso – per la ss. 47 di deve tornare alla variante proposta a suo tempo dall’Anas che costa meno, ha poco impatto e risolve la congestione. E lasciamo stare il project financing».

CONDIVISIONE – La tesi dell’esponente Pd ricalca quella dei Comuni della Valbrenta e dei Comitati di difesa. «Completiamo la strada – ribadisce l’Unione montana – sulla scorta del progetto redatto dalla Provincia di Vicenza e condiviso dall’Anas e dagli enti locali interessati».

VALBRENTA – Dopo il via libera alla Valdastico Nord il consigliere regionale Pd Stefano Fracasso chiede di riconsiderare la 47

«Valsugana, si torni al progetto Anas»

«Costa di meno e ha un basso impatto sull’ambiente; lasciamo perdere la follia del Project financing»

Mentre da Palazzo Chigi tutto tace e l’intraprendenza del presidente del consiglio Matteo Renzi, dimostrata su altri fronti, latita sul problema della Nuova Valsugana, nonostante i solleciti dell’Unione Montana Valbrenta, a perorare una soluzione scende in campo il consigliere regionale del Partito democratico, Stefano Fracasso.
«Ora che il Governo ha inserito la Valdastico Nord nello ’Sblocca Italia’ – sostiene Fracasso – il presidente Zaia deve uscire dall’ambiguità sulla Valsugana. Le due infrastrutture, così come sono progettate, sono alternative perché entrambe puntano sui flussi di attraversamento e non sul traffico locale. In più, la Valsugana si fonda su un project financing insostenibile. Per l’arteria si torni quindi alla variante proposta a suo tempo dall’Anas che costa meno, impatta poco sull’ambiente e risolve i problemi di congestione della Valle».
«Piuttospo – aggiunge l’esponente del Pd – sarebbe da potenziare il collegamento ferroviario. Trento ha scelto di gestire direttamente la linea della Valle; con alcuni interventi anche il Veneto può rendere più appetibile la mobilità su rotaia, creando una migliore accessibilità sulla direttrice Trento-Bassano-Venezia».
Tesi da sempre sostenuta ed invocata anche dalla sezione bassanese di Italia Nostra e dal Coordinamento comitati “Per vivere in Valbrenta”, favorevole al progetto della Variante ss. 47 della Valsugana già esistente e contro il Project financing paventandone possibili, non chiari, retroscena.
Quanto prospettato da Fracasso è condiviso pure da Palazzo Guarnieri, che lo considera un punto di partenza per arrivare alla soluzione di un problema che si trascina da decenni. «L’ammodernamento della ss. 47 è assolutamente indispensabile per lo sviluppo dell’economia locale e per la vivibilità della Valle – ricorda il presidente dell’Unione montana Luca Ferazzoli – Lo Stato, come da accordi pregressi, si faccia carico del completamento-ammodernamento della strada, da realizzarsi senza imposizione di pedaggi a carico degli utenti, sulla scorta del progetto preliminare redatto dalla Provincia di Vicenza e condiviso dall’Anas e da tutti gli enti locali interessati».
Considerate le attuali difficoltà economiche, «siamo comunque disponibili a ragionare su altre soluzioni per superare le criticità da tempo evidenziate che penalizzano il nostro territorio – conclude Ferazzoli – nel rispetto della salvaguardia delle condizioni di vita della popolazione e dell’ambiente della Valbrenta».

 

«Ho messo sotto pressione gli uffici tecnici e amministrativi provinciali con l’obiettivo di redigere nel più breve tempo possibile lo studio sulla viabilità richiesto dal Tar. Il mio impegno è che i lavori di completamento della tangenziale nord-ovest di Mogliano possano riprendere il prima possibile. Spero tra fine settembre e inizio ottobre». Parole del presidente della Provincia, Leonardo Muraro, all’indomani della decisione del Tar di bloccare i lavori del cantiere per la realizzazione della nuova bretella di 2,5 chilometri che collega il Terraglio al rondò della provinciale Zermanesa, da dove si accede alle grandi direttrici del traffico: Passante, A-27, A-4, Tangenziale di Mestre.

Il progetto della Provincia di Treviso prevede un impegno di spesa di 9,5 milioni di euro. Il Tar ha ritenuto insufficiente il primo studio di impatto ambientale della nuova bretella ordinando un nuovo studio conoscitivo che tenga conto dell’intera rete viabilistica legata al resto delle opere complementari al Passante. A ricorrere al Tribunale amministrativo regionale la “Fondazione Boldini” che dovrebbe cedere parte dei propri terreni per realizzare la bretella. Ricorso che ha bloccato i lavori per mesi in attesa del pronunciamento del Tar che c’è stato solo l’altro pomeriggio. Giovedì scorso la Provincia aveva rotto gli indugi dando il via libera all’impresa del Gruppo Cosmo. Così erano cominciati i lavori della bretella, nel tratto compreso tra via Cavalleggeri e la Zermanesa in direzione est, area che non aveva problemi di vincoli. In pochi giorni l’impresa ha proceduto allo sbancamento di un chilometro di strada circa. Ieri pomeriggio il pronunciamento del Tar che avuto per effetto lo stop dell’impresa del Gruppo Cosmo, che per il mese di agosto ha deciso di mandare in ferie i propri dipendenti.
Gli abitanti di via Cavalleggeri e di via fratelli Bonotto sono preoccupati per lo stop dei lavori del cantiere. Infatti, ci sono enormi cumuli di terra ai lati della nuova bretella che in caso di maltempo potrebbero creare qualche problema.

 

VALDASTICO NORD – M5S contro la A31 «Solamente una opera elettorale»

Il governo dà il via libera alla Valdastico Nord ed è subito polemica. Con il Movimento 5 Stelle che mette in dubbio l’utilità dell’opera ed attacca frontalmente l’ex parlamentare leghista Manuela Lanzarin, rea di aver espresso soddisfazione per l’inserimento della strada nello “Sblocca Italia”.

VICENZA – Il governo dà il via libera alla Valdastico Nord ed è subito polemica. Con il Movimento 5 Stelle che mette in dubbio l’utilità dell’opera ed attacca frontalmente l’ex parlamentare leghista Manuela Lanzarin, rea di aver espresso soddisfazione per l’inserimento della strada nello “Sblocca Italia”. E la prima contestazione che arriva dai pentastellati, nello specifico da quelli di Rosà e di Sandrigo e dal senatore Enrico Cappelletti, riguarda proprio questo decreto. Perché ne mettono in dubbio la reale attuazione: «Se lo “Sblocca Italia” sarà uguale al tanto pubblicizzato “Sblocca debiti della Pubblica Amministrazione! annunciato dal governo Letta e poi riannunciato dal governo Renzi, non si capisce da dove derivi la soddisfazione di Lanzarin». Contro la quele il Movimento 5 Stelle punta il dito: «Ci perdonerà l’onorevole Lanzarin, ma le ricordiamo che dopo 10 anni da sindaco di Rosà e altri cinque da onorevole, non è riuscita neppure a iniziare la bretella Ovest che da Bassano del Grappa doveva portare a Cittadella». Poi il ragionamento si sposta sull’opposizione di Trento, che da decenni dice ostinatamente “no” alla Valdastico Nord facendo muro contro un’opera che invece viene considerata prioritaria dal Veneto e da Roma. Ma per i grillini il niet di Trento è motivato. Da ragioni ambientali. «I testardi trentini», spiegano che il sito individuato per l’inizio della galleria è stato dichiarato dai geologi «zona di frana» a grave rischio di dissesto idro-geologico. La Regione Trentino, poi, preferisce addirittura incentivare il trasporto su rotaia e non congestionare l’area di Trento, che sarebbe già sufficientemente servita ampliando eventualmente la Valsugana». Per i penstastellati, quindi, i trentini fanno «un discorso serio di politica territoriale». Al contrario dei veneti. E questo, secondo loro, si spiega «con il caso “Mose”: opere pubbliche che servono solo a spartirsi tangenti tra politici. O con i casi ospedale di Mestre e Santorso megacostruzioni che ingrassano sempre i soliti e qui sì che son soddisfazioni: per i politici ed i pochi imprenditori corrotti e corruttori che si spartiscono la torta». E ancora: «Sono impresse nella mente di parecchi veneti le recenti alluvioni che hanno causato ingenti danni e purtroppo anche vittime. Possibile si continui a pensare sempre nella vecchia maniera? Costruiamo, cementifichiamo, asfaltiamo poi, caso mai, chiederemo lo stato di calamità naturale».
Insomma, per i Cinque Stelle la Valdastico è «un’esigenza più elettorale che reale. E qui parte un altro attacco. Stavolta ad Attilio Schenck: «La vuole solo il commissario della Provincia di Vicenza, confermato alla guida di A4 Holding società che ha interesse economico a continuare ad incassare le provvigioni derivanti dalle concessioni autostradali». E chiudono: «Che soddisfazione sarà per noi quando ci libereremo da questi personaggi, dilettanti allo sbaraglio, che di opere pubbliche conoscono solo l’effetto elettoralistico che ne deriva».

Roberta Labruna

 

Dopo tre rinvii.

DOLO «Non riteniamo sussistano le motivazioni per la nomina del commissario “ad acta” per l’approvazione del Pati Dolo e Fiesso ». Giorgio Gei (Ponte del Dolo) ha inviato una lettera al difensore civico regionale. Dopo tre rinvii il Pati deve essere ancora adottato. «La maggioranza», prosegue, «non può rifugiarsi dietro la scorciatoia del commissario ad acta per risolvere un problema che è politico, almeno fin quando non saranno espletati i percorsi a disposizione del Consiglio».

(g.pir.)

 

MOGLIANO – Il Tribunale amministrativo regionale (Tar) blocca la Tangenziale Nord. I lavori erano ormai partiti, ora arriva lo stop. Per l’opera complementare al Passante, che collega il casello di via Zermanesa sull’A27 con il Terraglio, sono da rifare le procedure, in particolare quella relativa alla valutazione d’impatto ambientale. L’intervento, di competenza della provincia di Treviso, per un valore di 9 milioni di euro, subisce così l’ennesima battuta d’arresto. E ci sono circostanze politiche, tra cui la nota contrarietà della nuova giunta comunale moglianese, che rischiano di affossare definitivamente l’opera. Tra le tante opposizioni contenute nel ricorso presentato a fine 2013 dalla Fondazione Boldini, una sola è quella accolta dai giudici. Tanto basta per riportare indietro di due anni il cronometro dell’iter burocratico, al 2012. La fase di approvazione della Via (Valutazione d’impatto ambientale) viene ritenuta dal Tar lacunosa, perché si sarebbe dovuto prendere in considerazione anche l’effetto completo del sistema viabilistico, con la vicina tangenziale nord-ovest. «Basta una piccola integrazione e possiamo ripartire» si limita a commentare il presidente della provincia Leonardo Muraro. L’interpretazione da parte dei tecnici della provincia tende a minimizzare: si parla di una probabile “riedizione del processo amministrativo”, con la sola aggiunta di ulteriori perizie tecniche. Rimangono però bocche ben cucite sui tempi necessari a far ripartire le ruspe. Stare bloccati per mesi potrebbe costare parecchio non solo alle aziende appaltatrici, ma anche alla Provincia, in caso di richiesta danni. Quello che si apre ora sulla Tangenziale Nord, opera prevista dal protocollo d’intesa del 2004 e chiesta a gran voce dalle associazioni di quartiere, è un vero rebus. Chi quell’accordo contribuì a definirlo, Diego Bottacin, allora sindaco e oggi consigliere regionale, sintetizza così: «Quella accolta dal Tar è un’obiezione di buonsenso» commenta «le Province servono solo a far strade e scuole, quella di Treviso si è dimostrata incapace, in dieci anni, di farsi approvare un progetto. La tangenziale nord è un’opera fondamentale per dare senso ai collegamenti extraurbani e mettere in sicurezza il centro di Mogliano, per ottenerla» conclude «bastava un procedimento amministrativo completo e normale».

(m.m.)

 

Dopo lo stop della Corte dei Conti alla Romea commerciale i comitati terranno una manifestazione il 20 e 21 settembre

Opzione Zero «Opera insostenibile sul piano finanziario e ambientale»

MIRA – La battaglia non si ferma. Lo stop della Corte dei Conti alla Romea commerciale per i comitati non basta. Non è ancora tempo di festeggiare nonostante una grande battaglia sia stata vinta: serve lo stralcio definitivo dell’opera. La Corte dei Conti di fatto ha reso carta straccia il visto di legittimazione della delibera del Cipe dell’8 novembre 2013. Per il prossimo settembre contro la Orte-Mestre i comitati hanno indetto due giornate di mobilitazione su tutti i territori attraversati dal tracciato. Ora l’obbiettivo di tutti, una volta che sarà archiviata la Romea commerciale, è mettere in sicurezza l’attuale Romea. Opzione Zero, il comitato rivierasco che da più di dieci anni si batte contro la Romea commerciale, spiegano le portavoci Rebecca Rovoletto e Lisa Causin, «esprimono grande soddisfazione per l’ennesima battuta d’arresto subìta dal progetto Orte- Mestre, ma non canta vittoria. Il rilievo della Corte dei Conti riguarda in particolare l’impossibilità, stante la normativa attuale, di utilizzare gli 1,8 miliardi di euro di defiscalizzazioni previste nel piano finanziario della Orte-Mestre. Inoltre nel medesimo piano finanziario si fa riferimento all’utilizzo indebito di un surplus aggiuntivo di remunerazione del capitale investito da parte dei privati. Tanto basta per bloccare la delibera Cipe e quindi anche la gara per la progettazione definitiva e l’assegnazione di appalti e concessione. I tempi dunque si allungano e questo è un vantaggio per i comitati e le associazioni che osteggiano l’opera». Per i comitati però «il dato vero è che questa nuova autostrada, oltre che anacronistica, risulta insostenibile e distruttiva da qualsiasi punto di vista. È inequivocabile come la nuova autostrada Orte-Mestre, del costo di almeno 10 miliardi di euro, fosse in cima agli interessi della lobby veneta del cemento e si finanziasse con un sistema che poi sarebbe stato a carico dei contribuenti ». La battaglia però non si ferma. «Tutti i comitati», concludono Causin e Rovoletto, «si danno appuntamento al 20-21 settembre per una giornata di mobilitazione in contemporanea su tutti i territori attraversati. L’ obiettivo lo stralcio definitivo dell’intero progetto».

Alessandro Abbadir

 

I sindaci «Strada ideata negli anni ’90 e che oggi non ha più senso»

DOLO – Cinque Comuni – Mira, Dolo, Camponogara, Pianiga, Mirano – hanno votato degli ordini del giorno contro l’opera. Soddisfatta Maddalena Gottardo, sindaco di Dolo: «Dal punto di vista pragmatico non ritengo il progect financing lo strumento idoneo per finanziare le opere pubbliche e sono d’accordo con la decisione della Corte dei Conti, dal punto di vista politico questa decisione fa sì che si ritorni a parlare dell’utilità dell’opera in un momento di crisi dove c’è poco denaro pubblico e in territori con infrastrutture che devono essere messe in sicurezza. I soldi dell’opera vengano investiti nella defiscalizzazione a sostegno delle aziende e per liberare il patto di stabilità dei Comuni». È molta la soddisfazione fra i sindaci della Riviera per la bocciatura alla Corte dei Conti della Romea Commerciale. «Questa strada», spiega il presidente della Conferenza dei sindaci e sindaco di Camponogara Giampietro Menin, «non aveva più senso dal punto di vista trasportistico . È ora di agire per mettere in sicurezza il tragitto attuale. È un’opera datata in tutti i sensi». Sulla stessa linea il sindaco di Campagna Lupia Fabio Livieri per il quale una sistemazione dell’attuale Romea si potrebbe fare con un raddoppio dell’opera sul lato laguna: «Certo un recupero dei flussi di traffico nell’ultimo anno c’è stato sull’attuale Romea , ma dai livelli precrisi cioè del 2006- 2007, siamo ancora lontanissimi». Esprime soddisfazione il sindaco di Pianiga Massimo Calzavara: «Recentemente abbiamo fatto approvare proprio in consiglio comunale una mozione contraria al progetto della Romea Commerciale. Si tratta di una strada non più necessaria progettata con una logica del tutto superata, alla fine degli anni ’90. Certo ora è prioritaria la messa in sicurezza dell’attuale sedime della statale 309». Contrario alla Romea Commerciale si è sempre espresso anche il Comune di Mira che ha bocciato tout court le grandi opere in consiglio comunale.

(a.ab.-g.pir.)

 

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