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COMUNICATO STAMPA OPZIONE ZERO 26 AGOSTO 2015

Ancora un incidente in Romea che allunga inesorabilmente la lista delle persone che hanno lasciato la vita lungo la statale più pericolosa d’Italia. E ancora una volta la causa dell’incidente è un TIR.

Ora come al solito ci sarà chi userà strumentalmente questo incidente mortale per chiedere di realizzare la devastante e costosissima Orte-Mestre, sapendo benissimo che questa nuova autostrada non risolverà il problema: la maggior parte dei veicoli, e soprattutto i camion, continueranno a percorrere la romea per evitare i salatissimi pedaggi che inevitabilmente avrà la Orte-Mestre. Esattamente quello che sta accadendo in Lombardia con la Bre.Be.Mi. (Brescia-Bergamo Milano), dove, a causa della scarsità di traffico, il Governo è intervenuto con 380 milioni di euro per mettere una pezza al buco economico che si è venuto a creare.

Per Opzione Zero, che da anni si batte per la messa in sicurezza della SS 309 e contro la realizzazione della Orte-Mestre, esiste una soluzione semplice e a portata di mano per risolvere subito la maggior parte dei problemi della Romea: si tratta di deviare il traffico pesante a lunga percorrenza sull’autostrada A13 Padova-Bologna.

I TIR che viaggiano sulla Romea costituiscono ormai il 35% dei veicoli totali che transitano ogni giorno per questa strada. Si potrebbe agire attraverso incentivazioni per chi sceglie la A-13, o in alternativa imponendo una “vignetta” salata per chi continua a optare per la statale in modo da renderla sconveniente.

Inoltre va al più presto completato il raccordo Ferrara –Ravenna: questa superstrada è perfettamente funzionate per i due terzi del tracciato, ma da più di trent’anni si è in attesa che venga completato l’ultimo pezzo da Argenta a Ravenna. Lo stralcio è già stato progettato e approvato, basterebbe davvero poco per completare un’opera utile non solo al territorio Romagnolo, ma anche a quello Veneto visto che un collegamento veloce e diretto da Ravenna a Ferrara porterebbe “naturalmente” il traffico di lunga percorrenza a raggiungere la A-13.

Peccato, ma non è un caso, che ANAS, Regione Veneto e Regione Emilia-Romagna continuino a insistere sul progetto faraonico della Orte-Mestre e a lasciare intanto insoluto il problema della Romea.

 

COMUNICATO STAMPA OPZIONE ZERO 30 LUGLIO 2015

E’ passato quasi un mese dal terribile tornado: tante le passerelle di politici e rappresentanti delle istituzioni che si sono viste in Riviera, soprattutto tante le parole e le promesse che si sono sentite. Ma di fatti e di risposte concrete per chi è stato colpito ancora niente, o quasi.

I danni stimati ammontano ad oggi a circa 100 milioni di euro, ma tutto quello che sono riusciti a racimolare il Governo Renzi e la Giunta Zaia sono solo 6 milioni; praticamente delle elemosine che verranno distribuite chi sa quando e chi sa come.

E’ un film già visto troppe volte in Italia: di fronte a eventi disastrosi e a calamità, i cittadini vengano sistematicamente abbandonati a sé stessi.

Una situazione vergognosa e intollerabile per Opzione Zero che attacca: “Chi dice che il problema è la scarsità di risorse mente sapendo di mentire. Qualcuno del Governo, magari lo stesso Renzi o almeno uno dei suoi aiutanti come il sottosegretario Pier Paolo Baretta o il ministro Graziano Del Rio, dovrebbe spiegare ai cittadini perché ai costruttori della Orte-Mestre, la nuova autostrada che distruggerà definitivamente la Riviera del Brenta, verranno applicati sconti fiscali per quasi 2 miliardi di euro, mentre togliere le tasse a chi ha perso casa e lavoro sembra un’operazione impossibile. Basterebbero da sole queste risorse per risolvere i problemi provocati dal tornado, e anche di tutte le altre emergenze causate da alluvioni, frane e terremoti.

In un Paese a forte rischio sismico, con un territorio sfigurato dalla cementificazione, con un evidente aumento della frequenza e dell’intensità di fenomeni meteorologici estremi dovuti ai cambiamenti climatici, si continua a investire in politiche dissennate che vanno ad aggravare la situazione: sono oltre 4 i miliardi stanziati con lo Sblocca Italia per altre grandi opere inutili e devastanti (TAV e autostrade); di oltre 400 milioni l’ultima tranche per il MOSE, dopo che almeno 1 miliardo dei 5 già spesi è finito in tangenti e regalie. E sempre con lo Sblocca Italia si lascia campo libero alle multinazionali di trivellare in lungo e in largo il mare e il suolo del Belpaese per estrarre ancora petrolio e gas.

Proprio da questo punto di vista l’idea di aumentare di 5 centesimi il costo del carburante per finanziare la ricostruzione in Riviera è irricevibile. Opzione Zero rammenta a Luca Zaia l’impegno preso per fermare le trivellazioni in Adriatico, e invita il Presidente a chiedere al Governo di aumentare piuttosto le Royalties e i canoni di concessione alle compagnie petrolifere, che grazie a livelli di tassazione tra i più bassi in Europa possono godere di profitti miliardari.

Sarebbe certo una proposta più intelligente, più efficace e più equa, visto che proprio l’estrazione e il consumo di combustibili fossili sono la principale causa del surriscaldamento globale e quindi anche di tornado e alluvioni.

 

Sovvertire la “nuova normalità” meteorologica

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11

lug

2015

villa_fini

 

di Chiara Spadaro –  Partendo dai tragici eventi di Mira apriamo una discussione attorno all’odierno modello di sviluppo e le conseguenze che genera

Dobbiamo adattarci a una “nuova normalità”. La chiama così il meteorologo Luca Lombroso, per farci capire che i cambiamenti climatici e le loro conseguenze sulla vita sono una realtà con cui dobbiamo fare i conti. Si tratta di una condizione “irreversibile. Il danno è già stato fatto”, dice.

Una testimonianza concreta e tragica di quello che significa ha sconvolto ieri sera la Riviera del Brenta, tra Padova e Venezia. Una violenta tromba d’aria – classificabile EF4 secondo l’Arpav, nella scala Enhanced Fujita che va da 0 a 5 – ha distrutto case e ville venete tra Dolo, Mira e Pianiga, facendo un morto a Sambruson, un ferito grave, e circa novanta feriti. 15 milioni di euro i danni stimati dal sindaco di Pianiga, Massimo Calzavara; 300 le case e una decina le ville venete danneggiate (Villa Fini di Dolo è stata letteralmente rasa al suolo). “Impatto peggiore dell’alluvione 2010” twitta il governatore del Veneto, Luca Zaia, che ha decretato lo stato di crisi e chiesto di accedere al fondo nazionale della Protezione civile.

Ma non si tratta di un caso isolato. Aprendo stamattina le pagine web dei quotidiani locali si leggevano tre titoli uno dopo l’altro: “Tromba aria nel veneziano, un morto e feriti”; “Frana su strada vicino Cortina”; “Romeno muore per colpo di calore”. Le conseguenze dei cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti, quotidianamente.

Nemmeno la tromba d’aria della Riviera del Brenta è una novità, spiega Lombroso. “Questi fenomeni, tipici delle medie latitudini, si formano quando si presentano contemporaneamente alcune particolari condizioni climatiche: l’aria calda e umida, l’ingresso di aria fredda in quota (la cosiddetta “ondata di caldo”) e la confluenza di venti da nordest, la bora, con i venti caldi dall’Adriatico”. E anche la traiettoria seguita dalla tromba d’aria di ieri sera è simile a quella di altri episodi: partita dalla terraferma, si è spostata verso il mare.

Un percorso lungo il quale, però, oggi si incontrano molti più “ostacoli” di un tempo. “Sta cambiando la frequenza di questi fenomeni e il fatto che oggi trovano molte più cose da distruggere”. Edifici e strutture che non sono pronti a subire questi attacchi, continua Lombroso: “Il nostro tessuto urbano non è predisposto ad affrontare queste situazioni, come è invece negli Stati Uniti, dove la comunità si è organizzata per far fronte a un fenomeno che ci si aspetta. Questo vale sia per le case e le opere pubbliche minori, che per le grandi opere. Il progetto del Mose, per fare un esempio, non tiene conto di questi mutamenti in corso, del fatto che il clima sta cambiando e continuerà a farlo”.

E’ un dato ormai inarrestabile, davanti al quale è possibile, secondo Lombroso, intraprendere solo due strade: “Imparare a convivere con questi fenomeni, attrezzandosi, e dall’altro, evitare che peggiorino. Immaginate che tra 50 anni, continuando così, queste ondate di caldo potrebbero sembrare ondate di fresco”.

Una “normalità” che dobbiamo, tuttavia, mettere in discussione, portando una forte critica al sistema che ha prodotto questa realtà e trovando delle vie d’uscita che portino altrove. Ci uniamo all’appello della rete dei comitati della Riviera del Brenta, Opzione Zero, che chiede un’assunzione di responsabilità: “Basta parlare di tragiche fatalità”. L’uso smoderato di combustibili fossili e lo spreco delle risorse naturali, il consumo di suolo e la cementificazione della nostra Regione sono tra le cause che hanno portato all’aumento della frequenza e della violenza di questi fenomeni climatici estremi. “Il consumo di suolo e l’impermeabilizzazione delle superfici, oltre a rendere il territorio più vulnerabile dal punto di vista idraulico, favoriscono anche la formazione delle cosiddette “isole di calore urbano”, un aumento della temperatura dell’aria sopra le zone più cementificate che va ad alimentare proprio le trombe d’aria – si legge nel comunicato di Opzione Zero -. Insistere con le trivellazioni per estrarre petrolio, favorire la costruzione di nuove autostrade, dare via libera ad operazioni come Polo Logistico a Dogaletto o Veneto City significa riproporre politiche vecchie, inadeguate, e soprattutto irresponsabili”.

Si avvicina la Conferenza internazionale sul clima, COP 21, che si terrà a Parigi il prossimo dicembre, sul quale possiamo fare una facile previsione. Al nulla di fatto che viene dai Governi nazionali possiamo però contrapporre le tante esperienze già in atto che praticano un’alternativa a tutela del territorio. A partire da queste voci locali, è necessario arrivare a una mobilitazione corale e una proposta concreta che, a partire dalla messa in discussione dei nostri stili di vita e di un modello di sviluppo onnivoro, possa rovesciare questa “normalità” e aprire nuove prospettive per un’altra economia che guardi, prima di tutto, al benessere e al futuro del Pianeta.

tratto da eco-magazine.info

 

 

Il Consiglio dell’ordine degli Avvocati di Venezia ha deliberato un’apertura straordinaria dello sportello del Cittadino presso il Comune di Dolo, al fine di aiutare i cittadini colpiti dal tornado.
Lo sportello sarà aperto i giovedì mattina dalle 9,30 alle 12,00 e avrà il compito di fornire gratuitamente alla cittadinanza un servizio di informazione e orientamento.

 

 

 

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Comunicato stampa Opzione Zero 9 luglio 2015

Tornado in Riviera: Opzione Zero esprime costernazione per la vittima e per i feriti dalla furiosa tromba d’aria che ha devastato gli abitati nei Comuni di Pianiga, Dolo e Mira e forte solidarietà a tutti i cittadini colpiti.

Il comitato si sta attivando in queste ore per contribuire in modo concreto e fattivo agli aiuti, anche se è chiaro che per la gravità di quanto successo è necessario che le amministrazioni locali e la Regione richiedano al Governo il riconoscimento dello stato di emergenza, mettendo a disposizione tutte le risorse economiche e i mezzi per ripristinare la situazione e ridare un tetto a chi lo ha perso.

Per Opzione Zero l’evento di ieri deve fare riflettere tutti, a cominciare dagli amministratori e dai politici di ogni livello, perchè se è vero che alluvioni e trombe d’aria sono sempre esistite, ormai è altrettanto evidente che la frequenza e la violenza dei cosiddetti eventi eccezionali sta aumentando in modo esponenziale.

Non si tratta dunque di tragiche fatalità, ma delle conseguenze del surriscaldamento globale causato da un “modello di sviluppo” insostenibile basato sull’uso di combustibili fossili e sullo spreco delle risorse naturali.

D’altra parte non è nemmeno un caso che proprio il Veneto, una delle Regioni più inquinate e cementificate d’Italia, sia diventata una delle aree maggiormente soggetta ad alluvioni e ad eventi atmosferici estremi.

Infatti, il consumo di suolo e l’impermeabilizzazione delle superfici, oltre a rendere il territorio più vulnerabile dal punto di vista idraulico, favoriscono anche la formazione delle cosiddette “isole di calore urbano”, un aumento della temperatura dell’aria sopra le zone più cementificate che va ad alimentare proprio le trombe d’aria.

Insistere con le trivellazioni per estrarre petrolio, favorire la costruzione di nuove autostrade, dare via libera ad operazioni come Polo Logistico a Dogaletto o Veneto City significa riproporre politiche vecchie, inadeguate, e soprattutto irresponsabili.

A fine anno i Governi di tutto il mondo si riuniranno a Parigi per l’ennesima conferenza internazionale sul clima (COP 21); con molta probabilità tutto si concluderà con un nulla di fatto, mentre il tempo per invertire la rotta è ormai scaduto.

E’ dunque dai territori e dalle amministrazioni locali che deve venire una risposta diversa, impedendo la realizzazione di infrastrutture inutili e dannose, e attuando una svolta nelle politiche urbanistiche che consideri tra le priorità proprio il problema dei cambiamenti climatici.

 

Negli anni ’70 i politici Piccoli, Rumor e Bisaglia, dettero luogo ad un progetto di un’autostrada tra Vicenza e Piovene Rocchetta, all’imbocco della Valdastico; autostrada nota come A31, definita da molti l’autostrada più inutile d’Italia; il progetto prevedeva anche l’estensione fino a Trento, passando per montagne e gallerie, per sbucare nella zona di Besenello, piccolo comune trentino situato tra Trento e Rovereto. Grazie ad una forte campagna ambientalista e grazie pure ad una stampa molto critica, che mise in evidenza l’enorme impatto ambientale che tale opera avrebbe generato, di fronte a benefici trascurabili, l’opera cadde in un limbo perenne; rispolverata più per fini elettorali periodicamente, si riteneva ormai inutile e obsoleta, come idea di sviluppo sostenibile.

Negli ultimi anni, però, complici le imminenti scadenze delle concessioni di gestione della A4 per il Veneto e della A22 per il Trentino, si riapre fortemente il dibattito. Ma chiariamo un pochino la vicenda. Il Veneto è fortemente interessato ad ottenere la proroga della concessione della gestione dell’autostrada A4, nota anche come “Serenissima” che, ovviamente, vede come uno dei maggiori azionisti proprio la Regione Veneto; per poter ambire a tale proroga, la società che gestisce tale autostrada, deve procedere con investimenti tali per poter giustificare una continuità di esercizio in proroga, senza bando europeo; ecco, per l’appunto, l’investimento trovato: il prolungamento della Valdastico (A31) come motivo di investimento e come proposta di espansione e sviluppo, agganciandola alla A4. Solo che c’era (il passato è d’obbligo, poi capirete) il veto della Provincia Autonoma di Trento, per il tratto di propria competenza, cioè la parte finale che sbucherebb , appunto, in quel di Besenello, tra Trento e Rovereto, bucando una montagna, disastrando un bacino idrogeologico importantissimo e devastando aree dedite a colture pregiate.

Fino ad oggi tale veto ha impedito la realizzazione di quest’opera, ritenuta inutile e, analizzando i conti programmatici, con scarsa se non nulla possibilità di rientro economico generato dalla percorrenza che dovrebbe accogliere. Altro elemento da aggiungere: è in scadenza anche la concessione della A22, autostrada Brennero-Modena, gestita dalla società omonima, nota proprio come A22, la cui proprietà vede come maggiore azionista proprio la provincia di Trento, accompagnata in partecipazione dal gotha industriale trentino. Ed ecco, quindi che, essendo in scadenza le concessioni di A4 e A22, le cose cambiano radicalmente! La regione Veneto decide di cambiare approccio, dialogando con la provincia di Trento, fino a ieri rigorosamente contraria alla prosecuzione della Pi.ru.bi. o Valdastico, come la si vuole chiamare; talmente contraria che, in sede di campagna elettorale, nel 2013, l’attuale giunta provinciale trentina aveva messo in chiaro il netto No alla Valdastico”, facendone un forte cavallo di battaglia a tutela ambientale!

Ma ora cosa è cambiato? Difficile comprendere, ma proviamo a fare qualche associazione. Concessione della gestione A22 in scadenza, concessione della A4 in scadenza; se, però, le società a partecipazione pubblica (Veneto e Trentino maggiori azionisti), riescono a dimostrare investimenti significativi, le proroghe senza gara europea saranno quasi certe! E, quindi, ecco le inevitabili piroette politiche! Dialogando, provincia di Trento e regione Veneto, con una variazione sul tema della conclusione del tracciato, possono riaprire il dibattito e convergere su un progetto comune; la variazione che Trento chiede è quella di cambiare il tracciato, sbucando a Trento Sud, nei pressi di una zona coltivata, attraversando con viadotti e gallerie alcuni tratti montani molto belli e inviolati. Appare davvero strano questo cambio di opinione, questo cambio di indirizzo. Ma l’impatto ambientale, con l’aggiunta di un business plan di rientro quasi insostenibile, non avevano già decretato l’addio di Trento a questa autostrada ritenuta inutile oltre 40 anni fa? Si sa, allora A22 e A4 erano gestite con scadenze lontanissime, quindi i principi etici e ambientali trentini erano molto solidi; ora che tali gestioni sono in discussione, in probabile immissione in gara europea, crollano tutti i valori etici e di salvaguardia ambientale! E le forze politiche di centrosinistra autonomista, che reggono il governo trentino pare abbiano cambiato idea alla luce di questa fantomatica apertura di un tavolo di discussione con il Veneto e con lo Stato, per creare un progetto “condiviso e sostenibile”.

Che ne sarà del traffico immesso a Trento sud, zona non certamente adatta a ricevere altro traffico pesante? Che ne sarà della devastazione paesaggistica di una zona quasi incontaminata o perlomeno poco trafficata quale il tratto proposto in alternativa al precedente percorso? Che ne sarà del bacino idrogeologico dei monti trapanati per creare un mostro inutile? Che ne è del progetto programmatico del centrosinistra autonomista trentino, che fondava i suoi dogmi sullo sviluppo della ferrovia come alternativa al traffico su gomma? La zona dove sbucherà la Valdastico nuova, tra l’altro, sarà già interessata da traforazioni generate dal progetto Treni Alta Capacità (Tac), altra devastante opera, giustificata con la necessità di trasportare il traffico da strada a ferrovia. Come verrà giustificata, ora, anche tale opera, se finora si parlava di alternativa della ferrovia al trasporto gommato? Le due opere sono in antitesi, ma non solo, ambedue sono devastanti per il paesaggio. Sulla Pi.ru.bi., ora nota come Valdastico, i trentini si erano abituati al ‘no’ secco della provincia di Trento; ora, piroettando in maniera circense, si cambia idea radicalmente! Le giustificazioni quali saranno, se non quelle di trovare appoggio per il rinnovo delle concessioni di gestione della A22 e della A4? Perché i soldi per queste opere devastanti e inutili si trovano o si troveranno, mentre per altre piccole- medie opere non si mettono in campo?

Da decenni, per esempio, si aspetta l’elettrificazione della ferrovia Trento- Venezia, abbinata magari ad un raddoppio di binari per sviluppare il trasporto ferroviario e spostare il traffico su rotaie, liberando così realmente le strade; perché per tali opere non si investe? Domande che rimarranno senza risposta. Ma, intanto, le nuove piroette politiche avvieranno inutili sprechi di denaro e devastazioni ambientali che non saranno mai più recuperabili. E, almeno per ora, sembra che quasi tutti i politici trentini, paladini ambientalisti solo in campagna elettorale, si chiudano in un preoccupante silenzio. E, chi tace, acconsente, purtroppo!

link articolo

 

Venerdi’ 19 giugno Opzione Zero a Festambiente a Piove di Sacco

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15

giu

2015

Venerdì 19 giugno alle 21.00 Opzione Zero interverrà al dibattito:

LA TRUFFA DELLE GRANDI OPERE:  infinite,  costose   e inutili a spese dei cittadini
nell’ambito della 7^ edizione di Festambiente della Saccisica, in programma dal 18 al 21 giugno presso Villa Roberti di Brugine (PD), promossa da Legambiente della Saccisica.

Sotto il programma completo.

Vi aspettiamo!

 

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RIFORME – Inchieste e numeri ne dimostrano la pericolosità, ma il codice deglia appalti difende la finanza di progetto.

200 MILIARDI OCCULTATI

20 MILIARDI NEL 2013

IL TRUCCHETTO – 200 miliardi è il debito occulto del project financing

Nel 2013 in Italia progetti per 19,5 miliardi, in Unione Europea 16,3.

IL VERO BUCO NERO – Ospedali, autostrade, tribunali: investimenti privati che lo Stato poi paga 10 volte il valore. Esempio: la sede del Comune di Bologna costava 70 milioni, alla fine ne spenderemo 250.

di Marco Palombi

Un benedetto emendamento arrivato in Senato. Benedetto almeno per quei privati che con questo sistema si arricchiscono senza alcun rischio d’impresa. Il nuovo codice degli appalti una delega al governo che Palazzo Madama sta per approvare doveva essere il segno tangibile che il clima era cambiato: pubblicità, trasparenza, gare pubbliche, più poteri all’Autorità Anti-corruzione. In parte, va detto, la legge rispetta le premesse, ma crea uno strano binario parallelo in cui la trasparenza serve un po’ meno: l’obbligo di affidare i contratti di lavoro, servizi e forniture “mediante procedura ad evidenza pubblica” non vale infatti per le concessioni “affidate con la formula della finanza di progetto”. L’emendamento lo firmano i due relatori Stefano Esposito (Pd) e Lionello Marco Pagnoncelli (fittiano, ex FI) il che significa che è frutto di un accordo che comprende maggioranza e governo

La “finanza di progetto”, meglio nota come project financing, funziona così: lo Stato decide di aver bisogno di un’opera, un privato la costruisce in cambio della concessione di utilizzo (o di un canone d’affitto) per un numero di anni sufficienti a ripagare la spesa e guadagnarci il giusto.

Fin qui, tutto bene, il problema è che le cose vanno così solo in teoria: intanto spesso i soldi con cui i privati fanno l’investimento sono garantiti dal pubblico (è il caso dell’autostrada Brebemi, costruita dai privati coi fondi di Cassa depositi e Banca europea degli investimenti) e poi la remunerazione della spesa iniziale è sempre scandalosamente alta. Tradotto: zero rischi, molto guadagno. Contrariamente a quanto si pensa, però, il project financing non viene usato solo dallo Stato per opere enormi tipo le autostrade, ma è il mezzo con cui Regioni, Comuni e Asl in questi anni hanno aggirato gli (stupidi) vincoli di bilancio che gli impediscono di fare investimenti. Per un ente locale o un’azienda sanitaria è oggi quasi impossibile costruire una scuola o un ospedale chiedendo un mutuo: sforerebbe i parametri sia sul deficit che sul debito. E qui arriva la finanza di progetto: il privato chiede il mutuo e costruisce l’opera, il sindaco firma un contratto d’affitto ventennale con annesso servizio di pulizia, manutenzione e chi più ne ha più ne metta. Quando questo accade e accade sempre senza gara il costo occulto viene scaricato sulla spesa corrente degli anni successivi con risultati bizzarri in termini di rapporto costi/benefici.

Qualche esempio aiuterà a capire di che buco nero stiamo parlando. Giorgio Meletti ne ha raccolti alcuni gustosi sul Fatto economico dell’8 aprile: l’ospedale di Nuoro doveva costare 45 milioni, ma l’affitto più contratti per vari servizi non sanitari per la bellezza di 28 anni porteranno ai privati circa 800 milioni; la centrale tecnologica del Sant’Orsola di Bologna costava 30 milioni, ma il contratto con forniture varie per 25 anni porterà a Manutencoop circa 400 milioni; la nuova sede del Comune di Bologna era un appalto da 70 milioni che porta ai costruttori un affitto da circa 9,5 milioni l’anno per 28 anni (all’ingrosso 250 milioni in tutto); l’ospedale di Mestre è costato al privato che l’ha costruito 140 milioni, ma la regione gliene sta ridando indietro 400 più contratti di forniture per 1,2 miliardi in 24 anni. Tradotto: con la “finanza di progetto” un’opera può essere pagata dieci o venti volte più di quel che costa. In totale secondo gli addetti ai lavori una stima prudente dell’indebitamento implicito, sotterraneo o nascosto spalmato sui prossimi due decenni ammonta a 200 miliardi di euro.

Anche i numeri totali confermano che si tratta di cifre molto rilevanti. Secondo l’ultimo report annuale di Palazzo Chigi disponibile, nel 2013 in Italia sono stati chiusi contratti di partenariato pubblico/privato per 19,5 miliardi (peraltro picco negativo causa spending review), in tutto il resto d’Europa per soli 16,2 miliardi. Magari l’idea di non fare le gare pubbliche non è proprio una furbata. O sì?

 

CA’ SUGANA – Tra i nuovi provvedimenti della giunta il via libera al cambio di destinazione dei terreni

AREE EDIFICABILI – La giunta ha dato il via libera al cambio di destinazione d’uso in agricole, recependo una legge regionale e predisponendo due moduli per le domande. Già alcune decine le richieste pervenute a Ca’ Sugana, per terreni, in media, tra i 2 e i 3 ettari.

«È una misura che aiuta le tasche dei cittadini -spiegano il sindaco Manildo e l’assessore Paolo Camolei- ma al tempo stesso rientra nella volontà dell’amministrazione di evitare ulteriore consumo di suolo ed, anzi, di recuperarne».

IUAV – Il sindaco non dispera di trattenere in città i corsi di laurea in design e design della moda dello Iuav, a rischio trasloco a Venezia. Si lavora su due fronti: da un lato, quello tecnico legale del parere della Ragioneria dello Stato che ha bloccato i finanziamenti della Camera di commercio: «Interpretazione pazzesca, perchè queste sovvenzioni avvengono da 18 anni e c’è un’altra decina di casi simili in Italia. Abbiamo già interessato il sottosegretario all’Economia, Baretta». Dall’altro, l’intervento diretto del mondo economico: il 4 giugno è in programma un summit con i rappresentanti di ente camerale e categorie. «E qualche imprenditore si è già fatto vivo».

Intanto l’amministrazione ha approvato la delibera che affida allo Iuav il coordinamento della progettazione sull’ex Caserma Piave.

URBECOM – Nella riunione con i commercianti «abbiamo spiegato cos’è e quali potenzialità può avere. Da parte nostra c’è anche la disponibilità a cambiare nome, se questo può aiutare a lavorare tutti insieme, visto che tutti vogliamo una città diversa e più competitiva. Rivivere Treviso non ha ancora firmato? Non mi diamo significato eccessivo ad un atto formale. È un’opportunità per loro sedersi al tavolo con gli altri».

PAT – Per il Comune di Treviso l’iter del Pat è formalmente chiuso. Ieri l’approvazione in sede di conferenza dei servizi con la Provincia. Mancano solo la ratifica da parte dell’ente provinciale, prevista nei prossimi giorni, e la successiva pubblicazione sul Bollettino ufficiale regionale e poi l’ok all’atteso Piano di assetto del territorio sarà definitivo. «Tutto questo senza buttare via denaro pubblico», rivendicano in Comune.

Mattia Zanardo

 

PEDEMONTANA – Vertice tra i sindaci e il commissario Vernizzi: subito il progetto, poi si penserà ai soldi

L’IMPERATIVO «Bretella e tangenziale vanno fatte entro il 2018»

Intanto si fa un progetto complessivo per mettere nero su bianco tutte le opere complementari della Pedemontana dalla zona del Montello all’allacciamento con l’autostrada A27. Poi si cercheranno i soldi per realizzarle. È questo l’accordo stretto ieri a Veneto Strade tra il commissario Vernizzi e i nove sindaci che avevano ufficialmente chiesto di aprire i futuri caselli di Povegliano e Spresiano-Villorba solo dopo aver completato anche l’ultimo metro delle strade accessorie.

I toni infuocati del botta e risposta degli ultimi giorni sono spariti: niente più diffide, minacce di barricate o aut aut. Adesso si lavora con la diplomazia per riuscire a portare a casa qualcosa. Due opere su tutte: la bretella di Povegliano e la tangenziale di Spresiano. Senza, avvertono i primi cittadini, i centri dei paesi finirebbero soffocati dalle nuove ondate di traffico. Per realizzarle servono 13 milioni. Almeno. Soldi che ad oggi non ci sono.

«Abbiamo concordato di predisporre un progetto preliminare delle opere di viabilità necessarie – spiegano i sindaci di Villorba, Povegliano, Spresiano, Ponzano, Arcade, Nervesa, Giavera, Volpago e Paese – sulla base dell’esito di questo, apriremo poi un tavolo di confronto con il presidente della Regione per ottenere i finanziamenti necessari».

Nel piano proposto da Vernizzi ci sarà tutto: bretella, tangenziale, rotatorie, parcheggi e anche piste ciclabili. Più altre strade di collegamento, ad esempio con la zona industriale di Giavera e con il futuro complesso del velodromo.

«Il progetto valuterà tutti i flussi di traffico – sottolinea Marco Serena, sindaco di Villorba – e ci dirà quanti soldi serviranno». Soldi che potranno arrivare dalla Regione o da eventuali risparmi della Pedemontana. Si potrà aggiungere la compartecipazione dei Comuni e di qualche privato.

Imperativo categorico: bretella e tangenziale devono essere realizzate entro il 2018. È questa la data prevista per l’apertura dei due caselli di Povegliano e Spresiano-Villorba. Il tempo non manca. Ma non bisogna perderlo. I lavori per la realizzazione della Pedemontana arriveranno tra Povegliano, Spresiano e Villorba già prima della fine di quest’anno. Ed entro il 2016 partirà la bonifica per il passaggio sulla discarica tra via Marconi e via Ferrarezza, ultimo passo prima di sfociare nell’A27. «Abbiamo visto che la collaborazione tra i Comuni è fondamentale – conclude Serena – il territorio non può più essere rappresentato solo dai singoli municipi».

Mauro Favaro

 

Ad Altivole (Treviso), il prefetto e il sindaco della lista civica vicina alla Lega Nord hanno ritenuto opportuno “procrastinare la presentazione di ‘Strade Morte. Dal sogno del grande Veneto allo scandalo delle grandi opere’ di Marco Milioni. L’autore ha presentato un esposto all’Ordine dei giornalisti e al ministero dell’Interno: “Atto censorio e grave precedente”

Vietato parlare degli scandali legati alle grandi opere in campagna elettorale. Succede ad Altivole, seimilaottocento abitanti alle porte di Treviso, dove il Comune – accogliendo il parere della Prefettura – ha giudicato “opportuno procrastinare la presentazione del libro ‘Strade Morte. Dal sogno del grande Veneto allo scandalo delle grandi opere’ a data successiva allo svolgimento delle elezioni Regionali”, si legge nella nota dell’amministrazione.

L’inchiesta giornalistica si concentra su alcuni temi che da un anno sono al centro delle cronache giudiziarie e politiche: dalle tangenti sul Mose, fino all’affaire Lupi-Incalza e alla realizzazione della Pedemontana Veneta. Temi da non trattare alla vigilia del voto del 31 maggio, secondo il prefetto Maria Augusta Marrosu e il sindaco Sergio Baldin, della lista civica vicina alla Lega Nord Insieme per Altivole.

La storia inizia il 15 maggio, quando “Elvio Gatto, referente trevigiano del Covepa, comitato contrario alla superstrada – spiega a ilfattoquotidiano.it il giornalista Marco Milioni, uno degli autori – ha chiesto al Comune gli spazi dell’auditorium, indicando una data, dal 25 al 28 maggio, per la presentazione. Ma con una comunicazione del 19 maggio l’amministrazione ha fatto sapere di aver accolto il parere della Prefettura e ha chiesto di posticipare l’incontro perché a, loro parere, gli argomenti trattati entrano nel merito della campagna elettorale”.

Milioni parla senza giri di parole di “atto censorio” e considera la scelta “un grave precedente”. Per questo ha deciso di presentare un esposto al ministero dell’Interno, al prefetto di Treviso e all’Ordine dei giornalisti del Veneto. Segnalando quanto è avvenuto anche al presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi. “Si chiede al ministro – scrive Milioni – se ritenga di dovere avviare un accertamento ispettivo nei confronti dell’operato della prefettura nonché dell’amministrazione comunale di Altivole”.

Da parte sua il sindaco Baldin difende la decisione: “Vi sono regolamenti che prevedono di informare il prefetto di appuntamenti che si tengono durante la campagna elettorale se si ritiene che questi in qualche modo possano entrare nel merito – dice a La Tribuna di Treviso – Su quello richiesto da Gatto, essendo chiaro il tema del libro e dell’incontro, abbiamo sottoposto la questione al prefetto, che ha dato il suo parere sull’opportunità di tenerlo in questi giorni. Diverso sarebbe stato se questa presentazione fosse stata fatta nell’ambito di un appuntamento elettorale”. Insomma, se il libro fosse stato presentato durante all’iniziativa di un partito in corsa per le Regionali non ci sarebbe stato nessun problema.

Oltre a Milioni, “Strade Morte” è stato scritto Carlo Costantini, Massimo Follesa e Francesco Celotto, questi ultimi due attivisti del Covepa, che si batte contro la superstrada che passa proprio da Altivole e dovrebbe collegare il Vicentino a Spresiano, nel Trevigiano: grande opera, che nella Regione guidata da Luca Zaia, è seconda per importanza solo al sistema di dighe mobili che servono a proteggere Venezia dall’acqua alta. I lavori sono partiti con oltre un anno di ritardo. E il completamento, previsto per l’inizio del 2016, è slittato al 2018. Ad aprile scorso l’infrastruttura è finita sotto la lente dell’autorità anticorruzione guidata da Raffaele Cantone che vuole vederci chiaro sul perché i costi di realizzazione siano lievitati di oltre 450 milioni, cambiando il piano economico finanziario della concessione firmata nel 2009.

“Col nostro lavoro volevamo solo fare una riflessione sulle cause che hanno portato a quel sistema da cui è nato lo scandalo Mose – racconta Milioni – Nella mia esperienza giornalistica non ho mai visto prendere un provvedimento simile da parte della Prefettura che con tono paternalistico ‘consiglia’ al Comune quali appuntamenti è giusto far svolgere in un luogo pubblico e quali no. Faremo richiesta agli atti per vedere la comunicazione inviata all’amministrazione. Ma questa vicenda riserva anche aspetti grotteschi e divertenti: il libro verrà presentato lo stesso, mercoledì 27 maggio. Sapete dove? – ride al telefono – Nella parrocchia di Altivole, grazie alla concessione del prete. E poi si parla di laicità dello Stato…”.

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