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MONTEBELLUNA – Gli scavi della Pedemontana portano alla luce un insediamento romano. È l’emozionante scoperta effettuata, qualche giorno fa, all’incrocio fra via Sant’Andrea e via Schiavonesca, vicino all’abitazione della professoressa Brigida Bergamin. Si tratta dell’area delle cave, quella nella quale la Pedemontana sta marciando a tappe forzate. Non così velocemente, però, da non cogliere, fra le tante pietre distribuite sul terreno, qualcosa che non era un normale sasso.

L’archeologa al seguito dei lavori ha visto subito il tipo di pietra. «Quella è zona del reticolato romano -spiega Bergamin- e io di fronte al ritrovamento ho gridato al miracolo. In realtà mi hanno già detto che, anche se al momento la zona è stata messa in sicurezza e circoscritta, l’insediamento non fermerà i lavori. Verranno comunque fatti degli scavi mirati e sarà recuperato e portato via ciò che è meritevole».

Fra l’altro, quello di questi giorni non è il primo ritrovamento. «Un altro -dice la Bergamin- era stato rinvenuto a un chilometro da casa mia. Lì si vede chiaramente un’abitazione romana, o meglio le sue fondamenta. Il problema è che tutti passano e ognuno prende qualcosa».

E la riflessione è amara: «Stanno distruggendo l’ambiente – quello che era un vero e proprio Eden – ma almeno mantengano la storia e la cultura. Mi hanno già detto che quella che è stata rinvenuta non è una Pompei, ma è comunque importante».

E anche il sindaco Marzio Favero si è mosso. «La Soprintendenza non ci ha ancora avvertito del ritrovamento. Ci vuole prudenza. Comunque se emergono cose che confermano lo spessore storico della città è solo positivo perché confermerebbe il ruolo storico importante del Montebellunese in età romana. È bene che i resti vengano recuperati e messi in tutela».

Anche se i fondi a disposizione sono ovviamente limitati tanto che per il lotto 14, in via Cima Mandria a Posmon, è stato deciso di ricoprire i reperti che erano stati rinvenuti e portati alla luce ai tempi dell’amministrazione Puppato. Dove sarebbe dovuto sorgere un parco archeologico ci sarà, invece, un parco. Con cartelli che illustreranno i ritrovamenti.

Laura Bon

 

Ambiente

TREVISO – (zan) Una colata di cemento ed asfalto si è riversata sulla Marca negli ultimi decenni. Tanto da fare di Treviso la settima provincia più cementificata in Italia, con una percentuale di suolo consumato pari al 12,9 %. A certificarlo è l’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca dell’ambiente, che ha appena pubblicato uno studio sul consumo di suolo nel Belpaese.

Nella terra del Piave e del Montello, il terreno edificato ammonta a quasi 32mila ettari a fronte di 216mila ancora «liberi» (i dati si riferiscono al 2013). In Veneto, un consumo maggiore si registra solo nel Padovano, dove è utilizzato il 15,2% dei terreni. Su scala nazionale, il primato spetta alla Monza – Brianza, con il 34,7% coperto da fabbricati o infrastrutture, seguita da Napoli (29.5) e Milano (26,4).

In Italia, del resto, negli ultimi cinque anni sono stati «bruciati» 55 ettari di suolo al giorno e la quota di terreni edificati è più che raddoppiata dal 1956 (oggi siamo al 6,9). In Veneto la percentuale è addirittura triplicata, fino al 9,9%.

Se ci si limita al solo comune di Treviso, è stato consumato un terzo dello spazio disponibile (32,8). Un valore inferiore, in regione, solo a Padova, ma al di sopra di Verona (23,3%) e Vicenza (27,3%).

«In città dal 2001 al 2011 la popolazione è passata da 80.144 a 81.437 residenti, pari all’1,59% – nota Luigi Calesso, di Impegno Civile -. Il numero delle abitazioni, invece è incrementato di 3.757 unità, pari al 10,48%. La sproporzione è evidente. Si è assistito nel decennio 2002-2011 ad una cementificazione che non ha alcun rapporto con l’incremento della popolazione e le relative necessità abitative».

 

«È inutile»: centinaia di ragazzi al sit-in nel giardino di Stefanini e Gritti, poi corteo nel quartiere Pertini

La preside vieta il rientro in classe: «Sono le regole, dopo la seconda ora serve la giustificazione»

Prima il sit-in nel cortile della scuola, poi la manifestazione lungo le strade del quartiere Pertini: mobilitazione ieri mattina degli studenti dell’istituto Gritti e del liceo Stefanini per protestare contro la costruzione della cosiddetta Vallenari bis, la strada che passerà a poche decine di metri dalla loro scuola, e che rappresenta la premessa di un’importante lottizzazione che vedrà costruire una seria di palazzine.

Un intervento da 17 milioni di euro funzionale all’espansione delle zone residenziali Bissuola Nord e Bissuola Sud per 4000 nuovi abitanti potenziali: questi almeno erano i piani dell’amministrazione, prima dello scoppio della crisi immobiliare.

Intanto i lavori per la strada sono partiti. Gli studenti però la ritengono un’opera costosa e inutile e hanno deciso di far sentire la loro voce. Così, oltre ad aver raccolto oltre 1.500 firme, ieri hanno deciso di manifestare, spingendosi a togliere i picchetti che un paio di mesi fa erano stati piantati nel cortile della scuola proprio per delimitare l’area del cantiere e il sedime della strada.

La nuova strada collegherà via Vallenari a viale Vespucci, sarà lunga 1.900 metri e costituito da una corsia per ogni senso di marcia, con 7 rotonde. Il progetto prevede inoltre un ponte sul canale Osellino, che consentirà alla nuova strada di innestarsi sull’incrocio esistente di via Sansovino e viale Vespucci.

«È un’opera inutile, la grande opera di Mestre», spiega Enrico Medulli, per il collettivo degli studenti del Gritti, «e noi studenti non vogliamo venga realizzata. È una strada pensata molti anni fa, e che ora è inutile. Non si possono buttare via così 17 milioni, mentre vengono tagliati i fondi per la cultura e i servizi sociali».

Alla manifestazione di ieri hanno partecipato alcune centinaia di studenti. Molti di loro saranno anche in centro storico a Venezia sabato 9 maggio per la manifestazione organizzata contro le grandi opere e contro il passaggio delle grandi navi in laguna.

«La Vallenari bis non passerà», ribadiscono i ragazzi, «e noi siamo pronti a metterci in mezzo per bloccarla».

A essere bloccati ieri però sono stati alcuni di loro, in particolare gli studenti del Gritti che si sono visti negare l’accesso in classe. «Non ne capiamo il motivo, ci è stato impedito il diritto all’istruzione».

La preside Emanuela Cechettin è stata irremovibile, e lo ha spiegato agli studenti. «Non contesto il fatto che abbiamo deciso di manifestare, ne prendo atto. Ma il regolamento della scuola prevede che dopo la seconda ora si possa entrare in classe solo con la giustificazione dei genitori. Purtroppo è stata veicolata l’idea che questa giustificazione non fosse necessaria, e invece non era così. Quindi gli studenti che ne erano sprovvisti (la maggior parte, ndr), sono stati invitati a tornare a casa e a presentarsi il giorno successivo con la giustificazione. Le regole vanno rispettate: vale per chi ha mal di denti e anche per chi protesta e manifesta».

Francesco Furlan

 

Gazzettino – Mestre. Vallenari-bis, studenti in sciopero

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8

mag

2015

Protesta di 500 allievi dello Stefanini e del Gritti contro la nuova strada che attraverserà il quartiere

Quella strada sorgerà a pochi metri dalla loro scuola e ne attraverserà i giardini. Ma di veder spuntare altro cemento, gli studenti non ne vogliono proprio sapere. Per questo ieri mattina hanno organizzato una doppia manifestazione di protesta: prima un sit-in nel giardino della scuola, e poi un corteo lungo le strade del quartiere.

Non è la prima volta che i ragazzi dello Stefanini e del Gritti si fanno sentire per contestare la Vallenari bis, la strada che attraverserà anche il loro quartiere, il Pertini. Ad aprile avevano lanciato un appello contro il progetto del raddoppio della via e promosso una raccolta di firme. E per portare la protesta oltre i confini del quartiere ieri hanno deciso di scendere in strada. In corteo c’erano più di 500 persone ed erano tutti studenti.

Gli insegnanti e i residenti non hanno sfilato ma hanno scelto ugualmente di aderire alla protesta firmando l’appello che ha già raccolto 800 adesioni. E ribadiscono che non hanno intenzione di mollare. Anzi, hanno anche deciso di sradicare i picchetti che erano stati piantati per delimitare un tratto di duecento metri della futura strada e il cantiere.

«Un’iniziativa simbolica che vuole ribadire la nostra contrarietà a questo progetto» spiegano gli studenti – Per quest’opera infatti verrebbero investiti 17,5 milioni di euro, cementificati 40 ettari di terra con la conseguente devastazione di una delle poche aree verdi di Mestre. Aderiremo inoltre al corteo del 9 maggio a Venezia, giornata durante la quale manifesteremo assieme a molte altre realtà, tra cui il comitato No Grandi navi, contro il sistema di mafia e corruzione spesso legato alle grandi opere. Saremo poi nuovamente in piazza il 12 maggio in occasione dello sciopero contro gli Invalsi e la riforma Buona Scuola».

Ed è questo che hanno chiesto ieri, dal giardino della loro scuola: meno soldi per le grandi opere e più finanziamenti alla scuola pubblica. E dopo un’assemblea, in cui sono state affrontate le problematiche relative al progetto, il corteo si è poi mosso lungo le vie del quartiere, bloccando il traffico. «Alla fine della manifestazione non ci hanno permesso di rientrare a scuola per partecipare alle lezioni – concludono – limitando il diritto al dissenso e ledendo il diritto all’istruzione».

Melody Fusaro

 

SAN DONÀ – Domani la presentazione da parte di Legambiente

SAN DONÀ – Cemento e criminalità organizzata, come il settore edile porti ad interloquire con operatori economici, professionisti e politici nel Veneto Orientale.

Segnali inquietanti, fatti accaduti anche di recente, per cui si sono visti capannoni bruciati, escavatori distrutti o interrati nella zona. E società nel 2012 finite sotto la lente della magistratura utilizzate come schermatura, come una srl attiva a Jesolo ma con sede ad Aversa, una società di San Donà e una società cooperativa a Portogruaro, o ancora tentativi di riciclaggio da parte di funzionari di banca fino ad arrivare ad un personaggio di spicco del mondo sportivo.

Sono alcuni dei punti del dossier di Legambiente che saranno esposti da Maurizio Billotto e Gianni Belloni, coordinatore dell’Osservatorio su “Ambiente e Legalità del Veneto” all’incontro “Ambiente e legalità” che si terrà domani, giovedì 7, alle 17 al Forte del ’48.

«Una campagna di sensibilizzazione in cui toccheremo anche alcuni aspetti relativi alla burocrazia: come certi Comuni non attuino abbastanza trasparenza negli atti – spiega Billotto – o come vengano date le autorizzazioni. Le questioni relative ai rifiuti, o ancora l’intervento previsto in valle Ossi che doveva essere compiuto da una persona sconosciuta al Fisco e in assenza di una valutazione di impatto ambientale che abbiamo chiesto noi di Legambiente», sintomo di insediamento, più che di infiltrazione, di criminalità di tipo mafioso.

«Forme meno evidenti che sottendono ad una questione di legalità pregnante, da parte di chi finge di non conoscere requisiti autorizzativi per mandare avanti grandi progetti».

All’incontro pubblico prenderanno parte il sindaco di San Donà Andrea Cereser e l’assessore all’Urbanistica Francesca Zottis, oltre al presidio di Libera.

Davide De Bortoli

 

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COMUNICATO STAMPA OPZIONE ZERO 5 MAGGIO 2015

Scatta la campagna elettorale a Dolo, e come al solito è una ridda di dichiarazioni a buon mercato e di mistificazioni, soprattutto in tema di grandi opere.

Opzione Zero, chiamato direttamente in causa dalla Sindaca uscente, non ci sta e interviene in modo deciso per fare chiarezza a partire dai fatti e non dalle parole.

Il comitato rivierasco precisa: sulla Romea Commerciale non c’è stato alcun sostegno alla Giunta Gottardo, casomai è avvenuto il contrario. L’approvazione dell’ordine del giorno contro la nuova autostrada, approvato dal Consiglio Comunale di Dolo dopo che altri Comuni, a cominciare da Mira, si erano mossi per rompere il fronte del Sì, è stato un atto politico positivo, ma va precisato che quel documento è stato elaborato e proposto proprio da Opzione Zero, da sempre a favore dello stralcio integrale dell’opera indipendentemente dal tracciato. Prima di quel voto, la Sindaca di Dolo e la sua ex-maggioranza si erano espressi più volte contro l’attraversamento della Riviera, ma favorevolmente ad altre ipotesi di innesto verso Marghera o Spinea.

“D’altra parte – interviene il presidente di Opzione Zero Mattia Donadel – l’ordine del giorno sulla Romea Commerciale non basta a cancellare il decisivo via libera a Veneto City, duramente contrastata da tutti i comitati della zona, e nemmeno l’imposizione a suon di commissari del nuovo PATI che aggiunge cemento al cemento. L’unica nota di merito dell’amministrazione uscente è forse il sostegno al ricorso sull’elettrodotto contro Terna per elettrodotto Dolo-Camin, ma anche in questo caso va ricordato che senza la determinazione e il prezioso lavoro di inchiesta dei comitati, in particolare di quello di Vigonovo, nemmeno questa azione sarebbe andata in porto.”

Rebecca Rovoletto e Lisa Causin, portavoce del comitato, aggiungono: “Molto ambigua è anche la posizione della lista Dolo Democratica: nel programma si parla genericamente di contrarietà alle grandi opere e al consumo di suolo, ma ogniqualvolta c’era da prendere posizione in modo netto e vincolante, gli esponenti della lista hanno trovato il modo di smarcarsi. La dimostrazione sta nel fallimento delle trattative con il gruppo de “Il Ponte del Dolo” causato, tra le altre cose, dal rifiuto del PD di inserire tra i punti programmatici la cancellazione del casello di Albarea (funzionale a Veneto City) e il ritiro definitivo della Nuova Romea in luogo di un più vago riferimento ad evitare l’attraversamento della Riviera. D’altra parte si sa che proprio sulla Orte-Mestre, nonostante lo stop temporaneo imposto dal ministro del Rio dopo l’inchiesta della Procura di Firenze, buona parte del PD veneto e emiliano, oltre che nazionale, continua ad avere un orientamento più che favorevole.”

In ogni caso sulle elezioni a Dolo Opzione Zero ha le idee chiare: il comitato sosterrà in modo diretto la lista Ponte del Dolo e il candidato Sindaco Giorgio Gei, in continuità con un percorso di laboratorio civico iniziato cinque anni fa, che, grazie alla buona sinergia trovata tra le diverse componenti, si è dimostrato positivo ed efficace, non solo in tema di difesa del territorio e della salute. A rimarcare questa scelta la decisione di candidare in lista cinque dei propri attivisti dolesi; questi i nomi: Francesco Ceoldo, Arianna De Monte, Marina Doni, Giacomo Mescalchin, Eugenio Moro.

 

Si vota con il sistema maggioritario anche se i residenti sono più di 15 mila. Territorio e cemento i problemi immediati

DOLO – Sette candidati, quattro uomini e tre donne, alla conquista della poltrona di sindaco di Dolo. Sono state ufficializzate ieri le candidature per le elezioni comunali in programma il 31 maggio. Il comune di Dolo ha una popolazione di 15 mila abitanti ma deve votare con il sistema maggioritario per i comuni con popolazione inferiore ai 15 mila abitanti visto che nell’ultimo censimento era sotto a quella cifra. Alle urne saranno chiamati 12.135 abitanti, 5.850 uomini e 6.285 donne.

A presentarsi saranno ben sette liste, record assoluto per Dolo e segno della frammentazione che si è avuta in questi anni in particolar modo nel centrodestra.

Si ricandida il sindaco uscente Maria Maddalena Gottardo, 53 anni quadro dirigenziale in una banca, con la lista civica Maria Maddalena Gottardo Sindaco.

Il suo avversario sulla carta più quotato è Alberto Polo, 40 anni impiegato di una fondazione a Venezia, che si presenta con la lista civica Dolo Democratica che ha anche il sostegno del Pd.

Altra candidata è Valentina Peruzzo, 30 anni commerciante nel settore della telefonia, che ha il sostegno del Movimento 5 Stelle.

Altra conferma è quella di Giorgio Gei, 54 anni commerciante nel ramo dell’informatica, che si ripresenta con la lista Il Ponte del Dolo che ha l’appoggio di Sel, Comunisti Italiani, Comitati e società civile.

Ci sarà poi Elisabetta Ballin, 48 anni libero professionista e assessore uscente all’urbanistica, che corre con la civica Dolo è Tua.

Presente anche la Lega Nord che candida Antonio Di Luzio, 54 anni impiegato bancario ed ex sindaco di Pianiga.

La sorpresa è la lista “Dolo per Fare” composta dal gruppo dolese dei Tosiani che presenta Marco Cagnin, 49 anni, ingegnere.

Come si è arrivati a tutto questo. Nel centrosinistra Alberto Polo ha incassato l’appoggio del direttivo Pd, che lo ha preferito all’ex sindaco Claudio Bertolin, e poi ha iniziato a lavorare per la civica Dolo Democratica.

Il Ponte del Dolo, dopo vari incontri con il gruppo di Polo, ha deciso di ripresentarsi da solo con lo stesso simbolo e candidato del 2010.

Percorso solitario per i grillini che hanno puntato sulla giovane Valentina Peruzzo.

Più tumultuoso il percorso nel centrodestra. Il sindaco Gottardo ha deciso di ricandidarsi ma ha perso l’appoggio della Lega Nord, e degli assessori Elisabetta Ballin, rappresentante di Forza Italia, che ha deciso di correre da sola e degli assessori Alessandro Ovizach e Antonio Pra che non si presenteranno.

C’è poi il capitolo Lega che vede la candidatura di Antonio Di Luzio cui però si contrappone la lista dei Tosiani con Marco Cagnin.

Tra i candidati consiglieri ci sono nomi noti e sorprese: Emanuele Corrado Gaspari, ex assessore del Pd con Bertolin, sosterrà Gottardo; la presenza di Pietro Martire, ex calciatore rimasto in sedia a rotelle dopo un infortunio di gioco e molto attivo nel sociale, e di Nicola Bisso, calciatore ex bomber del Dolo.

Molti i nodi cruciali della campagna elettorale. In primis le infrastrutture e i grandi progetti come Veneto City, la Romea Commerciale, la Camionabile sull’Idrovia e l’elettrodotto ad alta tensione Dolo – Camin oltre al Pati che in questi mesi ha visto anche un ricorso al Tar.

Giacomo Piran

 

DOLO – È stata rinviata al 22 luglio l’udienza davanti al Tar del Veneto per discutere il ricorso presentato dai gruppi di minoranza di Dolo contro la nomina dei commissari “ad acta” per l’adozione del Pati (piano assetto territoriale intercomunale) di Dolo e Fiesso. «Una decisione adottata», precisa Alberto Polo, a nome dell’opposizione, «per consentire di dirimere definitivamente in tempi rapidi un caso particolare che vede coinvolta la tutela del diritto di rappresentanza dei consiglieri comunali in forza del mandato ricevuto dai cittadini attraverso il voto, in un ambito fondamentale come la definizione urbanistica del territorio».

Tutto è iniziato quando il sindaco di Dolo, Maddalena Gottardo, dopo che per ben 4 volte la maggioranza in consiglio comunale non è riuscita ad approvare il nuovo piano regolare, aveva chiesto al Difensore Civico Regionale di nominare due commissari ad acta per adottare il Pati. I commissari, insediatisi a gennaio, hanno approvato il Pati a fine febbraio.

Nel frattempo i gruppi di minoranza, contrari alla designazione, avevano impugnato davanti al Tar del Veneto il decreto di nomina dei commissari ad acta.

(g.pir.)

 

Opzione Zero per il 25 Aprile

Posted by Opzione Zero in Appuntamenti | 0 Comments

24

apr

2015

25_aprile_2015

Da tempo il nostro comitato si batte strenuamente contro la devastazione dell’ambiente e il saccheggio dei beni comuni. Ma in questo percorso abbiamo imparato una cosa importante: quando le comunità di un territorio vengono private della possibilità di decidere sul proprio futuro, in gioco non c’è solo il diritto a vivere in un territorio sano e sicuro, in gioco c’è la democrazia.

Proprio partendo da questo, oggi – a 70 anni dalla Liberazione – anche noi riteniamo che la democrazia e la Costituzione in questo Paese stiano vacillando pericolosamente. Nel dirlo non pensiamo solo alle gravi problematiche ambientali che minacciano la nostra stessa sopravvivenza; pensiamo anche alle ricadute sociali ed economiche delle politiche di austerity, all’attacco ai diritti fondamentali, come il diritto al lavoro – il primo citato nella nostra Costituzione – o il diritto alla casa; pensiamo alla progressiva privatizzazione dei servizi pubblici, alle “controriforme” del Governo e di chi lo sostiene, ai tanti conflitti bellici sempre più vicini, alla drammatica situazione dei migranti, al riemergere di pulsioni fasciste e razziste.

Di fronte a tutto questo, ritrovarsi in piazza una volta all’anno per ricordare la Liberazione è un esercizio sterile, se poi alle parole non siamo capaci di far seguire i fatti. Se non siamo capaci quotidianamente di dare corpo e vita quegli ideali.

Per questo ci sentiamo un po’ allergici alle cerimonie, soprattutto quando si riempiono di retorica falsa e insopportabile.

Ma se il 25 Aprile diventa un momento di raccoglimento profondo, un momento di condivisione vera dei valori della Resistenza; se questo diventa un momento per ritrovare la speranza e la forza di reagire giorno dopo giorno al degrado e alla violenza che imperversano, allora sì avremo recuperato il senso della Lotta di Liberazione, allora sì avremo reso omaggio alle tante donne e ai tanti uomini che hanno dato la vita per sconfiggere il nazifascismo.

E’ con questo spirito che invitiamo ciascuno a essere partecipe della giornata del 25 Aprile, intervenendo alle varie iniziative previste, o trovando comunque un momento per riflettere.

 

Gazzettino – Pedemontana: via agli espropri

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

22

apr

2015

VOLPAGO – Il CoVePa si è già mobilitato. Stefano Prenol: «Quest’opera non serve a nulla»

Tecnici al lavoro e picchetti ovunque. Ma c’è anche chi si è rifiutato di firmare

Dopo i primi due giorni di espropri, la Pademontana ha raggiunto Belvedere. Ma c’è chi non firma. Ieri mattina, i tecnici della Pedemontana, partiti da Venegazzù lunedì con le operazioni di esproprio, sono arrivati a Volpago. Per la precisione in via Belfiore 25, dove si trova la proprietà di Stefano Prenol, uno dei proprietari interessati. Che, a differenza di altri, non ha firmato il verbale di “immissione in possesso”.

Da lui i cinque tecnici sono arrivati verso le 11, e mentre altri controllavano dove dovrebbe passare la strada (una coltivazione di kiwi biologici e del verde) un tecnico ha invitato il proprietario a firmare il verbale, che non aveva, fra l’altro, conteggiato un annesso rustico. «Quando ho detto che non firmavo – spiega Prenol – non mi è stato dato il verbale e sinceramente mi è sembrata una cosa un pò strana. Ho detto loro che non volevo entrassero, ma hanno picchettato lo stesso l’area: dicono che fa parte della procedura».

Sul motivo della mancata firma, spiega: «Il primo è che la Pedemontana non serve a nulla e non risolve i problemi della viabilità. Inoltre c’è in corso un’indagine da parte dell’autorità anti corruzione. Per non dimenticare che abbiamo ancora in ballo un ricorso al Tar che si discuterà il 20 maggio. Soprattutto però mi chiedo una cosa: se i promotori del progetto e il direttore lavori sono al centro di indagini perchè fidarmi di questa gente?».

Per altri proprietari, probabilmente, alla base della riluttanza a firmare c’è anche il prezzo del valore d’esproprio. Ma per Prenol quella economica è solo l’ultima ragione: il no è partito molto prima. «I tecnici ci hanno anche detto che, se firmi, ti pagano entro 4-5 mesi, altrimenti si va incontro alla procedura ordinaria. Noi però facciamo parte del CoVePa (coordinamento contro l’intervento) e sappiamo che la realtà è ben diversa. È stato pagato solo qualche proprietario del secondo lotto di lavori».

Intanto, la Corte dei Conti ha mandato a sindaci, Province, Ministeri, Commissario e Regione indicazione sull’avvio di un’indagine. «In questa situazione, dove gli espropri non sono coperti dalle dovute garanzie con polizza fideiussoria, ma specialmente con la magistratura in fermento – dice il Covepa – consigliamo vivamente a tutte le persone che nei prossimi giorni saranno coinvolte dagli espropri di non firmare alcun verbale e nemmeno presentare osservazioni in merito, in quanto anche quest’ultime vengono intese come accettazione».

Laura Bon

 

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