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appropriazione indebita e falso

VENEZIA – Nonostante abbiano patteggiato la loro pena per frode fiscale in Italia, sono finiti sotto inchiesta per gli stessi fatti anche a San Marino e, ieri mattina, Claudia Minutillo, l’ex segretaria veneziana di Giancarlo Galan, è stata interrogata per due ore dal commissario della Legge (il nostro pubblico ministero) di San Marino Antonella Volpinari. All’interrogatorio era presente il suo difensore, l’avvocato Mirko Dolcini.

Nei giorni scorsi lo stesso magistrato aveva interrogato anche Piergiorgio Baita, ex presidente della «Mantovani», e William Colombelli, console sanmarinese in Italia e amministratore della società «Bmc Broker».

I tre hanno patteggiato una pena per frode fiscale, trovando l’accordo con il pubblico ministero di Venezia Stefano Ancilotto: un anno e dieci mesi di reclusione per Baita, un anno e quattro mesi ognuno per Minutillo e Colombelli.

Questo, però, non ha evitato che i tre finissero sotto inchiesta a San Marino, dove sono indagati i primi due per appropriazione indebita e per falso, il terzo anche per riciclaggio. La vicenda è quella delle false fatture rilasciate dalla «Bmc Broker» di Colombelli alla «Mantovani» di Baita e ad «Adria Infrastrutture» di Minutillo. Decine di milioni di euro, buona parte dei quali poi tornavano nelle casse dell’ingegnere veneziano, che li utilizzava come fondi neri per pagare le tangenti ed altro. Proprio questi fatti a San Marino vengono considerati appropriazioni indebite e falsi.

Oggi, intanto, la presidenza del Senato ha messo all’ordine del giorno la discussione e la votazione della richiesta avanzata da parte della Procura di Venezia della richiesta di autorizzazione a procedere per l’ex ministro dei Lavori pubblici Altero Matteoli, attuale senatore di Forza Italia. È accusato di corruzione: a parlare di lui è stato l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova Giovanni Mazzacurati, il quale ha riferito che in più di un’occasione è andato a Roma, nella sede di Porta Pia del ministero, ha consegnare migliaia di euro all’allora ministro Matteoli. Già il Tribunale dei ministro di Venezia ha dato il via libera, sostenendo che non si tratta di una persecuzione ma che le prove sono solide, poi è stata la Giunta per le autorizzazioni a procedere di Palazzo Madama a votare perché sia concessa l’autorizzazione, ora tocca all’assemblea dei senatori.

Giorgio Cecchetti

 

SAN MARINO – L’ex segretaria di Galan interrogata ieri per due ore

Ha risposto alle domande del Commissario della legge della Repubblica del Titano ricostruendo il sistema della “retrocessione” di somme di denaro all’impresa Mantovani

Interrogatorio di due ore, ieri mattina a San Marino, per Claudia Minutillo, l’ex segretaria del presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan, finita sotto accusa in qualità di amministratrice della società “Adria Infrastrutture” nell’inchiesta sulle false fatturazioni milionarie dell’impresa di costruzioni Mantovani spa.

Assistita dagli avvocati Mirko Dolcini e Carlo Augenti, Minutillo ha risposto alle domande del Commissario della Legge, Antonella Volpinari, confermando quanto già dichiarato ai magistrati veneziani che, partendo da quelle false fatture, hanno scoperto l’esistenza di un diffuso sistema corruttivo attorno ai lavori per la realizzazione del Mose.

Nelle scorse settimane gli inquirenti di San Marino avevano interrogato anche gli altri protagonisti della vicenda giudiziaria: Piergiorgio Baita, ex amministratore delegato della Mantovani e William Colombelli, ex console di San Marino e titolare della Bmc Broker, la società che emise fatture a fronte di operazioni inesistenti, per poi “retrocedere”, cioè restituire alla stessa Mantovani, gran parte degli importi ricevuti, fatta salva una percentuale per l’attività di mediazione svolta.

Nell’inchiesta veneziana tutti hanno già patteggiato pene comprese tra un anno e due mesi e un anno e dieci mesi di reclusione, con la sospensione condizionale. E ora si trovano a dover rispondere di nuove accuse, formulate dall’autorità giudiziaria di San Marino, che ipotizza, tra gli altri, il reato di ricilaggio. Complessivamente la Mantovani fino al 2010 utilizzò San Marino per “produrre” false fatture per oltre 8 milioni di euro e ottenere una consistente provvista in nero, in parte utilizzata per pagare tangenti.

La Minutillo, arrestata nel 2013, confessò subito le proprie responsabilità e da allora ha iniziato a collaborare con la Procura di Venezia, contribuendo a fare luce sul cosiddetto “sistema Mose” e fornendo numerosi particolari sul ruolo di Galan e dell’allora assessore regionale ai trasporti Renato Chisso, entrambi usciti dal processo con il patteggamento della pena.

Gianluca Amadori

 

Al taglio del nastro a Cappella ci sarà anche il comitato “Pro complanare” che contesta la nuova opera

SCORZÈ – Dalle prime ore del pomeriggio di oggi, si potrà entrare in autostrada dal casello Martellago-Scorzè. Dopo l’inaugurazione prevista per le 12, qualche minuto dopo saranno tolti i blocchi e i veicoli potranno transitare.

All’iniziativa ci sarà anche il comitato Pro complanare, che raggiungerà a piedi la nuova opera; il ritrovo sarà alle 11.30 in via Ca’ Nove e l’iniziativa e l’invito dei referenti è di partecipare in gran numero.

«Chiediamo a chi in questi anni ha sostenuto le nostre proposte», spiega Renato Anoè, «di essere presenti. La nostra proposta era di una soluzione meno costosa, con un minor impatto ambientale e in grado di risolvere i problemi del traffico della Castellana. Bastava un’unica stazione con sottopasso e collegarlo alla rotatoria dell’ospedale di Mestre: solo così avremo liberato i centri di Martellago, Trivignano e Zelarino».

Il capogruppo del Pd, Gianna Manente, invece, chiede che in futuro sia messa in sicurezza via Ponte Nuovo, anche se si dovrà parlare con il Comune di Venezia perché il tratto si ferma in via Tiziano. Il Pd e la lista civica Scattolin-sindaco non risparmiano qualche critica al comitato Cappella Vive, che nei giorni scorsi si era detto preoccupato per il futuro della frazione alla luce della nuova opera. «Se avesse affiancato i cittadini di Cappella e Peseggia nella protesta fatta due anni fa», spiegano in una nota i due gruppi di opposizione, «forse non si sarebbe arrivati a questa triste apertura. Avevamo avanzato proposte, con interrogazioni e ordini del giorno ma nessuno, né il sindaco Giovanni Battista Mestriner né il comitato le hanno sostenute. Al danno ambientale ci sarà da aggiungere quello provocato dal traffico di tutto il territorio per l’assenza di opere complementari, con le auto e i camion che dovranno per forza attraversare i nostri centri».

Della vicenda casello se n’è parlato pure lunedì in Consiglio a Scorzè e il Movimento 5 Stelle l’ha buttata sull’ironia. «Parteciperanno le massime autorità locali», dice Antonio Pettenà, «e ringraziamo per averci invitati. Ci si è dimenticati dell’ex governatore Giancarlo Galan, l’ex assessore veneto alla viabilità, Renato Chisso, l’ex commissario al Passante Silvano Vernizzi e l’ex sindaco di Venezia Giorgio Orsoni. Quando avremo saldato il salato pedaggio, Vielen dank und gute Fahrt (molte grazie e buon viaggio ndr)».

Alessandro Ragazzo

 

SCORZÈ – Bosco di 10 ettari. A fine estate la posa delle piante

SCORZÈ – Il casello apre con alcuni nodi da sciogliere, com’è emerso in Consiglio a Scorzè; intanto le mitigazioni ambientali, con il sindaco Giovanni Battista Mestriner che ha ipotizzato per fine estate la posa delle piante per far nascere il bosco da 10 ettari. Riguardo la viabilità di collegamento, una zona a rischio è via San Paolo a Peseggia.

«Aspettiamo di capire quali saranno i flussi di traffico», spiega, «e se dovesse essere insostenibile, potrebbero esserci dei blocchi alla circolazione o potrebbe essere chiusa un tratto di strada. Ne parleremo con i residenti. Su via Ponte Nuovo, d’accordo con Martellago, abbiamo chiesto di migliorare l’accesso alla rotatoria, arretrando il guardrail per addolcire la curva».

Il sindaco ha parlato pure delle barriere mancanti. «Non ci sono vicino al casello», osserva, «specie nelle rampe di accesso e di uscita, oltre su larghi tratti dell’autostrada».

Infine la questione della futura variante alla Noalese, che da via Milano giungerà alla rotonda di via Boschi e, di lì, si salirà verso il casello. «Quasi tutti gli espropri e gli accordi bonari sono fatti», continua Mestriner, «e per giugno il cantiere dovrebbe aprirsi. La previsione di apertura e di un anno e mezzo, al massimo due».

(a.rag.)

 

I LEGALI DELL’EX SINDACO DI VENEZIA: «MAZZACURATI INAFFIDABILE»

VENEZIA – Per i difensori dell’ex sindaco le accuse contro Giorgio Orsoni devono essere archiviate. Questa la richiesta avanzata ieri dagli avvocati milanesi Francesco Arata e Carlo Tremolada ai pubblici ministeri Stefano Ancilotto e Stefano Buccini, che nei prossimi giorni dovranno formulare le loro richieste al giudice veneziano Andrea Comez dopo aver depositato gli atti.

Numerosi i motivi a sostegno delle loro tesi. Prima di tutto il fatto che il principale accusatore Giovanni Mazzacurati già nei primi interrogatori resti nel luglio-agosto 2013 era «stremato, per nulla lucido e tanto meno affidabile». Secondo il neurologo che lo ha poi avuto in cura avrebbe cominciato a manifestare «chiari sintomi di progressivo deficit di memoria sin dall’aprile 2013». Per questo i due legali sostengono che la Procura avrebbe dovuto chiedere l’incidente probatorio per l’ingegnere ancor prima del suo trasferimento in California.

Per quanto riguarda le dichiarazioni accusatorie di Federico Sutto, stretto collaboratore di Mazzacurati, nell’istanza si legge che si tratta di affermazioni surreali e stravaganti. Sottolineano che fino all’interrogatorio del 23 ottobre 2014 mai aveva dichiarato di aver consegnato buste con denaro a Orsoni. Questo «improvviso cambio di rotta» sospettano i due difensori, «potrebbe essere riconducibile a personali esigenze difensive», visto che poche settimane dopo ha patteggiato una pena di due anni di reclusione con la sospensione condizionale.

Nel merito delle accuse, poi, rilevano che Sutto racconta di aver incontrato il futuro candidato sindaco alla vigilia del Natale 2009 dopo il concerto di Natale in Basilica di San Marco e in quell’occasione di aver avuto da lui il nome del suo mandatario elettorale e il numero del conto corrente per i finanziamenti della campagna elettorale: Ma Orsoni fu proclamato candidato del centro sinistra ben un mese dopo, il 25 gennaio 2010. Infine, nel documento si ricorda che per coloro che inizialmente erano stati indicati come destinatari finali dei finanziamenti per il partito, cioè i parlamentari Pd Davide Zoggia e Michele Mognato, la stessa Procura ha chiesto l’archiviazione delle accuse di finanziamento illecito (i due avvocati sottolineano che se i fondi fossero stati destinati al candidato sindaco personalmente non sarebbe penalmente rilevante perché la legge non prevede che per le elezioni comunali e provinciali vengano dichiarati i finanziamenti elettorali).

Giorgio Cecchetti

 

L’opera complementare al Passante è un bypass del centro abitato lungo due chilometri e mezzo

Il sindaco Conte ha criticato il costo di 11 milioni e chiesto alla Regione maggior impegno per i treni

Quarto respira con meno traffico

QUARTO – È stata aperta ieri la nuova circonvallazione Est di Quarto che sgraverà il centro dal traffico di attraversamento e dalle tante automobili dirette, specialmente in estate, verso le spiagge. Si tratta di un’opera complementare del Passante di Mestre, realizzata da Veneto Strade. Al taglio del nastro oltre alle autorità locali, in testa il sindaco, Silvia Conte assieme all’assessore alla Mobilità, Radames Favaro, hanno partecipato l’assessore regionale alle Infrastrutture, Marialuisa Coppola, l’assessore al Lavoro Elena Donazzan, l’assessore alla Caccia Daniele Stival e ancora il commissario prefettizio della provincia di Venezia, Castelli e il vicepresidente di Veneto Strade, Leonardo Muraro.

La circonvallazione est, che parte dalla rotonda di via Resistenza, sarà gestita dalla Provincia secondo l’accordo già siglato; al comune spetta invece la gestione della pista ciclabile. L’apertura permette di effettuare un riordino della viabilità, con il passaggio di alcune strade da provinciali a comunali, intervenendo con rallentatori e piste pedonali. Il palco è stato posizionato ai piedi della nuova rampa cavalcavia di via Claudia Augusta, l’antica strada romana. Il nuovo tratto stradale è lungo due chilometri e mezzo, si sviluppa interamente nel comune altinte e costituisce un bypass al centro abitato. Il costo è stato di oltre 11 milioni di euro, che si aggiungono all’altro pezzo dell’infrastruttura giù aperto. Un’opera attesa da molto, tanto che al taglio del nastro erano presenti anche l’ex sindaco, Loredano Marcassa e l’ex vicesindaco Gianni Bianchini.

Pungente il sindaco di Quarto e candidata in Regione, Silvia Conte, la quale ha apprezzato l’apertura, ma ha anche ricordato il costo molto alto e auspicato che d’ora in poi si pensi a dare anche maggiori servizi, vedi alla voce trasporto ferroviario. «C’è bisogno di un ripensamento di quello che vogliamo sia il Veneto futuro», ha esordito, «non solo grandi opere ma servizi».

Una frecciatina anche all’ex assessore Renato Chisso, «assessore alle infrastrutture e alla mobilità, ma di mobilità collettiva ne abbiamo vista ben poca. Abbiamo strade nuove, ma treni?».

Conte ha ricordato Nane Cristo, al secolo Giovanni Simoncin, l’anziano artigiano e artista 95enne costruttore stampi per la caccia amico di Hemingway che fu suo cliente di cui ieri si sono svolti i funerali, dedicando a lui l’impegno futuro per la tutela del territorio.

Sviluppo sostenibile e salvaguardia del territorio sono state anche le parole utilizzate da Muraro. L’assessore Coppola ha sottolineato come la circonvallazione est e in particolare il manufatto sopra la Claudia Augusta sia una sfida vinta dalla Regione, «un’opera concordata e condivisa con il territorio».

Marta Artico

 

Stefano Perotti,direttore dei lavori dell’autostrada arrestato con Incalza a Firenze, chiese aiuto al vescovo Gioia

Non sono mai stato contattato dal delegato pontificio del Santo. Apprendo che temevano la messa del 4 gennaio 2014 a Bassano: l’autostrada rovina le risorgive

PADOVA – La «cupola delle Grandi Opere» che ha procura di Firenze ha smantellato, più che i comitati No Tav e i No Global, in Veneto temeva don Albino Bizzotto, leader storico pacifista, protagonista di marce e digiuni della fame ai tempi della guerra nell’ex Jugoslavia e oggi impegnato nella difesa degli immigrati che Salvini vorrebbe cacciare.

A temere don Bizzotto è Stefano Perotti, l’imprenditore di Firenze che aveva ottenuto da Ercole Incalza la direzione dei lavori di una decina di grandi appalti, dalla Tav Brescia-Padova alla Pedemontana veneta, l’autostrada di 94 km che collegherà Montebello con Spresiano.

Il motivo? Il sacerdote, fondatore dei «Beati i costruttori di pace», il 4 gennaio 2014 celebrò l’«Epifania della terra» con una messa a Bassano del Grappa, nel piazzale di un distributore Agip. Una messa con l’eucarestia non è un atto di guerra, ma Stefano Perotti che con Incalza ricevette la benedizione di Papa Francesco con tanto di omelia contro la corruzione, non era affatto tranquillo e decise di telefonare all’arcivescovo Francesco Gioia, allora delegato pontificio della Basilica del Santo di Padova.

È quanto emerge dagli atti dell’inchiesta della Procura di Firenze: occorre precisare che monsignor Gioia non tentò nemmeno di contattare don Bizzotto, ma il vescovo ora forse rischia di dover dare spiegazioni anche sui movimenti del suo deposito acceso allo Ior. Capitolo tutto da scrivere.

La Pedemontana invece è decollata. Le ruspe lavorano giorno e notte da quando il governo Letta ha sbloccato 330 milioni e don Bizzotto anche nel 2015 ha celebrato l’«Epifania della terra» a Breganze con una messa che segna la Natività in uno scenario fantastico: tra le colline di Torcolato, le ciligie di Marostica, gli asparagi di Bassano e l’acqua cristallina delle risorgive che alimenta gli acquedotti di mezzo Veneto.

Di quest’autostrada se ne parla dal 1988 per liberare Montecchio, Schio, Thiene, Bassano, Asolo, Montebelluna e Castelfranco dall’ingorgo dei camion che non riescono a mettere le ruote fuori dai cancelli delle fabbriche, ma in molti temono che quando sarà completata faccia la fine della Brebemi: l’arteria che doveva sgravare la A4 Serenissima è spesso semideserta perché applica pedaggi molto cari, legati alle quote di ammortamento del project financing. Sarà così anche per la Pedemontana?

Don Albino Bizzotto sia nelle omelie che nelle interviste non usa metafore: «Quell’opera è nata con la copertura di Chisso, mentre Vernizzi si rifiuta di dare la documentazione ai parlamentari che vogliono capire se il piano finanziario è credibile. Dopo il ricorso al Tar i comitati non hanno le risorse per resistere nei successivi gradi di giudizio, ma trovo assurdo il comportamento di Zaia che a parole difende la terra e ogni due giorni inaugura un pezzo di Pedemontana. Lo sfregio più grave è alle risorgive, tagliate dall’asfalto in maniera irreversibile. Un colpo fatale alla terra e all’ecosistema».

Albino Salmaso

 

Silvano Vernizzi: i cantieri procedono a tutta velocità

A fine anno può aprire al traffico il tratto Valdastico-Breganze

«Risponderò ai rilievi della Corte dei conti non c’è incompatibilità»

VENEZIA – Il dossier della Corte dei Conti sulla Pedemontana, con i rilievi mossi da Antonio Mezzera, il magistrato che già nel 2008 aveva lanciato l’allarme sui lavori del Mose, apre una nuova ferita sull’autostrada di 94 km che collegherà Montebello vicentino con Spresiano.

Ingegner Silvano Vernizzi, lei è commissario della Pedemontana e amministratore delegato di Veneto Strade: che ne pensa della nuova bufera? «Ma quale bufera. Il dossier della Corte dei conti non ci spaventa. Risponderemo punto su punto carte alla mano per dimostrare l’assoluta regolarità delle procedure fin qui avviate. Siamo assolutamente tranquilli. Tutto regolare. Non esiste una presunta incompatibilità, perché la procedura d’infrazione europea si è conclusa con la mia assoluzione completa. E per quanto riguarda i rilievi mossi all’ingegner Fasiol le contestazioni sono infondate perché la Pedemontana è un’opera concepita dalla Regione e anche in questo caso non esiste incompatibilità per la sua doppia veste di responsabile del settore trasporti e responsabile unico del procedimento. Fasiol ha fatto bene il suo dovere».

Non c’è solo la Corte dei conti, al consorzio Sis manca il closing bancario e nel piano finanziario pesa il vuoto di 1,5 miliardi: non teme che i cantieri si possano bloccare? «Il cronopogramma dei lavori è rispettato alla lettera, fino ad oggi sono stati investiti 280 milioni di euro, 100 dei quali a carico dei privati. E credo che nessun consorzio d’imprese affidatorio di un project getti al vento cento milioni: gli impegni verranno rispettati».

I cantieri sono iniziati grazie ai 330 milioni di euro messi a disposizione dal governo Letta nel 2013: è così? «Certo. In cassa abbiano 614 milioni di euro che ci consentono di rispettare la tabella di marcia: sono già iniziati gli scavi nella galleria di sant’Urbano lunga 1582 metri a Montecchio ed è iniziato anche lo scavo per l’altra galleria di Malo, la più importante della Pedemontana. Siamo nelle condizioni di aprire al traffico entro il 2015 il tratto che collega la Valdastico con Breganze, ma le resistenze delle comunità locali sono fortissime».

Quali sono i timori? «Se la Pedemontana aprisse al traffico senza le opere complementari e i raccordi con la viabilità ordinaria, non vorrei essere il sindaco di Rosà o di Breganze: i due paesi hanno lanciato dei segnali di allarme da non sottovalutare». Che novità ci sono per la Nogara-Mare? «Dovrebbe essere firmata la convenzione con il concessionario entro maggio, atto che spalanca le porte alla progettazione».

Albino Salmaso

 

INDAGATO A ROVIGO – Galan, nuove accuse evasione fiscale sulle tangenti Mose

PADOVA – Infedele dichiarazione dei redditi: è l’ipotesi d’accusa che ha portato la Procura di Rovigo a iscrivere nel registro degli indagati l’ex ministro e governatore Giancarlo Galan. Il deputato azzurro è ai domiciliari nella sua villa di Cinto Euganeo, dove sta scontando la pena di due anni e dieci mesi patteggiata per le mazzette legate al Mose. Nel corso di due accertamenti fiscali alla fine dello scorso anno gli sono stati contestati redditi non dichiarati per oltre dieci milioni, le supposte tangenti, su cui non sarebbero state versate le imposte.

 

Gazzettino – Evasione fiscale, indagato Galan

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

27

mar

2015

MOSE/ DICHIARAZIONE INFEDELE DEI REDDITI

Nuova tegola su Galan: indagato per evasione fiscale sulle tangenti

Nuova tegola per l’ex governatore Giancarlo Galan. La Procura di Rovigo l’ha iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di infedele dichiarazione dei redditi, in pratica evasione fiscale sulle tangenti. Secondo i magistrati, si tratta di somme non versate per oltre dieci milioni, introiti legati alle mazzette intascate tra il 2007 e il 2010.

 

Evasione fiscale, indagato Galan

Scandalo Mose, nuove accuse dalla Procura di Rovigo all’ex governatore dopo l’accertamento della Finanza: somme non versate per oltre dieci milioni di euro, introiti legati alle mazzette intascate tra il 2007 e il 2010

Infedele dichiarazione dei redditi. È con quest’ipotesi accusatoria che la Procura della Repubblica di Rovigo ha iscritto nel registro degli indagati l’ex governatore del Veneto, il deputato forzista Giancarlo Galan, attualmente agli arresti domiciliari dove sta scontando la pena di due anni e dieci mesi, patteggiata per le mazzette legate alla realizzazione del Mose.

Ed è proprio da Venezia che sono partite le nuove accuse per Galan: nel corso dei due accertamenti fiscali compiuti dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria del comando lagunare tra ottobre 2014 e il gennaio scorso gli sono stati contestati redditi non dichiarati su cui non sarebbero state versate le imposte. In altri termini Galan non avrebbe pagato le tasse sulle tangenti. Il primo accertamento fiscale riguardava gli anni 2005 e 2006. Per questo biennio l’ex governatore veneto non rischia nulla sul piano penale. Il reato risulta ampiamente coperto dai termini della prescrizione. Diverso il ragionamento per le successive dichiarazioni dei redditi, quelle relative agli anni 2007-2008-2009-2010.

Sulla scorta di quanto accertato dalle Fiamme gialle, il pubblico ministero polesano Andrea Girlando ha aperto un’indagine a carico del parlamentare di Forza Italia ipotizzando la violazione dell’articolo 4 della normativa fiscale, il decreto legislativo n. 74 del 2000, l’unica norma tributaria in vigore nel nostro Paese. La competenza spetta alla Procura di Rovigo in quanto Galan risiede a Cinto Euganeo, comune che ricade nella giurisdizione dell’Agenzia delle Entrate di Este. In base agli atti dell’inchiesta Mose Galan avrebbe intascato dall’allora presidente del Consorzio Venezia Nuova Giovanni Mazzacurati una tangente da un milione di euro all’anno.

Gli vengono contestati dalla Finanza come proventi di attività illecita anche le somme investite nell’acquisto della villa di Cinto oltre ad una dazione da 200mila euro, giustificata come finanziamento per una campagna elettorale di Forza Italia. A conti fatti Giancarlo Galan avrebbe intascato complessivamente mazzette per 10 milioni 831mila e 200 euro. Sono poco meno della metà dell’ammontare complessivo delle tangenti (quasi 24 milioni di euro) individuate dalle Fiamme gialle a conclusione della maxi inchiesta sul Mose, attraverso la bellezza di tredici accertamenti fiscali.

Tutte le mazzette vengono automaticamente tassate come redditi delle persone fisiche, sulla base delle aliquote Irpef vigenti all’epoca della commissione dei vari illeciti. Sarà evidentemente applicata l’aliquota massima del 43% trattandosi nella stragrande maggioranza dei casi di persone con redditi superiori ai centomila euro annui. La Guardia di finanza ha calcolato in oltre dieci milioni di euro complessivi, sanzioni a parte, i tributi oggetto di attività di recupero da parte dell’erario.

Politici e funzionari destinatari delle mazzette si ritroveranno a doversi difendere in due ambiti: oltre al contenzioso di natura tributaria dovranno affrontare un procedimento penale. Non avendo indicato nelle dichiarazioni dei redditi annuali le tangenti incassate dovranno rispondere di dichiarazione infedele. Un reato che prevede comunque pene di modesta entità. Galan potrebbe cavarsela con un ulteriore patteggiamento, in continuazione con i due anni e dieci mesi concordati nell’autunno scorso con la Procura lagunare.

Luca Ingegneri

 

TANGENTI – Sotto la lente il “sistema Mantovani” per il quale a Venezia alla fine del 2013 hanno patteggiato quattro persone tra cui l’ex amministratore delegato

Interrogato Baita. Fatture false, inchiesta anche a San Marino.

Anche l’autorità giudiziaria della Repubblica di San Marino sta indagando sul sistema delle false fatturazioni realizzate fino al 2010 dall’impresa di costruzioni Mantovani spa di Padova per creare i fondi neri necessari a pagare “mazzette”.

Nei giorni scorsi il Commissario della Legge Antonella Volpinari ha iniziato gli interrogatori dei principali protagonisti della vicenda giudiziaria, che a Venezia si è già conclusa a fine 2013 con quattro patteggiamenti, a pene comprese tra un anno e due mesi e un anno e dieci mesi di reclusione, con la sospensione condizionale. A San Marino i reati ipotizzati sono quelli di false dichiarazioni alla pubblica autorità, appropriazione indebita e riciclaggio. Secondo gli inquirenti le somme circolate nel “tourbillon” di false fatturazioni si avvicinano ai 10 milioni di euro.

Il primo ad essere ascoltato è stato Piergiorgio Baita, ex amministratore delegato della Mantovani, il quale ha parlato per oltre due ore, fornendo la stessa ricostruzione già data al sostituto procuratore di Venezia, Stefano Ancilotto. Il legale che lo ha assistito durante l’interrogatorio, l’avvocato Pier Luigi Bacciocchi, ha dichiarato alla stampa di San Marino che «Baita ha reso ampia collaborazione alle richieste dei giudici». A Venezia, nel dicembre del 2013, Baita ha patteggiato la pena di un anno e dieci mesi di reclusione dopo aver versato di tasca propria 400mila euro al Fondo unico di giustizia.

Venerdì scorso è stata poi la volta di William Colombelli, ex console di San Marino e titolare della Bmc Broker, la società che emise fatture a fronte di operazioni inesistenti, per poi “retrocedere”, cioè restituire alla stessa Mantovani, gran parte degli importi ricevuti, fatta salva una percentuale per l’attività svolta. Colombelli a Venezia ha già patteggiato un anno e quattro mesi.

Il prossimo interrogatorio previsto è quello di Claudia Minutillo, già segretaria dell’allora Governatore del Veneto, Giancarlo Galan, chiamata in causa in qualità di ex amministratore della società Adria Infrastrutture del gruppo Mantovani. Per le false fatture anche Minutillo ha già patteggiato a Venezia la pena di un anno e quattro mesi di reclusione.

Nel frattempo, ieri mattina a Venezia, un altro imputato nell’inchiesta sul cosiddetto “sistema Mose” ha definito la sua posizione con il patteggiamento della pena. Il commercialista padovano Francesco Giordano, difeso dal’avvocato Carlo Augenti, già consulente fiscale dell’allora presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati, ha chiesto e ottenuto l’applicazione di un anno di reclusione (pena sospesa) dopo aver versato 40mila euro.

L’accusa mossa nei suoi confronti è quella di aver predisposto un falso contratto di collaborazione a favore dell’ex segretario regionale della Sanità veneta, Giancarlo Ruscitti.

Gianluca Amadori

 

La Corte dei conti boccia le varianti Breganze e Riese Pio X

Caselli spostati per due stazioni di servizio e costi alle stelle

VENEZIA – Si mette male per il commissario alla Pedemontana Silvano Vernizzi. Con data di partenza 18 marzo, il che vuol dire quattro giorni dopo l’arresto del supermanager Ercole Incalza e dell’ingegner Stefano Perotti con relativo terremoto al ministero delle Infrastrutture, gli è stata spedita una nuova serie di contestazioni dalla Corte dei Conti.

La firma sempre Antonio Mezzera, un magistrato da starci attenti: è quello che avrebbe smascherato lo scandalo Mose già nel 2008 se la sua relazione non fosse stata prima annacquata e poi insabbiata.

I rilievi di Mezzera muovono dal fatto che Perotti aveva anche la direzione lavori della Pedemontana veneta, ma alcune contestazioni sono nuove di zecca e coinvolgono direttamente la giunta Zaia. Dalla quale per esempio dipende Giuseppe Fasiol, che ha firmato le carte della Pedemontana nella doppia veste di titolare del settore trasporti della Regione e responsabile unico del procedimento (Rup).

Non era un semplice passaggio di carte: nel 2012 e nel 2013 Fasiol assicurava il ministero dell’Ambiente e la presidenza del Consiglio che le modifiche introdotte al tracciato non costituivano violazione d’impatto ambientale, ipotesi nella quale sarebbe stato necessario riaprire la procedura.

Mezzera non indica l’ingegner Fasiol per nome ma per funzione, come non spiega i dettagli delle modifiche che riguardavano i lotti 2b e 3f. Si tratta delle varianti di Breganze-Bassano e di Riese Pio X, adottate per inserire nel progetto esecutivo due stazioni di servizio. La «polpa», dal punto di vista commerciale. L’inserimento non è stato semplice, se è vero che ha comportato uno spostamento di caselli.

L’ingegner Fasiol le ha validate nella posizione insostenibile di controllore di se stesso. E’ lo stesso conflitto d’interessi in cui era venuto a trovarsi Silvano Vernizzi, costretto da una procedura d’infrazione addirittura europea a scegliere tra la poltrona di commissario della Pedemontana e quella di segretario regionale al territorio, oltre che presidente delle commissioni regionali Via, Vinca e Vas. Tutti incarichi che facevano a pugni.

La soluzione escogitata per mantenere il controllo sull’opera fu di far dimettere Vernizzi dalla segreteria del territorio, conservandogli la poltrona di commissario alla Pedemontana, ma il risultato a quanto pare è stato solo quello di spostare il problema su Fasiol. Mezzera non è tenero con questi comportamenti.

Le nuove contestazioni fanno a pezzi la teoria della privacy con la quale Silvano Vernizzi si è rifiutato finora di rendere pubblici il testo della convenzione, il piano economico finanziario e soprattutto l’atto aggiuntivo, firmati tra il commissario stesso e il raggruppamento Sis, concessionario dell’opera.

Rifiuto aggirato dal Covepa (fautori della Pedemontana alternativa) rivolgendosi al notaio. Per la Corte dei Conti non esisteva «nessuna ragione di riservatezza». Al contrario, si è trattato di una conclamata «violazione dei canoni di trasparenza dell’attività amministrativa», di una «insistenza incomprensibile» che ha prodotto «un defatigante contenzioso che si sarebbe potuto evitare», motivo per il quale «si chiede di riferire in dettaglio su tale opacità».

In una spirale analoga sembra essersi infilato anche Matterino Dogliani, capo del raggruppamento Sis, che ha sostituito il direttore dei lavori Perotti provvisoriamente incarcerato con l’ingegner Adriano Turso.

«Il nuovo direttore dei lavori», scrive Mezzera, «non compare nella lista dei collaboratori inoltrata dal concessionario. Si chiede di riferire».

Il fatto è di una stranezza unica, perché Turso ha sempre partecipato agli incontri pubblici sulla Pedemontana in rappresentanza della direzione lavori. Se Dogliani non lo conosce, cosa assurda perché Turso è uno dei progettisti, ma burocraticamente sempre possibile, significa che rappresentava Perotti? Domanda che ne rilancia un’altra, ancora insoluta: Perotti da dove veniva, l’ha scritturato Dogliani o l’ha spedito Incalza?

La Corte dei conti mette le mani anche sui costi. Per prima cosa vuol sapere «su quali basi normative» poggi la decisione di defiscalizzare il contributo pubblico, 370 milioni di euro più altri 244. Un regalo sul regalo, visto che i 614 milioni totali sono già concessi a fondo perduto? Poi chiede di riferire sulla copertura dei rischi in capo al concessionario, cosa che rinvia al closing finanziario (garanzia bancaria) che Sis ammette di non avere ancora.

I punti di contestazione sono in tutto 12, riguardano anche gli espropri, le previsioni di traffico, i pedaggi.

La Corte chiede di rispondere, per la quota parte di competenza, alla presidenza del Consiglio, ai ministeri delle Infrastrutture e dell’Ambiente e alle relative strutture, all’Anas, alla Regione Veneto, alle Province di Treviso e di Vicenza, al commissario Vernizzi, al concessionario Sis e ai 38 Comuni attraversati dall’arteria. Termine per la risposta il 9 aprile.

Renzo Mazzaro

 

Nuova Venezia – Mose, Mazzacurati non si presenta in aula

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26

mar

2015

L’udienza slitta al 22 aprile, il rebus dell’audiocassetta con la sua deposizione. Matteoli: si vota il 1 aprile

MESTRE – Tutto rinviato al 22 aprile. Naturalmente, ieri pomeriggio, l’ingegnere Giovanni Mazzacurati non si è presentato, come del resto aveva anticipato il suo difensore, l’avvocato Giovanni Battista Muscari Tomaioli, presentando una voluminosa documentazione medica sull’impossibilità dell’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova di partire dalla California per raggiungere l’aula bunker di Mestre.

Neppure i due indagati, l’ex sindaco Giorgio Orsoni e l’ex parlamentare europea Pdl Lia Sartori si sono presentati, ma c’erano i loro avvocati, che avevano chiesto l’interrogatorio del grande accusatore attraverso l’incidente probatorio. I difensori hanno chiesto al giudice Alberto Scaramuzza, che aveva accolto la loro richiesta, del tempo per visionare la documentazione sanitaria e soprattutto la cassetta registrata lo scorso settembre, quando il Tribunale dei ministri di Venezia ha chiesto una rogatoria negli Stati Uniti e un giudice californiano aveva interrogato Mazzacurati. Allora le domande vertevano sulle accuse che l’ingegnere aveva lanciato, durante i primi interrogatori davanti ai pubblici ministeri Paola Tonini, Stefano Ancilotto e Stefano Buccini, contro l’ex ministro e ora parlamentare di Forza Italia Altero Matteoli.

Il giudice Scaramuzza l’ha chiesta e ottenuta dalla Procura per farsi un’idea sulle condizioni di salute di Mazzacurati e, dunque, per avere più strumenti per decidere. Ora, anche i difensori di Orsoni e Sartori vogliono quella cassetta. I pm Ancilotto e Buccini non si sono opposti e il giudice ha rinviato al 22 aprile, concedendo documenti e cassetta agli avvocati. Quel giorno dovrà decidere se nominare un medico legale che valuti le carte presentate dal difensore dell’ex presidente del Consorzio, in modo che sia quest’ultimo a dire che a causa dell’età avanzata, della depressione e della grave patologia cardiaca non solo Mazzacurati non può affrontare il lungo viaggio transoceanico, ma non è addirittura più un testimone attendibile.

Oppure potrebbe anche affermare che la documentazione medica presentata è sufficiente per sostenere che l’ingegnere non può affrontare il trasferimento, così i verbali dei suoi interrogatori resi ai pubblici ministeri saranno acquisiti agli atti del fascicolo processuale e non rimarranno semplicemente tra le carte dei pubblici ministeri.

La prossima scadenza del procedimento per la corruzione per il Mose è dunque quella dell’1 aprile a Palazzo Madama: quel giorno, infatti, il Senato dovrà votare per concedere o meno alla Procura veneziana l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro dell’Ambiente e attuale senatore Altero Matteoli.

Giorgio Cecchetti

 

Nuova Venezia – Mazzacurati citato in aula: non arrivera’

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21

mar

2015

Mose, la difesa: è malato, non può lasciare gli Usa. Caso Matteoli: il 1. aprile il Senato vota sulle indagini

VENEZIA – Per il giudice veneziano Alberto Scaramuzza, l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova ha un ruolo fondamentale nell’ipotesi d’accusa nei confronti dell’ex sindaco lagunare Giorgio Orsoni; dunque, la richiesta dei difensori di quest’ultimo, quella di poter contro interrogare l’ingegnere, va accolta.

Così, nei giorni scorsi, il magistrato ha avvertito agli avvocati Francesco Arata e Carlo Tremolada di aver convocato nell’aula bunker di Mestre per mercoledì alle 16 Mazzacurati perché risponda alle loro domande e a quelle dei pmi.

L’ex presidente del Consorzio avrebbe già dovuto presentarsi il 9 marzo scorso per rispondere alle domande poste dai legali dell’ex europarlamentare Lia Sartori ma il difensore, l’avvocato Giovanni Battista Muscari Tomaioli, ha presentato una consulenza medico legale nella quale si sostiene che negli ultimi mesi l’84enne ingegnere ha subito un decadimento psicofisico e cognitivo notevole e che, soprattutto dopo la morte del figlio Carlo, è caduto in depressione e soffre di deficit di memoria, confonde i ricordi. Il medico legale di Modena Ivan Galliani sostiene addirittura che ora è «inattendibile come testimone».

Insomma: non può spostarsi dalla California, dove si trova ora con la moglie, a causa di una grave patologia cardiaca che sconsiglia il viaggio in Italia. Il giudice Scaramuzza si era preso del tempo per decidere e aveva riconvocato le parti alle 15 del 25 marzo in aula bunker, quel giorno comunicherà la sua decisione, se cioè accoglie le tesi del difensore dell’ex presidente del Consorzio e chiude definitivamente la pratica Mazzacurati (in questo modo pm e avvocati delle parti discuteranno se i verbali degli interrogatori resi ai rappresentanti della Procura dovranno o meno finire nel fascicolo del giudice) o disporrà una perizia medico-legale sulle sue condizioni.

La presidenza del Senato, intanto, ha fissato la data del 1. aprile per il voto in aula dell’autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro delle Infrastrutture e attuale parlamentare di Forza Italia Altero Matteoli. È indagato per corruzione, anche lui avrebbe ricevuto centinaia di migliaia di euro da Mazzacurati e la Giunta delle autorizzazioni a procedere ha già dato il suo via libera ora tocca all’aula. Se, come si prevede, la decisione sarà positiva, la Procura di Venezia potrà proseguire le indagini sul suo conto.

Giorgio Cecchetti

 

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