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Nuova Venezia – Borbiago. Il sindaco scrive a Chisso.

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16

giu

2013

«Più sicurezza e un semaforo in attesa del sottopasso»

BORBIAGO – Il sindaco Maniero scrive all’assessore regionale Renato Chisso e a Veneto Strade per presentare le richieste dei cittadini e della commissione Lavori pubblici sul sottopasso di Borbiago, dopo le proteste dei giorni scorsi con una manifestazione che ha visto la presenza di oltre 300 persone. La richiesta è maggiore sicurezza per ciclisti e pedoni nell’attraversamento della nuova rotatoria di Borbiago che Veneto Strade sta realizzando.

«È urgente», scrive Alvise Maniero, «che siano approntate maggiori misure di sicurezza per l’attraversamento a raso previsto dal progetto in via Monferrato».

Come prima misura il Comune di Mira chiede l’installazione di un semaforo a chiamata per pedoni e ciclisti, da far funzionare fino a che non sarà realizzato il sottopasso ciclopedonale. Per il sottopasso, il sindaco chiede poi che sia approvata con urgenza una variante al progetto, che consenta subito un intervento in corso d’opera sul sedime stradale di via Monferrato, e la realizzazione delle rampe di risalita e i raccordi alle piste ciclabili. (a.ab.)

 

Mogliano, lettera di protesta dei residenti di Campocroce a Vernizzi: «Pronti ad azioni clamorose»

MOGLIANO – «Siamo pronti ad attuare azioni di protesta clamorose».  Stanchi delle promesse non mantenute sulle opere viarie complementari al Passante di Mestre, i cittadini di Campocroce di Mogliano sono pronti a passare a manifestazioni di protesta senza precedenti. Blocco del traffico del Passante? Forse.
E’ una delle ipotesi da non scartare a giudicare dal tenore della lettera di protesta che il prosidente del quartiere, Pietro Lorenzon, ha inviato al commissario del Passante Silvano Vernizzi, all’assessore regionale alla mobilità Renato Chisso e al presidente della Provincia Leonardo Muraro. Copie della lettera sono state affisse nei locali pubblici della frazione di Mogliano.

«A distanza di quattro mesi dall’ultimo incontro – si legge nella lettera del presidente Lorenzon – non abbiamo ricevuto ancora nessuna risposta alle nostre rischieste. Se il silenzio dovesse proseguire, non escludiamo azioni di protesta clamorose. Basta con la vessazione nei confronti dei cittadini di Campocroce che continua da anni».

I problemi sul tappeto sono sempre gli stessi: 1) completamento delle opere di mitigazione lungo il tracciato del Passante; 2) attuazione della pista ciclopedonale parallela alla provinciale 65 da Campocroce al confine con il comune di Zero Branco; 3) riconoscimento dei 3,5 milioni di euro a titolo di compensazione ambientale. A questo proposito va ricordato che il territorio di Campocroce è stato tagliato in due dal tracciato dell’autostrada.
Di qui la richiesta del presidente Lorenzon del risarcimento ambientale. Si tratta di ricostruire i punti di aggregazione sociale con le zone periferiche (come via Malcanton) che hanno subito i maggiori condizionamenti dall’attuazione del Passante.
Campocroce si batte per la nuova piazza, per il nuovo centro civico e per portare finalmente nella frazione il collegamento Adsl ad Internet veloce che manca da sempre.

 

Gazzettino – Mira, In corteo per chiedere il sottopasso

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9

giu

2013

MIRA 300 biciclette e due carrozze hanno sfilato ieri tra Borbiago e Oriago

Tra i manifestanti anche il parroco don Carlo e il sindaco Maniero

PROTESTA – Oltre 300 biciclette ed un paio di carrozze in corteo ieri pomeriggio tra Borbiago e Oriago

Oltre 300 biciclette ed un paio di carrozze in corteo ieri pomeriggio tra Borbiago e Oriago per chiedere il sottopasso ciclopedonale sulla nuova rotatoria. Tanti bambini ma anche molti adulti e nonni hanno partecipato ieri pomeriggio alla manifestazione «In bici per il sottopasso», un’iniziativa per sensibilizzare la Regione a realizzare un sottopasso ciclopedonale lungo via Giovanni XXIII per permettere ai cittadini di superare in sicurezza la rotatoria delle bretella in corso di realizzazione e che rischia di dividere completamente le frazioni di Borbiago e Oriago particolarmente legate tra loro. A percorrere in carrozza le via di Oriago e Borbiago anche il parroco della frazione don Carlo in carrozza.

«Con questa iniziativa la gente di Borbiago ha dimostrato di non essere in un dormitorio – ha sottolineato il parroco di Borbiago al termine della manifestazione – ma anzi di volere vivere pienamente questo territorio e di saper scegliere per il bene comune».

In corteo anche il sindaco di Mira Alvise Maniero, rigorosamente in bicicletta.

«Questa frazione si è riappropriata con le bici delle strade di Mira – ha affermato il primo cittadino – chiedendo innanzitutto rispetto per il territorio. Speriamo che il messaggio dei nostri campanelli arrivi forte e chiaro a Chisso».

Al centro del contendere il finanziamento e la realizzazione immeditata del sottopasso ciclo/pedonale nell’ambito del completamento della bretella che collega il casello autostradale di Oriago e la Regionale 11, e che rientra nelle opere complementari al Passante ma che rischia di divedere in due il paese.

«Questa è la dimostrazione che le opere pensate nella logica del gigantismo regionale – ha dichiarato il capogruppo di Mira Fuori del Comune Mattia Donadel – nel concreto mancano di quelle accortezze minime che andrebbero però realmente al servizio delle realtà locali».

L’iniziativa si è conclusa con una dissetante bicchierata nel centro civico di Borbiago autofinanziata dagli stessi cittadini.

Luisa Giantin

 

QUARTO D’ALTINO. «Il trasporto ferroviario locale cadenzato è una sfida imprescindibile per tutti coloro che vogliono davvero migliorare il servizio e la mobilità dei nostri concittadini. Lo caleremo nel territorio progressivamente e ascoltando i territori, in modo che possa rispondere al massimo delle esigenze possibili in un contesto di compatibilità economica con le risorse disponibili». Lo ha ribadito l’assessore alle politiche della mobilità del Veneto Renato Chisso, in relazione alle richieste e alle aspettative formulate da alcuni sindaci della Regione anche attraverso i mezzi di informazione. Mercoledì, infatti, i sindaci rispettivamente di Quarto, Silvia Conte, di Roncade, Simonetta Rubinato e di Marcon, Andrea Follini, hanno inviato una lettera formale all’assessore regionale, nella quale chiedono di essere ascoltati proprio in merito ai nuovi orari che, secondo i primi cittadini, penalizzano i pendolari. «Avremo un confronto a tutto campo», ha spiegato, «che avrà come base l’ipotesi tecnica messa a punto nel corso degli ultimi 12 mesi e esaminata anche con i consumatori. Per la Regione era ed è un impegno politico e di servizio, rispetto al quale le proposte che emergeranno dovranno essere confrontate anche con gli eventuali costi aggiuntivi che comporterà un servizio del genere, il primo in Italia, e con la loro effettiva sostenibilità, al cui interno si colloca anche la capacità di accrescere la fruizione del trasporto locale su ferro e il suo gradimento». Chiosa: «Si tratterà, ad esempio, non solo di verificare il cadenzamento ferroviario in quanto tale, ma anche di servirlo nel migliore dei modi in rapporto alle altre modalità di trasporto, e così via».

Marta Artico

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Nuova Venezia – Metro’, primi passi a giugno

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14

mag

2013

Tocca a Chisso e Moretti

L’assessore veneto attende l’ad di Trenitalia per potenziare l’orario estivo

I sindacati in Regione con le cartoline in difesa del trasporto pubblico

VENEZIA – Il metrò regionale? Da un mese viaggia in incognito sugli spot di Telecom: Chiara Galiazzo, la star di X Factor 6, per girare la scena alla stazione di Piove di Sacco è salita per cinque secondi sui nuovi treni della Stadler e ha portato nelle famiglie di tutt’Italia le immagini di un Veneto pronto a competere con Milano, Monaco, Parigi, Berlino e Londra dove ci si sposta con il metrò. Tra qualche giorno l’assessore alla Mobilità Renato Chisso riceverà a Palazzo Balbi Mauro Moretti, ad di Trenitalia, per firmare il protocollo del nuovo «orario cadenzato» che scatterà in giugno, prova generale della «rivoluzione» di autunno: sarà la fine dei disagi e ci saranno davvero treni moderni? Se lo augurano i sindacati, che ieri hanno consegnato a Chisso le cartoline con le proteste degli utenti che invocano il potenziamento del trasporto pubblico: i pendolari imprecano perché viaggiano su carrozze sporche e mai puntuali. Un vero inferno. La scommessa del metrò di superficie il Veneto l’ha lanciata 23 anni fa, quando a Palazzo Balbi regnava Carlo Bernini, doge doroteo e docente a Scienze politiche prima di approdare a Roma come ministro dei Trasporti. In vent’anni non solo è caduto il muro di Berlino e il mondo si è globalizzato ma per restare ai fatti di casa nostra, Padova ha realizzato il metrobus Sir1 Arcella Guizza e Venezia l’ha imitata con la linea del tram Favaro-Stazione. Tra un anno, Aps, Actv e BusItalia daranno vita alla fusione per far nascere la prima holding del trasporto pubblico locale e gestire il servizio anche nel Rodigino con i bus ex Sita. Tutto sta cambiando. Solo la Tav sulla linea Milano- Trieste è un vero buco nero: il dossier è sul tavolo del ministro Lupi che dovrà mettere mano al nodo di Vicenza. I 100 km da Verona a Padova, secondo i calcoli di Rfi-Italfer del 2003, richiedono un investimento di 3,3 miliardi di euro, cui vanno aggiunti 800 milioni per modificare la linea a cavallo dei Berici e altri 1.150 milioni per la nuova stazione di Vicenza. Moretti e Lupi ce le faranno a far ripartire la Tav, come auspicano Flavio Zanonato, ministro dello Sviluppo Zanonato e il governatore del Veneto Luca Zaia? I cordoni della borsa sono nelle mani di Enrico Letta e Saccomanni. Ma le imprese del Veneto hanno fretta: la Tav è uno dei volani della ripresa. Mancano i soldi. Intanto da Roma arrivano i soldi di Mario Monti. Con l’ultimo riparto di 406 milioni, ai treni sono stati assegnati 150 milioni, gli altri 256 sono andati ai bus e alla navigazione, cioè ai vaporetti dell’Actv di Venezia, che lamenta un taglio del 20 per cento rispetto al 2012. La colpa è del «governo dei tecnici», dicono a Palazzo Balbi, ma i sindacati e le opposizioni ribattono in coro: tutte le Regioni hanno integrato il fondo trasporti, solo il Veneto non ha aggiunto il becco di un quattrino: come mai? Si slitta all’autunno. L’assessore Chisso ieri ha costruito un patto di ferro con Cgil Cisl e Uil: «La vostra battaglia in difesa del trasporto pubblico è anche la mia. Farò di tutto per recuperare le risorse tagliate» ma non sarà facile trovare 20 milioni di euro. All’orizzonte c’è la prima tappa della «rivoluzione» Sfmr che scatterà con l’orario estivo di giugno per garantire 3-4 mesi di rodaggio soft al nuovo sistema. E i 22 treni già ordinati alla svizzera Stadler-Ansaldo? Arrivano al ritmo di 2 al mese e verranno fatti circolare al posto degli obsoleti convogli presi d’assalto ogni giorno da 152 mila veneti che si spostano nell’area metropolitana, 30 mila dei quali lungo l’asse Padova–Mestre. Signori si parte . Chi potrà mai dimenticare la foto di Giancarlo Galan con il berretto da ferroviere mentre guida un treno a Vigodarzere e annuncia: «Signori, tutti in carrozza, parte il metrò del Veneto». Storia di 12 anni fa. Peccato che su quella linea manchi ancora il ponte sul Brenta, per colpa di un braccio di ferro tra la Regione e il Comune di Padova che voleva portare il metrobus Sir1 fino a Cadoneghe e ha chiesto il quadruplicamento del binario. Costo dell’operazione? 20 milioni di euro. Dossier congelato. Il doppio binario finisce a Vigodarzere, in città si entra in fila per uno: del resto, non era così anche a Pontelagoscuro sul Po fino a un paio d’anni fa? In Italia, le grandi opere richiedono grande pazienza e grandi risorse. Le linee interessate. Il Sfmr è stato progettato dalla Net Engineering di Giovan Battista Furlan, un colosso internazionale del settore, che ha sede a Monselice. I lavori sono iniziati nel 2000, per un importo di 380 milioni di euro, ma sono lievitati a 530 milioni, costo finale della prima fase, completata al 98%. Le linee interessate sono 7: Mestre-Quarto d’Altino, Mestre-Treviso; Mestre-Castelfranco; Padova-Camposampiero-Castelfranco; Mestre-Mira Buse, Mestre linea bivi e la Mestre-Padova, la vera dorsale dell’area metropolitana. Dei grandi interventi manca solo il ponte sul Brenta a Padova. Ma l’elettrificazione delle tratte, il raddoppio dei binari, la soppressione dei passaggi a livello, i parcheggi a raso, i sottopassi e le nuove stazioni costruite da Astaldi e Mantovani e pagate per metà dalla Regione Veneto e per metà dallo Stato sono state realizzate senza particolari benefici perché i pendolari sono cresciuti di mezzo milione di unità all’anno dal 2007 ad oggi. Il nodo della gestione. I conti si faranno con Mauro Moretti, l’ad di Trenitalia che si è aggiudicato il monopolio del servizio in associazione temporanea con Sistemi Territoriali, società della Regione che gestisce. Chisso mette i treni, Moretti incassa i ricavi e il Veneto si vendica con le multe quando i pendolari scatenano la guerra per i disservizi. Un matrimonio destinato a durare fino al 2014, quando le concessioni verranno messe sul mercato. E a gestire il metrò del Veneto ci vuole essere anche Ntv: Montezemolo e Della Valle hanno già scoperto le loro carte. Stop al monopolio. Migliorerà davvero la qualità del servizio per i pendolari, o si aprirà una stagione di confitti come in Lombardia? Intanto c’è da firmare la convenzione per l’orario estivo: Chisso ha preparato anche lo champagne, tocca solo a Moretti fissare il giorno e l’ora.

Albino Salmaso

 

Sulla Padova-Mestre treni ogni 10 minuti e ogni 30 per Treviso

Renato Chisso a Cgil Cisl e Uil: si parte tra qualche mese

La scommessa della bretella per l’aeroporto Marco Polo

VENEZIA – Il federalismo dei trasporti? L’ha realizzato Renato Chisso, assessore alla Mobilità, quando ha rotto il patto con Trenitalia e ha pagato con i fondi del Veneto i 22 nuovi treni Stadler: commessa da 130 milioni di euro, in sinergia con Ansaldo. Senza questi treni il Sfmr non parte: 20 convogli elettrici, 2 a diesel. 4 treni a 6 carrozze da 750 posti; gli altri 18 a 4 carrozze con 450 posti a sedere. Ma quando inizieranno a circolare e su quali linee? La fase 1. Le linee che verranno attivate sono la Mestre-Quarto d’Altino, la Mestre-Treviso, la Mestre-Castelfranco, la Padova-Castelfranco, la Mestre-Mira Buse e la Padova–Mestre, l’unica a 4 binari, due dei quali destinati all’alta velocità, che ha registrato un boom di passeggeri, sottratti all’aereo. Chi va a Roma viaggia con le Frecce Bianche e Azzurre o con Italo e ora la metropolitana Sfmr vuole trasportare non solo 150 mila pendolari giornalieri ma anche quelli che sono costretti a spostarsi in auto lungo la PaTreVe perché i treni sono un miraggio. La frequenza. La vera scommessa sta nella frequenza dei collegamenti. Oggi la Padova-Mestre-Venezia nelle fasce di punta è collegata con quattro regionali l’ora, mentre i veri disagi si registrano sulla Bologna-Padova con i treni off- limits. Se tutti i 22 nuovi treni Stadler circoleranno sulla Padova-Mestre-Venezia la fequenza sarà di 8 corse l’ora, un collegamento ogni 8-10 minuti con questa griglia: 4 del Sfmr e 4 regionali veloci di Trenitalia in arrivo da Milano e Bologna. Si parte da Padova e in 26 minuti si arriva a Venezia, con la sola fermata di Mestre. E quali miglioramenti ci saranno sulle altre linee? Il salto di qualità sarà notevole anche sulla Mestre-Treviso, sulla Castelfranco-Mestre e sulla Padova-Castelfranco collegate solo nelle ore di punta. Con il Sfmr la frequenza verrà notevolmente intensificata, con collegamenti ogni mezz’ora per tutta la giornata, spiega l’assessore Chisso. La bretella per l’aeroporto. Il Veneto è l’unica regione che non ha un collegamento diretto tra le stazioni dei treni e gli aeroporti: sia il marco Polo di Tessera che il Canova di Treviso si possono raggiungere in auto e in pullman Sita-Bus-Italia e Actv. E così vale anche per il Catullo di Verona. Nella lista delle priorità che il Veneto vuole presentare al ministro Lupi c’è anche la bretella ferroviaria da Mestre Porta est a Marcon al Marco Polo di Tessera. Servono 260 milioni di euro, il Cipe l’ha già inserita nella legge obiettivo del governo: si dovranno attendere altri 20 anni?

 

I sindacati protestano a Venezia «La Regione trovi venti milioni»

VENEZIA – Corteo pacifico di Cgil Cisl Uil trasporti, ieri a Venezia, che hanno consegnato all’assessore Chisso 15 mila cartoline dei pendolari. Una manifestazione in tutt’Italia, che in Veneto ha toni particolari perché in tre anni le risorse al Tpl ( gomma e navigazione) sono state ridotte da 287,3 a 256, 2 milioni di euro di finanziamento del trasporto pubblico locale. «Vogliamo che si mantenga in sede di assestamento del bilancio 2013 non meno del finanziamento 2011 (pari a 268 milioni di euro), ha detto ieri Ilario Simonaggio all’assessore Chisso che l’ha ricevuto nel suo ufficio con le delegazione.

«Vogliamo garantire la quantità e qualità dei servizi, non aumentare le tariffe, salvaguardare i livelli occupazionali e favorire nella conferenza dei servizi, prevista il 22 maggio 2013, la ricerca di un condiviso punto di approdo su servizi minimi e costi standard. Abbiamo segnalato la necessità di riordino del settore e l’assunzione di efficaci piani industriali con al centro l’utente, più bus e più treni, al fine di migliorare il servizio. Basta sovraffollamento, soppressioni, scarsa regolarità e qualità sia a bordo sia a terra. Vogliamo una unica rete regionale integrata gomma-ferro, urbano ed extraurbano con biglietti unici legati alla percorrenza» ha detto Simonaggio. L’ultima richiesta: è l’avvio dell’orario cadenzato dei treni, con linee di adduzione ai sistemi vincolati dorsali del trasporto ( Sfmr e tram) in modo da potenziare il servizio con più frequenze e mezzi nuovi innovativi. Se ne parla da 23 anni:è ora di passsare ai fatti concreti, basta con le parole»,

ha detto Simonaggio.

 

La nuova linea

Da Trento a Bassano 4 corse al giorno

TRENTO. È partito puntuale, ieri alle 15.05, dalla stazione di Trento in direzione di Bassano del Grappa, il treno con le insegne di Trentino Trasporti Esercizio scelto per l’inaugurazione ufficiale della gestione trentina di alcune corse della linea ferroviaria della Valsugana. In tutto saranno 4 su un totale di 40 giornaliere, due in partenza da Trento (alle 11.35 e alle 15.05) e due in arrivo (14.28 e 19.28). Soddisfazione è stata espressa dal presidente di Trentino Trasporti Esercizio, Franco Sebastiani. La partenza di ieri è stata preceduta da qualche corsa che è servita per assestare il servizio. Il bacino degli utenti, secondo quanto è stato spiegato, è potenzialmente analogo a quello delle valli del Noce. La Ferrovia Trento-Malè porta ogni giorno 8.200 persone ed è l’obiettivo anche di questa infrastruttura. Oggi i passeggeri tra Trento e Borgo sono 5.200, fino a Bassano sono 6.500. La prima fase transitoria è di quattro corse al giorno: due su Borgo Valsugana e due su Bassano.

 

I SINDACATI A PALAZZO BALBI

VENEZIA – I sindacati, ma soprattutto i pendolari, chiedono “più autobus, più treni, più vaporetti e meno disagi”? L’assessore regionale ai Trasporti la pensa come loro: «Confidiamo che nel secondo semestre del 2013 si possano portare a casa più risorse», ha detto Renato Chisso durante l’incontro con la delegazione sindacale che, in occasione della giornata di mobilitazione nazionale, ha consegnato a Palazzo Balbi le scatole contenenti le 15.000 cartoline firmate da utenti e lavoratori. I sindacati hanno ricordato che «in tre anni le risorse al trasporto pubblico locale (gomma e navigazione) sono state ridotte da 287,3 a 256,2 milioni di euro. Vogliamo che si mantenga, in sede di assestamento del bilancio 2013, non meno del finanziamento 2011, attestato a 268 milioni».
Recuperare finanziamenti significherebbe non solo più qualità, ma anche – è stato detto – limitare le cause con le aziende, avere più pace sociale, creare condizioni di adeguatezza economica per procedere alle gare senza tagli ai servizi e al personale. Su questo – come recita una nota di Palazzo Balbi – si va avanti in un clima collaborativo, benché in una situazione economica difficile generalizzata.

 

 

respinto il ricorso di salzano contro scorzè

Il Tar ha respinto la richiesta di sospensiva di Salzano sul progetto definitivo della variante alla Noalese (primo stralcio, secondo lotto) e del verbale della Conferenza dei servizi del 15 novembre scorso. Esulta Scorzè, che vede più vicina la costruzione della tangenziale sud, da via Milano a via Boschi (Castellana) tutta nel suo territorio, mentre resta irrisolto il nodo di via Mestrina e come ovviare il problema dell’incrocio del Pioppeto a Robegano. L’ordinanza è stata emessa dalla seconda sezione del Tar e la comunicazione è arrivata ieri ai due Comuni.

A questo punto, la vicenda potrebbe concludersi definitivamente.

C’è amarezza a Salzano, che ha sempre portato avanti l’idea del progetto approvato dieci anni fa, con una strada che da via Mestrina a Noale arrivasse in via Volta a Scorzè, viaggiando parallela a via Cornarotta.

Ora la nuova soluzione dovrà essere pubblicata nel Bollettino ufficiale regionale (Bur), per poi andare in appalto. Sarà finanziata con i 12 milioni di euro spostati dal vecchio tracciato al nuovo.

«Lavoriamo perché si abbia la strada», spiega il sindaco di Scorzè Giovanni Battista Mestriner, «in contemporanea con l’apertura del casello del Passante (seconda parte 2014). Spiace che questa vicenda non si sia potuta risolvere con Salzano prima del ricorso al Tar ma siamo contenti che siano state accolte le nostre ragioni».

Dunque il Comune di Scorzè, difeso dal legale Francesco Curato, incassa la respinta della domanda cautelare di Salzano. Nell’ordinanza del Tar si legge come «il ricorso non appaia ictu oculi (a prima vista ndr) fondato» e che «dall’esecuzione degli atti impugnati non può derivare alcun danno grave e irreparabile a carico degli interessi rappresentati dal Comune ricorrente (Salzano ndr)». Inoltre sono ritenuti «insussistenti i presupposti per accogliere la domanda cautelare».

Di altro avviso Salzano, con il sindaco Alessandro Quaresimin che si toglie qualche sassolino dalla scarpa:

«È chiaro», commenta, «come questa vicenda insegni che eventuali nuovi accordi da fare con gli stessi enti sia bene sottoscriverli davanti a un notaio. Prendo atto della decisione del Tar e quanto deciso nel 2003 non esiste più, perlomeno sotto l’aspetto economico. Ora la palla passa alla Regione e al suo assessore alla Viabilità Renato Chisso, che dovranno chiarire se intendono lasciare le strade così come sono o avanzare delle idee alternative che interesseranno Robegano».

Sul piano del contenzioso legale la questione appare conclusa, non lo è su quello amministrativo e politico.

Alessandro Ragazzo

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La Piazza – Romea Commerciale, un altro stop al Cipe

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30

apr

2013
Grandi opere. Posizioni differenti fra i ministeri dell’Infrastrutture e dell’ Economia

GRANDI OPERE.

POSIZIONI DIFFERENTI FRA I MINISTERI DELL’INFRASTRUTTURE E DELL’ ECONOMIA

Festeggiano i comitati Opzione Zero e il centrosinistra guidato da Pisana Boscolo

26-04-2013 | Romea commerciale, dal ministero arriva un altro stop che ne pregiudica l’avanzamento, e i comitati Opzione Zero festeggiano. Il sindaco di Campagna Lupia Fabio Livieri, invece da tempo si è detto favorevole alla realizzazione dell’infrastruttura che nel territorio comunale dovrebbe andare in tunnel sotto la frazione di Lova, o sul lato laguna. Le opposizioni con il consigliere Pisana Boscolo invece, hanno chiesto in più di una occasione lo stop dell’opera a Codevigo e la sua deviazione sull’autostrada Padova – Bologna. Intanto ricapitolando, lo scorso marzo la delibera di approvazione del progetto preliminare della Orte-Mestre, è stata tolta dall’ordine del giorno della seduta Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica). La decisione, è stata presa, dopo la seduta preparatoria dove sono emerse posizioni differenti da parte dei ministeri dell’Infrastrutture e dell’Economia. Quello del 19 marzo, è il secondo rinvio che si è verificato in poche settimane. La Romea Commerciale è da sempre tema di scontro in Riviera del Brenta. Nella sua versione “preferita” infatti, il progetto prevede l’innesto con l’A4 e il Passante, nella zona di Roncoduro dopo aver attraversato proprio Campagna Lupia nelle frazioni di Lova, Lughetto e dopo essere finita a Sambruson, per collegarsi al Passante a Pianiga. In questi anni i comuni, comitati e cittadini hanno proposto progetti alternativi a quelli dell’innesto al Passante: da quello a Villabona, all’aggancio con l’A13, alla messa in sicurezza dell’attuale Romea, fino al progetto di variante proposto dal comitato “No Romea in Dolo”. Una proposta di innesto accusata però, di essere fatta con la logica del “Non nel mio giardino”. Intanto dopo il nuovo rinvio del Cipe per la Romea Commerciale, l’assessore grillino del comune di Mira Luciano Claut esprime soddisfazione.“Una scelta opportuna — dice — che ci auguriamo serva a riconsiderare il progetto in funzione del miglioramento e della messa in sicurezza dell’attuale Romea”. Anche il comitato Opzione Zero, che da anni si batte contro l’opera, è contento, ma mette in guardia.

“Alcuni esponenti del settore turistico di Chioggia — dice Opzione Zero — si dicono sconcertati dal mancato passaggio al Cipe della Romea Commerciale (Orte-Mestre). Evidentemente, queste dichiarazioni provengono da persone che non hanno visto il tracciato della nuova Romea che, non a caso si chiama “corridoio autostradale”. Pensare che un’arteria concepita ad elevata percorrenza, con uno svincolo a Codevigo sull’innesto della Strada dei Vivai, possa costituire una reale risorsa per flussi di tipo turistico, è pura ignoranza. Da anni Opzione Zero si batte contro la Romea Commerciale e per la messa in sicurezza dell’attuale SS309, anche proponendo la deviazione del traffico pesante sulle arterie autostradali esistenti. In questo modo, con un decimo delle risorse previste per la Orte-Mestre, è possibile rendere l’attuale Romea quello che dovrebbe essere: una via di percorrenza a servizio delle comunità e delle località turistiche. Si pensi a Chioggia, ma anche alla contiguità dell’attuale tracciato con l’oasi del Wwf di Valle Averto a Lugo di Campagna Lupia”.

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INFRASTRUTTURE.

IL VARO DEL PROGETTO PRELIMINARE NON E’ STATO INSERITO ALL’ORDINE DEL GIORNO

ORTE-MESTRE, IL CIPE RINVIA

Infrastrutture. Il varo del progetto preliminare non è stato inserito all’ordine del giorno

Il project financing prevede 10 miliardi di euro, una somma ingente da recuperare di questi tempi

26-04-2013 | Per ora è stato accantonato l’accoglimento del progetto preliminare della Orte-Mestre, ossia la superstrada a pagamento prevista per il collegamento del Porto di Civitavecchia con la A4 e il Passante di Mestre. La nuova “Autostrada del Sole”, come la chiamano alcuni, o Romea commerciale, come la definiscono altri alludendo allo strategico ruolo che avrebbe per la mobilità su gomma nel Nord Est, non ha avuto l’ok del Cipe (sigla che indica il Comitato interministeriale per la programmazione economica) riunitosi lo scorso 18 marzo. Per il lungo nastro d’asfalto di 400 chilometri pareva dovesse essere un passaggio risolutivo ma così non è stato, con somma soddisfazione dei comitati della Riviera del Brenta che da quasi 10 anni si battono strenuamente contro la realizzazione dell’opera, preoccupati dall’impatto ambientale che avrebbe sul loro territorio. Non solo qui, a dire il vero, il lungo serpentone rischia di essere una minaccia: investendo 11 province e 48 comuni con 139 km di ponti e viadotti, 64 km di gallerie, 20 cavalcavia, 226 sottovia, 83 svincoli, il parere di molte associazioni ambientaliste italiane pare coincidere nella facile conclusione di un’inevitabile impatto su zone di interesse storico, paesistico, ambientale come ad esempio il Parco del delta del Po, le Valli di Comacchio e Mezzano, la Riviera del Brenta, il Parco delle Foreste Casentinesi e le valli dell’Appennino centrale. Il rinvio del Cipe, tuttavia, non ha insistito sugli aspetti paesaggistici che verrebbero messi a rischio dall’opera infrastrutturale, è stato invece un rimando tacito, concretizzatosi con l’esclusione dell’argomento dall’ultimo ordine del giorno dell’assise. Una scelta che secondo l’assessore veneto alla Mobilità, Renato Chisso, è da interpretarsi nella necessità di approfondire il permanere tra le disponibilità degli incentivi fiscali previsti dalla legge 183/2011, ossia le agevolazioni che avevano permesso al Governo Monti, al momento del suo insediamento, di inserire la Orte-Mestre tra le opere prioritarie da realizzare in project financing. A palazzo Chigi, infatti, avevano fatto conto di queste risorse in quanto la loro accessibilità, stiamo parlando di un 1,5 miliardi di euro, sarebbe stata di sicuro agio per promotori e banche, senza contare che avrebbero inoltre costituito ossigeno che per il rilancio delle opere pubbliche, asfissiate dalla crisi e dal patto di stabilità. Tuttavia sarebbero state un agio, non l’aiuto risolutivo: il costo della Orte-Mestre, infatti, si aggira attorno ai 10 miliardi di euro, una somma che resta difficile da reperire anche ottenendo il 10% di sconto. D’altro canto, per un governo in carica al quale è affidato il solo compito del disbrigo degli affari correnti, non è semplice nemmeno concedere il via libera a procedere ad un’opera di queste dimensioni. Quindi tutto congelato. Forse la scelta del Cipe è stata quella di attendere tempi migliori. Al momento, infatti, non è ipotizzabile l’accantonamento della Orte-Mestre, sia dentro che fuori dal Veneto sono in molti a pensare che una sua realizzazione potrebbe essere la chiave per il rilancio dello sviluppo, il Sindaco di Cesena Paolo Lucchi e il Presidente della Provincia di Forlì-Cesena Massimo Bulbi, per esempio, hanno caldamente auspicato la realizzazione del nastro d’asfalto e a Ravenna il vicesindaco Giannantonio Mingozzi vede nell’autostrada il naturale collegamento tra il porto di Venezia a quello di Ravenna. Anche all’interno dei confini regionali gli interessi si intrecciano con i progetti. Non va dimenticato che a Dolo, attorno alla Romea Commerciale e alla ‘Camionabile’, nasce il titanico progetto di Veneto City, quasi 2 milioni di metri cubi di nuove costruzioni, e il polo logistico di Dogaletto o ancora il porto logistico off shore che da tempo rimbalza tra la laguna veneziana e quella che fronteggia il Delta del Po. Ad Adria, inoltre, la Orte-Mestre dovrebbe incrociare la Nogara-Mare, l’altro grande progetto di strada a pagamento in project financing per la cui realizzazione è previsto un impegno di spesa che si aggira attorno ai due miliardi di euro, e ancora: più giù, verso l’Umbria, è l’Ikea a spingere per ottenere un vasto slargo a ridosso della nuova grande superstrada per un investimento che ha molti zeri e la promessa del rilancio dell’occupazione: una manna per un Paese che fa fatica a rialzarsi e che ha sempre concesso molto a chi è venuto nel nome del lavoro.

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BOTTA E RISPOSTA

Aria di barricate ai confini tra Friuli Venezia Giulia e Veneto. La nuova presidente Debora Serracchiani, eletta appena lo scorso 22 aprile, ha già sparato una bordata contro l’assessore Veneto alla Mobilità e alle Infrastrutture, Renato Chisso, accusandolo di aver ritardato la realizzazione della Tav, la linea ferroviaria per l’alta velocità, perché sarebbe favorevole al tracciato in gronda lagunare e lungo le spiagge. Dalla trincea veneta Chisso manda a dire che non accetta ingerenze da parte del Friuli e risponde che i ritardi sono dovuti solo alla mancanza di fondi: «Lo Stato non ha soldi». E, riguardo al tracciato, l’assessore si dice aperto a qualsiasi ipotesi, basta che Tav e Tac (alta capacità per le merci) si facciano, avvertendo però che criticità ci sono anche nel tracciato più interno, quello che affianca l’attuale linea ferroviaria: dovendo raddoppiare i binari si rischia, infatti, di sventrare vari centri urbani e comunque, conclude Chisso, anche in questo caso mancano soldi dato che dovranno essere realizzate alcune gallerie.

 

Treni “leggeri” al via

Tra maggio e giugno arrivano 14 convogli per le tratte più battute

ASSESSORE «A novembre – dice Chisso – al via 13/14 convogli da 7 o 9 carrozze per 700 persone».

È troppo presto per brindare e tagliare nastri ma finalmente c’è una data definitiva, almeno questo assicura l’assessore regionale alle Infrastrutture, Renato Chisso, che ci aggiunge pure la fine del sovraffollamento dei treni per i pendolari. Il primo nucleo del Sistema ferroviario metropolitano regionale, quello più corposo e centrale, e che era atteso per giugno, diventerà invece pienamente operativo a novembre anche se già da settembre il servizio verrà avviato in forma ridotta, e sarà una sorta di prova generale del sistema Sfmr che unirà Castelfranco, Treviso, Padova e Mestre con convogli che passeranno ogni mezz’ora.
Il piano dell’amministratore delegato delle Ferrovie Mario Moretti è stato approvato in Giunta regionale, e presto ai primi due nuovi convogli già arrivati si aggiungeranno gli altri 20 ordinati dalla Regione. «La consegna è prevista tra maggio e dicembre ma il grosso sarà qui tra giugno e agosto – spiega Chisso -: si tratta di 13 o 14 convogli da 7 o 9 carrozze in grado di trasportare circa 700 persone, e destinate alle linee già elettrificate. Gli altri saranno convogli da 4 carrozze e spinti da motori diesel per le zone più periferiche che non hanno ancora l’elettricità».
L’Sfmr partirà, dunque, con un sistema misto diesel-elettrico per poter collegare le località che fanno parte del primo lotto.
«È una scelta obbligata, almeno all’inizio e fino a che non avremo completato il secondo e terzo lotto dei lavori. E in quest’ambito abbiamo organizzato le cose in modo da risolvere i problemi di sovraffollamento dei treni: usiamo le navette».
Il sistema, in buona sostanza, prevede una rottura di carico, ossia bisogna cambiare, ma in compenso garantisce la disponibilità di posti: per fare un esempio il treno che parte da Belluno in direzione Mestre sarà un convoglio diesel; arrivato a Conegliano, dove inizia la linea elettrificata, farà scendere i passeggeri e tornerà indietro; i viaggiatori saliranno su un convoglio più grande che arriverà a Mestre e non sarà già strapieno a Treviso. «È un compromesso che consente di migliorare il servizio – continua l’assessore regionale -. Adesso se si perde un treno bisogna aspettare un’ora, dopo si troverà subito posto nell’altro convoglio».
Fino a novembre i milioni spesi su quest’opera, impostata nel 1992 e i cui lavori sono iniziati nel 2002 saranno 600, ne mancano altri 250 per completare la seconda e la terza fase. La seconda doterà di infrastrutture le linee del perimetro più ampio, come Vicenza-Padova o Conegliano-Belluno, dove ci sono ancora passaggi a livello e altri ostacoli da superare, e quindi la velocità di esercizio è più lenta. La terza ed ultima prevede l’elettrificazione totale delle linee «e quindi i convogli più lunghi potranno arrivare ovunque senza più interruzioni di carico» conclude Renato Chisso.
In mezzo al sistema complessivo ci sono ancora dei buchi, come alcune stazioni da realizzare ancora non è chiaro dove, ad esempio tra Mestre centro e Carpenedo, ma l’Sfmr a novembre deve partire e quel che manca verrà aggiunto.

 

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