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Gazzettino – Dolo. Mille al corteo per salvare l’ospedale.

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17

nov

2014

“La salute è un diritto di tutti, salvare il nostro ospedale un dovere” è lo slogan che ha aperto il corteo

DOLO Successo del corteo promosso per bloccare l’attuazione delle schede sanitarie

In mille per l’ospedale

Toccata e fuga della sindaca Gottardo: «Ora ci sono i soldi»

Si è sfiorato il migliaio di persone, in un corteo che si è snodato lungo tutto il centro. In testa uno striscione con la scritta “La salute è un diritto di tutti, salvare il nostro ospedale un dovere”.

Baciata dal sole la manifestazione in difesa dell’ospedale ha richiamato esponenti politici, associazioni, comitati, sigle sindacali. La sindaca dolese Maddalena Gottardo si è subito assentata per motivi familiari, ha commentato le dichiarazioni della Lega nord: «Mi fa piacere scoprire che ora ci sono i soldi in Regione. Da un anno è stato presentato un progetto dal direttore generale Gumirato, che appoggio in pieno, ed aspetta ancora risposta».

Primi a sfilare i sindaci Menin, Maniero, Boscaro, Cacciavillani, il vice dolese Zilio ed il presidente della conferenza Campalto, poi i consiglieri regionali Piccolo, Pigozzo e Pettenò. A coordinare Emilio Zen che ogni tanto lanciava lo slogan: «La storia illustre del nostro ospedale farà cambiare la scelta regionale». Tutto tranquillo per le forze dell’ordine agli ordini di Alberto Baratto per la polizia locale e del tenente Gabriele Favero per i Carabinieri.

Allo Squero gli interventi. Dopo il vicesindaco Zilio, Walter Mescalchin del Comitato Bruno Marcato ha osservato: «Portiamo avanti quanto votato ed approvato in tutti i Consigli comunali del territorio. Chiediamo il blocco delle schede ospedaliere e la modifica del piano aziendale».

Interventi anche dei consiglieri regionali Bruno Pigozzo e Francesco Piccolo. Il primo ha evidenziato: «Non è vero che saranno stanziati i finanziamenti perché questa è una commissione tecnica». Piccolo ha aggiunto: «La quinta commissione è interessata ad ascoltare la delegazione dei sindaci. Intanto è importante bloccare l’attuazione delle schede ospedaliere». Molto incisivo l’intervento del sindaco Campalto: «La nostra Asl è virtuosa da anni. Questo cosa ha comportato? Che i fondi destinati all’Asl 13, 25 milioni, sono stati girati dalla Regione altrove. Il danno e la beffa».

 

RAI TGR – Dolo. In difesa degli ospedali.

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16

nov

2014

 

DOLO – Crisafi attacca sul cattivo utilizzo delle centraline

«Le centraline per la rilevazione della qualità dell’aria a Dolo non sono state utilizzate per i fini per cui erano state programmate». A denunciarlo è l’ex assessore all’Ambiente ed attuale consigliere di minoranza, Vincenzo Crisafi. Proprio lui che, insieme al sindaco Antonio Gaspari, quelle centraline le aveva volute.

«Se pure è vero che i dati sono consultabili sul sito del Comune – sottolinea Crisafi – è altrettanto vero che ci si sarebbe aspettato annualmente un report sull’aria che abbiamo respirato. Cosa che viene normalmente fatta nei comuni dove sono in funzione le centraline».

Non solo: «È mancata in questi anni una procedura di allerta rivolta sopratutto ai soggetti a rischio, qualora fosse stato superato il valore massimo di PM10 e degli altri inquinanti con l’attivazione di moduli diversificati per riportare la qualità dell’aria nei limiti accettabili».

E questo è ciò che più preoccupa il consigliere: «Assistiamo a continui sforamenti del PM10 non tenendo conto di quelli che sono i dati scientifici. L’analisi di una ricerca durata tredici anni in nove paesi europei è allarmante: ogni dieci microgrammi di PM10 in più per metro quadro fanno aumentare il rischio di tumore al polmone di circa il 22 per cento. Percentuale che sale al 51 per cento per un particolare tipo di cancro, l’adenocarcinoma, che colpisce i polmoni anche in un significativo numero di non fumatori. Ora non si pretende, visto che l’aria non è recintabile, di azzerare i particolati ma almeno di ridurli di quel 10 per cento oltre il valore limite. Ciò basterebbe a ridurre l’incidenza di patologie serie».

E domanda: «Perchè a Dolo il traffico rimane ancora il grande problema irrisolto? Perchè non sono stati attuati provvedimenti sulla viabilità a fronte di una consulenza sul traffico urbano costato alla comunità dolese 25 mila euro?».

 

Gazzettino – A Dolo scattano le misure anti-inquinamento

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15

nov

2014

Limitazioni alle temperature degli impianti di riscaldamento e al transito delle automobili non catalizzate

Con due ordinanze sono state assunte, dall’Ufficio Ambiente del Comune di Dolo e dalla Polizia Locale dell’Unione dei Comuni “Città della Riviera del Brenta”, misure per il contenimento dell’inquinamento atmosferico e per la limitazione al traffico nei confronti dei veicoli non catalizzati.

Con la prima ordinanza, sino a mercoledì 15 aprile 2015, sono state disposte delle limitazioni nell’esercizio degli impianti ad uso riscaldamento civile ubicati nel territorio di Dolo. Le temperature non deve risultare superiore a 19 gradi negli edifici adibiti a residenza, negli uffici, ad attività ricreative o di culto, ad attività commerciali, sportive e scolastiche, ad eccezione delle scuole materne e degli asili nido. Non potrà essere superiore a 17 gradi negli edifici adibiti ad attività industriali, artigianali e assimilabili. È prevista, inoltre, la riduzione di 2 ore, del periodo massimo consentito di accensione per gli impianti alimentari a combustibili liquidi o solidi, da attuarsi spegnendo gli stessi dalle 14 alle 16 di tutti i giorni.

Con la seconda ordinanza, i veicoli non catalizzati non potranno circolare nel centro abitato di Dolo sino a giovedì 30 aprile 2015, dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 18, con sospensioni da lunedì 15 dicembre 2014 sino a martedì 6 gennaio 2015, in occasione delle feste natalizie, e in caso di sciopero del trasporto pubblico locale.

 

L’INTERVENTO

In relazione all’articolo pubblicato il 22 ottobre scorso sulla “Nuova Venezia” dal titolo “Infarto? Evitate Mirano. È l’ospedale peggiore”, a firma di Filippo De Gaspari, noi primari degli ospedali di Dolo, Mirano e Noale dell’Ulss 13 esprimiamo con forza la nostra completa stima e fiducia nell’operato dei colleghi e di tutto il personale sanitario della Cardiologia e della Cardiochirurgia che ogni giorno svolge la propria attività con professionalità, passione e dedizione. Solidarietà peraltro già espressa anche da associazioni scientifiche come l’Anmco (Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri) e di categoria come l’Anpo regionale (Associazione nazionale primari ospedalieri).

È noto a tutti come la cardiologia interventistica e la cardiochirurgia Miranesi abbiano e continuino ad avere un ruolo chiave per la nostra sanità locale e provinciale e quali siano stati gli sforzi per realizzare “un efficiente polo del cuore del Veneziano del quale Mirano fa parte a pieno titolo in sinergia con l’ospedale di Mestre, con le sue professionalità e con le sue strutture”, come affermato anche dall’assessore regionale alla Sanità Luca Coletto nell’articolo pubblicato sulla “Nuova Venezia” del 25 ottobre. Sostenere che oggi a Mirano si erogano le peggiori cure è ingiusto e non veritiero.

I dati Agenas (l’agenzia sanitaria delle regioni che valuta la riuscita delle cure ospedaliere di tutto il Paese), come la stessa agenzia ha più volte ricordato, «devono essere maneggiati con cura». «Fare tabelle e classifiche dei migliori e peggiori ospedali è un esercizio complicato se non impossibile». Ben altre devono essere le metodologie per valutare la effettiva qualità delle prestazioni sanitarie in termini di esiti (outcome) del paziente, non certo i codici delle schede di dimissione ospedaliera. Peraltro, la stessa fonte Agenas, e alcuni enti terzi di comprovata affidabilità quali l’Istituto Mario Negri di Milano, hanno nel recente passato riconosciuto e valorizzato i risultati eccellenti dell’attività di cardiochirurgia di Mirano (0,0% di mortalità a 30 giorni dal bypass aorto coronarico isolato: risultato tra i migliori d’Italia!) e non dimentichiamo la qualità della cardiologia interventistica, diretta dal collega Reimers, una tra le maggiori autorità europee del settore, ben verificabile nei siti scientifici.

Vogliamo qui sottolineare come il nostro quotidiano lavoro si svolga talvolta in condizioni difficili, spesso al di là degli orari contrattuali e con risorse umane e materiali sempre più contingentati (non dimentichiamo che l’Ulss 13 è quella meno finanziata!).

Siamo convinti che i cosiddetti “ospedali di rete del Veneto”, come quelli della nostra azienda sanitaria, anche se spesso trascurati a favore dei grandi nosocomi, racchiudono in sé competenze professionali assolutamente qualificate e in grado di garantire la migliore sanità ai cittadini. Riteniamo che i dati dell’Agenas dovrebbero essere opportunamente valutati e discussi con esperti del settore, in particolare con i medici interessati, le associazioni scientifiche di settore ed eventuali osservatori neutrali, prima di essere pubblicati. Certi del sostegno della direzione generale dell’Ulss 13 auspichiamo che, in futuro, le vostre redazioni non diano più spazio a informazioni giornalistiche come quelle sopra riportate che tanto allarmismo hanno creato tra i nostri cittadini e tanto malumore e sdegno hanno indotto tra noi sanitari.

I Primari degli Ospedali di Dolo, Mirano e Noale

 

SANITÀ

MIRANO – «Totale fiducia per i reparti di Cardiologia e Cardiochirurgia miranesi. Hanno un ruolo chiave nella sanità veneziana, altro che ospedale peggiore in Italia». A prendere posizione sono i primari degli ospedali di Mirano, Dolo e Noale, che con una nota congiunta spendono parole al miele per i due reparti al centro delle polemiche.

«Il nostro lavoro si svolge in condizioni difficili, spesso al di là degli orari contrattuali e con risorse umane e materiali sempre più contingentate – scrivono i primari -. Non dimentichiamoci che l’Ulss 13 è la meno finanziata del Veneto, ciò nonostante questi due reparti hanno ottenuto risultati d’eccellenza. Il personale ha professionalità, passione e dedizione».

In Ulss 13 è in atto una rivoluzione che porterà Mirano a lavorare sempre più in sinergia con l’Ulss 12 mestrina, dal 1.gennaio 2015 il reparto miranese di Cardiochirurgia sarà trasformato in Chirurgia Vascolare. La riorganizzazione ha provocato molte polemiche politiche e nelle scorse settimane si è aggiunto il caso-Agenas. L’agenzia sanitaria ha infatti diffuso il report annuale sui risultati ottenuti dalle cure in tutti gli ospedali italiani: analizzando i dati il quotidiano «La Repubblica» ha pubblicato una classifica in cui Mirano risulta all’ultimo posto nel campo degli infarti acuti di miocardio, con una mortalità a 30 giorni che si attesta sul 14.9 per cento.

A Mirano è scoppiato il polverone, i primari alzano la voce: «Fare classifiche è impossibile, in ogni caso i nostri ospedali racchiudono esperienze professionali qualificate in grado di garantire la miglior sanità. Non è un caso che alla Cardiochirurgia di Mirano sia stato registrato lo 0% di mortalità a 30 giorni dal bypass aorto coronarico isolato. E non dimentichiamo la Cardiologia Interventistica diretta da Bernard Reimers, una tra le maggiori autorità europee del settore». Solidarietà ai reparti miranesi è arrivata anche da Anmco (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri) e Anpo (Associazione Nazionale Primari Ospedalieri).

(g.pip.)

 

DOMENICA A DOLO

DOLO – Una manifestazione per dare un segnale forte alla Regione e alla direzione generale dell’Asl 13, e per ribadire la necessità di salvaguardare e potenziare l’ospedale di Dolo e l’Asl 13. Su questo si fonda la manifestazione pubblica, promossa dai sindaci della Riviera, che si svolgerà domenica dalle 10 a Dolo.

«L’iniziativa», spiega Alessandro Campalto, sindaco di Campolongo, «serve per ribadire le richieste dell’ordine del giorno della conferenza dei sindaci. L’Asl 13 deve essere organizzata come un ospedale di rete per acuti su due poli, Dolo e Mirano, ed entrambi devono avere funzioni chirurgiche e mediche. Chiediamo il blocco dell’atto aziendale e una chiarezza sulle strutture intermedie come gli ospedali di comunità».

Campalto parla poi dell’Asl 13 e dell’ospedale di Dolo. «Salvaguardare Dolo», sostiene, «significa salvaguardare anche Mirano e l’Asl 13 che deve ottenere finanziamenti per potenziare i servizi. Nel 2013 Dolo ha ricevuto 10 milioni di euro, che dovevano essere utilizzati per il pronto soccorso e per le ristrutturazioni, ma ne sono stati usati solo 2,4 milioni. Ci chiediamo perché non è stato previsto l’investimento anche della rimanenza».

Giacomo Piran

 

Domenica la manifestazione pubblica, solo Livieri sarebbe intenzionato a disertare l’appuntamento

DOLO – Una manifestazione unitaria ed apolitica per salvare principalmente l’Asl 13 e in particolare l’ospedale di Dolo dal depotenziamento in atto, perchè torni ad essere il funzionale riferimento per i 130mila abitanti della Riviera del Brenta. Questo sintesi quanto emerso dalla presentazione della manifestazione che si terrà domenica mattina nel centro di Dolo con partenza alle 10 dal Foro Boario, davanti al vecchio ingresso dell’ospedale e che poi proseguirà lungo le vie cittadine sino a concludersi in Piazza Cantiere, sotto lo Squero. Gli organizzatori confidano nella clemenza del tempo, in caso di pioggia il corteo sarà deviato al cinema Italia.

In testa al corteo i sindaci rivieraschi compatti, solo Livieri di Campagna Lupia non sembra voler aderire, ma anche consiglieri regionali come Pigozzo, Pettenò e Piccolo che hanno presentato mozioni in Regione, sigle sindacali, comitati, movimenti e associazioni compreso “La Forza dei Noalesi” a testimonianza che l’evento è sentito in tutto il territorio. A presentarlo il sindaco Alessandro Campalto di Campolongo, Maddalena Gottardo con il vice Giuliano Zilio di Dolo, Federica Boscaro di Fossò ed il vicesindaco di Camponogara Massimiliano Mazzetto assieme al coordinatore dell’evento Emilio Zen. Sono intervenuti anche, Walter Mescalchin e Francesco Sacco del Comitato Bruno Marcato e Renato Morandina.

Lino Perini

 

Nuova Venezia – Danni per 5 milioni nel Portogruarese

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14

nov

2014

Il sindaco: «La Regione deve però dichiarare lo stato d’emergenza»

La casa protetta delle “Farfalle” non riaprirà prima del 2015

PORTOGRUARO – Il giorno dopo la città fa la conta dei danni dopo l’incredibile nubifragio che ha allagato più della metà del territorio, provocando anche tracimazioni a Portovecchio e a Ronchi. Un primo bilancio approssimativo porta a cinque milioni, a cui aggiungere i duecentomila messi in conto dall’Asl 10 per la casa protetta delle “Farfalle”. Portogruaro sta pian piano tornando alla normalità. L’unico sottopasso allagato restava quello che collegava San Nicolò a Portovecchio, ma l’acqua è scesa fino a sparire completamente; così come nell’altra infrastruttura viaria, tra l’altro nuova, cioè il sottopassaggio collocato sotto alla variante alla tangenziale. Danni ingenti hanno riguardato dunque la “Casa delle farfalle”, il centro per disturbi alimentari di via Resistenza. Le nove pazienti non potranno rientrare in questa sede prima del 2015, e per tutto questo tempo dovranno essere curate in ospedale. Si tratta di degenti molto giovani che curano l’anoressia. Il responsabile del servizio tecnico dell’Asl 10, l’ingegner Peter Casagrande, ha svolto un sopralluogo nella comunità alloggio. I danni hanno riguardato tutti gli arredi al pianterreno, nove stanze da letto, la cucina e la sala ricreativa. Per non parlare poi delle infiltrazioni ai muri e sulla pavimentazione. Il responsabile del centro, Pierandrea Salvo, che il giorno dell’acquazzone aveva pesantemente attaccato il Comune e la Protezione civile per la mancata assistenza, ha lavorato per recuperare il prima possibile la strumentazione medica, i computer e gli indumenti finiti sotto acqua. Antonio Bertoncello, il primo cittadino, non replica alle accuse di Salvo. Si annunciano tempi lunghi, però, per i risarcimenti. «La Regione deve dichiarare lo stato d’emergenza», ricorda, «solo allora in teoria potremmo permettere alle persone di presentare le domande per gli indennizzi. Noi cercheremo di anticipare le modalità di intervento, per agevolare i cittadini danneggiati. Troveremo una formula». Impossibile allentare il Patto di Stabilità. I danneggiati dovranno continuare a pagare le tasse come se non fosse accaduto nulla, mentre fa pensare l’assenza di autorità politiche regionali. I danneggiati di Portogruaro si sentono dimenticati dalle istituzioni. Ieri la disperazione si leggeva ancora sul volto degli abitanti di via Botticelli, delle Palazzine e del rione di Beata Maria Vergine. Almeno un centinaio di persone hanno perduto l’auto. Si calcola che a Portogruaro oltre cinquemila persone, a vario titolo, siano state coinvolte nell’ondata di maltempo. Calcolando un migliaio di euro a testa di danni, si arriva facilmente a toccare quota cinque milioni. Le opere di bonifica, da sole, hanno subito rotture per 200 mila euro. Il livello dei fiumi si è abbassato, ma la guardia resta alta, perché è annunciata una nuova perturbazione di origine atlantica per questa sera. Inizialmente soffierà la bora, poi domani lo scirocco e domenica il libeccio. Il mare difficilmente riceverà le acque dei fiumi. Il Livenza si sta abbassando, ma aumenta il livello del Meduna, anche per l’apertura delle dighe di Ravedis e Redona. A San Michele emergenza rientrata a Villanova della Cartera e Malafesta. Si sono ritirate le acque della roggia Rojada, tracimata in più punti.

Rosario Padovano

 

Gli agricoltori della Cia battono i pugni: «Chiedano più fondi da Venezia»

Consorzi di bonifica nel mirino

MESTRE «I consorzi di bonifica devono pretendere più risorse dalla Regione, gli interventi sul territorio sono insufficienti». La Confederazione italiana degli agricoltori (Cia) di Venezia chiede un cambio di rotta ai vertici dei consorzi di bonifica, perché «battano i pugni sul tavolo» contro la Regione. «Bisogna dare atto al lavoro svolto dai tecnici dei consorzi di bonifica, presenti notte e giorno nelle zone più colpite. Lo stesso apprezzamento, però, non possiamo esprimerlo nei confronti degli amministratori dei consorzi», commenta Paolo Quaggio, presidente di Cia Venezia, «è da tempo che segnaliamo, anche nelle assemblee consortili, la soggezione nei confronti della Regione. Non sono stati ottenuti fondi sufficienti per la realizzazione di interventi straordinari, di cui il territorio ha urgente bisogno, né adeguati stanziamenti per i lavori di manutenzione. Ci si accontenta delle briciole, mentre occorrono investimenti». Ieri Quaggio ha fatto una ricognizione della situazione insieme ai referenti locali delle zone più colpite. «Ora ci sarà la consueta conta dei danni ed è assurdo, perché ci sono reali responsabilità», conclude il presidente di Cia Venezia, «a cosa serve avere dei consorzi di bonifica che non si battono per avere le risorse necessarie? La Cia ribadisce intanto la disponibilità dei suoi agricoltori a mettere a disposizione i propri campi, in occasione di precipitazioni di questo genere. Siamo disponibili a farli allagare, perché rappresentano gli unici polmoni permeabili del territorio. Per quanto riguarda la Riviera del Brenta, sosteniamo che l’idrovia possa diventare una grande bacino di laminazione: non bisogna pensare che tutta l’acqua verrà sversata in laguna, non sarà necessario».

Giovanni Monforte

 

riviera del brenta

Le scuole sono rimaste chiuse a Vigonovo

VIGONOVO. Il maltempo sferza la Riviera del Brenta e colpisce soprattutto l’area ovest e sud del comprensorio, in particolare i comuni di Vigonovo, Fossò, Campolongo Maggiore , Stra e Camponogara. Disagi minori a Mira e Dolo. Resta sotto controllo il livello dei canali Naviglio , Novissimo e soprattutto del Brenta, che per tutta la giornata di ieri hanno ricevuto la piena proveniente dal Padovano. A Vigonovo ieri il sindaco Damiano Zecchinato ha emesso una ordinanza di chiusura delle scuole elementari medie e materne. Nel paese il peggio era arrivato con la serata di mercoledì quando l’acqua ha invaso la centrale via Roma e poi le vie Padova , Pascoli e via Veneto. A creare problemi è stata soprattutto la tenuta della rete idrica di scolo. «L’acqua è arrivata in centro a 30 centimetri» raccontano esercenti e residenti, «e in tanti hanno avuto primi piani e scantinati allagati con danni per parecchie migliaia di euro. Fin dalla sera di mercoledì e per tutta la giornata di ieri sono entrate in azione le squadre della protezione civile comunale insieme ai vigili del fuoco della caserma di Mira. Le scuole a Vigonovo saranno riaperte già oggi visto poi che ieri la pioggia è stata meno insistente. Problemi si sono avuti anche a Sandon di Fossò dove è straripato il canale Cornio. A Stra la frazione più colpita è stata quella di San Pietro. A Camponogara invece allagamenti si sono avuti nella frazione di Campoverardo. Problemi infine anche a Liettoli di Campolongo Maggiore lungo le laterali di via Alto Adige.

(a.ab.)

 

La rete secondaria del Lusore ha tracimato a Campocroce nella zona del cimitero

Disagi anche in centro a Mirano dove la viabilità ha subito forti rallentamenti

Caltana finisce sott’acqua strade e scantinati allagati

CALTANA – A Santa Maria di Sala l’emergenza ha ormai la triste declinazione dell’abitudine. Non poteva mancare la frazione di Caltana nel computo dei paesi finiti sott’acqua dopo l’ultima ondata di maltempo, anche se questa volta i danni sembrano più limitati rispetto a soli due mesi fa, grazie al fatto che già durante la notte le precipitazioni sono diventate intermittenti, la piena dei canali ha potuto defluire a valle e il mare ha iniziato a ricevere. Allagamenti estesi dunque, ma di breve durata, che tuttavia non hanno mancato di far registrare nuovi disagi. Strade e scantinati sono finiti ancora una volta allagati: l’ultima volta era successo solo a settembre. Sott’acqua il centro, dal quartiere residenziale di via Einaudi alla provinciale via Caltana, davanti al Palazzo del Mobile. Via Pioga, via Einaudi, via Pellico, via De Gasperi sono finite ancora sotto con dieci centimetri di acqua. Area interamente allagata, come due mesi fa, ma questa volta salvata dal fatto che il rio Cavin Caselle, a differenza di settembre, non ha tracimato, rimanendo, seppur al limite, entro gli argini. «I canali di scolo hanno funzionato», spiega l’assessore salese all’Unità di crisi, Enrico Merlo, «ci ha aiutato anche il fatto che verso le tre di notte l’acqua ha improvvisamente iniziato a scendere e poi le condizioni meteo sono migliorate». Ieri mattina rimanevano però alcune strade chiuse, limitate o transitabili con prudenza. Anche i fossi in via Zinalbo e Braguolo verso Campocroce sono arrivati al limite, con locali tracimazioni. Sempre dal Salese, sempre come a settembre, sono finite sott’acqua anche alcune aree di Sant’Angelo, in particolare via Masi e via Marzari. A Stigliano e Veternigo livelli di piena sostenuti, ma sempre sotto controllo per il Muson e il rio Veternigo. Anche a Campocroce di Mirano soliti problemi legati alla tracimazione della rete secondaria collegata al Lusore, ieri di nuovo minaccioso. Ne hanno risentito la zona del cimitero del paese, con la chiusura parziale di via Chiesa e via Braguolo. Locali allagamenti, ma dovuti alla rete urbana di scolo, si sono verificati anche a Mirano centro, creando più che altro problemi alla viabilità. Adesso la preoccupazione è tutta per la nuova ennesima ondata di maltempo prevista nel fine settimana. Sabato tornerà a piovere e tutto dipenderà da quanto la tregua sarà servita ai canali di scolo del graticolato romano per svuotarsi e scendere di livello. Mobilitati uomini e mezzi del consorzio Acque Risorgive, la protezione civile regionale resta in allerta.

Filippo De Gaspari

 

CONCORDIA SAGITTARIA

Quaranta squadre di volontari al lavoro fino all’alba

CONCORDIA – All’indomani dell’eccezionale fenomeno atmosferico che ha coinvolto l’intero Comune di Concordia e non solo, la situazione sembra essere tornata alla normalità anche se l’allerta meteo per il fine settimana farà tenere le orecchie rizzate a più di qualcuno, soprattutto a chi, negli ultimi giorni, ha lavorato ininterrottamente per bloccare i flussi d’acqua che hanno allagato la città. Sono state circa 180 le richieste d’aiuto fatte alla protezione civile del Portogruarese nella giornata di mercoledì: 40 squadre di volontari hanno lavorato sino alle 7 di ieri mattina per prosciugare le numerose zone allagate del centro. Tra questi anche i vigili del fuoco locali e di Verona giunti con alcune colonne mobile adibite al trasporto di idrovore ancora più potenti che hanno notevolmente aiutato lo spostamento delle acque verso i canali di scolo. Ora si attende l’ammontare dei danni. «Gli impianti, nelle loro conformazioni, hanno funzionato a dovere» spiega Luca Villotta, responsabile dei volontari della protezione civile, mandamento di Portogruaro, «ma l’enorme quantità d’acqua scaricata sul territorio non era prevedibile nonostante le previsioni ci avessero allertato già alcune ore prima. Per circa due ore e mezza l’acqua ha continuato a scendere ininterrottamente rendendo la situazione ingestibile e difficile soprattutto per territori come questi. Sicuramente», è l’appello di Villotta, «un’attenzione maggiore da parte di tutti nella pulizia dei tombini, nel controllo o posizionamento delle pompe soprattutto nei garage interrati, potrebbe evitare disagi e danni come quelli che abbiamo subito in questi gironi. Aspettare che siano sempre gli altri a occuparsene, magari in situazioni estreme, risulta alla fine dannoso per tutti».

Gemma Canzoneri

 

Venezia. Alla Renier Michiel un tubo otturato fa saltare due giorni di lezioni. Il preside: «Questione vecchia, zero interventi»

Infiltrazioni, scolari a casa fino a lunedì

VENEZIA – Per un tubo otturato, la elementare “Renier Michiel” dell’Istituto Comprensivo “Dante Alighieri” resta chiusa due giorni, ieri e oggi. Niente lezioni per 250 bambini. Il guasto era stato ripetutamente segnalato al Comune da oltre un mese, senza che venissero presi provvedimenti. L’ufficio Scuola e Lavori Pubblici di Ca’ Farsetti si è giustificato dicendo che, a causa dell’approvazione in ritardo del bilancio, il personale è costretto a lavorare utilizzando gli avanzi del budget previsto per il 2013, mentre in passato in questo periodo avevano già gli appalti per la manutenzione assegnati alle ditte di riferimento. Il dirigente scolastico Salvatore Amato ha spiegato che se l’intervento non verrà eseguito oggi, chiederà la disponibilità per lunedì pomeriggio di una delle sedi del “Dante Alighieri” per non far saltare un altro giorno di scuola ai bambini, ma il Comune ha assicurato che questa volta i lavori verranno svolti e che la scuola sarà riaperta lunedì. Il problema riguarda un tubo pluviale passante all’interno dell’edificio. Intasato da foglie e da un piccione morto, il tubo scaricava acqua all’interno, provocando infiltrazioni. Tutti lo sapevano perché, in un recente sopralluogo, era stato effettuato un foro sulla parete, accertando la provenienza del danno. «Ci trasciniamo questo problema da un mese e mezzo», ha detto Amato, «e i tecnici del Comune erano già venuti tre volte, senza mai ripulire il tubo. L’ultima volta è stata proprio mercoledì mattina. Anche in questo caso però hanno guardato e sono andati via». Per questo durante una riunione tra personale scolastico e genitori avvenuta mercoledì pomeriggio, quando la perdita di acqua continuava, le maestre hanno chiamato i vigili del fuoco. Quando i pompieri hanno visto che l’infiltrazione interessava l’impianto elettrico, hanno sigillato l’edificio e mandato la comunicazione di intervenire al più presto. «Può essere che abbiano fatto delle segnalazioni», ha tagliato corto l’ufficio Scuole e Lavori Pubblici, «ma abbiamo 170 scuole e 70 in centro storico. Riceviamo decine di segnalazioni, ma fino a quando non è stato approvato il bilancio non abbiamo potuto intervenire. Adesso avremo 800 mila euro per interventi murari e 400 mila per opere impiantistiche. Entro dicembre l’appalto per la manutenzione verrà assegnato e potremmo provvedere a tutto». Intanto per il dirigente scolastico ieri è stata una dura giornata, molti genitori si sono lamentati, dando la colpa alla scuola: «Noi siamo ospiti qui», ha detto Amato, «più che segnalare non ho potuto fare altro. Ieri mattina la ditta chiamata dal Comune non aveva operai disponibili, oggi spero che risolvano il problema e che controllino anche i controsoffitti che sono bagnati». Intanto problemi anche in terraferma: 15 centimetri d’acqua in via dei Petroli a Marghera, disagi per le autobotti dirette a raffinerie e depositi. All’origine degli allagamenti che ormai si registrano spesso, ci sarebbero problemi di scarichi emersi dopo i lavori di bonifica.

Vera Mantengoli

 

Giornata di passione sulla Venezia-Milano, ritardo record di oltre sette ore per l’Euronight da Parigi

Allagamenti e frane: i treni vanno in tilt

MESTRE – Giornata da incubo ieri nei collegamenti ferroviari tra il Veneto e la Lombardia a causa della violenta ondata di maltempo che si è abbattuta nell’hinterland milanese, allagando la stazione di Melzo Scalo. Tutti i treni Frecciabianca che collegano Venezia da e per Milano e Torino hanno accumulato ritardi di circa un’ora, con punte anche di 100 minuti. Ma il record in negativo è spettato ai passeggeri che si trovavano a bordo dell’Euronight Parigi-Venezia, giunto in laguna con oltre sette ore di ritardo. Oltre ai problemi per l’allagamento a Melzo, a causare il ritardo record del convoglio da Parigi ha inciso la chiusura della linea del valico di confine di Domodossola per i movimenti franosi che hanno interessato i binari nella zona di Stresa. Di conseguenza l’Euronight è stato deviato attraverso il valico di frontiera di Modane, in val di Susa, con l’inevitabile allungamento di percorrenza. Sulla Venezia-Milano, i guai per i passeggeri sono iniziati già nella serata di mercoledì quando l’esondazione di un corso d’acqua in piena ha causato l’allagamento degli impianti di rete che regolano la circolazione dei treni nella stazione di Melzo Scalo. I disagi sono stati subito molto pesanti. Basti pensare che l’ultimo Frecciabianca serale da Torino e Milano è arrivato a Venezia Santa Lucia intorno alle 3.30 anziché alle 23.40. E ieri i problemi sono perdurati per tutta la giornata, mentre i tecnici erano impegnati nel tentativo di riparare gli ingenti danni. «I tecnici di Rete Ferroviaria Italiana sono prontamente intervenuti per ripristinare l’infrastruttura», fa sapere Trenitalia in una nota, «Data l’entità dei danni riportati, i lavori proseguiranno per tutta la settimana. I treni in transito registrano ritardi con un punte fino al massimo di un’ora».

Giovanni Monforte

 

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