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STOP INCENERITORE FUSINA

TUTTI IN CONSIGLIO COMUNALE A MIRA LUNEDI’ 10 FEBBRAIO

 

La mobilitazione contro l’inceneritore di Fusina continua: lunedì 10 febbraio alle ore 19.00 tutti in Consiglio Comunale a Mira per chiedere il ritiro di un progetto sbagliato, sovradimensionato e estremamente pericoloso per l’ambiente e per la nostra salute.

Quasi tutti i Sindaci del Bacino veneziano sono allineati sulla proposta di Veritas, peccato che su una questione così importante non abbiano nè informato, nè consultato i cittadini che vorrebbero rappresentare.

Il Consiglio è stato ottenuto solo grazie all’iniziativa di alcuni consiglieri di opposizione in particolare di Lavinia Vivian del gruppo Mira in Comune, con il sostegno dei rappresentanti del Movimento 5 Stelle Elisa Benato, Sabrina Cervi, Michele Pieran, di Marta Marcato del gruppo Mira siamo Noi, di Stefano Deppieri rappresentante della Lega in dissenso con le scelte del suo partito; ma anche grazie al supporto di alcuni consiglieri di maggioranza: Albino Pesce e Luciana Bobbo di Articolo 1, e Francesco Volpato del PD.

Un segnale che conferma che l’interesse trasversale sul progetto non riguarda solo i proponenti ma anche il fronte di chi vuole mettere al primo posto la tutela della salute e dell’ambiente.

Possiamo fermare questo mostro, ma dobbiamo partecipare in tanti al Consiglio Comunale e alle prossime iniziative.

Partecipa anche tu, porta con te qualche persona e preparati un cartello!

 

Inceneritore di Fusina: Veritas continua a confondere le acque

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Comunicato Stampa congiunto 30 gennaio 2020

Comitato Opzione Zero, Medicina Democratica, Comitato contro il rischio chimico Marghera, Malacaigo, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Cobas autorganizzati Comune di Venezia, Laboratorio Venezia

 

Inceneritore di Fusina: I numeri del progetto sono chiari, Veritas invece continua a confondere le acque.

I Comitati sono pronti al confronto e invitano i cittadini alle prossime iniziative: il 4 febbraio alle ore 18.00 al teatro Kolbe di Mestre, il 10 febbraio alle ore 18.00 al Municipio di Chirignago, il 10 febbraio alle ore 19.00 al Consiglio Comunale di Mira.

E’ inaudito che la società Veritas a totale partecipazione pubblica continui fare disinformazione sul progetto di inceneritore a Fusina presentato da Ecoprogetto.

I dati diffusi nel comunicato stampa di ieri (29 gennaio) da Veritas sono privi di ogni fondamento perché non corrispondono in nessun modo a quanto riportato nella documentazione tecnica presentata in Regione ai fini del procedimento di valutazione di impatto ambientale e di autorizzazione integrata ambientale; nemmeno a quanto riportato nella documentazione integrativa dello scorso 6 dicembre che pure introduce alcune modifiche rispetto a quanto inizialmente espresso.

I numeri ai quali si riferiscono i comitati sono dunque quelli depositati ufficialmente presso gli organi competenti, tutto il resto sono solo tentativi di confondere le acque da parte di Veritas che evidentemente ha qualcosa da nascondere.

Nel progetto, precisamente nello schema a blocchi richiesto dalla Regione, Ecoprogetto afferma che dalla fase di pretrattamento dei rifiuti in ingresso al Polo di Fusina si otterranno ogni anno 84.000 t di legno derivato da rifiuti urbani e speciali, 150.000t di CSS (combustibile solido secondario) a partire da 258.500t di rifiuto urbano residuo e sovvalli lavorati, materiale da destinare alla co-combustione nella sezione energia del Polo. A questo quantitativo devono poi aggiungersi le 34.000 t di fanghi e di percolati di discarica essiccati ottenuti dal trattamento di 90.000 t di fanghi e 40.000 t di percolati tal quale. Complessivamente il materiale prodotto ai fini dell’incenerimento nella fase di pretrattamento risulta pari a 268.000 t all’anno.

Nella sezione dello schema a blocchi dedicata alle linee di incenerimento L1 e L2 si afferma che il quantitativo massimo di rifiuto misto che può essere incenerito è pari a 120.000t/a, valore che scende a 74.000t/a qualora il mix di alimentazione fosse unicamente a base di CSS; un valore che tra l’altro stranamente differisce dalle 81.000t/a di CSS per le quali si chiede comunque l’autorizzazione a bruciare (pag. 15 della nuova relazione tecnica). Il riferimento al livello massimo di 68.000t/a di CSS da avviare a combustione citato da Veritas nel suo comunicato non compare da nessuna parte. Del resto è proprio questo balletto di cifre che dimostra come già oggi, in fase preliminare, Veritas stia “giocando” sul potere calorifico del CSS che produce: a parità di potenza termica nominale, abbassando il potere calorifico del rifiuto automaticamente aumenta la quantità di materiale che può essere avviata a combustione.

Quanto alla promessa di bruciare solo il CSS attualmente prodotto i dubbi dei comitati sono più che fondati: per quale astrusa ragione economica Ecoprogetto, e soprattutto i soci privati Bioman e Agrilux del gruppo FINAM della famiglia Mandato, dovrebbero accontentarsi di bruciare solo 40 tonnellate di rifiuto per ogni 100 tonnellate trattate per essere avviate ai forni smaltendo il resto non si sa dove? Un’ipotesi evidentemente non credibile.

A ciò si aggiunga che, secondo quanto dichiarato da Veritas, la Linea 3 funzionale all’essiccamento dei fanghi e dotata di forno combustore della potenza di 20 MWt, del costo di circa 25 milioni di euro, pure essendo inserita nel piano finanziario tra il 2021 e il 2029, dovrebbe rimanere ferma se non nel caso di disservizio delle linee 1 o 2.

Infine, in merito ai fanghi di depurazione civile contaminati da PFAS e da altre sostanze pericolose concordiamo con Veritas sul fatto che non debbano essere utilizzati per fare compost. Precisamente sono proprio i comitati quelli che da anni denunciano sversamenti di materiale sospetto nei territori del Veneto e del Friuli e proveniente dagli impianti di Maniago e di Este gestiti dal principale socio di Ecoprogetto, la società Bioman. Veritas sa benissimo che per produrre biometano e godere dei generosi incentivi erogati dal Governo, negli impianti di trattamento delle frazioni organiche, oltre all’umido domestico, si utilizzano fanghi civili e industriali, addirittura quelli derivati dall’industria conciaria, ceneri e scorie derivati da centrali termiche, scarti della lavorazione della carta, e molto altro.

Ora propone di “risolvere” il problema con la bacchetta magica dell’inceneritore, dimenticando di dire che la miriade di sostanze pericolose che si sprigionano dopo la combustione si disperderanno nell’ambiente sotto forma di polveri sottili e ultrasottili, mentre scorie e ceneri dovranno essere smaltiti in discariche speciali. Se si vuole affrontare davvero il problema dei fanghi è necessario agire subito e in modo deciso per rimuovere le fonti di inquinamento, e nel contempo trattare, inertizzare e poi stoccare quanto non si può recuperare.

I comitati e le associazioni invitano i cittadini a partecipare ai prossimi appuntamenti previsti:

  • martedì 4 febbraio ore 18.00 incontro pubblico al Teatro Kolbe a Mestre con il prof. Gianni Tamino; in contemporanea commissione consiliare nel Comune di Pianiga
  • lunedì 10 febbraio Consiglio Comunale straordinario a Mira alle ore 19 (orario da confermare) e lo stesso giorno alle 18 incontro pubblico al Municipio di Chirignago

 

 

OpzioneZero, Medicina Democratica, Assemblea Permanente Contro il Pericolo Chimico a Marghera, MalaCaigo – Riviera del Brenta, Laguna Ambiente Archivio AmbienteVenezia, Ecoistituto del Veneto Alex Langer, Eddyburg Eddyburg, COBAS Autorganizzati Comune Venezia, @Laboratorio Venezia

 

 

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Comunicato stampa Opzione Zero 23 gennaio 2020

Inceneritore Fusina: Sindaci non fidatevi di Veritas

 

Il nostro territorio è già fortemente inquinato: l’inceneritore andrà sicuramente a peggiorare la situazione.

Tra i rifiuti da bruciare particolarmente pericolosi sono i fanghi e i percolati di discarica contaminati da PFAS e PFOA e altre sostanze tossiche.

I Sindaci non ascoltino solo Veritas ma anche comitati ed esperti indipendenti.
La Regione Veneto ha riaperto i termini per le osservazioni, ma il progetto va fermato subito.
I Comitati invitano i cittadini a partecipare alle prossime iniziative: il consiglio comunale straordinario a Mira e la serata informativa con il Prof. Gianni Tamino il 4 febbraio a Mestre.

 

 

“Chiedere a Veritas assicurazioni sulle emissioni del nuovo impianto è come chiedere all’oste se il vino è buono” è questo il commento secco del comitato Opzione Zero dopo le dichiarazioni della Conferenza dei Sindaci della Riviera del Brenta che si è riunita lo scorso 21 gennaio per discutere del progetto di inceneritore a Fusina.

“Il problema – continuano dal comitato – non è tanto il rispetto dei limiti di concentrazione indicati dalla normativa, ma la quantità assoluta di inquinanti dispersi nell’ambiente sotto forma di gas e di polveri ultrasottili. E’ evidente che bruciare fino a 270.000 t/a di rifiuti comporterà l’emissione di enormi quantità di fumi che andranno a sommarsi a un livello di inquinamento dell’aria già oltre i limiti. Inoltre alcune sostanze tossiche, come per es. le diossine, sono persistenti e si accumulano anno dopo anno nei tessuti di piante, animali e persone. Infine, in aggiunta a tutto il resto, l’incenerimento di 34.000 tonnellate all’anno di fanghi e percolati di discariche contaminati da PFAS, PFOA, PCB, clorurati e altri composti altamente pericolosi espone tutto il territorio e la popolazione a rischi incalcolabili. Ridicolo da questo punto di vista lo studio sulle ricadute presentato da Veritas che non considera per nulla la Riviera del Brenta e nemmeno il Miranese”.

Secondo Opzione Zero già solo questi elementi dovrebbero indurre i Sindaci del comprensorio a prendere una posizione più decisa e cautelativa chiedendo il ritiro del progetto e l’avvio di una discussione ampia e partecipata con i cittadini su quali siano le migliori soluzioni per gestire i rifiuti.

In una situazione drammatica determinata dai cambiamenti climatici e da un grave e diffuso stato di inquinamento dell’ambiente, le istituzioni e la politica dovrebbero avere il coraggio di rivedere completamente il loro modo di amministrare. Pensare, come fanno i Sindaci, che il problema sia solo quello del dimensionamento significa non aver capito che l’incenerimento è la strada più sbagliata da imboccare. A dirlo è la stessa Comunità Europea che con la nuova Direttiva sull’economia circolare punta decisamente sul riciclaggio finalizzato al recupero di materia, e equiparando l’incenerimento alla discarica.

“I Sindaci non si fidino ciecamente e solo di Veritasammoniscono gli esponenti del comitato rivierasco – la partecipata pubblica nostrana ha dimostrato in più occasioni di non raccontare i fatti per come stanno. Di fronte a scelte così importanti è fondamentale che gli amministratori approfondiscano autonomamente il tema così come hanno fatto i comitati, e che si avvalgano delle competenze di esperti indipendenti. Per parte nostra siamo disponibili al confronto e a fornire tutti gli elementi in nostro possesso utili ad una maggiore comprensione del progetto”.

Intanto Opzione Zero e gli altri comitati sono già al lavoro per presentare nuove osservazioni tecniche dopo che la Regione Veneto ha riaperto in data 22 gennaio i termini per la partecipazione del pubblico a seguito delle integrazioni depositate da Veritas lo scorso 6 dicembre: cittadini, associazioni ed enti potranno intervenire nuovamente entro 30 giorni.

In attesa del Consiglio Comunale Straordinario a Mira che dovrebbe tenersi nei primi giorni di febbraio, il fronte contro l’inceneritore si allarga e invita i cittadini a partecipare il giorno 4 febbraio alle ore 18.00 al Teatro Kolbe all’assemblea pubblica a cui prenderà parte anche il Prof. Gianni Tamino, biologo e membro del comitato scientifico dell’associazione ISDE (Medici per l’Ambiente).

 

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COMUNICATO STAMPA OPZIONE ZERO 12/11/19

Orte-Mestre revival: un nuovo avvistamento

Come per il mostro di Loch Ness, che periodicamente torna alla ribalta delle cronache, in questi giorni ha rifatto capolino il mitologico progetto della Orte-Mestre (nota in Veneto come Nuova Romea Commerciale).

Ne dà notizia un articolo del Corriere del Veneto del 9 novembre scorso, secondo il quale la Regione Veneto e l’ANAS sarebbero in pressing al MIT per la versione “ridotta”, ribattezzata “Cesena-Mestre”. E sembra si stia valutando anche un nuovo tracciato, più interno, con passaggio in tunnel nel cuore della Riviera del Brenta e innesto a Roncoduro.

Una desolante riproposizione che fa leva, oltretutto, sulla solita bugiarda preoccupazione per la sicurezza dell’attuale Romea che continua ad essere pericolosa perché da decenni gli stessi decisori politici tardano volutamente a imporsi per la sua definitiva messa in sicurezza, con opere precise e puntuali e deviando il traffico pesante sulle direttrici già esistenti delle A4 e A13, come hanno sempre chiesto i territori e gli abitanti, e completando il raccordo Ferrara – Ravenna nel tratto tra Argenta – Alfonsine – Ravenna.

Il progetto Orte-Mestre, soprattutto nel previsto tratto di nuova costruzione Cesena-Mestre, si è sempre dimostrato insostenibile da ogni punto di vista, da quello economico-finanziario a quello ambientale, con impatti che adesso ancora di più sarebbero incalcolabili, dato lo stato disastroso dei nostri territori (il Veneto nel frattempo è balzato al primo posto in Italia come consumo di suolo).

Impatti talmente macroscopici e assurdi che hanno coalizzato in 5 regioni comitati, associazioni di categoria e amministrazioni locali con atti di mobilitazione civile e documenti formali di rigetto totale dell’opera “né qui né altrove”, culminati nel 2014 con la Conferenza dei Sindaci della Riviera unanime nel dirsi indisponibile a negoziazioni e nel respingere l’intero progetto.

Siamo, tutti, prontissimi a rimettere mano alle carte, a fare e rifare le pulci ai numeri e alle norme, e a dimostrare ancora una volta con i dati l’assurdità di questo ridicolo revival, peraltro molto prevedibile: sappiamo che l’intento del progetto originario puntava sulla nuova tratta Cesena-Mestre dove si possono fare più affari, che i nuovi scenari politici attuali avrebbero rinfocolato gli appetiti, che avrebbero pensato alla vecchia tattica di lasciare languire la Nuova Romea per un po’, giocando sulla smemoratezza italica (gli scandali e le manette che hanno investito il sistema Veneto delle grandi opere, ad esempio), confidando sull’indebolimento degli oppositori. Ma si sbagliano, l’esasperazione sui territori è alle stelle.

In tempi di conclamata emergenza climatica e di conseguenti eventi estremi, sempre più intensi e frequenti, la pensata è quella di riesumare un ulteriore taglio trasversale dell’idrografia principale del Veneto con un’altra barriera di asfalto. Anziché pensare alle urgenti mitigazioni, a pianificare diffusamente le necessarie opere di adattamento, l’idea è quella di aggravare le condizioni di vulnerabilità di territori e comunità.

Le numerose campagne che Opzione Zero, assieme alla Rete Nazionale Stop Or-Me, ha condotto per dieci anni contro il progetto monstre, sono pronte a riprendere con inedita forza di fronte alla proditoria e inutile gerontofilia infrastrutturale di vecchi e nuovi boiardi dell’asfalto. Confidiamo che, ora come allora, tutte le amministrazioni locali, specialmente quelle della Riviera e del Veneto, abbiano il coraggio di ribadire una posizione netta di rigetto dell’autostrada.

 

Lunedì 4 marzo ore 20.45

Villa Concina, via Comunetto 5 Dolo

Cambiamenti climatici: facciamo il punto

dopo la COP 24 di Katowice

con Daniele Pernigotti, Malacaigo e Opzione Zero

 

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Comunicato stampa Opzione Zero 23 febbraio 2018

Nuovo centro commerciale a Dolo: le bugie hanno le gambe corte

La Giunta leghista di Zaia dà via libera al progetto speculativo di Dolo

Accontentati i proponenti di Aurora srl e l’amministrazione PD guidata da Alberto Polo.

Opzione Zero: basta con le bugie e con la svendita del territorio. Pronti a bloccare il progetto con mobilitazioni e ricorsi.

 

 

Quando c’è da devastare il territorio, la Giunta Regionale guidata dal leghista Luca Zaia non si smentisce mai: è infatti stata pubblicata pochi giorni fa la DGR 133 del 7 febbraio 2018 che dà il via all’accordo di programma per la realizzazione di un nuovo centro commerciale a Dolo in cambio della realizzazione di un’altra rotonda sulla SR 11 brentana. Un atto che accontenta i proponenti della immobiliare Aurora srl e l’Amministrazione PD di Dolo che fin da subito si era fatta interprete della proposta dei privati chiedendo, con propria delibera dello scorso agosto, l’attivazione della famigerata procedura che consente di aggirare gli strumenti urbanistici vigenti.

Opzione Zero era già intervenuta su questo progetto definendolo una “porcata”, frutto di una politica vecchia, marcia e trasversale agli schieramenti, sempre pronta ad accontentare gli appetiti dei costruttori sacrificando il territorio e la salute dei cittadini in cambio di opere pubbliche inutili. La stessa logica che ha ridotto il Veneto a una colata di cemento e di asfalto.

“La decisione di Zaia e della Giunta Regionale non ci stupisce più di tanto – commenta il Comitato Opzione Zero – sono gli stessi che hanno approvato Veneto City, la Pedemontana e altri innumerevoli scempi. E’ l’amministrazione PD di Dolo questa volta ad avere una grave responsabilità: se ci fosse stata la volontà politica di fare marcia indietro su questo progetto speculativo avevano e hanno ancora tutte le possibilità di farlo. Invece hanno preferito mettere in scena questa farsa dell’ordine del giorno votato in Consiglio Comunale e poi in Consiglio Regionale che impegnava si la Regione a finanziare la rotonda, ma senza alcuna garanzia in termini di risorse stanziate a bilancio e senza ritirare la richiesta di attivazione dell’accordo di programma. E come volevasi dimostrare alla fine l’iter dell’accordo è stato avviato. E’ evidente dunque che la volontà politica è esattamente quella di portare avanti questa speculazione e che i tentativi di nasconderla sono già falliti miseramente. Del resto, come dovrebbero ben sapere il Sindaco Alberto Polo e il suo vice Matteo Bellomo, le bugie hanno le gambe corte”.

Il Comitato rivierasco è pronto a dare battaglia per respingere questo progetto: “In questi anni abbiamo affrontato vertenze ben più difficili, e spesso le abbiamo vinte. L’esperienza e le competenze maturate ci saranno utili, siamo fiduciosi di poter salvare un altro pezzo di Riviera. Il primo passo sarà quello di informare e di chiamare alla mobilitazione i cittadini di Dolo e della Riviera – afferma il Presidente Mattia Donadel – ma allo stesso tempo stiamo studiando la migliore strategia per bloccare la procedura di approvazione; se non dovesse bastare faremo ricorso al TAR. Riteniamo infatti che i presupposti per opporsi in sede amministrativa siano già evidenti”.

 

COMUNICATO STAMPA 29 DICEMBRE 2017

Rotonda Pasteur: ora ritirare la proposta di accordo di programma

 

Bene l’emendamento per il finanziamento pubblico della nuova rotonda a Dolo.

Ora l’Amministrazione vada fino in fondo e ritiri l’accordo di programma.

Si apra un ragionamento più ampio sulla viabilità e sulla mobilità.

 

Per Opzione Zero è positivo l’ordine del giorno approvato in regione per ottenere il finanziamento pubblico della rotonda tra SR-11 e via Pasteur come richiesto dall’Amministrazione di Dolo. Se venissero infatti ripristinate le risorse regionali che consentirebbero a Veneto Strade di dare attuazione al progetto già approvato, verrebbe di fatto a mancare il presupposto per l’accordo di programma con la immobiliare Aurora srl; accordo che a seguito di una variante urbanistica avrebbe consentito ai privati di espandere considerevolmente la capacità edificatoria del Piano Norma 1, con gravi impatti per l’ambiente, la salute e il paesaggio.

“Sindaco e Giunta ora vadano fino in fondo e ritirino la Delibera di agosto con la quale si chiedeva alla regione Veneto l’attivazione dell’Accordo di Programma – incalzano da Opzione Zero – in questo modo si potrebbe sgombrare definitivamente il campo da ombre speculative che non giovano a un sano confronto sulle problematiche della viabilità”.

Proprio su questo punto Opzione Zero fa comunque notare che una spesa di 800.000 euro per una nuova rotonda pensata oltre 10 anni fa andrebbe quanto meno approfondita e discussa con la cittadinanza. La gestione dei flussi di traffico e più in generale della mobilità andrebbe infatti meglio valutata sia a livello di Comune che a livello di area, tenendo in considerazione le nuove opere che nel frattempo sono state realizzate, le mutate condizioni del contesto sociale e economico, la questione del trasporto pubblico e la necessità di dare risposte coraggiose a emergenze sempre più pressanti come quella dello smog. Su questo argomento il comitato rivierasco, che da anni contrasta le grandi opere in Riviera, è pronto a dare il suo contributo, ma nel frattempo continuerà a vigilare sull’evolversi della situazione.

 

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Parte la petizione on-line contro il nuovo centro commerciale a Dolo. Firma, sostieni e diffondi!!!

CLICCA QUI

 

Con delibera n 197 il 23 agosto la Giunta comunale di Dolo guidata dal Sindaco Alberto Polo ha chiesto alla Regione Veneto di attivare un “accordo di programma”; si tratta di una procedura speciale (già usata per Veneto City) finalizzata ad ottenere una variante urbanistica al Piano Regolatore per fare un nuovo centro commerciale a Dolo, a due passi dal Naviglio Brenta.

 

Diciamo NO a questa operazione speculativa perché:

– aumenta il consumo di suolo rispetto alle previsioni attuali

– deturpa il paesaggio della Riviera del Brenta

– provoca aumento di traffico e di smog

– distrugge il grande parco pubblico (13.000mq) oggi esistente

– aumenta il rischio idraulico in una zona già molto critica

– favorisce ancora una volta la grande distribuzione a scapito del piccolo commercio di paese

 

La proposta parte dalla immobiliare Aurora s.r.l. che possiede alcuni terreni a ovest di Dolo proprio in prossimità della Riviera. Oggi su questa area è possibile costruire solo un po’ di villette e ristrutturare un edificio storico a scopi ricettivi; ma visto che “l’affare” è parzialmente fallito a causa della crisi immobiliare, ora i proprietari vogliono edificare un nuovo centro commerciale di 1900mq con un parcheggio di altri 5000mq; in cambio si farebbero carico di un’ampia rotonda tra la SR 11 e via Pasteur che avrebbe dovuto essere costruita da Veneto Strade.

Firma per chiedere al Sindaco e all’amministrazione di Dolo di:

1) ritirare la delibera 197/2017 e rigettare la proposta di accordo di programma della immobiliare Aurora s.r.l., confermando così le destinazioni d’uso previste dal Piano Regolatore Generale;

2) avviare uno studio per l’effettivo recupero a scopo turistico-ricettivo dell’edificio storico degradato;

3) mettere in atto azioni concrete per valorizzare e rendere maggiormente fruibile il Parco pubblico esistente;

4) verificare se serve davvero una nuova rotatoria, prevedendo eventualmente una soluzione di dimensioni più contenute, meno impattante e meno costosa, e chiedendo a Veneto Strade di rispettare gli impegni presi;

5) avviare azioni concrete per sostenere le attività commerciali di prossimità;

FIRMA LA PETIZIONE

(riservata a chi non ha firmato quella cartacea)

 

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Comunicato Stampa Opzione Zero 6 novembre 2017

Morto l’ideatore di Veneto City, ma il progetto è ancora in piedi

 

Endrizzi è stato uno dei fautori della cementificazione in Veneto

Il suo progetto di Veneto City rimane in piedi

I Comuni di Dolo e Pianiga, la Città Metropolitana e la Regione Veneto possono mettere la parola fine a questa mostruosità in ogni momento.

Ora la responsabilità è tutta loro.

 

La notizia della morte di Luigi Endrizzi è giunta fulminea anche agli attivisti di Opzione Zero, uno dei comitati più attivi in questi anni nella lotta contro il progetto Veneto City, di cui Endrizzi era stato l’ideatore e il principale sponsor.

Dal comitato nessun commento sulla vicenda umana di Endrizzi, ma rimane il giudizio pesantemente negativo sul suo operato: “Luigi Endrizzi in questi anni è stato tra i maggiori artefici della rendita immobiliare speculativa nella nostra regione, il polo dell’Ikea a Padova est e il progetto di Veneto City sono i due esempi più eclatanti. Un modello di imprenditoria che ha letteralmente squassato il Veneto consumando enormi quantità di suolo, inondandolo di centri commerciali, capannoni e autostrade. Un modello che non solo ha pesantemente minato la tenuta ambientale del territorio, ma che ha finito anche per distruggere il tessuto sociale ed economico di tante città.  E se questo è potuto succedere lo si deve a figure come quella di Endrizzi, e ai tanti che li hanno assecondati: imprenditori arraffoni, banche senza scrupoli, politici e amministratori locali miopi se non corrotti“.

La morte di Endrizzi non significa comunque automaticamente la fine del progetto Veneto City, sottolinea il comitato. Infatti la variante urbanistica scaturita dall’accordo di programma approvato con Decreto del Presidente Luca Zaia il 31 dicembre 2011 è ancora attiva fino al 2022, ed è prorogabile di altri 10 anni. La Giunta del Veneto, rispondendo interrogazione consiliare suggerita da Opzione Zero al gruppo del Movimento 5 Stelle, ha dichiarato solo pochi mesi fa di essere pronta a prorogare l’accordo. I Comuni di Dolo e Pianiga e la Città Metropolitana non hanno preso alcuna iniziativa contraria e dunque di fatto sembrano tutt’ora confermare il loro interesse per l’operazione. Posizioni che il comitato giudica gravi dal punto di vista politico ed irresponsabili dal punto di vista amministrativo. “Gli Enti pubblici coinvolti nell’affare possono annullare l’accordo di programma in ogni momento – dichiarano da Opzione Zero – perché come abbiamo avuto modo di dimostrare all’Amministrazione comunale di Dolo la società proponente è inadempiente per non aver rispettato in modo esaustivo e nei termini previsti tutta la documentazione relativa ai Piani Urbanistici Attuativi. Inoltre è chiaro che non essendo stata avviata alcuna opera a oltre 5 anni di distanza dall’approvazione dell’accordo di programma, il presupposto della pubblica utilità, della indifferibilità ed urgenza che caratterizza questo genere di procedimenti è di fatto venuto a mancare. Se questi Enti continuano a non esercitare il loro diritto-dovere di far rispettare i termini dell’accordo, allora si assumono la responsabilità di far sopravvivere ad ogni costo questo progetto mostruoso, addirittura oltre la morte del suo ideatore. Per quanto ci riguarda continuiamo a monitorare da vicino l’evolversi della situazione e siamo pronti ad intervenire per bloccare qualsiasi tentativo di colpo di mano”.

 

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