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Gazzettino – Dolo “Giudice di pace Nulla per salvarlo”

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6

nov

2014

DOLO – La sede del Giudice di Pace in piazzetta Storti. Il giudice rimane ancora sei mesi, ma “Difesa civica” chiede più impegno al Comune

DOLO “Difesa civica” attacca il Comune

DOLO – «Dolo sta perdendo centralità da molto tempo. Vengono continuamente persi servizi che le amministrazioni dovrebbero imparare a pagare perché oltre a dare importanza alla loro territorialità fungono da vantaggio per l’indotto dell’economia».

È quanto sottolinea l’associazione “Difesa civica” che evidenzia l’impoverimento del territorio. «L’Inps se ne andrà a fine anno a Mirano e per Dolo sarà un’ulteriore perdita di servizi mentre per il Giudice di Pace, che resta ancora a Dolo sei mesi, non si sta facendo abbastanza per cercare di mantenerlo definitivamente. L’impegno economico che dovrebbe essere sostenuto per salvaguardare un servizio di così grande importanza dovrebbe spingere il comune di Dolo, in qualità di maggior beneficiario, a sostenere costi in misura percentualmente superiore agli altri comuni al fine di garantirne la permanenza perché è evidente che ne deriva anche un vantaggio per tutte quelle attività che vivono di riflesso dalla presenza di queste Amministrazioni».

Nel mirino alcune scelte dell’attuale Amministrazione come evidenzia il portavoce Vincenzo D’Agostino: «Perché non investire sull’Ufficio del Giudice di Pace anziché per il Centro Studi sul Turismo? Non vi è proporzione fra quanto si spende per il primo rispetto al secondo che si avvantaggia anche dell’uso dei locali da dove sono stati trasferiti gli uffici comunali di via Rizzo». Dolo perde servizi ed il ruolo di centro del mandamento della Riviera del Brenta.

Lino Perini
 

DOLO – Riunione della Conferenza dei Capigruppo Consiliari ieri mattina e nel corso della quale è stato approvato all’unanimità l’inserimento, nel prossimo Consiglio Comunale, in programma prevedibilmente il 27 novembre, un ordine del giorno a difesa dell’Ospedale di Dolo.

Il documento riprende l’‘Ordine del Giorno per la salvaguardia delle funzioni ospedaliere ASL 13 Dolo/Miranò che è stato elaborato nei giorni scorsi dalla Conferenza dei Sindaci della Riviera del Brenta. Sottoponendolo ai propri Consigli i primi cittadini rivieraschi si impegneranno, con una ferma dichiarazione di intenti, a chiedere alla regione Veneto una riorganizzazione dell’ASL 13 che sia razionale, coerente e pienamente condivisa dai Comuni della Riviera, tale da non risultare penalizzante per i cittadini del territorio.

Da parte sua il Sindaco di Dolo, Mariamaddalena Gottardo, ha anticipato la propria adesione al “Coordinamento iniziative a tutela dell’Ospedale di Dolo”, comitato recentemente costituitosi in Riviera e aperto alla partecipazione dei Sindaci e di tutte le componenti della società politica e civile locale.

Il Comitato, come noto, sta organizzando una manifestazione pubblica a Dolo nella mattinata di domenica 16 novembre, con un corteo in sfilata dall’ingresso del vecchio ospedale (di fronte al Foro Boario) sino allo Squero Monumentale, al quale hanno già aderito già una quarantina fra associazioni, comitati, sigle sindacali e movimenti politici oltre, ovviamente, i sindaci che rappresentano il territorio rivierasco.

(L.Per.)

 

 

DOLO Anche il Comune di Dolo si schiera per la salvaguardia dell’ospedale dolese e sostiene la manifestazione del 16 novembre in difesa del nosocomio. Ieri mattina infatti la conferenza dei capigruppo di Dolo ha approvato all’unanimità l’inserimento, nel prossimo Consiglio comunale, di un ordine del giorno a difesa dell’ospedale di Dolo. Il testo è stato elaborato dalla Conferenza dei sindaci ed è già stato approvato da alcuni comuni rivieraschi. Il documento impegna i sindaci a chiedere alla Regione una riorganizzazione dell’Asl 13 che sia razionale, coerente e condivisa dai Comuni della Riviera, e che non sia penalizzante per i cittadini. Il sindaco Maddalena Gottardo ha anticipato la propria adesione al “Coordinamento iniziative a tutela dell’Ospedale di Dolo”, comitato recentemente costituitosi in Riviera e aperto alla partecipazione dei sindaci e di associazioni, comitati e gruppi politici. La manifestazione del 16 novembre prevede lo svolgimento di un corteo che si svilupperà dal Foro Boario fino allo Squero cui seguiranno gli interventi dei promotori e dei sindaci.

Giacomo Piran

 

Gazzettino – Mirano “Gumirato affossa la sanita’ “

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3

nov

2014

Affondo del Pd sul direttore dell’Asl

MIRANO – «Gino Gumirato affossa l’Ulss 13». Ormai sul direttore generale dell’azienda sanitaria è fuoco incrociato. Nelle ultime settimane hanno polemizzato sia il comitato Salvioli che alcuni consiglieri regionali di centrodestra e centrosinistra, ed ora un pesante attacco arriva dal circolo Pd di Mirano.

Il Pd critica la prevista riorganizzazione dell’Ulss 13, con la suddivisione tra polo medico a Dolo e chirurgico a Mirano. Chirurgia Generale, Ortopedia e Urologia potrebbero passare da Dolo a Mirano, percorso inverso per Neurologia ed Oncologia. Gumirato ha sempre spiegato che la direzione dell’Ulss 13 metterà semplicemente in atto le indicazioni fornite dalla giunta Zaia, ma il segretario del Pd Fabio Lamon alza la voce: «Le due specializzazioni non possono essere divise se si vuole avere un servizio capace di garantire le funzioni essenziali di emergenze e urgenza». La lente d’ingrandimento è puntata sul futuro della Cardiochirurgia, che a Mirano dal 1. gennaio si trasformerà in Chirurgia vascolare: «In questo territorio gli interventi sono mediamente 800 l’anno. Mestre può prendersene in carico 600, i restanti 200 toccherebbero a Mirano. Ulss 13 e Ulss 12 devono collaborare, ma il direttore non sta lavorando per questa collaborazione».

Pronta replica di Gumirato: «Sono solo speculazioni politiche in vista delle prossime elezioni regionali. Lavoriamo in sintonia con la Regione: da nessuna parte è possibile permettersi una Cardiochirurgia con un bacino di utenza sotto il milione di abitanti – afferma -. Puntiamo ad una rete di assistenza più grande, al cosiddetto “Polo del cuore del Veneziano” e i cittadini non saranno affatto penalizzati. La collaborazione con l’Ulss 12 di Mestre? La convenzione è rispettata».

Gabriele Pipia

 

ALLAGAMENTI – Progetto bloccato dalla Salvaguardia

Incontro del comitato “Brenta sicuro” con i primi cittadini di Campagna Lupia e Campolongo.

«Bisogna potenziarla»

CAMPAGNA LUPIA – Summit tra il comitato “Brenta Sicuro” di Campolongo Maggiore con i sindaci di Campagna Lupia Fabio Livieri e di Campolongo Maggiore Alessandro Campalto, assieme al vicepresidente del Consorzio di bonifica “Acque risorgive” Andrea Frasson, nonché con vari rappresentanti di Legambiente e numerosi cittadini. Un incontro, sabato all’interno dei locali dell’idrovora di Lova, sulla tanto discussa realizzazione dell’opera idraulica: un progetto da 3,5 milioni di euro già appaltati dal Consorzio che la Commissione di salvaguardia di Venezia ha bloccato all’ultimo momento.

Il piano era già stato discusso con esito positivo in commissione regionale e in assemblea con i sindaci interessati di Fiesso d’Artico, Dolo, Mira, Campagna Lupia, Camponogara e Campolongo Maggiore. Si tratta di un intervento di potenziamento dell’idrovora di Lova già esistente, che da 12 metri cubi d’acqua al secondo dovrebbe arrivare ad espellerne 14,5 tramite la realizzazione di una nuova botte a sifone che passa sotto la Romea e il Taglio Novissimo, per poi scaricare l’acqua in un canale lagunare.

I primi cittadini di Campagna Lupia e Campolongo Maggiore hanno espresso la loro aperta contrarietà al blocco del potenziamento dell’idrovora, visti gli allagamenti causati dalla difficoltà di espellere in laguna l’acqua dal territorio. Il vicepresidente del Consorzio ha sottolineato che tale opera non andrebbe ad aumentare la quantità di acqua sversata nella laguna, bensì la stessa quantità d’acqua in minor tempo, operazione che eviterebbe le inondazioni causate dalle ormai frequenti “bombe d’acqua”. Il Comitato Brenta Sicuro seguirà le amministrazioni in ogni sede, affiancandole nella battaglia per avere in tempi rapidi la soluzione del problema.

V.Com.

 

Nuova Venezia – Comuni e comitati per l’ospedale

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2

nov

2014

Tutto pronto per la manifestazione che si svolgerà a Dolo a difesa dei reparti

DOLO – Una manifestazione per chiedere la sospensione dell’atto aziendale dell’Asl 13, in attuazione delle schede sanitarie regionali, e per sollecitare l’avvio degli interventi previsti per l’ospedale di Dolo e la sua catalogazione come ospedale di rete assieme a Mirano. L’iniziativa, promossa dal Comitato Bruno Marcato, si svolgerà il 16 novembre a Dolo. Alla manifestazione hanno aderito sindaci, associazioni, comitati e gruppi politici rivieraschi.

In questi giorni molti Consigli comunali della Riviera hanno approvato un ordine del giorno che ricalca le richieste dei promotori della manifestazione.

Il programma prevede il ritrovo verso le 10 nel Foro Boario, davanti alla vecchia entrata dell’ospedale, da cui partirà un corteo che giungerà fino allo Squero dove si terranno alcuni interventi.

Ieri mattina, per concordare le modalità della manifestazione, si è svolto un incontro tra i rappresentanti del Comitato Marcato e il sindaco di Dolo, Maddalena Gottardo.

Sulla manifestazione arriva la precisazione di Giovanni Fattoretto, segretario di circoscrizione della Lega Nord Riviera del Brenta. «Il sindaco di Campolongo, recentemente favorevole alla Romea Commerciale», esordisce, «ha chiesto nella Conferenza dei Sindaci di partecipare alla manifestazione a tutela dell’ospedale di Dolo. È bene chiarire che la Lega Nord non andrà mai a braccetto né con chi vuole la Romea Commerciale né con chi pretende di mettere in mano ai manifestanti un simbolo politico per tutelare il diritto alla salute che appartenenza politica non ha». Fattoretto parla poi del problema di Cardiologia di Mirano. «Ho notato un’alzata di scudi ai vari livelli, una difesa che francamente non ho constatato per altri reparti dell’ospedale di Dolo già trasferiti o in via di trasferimento proprio a Mirano».

Va notato però che a livello regionale la Lega Nord è in giunta.

Giacomo Piran

 

Gazzettino – Dolo. Giudice di pace. Caos per il rinvio.

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1

nov

2014

DOLO – Bloccato il passaggio a Venezia: disagi in vista delle prossime udienze

Giudice di pace, ora è caos

La Camera degli Avvocati insorge: «Vicenda paradossale»

«Una vera e propria beffa nei confronti di avvocati, pubbliche amministrazioni e cittadini».
Non usa mezzi termini il presidente della Camera degli Avvocati della Riviera del Brenta, Michele Zatta, nel commentare il comunicato del Ministero della Giustizia che «determina il mantenimento dell’attuale assetto territoriale e gestionale degli uffici dei Giudici di Pace».
Compreso quello di Dolo, quindi. Un decreto raccolto dalla segreteria della Camera degli Avvocati rivierasca, che si è subito prodigata per mettere al corrente della questione quante più persone possibili: gli avvocati del territorio, il primo cittadino di Dolo, Mariamaddalena Gottardo e gli altri sindaci della Riviera del Brenta. «Una vicenda paradossale e un’incertezza continua – aggiunge Zatta. Il Ministero della Giustizia non ha neppure fissato i tempi della proroga». Dal primo novembre l’ufficio del Giudice di Pace di Dolo avrebbe dovuto trasferirsi in Riva de Biasio a Venezia. In vista di tale trasferimento i funzionari dolesi avevano già impacchettato tutta la documentazione. Ora tutto è stato frettolosamente rimesso dentro gli armadi. Fino a quando durerà questa eterna vicenda dai toni Kafkiani? Nessuno per il momento sa dare una risposta. «In vista delle prossime udienze in calendario nel mese di novembre a Venezia, tutti i decreti di citazione e di comparizione già inviati ad avvocati, imputati e testi sono da considerare carta straccia. Un grande ed inutile dispendio di energia fisiche ed economiche», aggiunge il presidente degli avvocati, Michele Zatta.
Molto infastiditi dalla nuova situazione anche i titolari degli studi di avvocatura del territorio. «È una situazione paradossale che avrebbe potuto essere evitata se gli amministratori pubblici locali e le varie associazioni del territorio non si fossero dimostrate palesemente deboli a riguardo del problema», commenta l’avvocato Stefano Marrone di Dolo.

Vittorino Compagno

 

«Mi fa piacere che l’apertura dell’ufficio venga prorogata di sei mesi – ha commentato il sindaco Gottardo – Ho sempre sostenuto l’opportunità di tenere in essere l’ufficio anche se a costo di pagare le spese di luce e riscaldamento che restano a carico del comune che cede gratuitamente anche l’utilizzo della sede. Evidentemente sono stati trovati i soldi per pagare il personale. Chiaro che per un po’ qualche piccolo problemino ci sarà. L’archivio carteceo è rimasto a Dolo ma le pratiche relative alle udienze fissate nei prossimi mesi erano state trasferite a Venezia. Ora dovranno essere restituite. Se fosse stato deciso per tempo tutta questa situazione si poteva evitare».

(l.per.)

 

DOLO – L’ufficio del Giudice di pace rimane, per ora, a Dolo. Il colpo di scena è arrivato con l’emissione di una nota da parte del Gabinetto del Ministro della Giustizia che, dopo la spiegazione degli atti riguardanti il progetto di riforma della geografia giudiziaria, citava che: «È pendente in Parlamento la procedura di conversione del decreto legge sulla giustizia civile. Tale nuova situazione, ancora in via di completamento sul piano del procedimento legislativo, nelle more, determina il mantenimento dell’attuale assetto territoriale e gestionale degli uffici del Giudice di pace». Queste frasi hanno attirato l’attenzione del sindaco di Dolo, Maddalena Gottardo, che ha chiesto lumi al Ministero sull’interpretazione del testo. Nel frattempo anche la Camera degli Avvocati di Riviera e Miranese, che da anni si batte per mantenere gli uffici giudiziari a Dolo, ha interpellato la Corte d’Appello e il Tribunale di Venezia ricevendo la conferma che, per ora, il trasferimento del Giudice di pace di Dolo è congelato. Spiega il presidente, l’avvocato Michele Zatta: «Apprendiamo con piacere che l’ufficio del Giudice di Pace al momento rimarrà aperto e operativo. La circolare del Ministero, di non semplice interpretazione, lascia ancora la possibilità all’ufficio di essere operativo, non si sa bene per quanto. Si auspica che questo possa essere un nuovo stimolo per riflettere sull’importanza della giustizia di territorialità e sul fatto che chiuderli rappresenterebbe un grosso errore».

Giacomo Piran

 

Campagna Lupia. Il paziente fu operato alla colecisti nel 1999 all’ospedale di Dolo

«Io, vittima di malasanità». Ora chiede i danni tramite il Tribunale del malato

CAMPAGNA LUPIA – Va a operarsi alla colecisti nel 1999 e si dimenticano la garza operatoria nell’intestino. La ritrovano quindici anni dopo. Questa l’incredibile vicenda capitata a R.L., 47 anni, magazziniere di Campagna Lupia, che si è rivolto al Tribunale del malato per il risarcimento dei danni. «Nel 1999 sono andato a farmi operare all’ospedale di Dolo per una colecisti. In quell’occasione mi operò l’équipe formata da tre medici. Prima intervennero in laparoscopia, poi invece con un intervento chirurgico tradizionale», racconta l’uomo, «tutto sembrava andato per il meglio, ma dopo l’intervento continuai ad accusare dolori all’addome». Nel 2012 le fitte divennero insistenti e R.L. fu costretto a un altro ricovero all’ospedale di Dolo. «In quell’occasione», prosegue il magazziniere, «mi venne asportata l’appendicite che era infiammata, ma nessuno si accorse che avevo una garza ancora nella pancia». La situazione è precipitata lo scorso 17 ottobre, quando il magazziniere, dopo aver accusato per giorni dolori addominali scambiati dal medico di famiglia per un’influenza intestinale, si è presentato al pronto soccorso di Dolo. L’ecografia alla parte alta dell’addome ha permesso di capire che c’era un corpo estraneo nell’intestino. «Per rimuovere la garza infetta», continua l’uomo, «mi ha operato uno dei medici che già era intervenuto nel 1999. Forse avrebbe dovuto astenersi dal farlo». L’uomo chiederà il risarcimento per quanto successo: «È un caso di malasanità eclatante che poteva portarmi alla morte, se sono ancora qua è un miracolo». Prende posizione anche la presidente del Tribunale del malato di Dolo, Sandra Boscolo, a cui si è rivolto il magazziniere. «Il materiale estraneo ritenuto nell’intestino può determinare esiti clinici che variano da casi asintomatici a casi con gravi complicanze. Si stima un tasso di mortalità tra l’11 e il 35%. Vi sono linee guida e raccomandazioni proprio per scongiurare quanto accaduto», spiega Boscolo, «il Tribunale per i diritti del malato ha prontamente attivato il canale di tutela legale per la richiesta risarcitoria del danno patito. Ci chiediamo se il costo dell’intervento di rimozione della garza, che grava sulla pubblica amministrazione, non costituisca in questo caso uno spreco o quantomeno un costo improprio».

Alessandro Abbadir

 

L’INTERVENTO

Il responsabile dell’Azienda del Miranese ha strumentalizzato i dati Agenas anticipando la chiusura di Cardiochirur- gia, quando nelle schede ospedaliere non c’è traccia
La riforma della governance delle aziende Ulss dovrà essere una delle proposte qualificanti del progetto di governo del Pd e del centrosinistra per le elezioni regionali del 2015, a partire dai meccanismi di nomina dei direttori generali, per renderli indipendenti dalla politica e accreditati con il territorio. Caso eclatante in tal senso è quello dell’Ulss 13, delle scelte organizzative delle ultime settimane e delle prese di posizione dei giorni passati, a partire dall’atteggiamento che la direzione generale ha tenuto in occasione della pubblicazione dei dati Agenas sull’attività cardiologica a Mirano. L’Ulss 13 infatti è l’azienda più sottofinanziata dalla Regione Veneto in termini di trasferimento del fondo sanitario regionale (1.500 euro contro una media di 1.620), insieme all’Ulss 10 del Veneto Orientale. Nonostante la Legge finanziaria regionale del 2010 le assegnasse 22,5 milioni di euro per l’ammodernamento dei poli ospedalierieri di Dolo e Mirano, non solo tale finanziamento non è stato erogato se non in percentuale risibile, ma nelle schede ospdaliere approvate dalla Regione nell’estate 2013 si prevede di porre fine all’integrazione tra Dolo e Mirano, specializzando il primo in polo medico, il secondo in chirurgico (modello bocciato dall’intera comunità medica come pure dalla conferenza dei sindaci). Nonostante tali criticità, e grazie alla professionalità del personale medico, infermieristico, amministrativo, l’Ulss 13 ha saputo garantire i livelli essenziali di assistenza alla propria popolazione, consolidando anche alcune eccellenze, come l’attività di cardiochirurgia a Mirano. Il paradosso di tale vicenda è che il direttore generale, anziché intervenire accanto alla conferenza dei sindaci per correggere le storture e le iniquità che questa Ulss subisce, preferisce alimentare la strumentalzzazione dei dati Agenas ed essere più realista del re, introducendo nell’atto aziendale alcune tempistiche (come la chiusura di Cardiochirurgia il 31 dicembre 2014) di cui non c’è traccia nelle schede ospedaliere. Ricorda, questo atteggiamento, quello dei generali del regio esercito durante la fase più cruenta e sfavorevole del primo conflitto mondiale, quando si preferiva sparare sulle proprie truppe per “dare l’esempio”. Nessuno mette in discussione il polo del cuore integrato tra Mestre e Mirano, solo che esso deve essere davvero concreto e non servire per mascherare il progressivo smantellamento dell’Ulss 13. Se davvero il direttore generale vuole essere coerente con quanto dichiarato faccia l’unico vero atto serio e utile: blocchi l’atto aziendale, e allinei le sue richieste a quelle che hanno fatto i sindaci, espressione reale e democratica delle volontà popolari. Quanto alla storia poi, le sorti del conflitto cambiarono anche quando si decise che, piuttosto che sparare alle proprie truppe, era meglio cambiare i generali!

Gabriele Scaramuzza – Responsabile sanità e welfare Pd metropolitano di Venezia

 

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