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DOLO – Non saranno sospesi i lavori iniziati l’8 ottobre per la realizzazione di un bacino di invaso lungo il canale Tergolino, nonostante siano stati trovati reperti archeologici. Lo assicura la presidente della Provincia Francesca Zaccariotto: «I lavori andranno avanti ma con l’assistenza della Soprintendenza». Nell’area destinata al bacino di laminazione sono state rilevate alcune evidenze di età romana e riferibili a un passaggio agrario. L’opera in corso ha lo scopo di ridurre i rischi idraulici della frazione di Arino, soggetta a periodici allagamenti; è finanziata da Provincia e Comune di Dolo con 190 mila euro.

(l.per.)

 

Gazzettino – Dolo. Non chiude l’ufficio del Giudice di Pace

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

31

ott

2014

DOLO – «La Camera Avvocati di Dolo apprende con piacere che l’Ufficio del Giudice di Pace al momento rimarrà aperto ed operativo». Ad annunciarlo è il presidente della Camera degli Avvocati della Riviera del Brenta, Michele Zatta. «La circolare del Ministero di Giustizia- prosegue- di non semplice interpretazione, lascia ancora la possibilità all’Ufficio del Giudice di Pace di essere operativo. Anche se non si sa bene per quanto tempo». Esprimendo un auspicio: «Ci si augura che questo possa essere un nuovo stimolo per riflettere sull’importanza della Giustizia di territorialità, sulla permanenza di detti Uffici Giudiziari e sul fatto che chiuderli rappresenterebbe un grosso errore. Si confida tuttavia che venga anche data la possibilità in questo periodo a detti Uffici di lavorare a pieno organico e che venga quindi ripristinato il personale necessario per consentire il regolare funzionamento degli stessi».

(g.d.c.)

 

DOLO – Crescono le adesioni alla manifestazione del 16 novembre, unica esclusa la Lega

Crescono le adesioni e si preannuncia imponente la manifestazione, in programma il 16 novembre, organizzata dal “Coordinamento per iniziative a tutela dell’Ospedale di Dolo” che si è costituita con il contributo del Comitato Bruno Marcato e i Comuni di Campolongo Maggiore, Camponogara, Fossò, Stra e Mira. Alla manifestazione a difesa del nosocomio rivierasco, che fa seguito a quella del 5 ottobre 2013, hanno dato già l’adesione i sindaci dei comuni che fanno parte del coordinamento, fra questi non compare però quello di Dolo direttamente interessato, movimenti politici come Pd, Sel, Rifondazione, Ponte di Dolo, Lista Civica Insieme Stra, ai quali si è aggiunto anche il Movimento 5Stelle, le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil, una quarantina fra associazioni, comitati ( Mira 2030, Mira Fuori del Comune, Opzione Zero) associazioni di categoria, mondo economico, sindacati dei medici.

Insieme chiedono che venga bloccato l’atto aziendale approvato dal direttore generale Gumirato in attuazione delle schede ospedaliere e di confermare il presidio dolese, come quello di Mirano, ospedali di rete su due poli, di assicurare in Riviera posti letto per l’ospedale di comunità, di garantire lo stanziamento di 1.500.000 euro per la realizzazione del Distretto sanitario di Mira, di dare avvio ai lavori previsti per l’adeguamento del Pronto soccorso e di trasferire gli uffici tecnici, amministrativi, la Direzione generale ed il Servizio veterinario negli spazi vuoti dell’ospedale di Dolo risparmiando 650.00 euro annui di affitto. La manifestazione del 16 novembre partirà alle 10 davanti alla vecchia entrata dell’ospedale e si snoderà sino allo Squero. Non aderirà la Lega Nord: «In questo periodo pre-elettorale – dice il segretario Giovanni fattoretto – La Lega Nord non andrà mai a braccetto con chi pretende di mettere in mano ai manifestanti un simbolo politico per tutelare il diritto alla salute».

Lino Perini

 

CAMPAGNA LUPIA – Il sindaco accusa la Commissione di salvaguardia per il progetto di Lova

CAMPAGNA LUPIA – «Siamo tornati indietro di secoli, al tempo dei Dogi, che per salvaguardare gli interessi di Venezia avevano fatto costruire le “intestadure”, alti argini per impedire che le acque della terraferma si riversassero in laguna». Il sindaco di Campagna Lupia, Fabio Livieri, ritorna sulla questione dell’idrovora di Lova, un’opera ritenuta necessaria per mettere in sicurezza idraulica un vasto territorio della Riviera del Brenta, ma sul cui progetto la Commissione di Salvaguardia di Venezia ha chiesto ulteriori approfondimenti.

I lavori del progetto da 3,5 milioni di euro sono già stati appaltati dal Consorzio di Bonifica “Acque Risorgive”. All’ultimo momento la Commissione ha bloccato i lavori. Il piano era già stato discusso in Commissione regionale e in assemblea con i sindaci di Fiesso d’Artico, Dolo, Mira, Campagna Lupia, Camponogara e Campolongo Maggiore. Non erano emersi problemi di alcun genere. Si tratta di un intervento di potenziamento dell’idrovora di Lova esistente, che da 12 metri cubi d’acqua al secondo dovrebbe essere incrementata per riuscire ad espellerne 14,5 tramite la realizzazione di una nuova botte a sifone che passa sotto la Romea e il Taglio Novissimo, per poi scaricare l’acqua in un canale lagunare.

«Se per scaricare in laguna 2,5 metri cubi d’acqua al secondo sorgono così tanti problemi – dice Livieri – quando mai si riuscirà a definire e ultimare l’idrovia Padova-Venezia come canale scolmatore?»

Vittorino Compagno

 

 

ARINO «Al di sotto del deposito agrario moderno, vi sono evidenze stratigrafiche strutturali attribuibili ad età romana e riferibili ad un paesaggio agrario caratterizzato dall’aspetto centuriato». A dirlo è la Soprintendenza ai Beni Archeologici che ha svolto dei sondaggi preventivi nell’area interessata dalla costruzione di un fossato e di una vasca di lagunaggio in via Parolini ad Arino di Dolo. La Provincia di Venezia, che cura la realizzazione dell’opera, come avviene di solito aveva consegnato il progetto alla Soprintendenza che a sua volta aveva richiesto di procedere con una stratigrafia prima degli scavi. I sondaggi hanno evidenziato, come riporta una nota della Soprintendenza consegna ieri alla Provincia di Venezia, la presenza di reperti archeologici di epoca romana. Nei giorni scorsi i lavori erano stati sospesi dopo la scoperta che nell’area erano presenti reperti storici. La Soprintendenza ha specificato che, per il prosieguo dei lavori, l’azienda realizzatrice dell’opera dove avere l’assistenza costante e continuativa di un archeologo. Solo dopo gli scavi si riuscirà a capire quali reperti storici sono effettivamente presenti.

(g.pir.)

 

Ok unanime al documento

FOSSÒ – Il consiglio comunale di Fossò ha approvato all’unanimità un ordine del giorno per la salvaguardia delle strutture e dei servizi dell’ospedale di Dolo.

Il documento, che era stato discusso nella conferenza dei sindaci, chiede “la temporanea sospensione dei provvedimenti relativi all’atto aziendale già predisposto dal direttore generale in attesa degli indirizzi relativi alle schede territoriali e alle nuove Asl, oltre a non definire con scelte irreversibili anche la collocazione delle strutture intermedie direttamente funzionali ai nuovi riassetti territori delle Asl”.

Inoltre si domanda che la conferenza dei sindaci richieda un’audizione alla quinta commissione consiliare della Regione per discutere sul tema anche in previsione delle future schede territoriali e delle nuove Asl.

Infine il documento chiede “di prevedere, come in tutte le altre Asl del Veneto, una gestione di ospedale di rete in due sedi, ossia Mirano e Dolo, senza trasferimenti di reparti da un presidio all’altro”. Il documento è stato discusso anche nei consigli comunali di Strà e Campolongo.

(g.pir.)

 

ARINO – Trovano dei reperti nel cantiere, lavori sospesi. È successo in via Parolini ad Arino, nel cantiere per la realizzazione di un fossato che deve collegarsi a un bacino di lagunaggio previsto nella nuova zona residenziale che dovrà sorgere. Lo scolo servirà per far defluire l’acqua nel caso in cui i canali Pionca e Tergolino non riescano da soli nel deflusso. Il progetto redatto dalla Provincia fa parte delle opere complementari alla pista ciclabile di via Cazzaghetto. La segnalazione del ritrovamento di reperti è giunta da alcuni residenti che dopo l’inizio dei cantieri hanno notato la sospensione dei lavori. La voce della scoperta dei reperti ha fatto subito il giro del paese, attirando la curiosità di molti cittadini che hanno iniziato a fare varie supposizioni. Ieri pomeriggio nella zona erano presenti dei picchetti a segnalare il percorso del canale di scolo e nell’area più vicina a via dell’Artigianato era ben visibile l’inizio degli scavi del fossato che ora sono stati circondati con del nastro bianco-rosso. Pare siano emersi dei reperti ma non è ancora chiaro di cosa si tratti. L’unica cosa sicura è che sono stati sospesi i cantieri e che anche l’assessorato ai lavori pubblici del Comune di Dolo è venuto a conoscenza del provvedimento di sospensione. Nei prossimi giorni potrebbero svolgersi controlli e carotaggi da parte della Soprintendenza ai Beni archeologici che potrebbero chiarire la situazione.

Giacomo Piran

 

DOLO «Povera sindaco! Ora tenta di scaricare sull’opposizione la responsabilità della mancata approvazione del Pati continuando a sperare che l’arrivo del commissario le tolga le castagne dal fuoco».

A dirlo è Giorgio Gei, capogruppo de “Il Ponte del Dolo”, dopo il Consiglio comunale nel quale è stata rinviata per la quarta volta l’approvazione del Piano assetto territoriale intercomunale (Pati) Dolo -Fiesso.

«Come opposizione non vogliamo questo Pati», dice Gei, «perché dovremmo fornire alla maggioranza i numeri per permetterne l’approvazione? In questi mesi c’è stata forse un’apertura di dialogo da parte della maggioranza?».

Gei critica l’atteggiamento di sindaco, giunta e maggioranza. «Si poteva pensare», conclude, «che dopo il fallimento del muro contro muro dei mesi scorsi e la palese impossibilità della maggioranza di approvare il Pati contando solo sui propri voti potesse prevalere il buon senso. Di fronte agli emendamenti e alle osservazioni da noi presentati si poteva aprire un tavolo di discussione che avrebbe forse permesso di trovare una dignitosa via di uscita per tutti, specie per Dolo».

(g.pir.)

 

Nuovo servizio per i ricoverati a Dolo e Mirano

Collegamento ad internet free negli ospedali di Dolo e Mirano. Un comfort da albergo quello attivato da ieri nei presidi Ospedalieri dell’Asl 13 con il wi fi libero. Non solo nelle sale d’attesa del Pronto Soccorso ma anche dei reparti pazienti e familiari potranno collegarsi attraverso il collegamento internet gratuito e libero con i proprio tablet, smartphone o pc diretta mente dalla stanza nella quale è ricoverato. Un servizio in più che se da un lato non incide nell’aspettativa di salute dei pazienti dall’altro rende più confortevole la permanenza in ospedale come conferma la stessa direzione dell’azienda sanitaria di Dolo e Mirano. «La possibilità di fruire del wi fi libero e gratuito nei plessi ospedalieri di Dolo e Mira – ha spiegato la direzione – è una scelta che va nella direzione dell’accoglienza e, quindi, nel far sentire il malato il più possibile a suo agio come se fosse a casa propria».

 

«Siamo tornati indietro di secoli, al tempo dei Dogi e del Consiglio dei Savi, che salvaguardare gli interessi di Venezia avevano fatto costruire le “intestadure”, ossia alti argini per impedire che le acque della terraferma si riversassero in laguna».

Il sindaco di Campagna Lupia, Fabio Livieri, ritorna sulla questione dell’idrovora di Lova, un’opera ritenuta necessaria per mettere in sicurezza idraulica un vasto territorio della Riviera del Brenta, ma sul cui progetto la Commissione di Salvaguardia di Venezia ha chiesto ulteriori approfondimenti. I lavori del nuovo progetto da 3,5 milioni di euro sono già stati appaltati dal Consorzio di Bonifica «Acque Risorgive» del presidente Ernestino Prevedello. All’ultimo momento la Commissione ha bloccato i lavori. Il piano era già stato discusso in Commissione regionale e in assemblea con i sindaci interessati di Fiesso d’Artico, Dolo, Mira, Campagna Lupia, Camponogara e Campolongo Maggiore. Non erano emersi problemi di alcun genere. Si tratta di un intervento di potenziamento dell’idrovora di Lova già esistente, che da 12 metri cubi d’acqua al secondo dovrebbe essere incrementata per riuscire ad espellerne 14,5 tramite la realizzazione di una nuova botte a sifone che passa sotto la Romea e il Taglio Novissimo, per poi scaricare l’acqua in un canale lagunare.

Livieri conclude: «Se per scaricare in laguna 2,5 metri cubi d’acqua al secondo sorgono così tanti problemi, quando mai si riuscirà a definire e ultimare l’idrovia Padova-Venezia come canale scolmatore di grado di scaricare nella laguna veneta dai 350 ai 400 metri cubi al secondo?»

(v.com.)

 

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