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DOLO – Ritirare il progetto preliminare della Romea Commerciale, e attivarsi subito per la messa in sicurezza dell’attuale strada statale Romea.

Questo è il fulcro dell’ordine del giorno presentato dai consiglieri Alberto Polo (Dolo Cuore della Riviera) e Giorgio Gei (Il Ponte del Dolo) per il prossimo consiglio comunale di Dolo.

Il documento, che parte dalla posizione contraria espressa dalla Conferenza dei sindaci della Riviera, chiede anche riunioni tra Comuni, associazioni di categoria, sindacati e comitati ambientalisti per individuare alternative più sostenibili, economiche e efficaci alla nuova autostrada.

Tra le alternative viene chiesto di prendere in considerazione la deviazione del traffico pesante dall’attuale Romea verso l’autostrada A13 con eventuale potenziamento della stessa, e l’implementazione di progetti per il trasporto marittimo e ferroviario.

«Siamo certi di raccogliere anche l’adesione della maggioranza e di questo discuteremo nella conferenza capigruppo di oggi», spiegano, «speriamo possano seguire le approvazioni anche degli altri consigli comunali».

Giacomo Piran

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Nuova Venezia – Cav: il traffico cala, solo 1650 abbonati.

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13

mar

2014

NONOSTANTE GLI SCONTI AI PENDOLARI

VENEZIA – Ad oggi sono 1650 i pendolari dell’autostrada che hanno sottoscritto via telepass l’abbonamento scontato sul tratto Padova est-Mestre, introdotto dalla concessionaria Cav il 25 febbraio (con effetto retroattivo dal primo del mese) dopo il rincaro delle tariffe e le polemiche conseguenti.

La riduzione del pedaggio fino al 20% (riservato a chi percorra lo stesso tragitto da venti a quaranta volte al mese, con gli sconti proporzionali alle distanze) rivela un appeal modesto a fronte dei grandi numeri in ballo: 100 mila passaggi medi giornalieri sul segmento Padova est-Dolo, 40 mila per Dolo- Mestre e 60 mila sul Passante.

Né l’adesione lievita tra i residenti dei cinque Comuni toccati da Cav (Dolo, Pianiga, Mira, Mirano e Spinea): pur godendo di agevolazioni del 40%, l’entità degli abbonamenti galleggia intorno alle duecento unità.

Sul fronte del traffico, da gennaio ad oggi, Cav segnala una tendenza contrastante: -2,5% nei flussi autostradali a pagamento, +6% sul Passante a circolazione libera.

A ciò si abbina l’impennata di presenze nel trasporto ferroviario, così da giustificare una chiave di lettura che individua nella recessione perdurante e nel calo del reddito – scanditi da licenziamenti, crisi aziendali e fallimenti, soprattutto nelle microimprese – le cause della flessione dei viaggi pendolari su mezzo privato (a esclusivo vantaggio del trasporto su rotaia, pur bersaglio di pesanti critiche), accreditando invece al lusinghiero andamento dell’export veneto la ripresa del traffico commerciale.

La partita autostradale, però, si gioca su più tavoli. Le cinque concessionarie regionali (Cav, A4 Brescia-Padova, Autovie venete, Autobrennero, Autostrade per l’Italia) aderiscono ad Aiscat e la potente associazione – presieduta da Fabrizio Palenzona – ha accolto l’invito del ministro dei Trasporti Maurizio Lupi ad introdurre facilitazioni tariffarie per i viaggiatori pendolari, condizionando però l’assenso – che ha sensibile un costo finanziario – a precise condizioni.

Anzitutto, un’omogeneità di trattamento sull’intera rete nazionale che eviti “scorciatoie” sleali da un casello all’altro. Quindi, il prolungamento della durata delle concessioni, così da “spalmare” nel tempo i minori introiti derivanti dagli sconti e far fronte agli oneri finanziari e agli investimenti: un obiettivo, questo, che sta particolarmente a cuore a Tiziano Bembo, presidente della Cav, società pubblica oggettivamente penalizzata dai tempi ridotti concessi dallo Stato (22 anni appena a fronte di una media italiana di 30), chiamata a rimborsare l’Anas il miliardo ricevuto per realizzare il Passante e gravata dai costi di manutenzione di due percorsi (Raccordo del Marco Polo e Tangenziale ovest di Mestre) che non garantiscono alcuna entrata. Lupi ha preso atto delle richieste, promettendo risposte concrete. I tavoli ministeriali sono al lavoro ma, al momento, non si segnalano passi avanti.

Filippo Tosatto

 

«Se non si trova una posizione comune sulla Romea Commerciale, l’opera ci verrà calata dall’alto in Riviera, e la colpa sarà anche di chi, come la Lega Nord, si fa promotrice di innesti che penalizzano un territorio al posto di un altro».

Dopo il voto in Provincia – il consiglio ha bocciato (22 voti contro 5) l’idea della Lega Nord di portare l’innesto a Crea di Spinea – parla il presidente della Conferenza dei sindaci del comprensorio Giampietro Menin. Con Menin si sono schierati anche i sindaci di Dolo, Campagna Lupia, Pianiga e Campolongo.

Resta invece strenuo sostenitore dell’innesto verso Mestre il sindaco leghista di Vigonovo Damiano Zecchinato. Dopo il voto in consiglio provinciale l’ipotesi di un aggancio della Romea a Roncoduro è più vicino. Un tracciato quest’ultimo che penalizzerà fortemente il territorio di Dolo.

Il sindaco Maddalena Gottardo, eletto con il Carroccio, è furiosa con il suo partito. «Il voto espresso in provincia dalla Lega Nord è unavera e propria buffonata» attacca «Non è in questo modo che si difende il territorio. La Lega voleva contarsi? Bene, sappiamo che in consiglio provinciale sono rimasti in cinque. Ma quale strategia politica hanno perseguito? Invece di unire un territorio lo hanno lacerato». Gottardo ora è favorevole alla derubricazione della Romea.

«Quest’opera è stata pensata venti anni fa» dice «non ha più senso alla luce di flussi di traffico calati enormemente con la crisi, di infrastrutture come quelle del Passante costantemente in perdita».

Sulla stessa linea il sindaco di Pianiga Massimo Calzavara. «La soluzione migliore» dice «è quella che punta ad una derubricazione dell’opera, la peggiore è l’innesto a Roncoduro».

Si era espresso in consiglio provinciale in maniera fortemente contraria all’innesto a Spinea il candidato sindaco e assessore provinciale Claudio Tessari.

Non la pensa così il sindaco di Vigonovo. «La soluzione della Lega» dice Damiano Zecchinato «è quella che punta al minor impatto ambientale. Era una posizione sulla quale erano d’accordo i colleghi sindaci del mio partito, che ora invece hanno sposato le posizioni estremiste grilline di Mira e dei comitati. Comunque quest’opera si farà perché già approvata dal Cipe ».

Alessandro Abbadir

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DOPO ANNI DI ATTESE

Metropolitana da settembre

Dieci treni Sfmr da Mestre a Padova. Orario già pronto

Prima linea Sfmr in partenza dall’8 settembre. La cosiddetta metropolitana di superficie, con dieci anni di ritardo, muove i primi passi. Il percorso è quello di Mestre-Padova e la segnaletica è già esposta nelle due stazioni interessate. Saranno dieci convogli andata/ritorno che si aggiungeranno agli altri treni regionali in servizio.

 

i nuovi trasporti » in veneto

La metropolitana partirà l’8 settembre tra Padova e Mestre

Dieci treni al giorno in andata e ritorno, c’è già l’orario

Il sindacato resta critico: «Costi altissimi e opere da finire»

PADOVA – Con (minimo) dieci anni di ritardo, finalmente, è stata fissata la data definitiva della partenza della Metropolitana di Superficie del Veneto. Come si può già leggere sull’orario delle Ferrovie dello Stato, esposto all’interno della stazione di Padova ed in quella di Venezia/ Mestre, la prima linea della Sfmr (Sistema ferroviario metropolitano regionale) partirà il prossimo 8 settembre sul percorso Padova-Mestre. D’altronde a Padova Centrale è stata già installata la segnaletica interna alla stazione, che indica che il primo metrò sulla tratta per Mestre partirà dai binari 2 e 3 Mtr (metropolitana) e sono stati già sistemati i cartelli generali, che guidano i viaggiatori ad effettuare il percorso pedonale più breve sino alla stazione Giardino, da dove partiranno i nuovi treni metropolitani. Si tratta di dieci convogli all’andata ed altrettanti al ritorno, che andranno ad aggiungersi a tutti gli altri treni regionali attualmente in servizio in tutta la regione a partire dal 15 dicembre 2013, giorno in cui, in tutto il Veneto, è partito il nuovo orario cadenzato, croce e delizia dei pendolari di TrenItalia.

Il primo metrò per Padova da Venezia partirà alle 8.10. Quello successivo alle 9.10 e così via sino alle 20.10.

Da Padova, invece, il primo metrò si muoverà alle 6.49. Il secondo alle 8.49, mentre l’ultima corsa sarà alle 19.49.

Tempo di percorrenza: 35 minuti con fermate in tutte le stazioni intermedie. Ad esempio quello delle 6.49, partirà da Ponte di Brenta alle 6.58; da Vigonza-Pianiga alle 7.03; da Dolo alle 7.08 e da Mira-Mirano alle 7.14. L’arrivo a Mestre è previsto alle 7.24.

Al momento TrenItalia, in stretta collaborazione con Rfi, ha messo in orario i primi treni in vigore dall’8 settembre solo sino al 13 dicembre di quest’anno, ma resta implicito che il nuovo metrò continuerà a correre anche in base al nuovo orario annuale delle Ferrovie dello Stato, che partirà dal 14 dicembre.

Nonostante la buona notizia arrivata ieri mattina direttamente dai tecnici di Rfi, Ilario Simonaggio, segretario regionale di Filt-Cgil, resta critico nei confronti del programma stabilito dalla Regione Veneto per quanto riguarda i ritardi cronici del sistema Sfmr:

«La delibera Cipe, la numero 121, risale addirittura al 2001, ossia a tredici anni fa» spiega il sindacalista padovano della Cgil «Il costo complessivo era di 273,7 milioni. La seconda fase è partita nel 2006. Tant’è che già nel 2008, con la delibera numero 244, il governo ha autorizzato alla Regione un contributo di 10 milioni all’anno, gravato, però, dal contenzioso a tutt’oggi non ancora risolto con lo studio di progettazione Net Enginering. Ammettiamo pure che il prossimo 8 settembre si parta veramente, restano i pesanti buchi neri con i quali la Regione ha affrontato l’iter del programma generale, che, all’inizio dei lavori, prevedeva 172 km di nuove tratte ferroviarie, 407 passaggi a livello da eliminare, 162 tra stazioni e fermate da ristrutturare e 120 nuovi treni. Come mai gli obiettivi non sono stati ancora raggiunti? Caro Renato Chisso, quando finirà una volta per tutte il tempo delle chiacchiere e della propaganda?».

Felice Paduano

 

Ritardi, in Veneto restano ancora 500 chilometri a binario unico

VENEZIA. Se ancora oggi, anche con il nuovo orario cadenzato di tutti i regionali, i treni locali, specie nelle fasce orarie più utilizzate dai pendolari, non arrivano puntuali e accusano problemi tecnici in particolare con condizioni meteorologiche critiche, è perché , in tutta la regione, circa 500 chilometri di linea sono ancora a binario unico.

Fra le tratte con un solo binario anche la Montebelluna- Feltre- Belluno- Calalzo (108 km), la Treviso-Motta di Livenza- Portogruaro (52km ), la Conegliano -Vittorio Veneto-Ponte nelle Alpi (39 km), Camposampiero-Cittadella- Bassano (30 km), la Castelfranco -Bassano-Primolano ( 50), Maerne Martellago-Castelfranco ( 25 ), Vicenza-Schio ( 32 ), Chioggia -Adria-Rovigo( 52 ), Rovigo-Verona e Monselice-Montagnana- Legnago.

In un’epoca in cui domina la tecnologia, una gran parte del servizio ferroviario regionale è ancora a binario unico. In genere, poi, le ferrovie locali sono obsolete, anche se la manutenzione resta a buoni livelli, perché sono state costruite tantissimi anni fa. Alcune risalgono alla seconda metà dell’Ottocento, a cavallo del tramonto dell’impero asburgico (1866) e i primi anni del Regno d’Italia, quando la prima linea ad essere costruita fu la Padova-Mestre-Fusina.

«Eppure la realizzazione del doppio binario nei tratti ferroviari in cui manca sarebbe importante sia per la sicurezza, sia per far circolare più treni e più velocemente» speiga Sandro Miccoli, ex capostazione a Padova e a San Donà «In Italia si spendono tanti soldi per opere che, alla fine, si rivelano inutili. Investire, invece, di più sullo sviluppo della rotaia significherebbe innanzitutto creare nuovo lavoro,ma anche e specialmente realizzare le condizioni per vivere in un territorio meno inquinato e con meno auto sulle strade».

(f.pad.)

 

L’INTERVENTO

di Ilario Simonaggio – Segretario generale Filt Cgil Veneto

SFMR, ecco tutto quello che non è stato ancora fatto

Il consiglio regionale che voterà il bilancio di previsione 2014 dovrà decidere che Veneto intende realizzare: basta trasportare persone come se fossero merci

Le federazioni sindacali dei Trasporti hanno insistito nella recente audizione in commissione regionale Bilancio sulla necessità di completare entro la legislatura regionale almeno la prima fase del Sistema ferroviario metropolitano regionale. L’opera è inclusa nella delibera Cipe numero 121 del 2001, nell’ambito dei sistemi urbani con un costo di 273,7 milioni di euro. Nel 2006 la Regione Veneto trasmette al Mit il decreto con il quale è approvato il progetto definitivo. L’intervento è incluso nella delibera Cipe numero 130 dello stesso anno. La seconda fase del SFMR, anno 2006 compresa nel rapporto “infrastrutture prioritarie” del MIT, con un costo stimato di 140 milioni di euro, di cui 56 milioni di euro stanziati dalla Regione, per un fabbisogno residuo di 84 milioni di euro. La Finanziaria 2008 (legge 244/97) autorizza un contributo decennale di dieci milioni di euro anno, a decorrere dal 2008, per la realizzazione del secondo stralcio del SFMR. Nel 2011, la rilevazione dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici AVCP sullo stato di attuazione delle opere comprese nel PIS, che si basa su dati comunicati dal RUP al 31 maggio 2011, risulta che il progetto definitivo per appalto integrato non è ancora stato approvato per carenza di finanziamenti. Progettazione definitiva affidata a Net Engineering Spa in data 2 luglio 2007, con iter di conclusione 30 giugno 2011, purtroppo non ancora approvato e all’origine di un lungo contenzioso economico tuttora in corso.

Questa grande opera che doveva costituire assieme al Passante di Mestre (inaugurato il 8 febbraio 2009) la migliore dimostrazione del Veneto “del fare”, con una larga ed estesa condivisione degli stessi ambientalisti e comitati che contestano le grandi opere viarie e stradali, è invece ogni giorno che passa su un“binario morto”.

Si sono sforati tutti i cronoprogramma stabiliti dalla Regione Veneto e rimane grave che non ci sia una assunzione di responsabilità collettiva per quantomeno completare la prima fase del SFMR entro l’attuale legislatura regionale.

Cinque anni di legislatura che non possono annoverare nessuna opera per la mobilità degna di nota. I tre obiettivi stabiliti nella pianificazione: l’appuntamento, il cadenzamento, la continuità sono tuttora in attesa di tempi migliori. Il ritardo cronicizzato della realizzazione del SFMR trascina nella polvere pure le restanti azioni disposte: l’integrazione treno-bus con il ridisegno della rete delle autolinee su gomma e l’integrazione tariffaria; l’integrazione urbana con politiche di regolazione del traffico privato nelle aree urbane, in particolare di politiche di tariffazione della sosta. Gli interventi di sintesi SFMR (previsione iniziale) fatti da 172 km di lunghezza nuove tratte ferroviarie; 407 passaggi a livello eliminati; 162 stazioni o fermate ristrutturate; 37 fermate di nuova costruzione; 120 nuovi complessi di treni per il servizio regionale. Buona parte degli impegni al palo con le conseguenze quotidiane sul servizio tra stazioni fatiscenti, stazioni nuove in degrado (vedi Busa di Vigonza), materiale rotabile vecchio, insufficiente o inadeguato.

Dopo 25 anni dal piano regionale dei trasporti; oltre 10 dal limite del completamento della prima fase del SFMR la situazione del “Veneto del fare” è impietosa:

fase 1 SFMR, investimento e finanziato per 640 milioni di euro, completata per il 90%, nessuna previsione certa di fine lavori;

fase 2 SFMR investimento per 350 milioni di euro, finanziato in origine per 250 milioni di euro, completata per il 5%, nessuno è in grado di fissare cronoprogramma; collegamento aeroporto Marco Polo, investimento di 260 milioni di euro; modifica progetto nel 2006 con tracciato basso e fermata TAV, revisione 2013, nessuna modifica formale della progettazione romana, figuraccia e tempi dilatati a dismisura, nessuna realizzazione;

fase 3 SFMR investimento 1200 milioni di euro, finanziati 5 milioni di euro,nessuna realizzazione; SFMR Veneto occidentale investimento 550 milioni di euro, nessun finanziamento, nessuna realizzazione; interventi complementari investimento 1200 milioni di euro, nessun finanziamento, nessuna realizzazione;

fase 4 SFMR investimento 1100 milioni di euro, nessun finanziamento, nessuna realizzazione; materiale rotabile investimento 600 milioni di euro, finanziato 350 milioni di euro, realizzato l’acquisto di 20 complessi di treni con mutuo trentennale, rimangono da acquistare altri 100 complessi di treni per il rinnovo del parco rotabile necessario al servizio regionale.

Il consiglio regionale che in questa settimana voterà il bilancio di previsione 2014, è chiamato a decidere che Veneto del terzo millennio intende costruire e realizzare. Senza nemmeno una dotazione minima di fondi strutturali in spesa per investimenti ferroviari, per quest’anno e gli anni a venire, è difficile prevedere se ci sarà ancora un servizio ferroviario regionale. Oggi trasportiamo le persone come fossero merci, quando va bene, altro che treni giapponesi invocati dal Presidente della Regione. Dovremo invece trasportare le merci come fossero persone. Il tempo delle chiacchiere e della propaganda è finito per tutti. Dalle risorse stanziate per il trasporto pubblico locale (ferroviario, bus, vaporetti) è possibile immediatamente comprendere se il trasporto collettivo passeggeri è una priorità del Veneto.

 

«Troveremo un’aula per le udienze per riconvertire il palazzo di Giustizia»

DOLO – La notizia del mantenimento dell’ufficio del Giudice di Pace a Dolo è stata accolta con soddisfazione dal sindaco dolese Maddalena Gottardo che si è strenuamente battuta in tale senso. «Sono felice della conclusione positiva della vicenda – afferma -, è un altro tassello del lavoro che è stato fatto per riqualificare il centro cittadino. Da un punto di vista delle certezze è un passo in avanti. Attualmente il Giudice di Pace si trova nei locali di piazzetta degli Storti e non dispone di un’aula per le udienze, così ogni due settimane siamo costretti ad aprire il tribunale e provvedere a riscaldare tutti i 1500 metri quadrati. Ora che abbiamo la certezza che resterà l’ufficio, si tratta di trovare un’aula per le udienze, quantificandone i costi e capire, assieme agli altri comuni che si erano dichiarati di aderire al progetto, tutti tranne Mira, come ripartire le spese sia per l’ampliamento dell’attuale sistemazione che per pagare i costi degli addetti che sono tre oltre al Giudice».

Ma le novità non si fermano alla Giustizia. «Già – conferma il sindaco dolese – perché si tratta di un passo in avanti anche per quanto riguarda il distretto sanitario. Ora che il Giudice avrà la sua collocazione interamente in un’altra sede, si liberarà completamente il tribunale che così diventerà disponibile per ospitare il distretto dell’Asl». I prossimi passi? «Riunire la conferenza dei sindaci per discutere degli aspetti legati alle competenze ed ai costi e, quindi, partire con questi obiettivi».

Molto soddisfatto anche l’avvocato Michele Zatta, presidente della Camera degli Avvocati della Riviera e del Miranese: «Mi fa piacere che sia stato recepito quanto evidenziato dalla nostra categoria sull’importanza di garantire ai cittadini un servizio che, seppure limitato, consenta di sopperire in parte alla perdita del tribunale. Nei prossimi giorni convocheremo un’assemblea per rapportarci con i comuni per discutere sulle modalità di organizzazione e capire come si farà fronte agli impegni di spesa».

Lino Perini

 

DOLO – Si festeggia anche a Dolo e in Riviera del Brenta dopo la firma, da parte del ministro di giustizia Andrea Orlando, del decreto che dispone il mantenimento dell’ufficio del Giudice di Pace di Dolo.

«Siamo soddisfatti che il lavoro fatto in questi mesi sia stato accolto», spiega Michele Zatta, presidente della Camera degli Avvocati di Riviera e Miranese, «è stato il frutto di una collaborazione con gli enti locali e di una sensibilizzazione verso gli stessi enti che hanno compreso come, dopo aver perso il tribunale, bisognava necessariamente che un organo giurisdizionale rimanesse sul territorio. Questa decisione va a vantaggio dei legali ma soprattutto dei cittadini ».

Pensa già al lavoro da fare il sindaco di Dolo, Maddalena Gottardo, che per prima si era mobilitata per il mantenimento del servizio.

«È una grande notizia», esordisce il sindaco, «a riguardo ho già chiesto un incontro per lunedì con il giudice Tiziana Cristante. È ora di mettersi a fare le cose, dobbiamo risentire i nove comuni che avevano accettato di sostenere le spese per mantenere il servizio a Dolo. Penso ci sia ancora la possibilità per il comune di Mira di ripensarci e di rientrare».

Giacomo Piran

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Gazzettino – Romea commerciale. La Provincia si spacca.

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12

mar

2014

NUOVA ROMEA – La maggioranza si spacca, Lega isolata in Provincia

GRANDI OPERE – Bocciata la mozione della Lega Nord, confermato l’innesto a Roncoduro

La Romea commerciale spacca la maggioranza in Consiglio provinciale. Non è passata la mozione della Lega Nord in favore della variante B del tracciato dell’autostrada Orte-Mestre, che prevedeva l’innesto a Villabona; il voto del Consiglio ha di fatto confermato il tracciato con arrivo a Roncoduro, tra Mira, Dolo e Pianiga. La variante B avrebbe fatto passare l’ultimo tratto della Romea Commerciale per Malcontenta e Marghera, interessando anche l’area del Miranese.

La Lega ha dovuto incassare il voto contrario delle opposizioni (e l’astensione della leghista Sabina Fabi) ma anche quello dei consiglieri ex-Pdl. I gruppi di Forza Italia e de “I-300″ hanno infatti rispedito al mittente la mozione, rompendo di fatto la maggioranza. Un voto “disgiunto” che era tutt’altro che imprevedibile, viste le difficoltà emerse durante la discussione in terza commissione. Insomma, per la variante B non era proprio aria. E c’è anche un “caso Zaccariotto”. Il presidente della Provincia Francesca Zaccariotto – donna forte della Lega veneziana – ha infatti abbandonato l’aula pima del voto. «Dovevo solo rispondere a una telefonata», spiega la presidente della Provincia, che non commenta il voto del Consiglio, limitandosi a un «ne prendo atto».

In aula il dibattito è stato comunque piuttosto acceso. Perché il confronto, oltre che politico, è stato anche all’insegna del campanile. Se la maggioranza si è spaccata, lo si deve anche alle pressioni provenienti dal territorio. La Romea Commerciale – tratto conclusivo dell’autostrada Mestre-Orte – è infatti un tema spinoso, soprattutto a livello comunale. Molto dura la presa di posizione dell’assessore provinciale Claudio Tessari (eletto nelle fila del Pdl) che non ha risparmiato vere e proprie bordate ai colleghi del Carroccio, colpiti dalla “sindrome da Nimby”, sigla inglese per indicare il comportamento di chi vuole che un’opera venga realizzata, ma non nel proprio cortile.

«La mozione della Lega era strumentale e particolarista. In questo modo – continua Tessari – la mozione voleva scaricare il problema sugli altri territori, nonostante su quest’opera la Provincia abbia già dato il suo parere. Si deve andare avanti con il progetto del Cipe e con l’innesto a Roncoduro».

Tessari si è schierato con forza contro la mozione leghista anche per evitare che la Romea Commerciale potesse ripercuotersi sul Miranese e su Spinea in particolare, dove correrà per la carica di sindaco. «Spinea ha già dato il suo contributo con il Passante – conclude Tessari – quindi il suo territorio non poteva esser ulteriormente sacrificato».

 

Nuova Venezia – Romea commerciale, batosta Lega

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12

mar

2014

Il consiglio provinciale boccia la proposta di portare l’innesto a Crea

Il consiglio provinciale boccia sonoramente con 22 voti contrari e 5 a favore la proposta della Lega Nord di portare l’innesto della Romea commerciale a Crea di Spinea. Proposta che sarebbe stata avanzata ad Anas, Regione e Ministero. Si fa più vicino insomma l’innesto a Roncoduro di Pianiga attraverso il territorio di Dolo.

L’esito del voto ha visto la presidente Francesca Zaccariotto (LegaNord) allontanarsi dall’aula durante la votazione ed è stato preceduto da uno scontro fra il sindaco di Vigonovo Damiano Zecchinato (Lega Nord) e l’assessore provinciale alla cultura ed ex sindaco di Spinea Claudio Tessari.

Fra i contrari Forza Italia, Nuovo centrodestra, Pd e Gruppo Misto. «La Lega – spiegano i consiglieri del Pd Guerrino Palmarini e Lionello Pellizzer (capogruppo) – partito di maggioranza in provincia aveva proposto la variante B1 cioè quella che prevede il proseguimento della Romea commerciale da Lughetto in direzione Malcontenta, Marghera e poi a Crea di Spinea. Un progetto che noi abbiamo respinto con considerazioni che sono state fatte proprie anche da Forza Italia».

«La Lega Nord» spiega Palmarini «ha voluto fare proprio un progetto dal chiaro sapore campanilistico, che era stato avanzato da un gruppo di privati collegati al comitato locale “No Romea in Dolo”, e che inizialmente era stato appoggiato dalla sindaca di Dolo Maddalena Gottardo. Nel merito, poi, i territori su cui si vuol far passare la nuova Romea sono da tempo solcati da progetti infrastrutturali importanti come il Passante o l’elettrodotto voluto da Terna».

Ora il Pd sollecita un vero tavolo di concertazione e discussione sull’innesto finale, con tutti i soggetti del territorio.

(a.ab.)

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MARGHERA – Ieri il sì del Consiglio provinciale per opere da 12 milioni di euro

La sentenza del Consiglio di Stato sull’elettrodotto Dolo-Camin ha di fatto messo in freezer il progetto per il Vallone Moranzani. Nonostante questo, qualcosa si muove, almeno per quanto riguarda la viabilità. In Provincia, infatti, il Consiglio ha approvato ieri lo schema dell’accordo integrativo sul Vallone Moranzani. Tra le novità, ecco spuntare una rotonda da costruire al posto del semaforo che ora regola il traffico tra la strada regionale SR11 e la provinciale che porta a Malcontenta, all’altezza dell’autodemolizione Volpato: il risultato sarà un miglioramento dell’accesso a via della Tecnica, e anche la realizzazione di una pista ciclopedonale provvisoria dalla rotatoria tra la strada provinciale SP24 e via della Fisica (rotonda Autoparco), lungo la SP24 fino alla SR11, e lungo la banchina della SR11 fino a via Colombara, con attraversamento ciclopedonale da realizzare con semaforo a chiamata.

Questi interventi sono funzionali tanto al Vallone (in prospettiva), quanto, nell’immediato, allo sviluppo dell’attività portuale tra Fusina e Malcontenta, dove sta per partire l’attività del nuovo terminal Ro-Ro. A seguire arriveranno anche uno svincolo a diamante tra la strada statale SS309 e via Malcontenta, da realizzarsi mediante una rotatoria, per regolare l’intersezione tra i veicoli provenienti dalla SS309 e quelli provenienti da (o diretti a) via Malcontenta, e un sovrappasso della rotatoria, connesso con la rotatoria stessa, per garantire la continuità di traffico per la SS309. Tutti interventi destinati a sistemare e a modificare sostanzialmente il nodo viario di Malcontenta.

Di queste opere viabilistiche, i 12 milioni di euro previsti dall’Autorità portuale sono già stati appaltati. Il primo stralcio dei lavori prenderà l’avvio dopo il passaggio della delibera in consiglio provinciale, l’accordo integrativo sottoscritto da Regione del Veneto, Provincia di Venezia, Comune di Venezia, Autorità Portuale di Venezia, Veneto Strade Spa, Comitato Utenti di Agenda21, Comitato via della Tecnica.

 

DOLO – Dopo la presa di posizione della Conferenza dei Sindaci che si è opposta alla realizzazione “in toto” della Romea Commerciale, cominciano ad arrivare dichiarazioni di sostegno.

«Dalle prese di posizione dei sindaci della Riviera sulla Orte – Mestre», spiega il consigliere comunale dolese, Giorgio Gei, «è evidente come essi siano ormai gli unici, insieme ai loro consigli comunali, in grado di difendere il territorio in quanto sono gli unici a viverlo. E proprio perché vivono la crisi economica nello svolgere la loro attività amministrativa si pongono dei dubbi sulla validità di un progetto vecchio. Ed è ancor più encomiabile la volontà di condividere con tutti i sindaci delle altre regioni interessate i dubbi e le critiche sull’ intera opera, per costruire un fronte comune. Ad altri livelli, Provincia e Regione si ostinano invece a portare avanti progetti superati dal tempo, dalla crisi economica, dalle indicazioni europee».

Gei sostiene e ribadisce poi la posizione dei sindaci. «Serve la messa in sicurezza della vecchia Romea in tempi brevi e certi», prosegue, «oltre ad investire e potenziare il trasporto su treno e su acqua».

(g.pir.)

 

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