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Gazzettino – Salzano. Treni. “Vogliamo i nuovi orari”

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26

mar

2014

SALZANO – I pendolari scrivono all’assessore regionale Chisso

«Basta polemiche, ora chiediamo i fatti». Dopo il botta e risposta dei giorni scorsi tra i sindaci di Salzano e Spinea e l’assessore regionale Renato Chisso, ora i pendolari salzanesi hanno deciso di prendere carta e penna e muoversi in prima persona. I referenti del comitato hanno dunque inviato direttamente una lettera proprio a Chisso nel tentativo di ottenere le modifiche agli orari ferroviari invocate da dicembre.

Nel documento spedito ieri i pendolari fanno riferimento ad un accordo che sarebbe stato trovato al termine di una riunione svolta due mesi fa: «Il 20 gennaio scorso è stato raggiunto un accordo per far scattare da aprile le modifiche orarie – si legge nella lettera -. Vogliamo dunque stemperare una polemica che potrebbe penalizzarci e compromettere quell’accordo».

I pendolari poi allargano il concetto: «Sappiamo che il nuovo orario cadenzato mira a migliorare il sistema ferroviario e sappiamo anche che in molte altre linee ferroviarie ha già portato significativi miglioramenti – scrive il comitato -. La nostra situazione, invece, purtroppo è sensibilmente peggiorata. Chiediamo dunque che da aprile possano entrare in vigore le modifiche richieste, in un sereno clima di collaborazione».

Rispetto alle sfuriate registrate nei mesi scorsi pure in altri Comuni, il comitato di Salzano ha scelto la via del dialogo: nessun tono forte, nessuna minaccia di mobilitazione, ma un costante contatto con i vertici Regionali e di Trenitalia. La questione interessa tutti i Comuni del Miranese attraversati dalla linea ferroviaria Bassano-Venezia (Noale, Salzano, Martellago e Spinea) ed è sentita soprattutto a Salzano e Spinea, perché qui i treni fanno meno fermate. La riorganizzazione proposta dai pendolari prevede soprattutto più corse tra le sette e le otto del mattino, i lavoratori chiedono un miglior servizio anche al sabato e nei periodi di vacanze scolastiche. «Non chiediamo nulla di proibitivo – spiegano -. Nessun aumento di convogli, solo alcune lievi ma preziose variazioni d’orario». Chisso ha assicurato che a breve si terrà un incontro sul tema.

 

Ieri Deutsche Bahn e Dolomitibus a palazzo Rosso: «Ora tocca alla politica fare la sua parte»

BELLUNO – L’interesse, da parte dei privati, c’è, la prossima mossa spetta alla politica. Continua la corsa del trasporto pubblico bellunese verso l’integrazione gomma- rotaia. Ieri il sindaco Jacopo Massaro ha incontrato Marco Piuri, amministratore delegato di Arriva Italia, società del gruppo Deutsche Bahn. All’incontro hanno partecipato anche Massimo Fiorese, da poco entrato a far parte di Dolomitibus, e l’amministratore delegato del gruppo bellunese Paolo Rodighiero. Un tavolo di confronto per parlare della gara per l’assegnazione del servizio di trasporto pubblico locale.

«L’incontro è stato chiesto da loro» spiega Massaro, «ed è emerso che esiste un forte interesse della società a sbarcare sul territorio. A tal proposito sono già stati fatti degli studi sia di carattere tecnico che sotto il profilo della sostenibilità economica. L’integrazione si può fare ».

Una partita, quella del trasporto pubblico locale, che va avanti da tempo su più campi da gioco. Da una parte quello del trasporto su gomma, e cioè gli autobus che collegano la provincia e che svolgono un servizio essenziale in un territorio delicato come quello montano. Dall’altra la ferrovia, asse portante per i trasporti. Far lavorare in sinergia i due settori è un business interessante, tanto che è entrato nelle mire di Deutsche Bahn, competitor di Trenitalia.

«Noi abbiamo fatto la nostra parte» spiega Massimo Fiorese, rappresentante del trasporto su gomma, «ora tocca alla politica fare la sua. Il sindaco ci ha dato la sua disponibilità a muoversi in questo senso».

Si punta a convincere Luca Zaia della necessità di sganciare il Bellunese dalla maxi gara sul trasporto pubblico. «Il nostro territorio lavora su una rete a gasolio» spiega Massaro, «che ha delle caratteristiche completamente diverse da quelle del resto del territorio. Penso che per la Regione possa essere conveniente spezzare la gara».

Massaro ora dovrà relazionare Zaia sullo stato dell’arte e non è detto che i privati interessati all’affare non puntino ad incontrare direttamente il presidente della Regione. «La questione deve diventare politica » continua il sindaco di Belluno, «i vantaggi per il territorio sono quelli di un servizio più coordinato».

La società tedesca, secondo quanto emerge dall’incontro con il sindaco, è intenzionata a portare a casa l’affare. «È fondamentale avere la certezza dell’interesse privato» prosegue Massaro, «e sapere anche a quali condizioni. A quanto sembra questi soci sarebbero interessati alla gestione del servizio anche ai costi attuali».

(v.v.)

 

QUARTO D’ALTINO

Orario cadenzato

QUARTO – «Ancora problemi con il nuovo orario cadenzato. Chisso convochi un altro incontro con sindaci e Rfi». La sindaca di Quarto d’Altino, Silvia Conte, in accordo e per conto anche dei sindaci di Marcon, Venezia e San Donà di Piave, ha sollecitato un incontro con l’assessore alla mobilità e alle infrastrutture della Regione Veneto, Renato Chisso, sul tema dell’orario cadenzato del trasporto ferroviario locale.

«Ciò che vogliamo – spiega – è conoscere le soluzioni adottate o intraprese dalla Regione Veneto per superare le criticità manifestate, conoscere i dati e le analisi dei flussi pendolari precedenti e posteriori all’introduzione dell’orario cadenzato, avviare congiuntamente degli studi di fattibilità volti ad analizzare la sostenibilità e le opportunità legate all’introduzione di una linea suburbana sulla tratta Venezia-Portogruaro. Abbiamo chiesto all’assessore Chisso di invitare al tavolo anche i vari soggetti interessati, in particolare i referenti RFI.»

 

Uno studio di Confindustria evidenzia le potenzialità della linea bellunese e del trasporto integrato

BELLUNO – Confindustria Belluno Dolomiti crede nel rilancio del sistema ferroviario provinciale e lo fa forte dell’analisi di uno dei più importanti studi di ingegneria dei trasporti d’Europa: Ibw – Husler di Zurigo, lo stesso che si è occupato della ferrovia della Val Venosta. Gli esperti svizzeri ritengono, infatti, che l’attuale linea che va da Feltre a Belluno e quindi a Longarone e in Alpago insiste su un bacino di 150 mila residenti e 70 mila lavoratori, più che sufficiente per pensare ad un servizio ferroviario di eccellenza.

«Le potenzialità di uno sviluppo adeguato del trasporto su rotaia», afferma Sandro Da Rold, membro della giunta esecutiva di Confindustria Belluno Dolomiti con delega al turismo, «sono enormi e riguardano sia i residenti che i turisti. Ma è innanzitutto necessario soddisfare tre condizioni fondamentali. La prima riguarda l’integrazione gomma-rotaia, con la creazione di un unico sistema di trasporto pubblico, gestito da un solo soggetto. La seconda rimanda alla necessità di un orario cadenzato dei treni, al fine di garantire che, in una determinata ora, partano dalle stazioni principali almeno due mezzi in direzioni diverse. Ad esempio, da Belluno a mezzogiorno partono un treno per Longarone e un altro per Feltre. E così ogni ora. La terza condizione è invece relativa alle caratteristiche dei treni, che devono essere moderni, puliti e confortevoli oltre a garantire l’accesso senza dislivelli anche a disabili o cicloturisti con un sistema analogo a quello delle metropolitane».

«L’analisi degli svizzeri», prosegue Sandro Da Rold, «sottolinea anche l’opportunità di potenziare i collegamenti con Venezia,Padova e Calalzo, anche nell’ottica di un accesso turistico».

E proprio il turismo potrebbe trarre enormi benefici da una rinascita del sistema ferroviari bellunese. «In effetti», afferma ancora Sandro Da Rold, «se si pensano agli altri casi di successo, come la Val Venosta, i risultati potrebbero essere importanti. Ma è necessario un capovolgimento di prospettiva: il treno non è più solo un mezzo di trasporto, ma parte essenziale dell’offerta turistica del territorio. I cicloturisti sono sicuramente dei potenziali utenti, ma è necessario sviluppare le piste ciclabili. Il treno, poi, potrebbe essere utilizzato dai turisti che già scelgono le nostre località per trascorrere una giornata particolare. E poi c’è il bacino, enorme, dei turisti, soprattutto stranieri, che vanno a Venezia e che in un’ora potrebbero raggiungere le Dolomiti patrimonio dell’Umanità. Ma è indispensabile costruire un prodotto. Da questo punto di vista, anche le stazioni devono avere un significato in termini di richiamo turistico. Ad esempio, Feltre potrebbe essere la porta d’accesso al Parco naturale delle Dolomiti, Sedico per il turismo religioso, Longarone per il Vajont». «Gli svizzeri», conclude Da Rold, «sono convinti delle enormi potenzialità turistiche del nostro territorio, edovremmoesserlo anche noi bellunesi».

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movimento 5 stelle

«La ferrovia deve essere centrale»

D’Incà appoggia il comitato pontalpino. Bond chiede lumi a Rfi

BELLUNO – Il Movimento5 Stelle sostiene il nuovo comitato in difesa del treno. Il deputato Federico D’Incà accoglie con entusiasmo la notizia della nascita del comitato “Si Reg” (Sì regionale al passaggio a Nord-Est), istituito sabato scorso in occasione dell’assemblea in difesa della tratta ferroviaria Ponte nelle Alpi- Calalzo di Cadore, attualmente chiusa per manutenzione.

«È fondamentale», precisa il deputato delM5S bellunese, Federico D’Incà, «anche e soprattutto nel Bellunese, dare alla ferrovia una centralità nel sistema generale dei trasporti e garantire i servizi ai cittadini, quindi non posso che dare il mio totale appoggio al nuovo comitato pro-treno e condividerne gli intenti ».

D’Incà, oltre che unirsi al coro di richieste per una rapida riapertura della tratta ferroviaria Belluno-Calalzo, rilancia l’idea della metropolitana di superficie, valutando anche possibili collegamenti con la Valsugana, la Pusteria, la costituenda rete delle piccole ferrovie delle Alpi, nonché con l’anello ferroviario delle Dolomiti.

«Occorre mettere alle strette Rfi, la società che gestisce l’infrastruttura ferroviaria e che spesso non si coordina nemmeno con Trenitalia, che è invece il ramo che si occupa del servizio. Rfi ha enormi responsabilità nella gestione dell’infrastruttura e nel Bellunese questo è un fatto evidente, diventato urgenza con la chiusura della tratta Ponte nelle Alpi-Calalzo», dice il capogruppo regionale di Fi, Dario Bond. «Come fatto per Trenitalia, costantemente sotto stress per i continui disagi, ora bisogna spostare il tiro anche su Rfi».

Ieri alla stazione di Polpet si sono ritrovati amministratori e associazioni per rivendicare il diritto alla mobilità

PONTE NELLE ALPI. Costruire un’organizzazione che riesca a dare battaglia sul territorio con lo scopo di far riaprire la tratta ferroviaria Ponte nelle Alpi-Calalzo. È l’obiettivo (affisso su due striscioni) che si propone il nuovo comitato del “Sì regionale al passaggio a Nord-Est”, nato ieri pomeriggio nel corso dell’assemblea pro-treno che si è svolta nella stazione di Ponte nelle Alpi. I promotori, appartenenti ai comitati pro treno e ad associazioni a favore della mobilità sostenibile, sostenuti dall’amministrazione comunale di Ponte nelle Alpi e da qualche sindaco e assessore di altri Comuni presenti alla riunione, si sono rifatti alla priorità emersa nell’incontro del 22 febbraio riguardo alla chiusura della tratta per manutenzione.

Il nuovo comitato, a cui hanno aderito quasi tutti i presenti, rilancia la necessità di un prolungamento ferroviario a nord e il primo passo è quello di costringere la politica a fare i conti, oltre che con Trenitalia, anche con gli utenti di un servizio sempre più scadente, con pochi treni e mai certi e un parco macchine obsoleto. Nell’insistita chiusura della tratta ferroviaria Ponte nelle Alpi-Calalzo per manutenzione (c’è un autobus sostitutivo), dopo i disastri del maltempo (ieri sono stati visti i primi camion che caricavano i tronchi che minacciavano i binari), i comitati vedono la volontà politica di smantellare del tutto quel binario. C’è chi sospetta che non far arrivare il treno nemmeno Longarone, cosa che sarebbe possibile, sia un sintomo di una tale volontà.

La richiesta del movimento alla Regione e all’assessore Chisso va nella direzione contraria. «Riaprire la Ponte nelle Alpi-Calalzo e sbocco ferroviario a Nord», è la parola d’ordine di chi intende porsi di fronte alla politica come interlocutore, espressione del territorio, «utilizzando anche la disobbedienza civile se necessario», è stato ribadito in alcuni interventi. Tra gli intervenuti all’assemblea (circa il doppio di quelli presenti alla riunione precedente) c’è chi ha sottolineato il sostegno a questo movimento anche da parte degli altoatesini pro-treno (ma anche del presidente della Provincia di Bolzano), mentre la prima scadenza di lotta è stata individuata il 13 aprile con la Festa del treno delle Dolomiti (il 17 maggio ricorre il 50° della chiusura della Calalzo-Cortina), per riaffermare pubblicamente l’obiettivo di un’inversione di tendenza che veda nel treno una risorsa al servizio di tutti invece che un esemplare a rischio sparizione.

Tra le altre e numerose istanze legate ai binari c’è anche la reintroduzione dell’Unico Studenti e l’opportunità che il treno (magari delle motrici nuove) “trascini” con sé anche la bicicletta, mentre anche questa possibilità di agganciare un settore turistico di interesse tagliato su misura per la montagna, come l’escursionismo a due, ruote sembra non fare breccia nel cuore della Regione.

Il nuovo comitato intende inoltre formulare delle proposte concrete e dei progetti, frutto di studi già in atto, che riguardano l‘assetto ferroviario e l’integrazione gomma-rotaia su cui ieri si sono appuntate critiche severe riguardo l’approssimazione con cui viene affrontato questo aspetto fondamentale della mobilità e il discusso ruolo di Dolomitibus sul quale si è soffermato più di qualche intervento, anche in relazione all’emendamento di Reolon bocciato in Regione.

L’attenzione principale è comunque rivolta alla tratta cadorina a rischio. In attesa che passino i quattro mesi stimati come necessari a sistemare la galleria e valutare gli sviluppi, il confronto e le iniziative passano anche per i portali dedicati, i siti dei comitati, delle associazioni e le pagine facebook.

Ezio Franceschini

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Confindustria contro la Regione: «Il trasporto integrato tra gomma e rotaia è indispensabile per lo sviluppo del turismo»

BELLUNO. «Una ferrovia tutta bellunese è fondamentale per lo sviluppo turistico di questa provincia». Nel palazzo di Confindustria c’è rabbia dopo la bocciatura dell’emendamento Reolon da parte del consiglio regionale. Una sorta di tradimento alla tanto sbandierata specificità della provincia sancita dallo Statuto regionale. Un articolo che poche volte viene tradotto in realtà da chi di dovere: «Ci sono prove e controprove circa l’importanza del servizio di trasporto pubblico integrato in zone di montagna», spiega Sandro Da Rold, membro della giunta esecutiva degli industriali bellunesi, con delega al turismo e alla mobilità.

«Come Confindustria Belluno Dolomiti, quattro anni fa abbiamo presentato uno studio di fattibilità per una linea ferroviaria tutta bellunese, pensata per il trasporto dei pendolari e per portare in montagna migliaia di turisti».

Per tale studio, Confindustria ha preso come punti di riferimento due linee che danno ottimi risultati, la Trento-Malè e la Malles-Val Venosta, che ha chiuso il 2013 con quatro milioni di passaggi: «Lo studio effettuato dalla Ibv Husler», spiega Da Rold, «ha documentato le grandi potenzialità attrattive della linea bellunese, quindi spiace il no del consiglio regionale all’emendamento Reolon. La nostra ferrovia deve avere una sua specificità montana; per avere un futuro deve essere integrata al trasporto su gomma e per fare ciò è necessario che gomma e ferro siano gestite dallo stesso operatore. Spero che i sindaci, Massaro in primis, si facciamo sentire. Come Confindustria», aggiunge Da Rold, sostenuto dal direttore Marco Melchiori, «andremo a bussare in Regione. Vogliamo capire chi ha detto no allo scorporo della tratta bellunese dalla gara regionale per il trasporto ferroviario. No, nessuna vendetta, ma dovranno dirci il perché del loro voto».

«È importante che Confindustria sia con noi in questa battaglia». Parole del sindaco Massaro, che non ha ancora perso la speranza di avere una linea ferroviaria tutta bellunese: «È vero, il voto del consiglio regionale è stato negativo, ma è stato importante aprire la discussione politica in merito a questo punto. Nei giorni scorsi ho sentito il governatore Zaia e prossimamente lo incontrerò per consegnargli una relazione con le necessità della provincia di Belluno in materia di trasporto. Farò l’impossibile per fare capire al governatore che quella legata al trasporto integrato è un’opportunità che la nostra provincia non può farsi sfuggire. Noi non siamo la pianura; in montagna bus e treni non stanno in piedi se scollegati e lo studio ordinato da Confindustria quattro anni fa testimonia il tutto».

A giorni Massaro incontrerà anche i soci di Deutsche Bahn, l’azienda tedesca interessata a gestire la ferrovia della montagna bellunese: «E spero che poi vadano a Venezia per parlare con Zaia», commenta il sindaco, che conclude sottolineando l’importanza di una linea integrata tra bus, treno e piste ciclabili: «Dietro la mobilità sostenibile si celano svariati contributi europei. Starà a noi riuscire a intercettarli».

Francesco Saltini

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emendamento reolon

Chisso: «Ecco perché ha detto di no»

BELLUNO. «Ho votato contro l’emendamento che prevedeva una gara a se stante per il servizio ferroviario nel bellunese e voglio spiegare il perché». L’assessore Renato Chisso va dritto sul tema e spiega i motivi che ha portato alla bocciatura del cosiddetto “emendamento Reolon”: «Capisco, condivido e sostengo le esigenze di autonomia dei bellunesi», afferma, «ma chi fa seriamente politica deve anche tenere i piedi ben saldi in terra, evitando che le buone intenzioni diventino cattive soluzioni. Tutti sanno che sono un sostenitore della liberalizzazione del sistema del trasporto pubblico, non solo regionale, e ricordo che il Veneto è stata l’unica regione ad assegnare con gara europea parte del proprio servizio ferroviario, una decina di anni fa. Vinse Trenitalia, e ottenemmo interessanti vantaggi economici, salvo poi dover ritornare al contratto di servizio ordinario per avere dallo Stato qualche soldo in più per il trasporto pubblico, proprietario delle ferrovie».

«Ed è questo il punto: al di là delle sigle, l’intero sistema ferroviario italiano fa capo a Ferrovie dello Stato, che è di proprietà del ministero delle Finanze e gestisce con società diverse il trasporto passeggeri e merci, le infrastrutture e qualche decina di altre spa. Quando la proprietà del servizio è di fatto la stessa dei binari, l’effetto immediato, più volte ribadito, alla notizia di voler andare in gara è: “In attesa di vedere come va a finire io, Ferrovie dello Stato, non investo più. E magari poi mi tengo i treni che oggi corrono su quei binari”. Nel Bellunese, che di investimenti ne ha bisogno sempre, vedi il caso della Calalzo – Ponte nelle Alpi, è un rischio che non voglio far correre ai cittadini».

«Ma c’è un’altra questione oggettiva da sapere e riguarda i costi. Lo si voglia o no, le linee bellunesi non sono tecnicamente produttive e per far funzionare i treni: o si hanno risorse pubbliche a iosa, che non ci sono perché non ci vengono trasferite, o si devono aumentare le tariffe. È un peso che non voglio far gravare sui bellunesi, mentre oggi riusciamo a diluirlo dentro il contratto di servizio regionale».

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trasporto su rotaia

BELLUNO – Bocciata la proposta del consigliere regionale Pd Sergio Reolon di mettere a gara il sistema ferroviario bellunese. Ieri la lunga maratona per l’approvazione delle legge finanziaria 2014 ha visto anche il dibattito sui trasporti in montagna che si è conclusa con una bocciatura con 21 voti a favore, 20 contrari e 4 astenuti. La proposta prevedeva di aprire la gara a livello nazionale e non solo regionale per aprire il ventaglio delle possibili alternative a Trenitalia e migliorare il servizio, aumentando anche le corse dirette tra Calalzo e Padova e tra Calalzo e Venezia.

«L’assessore Chisso, Forza Italia e la Lega hanno bocciato questo emendamento perché a loro non importa nulla dell’intollerabile situazione in cui hanno costretto i pendolari bellunesi» commenta Reolon, «con quest’ultimo atto dichiarano apertamente di non volersi occupare della questione e la situazione non può che peggiorare. Così si mette una pietra tombale sul futuro dei trasporti su rotaia nella provincia dolomitica».

«L’emendamento da me presentato rappresentava una concreta possibilità, senza ulteriori costi per la Regione, di ridare al bellunese un servizio ferroviario degno di questo nome. La sua bocciatura è la continuazione della politica di Chisso e di Zaia di distruzione del servizio ferroviario » conclude Reolon.

Ad appoggiare la proposta di Reolon anche il consigliere regionale di Forza Italia per il Veneto Dario Bond. «Ho sostenuto l’emendamento sui treni di Reolon andando contro la mia stessa maggioranza » spiega Bond, «la situazione ferroviaria bellunese ha bisogno di risposte specifiche, ma la partita è solo all’inizio. Quella di Reolon è una proposta sensata, ma non è l’unica che possiamo perseguire con pragmatismo».

Il dibattito sul trasporto pubblico è acceso anche sul territorio ed in particolare a Ponte nelle Alpi, dove i timori dei cittadini si concentrano sulla tratta che porta a Calalzo. Tanto che partirà proprio da Ponte nelle Alpi la seconda giornata di mobilitazione legata al futuro del trasporto pubblico “Mobilità sostenibile di montagna”. L’appuntamento è domani alle 14.30 alla stazione ferroviaria di Ponte nelle Alpi, ad un mese dall’iniziativa in stazione a Belluno.

 

 

Allarme del Pd dopo la risposta del sottosegretario De Caro all’interrogazione

«Il percorso litoraneo è stato bocciato da tutti ma a Roma c’è solo quello»

Nonostante più di tre anni di battaglie condotte dal territorio, il contestato tracciato litoraneo della Tav Venezia-Trieste rimane ancora piedi.

Anzi, il progetto presentato da Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) nel 2010 è tuttora l’unico in fase di analisi da parte della Commissione ministeriale di valutazione d’impatto ambientale (Via). Davanti alla commissione Via, invece, non c’è ancora il tracciato alternativo, in affiancamento alla linea esistente, che pure Rfi ha predisposto ancora nel 2012 su mandato del commissario Mainardi. Nonostante il favore che quest’ultimo tracciato ha incontrato tra gli enti locali, la proposta è rimasta solo a livello di studio di fattibilità, ancora precedente al progetto preliminare.

«Un grado di approfondimento inferiore a quello del progetto preliminare del 2010 e il suo eventuale affinamento progettuale dovrà essere preventivamente esaminato e valutato dalle competenti strutture del ministero dei Trasporti», ha spiegato il sottosegretario alle infrastrutture De Caro. La novità è emersa ieri in Commissione trasporti alla Camera, dove il sottosegretario De Caro ha risposto a due interrogazioni che le deputate del Pd Simonetta Rubinato e Sara Moretto hanno presentato per conoscere lo stato dell’istruttoria della Tav Venezia-Trieste.

Una doccia fredda, o quasi. «Il fatto che sia stato predisposto da Rfi solo uno studio di fattibilità sul tracciato alternativo e che tale studio richieda un affinamento progettuale solo dopo il suo esame da parte del ministero dei Trasporti, non ancora avvenuto, non è una buona notizia», commentano Rubinato e Moretto, «perché conferma che a oggi in commissione Via esiste ancora un solo progetto, quello litoraneo. Eppure sulla necessità di valutare un’alternativa progettuale si sono espresse a favore le comunità locali, la giunta regionale sia pure tardivamente, il Parlamento, oltre allo stesso Mainardi. Che dobbiamo fare ancora?».

Da qui l’appello al ministero. «Valuti al più presto lo studio di fattibilità predisposto da Rfi perché esso possa poi essere trasformato in un progetto preliminare da presentare al tavolo della Via prima che questa concluda la procedura di valutazione sul tracciato litoraneo e lo invii poi al Cipe», concludono Rubinato e Moretto, «sarebbe davvero uno schiaffo oltre che un danno pesante per il nostro territorio».

Sulla Tav il deputato leghista Emanuele Prataviera ha scritto una lettera a Zaia: «Dobbiamo rifare il progetto», ha esortato, «il territorio non vuole il progetto litoraneo. Serve una nuova progettazione e l’ implementazione della linea esistente».

Giovanni Monforte

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«Mi sembra che la presidente Zaccariotto si sia svegliata un po’ tardi». È lapidario il commento di Renato Chisso alla lettera che la presidente della Provincia di Venezia ha inviato al ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi per chiedere di valutare un tracciato alternativo a quello “litorneo” dell’Alta velocità fra Venezia e Trieste. L’invito a interrompere l’istruttoria del progetto “ufficiale”, lanciato alla vigilia dell’arrivo del ministro in provincia – domani Lupi visiterà i cantieri del Mose a Chioggia – per Chisso giunge fuori tempo. «Forse – aggiunge Chisso – alla presidente sfugge il fatto che la Regione, ancora cinque mesi fa, ha approvato il tracciato in affiancamento alla linea esistente, purché l’attraversamento dei centri abitati da Marcon a Portogruaro avvenga in adeguata profondità».

La Regione, come si ricorderà, aveva in sostanza recepito l’appello del commissario straordinario Bortolo Mainardi, chiamato a dipanare il nodo del tracciato dell’Alta velocità fra Mestre e Trieste, prima che il Governo procedesse con l’esame del progetto che prevede il tunnel fra Mestre e Tessera e il percorso litoraneo per poi rientrare a Portogruaro. L’invito a «interrompere la vecchia istruttoria» formulato da Francesca Zaccariotto sarebbe dunque superato dall’iniziativa della Regione. Ma c’è di più, aggiunge Chisso: «Il problema è superato perché ormai non si parla più di portare l’Alta capacità a Trieste bensì verso Vienna».

Sembra così prendere corpo l’ipotesi di prolungare l’Alta velocità / Alta capacità lungo il corridoio Adriatico-Baltico, come già suggerito nel 2011 dall’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Mauro Moretti. Il tracciato, in questo caso, collegherebbe Mestre non più a Trieste ma a Udine, per poi proseguire verso Vienna e il Nord Europa.

Il sottosegretario alle Infrastrutture De Caro ha intanto risposto alle interrogazioni delle deputate Pd, Sara Moretto e Simonetta Rubinato, sullo stato di avanzamento dell’istruttoria relativa al tracciato Tav Mestre-Portogruaro, confermando che in commissione Via esiste ancora un solo progetto, quello del tracciato litoraneo. Un fatto che le due parlamentari giudicano grave, visto che sulla necessità di valutare un’alternativa si sono espresse a favore le comunità locali, la Giunta regionale, il Parlamento e lo stesso commissario Mainardi. «Il ministero dei Trasporti – commenta l’onorevole Moretto – valuti al più presto lo studio di fattibilità predisposto da Rfi sul tracciato in affiancamento alla linea ferroviaria esistente perché possa poi essere trasformato in un progetto preliminare da presentare alla Via».

Alberto Francesconi

 

Mogliano. Linea per Trieste

MOGLIANO – Carola Arena, candidato sindaco del centro sinistra, in questi giorni, è ingessata per un piccolo incidente domestico al piede. Ma la sua corsa verso il voto di maggio e le sue battaglie politiche non si sono certo arrestate. L’esponente Pd, ieri, è tornata ad incalzare la Regione e l’amministrazione comunale sui disagi relativi ai pendolari. Il “casus belli” è offerto dall’ultima presa di posizione dell’assessore regionale alla mobilità Chisso, che, in una nota, ha voluto ribadire i benefici introdotti per i pendolari grazie all’orario cadenzato e precisare che la riforma del servizio ha comportato un aumento delle corse disponibili.

«Ormai l’assessore Chisso ripete sempre la stessa filastrocca », dice Arena, «Il servizio non c’è ed è del tutto inutile che ad ogni episodio più eclatante rispetto alla quotidiana precarietà, la Regione si senta in dovere di dire che tutto va bene, che si tratta di problemi circoscritti, che i treni sono aumentati e che chi si lamenta lo fa soltanto per mettersi in mostra».

«I problemi», continua Carola Arena, che a gennaio ha promosso una raccolta firme tra i pendolari «ci sono tutti e a Mogliano li patiamo in maniera assolutamente rilevante soprattutto per ciò che concerne le corse dei lavoratori della mattina presto e della sera dopo le 23. È imbarazzante, poi, costatare come nessuno dei pezzi di centrodestra della maggioranza uscente, si preoccupi di rappresentare i disagi di lavoratori e studenti presso i propri referenti politici in Regione. Sentir parlare», conclude la candidata sindaco, «di Metropolitana di superficie, oggi, appare ormai surreale: la Regione fa questi annunci mentre da anni tira a campare lasciando i pendolari a piedi o costringendoli a viaggiare in condizioni assolutamente disagevoli ».

Matteo Marcon

 

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