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Gazzettino – Noale. Treni nel caos, una giornata d’inferno.

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30

set

2014

NOALE – Un guasto tecnico al passaggio a livello e un incidente mandano in tilt il sistema

Convogli cancellati e gravi ritardi: pendolari infuriati

È la quarta volta che capita negli ultimi otto mesi, la seconda negli ultimi dieci giorni. La linea ferroviaria Bassano-Venezia è piombata nuovamente nel caos, mandando su tutte le furie centinaia di pendolari che si servono delle stazioni di Noale, Salzano e Spinea. È successo ieri mattina e ancora una volta tutti i disagi sono partiti da Noale; in passato era capitato che camionisti e automobilisti passassero con le sbarre in movimento danneggiandole, stavolta i problemi sono stati addirittura due: un guasto tecnico poco dopo le sei al passaggio a livello di via Mestrina e un tamponamento alle nove e mezza al passaggio a livello di via Tempesta. Inevitabile il caos, non solo sui binari ma anche su tutta la viabilità all’ora di punta. Il primo problema ha interessato ben 21 convogli regionali fino a metà mattinata: 15 mezzi hanno subìto ritardi compresi tra i 10 e i 30 minuti, quattro treni sono stati cancellati e altri due sono stati soppressi parzialmente. I disagi maggiori ci sono stati per i pendolari di Salzano diretti a Venezia: già il loro Comune è meno servito degli altri per quanto riguarda i bus Actv, in più sono state cancellate quattro corse della «navetta» Noale-Mestre e Mestre-Noale. Tecnici Rfi e agenti della Polizia Locale hanno avuto il loro bel da fare per riparare il guasto, gestire il traffico e governare un’altra mattinata di passione. Il guasto tecnico ha provocato ritardi fin dall’alba, l’incidente ha invece costretto i treni a marciare a ritmo ridotto in prossimità del centro di Noale. Banalissimo il tamponamento di via Tempesta, con le sbarre del passaggio a livello appena alzate: una Wolkswagen Polo guidata dal 24enne M.L. di Zero Branco era diretta verso Padova quando, probabilmente dopo una frenata, è stata tamponata dalla scooter di un anziano miranese, il 78enne M.M. L’uomo è stato sbalzato a testa e sul posto è giunta anche un’ambulanza, per fortuna ha riportato solo botte e ferite. Detto delle cause, resta la rabbia di studenti e lavoratori: «Arrivare a Venezia è ogni giorno un’imprevedibile avventura» sottolinea il comitato pendolari Spinea.

 

Gazzettino – “I treni ignorano Salzano e Spinea”

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22

set

2014

PROTESTA – I Regionali Veloci saltano le due stazioni del Miranese, i pendolari insorgono

«I treni Regionali Veloci fermino anche a Salzano e Spinea: un miglior servizio per alcuni non può giustificare un disservizio per molti». Il comitato pendolari di Spinea alza la voce: a studenti e lavoratori non va proprio giù che molti treni della linea Bassano-Venezia fermino nel Miranese solo a Noale e Maerne. «Le stazioni di Salzano e Spinea servono un numero altissimo di utenti, saltandole vengono risparmiati solo otto minuti – spiegano i pendolari -. Molti di noi sono costretti ad utilizzare altre stazioni, muovendoci in macchina e facendo dunque aumentare traffico e inquinamento. È davvero un’intelligente logica di trasporto?». Il comitato (molto attivo anche su Facebook) ha appena stilato un dettagliato documento con le proprie richieste a breve, medio e lungo termine. Il documento è già stato presentato al sindaco Silvano Checchin e ora i pendolari chiedono un incontro al governatore del Veneto Luca Zaia (che ha assunto le deleghe ai Trasporti dopo il coinvolgimento dell’assessore Renato Chisso nello scandalo-Mose). Il comitato chiede fin da subito anche una maggior efficienza della linea Noale-Mestre, denominata navetta: «Quando ci sono dei problemi queste corse Noale-Mestre sono le prime ad essere soppresse. In questi casi chiediamo almeno che il treno successivo fermi nelle nostre stazioni per evitare che nessuno rimanga a piedi». In un’ottica a breve termine i pendolari propongono un’idea diversa di treno Regionale Veloce: «Questi convogli dovranno essere realmente veloci e prevedere molte meno fermate, le principali sarebbero Mestre, Castelfranco e Bassano. Dovranno essere in aggiunta alle normali corse previste con l’orario cadenzato». Due infine le richieste a lungo termine: «Innanzitutto il raddoppio del binario fino a Castelfranco, una regione come il Veneto non può ancora permettersi linee ferroviarie a binario unico – scrivono i pendolari -. E poi chiediamo un biglietto elettronico integrato tra bus e treni: questo per evitare di avere un abbonamento per il servizio ferroviario e poi doverci pagare il bus a causa di ritardi e soppressioni».

 

Le Ferrovie dello Stato cercano associazioni culturali per affidare quelle non più vigilate: a Mestre c’è Carpenedo

Nella lista, alla voce Veneto, sulla linea Mestre- Fossalta, c’è la stazione di Carpenedo, in buono stato, a cinquecento metri dal centro cittadino. È una delle 87 stazioni impresenziate del Veneto finite nella lista delle Ferrovie dello Stato che cerca partner per non lasciare nell’abbandono stazioni ancora attive e frequentate da pendolari ma dove non ci sono biglietterie e personale delle ferrovie. FS darà le vecchie stazioni in affitto o concessione d’uso gratuito a chi si occuperà della loro manutenzione e le utilizzerà per organizzare progetti e attività socio-culturali. Una opportunità che può avere sbocchi diversi: sale espositive, spazi di produzione culturale o artigianale, punti turistici sono alcune delle possibilità date dal piano noto a pochissimi. Nella lista veneta troviamo la stazione di Carpenedo, vicino alla piazza e a Santa Maria dei Battuti. Il passaggio a livello di via Trezzo, attiguo, nel 2015 dovrà sparire sostituito da un sottopasso che chiuderà il collegamento con Carpenedo. Lo ha confermato il nuovo piano comunale del traffico. Ma del futuro della stazione da tempo non si ha certezza: nel piano del metrò regionale (Sfmr) era prevista una nuova stazione vicino al cimitero, poi stralciata. La vecchia stazioncina resta dove è. Utilizzata dai pendolari ma senza servizi. Ci sono altre piccole stazioni della nostra provincia nell’elenco: quella di Gaggio, Lison e Fossalta di Piave; Salzano Robegano sulla Mestre-Trento; Preganziol sulla Mestre-Orsago. In Veneto, il piano Fs ha censito 87 piccole stazioni impresenziate per 98 locali di stazione e 84 appartamenti (54 quelli occupati) , con un valore a bilancio complessivo di 10 miliardi di vecchie lire per i locali di stazione e 17 miliardi per gli alloggi. Le superfici calcolate risultano così ripartite: oltre 7.200 mq per i locali di stazione e circa 9500 mq per gli appartamenti. I fabbricati sono in stato di conservazione accettabile nel 68% circa dei casi ( in un caso lo stato è ottimo; in 9 casi buono; in 49 discreto; un immobile è vecchio; 15 quelli scadenti e 10 quelli fatiscenti). Cinquantuno stazioni sono in posizione centrale rispetto i centri urbani e questo è il caso di Carpenedo. Ferrovie dello Stato in Veneto ha già avviato 21 contatti per un possibile riutilizzo delle aree disponibili: tre con operatori economici privati e 18 con enti locali. 21 i contratti già stipulati (4 di affitto e 16 di comodato). In cinque casi si tratta di accordi a scopo commerciale, in 20 casi lo scopo è sociale e in altri due di diverso tipo. Per Carpenedo non ci sono ancora contatti con associazioni, enti locali, aziende interessate ad un riuso della vecchia stazioncina, cara a molti mestrini e che fino al 1927 era nota con il semplice nome di Carpenedo. La struttura è dotata di sovrappasso pedonale; biglietteria automatica, parcheggio bici, altoparlanti di annuncio arrivo e partenza treni e una sala d’aspetto non riscaldata. «Bonificare significa ripristinare accettabili condizioni di agibilità, ma anche, laddove sia possibile, andare oltre, rendendo la stazione stessa luogo di nuove imprese economiche e sociali», scrivono nel loro piano le Fs. Il riuso ha vari sbocchi. Nel turismo culturale o ambientale, già sperimentato in alcuni casi in altre zone d’Italia. Al Sud le vecchie stazioni sono state una occasione per l’occupazione giovanile.

Mitia Chiarin

 

Il comitato pendolari di Spinea chiede la revisione dell’orario e il reinserimento delle stazioni minori

SPINEA «A che serve il treno veloce se non è per tutti?». Comitato pendolari di Spinea all’attacco: il nuovo orario cadenzato, come il vecchio, non soddisfa e così ecco una serie di richieste che gli utenti della stazione Sfmr del Graspo hanno consegnato in Comune, chiedendo al sindaco di farsene portavoce in Regione: ripristino delle fermate soppresse, revisione degli orari e biglietto unico elettronico le richieste formulate.

Treni veloci. L’orario attuale prevede treni regionali veloci in fasce orarie delicate per i pendolari. Ora i tempi sono accorciati sulla tratta Venezia-Bassano, a scapito però delle fermate in tutte le stazioni. Insomma: treni più veloci che regionali. «I regionali veloci», protestano per il comitato Andrea Pruner, Laura Mezzacapo e Nicola Barbiero, «hanno fatto guadagnare 8 minuti a scapito di alcune fermate che servono un numero di utenti maggiore di altre. Un esempio? I treni che fermano a Maerne ma non a Salzano-Robegano e Spinea, per le quali occorrerebbero tre minuti ciascuna. Non chiediamo modifiche d’orario ma l’inserimento delle fermate di Salzano e Spinea. I servizi navetta dalla stazione di Noale a Mestre non bastano: sono poco frequentati e sono i primi a essere soppressi».

Orario. L’obiettivo del comitato è anche quello di ottenere migliorie nella revisione dell’orario, già prevista per il 13 dicembre. «L’orario cadenzato deve permettere una quantità maggiore di corse anche durante i giorni festivi e oltre gli orari oggi in vigore, con fermate in tutte le stazioni previste, così come succede nel servizio metropolitano delle grandi città. Solo così si otterrà maggiore efficienza del servizio».

Treno e bus. «Serve il raddoppio del binario almeno fino a Castelfranco, la previsione del biglietto unico elettronico e un sistema di trasporto locale integrato». Il comitato ritiene insensata una ferrovia a binario unico e non accetta che la dorsale venga considerata tratta secondaria viste le migliaia di persone che la usano. «Il biglietto unico elettronico è per evitare di pagare due biglietti nel caso un treno in ritardo o soppresso costringa i pendolari a servirsi dei bus». A proposito: «Non possiamo pensare a stazioni ferroviarie metropolitane che, seppur con importanti parcheggi, non prevedano una fermata per i bus. Quella di Spinea non è collegata ai mezzi pubblici, nonostante la presenza di due corse (la linea 6 e 7) che passano a fianco».

(f.d.g.)

 

 

I comitati vogliono che la Regione aumenti i treni nella fascia serale e nei giorni festivi

PORTOGRUARO – A tre mesi dall’entrata in vigore del nuovo orario, che avverrà a metà dicembre, i comitati pendolari della tratta Venezia-Portogruaro chiedono un incontro urgente al governatore Zaia per capire quali modifiche la Regione sia disposta a introdurre per migliorare il servizio. La richiesta è stata avanzata in una lettera sottoscritta dai comitati pendolari del Veneto Orientale e di Quarto d’Altino. Nella missiva gli utenti ricordano che sono passati nove mesi dall’introduzione dell’orario cadenzato e che, sia prima che dopo tale data, i comitati hanno presentato alla Regione diverse richieste di modifica e integrazione del servizio. Nodi tuttora irrisolti, nonostante ad aprile ci sia stato anche un primo incontro con Zaia. I problemi riguardano innanzitutto la fascia serale, con l’ultimo convoglio da Venezia che parte alle 22.41 («Mentre prima c’era un treno alle 0.21 utilizzato da circa cento persone», ricordano i pendolari) e nessun treno tra le 20.11 e le 22.11. L’altro nodo chiave è quello dei collegamenti di sabato e nei festivi. Di sabato il primo arrivo a Venezia è possibile solo alle 6.50, mentre prima era alle 5.25. Peggio ancora va nei festivi, con il primo arrivo possibile a Venezia alle 7.20 o addirittura alle 8.56, se si parte da una delle stazioni minori. Infine l’annoso problema dei «buchi» d’orario in tarda mattinata: tra le 10.41 e le 12.41 da Venezia, tra le 11.08 e le 13.04 da Mestre. «Inutile sottolineare che queste mancanze creano disagio a diverse centinaia di persone», scrivono i comitati, «apprendiamo con piacere dalle sue dichiarazioni che Zaia avverta l’urgenza di risolvere gli spinosi problemi causati ai pendolari dall’entrata in vigore dell’orario cadenzato e come senza la necessità di un confronto diretto con gli utenti. Dal momento che fra tre mesi entrerà in vigore l’orario per il 2015 chiediamo un incontro per capire quali modifiche la Regione sia disposta a inserire».

Giovanni Monforte

 

I disservizi a danno dei pendolari: gli impegni dell’ad Soprano dopo il colloquio con il governatore

La Regione conferma la gara europea per il trasporto ferroviario locale e rimodula le multe sui ritardi

VENEZIA – Il potenziamento del numero dei convogli in ambito veneto con l’entrata in servizio – entro il 2016 – di 166 nuove carrozze e 9 convogli supplementari Vivalto; la garanzia di fornire ai passeggeri, tramite il gestore dell’infrastruttura Rfi, un’informazione finalmente adeguata a terra e a bordo treno; 50 milioni di euro di investimenti sui centri manutentivi a cominciare dalla nuova officina ferroviaria di Mestre. Questi gli impegni assunti dall’amministratore delegato di Trenitalia, Vincenzo Soprano, a conclusione di un lungo incontro con il governatore Luca Zaia che nei giorni scorsi, in una lettera al manager, aveva evidenziato le criticità del trasporto regionale su rotaia, legate in particolare al sovraffollamento e alla puntualità delle corse. «Tutti i punti trattati e le obbligazioni assunte saranno oggetto di uno specifico atto integrativo all’attuale contratto di servizio», fa sapere Palazzo Balbi, rimarcando che stavolta non si accontenterà di vaghe promesse a fronte dei disagi e delle proteste dei pendolari che hanno indotto l’amministrazione a disdettare il contratto con Trenitalia (così da evitarne il prolungamento automatico) adottando l’opzione di un bando di gara europeo per l’affidamento del trasporto pubblico locale nei prossimi anni: entro ottobre una delibera della Giunta avvierà la procedura, con una novità rilevante: qualora non si aggiudicasse il futuro appalto, Trenitalia sarà disponibile a noleggiare il proprio materiale rotabile al vincitore, così da favorire una più ampia presenza internazionale alla gara. Tornando al vertice di Venezia (tre ore di colloquio a porte chiuse) Zaia e Soprano hanno concordato sul fatto che l’aumento del traffico ferroviario, stimato nell’ordine del 10%, richiede una maggiore erogazione di risorse per assicurare l’efficacia degli orari cadenzati il cui andamento è considerato nel complesso soddisfacente: i +10 milioni iniziali saranno così integrati alla luce dei maggiori introiti derivanti dall’annunciato aumento del biglietto sulle corse semplici e dalla crescita del volume passeggeri. Delicato il capitolo puntualità dove Trenitalia condivide con Rfi la responsabilità dei ritardi, provocati anche dalle scandenti condizioni di alcuni tratti della rete, perciò la Regione definirà direttamente con questa società un protocollo sulla pianificazione e gestione delle tracce future. Lo stesso sistema delle multe sarà modificato; finora la Regione ha applicato le sanzioni sulla media temporale partenza-arrivo del tragitto devolvendo il ricavato al fondo abbonamenti di lavoratori e studenti. Era la linea adottata dall’ex assessore Renato Chisso ma ora Zaia, che ha assunto la delega alla mobilità, ha deciso di rimodulare le penali sulle singole fermate, così da consentire un monitoraggio più puntuale del servizio. Che altro? Silenziosi i protagonisti dell’incontro, fonti regionali parlano di «esito molto incoraggiante». Lo verificheremo assai presto.

Filippo Tosatto

 

Gazzettino – Treni, il patto “anti-disagi”

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16

set

2014

Orari, sovraffollamenti, puntualità: firmato protocollo tra Zaia e l’ad di Trenitalia Soprano

La premessa è ambiziosa: azzerare tutti i disagi che da anni affliggono i pendolari di Trenitalia, e non solo. Secondo la Regione Veneto il dado è stato tratto. Ieri l’incontro tra il presidente Luca Zaia e l’Ad di Trenitalia Vincenzo Soprano che ha decretato la sigla di una “carta di intenti” da attuare a brevissima scadenza. L’obiettivo è quello di colmare le lacune che oggi rendono il sistema di trasporto veneto molto poco appetibile, soprattutto per gli utenti che utilizzano alcune tratte.
Ecco i fatti. Si parte dall’orario cadenzato, non gradito a tutti: una variazione in corso d’opera riguarderà una delle linee più calde, la Treviso-Motta. Dal 19 ottobre sarà ripristinata una coppia di treni alle 7.05, con buona pace di tutti quei pendolari che ne lamentavano l’assenza. Ma le aree su cui si dovrà intervenire sono anche altre.
ORARIO CADENZATO – É di certo una delle note più dolenti dell’intero sistema ferroviario veneto. Innegabilmente l’orario cadenzato ha attirato gli strali dei comitati dei pendolari che ne hanno contestato le cancellazioni di corse e gli accorpamenti. La Regione ha trovato i soldi, più di qualche milione di euro, per “aggiustare” le 22 variazioni che stanno creando più disagi. Nei prossimi giorni partiranno gli incontri con i rappresentanti dei pendolari e con i sindaci dei comuni interessati.
PUNTUALITÀ – L’arrivo in orario di un treno diventa una delle priorità per il sistema ferroviario veneto. Ad oggi il 95 per cento dei convogli parte e arriva secondo gli orari stabiliti, ma il sistema può ancora essere perfezionato. Il protocollo d’intesa che è stato siglato prevede che vengano rimodulare puntualità e sanzioni tenendo conto delle responsabilità che possono essere di Trenitalia o del gestore dell’infrastruttura (RFI). Il nuovo protocollo non terrà conto anche del ritardo “medio-orario” e non solo di quello all’arrivo.
SOVRAFFOLLAMENTO – Anche per i treni parte l’”operazione trasparenza”. Sono 16 i treni per i quali si lamentano condizioni di viaggio impossibili e spesso la cattiva comunicazione di ritardi o variazioni, rende il viaggio ancora più insopportabile. Per 9 di questi treni si stanno esaminando le diverse soluzioni al fine di rendere i convogli meno affollati. Accanto a questo partirà anche un nuovo sistema di informazione all’utente sia a bordo dei treni, sia nelle stazioni per rendere più chiaro il servizio.
É stata poi anticipato al 2016 l’arrivo di 166 nuove carrozze e 9 treni Vivaldo nuovi. Trenitalia ha anche confermato il programma di investimenti relativi ai nuovi centri manutentivi che verranno realizzati a Mestre, per un valore complessivo di 50 milioni di euro.
NUOVO BANDO – Entro ottobre il presidente Luca Zaia porterà in giunta una delibera per l’avvio della gara europea per l’affidameto del Trasporto pubblico locale dei prossimi anni. La novità, frutto di un accordo raggiunto oggi con Trenitalia, è che il vincitore si troverà a disposizione i convogli lasciati da Trenitalia, quindi non dovrà perdere tempo per l’acquisto e il posizionamento.

Daniela Boresi

 

Gazzettino – Biglietto unico, un flop da 38 milioni

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13

set

2014

INTERROGAZIONE – Stefano Fracasso: quanto ha speso la Regione per il biglietto unico?

Da dieci anni inutili finanziamenti alle aziende di trasporto per il sistema metropolitano

Da quant’è che se ne parla? Anni, dieci se non di più. Sono stati spesi soldi? Eccome, almeno una trentina di milioni di euro. Si è arrivati a un risultato? Nossignori, nessun risultato concreto.
Questa è la storia incompiuta del “biglietto unico”, un sistema pensato per aiutare la vita dei pendolari veneti, lavoratori e studenti, chiunque abbia bisogno di usare più mezzi di trasporto pubblico, autobus, treno, tram. Un progetto perfino semplice nella sua ovvietà, ma che non decolla. A Palazzo Balbi, sede della giunta regionale del Veneto, riferiscono di problemi dovuti a carte bollate, vecchie vertenze che si trascinano con chi doveva realizzare l’Sfmr, acronimo della famosa metropolitana di superficie. Il dato di fatto è che in dieci anni si sono spesi milioni e il biglietto unico non c’è.
A fare il conto della serva è stato Stefano Fracasso, consigliere regionale del Pd. La curiosità – della serie: quanto ha speso la Regione – gli è venuta dopo aver appreso che lunedì – in sordina, senza tagli di nastri né cerimonie – è partito il servizio ferroviario di metropolitana di superficie Padova-Mestre: 22 treni per un’offerta di 3.000 posti a sedere. E il biglietto unico?
Fracasso è andato a prendersi le delibere e le ha messe in fila. «30 dicembre 2003, ultima seduta di giunta regionale di quell’anno – presidente Galan, assessore Chisso – tra le numerose delibere una porta un titolo burocratico “Programma regionale di investimenti per tecnologie del trasporto pubblico locale 2003/2004”. Si parla di 38 milioni di euro per realizzare “un sistema di bigliettazione automatico unificato su base regionale (…) in modo da permettere con una tessera unica di poter utilizzare tutti i mezzi pubblici della Regione». Il finanziamento viene suddiviso per 11 progetti che coinvolgono i gestori dei vari servizi urbani ed extraurbani del Veneto. Termine per la conclusione del progetto: fine 2006. Nel luglio 2004 la giunta adotta gli standard tecnici che le aziende di trasporto devono rispettare. Nel 2006 i progetti non sono conclusi: scatta la proroga. A marzo 2009 Dolomiti Bus (Belluno) e il Comune di Vicenza (Aim) non hanno ancora proceduto ad assegnare la commessa per il biglietto automatico, mentre il biglietto Sita (Padova) e Trenitalia finisce in contenzioso. Fracasso: «Rimangono 4,9 milioni di euro non utilizzati che vengono riassegnati fissando il temine del 31 dicembre 2010». Giugno 2010, l’assessore Chisso annuncia che Actv Venezia, Atvo del Veneto Orientale e Atv Verona superano le verifiche tecniche di inter-operabilità. Peccato che Trenitalia chieda un altro biglietto. Per gli altri 8 progetti c’è la proroga al settembre 2011. Ottobre 2013: le quattro società di trasporto pubblico del trevigiano si avviano a fusione e chiedono altri 150.000 euro per integrare i sistemi di bigliettazione. 2014: dopo 10 anni e 38,8 milioni di euro, il biglietto unico regionale è ancora sulla carta. Nel Programma attuativo regionale dei fondi europei Fas, vengono destinati altri 10 milioni. E nel documento di programmazione per i fondi europei 2014/20, altri 13 milioni per un “Sistema di trasporto intelligente”, che si traduce in contributi per “l’attivazione di sistemi di bigliettazione elettronica per quelle realtà che ancora non ne sono dotate”.
Mentre a Palazzo Balbi fanno sapere che l’investimento ha riguardato sia la Regione che le società di trasporto, Fracasso ha annunciato una interrogazione: quanto si è speso? e quando ci sarà il biglietto unico?

Alda Vanzan

 

Decreto ingiuntivo per il servizio che è stato svolto nel quarto trimestre del 2012

In attesa del Governo, si pesca nel bilancio 2014. La Cgil: «La coperta è corta»

VENEZIA – Il decreto ingiuntivo di Trenitalia è stato notificato alla Regione il 30 dicembre 2013. È diventato esecutivo il 27 maggio 2014 e spedito via posta elettronica certificata l’11 giugno. Il pagamento dovrà essere eseguito entro 120 giorni dalla notifica del titolo esecutivo. Ecco perchè il 12 agosto Palazzo Balbi è corso ai ripari e, su proposta di Luca Zaia, ha deliberato un’anticipazione di pagamento: 22 milioni di euro. L’esecutivo ha attinto alle somme stanziate a bilancio per il 2014 per far fronte alle pretese creditorie avanzate da Trenitalia in merito a una fattura relativa al quarto trimestre 2012 per i servizi resi nell’ambito del contratto pluriennale stipulato con la società. Le somme attinte sono comprese nel capitolo “Fondo per il finanziamento dei servizi di trasporto pubblico ferroviario”-“Fondo regionale per il trasporto pubblico locale”, che presenta una dotazione di 150 milioni. Queste risorse «potranno quindi garantire la temporanea soddisfazione delle pretese creditorie di Trenitalia». È stata pertanto autorizzata la liquidazione di 22 milioni di euro. A questo passo la Regione è arrivata alla luce del ritardo nell’erogazione, da parte dei ministeri competenti, dei quattrini legati al Fondo per lo sviluppo e la coesione. Ad onor del vero, già quasi un anno fa (il 30 ottobre 2013) la Regione aveva trasmesso al Governo il Piano di ristrutturazione del trasporto ferroviario regionale, «con cui si prevede di utilizzare risorse del Fondi per lo sviluppo e la coesione a copertura dei servizi ferroviari regionali a tutto il 31 dicembre 2012». La cifra era pari a 21.157.916 (di cui 20.476.582 per i servizi resi da Trenitalia nel quarto trimestre 2012 e 682.333 per i servizi svolti da Sistemi Territoriali nel 2011». Il 7 febbraio 2014 di quest’anno la Regione ha incontrato il ministero dei Trasporti, il 15 maggio 2014 il ministero dell’Economia. Ma l’iter è ancora in alto mare e la Regione ha deciso di far fronte alla richiesta di Trenitalia. «La coperta è corta e scoperta», commenta Ilario Simonaggio, segretario generale della Filt-Cgil Veneto, «soldi per il servizio ferroviario regionale – secondo semestre 2014 – per complessivi 22 milioni di euro, salvo improbabili sorprese romane, si devono reperire nell’assestamento di bilancio 2014 della Regione Veneto». Lunedì sarà a Venezia l’amministratore delegato di Trenitalia, Vincenzo Soprano, con il quale si farà il punto sull’orario cadenzato e sulle esigenze di nuove corse richieste dai comitati dei pendolari.

Claudio Baccarin

 

QUARTO D’ALTINO – Sperimentazione in sordina e pendolari infuriati

Ancora treni soppressi. Le critiche anche di Marotta (Idv)

QUARTO D’ALTINO – «Con la documentazione arretrata dei disagi e dei disservizi porteremo Trenitalia davanti al giudice di pace». Potrebbe essere proprio questo, come annunciano i portavoce del comitato di Quarto d’Altino, il prossimo passo dei pendolari, da anni in lotta con Regione e Trenitalia. Lunedì sono partiti, in sordina, i 22 nuovi collegamenti ferroviari tra Padova e Mestre, anticipazione sperimentale della metropolitana di superficie. I problemi dei pendolari, però, sono quelli di sempre. Da inizio settimana, con il ripristino dell’orario completo e quindi di alcune corse sospese a giugno (nonostante le proteste degli utenti), sono ancora decine i casi di ritardi, disagi e soppressioni segnalate giorno dopo giorno dai pendolari di Quarto d’Altino e del Veneto Orientale.
Solo nella giornata di lunedì sarebbero stati soppressi tre treni della linea Venezia-Portogruaro che avrebbero fatto scattare una segnalazione del Comitato di Quarto alla direzione di Trenitalia. Ieri, stessa storia, con un’altra mattinata di passione segnata dai ritardi, disservizi e cancellazioni. Le critiche, però, arrivano da tutti i fronti. Gennaro Marotta, consigliere regionale Idv, contesta anche la scelta di far partire in sordina la sperimentazione della metropolitana di superficie. «Non sappiamo se la decisione sia stata di Trenitalia o della Regione – commenta Marotta – Ma far partire le nuove corse nell’ombra è stata una pessima idea. Alla peggio, bastava organizzarsi con qualche fotocopia nelle stazioni e gli annunci all’altoparlante. Pochi euro, quasi a costo zero. Invece i viaggiatori non sanno nulla della nuova metro… clandestina». L’anticipazione sperimentale dovrebbe andare avanti fino al 13 dicembre.
«Un altro neo – osserva Marotta – è che i nuovi treni colleghino Padova con Mestre, ma non con Venezia. In questo modo escludiamo i turisti, molti pendolari e tutti gli studenti universitari. Una scelta che dal punto organizzativo sarà anche motivata, ma che per l’utenza resta un mistero».

(m.fus.)

 

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