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QUARTO D’ALTINO – È stato fissato domani alle 9.30 in Regione (palazzo Linetti), l’incontro dei sindaci della linea Mestre-Portogruaro, per discutere dei problemi legati all’orario cadenzato. La convocazione è stata spedita a tutti i primi cittadini, tra cui il sindaco di Quarto, Silvia Conte, che in queste settimane e mesi ha pressato il presidente regionale Luca Zaia, per poter discutere i problemi sollevati dai pendolari. All’incontro infatti saranno presenti i sindaci, che hanno esteso l’invito anche ad una rappresentanza dei pendolari. La speranza è che non sia solo un incontro tecnico, ma sia presente anche un interlocutore politico, data l’importanza della materia. «Abbiamo scritto alla Regione», dice il sindaco Conte, «proprio in questo senso e contiamo che partecipi l’assessore regionale Donazzan, visto che ha ricevuto da Zaia la delega ai Trasporti. Le osservazioni da noi avanzate finora sono fattibili, quello che è mancato è stata la volontà politica di metterle in atto, politica che deve farsi carico di priorità e scelte. Spero ci sia una forte discontinuità rispetto a quanto fatto finora dalla giunta Zaia con l’assessore Chisso, ma temo che il cambiamento sia rinviato a dopo le elezioni».

(m.a.)

 

Gli esperti dei pendolari elaborano nuove proposte: «Inattaccabili»

TRASPORTI «Corsa alle 6.20 per Treviso: così si salvano le coincidenze»

Insieme per chiedere a Trenitalia la corsa del mattino alle 6.20. Un treno che consentirebbe di arrivare a Treviso in tempo per le coincidenze verso Padova e Vicenza. I comitati dei pendolari della tratta ferroviaria Treviso-Portogruaro hanno deciso di unire le forze, per andare compatti al tavolo della Mobilità convocato per il 24 novembre. Presentando in tale occasione, direttamente a Trenitalia, le proposte. Calibrate tenendo conto del traffico-merci, delle coincidenze e dei costi. Fondamentale il fatto che le varie realtà che raggruppano i pendolari, dal gruppo spontaneo «Oderzo si Muove» al Comitato Pendolari collegato ai sindaci, si siano messe assieme per lavorare in modo univoco. «La proposta elaborata – spiega Andrea Princivalli, portavoce di Oderzo si Muove – si basa su quello che era stato deciso come orario unico in Regione durante l’incontro del 24 ottobre scorso. La mattina organizzare un orario ragionevole non è per nulla facile dato che la tratta è a binario unico. Nei pomeriggi il cadenzamento è più logico e razionale. I “nostri” esperti lo hanno controllato per capire se sia fattibile e sembrerebbe inattaccabile. Questi controlli non sono meri esercizi accademici, ma fatti per anticipare quelli che Trenitalia farebbe successivamente rischiando di scontentare nuovamente noi pendolari». C’è di peggio: se l’orario fosse ancor più negativo rispetto all’attuale, la tratta perderebbe altri viaggiatori. Dopo l’introduzione del cadenzamento, sono diminuiti di circa il 45%. «Per forza – ribatte Andrea Princivalli – l’orario è tale da rendere impossibile a studenti e lavoratori poter giungere in tempo a scuola e al lavoro. Per forza di cose la gente ha dovuto trovare altre soluzioni. Ora stiamo elaborando un orario condiviso da tutti per fare in modo che sia inattaccabile da Regione e soprattutto da Trenitalia. Perché se sottoporremo un orario con solo le richieste “di stomaco” Trenitalia poi lo potrà stravolgere per questioni tecniche e di mezzi e inoltre lo renderebbe attivo solo tra 3-4 mesi. I nostri “esperti” stanno lavorando giorno e notte per fare in modo che le richieste avanzate vengano accolte così come proposte e attuabili in tempi ragionevoli». Per non perdere altro tempo e altri viaggiatori.

 

Gazzettino – Treni, nuovo contratto anti-disagi

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30

ott

2014

Dopo l’ennesimo disservizio l’assessore Donazzan annuncia: «Accordo diretto con Rfi»

Per chi viaggia in treno ormai il disagio è ormai una costante: l’altro giorno il paradosso, sei treni soppressi nella fascia tra le 6 e le 11 causa improvvisa indisposizione del capotreno. Può capitare, e infatti è capitato, sulla linea Mestre-Noale lasciando centinaia di pendolari appiedati e infuriati.
«Questo non può essere il servizio di una regione importante come la nostra – ha commentato l’assessore regionale Elena Donazzan, fresca di delega ai Trasporti -. Lavoratori e studenti non possono essere sottoposti a simili odissee. Pretendono servizi efficienti e la Regione intende dare centralità a questo tema. Nel giro di una decina di giorni avremo la sottoscrizione di un accordo in grado di cambiare la qualità del servizio». In che modo? La Regione, che ora paga a Trenitalia 143 milioni l’anno per garantire il servizio ai 150mila viaggiatori che utilizzano giornalmente le linee venete, chiuderà un accordo diretto anche con Rfi, gestore dell’infrastruttura. Si dovrebbe così ovviare ai disservizi legati a problemi della rete (responsabili di circa il 45% dei ritardi sull’orario dei treni), mentre la qualità del servizio è al centro del protocollo cui sta lavorando la Regione. Le priorità? Orari, pulizia, puntualità (con un nuovo meccanismo di calcolo dei ritardi medi), composizione dei convogli per evitare il sovraffollamento.
Quanto accaduto l’altro giorno, infatti, non è un caso. La linea in questione è tra le più tartassate della regione e basta la malattia di un macchinista (non rimpiazzato), per mandare tutto in tilt. Trenitalia si difende dicendo di avere saputo all’ultimo momento dell’assenza e di non avere avuto modi di organizzare il turno sostitutivo. Ma sono disagi che il sistema non può più sopportare.
Da qui l’intervento a gamba tesa del neo assessore. Resta il nodo organizzazione del personale. «L’attuale sistema – dichiara Alessandro Piras, segretario di Cgil Filt Venezia – si basa su un equilibrio precario e basta poco perché le conseguenze, ad esempio della malattia di un macchinista, mandino in tilt un’intera linea. Criticità organizzative, peraltro, già presenti prima dell’entrata in vigore dell’orario cadenzato regionale da cui deriva lo stato di incertezza continua che si scarica sull’utente».
Da parte sua la Regione sta lavorando su due fronti: a un nuovo bando di gara per la gestione del servizio e per migliorare l’attuale orario cadenzato per venire incontro agli aggiustamenti richiesti da precise fasce d’utenza come i pendolari con turni serali.
Incontri sono già stati fatti con il comitato pendolari della Treviso-Portogruaro e altri seguiranno fino al 14 dicembre quando entrerà in vigore l’orario invernale.
«Il presidente Zaia ha dato disponibilità ad accontentare le richieste dove si può», conferma l’assessore Donazzan. Dove non si potrà, verrà potenziata l’intermodalità (pullman sostitutivi). «L’orario cadenzato però funziona – tengono a precisare in Regione -. Nonostante tutto, la puntualità media è aumentata mentre sono diminuite le soppressioni».

Nicoletta Canazza

 

LINEA BASSANO-MESTRE

L’ottobre nero dei pendolari tra corse soppresse e ritardi

BASSANO – Ottobre da incubo per i pendolari della Bassano-Venezia, i più penalizzati sono quelli che abitano a Salzano che non possono usufruire dei Regionali Veloci e non hanno nemmeno un adeguato collegamento Actv con Venezia. Molti di loro, in caso di soppressioni, hanno dovuto montare in auto e andare alla stazione di Marghera. Per sei volte sono state danneggiate le sbarre di un passaggio a livello noalese, a ciò si aggiunge anche un guasto agli impianti di sicurezza alla stazione di Maerne. Tutto in 4 settimane.

(g.pip)

 

QUARTO D’ALTINO – Quando non sono i ritardi e le cancellazioni, a far arrabbiare i pendolari sono i treni che partono in anticipo. Proprio ieri infatti i comitati di Quarto d’Altino e del Veneto Orientale hanno ricevuto diverse segnalazioni di lavoratori che sarebbero giunti al binario quando il treno era già ripartito. «Un altro spiacevole episodio ai danni dei nostri pendolari – scrivono i comitati in una nota – Il Regionale 11106 che parte da Portogruaro alle 6.06 è partito da Meolo con 2 minuti di anticipo, alle 6.37 anziché alle 6.39. Diverse persone lo hanno perso e sono arrivate al lavoro in ritardo».

Ora chiedono spiegazioni alla Regione: «Viaggiatreno testimonia il fatto che il treno in questione è giunto alla stazione successiva, Quarto d’Altino, alle 6.41 con 3 minuti di anticipo – proseguono – E indubbiamente il treno non può aver impiegato 2 minuti per effettuare un tratto di 8 km». E poi concludono: «Auspichiamo che la Regione chieda spiegazioni a Trenitalia e ci riferisca le motivazioni di tale indebita partenza anticipata. Inoltre ci auguriamo che Trenitalia richiami i propri dipendenti a bordo treno al rispetto degli orari di partenza previsti. Auspichiamo inoltre che episodi simili non accadano più: è impensabile che un treno parta in anticipo sull’orario, anche se solo di 2 minuti».

(m.fus.)

 

 

Gazzettino – Treni, altra mattina da incubo

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29

ott

2014

NOALE-MESTRE – Il capotreno è ammalato, saltano sei corse delle Fs

Sei corse saltate solo in ottobre e due volte a causa di malattia del personale. I pendolari della linea che collega Bassano-Venezia sono esasperati.

Questa volta si ammala il capo-treno, saltano 6 corse sulla linea Noale-Mestre

Le Ferrovie si scusano e avviano delle verifiche interne: pendolari infuriati

Il capo-treno resta a casa ammalato? I pendolari restano a piedi infuriati. Era già successo giovedì con la malattia improvvisa del macchinista, è capitato nuovamente ieri e la giustificazione da parte delle Ferrovie è sempre la stessa: «Lo abbiamo saputo all’ultimo, non abbiamo avuto tempo di organizzare un turno sostitutivo». Una giustificazione che per i pendolari ormai conta poco, visto che a rimetterci sono sempre loro. Studenti e lavoratori che utilizzano la linea Bassano-Venezia ogni giorno si presentano in stazione con un interrogativo: il treno passerà oppure no? Nel mese di ottobre abbiamo contato almeno sei mattinate da incubo, inizialmente le cause sono state guasti tecnici e incidenti al passaggio a livello ma ora i pendolari devono imbattersi anche nelle malattie del personale. Ieri sono state soppresse tre corse Noale-Mestre (quelle delle 7.09, 9.09 e 11.09) e tre corse Mestre-Noale (delle ore 6.22, 8.22 e 10.22). I treni in questione sono le cosiddette «navette»: sono state introdotte per permettere ai pendolari di Salzano e Spinea (le due stazioni dove non fermano i treni Regionali Veloci) di prendere le coincidenze per Bassano e Venezia, il problema è che saltano di continuo. «Il capo-treno doveva presentarsi alle 4.50 del mattino ma ha comunicato di essere ammalato. Purtroppo la mattina stessa non si riesce ad organizzare una sostituzione» ha fatto sapere ieri Ferrovie. Ma non esiste un turno di reperibilità per le sostituzioni d’emergenza? «Esiste, ma ieri tra questa linea e le altre linee regionali abbiamo fatto i conti con tre malattie comunicate all’ultimo – spiegano sempre i vertici di Rfi -. Faremo delle valutazioni per capire se c’è un incremento di queste situazioni o se sia solamente una fatalità dovuta alla stagione autunnale». In questo mese nero i pendolari hanno dovuto fare i conti anche con passaggi a livello danneggiati a Noale e guasti tecnici alla stazione di Maerne. Che fare in questi casi? Molti attendono schiumando rabbia, altri vanno a prendere il bus e chi ha più fretta muove la macchina. «Questo mese abbiamo speso decine di euro tra biglietti e benzina – sbottano i pendolari -. Chi ci rimborsa?».

 

TRASPORTI – Il comitato torna alla carica

TRENO – I pendolari tornano alla carica per chiedere un nuovo collegamento ferroviario per Padova e Venezia

CHIOGGIA – Ferrovia Chioggia – Padova – Venezia, il comitato va all’attacco e chiede una risposta al Governatore Zaia. Dopo una pausa estiva per non interferire con le elezioni di maggio e per attendere gli sviluppi dell’inchiesta Mose, il comitato promotore per la realizzazione di una legge regionale con finanziamento decennale che permetta il collegamento della città clodiense con i due capoluoghi torna a farsi sentire. Giovedì prossimo, alle 18.30 in via Cassiopea 33 (nella sede del Consorzio ConChioggiaSi) i rappresentanti si incontreranno per studiare le prossime mosse.

In particolare si chiederà ancora una volta alla Regione di permettere la presentazione dello studio di fattibilità dell’opera in una seduta pubblica da fare a Chioggia. Lo studio era stato commissionato a una ditta di Monselice dalla Regione stessa ed è pronto già da diverso tempo. L’allora assessore alla mobilità Renato Chisso ha però bloccato tutto.

«Ora Chisso è uscito di scena – afferma il portavoce del comitato promotore, l’avvocato Giuseppe Boscolo – Fu lui a bloccare a marzo la già programmata presentazione pubblica. La competenza sulle Infrastrutture è passata direttamente al presidente Luca Zaia al quale chiediamo di pronunciarsi al riguardo. La città ha infatti diritto di conoscere lo studio di fattibilità sulla nuova ferrovia per poter assumere valutazioni consapevoli sul tema fondamentale della rottura dell’isolamento. Ricordiamo che ad aprile avevamo già raccolto circa 700 firme (con indicazione di indirizzo e documento di identità), superando la soglia minima di 500 sottoscrizioni prevista dallo Statuto comunale per una delibera di iniziativa popolare».

(m.bio.)

 

BASSANO – Treni, la Cgil attacca la Regione: «Sulla linea per Venezia disastri quotidiani»

TRASPORTI La Cgil attacca la Regione: sulla Bassano Venezia servizio sempre irregolare

«Ad oltre dieci mesi dall’introduzione dell’orario cadenzato nel servizio ferroviario regionale e nonostante le richieste e i numerosi solleciti da parte delle amministrazioni locali, dei tanti comitati dei pendolari la situazione è desolatamente ferma». Ilario Simonaggio, segretario generale della Filt Cgil Veneto, suona la carica.
«L’assessore regionale ai trasporti ad interim, Luca Zaia – afferma il sindacalista – un mese fa ha incontrato l’amministratore delegato di Trenitalia Spa, Vincenzo Soprano. Come da prassi ne sono seguiti roboanti comunicati stampa sulla perfetta intesa tra i contraenti del contratto di servizio e sulle miracolanti soluzioni prossime venture. Peccato che promesse e fatti non stiano mai nello stesso asse spaziale e temporale. Il tempo stringe per le necessarie modifiche da introdurre almeno con il cambio dell’orario invernale se si vuole evitare il perpetrarsi della brutta figuraccia offerta con il nuovo orario cadenzato».
Sotto osservazione, in particolare, la Bassano Venezia: «Negli ultimi quarantacinque giorni la tratta è stata bersagliata quasi quotidianamente da problemi che hanno messo a dura prova i nervi dei passeggeri a causa della difficoltà di dare la regolarità del servizio. La linea è a semplice binario (ad eccezione del tratto da Maerne a Mestre), con velocità di percorrenza di 70 chilometri in ingresso e uscita a Castelfranco, e 80 chilometri in uscita e ingresso a Mestre, il resto da 100 a 130 chilometri orari. Purtroppo la velocità commerciale è rimasta ferma in questi anni, anche a causa della situazione dell’infrastruttura ferroviaria».
«Sono inoltre presenti – osserva Simonaggio – troppi passaggi a livello stradali con tempi di chiusura che riportano ritardi alla segnaletica in linea ferroviaria e ciò si ripercuote anche sul traffico stradale. Senza considerare che le conseguenze di ogni azione inadeguata da parte degli utenti della strada si ripercuote in modo pesante su puntualità e regolarità del servizio».
«L’orario cadenzato – continua – ha comportato che i treni fanno più servizio ferroviario sulla stessa tratta con soste a Venezia e Bassano per cui anche in questo caso il ritardo può ripercuotersi anche per tutta o parte della giornata». Altro fattore disagio il cambio con le coincidenze che è fissato a Castelfranco Veneto: «Purtroppo – evidenzia ancora Simonaggio – capita che il ritardo dei collegamenti con Vicenza produca la conseguenza de salto della coincidenza con grave perdita temporale consumata in stazione in attesa del treno successivo».
La Cgil punta il dito anche contro le soppressioni che «portano l’immediata conseguenza del sovraffollamento». «Minore offerta o variazioni «in corsa» della composizione del treno – osserva il segretario generale Filt Veneto – producono su una linea trafficata l’effetto «sardina» in scatola. L’offerta di diciotto coppie di treno al giorno nei giorni feriali, uno ogni trentacinque minuti, dalle ore 5,25 alle 20,25 è una buona condizione di servizio a patto che questo sia adeguato e regolare relativamente a qualità delle infrastrutture e del materiale rotabile. Insomma, molto resta da fare per dare treni di qualità sulla Bassano Venezia e nel resto delle linee ferroviarie del Veneto».

Gianni Trentin

 

La sentenza d’appello riconosce alla società di Monselice crediti e risarcimenti legati alla metropolitana di superficie

VENEZIA – L’estenuante braccio di ferro giudiziario tra Net Engineering e Regione Veneto si va trasformando in una Caporetto per quest’ultima, che in Corte d’Appello incassa una nuova sconfitta: l’undicesima da quando è stato avviato il contenzioso. Stavolta i giudici della prima sezione civile di Venezia hanno respinto il ricorso di Palazzo Balbi contro il lodo arbitrale che, nel febbraio 2011 riconosceva alla società di progettazione tecnologica di Monselice crediti per circa 30 milioni di euro per lavori non pagati, interessi maturati e danni patrimoniali. Oltre a bocciare l’impugnazione, la Corte ha condannato l’amministrazione presieduta da Luca Zaia anche al pagamento delle spese legali della controparte (poco più di 45 mila euro) mentre si avvicina il sequestro cautelativo di beni regionali – per un valore proporzionale alla somma milionaria contestata – già contemplato dal lodo precedente.

Una vicenda per molti versi sconcertante, che investe la distribuzione degli appalti del Sistema ferroviario metropolitano di superficie: correva il 2009 quando la Net – esclusa dal service tecnico sulla linea Mestre-Adria e sulla stazione Mira Buse nonostante le convenzioni stipulate – iniziò una battaglia legale chiedendo il risarcimento per l’«illecita sottrazione di attività» per collezionare nel tempo una serie di lodi arbitrali favorevoli, puntualmente impugnati dalla Regione – che adduce l’assenza di copertura finanziaria degli accordi in discussione – decisa a non sborsare un soldo nonostante un accordo transattivo sottoscritto l’8 agosto 2013: una strategia dilatoria che appare confermata dall’assenza, nel bilancio del Veneto, di ogni accantonamento cautelare.

Una circostanza che suscita la durissima reazione della società presieduta da Giovanni Battista Furlan. «Perché tanta cieca ostinazione della Regione in un contenzioso senza speranze? Perché, dopo l’ingloriosa caduta di Galan e Chisso, anche questa giunta e in particolare il suo presidente Zaia, che ha avocato a sé le competenze di Chisso, e il vicepresidente Zorzato, che ha la delega al contenzioso, persevera con tanta caparbietà nell’azione di Galan e Chisso contro Net? Perché si è tentato di mettere in ginocchio Net? È stato usato lo stesso accanimento in altri cinque arbitrati milionari nei quali si è ricorso ai servizi dei consulenti tecnici Balducci e Cuccioletta?», gli interrogativi sollevati da una nota dell’azienda. Che dopo aver evocato il “sistema Galan” avanza un pesante sospetto: «Sembra evidente che l’intenzione, neanche tanto sottintesa, sia stata quella di utilizzare, come un’efferata garrota, l’inesorabile trascorrere del tempo, in modo da far morire Net a poco a poco di asfissia finanziaria per il mancato incasso dei corrispettivi maturati in anni di lavoro. Non ci sono riusciti, ma questo non toglie la gravissima responsabilità politica della Regione nell’aver costretto l’Azienda a ricorrere ad ammortizzatori sociali, costringendo decine di collaboratori a mesi di umiliante inattività».

Pesanti i contraccolpi dei mancati introiti sui conti dell’impresa, che non usa mezzi termini alludendo all’«impressionante volume di fuoco dispiegato da forze, oscure e no, ostili a Net ma soprattutto all’Sfmr e ai cittadini del Veneto». Conclusione? Net Engineering auspica che dinanzi all’ennesimo pronunciamento della magistratura, Zaia «non voglia con gladiatoria e suicida determinazione, perseverare nell’impugnazione» e adempia al pagamento, ora divenuto esecutivo. Si vedrà ma il “muro contro muro” in atto non autorizza previsioni ottimiste.

Filippo Tosatto

 

CORTE D’APPELLO

VENEZIA – “Prosegue l’imbarazzante e costosa collezione di sconfitte della Regione Veneto”. Si intitola così il comunicato diffuso ieri da Net Engineering, la società di Monselice (Padova), che ha in corso un lungo contenzioso con Palazzo Balbi in merito alla metropolitana di superficie, la cosiddetta Sfmr. La nota si riferisce al pronunciamento dalla prima sezione civile della Corte di Appello di Venezia (presidente Vittorio Rossi) e riguardante un lodo arbitrale che nel febbraio 2011 riconosceva a Net Engineering crediti per circa venti milioni di euro per lavori non pagati, interessi maturati e danni patrimoniali. «L’impugnazione della Regione è stata respinta dalla Corte d’Appello, che ha condannato la Regione anche al pagamento delle spese legali della controparte, poco più di 45mila euro. Nella contabilità di questa incredibile odissea giudiziaria del Sfmr – undici cause, undici sconfitte della Regione – la sentenza di mercoledì della Corte di Appello di Venezia riguarda il secondo dei tre arbitrati avviati e vinti da Net». C’è anche un terzo lodo, dello scorso maggio, che condanna la Regione al pagamento di circa 30 milioni a Net, ma i crediti non sono stati ancora pagati.

 

Nuova Venezia – Una malattia fa cancellare quattro treni

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24

ott

2014

PENDOLARI INFURIATI

Il macchinista si ammala e quattro treni dei pendolari ieri mattina sono stati soppressi. I disagi si sono verificati tra le 6.20 e le 9.30 sulla Mestre-Noale e sulla Mestre-Salzano. Le Ferrovie non sono riuscite a sostituire il dipendente.

 

Noale. Ieri tra le 6.20 e le 9.30 sono stati soppressi i convogli dei pendolari

Le Ferrovie non sono riuscite a sostituirlo. Assalto agli altri treni regionali

Il macchinista si ammala. Quattro navette cancellate

NOALE – Alle sbarre divelte e ai guasti, aggiungiamoci l’improvvisa malattia del macchinista. I problemi subìti quest’anno dai pendolari della Venezia-Noale-Bassano sembrano davvero non finire mai. Ieri sono saltate quattro navette, tre sulla Mestre-Noale e viceversa, una sulla Mestre-Salzano, comprese tra le 6.22 e le 9.32. Così i passeggeri della tratta, che comprende mezzo Miranese, sono stati costretti a riversarsi sugli altri regionali o a muoversi con mezzi alternativi. Come ogni mattina i pendolari e gli studenti si sono recati alle stazioni di Mestre e Noale per raggiungere Salzano o la terraferma. L’amara sorpresa, però, è arrivata poco dopo, perché il tabellone ha iniziato a segnare le soppressioni, nonostante gli altri convogli fossero puntuali: il regionale 5768 delle 6.22 da Mestre a Salzano, il 5771 delle 7.09 da Noale a Mestre, il 5772 delle 8.22 da Mestre a Noale e il 5775 da Noale a Mestre delle 9.09. Il primo è un diretto e non fa soste intermedie, gli altri tre fermano anche a Spinea, Maerne e Salzano. Dalle Ferrovie fanno sapere che le corse sono saltate per una malattia improvvisa del macchinista. La notizia agli uffici è arrivata ancora a notte fonda. Troppo tardi, a quel punto, trovare un sostituto. I problemi hanno interessato le quattro navette che fanno la spola tra Mestre, Salzano e Noale. I passeggeri hanno dovuto attendere per salire sul convoglio successivo. Ma intanto i componenti del gruppo Facebook avevano fotografato lo schermo con l’annuncio delle soppressioni. Non che in passato non ci siano stati disagi, ma l’anno che a breve si chiuderà ha creato più di un problema ai passeggeri. Delle sbarre divelte si è detto e scritto anche prima, con camion e auto che hanno abbattuto i passaggi a livello di via Mestrina e Tempesta a Noale. Lo stesso si può dire dei guasti. Si sta parlando di una linea a binario unico, da Maerne a Bassano, tra le più trafficate d’Italia. In questo 2014, quasi ogni mese i pendolari hanno subìto ritardi per gli intoppi che via via capitavano e colpivano a effetto domino.

Alessandro Ragazzo

 

Simonaggio (Filt Cgil): “Venezia-Bassano, un 2014 da dimenticare”

NOALE. «Tante promesse ma la situazione sulla Venezia-Bassano è desolatamente ferma. Sono rimasti i disagi». La riflessione è del segretario veneto di Filt Cgil Ilario Simonaggio, che traccia il bilancio dei primi dieci mesi di orario cadenzato. E mette fretta alla Regione. «Il tempo stringe», osserva, «per le modifiche da introdurre almeno con il cambio dell’orario a dicembre se si vuole evitare il perpetrarsi della brutta figuraccia fatta con quello cadenzato. Alcune migliorie sono difficili da attuare per l’impostazione del servizio che poggia su una maggiore offerta dal lunedì al venerdì, concentrata in 12-16 ore». Simonaggio indica anche ciò che non va. «La linea è a binario unico, ad eccezione che da Maerne a Mestre» ,spiega, «e questo fa sì che i treni si incrocino. E poi ci sono troppi passaggi a livello, i tempi di chiusura riportano ritardi alla segnaletica ferroviaria e questo si ripercuote pure sul traffico stradale. Ogni disattenzione degli automobilisti si riflette su puntualità e regolarità del servizio. Le soppressioni portano al sovraffollamento. Avere una minore offerta o cambi “in corsa” nella composizione del treno produce l’effetto “sardina”. È buona l’idea di 18 coppie di treni al giorno nei feriali, a patto che ci sia qualità delle infrastrutture e del materiale». (a.rag.)

 

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