Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Il Tavolo dei Pendolari del Veneto dice no all’aumento dei biglietti ferroviari. Secondo i rappresentarti dei pendolari gli aumenti corrispondono alla volontà della Regione di scaricare i costi dell’orario cadenzato sugli utenti. Per questo i Comitati dei Pendolari di Quarto d’Altino, del Veneto Orientale, Treno dei Desideri e Trenitardo, il coordinamento degli Studenti e Legambiente in un documento condiviso spiegano che non intendono pagare ciò che non hanno chiesto, non hanno voluto e non funziona. Il cadenzamento, adottato dal 15 dicembre del 2013, era stato presentato dall’assessore regionale alla Mobilità Renato Chisso come una rivoluzione del trasporto ferroviario. «Una rivoluzione non si può fare a costo zero – spiega Nicola Nucera di Legambiente – l’aumento è inaccettabile, in alcuni casi oltre il 15 per cento. Il presidente della regione Luca Zaia e l’assessore Chisso nel bilancio preventivo non hanno previsto un euro in più oltre al fondo nazionale. Il cadenzamento vero non è mai partito perché il servizio ferroviario da dicembre non copre in modo equo e completo né la giornata, né la settimana, né tutto il territorio regionale. Gli aumenti non sono conseguenza delle richieste dei pendolari ma necessari per risolvere le criticità create dalla Regione con il nuovo orario». I rappresentanti dei pendolari sottolineano come l’aumento dei biglietti non abbia incentivato l’uso del treno e non corrisponda a miglioramenti del servizio. «Si afferma di voler incentivare il trasporto pubblico ma non si fa altro che penalizzarlo, dando priorità alla costruzione di nuove strade in una regione tra le più inquinate e trafficate d’Europa». Il Tavolo dei Pendolari precisa di essere in attesa di risposte alle istanze di modifica agli orari presentate ad aprile alla Regione.

Davide De Bortoli

 

Nuova Venezia – Alta Velocita’ ancora su un binario morto.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

21

mag

2014

Sullo sfondo un danno erariale da 14 milioni per il vecchio tracciato. Mainardi: «Cambiare tutto»

IL COMMISSARIO STRAORDINARIO

«Il progetto va completamente rivisto, non ha senso continuare così. Necessario un nuovo cronoprogramma»

VENEZIA – L’Alta Velocità corre lentissima, praticamente a passo d’uomo. A due mesi dal vertice romano nel quale i governatori di Veneto e Friuli, il Ministro alle Infrastrutture e l’ex commissario Bortolo Mainardi avevano trovato l’intesa sul tracciato «ferroviario», la situazione è di assoluto stallo. Tanto è vero che a Roma, paradossalmente, la commissione tecnica per la valutazione ambientale presso il Ministero dell’Ambiente sta continuando l’istruttoria del tracciato «balneare». «Il progetto del 2010 non mi risulta essere stato accantonato, è logica conseguenza che la commissione Via continui il suo lavoro istruttorio» sibila Bortolo Mainardi, l’ormai ex commissario straordinario «scaricato» dal governo e dalle Regioni interessate. La ragione dello stallo potrebbe nascondersi nel timore di un danno erariale a cui gli amministratori potrebbero essere chiamati dopo che per anni sono stati spesi soldi per progetti e consulenze attorno al tracciato balneare. Si parla di 14 milioni di euro. Adesso, qualcuno deve prendersi la responsabilità della modifica del tracciato: non vuole farlo il ministero delle Infrastrutture, non vogliono farlo le Regioni del Veneto e del Friuli, che hanno cercato di stemperare le tensioni che si erano scatenate sul territorio per il «taglio » del tracciato balneare. Morale: nessuno ha ancora dato disposizioni a Rete ferroviaria italiana di predisporre un nuovo progetto sul tracciato ferroviario e nessuno ha chiesto la sospensione dell’istruttoria Via sul tracciato balneare. «Sono passati più di quindici anni e dei 260 chilometri da Verona a Trieste della prevista linea di Alta Velocità/Alta Capacità, ben 230 non hanno ancora un progetto approvato, condiviso e realizzabile finanziariamente » spiega Bortolo Mainardi, che aggiunge: «Nel contratto di programma 2014-2017 di Rfi spa non riscontro un solo euro per previsti finanziamenti nelle tratte ferroviarie di Veneto e Friuli, eppure il costante sostegno finanziario pubblico alle Ferrovie in Italia è mediamente di quattro miliardi di euro». Mainardi non ha mai nascosto la sua perplessità sul tracciato balneare, sostenendo che l’ipotesi del potenziamento dell’attuale linea ferroviaria fosse più appropriata ed economica: a sostegno di questa tesi porta la quantità di trasporto merci su binari in Europa, rimasta pressoché invariata negli ultimi anni. «Da tempo io penso che la tratta italiana dell’Alta Velocità dal confine francese al confine sloveno deve essere rivista nel suo insieme, in un unico cronoprogramma e con un piano finanziario sostenibile e concreto. Non ha proprio più senso continuare oggi su ipotesi impostate più di vent’anni fa, era un’altra epoca».

Daniele Ferrazza

 

PENDOLARI IN ALLARME

Treni in ferie, stop estivo per 34 regionali

Dal 7 giugno corse ridotte sulle principali linee del Veneto: problemi contenuti per i pendolari, disagi per chi viaggia nelle prime ore del mattino e a tarda sera

VENEZIA Anche i treni vanno in vacanza. Dal prossimo 7 giugno, e fino a metà settembre, non circoleranno più ben 34 regionali che fermano in tutte le stazioni e circolano, essenzialmente, sulle linee Vicenza-Grisignano di Zocco- Padova-Dolo-Venezia; Padova-Camposampiero-Castelfranco- Paese-Treviso; Padova- Castelfranco-Montebelluna- Feltre- Belluno e Padova- Monselice-Rovigo. Nel dettaglio i treni sospesi sono quelli delle 5.35 (partenza da Venezia), 6.35 (Ve), 7.2 6 (Vicenza), 8.26 (Vi), 8.35 (Ve), 8.46 (Treviso), 9.26 (Vi), 10.37 (Ve), 11.35 (Ve), 12.41 (Rovigo), 13.26 (Vi), 13.35 (Ve), 14.26 (Vi), 14.29 (Belluno), 14.35 (Ve), 15.26 (Vi), 15.35 (Ve), 15.46 (Tv), 16.25 (Ve), 16.26 (Vi), 16.39 (Ve), 17.26 (Vi), 17.35 (Ve), 17.46 (Tv), 18.26 (Vi), 19.23 (Ve), 19.26 (Vi), 19.39 (Ve), 19.41(Ro), 19.46 (Tv), 20.26 ( Vi), 20.35 (Ve), 21.26 (Vi), 21.56 (Verona ) e 23.26 ( Vi). In totale vanno in vacanza 14 treni della linea Vicenza-Padova- Venezia, 13 della linea Venezia- Padova-Vicenza, 4 della Padova-Castelfranco- Treviso, 2 Padova-Rovigo e 1 sulla Padova- Belluno. I più penalizzati non saranno i pendolari ma quelli che salgono alle fermate intermedie -Grisignano, Mestrino, Ponte di Brenta, Vigonza- Pianiga, Dolo, Mira-Mirano, Vigodarzere, Campodarsego, San Giorgio delle Pertiche, Vedelago, Istrana, Paese, Abano – e nelle stazioni piccole dove fermano solo i regionali ad andamento lento. Nessun problema per i convogli veloci sulle linee per Ferrara- Bologna, Verona-Vicenza- Padova-Venezia e viceversa, nonché Padova- Belluno, i cui i treni già oggi non fermano nelle stazioni intermedie. Probabili disagi invece per i pendolari che salgono in carrozza alla mattina presto e per gli utenti che si spostano alla sera. Un esempio per tutti: i pendolari dei paesi dell’area Brentana- Miranese, dal 7 giugno non troveranno più i locali mattinieri delle 5.35,6.35, 7.35 e 8.35, mentre alla sera i vicentini che devono tornare a casa da Padova dopo il regionale veloce delle 21.40 per Verona, dovranno forzatamente salire sull’ultimo treno utile delle 22.56. «Le sospensioni dei treni utilizzati dagli studenti le avevamo previste», commenta Sandro Trevisan, il ferroviere veneziano che è segretario nazionale dell’Orsa «ma 34 regionali messi in deposito per tutta l’estate mi sembrano troppi. Anche perché gli universitari si recano a Venezia, Verona, Treviso e Ferrara sino alla fine di giugno e perché molti dei treni eliminati per tre mesi vengono utilizzati in massa anche dai pendolari che d’estate lavorano. In questa faccenda voglio vederci chiaro. Chiederò spiegazioni all’assessore Chisso perché la programmazione annuale spetta alla Regione».

Felice Paduano

 

QUARTO D’ALTINO «Gli utenti del treno non vogliono pagare una cosa che non hanno chiesto, non hanno voluto e che non funziona». La frase è rivolta contro la decisione della Regione di aumentare il prezzo dei biglietti di corsa semplice del trasporto ferroviario. La dura presa di posizione arriva dal Tavolo dei pendolari del Veneto, di cui fanno parte anche i Comitati pendolari di Quarto d’Altino, del Veneto Orientale e di Salzano-Robegano. «Ecco svelato il mistero di come la Regione finanzia l’orario cadenzato: mettendo nuovamente le mani nelle tasche di chi usa il treno», recita una nota congiunta dei comitati, «lo avevamo detto fin da subito che una rivoluzione non si può fare a costo zero. E, infatti, qualche mese dopo è arrivato puntuale l’aumento dei biglietti, in alcuni casi oltre il 15%. Il Tavolo dei pendolari ritiene inaccettabile questo ennesimo aumento: in altre regioni, vedi la Lombardia, l’orario cadenzato è stato finanziato con risorse aggiuntive messe dalla Regione, non con l’aumento dei biglietti. Ma Zaia e Chisso nel bilancio preventivo della Regione non hanno previsto nemmeno un euro in più oltre al fondo nazionale». Gli aumenti, che non riguardano gli abbonamenti, sono stati motivati dall’assessore Chisso come necessari a coprire i miglioramenti all’orario cadenzato richiesti dai pendolari. Una giustificazione che fa infuriare i comitati. «Dati alla mano il cadenzamento vero non è mai partito, perché il servizio ferroviario da dicembre non copre in modo equo e completo né l’arco della giornata, né tutti i giorni dell’anno e nemmeno tutto il territorio regionale», contrattaccano i pendolari, «in realtà questi aumenti non sono conseguenza delle richieste dei pendolari, ma sono necessari per risolvere le criticità create a suo tempo dalla Regione stessa con l’adozione del nuovo orario. Ancora una volta la Regione smentisce se stessa: l’aumento dei biglietti non incentiva di certo l’uso del treno e non corrisponde ad alcun miglioramento del servizio». Il Tavolo dei pendolari ribadisce infine che «sta ancora attendendo risposte alle istanze di modifica agli orari presentate ad aprile».

Giovanni Monforte

 

 

Pieve di Cadore. La promessa è venuta dal responsabile della Siges srl che esegue l’opera nel corso del convegno per la festa del centenario

PIEVE DI CADORE. «Per l’ordine degli ingegneri ferroviari del quale faccio parte e anche per la mia persona, riaprire la linea ferroviaria Ponte nelle Alpi-Calalzo il prossimo 31 luglio, al completamento dei lavori alla galleria Perarolo, è un punto d’onore», ha affermato l’ingegnere Armando Mammino della Siges srl di Povigliano, relazionando sui lavori nella galleria di Perarolo. «Questo», ha aggiunto, «anche perché questo tunnel rappresenta l’ultima criticità dell’intera linea ferroviaria».

La dichiarazione dell’ingegnere è stata fatta all’interno della relazione sui lavori relativi alla galleria, durante il convegno organizzato nella sala della Magnifica Comunità a Pieve di Cadore dal Collegio degli ingegneri ferroviari del Veneto per festeggiare il primo secolo dell’arrivo del treno a Calalzo. La giornata era iniziata con la visita alla mostra fotografica allestita nella sala consigliare del municipio di Calalzo alla quale nel pomeriggio ha fatto seguito il convegno. Un incontro molto sentito anche dalla popolazione che ha affollato la sala. Tra loro sindaci, tecnici ferroviari rappresentanti dei pendolari, ambientalisti e studiosi ferroviari, come l’autore del libro sulla Ferrovia delle Dolomiti, Evaldo Gaspari di Cortina. Era presente anche la senatrice Raffaela Bellot.

Il convegno è stato aperto dal presidente della Magnifica Renzo Bortolot che ha lasciato la parola al presidente della Unione Montana Centro Cadore, Pierluigi Svaluto, da cui sono arrivati alcuni spunti per il futuro della linea ferroviaria. La ricostruzione della storia dei 100 anni della ferrovia è stata affidata al macchinista Roberto Tabacchi, che sulle vicende della linea sta scrivendo un libro. L’organizzatore del convegno l’ingegnere Gabriele Pupolin del Cifi di Venezia ha quindi dato il via alle relazioni, la prima delle quali è stata quella di Mammino. « Contrariamente a quanto i cadorini hanno pensato fino ad oggi, il problema della chiusura temporanea della linea ferrovaria Ponte nelle Alpi-Calalzo, non è stata causata dagli eventi calamitosi dello scorso inverno, bensì dal cedimento del terreno sul quale sono stati scavati i 147 metri della galleria di Perarolo. A causa di ciò l’interno del tunnel ha ceduto già prima del 2011, obbligando la direzione delle ferrovie a prendere provvedimenti urgenti per impedire che il suo soffitto cedesse e interessasse i vagoni dei treni in transito».

Un primo intervento è stato effettuato ripristinando le condizioni di sicurezza al suo interno, con l’obiettivo di controllare se il degrado della galleria si fermasse. Non è stato così, e nel 2012 sono iniziati gli studi per cercare una soluzione. Questa è stata individuata solo nell’allargamento della galleria verso monte, in pratica e creando delle condizioni di sicurezza tali da consentire il transito dei treni per molti anni. «Grazie all’operazione di consolidamento in atto», ha spiegato Mammino, «molto costosa (500.000 euro) ma certamente efficace, la galleria sarà percorribile almeno per altri 100 anni».

Sono seguiti gli interventi di Sandro Da Rold e di Marco Melchiori, rispettivamente membro della giunta a direttore di Confindustria, che hanno presentato il progetto per una ferrovia simile a quelle turistiche altoatesine, «l’unica in grado di far sopravvivere la linea e valorizzare turisticamente il Cadore e Cortina».

Vittore Doro

link articolo

 

 

Monselice, linea dura di Rfi sugli orari: no all’elasticità a favore dei viaggiatori

Ma i treni diretti scarseggiano e per i passeggeri l’elenco dei disagi si allunga

MONSELICE. Vagoni affollati, ritardi perenni, corse che saltano e ora pure la linea dura sulle coincidenze. Si allunga la lista dei disagi a cui sono sottoposti cronicamente i pendolari della Bassa Padovana. Quanto toccato la settimana scorsa ad alcuni viaggiatori del Montagnanese, tuttavia, sa veramente di beffa. A raccontare l’ennesimo smacco ai pendolari è Lisa S., residente di Saletto: «Mercoledì sono stata partecipe di un episodio assurdo. Ho preso il treno regionale che parte da Padova alle 14.10 e che porta a Saletto». Il treno è il regionale veloce 2237, che arriva a Monselice alle 14.29 e cambia poi con il regionale 20476 diretto a Legnago in partenza alle 14.38. «Quest’ultimo treno non ha atteso l’arrivo del convoglio su cui stavo viaggiando, che era in ritardo di quattro minuti. Molti utenti, studenti e lavoratori, si sono ritrovati a dover affrontare un notevole disagio. Non mi era mai accaduto prima che il treno di Monselice non aspettasse quello di Padova per soli quattro minuti di ritardo». Scortesia del capotreno? No, bensì – pare – direttive dall’alto. Continua la ragazza: «Un signore che si era informato precedentemente, per spiegarci quanto stava accadendo, ci ha mostrato un documento del 4 aprile 2014 della Direzione commerciale Asse Orizzontale Bologna di Rfi». Nella lettera, Rfi contesta al Reparto Territoriale Movimento di Padova il comportamento di alcuni dirigenti nella stazione di Monselice che «effettuano d’iniziativa coincidenze non previste tra treni della IF Trenitalia Trasporto Regionale Veneto, senza che quest’ultimo abbia trasmesso le previste autorizzazioni». Si legge ancora nel documento: «Si segnala che la mancata applicazione delle diverse aree di competenza, generando conflitti nell’assegnazione delle cause in ritardo – che in ultima istanza vengono assegnate a Rfi – non può essere in alcun modo accettata e dovrà essere oggetto di formale contestazione verso il dirigente del movimento responsabile». Per attendere una coincidenza in ritardo, dunque, occorrerebbero precise autorizzazioni. Il risultato? Se è vero che il documento, a tratti poco comprensibile perché molto tecnico, invita a non essere troppo elastici con ritardi e coincidenze, la sicurezza di tornare a casa senza ritardi per i treni della linea Padova-Mantova – non sempre puntuali per usare un eufemismo – è ridotta veramente al lumicino. Chiude la stessa pendolare che ha segnalato l’episodio di mercoledì: «L’unica certezza di tornare a casa è con i treni diretti? Per tornare a Saletto ce ne sono solo tre: 9.20, 17.38 e 18.16. Rimaniamo un intero pomeriggio ad aspettare?».

Nicola Cesaro

link articolo

 

oggi le celebrazioni per i cent’anni

La Regione rassicura sul futuro della tratta ferroviaria di Calalzo

CALALZO. «La linea riaprirà e il treno tornerà a correre, come previsto, facendo da navetta tra Calalzo e Ponte nelle Alpi, operando nel tempo perché il sistema ferroviario e turistico si riappropri di una stazione che per decenni è stato il terminal ferrovario di Cortina d’Ampezzo e del cuore del Cadore». La rassicurazione arriva dalla Regione, dall’assessorato per le politiche della mobilità, nel centenario della tratta ferroviaria. Una ricorrenza che verrà celebrata oggi con due momenti: alle 11 a Calalzo la visita guidata delle mostre allestite in municipio; alle 15, nella sala consigliare della Magnifica comunità a Pieve, convegno organizzato dal Collegio degli ingegneri ferroviari del Veneto, per rievocare il secolo di vita della ferrovia nelle Dolomiti e per dare consigli per la sua valorizzazione in chiave turistica.

«Stiamo seguendo questa partita, come sanno bene i comitati dei pendolari assieme ai quali ci siamo confrontati con Rfi», si sottolinea intanto dalla Regione, «e i problemi cui si sta dando soluzione sono più consistenti di quanto non fosse apparso a seguito delle grandi nevicate che hanno travolto la linea. Ci sono problemi strutturali significativi ai quali si sta lavorando, investendo soldi che avranno un ritorno».

link articolo

 

Nuova Venezia – Treni, stangata sui pendolari

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

16

mag

2014

NUOVE TARIFFE – Già attive da mercoledì

Rincari fino al 25%: Venezia-Padova aumenta di 45 cent

Treni regionali più cari, con punte del 25%. La stangata per i pendolari è arrivata all’improvviso. Le nuove tariffe, già in vigore da mercoledì scorso, sono un salasso per gli utenti: un biglietto Venezia-Padova è passato da3.60 a 4.05 euro. Aumenti più sensibili nelle tratte lunghe. Sono rimasti invariati, invece, gli abbonamenti.

 

TRASPORTI»AUMENTI A RAFFICA

Stangata sui pendolari, treni locali più cari del 15%

Da Padova a Venezia, in seconda classe, il biglietto schizza da 3,60 a 4,05 euro

La Cgil: «Zaia mette le mani nelle tasche dei veneti». Chisso: «Aumenti inevitabili»

PADOVA Oggi, per andare, a bordo di un treno regionale, in seconda classe, da Padova a Venezia, si devono sborsare non più 3.60, ma 4.05 euro. L’aumento in percentuale è pari al 12,5%. In pratica si devono tirare fuori dalla tasca circa ottomila lire del vecchio conio: 45 centesimi in più rispetto a prima. Tariffe più alte su tutte le linee regionali, che vanno da Ferrara ( la città emiliana è inclusa anche nelle tratte venete) a Portogruaro e da Peschiera del Garda a Calalzo. In media le tariffe sono cresciute del 15%. Gli abbonamenti, invece, risultano invariati. Ma andiamo a vedere come e dove sono cresciuti i singoli biglietti sulle tratte più battute del Veneto centro-orientale. Si pagano 4,05 euro, partendo sempre da Padova, per andare a Castelfranco, a Vicenza, ad Este e a Cittadella. Sono tutte distanze che si trovano fra i 30 ed i 40 km. Da Padova a Mestre, oppure da Mestre a Treviso, il breve viaggio, inferiore ai 30 km, costa 3,30. Prima costava 2,90.Da Padova a Treviso, via Castelfranco- Paese, si sborsano 5,35. Prima 4,75. Stessi soldi per raggiungere Rovigo oppure San Bonifacio. Stessa tariffa per andare sino a Bassano del Grappa. Ancora più caro andare sino a Ferrara: 6.40 (prima 5.70) oppure andare da Venezia a Portogruaro (5.90 in seconda classe ed 8.85 in prima). Una delle tratte più care di tutte è la Padova-Belluno (120 km) che passa da 7,50 a 8,55. Più cari anche i viaggi brevi: il biglietto da Padova a Terme Euganee sale da 2,25 a 2,50. Immediate le reazioni sia dei singoli viaggiatori che delle associazioni dei consumatori. «L’aumento è spropositato», osserva Jessica Balasso, una ragazza vicentina che va spesso a Padova a trovare il suo ragazzo. Ancora più duro il commento di Roberto Nardo. «È l’aumento più pesante per i treni regionali nella storia delle Fs del Veneto» dice il segretario padovano di Adiconsum-Cisl. «A questo punto i nostri treni locali stanno diventando più cari anche di quelli tedeschi, francesi e svizzeri, dove, però, gli stipendi sono molto più alti ». A muso duro anche e specialmente il giudizio di Ilario Simonaggio, segretario veneto di Cgil Trasporti. «Questo è successo perché, nonostante le nostre continue sollecitazioni, Renato Chisso ed i colleghi della giunta regionale, con Luca Zaia come capo-stazione, all’interno del bilancio regionale, non hanno voluto mettere un euro a vantaggio del trasporto locale su rotaia» sottolinea il segretario regionale della Filt, «e così,come è accaduto già tante volte in passato, hanno messo le mani nelle tasche dei veneti. L’avevamo già annunciato nella primavera 2013. Per avviare il nuovo sistema di servizio ferroviario con l’orario cadenzato ci volevano minimo dieci milioni di euro. Ed invece niente di tutto e, come al solito, Renato Chisso scarica sempre il tutto su Trenitalia e sulle Ferrovie dello Stato». Prontissima la replica dell’assessore regionale ai Trasporti. «Non potevamo fare altrimenti », osserva Chisso, «non dimentichiamo che attualmente, dopo il 15 dicembre, circolano nel Veneto 230 treni in più. Dovevamo pure individuare delle risorse per farli circolare con funzionalità e puntualità. La manovra tariffaria ci farà incassare tra i 9 ed i 10 milioni all’anno. Gli aumenti, poi, non sono stratosferici. Sono leggermente superiori a quelli già avvenuti in Emilia- Romagna ed inferiori a quelli di Toscana, Liguria, Lombardia e Piemonte. Ma gli abbonamenti per i pendolari non sono stati aumentati».

Felice Paduano

 

IL SALASSO SUI BINARI

Venezia-Padova (km 37): 4.05 euro (prima 3.60)
Stesso importo da Padova a Vicenza, a Castelfranco,
Este e Cittadella

Venezia-Treviso (sino a 30 km ): 3.30 (2.90)
Stesso importo da Mestre a Padova

Padova- Treviso, via Castelfranco-Paese : 5.35 (4.75)
Stesso importo da Padova a Bassano del Grappa,
Rovigo oppure San Bonifacio.

Venezia-Portogruaro: 5.90. Prima classe 8.85

Padova- Ferrara 6.40 ( 5.70)

Padova-Verona Porta Nuova: 6.90 ( 6.15)

Padova-Belluno (120 km): 8.55 ( 7.50)

Padova-Terme Euganee
(meno di 20 km) : 2.50 (2.25)

 

Gazzettino – Treni regionali, aumenti fino al 15%

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

16

mag

2014

FERROVIE – Secondo l’assessore Chisso la stangata serve a finanziare i nuovi convogli per l’orario cadenzato

Risparmiati gli abbonamenti, ma la Cgil tuona: «Penalizzati i pendolari e il servizio resta carente»

Nella fascia fra i 21 e i 30 km il biglietto passa da 2,85 a 3,30 €

«Ma gli abbonati del Veneto pagano ancora meno degli altri»

Da qualche giorno i treni regionali sono un po’ più cari. Sono infatti entrate in vigore le nuove tariffe decise dalla giunta regionale. L’aumento riguarda solo il biglietto singolo, mentre gli abbonamenti sono stati risparmiati. In media, il rincaro oscilla tra il 10 e il 15 per cento, in base alla fascia chilometrica di riferimento.
Per Renato Chisso, assessore regionale alla mobilità, l’aver circoscritto l’aumento ai soli biglietti singoli è comunque segno che la Regione ha voluto «salvaguardare i pendolari», mentre per la Filt Cgil si tratta comunque di una vera stangata.
Come spiega Chisso, la Regione ha dovuto far lievitare il prezzo dei biglietti per coprire i servizi aggiunti con l’introduzione dell’orario cadenzato, la tanto attesa «rivoluzione» del trasporto regionale su rotaia, pensata proprio per migliorare la vita dei pendolari, anche se, per alcuni di loro, problemi e disservizi non sono comunque mancati.
«Dovevamo pagare i 250 treni in più dell’orario cadenzato – spiega Chisso – e per farlo ci è toccato rivedere il prezzo dei biglietti. D’altronde, i soldi chi ce li dava? Di sicuro non lo Stato. L’aumento dei biglietti serve a pagare l’aumento dei servizi. Possiamo dire che abbiamo un biglietto più caro, ma per servizi maggiori».
Totalmente diversa la lettura della Filt Cgil. Per il segretario regionale Ilario Simonaggio, «l’aumento dei prezzi è ancora più odioso perché entra in vigore dal 14 maggio 2014, nonostante la messa a punto del servizio sia ancora un cantiere, con gravi limiti e difetti sulla qualità del servizio. D’accordo che sono stati salvati gli abbonamenti, ma siamo di fronte a una stangata: l’aumento praticato vale 10 volte quello dell’inflazione».
Simonaggio parla di una stangata che colpisce soprattutto le prime fasce chilometriche, quelle più usate per viaggiare con i treni regionali. Ad esempio, calcola il segretario della Filt Cgil, nella fascia 11-20 km, il biglietto è passato da 2,20 a 2,50 euro, per un aumento del 13%, mentre la fascia 21-30 km ha registrato il passaggio da 2,85 a 3,30 euro, per un +15,78%.
Con l’aumento di biglietto dei treni regionali, Palazzo Balbi dovrebbe incamerare dagli 8 ai 10 milioni di euro in più, proprio la cifra che servirebbe per coprire i costi dell’orario cadenzato.
«Comunque – continua Chisso – gli abbonamenti non sono stati toccati, per salvaguardare i pendolari. Per quanto riguarda il confronto con le altre regioni del nord, dopo gli aumenti, il prezzo dei nostri biglietti è diventato in linea con quello degli altri, mentre i nostri abbonamenti sono ancora i meno costosi».

 

VENEZIA «Nessun Intercity diurno tra Veneto e Roma sarà cancellato con il prossimo orario estivo di Trenitalia, in vigore dal 15 giugno. Nessun annuncio, a tal riguardo, è stato fatto dalle Ferrovie dello Stato». La precisazione arriva dall’ufficio stampa di Trenitalia Veneto. «Molto più semplicemente», si legge ancora nella nota, «tali treni, insieme a un altro piccolo contingente di treni nazionali e di tutti quelli regionali, non sono stati ancora inseriti nei sistemi di vendita e di consultazione di Trenitalia, come spiegato sul notiziario web di Ferrovie dello Stato: FS News.it. Entro fine mese l’intera offerta di Trenitalia Veneto, inclusi gli Intercity in questione», conclude la nota dell’ufficio stampa, «sarà visibile e acquistabile su tutti i canali».

 

Pagina 14 di 62« Prima...1213141516...203040...Ultima »

Copyrights © 2012-2014 by Opzione Zero