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CANCELLATI I NOTTURNI

Treni estivi la furia dei pendolari

Grande delusione nei comitati di Quarto d’Altino e del Veneto Orientale: «Nessuna richiesta accolta»

Cancellato il regionale delle 5.06 da Portogruaro, niente potenziamenti il sabato e nei giorni festivi

QUARTO D’ALTINO «Nel nuovo orario estivo non è stata accolta nessuna delle modifiche che avevamo richiesto negli incontri dei mesi scorsi e che avevamo presentato alla Regione tramite il suo consulente, l’ingegner Menna». I Comitati pendolari di Quarto d’Altino e del Veneto Orientale sono arrabbiati. Tramite il sito di Trenitalia sono stati resi noti i nuovi orari in vigore da metà giugno sulla Venezia-Portogruaro e per i pendolari è arrivata una doccia fredda. «In sei mesi abbiamo presentato delle proposte concrete, continuiamo a cercare il dialogo. Ma non abbiamo ricevuto le risposte attese. Si continua a fare finta di niente e a mettere i treni dove non c’è richiesta», commenta Nicola Nucera, uno degli esponenti più attivi dei comitati della tratta Venezia- Portogruaro. I pendolari hanno analizzato il nuovo orario estivo e, nonostante le tante proposte presentate nei vari tavoli dei mesi scorsi, le loro istanze non sono state accolte. Dopo la mezzanotte rimarrà, dunque, l’autobus sostitutivo per Portogruaro, senza il ripristino del treno come chiesto a gran voce dai pendolari. Né è stata accettata la proposta di posticipare la partenza da Venezia del Regionale Veloce delle 22.41 fino alle 23.11, così da andare incontro almeno a una parte di chi lavora di sera in laguna. Non sono state introdotte novità riguardo all’auspicato potenziamento dei servizi di sabato e nei festivi. E, come previsto, è stata cancellata per il periodo estivo la quasi totalità dei Regionali lenti Portogruaro-Mestre, che riprenderanno il servizio con il ritorno a scuola a settembre. A far arrabbiare i pendolari è, soprattutto, la cancellazione del Regionale 11102, che attualmente parte da Portogruaro alle 5.06, transita per Quarto alle 5.45 e arriva a Mestre alle 6.04. I comitati ricordano che è un treno che ha un buon indice di frequentazione, come riconosciuto anche dalla Regione, con circa una settantina di viaggiatori in media. Peraltro è l’unico Regionale lento Portogruaro- Mestre a non essere seguito a stretta distanza da un Regionale Veloce. Quindi anche gli utenti di Quarto d’Altino, oltre che delle fermate minori, saranno costretti ad attendere a lungo, se non a dover ripiegare sull’auto. Dal taglio dei Regionali lenti Portogruaro- Mestre (rimarranno quelli Portogruaro-Venezia,anche se ridotti nei festivi), sono stati esclusi tre convogli, per cui era stata inizialmente prevista la soppressione, ma che adesso figurano regolarmente in orario. Ironia della sorte, però, si tratta di treni che non erano stati oggetto di richieste da parte dei pendolari. In partenza da Mestre si tratta dei Regionali 11103 delle 5.57 e 11115 delle 8.57, da Portogruaro del treno 11110 delle 7.06, che comunque potrà servire ai pendolari diretti a Venezia. Per i comitati l’unica nota positiva è la decisione di mantenere anche in estate il Regionale 11124 (Portogruaro 12.06), introdotto da inizio maggio come correttivo all’orario cadenzato.

Giovanni Monforte

 

CHIOGGIA – I pendolari della linea ferroviaria Chioggia-Rovigo battono i pugni per non vedere riduzioni di servizi nell’orario estivo. Una minaccia incombe sull’organizzazione del servizio, che dovrebbe vedere, dal 9 giugno, l’eliminazione di una corsa di metà pomeriggio molto utilizzata dagli utenti. Dallo scorso dicembre l’avvio dell’orario cadenzato ha rivoluzionato in meglio i servizi giornalieri sulla tratta, considerata da troppo tempo un ramo secco dalle istituzioni, ma di vitale importanza per decine di pendolari che quotidianamente devono spostarsi sulla direttrice Chioggia-Adria-Rovigo. Le frequenze sono state aumentate in dicembre, ma sembra che già dal periodo estivo si vada incontro a vuoti considerevoli. In particolare, denuncia la signora Silvia Lionello, sarebbe a rischio la corsa delle 17.15 in partenza dal capoluogo rodigino e in arrivo a Chioggia 70 minuti dopo. La signora, che parla anche a nome di molti altri utenti, spiega che la prospettata soppressione della corsa causerebbe non pochi disagi a chi si serve giornalmente della linea. I pendolari fanno un appello al Comune affinché intervenga nei confronti di Sistemi Territoriali per salvare il servizio. «La nostra istanza, indirizzata al sindaco, Giuseppe Casson, è già stata protocollata il 15 maggio», spiega Lionello, «ma, finora, non abbiamo ricevuto alcun riscontro. Essendo imminente la soppressione, invitiamo l’amministrazione ad agire con urgenza». Qualora non fossero accolte le istanze avanzate dagli utilizzatori del servizio, per molti si prospetterebbe un’attesa forzata in stazione a Rovigo di almeno un’ora. In questo caso il servizio rischierebbe di risultare poco competitivo, dopo il grande passo in avanti fatto con l’orario cadenzato.

(a.var.)

 

I pendolari chiedono anche un accesso diretto alla stazione. Intervento della prefettura

«Un’entrata diretta dalla stazione, e la modifica delle rastrelliere. Ormai il bicipark è stato fatto e ce lo teniamo così, ma almeno cerchiamo di migliorarlo un pochino». Lucia Panareo è la portavoce dei pendolari che ogni giorno usano il nuovo bici park della stazione e che da tempo, dopo la sua inaugurazione, chiedono piccoli interventi per migliorarne l’utilizzo. Alcune modifiche alle rastrelliere – sono troppo strette e le bici si incastrano tra loro – sarebbero in arrivo, come conferma anche Avm, che ha realizzato e progettato l’opera. Ma intanto le proteste continuano. Tanto che, sulla vicenda, ieri ha deciso di intervenire, con una nota, la prefettura, che ha voluto ricordare come si fosse mossa nei confronti del Comune dopo le segnalazioni ricevute dai pendolari. E lo stesso comune, in una recente lettera destinata proprio alla prefettura, ha spiegato che «le rastrelliere sono state fatte tenendo conto di soluzioni già adottate anche in altri contesti urbani». E però basta andare al bicipark per rendersi conto del groviglio di manubri, groviglio che non c’era con le rastrelliere usate nel precedente bicipark, quello provvisorio di piazzale Favretti. E non a caso «è tuttavia in corso una verifica tecnica » fa sapere anche il Comune nella lettera alla prefettura, «per apportare delle modifiche ». Più difficilmente invece si potrà mettere mano alle rampe d’accesso – criticate dai pendolari – e altrettanto difficile sarà aprire un passaggio diretto per accedere ai binari. La protesta dei pendolari continuerà fino a quando non saranno sistemate almeno le rastrelliere.

(f.fur.)

 

STAZIONE – La risposta alla petizione di un centinaio di utenti che lamentavano alcuni problemi

«Il nuovo Bicipark è in regola». Lo afferma la Prefettura rispondendo al Comitato spontaneo dei pendolari di Mestre che nei giorni scorsi le aveva segnalato alcune problematiche legate alla nuova area di sosta per le due ruote, da poco inaugurata dall’amministrazione in via Trento a due passi dalla stazione ferroviaria, con 803 posti per un investimento da circa 800 mila euro. La petizione era stata firmata da un centinaio di utenti che, tra i punti critici, avevano segnalato soprattutto la mancanza di una pista ciclabile completa per arrivarvi in sella in sicurezza; l’eccessiva pendenza della rampa d’entrata, scivolosa e pericolosa soprattutto per gli anziani e i disabili; e le rastrelliere troppo piccole e scomode da utilizzare. La Prefettura ha investito della questione l’assessore alla Mobilità e Trasporti, Ugo Bergamo, il quale ha risposto con una relazione dettagliata di cui viene riferito ai cittadini. «L’accesso al parcheggio – si legge in una nota a firma del capo di Gabinetto – che al momento avviene attraverso un primo tratto di pista già realizzato, verrà prolungata verso ovest, fino al percorso ciclabile già esistente in via della Giustizia. È inoltre prevista la realizzazione di una pista ciclabile che partirà da via Monte San Michele e che collegherà il nuovo polo universitario di via Torino». La Prefettura spiega, inoltre, che «per quanto riguarda l’accessibilità dei diversamente abili, è stato seguito l’iter organizzativo previsto per le opere pubbliche, con i pareri favorevoli di tutti gli uffici comunali competenti, compreso quello per l’eliminazione delle barriere architettoniche. Quindi, la pendenza massima delle rampe di accesso al primo piano, è quella prevista dalla normativa vigente. La presenza di archetti parapedonali, inoltre, contribuisce a rendere più sicura la fruizione delle rampe». Infine, a riguardo delle rastrelliere, segnala che «esse sono state fatte tenendo conto di soluzioni già adottate in altri contesti urbani; è tuttavia in corso una verifica tecnica per valutare l’opportunità di porre in essere eventuali modifiche, per migliorarne la fruibilità».

 

«Tagli delle corse estive, tariffe aumentate del 10% ma del bando internazionale non c’è traccia»

VENEZIA – Spente le luci dei riflettori e delle proteste, sulle ferrovie venete viaggiano spediti solo gli aumenti dei biglietti. In cambio di consistenti tagli ai servizi estivi(meno34 corse al giorno), la giunta regionale ha approvato l’aumento del 10 per cento delle tariffe. Non ci sono notizie, neppure sulla rescissione del contratto a Trenitalia. «La gara?», si domanda il consigliere regionale Diego Bottacin di Verso Nord «chi l’ha vista? Il presidente, Luca Zaia ci ha tempestato di comunicati e annunci a gennaio, nel tentativo di cavalcare la legittima protesta dei pendolari esasperati dai disservizi di Trenitalia». Poi però, la giunta è rimasta del tutto inattiva. «È stata inviata la disdetta del contratto», prosegue Bottacin, «e Trenitalia ha almeno due certezze: può contare su un aumento delle tariffe del 10 per cento e su almeno un anno di proroga del contratto». L’attuale contratto scade il 31 dicembre di quest’anno ed è impensabile sperare che un nuovo gestore avvii l’attività dal 1 gennaio 2015. Fare una gara credibile, a cui partecipino diversi operatori europei in concorrenza tra loro, è molto complesso. Basti pensare che solo il valore di treni e locomotive in Veneto si aggira tra i 2,5-3 miliardi di euro. Per questo è ormai certa una proroga della gestione Trenitalia almeno per tutto il 2015. «Ma se vogliamo individuare un gestore del servizio ferroviario all’altezza delle esigenze dei pendolari e dei turisti veneti, pronto a partire dal 2016, bisogna cominciare a lavorare da subito», dice allarmato il consigliere regionale «anzi, ho il fondato sospetto che siamo già in ritardo». «Ho il sospetto», conclude Bottacin, «che non sia stato fatto nulla e che ci sia una precisa volontà politica di relegare nell’oblio il tema della concorrenza nel trasporto pubblico, in particolare di quello ferroviario. Invito il presidente Zaia a lavorare immediatamente per avviare tutte le procedure necessarie allo svolgimento di una gara. Le proteste si sono attenuate, soprattutto perché nessuno, né Zaia, né Chisso né tanto meno Trenitalia offrono alcuna risposta concreta. I disagi, invece sono rimasti quelli di sempre, mentre il costo del servizio è aumentato».

 

Il Tavolo dei Pendolari del Veneto dice no all’aumento dei biglietti ferroviari. Secondo i rappresentarti dei pendolari gli aumenti corrispondono alla volontà della Regione di scaricare i costi dell’orario cadenzato sugli utenti. Per questo i Comitati dei Pendolari di Quarto d’Altino, del Veneto Orientale, Treno dei Desideri e Trenitardo, il coordinamento degli Studenti e Legambiente in un documento condiviso spiegano che non intendono pagare ciò che non hanno chiesto, non hanno voluto e non funziona. Il cadenzamento, adottato dal 15 dicembre del 2013, era stato presentato dall’assessore regionale alla Mobilità Renato Chisso come una rivoluzione del trasporto ferroviario. «Una rivoluzione non si può fare a costo zero – spiega Nicola Nucera di Legambiente – l’aumento è inaccettabile, in alcuni casi oltre il 15 per cento. Il presidente della regione Luca Zaia e l’assessore Chisso nel bilancio preventivo non hanno previsto un euro in più oltre al fondo nazionale. Il cadenzamento vero non è mai partito perché il servizio ferroviario da dicembre non copre in modo equo e completo né la giornata, né la settimana, né tutto il territorio regionale. Gli aumenti non sono conseguenza delle richieste dei pendolari ma necessari per risolvere le criticità create dalla Regione con il nuovo orario». I rappresentanti dei pendolari sottolineano come l’aumento dei biglietti non abbia incentivato l’uso del treno e non corrisponda a miglioramenti del servizio. «Si afferma di voler incentivare il trasporto pubblico ma non si fa altro che penalizzarlo, dando priorità alla costruzione di nuove strade in una regione tra le più inquinate e trafficate d’Europa». Il Tavolo dei Pendolari precisa di essere in attesa di risposte alle istanze di modifica agli orari presentate ad aprile alla Regione.

Davide De Bortoli

 

Nuova Venezia – Alta Velocita’ ancora su un binario morto.

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21

mag

2014

Sullo sfondo un danno erariale da 14 milioni per il vecchio tracciato. Mainardi: «Cambiare tutto»

IL COMMISSARIO STRAORDINARIO

«Il progetto va completamente rivisto, non ha senso continuare così. Necessario un nuovo cronoprogramma»

VENEZIA – L’Alta Velocità corre lentissima, praticamente a passo d’uomo. A due mesi dal vertice romano nel quale i governatori di Veneto e Friuli, il Ministro alle Infrastrutture e l’ex commissario Bortolo Mainardi avevano trovato l’intesa sul tracciato «ferroviario», la situazione è di assoluto stallo. Tanto è vero che a Roma, paradossalmente, la commissione tecnica per la valutazione ambientale presso il Ministero dell’Ambiente sta continuando l’istruttoria del tracciato «balneare». «Il progetto del 2010 non mi risulta essere stato accantonato, è logica conseguenza che la commissione Via continui il suo lavoro istruttorio» sibila Bortolo Mainardi, l’ormai ex commissario straordinario «scaricato» dal governo e dalle Regioni interessate. La ragione dello stallo potrebbe nascondersi nel timore di un danno erariale a cui gli amministratori potrebbero essere chiamati dopo che per anni sono stati spesi soldi per progetti e consulenze attorno al tracciato balneare. Si parla di 14 milioni di euro. Adesso, qualcuno deve prendersi la responsabilità della modifica del tracciato: non vuole farlo il ministero delle Infrastrutture, non vogliono farlo le Regioni del Veneto e del Friuli, che hanno cercato di stemperare le tensioni che si erano scatenate sul territorio per il «taglio » del tracciato balneare. Morale: nessuno ha ancora dato disposizioni a Rete ferroviaria italiana di predisporre un nuovo progetto sul tracciato ferroviario e nessuno ha chiesto la sospensione dell’istruttoria Via sul tracciato balneare. «Sono passati più di quindici anni e dei 260 chilometri da Verona a Trieste della prevista linea di Alta Velocità/Alta Capacità, ben 230 non hanno ancora un progetto approvato, condiviso e realizzabile finanziariamente » spiega Bortolo Mainardi, che aggiunge: «Nel contratto di programma 2014-2017 di Rfi spa non riscontro un solo euro per previsti finanziamenti nelle tratte ferroviarie di Veneto e Friuli, eppure il costante sostegno finanziario pubblico alle Ferrovie in Italia è mediamente di quattro miliardi di euro». Mainardi non ha mai nascosto la sua perplessità sul tracciato balneare, sostenendo che l’ipotesi del potenziamento dell’attuale linea ferroviaria fosse più appropriata ed economica: a sostegno di questa tesi porta la quantità di trasporto merci su binari in Europa, rimasta pressoché invariata negli ultimi anni. «Da tempo io penso che la tratta italiana dell’Alta Velocità dal confine francese al confine sloveno deve essere rivista nel suo insieme, in un unico cronoprogramma e con un piano finanziario sostenibile e concreto. Non ha proprio più senso continuare oggi su ipotesi impostate più di vent’anni fa, era un’altra epoca».

Daniele Ferrazza

 

PENDOLARI IN ALLARME

Treni in ferie, stop estivo per 34 regionali

Dal 7 giugno corse ridotte sulle principali linee del Veneto: problemi contenuti per i pendolari, disagi per chi viaggia nelle prime ore del mattino e a tarda sera

VENEZIA Anche i treni vanno in vacanza. Dal prossimo 7 giugno, e fino a metà settembre, non circoleranno più ben 34 regionali che fermano in tutte le stazioni e circolano, essenzialmente, sulle linee Vicenza-Grisignano di Zocco- Padova-Dolo-Venezia; Padova-Camposampiero-Castelfranco- Paese-Treviso; Padova- Castelfranco-Montebelluna- Feltre- Belluno e Padova- Monselice-Rovigo. Nel dettaglio i treni sospesi sono quelli delle 5.35 (partenza da Venezia), 6.35 (Ve), 7.2 6 (Vicenza), 8.26 (Vi), 8.35 (Ve), 8.46 (Treviso), 9.26 (Vi), 10.37 (Ve), 11.35 (Ve), 12.41 (Rovigo), 13.26 (Vi), 13.35 (Ve), 14.26 (Vi), 14.29 (Belluno), 14.35 (Ve), 15.26 (Vi), 15.35 (Ve), 15.46 (Tv), 16.25 (Ve), 16.26 (Vi), 16.39 (Ve), 17.26 (Vi), 17.35 (Ve), 17.46 (Tv), 18.26 (Vi), 19.23 (Ve), 19.26 (Vi), 19.39 (Ve), 19.41(Ro), 19.46 (Tv), 20.26 ( Vi), 20.35 (Ve), 21.26 (Vi), 21.56 (Verona ) e 23.26 ( Vi). In totale vanno in vacanza 14 treni della linea Vicenza-Padova- Venezia, 13 della linea Venezia- Padova-Vicenza, 4 della Padova-Castelfranco- Treviso, 2 Padova-Rovigo e 1 sulla Padova- Belluno. I più penalizzati non saranno i pendolari ma quelli che salgono alle fermate intermedie -Grisignano, Mestrino, Ponte di Brenta, Vigonza- Pianiga, Dolo, Mira-Mirano, Vigodarzere, Campodarsego, San Giorgio delle Pertiche, Vedelago, Istrana, Paese, Abano – e nelle stazioni piccole dove fermano solo i regionali ad andamento lento. Nessun problema per i convogli veloci sulle linee per Ferrara- Bologna, Verona-Vicenza- Padova-Venezia e viceversa, nonché Padova- Belluno, i cui i treni già oggi non fermano nelle stazioni intermedie. Probabili disagi invece per i pendolari che salgono in carrozza alla mattina presto e per gli utenti che si spostano alla sera. Un esempio per tutti: i pendolari dei paesi dell’area Brentana- Miranese, dal 7 giugno non troveranno più i locali mattinieri delle 5.35,6.35, 7.35 e 8.35, mentre alla sera i vicentini che devono tornare a casa da Padova dopo il regionale veloce delle 21.40 per Verona, dovranno forzatamente salire sull’ultimo treno utile delle 22.56. «Le sospensioni dei treni utilizzati dagli studenti le avevamo previste», commenta Sandro Trevisan, il ferroviere veneziano che è segretario nazionale dell’Orsa «ma 34 regionali messi in deposito per tutta l’estate mi sembrano troppi. Anche perché gli universitari si recano a Venezia, Verona, Treviso e Ferrara sino alla fine di giugno e perché molti dei treni eliminati per tre mesi vengono utilizzati in massa anche dai pendolari che d’estate lavorano. In questa faccenda voglio vederci chiaro. Chiederò spiegazioni all’assessore Chisso perché la programmazione annuale spetta alla Regione».

Felice Paduano

 

QUARTO D’ALTINO «Gli utenti del treno non vogliono pagare una cosa che non hanno chiesto, non hanno voluto e che non funziona». La frase è rivolta contro la decisione della Regione di aumentare il prezzo dei biglietti di corsa semplice del trasporto ferroviario. La dura presa di posizione arriva dal Tavolo dei pendolari del Veneto, di cui fanno parte anche i Comitati pendolari di Quarto d’Altino, del Veneto Orientale e di Salzano-Robegano. «Ecco svelato il mistero di come la Regione finanzia l’orario cadenzato: mettendo nuovamente le mani nelle tasche di chi usa il treno», recita una nota congiunta dei comitati, «lo avevamo detto fin da subito che una rivoluzione non si può fare a costo zero. E, infatti, qualche mese dopo è arrivato puntuale l’aumento dei biglietti, in alcuni casi oltre il 15%. Il Tavolo dei pendolari ritiene inaccettabile questo ennesimo aumento: in altre regioni, vedi la Lombardia, l’orario cadenzato è stato finanziato con risorse aggiuntive messe dalla Regione, non con l’aumento dei biglietti. Ma Zaia e Chisso nel bilancio preventivo della Regione non hanno previsto nemmeno un euro in più oltre al fondo nazionale». Gli aumenti, che non riguardano gli abbonamenti, sono stati motivati dall’assessore Chisso come necessari a coprire i miglioramenti all’orario cadenzato richiesti dai pendolari. Una giustificazione che fa infuriare i comitati. «Dati alla mano il cadenzamento vero non è mai partito, perché il servizio ferroviario da dicembre non copre in modo equo e completo né l’arco della giornata, né tutti i giorni dell’anno e nemmeno tutto il territorio regionale», contrattaccano i pendolari, «in realtà questi aumenti non sono conseguenza delle richieste dei pendolari, ma sono necessari per risolvere le criticità create a suo tempo dalla Regione stessa con l’adozione del nuovo orario. Ancora una volta la Regione smentisce se stessa: l’aumento dei biglietti non incentiva di certo l’uso del treno e non corrisponde ad alcun miglioramento del servizio». Il Tavolo dei pendolari ribadisce infine che «sta ancora attendendo risposte alle istanze di modifica agli orari presentate ad aprile».

Giovanni Monforte

 

 

Pieve di Cadore. La promessa è venuta dal responsabile della Siges srl che esegue l’opera nel corso del convegno per la festa del centenario

PIEVE DI CADORE. «Per l’ordine degli ingegneri ferroviari del quale faccio parte e anche per la mia persona, riaprire la linea ferroviaria Ponte nelle Alpi-Calalzo il prossimo 31 luglio, al completamento dei lavori alla galleria Perarolo, è un punto d’onore», ha affermato l’ingegnere Armando Mammino della Siges srl di Povigliano, relazionando sui lavori nella galleria di Perarolo. «Questo», ha aggiunto, «anche perché questo tunnel rappresenta l’ultima criticità dell’intera linea ferroviaria».

La dichiarazione dell’ingegnere è stata fatta all’interno della relazione sui lavori relativi alla galleria, durante il convegno organizzato nella sala della Magnifica Comunità a Pieve di Cadore dal Collegio degli ingegneri ferroviari del Veneto per festeggiare il primo secolo dell’arrivo del treno a Calalzo. La giornata era iniziata con la visita alla mostra fotografica allestita nella sala consigliare del municipio di Calalzo alla quale nel pomeriggio ha fatto seguito il convegno. Un incontro molto sentito anche dalla popolazione che ha affollato la sala. Tra loro sindaci, tecnici ferroviari rappresentanti dei pendolari, ambientalisti e studiosi ferroviari, come l’autore del libro sulla Ferrovia delle Dolomiti, Evaldo Gaspari di Cortina. Era presente anche la senatrice Raffaela Bellot.

Il convegno è stato aperto dal presidente della Magnifica Renzo Bortolot che ha lasciato la parola al presidente della Unione Montana Centro Cadore, Pierluigi Svaluto, da cui sono arrivati alcuni spunti per il futuro della linea ferroviaria. La ricostruzione della storia dei 100 anni della ferrovia è stata affidata al macchinista Roberto Tabacchi, che sulle vicende della linea sta scrivendo un libro. L’organizzatore del convegno l’ingegnere Gabriele Pupolin del Cifi di Venezia ha quindi dato il via alle relazioni, la prima delle quali è stata quella di Mammino. « Contrariamente a quanto i cadorini hanno pensato fino ad oggi, il problema della chiusura temporanea della linea ferrovaria Ponte nelle Alpi-Calalzo, non è stata causata dagli eventi calamitosi dello scorso inverno, bensì dal cedimento del terreno sul quale sono stati scavati i 147 metri della galleria di Perarolo. A causa di ciò l’interno del tunnel ha ceduto già prima del 2011, obbligando la direzione delle ferrovie a prendere provvedimenti urgenti per impedire che il suo soffitto cedesse e interessasse i vagoni dei treni in transito».

Un primo intervento è stato effettuato ripristinando le condizioni di sicurezza al suo interno, con l’obiettivo di controllare se il degrado della galleria si fermasse. Non è stato così, e nel 2012 sono iniziati gli studi per cercare una soluzione. Questa è stata individuata solo nell’allargamento della galleria verso monte, in pratica e creando delle condizioni di sicurezza tali da consentire il transito dei treni per molti anni. «Grazie all’operazione di consolidamento in atto», ha spiegato Mammino, «molto costosa (500.000 euro) ma certamente efficace, la galleria sarà percorribile almeno per altri 100 anni».

Sono seguiti gli interventi di Sandro Da Rold e di Marco Melchiori, rispettivamente membro della giunta a direttore di Confindustria, che hanno presentato il progetto per una ferrovia simile a quelle turistiche altoatesine, «l’unica in grado di far sopravvivere la linea e valorizzare turisticamente il Cadore e Cortina».

Vittore Doro

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