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Le Ferrovie dello Stato cercano associazioni culturali per affidare quelle non più vigilate: a Mestre c’è Carpenedo

Nella lista, alla voce Veneto, sulla linea Mestre- Fossalta, c’è la stazione di Carpenedo, in buono stato, a cinquecento metri dal centro cittadino. È una delle 87 stazioni impresenziate del Veneto finite nella lista delle Ferrovie dello Stato che cerca partner per non lasciare nell’abbandono stazioni ancora attive e frequentate da pendolari ma dove non ci sono biglietterie e personale delle ferrovie. FS darà le vecchie stazioni in affitto o concessione d’uso gratuito a chi si occuperà della loro manutenzione e le utilizzerà per organizzare progetti e attività socio-culturali. Una opportunità che può avere sbocchi diversi: sale espositive, spazi di produzione culturale o artigianale, punti turistici sono alcune delle possibilità date dal piano noto a pochissimi. Nella lista veneta troviamo la stazione di Carpenedo, vicino alla piazza e a Santa Maria dei Battuti. Il passaggio a livello di via Trezzo, attiguo, nel 2015 dovrà sparire sostituito da un sottopasso che chiuderà il collegamento con Carpenedo. Lo ha confermato il nuovo piano comunale del traffico. Ma del futuro della stazione da tempo non si ha certezza: nel piano del metrò regionale (Sfmr) era prevista una nuova stazione vicino al cimitero, poi stralciata. La vecchia stazioncina resta dove è. Utilizzata dai pendolari ma senza servizi. Ci sono altre piccole stazioni della nostra provincia nell’elenco: quella di Gaggio, Lison e Fossalta di Piave; Salzano Robegano sulla Mestre-Trento; Preganziol sulla Mestre-Orsago. In Veneto, il piano Fs ha censito 87 piccole stazioni impresenziate per 98 locali di stazione e 84 appartamenti (54 quelli occupati) , con un valore a bilancio complessivo di 10 miliardi di vecchie lire per i locali di stazione e 17 miliardi per gli alloggi. Le superfici calcolate risultano così ripartite: oltre 7.200 mq per i locali di stazione e circa 9500 mq per gli appartamenti. I fabbricati sono in stato di conservazione accettabile nel 68% circa dei casi ( in un caso lo stato è ottimo; in 9 casi buono; in 49 discreto; un immobile è vecchio; 15 quelli scadenti e 10 quelli fatiscenti). Cinquantuno stazioni sono in posizione centrale rispetto i centri urbani e questo è il caso di Carpenedo. Ferrovie dello Stato in Veneto ha già avviato 21 contatti per un possibile riutilizzo delle aree disponibili: tre con operatori economici privati e 18 con enti locali. 21 i contratti già stipulati (4 di affitto e 16 di comodato). In cinque casi si tratta di accordi a scopo commerciale, in 20 casi lo scopo è sociale e in altri due di diverso tipo. Per Carpenedo non ci sono ancora contatti con associazioni, enti locali, aziende interessate ad un riuso della vecchia stazioncina, cara a molti mestrini e che fino al 1927 era nota con il semplice nome di Carpenedo. La struttura è dotata di sovrappasso pedonale; biglietteria automatica, parcheggio bici, altoparlanti di annuncio arrivo e partenza treni e una sala d’aspetto non riscaldata. «Bonificare significa ripristinare accettabili condizioni di agibilità, ma anche, laddove sia possibile, andare oltre, rendendo la stazione stessa luogo di nuove imprese economiche e sociali», scrivono nel loro piano le Fs. Il riuso ha vari sbocchi. Nel turismo culturale o ambientale, già sperimentato in alcuni casi in altre zone d’Italia. Al Sud le vecchie stazioni sono state una occasione per l’occupazione giovanile.

Mitia Chiarin

 

Il comitato pendolari di Spinea chiede la revisione dell’orario e il reinserimento delle stazioni minori

SPINEA «A che serve il treno veloce se non è per tutti?». Comitato pendolari di Spinea all’attacco: il nuovo orario cadenzato, come il vecchio, non soddisfa e così ecco una serie di richieste che gli utenti della stazione Sfmr del Graspo hanno consegnato in Comune, chiedendo al sindaco di farsene portavoce in Regione: ripristino delle fermate soppresse, revisione degli orari e biglietto unico elettronico le richieste formulate.

Treni veloci. L’orario attuale prevede treni regionali veloci in fasce orarie delicate per i pendolari. Ora i tempi sono accorciati sulla tratta Venezia-Bassano, a scapito però delle fermate in tutte le stazioni. Insomma: treni più veloci che regionali. «I regionali veloci», protestano per il comitato Andrea Pruner, Laura Mezzacapo e Nicola Barbiero, «hanno fatto guadagnare 8 minuti a scapito di alcune fermate che servono un numero di utenti maggiore di altre. Un esempio? I treni che fermano a Maerne ma non a Salzano-Robegano e Spinea, per le quali occorrerebbero tre minuti ciascuna. Non chiediamo modifiche d’orario ma l’inserimento delle fermate di Salzano e Spinea. I servizi navetta dalla stazione di Noale a Mestre non bastano: sono poco frequentati e sono i primi a essere soppressi».

Orario. L’obiettivo del comitato è anche quello di ottenere migliorie nella revisione dell’orario, già prevista per il 13 dicembre. «L’orario cadenzato deve permettere una quantità maggiore di corse anche durante i giorni festivi e oltre gli orari oggi in vigore, con fermate in tutte le stazioni previste, così come succede nel servizio metropolitano delle grandi città. Solo così si otterrà maggiore efficienza del servizio».

Treno e bus. «Serve il raddoppio del binario almeno fino a Castelfranco, la previsione del biglietto unico elettronico e un sistema di trasporto locale integrato». Il comitato ritiene insensata una ferrovia a binario unico e non accetta che la dorsale venga considerata tratta secondaria viste le migliaia di persone che la usano. «Il biglietto unico elettronico è per evitare di pagare due biglietti nel caso un treno in ritardo o soppresso costringa i pendolari a servirsi dei bus». A proposito: «Non possiamo pensare a stazioni ferroviarie metropolitane che, seppur con importanti parcheggi, non prevedano una fermata per i bus. Quella di Spinea non è collegata ai mezzi pubblici, nonostante la presenza di due corse (la linea 6 e 7) che passano a fianco».

(f.d.g.)

 

 

I comitati vogliono che la Regione aumenti i treni nella fascia serale e nei giorni festivi

PORTOGRUARO – A tre mesi dall’entrata in vigore del nuovo orario, che avverrà a metà dicembre, i comitati pendolari della tratta Venezia-Portogruaro chiedono un incontro urgente al governatore Zaia per capire quali modifiche la Regione sia disposta a introdurre per migliorare il servizio. La richiesta è stata avanzata in una lettera sottoscritta dai comitati pendolari del Veneto Orientale e di Quarto d’Altino. Nella missiva gli utenti ricordano che sono passati nove mesi dall’introduzione dell’orario cadenzato e che, sia prima che dopo tale data, i comitati hanno presentato alla Regione diverse richieste di modifica e integrazione del servizio. Nodi tuttora irrisolti, nonostante ad aprile ci sia stato anche un primo incontro con Zaia. I problemi riguardano innanzitutto la fascia serale, con l’ultimo convoglio da Venezia che parte alle 22.41 («Mentre prima c’era un treno alle 0.21 utilizzato da circa cento persone», ricordano i pendolari) e nessun treno tra le 20.11 e le 22.11. L’altro nodo chiave è quello dei collegamenti di sabato e nei festivi. Di sabato il primo arrivo a Venezia è possibile solo alle 6.50, mentre prima era alle 5.25. Peggio ancora va nei festivi, con il primo arrivo possibile a Venezia alle 7.20 o addirittura alle 8.56, se si parte da una delle stazioni minori. Infine l’annoso problema dei «buchi» d’orario in tarda mattinata: tra le 10.41 e le 12.41 da Venezia, tra le 11.08 e le 13.04 da Mestre. «Inutile sottolineare che queste mancanze creano disagio a diverse centinaia di persone», scrivono i comitati, «apprendiamo con piacere dalle sue dichiarazioni che Zaia avverta l’urgenza di risolvere gli spinosi problemi causati ai pendolari dall’entrata in vigore dell’orario cadenzato e come senza la necessità di un confronto diretto con gli utenti. Dal momento che fra tre mesi entrerà in vigore l’orario per il 2015 chiediamo un incontro per capire quali modifiche la Regione sia disposta a inserire».

Giovanni Monforte

 

I disservizi a danno dei pendolari: gli impegni dell’ad Soprano dopo il colloquio con il governatore

La Regione conferma la gara europea per il trasporto ferroviario locale e rimodula le multe sui ritardi

VENEZIA – Il potenziamento del numero dei convogli in ambito veneto con l’entrata in servizio – entro il 2016 – di 166 nuove carrozze e 9 convogli supplementari Vivalto; la garanzia di fornire ai passeggeri, tramite il gestore dell’infrastruttura Rfi, un’informazione finalmente adeguata a terra e a bordo treno; 50 milioni di euro di investimenti sui centri manutentivi a cominciare dalla nuova officina ferroviaria di Mestre. Questi gli impegni assunti dall’amministratore delegato di Trenitalia, Vincenzo Soprano, a conclusione di un lungo incontro con il governatore Luca Zaia che nei giorni scorsi, in una lettera al manager, aveva evidenziato le criticità del trasporto regionale su rotaia, legate in particolare al sovraffollamento e alla puntualità delle corse. «Tutti i punti trattati e le obbligazioni assunte saranno oggetto di uno specifico atto integrativo all’attuale contratto di servizio», fa sapere Palazzo Balbi, rimarcando che stavolta non si accontenterà di vaghe promesse a fronte dei disagi e delle proteste dei pendolari che hanno indotto l’amministrazione a disdettare il contratto con Trenitalia (così da evitarne il prolungamento automatico) adottando l’opzione di un bando di gara europeo per l’affidamento del trasporto pubblico locale nei prossimi anni: entro ottobre una delibera della Giunta avvierà la procedura, con una novità rilevante: qualora non si aggiudicasse il futuro appalto, Trenitalia sarà disponibile a noleggiare il proprio materiale rotabile al vincitore, così da favorire una più ampia presenza internazionale alla gara. Tornando al vertice di Venezia (tre ore di colloquio a porte chiuse) Zaia e Soprano hanno concordato sul fatto che l’aumento del traffico ferroviario, stimato nell’ordine del 10%, richiede una maggiore erogazione di risorse per assicurare l’efficacia degli orari cadenzati il cui andamento è considerato nel complesso soddisfacente: i +10 milioni iniziali saranno così integrati alla luce dei maggiori introiti derivanti dall’annunciato aumento del biglietto sulle corse semplici e dalla crescita del volume passeggeri. Delicato il capitolo puntualità dove Trenitalia condivide con Rfi la responsabilità dei ritardi, provocati anche dalle scandenti condizioni di alcuni tratti della rete, perciò la Regione definirà direttamente con questa società un protocollo sulla pianificazione e gestione delle tracce future. Lo stesso sistema delle multe sarà modificato; finora la Regione ha applicato le sanzioni sulla media temporale partenza-arrivo del tragitto devolvendo il ricavato al fondo abbonamenti di lavoratori e studenti. Era la linea adottata dall’ex assessore Renato Chisso ma ora Zaia, che ha assunto la delega alla mobilità, ha deciso di rimodulare le penali sulle singole fermate, così da consentire un monitoraggio più puntuale del servizio. Che altro? Silenziosi i protagonisti dell’incontro, fonti regionali parlano di «esito molto incoraggiante». Lo verificheremo assai presto.

Filippo Tosatto

 

Gazzettino – Treni, il patto “anti-disagi”

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16

set

2014

Orari, sovraffollamenti, puntualità: firmato protocollo tra Zaia e l’ad di Trenitalia Soprano

La premessa è ambiziosa: azzerare tutti i disagi che da anni affliggono i pendolari di Trenitalia, e non solo. Secondo la Regione Veneto il dado è stato tratto. Ieri l’incontro tra il presidente Luca Zaia e l’Ad di Trenitalia Vincenzo Soprano che ha decretato la sigla di una “carta di intenti” da attuare a brevissima scadenza. L’obiettivo è quello di colmare le lacune che oggi rendono il sistema di trasporto veneto molto poco appetibile, soprattutto per gli utenti che utilizzano alcune tratte.
Ecco i fatti. Si parte dall’orario cadenzato, non gradito a tutti: una variazione in corso d’opera riguarderà una delle linee più calde, la Treviso-Motta. Dal 19 ottobre sarà ripristinata una coppia di treni alle 7.05, con buona pace di tutti quei pendolari che ne lamentavano l’assenza. Ma le aree su cui si dovrà intervenire sono anche altre.
ORARIO CADENZATO – É di certo una delle note più dolenti dell’intero sistema ferroviario veneto. Innegabilmente l’orario cadenzato ha attirato gli strali dei comitati dei pendolari che ne hanno contestato le cancellazioni di corse e gli accorpamenti. La Regione ha trovato i soldi, più di qualche milione di euro, per “aggiustare” le 22 variazioni che stanno creando più disagi. Nei prossimi giorni partiranno gli incontri con i rappresentanti dei pendolari e con i sindaci dei comuni interessati.
PUNTUALITÀ – L’arrivo in orario di un treno diventa una delle priorità per il sistema ferroviario veneto. Ad oggi il 95 per cento dei convogli parte e arriva secondo gli orari stabiliti, ma il sistema può ancora essere perfezionato. Il protocollo d’intesa che è stato siglato prevede che vengano rimodulare puntualità e sanzioni tenendo conto delle responsabilità che possono essere di Trenitalia o del gestore dell’infrastruttura (RFI). Il nuovo protocollo non terrà conto anche del ritardo “medio-orario” e non solo di quello all’arrivo.
SOVRAFFOLLAMENTO – Anche per i treni parte l’”operazione trasparenza”. Sono 16 i treni per i quali si lamentano condizioni di viaggio impossibili e spesso la cattiva comunicazione di ritardi o variazioni, rende il viaggio ancora più insopportabile. Per 9 di questi treni si stanno esaminando le diverse soluzioni al fine di rendere i convogli meno affollati. Accanto a questo partirà anche un nuovo sistema di informazione all’utente sia a bordo dei treni, sia nelle stazioni per rendere più chiaro il servizio.
É stata poi anticipato al 2016 l’arrivo di 166 nuove carrozze e 9 treni Vivaldo nuovi. Trenitalia ha anche confermato il programma di investimenti relativi ai nuovi centri manutentivi che verranno realizzati a Mestre, per un valore complessivo di 50 milioni di euro.
NUOVO BANDO – Entro ottobre il presidente Luca Zaia porterà in giunta una delibera per l’avvio della gara europea per l’affidameto del Trasporto pubblico locale dei prossimi anni. La novità, frutto di un accordo raggiunto oggi con Trenitalia, è che il vincitore si troverà a disposizione i convogli lasciati da Trenitalia, quindi non dovrà perdere tempo per l’acquisto e il posizionamento.

Daniela Boresi

 

Gazzettino – Biglietto unico, un flop da 38 milioni

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13

set

2014

INTERROGAZIONE – Stefano Fracasso: quanto ha speso la Regione per il biglietto unico?

Da dieci anni inutili finanziamenti alle aziende di trasporto per il sistema metropolitano

Da quant’è che se ne parla? Anni, dieci se non di più. Sono stati spesi soldi? Eccome, almeno una trentina di milioni di euro. Si è arrivati a un risultato? Nossignori, nessun risultato concreto.
Questa è la storia incompiuta del “biglietto unico”, un sistema pensato per aiutare la vita dei pendolari veneti, lavoratori e studenti, chiunque abbia bisogno di usare più mezzi di trasporto pubblico, autobus, treno, tram. Un progetto perfino semplice nella sua ovvietà, ma che non decolla. A Palazzo Balbi, sede della giunta regionale del Veneto, riferiscono di problemi dovuti a carte bollate, vecchie vertenze che si trascinano con chi doveva realizzare l’Sfmr, acronimo della famosa metropolitana di superficie. Il dato di fatto è che in dieci anni si sono spesi milioni e il biglietto unico non c’è.
A fare il conto della serva è stato Stefano Fracasso, consigliere regionale del Pd. La curiosità – della serie: quanto ha speso la Regione – gli è venuta dopo aver appreso che lunedì – in sordina, senza tagli di nastri né cerimonie – è partito il servizio ferroviario di metropolitana di superficie Padova-Mestre: 22 treni per un’offerta di 3.000 posti a sedere. E il biglietto unico?
Fracasso è andato a prendersi le delibere e le ha messe in fila. «30 dicembre 2003, ultima seduta di giunta regionale di quell’anno – presidente Galan, assessore Chisso – tra le numerose delibere una porta un titolo burocratico “Programma regionale di investimenti per tecnologie del trasporto pubblico locale 2003/2004”. Si parla di 38 milioni di euro per realizzare “un sistema di bigliettazione automatico unificato su base regionale (…) in modo da permettere con una tessera unica di poter utilizzare tutti i mezzi pubblici della Regione». Il finanziamento viene suddiviso per 11 progetti che coinvolgono i gestori dei vari servizi urbani ed extraurbani del Veneto. Termine per la conclusione del progetto: fine 2006. Nel luglio 2004 la giunta adotta gli standard tecnici che le aziende di trasporto devono rispettare. Nel 2006 i progetti non sono conclusi: scatta la proroga. A marzo 2009 Dolomiti Bus (Belluno) e il Comune di Vicenza (Aim) non hanno ancora proceduto ad assegnare la commessa per il biglietto automatico, mentre il biglietto Sita (Padova) e Trenitalia finisce in contenzioso. Fracasso: «Rimangono 4,9 milioni di euro non utilizzati che vengono riassegnati fissando il temine del 31 dicembre 2010». Giugno 2010, l’assessore Chisso annuncia che Actv Venezia, Atvo del Veneto Orientale e Atv Verona superano le verifiche tecniche di inter-operabilità. Peccato che Trenitalia chieda un altro biglietto. Per gli altri 8 progetti c’è la proroga al settembre 2011. Ottobre 2013: le quattro società di trasporto pubblico del trevigiano si avviano a fusione e chiedono altri 150.000 euro per integrare i sistemi di bigliettazione. 2014: dopo 10 anni e 38,8 milioni di euro, il biglietto unico regionale è ancora sulla carta. Nel Programma attuativo regionale dei fondi europei Fas, vengono destinati altri 10 milioni. E nel documento di programmazione per i fondi europei 2014/20, altri 13 milioni per un “Sistema di trasporto intelligente”, che si traduce in contributi per “l’attivazione di sistemi di bigliettazione elettronica per quelle realtà che ancora non ne sono dotate”.
Mentre a Palazzo Balbi fanno sapere che l’investimento ha riguardato sia la Regione che le società di trasporto, Fracasso ha annunciato una interrogazione: quanto si è speso? e quando ci sarà il biglietto unico?

Alda Vanzan

 

Decreto ingiuntivo per il servizio che è stato svolto nel quarto trimestre del 2012

In attesa del Governo, si pesca nel bilancio 2014. La Cgil: «La coperta è corta»

VENEZIA – Il decreto ingiuntivo di Trenitalia è stato notificato alla Regione il 30 dicembre 2013. È diventato esecutivo il 27 maggio 2014 e spedito via posta elettronica certificata l’11 giugno. Il pagamento dovrà essere eseguito entro 120 giorni dalla notifica del titolo esecutivo. Ecco perchè il 12 agosto Palazzo Balbi è corso ai ripari e, su proposta di Luca Zaia, ha deliberato un’anticipazione di pagamento: 22 milioni di euro. L’esecutivo ha attinto alle somme stanziate a bilancio per il 2014 per far fronte alle pretese creditorie avanzate da Trenitalia in merito a una fattura relativa al quarto trimestre 2012 per i servizi resi nell’ambito del contratto pluriennale stipulato con la società. Le somme attinte sono comprese nel capitolo “Fondo per il finanziamento dei servizi di trasporto pubblico ferroviario”-“Fondo regionale per il trasporto pubblico locale”, che presenta una dotazione di 150 milioni. Queste risorse «potranno quindi garantire la temporanea soddisfazione delle pretese creditorie di Trenitalia». È stata pertanto autorizzata la liquidazione di 22 milioni di euro. A questo passo la Regione è arrivata alla luce del ritardo nell’erogazione, da parte dei ministeri competenti, dei quattrini legati al Fondo per lo sviluppo e la coesione. Ad onor del vero, già quasi un anno fa (il 30 ottobre 2013) la Regione aveva trasmesso al Governo il Piano di ristrutturazione del trasporto ferroviario regionale, «con cui si prevede di utilizzare risorse del Fondi per lo sviluppo e la coesione a copertura dei servizi ferroviari regionali a tutto il 31 dicembre 2012». La cifra era pari a 21.157.916 (di cui 20.476.582 per i servizi resi da Trenitalia nel quarto trimestre 2012 e 682.333 per i servizi svolti da Sistemi Territoriali nel 2011». Il 7 febbraio 2014 di quest’anno la Regione ha incontrato il ministero dei Trasporti, il 15 maggio 2014 il ministero dell’Economia. Ma l’iter è ancora in alto mare e la Regione ha deciso di far fronte alla richiesta di Trenitalia. «La coperta è corta e scoperta», commenta Ilario Simonaggio, segretario generale della Filt-Cgil Veneto, «soldi per il servizio ferroviario regionale – secondo semestre 2014 – per complessivi 22 milioni di euro, salvo improbabili sorprese romane, si devono reperire nell’assestamento di bilancio 2014 della Regione Veneto». Lunedì sarà a Venezia l’amministratore delegato di Trenitalia, Vincenzo Soprano, con il quale si farà il punto sull’orario cadenzato e sulle esigenze di nuove corse richieste dai comitati dei pendolari.

Claudio Baccarin

 

QUARTO D’ALTINO – Sperimentazione in sordina e pendolari infuriati

Ancora treni soppressi. Le critiche anche di Marotta (Idv)

QUARTO D’ALTINO – «Con la documentazione arretrata dei disagi e dei disservizi porteremo Trenitalia davanti al giudice di pace». Potrebbe essere proprio questo, come annunciano i portavoce del comitato di Quarto d’Altino, il prossimo passo dei pendolari, da anni in lotta con Regione e Trenitalia. Lunedì sono partiti, in sordina, i 22 nuovi collegamenti ferroviari tra Padova e Mestre, anticipazione sperimentale della metropolitana di superficie. I problemi dei pendolari, però, sono quelli di sempre. Da inizio settimana, con il ripristino dell’orario completo e quindi di alcune corse sospese a giugno (nonostante le proteste degli utenti), sono ancora decine i casi di ritardi, disagi e soppressioni segnalate giorno dopo giorno dai pendolari di Quarto d’Altino e del Veneto Orientale.
Solo nella giornata di lunedì sarebbero stati soppressi tre treni della linea Venezia-Portogruaro che avrebbero fatto scattare una segnalazione del Comitato di Quarto alla direzione di Trenitalia. Ieri, stessa storia, con un’altra mattinata di passione segnata dai ritardi, disservizi e cancellazioni. Le critiche, però, arrivano da tutti i fronti. Gennaro Marotta, consigliere regionale Idv, contesta anche la scelta di far partire in sordina la sperimentazione della metropolitana di superficie. «Non sappiamo se la decisione sia stata di Trenitalia o della Regione – commenta Marotta – Ma far partire le nuove corse nell’ombra è stata una pessima idea. Alla peggio, bastava organizzarsi con qualche fotocopia nelle stazioni e gli annunci all’altoparlante. Pochi euro, quasi a costo zero. Invece i viaggiatori non sanno nulla della nuova metro… clandestina». L’anticipazione sperimentale dovrebbe andare avanti fino al 13 dicembre.
«Un altro neo – osserva Marotta – è che i nuovi treni colleghino Padova con Mestre, ma non con Venezia. In questo modo escludiamo i turisti, molti pendolari e tutti gli studenti universitari. Una scelta che dal punto organizzativo sarà anche motivata, ma che per l’utenza resta un mistero».

(m.fus.)

 

Soddisfatti i pendolari: «Si gira pagina, basta con i ritardi»

I macchinisti: il recupero di produttività migliora il servizio

PADOVA – La metro del Veneto? Promossa con riserva. Treni di alta qualità, eleganti, puliti come a Monaco di Baviera e in Svizzera ma semideserti con i passeggeri costretti a vagare tra i binari alla ricerca del binario «2 Metr», una sigla in perfetto stile Ue che piace tanto ai turisti con smartphone ma assai criptica per i pendolari. Il salto di qualità è davvero notevole, peccato che il debutto del Sfmr sia passato sotto silenzio, senza spot in tv e sui giornali. Eppure bastavano le briciole di quel favoloso piano di comunicazione da 1,4 milioni di euro che la Regione ha destinato al turismo per spiegare che da lunedì 8 settembre sulla linea Padova-Mestre-Venezia viaggerà un treno ogni 10 minuti, con le 22 corse aggiuntive della Sfmr, la «metro» veneta voluta da Bernini e Cremonese e Lia Sartori negli anni Novanta e realizzata a stralci da Galan e Chisso. Il governatore Zaia ieri ha scritto a Vincenzo Soprano, ad di Trenitalia, per richiamare Rfi al rispetto degli obblighi contrattuali, che prevedono anche un’adeguata informazione alla clientela quando si migliora e cambia l’offerta. In attesa di capire chi gestirà la «satisfaction customer» non resta che dare la parola ai pendolari, che hanno «promosso» a pieni voti il Sfmr. Alle 11 del mattino, la stazione di Padova è invasa da turisti, che fanno la fila davanti alle biglietterie. I treni della metro? Alfonso Rizzo, macchinista, prima di mettersi ai comandi dello Stadler nuovo fiammante con lo stemma della Regione Veneto, racconta la sua verità: «Sì, è vero faremo qualche corsa in più con lo stesso orario di lavoro, c’è un recupero di efficienza positivo. I treni? Ottima qualità». Al suo fianco il capotreno 28692964 che in perfetto piemontese spiega: Veneto e Toscana sono all’avanguardia nella gestione del servizio. Si parte. A bordo una decina di persone con Enrico Cecchinato, studente di Ingegneria meccanica che racconta la sua giornata: «Sto tornando a casa, stamattina sono salito alle 7,47 a Dolo ed era pieno di gente. Faccio il pendolare da 5 anni, spero che i treni del Sfmr siano la soluzione a tutti i disagi. Si gira pagina».Arrivo in perfetto orario a Mestre al binario 9. Due cinesi strepitano perché debbono andare a Venezia e corrono al binario 11: hanno due minuti per salire sul treno. Alle 12,35 si riparte. Quindici i passeggeri. Gabriele Manoli, ricercatore di Ingegneria ambientale all’università di Padova è in procinto volare negli Usa con una borsa di studio. «L’area metropolitana tra Venezia, Padova e Treviso ha assolutamente bisogno di una metro efficiente, sul modello delle grandi città europee. Sono stato a Copenaghen e i treni sono eccezionali, come le piste ciclabili. E in Danimarca di giovani ingegneri disoccupati non ce ne sono, le statistiche riguardano solo chi cambia lavoro. Speriamo di farcela». E Viviana, di Spinea, studentessa di Psicologia magistrale a Padova, ribatte: «Stupendi questi treni, sarebbero perfetti se avessero anche le prese elettriche per caricare i cellulari e i computer. Difficile trovare lo spazio per un trolley, ma si gira pagina. Carrozze pulite e comode: speriamo non si fermino quando nevica».

Albino Salmaso

 

prima corsa senza viaggiatori «Ma deve arrivare fino a Venezia»

PADOVA. Stazione di Padova, ore 6,49. Il capo-deposito Massimo Lippi, il macchinista Nico Stefan e il capotreno sono pronti a partire sul primo treno della metro veneta, lo Stadler azzurro a 4 carrozze con lo stemma della Regione Veneto stampato sulla locomotiva. I passeggeri? Non ci sono, il binario è vuoto. Forse è perché le scuole e le università non hanno ancora aperto i battenti, ma i passeggeri hanno utilizzato gli altri binari della stazione. Il test decisivo ci sarà lunedì 15 settembre e le 22 corse del Sfmr verranno prese d’assalto dai pendolari. C’è da sperare che in questa settimana venga messa in atto una campagna di informazione agli utenti: ieri sul tabellone centrale, i treni del Sfmr sono stati segnalati con la sigla «2 METR» ma non è stato facile individuare il binario che inizia sulla pensilina 1, dopo gli uffici di Italo e il bar. La questione è sul tavolo di Trenitalia, ma la Regione può certamente dare una mano. La signora Teresa Borsellino e il marito Donato Casetta non hanno dubbi: «Il treno è fantastico, pulito, e spacca il minuto. Lo abbiamo preso alle 9,356 a Mestre perché un ferroviere ce l’ha segnalato e siamo arrivati a Padova in 25 minuti. Viviamo in Belgio, anche lì si sente la crisi e hanno iniziato a tagliare le stazioni delle piccole città. Dopo la visita alla basilica del Santo, ora torniamo a Favaro Veneto, ma non è stato facile trovare il binario alla stazione di Padova, c’è confusione sul binario 2, mancano i c artelli di informazione agli utenti». Sono le 11,49 e il treno parte diretto a Mestre: pochi i passeggeri. A Ponte di Brenta sale Maria Giulia Turino, 23 anni, laureata e fresca di master in Economia Turistica all’università di Padova. Non ha il biglietto perché la stazione è chiusa e il capotreno stacca il ticket con molto garbo. Con il progetto Sfmr è stata costruita la nuova stazione di Busa-Vigonza ma è chiusa perché mancano i parcheggi, dovrebbe aprire l’8 dicembre, spiega un ferroviere. «Ma come, questo treno meraviglioso ferma a Mestre? Non è possibile, deve arrivare fino a Venezia», dice Maria Giulia, «nel mio stage stiamo verificando come potenziare l’offerta turistica legata al marchio Slow Venice che coinvolge la Riviera del Brenta, la laguna e anche Chioggia. Ma Venezia resta la capitale. i treni devono arrivare tutti a Santa Lucia».

(f.p. al.sal.)

 

Zaia scrive a Soprano “Rfi potenzi le corse”.

VENEZIA Fare in modo che la composizione dei convogli sia adeguata al numero delle persone trasportate, per evitare affollamenti e ritardi dovuti all’allungamento dei tempi di incarrozzamento luingo il tragitto, in particolare nelle fermate intermedie; agire con forza sul gestore dell’infrastruttura ferroviaria RFI (Rete Ferroviaria Italiana) affinché venga garantita agli utenti una corretta e puntuale informazione sui principali eventi d’esercizio; avvio di una fase di incontri con gli enti locali per valutare e soddisfare le richieste di integrazione all’orario cadenzato giunte in questi mesi; l’elenco di una prima lista di treni che presentano particolari criticità relativamente all’affollamento. Sono questi i punti principali affrontati in una lettera che il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, alla ripresa delle attività lavorative e alla vigilia dell’inizio dell’anno scolastico e dell’anno accademico, ha inviato all’amministratore delegato di Trenitalia, Vincenzo Soprano. Nella lettera si sottolinea come, «a seguito di riscontri effettuati dai competenti uffici regionali, nonché dai diversi confronti effettuati con gli enti locali interessati, si è rilevato il persistere di alcuni disservizi che inficiano l’offerta ferroviaria ai quali va data immediata risposta». In poche parole il presidente Zaia chiede a Trenitalia «un maggior rispetto per il programmato orario dei servizi, in primis per quelli nella fasce orarie pendolari».

 

Padova-Mestre, 22 nuove corse tra andata e ritorno da lunedì a venerdì

Ma già fioccano le proteste delle zone escluse, come la Bassa

Partenza in sordina per i nuovi treni, dopo un iter di 24 anni fra progetti, liti e inchieste giudiziarie

L’unico rinfresco all’ufficio dirigenti, per un ferroviere giunto al traguardo della pensione. Ma per le tanto attese navette Padova-Mestre del Sistema ferroviario metropolitano regionale ieri è stato un esordio senza clamori, con un annuncio frettolosamente inserito nel cartellone luminoso, a pochi minuti dalla partenza, di fronte agli occhi smarriti di ignari pendolari.
Ore 6.49, binario 2 giardino, tra campi incolti e vento di Frecce in frenata. È l’epilogo di un progetto nato 24 anni fa e che conta infiniti cantieri tra vecchie e nuove stazioni, parcheggi di scambio, passaggi a livello rivoluzionati, convogli svizzeri, spese (solo per il primo lotto) a 300 milioni, ritardi, liti giudiziarie, e infine la precipitosa discesa di Giancarlo Galan e l’assessore Renato Chisso, accesi fautori della metropolitana di superficie e ora in carcere. Fu l’ex governatore a impugnare con vigore il badile 15 anni fa per inaugurare i lavori a Ponte di Brenta, poi la strada fu solo in salita, e assai accidentata.
Partenza dunque in sordina per i convogli che da Padova completano il piano regionale dei trasporti approvato nel 1990. Una tabella di marcia ancora sperimentale, dal lunedì al venerdì (fino al 13 dicembre): 11 corse dalle 6.49 alle 19.49 verso la laguna, una ogni ora, altrettante al rientro, nelle fermate di Ponte di Brenta, Vigonza, Dolo, Mira e Mestre. Trentacinque minuti di percorrenza a 130 all’ora, quando è possibile. Solo seconda classe per i convogli Stadler. Biglietto di andata e ritorno a 6 euro e 60 centesimi, come qualsiasi altro regionale.
Per il debutto, treni del sistema metropolitano quasi deserti, nessuna pubblicità destinata ai viaggiatori diretti a Mestre, poche, pochissime informazioni anche per i ferrovieri. Stupore all’ufficio informazioni dove, a chi domandava qualche dettaglio in più sulle nuove navette per Mestre, la risposta rimandava sempre e solo al governo veneto e alla mancanza, o quasi, di chiarimenti da Venezia. Pendolari disorientati nei sottopassi alla ricerca del binario giardino (costruito ad hoc), più ferrati gli studenti collegati a Internet a orientarsi nel dedalo di orari, marciapiedi e acquisto biglietti.
Un piano comunque avviato e presentato nel dicembre scorso dall’allora assessore Chisso che contemplava, anzi, ne illuminava la filosofia, il tanto discusso cadenzamento: corse con frequenza costante e partenze a minuti fissi, così da renderle più facili da ricordare. L’idea di base richiamava i tre poli veneti, Venezia, Padova, Treviso, la cosiddetta Patreve, e i centri secondari con gli obiettivi di decongestionare le reti stradali, ridurre l’inquinamento e aumentare la quota del trasporto pubblico. Certo è che le nuove navette partite ieri vengono ad aggiungersi a numero rilevante di regionali e regionali veloci: il piano prevede treni ogni 10 minuti sulla Padova Mestre e ogni 30 da Venezia a Treviso. Scelta che non è piaciuta a chi vive nella Bassa Padovana. Ne sa qualcosa l’irriducibile Santino Bozza, consigliere regionale di Prima il Veneto pronto alla battaglia per intensificare i treni tra Venezia e Bologna. «Ora sono insufficienti – dice – sporchi e contano ritardi pesanti. Quei 10 milioni promessi per riammodernare il sistema erano finiti all’Aquila del terremoto, ma ora dovrebbero tornare in Veneto. Io non mollo. Mi sto battendo da anni».

Donatella Vetuli

 

IL CONTENZIOSO – La Regione non paga la progettazione alla Net, che licenzia

Sistema metropolitano, tutti in carrozza. Ma forse per la Net Engineering di Padova è tardi. Perchè, se i convogli sono partiti, i mandati di pagamento ancora no: impantanati nel contenzioso sulla liquidazione delle fatture per le progettazioni. L’ennesimo nodo arbitrale è stato depositato a giugno: la Net (fra i maggiori studi di ingegneria) ha diritto a riscuotere 24 milioni di arretrati, con gli interessi. Ma la Regione Veneto ha già annunciato ricorso. Così la società padovana si trova costretta a privarsi di personale altamente qualificato nel tentativo di tagliare i costi per sopravvivere.

 

VENETO – Trasporto locale, 256 milioni; e Zaia scrive a Trenitalia

Arrivano soldi nel settore trasporti per garantire il livello dei servizi minimi. La Regione Veneto annuncia 256 milioni e 108 mila euro per l’esercizio di trasporto pubblico locale 2014. É quanto stabilisce una delibera della giunta regionale veneta che suddivide la cifra così: 126 milioni per le province e 129 per i Comuni. Per la navigazione la somma è di 40milioni e 997mila euro.
La Giunta ha stabilito anche di “indire una Conferenza di servizi a cui saranno invitati tutti gli Enti affidanti e a cui verrà sottoposta la proposta di riparto”. Una delibera con verifica pubblica quindi, in una soluzione che si presume “aperta” visto che i pareri della conferenza dei servizi può indirizzare la destinazione delle somme. Intanto Zaia è intervenuto nei confronti dell’amministratore delegato di Trenitalia Vincenzo Soprano scrivendo una lettera nella quale ha chiesto che si faccia in modo “che la composizione dei convogli sia adeguata al numero delle persone trasportate; che si agisca con forza sul gestore dell’infrastruttura ferroviaria RFI (Rete Ferroviaria Italiana) affinché venga garantita agli utenti una corretta e puntuale informazione sui principali eventi d’esercizio. E si avvii una fase di incontri con gli enti locali per valutare e soddisfare le richieste di integrazione all’orario cadenzato giunte in questi mesi; l’elenco di una prima lista di treni che presentano particolari criticità relativamente all’affollamento.

 

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