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le manifestazioni

Doppia protesta, tremila voci

Genitori e alunni per le scuole pulite, pendolari contro la Regione

Stati generali dei comitati a Venezia. Legambiente: inserire nel bilancio i finanziamenti per ripristinare le corse

VENEZIA – Un tavolo permanente regionale sul trasporto pubblico assieme ad associazioni, comitati pendolari, studenti e lavoratori, e risorse in termini di spesa corrente e finanziamenti da inserire subito nel bilancio regionale, per cambiare passo e invertire la rotta, ripristinando le corse mancanti e migliorando il servizio. È quanto emerso ieri mattina, nella sala San Leonardo, dove si sono svolti gli Stati Generali dei pendolari, che hanno visto riuniti i portavoce del Veneto Orientale, di Quarto d’Altino e Marcon, i pendolari di Salzano e Robegano, ma anche il comitato di Mogliano e il Treno dei Desideri, che ha parlato per conto della zona sud del Trevigiano, di Vittorio Veneto e del Bellunese. Con loro i rappresentanti di Trenitardo (La banca del tempo perduto), che ingloba l’Associazione Studenti Universitari, il sindacato studentesco, Zoe Lab, il Coordinamento universitario e la Rete della Conoscenza. A coordinare la mattinata, preceduta da un momento di presidio con tanto di vuvuzelas e fischietti davanti alla stazione di Santa Lucia, Luigi Lazzaro e Andrea Ragone di Legambiente Veneto.

Un momento di confronto, per fare il punto della situazione e chiarire alcune richieste, a chi ancora non fossero chiare. «Quello che vogliamo», precisa Ragone, «è che in questo momento in cui si sta discutendo il bilancio, la Regione investa denaro e metta dei soldi per il trasporto pubblico ferroviario».

Il rapporto Pendolaria 2013, distribuito ieri, mette a confronto gli stanziamenti delle altre regioni. Nel 2013 la Lombardia ha investito 1,19 per cento del bilancio per i treni e il materiale rotabile, la Toscana lo 0,76 per cento, l’Emilia Romagna lo 0,54. E il Veneto? «La nostra Regione», continua, «lo 0,31 per cento. Trenitalia ha le sue colpe, ma la Regione anche. Vogliamo fare massa critica per migliorare una situazione scadente. Si è voluto attuare un orario cadenzato con risorse pari a zero e chi usa il treno è, di fatto, un cittadino di serie “b”».

Tra i partecipanti Luciano Renier, della Fiab, Ivano Moetti (Federconsumatori), Ezio Ordigoni, dell’Orsa regionale. «Avevamo invitato l’assessore Chisso», spiega Lazzaro, «ma non ci ha risposto, mentre l’assessore all’Ambiente Conte aveva altri impegni».

Tra le richieste a breve termine messe per iscritto, quella di «ripristinare le corse eliminate, di inserire corse nei buchi di servizio durante il giorno, di adeguare la composizione dei treni alle frequentazioni nelle diverse fasce orarie».

A lungo termine: «La creazione di un tavolo permanente, la richiesta di destinare almeno l’1 per cento del bilancio regionale per il trasporto pubblico ferroviario».

Fondamentali l’integrazione oraria tariffaria tra treni ed altri mezzi di trasporto e il biglietto unico regionale.

Una forte protesta è arrivata dai pendolari della linea Venezia-Ponte delle Alpi-Calalzo. «I sindaci bellunesi si sono impegnati formalmente a venire a Venezia ed incontrare l’assessore Renato Chisso, ma sono passati due mesi e non è successo nulla. Non capiamo perché gli amministratori veneziani ci mettano la faccia, al contrario di quelli del bellunese e del trevigiano, che non sono altrettanto sensibili. Il problema del trasporto pubblico va risolto a livello regionale».

«Che cosa ha fatto il presidente della Provincia di Treviso?», domanda Lidia Scarpa, «nulla. I sindaci del bellunese si sono impegnati solo a parole, quelli del trevigiano nemmeno».

Tra i presenti il consigliere regionale Gennaro Marotta (Idv) e il consigliere Bruno Pigozzo (Pd). «Bisogna agire sulla spesa corrente (servono almeno 4-5 milioni di euro subito per coprire i buchi e dare riposte ai pendolari)», ha detto Pigozzo, «sono necessari investimenti per sanare una situazione scoppiata in mano alla Regione, se guardiamo il modello europeo, il Veneto è arretrato». Aggiunge: «Servono 20 milioni per completare l’Sfmr e un programma che al 2020 raggiunga i 120 milioni di investimento. È ora di dare risposte al trasporto locale».

Marta Artico

 

«Solo promesse, finora è cambiato poco»

Nucera (Meolo): dalle 10 alle 13 non si torna da Venezia.

Fuga (Mogliano): costretti a pagare il taxi

VENEZIA «Nonostante gli incontri e le promesse, è cambiato poco, stiamo ancora attendendo l’anticipo del treno da Portogruaro alle 4.13, la reintroduzione di un treno decente nelle fasce notturne, la copertura nei fine settimana».

Angela Maria Stortini, rappresenta i pendolari del Veneto Orientale. «Vogliamo una copertura in tutte le fasce per i turisti, un approccio mirato e programmi a lungo termine».

Nicola Nucera, tra i portavoce dei pendolari, è di Meolo: «Il mio paese», spiega, «nei giorni festivi è ancora più isolato rispetto, ad esempio, a San Donà. Dalle 10 alle 13 non si può andare a Venezia, e da Venezia dalle 10.25 alle 12.57, non si può tornare a Meolo. Quello che chiediamo è di eliminare i buchi, ok i treni ogni mezzora, ma almeno uno all’ora nelle fasce meno affollate. L’ultimo treno della sera, da Meolo, ad esempio, è alle 22.11, poi ci sono due pullman alle 23.12 e alle 24.20 e ci impiegano oltre un’ora per tornare a casa».

Marco Fuga, fa parte del comitato pendolari di Mogliano: «L’assessore regionale Chisso», precisa, «ha mantenuto una piccola promessa, ci ha messo un autobus alle 5.11 da Mogliano per Venezia, ma noi abbiamo bisogno di un treno per andare al lavoro durante le giornate festive, ci sono persone costrette a dormire in ufficio oppure a prendere un taxi. Personalmente con alcuni colleghi siamo stati costretti a prendere proprio il taxi, già tre volte dividerci la spesa.

«Anni fa», racconta Franco Marotto, di Maerne, «c’era un autobus che partiva da piazzale Roma alle 21.45 per Maerne, poi l’hanno tolto ed ho iniziato a prendere il treno delle 21.14, che oggi è stato spostate alle 20.56. Come torno a casa? Con il nuovo orario mi è toccato munirmi di bici, prendere l’auto e trovare un parcheggio a Spinea. Tra benzina, macchina strisci all’auto, spendo molto di più e rischio la vita».

Diego Tiozzo, assieme a Lidia Scarpa, fa parte del comitato Treno dei Desideri, rappresenta la linea Venezia-Ponte delle Alpi-Calalzo ed è portavoce della zona di Vittorio Veneto. «Il nuovo orario», spiega, ha accentuato le criticità della linea che collega la pianura alla montagna. La rottura del carico a Conegliano ha provocato un allungamento dei tempi di percorrenza, ci mettiamo più di due ore per fare 100 chilometri: il servizio è stato frammentato ed è peggiorato perché i treni continuano a rompersi».

(m.a.)

 

I sindaci: «Servono cinque milioni»

Primi cittadini con i manifestanti: per turnisti e studenti i problemi restano

VENEZIA – Assieme ai manifestanti ieri mattina, a partecipare al presidio e al successivo incontro dei pendolari, anche diversi sindaci e amministratori della Provincia.

Tra loro il sindaco di Quarto, Silvia Conte. «Il lavoro fatto finora è stato utile», ha sottolineato il sindaco altinate che tiene i contatti con i primi cittadini del Veneto Orientale e del Trevigiano, «ma i pendolari ad oggi, alle parole non hanno visto succedere i fatti».

Prosegue: «Il momento della concretezza è questo, visto che si discute il bilancio. Non si possono promettere treni senza soldi, bisogna che vengano stanziate delle risorse. Inoltre, non ci sono ancora garanzie sui treni nei periodi delle vacanze, in cui gli studenti e i lavoratori sono rimasti senza e sui convogli del fine settimana, del sabato e della domenica. Ribadiamo che quella che ci è stata propinata, non è la rivoluzione che attendevamo: solo a Quarto in un anno ci sono 150mila presenze turistiche che devono poter contare su di un servizio che non c’è. Basta pensare, parlando di cose spicce, che la nostra stazione non ha ancora la pensilina».

Precisa: «Servono almeno 5 milioni di euro per ripristinare i treni soppressi. È ora di investire sul trasporto pubblico locale e domandarsi che Veneto vogliamo».

«In questo momento», sottolinea Silvia Lasfanti, consigliere comunale di San Donà, presente assieme a Daniele Terzariol e Lorena Marin, «non sono stati risolti i problemi dei turnisti e degli studenti delle superiori iscritti a Venezia, ma anche dei ragazzi residenti nei comuni limitrofi e che vengono a scuola a San Donà. Alcuni istituti si trovano in difficoltà e rischiano di chiudere».

Tra i partecipanti Andrea Follini, sindaco di Marcon, assieme all’assessore Guido Scroccaro. «La gente oggi è costretta ad utilizzare l’auto», aggiunge Gianni Foffano, pendolare e consigliere altinate, «i disagi non sono stati per nulla eliminati. Chiediamo il tavolo permanente, una rivisitazione dell’orario, ma anche una sinergia ferro-gomma per pianificare la tariffazione unica e per andare incontro a chi come me e molti altri lavoratori prende treno e vaporetto».

(m.a.)

 

Trenitardo: «Con il nuovo orario sono stati inseriti convogli difettosi che si guastano»

VENEZIA. Ieri per la prima volta, ai pendolari, sindaci, ammistratori e agli esponenti di Legambiente, si sono uniti anche i rappresentanti di Trenitardo (La banca del tempo perduto). I giovani, dati alla mano, hanno documentato disservizi e gap dell’orario cadenzato entrato in funzione oramai da oltre due mesi.

«Studio a Padova ma sono di Montebelluna», spiega Davide Quagliotto, «da un bel pezzo raccogliamo i ritardi dei treni nelle varie linee e siamo in grado anche di fare una diagnosi del problema». Prosegue: «Tra le tratte con forti criticità c’è la Mantova-Padova, la Padova-Belluno, la Milano-Venezia. In quest’ultimo caso la linea è stata spezzata a Verona, ma le coincidenze non sono garantite. Oggi dai dati che abbiamo, un treno su quattro ha un ritardo superiore ai cinque minuti. Spesso quando i pendolari protestano, c’è chi obietta che le loro proiezioni non sono veritiere. Noi siamo invece qui per fare da collante e dimostrare con i dati sulla tratta raccolti, come stanno le cose». E ancora: Il nuovo orario ha spezzato le tratte ed aumentato le corse, ma ha prodotto la necessità di inserire anche treni malfunzionanti, pertanto i guasti continuano».

Chiude: «La mobilità è penalizzata dalla mancanza di fondi, è necessario reinserire i treni mancanti e rivedere il materiale rotabile».

(m.a.)

 

Gazzettino – Treni. Pendolari, l’ira contro la Regione

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16

feb

2014

Gli stati generali mettono sotto accusa Palazzo Balbi per ritardi e disservizi

Nel trasporto pubblico investito il 7,5% sulle ferrovie , il 92.4% sulla strada

PROTESTA – I pendolari del Veneto ieri hanno manifestato davanti alla stazione ferroviaria di Santa Lucia a Venezia

I pendolari del sistema ferroviario veneto si sono ritrovati ieri mattina a Venezia, rappresentati dai comitati locali provenienti da tutte le province, rispondendo all’appello di Legambiente Veneto. Da Belluno, Verona, Vicenza, fino a Quarto d’Altino, Salzano, Robegano e Mogliano, oltre a tutti i territori del Veneto orientale, un centinaio di rappresentanti hanno costituito «Gli Stati Generali dei pendolari veneti», organismo creato per avere potere di presenza e di colloquio formale presso la Regione Veneto.

Un salto di qualità nella lotta dei pendolari per ottenere un servizio migliore, supportata dall’esigenza ambientale di favorire il trasporto su ferrovia piuttosto che quello autostradale.

La Regione, invece, sembra agire nel senso contrario, se è vero, come hanno accusato i comitati, che gli investimenti di Palazzo Balbi per le infrastrutture del pubblico trasporto contano un 92,46 per cento dedicato alle strade e solo il 7,54 in favore del sistema ferroviario locale.

L’ulteriore riduzione delle corse, secondo un piano di «orario cadenzato», è stata la goccia che ha fatto traboccare la pazienza dei pendolari, che si son detti già colpiti da anni dai ritardi, dalla povertà di corse e di coincidenze, dallo stato manutentivo dei vagoni.

Insomma, ora gli Stati Generali vogliono sedersi di diritto ai tavoli regionali che trattano la mobilità ed i contratti con Trenitalia, come utenti ma anche cittadinanza attiva. In questo hanno ricevuto l’immediato l’appoggio dei consiglieri regionali Gennaro Marotta (Idv) e Bruno Pigozzo (Pd), oltre a numerosi sindaci (alcuni presenti all’incontro: Quarto d’Altino, Spinea, Marcon. Tuttavia i pendolari cercheranno l’ampia condivisione e la solidarietà di altri consiglieri ed enti locali. Un movimento che va a scuotere la poltrona dell’assessore di riferimento, Renato Chisso, definito, come azione amministrativa, molto più rivolto alla strada che alla ferrovia.

«Eppure – hanno detto i comitati – un buon utilizzo del treno rappresenta un favore all’ambiente e al portafoglio delle famiglie, molte delle quali sono costrette ad usare la macchina, con un aggravio dei costi e perdita continua di possibili utenti ferroviari».

Se Pigozzo ha definito il trasporto locale regionale importante quanto l’alta velocità, insistendo sulla ripresa progettuale della metropolitana di superficie, la prima cittadina di Quarto d’Altino, Silvia Conte, ha preso in considerazione il pendolarismo quotidiano turistico, a suo parere cliente di un non efficiente servizio di mobilità pubblica regionale, capace di limitare, se non inficiare, le prospettive e le strategie turistiche del Veneto.

Gli Stati Generali chiedono alla Regione di investire un punto in più a bilancio per il trasporto ferroviario, mettendo sul piatto almeno 5 milioni euro per coprire i disservizi in merito al numero delle corse e dei vagoni, riorganizzandoli secondo i flussi dell’utenza.

Inoltre pretendono il ripristino delle corse eliminate con l’orario cadenzato e l’istituzione di un tavolo permanente regionale sul trasporto pubblico, al quale possano partecipare associazioni, comitati, studenti e lavoratori.

Altra proposta, il biglietto: unico regionale, con l’integrazione oraria e tariffaria fra treni ed altri vettori di trasporto, fino ad arrivare all’«intermobilycard», avanzato da Legambiente, ticket regionale ricaricabile come unico sistema di tariffazione per treno, bus e trasporto acqueo lagunare».

I comitati si organizzeranno nel nuovo strumento attraverso l’utilizzo dei social forum in internet.

Tullio Cardona

 

IL GIORNO DELLA PROTESTA E i pendolari uniscono i comitati. Anche i sindaci in prima linea

Scuole e treni, Venezia alza la voce

Oltre 2mila tra famiglie e lavoratori al girotondo per la pulizia delle aule. Paura sul ponte di Calatrava

SCUOLA – Erano oltre duemila le persone che hanno manifestato, in modo molto colorato, davanti alla stazione ferroviaria di Venezia per chiedere più pulizia nelle scuole. Paura sul ponte di Calatrava, che ha “tremato” per l’eccessivo carico.

TRENI – Contemporaneamente a questa mobilitazione c’è stata la manifestazione dei pendolari che sono tornati a chiedere più treni ed un investimento più convinto da parte dell’amministrazione regionale.

 

IL GIORNO DELLA PROTESTA E i pendolari uniscono i comitati. Anche i sindaci in prima linea

Scuole e treni, Venezia alza la voce

Oltre 2mila tra famiglie e lavoratori al girotondo per la pulizia delle aule. Paura sul ponte di Calatrava

I TRASPORTI SI MOBILITANO

I PRESENTI – I comitati del Veneto orientale tra i più decisi

GLI STATI GENERALI – Anche consiglieri regionali e i sindaci di Spinea, Marcon e Quarto d’Altino alla giornata di protesta contro i disservizi

«La Regione investe troppo poco per migliorare le linee ferroviarie»

Tutela dell’ambiente con il trasporto su ferrovia, aiuto ai bilanci delle famiglie attraverso la possibilità di usufruire del treno, migliore qualità della vita. Queste sono state le principali tematiche che, promosse da Legambiente Veneto, hanno dato vita agli “Stati generali dei pendolari veneti”. Nella sala San Leonardo, ieri mattina si sono dati appuntamento i rappresentanti dei comitati presenti nella regione, dopo una breve manifestazione nel piazzale della stazione ferroviaria. C’erano, fra gli altri, i comitati Veneto orientale, Quarto d’Altino, Salzano-Robegano, Mogliano, Il Treno dei Desideri, Trenitardo e molti altri provenienti da tutte le province venete. Un centinaio fra rappresentanti ed aderenti, uniti nel chiedere alla Regione Veneto una più marcata attenzione verso il servizio di trasporto locale su ferrovia. «La Regione – hanno enunciato i comitati – investe nel servizio ferroviario lo 0,31 per cento del bilancio, a fronte dell’1,19 della Lombardia; se poi guardiamo la spesa relativa alle infrastrutture, scopriamo che si è investito il 92,46 per cento in strade e solo il 7, 54 nel trasporto ferroviario, con soppressione di treni, ore buche, ritardi continui, sovraffollamento, sporcizia». «Chiediamo a Regione e a Trenitalia di ripristinare le corse eliminate con l’orario cadenzato per turnisti e studenti, l’inserimento di corse nelle ore lasciate sguarnite, l’adeguamento della composizione dei treni alle frequentazioni nelle diverse fasce orarie. Inoltre, come Stati generali dei pendolari veneti, pretendiamo la creazione di un tavolo permanente regionale sul trasporto pubblico, al quale possano partecipare associazioni, comitati, studenti e lavoratori. Infine proponiamo il biglietto unico regionale e l’integrazione oraria e tariffaria fra treni ed altri vettori di trasporto».

In particolare, Legambiente ha caldeggiato la riorganizzazione del servizio e l’«intermobilycard», biglietto regionale ricaricabile come unico sistema di tariffazione per treno, bus e vaporetto. «È giunto il momento che i pendolari veneti escano da una situazione da preistoria – hanno detto da Legambiente – la Regione deve investire in tal senso almeno un punto percentuale in più, aprendo il confronto pubblico sul contratto di servizio con Trenitalia e realizzando uno sportello di ascolto per i pendolari. Lo stesso Governo deve aumentare gli investimenti dedicati alla mobilità ed i comuni ripensare, in sede di pianificazione urbanistica, ai parcheggi d’interscambio».

(t.c.)

 

I pendolari tornano a chiedere più treni

Pigozzo: «È necessario finanziare il progetto della Sfmr, la metropolitana di superficie»

Alla nascita degli Stati generali dei pendolari veneti, hanno partecipato anche consiglieri regionali e i sindaci di Quarto d’Altino, Spinea e Marcon. «Cercheremo in consiglio regionale di costruire una rete per reperire maggiori risorse da destinare al trasporto ferroviario locale – ha promesso Gennaro Marotta, consigliere Idv – un’azione che potrà coinvolgere anche colleghi della maggioranza, sensibili ai problemi del pendolarismo. Sull’assessore al Mobilità Renato Chisso non si può contare, troppo ingessato nelle sue scelte e decisioni. Dobbiamo tutelare più di un percorso, come la linea Bassano – Padova».

«Chisso e la giunta regionale hanno dimostrato poco interesse verso il trasporto ferroviario locale – ha osservato Bruno Pigozzo (Pd) – ed ora la questione è scoppiata loro in mano. Il contratto stipulato con Tranitalia mostra maglie molto rigide, perciò occorrono 5 milioni di euro per rispondere alle necessità dei cittadini, coprendo i buchi del servizio. Da tempo proponiamo di riprendere le fasi del progetto Sfmr, la metropolitana di superficie. Prima fase: 20 milioni; per realizzare la seconda e terza fase servono 120 milioni, ma nei prossimi 7 anni potremo attingere ai fondi europei stanziati ad hoc, per 150 milioni. Il trasporto pubblico locale riveste la medesima importanza dell’alta velocità, ma dobbiamo tornare alla piattaforma progettuale per la Sfmr».

«Con gli Stati generali è giunto il momento del salto di qualità – afferma Silvia Conte, sindaco di Quarto d’Altino – ovvero la nascita di un filo diretto tra i pendolari e la Regione. Nel pendolarismo è giusto inserire anche i turisti: molti non riescono a rientrare alla sera dalle varie località per mancanza di treni e questo diviene un danno per l’intera politica turistica nel Veneto. La cartina tornasole sarà questo imminente carnevale: Chisso ha detto chiaramente che, poiché è «il carnevale di Venezia», i treni straordinari deve pagarli quel comune. Una strategia di trasporto in ambito turistico non funziona il questo modo, per esempio i nostri 150mila turisti, in mancanza di autobus per Quarto, non possono partecipare alle manifestazioni veneziane, o di altre città, nelle ore serali. Da noi abbiamo effettuato un sondaggio: il 25 per cento della popolazione prende il treno, un altro 25 per cento vorrebbe usufruirne, ma il servizio così organizzato non lo permette. Ciò significa perdita di utenza, più automobili, spese per l’assicurazione e costi maggiori per le famiglie già vessate dalla crisi».

 

«Un sogno, non ci sono soldi»

CHIOGGIA – «La ferrovia a Chioggia? Non sono previsti finanziamenti statali di questa portata nei prossimi due anni. Chi pensa di essere in grado di portarla a casa si accomodi pure sulla mia sedia, ma io non voglio illudere nessuno».

A margine dell’incontro con Confindustria Venezia tenutosi ieri mattina a Chioggia, l’assessore regionale Renato Chisso ha toccato anche l’argomento rotaia: «Della ferrovia si parla almeno da 20 anni. Quella verso Padova, di cui c’è già il progetto, costa 600 milioni di euro. Quella verso Venezia, che non ha progettazione, circa 400 milioni di euro. Queste cifre non le abbiamo e non si può neanche pensare di far partire l’opera recuperando poi i costi dal pagamento dei biglietti, perché questi coprirebbero solo il 10 %». La ferrovia quindi continuerà a rimanere un sogno ancora per diverso tempo.

(m.bio.)

 

TRENI E MOBILITÀ – Pendolari contro palazzo Balbi. Oggi sit-in davanti alla stazione

Si farà sentire stamane la protesta di Pendolari e Legambiente contro la Regione Veneto. Stanchi di non essere ascoltati dall’assessore regionale alla Mobilità Renato Chisso i Comitati del Veneto Orientale e di Quarto d’Altino promuovono un sit-in a partire dalle 10 nella stazione di Santa Lucia. Alla manifestazione hanno aderito i comitati dei Pendolari di Salzano e Robegano, Mogliano, Trenitardo, Treno dei Desideri mentre è attesa la partecipazione di altre associazioni e portatori di interessi nel comparto del trasporto pubblico.

In contemporanea nella sala San Leonardo a Cannaregio, Legambiente Veneto promuove la costituzione degli “Stati Generali dei Pendolari Veneti” con tutti i comitati e le associazioni interessate. Tale incontro determina un primo passo per l’istituzione di un tavolo permanente sulla mobilità che coinvolga i cittadini che si spostano per lavoro e studio e consenta un confronto con esperti e amministratori che finora è mancato.

Alla creazione degli Stati generali dei pendolari passati da 150 a 160 mila in Veneto lo scorso anno, sono stati invitati tutti i sindaci della tratta Venezia- Portogruaro ed enti pubblici come la Provincia e la stessa Regione Veneto.

La manifestazione odierna è il momento centrale di un febbraio “caldo”, iniziato con la denuncia alla magistratura per le violazioni ai diritti alla mobilità, al trasporto universale e all’informazione da parte della Regione. Oltre al ripristino delle corse eliminate con l’orario cadenzato, le richieste dei pendolari vertono sulla necessità di integrare il trasporto pubblico tra ferro e gomma, il biglietto unico, la mobilità sostenibile e una verifica costante degli investimenti regionali.

Continua anche la campagna di segnalazione dei disguidi, Comitati e Legambiente invitano tutti i passeggeri a segnalare le difficoltà incontrate nella sezione Veneto del sito di Trenitalia e dei pendolari www.facebook.com/comitatopendolarivo.

Davide De Bortoli

 

 

Promossi i cambi di orario sulla Adria-Mestre e l’inserimento di corse in autobus

Per rendere effettive le novità ora manca soltanto l’approvazione della Regione

PIOVE DI SACCO – Il vicesindaco Lucia Pizzo ha strappato una piattaforma di accordo alla direzione di Sistemi Territoriali per rivedere treni e orari della line Adria-Mestre e superare i disagi che il nuovo orario cadenzato ha portato soprattutto ai pendolari. Ora l’ultima parola, per avviare le modifiche all’orario, spetta all’assessore regionale alla Mobilità Renato Chisso. Ma c’è ottimismo per il buon esito della vertenza.

«Nel corso dell’ultimo incontro con Sistemi Territoriali, per cui erano presenti il presidente Gianmichele Gambato e il direttore Bruno Caleo, siamo arrivati a un’intesa per apportare alcune modifiche all’attuale orario», spiega il vicesindaco, «e stavolta era presente anche il sindaco di Adria. Si è trovata una soluzione condivisa proprio per andare incontro ai pendolari della città polesana. In particolare il treno che partiva da Piove alle 7.22 viene anticipato alle 7.16 così da arrivare a Mestre alle 7.52 e non più alle 8.04: per i pendolari di Adria e Cavarzere Sistemi Territoriali mette a disposizione un servizio di autobus per portarli fino a Piove e poter prendere questo treno. La base di partenza del confronto», sottolinea Pizzo, «è che comunque l’orario cadenzato non può essere stravolto, quindi possiamo ritenerci moderatamente soddisfatti».

L’accordo prevede altre novità: «Le partenze da Adria per Venezia delle 9.10 e delle 15.10 saranno garantite tutto l’anno e non solo nel periodo scolastico così come il treno in partenza da Venezia alle 13.19», illustra il vicesindaco, «mentre sul fronte dei festivi l’accordo prevede il ripristino del treno in partenza da Piove per Venezia delle 19.47 e quello di ritorno da Venezia alle 20.49. In questo caso, siccome quello che lo precede è alle 19.19, quindi con un’ora e mezza di buco, l’idea è di chiedere all’Actv di inserire un autobus in partenza da Venezia alle 20. È una richiesta che condividono e supportano con noi anche il Comune di Campolongo Maggiore e altri della Riviera. Mi auguro che l’Actv, che tra l’altro a Piove usufruisce del parcheggio all’ex foro boario, accolga questa istanza dal momento che ha già cancellato tutte le corse nei festivi e tutte quelle dopo le 19».

Per i treni c’è solo da sperare che la Regione approvi il nuovo piano. «Contiamo che una risposta possa giungere in tempi rapidi», conclude il vicesindaco di Piove, «anche perché il nuovo orario potrebbe essere applicato da marzo per il Carnevale di Venezia. Inoltre credo che Sistemi Territoriali possa recuperare con le soluzioni trovate nuovi abbonati».

Elena Livieri

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In tanti hanno dato l’adesione alla protesta di domani alla stazione di Santa Lucia

Contestato l’orario cadenzato. Legambiente organizza “Gli Stati generali” 

SAN DONÀ – Ci sono i comitati pendolari del Veneto Orientale e di Quarto d’Altino. Ma anche i comitati che riuniscono i pendolari di Salzano-Robegano e quelli di Mogliano, oltre ai gruppi “Trenitardo” e “Treno dei desideri”.

È già lunga la lista delle adesioni al sit-in di protesta contro l’orario ferroviario cadenzato che i pendolari veneti terranno domattina, dalle 10, nell’area antistante la stazione di Venezia Santa Lucia. E altri comitati, provenienti da tutto il Veneto, hanno già fatto sapere di essere pronti ad aggiungere la loro sigla alla protesta. Per i viaggiatori veneti sarà una giornata di intensa mobilitazione.

In contemporanea al sit-in, dalle 10 alle 14, Legambiente Veneto organizza infatti “Gli stati generali dei pendolari veneti”, nella sala San Leonardo a Cannaregio.

«Questo incontro», commentano i comitati, «segna un momento importante nell’ambito del pendolarismo ferroviario della nostra regione, in quanto determina un primo passo verso l’istituzione di un tavolo permanente sulla mobilità».

Quanto alle mancanze dell’orario cadenzato, che hanno portato al nuovo sit-in di protesta, i pendolari dimostrano di avere le idee ben chiare. E in una nota congiunta, firmata da tutte le sigle aderenti alla manifestazione, tracciano l’elenco delle richieste su cui intendono richiamare l’attenzione della Regione e delle amministrazioni locali.

«Innanzitutto ripristinare i treni notturni, che permettano la mobilità dei lavoratori turnisti. Quindi», si legge nel documento dei comitati, «fermare il dimezzamento dei treni nei periodi non scolastici (soprattutto in estate) come prospettato dall’orario cadenzato; garantire la copertura del servizio di trasporto pubblico su rotaia nelle ore diurne e nei giorni festivi; evidenziare le criticità dei collegamenti pianura-montagna; integrare in modo reale ed efficace il trasporto pubblico (ferro-gomma); accedere a un servizio di trasporto pubblico con un biglietto unico integrato regionale; monitorare le risorse economiche investite sul trasporto pubblico locale da parte della Regione; creare un tavolo permanente sulla mobilità, che coinvolga i cittadini che si spostano per lavoro e studio e consenta un giusto ed equo confronto con gli esperti e amministratori».

I pendolari veneti avevano già manifestato lungo le calli di Venezia a inizio dicembre, esprimendo il timore per quelle mancanze dell’orario cadenzato che poi effettivamente hanno trovato riscontro dall’introduzione del nuovo servizio.

Giovanni Monforte

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Gazzettino – Pendolari, sit-in a Venezia

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14

feb

2014

SAN DONÀ – Due le manifestazioni organizzate dai comitati dei Pendolari e Legambiente per domani 15 a Venezia.

A partire dalle 10 si svolgerà un sit-in nell’area antistante la stazione Santa Lucia; a protestare saranno i comitati Pendolari di Quarto d’Altino, Veneto orientale, Salzano-Robegano, Mogliano, Trenitardo, Treno dei Desideri e «altri comitati – fanno sapere i pendolari in una nota-stampa- si aggregheranno all’evento in programma».

Gli obiettivi condivisi a breve termine riguardano il ripristino dei treni notturni per i turnisti, lo stop al dimezzamento dei treni soprattutto d’estate come prospettato dall’orario cadenzato, la garanzia del servizio su rotaia nelle ore diurne e nei giorni festivi e le criticità dei collegamenti tra pianura e montagna.

A lungo termine le richieste dei pendolari vertono sulla necessità di integrare il trasporto pubblico, lo studio dei flussi ma ancora il biglietto unico con integrazione tra ferro e gomma, la mobilità sostenibile e il monitoraggio delle risorse economiche investite nel trasporto, passando dallo 0,31 al 1 per cento del bilancio regionale.

(d.d.bor.)

 

I TRENI E L’ORARIO CADENZATO

VENEZIA – Nuovo orario cadenzato: raccogliere le segnalazioni dei pendolari costa alla Regione Veneto 200mila euro. Per la precisione 199.988,75 Iva inclusa. È quanto la Regione pagherà alla propria società Sistemi Territoriali perché la stessa gestisca per un anno l’attività di monitoraggio. È stata proprio Sistemi Territoriali a comunicare “la disponibilità del numero verde 800 042 822 a favore dell’utenza e dal 15 dicembre 2013 l’attivazione dell’indirizzo dedicato di posta elettronica (nuovorariocadenzato@venetotreni.it), a cui gli utenti possono inviare suggerimenti e/o segnalazioni in merito al nuovo orario ferroviario cadenzato”. La delibera della giunta regionale è stata pubblicata sul Bur di ieri.

(al.va.)

 

A Noale investigatori sulle tracce dell’autista che ha provocato il caos dei treni

Intanto tornano le polemiche sulla mancanza di un sottopasso in quel punto

NOALE – Indagini sulle sbarre abbattute come birilli, che provocano disagi alla circolazione ferroviaria, che fanno arrabbiare i pendolari, che provocano code sulla Noalese. Perché tutto questo succede quando si danneggia il passaggio a livello di via Tempesta a Noale, sulla tratta Venezia-Castelfranco-Bassano. Un passaggio a livello in un posto non proprio tranquillo per il traffico; è vero che negli ultimi anni è stata costruita parte della variante, da via Pacinotti a via Noalese, portando fuori molti camion ma è altrettanto vero che restano le macchine e se si formano code sono sempre guai. Purtroppo gli incidenti in quel punto non sono una rarità e quanto successo lunedì mattina è solo l’ultimo di una lunga serie iniziata anni fa. Poi finiscono per rimetterci gli utenti delle ferrovie e gli automobilisti, con ritardi ai convogli, appuntamenti saltati, oppure lunghe code sulla regionale. La soluzione sarebbe il sottopassaggio ma, ad oggi, la questione è accantonata. In questo momento, a Noale si è concentrati su quelli da fare in via Mestrina e nella ex fornace (zona via Ongari), mentre per via Tempesta non c’è mai stato un progetto vero e proprio. Se n’era parlato qualche anno fa ma poi tutto è stato messo da parte, anche per il punto dove si trovano le rotaie vicine a case e palazzi. Facendo il collegamento dalla ex fornace alla Noalese, si vuole sgravare altro traffico dal centro ma resterebbe sempre il passaggio a livello. Nel frattempo, continuano le indagini della Polfer per arrivare alla persona che lunedì mattina ha provocato disagi a migliaia di pendolari, soprattutto, e automobilisti. Dai primi rilievi, sembra che possa trattarsi di un camionista ma delle indicazioni potrebbero arrivare anche da chi, attorno alle 6, circolava in zona via Tempesta. Si sa che viaggiava in direzione Santa Maria di Sala, avendo abbattuto la seconda sbarra, ma nonostante il colpo non si è fermato e ha proseguito la sua corsa. A quel punto, è iniziata una mattinata che in pochi dimenticheranno, con 25 treni che hanno subito ritardi tra gli 8 e gli oltre 60 minuti, mentre due regionali, da Venezia a Bassano e viceversa, sono stati cancellati per evitare che i convogli continuassero ad accumulare altri rallentamenti. Solo nel primo pomeriggio, la circolazione è tornata alla normalità ma diversi passeggeri hanno dovuto prendere un bus o farsi accompagnare.

Alessandro Ragazzo

 

Distribuiti centinaia di volantini nelle stazioni di Quarto, San Donà e Portogruaro

QUARTO D’ALTINO – Da Quarto d’Altino a San Donà e Portogruaro, senza trascurare tutte le fermate minori della tratta Venezia-Trieste. Mentre sui binari del Veneziano si consumava l’ennesima giornata nera, ieri mattina i comitati dei pendolari del Veneto Orientale e di Quarto d’Altino hanno effettuato una serie di volantinaggi, distribuendo centinaia di manifestini per promuovere tra i viaggiatori la giornata di mobilitazione in programma per sabato prossimo, 15 febbraio. Sarà una giornata molto intensa che vedrà i pendolari, sul piede di guerra contro i disagi causati dall’orario cadenzato, svolgere un sit-in nella stazione di Venezia Santa Lucia, con inizio alle 10. I comitati raggiungeranno il capoluogo a bordo del Regionale 11116, con partenza da Portogruaro alle 8.38 e fermata in tutte le stazioni. In contemporanea al presidio, Legambiente Veneto organizza «Gli stati generali dei pendolari veneti». L’adunanza plenaria di tutti i pendolari della regione si terrà dalle 10 alle 14, nella sala Leonardo a Cannaregio. All’appuntamento sono stati invitati anche amministratori locali e sindacati.

Ieri il comitato di Quarto d’Altino ha scritto ai dirigenti scolastici di diversi istituti superiori del Veneziano perché, compatibilmente con gli orari delle lezioni, possano estendere l’invito a partecipare alla mobilitazione pure agli studenti, altra categoria in rivolta contro i nuovi orari. Intanto ieri nella sola stazione di Quarto sono stati distribuiti ben 250 volantini in un’ora e mezza. E centinaia ne sono stati diffusi nelle altre stazioni dai vari pendolari volontari, ma a San Donà anche da alcuni consiglieri comunali che hanno appoggiato l’iniziativa.

«L’avvio dell’orario cadenzato ha posto all’attenzione di tutti la necessità di far crescere una cultura della mobilità collegata al trasporto pubblico», spiega Legambiente, «la necessità di ridurre la mobilità privata offrendo un servizio pubblico collettivo efficace e efficiente è nell’interesse di tutti i cittadini e di tutti gli amministratori che su questo servizio investono. Vi deve essere un’offerta di trasporto che incontri i bisogni dei pendolari offrendo puntualità, integrazione, capillarità e copertura ampia del servizio. Sappiamo che le condizioni economiche attuali richiedono attenzione nella programmazione, ma sappiamo anche che il trasporto pubblico, grazie alla sua maggiore sicurezza, riduce una serie di costi indiretti che comunque gravano sulla collettività».

Giovanni Monforte

 

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