Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui

Zaia: dossier segreto che accusa Trenitalia. Contratto contestato.

Documentate pesanti inadempienze nella manutenzione

VENEZIA – Ritardi, soppressioni, guasti, carrozze roventi d’estate e gelide d’inverno, turni del personale non rispettati, carenza di macchinisti, manutenzione scadente dei convogli: c’è un dossier Trenitalia fitto di note dolenti sul tavolo di Luca Zaia e sembra preludere ad un passo clamoroso. A fronte delle gravi e ripetute inadempienze del servizio ferroviario, fonti di pesanti disagi per decine migliaia di pendolari, il governatore del Veneto medita una drastica revisione del contratto, convinto che l’attuale situazione sia inaccettabile. A farlo infuriare, in particolare, è stata una circostanza: twittando con alcuni utenti per tastare il polso della situazione, Zaia ha appreso che alle lettere di protesta dei pendolari Trenitalia replica puntualmente addossando le colpe alla Regione. In realtà quest’ultima – se si escludono le multe che si traducono in uno sconto sugli abbonamenti – ha ben pochi strumenti di pressione nei confronti di Trenitalia e Rfi. Nel contratto di servizio, l’amministrazione veneta pianifica e programma ma i suoi obiettivi sono condizionati dalla qualità tecnica delle prestazioni offerte. E qui casca malamente l’asino: in questa fase d’avvio dell’orario cadenzato – che avrebbe richiesto uno sforzo straordinario in termini di movimentazione dei materiali e di turni del personale – Trenitalia si è fatta trovare clamorosamente impreparata. Basti pensare che i vagoni e locomotori destinati ad entrare in servizio stanno ancora affluendo nelle stazioni e nei depositi. In particolare la manutenzione non ha rispettato i tempi di consegna e le carrozze, in molti casi, sono uscite dalle officine con la necessità di ulteriori revisioni. A soffrirne, in particolare, la linea Udine-Treviso e il nodo di Portogruaro sulla Venezia-Trieste, con soppressioni e composizioni ridotte (quattro vagoni nell’ora di punta invece di sei o sette) che hanno esasperato lavoratori e studenti. Il danno e la beffa: la Regione, attingendo a fondi propri, ha acquistato 22 elettrotreni ma il giorno dell’avvio il gelo ha bloccato anche i nuovissimi convogli Stadler: d’inverno in Francia e in Germania il 90% della flotta ferroviaria sosta in «ricoveri protetti», Trenitalia e Rfi però si sono ben guardati dal realizzare qualcosa del genere.

A pesare come un macigno è mancata la separazione tra rete e gestore (in Italia Rfi continua ad affidare le tratte alla “cugina” Trenitalia, tanto che il concorrente Ntv ha chiesto l’intervento dell’antitrust) che rappresenta una vera e propria barriera naturale all’ingresso di nuovi competitor interessati alla conquista di eventuali «lotti» del trasporto regionale. Vie d’uscita? Luca Zaia, assistito nell’occasione da Carlo Parmeggiani (il capufficio stampa di Palazzo Balbi ha diretto per anni le relazioni esterne di Trenitalia e vanta una competenza specifica) ha convocato i tecnici per riesaminare da cima a fondo la questione. Obiettivo: assumere le leve decisionali del sistema ferroviario («Non accetteremo più di essere i parafulmini degli errori altrui») e garantire finalmente un servizio all’altezza. Esempi in tal senso, anche vicinissimi, non mancano. In Lombardia, dove la Regione svolgeva un ruolo rilevante attraverso le Ferrovie Nord si è giunti alla fusione con Trenitalia ed è nata Trenord. In Emilia-Romagna si sono apparentate Trenitalia e Fer (Ferrovie Emilia Romagna). Anche il Veneto sembra orientato su questa strada e il ruolo di grimaldello sarà affidato a Sistemi Territoriali, la società controllata dalla Regione.

Filippo Tosatto

 

l’assessore ALLA MOBILITÀ RENATO chisso

«La fase critica è superata. Nel 2012 ritardi peggiori»

VENEZIA – Non si fermano le polemiche sul nuovo orario cadenzato dei treni regionali in Veneto. La Regione, per bocca del suo assessore alle Politiche della mobilità Renato Chisso, rivendica, fra le mille incertezze del nuovo servizio iniziato fra disagi e polemiche il 16 dicembre scorso, una maggiore puntualità complessiva dei treni tra 2012 e 2013. «Un primo dato certo stupirà di sicuro a fronte delle pagine d’inchiostro piene di recriminazioni» spiega Chisso «se guardiamo ai ritardi, con l’esclusione del 16 dicembre, questi sono stati inferiori a quelli riscontrati nelle medesime giornate dall’applicazione dell’aggiornamento orario del 2012. Solo che quest’anno è cambiato tutto, lo scorso anno si trattava di aggiustamenti relativamente marginali». Secondo i dati che la Direzione regionale passeggeri di Trenitalia ha trasmesso all’assessore, la puntualità entro i 5 minuti è stata dell’82,8%, nello stesso periodo del 2012 il tasso medio di puntualità era del 77,7%. Andando a guardare i dati relativi invece ai ritardi fino ai 10 minuti i treni veneti in questa settimana di dicembre si sono comportati ancora meglio: 92,2% di treni “in orario” quest’anno contro l’82,6% dell’anno scorso. E l’assessorato ringrazia e chiede che si continui a segnalare i disservizi per un migliore monitoraggio della situazione i disagi per i pendolari non si limitano a questo punto: sovraffollamento, mancate coincidenze e le difficoltà di adattamento degli orari lavorativi con quelli dei treni sono un problema che ancora colpisce a fondo e che per ora sembra non essersi risolto con il nuovo cadenzamento. Anche a questo però l’assessore risponde punto per punto. Circa le carenze strutturali del servizio, come ad esempio quelle sulle tratte Udine-Venezia via Treviso «si è in parte provveduto subito laddove questo è stato possibile, in parte si provvederà a mano a mano che saranno completate le forniture di nuovi e più capienti convogli, cosa che dovrebbe avvenire nel giro di tre-quattro mesi». Anche per quanto riguarda le segnalazioni di difficoltà di spostamento, di orari e di strutturazione del servizio la Regione rassicura sulla sua completa attenzione. «Eravamo pienamente consapevoli» continua Chisso «che il nuovo orario cadenzato avrebbe creato scompiglio, perché pressoché tutti gli utenti hanno dovuto cambiare abitudini. Ci aspettavamo proteste, ne attendiamo, ma soprattutto attendiamo suggerimenti e proposte per aggiustare ancora il tiro e ottimizzare il sistema». Chisso ribadisce “dalla prima linea del fuoco” la scelta di migliorare «dando un servizio del tutto innovativo ai pendolari del Veneto, rispetto al quale dobbiamo scindere le criticità che possono esserci e che stiamo già eliminando dalle inefficienze che dipendono da come Trenitalia lo sta realizzando. Questo – conclude l’assessore – è il sistema con cui ci troviamo attualmente ad operare. Sono convinto più che mai, e Trenitalia lo sa bene, che un fallimento del cadenzato non possa finire che con la rescissione del contratto di servizio».

Riccardo Sandre

 

Cgil: «Bene l’ascolto, ma ora le soluzioni»

VENEZIA «Siamo contenti che la fase critica si consideri superata ma ci aspettiamo un salto di qualità del servizio e una maggiore disponibilità di treni negli orari di punta per cominciare ad intravedere un futuro dignitoso del trasporto pubblico locale, anche ferroviario».

Queste le parole a caldo del segretario generale dalla Flit Cgil Ilario Simonaggio che la vicenda del cadenzamento la sta seguendo dall’inizio, anche attraverso una continua proposta di soluzioni e segnalazioni che non sempre sembra siano state recepite.

«Ora però» continua «è necessario passare dalla fase d’ascolto delle criticità a quella delle soluzioni, per presentare un servizio più attento ai bisogni con il nuovo anno».

E se il sindacato individua la richiesta di continuare a segnalare le criticità come la parte più convincente del comunicato regionale, le priorità da risolvere rimangono tante.

«Dagli orari e coincidenze sbagliate, alla insufficiente offerta negli orari di punta mattutini, sera, al sabato e festivi; dalla qualità a bordo a quella a terra ( informazioni, bus sostitutivi) passando per soppressioni, rotture di carico, coincidenze, integrazione gomma-ferro e biglietto unico. Adesso l’importante è che Rfi, Trenitalia e Regione si attivino per garantire un effettivo miglioramento del servizio dal nuovo anno».

Nel frattempo i pendolari affilano le loro armi e lanciano una nuova manifestazione a Venezia per il 14 gennaio prossimo a cui aderirà, tra gli altri, anche la Filt Cgil.

(r.s.)

 

Treni, i sindaci oggi da Chisso nuova protesta il 14 gennaio

Alle 12 a Veneto Strade l’assessore regionale riceverà gli amministratori della Venezia-Trieste

Simonaggio Filt Cgil: «Ci aspettiamo da subito i correttivi minimi che ci segnalano gli utenti» 

QUARTO D’ALTINO – I sindaci della linea Venezia-Portogruaro convocati dall’assessore Chisso sull’orario cadenzato. Così come avevano richiesto il giorno della protesta a palazzo Balbi, questa mattina, vigilia di Natale, alle 12, Silvia Conte, assieme ad una delegazione di primi cittadini del Veneto Orientale, assessori, amministratori della Riviera e del Miranese, sarà a Mestre, nella sede di Veneto Strade, dall’assessore regionale ai Trasporti, Renato Chisso.

«Vedremo cosa ci verrà detto questa mattina», spiega Silvia Conte, «i pendolari sono preoccupati, al massimo si riusciranno a tamponare le criticità maggiori, ma il tema aperto è quello di migliorare il servizio, le coincidenze, puntare sull’ intermodalità, la bigliettazione unica. Non si può risolvere oggi per domani.Vogliamo chiedere un cambio di rotta vero sul trasporto pubblico, speriamo che già domani (oggi ndr) si individuino soluzioni alle problematiche più urgenti: contiamo ci siano le risorse per qualche treno il sabato e la domenica e che si dia una risposta al problema della prima corsa del mattino: rimetterla all’orario di prima non comporta un aumento di costi, notturno era e notturno è». Conte poi, con il Codacons, sta vagliando se avviare una class action, se intentare un ricorso o un esposto alla Procura sui ritardi dei treni.

«Più che per fare proposte che abbiamo già avanzato, così come abbiamo segnalato i disagi», spiega il presidente della Conferenza dei sindaci e primo cittadino di San Donà, Andrea Cereser, «noi andiamo lì per ascoltare ciò che la Regione ci deve dire, ossia le soluzioni».

I sindaci, dunque, non cedono: si aspettano che Chisso spieghi le migliorie che metterà in campo per eliminare i disagi.

Sulla questione calda, interviene anche il segretario della Filt Cgil, Ilario Simonaggio: «Ci aspettiamo da subito almeno i correttivi minimi che ci segnalano gli utenti della linea. Bisogna adoperare la pausa delle festività per ripresentare il 7 gennaio il servizio sotto una condizione diversa, per tutto ciò che sarà necessario e possibile fare, in un tempo breve. Infine riteniamo che sia giunto il tempo di fare una analisi completa su tutte le mancanze ed inefficienze del servizio e della rete del trasporto pubblico locale. Se non suonasse amaro diremo che dopo l’insuccesso di questa settimana, difficile replicare in peggio, per cui si può davvero solo migliorare. Ma per farlo bisogna rivedere l’impianto ripristinando treni e orari in servizio sino al 14 dicembre scorso».

Venerdì si è svolto un volantinaggio tra i pendolari di Quarto d’Altino in stazione, i pendolari di Meolo stanno organizzando il car sharing. Ma soprattutto è in preparazione una nuova manifestazione a Venezia con marcia a Palazzo Balbi, contro l’orario cadenzato, alla quale la Cgil ha già dato la sua adesione, che si svolgerà il 14 gennaio.

Marta Artico

 

Nuovo orario, disguidi, ritardi: oggi incontro con l’assessore «Esposto contro Trenitalia e Regione se rimane il problema»

Incontreranno l’assessore regionale alla mobilità Renato Chisso per discutere eventuali modifiche al contestatissimo orario cadenzato del Veneto. Sono i sindaci dei comuni del Veneto, decisi a non siglare alcuna tregua, nemmeno il giorno della vigilia di Natale, al nuovo orario che sta causando innumerevoli disagi ai pendolari, turnisti in particolare. L’appuntamento è per oggi a mezzogiorno nella sede di Veneto Strade.

La conferma dell’incontro è arrivata al sindaco di Quarto d’Altino, Silvia Conte, capofila della protesta, che ieri in fretta e furia ha diramato l’invito a tutti i sindaci a vario titolo coinvolti nei disagi degli ultimi giorni. «Siamo fiduciosi, speriamo che si possa trovare un punto di accordo e per i problemi conclamati si possa trovare una soluzione», ha spiegato Silvia Conte, «oltre ai disguidi legati a ritardi e disservizi vari è innegabile che con un orario del genere alcune persone facciano veramente difficoltà ad andare a lavoro. O lo perdono o saranno costretti a trovare sistemi di trasporto alternativi, più costosi non solo in termini economici ma anche in termini di qualità della vita».

Un incontro cruciale quello di oggi, dunque, rispetto alla possibilità o meno di presentare un esposto contro la Regione o Trenitalia. «È un’ipotesi concreta», continua la sindaca, «stiamo raccogliendo tutte le informazioni necessarie con le altre amministrazioni e i comitati dei pendolari per essere il più esaustivi possibile rispetto alle problematiche e i disservizi che impone questo nuovo orario. Quando avremo tutti gli elementi in mano, valuteremo se presentare questo esposto contro Trenitalia o la Regione. Ma speriamo ancora che quest’incontro possa dare i risultati attesi».

Non solo correzioni significative al nuovo orario: all’incontro con l’assessore verrà anche chiesta l’istituzione di un tavolo permanente della mobilità nella quale vengano coinvolte non solo le amministrazioni locali ma anche gli utenti finali e i rappresentanti dei lavoratori, in modo che la programmazione del trasporto su rotaia e su gomma venga modulato sulle reali necessità dei pendolari.

«Le statistiche confermano che un quarto della popolazione si muove con il treno, un altro quarto lo farebbe se i treni ci fossero», conclude Conte, «ma bisogna lavorare per una programmazione seria, bisogna porsi nell’ottica di rispondere a un bisogno altrimenti il rischio è di buttare via risorse inutilmente”.

Intanto per il prossimo 14 gennaio è prevista un’altra manifestazione contro l’orario cadenzato: pendolari e sindaci si daranno appuntamento a Venezia e in un piccolo corteo andranno a Palazzo Balbi, sede della Regione, per manifestare contro l’assenza di una programmazione seria nel trasporto pubblico. Ieri l’assessore Chisso, presente all’inaugurazione della nuova bretella di Casale, ha sollevato la Regione da qualsiasi responsabilità. «I primi giorni di prova del nuovo orario effettivamente sono stati un disastro. Ma una cosa è l’orario, un’altra è la sua gestione che è di Trenitalia. Per quanto riguarda l’orario stiamo lavorando sul suo adeguamento in un rapporto diretto con i sindaci e i singoli utenti. Non c’è nessuna colpa da parte della Regione».

Serena Gasparoni

 

L’albero in stazione con i desideri dei viaggiatori

I pendolari hanno allestito un provocatorio albero di Natale nella stazione dei treni di Oderzo: le decorazioni sono tutte lettere di lamentele e di invocazioni a Renato Chisso in veste di Babbo Natale.

«Voglio un treno delle 7 al mattino», si legge su un biglietto. «Perché devo pagare l’abbonamento intero quando ho la metà dei treni dell’anno scorso?», dice un altro biglietto. E ancora: «Babbo Natale vorrei che mio papà potesse tornare a casa un po’ prima. Voglio il treno delle 18.30 da Treviso», ma anche : «Pendolari, no sardine», o «Veneto mona, paga, tasi e va a pie».

C’è anche il biglietto che invoca i Forconi. Intanto i sindaci oggi, vigilia di Natale, vanno in pellegrinaggio da Chisso. «Chiediamo un giusto servizio», dice il sindaco di Oderzo Pietro Dalla Libera, «Noi sindaci siamo uniti: proponiamo all’assessore di adottare la proposta di orario fatta dai pendolari e che noi sindaci abbiamo condiviso. Al summit cercheremo di ottenere il massimo possibile. Va detto che l’orario cadenzato sembrava un’innovazione invece si è rivelato completamente insufficiente. Allora tanto vale lasciare tutto com’era, che non era ottimale, ma se il nuovo orario peggiora il servizio meglio tornare indietro. Bisogna prevedere corse in più, per un giusto servizio ai cittadini. Tutto sommato, era meglio prima», conclude il sindaco di Oderzo.

(Giuseppina Piovesana)

 

Comitiva di disabili intrappolata nel vagone

Stavano scendendo, il convoglio è ripartito: metà costretti a proseguire fino alla stazione successiva

Un gruppo di ragazzi disabili, accompagnati da alcuni educatori, è rimasto intrappolato in treno sabato scorso mentre tornava da una gita. Un episodio triste che ha lasciato sgomento tutte le famiglie dei ragazzi. Il fatto è accaduto alla stazione ferroviaria di Castelfranco Veneto. Il gruppo formato da 12 ragazzi disabili e sei educatori dell’associazione Farcela, costituita da famiglie con ragazzi disabili autistici e Down dell’area di Castelfranco Veneto e Montebelluna, era partito alla volta di Bassano del Grappa. Una visita ai mercatini di Natale per i giovani ragazzi con il proposito di comprare un regalo per i propri familiari. Dopo un tour tra i mercatini, il gruppo è salito sul treno di ritorno in partenza alle 18.25 dalla stazione di Bassano del Grappa. Arrivati a Castelfranco alle 18.44 è successo il fattaccio. I giovani accompagnati dagli educatori sono stati aiutati a scendere dal treno. La sosta però è stata troppo corta, non tutti sono riusciti a scendere dal convoglio in tempo. Anzi, uno dei ragazzi ha rischiato di rimanere incastrato quando le porte del treno si sono chiuse. Sono scesi solamente due educatori e sette ragazzi. Sono rimasti all’interno del treno invece cinque ragazzi e quattro educatori. Un episodio spiacevole che si sarebbe potuto risolvere subito. Gli educatori infatti hanno chiesto al capotreno di riaprire le porte, spiegando che i ragazzi sono disabili e che molti di loro hanno difficoltà motorie. Chiedendo dunque di poterli far scendere alla stazione di Castelfranco, com’era da programma. Di tutta risposta però il capotrenno ha tagliato corto dicendo che non si potevano riaprire le porte. «Fortunatamente noi educatori eravamo per metà con i ragazzi scesi e per metà con i ragazzi rimasti in treno», racconta Giada Marin, una delle educatrici al seguito del gruppo, «la cosa sconvolgente è che nel momento in cui abbiamo chiesto delle spiegazioni al capotreno, ci è stato risposto che dovevamo muoverci, che siamo stati troppo lenti. Tra l’altro i ragazzi del nostro gruppo sono persone con autismo, sindrome di Down, e alcuni hanno anche delle difficoltà motorie», prosegue l’accompagnatore, «Non abbiamo nemmeno ricevuto delle scuse, e alla nostra domanda sul cosa potevamo fare ci è stato risposto di scendere alla stazione successiva, Piombino Dese, e poi arrangiarci». Un episodio che ha lasciato l’amaro in bocca. «Noi educatori lavoriamo per l’autonomia dei nostri ragazzi», dice ancora Marin, «Molti di loro hanno le potenzialità per poter riuscire un giorno a spostarsi da soli con i mezzi pubblici e hanno il diritto di farlo, abbiamo il compito di accompagnare i genitori in queste spinte emancipative aiutandoli ad acquisire sempre maggiore fiducia nei loro figli e nello loro capacità.». «Vorrei anche aggiungere solo una frase al racconto», dice Stefano Busato, dell’associazione Farcela, «la civiltà di un popolo si misura da come tratta le minoranze più deboli».

Daniele Quarello

 

ORARI DA RIVEDERE – Sindaci e assessori del Veneto orientale illustreranno i problemi per i pendolari dovuti ai nuovi orari

TRASPORTI – L’assessore regionale farà il punto dei problemi della Portogruaro-Venezia

Pendolari, Chisso convoca i Comuni

SAN DONÀ – Chisso riceve tutti, anche se è la vigilia di Natale. Nuovo incontro sul tema dell’orario cadenzato tra amministrazioni comunali della linea Portogruaro-Venezia e l’assessore regionale ai Trasporti, stamane alle 12 nella sede di Veneto Strade a Mestre. Parteciperanno gli assessori alla Mobilità Francesca Zottis di San Donà e Ivo Simonella di Portogruaro, i sindaci Andrea Follini di Marcon e Silvia Conte di Quarto d’Altino.

«L’auspicio è trovare delle soluzioni alle principali criticità che tengano conto di richieste ed osservazioni dei Comitati dei pendolari» spiega Francesca Zottis.

Il sindaco Conte precisa di aver sollecitato la Regione per questo incontro e come tutte le amministrazioni locali siano allineate sul tema del cadenzamento: «Oltre ai ritardi il problema più grave è la mancanza di corse con fasce scoperte alla mattina e di sera. La fascia riservata alla manutenzione è dalle 11 alle 13,30, quando in altre regioni come la Lombardia è notturna, e ciò comporta dei ritardi sulle linee. Inoltre bisogna potenziare le fasce di punta, ancora sovraffollate e le coincidenze non ancora tarate bene».

«Sapevamo che il nuovo orario avrebbe creato scompiglio – precisa Chisso -. Quasi tutti i pendolari hanno dovuto cambiare abitudini. Ci aspettavamo proteste, ma soprattutto attendiamo suggerimenti e proposte per aggiustare ancora il tiro e ottimizzare il sistema. Inoltre dobbiamo scindere le criticità che possono esserci e che stiamo già eliminando dalle inefficienze che dipendono da come Trenitalia lo sta realizzando e dalle carenze di un sistema strutturale».

«Siamo contenti se la fase critica sia “superata” – commenta ironico di Ilario Simonaggio, segretario regionale della Filt Cgil -, se i rimedi siano stati attivati o lo siano in futuro. Sulle criticità c’è ormai una lunga lista, presentata da mesi. È necessario passare alla fase delle soluzioni per un servizio più attento ai bisogni con il nuovo anno». La Filt Cgil indica le priorità da risolvere: orari e coincidenze sbagliate; insufficiente offerta negli orari di punta mattutini, serali, al sabato e festivi; la qualità del servizio a bordo con sovraffollamento, le pulizie, il servizio a terra concernente informazioni, bus sostitutivi e obliteratrici.

D.D.Bor.

 

«La fase critica è superata. L’anno scorso era peggio»

I passeggeri invitati ancora a segnalare i disservizi

L’assessore veneto ai trasporti: «Se l’orario cadenzato dovesse fallire il contratto di servizio sarà rescisso»

Chisso, ultimatum a Trenitalia

VENEZIA – Nuovo orario cadenzato dei treni in Veneto, «la fase critica è superata». Lo dice l’assessore ai Trasporti, Renato Chisso. Che peraltro avvisa Trenitalia: se l’orario cadenzato dovesse fallire, il contratto sarà rescisso.

Il sindacato rilancia: «Ora ci aspettiamo un salto di qualità del servizio», dice la Filt Cgil.

Scettico il consigliere regionale del Pd e vice presidente della commissione Trasporti, Bruno Pigozzo: «Speriamo non sia solo un effetto momentaneo dovuto al calo di afflusso studentesco per le vacanze natalizie».

L’assessore Chisso continua a sollecitare suggerimenti, proposte, anche critiche. E puntualizza: «Dobbiamo scindere le criticità che possono esserci e che stiamo già eliminando dalle inefficienze che dipendono da come Trenitalia lo sta realizzando e dalle carenze di un sistema strutturale che, ai primi freddi, ferma convogli che viaggiano senza problemi in Russia e in Finlandia. Questo è il sistema con cui ci troviamo attualmente ad operare. Sono convinto più che mai, e Trenitalia lo sa bene, che un fallimento del cadenzato non possa finire che con la rescissione del contratto di servizio». Di più: «Un ritardo è gravissimo, un treno soppresso è difficilmente giustificabile. E questi fatti producono, a ricaduta, disfunzioni sui servizi che seguono. Per questo non devono esserci. Rispetto al cadenzamento – aggiunge Chisso – dobbiamo aggiustare il tiro su criticità “interne”, che si evidenziano di fronte al comportamento reale dei pendolari. Il nostro obiettivo è di dare un servizio migliore, non certo di fare un dispetto a chi viaggia in treno, anche perchè vogliamo attrarre nuovi utenti. Il tutto con le risorse che riusciamo a mettere in campo. Oggi, ad una settimana dall’avvio del nuovo orario, purtroppo inficiato oltre ogni pessimistica previsione dai guasti e dai ritardi della prima giornata lavorativa ordinaria di lunedì 16 dicembre, possiamo già trarre un primo bilancio, fatto su dati oggettivi e scevro da polemiche e prevenzioni».

Stando ai dati forniti dall’assessore, sul fronte dei ritardi, con l’esclusione del 16 dicembre, questi sono stati inferiori a quelli riscontrati nelle medesime giornate dall’applicazione dell’aggiornamento orario del 2012. «Solo che quest’anno – dice Chisso – è cambiato tutto, lo scorso anno si trattava di aggiustamenti relativamente marginali».

Un secondo dato riguarda le carenze “strutturali” riscontrate nel cadenzamento fin dal primo giorno, per l’inevitabile differenza tra previsione e risposta reale. A queste si è in parte provveduto – dice Chisso – e in parte si provvederà a mano a mano che saranno completate le forniture di nuovi e più capienti convogli, cosa che dovrebbe avvenire nel giro di tre/quattro mesi.

Quanto alle segnalazioni relative a difficoltà di spostamento in termini di orario e strutturazione del servizio, l’assessore assicura: «Stiamo lavorando giorno per giorno per aggiustare il sistema. L’invito è di continuare a segnalarci ogni anomalia, sia contingente come ritardi, sovraffollamento, soppressioni e altri disservizi (che ci serve per applicare le multe a Trenitalia per i disservizi contrattuali), sia di tipo appunto “organico” al progetto. Continueremo a monitorare l’operato di Trenitalia e sorvegliare la situazione di un trasporto che non va certo bene come dovrebbe e per quanto lo paghiamo».

 

Nuova Venezia – Treni pieni. Chisso promette piu’ vagoni .

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

22

dic

2013

Chisso striglia Trenitalia: «Più vagoni»

L’assessore regionale dà una prima risposta ai pendolari. Il 24 dicembre alle 12 incontrerà i sindaci della provincia

VENEZIA «Abbiamo “strigliato” Trenitalia perché si desse da fare e, da oggi (ieri ndr), i treni regionali Udine – Venezia, via Treviso, avranno un maggior numero di vagoni, rimediando al constatato sovraffollamento di questi giorni dei convogli cadenzati attualmente in servizio lungo la linea». È l’assessore alle politiche della mobilità del Veneto, Renato Chisso, a dare la notizia, che sicuramente renderà felici i pendolari che ogni giorno da Mogliano piuttosto che da Castelfranco devono recarsi a Venezia. E che hanno in più occasioni, come i colleghi di altre tratte, segnalato il disagio. Un primo rimedio, dunque, arriva entro Natale. «In questo come in altri casi», ricorda l’assessore, «si è dovuto avviare il cadenzamento con materiale che non era quello che come Regione avevamo previsto. Deve, infatti, essere ancora completata la fornitura degli Stadler, ne mancano otto su venti, che in origine dovevano essere tutti disponibili ai primi di dicembre. Contiamo di metterli in linea a partire dalle prossime settimane. Ma mancano anche i nuovi Vivalto per i quali è impegnata Trenitalia. Li attendiamo e li sollecitiamo, perché vogliamo e dobbiamo risolvere tutti i problemi di questa natura, per ridare dignità ad un servizio che non è all’altezza né delle aspettaive né del corrispettivo economico che paghiamo». La Regione ammette che non tutto è andato come doveva. «Noi continuiamo a monitorare la situazione, incalzando Trenitalia alla quale stiamo letteralmente con il fiato sul collo per eliminare ogni criticità possibile, ricordando che una cosa è il sistema cadenzato, altra cosa è la gestione del servizio con i ritardi e le cancellazioni registrate in questi primi giorni e che non dovrebbero esserci mai». Le cose però, sembrano migliorare secondo Chisso: «Venerdì il 79 per cento dei treni regionali ha viaggiato senza ritardo o con ritardo contenuto entro i 5 minuti. È ancora poco, anzi pochissimo, ma tuttavia molto meglio del 59 per cento del venerdì successivo all’entrata in vigore del nuovo orario 2012, che di cambiamenti ne aveva pochi». Mentre arrivano le soluzioni per la tratta Venezia-Udine, l’assessore ha dato appuntamento – come promesso – ai sindaci per martedì prossimo, vigilia di Natale, nella sede di Veneto Strade per «rimediare ai problemi più gravi e avviare un tavolo permanente».

La comunicazione è arrivata al sindaco di Quarto, Silvia Conte, che sta contattando tutti gli amministratori della Conferenza dei sindaci del Veneto Orientale assieme ai colleghi della provincia. «Ci presenteremo», spiega Conte, «con una lista di difficoltà che sono quelle che l’assessorato regionale conosce, arricchite dai pendolari e con le soluzioni».

Prosegue: «Ricordo che con il Codacons, mi sto muovendo sia sul fronte delle difficoltà dei disabili, che su quello del danno economico derivato dai ritardi causati dal nuovo orario a chi arriva 15, 30 minuti in ritardo e potrebbe rischiare il posto».

«Speriamo che Babbo Natale martedì ci porti un bel dono», commenta Andrea Cereser, presidente della Conferenza dei sindaci, «erano problemi già prefigurati, speriamo che adesso questa prova non duri mesi. Noi le soluzioni le avevamo già anticipate. Questo orario cozza con l’idea di città metropolitana e di integrazione forte con Venezia e il resto del territorio, la scelta fatta invece va nella direzione opposta».

Marta Artico

 

stazione di marano

Rifondazione: «Corse cancellate di sabato»

MIRA. Saltano le corse del sabato mattina in direzione Padova dalla stazione di Marano di Mira sulla linea Padova – Venezia e scatta la protesta di Rifondazione Comunista che si fa portavoce del disagio . A denunciare la situazione è la segretaria di Rifondazione locale, Sabrina Vian.

«Il sabato», denuncia, «i clienti di Trenitalia che timbrano il cartellino alle 10 e che devono andare a lavorare a Padova (e sono decine) prendendo il treno alla stazione di Mira- Mirano (Marano), utilizzata ogni giorno da migliaia di persone (circa 900 solo in direzione Padova), sono costretti a prendere il convoglio delle 8.27, perché i treni delle 8.42, delle 8.57, delle 9.42, con il nuovo orario cadenzato, non effettuano servizio il sabato e i festivi. Nemmeno il treno delle 10.57 c’è più con il nuovo orario. Il primo treno utile, scorrendo il tabellone, lo si può prendere alle 11.12. Va detto poi che la stazione, nonostante sia utilizzata da tantissime persone, ha i bagni chiusi. La biglietteria è stata tolta, sostituita da poco da una automatica, che spesso si guasta». In alternativa, si offrono soluzioni con cambio di treno.

«Bisogna prendere il treno per Mestre»,spiega la Vian, «e dalla stazione di Mestre quello per Padova, con conseguente aggiunta di costi. Si obbligano così gli utenti a spendere 53,80 euro invece che 36,50, con disagi enormi negli orari e negli spostamenti».

(a.ab.)

 

«Il Bassano-Venezia deve fermare a Spinea»

Il sindaco Silvano Checchin lamenta la cancellazione della corsa delle 7,21 e propone la soluzione

SPINEA – Anche il sindaco di Spinea, Silvano Checchin, sarà nella sede di Veneto Strade, per manifestare il disagio che si trovano a subire i pendolari e chiedere all’assessore regionale un cambio di rotta sul “pasticcio” ferroviario di metà dicembre. Spinea si ritiene oltremodo penalizzata: ha perso corse e, soprattutto, pendolari, con buona pace di tutti i progetti della giunta di risolvere i guai del traffico su gomma in città anche attraverso la ferrovia. Venerdì sera, in Consiglio comunale, rispondendo a un’interrogazione sul tema presentata da Edmondo Piazzi, Checchin ha definito «assurdo» il nuovo orario cadenzato, «peggiorativo delle condizioni precedenti». Condanna senza appello dunque. Non va giù al sindaco la soppressione di una corsa mattutina nell’orario di punta:

«Ha lasciato a piedi cinquanta pendolari che faticosamente avevamo avvicinato al trasporto ferroviario», accusa Checchin, «e che ora avranno trovato altri sistemi per viaggiare».

Il sindaco lamenta in particolare la cancellazione della corsa delle 7.21, la più frequentata dai pendolari di Spinea. «Per mantenerla, o meglio riattivarla, ora c’è solamente un modo: far fermare a Spinea il treno regionale veloce da Bassano a Venezia».

Su questa ipotesi però Chisso si è già espresso: non se ne parla e non perché non ne voglia discutere a priori, ma perché un cambio del genere stravolgerebbe tutti gli orari e le coincidenze sulla tratta, ma soprattutto perché un regionale veloce che ferma in tutte le stazioni sarebbe un regionale e basta, mandano all’aria i tempi rapidi di percorrenza. L’unica concessione, per ora, sono stati due bus sostitutivi per Venezia: il primo giorno partiti vuoti, ora cominciano pian piano a essere utilizzati.

Ma l’obiettivo restano i treni. «Dieci minuti in più non cambiano nulla», protesta Checchin, «non sono tempi sostanziali di fronte alla perdita di oltre cinquanta pendolari e soprattutto dei disagi lamentati da chi continua a utilizzare il treno».

L’obiettivo è aggiungere non un treno, ma una fermata ai treni veloci che percorrono la Bassano-Venezia: quella di Spinea. Per avere più forza nelle sue richieste Checchin ha chiesto a maggioranza e opposizione in Consiglio di accompagnarlo con un consigliere ciascuno.

Filippo De Gaspari

 

a MEOLO nuova iniziativa

Car sharing per spostarsi rete solidale tra pendolari

MEOLO – Ancora presidi contro l’orario cadenzato nelle stazioni della linea Venezia-Portogruaro. Anche alla fermata di Meolo si è svolto un volantinaggio a cui hanno partecipato, con i pendolari, gli attivisti locali del Partito Democratico e di Sinistra Ecologia e Libertà.

Nel frattempo contro i disservizi del cadenzamento, i pendolari si stanno organizzando con il «car sharing». L’iniziativa spontanea si sta attivando a Meolo e nel Veneto Orientale. Parecchi pendolari, infatti, sono stati costretti a ripiegare sull’auto per andare a lavoro, considerata la mancanza dei treni per i turnisti, la carenza di collegamenti il sabato e la domenica e i frequenti ritardi. Perché, dunque, non sfruttare l’opportunità del «car sharing» così da andare in auto insieme e ridurre almeno un po’ l’aggravio dei costi per benzina e parcheggio?

«Abbiamo notato che si è attivata spontaneamente una rete di solidarietà tra utenti», spiega Giampiero Piovesan, segretario del Pd meolese. «Chi poteva metteva a disposizione degli altri la propria auto per raggiungere Mestre, Venezia o Quarto d’Altino. Si potrebbe organizzare una sorta di car sharing fra pendolari, quale possibile tampone iniziale al problema».

Per questo, durante i prossimi volantinaggi, sarà fornito un indirizzo e-mail apposito, per poter raccogliere dai pendolari le indicazioni sulle loro destinazioni, sugli orari di spostamento e l’eventuale disponibilità a offrire l’auto. Quindi le informazioni potranno essere messe a sistema attraverso un sito internet. Conclude Piovesan:

«Rimane purtroppo il problema di un servizio di trasporto indecente, che deve essere subito migliorato e corretto. Abbiamo aderito all’iniziativa del volantinaggio lanciata dal Comitato Pendolari. Purtroppo abbiamo assistito alla drammatica quotidianità dei pendolari. Venerdì una studentessa doveva recarsi a Bologna per un esame: il treno per Venezia era talmente in ritardo che si è messa a piangere per la disperazione».

Giovanni Monforte

 

MEOLO – Si stanno organizzando con auto condivise

Soluzioni “fai da te” per i problemi causati dall’orario cadenzato. Di fronte al dramma dei treni cancellati o in notevole ritardo, ai collegamenti inesistenti di mattina presto e di sera, i pendolari si stanno attrezzando autonomamente. Chi ha un’auto, carica a bordo gli altri diretti a Quarto d’Altino, Mestre o Venezia.

«Si è creata spontaneamente, già dai giorni scorsi, una rete di solidarietà tra i pendolari» spiega il segretario del Pd Giampiero Piovesan che venerdì scorso, assieme ad altri di Pd e Sel, ha distribuito volantini informativi in stazione a Meolo, aderendo all’iniziativa lanciata dal Comitato pendolari del Veneto Orientale. E proprio sulla scia della rete di solidarietà, Piovesan avanza la proposta di organizzare una sorta di «car sharing», un’auto condivisa dalle persone che devono recarsi nella stessa località.

«In occasione dei prossimi volantinaggi forniremo un indirizzo e-mail dedicato per raccogliere le indicazioni di luoghi ed orari, con l’eventuale disponibilità ad offrire l’auto – annuncia Piovesan – Una volta raccolte le adesioni, metteremo a disposizione, attraverso un sito, tutte le possibilità di collegamenti alternativi al treno per i pendolari. Sarà una soluzione-tampone al problema, ma sarà comunque una risposta concreta rispetto alle solite chiacchiere».

Piovesan riferisce di aver assistito anche l’altro ieri alle lacrime di disperazione di una studentessa meolese che doveva recarsi a Bologna per un esame universitario e non sapeva cosa fare, visto il ritardo del treno: per fortuna ha trovato un passaggio in auto fino a Mestre.

«I pendolari sono costretti ai salti mortali per arrivare in tempo ai luoghi di lavoro e alle università- aggiunge Piovesan – L’orario cadenzato deve essere subito corretto e migliorato».

 

Mattino di Padova – Un vagone in piu’ sul treno

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

22

dic

2013

MATTINO

Chisso: «Ma non basta»

Dalla Regione una prima risposta ai disagi segnalati fra Conegliano e Venezia «A breve Trenitalia deve garantirci un servizio migliore». E Bottacin accusa Zaia

La Regione ha strigliato Trenitalia per i treni come “carri bestiame” che passano per Treviso, diretti a Venezia o a Udine. E il risultato si è visto ieri: un vagone in più, oltre ai convogli dell’orario cadenzato. La scorsa settimana i treni viaggiavano non con 5, come ieri, bensì con 6 vagoni, alcuni anche con 7. Ed ecco che pure ieri i convogli allungati sono stati presi comunque d’assalto: qualcuno è rimasto in piedi, altri sono rimasti a terra. Come è successo a Conegliano e a Treviso, nella mattinata. «Costringeremo Trenitalia ad ulteriori migliorie», assicura l’assessore Renato Chisso, «in questo come in altri casi si è dovuto partire con il cadenzamento con materiale che non era quello che, come Regione, avevamo previsto. Deve infatti essere ancora completata la fornitura degli Stadler (ne mancano otto su venti) che in origine dovevano essere tutti disponibili ai primi di dicembre. Contiamo di metterli in linea a partire dalle prossime settimane. Ma mancano anche i nuovi Vivalto per i quali è impegnata Trenitalia. Li attendiamo e li sollecitiamo, perché vogliamo e dobbiamo risolvere tutti i problemi di questa natura, per ridare dignità ad un servizio che non è all’altezza né delle aspettative né del corrispettivo economico che paghiamo». Chisso garantisce di portare a casa, subito dopo le feste, un risultato positivo anche per quanto riguarda nuovi treni da Venezia, la sera, per Treviso e Padova.

Ma i problemi da affrontare sono ancora parecchi, come segnala il sindacato Filt Cgil, che riporta, fra le altre testimonianze, quella di un viaggiatore di Montebelluna. «Alcuni anni fa la percorrenza mattutina si attestava nella migliore tratta del mattino Montebelluna-Castelfranco 6.44-7.01 Castelfranco- Vicenza Intercity 7.05-7.32, quindi 48 minuti. Dal 15 dicembre l’attuale traccia prevede Montebelluna- Castelfranco 6.14- 6.30, Castelfranco -Vicenza 7.07-7.48, ovvero 94 minuti».

Anche Diego Bottacin, consigliere regionale di Verso Nord, se la prende direttamente con il presidente Luca Zaia. «Zaia vuole il monopolio ferroviario, dice che così si risolverebbero i problemi. Dovrebbe ricordarsi che il servizio è regionalizzato da tredici anni e che finora non ha mosso un dito per modificarlo né da vice presidente, né da presidente. Ha precise responsabilità sullo stato di fatto».

 

Malori per la ressa, gente che non riesce a salire, bagni inaccessibili

L’assessore Chisso: «Da oggi stop a questi disagi: segnalatemi i problemi»

I carri-bestiame, come non s’erano mai visti negli ultimi decenni. È questo il commento di molti pendolari dopo quanto avvenuto anche ieri su molte tratte ferroviarie. Anche questo è, purtroppo, un risultato dell’orario cadenzato dei treni. Non voluto, né da Trenitalia né, tanto meno, dalla Regione, ma che di fatto si è materializzato, fra l’altro su una delle linee più frequentate, la Udine, Treviso, Venezia. Si moltiplicano, dunque, le proteste, nient’affatto rientrate in provincia, dopo i primi giorni di convogli a orario cadenzato. E’ impossibile, a certe ore del mattino, salire sui treni per Treviso, Mestre e Venezia, sia a Conegliano – e quindi anche per i viaggiatori provenienti da Vittorio Veneto e dal Bellunese -, tanto più a Treviso e Mogliano. Nei vagoni c’è spesso la folla costretta a rimanere in piedi, e fa da tappo a chi deve salire. E’ accaduto ieri per il treno delle 9.05 e soprattutto per quello delle 11.05, che arriva, dopo un vuoto di un’ora e 25 minuti, perché in mezzo c’è soltanto il convoglio delle 9.40. Il problema non è che sono aumentati i viaggiatori (anzi, sta avvenendo l’opposto, proprio a seguito dei disagi), è che sono diminuite le carrozze: addirittura soltanto 4, in taluni orari di punta, anziché 6 o 7 come in precedenza. Ed è capitato che l’affollamento sia stato tale che un pendolare si è sentito male e che una signora, non potendo raggiungere il bagno, sia stata costretta a comportarsi di conseguenza. L’assessore regionale alla mobilità, Renato Chisso, informato di questi disagi, ha chiesto spiegazione ieri alla direzione di Trenitalia. «Mi hanno detto che i problemi sono a loro conoscenza e che derivano dall’urgenza di implementare altri convogli in Friuli Venezia Giulia. Ma hanno anche assicurato che da sabato (oggi per chi legge, ndr) inconvenienti del genere non dovrebbero più ripetersi». Chisso invita comunque a segnalare alla Regione se i regionali, specie quelli veloci, dovessero correre ancora in condizioni inadeguate. «E’ pur vero», afferma Chisso, «che siamo in attesa dei nuovi treni, che dovevano esserci consegnati ancora all’inizio del mese». Già nota e ripetutamente segnalata, invece, la criticità alla sera, per il rientro da Venezia verso Treviso, Conegliano e Udine, con i viaggiatori costretti a servirsi di Frecce bianche, anche dopo le 21, per la riduzione di convogli, e quindi con un onere insopportabile, quello dell’abbonamento alla Freccia. «Abbiamo presente anche questo tema, che riguarda numerosi pendolari. Lo stiamo discutendo», fa presente Chisso, «e lo porteremo a soluzione, dopo le festività, possibilmente introducendo nuove corse, almeno là dove siamo supportati dai numeri». L’assessore si dimostra determinato. E d’altra parte non può fallire un’operazione –il cadenzamento – che alla Regione costa 10 milioni di euro.

Francesco Dal Mas

 

Vicenza-Spresiano, i consigli della Regione all’utente

L’orario cadenzato dei treni la costringe a valutare di trasferirsi per riuscire ad arrivare in tempo in ufficio, la Regione le consiglia di cambiare stazione di partenza. Per l’azienda dei trasporti c’è una possibilità per raggiungere Spresiano da Sarego (Vicenza) senza ritardi: «Certo, non salirà più a Lonigo e dovrà invece prendere il treno a San Bonifacio, quindi percorrere qualche chilometro in più da Sarego per raggiungere la stazione di partenza», fa sapere la Regione. «Ma complessivamente, sia all’andata che al ritorno, avrà un viaggio ferroviario accorciato di un’ora rispetto a quello che ha compiuto fino ad oggi».

Ecco la soluzione proposta: «Con il nuovo orario e, in ragione dei canali concessi da RFI per le missioni “regionali” e “regionali veloci”, la signora potrebbe prendere il regionale veloce 2705 delle 6.38 a San Bonifacio, che arriva a Mestre alle 7.36, con prosecuzione alle 7.43 per Spresiano con il regionale veloce 2736, che arriva a destinazione alle 8.16». Per la Regione «C’è anche una seconda ipotesi, benché meno funzionale: quella di partire da Vicenza alle 6.06, con arrivo a Mestre alle 7.11 e coincidenza per Spresiano alle 7.19, con arrivo alle 8.07».

Le controindicazioni però ci sono. Per l’utente, cambiando la stazione di partenza, si allunga anche il viaggio in auto: circa 6 chilometri e 10 minuti in più se si tratta di arrivare a San Bonifacio, distanza ancora più lunga se si considera di partire da Vicenza alle 6.06. Rimane inoltre il problema delle coincidenze corte: i minuti per cambiare a Mestre sono 7: un tempo che, anche con un leggero ritardo, rischia di rivelarsi insufficiente, vanificando l’alzataccia.

(r.z.)

 

IL SITO INTERNET

Trenitalia diffida “Trenitardo”

Avviso legale al gruppo di pendolari che denuncia guai e ritardi

Arriva la diffida del gruppo Ferrovie dello Stato, ma “Tenitardo” non si ferma e si censura solo simbolicamente.

«Continueremo ad informare sui disservizi delle ferrovie e pensiamo per il futuro di estendere il nostro lavoro ad altre regioni oltre al Veneto e al Friuli Venezia Giulia. Inoltre appoggeremo una proposta popolare di legge regionale i sulla concessione delle linee ferroviarie che l’associazione Ferrovie Nord Est sta studiando», dice Davide Quagliotto, studente montebellunese dell’università di Padova che, assieme ad altri studenti dell’ateneo, ha fondato il sito www.trenitardo.org e il gruppo facebook “Trenitardo: la banca del tempo perduto” che da un mese segnalano i disservizi sui treni dei pendolari e dà spazio alle Odissee quotidiane di chi viaggia sulle linee ferroviarie nelle provincie di Treviso, Venezia, Padova, Belluno e Udine.

In concomitanza con l’inizio dell’orario cadenzato, ai gestori del sito è arrivata una lettera di diffida dall’ufficio legale del gruppo Ferrovie dello Stato che contesta al sodalizio «l’uso deformato del logo del Gruppo allo scopo di schernire Trenitalia (Trenitardo) arrivando agli estremi della diffamazione», perché così il sito offenderebbe gratuitamente la reputazione di Trenitalia e di tutto il gruppo guidato da Mauro Moretti. «Siamo seguiti dall’avvocato dell’associazione degli studenti. Il legale ha risposto alla lettera dicendo che non ravvisa quanto scritto dal Gruppo Ferovie dello Stato», continua Quagliotto che è il portavoce del gruppo oltre essere stato il primo dei non eletti nella lista “Montebelluna Nuova” alle ultime elezioni amministrative nella sua città.

«Ora il logo è cancellato con la sovrapposizione della scritta “censura”, ma questo è solo un fatto simbolico», prosegue il portavoce di Trenitardo.

La notizia ha fatto il giro del web. «Abbiamo ricevuto numerosi messaggi di persone che hanno visto la lettera di diffida come un attacco diretto anche a loro», continua Quagliotto. Intanto l’attività del gruppo di attivisti non si ferma. L’altro ieri all’università di Padova hanno organizzato un incontro sui temi del trasporto ferroviario.«Non ci fermeremo nemmeno per le feste», promette Quagliotto.

Gino Zangrando

 

Nuova Venezia – Treni, calvario dei pendolari

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

20

dic

2013

Il caos dopo una corsa soppressa. La Cgil all’attacco

Agente Zero Zero Chisso e la Transiberiana d’agosto 

Agente Zero Zero Chisso contro la Spectre dei treni: bersagliato dalle grandinate di proteste dei pendolari, l’assessore veneto reagisce denunciando il sospetto di essere vittima di una bieca congiura ordita ai suoi danni. Va bene che in Italia la teoria del complotto va di moda ogni volta che qualcosa non funziona. Ma francamente, ci vuole tutta per pensare a biechi nuclei di manigoldi che nottetempo vanno non solo a sabotare gli impianti, ma addirittura a raffreddare le temperature in modo da mettere in crisi i locomotori: come hanno fatto, magari pattuglie di audaci che a bordo di una flotta di deltaplano hanno bombardato le linee con casse di ghiaccioli? Il Nostro comunque pare non avere dubbi: c’è un Grande Vecchio, ed è il Generale Inverno, reo di avere messo ko dozzine di corse. Forse gli gioverebbe inserire, nell’agenda dei viaggi di studio della Regione, una puntata in Finlandia o in Canada o in qualche altro Paese dove il sottozero è regolarmente a doppia cifra, ma i treni viaggiano tranquillamente. O la Transiberiana funziona solo in agosto? Nessuno pretende da Zero Zero Chisso di risolvere problemi che in larga misura dipendono dalle Ferrovie. Ma almeno non infierisca con dichiarazioni improvvide su chi già deve sfangarsela ogni giorno tra ritardi e cancellazioni, e comunque è ridotto a viaggiare in condizioni da bestia: non da oggi, non da ieri né dall’altro ieri, ma da anni. Costretto ogni giorno a sciropparsi un’indecente replica di un vecchio film del James Bond vero, opportunamente rivisitato nel titolo: non “Casinò Royal”, ma casino proletario.

Francesco Jori

 

«Pronti a marciare di nuovo in Regione»

Assemblea a Meolo: i pendolari del Veneto Orientale lanciano un ultimatum all’assessore Chisso

«Ridateci le vecchie fermate a Salzano»

All’incontro in Filanda un centinaio di persone ha minacciato di non rinnovare l’abbonamento

SALZANO «Attenzione, perché se non si cambia registro, da gennaio ci organizziamo per non pagare né il biglietto né l’abbonamento».

Suona più o meno così il monito lanciato ieri dal centinaio di pendolari di Salzano all’assemblea in Filanda per discutere del nuovo orario cadenzato. E lo hanno detto ai dirigenti della Regione e di Trenitalia presenti in sala. Arrabbiati è dire poco e il campionario dei problemi sul tappeto per la locale stazione è vario: dai treni che partono verso Santa Lucia non prima delle 6, mentre dopo le 20.30 da Venezia è meglio farsi venire a prendere o chiamare un taxi, ai convogli pieni. Dalle coincidenze che non sempre s’incastrano, all’assenza di corse nei fine settimana, tanto che chi deve andare al lavoro, deve trovare altre alternative. I pendolari ce l’hanno con la mancanza di regionali nelle ore di punta, con la difficoltà di averne uno ogni sessanta minuti che si ferma a Salzano, altrimenti, chi arriva da Venezia deve andare a Noale, fare cambio e tornare indietro impiegando 51 minuti. Insomma, non chiedono più treni ma più fermate. Per averle, replicano i dirigenti veneti, serve l’input della politica.

«Ci sono utenti che ormai vanno a Maerne o a Noale», spiega una donna, «perché da noi i regionali non fermano. Fino a pochi giorni fa, da Venezia, avevamo un treno ogni trenta minuti, ora uno all’ora».

Un pendolare ha puntato il dito sulla troppa calca alla stazione di Mestre, una ragazza, ha detto di non voler più pagare più il biglietto. «È tutto un cambiare e correre per salire sulle carrozze», aggiunge, «e se non si migliora, da gennaio basta abbonamenti». Applausi in sala. Un uomo ha raccontato la sua disavventura proprio martedì sera.

«Arrivavo a Mestre da Milano», rivela, «il treno è giunto in ritardo, la coincidenza è saltata e poi non sapevo più come tornare a casa. Costringete la gente a prendere la macchina per muoversi». Bruno Carli e Domenico Menna della Regione, hanno cercato di spiegare come stanno le cose. «Il progetto si può perfezionare», replicano, «ma per avere le fermate serve il via libera della politica. Ci sono problemi di soldi e non possiamo sprecarli».

Alessandro Ragazzo

 

Ritardi e coincidenze che saltano La rabbia sui social

Anche ieri i pendolari hanno segnalato diversi disagi lungo le linee, sia per Trieste che verso altre destinazioni. Ritardi di dieci, anche venti minuti e più, coincidenze che saltano, convogli che tardano a partire. A catalizzare la rabbia dei viaggiatori, diversi gruppi Facebook, specialmente il comitato del Veneto Orientale, al quale ricorrono pendolari di tutta la provincia ed anche fuori. Tenitalia, in ogni caso, rimarca che il sistema si sta rodando.

 

Pendolare da vent’anni racconta l’inutile ricerca del bus sostitutivo dopo la soppressione di una corsa per Camposampiero

ODISSEA PADOVANA – Annunci degli altoparlanti poco chiari Ufficio informazioni che non dà risposte, autisti delle corriere che non conoscono le variazioni

Stazione senza bussola. Pendolari disorientati. Ai treni cadenzati in tilt fa da contraltare il flipper con i viaggiatori sbattuti qua e là da indicazioni sbagliate e assenti. È il racconto personalizzato di un lettore, Fabio Zorzetto, pendolare di lungo corso: vent’anni avanti e indietro tra Padova e Camposampiero, in giornate scandite dagli orari ferroviari e dalle coincidenze “intermodali”. Il suo racconto dei disservizi fa allargare le braccia di fronte «al caos completo». Dopo un mercoledì pomeriggio passato a rincorrere un bus fantasma, Zorzetto decide di impugnare la penna e descrivere le sue disavventure.

«Treno Regionale 5936 in partenza da Padova alle ore 16.16 per Bassano» riporta il professionista, «Ci sono circa 80 persone in attesa del treno sul binario. Alle 16.15 compare la scritta sul tabellone: “treno cancellato”. E veniamo avvisati dagli annunci dell’altoparlante che il treno viene rimpiazzato da una “corsa sostitutiva in partenza alle ore16.25 dal piazzale delle stazione”. Quindi ci si deve adattare». Chi può prendere un altro treno, lo fa. Chi, invece, deve passare per Cittadella cerca di capire dove trovare il mezzo di trasporto su gomma. «Con alcune persone, ci dirigiamo agli uffici dell’atrio stazione dove riceviamo conferma da una ragazza presente nell’atrio che il bus sostitutivo effettuerà le stesse fermate previste dal treno. E che per salire dobbiamo obliterare il biglietto ferroviario» si legge nella cronaca di viaggio. Informazione che viene confermata ieri anche dall’ufficio informazioni della stazione, uno spazio allestito da poco accanto alle biglietterie proprio per garantire l’assistenza ai viaggiatori. Non va confuso con quello dedicato alle “Frecce” che non si occupa dei treni locali (ma nella calca e nelle code, sbagliare è facile). «Ore 16.30 arriva l’autobus ex Sita direzione Bassano» continua il pendolare, «l’autista ci guarda basito in quanto il mezzo è già pieno a metà. Ci comunica che a lui non è stata data comunicazione che quella è una corsa sostitutiva. Chi voleva salire, doveva pagare il biglietto e le fermate non sarebbero state quelle previste dal treno ma le normali soste della tratta su gomma». Secondo quanto riporta la segnalazione, il bus riparte mezzo vuoto. Decine di persone rimangono sul piazzale ad attendere. Inutile provare a verificare nelle biglietterie di piazzale stazione: la gestione è in mano alle Ferrovie, tanto che gli autobus sostitutivi hanno una corsia apposita di fronte alla stazione. Ma quel bus proprio non si trova: «Siamo rimasti sul piazzale ad aspettare l’autobus che non c’è» continua la lettera, «Poi abbiamo fatto ritorno all’ufficio informazioni dell’atrio stazione: nessuno sapeva più nulla». Com’è andata a finire? «Abbiamo preso il treno successivo» spiega il protagonista della disavventura, «Ormai da settimane viaggiamo nel caos». Un’amarezza che si aggiunge alle disavventure quotidiane: treni pieni di mattina; partenze sfalsate di sera.

(v.v.)

 

SIMONAGGIO (CGIL)

«Si è voluto accelerare tutto con scelte tecniche sbagliate»

Rimuovere le cause è un dovere. Questo il senso del messaggio, che il segretario regionale di Filt-Cgil invia ai vertici della Regione, di Trenitalia e di Rfi.

«Ancora una volta è stata adoperata la logica borbonica dell’armiamoci e partite» spiega Ilario Simonaggio, «Si è voluto fare tanto in breve tempo e senza risorse aggiuntive. L’impianto per il nuovo orario cadenzato doveva essere messo in piedi con una politica tecnica più oculata e rodata meglio».

Un giudizio argomentato dal sindacalista Cgil: «Ci sono scelte di base che non vanno bene. Ad esempio i treni vecchi, tra cui le antiquate littorine in circolazione sulla linea Mantova-Monselice-Padova, andavano messe da parte già nel primo giorno.

I nuovi treni Stadler, fabbricati in Svizzera, hanno seri problemi di captazione dell’energia elettrica lungo quasi tutte le linee ed in particolare tra Monselice e Legnago. E, aspetto gravissimo, hanno pochissimi posti a sedere: sono carrozze prodotte per le metropolitane delle grandi città, dove la gente resta in viaggio dai cinque ai venti minuti. Sono tutti fattori che bisognava considerare con grande attenzione già durante le varie fasi del progetto».

E Simonaggio ricorda anche un altro problema, non di poco conto. «Bisogna lavorare anche molto sulle coincidenze, che, già sulla carta non sono sempre garantite. Neanche nelle grandi stazioni».

(f.pad.)

 

NUOVI ORARI – Pendolari, da Salzano al Veneto Orientale aria di “sollevazione”

A Salzano tanta rabbia alla riunione con i tecnici regionali sul nuovo orario cadenzato dei treni

ARRABBIATI – Alcuni dei partecipanti all’assemblea che si è tenuta ieri nel comune di Salzano. Molto scontento tra i presenti

«L’orario cadenzato è vergognoso, penalizza studenti e lavoratori. Se resta così, ci organizziamo e il prossimo mese non paghiamo l’abbonamento». Quando la studentessa si rivolge con tono perentorio ai dirigenti regionali, scatta l’applauso. L’immagine rende l’idea del clima che si respirava ieri all’assemblea organizzata da amministrazione di Salzano e comitato di pendolari: una sala consiliare ribollente di rabbia con oltre 100 persone ha accolto il dirigente regionale Bruno Carli e l’ingegnere Domenico Menna, uno dei tecnici regionali che hanno seguito la riorganizzazione.

L’assessore comunale Lucio Zamengo ha illustrato i disagi: «I treni diminuiscono, il servizio è stato limitato. Molte corse costringono al cambio a Noale e Mestre, ma la gente arriva tardi a scuola o a lavoro. Salzano non ha le corse Actv per Venezia, qui abbiamo solo treni».

Cosa vuole la gente? «Chiediamo che nell’orario di punta alcuni treni che si fermano a Noale facciano una fermata pure a Salzano» spiega una pendolare, Elena Guida. Molti puntano il dito sulla differenza con Noale: «Abbiamo un servizio dimezzato e paghiamo lo stesso abbonamento».

Menna e Carli si sono appuntati ogni lamentela: «L’orario perfetto non esiste, accontentare i 200mila pendolari veneti è impossibile. Ben vengano però queste proposte, le studieremo» ha dichiarato Carli. «Potremo perfezionare qualcosa – sottolinea Menna – ma per le nuove fermate serve un input politico dalla Regione». Tradotto: la decisione spetta all’assessore Chisso.

A sostenere che «il nuovo sistema non funziona» anche il sindaco di Spinea Silvano Checchin. Nei giorni scorsi è andato in stazione a verificare di persona la situazione, ma gli esiti non sono stati soddisfacenti: «Non è stata data nessuna informazione sull’opportunità di usufruire di un servizio di autobus sostitutivo del vecchio treno delle 7.21 – spiega il Sindaco – i due pullman delle 7.21 in direzione Mestre sono partiti completamente vuoti. I disagi riscontrati si potrebbero evitare se il treno regionale veloce proveniente da Bassano e in transito per Spinea alle 7.12 fermasse anche da noi».

Il Comune di Spinea sta cercando di modificare le abitudini degli spinetensi offrendo un sistema intermodale di trasporti per diminuire il numero di auto. «Ma la stazione di Spinea deve offrire un servizio in linea con le esigenze di mobilità dei cittadini – conclude Checchin – altrimenti questi continueranno a preferire gli spostamenti su gomma».

Damiano Corò e Gabriele Pipia

 

La lunga lotta del sindaco: «Le fermate non si toccano»

Continua incessante l’azione di rimostranza da parte dell’amministrazione comunale di Pederobba nei confronti della Regione e delle Ferrovie per garantire le fermate ferroviarie delle stazioni di Levada e di Pederobba rivendicando il diritto dei cittadini di Pederobba e dell’intera Pedemontana a servirsi del treno nella tratta Padova-Calalzo.

«Il Comune non cederà -ribadisce il sindaco Raffaele Baratto- siamo consapevoli di trovarci ai margini delle grandi arterie viarie e dobbiamo garantire un minimo di servizio a studenti e operai pendolari».

Il vice sindaco, Marco Turato, presente al tavolo di conferenza a Belluno con i sindaci del bellunese e dell’Alto Trevigiano, si è trovato contro le associazioni pendolari che sostengono che le fermate di Levada e di Pederobba risultano superflue e causano solo ritardi.

«Ciò che andrebbe, invece, contestata -sostiene Turato- è la scelta di Trenitalia di risparmiare sul costo del gasolio, perché i tre minuti che vengono persi nelle nostre fermate potrebbero essere recuperati, ma l’accelerazione significa maggior costo».

Intanto la linea Padova-Calalzo resta tra le peggiori del nord Italia: carente di corse, di coincidenze, con vagoni freddi d’inverno e forni d’estate.

 

A proposito di… NUOVI ORARI FERROVIARIO

Più che cadenzato, sembra cadente, carente e scadente il nuovo orario ferroviario. L’ennesima novità peggiorativa partorita da un amministrazione-gestione della ‘cosa pubblica’ che riesce solo ad aggravare la crisi, intervenendo con pezze tampone o “taconi” che sono persino peggiori dello “sbrego”. Guardiamo i treni, rovinarne anche solo l’immagine, equivale ad aprire ulteriormente il gas di scarico dovunque e per tutti, anche in faccia a chi il treno non lo usa. Ostracizzare chi si muove con il treno (air-friendly, tra l’altro!) allungandogli i tempi sprecati e il tragitto-itinere invece di agevolarlo con le coincidenze e aumentandone la frequenza è un crimine. Anche contro il più elementare buonsenso. Che la mobilità serva (persino ai mobili) l’Italia del made in Italy lo sa bene e lo canta fin dai tempi lontani-progressivi di “la donna è mobile”. E che la mobilità sia essenziale – sempre e soprattutto per uscire dalla crisi – non è certo un segreto di Stato e nemmeno uno dei misteri vergognosi di questo Paese. Viceversa è del tutto incomprensibile l’autismo (imperdonabile-impunito) tra chi dirige il trasporto pubblico, e il gradimento dell’utenza. Insomma proprio no, non merita un premio e nessuna ricompensa-riconferma, chi è responsabile di quest’ulteriore riduzione-dimezzamento dei mezzi pubblici, che oramai più che mezzi, possiamo chiamare quarti.

Fabio Morandin – Mestre

 

TRENITALIA, IL NUOVO ORARIO CHE REGALO!

Ho finalmente avuto modo di apprezzare il magnifico dono che Trenitalia ha voluto offrire agli utenti per le prossime festività, il famoso orario cadenzato. Ho scoperto che la tratta Venezia-Calalzo (e viceversa) non esiste più. Ora il malcapitato che desidera raggiungere il Cadore è costretto a sottoporsi a ben due cambi di treno, a Conegliano e a Ponte delle Alpi, con tutto ciò che ne consegue di disagi per anziani, mamme con bimbi al seguito e quant’altro. Riguardo ai tempi di percorrenza ricordo un articolo sul Gazzettino a proposito della tratta Venezia-Calalzo, che negli anni Trenta del secolo scorso veniva percorsa dalle famose “Littorine” in un tempo inferiore a quello attuale, e con più fermate! Oggi la corsa che al mattino partiva alle ore 8,04 da Venezia per arrivare a Calalzo alle 10,47 è stata anticipata di ben 33 minuti per arrivare, con i soliti due cambi, solo alle 10,42: più di mezz’ora perduta solo ad aspettare le famose coincidenze, portando così la durata (teorica) del percorso a ben tre ore e 11 minuti.

Giuseppe De Marchi – Lido di Venezia

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui