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Servizio TG3 Veneto

INFRASTRUTTURE E MOBILITA’

Negli ultimi trent’anni il numero di chi si sposta quotidianamente per lavoro è cresciuto del 76% raggiungendo quota 152mila

PADOVA – Con 152 mila viaggiatori all’anno il Veneto è diventato definitivamente una regione di pendolari. Uno studio presentato oggi da Legambiente lo dimostra: negli ultimi trent’anni il numero dei pendolari è cresciuto mediamente del 76 per cento, con punte anche dell’88 e 83 per cento in città come Belluno e Rovigo. Ma si tratta di numeri in costante crescita. Complice anche la crisi dal 2007 al 2012 è cresciuto di un ulteriore 20 per cento il numero degli utilizzatori dei treni regionali.

Eppure il mezzo più usato per gli spostamenti (con l’unica eccezione, per ovvie ragioni, di Venezia) continua ad essere l’automobile, utilizzata nel 61 per cento dei casi. Legambiente con una manifestazione che si è tenuta alle 7 di questa mattina davanti alla stazione ferroviaria ha puntato il dito contro gli scarsi investimenti fatti negli ultimi anni per il trasporto pubblico. Per il settore ferroviario per esempio gli investimenti fatti dalla Regione Veneto nel 2012 sono stati di appena 17,5 euro pro capite, quartultima regione a livello nazionale.

Riccardo Bastianello

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Gazzettino – Ferrovie, maglia nera alla Venezia-Padova

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13

dic

2012

IL RAPPORTO – Legambiente: è tra le peggiori 4 tratte d’Italia. Bocciate anche Verona-Rovigo e Venezia-Portogruaro

LA DENUNCIA – Affollamento, ritardi sistematici. Il 18 dicembre giorno di protesta

MESTRE – Come si viaggia sui treni del Veneto? Legambiente non sembra avere dubbi: come sulle antiche tradotte, o ben che vada sulle “Vaccamore” dai sedili di legno che arrancavano lentamente, in una nuvola di fumo, lungo le strade ferrate del Veneto contadino. Il rapporto con cui l’associazione ambientalista prepara la sua giornata di mobilitazione “Pendolaria”, il 18 dicembre, non lascia adito a dubbi, prendendo di petto non qualche tratta secondaria, ma lo stesso fiore all’occhiello delle ferrovie regionali, la Padova-Venezia. E infatti questa tratta – super servita, ma soprattutto da costose, veloci e poco utili (per i pendolari) Frecce multicolori – finisce di diritto al 4. posto nella classifica nazionale delle linee ferroviarie peggiori d’Italia, appena dietro la Circumvesuviana, la Roma-Viterbo e la Pinerolo-Torre Pellice.
I suoi problemi? «Impossibile trovare posto nell’orario di punta – scrive Legambiente nel rapporto – in carrozze per la maggior parte fatiscenti ed inevitabili ritardi». A titolo esemplificativo della situazione delle stazioni (anche qui sembra di leggere resoconti dalla Transiberiana) ecco descritta la situazione della fermata di Ponte di Brenta, caratterizzata da «estremo degrado», coi pendolari che lamentano «problemi di sicurezza, assenza di parcheggi e mancanza di riparo in caso di pioggia, col paradosso della stazione nuova già realizzata nei pressi di quella fatiscente, ma ancora non aperta».
«Ma non dobbiamo dimenticarci – aggiunge il presidente di Legambiente Veneto Gigi Lazzaro – della vergognosa situazione in cui sono costretti a viaggiare i pendolari sulle tratte Verona-Rovigo, o Venezia-Portogruaro».
Negli ultimi tre anni si è assistito a una riduzione delle risorse stanziate per le ferrovie del 22% rispetto al triennio precedente, rileva l’associazione, con conseguente peggioramento del servizio e aumento dei biglietti, rispettivamente del 3.5 e del 15% per quanto riguarda il Veneto, mentre «il Sistema ferroviario metropolitano regionale tanto declamato dall’assessore Chisso rimane ancora una chimera».
Per cercare di invertire la situazione Legambiente ha dunque promosso Pendolaria, per sensibilizzare in particolare gli enti locali a farsi carico dei problemi dei viaggiatori, potenziando e rendendo appetibile il trasporto pubblico. Intanto anche dal Friuli si alza un grido di dolore, quello del deputato del Pd Ivano Strizzolo che ha chiesto al governo di intervenire su Trenitalia per eliminare i ripetuti disservizi, in particolare la soppressione della linea serale Trieste-Venezia-Roma.
F.G.
REGIONE VENETO

E Sistemi territoriali presenta i nuovi convogli locali

Piove di Sacco (Pd) – Arrivano i primi due treni forniti dal Raggruppamento Temporaneo di Imprese formato dal gruppo svizzero Stadler Bussnang AG e Ansaldobreda S.p.A. L’appalto per la fornitura di nuovi convogli da adibire al trasporto pubblico locale su ferro è stato gestito dalla società Sistemi Territoriali e finanziato dalla Regione del Veneto. I due treni, due ATR 126 a 4 casse e trazione diesel – elettrica, entreranno immediatamente in esercizio sulla linea Mestre – Adria. Entro il dicembre 2013 saranno messi a disposizione ed entreranno in servizio tutti i 24 convogli complessivamente acquistati, al 100 per cento di proprietà regionale, 20 dei quali a trazione elettrica.
Siamo dunque alla fase conclusiva di una vicenda che nasce ancora nel 2008, quando il bilancio regionale aveva messo a disposizione 200 milioni per l’acquisto di nuovi convogli. La gestione della partita viene affidata a Sistemi Territoriali, società controllata al 100 per 100 dalla Regione, che nel gennaio 2009 emette un avviso di gara per la fornitura “chiavi in mano” di convogli ferroviari per il trasporto locale passeggeri. Il bando riguarda congiuntamente sia i treni per il Veneto sia quelli per Ferrovie Emilia Romagna (FER).

 

Obbligati a viaggiare perennemente in condizioni-limite sulla linea che Legambiente considera tra le peggiori d’Italia

PADOVA. Dopo il tratto Napoli-Nola- Baiano della Circumvesuviana, la Roma Ostiense-Capranica- Viterbo e la Pinerolo-Torre Pellice, in Piemonte, per Legambiente, in base a un report che sarà divulgato la settimana prossima, la Padova-Dolo-Venezia è la quarta linea ferroviaria più disastrata d’Italia.

È’ utilizzata, in media, da 30 mila utenti al giorno, che, in genere, partono anche da Rovigo, Este ( con cambio a Monselice o a Padova ), Vicenza e Verona.

«Sebbene sul tratto fra Padova e Mestre( 28 km ) ci siano 4 binari, dei quali due riservati alle Frecce Argento e Bianche e gli altri due ai regionali, con fermate a Ponte di Brenta, Vigonza/Pianiga, Dolo e Mira/Mirano, sui treni locali i pendolari, quasi sempre, devono viaggiare come sardine, in carrozze non sempre pulite e confortevoli».

osserva Andrea Ragona, presidente di Legambiente Padova.

«I tagli si sono fatti sentire anche negli ultimi 3 anni. Le risorse pubbliche sono diminuite del 3.35%, mentre le tariffe sono cresciute del 15%. Dalle 4 alle 9, ad esempio, dalla città del Santo alla laguna partono ben 15 treni, tra cui quelli delle 7.17, 7.31, 7.50 e 7.56. Sembrano tanti, ma non bastano: quella tra Padova, Venezia e Treviso è la terza area metropolitana d’Italia dopo Milano e Roma. Per far viaggiare gli utenti in modo adeguato è indispensabile avere più treni e carrozze su tutta la linea. Anche perché, specie in primavera e in estate, sulla linea dei pendolari, ridotta a un colabrodo, si spostano anche tantissimi turismi e numerose scolaresche.

Secondo Legambiente, poi, non è da rivisitare solo la Padova-Venezia, ma devono essere potenziate anche la Legnago-Monselice, la Rovigo-Padova e la Montebelluna-Castelfranco-Camposampiero-Padova. Anzi lo sapete che su quest’ultima i treni non viaggiano più con 5 ma con sole 3 carrozze e spesso, si devono fermare per strada perché troppo affollati?»

Anche il segretario regionale Filt-Cgil chiede interventi immediati sulla Padova Venezia e sulle altre linee del Veneto centrale.

«I binari ci sono, ma mancano i treni». sottolinea Ilario Simonaggio. «Già oggi circolano 220 treni al giorno per la stazione di Padova. È un numero che può crescere ancora dopo il quadruplicamento nel tratto tra Padova Centrale e Venezia/Mestre. Ormai sono 22 anni che ha preso il via il progetto della metropolitana di superficie. È praticamente pronto il quadrilatero Mestre/Padova/Castelfranco/ Mestre. A Padova è stata costruita, sul lato est, anche la nuova stazione-giardino con due nuovi binari, da dove dovrebbero partire, ogni quarto d’ora, i nuovi treni, in stile metrò, per Venezia. Perché la Regione non dà l’ultima spallata per far partire la metro? È l’unica soluzione per alleviare le pene dei pendolari anche sulla Padova-Venezia».

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Tagli, riduzione delle corse e disservizi: l’associazione ambientalista invita non solo i pendolari a una giornata di mobilitazione il 18 dicembre. «Autentici drammi giornalieri si vivono sulle linee del Veneto, Lazio, della Campania»

PADOVA. La tratta ferroviaria Padova-Mestre se si guarda al servizio reso ai pendolari è tra le peggiori in Italia. Per l’esattezza si piazza al quarto posto nella “top ten” delle peggiori, dopo la Circumvesuviana a Napoli, la Roma-Viterbo e la Pinerolo-Torre Pelice in Piemonte. Lo dice Legambiente, che anticipa alcuni dati della campagna “Pendolaria” e che per il 18 dicembre lancia una giornata di mobilitazione contro «i soliti vecchi treni».

Tagli, riduzione delle corse e disservizi, ritardi orari e lentezza, senza contare il sovraffollamento e l’aumento dei biglietti. Questi i problemi che affliggono il trasporto ferroviario, in particolare quello dedicato ai pendolari, e che hanno spinto Legambiente a sollecitare una protesta. Nella mappa delle tratte peggiori d’Italia dopo la Padova-Mestre al quindo posto c’è la Genova Voltri-Genova Nervi, quindi Palermo-Messina, Viareggio-Firenze, Stradella-Milano, Bologna-Ravenna, Potenza-Salerno.

Per Legambiente «i pendolari sono stati abbandonati da governo e Regioni». Quest’anno «a fronte di tagli del servizio e aumenti del prezzo dei biglietti in diverse regioni, i disagi del trasporto pubblico su ferro sono aumentati». Tanto che il vicepresidente di Legambiente, Edoardo Zanchini, parla di «una vera e propria emergenza nazionale» per «i treni dedicati ai pendolari, di cui nessuno sembra intenzionato a occuparsi». Un problema che riguarda tutto il Paese, da Nord a Sud, se denuncia che «autentici drammi giornalieri si vivono sulle linee del Lazio, della Campania, del Veneto».

Tra i dati del rapporto – che sarà presentato il 18 dicembre nell’ambito della campagna di Legambiente dedicata alla mobilità sostenibile e ai diritti di chi ogni giorno si sposta in treno – emerge che

«nel triennio 2010-2012 la media delle risorse stanziate è diminuita del 22% rispetto al 2007-2009. Anche il governo Monti non fornisce certezze per il futuro del trasporto pendolare in Italia. E per il prossimo anno i fondi per il trasporto pendolare sono destinati ancora a ridursi». Quest’anno, per esempio, i tagli ai servizi in Campania hanno toccato «il 90% sulla Napoli-Avellino e il 40% sulla Circumvesuviana».

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Padova-Venezia, pronti i due binari per il nuovo metrò

Terminati i lavori per i due nuovi binari da cui dovrebbero partire, ogni quarto d’ora, i treni diretti per Venezia. Ma quando inizierà il servizio?

PADOVA. Sarà una PaTre oppure una PaVe? O una risuscitata Patreve, di cui si discuteva già alla fine degli anni Ottanta? Al momento, almeno per quanto riguarda il fronte dei trasporti pubblici locali, è vincente l’asse Padova-Dolo-Mira-Mestre-Venezia. Tanto per fare un esempio concreto, alla stazione di Padova sono già terminati i lavori per realizzare i due binari interni da dove partiranno, ogni quarto d’ora, i treni della metropolitana di superficie diretti in laguna via Ponte di Brenta/Busa di Vigonza; Barbariga di Vigonza/Pianiga; Dolo; Mira-Mirano e Mestre. Sono stati costruiti anche i marciapiedi a fianco dei binari. In questi ultimi giorni è stato attivato anche l’aggancio alla linea elettrica generale della stazione. Il giorno 16 dicembre i tecnici locali di Rfi Veneto provvederanno anche alla cosiddetta “riconfigurazione” della nuova stazione di Padova Centrale alla luce dei nuovi due binari già utilizzabili. In contemporanea a Mestre-Gazzera sono in corso i lavori per riassestare il nodo e lo svincolo da cui transiteranno anche i treni diretti a Castelfranco, che naturalmente sarà collegata alla Mestre-Padova e alla Castelfranco-Padova, via Camposampiero-Campodarsego.

I lavori ultimati sono stati finanziati sia dalla Regione che da Rfi-Ferrovie dello Stato con 2.5 milioni di euro. Quindi sino ad oggi, per realizzare anche tutte le opere civili e tecniche collegate al sistema Smfr, sono stati spesi circa 400 milioni. Anche se sono già passati 11 anni da quando, alla stazione di Vigodarzere, l’ex presidente della Regione, Giancarlo Galan, con al fianco l’ex sindaco di Padova, Giustina Destro, si mise in testa il capello rosso da capostazione dopo avere dichiarato che il primo metrò regionale sarebbe partito, al massimo, dopo 2-3 anni. «Per fortuna, dopo tanti anni di ritardi, finalmente ci siamo», osserva il segretario regionale della Filt-Cgil, Ilario Simonaggio «Proprio pochi giorni fa l’assessore regionale, Renato Chisso, ci ha comunicato che il primo metrò tra Padova e Mestre partirà a giugno in occasione dell’avvio nazionale dell’orario estivo di Trenitalia». Nell’ambito del progetto Smfr approvato dalla Regione, dopo la realizzazione del primo tratto tra Padova e Venezia-Terraferma, è prevista anche la realizzazione della Mestre-Quarto d’Altino, della Treviso-Conegliano, della Padova-Monselice e della Padova- Vicenza.

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Nuova Venezia – Padova-Venezia fra le ferrovie peggiori

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11

dic

2012

TRENI

Rapporto di Legambiente boccia la tratta regionale. Il 18 giornata di mobilitazione

ROMA – C’è la Padova-Venezia Mestre fra le dieci linee ferroviarie peggiori d’Italia secondo Legambiente. Tagli, riduzione delle corse e disservizi, ritardi orari e lentezza, senza contare il sovraffollamento e l’aumento dei biglietti. Questi i problemi che affliggono il trasporto ferroviario, in particolare quello dedicato ai pendolari, e che hanno portato Legambiente a lanciare una giornata di mobilitazione per il 18 dicembre contro «i soliti vecchi treni», nell’ambito della campagna Pendolaria, in cui viene proposta una mappa delle tratte peggiori d’Italia. Mappa che vede in testa la Circumvesuviana a Napoli, seguita da Roma-Viterbo, Pinerolo-Torre Pellice, Padova-Venezia Mestre, Genova Voltri-Genova Nervi, Palermo-Messina, Viareggio-Firenze, Stradella-Milano, Bologna-Ravenna, Potenza-Salerno.

Per Legambiente «i pendolari sono stati abbandonati da governo e regioni». Quest’anno «a fronte di tagli del servizio e aumenti del prezzo dei biglietti in diverse regioni, i disagi del trasporto pubblico su ferro sono aumentati».

Tanto che il vicepresidente di Legambiente, Edoardo Zanchini, parla di

«una vera e propria emergenza nazionale», per «i treni dedicati ai pendolari, di cui nessuno sembra intenzionato a occuparsi. Autentici drammi giornalieri si vivono sulle linee del Lazio, della Campania, del Veneto».

Tra i dati del rapporto – che sarà presentato il 18 dicembre nell’ambito della campagna di Legambiente dedicata alla mobilità sostenibile e ai diritti di chi ogni giorno si sposta in treno – emerge che

«nel triennio 2010-2012 la media delle risorse stanziate è diminuita del 22% rispetto al 2007-2009. Anche il Governo Monti non fornisce certezze per il futuro del trasporto pendolare in Italia. E per il prossimo anno i fondi per il trasporto pendolare sono destinati ancora a ridursi».

Quest’anno i tagli ai servizi in Campania hanno toccato «il 90% sulla Napoli-Avellino e il 40% sulla Circumvesuviana. Sono stati del 15% in Puglia e del 10% in Abruzzo, Calabria, Campania e Liguria. Sono state chiuse 12 linee in tutto il Piemonte, in Abruzzo e in Molise definitivamente soppressi i treni della linea Pescara-Napoli.

 

Gazzettino – Una “cura del ferro” contro il traffico

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25

nov

2012

IN TANGENZIALE – Il traffico è in calo ma la mitigazione segna ancora il passo

Gli ingorghi del passato sono un ricordo. Se nel 2008, fra via Miranese via Castellana, sulla tangenziale si contavano 126mila transiti al giorno, oggi si è scesi a 96mila.
Un calo del 31%, anche più sensibile per i mezzi pesanti, passati nello stesso periodo di tempo da 22.500 a 12mila. Ma la tangenziale rimane un problema per i residenti che aspettano da anni che sia completata la posa dei pannelli fonoassorbenti – ne mancano ancora circa quattro chilometri per ammissione della Cav – e le altre opere di mitigazione ambientale. Come le piante, che alla Cipressina sono state annunciate da quattro anni ma ancora non si vedono.
Senza contare che il rischio di un aumento del traffico lungo la tangenziale c’è ancora. A fugare i timori dei comitati e dei cittadini presenti nella sala di S. Maria della Grazie ha pensato l’assessore ai Trasporti Ugo Bergamo: «È da escludere che la Romea commerciale si innesti sulla tangenziale – ha detto – e lo stesso vale per il traffico proveniente dal porto, che andrà invece sul Passante».
Quanto al traffico pesante lungo il Terraglio, Bergamo ha annunciato che a breve saranno attivate le telecamere che controlleranno il rispetto del divieto di transito ai Tir, già in vigore. Rimane il problema ambientale, perché il Passante, come osservato dall’assessore Gianfranco Bettin, non ha inciso se non in misura minima sul livello di polveri sottili presenti nell’aria.
Un fatto, come sollecitato anche dall’assessore provinciale Paolo Dalla Vecchia, richiede una concertazione anche maggiore fra le istituzioni locali, i gestori autostradali e ferroviari per riequilibrare un territorio che ha pagato un prezzo fin troppo elevato alla mancanza di programmazione e allo sviluppo selvaggio. (a.fra.)

 

MOBILITÀ – Amministratori e comitati a confronto al convegno sul Valico di Mestre

Bivi in trincea coi soldi del tunnel

Micelli: «Rfi risparmia 700 milioni», i residenti chiedono opere per limitare l’impatto ambientale

LA RICETTA – Per l’assessore Ezio Micelli la pianificazione urbanistica dovrà tenere conto dello sviluppo del trasporto su rotaia di merci e persone.

Per non morire di traffico bisogna fare la “cura del ferro”. Ovvero trasferire gradualmente il trasporto di merci e persone sulla ferrovia, liberando le strade da auto e mezzi pesanti. Ma le medicine, si sa, non piacciono, e oltretutto possono avere effetti collaterali. Lo sanno bene i residenti lungo la linea dei Bivi che il progetto alternativo per l’Alta velocità-Alta capacità prevede di riattivare entro il 2020, con l’obiettivo di potenziare il traffico merci by-passando il nodo di Mestre. La linea era stata dismessa nel 1993 e ai suoi margini nel frattempo erano sorte nuove abitazioni, benché Rfi avesse fatto sottoscrivere ai privati un atto che chiariva che la linea non era da considerarsi dismessa.
A indicare una possibile soluzione al problema, sollevato dal Comitato Bivi Terraglio ma anche dal Cocit, da “Vivi Terraglio” e dall’associazione “Sette nani”, promotori di un convegno sul Valico di Mestre, è l’assessore all’Urbanistica Ezio Micelli: se verrà riattivato il tratto Terraglio-Bivio Carpenedo, ciò dovrà avvenire con tratti in tunnel o in trincea, con sottopassi e eventuali sovrappassi a garantire l’unità del territorio. Quanto ai soldi, il costo dell’intervento (220 milioni di euro) potrebbe essere sostenuto da Rfi che ne “risparmierà” già 700, dato che il tunnel in gronda lagunare previsto per l’Alta velocità è destinato a essere accantonato. L’obiettivo è creare un corridoio in grado di sostenere fino a 180 treni al giorno nelle due direzioni, alternativo e competitivo rispetto al trasporto su gomma.
L’incontro di ieri al Centro S. Maria delle Grazie, cui hanno partecipato con Micelli gli assessori Ugo Bergamo e Gianfranco Bettin, l’assessore provinciale all’Ecologia Paolo Dalla Vecchia e rappresentanti di Rfi, Cav e Autorità portuale, è servito a chiarire alcuni dubbi ai cittadini che, anche dopo la realizzazione del Passante, patiscono il peso delle infrastrutture che attraversano la città. La stessa “cura del ferro”, citata da Diego Saccon e seguita per la metropolitana di superficie Sfmr, ha portato all’abbattimento di diversi alberi al rione Sabbioni, dove sorgerà entro due anni la fermata Gazzera-Olimpia. Meno problematico l’impiego della fermata di Porto Marghera mentre via Trezzo, con l’attivazione del primo stralcio del progetto Sfmr – il primo orario cadenzato è annunciato per l’estate 2013 – sarà chiusa. Ciò richiederà, come chiesto dall’ingegner Stefano Fasiol a nome della Regione, uno sforzo urbanistico da parte del Comune per sfruttare al meglio le potenzialità del mezzo ferroviario nel sistema di trasporto pubblico locale.
 

MIRA-MIRANO – Convogli soppressi nelle ore di punta, ritardi e disagi sulla Padova-Venezia

UTENTI IN RIVOLTA CONTRO TRENITALIA         «Il servizio non vale l’abbonamento»        

Corre su Facebook la protesta dei pendolari di Riviera e Miranese, vessati da ritardi e soppressioni di treni. E ora arriva in Regione.

Treni soppressi ormai quotidianamente, disagi e ritardi. Gli utenti della linea Venezia-Padova sono sul piede di guerra e l’ennesimo «ci scusiamo per il disagio», trasmesso dalla voce robotica degli altoparlanti di Trenitalia, li ha portati all’esasperazione. Non ne possono più i pendolari di Miranese e Riviera, che quotidianamente hanno a che fare con ritardi e cancellazioni dei convogli sulla linea. Con l’estate Trenitalia ha tagliato ulteriormente il servizio. A farne le spese gli utenti del treno delle 8 e di quello delle 18, in pieno orario di punta, che ormai vengono quasi sistematicamente soppressi. Centinaia gli studenti e i lavoratori che frequentano la stazione di Mira-Mirano, situata nella frazione di Marano in territorio di Mira. Da anni hanno a che fare con molteplici disagi, ma ora alzano la voce. Perché nel periodo estivo, quando chiudono scuole e università, la puntualità dei treni peggiora ulteriormente. In qualsiasi momento della giornata, anche e soprattutto negli orari di punta. E invece di migliorare il servizio, Trenitalia sopprime del tutto due corse essenziali.         «Il servizio offerto non vale i 36 euro mensili che spendiamo. Andassimo al mare ci potremmo passar sopra, ma con il lavoro e lo studio come la mettiamo?» si chiede Matteo, studente di Ca’ Foscari. E non è l’unico problema: «I treni spesso sono sporchi e manca l’aria condizionata – sottolinea Laura, impiegata in una ditta di Padova -. Quando mi sono lamentata col personale mi è stato risposto che se non mi comodava avrei potuto prendere il bus».      Una situazione che non danneggia solo i pendolari. Perfino alcuni titolari di bed and breakfast di Mira e Mirano si sono dovuti sorbire le proteste dei clienti stranieri, abituati a ben altra efficienza. La questione ora è stata impugnata dal consigliere regionale Pettenò (Federazione della Sinistra), che ieri ha scritto un’interrogazione alla Giunta regionale: «Il servizio peggiora progressivamente, da Mira-Mirano passano molti treni sporchi, senza aria condizionata e in pesante ritardo – sostiene Pettenò – È divenuta una scandalosa normalità. La Giunta solleciti Trenitalia a tutelare i pendolari migliorando il servizio».         Il tam-tam ora corre vorticoso anche su Facebook, dove ogni giorno in moltissimi sfogano la propria rabbia contro questi disservizi. Quotidianamente pubblicano le proprie proteste grazie al telefonino, direttamente dal binario, aspettando l’ennesimo treno in ritardo.

 

 

Passeranno fino a 50 convogli al giorno, benefici immediati anche per gli interporti di Padova e Verona. Investimento da 12,2 milioni di euro. Ma adesso occorre rimediare al “collo di bottiglia” di Mestre.

MESTRE. Da poco più di 40 treni merci in una settimana a 50 al giorno, lunghi 700 metri, come vuole l’Unione Europea per i “corridoi” di grande traffico. Il salto epocale nel traffico l merci nella zona portuale di Venezia che avrà un beneficio immediato anche per gli Interporti di Padova e Verona, è stato assicurato ieri dall’amministratore delegato di Rfi, Mario Elia e il presidente dell’Autorità Portuale di Venezia, Paolo Costa nel corso dell’inaugurazione del nuovo e più ampio scalo ferroviario di Marghera (frutto dell’Accordo Quadro tra Regione Veneto, comune di Venezia, Porto e Rete Ferroviaria Italiana spa ) realizzato grazie ad un investimento di 12,2 milioni di euro e cofinanziato con 900 mila euro dall’Unione Europea attraverso il programma Trans European Transport Network.

Con l’intervento, durato 3 anni sono stati realizzati sette nuovi binari, tre dei quali elettrificati, più un ulteriore ottavo binario a servizio dell’isola portuale e di due tronchini per il ricovero dei locomotori.

Elia ha spiegato che

«il raddoppio del parco ferroviario ha consentito di attivare già Fs-Cargo per mettere a punto un nuovo sistema di collegamenti via treno che metta in relazione diretta il Porto di Venezia con i due principali Interporti veneti: Padova e Verona».

Si ipotizzano tre treni a settimana tra Padova e Venezia e una navetta settimanale per Verona che dovranno essere messi a punto entro settembre con il raggiungimento dei nuovi pescaggi nei canali portuali e quindi con l’arrivo di navi porta-container più grandi.

Resta il problema del “collo di bottiglia” della stazione ferroviaria di Mestre, il cui ampliamento (utilizzando i Bivi) è in fase di discussione e progettazione. Luigi Brugnaro, presidente di Confindustria veneziana, ha fatto notare che ora bisogna mettere a punto un «piano strategico di rafforzamento delle linee ferroviarie per renderle capaci di gestire sia il traffico merci che i treni passeggeri ad alta frequenza».

La Filt-Cgil veneta ha boicottato la cerimonia sostenendo in un comunicato che «in realtà Fs-Cargo chiude e cede ogni giorno scali, tratte, contratti, nonostante i piani strategici dei trasporti su rotaia oggi su ferrovia viaggia meno del 6% delle merci» .

Ieri Paolo Costa (la cui conferma per il secondo mandato di presidenza del Porto sembra scontata) ha anche annunciato che per quanto riguarda

il progetto di realizzazione dello scalo offshore in Adriatico «siamo all’ultimo passaggio amministrativo in quanto è proprio in questi giorni al Cipe e poi si passerà alla grande sfida di trovare soggetti disposti a costruire in finanza di progetto».

Gianni Favarato

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