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DOLO – È stata rinviata al 22 luglio l’udienza davanti al Tar del Veneto per discutere il ricorso presentato dai gruppi di minoranza di Dolo contro la nomina dei commissari “ad acta” per l’adozione del Pati (piano assetto territoriale intercomunale) di Dolo e Fiesso. «Una decisione adottata», precisa Alberto Polo, a nome dell’opposizione, «per consentire di dirimere definitivamente in tempi rapidi un caso particolare che vede coinvolta la tutela del diritto di rappresentanza dei consiglieri comunali in forza del mandato ricevuto dai cittadini attraverso il voto, in un ambito fondamentale come la definizione urbanistica del territorio».

Tutto è iniziato quando il sindaco di Dolo, Maddalena Gottardo, dopo che per ben 4 volte la maggioranza in consiglio comunale non è riuscita ad approvare il nuovo piano regolare, aveva chiesto al Difensore Civico Regionale di nominare due commissari ad acta per adottare il Pati. I commissari, insediatisi a gennaio, hanno approvato il Pati a fine febbraio.

Nel frattempo i gruppi di minoranza, contrari alla designazione, avevano impugnato davanti al Tar del Veneto il decreto di nomina dei commissari ad acta.

(g.pir.)

 

L’OPERAZIONE – Blitz della Finanza in 48 tomaifici gestiti da cinesi nella Riviera e nel Miranese

Irregolarità nel 70% delle ditte: otto quelle chiuse per lavoro nero e carenze igienico-sanitarie

Concorrenza sleale, connessa a evasione e contraffazione, e sfruttamento al limite dello schiavismo dei lavoratori. Sono le facce della stessa medaglia dell’economia sommersa, quasi interamente nelle mani di imprenditori cinesi, che rischia di annegare il Distretto industriale della Calzatura nella Riviera del Brenta. Un’eccellenza del made in Italy, inteso come qualità, lusso, griffe, il cui fatturato annuo si aggira sul miliardo di euro con 6mila occupati.

E i numeri della seconda offensiva della Guardia di Finanza – Compagnia di Mirano e Baschi verdi di Venezia – messa a segno in collaborazione con la Direzione territoriale del lavoro, l’Inps e l’ufficio Igiene dell’Ulss 13, confermano il grado di pericolo della temuta quanto contrastata ondata anomala.

Il blitz con un centinaio di finanzieri in 48 tomaifici, nell’ambito dell’operazione battezzata “Colpo di tacco”, ha fotografato una situazione preoccupante come più volte denunciato da sindacati e associazioni di categoria: nel 70% dei laboratori manifatturieri sono emerse irregolarità fiscali e contributive con 28 addetti “fantasma” e 104 impiegati al di fuori della normativa contrattuale. In otto casi si è arrivati persino alla chiusura dell’attività. Si tratta di ditte situate tra Mirano, Fossò e Fiesso d’Artico: quattro per la presenza di operai in nero superiore al 30% del totale di occupati; quattro per l’assenza dei requisiti minimi di salubrità e di sicurezza.

«Le condizioni di maggiore precarietà le abbiamo riscontrate – spiega il capitano Michele Soragnese – in un opifici di Fossò dive i sette dipendenti erano costretti a ritmi produttivi opprimenti su postazioni telesorvegliate e alloggio attiguo anche con figli e mogli, senza aspiratori e prese d’aria, costretti a respirare le esalazioni delle colle senza a in spregio alle più elementari norme antinfortunistiche e igienico-sanitari.

Nei confronti di tutte le aziende individuate ora scatteranno le verifiche sul fronte fiscale e dell’abusivismo edilizio.

Da segnalare la nota di plauso diffusa dalla Cgil attraverso il segretario generale della Camera del lavoro metropolitana, Enrico Piron e del segretario dell Filctem, Riccardo Colletti: «Le Fiamme gialle devono continuare nell’azione di contrasto di questa filiera produttiva parallela senza scrupoli e concorrente alla raffinata produzione calzaturiera della Riviera».

 

DOLO «L’ospedale di Dolo l’8 gennaio scorso ha festeggiato i 150 anni dalla sua inaugurazione ma la giunta di Dolo non ha fatto alcun cenno a tale anniversario. Mi auguro che la prossima amministrazione si impegni a ricordare con una targa questo ricorrenza».

Lo sostiene Mario Morara, ex consigliere comunale di Mira, che ricorda come nel 1865 fu fondato l’ospedale dolese. Morara nel 2009 fu il promotore della premiazione del personale dei pronto soccorso di Dolo e Mirano.

«L’ospedale di Dolo fu il primo a sorgere tra il Brenta e il Piave dopo quelli di Venezia, Treviso e Padova», ricorda Morara, «e il costo, pari a 23208 fiorini, fu sostenuto dai Comuni di Dolo, Fiesso, Stra, Mira, Gambarare, Oriago (poi unitisi a Mira) e da un cittadino dolese. Il Comune di Dolo dovette sostenere ulteriori spese per l’arredamento dell’ospedale, per l’attrezzatura dell’ambulatorio medico-chirurgico e per la trasformazione di alcune adiacenze della villa dove era sorto il nosocomio».

Infine un’altra riflessione: «Un ricordo ed elogio vanno anche al personale medico e paramedico che in questi 150 anni hanno curato e curano gli ammalati».

(g.pir.)

 

Gazzettino – Tutta la Riviera sul telefonino

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5

apr

2015

EXPO – Molte opportunità originali nei 17 progetti presentati da enti e associazioni

Dalle app per smartphone e tablet al pass unico per i trasporti di terra e di acqua

Sul telefonino tutte le bellezze e le opportunità della Riviera.

«I risultati raggiunti dall’Unione dei Comuni città della Riviera del Brenta in occasione di Expo2015 sono eccezionali. Tutti i tasselli rappresentati dai 17 progetti presentati da imprese, associazioni, enti pubblici e sodalizi del territorio, secondo il tema ’Riviera del Brenta: l’acqua che unisce e lega i territori, le attività e le tradizioni tra il Brenta, il Cornio e la Laguna Sud’, fanno parte di un complesso puzzle, frutto di una unione che ci unisce al di sopra dei colori politici. Il nostro non è matrimonio d’interesse, ma un matrimonio d’amore».

Tra l’emozione per il risultato conseguito, i consensi e gli applausi ricevuti nel salone nobile del municipio di Campagna Lupia da parte degli intervenuti, i quattro sindaci di Fiesso d’Artico, Dolo, Campagna Lupia e Fossò hanno avuto parole di gratitudine per quanti hanno collaborato alla realizzazione del piano, in special modo per l’Università Cà Foscari di Venezia, per il Centro studi Riviera del Brenta, per l’Apt Venezia, le associazioni del territorio e per tutto il personale della segreteria dell’Unione, capitanato dal consigliere delegato al Turismo Renato Trincanato.

Un progetto ambizioso e articolato, iniziato esattamente il 10 febbraio 2014 e che in Riviera non trova riscontri nel passato. Il tutto è contenuto in una app mobile per smartphone e tablet a tecnologia Android, tradotta in inglese, francese, tedesco, russo e cinese. Il Comitato dell’Unione dei Comuni città della Riviera del Brenta sarà l’unico ente istituzionale invitato da Expo2015 per l’inaugurazione del padiglione di “VenicetoExpo2015″.

Tra i 17 progetti presentati prevalgono i temi legati alle bellezze del territorio costituito dalle ville venete, le valorizzazioni delle produzioni enogastronomiche locali, l’esaltazione del contesto lagunare, le vie d’acqua interne e la loro importanza storica, le iniziative didattiche e le manifestazioni culturali riguardanti gli usi e i costumi locali e l’arte della calzatura di lusso realizzata in Riviera del Brenta. Su tutto la creazione di speciali card con sconti sulla ricettività alberghiera e sugli acquisti negli esercizi commerciali.

Non va infine dimenticato l’accordo “Riviera del Brenta pass”, sviluppato dall’Unione dei Comuni assieme ad Actv e Vela, primo del genere in Riviera del Brenta. Si tratta di un biglietto unico integrato per autobus di terra e linea acquea veneziana del costo di 28 euro e della durata di 24 ore.

Vittorino Compagno

 

Gazzettino – Riviera. Biglietto unico per bus e vaporetto.

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1

apr

2015

MOBILITÀ – Actv lancia il ticket elettronico integrato per turisti e residenti

Valido 24 ore, sarà disponibile a Stra, Fiesso, Dolo e Mira al costo di 28 euro

FIESSO – Un biglietto elettronico unico dalla Riviera del Brenta per Venezia che comprende autobus e vaporetti e valido per 24 ore. Ieri a Fiesso d’Artico è stata presentata un’iniziativa che punta a favorire i turisti che soggiornano in Riviera ma che non vogliono perdere una visita a Venezia, ma aperta naturalmente anche i residenti.

Un pass, un biglietto integrato, della durata di 24 ore che consente di raggiungere Venezia con la linea di autobus n. 53, e di usufruire della rete di navigazione, con un unico biglietto elettronico precaricato. Insomma il biglietti integrato del costo di 28 euro, che comprende: un viaggio di andata e ritorno in autobus (tratta extraurbana 6 da/per Riviera del Brenta) sarà possibile partire da Stra, Fiesso d’Artico, Dolo e Mira e recarsi a Venezia con la possibilità di utilizzare illimitatamente per 24 ore tutte le linee di vaporetto, senza dover fare la coda alle varie biglietterie.

Le card saranno in vendita già da aprile in tutta la Riviera del Brenta e oltre ad essere acquistabili nelle biglietterie Vela o nella tabaccherie potranno essere disponibili anche per alberghi e ristoranti della zona che le offriranno ai proprio clienti.

Il progetto è stato sviluppato e illustrato ieri, dall’Unione dei Comuni Città della Riviera del Brenta attraverso il presidente Andrea Martellato, sindaco di Fiesso d’Artico, assieme ad Actv e Vela, le società del Gruppo Avm della mobilità veneziana. «Un servizio innovativo, fortemente voluto dall’Unione dei Comune – ha affermato il Presidente Martellato – che mette in rete tutte le realtà del territorio nell’ottica di una progettazione turistica programmata e condivisa».

A sostenere il progetto Luca Scalabrin presidente dell’Actv. «Le presenze turistiche lungo la Riviera sono cresciute e rappresentano una fetta di mercato interessante non solo per albergatori e operatori ma anche per l’intero gruppo della mobilità – ha spiegato Scalabrin. – Con Vela abbiamo ideato questo biglietto proprio per favorire quei visitatori che scelgono di alloggiare nelle strutture ricettive della Riviera. Speriamo ora che anche gli operatori turistici colgano questa opportunità».

Luisa Giantin

 

L’ESEMPIO DELLA RIVIERA DEL BRENTA

«Non potremmo erogare i servizi che eroghiamo se non ci fossimo messi insieme». Parola di Andrea Martellato, sindaco di Fiesso d’Artico, nel cuore della Riviera del Brenta e del distretto della scarpa. Da alcuni anni le piccole amministrazioni comunali di Fiesso, Dolo, Fossò e Campagna Lupia, che si sviluppano intorno al Naviglio del Brenta si sono messe insieme per dare vita all’Unione dei comuni della Riviera del Brenta.

«Solo così», prosegue Martellato, «riusciamo a tagliare l’erba delle aiuole, avere una polizia locale efficiente, e godere anche di alcune risorse per progetti turisti nella Riviera del Brenta. Mi trovi altri piccoli Comuni che riescono a investire in turismo: non ne troverà, noi invece ce la facciamo».

E dopo le elezioni di maggio (si voterà a Dolo) dovrebbero entrare nell’Unione dei Comuni anche Camponogara, Campolongo e Stra. Martellato, a capo di un’amministrazione di centrodestra, è anche membro della commissione Finanza locale dell’Anci Veneto.

«L’idea che ci siamo fatto, come sindaci, è che il legislatore voglia arrivare alla creazione di comuni di 35-40 mila abitanti. Così adesso le unioni, per sopravvivere, sono obbligatorie per i comuni di 3-5 mila abitanti, tra 2 o 3 anni lo saranno per i comuni intorno ai 10-15 mila abitanti, e tra 5 anni per i comuni con 20 mila residenti. È una strada segnata, anche se non facile da percorrere».

Ci sarà anche il sindaco di Fiesso d’Artico domani all’incontro dei vertici dell’Anci per preparare un documento da inviare a Roma e che segnerà una rottura con l’Anci nazionale: «Le modifiche previste a livello nazionale avvantaggiano le grandi città e penalizzano i comuni di piccole e medie dimensioni che non avranno più soldi per investire in opere pubbliche, per questo faremo sentire la nostra opposizione».

(f.fur.)

 

DOLO – L’opposizione attacca il sindaco e chiede agli assessori di dimettersi

RIGETTO  “Colata di cemento senza alcuna visione strategica”

“DEVASTANTE” – Secondo la minoranza è un piano «privo d’identità e devastante per uno sviluppo sostenibile del paese. Ci sono soltanto migliaia di metri cubi di cemento»

«La Gottardo ha cancellato la democrazia nel nostro comune. Assessori e consiglieri di maggioranza, dimettetevi!».

È dura la reazione dei dieci consiglieri di opposizione Alberto Polo, Giorgio Gei, Mario Vescovi, Adriano Spolaore, Andrea Zingano, Gianluigi Naletto, Gianni Lazzari, Giovanni Fattoretto, Marco Cagnin, Vincenzo Crisafi che avevano chiesto al Tar di sospendere la nomina dei due commissari ad acta per l’approvazione del Pati invece approvato dagli stessi. «Con una laconica mail di sole due righe – accusa l’opposizione – il sindaco, Maddalena Gottardo, ha comunicato al Consiglio che commissari e dirigenti hanno approvato il Pati. La Gottardo ha cancellato, con l’arroganza che contraddistingue il suo mandato, la democrazia».

Ma perché le opposizioni sono contrarie al Pati proposto dalla maggioranza? «In quel documento non c’è alcuna visione strategica della città; non c’è alcuno spunto capace di rilanciare Dolo, Arino e Sambruson; non c’è alcuno spunto in grado di sollevare il nostro territorio dalla fase di crisi e stagnazione è precipitato. Ci sono soltanto metri cubi di cemento. Un piano urbanistico privo d’identità e devastante per uno sviluppo sostenibile del paese. Basti ricordare soltanto i 185.000 metri cubi di nuovo volume edificatorio, oltre ai 300.000 metri cubi già previsti dal vigente Piano regolatore generale e non ancora realizzati, o ancora la prevista colata di nuovo cemento su 220.000 metri quadrati di terreno agricolo di notevole interesse paesaggistico e di delicato equilibrio idraulico».

Per le opposizioni è l’ultimo atto di una gestione negativa. «Il mandato della Gottardo si è aperto con consigli comunali presidiati dalle forze di polizia in assetto antisommossa per approvare Veneto City, per il quale non vi era alcuna penale nel caso non fosse stato votato, e si chiude con due righe con il quale ci comunicano di aver deciso il futuro di noi e dei nostri figli».

Come intendete muovervi? «Il ricorso che abbiamo presentato come opposizione, a questo punto, acquisisce ulteriore giustificazione: andremo avanti fino in fondo».

Lino Perini

 

Dopo lo stop in Consiglio. Gottardo felice. Le opposizioni: «Solo cemento e niente idee»

DOLO – I commissari “ad acta” Mariagrazia Romeo e Maurizio Dorigo hanno adottato il Pati (piano assetto territoriale intercomunale) tra Dolo e Fiesso. Si chiude quindi l’iter di approvazione del nuovo piano regolatore che aveva scatenato in questi mesi un lungo scontro tra maggioranza e opposizione. Soddisfatto il sindaco Maddalena Gottardo: «Il Pati è tornato ad essere uno strumento per lo sviluppo del paese e non uno argomento per la campagna elettorale. Questo è un atto di programmazione e non di autorizzazione».

L’iter del Pati prevede ora la pubblicazione del documento sul Bur e poi ci saranno 60 giorni per la presentazione delle osservazioni da parte dei cittadini. Successivamente sarà convocata una conferenza dei servizi con la Regione, la Provincia e i comuni di Dolo e Fiesso che analizzeranno le osservazioni. Questa procedura potrebbe avvenire dopo le elezioni.

Pesante il commento dei gruppi di opposizione “Dolo Cuore della Riviera”, “Lega Nord” e “Il Ponte del Dolo”.

«Il sindaco uscente Gottardo ha cancellato la democrazia», spiegano, «non è riuscita a far approvare il Pati in Consiglio comunale costringendo così la nostra città ad essere commissariata sulla scelta più importante per il proprio futuro. In quel documento non c’è alcuna visione strategica e alcuno spunto capace di rilanciare Dolo, Arino e Sambruson. Non c’è alcuno spunto in grado di sollevare il nostro territorio dalla fase di crisi e stagnazione nella quale è stato abbandonato. Ci sono soltanto metri cubi di cemento».

Sulla nomina dei commissari “ad acta”, decisa dal difensore civico regionale, pesa anche il ricorso al Tar presentato dai consiglieri di opposizione. «Il ricorso che abbiamo presentato come opposizione», concludono, «a questo punto acquisisce ulteriore forza e giustificazione. Proprio per questo andremo avanti fino in fondo».

Giacomo Piran

 

Dolo. L’opposizione ricorre al Tar: «Il sindaco ha preferito far adottare ad altri il piano urbanistico»

DOLO – I dieci consiglieri d’opposizione dei gruppi “Dolo Cuore della Riviera”, Lega Nord e “Il Ponte del Dolo” hanno impugnato davanti al Tar del Veneto il decreto di nomina dei commissari ad acta per l’adozione del Pati (piano assetto territoriale intercomunale) di Dolo e Fiesso.

Ennesima bufera nei confronti del nuovo piano regolatore di Dolo che da oltre un anno è terreno di scontro tra maggioranza e opposizione. Da maggio a ottobre dello scorso anno infatti, per ben quattro volte, si era assistito in Consiglio al rinvio della discussione del Pati.

Questo ha portato il sindaco a chiedere e ottenere la nomina di due commissari ad acta da parte del difensore civico regionale.

I gruppi di opposizione, – rappresentati da Alberto Polo, Mario Vescovi e Giorgio Gei, non hanno accettato la nomina.

«Siamo costretti a ricorrere al Tar», spiegano i dieci consiglieri, «per tutelare il diritto di rappresentanza ricevuto dai cittadini attraverso il voto, in una materia fondamentale come la definizione urbanistica del territorio».

Vengono quindi lanciate accuse contro il sindaco Maddalena Gottardo.

«Dopo l’azzeramento della commissione urbanistica», proseguono, «e quattro tentativi in consiglio comunale andati a vuoto, il sindaco non ha voluto assicurare in aula la maggioranza dei consiglieri indispensabile per il voto. Infatti, piuttosto che confrontarsi nel merito con la minoranza che chiedeva una riconsiderazione di quanto previsto nel Pati, ha optato per la comoda scorciatoia di chiedere a terzi, a nostro avviso illegittimamente, di adottare in via sostitutiva il piano urbanistico. Per come sono avvenuti i fatti, la maggioranza non è riuscita ad adottare il Pati per la grave e nota crisi politica della lista che in origine sosteneva il sindaco».

I consiglieri analizzano alcune parti del Pati.

«Sarà devastante per il paese», commentano, «basti ricordare i 185 mila metri cubi di nuovo volume edificatorio oltre ai 300 mila metri cubi già previsti dal vigente piano regolatore e non ancora realizzati, o la prevista colata di cemento su 220 mila metri quadrati di terreno agricolo. Chiediamo al Tar, previa sospensione cautelare, di annullare il decreto di nomina dei commissari ad acta emesso dal difensore civico regionale, ridando al consiglio comunale il diritto di determinare il futuro sviluppo urbanistico sul proprio territorio, come previsto dalla legge e dal volere dei cittadini».

Giacomo Piran

 

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