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Gazzettino – Venezia. Vip schierati contro le grandi navi

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22

lug

2014

Da Calvin Klein a Jane Fonda: via le grandi navi da San Marco

Un appello a Renzi con 63 firme, fra cui premi Nobel, attori, stilisti: via quei mostri da San Marco

La contrarietà al passaggio delle grandi navi da crociera (lunghe ormai anche 330 metri) davanti a San Marco non è più solo un affare “interno” a Venezia. Preoccupati per i tentennamenti del Governo sulle possibili alternative e soprattutto per l’impasse politica che vede oggi la città senza un’amministrazione comunale eletta, è sceso in campo il fior fiore della cultura e del mecenatismo mondiale. Al presidente del Consiglio Matteo Renzi e al ministro dei Beni culturali Dario Franceschini è arrivato un appello breve, ma fermo, corredato da 63 firme di peso, tra le quali figurano premi Nobel, attori di Hollywood, stilisti, architetti, direttori di musei e istituzioni culturali e mecenati. Gente, insomma, che ama Venezia e contribuisce ogni anno alla sua manutenzione con un assegno complessivo valutabile in due milioni di euro.
«Chiediamo – è il succo dell’appello – che venga affrontato urgentemente il problema del passaggio delle grandi navi nel bacino di San Marco e nel canale della Giudecca, mettendo fine per sempre a questo scempio che tocca il cuore di Venezia».
Primo firmatario è Umberto Marcello del Majno, presidente dei Comitati privati internazionali per la salvaguardia di Venezia, che dal 1966 contribuiscono affinché la città “sopravvissuta per più di 13 secoli alle inondazioni, alle pestilenze e ai conflitti” non rischi “di essere travolta dagli enormi transatlantici che la attraversano quotidianamente, indifferenti del possibile rischio che il loro passaggio implica”. Tra i sottoscrittori ci sono anche i direttori della Guggenheim di New York, del Belvedere di Vienna, della National Gallery di Londra, l’ex direttore del Louvre e della Fondazione del Museo Egizio di Torino. E poi, editori, scrittori e mecenati.
«Due anni fa – racconta Del Majno – avevo segnalato la questione al termine dell’assemblea annuale. A tutt’oggi vediamo che non si è fatto niente. Insomma, siamo preoccupati che questo problema sia tralasciato. Così, in un solo mese abbiamo raccolto queste firme in tutto il mondo. Non è stato difficile, perché la maggior parte di loro contribuisce a finanziare interventi in città».
Pragmatico, del Majno è a conoscenza del problema economico che potrebbe essere innescato dall’abbandono di una parte delle crociere: «Il problema delle aziende riguarda la politica – aggiunge – non si può per qualche migliaio di persone mettere a repentaglio una città patrimonio dell’umanità. C’è un margine per riassorbire questa occupazione, sono solidale con questi lavoratori, ma non posso lasciare che questa città venga distrutta».
Questa posizione trova una forte sponda nel Sottosegretario ai Beni culturali, Ilaria Borletti Buitoni: «Sono grata a questo appello – commenta – che stimolerà sicuramente il Governo ad intervenire. Un intervento forte non è più procrastinabile. Bisogna rendersi conto che Venezia non è una città come le altre e aver subito lo sviluppo delle crociere senza aver fissato un minimo di paletti è stata una scelta azzardata e incosciente».
Tra i firmatari, Francesca Bortolotto Possati, presidente dell’hotel Bauer di Venezia e membro del direttivo dei Comitati privati per la salvaguardia: «Qui – spiega – si parla solo di sicurezza. Navi grandi come quelle che vediamo ogni fine settimana non devono passare per San Marco. E poi – conclude – c’è anche una ragione estetica. Come si fa ad affiancare una città a misura d’uomo, a qualcosa più grande di essa? Venezia non è Lilliput».

Michele Fullin

 

Nuova Venezia – No Grandi Navi, arriva l’esposto

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18

lug

2014

INDIRIZZATO a procura e cantone

«Il commissario ci incontri: abbiamo informazioni utili per lui»

Conferenza stampa davanti a Ca’ Farsetti, oggi a mezzogiorno, per l’Associazione Ambiente Venezia ed il Comitato NO Grandi Navi- Laguna Bene Comune, che vogliono così sollecitare il commissario Zappalorto a mettere in agenda l’incontro richiesto dal fronte che chiede l’allontanamento delle navi dalla laguna di Venezia e la realizzazione di un nuovo scalo in bocca di porto del Lido. «Nell’incontro che chiediamo», spiegano gli organizzatori in una missiva al commissario, «potremo fornirle materiali e informazioni in modo che lei possa essere in possesso di tutti gli elementi necessari per le opportune valutazioni in caso di un suo coinvolgimento in possibili, ma non auspicabili per noi, riunioni del Comitatone». Tra navi e Mose, i Comitati ricordano di aver già inviato alla Procura – documentazione ora inviata anche al presidente dell’Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone – un esposto per segnalare «quanto accaduto nel novembre 2006, durante la riunione del Consiglio dei Ministri in cui sono state respinte tutte le posizioni del Comune di Venezia volte a dimostrare la problematicità del sistema Mose, nonché tutte le soluzioni alternative ad esso, meno costose e più funzionali. In quella sede si è quindi assistito ad un comportamento di tecnici e politici volto esclusivamente a consentire l’esecuzione del sistema Mose (…) che alla luce delle vicende giudiziarie oggi emerse, possono destare legittimi sospetti sulla correttezza delle decisioni allora assunte».

 

«Su Mose e laguna decida la Città metropolitana»

Proposta di emendamento presentata da Martella (Pd) per scongiurare la cancellazione del Magistrato alle Acque

Magistrato alle Acque soppresso, e le sue competenze sulla laguna trasferite alla Città metropolitana. È la proposta di emendamento presentata in commissione alla Camera sul testo del governo sull’abolizione della struttura in laguna del ministero delle Infrastrutture. Sarà adesso l’aula della Camera a dare il via alla modifica, presentata dal deputato veneziano del Pd Andrea Martella. Che dovrebbe scongiurare la cancellazione di competenze e professionalità e trasferire i dipendenti del Magistrato alle Acque che si occupano di laguna alle dipendenze della Città metropolitana. E nel frattempo del commissario straordinario che governa il Comune. Un colpo di spugna, quello deciso da Renzi sulla storica struttura che da cinque secoli governa la laguna, che non tutti condividono. Se gli uffici negli ultimi anni non hanno messo in atto la loro funzione di controllo, non significa che si debba cancellare l’intera struttura. «Meglio dotare il Magistrato alle Acque di tecnici capaci e indipendenti, com’era una volta, ricorrendo all’Università di Padova», propone il portavoce di Ambiente Venezia Armando Danella. Ma intanto c’è da fare i conti con la proposta lanciata all’indomani degli arresti degli ex presidenti Patrizio Cuccioletta e Maria Giovanna Piva, dallo stesso premier Matteo Renzi. Da un punto di vista giuridico, in occasione della discussione sulle misure urgenti «per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari » (2486), la Camera ha accolto di sostituire il comma 3 dell’articolo 18, quello che include la soppressione delle sezioni staccate del Magistrato alle Acque. In questo comma si legge che il Magistrato alle Acque per le province venete e di Mantova viene soppresso e accorpato al Provveditorato di riferimento, ma ad esclusione «delle competenze relative all’estuario Veneto, per quelle di polizia lagunare e per quelle relative all’organizzazione della vigilanza lagunare». La parte esclusa viene attribuita al commissario straordinario «nelle more dell’insediamento degli organi istituzionali dell’area metropolitana» (legge n.56 del 2014). Nel testo si legge che le risorse umane e strumentali, giù nell’organico del Magistrato alle Acque, sono assegnate al commissario. Questo potrebbe significare due opzioni: o che il commissario straordinario rimarrà molto tempo in laguna o che i tempi di esecuzione della legge saranno tanto rapidi da entrare in vigore a breve. Quello che emerge dal testo è che il commissario avrà le competenze del Magistrato anche sui provvedimenti «per la salvaguardia del carattere lagunare e monumentale di Venezia attraverso opere di risanamento civico e di interesse turistico». Il comma proposto in discussione alla Camera elenca una serie di ambiti di intervento che andrebbero discussi in Comune a differenza di quanto successo fino ad oggi. Quando i più importanti progetti sulla laguna – in territorio veneziano – spesso non sono nemmeno stati illustrati al Comune. Tutto quello che riguarda gli interventi sulla laguna e la tutela del territorio veneziano dagli inquinamenti delle acque andrebbe quindi per competenza alla Città metropolitana, e in attesa di essa al commissario straordinario Zappalorto che governa in attesa delle nuove elezioni.

(a.v. -v.m.)

 

Nuova Venezia – Grandi navi, limiti fino al 2015

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16

lug

2014

Salta il Comitatone. Sarà prorogata la riduzione del traffico

CROCIERE »LA SOLUZIONE TRANSITORIA SARÀ PROROGATA

Grandi navi, limitazioni anche nel 2015

Non sarà il Comitatone, se verrà convocato, a decidere subito sulle alternative. Stop anche per il commissario Zappalorto

Non sarà il prossimo Comitatone – quando ci sarà, perché la sua convocazione, che sembrava ormai imminente, rischia di slittare nuovamente – a dire la parola definitiva al tracciato alternativo al passaggio delle Grandi Navi in Bacino San Marco. E non sarà il neocommissario prefettizio Vittorio Zappalorto – che Governa il Comune dopo le dimissioni di Giunta e Consiglio e che ieri era a Roma anche per avere lumi sulla vicenda oltre che per la probabile nomina di un nuovo subcommissario al bilancio – a portare, appena arrivato, al tavolo interministeriale la posizione ufficiale di Venezia sulla questione. Si profila, invece – in attesa della scelta finale e del confronto tecnico tra i vari tracciati – la proroga dell’attuale regime transitorio, con il passaggio delle navi-crociera ridotto del 12 per cento, come ha stabilito la Capitaneria di Porto e l’Autorità Portuale con le compagnie. Destinato probabilmente a ridursi ulteriormente, con il trasferimento a Trieste dei passaggi di quelle della Costa Crociere. Sono le novità, importanti, che “viaggiano” tra Venezia e Roma e che danno un freno all’accelerata che il presidente dell’Autorità Portuale Paolo Costa aveva cercato di dare in questi giorni, chiedendo una rapida convocazione del Comitatone e la scelta definitiva sul tracciato alternativo, puntando ovviamente sul «suo» scavo del canale Contorta- Sant’Angelo. Una sollecitazione subito raccolta anche del commissario Zappalorto che aveva convocato a Ca’ Farsetti tutti i partiti anche per sentire la loro opinione sulla questione Grandi Navi e formarsene una propria in vista del vertice ministeriale romano. Ma i contatti in questi giorni che hanno visto anche il Pd veneziano dialogare con quello nazionale e, indirettamente, con la Presidenza del Consiglio, hanno portato a questa nuova pausa di riflessione, tenendo anche conto del fatto che la valutazione ambientale dei vari progetti alternativi a San Marco presentati, sarebbe ancora ben lontana dall’essere terminata. E a fare da suggello a questa nuova fase di approfondimento del problema Grandi Navi – senza forzature o soluzioni calate dall’alto in fretta e furia – è arrivato l’ordine del giorno sulla portualità veneziana e le grandi navi da crociera, approvato ieri (con sole cinque astensioni) dalla Direzione comunale di Venezia del Partito Democratico. Un documento prudente, che vuole coniugare la salvaguardia della città dal punto di vista ambientale – senza entrare nel merito specifico delle vari soluzioni alternative al passaggio delle grandi navi da San Marco che sono sul tappeto – anche con il mantenimento dell’indotto economico e dei posti di lavoro legati alla crocieristica, ma che pone comunque alcuni paletti, come sottolinea anche il segretario comunale del Pd Emanuele Rosteghin: «Chiediamo che qualsiasi soluzione alternativa al passaggio delle Grandi Navi da San Marco sia reversibile e che siano escluse per le grandi navi le procedure di Valutazione di impatto ambientale previste nella legge Obiettivo. Chiediamo inoltre che le eventuali nuove opere siano assegnate con gare europee e una fase transitoria che preveda comunque una limitazione nel passaggio delle Gradi Navi da San Marco. Ma vogliamo avviare anche un percorso partecipato di scelta della soluzione migliore con i cittadini».

Enrico Tantucci

 

Gli ambientalisti dal commissario

I comitati vogliono esporre la loro posizione: «Possiamo essere d’aiuto»

E adesso il Comitato No Grandi Navi e Ambiente Venezia vogliono incontrare il commissario prefettizio Vittorio Zappalorto per dirgli come stanno le cose, dal loro punto di vista, sul passaggio delle navi da crociera in bacino di San Marco,dopo che il dirigente ha sentito nei giorni scorsi la posizione del presidente dell’Autorità Portuale Paolo Costa. Già depositata in Comune la richiesta ufficiale di un incontro con Zappalorto insieme ai materiali conoscitivi che pochi giorni scorsi erano stati consegnati anche alla segreteria del presidente del Consiglio Matteo Renzi in occasione della sua calata in laguna per la Digital VeniceWeek. «Nell’incontro che chiediamo – scrivono i Comitati a Zappalorto – potremo fornirle materiali e informazioni in modo che lei possa essere in possesso di tutti gli elementi necessari per le opportune valutazioni in caso di un suo coinvolgimento in possibili, ma non auspicabili per noi, riunioni del Comitatone. Rendiamo noto che i sottoscritti richiedenti di un incontro, rappresentano una vasta opinione diffusa in città che si è espressa a suo tempo con petizioni popolari sottoscritte da migliaia di persone fatte pervenire al Parlamento Europeo e a tutte le preposte e competenti autorità nazionali e locali ( 12.154 firme sulla petizione contro il progetto Mose ed altre 12.865 firme sulla petizione contro il transito delle grandi navi da crociera all’interno della Laguna di Venezia; indicando in entrambi i casi realistiche soluzioni alternative).Ricordiamo inoltre che in questi ultimi anni sono state molte le iniziative e le mobilitazioni che hanno coinvolto altre migliaia di persone a livello locale ed internazionale su questi argomenti».

 

Mostra fotografica il Florian non c’entra

In relazione all’articolo “Tutte le porte chiuse a quelle foto” pubblicato nell’edizione della “Nuova Venezia” in data 14 luglio 2014, il Caffè Florian sottolinea che esiste un consolidato rapporto di stima e collaborazione con il maestro Gianni Berengo Gardin, assieme al quale sono stati realizzati nel corso degli annidue libri e due mostre fotografiche. Relativamente al presunto “rifiuto” a ospitare le fotografie sul problema delle grandi navi negli spazi del Florian, si tiene a precisare che la notizia è priva di qualunque fondamento, poiché nessuna richiesta è mai pervenuta in tal senso. Il calendario delle iniziative artistico-culturali del Florian viene stilato con un anno di anticipo e le due mostre in corso, quella fotografica di Mario delDoel’installazione “Serenissima Babel” di Matteo Pugliese, avrebbero oggettivamente impedito di ospitare il lavoro del Maestro. Silvia Zanella Responsabile relazioni esterne e comunicazione Caffè Florian A questo giornale risulta invece che contatti, sia pure informali, per l’eventuale ospitalità della mostra siano intercorsi a suo tempo con il direttore artistico Stefano Stipitivich, ma prendiamo atto della smentita del Caffè Florian e contemporaneamente della conferma della sua impossibilità, almeno per l’anno in corso, a ospitare la mostra di fotografie sulle grandi navi di Gianni Berengo Gardin.

(e.t.)

Berengo Gardin che Maestro

Amo la fotografia e seguo la questione delle grandi navi. Premetto che non parteggio per nessuno, ma guardo gli scatti di Berengo Gardin e rifletto. Come possono, i cittadini veneziani, accettare che un intero paese viaggiante passi per la città storica, schiamazzante, dieci, venti, trenta volte alla settimana? No, non si può proprio…

Un fotoamatore – Mestre

 

GRANDI NAVI – Il presidente della Municipalità Venturini offre la disponibilità ad ospitare la mostra

Nessuno l’ha voluto a Venezia. Qualcuno, il presidente dell’Autoritá Portuale Paolo Costa, ha provato a metterci una pezza, offrendo ospitalità presso un’area del porto, ma lui ha risposto picche. Adesso, per Gianni Berengo Gardin, il fotografo delle Grandi Navi che transitano in laguna, arriva un invito dalla terraferma. A rivolgerlo è il presidente della Municipalitá di Mestre/Carpenedo Massimo Venturini.
«Ho seguito la vicenda dai giornali e proprio attraverso la stampa lancio una proposta a Gardin che non conosco personalmente – spiega Venturini – in qualitá di presidente della Municipalitá gli propongo di esporre le sue fotografie a Mestre. Le ipotesi sul luogo sono più di una, da concordare, eventualmente con lui, come anche i giorni, il periodo, le modalitá. La proposta più suggestiva che offro è quella di utilizzare lo spazio della Torre di Mestre che presto verrá liberata dai cantieri. Ma restano papabili anche altre soluzioni come il Municipio stesso di via Palazzo, la biblioteca Vez. A noi basta sapere quante sono le sue foto, quanto grandi, quanti pannelli servono».
Tutto questo quando potrebbe avvenire? «L’ideale sarebbe durante il periodo dedicato al Settembre Mestrino, quando c’è anche un bel movimento di gente per il centro. Sono disposto ad organizzare anche la guardiania, a farla personalmente se serve nel caso Gardin esponesse sulla Torre, ma penso che a darmi una mano potrebbero anche esserci i comitati No Grandi Navi e altri volontari».
L’invito, dunque, è lanciato. Ora Venturini aspetta una risposta. «Gardin può venire da me in Municipalitá e ne parliamo con calma assieme. Oppure mi contati anche attraverso i giornali». Certo che, dopo il no di Venezia, sarebbe comunque uno smacco vedere Mestre scippare la mostra sulle Grandi Navi. La decisione finale, però, la può prendere solo lui, il fotografo e autore degli scatti dei grattacieli del mare in Laguna.

 

La mostra rifiutata. Il fotografo non accetta la proposta del presidente dell’Autorità portuale di utilizzare lo scalo veneziano

VENEZIA «Ringrazio il presidente dell’Autorità Portuale Paolo Costa per la disponibilità dimostrata con proposta di portare negli spazi del Porto di Venezia la mia mostra di fotografie sul problema delle Grandi Navi a Venezia che è attualmente a Milano, per iniziativa del Fai, a Villa Necchi Campiglio. Per il momento, però, la mostra resterà a Milano sino a fine settembre e non abbiamo preso altri impegni. Valuterò con calma, anche con i miei collaboratori cosa fare più avanti». È cortese ma molto circospetta la risposta che il grande fotografo Gianni Berengo Gardin fa alla lettera di Costa – pervenutagli ieri – con cui il presidente del Porto, con un’abile mossa promozionale, gli propone di portare dentro una delle stazioni passeggeri la sua esposizione con le foto delle Grandi Navi da lui scattate che Venezia finora non ha voluto – nonostante la disponibilità dell’artista – con una lunga serie di sostanziali rifiuti. Berengo Gardin e il suo staff risponderanno comunque per iscritto a Costa. «Apprezziamo comunque la cortesia della proposta – rilevano intanto – ma a fine agosto, come propone il presidente del Porto nella sua lettera, la mostra sarà comunque ancora a Milano, e in ogni caso prenderemo una decisione dopo aver sentito anche il Fai, che ha ospitato per primo l’esposizione». Berengo Gardin ha ribadito ancora pochi giorni fa il suo interesse a portare comunque a Venezia la sua mostra sulle grandi navi, ma solo in uno spazio pubblico e ben visibile della città. Un salone della Stazione Passeggeri della Marittima – come propone Costa – non sembra corrispondere a queste caratteristiche e inoltre non è certo sfuggito al fotografo e al suo staff che una mostra di denuncia civile di un problema, come è quella del passaggio delle grandi Navi in Bacino di San Marco, con le immagini di Berengo Gardin, rischierebbe di essere del tutto depotenziata accettando la proposta del presidente dell’Autorità Portuale. «Quello che Le propongo – ha scritto infatti Costa a Berengo Gardin nella lettera pubblicata in esclusiva dal nostro giornale – è che, proprio partendo dalle sue opere, negli spazi della mostra si organizzino convegni e incontri sul tema di Venezia e della sua portualità». «Una serie di incontri e seminari – scrive amcora Costa – che affrontino ogni aspetto della saga delle grandi navi in una sorta di confronto tra “verità” – più o meno scientifica – e “verità” fotografica». Difficile pertanto che Gianni Berengo Gardin – al di là della cortesia per la proposta – accetti di trasformare le sue foto-denuncia sul passaggio delle Grandi Navi, in un “festival” crocieristico-portuale che di fatto, le assorba apparentemente, solo per metterle in discussione ed eliminarle la carica provocatoria.

Enrico Tantucci

 

GRANDI NAVI – Quell’aria irrespirabile al passaggio in Bacino

Nei giorni scorsi camminavo lungo la Riva degli Schiavoni a Venezia e a un certo punto è passata in Bacino una grande nave la quale ha lasciatoun puzzo di carburante che ha infestato tutta la zona per un lungo periodo. Ho dovuto mettere al naso il fazzoletto per poter respirare e ciò mi è successo diverse altre volte. Se ciò vi sembra poco o nulla.

Franco Rinaldin – Venezia

 

Ducale, Florian, Accademia, Ateneo Veneto, Querini: la lunga lista dei rifiuti

Tutti d’accordo e interessati, almeno a parole, ma al dunque nessuno ha offerto spazi e disponibilità per ospitare la mostra di Gianni Berengo Gardin sulle grandi navi. La vicenda della mostra del grande fotografo ospitata a Milano dal Fai, il Fondo per l’Ambiente Italiano, ma rifiutata – secondo quanto da lui stesso dichiarato – da Venezia, è molto istruttiva. Perché fa capire come la questione grandi navi – con gli interessi economici e commerciali che si porta dietro e i suoi risvolti politici – imbarazzi non poco anche l’imbarazzo istituzionale della città e lo paralizzi. Fino a clamorosi autogol, come appunto la mostra sulle grandi navi mostrata all’attenzione internazionale da Milano, perché a Venezia nessuno ha voluto di fatto organizzarla, non solo Fondazione Musei Civici e Bevilacqua La Masa. A quanto risulta, Berengo Gardin aveva mandato le prime quindici foto da lui scattate che immortalavano le grandi navi all’artista e poetessa veneziana Cristiana Moldi Ravenna, proprio per chiedere un appoggio “logistico” per organizzare una mostra su di esse a Venezia. La “signora influente” – per citare le parole usate da Berengo – che si incarica poi, d’intesa con Moldi-Ravenna, di contattare le istituzioni culturali veneziane che potrebbero ospitare la mostra è Adele Re Rebaudengo, presidente di Agarttha Arte e curatrice di mostre e cataloghi di fotografia. Maa Venezia, a quanto pare, non c’è nulla da fare. Lo stesso Fai – che pure ha organizzato la mostra milanese di Berengo – e che gestisce il Negozio Olivetti di Carlo Scarpa con la supervisione della Soprintendenza ai Beni architettonici e Paesaggistici di Venezia, non è in grado di fare altrettanto in laguna. Ma l’offerta di organizzare la mostra – nonostante nessuno dichiari esplicitamente di non volerla ospitare, ma mostri a parole interesse e comprensione – sarebbe più lunga. Non si può fare all’Accademia, non si può organizzare un pomeriggio con la proiezione delle foto delle grandi navi di Berengo all’Ateneo Veneto. Non si può fare neppure a Palazzo Ducale o alla Fondazione Querini Stampalia, o al Caffè Florian. Ma la lista potrebbe essere più lunga di così. E tutto questo in una città che con il sindaco uscente Giorgio Orsoni, si era ufficialmente spesa contro il passaggio delle grandi navi in Bacino di San Marco, denunciando il problema. L’unica offerta reale di spazi arriva ora da Paolo Costa. Dai nemici mi guardi Iddio, che dagli amici mi guardo io…

(e.t.)

 

CHIOGGIA – La denuncia del Gruppo Turismo

CHIOGGIA – «I lavori del Mose penalizzano Chioggia sulla partita delle grandi navi da crociera». Lo sostiene Marino Masiero, presidente di Slow Lagoon e nel direttivo di Gruppo Turismo. «I lavori di posa dei cassoni centrali del Mose a Chioggia – afferma – andrebbero sospesi e l’opera modificata immediatamente per non penalizzare la città. Pochi sanno che la nostra soglia d’ingresso è a meno 11 metri contro i meno 14 di Venezia. Tenuto conto del “franco di sicurezza di 2 metri” per far passare le navi passeggeri, questa differenza squalifica il porto di Chioggia impedendole di far entrare le grandi navi da crociera». Il Gruppo Turismo Chioggia chiede quindi di abbassare la soglia delle paratie centrali del Mose per un centinaio di metri di larghezza alla bocca di porto. «Di fronte ai sette miliardi di costo complessivo del Mose, quella maggiore profondità di tre metri avrebbe inciso, forse, per qualche punto percentuale – continua Masiero – Un piccolo aumento di spesa che, a fronte delle opportune revisioni dell’appalto unico, potrebbe ampiamente venire coperta da economie e risparmi che si profilano all’orizzonte rispetto al passato. In compenso quei tre metri che mancano ci impediscono, a nostro parere per volontà e non certo per ragioni tecniche, di essere un porto a tutto tondo come Malamocco e Lido». A quanto pare, con il Mose impostato in questo modo, Chioggia vedrà arrivare navi passeggeri minori e cioè con pescaggio inferiore a 9 metri. Navi che sono considerate superate dalle stesse compagnie armatoriali, sia sotto il profilo economico che cantieristico. «Siamo di fronte – continua Masiero – all’ennesima scelta politica dannosa per la nostra città che non potrà vedere mai lo sviluppo a pieno del porto passeggeri. Il sindaco tace da troppo tempo sia sul terremoto del Mose, sia su questioni focali come il responso del Ministero sull’inadeguatezza del porto, delle sue banchine e della larghezza del canal Lombardo. Auspichiamo che su questioni come queste il primo cittadino si pronunci, dissociando la città da quello che è accaduto e affermando la priorità di rivedere l’intera questione Mose». Gruppo Turismo chiede quindi all’amministrazione comunale di prendere posizione il prima possibile su una tematica importantissima che potrebbe portare occupazione e ricchezza per la città.

 

Grandi navi. Gianni Berengo Gardin punta l’indice, in particolare, contro Musei Civici e Fondazione Bevilacqua La Masa

Ora tutti vogliono fare anche a Venezia una mostra con le immagini di Gianni Berengo Gardin dedicata al passaggio «claustrofobico» delle Grandi Navi in laguna, che sono esposte da due giorni nell’esposizione che il Fai ha voluto realizzare a Villa Necchi Campiglio a Milano, presentando anche la nuova campagna del Fondo per l’ambiente Italiano dedicata ai Luoghi del Cuore da segnalare per tutelarli, che include anche il Canale della Giudecca, “segnato” dal passaggio delle navi da crociera. E lo stesso grande fotografo a rivelarlo il giorno dopo l’inaugurazione della sua mostra di cui si è parlato ovunque. «Oggi (ieri ndr) – mi hanno chiamato i rappresentanti di due fondazioni private veneziane, che si sono messe subito a disposizione per realizzare la mostra con le mie foto delle Grandi Navi anche in laguna, ma io ho risposto di no. La mostra a Venezia la voglio fare, ma in uno spazio pubblico, proprio perché il problema del passaggio delle navi da crociera e il loro impatto sulla città è un problema di tutti». E torna, quindi, per Berengo, l’amarezza per non aver potuto realizzare da subito la mostra con le sue foto a Venezia, con tre istituzioni pubbliche che lo hanno tenuto «a bagnomaria » per oltre un anno, con una disponibilità apparente a realizzare l’esposizione, senza poi farne nulla. «È singolare che il Comune e il sindaco uscente abbiano preso posizioni contro il passaggio delle Grandi Navi da San Marco – commenta ancora Gianni Berengo Gardin – e poi non abbiano voluto questa mostra che ne documenta l’impatto». Berengo Gardin non lo dice esplicitamente,male tre istituzioni pubbliche che hanno di fatto detto no alle sue fotografie che stanno facendo il giro del mondo, fanno capo in buona parte proprio all’Amministrazione comunale e coinvolgerebbero in particolare la Fondazione Musei Civici e la Fondazione Bevilacqua La Masa. «Nessuno mi ha mai fatto sapere esplicitamente che non voleva la mostra con le immagini delle Grandi Navi in Bacino di San Marco – ricorda Berengo Gardin – ma mi hanno fatto sapere che c’erano problemi di spazio, di calendario o di natura organizzativa, senza mai arrivare a una risposta precisa, fino a indurmi a rinunciare ». La mostra delle foto di Berengo Gardin sulle Grandi Navi, l’avrebbe fatta volentieri Jiva Kraus, curatrice dell’Ikona Gallery, galleria privata veneziana che fa proprio delle mostre fotografiche il suo punto di forza. «È un’amica – commenta Berengo Gardin – ma le ho detto di no, proprio perché volevo fortemente che queste fotografie venissero viste in uno spazio pubblico. Del resto i titolari di altre due grosse gallerie private veneziane mi hanno detto che non avrebbero mai potuto fare una mostra con queste mie fotografie, perché gli avrebbero sicuramente spaccato le vetrine…». Tema incandescente quello delle Grandi Navi a Venezia, dunque, anche se affrontato con l’ottica di un grande fotografo come Gianni Berengo Gardin. «Ma la mostra a Venezia con queste fotografie voglio comunque farla, non rinuncio a questa idea – insiste ancora – ma deve essere, appunto, in uno spazio pubblico, perché si tratta di un dovere civile quello di dibattere su un problema come questo, che riguarda l’immagine e l’integrità di una città come Venezia». E chissà che non possa essere lo stesso Fai veneziano – quello che è diventato di fatto uno spazio pubblico, pur non essendolo, come il Negozio Olivetti di Carlo Scarpa in Piazza San Marco – a pensare di portare finalmente anche in laguna le immagini di Berengo Gardin, che sta proponendo a Milano. A poca distanza dal passaggio quotidiano dei «Mostri a Venezia» – come è il titolo della sua mostra – in Bacino San Marco.

Enrico Tantucci

 

L’INTERVENTO

Signor commissario,
la legge Le assegna pieni poteri in sede locale ma sono certo che la Sua lunga esperienza amministrativa La porterà a riflettere attentamente se utilizzarli nella vicenda del crocerismo a Venezia. Un tema epocale che, quali che siano le decisioni che usciranno da un prossimo Comitatone – tanto necessario quanto inopportuno oggi che la Città non ha rappresentanza politica – segneranno per moltissimi anni a venire il futuro di un territorio complesso e fragile. E’ difficile, per non dire impossibile, che una persona a digiuno dei termini della questione, per quanto animata dalle migliori intenzioni, possa costruirsi un’opinione davvero corretta su di un tema di tale portata e di tale complessità. Che ha affaticato studiosi, appassionati, cittadini in un dibattito di lunghissimi anni, spesso drogato dai tantissimi interessi in gioco. Un tema – ciò deve esserLe chiarissimo – indissolubilmente e intrinsecamente intrecciato con le vicende del Mose e con la salvaguardia della laguna, e che non può ridursi solo a un sì o a un no al passaggio delle navi in Bacino di San Marco. Abbiamo letto che al riguardo Lei ha iniziato delle consultazioni con il presidente dell’Autorità Portuale e con gli ex capigruppo del Consiglio Comunale. E ciò che ha più stupito, soprattutto da parte dei rappresentanti politici, è che nessuno abbia ritenuto di invitarLa a chiederle un rinvio del Comitatone, che su di un tema di tale portata non può avvenire senza che la Città abbia la sua piena rappresentanza. Un segno ulteriore, se davvero serviva, di quanto quegli ex amministratori siano lontani dal comune sentire della gente, che davvero vivrebbe qualsiasi decisione come presa sulla testa di un’intera comunità. Su di un tema di rilievo epocale un rinvio di pochi mesi non può avere peso, né la fretta che il presidente dell’Autorità Portuale mira a imporre nelle decisioni ha giustificazione alcuna. Qualsiasi scelta venisse fatta anche domani, infatti, l’anno prossimo non vedrebbe certo cantieri aperti, né offrirebbe alle Compagnie da crociera quell’alternativa che esse dicono di volere. Semmai si tratta, piuttosto, di avviare un percorso decisionale, e sarebbe meglio che fosse la Città, e non un commissario, a poter dire la sua. Soprattutto tenendo conto che il tema del crocerismo sarà indubitabilmente al centro della prossima campagna elettorale e che dunque, chiunque andrà a rappresentare Venezia in Comitatone, avrà un mandato pieno e preciso. Se, viceversa, Lei riterrà di partecipare al Comitatone, come è nei suoi poteri, si limiti, almeno, a non appoggiare progetti contestati e che hanno diviso la Città, ma pretenda piuttosto che venga ripristinato un corretto percorso decisionale che fino ad oggi non c’è stato. Esattamente come a suo tempo era successo per il Mose, nei limiti delle procedure ordinarie e con la piena partecipazione dei cittadini, come pretenderebbero la legge e il buon senso. Al riguardo, prima di qualsiasi Sua scelta, ascolti almeno i rappresentanti di quei movimenti e di quelle associazioni che hanno sollevato di fronte al mondo il problema del crocerismo. Li inviti a Ca’ Farsetti: essi Le potranno illustrare con voce totalmente libera e disinteressata il loro punto di vista, presentarLe il problema in tutta la sua articolata complessità. E suggerirLe, almeno, l’esistenza di più soluzioni alternative in grado di contemperare sicurezza della Città, difesa dell’Ambiente, tutela della Portualità e del Lavoro. Cordiali saluti e buon lavoro, davvero nell’interesse di tutti.

Silvio Testa – già portavoce del Comitato NO Grandi Navi Laguna Bene Comune

 

Il Comitatone sarà entro la fine di luglio

Il rebus di Zappalorto che dovrà prendere una posizione sul tracciato dei “palazzi galleggianti”

Si terrà entro la fine del mese l’attesa riunione del Comitatone – il Comitato interministeriale per Venezia e i Comuni di gronda – che dovrò anche esprimere un parere sul progetto alternativo più idoneo rispetto all’estromissione del passaggio delle grandi navi dal Bacino di San Marco, prima dell’ultimo via libera che sarà dato direttamente dalla Presidenza del Consiglio. Per il commissionario prefettizio Vittorio Zappalorto – che ha “ereditato” da pochi giorni il Comunedi Venezia – un compito non facile, perché, essendo di fatto “digiuno” della materia, dovrà portare al Comitatone la posizione della città, dopo le polemiche degli ultimi mesi che hanno visto di fatto contrapposti il sindaco dimissionario Giorgio Orsoni, favorevole allo spostamento al meno parziale delle navi da crociera a Marghera, anche attraverso lo scavo del canale Vittorio emanuele e il presidente dell’Autorità Portuale di Venezia Paolo Costa, per il quale invece le grandi navi non possono non continuare ad attraccare in Marittima, proponendo a questo scopo per estrometterle dal Bacino di san Marco, lo scavo del canale Contorta- Sant’Angelo. Ipotesi che Costa ha espresso a Zappalorto anche nell’incontro che ha avuto con lui sabato e che ha registrato anche uno “strappo” del presidente del Porto, che ha fatto presente che, allo stato attuale delle cose, sarebbe difficile poter estendere al 2016 le limitazioni valide per la stagione 2015 – che prevedono una selezione delle navi basata sulle dimensioni (non superiori alle 96mila tonnellate) – perché sarebbe proprio questa ipotesi, secondi quanto sostiene Costa, che oggi influisce in maniera artificiale sulle scelte del mercato crocieristico, facendo spostare alcune navi in altri porti italiani e stranieri. Una sorte di dietro-front, dunque, rispetto alla posizione precedente, che aveva dato il placet alle limitazioni.

 

Nuova Venezia – Grandi navi, atteso il Comitatone

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11

lug

2014

Conto alla rovescia per la convocazione, si deciderà sui passaggi in Bacino

Sembra ormai imminente da Roma – forse già la settima prossima – la convocazione del Comitatone che dovrebbe fornire un’indicazione chiara al Governo sulla via alternativa preferibile per l’estromissione delle grandi navi da crociera dal Bacino di San Marco. La riunione del Comitato interministeriale, che sembrava imminente, era stata «congelata» dall’avanzare dell’inchiesta sul Mose e dall’arresto del sindaco Giorgio Orsoni che ha poi portato, oltre che alle sue dimissioni, allo scioglimento dell’intero Consiglio comunale. Ora però la questione Grandi Navi sembra tornare d’attualità e per questo il commissario prefettizio Vittorio Zappalorto ieri ha compiuto un giro di orizzonte tra i partiti proprio per iniziare a formarsi la posizione che poi dovrà esprimere a nome della città al tavolo del Comitatone. A tuonare contro l’assenza di decisioni governative era stato qualche settimana fa il presidente dell’Autorità Portuale Paolo Costa, principale sponsor dello scavo del canale Contorta- Sant’Angelo come via alternativa al passaggio delle grandi navi in Bacino di San Marco. «Il governo deve realizzare subito la via alternativa per arrivare in Marittima. L’incertezza e i continui rinvii condannano alla paralisi », ha dichiarato, dopo che il Tar ha rinviato a ottobre la decisione di merito sul ricorso di Venezia Terminal Passeggeri che rifiuta le limitazioni dei passaggi in canale della Giudecca. All’idea di Costa di scavare il canale Contorta Sant’Angelo, lasciando così le navi in Marittima si opponeva Orsoni, sostenendo la soluzione Marghera, con l’eventuale arrivo alla Marittima in futuro dal canale Vittorio Emanuele. Secondo i Comitati No Grandi Navi la soluzione migliore è invece quella di spostare il terminal delle crociere fuori della laguna, davanti all’isola del Mose a San Nicolò. Quattro i progetti presentati in questo senso: De Piccoli, Claut, Boato e Fabbri. Si tratta di capire se ora Zappalorto sposerà ancora la linea Orsoni o la modificherà al tavolo governativo, mentre il presidente della Regione Luca Zaia ha già espresso le sue preoccupazioni anche a Renzi per il “trasloco” a Trieste delle navi crociera della Costa, causato dall’incertezza decisionale a Venezia.

 

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LA DELUSIONE «Le istituzioni non mi hanno dato risposte»

Se gli parli di Venezia i suoi occhi si abbassano e lo sguardo si fa triste. L’ama sempre, ci mancherebbe, ma per lui non è quella di un tempo. In fondo non la riconosce più perchè ha perso tutto il suo fascino così violentata – giorno dopo giorno – non solo dal tempo che passa, ma anche dagli esseri umani, che per lei non hanno più alcun rispetto.
La sua Venezia era tutta un’altra cosa, inutile negarlo. Una volta si andava con i compagni a giocare in campo; nelle domeniche d’estate era bello ritrovarsi in compagnia per ballare al Lido sulla spiaggia in riva al mare; in vaporetto trovavi gli amici con cui chiacchierare, ora i turisti non ti fanno neppure salire. E l’arrivo delle giostre, poi, era un evento da condividere tutti assieme con i genitori.
«No, no non può essere questa la città che ricordo quand’ero giovane – confessa Gianni Berengo Gardin, uno dei più grandi fotografi italiani, guardando Piazza San Marco seduto a un tavolino del Caffè Florian – Mi sembra quasi impossibile. Per me Venezia era materia di grande lavoro e di ispirazione inesauribile. Ora invece si fa davvero fatica a ritrovare antiche emozioni e non parliamo di divertimenti. Poi mettiamoci pure i venditori ambulanti e le grandi navi per completare il quadro».
E proprio su quest’ultimo tema – oggi di estrema attualità – egli ha voluto offrire il proprio contributo professionale realizzando una straordinaria serie di fotografie, rigorosamente in bianco e nero, che testimoniano la sua convinta denuncia attraverso un reportage duro, severo e rigoroso.
«Anch’io, attraverso il mio lavoro quotidiano ho voluto far vedere che bisogna ribellarsi a questa situazione. Purtroppo non sono un tecnico del settore e non ho soluzioni ideali da suggerire, ma bisogna trovarle assolutamente e al più pesto».
Ora queste ventisette immagini, che ritraggono il quotidiano passaggio di mastodontiche navi da crociera nel Canale della Giudecca, fanno parte di una preziosa mostra intitolata “Mostri a Venezia”, che – su iniziativa del Fai – si apre oggi a Villa Necchi Campiglio a Milano, ma che a Venezia purtroppo non è riuscita a trovare posto.
«A dire il vero come veneziano d’adozione, con moglie e figli nati qui, l’intenzione era proprio quella di allestirla nella mia città, ma le istituzioni pubbliche non hanno risposto alle mie aspettative e speranze. Solo promesse alla fine: sì, forse, ma vedremo, ora non c’è spazio. E allora ho accettato l’invito milanese, ma spero di poter portare la mostra prima o poi anche a Venezia se qualcuno lo vorrà. Però non in gallerie private, non avrebbe senso».

Roberto Ballarin

 

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