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Nuova Venezia – “Renzi sciolga subito il Consorzio”

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3

lug

2014

No Grandi Navi martedì in presidio all’Arsenale, per la Digital Week con il premier

Il premier Matteo Renzi troverà un presidio del Comitato No Grandi Navi e altre associazioni ambientali cittadine, ad attenderlo martedì 8 luglio all’Arsenale, dove presiederà l’appuntamento “di vertice” della Digital Venice Week, la settimana sulle politiche di sviluppo della cultura ed economia digitale, con la quale l’Italia aprirà il proprio semestre di presidenza al Consiglio europeo. Obiettivo dei manifestanti è quello di consegnare al presidente del Consiglio un documento con il quale si chiede lo scioglimento immediato del Consorzio Venezia Nuova e una moratoria sulle grandi opere, iniziando dallo stop a un possibile scavo del canale contorta dell’Angelo, come nuovo ingresso delle navi da crociera in Marittima, così come chiede l’Autorità portuale. «Un progetto da 170 milioni di euro che, per legge obiettivo, verrebbe realizzato proprio dal Cvn», commenta Tommaso Cacciari, nell’annunciare la protesta, «è evidente che – oltre a una ferma opposizione di merito per l’impatto sulla salvaguardia della laguna – è del tutto inammissibile un nuovo mega progetto chiavi in mano a un concessionario unico. Le indagini hanno fatto emergere il meccanismo infernale per cui non è stato il Mose a determinare la corruzione a tutti i livelli, ma è la corruzione ad aver condizionato la decisione di realizzare il Mose». Appuntamento alle 10 davanti all’Arsenale: i manifestanti chiederanno di essere ricevuti dal presidente del Consiglio per consegnargli il loro documento. Ieri, intanto, Rifondazione comunista – nel ribadire che cercherà di costituirsi parte civile nel processo Tangenti Mose – ha protocollato un’istanza con la quale si chiede al procuratore Delpino «un Suo autorevole intervento affinché siano sottoposti a sequestro cautelativo i beni, mobili ed immobili dei principali indagati nella vicenda su indicata» (in realtà il gip ha già posto su richiesta dei pm i sigilli a beni per qualche milione di euro, come ad esempio la villa dell’ex presidente Galan): «Avvertiamo nella cittadinanza la preoccupazione, che facciamo nostra, che i maggiori responsabili del malaffare, possano salvaguardare buona parte degli illeciti guadagni accumulati in anni di attività corruttiva, usufruendo di varie agevolazioni di legge ». Il Pd, invece, torna a parlare di grandi navi, annunciando per il 14 luglio la direzione comunale: «L’attuale situazione di stallo », scrive il segretario Rosteghin, « non riesce né a garantire un importante settore produttivo per l’economia veneziana né a risolvere l’ormai insostenibile passaggio delle “Grandi navi” nel cuore del centro storico».

Roberta De Rossi

 

Paolo Costa manifesta preoccupazione per «l’ulteriore rinvio a ottobre del Tar sulle grandi navi e l’interminabile attesa per la decisione del Governo sulla scelta della via alternativa per raggiungere la Marittima senza passare davanti a San Marco. Che condannano la città e il porto crociere all’incertezza nei confronti delle compagnie, e rischiano di farci fare una pessima figura davanti all’opinione pubblica mondiale».
Nel commentare quanto reso noto ieri dal «Gazzettino», il presidente dell’Autorità portuale si augura che «quanto prima il Governo sciolga le riserve e avvii immediatamente le valutazioni preliminari per la scelta e la realizzazione della via alternativa. Perché in assenza di una decisione e indipendentemente da come si pronuncerà il Tar in ottobre, per la stagione 2016 le navi da crociera potrebbero entrare senza limitazioni lungo il percorso attuale fino alla Marittima come per le stagioni ante 2013. A quel punto, i sacrifici fatti volontariamente dalle compagnie di navigazione e l’impegno di tutti per proporre soluzioni diverse sarebbero stati vani».
Il rinvio del Tar e il silenzio del Governo, invece, suscitano l’ironia di Luciano Mazzolin dell’Associazione Ambiente Venezia, secondo cui «anziché provocare un nuovo pateracchio, forse è meglio che a Roma si prendano qualche mese in più. Fondamentale però è capire come vogliono procedere. Se esamineranno solo il progetto Contorta Sant’Angelo, saremo punto a capo. Se al contrario affronteranno anche gli altri progetti, non si tratterà di tempo perso. Tuttavia, in base a come sono andare fino ad oggi le cose, temo si tratti di una dilazione e nulla più. Provocata anche dal fatto che ora Venezia non ha un sindaco, e il commissario non è stato nominato».

Vettor Maria Corsetti

 

Nel 2016 Venezia rischia di essere cancellata dai siti «Patrimonio dell’Umanità»

Lettera di Costa: «Roma decida: senza alternative gli armatori se ne vanno»

VENEZIA «Stop alle grandi navi in laguna da gennaio 2016. Altrimenti Venezia rischia di essere cancellata dai siti mondiali dell’Unesco Patrimonio dell’Umanità». L’avvertimento è stato inviato al governo sotto forma di «raccomandazione », firmata dal World Heritagecommittee riunito a Doha in Qatar. L’organizzazione mondiale delle Nazioni unite che si occupa di siti da proteggere ricorda come il traffico di navi troppo grandi provochi problemi alla laguna e anche alle rive e ai palazzi della città. «Dunque», si legge nella lettera, «occorre prendere provvedimenti al più presto per difendere la città lagunare anche dalle altre grandi opere che la minacciano e dalla pressione turistica sempre più forte». Un’iniziativa che ha riscosso il plauso di Italia Nostra e delle associazioni ambientaliste. Che invece preoccupa il Porto. «Ho letto che le navi spostano sedimenti in laguna centrale», dice il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa, «in realtà non è così». Costa annuncia anche di aver inviato una lettera al governo chiedendo lumi. «Il 30 giugno le compagnie americane annunciano il programma per il prossimo anno», dice Costa, «e già in febbraio ci hanno comunicato che in assenza di alternative chiare sceglieranno altri porti. Per la città potrebbe essere un danno enorme». Sul tavolo ci sono da mesi i progetti alternativi per il passaggio delle grandi navi davanti a San Marco. Dibattito intenso, che adesso per l’uscita di scena del sindaco Orsoni e della giunta dimissionaria si svolge con un protagonista in meno. L’ipotesi sostenuta dal Comune era quella di deviare le grandi navi a Marghera. Quella del Porto invece di scavare il nuovo canale Contorta- Sant’Angelo per far arrivare le navi in Marittima dalla bocca di Lido e non più da San Nicolò. Ci sono anche le proposte di Cesare De Piccoli (e della società genovese Duferco) per spostare il nuovo terminal passeggeri a San Nicolò, davanti all’isola artificiale del Mose. Stesso luogo individuato da Luciano Claut, assessore grillino della giunta di Mira, e Stefano Boato. Progetti che, per volontà del Senato, dovranno essere comparati e sottoposti alla Valutazione di Impatto ambientale. Il ciclone Mose e l’inchiesta che ha portato in carcere 35 persone ha un po’ oscurato l’argomento Grandi navi. Ma la tensione è alta. La settimana prossima si riuniscono anche i comitati “No Grandi Navi laguna bene comune” per ricordare al governo che non può essere usato il «sistema Mose».

Alberto Vitucci

 

Gazzettino – Grandi navi, pericolo costante

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19

giu

2014

Le navi da crociera a Venezia sono potenzialmente pericolose e devastanti per l’equilibrio della laguna. Lo dice l’Unesco che ha invitato la città a prendere seri provvedimenti a riguardo. Non solo, potrebbero degradarla dalla posizione che ha sempre avuto di supremazia culturale, ambientale e paesaggistica nel mondo. Un patrimonio sempre più a rischio, ora più che mai che l’attenzione è tutta rivolta agli scandali sulla corruzione e ai problemi della giunta azzerata dopo le dimissioni del sindaco. Davvero un bell’ammonimento! Ci mancava. Venezia è su tutti i giornali mondiali da settimane e la foto che la rappresenta, a parte il Mose, è qualche mastodonte supertecnologico “parcheggiato” in Piazza San Marco. La pubblicità gratuita che si fanno le compagnie di navigazione è senza limiti, ma la pubblicità negativa cui Venezia è esposta anche a causa di questo é incalcolabile. Campeggia, il mostro, su tutto, i monumenti scompaiono, il campanile sembra un pezzo di Lego abbandonato lì da qualche bambino distratto, la Basilica viene ingoiata da quella grossa torta multistrati che contiene una popolazione dalla quale la città viene inondata come dall’alta marea. Altro che paratie del Mose, per frenare questo arrembaggio quotidiano non basterebbe l’Everest! E mentre i vari enti preposti cincischiano, battibeccano, rinviano, le navi che alcuni difendono strenuamente, scavano solchi irreversibili, lasciano la loro impronta e scombussolano l’ecosistema sulla cui fragilità esistono montagne di studi. Montagne di carte protocollate che dicono che non si fa eppure si continua a fare, in nome di un preteso bene comune, del benessere, del lavoro, dell’imprenditoria e chissà quanti altri diavoli di buoni motivi.

Mariagrazia Gazzato – Mirano (Ve)

 

IL CASO – Alla conferenza di Doha in Qatar, l’organizzazione dell’Onu dichiara la propria preoccupazione

Ora l’Unesco “minaccia” Venezia

Grandi navi, rischi per la salvaguardia, troppi turisti: la città potrebbe finire nella “lista nera”

PETROLIERE – Nuovo appello perche le navi vengano lasciate fuori dalla laguna

L’«invito» è gentile, ma franco. Venezia deve risolvere al più presto il nodo Grandi Navi, altrimenti il rischio potrebbe essere quello di finire definitivamente nella “lista nera” dell’Unesco ovvero come di un sito “Patrimonio dell’umanità” che rischia il declassamento. Insomma, nuova brutta tegola per la città, anche all’indomani della drammatica vicenda dello scandalo Mose, che ha portato alla decapitazione dell’Amministrazione comunale. L’Unesco, l’organizzazione delle Nazioni Unite per la cultura, lo ha discutendo proprio in questi giorni nella 38. sessione del World Heritage Committee in corso di svolgimento a Doha nell’emirato del Qatar.
In uno dei tanti protocolli in discussione nell’incontro nella capitale sul Golfo Persico, l’Unesco sottolinea il pericolo per una mancata gestione della questione Grandi Navi invitando il Governo italiano a risolvere i problemi di conservazione, tutela e salvaguardia della laguna di Venezia oppure si troverà davanti il rischio, tutt’altro che remoto, che l’Unesco inserisca Venezia nella “lista dei siti Unesco in pericolo”.
Una situazione che ovviamente potrebbe mettere in imbarazzo a livello internazionale Palazzo Chigi, anche perchè Roma dovrà presentare entro febbraio 2015, una vera e propria relazione sullo “stato di salute” della città e della laguna (il cosiddetto “Piano di gestione”) e poi entro il 2016 redigere un progetto di attuazione secondo le norme di tutela stabilite dallo stesso Unesco.
Un quadro generale che rischia di diventare una corsa contro il tempo e che, in qualche modo, parte già in salita visto che l’Unesco nella sua raccomandazione presentata in questi giorni a Doha, non va tanto per i sottile invitando gli organi di governo ad “attuare tutte le misure pertinenti per vietare alle navi più grandi di entrare nella laguna permettendo ai turisti di godere e capire il valore e la fragilità della laguna di Venezia. Allo stesso tempo, l’Unesco mette in guardia dall’alta pressione turistica e punta ad incoraggiare ogni azione che in qualche modo consenta la tutela dell’ecosistema lagunare. Inoltre, dando prova di ampia conoscenza delle problematiche cittadine, l’Unesco invita lo Stato, visto anche la notevole “parcellizzazione” delle competenze sulle acque lagunari e marittime, a trovare un “coordinamento virtuoso” per la gestione del territorio lagunare, di mare e di terra. E infine l’ultimo spillo riservato esclusivamente alla grandi navi: «Hanno causato – dice l’Unesco – l’erosione dei fondali, dei banchi di fango e delle saline. Tutto ciò potrebbe rappresentare una potenziale minaccia per tutto il sistema lagunare». In quest’àmbito infine si fa appello perchè venga proibito l’accesso alle petroliere in laguna.

 

Nuova Venezia – Grandi navi, sentenza del Tar rinviata al 25

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13

giu

2014

Novantaseimila tonnellate

I giudici amministrativi devono decidere sul ricorso di Vtp contro il limite dei passaggi

Sentenza Grandi navi rinviata al 25 giugno. Il Tar del Veneto si è preso altri dieci giorni per decidere sul ricorso presentato dalla Venezia Terminal passeggeri e dagli operatori portuali contro l’ordinanza della Capitaneria di porto che limita i passaggi delle grandi navi in Canale della Giudecca. Due mesi fa lo stesso Tar aveva accolto la richiesta di sospensiva della Vtp, difesa dall’avvocato Domenichelli, e rinviato la decisione al merito. Una polemica che nel frattempo si è interrotta, visto l’incalzare degli avvenimenti, le tangenti e gli arresti per il Mose che hanno coinvolto anche lo stesso sindaco Orsoni per presunti finanziamenti illeciti. Un «muro contro muro» che aveva portato il Comune a chiedere al governo l’avvio di una procedura rapida, come del resto deciso dal Senato su richiesta del senatore veneziano Felice Casson per valutare i progetti alternativi al passaggio delle grandi navi davanti a San Marco. Canale Contorta – contestato dagli ambientalisti e anche dal Comune – oppure Marghera o il nuovo terminal in bocca di porto, come proposto da Cesare De Piccoli, da Stefano Boato e dall’assessore Cinquestelle di Mira Luciano Claut. Ma in attesa di quella decisione, avevano sostenuto gli operatori e le società del Porto, non si può limitare il transito in canale della Giudecca. L’ordinanza firmata dall’ammiraglio Tiberio Piattelli, comandante della Capitaneria di porto veneziana, prevede invece che a partire dal 2015 sia vietato in ogni caso il passaggio in laguna alle navi con tonnellaggio superiore alle 96 mila tonnellate. «Sarebbe un danno enorme», dice il presidente della Vtp, l’avvocato Sandro Trevisanato. Una grana sul tavolo del governo, che in qualche modo il sindaco Orsoni, nelle scorse settimane aveva tentato di risolvere con un tentativo di dialogo avviato con il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa. In attesa delle soluzioni alternative, si tratta di convincere le compagnie delle crociere a mandare in laguna navi un po’ più piccole. Ma la bufera del Mose ha travolto ogni tentativo di accordo, E adesso si attende la sentenza del Tar per il 25.

(a.v.)

 

Il bilancio degli organizzatori dopo la manifestazione di sabato alla Marittima

VENEZIA «Se Renzi vuol dare un vero segno di discontinuità, questa è l’occasione. Il premier non si è ancora pronunciato sulle alternative agli scavi che il Comitato ha presentato, prima tra tutte il progetto De Piccoli alla Bocca di Porto del Lido che trova consenso tra i cittadini e i lavoratori portuali ». Il giorno dopo la manifestazione No Grandi Navi il portavoce Tommaso Cacciari fa un bilancio di com’è andata. «Il nostro obiettivo era raggiungere il migliaio di persone e, considerando che c’erano la Biennale, la Vogalonga e un sole cocente, siamo soddisfatti di aver raggiunto il numero prefissato. Ci aspettiamo adesso che nella prossima riunione tecnica e nel prossimo Comitatone diano ascolto ai cittadini che fanno l’interesse della laguna e non il proprio». Le proposte degli scavi del canale Contorta e del Vittorio Emanuele hanno ricevuto il parere negativo della commissione di impatto ambientale: «La soluzione è quella che proponiamo noi, che lo studio Duferco Italia Holding realizzerebbe, togliendo anche come concessionario il Consorzio che negli altri due casi risulterebbe il concessionario predisposto agli interventi, dato che il Porto ha camuffato lo scavo del Contorta presentandolo come progetto che tutela la laguna, grazie al quale dicono ci sarebbero più barene. Renzi dovrebbe anche intervenire su questo subito, togliendo il concessionario unico, e vediamo che cosa farà. In teoria la prossima settimana c’è la riunione tecnica e poi il Comitatone». Il giorno dopo la manifestazione è intervenuto anche Beppe Caccia: «C’è chi polemizza perché la mobilitazione di ieri avrebbe disturbato il traffico», osserva, «ma non ha mai voluto disturbare i traffici che hanno imperversato in città. Penso invece che quella di ieri sia stata una bella giornata per Venezia. Per cinque ore hanno impedito che i mostri del mare partissero, inquinando l’aria e mettendo a rischio la nostra città. Ma hanno anche spiegato che c’è un legame diretto tra la lobby che difende l’indifendibile traffico crocieristico in laguna e il sistema politico- affaristico, a partire dal Consorzio e dal suo monopolio sulle opere per la salvaguardia».

(v.m.)

 

LA PROTESTA

di Guido Schirmeyer – Giornalista tedesco residente a Venezia

Caro vicino di casa Paolo Costa, Per la prima comunione ho avuto, come molti ragazzi tedeschi della mia generazione, un orologio di marchio Junghans. A quel tempo non avevo idea che la fabbrica di orologi tedesca producesse spolette per ordigni nel suo stabilimento di Venezia. Ne sono venuto a conoscenza solo dopo quando nel 2012 mi sono innamorato nella mia città natale di Berlino di una veneziana e mi sono trasferito nel suo appartamento nella ex fabbrica, in campo Junghans alla Giudecca. Quando studiavo la storia della Junghans e lo sviluppo della nuova zona in convenzione con il Comune- progetto a mio avviso architettonicamente fallito – mi sono stupito di sapere che i tre attici in suo possesso si trovavano in vendita su Internet. Poi mi sono un po’ impressionato quando ho saputo che i carabinieri stazionano spesso tutta la notte nel vano scale condominiali come scorta di protezione all’ex sindaco e al presidente del Porto. Lei è molto educato e sorride quando l’incontro sotto casa con i suoi figli, ma ho combattuto con me stesso per mantenere un po’ di rispetto per il presidente del porto che è responsabile per il business assurdo delle navi da crociera. Come può un uomo istruito mancare di senso comune e promuovere il puro profitto? Vedo spesso lei e sua moglie con buste di marche costose con i suoi domestici latinoamericani a seguito – naturale, lei è professore d’economia e quindi forse uno shopper oculato. Lei non ha di certo inventato il turismo crocieristico, ben altri sono gli scellerati artefici di questo business vizioso – negli Stati Uniti è al 4,5% e in Europa al 1,5% ma lei vuole navi sempre più grandi. Dopo l’incidente al Giglio, Venezia è l’unica città dove si fa ancora “l’inchino”. Dorme sonni tranquilli sapendo che i vetri tremano nelle case sul canale della Giudecca, che le fondamenta della città si sgretolano come esposto da Anna Somers Cox di Venice in Peril recentemente? Per non parlare della salute delle persone perché studi recenti statunitensi e locali hanno dimostrato chele navi da crociera fanno ammalare. Vorrà anche un’altra porta commerciale a Venezia, come la nuova “Tessera city?” caldeggiata dal suo collega dottor Marchi, vale a dire un altro centro commerciale, seppur firmato dal grande architetto Frank O. Ghery? Lo shopping non rende felici, caro presidente. Anche se in campo Junghans non è più tempo di spolette tedesche, il loro ricordo simboleggia qualcosa di simile: le navi sono bombe a tempo perché hanno il potere di lacerare secoli di storia in un colpo solo. “Vai a quel paese” è lo slogan di battaglia di uno dei suoi supporter che recentemente ha urlato contro il nostro balcone, penibile di avere bandiere “No GrandiNavi”. Questo perché alcuni, anzi pochi, guadagnano cifre stratosferiche – impossibili per chi non possiede un motoscafo a nolo -con il business più nocivo a Venezia. Vorrei solo informarla che lei ha certi individui al suo fianco. Ieri sera ho fatto un sogno divertente: ero, per un giorno, il presidente del Porto di Venezia. Avevo costruito la nave più grande del mondo, lunga tre chilometri. Si chiamava: Gigantissima, con il divertimento più pazzo a bordo e day hospital per lifting! Botox per tutti. Casinò, negozi di maschere e negozi di vetro di Murano e chilometri di centri commerciali con le marche più costose del mondo, ottimi ristoranti e bar con champagne e strip-tease e veri giardini botanici. Poi mi sono lasciato strappare biglietti gratuiti per passeggeri selezionati come lei e ho lasciato andare la nave in un viaggio senza ritorno! Può leggere questa lettera come un addio prematuro, lasceremo la sua casa presto, perché non ci si sente bene a vivere in un clima di pre-catastrofe, al piano di sotto di chi la progetta con imbonimenti condannati da tutta l’opinione mondiale. Abbiamo sbagliato casa ma intanto accendo la radio per ascoltare le parole di Adriano Celentano: “La situazione non è buona”.

 

DOMANI LA PROTESTA – No Grandi Navi tutto il giorno alla Marittima

Il Comitato convoca tutti alla Marittima: «Staremo lì fino a sera». Esposto alla Corte dei Conti per l’indagine sul Mose

Presidio contro le grandi navi. Ma anche contro le grandi opere e la corruzione dilagante. Il Comitato «No Grandi Navi-Laguna bene comune» annuncia nuovi esposti alla Procura sul filone Mose e convoca tutti per sabato mattina in Marittima. Corteo che partirà alle 11 dalla Stazione e raggiungere il piazzale della Marittima attraverso il ponte di Calatrava e la Rampa Parisi. «Staremo lì per tutta la giornata, dovranno spostarci di peso», annuncia Tommaso Cacciari. E assicura: «Sarà una manifestazione non violenta, ma vogliamo esprimere il dissenso della città sull’arrivo delle grandi navi». Protesta che diventa ancora più attuale dopo la retata che ha portato in carcere 35 persone, con oltre cento indagati, per gli episodi di corruzione legati al Mose. «Abbiamo presentato un esposto alla Corte dei Conti», «dice il portavoce Luciano Mazzolin, «chiedendo il sequestro dei beni per tutti i funzionari che hanno approvato il Mose pur in presenza di dubbi tecnici evidenti. Adesso presenteremo un nuovo dossier alla Procura perché sia aperto un altro filone di indagine sulle anomalie procedurali, e sono tante, usate per approvare la grande opera. Crediamo che abbiano una valenza anche penale, soprattutto alla luce dei nuovi fatti emersi». Il sistema delle grandi opere, secondo il Comitato «ha un filo comune». «Pensiamo ad esempio che il canale Contorta proposto dal Porto è stato progetto da una società consulente del Consorzio Venezia Nuova », continua Mazzolin, «presentato dal Magistrato alle Acque e potrebbe essere affidato alla Mantovani, primo azionista del Consorzio, mentre sono spariti i pareri favorevoli per gli altri progetti alternativi, quelli del Lido. Ci aspettiamo di vedere presto altri nomi iscritti nel registro degli indagati». Mazzolin se la prende anche con il procuratore aggiunto Carlo Nordio. Che nel corso della conferenza stampa sugli arresti aveva precisato che «il lavoro della Procura non è un’interferenza sul Mose, che anzi è un’opera di altissima tecnologia che onora l’Italia nel mondo». «Sulla base di quali indagini e di quali conoscenze tecniche il procuratore Nordio può affermare queste cose», dice Mazzolin, «proprio quando la Corte dei Conti e molti esperti indipendenti sono giunti a conseguenze opposte? La Guardia di Finanza ha fatto un grande lavoro, ma queste affermazioni del procuratore non le condividiamo». «Teniamo gli occhi aperti anche sui grandi progetti legati alle grandi navi », dicono i comitati, «vogliamo evitare di trovarci tra qualche anno di nuovo in questa situazione ». Bandiere esposte davanti al municipio, volantini e dossier distribuiti. Per preparare la grande la manifestazione di domani. Clima che si riscalda, mentre le associazioni favorevoli alle crociere, i Cruise Venice, pubblicano inserzioni a pagamento invocando la «libertà di movimento all’interno della Marittima». La battaglia contro le grandi navi in laguna – e contro i nuovi canali – è ormai legata a quella sulla «pulizia» invocata per il sistema Mose. «Da anni denunciamo questo malaffare, legato alla mancanza di controlli e alla concessione unica», dice il verde Beppe Caccia, «è il momento di cambiare». «Cambiare» è la parola d’ordine anche per Sebastiano Bonzio, capogruppo della Sinistra, per Renzo Scarpa (gruppo Misto) e Jacopo Molina (Pd). «Anche la giunta Orsoni », dice Molina, «è giunta al capolinea. Al sindaco auguro di poter dimostrare la sua innocenza, ma Orsoni appartiene al passato. Adesso è il momento di rottamare la vecchia classe politica e di cambiare».

Alberto Vitucci

 

Il Veneto delle losche intese

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4

giu

2014

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Le notizie sugli arresti di Chisso, Orsoni e altri 35 nomi “illustri” costituiscono un colpo al cuore alla cricca veneta del cemento e del malaffare. Un risultato reso possibile anche e soprattutto grazie alle lotte all’azione di denuncia di tanti comitati territoriale del Veneto come il nostro.

Gli arresti però non bastano a fermare le grandi opere, il sistema è ben collaudato per andare avanti sempre e comunque. Ora dobbiamo ottenere una vera e propria Moratoria, e la possiamo ottenere solo mettendo in campo una mobilitazione forte e diffusa.

Il primo appuntamento è la manifestazione contro le Grandi Navi indetta per sabato 7 giugno a Venezia (concentramento ore 13.00 a Piazzale Roma).

Opzione Zero aderisce e invita tutti a mobilitarsi.

Dopo quello che sta accadendo in queste ore è ancora più importante esserci in tantissimi. Vi chiediamo di segnalare la vostra partecipazione con una mail a info@opzionezero.org

 

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COMUNICATO STAMPA OPZIONE ZERO – 04 GIUGNO 2014

IL VENETO DELLE LOSCHE INTESE

Colpita al cuore la cricca del cemento e del malaffare in Veneto.

Dopo anni di lotte e di denunce da parte dei Comitati, finalmente si chiariscono le responsabilità non solo politiche di un sistema veneto marcio da capo a coda.

Ormai è chiara l’equazione Grandi Opere – Malaffare

Si fermino subito i grandi progetti che minacciano il Veneto, a cominciare dall’autostrada Orte-Mestre

Il Comitato Opzione Zero esprime grande soddisfazione per le notizie sulla nuova fase giudiziaria relativa al filone grandi opere: finalmente si è arrivati al livello politico della Regione Veneto.

Il Consorzio Venezia Nuova, concessionario unico per la costruzione del Mose, è stata la madre di tutte le nefandezze, la prima pietra su cui si è costruito un sistema malavitoso di intrecci politico-affaristici che ha portato poi alla proliferazione di appalti milionari per opere devastanti quanto inutili.

Il Veneto, è stato ed è il laboratorio nazionale dove si sono messi a punto a livello normativo e istituzionale i meccanismi più feroci di depredazione: dal project financing (che ricordiamo funziona anche sui servizi alla persona, come per gli ospedali) ai recenti project bond che stanno per essere introdotti a salvataggio del debito del Passante di Mestre.

Da anni i comitati territoriali del Veneto denunciano questo verminaio, le responsabilità del blocco politico che ha retto la Regione Veneto negli ultimi 20 anni e le complicità del principale partito di opposizione. Nomi e cognomi: Forza Italia, Lega Nord, Partito Democratico, Galan, Chisso e Zaia.

Si parli di Pedemontana, Passante, camionabile, Orte-Mestre, Veneto City, Ospedale dell’Angelo…le ditte aggiudicatrici degli appalti e i politici che hanno avvallato questi progetti sono sempre gli stessi.

Gli arresti di queste ore costituiscono indubbiamente un colpo al cuore della “cricca” veneta del cemento. Un risultato frutto anche dell’impegno di tanti cittadini e attivisti dei comitati che con coraggio hanno messo a nudo il sistema delle grandi opere e dei grandi appalti svelando gli intrecci tra politica e impresa, denunciando i trucchi finanziari, i conflitti di interesse, l’illegalità delle procedure.

Dal Veneto, alla Lombardia, a tutta l’Italia ormai è evidente e conclamata l’equazione tra Grandi Opere e Malaffare. Ma gli arresti non bastano. Ora è’ necessario fermare subito le grandi opere e i grandi progetti speculativi, a cominciare dall’Autostrada Orte- Mestre, da Veneto City, e dalla pericolosa operazione di indebitamento che riguarda il Passante di Mestre.

Opzione Zero, insieme agli altri comitati del Veneto, rilancia quindi una mobilitazione forte per chiedere una Moratoria sulle grandi opere e lo stop al Project Financing.

Il primo appuntamento è già fissato: tutti a Venezia il 7 giugno per la Manifestazione contro le grandi navi.

 

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