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Dopo il corteo a Roma, i comitati contro le grandi navi preparano nuove iniziative e un sit-in il 7 giugno

Il giorno dopo la manifestazione «Acqua Bene Comune» di Roma, a cui hanno partecipato anche i movimenti ambientalisti veneziani, il comitato No Grandi Navi e l’associazione Ambiente Venezia si stanno già preparando per i prossimi appuntamenti che raggiungeranno il clou il 7 giugno, in concomitanza con l’inaugurazione della Biennale di Architettura e del passaggio in bacino di qualche colosso del mare. Gli obiettivi nella capitale sono stati raggiunti, sia quello di fare una conferenza stampa nella sede del Ministero delle Infrastrutture per avvisare Maurizio Lupi delle conseguenze giuridiche che ci saranno se verranno scavati altri canali, che quello di portare sotto i riflettori alcuni nodi cruciali collegati al problema del gigantismo navale.

Prima del 7, i due gruppi capitanati rispettivamente da Tommaso Cacciari e Armando Dannella, incontreranno la popolazione per fare il punto sulla questione. Oltre a stand informativi è in programma un’assemblea a Mestre con data da definire e dei workshop ai Magazzini del Sale. «Dopo la manifestazione e la conferenza stampa a Porta Pia», ha detto Marta Canino, attivista in prima linea di No Grandi Navi e del corteo di sabato, «la politica non può fare finta di non vedere cosa sta succedendo».

In questi giorni è uscito infatti un dossier (disponibile sul sito www.nograndinavi.it), «Il libro bianco degli ambientalisti. No alle navi nella laguna», con dati e numeri. Nel libro sono anche inseriti i progetti degli ambientalisti che non richiedono scavi in laguna e che i Ministeri delle Infrastrutture e dell’Ambiente non hanno ancora preso seriamente in considerazione.

«Stiamo organizzando una manifestazione aperta a tutti i gruppi incontrati durante il corteo», prosegue la Canino, «ma soprattutto alla cittadinanza. Si tratterà di un’azione pacifica che non passerà inosservata; sarà probabilmente un sit-in in un punto strategico a cui tutti possono partecipare per dire “no” alle grandi navi».

I movimenti hanno scelto il giorno 7 anche perché l’8 c’è la Vogalonga, una delle storiche competizioni veneziane. In quei giorni il mondo intero guarderà Venezia per la Biennale e sarà costretto quindi a fare i conti con uno dei temi più scottanti della città. Il viaggio a Roma, che ha visto i manifestanti sobbarcarsi un tour de force di 14 ore in pullman pur di dare visibilità alla causa, ha avuto anche un altro scopo: «Abbiamo voluto conoscere da vicino anche tutti gli altri gruppi ambientalisti», ha detto l’attivista Marco Baravalle, «per creare una rete più solidale e farci sentire da chi parteciperà al prossimo Comitatone dove speriamo che vengano vagliati tutti i progetti».

Vera Mantengoli

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“No Grandi navi” in corteo a Roma

I comitati sfilano alla manifestazione nazionale per l’acqua bene comune. «Stop allo scavo dei canali»

Il pesciolino Nemo prosegue la sua corsa in mezzo ai mari, tra mille avventure e pericoli. È piccolo, ma di certo non si fa intimorire. L’acqua è di tutti, mica solo dei pesci più grossi. È con il simbolo che ormai li contraddistingue, il famoso pesciolino bianco e arancione, che ieri il Comitato No Grandi Navi ha fatto per la prima volta il suo ingresso a Roma, in occasione della manifestazione nazionale per l’acqua bene comune. Appeso sul cofano di un camioncino blu, con un grosso squalo attaccato alle portiere che tenta (invano) di raggiungerlo, il materassino a forma di Nemo ha capitanato il corteo di un centinaio abbondante di persone provenienti da comitati e associazioni venete, come Ambiente Venezia, Opzione Zero, No Autostrade Orte Mestre, Acqua Bene Comune di Padova, Monselice e Belluno. A coronare l’allestimento del camioncino, un grande camino di cartapesta giallo e nero, come quello delle grandi navi. Tra pesciolini, squali, salvagenti, bandiere e le magliette rosse con Venezia in versione di pesce che si mangia una nave crociera, il gruppo veneziano non è passato inosservato e si è distinto per colori, numero e simpatia tra le migliaia di persone che hanno camminato da Piazza della Repubblica a Piazza Navona. Prima dell’appuntamento con gli altri manifestanti i veneti si sono fermati a Porta Pia, sede del Ministero delle Infrastrutture diretto da Maurizio Lupi, per lanciare un messaggio chiarissimo e inequivocabile. Mentre decine di bandiere No Grandi Navi sventolavano davanti alla sede del Ministero, il portavoce Armando Danella, insieme a Tommaso Cacciari, ha ribadito che se il Ministero deciderà di scavare un solo canale in laguna, partirà immediatamente la richiesta all’ Unione Europea di avvio di procedura di infrazione a carico della Repubblica italiana. Una conferenza stampa breve ed essenziale, fatta sulle scalinate dell’edificio, davanti a molte radio e televisioni. In seguito, nel primo pomeriggio, si è raggiunto il corteo che è proceduto in maniera pacifica e allegra, sotto un sole estivo, in mezzo alla musica dei Pitura Fresca e ai vapori colorati dei innocui dei fumogeni. I Nemo veneziani hanno spiegato attraverso gli altoparlanti e dal palco centrale della manifestazione, la loro presenza a Roma, anticipando la giornata di protesta del 7 giugno. «Quali sono le forze politiche in campo? – ha detto Cacciari , che è anche intervenuto dal palco – le manovre che vediamo le possono fare perché l’unico movimento di opposizione siamo noi che abbiamo bloccato già tre volte le Grandi navi. Siamo sbarcati a Roma per essere più visibili e per costruire una rete di presenze per il 7, giorno in cui faremo una protesta ghandiana, ma determinata». Intanto i manifestanti hanno portato avanti un grandissimo striscione con la scritta “Acqua, Casa, Terra e Diritti. Conquistiamo noi i Beni Comuni”, fino in fondo, lasciando da parte la stanchezza. Prevalgono l’allegria e il piacere di stare insieme, nonostante la partenza per la capitale fosse stata alle 5 da Piazzale Roma, alle prime luci dell’alba. Giusto il tempo per un caffè, prima di affrontare sette ore di pullman.

Vera Mantengoli

 

Donella “vecchio” militante veneziano «Questo è un momento decisivo»

Le manifestazioni servono, eccome. Lo dice uno che ne ha fatte più di cento. Quello che manca è forse «la presenza di intellettuali che sostengano i movimenti dei cittadini e un leader politico che abbia la capacità gramsciana di unire le varie voci in un unico coro. Per questo oggi siamo qui. Perché il Comitato No Grandi Navi è uno dei tanti che vuole instaurare un dialogo con gli altri». Armando Danella è giunto anche lui a Roma, perché come molti degli altri presenti, sente di essere davanti a una svolta cruciale. «Dopo anni e anni di lotte – ha detto una delle manifestanti, l’attrice Roberta De Soller – ci troviamo di fronte a un punto limite e siamo consapevoli di essere sul bordo di un precipizio. Se costruiranno un canale allora tutti i nostri sforzi potrebbero essere perduti». È la responsabilità del lavoro svolto che ha portato molti ragazzi ieri a Roma: «Siamo qui – ha detto Silvia Lai – perché stiamo cercando la solidarietà anche di altri gruppi».

(v.m.)

 

Studio choc di un gruppo di scienziati americani. Italia Nostra: «Ripensare Mose e Grandi navi»

L’Antartide si scioglie. Un processo che secondo alcuni studi recenti sembra adesso irreversibile. E provocherà nei prossimi decenni un ulteriore aumento del livello dei mari di dieci piedi, circa 30 centimetri. Titolo apparso nei giorni scorsi sul New York, che riportava gli studi del gruppo di scienziati della Nasa sui ghiacci polari, pubblicati dalle riviste Science e Geophisical Research Letters. «Un fatto che sta già accadendo, non sono previsioni», conferma Albert Ammermann, archeologo e studioso americano che si è occupato in passato di riscaldamento del clima e salvaguardia della laguna, «questi studi degli scienziati americani dimostrano purtroppo che la situazione si sta evolvendo. E che le previsioni dell’Ipcc andranno presto aggiornate verso l’alto». Unallarme lanciato dall’istituto internazionale che studia l’evoluzione del clima e del livello dei mari già lo scorso anno. Ma adesso destinato a essere cambiato in peggio. «Questo fatto», dice Ammermann, «costringe a rivedere gli scenari futuri della laguna, in particolare ripensare alle grandi opere come il Mose che fra trent’anni potrebbero essere già obsolete». Una tesi che i costruttori del Mose respingono, sostenendo che il sistema di dighe «è pensato per far fronte a maree fino a due metri sul livello del mare». Ma lo scenario potrebbe radicalmente cambiare. «Alla luce delle nuove proiezioni ben più inquietanti di quelle dell’Ipcc », dice la presidente veneziana di Italia Nostra Lidia Fersuoch, «e con la certezza, e non previsione, che il ghiaccio dell’Antartide sta collassando, è doveroso ripensare il sistema Mose, che potrebbe non essere in grado di fronteggiare questi scenari, previsti ben prima del 2100». Italia Nostra pone l’accento anche sulle emissioni di carbone e sulle Grandi navi. «Il carbone contribuisce al riscaldamento del pianeta, bisogna rendere i filtri obbligatori», continua l’esponente di Italia Nostra. Quanto alle Grandi navi, Italia Nostra avverte: «Sarebbe bene abbandonare l’idea di scavare nuovi canali e tenere le navi dentro la laguna, dal momento che tra pochi decenni le chiusure delle bocche di porto potrebbero essere continue». Uno scenario inquietante, quello dipinto dagli scienziati americani. Che in base ai loro studi hanno annunciato l’«irreversibile » scioglimento dei ghiacciai.

Alberto Vitucci

 

«La lobby delle crociere vuole dare il colpo di grazia alla laguna. Scavare nuovi canali è vietato, e noi faremo ricorso all’Europa». I comitati «Ambiente Venezia» e «No Grandi navi» hanno presentato ieri in municipio il loro nuovo «libro bianco» sui danni prodotti dal «gigantismo navale». Un volume che raccoglie dati sulle emissioni dei fumi inquinanti e sull’erosione prodotta dal passaggio di navi fino a 125 mila tonnellate di stazza, curato dal docente Iuav Gianni Fabbri con scritti di Giuseppe Tattara, economista a Ca’ Foscari, Armando Danella (ex dirigente della Legge Speciale), Cristiano Gasparetto (Italia Nostra), Luciano Mazzolin e Silvio Testa. Cinquanta pagine che riassumo le motivazioni «scientifiche» della necessità di portare le grandi navi fuori dalla laguna. I comitati hanno inviato anche una lettera aperta al premier Matteo Renzi e ai componenti del Comitatone, in vista della riunione decisiva prevista per fine mese. «Scavare il canale Contorta», hanno spiegato Tattara e Mazzolin, «sarebbe come trasformare un sentiero di montagna in un’autostrada a quattro corsie. Vuol dire sventrare la laguna ed esporla al rischio di erosione, ripetendo lo storico errore fatto con il canale dei Petroli nel 1969». Sono dunque da scartare, insistono i comitati, le soluzioni alternative che prevedono nuovi scavi in laguna, anche perché vietati dalle leggi e dalle Direttive europee. Il libro bianco sarà distribuito oggi a Roma, dove una delegazione dei comitati parteciperà alla grande manifestazione nazionale contro le grandi opere. E il 7 e l’8 giugno, date di inaugurazione della Biennale architettura, per cui i comitati hanno annunciato una mobilitazione straordinaria di protesta «in difesa della laguna bene comune ».

(a.v.)

 

IL FRONTE DEL NO – Diecimila copie su inquinamento e impatto ambientale

A cominciare dalle istituzioni europee, dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi e dall’intero Governo, deputati, senatori, giunte e consigli regionali, provinciali e comunali, saranno 10mila i destinatari del “Libro bianco del Comitato no grandi navi” presentato ieri a Ca’ Loredan dagli estensori Gianni Fabbri e Giuseppe Tattara. Dove i fautori della completa estromissione dalla laguna dei giganti del mare se la sono presa un pò con tutti: dal sindaco Giorgio Orsoni al presidente dell’Autorità portuale, Paolo Costa, passando per la Capitaneria di porto, il Governo e i partiti e gruppi politici, «complici dei giochi indegni delle istituzioni». Nel mirino del Comitato, ha spiegato Gianni Fabbri, «i bluff, gli imbrogli, l’opacità delle procedure e la tendenza a far finta di niente davanti a documenti come quelli della commissione Via nazionale, per privilegiare alcune soluzioni ignorando le altre, specie quella dell’avamporto alla bocca del Lido. Noi, al contrario, ci siamo sforzati di raccogliere un insieme di conoscenze, valutazioni e giudizi basati su fondamenti scientifici: un’operazione di sintesi estranea a questo teatrino vergognoso».
Il documento di 50 pagine (alla cui stesura hanno concorso Armando Danella, Cristiano Gasparetto, Luciano Mazzolin e Silvio Testa) è scaricabile dal sito dei No grandi navi, che lo riproporranno oggi a Roma in una conferenza stampa davanti al ministero dei Lavori pubblici. Oltre a un ampio inquadramento storico sulla laguna e il suo degrado, rapporta il gigantismo navale alle opere di mitigazione ambientale, e prosegue nella prima parte con sezioni dedicate allo scavo di nuovi canali, al Mose e all’innalzamento del livello del mare, agli incidenti in laguna e alle diverse tipologie d’inquinamento, comprensive delle rilevazioni effettuate da tecnici stranieri su Pm10 e micro-polveri, «che saranno alla base di un ricorso alla Corte europea». La seconda parte, invece, studia le ricadute del crocierismo su occupazione e indotto. E bocciando le soluzioni Contorta Sant’Angelo e retro Giudecca, chiude con quelle extra-laguna. A conclusione dell’incontro, il richiamo alla mobilitazione del 7-8 giugno. Preceduta da banchetti nei mercati cittadini e da una nuova assemblea a San Leonardo.

(vmc)

 

DIFFIDA A RENZI   «Azione legale a livello europeo»

LAGUNA E AMBIENTE – Assemblea a San Leonardo, rilanciata la protesta in vista del Comitatone

No navi, nuovo blocco il 7 giugno

Il comitato ha annunciato di voler fermare le crociere. Manifestazione anche l’8, nei giorni della Biennale

È programmata per il 7 giugno la mobilitazione del corteo No Grandi Navi da Piazzale Roma fino ai cancelli del terminal marittima con l’obiettivo di bloccare la partenza delle navi da crociera, come avvenuto lo scorso anno nello stesso periodo.
Ad annunciare l’azione di disturbo il leader dei centri sociali veneziani Tommaso Cacciari ieri pomeriggio, nel corso di un’assemblea pubblica gremita, con posti a sedere in stile «agorà» che ha visto parlare i membri dell’associazione Ambiente Venezia e dei No Grandi Navi. Alla protesta di massa del 7 giugno che ha tutto fuorché l’aria di risolversi in modo pacifico, ne seguirà una moderata l’8 giugno, con azioni informative di contorno agli eventi della Vogalonga e all’apertura della Biennale.
«Siamo agli sgoccioli – ha affermato Cacciari – abbiamo un mese di tempo per mobilitare la città contro le decisione che si sono prese in barba alle procedure, ai pareri, all’ambiente e alla salute». L’obiettivo ora è quello di stringere alleanze e avere quanta più forza possibile a rigor di numeri, motivo che vedrà la partecipazione degli attivisti a Roma sabato 17 maggio, in occasione della manifestazione nazionale in difesa dei beni comuni indetta dal Forum italiano dei movimenti per l’Acqua. Tra i temi affrontati ieri pomeriggio, anche quello legato all’occupazione portata delle crociere in laguna, ma il cuore degli interventi è stata l’accusa di mancanza di trasparenza da parte dell’amministrazione, e più precisamente, del consiglio comunale.
«Invitiamo l’assessore all’Ambiente a mettere sul tavolo tutti i documenti relativi alle procedure – ha ribadito con forza Cristiano Gasparetto di Italia Nostra – e al sindaco di smettere questo atteggiamento ambiguo dove non si capisce se sia un garante o se porti avanti un progetto per gli affari suoi». Nella stessa direzione va anche la richiesta del comitato di tradurre in più lingue i pareri Via negativi venuti recentemente alla luce, e la diffida che i «No Grandi Navi» indirizzeranno oggi, dopo ulteriori integrazioni, al premier Matteo Renzi e a tutti i membri del comitatone, con richiesta dell’avvio di procedura di infrazione in violazione delle Direttive Acque 2000/60/CEE se qualunque degli scavi dei canali veneziani, vuoi quello dietro la Giudecca, vuoi il contorta Sant’Angelo o il Vittorio Emanuele, dovessero diventare realtà.

 

IL DOCUMENTO – Le otto pagine che promuovono solo i progetti di Vtp e Porto

L’operazione trasparenza comincia a dare i suoi frutti. Il Governo ha infatti deciso, su pressioni del Comune, di desecretare tutta la documentazione relativa alla scelta delle alternative al passaggio delle grandi navi. Il fatto che ci fossero già da tempo valutazioni espresse – e anche molto critiche – ma mai divulgate prima che lo facesse il senatore Felice Casson la scorsa settimana, rischiava di stendere un intollerabile velo di sospetti sulle operazioni di valutazione in corso. E quindi, un poco alla volta, i documenti “top secret” cominciano a riaffiorare. Il primo a vedere la luce è anche il primo in ordine cronologico: la presentazione da parte della Capitaneria di porto, Autorità portuale e Magistrato alle acque dei progetti depositati presso l’autorità marittima e le relative valutazioni. Si tratta di otto paginette che stroncano tutte le alternative dando il via libera solo al canale Contorta e al canale retro Giudecca. Non una parola è riservata alle modifiche che avrebbe l’idrodinamica lagunare con questi due progetti. Si è privilegiato segnalare la scarsa incidenza che avrebbero l’inquinamento acustico e atmosferico sulla situazione esistente e la reversibilità delle realizzazioni per interramento naturale dei canali. Sui rimanenti, il problema comune che viene richiamato è la necessità di rivedere completamente la pianificazione urbanistica e portuale e quindi la necessità di tempi molto più lunghi.
Nel dettaglio, sul progetto De Piccoli – Duferco (127 milioni di investimento), la commissione valutatrice esprime diverse riserve: in particolare sulla vicinanza con il sistema Mose, l’esposizione ai venti e alle correnti, la necessità di predisporre una variante “a tutti gli strumenti urbanistici”, il fatto che i tempi sarebbero difficilmente programmabili, non essendoci nel mondo altri terminal simili e un aumento dei costi per la sicurezza e il trasporto, con conseguente traffico acqueo da e per la Marittima. Idem per le tre varianti, di due gruppi ambientalisti e del Comune di Mira.
Sul porto di Marghera (299 milioni di investimento), il progetto prevede la realizzazione di due ormeggi lungo il canale Vittorio Emanuele vicino ai serbatoi petroliferi. La bocciatura arriva per motivi di sicurezza del traffico, più volte segnalata dallo stesso Paolo Costa.
La tangenziale lagunare retro Giudecca (costo 60 milioni), presentata da Enrico Zanetti e Vtp, è probabilmente il progetto più criticato perché il canale sarebbe scavato non in una via d’acqua più piccola, ma in secca. Questo sembra non interessare: “non si notano modifiche nella morfodinamica lagunare rispetto allo stato di fatto”.
E veniamo al Contorta, che viene presentata come una “ricalibratura” di un canale attualmente profondo un metro. Anche qui nessun accenno all’idrodinamica lagunare. Il costo previsto è di 157milioni, compresi gli interventi di rimodellamento lagunare.

Michele Fullin

 

L’INTERVENTO – Grandi navi, il “sarto” Costa e la laguna sciancata

Quando si crede al lupo che si traveste da agnello, allora si è perduti. Per questo bisogna diffidare delle suadenti parole del presidente dell’Autorità Portuale, Paolo Costa, che favoleggia una laguna da Mulino Bianco spiegando al colto e all’inclita che grazie al Mose alle bocche di porto e – udite udite – grazie allo scavo del canale Contorta Sant’Angelo, sarà possibile ricostruire la morfologia del bacino centrale che egli stesso riconosce ridotto a un braccio di mare.
Costa non dice per quale ragione la laguna sia ridotta così, forse sarà colpa di un destino cinico e baro, ma allora glielo ricordiamo: a distruggere la laguna è stato il Canale dei Petroli con le circa 4 mila navi che vi passano ogni anno, e il Contorta ne sarà la replica. Salvo, naturalmente, arginarli entrambi, per confinare all’interno di un alveo chiuso gli effetti erosivi provocati dallo spostamento di migliaia e migliaia di tonnellate d’acqua innescato dal dislocamento delle navi.
Il presidente dell’Autorità Portuale non parla di argini, ma parla di velme e di barene, come se una volta tagliato un albero si potesse dire al falegname sotto casa di ricostruirne un altro. Le velme e le barene sono frutto della Natura e se sono scomparse è per colpa dell’intervento dell’uomo che sì, è vero, ha sempre operato in laguna, ma per preservarla e per difenderla mirando al suo equilibrio, non per distruggerla. Ciò fino alla Modernità, poi sono arrivati i Costa e quelli come lui, che danno ragione a chi dice che per certi ingegneri il fiume più bello è un tubo.
Chiamiamo, allora, le cose con il loro nome: le velme e le barene di Costa sono argini, isole artificiali, palizzate, burghe riempite di fanghi (inquinati, inquinati) e di sassi, se non addirittura dighe di pietrame come quella lunga 8 chilometri e larga 26 metri che l’Autorità Portuale ha per l’appunto proposto chissà perché per confinare il Canale dei Petroli tra San Leonardo e Fusina. Con le finte barene del Contorta si tratterebbe, sia chiaro, della divisione della laguna in due bacini idraulici separati.
A sentire Costa, viene in mente una mitica barzelletta di Walter Chiari che raccontava di un cliente e di un sarto che non voleva ammettere i propri errori. Per far star bene un vestito sbagliato sul malcapitato, il sarto lo convinceva a modificare in continuazione la sua postura (le spalle, la schiena, le gambe eccetera), finendo per trasformare il cliente in uno sciancato al quale, però, il vestito cadeva a pennello!
Meglio, allora, una laguna “sciancata”, come vorrebbe il sarto Costa, o una laguna sana e con un bel vestito tagliato bene? Nella seconda ipotesi, le navi incompatibili devono restare fuori dalla laguna, conservando la Marittima come terminal per le navi compatibili e come snodo logistico per la nuova portualità.

Silvio Testa autore del libro “E le chiamano navi”, componente del Comitato NO Grandi Navi

 

Affollata assemblea a San Leonardo: sabato a Roma e poi “sorprese eclatanti” per la Biennale

Lettera al premier per annunciare ricorsi all’Europa in caso di scavo di canali e attacco diretto al Comune: «Serve una valutazione sulla compatibilità tra porto e laguna»

Il Comitato NoGrandi navi serra le fila in vista «di quest’ultimo mese che porterà al Comitatone e nel quale ci giochiamo tutto per fermare lo scempio», per dirla con chi è intervenuto ieri alla grande assemblea pubblica che ha affollato Sala San Leonardo. Il programmaè fitto. Intanto c’è la lettera-appello- diffida inviata al presidente del Consiglio Renzi per avvisarlo – come spiega Luciano Mazzolin – «che qualora il governo da lei presieduto, nell’ambito del decreto Clini-Passera, autorizzi lo scavo di un qualsiasi canale di accesso alla Marittima (sia Contorta Sant’Angelo voluto dal Porto, quello lungo la Giudecca sostenuto da Scelta civica e Vtp o il Vittorio Emanuele caldeggiato dal Comune), partirà immediata una richiesta alla Commissione europea per mettere l’Italia sotto procedura di infrazione per violazione delle direttive Acque2000/ 60». Poi sabato prossimo, a Roma, lo striscione “No grandi navi” aprirà il corteo dei comitati territoriali alla manifestazione nazionale per l’acqua pubblica e contro le grandi opere. E in mattinata ci sarà annunciata visita al ministro Lupi: in partenza 3 pullman. Quindi sabato 7 giugno – per dirla con Tommaso Cacciari – «corteo da piazzale Roma ai cancelli della Stazione Marittima: pacifico, ma molto ben determinato a produrre un disturbo e il blocco all’imbarco dei passeggeri ». Domenica 8 giugno, «sorprese eclatanti allo studio» in vista dell’inaugurazione della Biennale d’Architettura e della Vogalonga. Il Comitato No grandi navi rilancia poi i progetti che portano fuori dalla laguna lo scalo passeggeri: «Sono 4, perfezionabili, ma puntiamo su quelli», sottolinea l’urbanista Stefano Boato. E attacca chiunque voglia scavare, Comune compreso. Così, il vice presidente di Italia Nostra, Lanapoppi, legge l’ultimo parere della commissione tecnica di verifica del ministero dell’Ambiente che – dopo aver dato parere negativo (1346/2014) sullo scavo Contorta Sant’Angelo – stoppa ora anche il progetto di Nuovo porto passeggeri a Porto Marghera, sostenendo che serve una valutazione tra compatibilità tra laguna e porto: «L’ipotesi progettuale predisposta dal sindaco di Venezia e relativa a nuovo porto passeggeri a Porto Marghera», si legge, «non contiene i necessari requisiti tecnici e di documentazione ambientale, indispensabili anche per esprimere un parere preliminare tecnico circa una possibile compatibilità ambientale del progetto», con «l’esigenza che, prima di poter formulare specifiche valutazioni sui vari progetti in discussione, sia avviato un processo di valutazione di impatto ambientale e o valutazione ambientale strategica, per una visione complessiva delle funzionalità e compatibilità portuali con l’ecosistema lagunare ». Per la commissione «occorre chiarire e definire quali siano le funzioni portuali che risultino non superare i limiti di compatibilità ambientale rispetto alla protezione e conservazione dell’ ecosistema lagunare nel suo complesso. Ogni progetto per individuare vie di navigazione alternative dovrà essere compiutamente esaminato nell’ambito di una valutazione ambientale approfondita che tenga conto dell’ intero complesso lagunare e degli aspetti sin qui non considerati tra i quali si evidenziano la circolazione idrodinamica, l’incidenza sugli habitat e sulle specie tutelate della Rete Natura 2000 e sull’ecosistema lagunare, l’estensione e il trasporto dei sedimenti, nonché le interazioni dell’opera con il funzionamento del Mose».

Roberta De Rossi

 

Comitato “No grandi navi” contro i due enti: «Le loro proposte già bocciate da tecnici indipendenti del Ministero: ma come fanno a proporle ancora?»

«Finalmente si sono disvelate le carte. È vergognoso che un organo dello Stato si comporti così, tenendo per mesi le carte nascoste. Sono allibito da un certo modo di approcciare il problema da parte di un organo dello Stato, quale il Porto, che non dovrebbe fare politica, ma attenersi alle direttive del governo, senza azioni populiste ». Il sindaco Giorgio Orsoni va a gamba tesa contro il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa, il giorno dopo la riunione tecnica a Roma sulle grandi navi, nella quale la Capitaneria di Porto e il ministero delle Infrastrutture hanno presentato il fascicoletto che riassume sostanza, costi, impatto dei vari progetti. Tra dieci giorni una nuova riunione tecnica, entro fine mese la decisione del Comitatone. E lo scontro si fa incandescente, con il sindaco che attacca Costa, che con gli operatori portuali fa pressing sul governo per lo scavo del canale Contorta dell’Angelo, mentre – si sa – il Comune vuole fare passare le grandi navi per Marghera e portarle in Marittima attraverso il canale Vittorio Emanuele. «Sono poche paginette », osserva il direttore generale Marco Agostini, «con valutazioni sommarie: non bastano per decidere». Intanto il Comitato No grandi navi richiama per oggi il “suo” popolo in assemblea pubblica in sala San Leonardo, alle 17, per preparare la grande mobilitazione del 7 e 8 giugno, con l’annunciato blocco al transito delle grandi navi in coincidenza con l’inaugurazione della Biennale. Comitato che per tramite di Giuseppe Tattara, già docente di Ca’ Foscari, attacca Porto e Comune, dopo che il senatore Casson ha reso noto un parere (tenuto segreto) della commissione Via del ministero dell’Ambiente «48 tecnici di cui 31 presenti, che boccia sonoramente il pre-progetto avanzato dalla Autorità Portuale in relazione allo scavo del canale Contorta Sant’Angelo », per «gli ingenti lavori di scavo che si estenderanno per 4 anni dall’approvazione del progetto definitivo (8,3 milioni di metri cubi di fanghi) con il “rischio di generare processi erosivi a danno dei bassifondi lagunari adiacenti…effetti non temporanei». Bocciata a dicembre – prosegue Tattara – dalla stessa Via anche «la via di accesso alternativa alla Marittima, attraverso Marghera e il canale Vittorio Emanuele: «Secondo la commissione Via entrambe le soluzioni implicano la commistione con il traffico merci nel transito lungo il canale Malamocco Marghera, allungano i tempi di navigazione in laguna e entrambe mancano di documentazione adeguata», «due no definitivi, espressi da tecnici indipendenti. Ma come fanno un presidente della Autorità Portuale e un sindaco a continuare a proporre queste soluzioni, tacendo sul parere di una commissione ministeriale? ».

(r.d.r.)

 

RIUNIONE A PALAZZO CHIGI

Grandi navi, scontro Porto-Comune

Incontro tecnico rovente a Palazzo Chigi, sulle grandi navi. Il Porto si presenta con Paolo Costa e una delegazione nutrita, il Comune con il direttore generale Marco Agostini. E sono scintille. Riunione aggiornata, si deciderà tra dieci giorni.

GRANDI NAVI »POSIZIONI CONTRAPPOSTE

Scontro a palazzo Chigi, tutto rimandato

Ieri riunione tecnica a Roma. Polemica Porto-Comune, consegnata la documentazione dei progetti. Si decide fra 10 giorni

Orsoni: «Sono stupefatto. Così non si trova la soluzione». Costa: «Marghera non va bene»

La soluzione non arriva. E lo scontro si inasprisce: il Porto contro il Comune, opinioni opposte sulle grandi navi una contro l’altra nel Palazzo del governo. Ieri pomeriggio a palazzo Chigi la riunione tecnica decisa dal Comitatone per decidere sui progetti alternativi al passaggio davanti a San Marco. Due ore di scontri verbali e di guerre sulle procedure. Alla fine è stata distribuita la documentazione completa dei progetti e dei pareri. Il Porto ha ribadito la soluzione del canale Contorta per arrivare in Marittima, il Comune ha depositato uno studio dell’ingegner Alberto Bernstein – ex responsabile ambiente del Consorzio Venezia Nuova – sugli interventi per rendere navigabile il canale Vittorio Emanuele. Si studia e ci si ritrova tra dieci giorni. Ma lo scontro tra gli enti locali è andato in scena nella Sala Verde di palazzo Chigi. Riunione presieduta dalla dirigente della Presidenza Elisa Grande. Il sindaco ha inviato il direttore generale Marco Agostini. Il Porto è arrivato invece con una delegazione nutrita, guidata dal presidente Paolo Costa. Piloti, transbagagli, terminalisti. Anche a loro è stata data la parola per spiegare come sia «impossibile attuare l’alternativa Marghera e si debba invece proseguire con l’ipotesi del canale Contorta. Finché il rappresentante del Comune ha mandato un bigliettino alla Presidenza: «Qui devono parlare solo le istituzioni, altrimenti noi chiamiamo comitati e ambientalisti… » Proposte contro. Con i rappresentanti del comune di Mira che hanno ribadito la necessità di portare le navi fuori della laguna, a San Nicolò. Il comune del Cavallino che invece ha posto il veto. Confusione massima e alla fine risultati pochi. «Ma finalmente siamo riusciti ad avere tutte le carte», commenta il sindaco Giorgio Orsoni, «abbiamo dovuto inviare una diffida al governo, ma due risultati li abbiamo avuti: prima la convocazione del Comitatone, adesso le carteche i soggetti che fanno capo al ministero delle Infrastrutture hanno tenuto segrete». E il sindaco attacca Costa: «Sono stupefatto da questi comportamenti », dice Orsoni, «non si rende conto che lui non è sindaco né ministro, è il presidente del Porto, un ufficio dello Stato. E che la questione delle navi non riguarda solo il porto ma la città. Bisogna trovare la soluzione migliore e questi comportamenti non vanno in quella direzione». Costa respinge al mittente. «Le carte forse non le hanno mai lette, ma la Capitaneria le ha mandate a tutti a luglio», dice, «mi sono anche stufato di ripetere sempre le stesse cose: le navi passeggeri non possono passare per il canale Malamocco- Marghera, ci sono problemi di traffico e di sicurezza, di tempi di percorrenza. Gliel’ho fatto spiegare dagli operatori». Partita aperta, dunque. Costa ha dalla sua gli operatori portuali, sindacati e industriali che premono per una soluzione rapida che non tocchi la Marittima. Ma c’è il Comune che chiede di valutare l’ipotesi Marghera, ambientalisti e comitati che ricordano il divieto di scavare nuovi canali in laguna previsto dalle leggi e minacciano ricorso all’Europa, proponendo il nuovo scalo a Punta Sabbioni; il comune del Cavallino che dice no. Partita complessa, che si gioca anche sulla possibilità che il governo finanzi a breve la grande opera dell’off shore, terminale in mare per le merci e i petroli da due miliardi di euro. E sui danni che il Porto sostiene di aver subito per la chiusura (programmata) della bocca di Lido per posare i cassoni del Mose. Grande opera che Costa ha sempre sostenuto, ma che adesso è sulla strada dello sviluppo portuale. «Si dovranno anche quantificare i costi dell’adeguamento della conca », dice. Prova di forza che si gioca non soltanto a livello politico. Prossima riunione «tecnica » tra dieci giorni. Poi il Comitatone dovrebbe scegliere il progetto alternativo da sottoporre a Valutazione di impatto ambientale.

Alberto Vitucci

 

LA SCHEDA

Un groviglio di procedure, decreti, pareri e interpretazioni. La partita sulle alternative alle grandi navi si gioca anche a livello burocratico. Secondo l’Autorità portuale a decidere devono essere il Porto e il Magistrato alle Acque. secondo il Comune invece è questione di interesse pubblico, in mano al governo. Il nuovo canale Contorta Sant’Angelo è secondo il Porto l’unica soluzione praticabile per far arrivare in Marittima le navi da una via alternativa. Per il Comune bisogna fermarle a Marghera, studiando la fattibilità del passaggio delle grandi navi attraverso il già esistente canale Vittorio Emanuele II. Vtp, la società delle crociere, propone di scavare il canale Orfano, dietro la Giudecca. Cesare De Piccoli, Luciano Claut, Stefano Boato e Gianni Fabbri hanno presentato invece progetti che prevedono di realizzare la nuova stazione Marittima in bocca di porto di San Nicolò, fuori dalla laguna e davanti all’isola artificiale del Mose. progetti a confronto su cui si dovrà pronunciare il Comitatone entro la fine di maggio.

(a.v.)

 

STAZIONE MARITTIMA – Nella riunione di ieri il Comune ha chiesto, e il Governo ha acconsentito, che le tutte “carte” debbano essere messe a disposizione dei vari soggetti interessati

Il Governo mostra le sue “carte”

Progetti e valutazioni saranno a disposizione di tutti. Agostini: «No allo scavo di canali senza studi»

Nessuna decisione, come era peraltro previsto e prevedibile dalla riunione tecnica sulle grandi navi convocata per ieri pomeriggio alle 15 a palazzo Chigi. Tuttavia, un risultato fondamentale per la popolazione veneziana è stato ottenuto: il Comune ha chiesto, e il Governo ha acconsentito, che le “carte” debbano essere messe a disposizione di tutti.
Entro poco tempo l’amministrazione acquisirà tutti i pareri finora secretati o comunque non pubblicati relativi ai progetti e li renderà pubblici.
Che la soluzione sia facile non lo è per niente mi pare che ci sia la volontà di arrivare ad una soluzione comune.
Per il Comune è intervenuto il direttore generale Marco Agostini, che è apparso soddisfatto al termine del vertice.
«Non è più all’ordine del giorno solo il canale Contorta – commenta – ed è altresì chiaro che bisognerà trovare un percorso equilibrato. Oggi il Porto ha “mostrato le bandiere” e gli enti locali hanno evidenziato una diversità di posizioni: Mira vorrebbe il terminal in bocca di porto “rivisitato”, Cavallino è assolutamente contro, Chioggia ha detto che in 6 mesi sarebbe pronta a fare le banchine per accogliere le grandi navi».
E Venezia?
«Non siamo contrari – ribadisce Agostini – alla Marittima in via pregiudiziale. Essa può continuare a rimanere la parte forte del porto. Bisogna decidere come si arriva. Il Comune è contrario a scavi di grandi canali senza studi seri sull’idrodinamica lagunare. Costa, anni fa, diceva sul Mose che non si potevano presentare studi fatti da “infermieri”. Anche qui ci vogliono studi di tecnici specializzati a livello internazionale».
Il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa ha portato con sè tutti gli operatori portuali. Mancavano invece, e il Comune lo ha fatto notare al Governo, i portatori di interesse ambientale, a cominciare dal Comitato No grandi navi che ha fatto nascere la questione e l’ha portata alla ribalta mondiale.
«E va bene, ricominciamo l’istruttoria con il terzo governo – commenta Costa – Ho portato con me piloti, agenti e terminalisti perché potevano spiegare meglio di me perché le navi passeggeri e da carico non possono passare contemporaneamente nel canale dei Petroli. Mi pare però che il ruolo della Marittima sia stato ribadito e che si tratti di trovare la via alternativa migliore»
L’incontro è stato aggiornato e i tecnici si riuniranno sempre in Presidenza del Consiglio tra quindici o venti giorni. Facile supporre, in queste condizioni, che anche il Comitatone (inizialmente annunciato per la fine di maggio) possa svolgersi un po’ più in avanti.

 

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