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Oggi alle 15 a Roma si riunisce il Comitatone, presieduto dal premier Matteo Renzi, per scegliere il percorso e il progetto migliore per escludere o ridurre il passaggio delle grandi navi in Bacino San Marco

L’APPUNTAMENTO – Oggi a Roma la riunione sui percorsi per le crociere

LA SCELTA – Sul piatto la soluzione al transito a San Marco

ORSONI «Marghera è ideale ma se si vuole salvare il terminal si usi il Vittorio Emanuele»

Grandi navi, Renzi sotto assedio

Premier sommerso da appelli, Zaia e Costa tornano a difendere la Marittima

Non è sicuro, ma è altamente probabile che dal Comitatone di oggi esca la soluzione al problema legato al passaggio delle navi a San Marco, almeno nel breve periodo. In città la tensione è altissima: ogni partito politico e ogni gruppo portatore di interesse pubblico o privato ha esercitato pressioni di ogni tipo sul Governo o su suoi singoli componenti attraverso lettere o incontri. Ieri pomeriggio sono state sparate le ultime cartucce all’indirizzo del premier Mateo Renzi, stile “gran finale” dei fuochi del Redentore. Ora rien ne va plus fino alle 15, quando la riunione si aprirà a palazzo Chigi. L’ordine del giorno della seduta è molto vago e parla genericamente di “portualità veneziana”. In questo modo non è possibile sapere neppure se sul tavolo ci saranno solo i percorsi alternativi a San Marco (come vuole il ministro delle Infrastrutture) o anche i terminal alternativi in bocca di porto o a Marghera.
Il sindaco Giorgio Orsoni è andato a Roma nel pomeriggio di ieri e sosterrà, assieme all’utilizzo delle banchine di Marghera, anche il canale Vittorio Emanuele come via alternativa alla Marittima.
«Ho sempre detto – dice – che la sola possibilità immediata per le navi è andare a Marghera e anche se si vuole arrivare in Marittima è più semplice scavare il Vittorio Emanuele. Se si vuole tenere la Marittima (non ho mai detto che bisogna necessariamente rottamarla) si usi quello: è profondo 7 metri, largo 40, bisogna sistemarne il profilo ma il lavoro sarebbe il meno impegnativo. Cosa mi aspetto dal Comitatone? Che ci sia una decisione e si indichi la strada una volta per tutte».
Per il presidente dell’Autorità portuale, Paolo Costa, è arrivato il momento di decidere.
«Adesso diciamo che occorre fare un percorso diverso. Che ci vorranno un paio d’anni per realizzarlo – spiega -. Le compagnie hanno accettato di ridurre le loro attività per due anni, ma non si possono chiedere altri sacrifici».
«Discuteremo – dice il governatore Luca Zaia – ma non cambiamo la nostra soluzione: le grandi navi vanno sì estromesse da San Marco, fermo restando però l’arrivo in Marittima».
In nome della difesa dell’economia portuale, Udc e Psi di Venezia hanno scritto ai ministri interessati dalla decisione di non tener conto della “minoranza rumorosa” e di adottare una decisione che salvi “la città dei monumenti ma anche quella delle persone e delle famiglie”.
Del tutto contro questa impostazione è il movimento 5 Stelle: «Sarebbe una presa in giro e un controsenso – attaccano i parlamentari veneti del M5S – spostare le grandi navi di poche centinaia di metri per farle passare comunque in un nuovo devastante canale navigabile».
Il Pd veneziano auspica invece che il Comitatone metta sul piatto anche nuovi finanziamenti per la manutenzione della città.
«Insieme agli interventi per le navi – dice il segretario Emanuele Rosteghin – vanno previste e finanziate misure per il restauro del patrimonio storico-monumentale, residenziale ed abitativo per n frenare l’esodo di residenti dal centro storico».
Infine, una proposta fuori dal coro, che però non è stata depositata a palazzo Chigi. Si tratta di un avveniristico tunnel per collegare la terraferma al terminal che il Porto vuole realizzare in mare aperto.
«Proponiamo un collegamento con tunnel ferroviario sottomarino fino a Marghera – spiega l’ingegnere padovano Fernando De Simone, che rappresenta in Italia la società olandese Tec-Tunnel – il tutto a carico nostro in cambio della concessione del servizio per un certo numero di anni e la possibilità di implementarlo all’alta velocità Venezia-Trieste».

 

L’INQUINAMENTO ATMOSFERICO – Bettin: «Metteremo un’altra centralina a San Basilio»

Le rilevazioni effettuate dall’associazione tedesca Nabu sulla concentrazione di inquinanti al passaggio delle navi hanno suscitato una vasta eco in città. La gente è infatti preoccupata che ci possa essere una causa di possibili malattie legata all’emissione di polveri sottili e ultrafini, derivanti dalla combustione di idrocarburi. «Sono d’accordo sull’esigenza di obbligare all’installazione su navi e vaporetti di filtri antiparticolato – commenta l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin – ma bisogna che sia la legge a stabilirlo. Il Comune non ha poteri coercitivi del genere. Potrebbe “incoraggiare” l’azienda di trasporto locale, non certo obbligarla e tantomeno le compagnie di crociera. Stiamo ragionando – aggiunge- sul fatto di poter aggiungere un’altra centralina a San Basilio». Bettin, tuttavia, intende puntualizzare alcune cose in relazione alle presunte discrepanze tra la rilevazione effettuata dal dottor Axel Friedrich di Nabu e quelle effettuate da Arpav dalla centralina fissa di Sacca Fisola e mobile a San Basilio e Sant’Elena nel 2011 e nel 2012.
«Abbiamo fatto tre campagne mirate negli ultimi tre anni – spiega – e queste hanno confermato una presenza più accentuata di ossidi di azoto e polveri nel periodo più interessato dalle crociere. Tuttavia, mi preme sottolineare che le rilevazioni di Nabu sono state puntuali, riferite cioè al periodo di passaggio della nave, mentre quelle di Arpav rilevano la media dell’inquinamento». Ma c’è un’altra questione. «La misurazione fatta da noi riguarda i Pm 10 e i Pm 2.5, particelle sulle quali esiste una disciplina di legge con dei limiti da non superare. Quelle rilevate da Nabu – conclude Bettin – sono particelle ultrafini, una questione abbastanza nuova e per la quale non esiste nessuna previsione legislativa. La comparazione non è quindi congrua perché i due lavori sono finalizzati a cose differenti. Questo non significa che sottovaluteremo il tema ».

(m.f.)

 

Nuova Venezia – “Grandi navi, filtri ai fumi neri”

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29

apr

2014

Studio ambientalista  «Grandi navi servono filtri anti fumi neri»

Lo studio ambientalista. Appello a Renzi delle categorie economiche: «Non toccate la Marittima»

Industriali e sindacati uniti contro la presa di posizione delle istituzioni locali

VENEZIA. Obbligo di carburanti a basso contenuto di zolfo. E filtri antiparticolato nei camini delle navi e dei vaporetti. Sono le due richieste che i comitati “No Grandi Navi” e Ambiente Venezia hanno inviato al premier Matteo Renzi, in vista del comitatone di domani a Roma. «Per noi le navi devono andare fuori dalla laguna», ha detto il docente di Economia di Ca’ Foscari Giuseppe Tattara, «ma intanto i veneziani e i turisti hanno diritto a respirare un’aria pulita». Tra i responsabili dell’inquinamento dell’aria, secondo i comitati, ci sono le emissioni delle grandi navi. E ieri in municipio sono stati presentati gli studi e le proposte di Nabu, l’organizzazione europea che ha lanciato il programma “Clean air port”, “Aria pulita nei porti”. Il ricercatore Axel Friedrich con un gruppo di volontari si è munito di rilevatore geyser e ha misurato domenica pomeriggio la quantità di particelle sottili (Pm 2,5) presenti nell’aria della laguna al passaggio delle due grandi navi Msc Fantasia e Costa Magica.

«I vaporetti in qualche modo inquinano più delle navi», ha esordito il professore. Spiegando che, ovviamente, il numero dei mezzi Actv e grande, la loro presenza continua e capillare in città. Ma quando passano le grandi navi «il picco raggiunge una quota di 160 mila particellle per centimetro cubo», quasi dieci volte il massimo consentito. Che fare? L’esponente di Nabu spiega cosa si è fatto a Berlino e in altri porti tedeschi. «I combustibili usati dalle navi», ha detto ieri Friedrick, «sono altamente inquinanti perché composti di olio combustibile pesante, un carburante che sulla terra dovrebbe essere smaltito come rifiuto pericoloso. L’olio può contenere percentuali di zolfo 3500 volte superiori a quelle del gasolio per auto, e le navi non hanno alcun filtro».

Vengono emesse nell’aria e sparse nel territorio sostanze pericolose come il nerofumo, i biossidi di zolfo e gli ossidi di azoto». Carburanti puliti, dunque. Imposti dalle autorità sanitarie e non lasciati alla «volontarietà». E filtri speciali che possano abbattere le sostanze pericolose. Per un vaporetto il filtro costa circa 5 mila euro. Per una nave da crociera arriva a quasi un milione di euro. «Un costo che le compagnie potrebbero sostenere sui circa 375 milioni di euro per costruire una nuova nave. Ma che poi potrebbe rientrare come pubblicità positiva». «L’importante», ha detto Tommaso Cacciari, «è che a pagare siano coloro che inquinano e non coloro che respirano l’aria sporca, siano essi veneziani o turisti». Insieme all’allarme per «l’emergenza fumi» i comitati hanno inviato al premier Renzi un appello affinché la questione delle grandi navi sia risolta al più presto.

«Lasciando le Grandi navi fuori della laguna e evitando lo scavo di nuovi canali, che sarebbe deleterio per l’equilibrio lagunare già compromesso da erosione e opere sbagliate negli ultimi cinquant’anni». No al Contorta, dunque. E nemmeno al canale “retroGiudecca”, il canale proposto da Vtp che trasformerebbe la laguna in un tratto di autostrada. Al premier Renzi hanno scritto ieri anche le categorie economiche veneziane. Come già avevano fatto alla vigilia del vertice interministeriale di due mesi fa industriali, sindacati e associazioni di categoria hanno sottoscritto un documento comune che hanno inviato al capo del governo.

«Le istituzioni locali non hanno ritenuto di considerare le istanze che rappresentiamo», attaccano i rappresentanti di categoria, tra cui il presidente di Unindustria Matteo Zoppas, il presidente della Camera di commercio Giuseppe Fedalto e quelli di artigiani e commercianti, esponenti di Cgil, Cisl e Uil. La preoccupazione espressa insieme da industriali e rappresentanti dei lavoratori è quella che si arrivi a una «sospensione delle attività croceristiche senza aver individuato una soluzione strutturale definitiva». Lo stesso motivo per cui Vtp appoggiata dalle aziende portuali aveva presentato un ricorso al Tar contro la riduzione dei passaggi in canale della Giudecca ordinata dalla Capitaneria, accolto dal Tar. «Disposti alle alternative», dicono, «ma la centralità della Marittima non può essere messa in discussione».

Alberto Vitucci

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VERTICE A PALAZZO CHIGI – Domani pomeriggio è convocato a Roma il Comitatone

Sala verde, ore 15.30. La riunione del Comitatone si terrà domani a palazzo Chigi, presieduta dal premier Matteo Renzi (in foto). Non si riuniva da tre anni, e adesso il sindaco Orsoni ha chiesto e ottenuto la convocazione per parlare «in sede istituzionale» di soluzioni alternative al passaggio delle grandi navi davanti a San Marco. Riunioni preparatorie in queste ore in Capitaneria e al Magistrato alle Acque, ente che fa per legge da segretario al Comitato misto. Saranno esaminati i sette progetti alternativi presentati nei mesi scorsi. Tra cui i nuovi canali Contorta (Autorità portuale) e retro Giudecca (Vtp), l’ipotesi Marghera (studio D’Agostino), le soluzioni per il nuovo terminal in bocca di Lido, fuori della Laguna (De Piccoli, Claut, Fabbri, Boato).

 

l’intervento

di Roberto D’Agostino – Architetto

Nuova Marittima a Marghera per il rilancio dell’economia

I sindacati si sono compattamente espressi per il mantenimento dell’attuale Stazione Marittima, che dovrà essere raggiunta attraverso lo scavo di canali alternativi a quello della Giudecca, e contro una nuova Stazione Marittima a Marghera destinata “a occupare banchine commerciali, a far sbarcare i passeggeri tra container, cumuli di carbone e rottami ferrosi, e a configgere con le destinazioni industriali di Porto marghera”. È una presa di posizione forte in favore del mantenimento degli attuali livelli occupazionali e della difesa di possibili sviluppi di Porto Marghera. Sarebbe una posizione condivisibile se le cose stessero come sono raccontate, male cose non stanno così.

I nuovi canali. Nonostante la difesa che ne fanno autorevoli esponenti dell’economia e delle istituzioni cittadine e nonostante che forse verranno addirittura licenziati dal governo, questi canali assurdi non verranno mai realizzati. Essi rappresentano infatti ipotesi così offensive dell’intelligenza, della cultura, della storia e della dignità della città che, qualora ne fosse davvero prospettata la realizzazione, solleverebbero una ondata anche internazionale di proteste talmente forte che ne bloccherebbe certamente l’iter. Si tratta di una facile previsione a fronte di scelte che ricalcano esattamente, nelle motivazioni e negli esiti possibili, quelle fatte all’epoca dello scavo del canale dei Petroli. Insistere su questa idea vuole dire aprire conflitti, rimandare le decisioni, rendere precaria nel frattempo la vita del Porto, indebolirne nell’incertezza le capacità di sviluppo, deprimere l’occupazione. Le banchine che verrebbero occupate dal nuovo porto a Marghera sono dismesse da anni o in via di dismissione; le aree retrostanti sono abbandonate o in via di abbandono e non hanno nessuna prospettiva industriale: possono essere lasciate nell’attuale stato di degrado, che rappresenta anche un intollerabile degrado per tutta la città (benchè l’abitudine ci impedisca di accorgercene), oppure possono diventare un’occasione irripetibile per riqualificare tutto il waterfront di Mestre con conseguenze anche economiche inimmaginabili. Non vi sarebbe alcun conflitto con le attività industriali, al contrario: purchè si pensi a Porto Marghera come a un luogo di attività produttive legate prevalentemente alla logistica, alla produzione green, a una reindustrializzazione sostenibile, cioè come a una parte di città articolata, vivibile e di qualità, in analogia a quanto accade in tantissime aree industriali in giro per il mondo, e non come luogo di cumuli di carbone e di materiali ferrosi. Lo stesso conflitto dei traffici turistici con quelli commerciali è identico al conflitto, che pare non preoccupi, che si avrebbe nella realizzazione del Canale Contorta. Infine, la difesa, l’aumento e la qualificazione dei livelli occupazionali. Chiedo scusa per l’osservazione moraleggiante ma i sindacati, soprattutto quelli veneziani, dovrebbero ben sapere che la difesa dell’esistente è il modo più certo per perdere tutto. Oggi siamo di fronte a un’alternativa: spendere qualche centinaio di milioni di euro per scavare nuovi canali distruttivi della laguna allo scopo di lasciare dal punto di vista economico le cose come stanno: soluzione che aprirà conflitti destinati a distruggere progressivamente proprio quello status quo che si vuole difendere. Oppure, cogliere l’occasione del ripensamento necessario della situazione esistente per immaginare un modello di sviluppo destinato a migliorare gli assetti della città e a operare un vero rilancio dell’economia: e questo è ciò che accadrebbe con la realizzazione della nuova marittima a Marghera. Verrebbero mantenuti i posti di lavoro (oltre che le rendite) oggi esistenti e si creerebbero nuove importanti opportunità lavorative nella riqualificazione portuale dell’attuale stazione Marittima; si avvierebbe il recupero di aree industriali dismesse e degradate con ricadute economiche per tutta la città; la stessa realizzazione della Nuova Marittima, delle attività del retro porto e di riconversione della stazione attuale attiverebbe lavori di riqualificazione in aree da recuperare per centinaia di milioni di euro e per diecine di imprese. Come è possibile che Venezia nelle sue forze economiche, politiche, amministrative e nelle sue rappresentanze sociali non colga l’occasione che ha di fronte?

 

Il pd  «Coniugare lavoro e salvaguardia con le alternative»

Tutte le soluzioni sul tappeto vanno valutate. Su questo ilPd veneziano è adesso compatto. Ma le sfumature sono diverse. I segretari comunale (Emanuele Rosteghin) e provinciale (Marco Stradiotto) hanno diffuso ieri una breve nota in cui plaudono all’iniziativa del premier Renzi di convocare per domani il Comitatone. «Solo così si garantisce un pieno coinvolgimento della città e degli enti locali», scrivono i due segretari, «ribadiamo la necessità non più rinviabile di non far transitare le grandi navi dal bacino San Marco e dal canale della Giudecca, ma anche la necessità di arrivare a una scelta trasparente che sappia coniugare ambiente e lavoro, come richiesto dal Consiglio comunale e dal Senato della Repubblica. La tecnica deve mettere la politica in grado si scegliere». Più netta la posizione, accompagnata da una lettera-appello a Renzi, di un gruppo di iscritti del Pd che si sono occupati negli ultimi anni di questioni di salvaguardia. Guanni Fabbri, Marco Zanetti, Antonio Rusconi, Andreina Zitelli, Giorgio Nardo, Enzo Castelli, Roberto Vianello, Franco Migliorini e Serena Ragno ricordano le conclusioni a cui è giunto il gruppo di lavoro del Pd sulla questione grandi navi. E l’indicazione di valutare dal punto di vista occupazionale, economico e ambientale, le alternative presentate. «Il Porto deve adeguarsi alla città», scriveva il gruppo del Pd qualche settimana fa, «la Stazione Marittima può mantenere funzioni portuali importanti, ma solo di navi compatibili con la laguna. Le altre devono andare fuori». Qualche diversità di veduta nel partito di maggioranza relativa che governa in città. E sostiene la maggioranza del sindaco Giorgio Orsoni, negli ultimi mesi schierato contro l’ipotesi del Porto di scavare il nuovo canale Contorta, a favore invece del terminal alternativo a Marghera.

(a.v.)

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LA POLEMICA – Nuove rilevazioni sulla laguna prodotte da una Ong tedesca

CENTRALINA ARPAV  «È inutile in quella posizione in mezzo al verde ed esposta al vento»

POLVERI SOTTILI – Registrata una concentrazione elevatissima di Pm 10 e Pm 2.5

Studio del Nabu: «Polveri sottili come da un milione di auto. Sull’aria incidono anche gli scarichi dei vaporetti»

Altro che accordi volontari tra porto e armatori per una riduzione sensibile del tenore di zolfo ma insufficiente per poter affermare con certezza che non esistono rischi alla salute dei veneziani legati al passaggio e alla permanenza delle navi in Marittima. L’associazione non governativa tedesca Nabu, forte di oltre mezzo milione di iscritti, sostiene che le autorità locali, a cominciare dal sindaco, dovrebbero vietare il passaggio delle navi per motivi di salute pubblica, dal momento che non hanno investito per installare filtri antiparticolato capaci di abbattere al 99,9 per cento le polveri ultrasottili (pm 10 e Pm 2.5) emesse. L’equivalente di un milione di automobili.
Ieri, ospiti del Comitato No grandi navi, il Nabu ha presentato i risultati delle rilevazioni condotte la scorsa settimana su tre navi. I risultati sono stati incredibili per i profani, ma ampiamente attesi dagli addetti ai lavori. Le rilevazioni hanno anche mostrato come l’alto numero di mezzi acquei, a cominciare dai vaporetti, contribuiscano in modo non indifferente all’inquinamento atmosferico.
I dati parlano da soli, se si pensa che il massimo consentito dalla legge di particelle per centimetro cubo è di duemila. Lo scorso fine settimana a Sacca Fisola la soglia dei 2mila è stata ampiamente superata per l’intera giornata, ma al passagio della Msc preziosa il picco è stato tra le 19.20 e le 19.25 di 110mila parti per cm cubo. La nave Noordam della Holland America Line ha fatto registrare 160mila particelle per cm cubo alle 18.20. Dalla Msc Fantasia al momento del disormeggio dalla Marittima “solo” 7mila 500. I vaporetti in arrivo alla fermata hanno fatto segnare valori analoghi, 150mila parti per cm cubo.
Spostandosi verso Sant’Elena il risultato non cambia: la Msc Preziosa ha segnato quasi 180mila parte per centimetro cubo.
«Quello che stupisce – ha affermato Axel Friedrich, un passato da alto funzionario governativo e ora consulente ad alto livello per Nabu ma anche per Ocse – è che la stazione Arpav è situata in una zona isolata, in mezzo al verde e ventosa, quindi non è da stupirsi se i valori registrati sono per lo più normali. Le centraline dovrebbero essere nei luoghi abitati, ma le navi e i vaporetti dovrebbero montare filtri e catalizzatori. Il costo è sostenibile perché la salute non ha prezzo: per le prime 1,5 milioni su circa 375 milioni di costo mentre per i vaporetti un filtro costa 5-7mila euro».
«Queste informazioni – ha concluso Luciano Mazzolin di Ambiente-Venezia – le porteremo alla Procura della Repubblica, affinché siano aggiunte al già corposo dossier che tra il 2011 e il 2012 abbiamo prodotto».

 

GRANDI NAVI »GLI OCCHI DEL MONDO PUNTATI SUL BACINO

Paolo Costa (Porto): «Il tempo stringe, attendiamo indicazioni politiche, poi saranno gli enti competenti ad attuarle»

 

LE CIFRE

7 Idee

I PROGETTI ALTERNATIVI AL PASSAGGIO DELLE GRANDI NAVI PRESENTATI ALLA CAPITANERIA. DUE RIGUARDANO LO SCAVO DI NUOVI CANALI IL CONTORTA, PROPOSTO DALL’AUTORITÀ PORTUALE E IL “RETROGIUDECCA”, PROPOSTO DA VTP). UNO RIGUARDA L’USO DI BANCHINE A MARGHERA, QUATTRO IL NUOVO PORTO PASSEGGERI IN BOCCA DI LIDO.

2 Milioni

I PASSEGGERI DELLE CROCIERE SBARCATI A VENEZIA NEL 2013. UNA CRESCITA ESPONENZIALE NEGLI ULTIMI ANNI. MA PER L’ANNO PROSSIMO È PREVISTO UN CALO DI PASSEGGERI DEL 10 PER CENTO. 96.000 LE TONNELLATE SI STAZZA MASSIMA FISSATE DALLA CAPITANERIA DI PORTO PER I PASSAGGI IN CANALE DELLA GIUDECCA NEL 2015. MA VTP E OPERATORI HANNO FATTO RICORSO AL TAR, CHE HA SOSPESO IL PROVVEDIMENTO.

40.000

LE TONNELLATE DI STAZZA MASSIMA FISSATE DAL DECRETO CLINI PASSERA DI DUE ANNI FA, DOPO IL NAUFRAGIO DELLA COSTA CONCORDIA. IL DIVIETO DI TRANSITO NELLE ZONE SENSIBILI AVEVA ESCLUSO VENEZIA IN ATTESA DELLE SOLUZIONI ALTERNATIVE.

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«Che si convochi il Comitatone dopo tre anni è un fatto positivo. Ma questa è la terza volta che si tenta una soluzione e non ci si riesce. Il tempo stringe, e se non arrivano segnali il problema si risolverà da solo». Il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa commenta con freddezza la notizia che il premier Renzi ha deciso di convocare per mercoledì a Palazzo Chigi la riunione del Comitatone per decidere sulle grandi navi.

Una richiesta avanzata dal sindaco Giorgio Orsoni e dai senatori del Pd, che il Porto non ha mai sostenuto con entusiasmo. Perché a differenza del Comune, l’Autorità portuale va ripetendo che non tutte le alternative al transito delle grandi navi davanti a San Marco sono possibili. L’unica praticabile in tempi brevi è lo scavo del canale Contorta Sant’Angelo. «Va bene che il Comitatone affronti il problema, ma speriamo che se ne parli in modo complessivo. Ad esempio dando certezze anche per la realizzazione del porto off shore. In ogni caso le indicazioni politiche dovranno essere realizzate dagli enti che ne hanno competenza». Temi già affrontati nell’ultima riunione del Comitatone, il 21 luglio del 2011 (governo Berlusconi). Ma adesso il primo punto è quello delle navi da crociera. Gli occhi del mondo sono puntati su Venezia e sul governo per risolvere un problema diventato quasi un’emergenza dopo l’aumento delle dimensioni e dei passaggi delle grandi navi. Anche il Porto ha capito che le navi dovranno andarsene da San Marco. Ma insiste affinché sia «salvata la Marittima». Milioni di euro di investimenti che hanno fatto dello scalo veneziano uno dei più importanti del Mediterraneo. E per continuare ad arrivare in Marittima, la soluzione migliore secondo il Porto, resta quella dello scavo del nuovo canale, che metterebbe in collegamento la Stazione passeggeri con il canale Malamocco Marghera.

Una ricetta che il Comune non condivide. «Non dobbiamo scavare nuovi canali», ammonisce il sindaco Giorgio Orsoni, «la soluzione immediata, di facile realizzazione, è quella di adattare le banchine di Margghera a ricevere qualche nave. Così si diminuirebbe subito il rischio e la pressione sulla città. Poi si può studiare un modo che per far arrivare le navi attraverso il canale Vittorio Emanuele, già esistente. Ma in laguna non si devono scavare nuovi canali».

Una tesi condivisa anche da Felice Casson, senatore veneziano del Pd autore di un discreto pressing nei giorni scorsi sul premier Renzi. «Sono soddisfatto che Renzi abbia deciso di avocare a sè la decisione convocando il Comitatone», dice Casson, «ribadisco che i principi che devono ispirare la decisione sono due: il confronto fra tutte le alternative sul tappeto e soprattutto il rispetto delle leggi esistenti. E dunque il divieto a scavare nuovi canali in laguna».

Confronto fra tutte le ipotesi che deve esser rispettato anche secondo il deputato pd Michele Mognato. «È positivo», dice, «che Renzi abbia accolto la richiesta del Comune di convocare il Comitatone». Navi fuori dalla laguna secondo il Movimento Cinquestelle. Che ha presentato con l’assessore Luciano Claut una sua proposta per realizzare la nuova stazione passeggeri a San Nicolò.

Alberto Vitucci

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manifestazione 7 e 8 giugno

L’appello a Renzi dei Comitati

Un appello a Renzi perché «lasci fuori le grandi navi dalla laguna». E l’annuncio di una grande manifestazione per il 7 e l’8 giugno. Il comitato «No Grandi Navi» affila le armi e annuncia una serie di iniziative. «L’attenzione deve restare alta», dicono, «le navi devono stare fuori della laguna, nuovi canali provocheranno solo altri danni». Intanto domani, lunedì, i comitati hanno convocato una conferenza stampa in municipio per illustrare i nuovi dati sull’inquinamento del fumo prodotto dalle navi che passano in bacino San Marco.

(a.v.)

 

GRANDI NAVI – Il Comitatone di fine aprile non ferma gli attivisti

La convocazione del Comitatone non è una condizione sufficiente per quietare il Comitato “No grandi navi”. Pur esprimendo soddisfazione per il fatto che il Governo ha deciso di agire in modo più trasparente, gli attivisti hanno già fatto sapere che non staranno fermi ad aspettare, ma che alzeranno il tiro per tutto il prossimo mese fino alla grande manifestazione progettata tra il 7 e l’8 giugno in occasione dell’inaugurazione della Biennale Architettura, quando i media di tutto il mondo saranno a Venezia per l’evento.
«Abbiamo inviato una lettera aperta al Presidente del Consiglio – dicono i No navi – per porlo davanti alle tremende responsabilità che il suo governo si sta assumendo e abbiamo deciso di lanciare subito la più ampia mobilitazione di tutta la città per costruire una giornata di effettivo blocco delle crociere. Dobbiamo portare fuori dalla laguna i “mostri del mare” e fermare qualsiasi ipotesi di grandi opere che manomettano o sconvolgano la laguna stessa».
La manifestazione presuppone una sorta di marcia di avvicinamento alla data fatta di manifestazioni più piccole, ma dalla grande valenza informativa, come ad esempio il volantinaggio in corso in questi giorni all’Arsenale.
Lunedì in Comune saranno illustrati i risultati dei rilevamenti sull’emissione di polveri ultrasottili Pm2,5 (le più pericolose) prodotte dai combustibili delle navi da crociera effettuati la settimana precedente dal Nabu, un’associazione ambientalista tedesca, in collaborazione con il Comitato.
Da molto tempo il Comitato chiede rilevamenti stabili delle emissioni nell’atmosfera ad opera delle navi, ma finora, al di là della centralina a Sacca Fisola, non ci sono altre stazioni di rilevamento. Le uniche indagini compiute a livello di fumaiolo sono state quelle della Procura della Repubblica la cui inchiesta è però ancora in corso.

 

Nuova Venezia – Grandi navi. Renzi convoca il Comitatone

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26

apr

2014

 

Mercoledì a Roma

Il premier Matteo Renzi ha convocato mercoledì prossimo, 30 aprile, il Comitatone. Il primo punto all’ordine del giorno sarà la questione grandi navi. Raccolto l’appello del sindaco Giorgio Orsoni, sul tavolo le alternative a San Marco.

Grandi navi, Renzi convoca tutti a Roma

Mercoledì il Comitatone, non si riuniva da tre anni. Soddisfatto il sindaco, ma il braccio di ferro si trasferisce a palazzo Chigi

VENEZIA. Un Comitatone per decidere sulle Grandi navi. Il premier Matteo Renzi accoglie la richiesta del Comune e convoca la riunione del Comitato interministeriale che non si riuniva da quasi tre anni. Mercoledì alle 15.30, nella Sala Verde di palazzo Chigi, l’organismo che si occupa di Legge Speciale e salvaguardia deciderà sul futuro delle grandi navi in laguna. Un «pressing» compiuto in prima persona dal sindaco Giorgio Orsoni sui suoi ex colleghi dell’Anci Matteo Renzi e Graziano Delrio. Alla fine è stato il sottosegretario alla presidenza Delrio a comunicare la convocazione ufficiale per la settimana prossima. «Sono molto soddisfatto», commenta il sindaco, «il presidente del Consiglio ci ha dato ascolto.

E finalmente si accende l’attenzione del governo su un tema serio e importante per la città, nella sede che la legge indica da sempre come unico luogo dove si devono prendere decisioni per la laguna. Al di fuori di chiacchiere, comunicati e manovre sottobanco. Tutto si dovrà decidere alla luce del sole». Un punto a favore del sindaco nell’ormai lunga polemica che lo oppone al Porto sulle alternative possibili al passaggio delle grandi navi davanti a San Marco. Che non significa però in alcun modo che il governo abbia deciso di sposare la sua soluzione alternativa, quella del terminal passeggeri a Marghera. «Ma a questo punto», continua Orsoni, «io spero che le proposte che partono dalla verità siano quelle favorite. Intanto si è preso atto che c’è un problema e che questo va risolto con soluzioni transitorie che riducano i passaggi e dunque i rischi e l’impatto. E poi con soluzioni definitive».

Norme. Ma tutto, per il sindaco, «dovrà essere all’interno delle normative urbanistiche». «Non si dovranno scavare nuovi canali», conclude il sindaco. Come far passare la proposta Marghera senza penalizzare la Marittima? «Il Piano regolatore portuale in vigore», spiega Orsoni, «prevede che le grandi navi entrino dal canale Malamocco Marghera ed eventualmente arrivino in città attraverso il canale Vittorio Emanuele. Ecco, nel caso potremmo approfondire questa soluzione. Ma nuovi canali assolutamente no». La partita si sposta adesso a palazzo Chigi. Decisione che Renzi aveva già preso la settimana scorsa, dopo il pressing su di lui dei senatori del Pd Zanda e Casson. «Se i ministri forzano sull’ipotesi Contorta siamo disposti a votare contro», avevano detto in sostanza i due esponenti del Pd. Maurizio Lupi (Infrastrutture) del Nuovo centrodestra e Luca Galletti (Ambiente, dell’Udc) avevano concordato una procedura affidata alla Legge Obiettivo, con evidente preferenza per la soluzione richiesta dal Porto, cioò lo scavo del nuovo grande canale Contorta Sant’Angelo. Ma adesso la questione è stata «avocata a sè» dal presidente Renzi. Si deciderà in Comitatone, dove peraltro i due ministri sono presenti e hanno diritto di voto, insieme a quello della Cultura (Dario Franceschini). C’è anche il governatore del Veneto Luca Zaia, che non fa mistero di preferire la soluzione proposta da Paolo Costa, cioè lo scavo del nuovo canale. Ma il sindaco non si preoccupa. «Sarà l’occasione», dice, «per mettere sul tavolo tutte le proposte e scegliere la soluzione che dà maggiori garanzie sul piano ambientale, economico e occupazionale». Si parlerà di grandi navi e anche di finanziamenti per il terminale off shore per le merci da un miliardo e mezzo di euro, che il porto vuole realizzare fuori dalla laguna. E di finanziamenti per la manutenzione e dello stato di avanzamento del progetto Mose. L’ultima riunione del Comitatone era stata convocata da Gianni Letta (governo Berljsconi) il 21 luglio del 2011. Da Roma quel giorno erano arrivati 630 milioni di euro per il Mose e 40 per la città.

I progetti. Sette progetti sul tavolo. Anche se il ministero delle Infrastrutture punta sui soli «in grado di mantenere lo scalo dei passeggeri nell’attuale Marittima», cioè o nuovi canali Contorta-Sant’Angelo e «retroGiudecca». Sarà dunque il Comitatone, l’organismo interministeriale istituito con la seconda legge Speciale, quella del 1984, a stabilire la strada da percorrere per realizzare al più presto, come chiede la città e come ha ribadito il Senato con un voto quasi unanime, il 5 febbraio, le alternative al passaggio delle grandi navi davanti a San Marco. Una riunione che in genere discuteva della distribuzione dei finanziamenti della Legge Speciale, progressivamente diminuiti dal 2002, quando il governo Belusconi istituì la legge Obiettivo, e con essa le procedure accelerate per le grandi opere. Da allora i finanziamenti della Legge Speciale sono finiti in gran parte al Mose, 5 miliardi di euro di cui la gran parte negli ultimi dieci anni per la realizzazione dell’opera. Per la manutenzione della città e i restauri i soldi sono arrivati con il contagocce. E il Comitatone non si è più riunito, l’ultima volta nel luglio 2011. Adesso il primo punto all’ordine del giorno sono le grandi navi. Con i progetti alternativi presentati. Il canale Contorta, il retroGiudecca, ma anche il nuovo terminal a Marghera e le quattro ipotesi di spostare la stazione passeggeri al Lido, davanti all’isola del Mose.

Alberto Vitucci

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VENEZIA – Il sindaco: «Vittoria del buon senso». Il Comitato del no: «Speriamo in decisioni sagge»

Grandi navi, la mossa di Renzi

Il premier convoca il Comitatone mercoledì 30 per cercare di trovare una soluzione condivisa

COMITATONE – Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha ascoltato l’appello del sindaco e ha convocato il Comitatone con urgenza per mercoledì 30 aprile a palazzo Chigi. Si parlerà di alternative al passaggio delle grandi navi a San Marco.

I COMMENTI  «È una vittoria del buon senso – dice il sindaco Giorgio Orsoni, che temeva una decisione calata dall’alto – perché qualsiasi decisione che non sarebbe passata per il Comitatone sarebbe stata inaccettabile». Soddisfatti anche i No Grandi navi: «Speriamo che decidano saggiamente».

Il premier accoglie le richieste del sindaco. Mercoledì 30 la decisione sui percorsi della crociere in laguna

APPUNTAMENTO A ROMA – Dopo tre anni torna a riunirsi l’organismo che unisce Stato ed enti locali sulla Salvaguardia

Il sindaco Giorgio Orsoni alla fine ce l’ha fatta: il Comitatone si riunirà nel pomeriggio di mercoledì 30 e all’ordine del giorno ci saranno le alternative al passaggio delle grandi navi davanti a San Marco. A convocarlo è il presidente del Consiglio Matteo Renzi, che ha recepito immediatamente la lettera inviata qualche giorno fa dall’ex collega veneziano per evitare di ritrovarsi di fronte a decisioni già prese a Roma all’insaputa non solo della città, ma anche del Parlamento. Che il timore fosse assai fondato non è un mistero, così come non è un mistero il fatto che – nonostante le belle parole sull’uguaglianza – fosse in corso una convergenza verso il progetto dell’Autorità portuale e benedetto dalla Capitaneria di porto, lo scavo del canale Sant’Angelo Contorta che in realtà è quello più osteggiato dalla città e dalle formazioni ambientaliste.
«Diciamo che è una vittoria del buonsenso – commenta serafico il sindaco, di ritorno da un Arsenale finalmente aperto alla gente e quindi super affollato – poiché qualsiasi decisione che non fosse passata per il Comitatone sarebbe stata una decisione inaccettabile».
Più volte il sindaco aveva richiesto una nuova riunione del Comitatone, ma finora senza esito anche a causa del cambiamento del quadro politico con quattro governi che si sono succeduti. Il 21 luglio 2011 Silvio Berlusconi era ancora a capo del Governo e allora Orsoni dovette battere i pugni sul tavolo e minacciare di votare contro i finanziamenti al Mose se non si fosse provveduto immediatamente a riattivare i fondi di legge Speciale. I famosi fondi che sono arrivati solo pochi mesi fa e che hanno consentito di far ripartire i lavori di manutenzione in città.
Ora – aggiunge Orsoni – confidiamo nel Comitatone, che è una sede più serena, affinché si possa arrivare ad una decisione il più possibile corretta».
Nella famosa lettera, il sindaco sollecitava il Governo anche a risolvere una volta per tutte la questione della “sovranità” sulle acque della laguna, oggi divisa tra cinque soggetti diversi.
«Una cosa per volta – conclude – all’ordine del giorno abbiamo le grandi navi. Intanto… accontentiamoci di questo e delle indicazioni che ne verranno fuori».
Soddisfazione è stata espressa dal Comitato No Grandi navi, che ha inviato anch’esso una lettera aperta al presidente del Consiglio..
«Speriamo che decidano saggiamente e non sulla spinta del ministro Lupi – commentano – che è totalmente schiacciato sullo scavo del Contorta. Orsoni, sostenendo la tesi di Marghera ha fatto però un errore diventando una parte e non avrà quindi quel margine di manovra che avrebbe avuto assumendo una posizione di terzietà».

Nuova Venezia – “Grandi navi, blocco per la Biennale”

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24

apr

2014

Il Comitato in assemblea ha deciso la linea dura. Tommaso Cacciari: il 7-8 giugno impediremo le partenze per tutto il giorno

Il sindaco Orsoni a giorni incontrerà il premier Matteo Renzi e Casson ricorda gli impegni del Governo. Lunapoppi (Italia Nostra) contrario al nuovo porto off shore in mare.

VENEZIA. «Il 7 e 8 giugno, in coincidenza con la Biennale d’Architettura, sarà blocco delle grandi navi. E non sarà un blocco simbolico, di qualche ora: le navi non devono partire per tutto il giorno. È la risposta che la città darà alla drammatizzazione del governo e del porto che vogliono accelerare sullo scavo del Canale Contorta». Tommaso Cacciari parla al termine dell’affollata assemblea del Comitato Nograndinavi, che ieri pomeriggio ha riempito l’aula magna della sede universitaria di San Sebastiano: la risposta è stata ferma e unitaria da parte delle molte anime del mondo “noNav”. E fino al giorno annunciato del grande blocco, un incalzare di iniziative, in quello che Luciano Mazzolin presenta come «un percorso di avvicinamento serrato al 7-8 giugno».

Così appello a tutti i parlamentari (italiani ed europei) «non solo per una simbolica presa di posizione contro le grandi navi»- per dirla ancora con Tommaso Cacciari – «per l’ennesima interpellanza parlamentare, ma perché siano in piazza con la città a manifestare e bloccare le navi». Da domani, striscioni e volantini alla tre giorni di apertura straordinaria dell’Arsenale, allo stand dell’Edizione Corte del Fontego. Lunedì 28, conferenza stampa con i risultati delle indagini di rilevamento sulla qualità dell’aria che il Comitato ha affidato a un gruppo di docenti universitari tedeschi. Ancora, presidio informativo alla Festa per Poveglia, a Malamocco il 4 maggio. Entro metà maggio, assemblea pubblica cittadina nuovamente in sala San Leonardo; il 27 maggio in pullman a Roma per la manifestazione nazionale organizzata da Comitato per l’acqua pubblica.

La “linea dura” arriva nel giorno in cui il sindaco Giorgio Orsoni comunica di avere in calendario «a giorni, un incontro con il presidente del Consiglio Matteo Renzi». La posizione del Comune è nota: opzione Marghera, «da subito, per due o tre giganti più grandi» e per le altre arrivo in Marittima attraverso il Canale Vittorio Emanuele lungo il ponte della Libertà, in opposizione allo scavo del canale Contorta voluto dall’Autorità Portuale o di un nuovo canale parallelo alla Giudecca (avanzato da Scelta civica e caldeggiato da Venezia Terminal passeggeri).

Ma il dibattito interno ai “NograndiNavi” sul “dopo” è aperto: ieri, il vicepresidente di Italia Nostra Paolo Lanapoppi ha scritto una lettera aperta, per prendere le distanze dal progetto alternativo di realizzare un nuovo porto off shore in mare. «Cari amici del Comitato no grandi navi, siete sicuri che le vostre energie siano spese bene quando sostenete che a Venezia le grandi navi da crociera devono essere alloggiate in una nuova banchina portuale tra il Cavallino e la punta del Lido a San Nicolò? Immaginate il traffico di lancioni e motonavi, taxi e mototopi da San Basilio a Sant’Elena e Cavallino quando 12 mila persone dovranno essere trasportate in andata e altrettante in ritorno, e poi i loro bagagli, le provviste, i rifiuti? Le navi da crociera forse fanno meno danni in Marittima, che in un porto artificiale tra due dighe».

«Diciamo che la soluzione De Piccoli è un ripiego», osserva la presidente Lidia Fersuoch, «le navi non vanno tolte dal bacino, come sostiene il Comune, vanno tolte dalla laguna, perché lo scavo di qualsiasi canale mette a rischio la monumentalità di quel bene immenso che è la laguna: sembra impossibile che il sindaco Orsoni non lo capisca. Serve un nuovo progetto di turismo, non assuefatto allo sfruttamento».

In un’intervista (pubblicata su Youtube) del Comitato NoGrandiNavi, il senatore Felice Casson ricorda dell’«atto vincolante per il governo» approvato dal Senato, per sottoporre a una valutazione tecnico-scientifica tutti gli scenari, anche «se il ministro Lupi sta cercando di forzare la mano, giocando sul tempo per evitare di dare modo ai cittadini di organizzarsi», «un conflitto istituzionale grave che si metta contro il Parlamento».

Roberta De Rossi

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Gazzettino – Venezia. Biennale e Vogalonga, minaccia No Navi

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24

apr

2014

Minaccia No Navi sulla Biennale

AMBIENTE & LAGUNA – Il Comitato pianifica un mese di iniziative, il culmine con Architettura

Mobilitazione l’8 giugno, si parla di azioni di blocco

I No grandi navi hanno deciso: una giornata di protesta e di blocco «con modalità tutte da definire» domenica 8 giugno, in coincidenza con la Vogalonga e l’apertura della Biennale Architettura (e con possibilità di anticipare ed estendere la mobilitazione a sabato 7). E fino a quella data, incontri, volantinaggi, flash mob e conferenze stampa di sensibilizzazione. A cominciare da quella convocata alle 10 del 28 aprile a Ca’ Loredan, per illustrare i risultati dell’indagine condotta da ambientalisti stranieri su Pm10 e micro-polveri.
Questa la volontà delle oltre 100 persone che ieri hanno partecipato all’assemblea del Comitato organizzata in un’aula della sede universitaria di San Sebastiano. Proponendo di tutto e di più: dalla nazionalizzazione e internazionalizzazione della protesta fino a un nuovo tuffo collettivo nel canale della Giudecca e al blocco dei cancelli all’imbarco del Porto, passando per il coinvolgimento di campioni, attori, cantanti, remiere e gruppi sportivi, workshop di aquiloni e persino la simulazione in miniatura degli effetti del passaggio delle grandi navi in bacino San Marco, in preparazione per il 2 giugno a Mestre nella vasca di piazza Ferretto.
«Dall’incontro di San Leonardo la situazione anziché migliorare è peggiorata – hanno detto Marco Baravalle e Tommaso Cacciari – Dobbiamo tentare in tutti i modi di tenere alta l’attenzione sul tema e coinvolgere il maggior numero possibile di persone. A Roma la lobby del Porto ha premuto sul Governo per un’accelerazione a favore della Marittima, da mantenere come punto d’arrivo, lasciando in pista solo il Contorta Sant’Angelo e la tangenziale dietro la Giudecca. Non possiamo accettare i soprusi della politica di palazzo».
La linea dura «per riprendersi la parola e l’iniziativa» è stata sostenuta anche da Luciano Mazzolin di Ambiente Venezia, secondo cui «l’8 giugno va sfruttato in tutte le sue occasioni. Nel frattempo, il premier Renzi rinvii la riunione programmata a Roma. In caso contrario, dovremo rispondere anche a lui, e ricordargli che le 12mila 500 firme da noi raccolte contro le grandi navi non possono essere ignorate».

 

Gazzettino – Grandi Navi, Orsoni va da Renzi

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23

apr

2014

Grandi navi, Orsoni scrive a Renzi: «Vengo a Palazzo Chigi»

SALVAGUARDIA Il sindaco ha inviato una lettera a Palazzo Chigi per spiegare la posizione del Comune

«Ho chiesto un incontro per discutere di traffici marittimi e dello “spezzettamento” delle acque lagunari»

NO NAVI – Oggi alla facoltà di San Sebastiano assemblea per dire no al Contorta

Non c’è da perdere tempo. E, tanto per evitare le intemerate di qualcuno (leggasi soprattutto ministri, “stoppati a livello parlamentare proprio quando avevano cominciato a vedere con troppo favore il progetto Contorta…), il sindaco Giorgio Orsoni ha deciso di mettere a segno un vero e proprio blitz sottoforma di lettera. Una missiva praticamente già pronta, manca solo qualche ritocco e poi sarà spedita. Probabilmente già oggi: destinatario Matteo Renzi, fermo posta Palazzo Chigi. Orsoni ha deciso la mossa (probabilmente confortato anche dal parere del “numero due” del Governo, l’amico Graziano Delrio, ora sottosegretario alla Presidenza del consiglio) per un vero e proprio “tu per tu” con l’ex collega fiorentino. «Così, finalmente – butta lì – riuscirò a spiegargli la situazione veneziana e quindi la nostra posizione. Mi auguro che Renzi mi convochi al più presto. Se così fosse sarei pronto anche ad andare a Roma già domani (oggi ndr)».
Di sicuro saranno parecchi gli argomenti all’ordine del giorno. Di certo ci sarà la possibilità di evidenziare alcuni temi cari al sindaco come il trasferimento alla Marittima, compresa la richiesta di una convocazione del Comitatone, oltre alla vicenda delle competenze sulla navigazione e la “proprietà” delle acque lagunari per “ricentrare” sul Comune competenze frantumate tra più enti.
E mentre oggi si terrà una nuova assemblea cittadina, nella facoltà di San Sebastiano a Ca’ Foscari, alle 17.30, con lo slogan “Fermare il Contorta con ogni mezzo” per l’ennesimo tentativo di chiamare a raccolta i veneziani, nel dibattito interviene l’urbanista Iuav, Carlo Giacomin, che rileggendo il testo del Decreto Clini-Passera del marzo 2012, sottolinea come si possa evincere che non vi sarebbe “alcun obbligo al mantenimento delle grandi navi in Marittima”. Dice Giacomin: «In tutto il Decreto qualsiasi cenno a luoghi o località precise fino alle quali garantire la possibilità di navigazione, tale garanzia non può che essere genericamente riferita a Venezia. In altre parole, con il Decreto si è stabilito niente affatto quale deve essere il luogo preciso finale di attestamento della navigazione, e neppure, implicitamente, che deve per forza essere il punto attuale “alla Marittima”. Si è stabilito solo che si deve garantire la raggiungibilità via mare di Venezia, e questo anche alle navi grandi e grandissime, senza però indicare fino a quale punto preciso del suo ambito, nè che tale punto deve pregiudizialmente essere dentro o fuori della laguna, rispetto alla quale, anzi, si riconosce -come unica motivazione a quella limitazione di traffico- “la sensibilità e vulnerabilità ambientale della laguna di Venezia”, tutta intera e non solo della città o del bacino di San Marco».

 

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