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Buche di 50 metri a Malamocco. D’Alpaos: disastro per l’ecosistema

Ecosistema a rischio: la conferma dalle ultime immagini

Buche nel fondale fino a 50 metri

La laguna è un colabrodo. E nella bocca di porto di Malamocco la corrente e le modifiche dovute ai lavori del Mose hanno scavato buche profonde fino a 50 metri. Una “Fossa delle Marianne” in piena laguna. Che sconvolge equilibri antichi, provoca modifiche dell’ecosistema, della fauna e della flora. E uno squilibrio idraulico pericoloso per la stessa sopravvivenza della laguna.

Un timore da tempo avanzato dai pescatori e dagli esperti di morfologìa lagunare. Adesso documentabile, con le fotografie scattate da un appassionato chioggiotto dall’ecoscandaglio a bordo della sua barca. Nei pressi del Faro Rocchetta, agli Alberoni, il fondale un tempo abbastanza piatto e omogeneo presenta adesso voragini impressionanti. Entrando dal mare in bocca di porto lo strumento segnala dapprima una profondità media di 12-14 metri, con punte di 15. Poi, improvvisamente, all’altezza della conca di navigazione, ecco le prime buche di oltre 30 metri. Si risale a 27,9, poi di nuovo una “fossa” e si precipita a 43,8.

Entrando verso il canale dei Petroli, proprio davanti al Faro Rocchetta, nuove buche oltre i 40 metri. È l’area dove per costruire il Mose e la vicina conca di navigazione il Consorzio Venezia Nuova aveva costruito un terrapieno in sassi. La modifica delle profondità per la posa dei cassoni sul fondale e geotessuti per mantenere nel punto dove saranno posate le paratoie una profondità omogenea, hanno prodotto più avanti le nuove profondità. La forte corrente in entrata, che “sbatte” contro la nuova penisola, e più in generale lo scavo e la modifica dei fondali produce ogni giorno trasformazioni.

Da tempo ambientalisti e studiosi lanciano l’allarme. La laguna perde ogni anno circa un milione di metri cubi di sedimenti. Significa che con la marea se ne vanno in mare pezzi importanti della morfologia lagunare e delle barene. Trasformazioni che hanno prodotto un’accelerazione della corrente in entrata al Lido e una velocità maggiore di propagazione. Mentre la corrente calante (dozana) ha una velocità minore. Secondo alcuni tecnici è anche colpa delle nuove lunate costruite al largo del Lido e di Malamocco. Che hanno anch’esse modificato la circolazione delle acque e delle correnti. Ecosistema in pericolo, dunque. Già nel 2002 l’Atlante della laguna, edito dall’assessorato Ambiente del Comune, segnalava le zone “rosse”, giudicate in pericolo di erosione. Barene che scompaiono, canali sempre più profondi. Da allora nulla si è fatto. E i lavori del Mose hanno nel frattempo aggravato la situazione.

Alberto Vitucci

 

Polemico l’ingegner D’Alpaos, esperto di Idraulica: «La responsabilità non è solo della politica, i progetti sbagliati ridurranno la laguna a un braccio di mare»

«I tecnici minimizzano così distruggono tutto»

«Stanno distruggendo la laguna. E la responsabilità non è solo della politica che ha preso decisioni sbagliate. Ma dei tecnici che hanno spesso minimizzato o nascosto il danno. È una situazione davvero drammatica, e non vedo rimedi in questo momento».

Luigi D’Alpaos è uno dei maggiori esperti di morfologia lagunare. Ingegnere, docente di Idraulica all’Università di Padova, autore di studi e volumi sull’evoluzione dela laguna.

Professor D’Alpaos, in laguna ci sono buche da 50 metri. Cosa è successo? «Da anni predico invano sul fatto che la perdita dei sedimenti non viene contrastata. Sul pennello di Malamocco c’era una buca profonda. Ma adesso il fenomeno sta dilagando. La laguna continuando così si ridurrà a un braccio di mare, sparirà».

Cosa si fa per invertire la tendenza? «Niente, e si continua con idee pericolose e progetti sbagliati, come quello di scavare nuovi canali per le navi da crociera».

Intanto la morfologia cambia. «Certo, e non solo in laguna. Gli ultimi scavi di canali e restringimenti delle bocche per i lavori del Mose hanno provocato una modifica delle correnti. Anche nei canali interni della città, come mi hanno segnalato alcuni miei assistenti. Un fenomeno preoccupante. Sento parlare di gestione del Mose, una volta che sarà finito, aprendo una bocca e chiudendo l’altra. Ma bisogna studiare bene. Si possono produrre trasformazioni irreversibili».

Non si studia più? «Molti miei colleghi e studiosi minimizzano. Sostengono che la laguna si evolve, che non c’è rischio. Un errore».

Lei vuol dire che molte decisioni della politica sono state supportate da analisi tecniche sbagliate? «I miei maestri mi dicevano: noi siamo al servizio del Principe. Nel senso che dobbiamo dire come stanno le cose. Non possiamo minimizzare o non vedere. Posso capire che lo facciano i politici, i tecnici no».

Chi controlla l’evoluzione della laguna? «Appunto, nessuno. Lo scandalo Mose si è portato via anche il Magistrato alle Acque. Istituzione storica della Repubblica Serenissima che il governo ha pensato di cancellare. Ma è stato un grande errore. Bisognava invece rilanciarlo, metterci persone competenti e indipendenti. Il controllo è necessario, ma quell’istituzione è stata abbandonata».

La laguna è in pericolo e nessuno fa niente? «Mi pare che a chi interviene in laguna interessi ben poco di quello che succede una volta fatti gli interventi. Invece bisogna studiare, sapere, modificare come dicevano gli antichi. Anche quella lunata del Lido, avevo detto subito che non serviva a ridurre le maree. Al contrario, produce variazioni del campo di moto delle correnti. Fenomeni che andrebbero studiati, ma nessuno lo fa. E sarà sempre peggio».

Alberto Vitucci

 

Profondità media di 154 centimetri, terre emerse per l’8%

La laguna di Venezia ha una superficie di 540 chilometri quadrati, di cui solo l’8 per cento è costituito da terre emerse. Il resto (92 per cento) è formato dal cosiddetto “sistema idraulico”, cioè i canali (11 per cento), i bassifondi, le velme e le barene (80 per cento). Undici chilometri quadrati sono costituiti da barene, aree con vegetazione tipica a un’altezza media di 30 centimetri sul livello del mare. 98 i chilometri quadrati costituiti da velme, sempre sommerse, 92 chilometri quadrati le valli da pesca. La profondità media della laguna è di 154 centimetri. Dati pubblicati dal Corila, il Consorzio che si occupa di ricerca lagunare. «Il buon senso comune», si legge nella pagina iniazle, «non basta a risolvere i problemi complessi. Ma la ricerca di nuova conoscenza non può costituire un alibi per evitare decisioni inderogabili».

(a.v.)

 

L’inchiesta sulla lunata del Lido, crollata due anni fa

Tre lunate inutili. O quasi. Il Comitatone aveva deciso di affidare al Consorzio Venezia Nuova la costruzione di tre dighe foranee al largo delle bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia. Decisione scaturita dal fatto che le osservazioni del Comune di Venezia contro il progetto Mose avevano chiesto di provare a ridurre le maree con opere “complementari”. Dighe esterne avrebbero potuto ridurre le maree medio alte fino a 4 centimetri. In realtà le dighe riducono la marea di 1 solo centimetro. Sono costate 40 milioni di euro l’una. E adesso hanno la funzione di difendere le dighe dalle correnti. Fatto sta che la lunata del Lido è crollata due anni fa, il giorno dopo essere stata ultimata. Il costo è lievitato di sei milioni con una perizia di variante. E adesso la Procura della Corte dei Conti ha aperto un fascicolo sulla vicenda.

(a.v.)

 

Nuova OSSERVAZIONE Al Ministero

VENEZIA – Nei giorni scorsi, Italia Nostra, con l’Eco Istituto del Veneto Alex Langer, ha presentato al Ministero per l’Ambiente una osservazione alle integrazioni del progetto Contorta. Le integrazioni erano state trasmesse allo stesso Ministero da parte dei proponenti l’opera a seguito di richiesta da parte della Commissione di Valutazione d’impatto ambientale, che sta esaminando il progetto.

«Nella nostra nuova osservazione», rende noto la sezione veneziana di Italia Nostra, «ci siamo occupati nuovamente degli aspetti ambientali e in particolare del problema gravissimo del rischio di anossie, già contestato con una nostra precedente osservazione al progetto».

Le integrazioni in proposito sostengono che l’area compresa tra il Ponte della Libertà e il canale progettato «non sarà influenzata dal canale rimanendo parte del bacino del Lido e alimentata attraverso il canale della Giudecca».

Italia Nostra e l’Eco Istituto sostengono invece che la zona subirà pesantissime ripercussioni. «Infatti, per tentare di contenere l’erosione che con la navigazione nel nuovo canale aumenterà – scrivono – è stata proposta la creazione, a margine del canale stesso, di finte “velme”, in realtà vere e proprie arginature. Per escavare il canale e arginarlo con le “velme” artificiali si distruggerebbero 196 ettari di habitat prioritario. Ma non solo: le “velme” creerebbero una barriera che segregherebbe un’area della Laguna compresa tra gli argini stessi, l’area industriale di Marghera, il ponte translagunare e Venezia: la zona andrà incontro a ricorrenti distrofie, con crisi anossiche da eutrofizzazione che si innescheranno soprattutto col caldo estivo. Fenomeni ripetutisi anche lo scorso anno, con estese morie di pesci; nell’area segregata diventerebbero molto più frequenti. Ci dovremo attendere ricorrenti morie di pesci (con impatti gravi anche per la pesca), esplosioni algali e probabili invasioni di chironomidi».

È dunque necessaria per Italia Nostra una ripubblicazione del progetto e del “Sia” (Studio di impatto ambientale) affinché tutti i cittadini possano riformulare nuove osservazioni.

 

Nuova Venezia – No Grandi navi, 12 gazebo in terraferma

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25

apr

2015

Verso il corteo del 9 maggio

Dodici gazebo a Mestre, nelle Municipalità, a Mogliano e Mira e volantinaggi davanti agli istituti superiori. Giornata di mobilitazione del centro sociale Rivolta in vista del corteo del 9 maggio dell’arcipelago di associazione e comitati del fronte “No Grandi navi”.

«Quello del 9 maggio sarà un grande corteo per dire no allo scavo del Contorta e alle grandi navi e ragionare sulla città, non solo dal punto di vista ambientale. Milioni di euro vanno in opere inutili come il Mose mentre la città vede penalizzati welfare e servizi con il commissariamento che sta producendo un costo sociale altissimo», spiega Michele Valentini.

 

Dura posizione dell’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale

I senatori Puppato e Casson (Pd) hanno presentato un’interrogazione urgente

Le risposte del Porto non sono sufficienti. Ci sono troppe criticità importanti che restano aperte sul progetto Contorta. Un «no» che pesa, quello messo nero su bianco dall’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che potrebbe definitivamente portare alla bocciatura del progetto di scavo del nuovo canale Contorta Sant’Angelo.

Lo ha reso noto ieri l’associazione Ambiente Venezia, che invita adesso il governo a «prendere nato dell’irrealizzabilità della proposta dell’Autorità portuale».

Le risposte fornite dal Porto alle 134 osservazioni formulate dalla commissione Via del ministero per l’Ambiente, secondo l’Ispra non sono adeguate a fugare i timori.

«In oltre l’80 per cento dei quesiti», dice il portavoce Luciano Mazzolin, «le risposte sono giudicate non esaustive e vengono messe in evidenza le criticità dal punto di vista ambientale e della conservazione della laguna. Ci fa piacere che vengano in questa sede scientifica ripresi i contenuti di tante osservazioni inviate dal mondo civile e scientifico. Bisogna adesso archiviare definitivamente questo disastro lagunare e proseguire sulle alternative credibili alle grandi navi come il terminal al Lido già definito progettualmente, unica soluzione che può mantenere l’attività crocieristica a Venezia e coniugare lavoro e salvaguardia dell’ecosistema lagunare».

Sulla vicenda ieri hanno presentato una interrogazione urgente anche i senatori del Pd Laura Puppato e Felice Casson, candidato del centrosinistra a sindaco di Venezia. Chiedono al governo che il rapporto del’Ispra, «organismo scientifico nazionale preposto alla congruità delle risposte fornite dal proponente alle richieste della commissione Via» venga reso pubblico. Chiedono anche garanzie che la valutazione scientifica sia tenuta in debito conto.

«Senza condizionare la valutazione finale della commissione e senza venire superata dalla politica, come successo spesso nell’iter del progetto Mose».

«Preoccupano le affermazioni del presidente del Porto», scrivono Casson e Puppato, «che annuncia un parere favorevole della commissione Via».

I due senatori chiedono infine al presidente del Consiglio, ai ministri delle Infrastrutture e dell’Ambiente «il rispetto dell’impegno di trasparenza e di correttezza, oltre che di celerità, già assunto dal governo dopo la mozione del Senato il 6 febbraio del 2014. «Per garantire l’industria crocieristica, il lavoro e la salvaguardia della laguna». Una battaglia che va avanti.

Alberto Vitucci

 

 

Appello alle associazioni e ai cittadini del Veneto per una grande manifestazione per liberarci dalla cricca delle grandi opere inutili, dannose e imposte, il 9 maggio!

Inizia la stagione croceristica 2015 senza che le autorità preposte abbiano ottemperato a quanto previsto dal Decreto Clini Passera in merito al passaggio delle grandi navi da crociera in Bacino San Marco. La Marittima non ospiterà le mega navi di stazza superiore alle 96 mila tonnellate, così come previsto da una Ordinanza della Capitaneria di Porto poi annullata dal TAR, ma tutte le altre, ugualmente enormi e non sostenibili per il delicato equilibrio lagunare e per la sicurezza e la salute della città di Venezia e degli altri insediamenti lagunari, riprenderanno ad entrare dalla Bocca di Porto del Lido e a passare davanti all’area marciana e per il Canale della Giudecca, giungendo alla stazione marittima, a ridosso di quartieri densamente abitati, con il loro carico inquinante di fumi tossici e radiazioni elettromagnetiche nocive.

Sono tre anni ormai che la soluzione alternativa viene rinviata, per una precisa responsabilità dell’Autorità Portuale, la quale, invece di accettare l’evidenza che navi sempre più grandi e insostenibili per l’equilibrio idrodinamico e morfologico della laguna, debbano attraccare fuori in un avamporto alla Bocca del Lido, si intestardisce a voler imporre un’altra grande opera inutile e dannosa quale il canale Contorta Sant’Angelo, per far entrare le navi da crociera dalla Bocca di Porto di Malamocco, per giungere alla Marittima senza passare davanti a San Marco (come se il problema fosse solo questo e non l’estromissione di navi che provocano erosione dei fondali e la trasformazione della Laguna in un braccio di mare).

E’ nota a tutti, con la conferma del mondo scientifico, la devastazione provocata dal Canale dei Petroli in laguna centrale, eppure si vuole ancora insistere con la manomissione ambientale ed idraulica, raddoppiando in pratica il Canale dei Petroli portandolo, con il Contorta, direttamente in centro città. Un’altra grande opera, un canale largo 150 metri e profondo 10 dove ora c’è un piccolo canale navigabile profondo 2 metri e mezzo, per soddisfare gli appetiti dei soliti noti, della cricca affaristica e criminale che la grande retata del Mose del 4 giugno 2014 ha solo fermato, ma non certo sradicato, visto che tutto sta continuando come prima, dopo aver cambiato i vertici e qualche nome, ma mantenendo sostanzialmente integro il “sistema”, sostituendo qualche “mela marcia”, ma mantenendo integro “l’albero” del malaffare.

Ogni mese un’indagine della Magistratura svela la realtà delle grandi opere inutili e imposte, che sia l’EXPO, il Mose, la Tav o la Romea Commerciale: tangenti, corruzione, malaffare, vere e proprie associazioni a delinquere colluse con la Politica, con la mafia, con i servizi segreti (inchiesta Mose docet).

Eppure nulla cambia, all’insegna dell’italico gattopardesco motto: che tutto cambi perché nulla cambi.

Questa pervicacia poi dell’Autorità Portuale a voler imporre un’opera devastante quale il Contorta sta seriamente danneggiando anche il settore croceristico. L’ostinazione della A.P. nel proporre un progetto non accettabile sul piano procedurale, tecnico e ambientalista, non rispettoso della specificità della laguna e del suo ambiente tanto da aver sollevato numerosissimi rilievi, difficilmente superabili, ha allungato oltremisura i tempi di approvazione del progetto con il serio pericolo che le compagnie croceristiche abbandonino Venezia danneggiando economia e occupazione. Questo quando altre soluzioni praticabili di avamporto alla bocca del Lido, potrebbero garantire la permanenza e anzi lo sviluppo del settore, mantenendo le navi di stazza insostenibile fuori della Laguna, conservando la Marittima quale terminal e comunque come attracco delle navi più piccole.

E’ per questo che questo nostro appello è rivolto pure ai lavoratori del Porto e dell’indotto del settore croceristico: non fatevi ingannare dalle sirene della cricca delle grandi opere, che intende mettere i lavoratori contro i cittadini e le associazioni ambientaliste, solo per avere il via libera per un’altra grande opera inutile e devastante quale il Contorta, con tutto li corollario di tangenti e malaffare.

Venezia è scossa e umiliata dallo scandalo del Mose: un’intera città e i suoi abitanti commissariati ed espropriati di democrazia. Il Comune è amministrato da un Commissario prefettizio che governa per nome e per conto del Governo, operando tagli agli stipendi dei lavoratori comunali e ai servizi del welfare municipale, nonché la svendita di palazzi comunali ed altri beni comuni, come se il buco in bilancio fosse responsabilità dei lavoratori e degli utenti dei servizi comunali e non delle politiche di austerità e di un patto di stabilità che sta soffocando tutti gli enti locali, mentre la cricca del Mose ha rubato e sperperato ben un miliardo di euro sui cinque che finora è costato il Mose, un’opera per la quale esistono forti dubbi sulla sua efficacia e che comunque, con una manutenzione da 30 e passa milioni di € l’anno, condannerà al debito permanente le future generazioni.

E’ per questo che questo nostro appello è rivolto pure ai lavoratori del Comune in lotta per la difesa dei servizi comunali e del loro stipendio, ai cittadini e ai settori sociali che stanno pagando queste politiche di austerity sulla casa e sui servizi: è dai primi anni del 2000 che tutti fondi della Legge Speciale per Venezia per la manutenzione fisica e per la salvaguardia socio-economica e le politiche per la residenza, vengono dirottati al Mose; pure nei parametri per il rispetto del Patto di Stabilità del Comune ci stanno ancora i fondi della Legge Speciale che non ci sono più; beffa nella beffa: il Comune sta rischiando il default anche per i soldi del Mose che la cricca del Consorzio Venezia Nuova ha rubato.

FERMIAMO IL CONTORTA E LE GRANDI OPERE NEL VENETO RIPRENDIAMOCI LA CITTA’

E’ per questo che questo nostro appello è rivolto ai giovani, agli studenti e ai precari perché si riprendano la possibilità di vivere e ripopolare Venezia, dopo aver scalzato la cricca del malaffare, la cupola del Mose e delle grandi opere volte al profitto per pochi e alla devastazione ambientale e sociale per tutti.

SABATO 9 MAGGIO NO GRANDI NAVI – NO GRANDI OPERE BASTA MAFIA E CORRUZIONE

ore 15.30 C.po Santa Margherita – corteo fino a CAMPO SANT’ANGELO con dibattito – spettacoli e concerto

 

Subito dopo la candidatura a Governatore della Regione Veneto del sindaco Tosi, ho letto sul Gazzettino una sua dichiarazione sul tema delle grandi navi, nella quale affermava, con superficialità, che il problema non esiste, “tanto sono trainate dai rimorchiatori”.

Prima di rilasciare dichiarazioni del genere, sarebbe bene informarsi e capire che il grande problema sono le restie, che pompano acqua come un sifone fra le antiche pietre e pochi secondi dopo, per l’azione contraria, portano fuori i sedimi su cui poggia la città, e questo non lo dico io lo dice un certo Archimede; ma non solo, le enormi profondità dei canali scavati per far transitare navi del genere, in un ambiente con una altezza media di 50 cm, sono responsabili delle acque alte sempre maggiori e della scomparsa delle barene, freno naturale all’avanzata dell’acqua dalle bocche, inoltre l’inquinamento che provocano è molteplice: in aria, con i motori, perennemente accesi, e in acqua, con gli scarichi a mare e la velenosissima antivegetativa. Effettivamente sono trainate dai rimorchiatori, ma le enormi eliche sono in movimento e sollevano dal fondale il sedime che per azione della Dosana, vengono portate in mare dalla corrente.

Alessandro Dissera Bragadin – Venezia

 

Gazzettino – Venezia. Crociere, nuovo scontro sul Contorta

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20

apr

2015

POLITICA Il candidato sindaco del Pd non lascia spazi alla mediazione. E Brugnaro apre la sede di Venezia

Felice Casson deciso: «No allo scavo del canale». Paolo Costa si indigna: «Dice cose false»

CASSON – In un teatro Toniolo di Mestre gremito nonostante l’assenza del premier Matteo Renzi, Felice Casson ha lanciato un vero e proprio anatema nei confronti dello scavo del Canale Contorta, schierandosi a favore dei progetti alternativi. Secca la replica di Paolo Costa, seduto in platea: «La solita solfa. Casson dice falsità».

BRUGNARO Intanto ieri Luigi Brugnaro ha inaugurato a Venezia il suo primo “punto Comune”, una sede che sarà operativa per tutta la campagna elettorale. «Faremo molto rumore», ha promesso il candidato sindaco.

«No al Contorta» E Costa si arrabbia

BOTTA E RISPOSTA «Crociere, bisogna puntare sui progetti alternativi»

La replica: «Dice falsità

Ieri doveva essere il giorno del “Patto per Venezia”. Al teatro Toniolo, Felice Casson aspettava il premier Matteo Renzi per ottenere da lui un impegno pubblico sui temi caldi della città. Renzi è però dovuto rientrare a Roma per seguire gli sviluppi dell’ultima tragedia accaduta nel Mediterraneo – alle 11 la telefonata al segretario regionale del Pd, Roger De Menech, per lo stop definitivo – annullando l’incontro elettorale con Casson e la Moretti. «Una scelta condivisa e doverosa», ha spiegato Casson dopo il minuto di silenzio in memoria delle vittime del mare. La stretta di mano è però solo rinviata. «Mi è stato garantito – ha detto il senatore del Pd – che Renzi tornerà presto a Venezia, forse in occasione dell’inaugurazione del padiglione Aquae dell’Expo».

In un teatro Toniolo riempito in ogni posto, tra curiosi e tantissime facce note del Pd veneziano e regionale, Casson ha comunque colto l’occasione per anticipare i contenuti del “Patto” che avrebbe proposto pubblicamente a Renzi. Prima di tutto il risanamento del bilancio e la revisione del patto di stabilità. «Basterebbe un decreto o anche meno, a Renzi glielo avrei detto», ricorda il candidato del Pd, che poi chiede anche una «decisione politica per avere nuovi spazi economici», che a molti è sembrata una fugace richiesta di finanziamenti. Poi il tema del lavoro e della sicurezza, con una zona franca al porto e la tolleranza zero nei confronti dell’illegalità, ma anche un impegno preciso per il riconoscimento non tanto della specificità veneziana, quanto della sua «unicità».

L’ex magistrato ha poi lanciato un vero e proprio anatema nei confronti dello scavo del Canale Contorta, schierandosi a favore dei progetti alternativi, che garantirebbero, dice Casson, il mantenimento della crocieristica e la tutela dell’ambiente. Giocando con le parole, il candidato sindaco del Pd ha ribadito: «Non percorriamo strade “contorte” per evitare una nuova palude come accaduto con il Mose».

Parole che hanno fatto rabbuiare Paolo Costa. Seduto in sala tra le prime file, il presidente dell’autorità portuale veneziana replica alle parole di Casson: «La solita solfa, Casson dice falsità. Perché il Contorta è il solo intervento in grado di salvare la laguna e i posti di lavoro della crocieristica».

L’assenza di Renzi non ha comunque placato le proteste. Ad agitare le acque fuori dal Toniolo ci hanno pensato anche i “Forconi”, con un piccolo gruppo che voleva partecipare all’incontro, mentre più pacifico è stato il volantinaggio dei Cobas dei lavoratori comunali di Venezia. Nonostante l’imponente sistema di sicurezza – basti pensare che lo stesso De Menech è stato rimbalzato ad un ingresso secondario del teatro – due precari della scuola del movimento degli insegnanti “Mida Precari” sono riusciti a salire sul palco durante il discorso di Alessandra Moretti, rubandole la scena. Poi, terminato l’intervento della candidata Pd, la protesta è esplosa, con una trentina di insegnanti che hanno srotolato striscioni e volantini come “Non votiamo la buona scuola” e “Da precari a disoccupati”, ma anche grida del tipo “Non votiamo più Pd” e “Basta bugie”. Gli insegnanti precari, che denunciano anche di essere stati perquisiti all’ingresso, contestano la riforma della scuola del Governo, che, tra le altre cose, non dovrebbe garantire l’assunzione di tutti i precari.

Una protesta annunciata e che, nonostante le tante mediazioni politiche, è comunque andata in scena, anche se l’assenza di Renzi ha “sgonfiato” la portata di tutta la giornata, tanto per i candidati, quanto per chi protestava.

Marco Dori

 

LA POLEMICA – Nessuno sconto agli ex assessori: «Miopi, avete svenduto i beni»

MESTRE – Qualcuno in platea avrà pensato: ma ce l’ha con me? Già, perché dal palco del Toniolo, Felice Casson non ha risparmiato sassate per amministratori e “colleghi” di partito che hanno negli ultimi anni avuto in mano la guida politica di Venezia e che ieri erano tutti seduti nelle prime file del teatro, in una sfilata di ex assessori comunali, dirigenti e figure di vertice.

Un attacco frontale, quello dell’ex magistrato, che accusa senza mezzi termini i vecchi amministratori di aver messo in pratica un «politica miope» e di aver «svenduto i gioielli di famiglia». Il riferimento è alle operazioni mobiliari e immobiliari che non hanno permesso di mettere in sicurezza il bilancio di Venezia. «In passato – ha ricordato a tutti Casson – si è assistito a una inaccettabile svendita di beni mobiliari e immobiliari. Una svendita dei gioielli di famiglia figlia di una politica miope».

Casson non entra nello specifico, ma è facile immaginare che si riferisca alla vendita di alcune importanti partecipazioni azionarie del Comune e di altri immobili di pregio. Il candidato sindaco del Pd ha poi ricordato la sua opposizione alla vendita del Casinò, anche quella frutto della vecchia amministrazione, con un secco: «Non va svenduto, è stato solo mal gestito».

(m.dor.)

 

Non funzionerà. Punto. Sintetizzare l’opinione che Tommaso Cacciari (nipote di Massimo, ndr) ha del Mose è fin troppo semplice. Lui, da sempre attivista contro l’opera, l’aveva già bocciata nel 2006 ed era stato querelato dal Consorzio Venezia Nuova con una richiesta danni di 250 mila euro. Ha vinto.

“Non serviva la magistratura per capire i problemi del Mose, bastava usare la logica: la laguna non è un bidet che puoi isolare con un tappo”.

Andiamo con ordine. Hanno sbagliato tutto. L’intero progetto? Ancora prima: l’idea. Sa quando si è cominciato a parlare di Mose? Con l’alluvione del ‘66. Venezia ha alle spalle un territorio manomesso, cementi- ficato che non è più in grado di raccogliere le piogge e l’acqua defluisce da 100 comuni in mare. I geni hanno pensato di chiudere la laguna.

Con le paratie le acque non defluirebbero?  Esattamente. Quando Padova è finita sotto acqua noi qui a Venezia non abbiamo messo gli stivali perché defluiva dalle bocche di porte, ci fosse stato il Mose avremo fatto la fine dei topi.

La differenza tra fogna e laguna è il ricambio di acqua pulita con il mare, se impediscono questo ricambio noi diventiamo una fogna velenosa. Esistono alternative? Certo: stringere le bocche di porto, cioè i tre punti in cui la laguna comunica con il mare, e alzare i fondali, così eviteremmo almeno 80 dei 100 giorni annui di acqua alta.

Perché non è stato scelto? Rendeva impossibile il transito in laguna delle grandi navi. Il Mose non è pensato per tutelare la città ma per tutelare il gigantismo navale. Ora sappiamo che è stato il sistema corruttivo a decidere di farlo. Sarà operativo nel 2017 Iniziano altri problemi. Aldilà del lato psichiatrico di chi pensa di poter fermare il mare con un pannello, queste 78 paratie le hanno dovute distanziare tra loro di 80 centimetri.

Insomma: sono inutili? Una presa in giro. Ogni paratoia è fissata a una cerniera sul fondale. Alcuni studi sostengono che quella cerniera non regge. E andranno pulite ogni anno perché il “fooling”, cioè la vita che un corpo immerso nell’acqua si trova attaccato addosso, sarà di 24 centimetri l’anno. 78 relitti che si riempiono di alghe, conchiglie, sabbia. Che fai? Mandi il sommozzatore con una spazzola?

Quindi? Va ripensato tutto. Da anni sia come comitati di cittadini sia come movimenti No Mose e No Grandi Navi contestiamo questo scempio. Domani sa- remo in 15 piazze di Venezia a spiegare le nostre motivazioni e il 9 maggio di sarà una manifestazione in laguna.

 

Nuova Venezia – Crociere, decidere le alternative

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19

apr

2015

Vertice con operatori del porto e società armatrici. Venice 2.0 sul sito del Ministero

VENEZIA «Io contro l’off shore? Ma non è vero. Sono balle messe in giro in malafede da chi vorrebbe insinuare che blocchiamo lo sviluppo. È vero esattamente il contrario». Felice Casson si prepara a incontrare Matteo Renzi. E nel suo dossier ci sono anche le Grandi navi. Un problema che ha diviso non poco il centrosinistra e in particolare il Pd.

Con l’attuale candidato sindaco in prima linea per togliere le grandi navi da crociera da San Marco. «Ma la linea è chiara e condivisa», dice Casson, «ho detto che ci sono tre progetti alternativi che vanno valutati per una decisione in tempi brevi. Dobbiamo privilegiare il lavoro, la crocieristica e la difesa della laguna. Quanto all’off shore, deciderà il governo. Non ho mai detto che sono contrario a priori».

La patata delle alternative alle grandi navi davanti a San Marco è ora in mano al governo. Il Porto preme perché sia scelto al più presto il progetto Contorta Sant’Angelo, che consentirebbe di mantenere la Marittima e far entrare le navi da Malamocco e non più dal Lido e San Marco.

I comitati spingono perché sia valutata la soluzione del Lido, che consentirebbe di tenere le navi fuori dalla laguna. Ipotesi realizzabile in due anni, già bocciata dall’Autorità portuale. Ma da ieri presente nel sito del ministero dell’Ambiente con il progetto Venice cruise 2.0., presentato da Cesare De Piccoli e dalla società Duferco. Con tanto di studio di impatto ambientale (Sia) presentato dalla società D’Appolonia.

Infine l’ipotesi Marghera, con progetto firmato da Roberto D’Agostino. Anche qui il porto ha espresso parere contrario. «Le navi commerciali e da crociera», dice Costa, si incrocerebbero e la legge non lo consente. Con il Contorta si risparmierebbe tempo, il tratto in comune sarebbe molto più breve».

Per anticipare i tempi Casson ha incontrato l’altra sera una delegazione di operatori del porto e industriali. E anche i vertici delle principali società delle crociere.

«Ho spiegato», dice, «che la volontà della città è quella di risolvere il problema senza penalizzare il settore, rispettando la laguna. Ho avuto risposte incoraggianti: in attesa dell’alternativa anche le compagnie sono disposte a soluzioni transitorie e a qualche sacrificio per il bene della città. Ma l’obiettivo deve essere il rilancio. Con le soluzioni alternative potremo ricavare anche nuovi posti di lavoro».

Anche questo un argomento di confronto con il premier. E con l’alleanza di centrosinistra, che ha sottoscritto su questo punto un programma comune.

(a.v.)

 

Nuova osservazione inviata a Roma dai comitati. Zanetti: che ne sarà della laguna dopo lo scavo?

Il Contorta non è una soluzione definitiva ma «provvisoria», in attesa della soluzione a lungo periodo che potrebbe prevedere lo spostamento della Marittima a San Nicolò. Un elemento di «grande novità» contenuto nelle integrazioni alle osservazioni presentate dall’Autorità portuale al ministero per l’Ambiente. Che ha convinto i comitati a presentare una nuova Osservazione ai ministeri.

«Nelle integrazioni prodotte dal Porto e dalla società One works», scrivono nel documento inviate a Roma Marco Zanetti e Andreina Zitelli, «lo scavo del canale Contorta viene adesso definito provvisorio. Questo cambia il quadro generale e fa ritenere il progetto «Adeguamento della via acquea di accesso alla stazione marittima e riqualificazione delle aree limitrofe» non ambientalmente compatibile. Va ritirato, dunque, insistono i rappresentanti delle associazioni. E qualora si voglia proseguire l’esame dello stesso progetto «va ripubblicato per consentirne un esame pubblico».

Cosa succederà alla laguna», si chiedono Zanetti e Zitelli, «se un canale di quelle dimensioni dovesse essere dismesso dopo pochi anni?».

Polemiche di cui il Porto sembra non interessarsi. «Noi siamo pronti a far partire la gara internazionale per avviare i lavori», ha annunciato il presidente Paolo Costa, «da tre anni aspettiamo indicazioni su cosa dobbiamo fare, e questa incertezza nuoce al mercato».

Secondo Costa non si tratta soltanto di un grande scavo ma di un «recupero ambientale» di un’area già disastrata. Con i milioni di metri cubi di fanghi scavati dai fondali del Contorta sarebbero infatti realizzate barene di protezione ai lati del nuovo canale.

Ipotesi che gli ambientalisti contestano. Insieme alla previsione che il passaggio di grandi navi in mezzo alla laguna potrà aumentare l’effetto dell’erosione e la perdita dei sedimenti in mare.

«La laguna è destinata così alla distruzione», dicono, «le grandi navi devono restare fuori». Non va bene ai comitati nemmeno l’annuncio dato a Ca’ Farsetti della firma del Porto e del Comune con 35 compagnie croceristiche dell’accordo volontario Blue flag per l’uso di carburanti a basso contenuto di zolfo al momento dell’entrata in laguna.

«Non basta volontariato», dice Luciano Mazzolin, «basta vedere i fumi neri che continuano a uscire dai camini delle navi. Occorre imporre limiti severi, controllare i fumi all’uscita su tutte le navi e aggiornare la rete di rilevamento».

(a.v.)

 

L’INTERVENTO – Andreina Zitelli – Docente di analisi e valutazione ambientale dei Progetti già membro commissione Via 

Terminal alla Bocca di Lido e Contorta provvisorio. Perché?

Alla pagina 21 del sito Mattm/Canale Contorta integrazioni – dall’int. 207 all’int. 210 – l’Autorità portuale di Venezia presenta una serie di tavole e la relazione proposta per un nuovo assetto del sistema della Portualità crocieristica a Venezia che consiste nella costruzione di un Terminal per le navi da crociera alla Bocca di Lido. Questo andrebbe realizzato dopo lo scavo del Canale Contorta e alcuni anni di attività del canale. Ne aveva parlato il 15 marzo scorso la stampa locale. Ma ancora nessuno, si è fino ad ora avveduto di quanto l’ipotesi del Terminal alla Bocca di Lido, avanzata dall’Autorità portuale, incida sulla valutazione del progetto dello scavo del grande canale di navigazione Contorta Sant’Angelo presentato dalla stessa Autorità portuale.

Voglio qui esplicitare le conseguenze valutative cui il Ministero e il Pubblico devo ora fare riferimento. La proposta dell’Autorità portuale di realizzare tra qualche anno il Terminal al Lido e la previsione di abbandono del Canale Contorta dopo qualche anno dallo scavo, riapre i termini della “Via” per vari motivi.

Si deduce che lo stesso proponente, il presidente Costa, concepisce lo scavo del Canale Contorta come soluzione provvisoria e affatto strategica, mentre riconosce che l’assetto definitivo della portualità crocieristica non può prescindere dalla costruzione di un Terminal alla Bocca di Lido.

È chiaro che l’Autorità portuale che propone prima di scavare il Contorta, poi di abbandonarlo per un nuovo Terminal alla bocca di Lido, cade in una forte contraddizione. Ciò pone un  problema di chiarezza delle prospettive progettuali, e anche di una  ripubblicazione del progetto e del “Sia” nel quale le valutazioni degli impatti siano prospettate nei nuovi termini temporali di vita del progetto dello scavo del Contorta e la riapertura della consultazione con il pubblico.

Nel “Sia” presentato finora, l’Autorità portuale non illustra come intende gestire il Canale Contorta una volta previsto il suo abbandonato a favore del Terminal in Bocca di Lido. Si rende quindi necessaria una nuova ripubblicazione del “Sia” (Studio di impatto ambientale) perché gli impatti sul sistema lagunare devono essere presentati e valutati in relazione alla vita utile dell’opera proposta: pochi anni.

Né se ne sono avveduti la Capitaneria di porto, il Provveditorato alle opere marittime cui è stato trasferito il Magistrato alle acque, né il Corila che, pure in forma non richiesta dalla procedura, si sono messi a disposizione dello scavo del Contorta, fornendo contributi e valutazioni.

Il Canale verrà lasciato senza governo, lo si deve riempire di nuovo? E a quali costi ambientali ed economici? Così il nuovo “Sia” deve prevedere anche la descrizione e la stima delle attività di decommissioning (abbandono pilotato) del canale, la stima degli effetti ambientali, la valutazione della “resilienza” del sistema comprese le aree di refluimento dei sei milioni di metri cubi di sedimenti estirpati dal sedime della laguna e riabbandonati con l’abbandono del canale.

E che fine faranno  tutte le strutture di contenimento (palizzate, burghe ecc.) delle così dette barene e velme artificiali, cioè dei depositi di sedimenti al lato del canale per evitarne l’erosione e il crollo delle sponde? Lo scavo del Contorta prevede di spostare l’elettrodotto di  Terna che alimenta l’isola della Giudecca, l’oleodotto di Eni, la megatubazione del depuratore consortile di Porto Marghera e  altri sottoservizi.

I costi sono onerosi e i modi di questi spostamenti risultano complessi e al limite della fattibilità. Tutto questo sconvolgimento per tutto per uno scavo transitorio. Lo scavo prevede la distruzione di 194 ettari di habitat prioritario e la distruzione di aree di pesca professionale irripetibili. Oltre all’infrazione europea cui l’ Italia andrà incontro che prevede il Proponente per compensare questa distruzione con l’abbandono del canale?

Domando poi come l’Autorità portuale di Venezia possa insistere nel richiedere una valutazione di compatibilità ambientale positiva per lo scavo del Contorta in area protetta Zps, non compreso nel Piano morfologico, quando la stessa Autorità ne prevede l’abbandono a breve termine, ma solo dopo aver sconvolto la morfologia della laguna centrale.

Per inciso, al Ministero è giunto in valutazione il progetto Venis Cruise 2.0 che prevede di realizzare, da subito con lo stesso costo e gli stessi tempi dello scavo del Canale Contorta, un nuovo Terminal alla Bocca di Lido.

 

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