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AmbienteVenezia, una delle associazioni che compongono il Comitato No Grandi Navi, rilancia la battaglia contro le grandi navi ribadendo la propria contrarietà al progetto Sant’Angelo-Contorta e ribadendo la propria linea, con una soluzione alternativa, ovvero la localizzazione di un futuro nuovo terminal crocieristico alla Bocca di porto del Lido, “sposando” di fatto l’ipotesi avanzata nei mesi scorsi dall’ex parlamentare Cesare De Piccoli per la realizzazione di una stazione Marittima all’ingresso della laguna veneta nel braccio di accesso tra Cavallino-Treporti e il Lido. Per questo, l’associazione ha elaborato un vero e proprio dossier, che in qualche modo collaziona una serie di pareri, tutti contrari all’opera di scavo del Contorta anche con la partecipazione di studiosi di area ambientalista come Stefano Boato, Maria Rosa Vittadini, Carlo Giacomin, Armando Danella, Luciano Mazzolin, Stefano Fiorin, Roberto Vianello, e utilizzando materiali di numerosi esperti (Luigi D’Alpaos, Lorenzo Bonometto, Renzo Scarpa).

«Per combattere la devastazione – sottolinea AmbienteVenezia nel dossier – indichiamo questa soluzione alternativa che potrebbe realizzarsi in tempi minori rispetto al Contorta (18 mesi), garantendo e anzi aumentando i posti di lavoro, con costi più contenuto e con opere, che essendo fuori dalla laguna, non contrastano con il suo equilibrio dinamico, morfologico. Tutto ciò con strutture tecnologicamente innovative e che posseggono in parte i requisiti di gradualità, reversibilità, sperimentalità e bassissimo impatto ambientale». E oggi alle 16.45 in Sala San Leonardo a Cannaregio si terrà un’assemblea pubblica sul tema delle crociere e dei progetti.

 

L’INTERVENTO 

di Gianni Fabbri – Docente Iuav

Il nuovo maxi canale sarà realizzato in continuità con il canale dei Petroli che, non dimentichiamolo, è stato la principale causa della distruzione della laguna sud.

Quando, nel luglio del 2013, dopo più di un anno, venne finalmente promossa una riunione interministeriale per dare seguito al decreto Clini-Passera per l’estromissione delle grandi navi dal cuore di Venezia, alcuni ingenui pensarono che lo studio delle diverse possibili soluzioni dovesse essere frutto di una Valutazione ambientale strategica (VAS). Lo suggerivano l’estrema delicatezza del contesto storico-ambientale della laguna e di Venezia, e la complessità della questione portuale. Come noto, infatti, “la VAS rappresenta lo strumento di integrazione tra le esigenze di promozione dello sviluppo sostenibile e di garanzia di un elevato livello di protezione dell’ambiente. L’obiettivo principale è valutare gli effetti ambientali dei piani o dei programmi, prima della loro approvazione, durante e al termine del loro periodo di validità, promuovendo inoltre la partecipazione pubblica nei processi di pianificazione-programmazione”. Ma nel comunicato dell’incontro interministeriale di luglio (stranamente?) non si faceva cenno ad alcuna procedura consolidata e, in attesa del nuovo incontro interministeriale autunnale, numerose ed eterogenee furono le proposte inviate all’Autorità marittima: alcune nella forma semplice di una relazione scritta, altre con qualche approfondimento tecnico, altre ancora come studio di prefattibilità; una infine – quella dell’Autorità Portuale e del Magistrato alle Acque – nella forma di uno “studio di massima”. Alcune di queste proposte riguardavano soluzioni interne alla laguna, con lo scavo di nuovi canali portuali o l’ampliamento di quelli esistenti; altre una soluzione extra-laguna, al di là delle nuove difese a mare del Mose. A novembre vi fu la nuova riunione interministeriale. Venne allora deciso che, accanto ad alcune restrizioni del traffico navale nel Bacino di San Marco, la soluzione finale doveva essere quella individuata dallo studio dell’Autorità portuale. Con quali criteri, in base a quali valutazioni comparative, con riferimento a quali valori di sviluppo sostenibile, a quali garanzie di protezione ambientale? Ah, saperlo! La questione non è procedurale. Il fatto è che, attraverso un’opaca procedura, si sia scelto, con buona pace del ministro Orlando, di realizzare un nuovo maxi canale di 4,5 km, largo 150-200 metri, profondo 10-12 metri; in continuità con il canale dei Petroli che è stato, negli ultimi decenni, la causa principale della distruzione della laguna sud, ridotta ormai a un braccio di mare!

Ma questo non è tutto: per realizzare il nuovo canale Contorta Sant’Angelo sarà necessario ampliare il canale dei Petroli. Avremo dunque un enorme canale portuale di più di 12 km che collegherà direttamente il mare con il cuore della città. Con ciò che ne conseguirà come violenza e velocità delle maree. Ancora. La distruzione delle barene e delle velme, cioè dei caratteri geo-morfologici della laguna, già attuata dal canale dei Petroli, si estenderà fino all’interno della città. A menoché non si proceda all’arginatura di questo canale tagliando in due la laguna. E questa è ormai l’opzione mascherata presente nel progetto già predisposto dall’Autorità portuale e dal Magistrato alle Acque, sia per l’arginatura del canale dei Petroli che per le cosiddette opere di mitigazione ambientale del nuovo canale Contorta Sant’Angelo. In barba alla vigente legislazione speciale per Venezia e con tutte le intenzioni di inserire il progetto nella Legge obiettivo in modo da sottoporlo a un’annacquata Valutazione d’impatto ambientale (VIA). Le opache procedure servono a coprire le cattive politiche e a navigare ai margini della legalità. Contro queste dissennatezze e complicità, è allora assai rilevante che per la prima volta vi sia stata una presa di posizione ufficiale del Pd, con una mozione molto dura presentata in Senato a ridosso di Natale da un nutrito numero di parlamentari. Così sia finalmente! Ora attendiamo che questa novità trovi espressione nell’Amministrazione Comunale e nelle forze politiche che la governano.

 

L’OPINIONE

Crocierismo come si può salvare l’occupazione

di Giuseppe Tattara – Docente Iuav

L’occupazione legata al crocierismo costituisce una valore importante per la nostra città, un valore che va salvaguardato con il massimo impegno. Ma come si salva l’occupazione? L’attuale stazione marittima è situata all’interno della laguna e, stante il divieto di passare per il bacino di San Marco, le navi da crociera vi approderebbero, secondo il progetto della Autorità portuale, entrando dalla bocca di Malamocco, facendo un tratto del canale di Petroli e poi attraverso il nuovo canale Contorta. Lo scavo del nuovo canale Contorta altera gravemente l’equilibrio morfologico della laguna, e per questo va combattuto senza esitazioni. Ma anche se fossimo disposti ad astrarre da questa considerazione, la soluzione prospettata dalla Autorità portuale per il porto crocieristico va rifiutata per diverse ragioni.

Il progressivo innalzamento del livello del mare richiederà una frequente chiusura delle paratie del Mose con il blocco degli ingressi delle grandi navi, che non passano nella conca (opera che consente il passaggio delle navi quando le paratie sono chiuse); l’opera di manutenzione delle paratie, concentrata nei mesi estivi, richiederà arresti della navigazione; sarà necessario addivenire a una turnazione degli ingressi a causa della necessità di condividere circa 10 km del canale dei petroli con le navi commerciali.

Ci sono rischi e disagi poi nel far ruotare le navi di 180 gradi, uscite dalla marittima, in un punto del canale della Giudecca oggi molto trafficato dalle linee urbane, mentre permane immutato l’inquinamento dell’aria per il centro storico.

La soluzione dell’Autorità portuale salvaguarda le rendite legate agli investimenti pregressi in marittima, senza prospettive per il futuro. Non si garantisce così l’occupazione! Per salvare l’occupazione dobbiamo guardare alla soluzione strutturalmente migliore per il porto passeggeri e la convinzione di molti partecipanti al Comitato è quella di uno sdoppiamento del porto, con una stazione marittima storica, destinata alle navi di minori dimensioni, compatibili, che utilizzi gran parte delle strutture esistenti, e una stazione marittima nuova al di fuori della laguna, destinata alle navi maggiori. Vari progetti sono allo studio, i tempi di realizzazione sono relativamente brevi, la spesa è contenuta rispetto alla soluzione del Contorta. La soluzione “dei due porti” ha molti vantaggi. La domanda da parte delle compagnie di crociera è infatti sufficientemente rigida per consentire alla città una iniziativa di questo tipo. In questi mesi siamo stati rassicurati da diversi manager delle compagnie crocieristiche che, in ottemperanza ai divieti sanciti dall’accordo raggiunto lo scorso 5 novembre a Roma, si dicono pronti a usare navi inferiori alle 96 mila tonnellate di stazza pur di non “perdere Venezia” che per le loro rotte è meta “irrinunciabile” e allo stesso tempo dalle dichiarazioni del presidente dell’Autorità portuale che ci dice che lo scavo del canale Contorta potrebbe essere finanziato dalle compagnie di crociera; usando questo accesso le compagnie sarebbero poi gravate di oneri per i piloti e i rimorchiatori molto superiori a quelli attuali. Fino a pochi mesi fa il presidente della Vtp, Trevisanato, alzava urla al cielo perché ogni limite posto alla navigazione avrebbe indotto le compagnie ad abbandonare Venezia per altri scali e perché i costi per l’attracco in città erano già così alti che un aggravio, per quanto piccolo, dirottato le compagnie verso altri porti. Non è così. È bastato aspettare pochi mesi e le bugie sono venute a galla: le compagnie sono disposte a sobbarcarsi una situazione transitoria di relativi costi e disagi, se le prospettive future sono tali da garantire la continuazione delle rotte per Venezia. È la città, con la sua unicità, che è il centro irrinunciabile di ogni crociera che percorra l’Adriatico. Su questa considerazione è necessario oggi progettare una nuova marittima fuori dalla laguna, moderna, che guardi al futuro, che sia collegata alla città e all’aeroporto. Questo è l’unico modo serio per tutelare l’occupazione legata al porto crocieristico, anzi l’unico modo per aumentare stabilmente l’occupazione, e per un lungo periodo di tempo.

 

GRANDI NAVI – Una petizione a Bruxelles affinché il governo italiano rispetti le procedure

Nel mirino l’inserimento del Contorta in Legge obiettivo. Testa: «Prima comparare le possibili alternative»

IL CONVEGNO – Lunedì prossimo dibattito con sindaco, Casson e il prof. D’Alpaos

Il Comitato No grandi navi, assieme al Gruppo di intervento giuridico, con cui ha sostenuto in precedenza altre battaglie, alza il tiro e porta a Bruxelles la questione del canale Sant’Angelo Contorta. Il progetto con cui l’Autorità portuale vorrebbe dirottare il traffico delle navi con stazza lorda superiore alle 40mila tonnellate è quello godrebbe delle maggiori chances al Ministero delle Infrastrutture. Con la richiesta di inserire il progetto nella legge obiettivo, richiesta avallata anche dal presidente della Regione Luca Zaia contro la volontà dell’amministrazione comunale, la procedura potrebbe essere semplificata di molto, e i “no navi” temono che sia un espediente per non considerare le alternative, che pure sono state presentate.

Richiamando fatti e atti a partire dal decreto Clini-Passera, i comitati ricordano alla Commissione europea che le navi attraversano quattro zone di interesse europeo, tra cui tre Sic (siti naturalistici di interesse comunitario) e che comunque esistono altri progetti degni di essere analizzati.

«Chiediamo – dice Silvio Testa (No grandi navi), primo firmatario della richiesta alla Commissione – che l’Europa costringa il Governo italiano a seguire la procedura corretta. Prima di tutto, occorre fare come richiede la legge, la Valutazione ambientale strategica (Vas), la quale comporta una comparazione tra tutti gli scenari possibili».

Proprio questo sarà il tema dell’incontro di lunedì 20 in sala San Leonardo, organizzato dalla Municipalità e Ambiente Venezia cui prenderanno parte il senatore Felice Casson, il sindaco Giorgio Orsoni e il professor Luigi D’Alpaos, esperto di idrodinamica e morfodinamica della laguna. In più occasioni quest’ultimo si era espresso contro lo scavo di un nuovo canale di grande navigazione in una laguna già “ferita” dal canale dei Petroli.

Michele Fullin

 

Nuova Venezia – Grandi navi, ricorso a Bruxelles

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15

gen

2014

 

I comitati: «Illegittima la procedura del canale». Mozione dei grillini in Senato

VENEZIA «Procedura scorretta e illegittima». Con queste motivazioni il Comitato «No Grandi Navi» insieme al Gruppo di Intervento giuridico ha presentato ieri un ricorso alla commissione europea contro la procedura avviata dal governo e dalla Direzione marittima di Venezia che vuole sottoporre alla Valutazione di Impatto ambientale il solo progetto del nuovo canale Contorta Sant’Angelo, voluto da Autorità portuale e Magistrato alle Acque.

«È necessario invece», scrivono i ricorrenti, «rispettare la procedura europea sulle norme ambientali. Sottoponendo a Valutazione strategica (Vas) tutte le possibili alternative sul tappeto». «Da parte nostra», concludono i comitati, «saremo sempre contrari a qualunque soluzione preveda lo scavo di nuovi canali e il permanere delle grandi navi incompatibili all’interno della laguna. Unica soluzione ambientalmente compatibile, visti i danni prodotti dal passaggio delle grandi navi e in linea con il Piano di Assetto di territorio del Comune».

Battaglia che va avanti. Lunedì prossimo in sala San Leonardo a Cannaregio si terrà un dibattito sulle altre alternative alle navi in bacini San Marco. Ci saranno il sindaco Giorgio Orsoni, il senatore del Pd Felice Casson, l’ingegnere idraulico Luigi D’Alpaos, il presidente della Municipalità Erminio Viero.

Sul fronte del «no a nuovi canali e grandi navi in laguna» anche il Movimento Cinquestelle. In prima linea il senatore Giovanni Endrizzi e il deputato Marco Da Villa. Ma anche la giunta grillina di Mira, con il sindaco Alvise Maniero e l’assessore all’Urbanistica Luciano Claut. I grillini ricordano come siano depositate in Senato due distinte mozioni (firmate da Endrizzi e Casson) che attendono di essere calendarizzate.

«Noi siamo favorevoli alla nuova Marittima fuori delle bocche di porto di Lido», dicono, «e continueremo la nostra battaglia in tutte le sedi». Una critica viene rivolta al Pd, che ha al suo interno «divisioni e posizioni scomposte» sul tema delle grandi navi. «La lettera del presidente Costa di rimprovero ai senatori che hanno scritto a Letta ne è la spia», scrive la rappresentante del Movimento Elena Rossi. Dunque, «non ci sono soltanto il Pd e il sindaco Orsoni a opporsi al canale Contorta. Noi diciamo decisamente no allo scavo di nuovi canali in laguna, sarebbero contro la normativa vigente. Sì invece alla realizzazione di scavi alternativi extralagunari».

Una partita che si gioca in molti tavoli diversi. Non solo quello del governo, che ha dato finora ascolto alle istanze del Porto mandando avanti il progetto del Contorta. Ma anche in Parlamento, a cominciare dal Senato, e in Commissione europea. Che già sta indagando sull’esposto inviato a settembre dai comitati, che riguarda l’emissione di fumi inquinanti dai camini delle grandi navi in laguna.

Alberto Vitucci

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Gli ambientalisti contro il progetto che prevede il passaggio dal canale di Contorta: «Incompatibile con la salvaguardia della laguna»

VENEZIA – Il comitato “No Grandi Navi – Laguna Bene Comune” ha inviato alla Commissione Europea un ricorso per costringere l’Italia al rispetto delle normative ambientali. Questo perchè gli ambientalisti ritengono «scorretta e illegittima la procedura avviata dal Governo e dalla Direzione Marittima di Venezia dopo la riunione del 5 novembre 2013 sul crocerismo a Venezia che mira a sottoporre a Valutazione di Impatto Ambientale il solo progetto dello scavo del Canale Contorta Sant’Angelo». Lo ha reso noto in un comunicato, lo stesso comitato. «Il Comitato – prosegue la nota – ritiene comunque inaccettabili tutti gli scenari che prevedono il mantenimento delle grandi navi all’interno della laguna (Contorta, Marghera, retro Giudecca) ed è certo che a causa delle obiettive criticità connesse al modello croceristico oggi imperante una Vas condotta correttamente non potrà che concludersi con l’estromissione delle navi incompatibili dalla laguna».

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Nuova Venezia – “Grandi navi, confronto continuo”

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10

gen

2014

Discussioni sulle soluzioni

Botta e risposta tra un giovane attivista e l’assessore Bettin

Grandi navi in laguna continuano a far discutere. Da un botta e risposta via mail tra un attivista, Massimo Rossi, e l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin, ieri sono emerse ancora perplessità sulle varie soluzioni da poter adottare. Il primo ha scritto a Bettin osservando che «prendo atto di come definisci devastanti tanto il progetto Contorta quanto il retro Giudecca. Su questo siamo d’accordo. Ma mi sorprende davvero che tu, rispettoso dei principi di scientificità, trasparenza e rigore, non riesca a vedere la evidente impraticabilità tecnica, gli immani scassi ambientali e i costi giganteschi, forse persino maggiori di quelli del Contorta, della proposta Marghera-Transitoria, firmata dal sindaco della Giunta di cui fai parte».

Nella sua risposta, l’assessore Bettin replica che «la proposta della Giunta non è quella che tu dici. Pensi, invece, che collocare il nuovo porto crociere in bocca di porto sia senza conseguenze? Che non abbia un forte impatto ambientale? E delle opinioni degli ambientalisti di Cavallino e litorale, duramente contrari a tale proposta, come anche il Comune di Cavallino, ce ne freghiamo? La realtà è che nessuna delle soluzioni in campo è senza conseguenze, e che esse vanno confrontate scientificamente in modo trasparente e rigoroso senza sposarne a priori nessuna. Poi credo, come te, che il Contorta o la proposta dietro la Giudecca siano devastanti, che sia problematica anche quella del Canale Vittorio Emanuele, e che la soluzione Marghera possa essere transitoria per allontanare subito dal centro le grandi navi e che, sulla carta, quella in bocca di porto possa essere migliore anche se non senza controindicazioni, ancora meglio un porto offshore».

(s.b.)

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Dopo l’appello del sindaco di Mira ora prende posizione anche il senatore M5S Giovanni Endrizzi

VENEZIA «No al nuovo Canale Contorta-S. Angelo e alla sua attuazione con la Legge Obiettivo, esistono alternative, la prima fra tutte quella di fermare le grandi navi prima che entrino in laguna». L’appello lanciato nello scorso novembre dal sindaco di Mira, Alvise Maniero, diventa ora una mozione al Senato del senatore M5S Giovanni Endrizzi. Una mozione presentata ieri mattina in Municipio a Mira.

«Va bocciata – ha detto Endrizzi- la decisione presa a Palazzo Chigi, che vede uniti il ministro Lupi il Presidente della Regione Veneto Zaia e il presidente del Porto di Venezia Paolo Costa che punta all’escavo del nuovo canale Contorta, dalla Marittima al Canale dei Petroli, come unica soluzione al problema dei transiti delle grandi navi a San Marco».

«E va bocciata la recente delibera della giunta regionale per l’attuazione di questo progetto con la Legge Obiettivo, perché elude le valutazioni ambientali di garanzia (Vas, Via, Aia) e la concertazione con gli enti locali della gronda lagunare», aggiunge Luciano Claut assessore all’urbanistica di Mira.

«Il Movimento 5 Stelle – prosegue Endrizzi- ha presentato una mozione che impegna il governo a rispettare le leggi speciali per Venezia».

Per Endrizzi la «Marittima non è adeguata alle nuove dimensioni del sistema crocieristico. Nè migliore è l’ipotesi di scalo a Marghera, senza spazi di manovra, a ridosso del petrolchimico».

Il Movimento 5 Stelle propone una alternativa. «È possibile – afferma Claut – senza scavare canali, fermare le Grandi navi in Bocca di Porto del Lido; e portando lì, dalla Marittima o da Tessera, i passeggeri con mezzi lagunari panoramici, che manterrebbero l’appeal del transito in laguna o a S. Marco e porterebbero occupazione. La presenza di una centrale elettrica sull’isola artificiale del Mose, potrebbe facilitare il cold ironing, cioè l’alimentazione da terra delle navi».

(a.ab.)

 

Una lettera di Jan Codescu, direttore Ambiente della Ue I comitati: «Aspettiamo notizie, per fortuna c’è Bruxelles»

VENEZIA – L’Unione europea indaga sull’inquinamento delle grandi navi in laguna. L’annuncio dell’avvio di un procedimento è stato inviato ai comitati che avevano presentato ricorso nell’agosto scorso dal direttore generale Ambiente della Commissione europea Ion Codescu. Che informa di avere allertato il servizio di raccolta dati Eu Pilot e di aver avviato un’istruttoria.

«Vogliamo avere informazioni più precise», scrive il funzionario, «sul tenore di zolfo nel combustibile utilizzato dalle navi passeggeri e sulla corretta applicazione della Direttiva europea 33 del 2005 sul tenore di anidride solforosa (SO2) dei combusitibili per uso marittimo nel Porto di Venezia».

Il Comitato «No Grandi Navi» canta vittoria. «Nell’agosto scorso», spiega Silvio Testa, «avevamo presentato all’Unione Europea un esposto sull’inquinamento prodotto dalle grandi navi, insieme al Gruppo di Intervento giuridico. Adesso la commissione annuncia l’avvio di un procedimento di infrazione sullo sforamento dei limiti per il Pm10. Smentendo i tifosi del crocerismo a tutti i costi: per loro l’inquinamento non esiste e le navi evidentemente bruciano incenso».

«La lettera del direttore Ambiente», prosegue Testa, «mostra purtroppo come esistano buchi normativi sull’inquinamento elettromagnetico e acustico. Ma sui fumi è chiarissima: occorre indagare e verificare l’eventuale sforamento dei limiti previsti dalla legge».

Una procedura avviata, dunque. E Codescu annuncia di aver registrato l’esposto. «Sarà cura di questi servizi», conclude, «informarvi delle conclusioni che saranno raggiunte».

La prima fase sarà quella di richiedere alla Capitaneria i dati aggiornati sul traffico delle navi e soprattutto sul tipo di combustibili usati. L’accordo volontario Blue Flag, firmato dall’Autorità portuale con le principali compagnie croceristiche, prevede una riduzione delle quantità di zolfo presenti nel carburante. Ma per i comitati è ancora poco, perché la percentuale di inquinanti resta alta. «Una nave inquina quanto 14 mila auto», ha detto l’altra sera a Palazzo Madama il senatore grillino Endrizzi insieme a Felice Casson (Pd). Polemica aperta.

Alberto Vitucci

 

GRANDI NAVI E GRANDI OPERE

Richiesta congiunta di Pd e M5S al Senato. Casson ed Endrizzi: stop al nuovo canale

VENEZIA «Il governo ritiri il progetto di scavare un nuovo canale in laguna per le grandi navi». Non si attenua la polemica sulle navi da crociera in laguna. E mentre il ministero delle Infrastrutture spinge per inserire il progetto nella Legge Obiettivo, dunque per approvarlo con procedure speciali, aumenta l’opposizione alla nuova grande opera che dovrebbe costituire l’alternativa al passaggio davanti a San Marco. Il 23 dicembre una trentina di senatori del Pd avevano chiesto al presidente Letta di soprassedere. Adesso la richiesta è stata fatta insieme da Pd e Movimento Cinquestelle. Ieri a palazzo Madama, in conclusione di seduta, i senatori Giovanni Endrizzi (M5S) e Felice Casson (Pd) hanno chiesto al governo e in particolare al ministro dei Trasporti il ritiro del provvedimento per la costruzione del nuovo canale Contorta Sant’Angelo.

«Ogni nave da crociera inquina come 14 mila auto», ha detto Endrizzi, facendo propri gli studi del comitato No Grandi Navi, «sfiorano piazza San Marco con i serbatoi carichi di carburante. Sulle soluzioni possibili i gatti e le volpi della politica fanno i finti ciechi, ma vedono benissimo quello che a loro interessa. Il ministro Lupi, il presidente della Regione Zaia e il presidente del Porto Paolo Costa si sono già accordati per costruire il nuovo canale».

«Un’opera assurda, che aumenterebbe lo squilibrio della laguna. la legge Speciale non può essere agirata», rincara la dose Felice Casson, che da mesi si batte contro la nuova grande opera. Per allontanare le grandi navi da San Marco vanno trovate soluzioni diverse, pensando a Marghera e ad allontanare le navi incompatibili fuori della laguna».

Il Contorta, dal costo di decine di milioni di euro, è una nuova via d’acqua profonda dieci metri – invece degli attuali 2 – larga 140 e lunga 4 chilometri. Dovrebbe servire a collegare il canale Malamocco-Marghera con l’attuale Marittima, e dunque a consentire l’accesso delle navi dalla bocca di porto di Malamocco e non più dal Lido. Ma per gli ambientalisti si tratterebbe di una ferita alla laguna, con il rischio di alterare equilibri già compromessi. Dai fondali sarebbero scavati milioni di metri cubi di fanghi, e le navi resterebbero dentro. Ecco allora la battaglia per le alternative. Che secondo M5S e Pd non devono comprendere lo scavo di un nuovo canale in laguna.

Alberto Vitucci

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Gazzettino – Venezia. Le grandi navi e gli enormi rischi.

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3

gen

2014

A proposito di…

Con un inutile tempismo e l’intelligenza che può esser scambiata per ignoranza, i nostri governanti hanno stabilito che dal novembre 2014 le Grandi Navi non passeranno più per il bacino di S. Marco. Tutte le altre, fino alle 96mila tonnellate di stazza, quelle sì, anche dopo tale data. Ma perché 96mila e non 90mila, 85mila, 77mila o altra cifra? Sento gran puzza di indetraibile bruciato.

Ma in questi 12 mesi gli enormi rischi come saranno coperti? E dopo? Hanno dirottato su Fusina i Traghetti, è vero, ma è solo fumo. Perché sono sotto le 40mila tonnellate e fanno, sì e no, 8 entrate al mese. Ma al popolo degli elettori bisogna far credere nella bontà ed equità dei loro provvedimenti. Ma come sono coperti i rischi dell’enorme traffico ancora consentito? La nostra Amministrazione Comunale che non ha voce, né competenza sull’uso del bacino lagunare, ha però il dovere, e il potere, di garantirne l’incolumità. Nonché quella dei suoi cittadini. Stabilisca allora il costo di un possibile danno, da quello più lieve di un semplice ribaltamento con la difficoltà di raddrizzare il natante da un fondale melmoso e senza un rigido punto d’appoggio, a quello gravissimo di una deviazione della rotta di sicurezza. E pretenda un’adeguata copertura assicurativa a carico, e in solido, tra tutte le Compagnie interessate. Ritengo sia più che giusto un aggravio per cui vuol sfruttare, a beneficio di pochi, la nostra unica e delicata città mettendone a repentaglio l’incolumità. Alla Commissione che stabilirà l’entità dell’ipotetico danno da coprire dovrà far parte certamente il Sopraintendente ai Monumenti che così verrà distolto dalla Porta della Torre di Mestre che sino ad ora ha assorbito i suoi pensieri, per occuparsi di un problema che non conosceva. E così anche quello sconosciuto avvocato diventato arbitro dei destini di Venezia. Non credo di essere il solo a sentire un’intollerabile odor di bruciato anche questa volta. Che venga recepita la semplice idea di farsi garantire, con un costo assicurativo, questo sì detraibile, i rischi cui è sottoposta la nostra città?

Aurelio Foscari – Venezia

 

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