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Manifestazioni contro le grandi navi e il Contorta, ieri la presentazione dell’ultimo dossier

Manifestazione contro le grandi navi e lo scavo del Contorta il 9 maggio. E mobilitazione dei comitati «per una soluzione alternativa meno impattante».

Posti esauriti ieri pomeriggio in sala San Leonardo per la presentazione dell’ultimo dossier dei comitati «No Grandi Navi-Laguna bene comune» e Ambiente Venezia sui danni prodotti dalle navi da crociera all’interno della laguna. Saggi e studi di due docenti universitari, Giuseppe Tattara (Ca’ Foscari) e Giovan Battista Fabbri (Iuav).

Interventi in sala dell’economista Jan Van der Borg, autore all’inizio degli anni Novanta di studi sull’impatto del turismo insieme all’attuale presidente del Porto, Paolo Costa.

«Bisogna creare un nuovo modello di turismo», ha detto, «compatibile con la città».

Domenico Luciani, ex direttore della Fondazione Benetton-Studi e Ricerche ha messo in guardia dalla tendenza sempre più visibile che il flusso di turisti trasformi Venezia in una «non città».

«Occorre che la nuova amministrazione ricominci da qui», dice, «soprattutto dalla questione della residenza: esistono in città ottomila appartamenti sfitti o non utilizzati».

Francesco Vallerani, docente di Geografia a Ca’ Foscari, ha ricordato la storia e la conformazione dell’ambiente lagunare, di particolare complessità e delicatezza. Infine Armando Danella, già dirigente dell’Ufficio Legge Speciale del Comune, che ha ricordato la validità dell’alternativa proposta da Duferco e De Piccoli per il nuovo terminal passeggeri alla bocca di Lido.

«Bisogna decidere», dice, «tenendo presente la necessità di salvaguardare il lavoro».

Marta Canino, del comitato “No Grandi Navi” ha poi illustrato le modalità della manifestazione convocata per il 9 maggio.

Comitati e cittadini sono chiamati a esprimersi per fermare l’invasione delle grandi navi, tre anni dopo il disastro e il naufragio della Costa Concordia al Giglio.

E i comitati rilanciano. «Anche noi abbiamo riacceso i motori», dice soddisfatto il portavoce Luciano Mazzolin, «adesso bisogna riprendere la mobilitazione. Siamo contro lo scavo di un canale profondo in laguna: sarebbe un rimedio peggiore del male».

(a.v.)

 

Lunga riunione a roma

Lido, avamporto galleggiante all’esame della commissione

Un via libera di massima. E adesso il progetto deve andare all’esame degli enti e delle autorità. Ma dal punto di vista tecnico, «ha i requisiti per essere esaminato».

Un’altra ipotesi alternativa per il terminal delle crociere ha cominciato il suo iter. È il nuovo “avamporto galleggiante” del Lido, presentato dagli architetti Stefano Boato, Carlo Giacomini e Maria Rosa Vittadini, con la consulenza degli ingegneri Vincenzo Di Tella e Paolo Vielmo e dell’economista Giuseppe Tattara.

L’audizione alla commissione Via (Valutazione di Impatto ambientale) del ministero per l’Ambiente è durata quasi tre ore.

Al termine i presentatori sono usciti molto soddisfatti. «Sono stati chiariti alcuni dubbi preliminari», dice Boato, «e dimostrato che la nostra soluzione non è molto impattante e dal punto di vista della protezione dalle onde e dalle correnti è assolutamente efficace».

Cinque pontoni galleggianti e rimovibili (a differenza di quelli in calcestruzzo progettati dalla società genovese Duferco) più o meno nella stessa area. E una nuova stazione Marittima, inserita nel paesaggio, proprio davanti all’isola artificiale del Mose.

Spostando le navi troppo grandi al Lido, con una Marittima dedicata, spiegano i progettisti, si potrebbe salvare l’attività per le navi medio piccole nell’attuale Marittima. E in ogni caso aumentare il lavoro senza perdere la ricchezza delle crociere.

Progetto del tutto reversibile, hanno spiegato, dal costo finale di 140 milioni di euro, meno di tutti gli altri.

L’avamporto galleggiante va ad aggiungersi ai progetti per il terminal passeggeri a Marghera (studio D’Agostino) e a quello del Lido di De Piccoli-Duferco, anch’esso presentato alla commissione Via e in attesa di parere. Tutti sono stati già scartati dall’Autorità portuale.

(a.v.)

 

Casson: «Niente forzature, i progetti vanno valutati sullo stesso piano».

Brugnaro rilancia le Tresse e il canale Vittorio Emanuele, Davide Scano il Lido.

Zaccariotto: «Ci pensi la nuova amministrazione»

Sullo scavo del canale in laguna i candidati sindaco frenano

Contorta avanti tutta. Paolo Costa rilancia, i candidati sindaci frenano. L’idea di spendere 140 milioni di euro per scavare un nuovo canale in laguna non piace quasi a nessuno.

«Non si devono fare forzature», scandisce Felice Casson, che già da senatore si era espresso chiaramente per un confronto aperto fra tutte le alternative.

«Bisogna valutare sullo stesso piano», ripete, «costi e benefici di tutte le soluzioni presentate: il Contorta ma anche Marghera e il Lido. Poi il piano economico, gli impatti sull’ambiente e la tutela del lavoro, che deve essere la nostra prima proccupazione».

Via allo scavo già la settimana prossima? «Non credo che il governo voglia fare questa forzatura in assenza di un’amministrazione democraticamente eletta».

Più prudente, ma sulla stessa linea riguardo alla decisione da rinviare al dopo voto è Francesca Zaccariotto, candidata per il centrodestra con la sua civica «Veneziadomani», Fratelli d’Italia, Scelta civica.

«Sono questioni strategiche che forse sarebbe meglio lasciare alla prossima amministrazione eletta», dice. Sul fatto che le grandi navi se ne debbano andare da San Marco sono tutti d’accordo. Compresi gli operatori e i difensori a spada tratta dela croceristica. Troppo forte la pressione internazionale sui “giganti del mare” a due passi da palazzo Ducale. Anche se come ricorda il comandante Lucio Sambo «le navi più piccole non sono certo più sicure delle grandi, sono vecchie e non hanno le eliche a prua».

Ma il trasferimento delle grandi navi è all’ordine del giorno. Luigi Brugnaro, candidato civico sostenuto da Forza Italia, rilancia la sua vecchia proposta, messa sul tavolo quando era ancora presidente degli industriali veneziani. «Occorre mantenere la Stazione Marittima», dice, «terminal di eccellenza frutto di tanti investimenti». Dunque, le grandi navi dovranno arrivare in Marittima non più da San Marco ma per un percorso alternativo. Cioè il canale delle Tresse e poi il canale Vittorio Emanuele. Il vecchio tragitto che facevano le petroliere e le navi da trasporto prima dello scavo del canale dei Petroli, nel 1969. Soluzione secondo Brugnaro meno impattante e meno costosa del Contorta. Il Vittorio Emanuele ha già una discreta profondità: dovrebbe essere scavato ma non come il Contorta. Le obiezioni del Porto riguardano la pericolosità dell’incrocio fra navi passeggeri e mercantili. E poi i tralicci dell’alta tensione che dovrebbero essere rimossi.

Critico senza mezzi termini contro le grandi navi anche il candidato del Movimento Cinquestelle Davide Scano. «Noi abbiamo presentato un progetto alternativo per spostare le navi troppoo grandi alla bocca di porto del Lido», dice Scano, «su questo siamo tutti d’accordo, a tutti i livelli, a differenza del Pd che mi pare abbia ricette molto diverse al suo interno».

Di grandi navi si occupa anche la Lega e il movimento delle autonomie, che hanno indicato come loro candidato sindaco Gian Angelo Bellati. Anche qui prudenza da parte del candidato. E linea chiara: «Le navi incompatibili non devono passare da San Marco. La ricchezza che portano deve restare in città, dove il governo deve istituire il Porto franco».

Alberto Vitucci

 

NO NAVI – Presentato il libro di Fabbri e Tattara

Secondo Jan van der Borg dell’Università Cà Foscari, «il crocierismo determina una forma di turismo incompatibile con Venezia, e da esso la città non guadagna più di tanto. Inoltre, per elaborare una valida strategia in materia di flussi, dobbiamo liberarci di una decina di milioni di visitatori all’anno».

Per Francesco Vallerani, sempre dell’Ateneo veneziano, «il dibattito sulle grandi navi è caratterizzato dall’indifferenza della maggioranza, dall’egoismo arraffatore di pochi e dalla malinconia di molti», in un Paese «privo di valori etici».

Mentre per Domenico Luciani, già direttore della Fondazione Benetton, «su questo tema è impressionante la quantità di sapere accumulato e testardamente non recepito dai decisori».

Dichiarazioni forti, rilasciate ieri a San Leonardo durante la presentazione del libro bianco «Venezia, la laguna, il porto e il gigantismo navale», curato da Gianni Fabbri e Giuseppe Tattara e pubblicato da Moretti & Vitali.

L’incontro è stato promosso dal Comitato No grandi navi, «perché – ha spiegato Luciano Mazzolin di Ambiente Venezia – con l’apertura della stagione crocieristica riprendono i dibattiti e la lotta di chi si oppone alla devastazione della città e della sua laguna e al progetto di scavo del canale Contorta Sant’Angelo».

Mazzolin ha spiegato che «nel frattempo i No navi non sono rimasti con le mani in mano, producendo 300 osservazioni anti-Contorta e una denuncia in Procura della Repubblica per inquinamento atmosferico».

Ironizzando «sulle esternazioni sempre più fantasiose del presidente dell’Autorità portuale, Paolo Costa, secondo cui il canale potrebbe essere una soluzione provvisoria, in vista di un porto all’altezza della bocca di Lido e della realizzazione della sublagunare».

E annunciando per sabato 9 maggio, con partenza alle 15.30 da campo Santa Margherita, l’organizzazione di un corteo «contro le grandi navi e le grandi opere», che si concluderà in campo Sant’Angelo con un dibattito pubblico, spettacoli e un concerto.

 

GRANDI NAVI, CASSON

«Non forzare la mano sul Contorta»

«C’è un secondo progetto, si rispetti la decisione del Senato e si eviti il percorso criminale del Mose»

Pienone al confronto con Andrea Scanzi: «Con i Cinque Stelle su alcuni temi si potrà lavorare assieme»

Sulla questione Grandi navi, da Mestre, davanti all’affollata platea del confronto pubblico con il giornalista de “Il Fatto quotidiano”, Andrea Scanzi, arrivato in laguna perché «stimo Casson anche se è la prima volta che lo vedo», spiega, Felice Casson fa sentire netta la sua posizione sulla questione grandi navi.

«Abbiamo saputo dell’esistenza di un secondo progetto e in assenza del potere politico c’è chi cerca di forzare la mano sullo scavo del canale Contorta Sant’Angelo. Accelerare i tempi sul Contorta significa violare un impegno del Governo e del Senato», afferma Casson, candidato sindaco del Pd e del centrosinistra, ricordando il voto unanime del Senato per una valutazione di tutti i progetti in campo.

«Ora i progetti sono due e nessuno deve forzare la mano», ribadisce Casson, «per noi la questione grandi navi va affrontata fuori dalle bocche di porto, garantendo le imprese, il lavoro e l’occupazione. Quindi, evitiamo di rifare il percorso criminale del Mose e rispettiamo le direttive del Senato».

La netta presa di posizione del candidato è stato uno dei punti più interessanti del dibattito con Scanzi, arrivato a Mestre all’Img Cinemas per una intervista che ha toccato dalle questioni caratteriali, come la scarsa abitudine dell’ex magistrato al sorriso (lui, per la cronaca, ha ribattuto: «Penso a come gioca a basket un amico, e allora rido») alla questione morale, alla drammatica situazione del bilancio del Comune, al percorso da magistrato a politico. E poi i temi nazionali, il rapporto con Renzi e con il Movimento 5 Stelle.

«Giustizia, ambiente, trasparenza, grandi navi sono temi sui quali si potrà lavorare assieme al Movimento 5 Stelle anche a Venezia», ha detto Casson spiegando che con «il Movimento 5 Stelle a Venezia non ci sarà contrapposizione sui contenuti. Lo dice la mia esperienza in Senato, dove abbiamo spesso lavorato assieme».

E sull’appoggio di Renzi, dopo la vittoria netta alle primarie, il candidato non ha dubbi: «Renzi mi ha chiamato subito e dopo al Senato, colpito dal risultato, mi ha detto che tutto il partito è con me. Il lavoro con i ministri Delrio, Gozzi e Pinotti indica che il segnale è chiaro e netto. Con Pellicani e Molina abbiamo parlato e non vedo e non temo defezioni. Solo uniti arriveremo alla vittoria».

Di fronte a un centrodestra diviso e i sondaggi che non danno come principale avversario Brugnaro. Casson spiega: «Forse sarebbe meglio avere un avversario unico e parlare di contenuti, ora non so quali siano i loro programmi e quali le differenze».

E quando Scanzi cita Massimo Cacciari, l’ex magistrato chiarisce che, rispetto alla sconfitta elettorale di dieci anni fa, molte cose sono cambiate e tutti dovrebbero accorgersene: «È come sulle grandi navi: non mi accontento del “no”. Noi vogliamo fare, lavorando nel rispetto della legalità e delle regole. Non c’è più il muro del “no” come non c’è più solo il polo rossoverde. Chi parla solo di quello oggi è evidentemente in malafede. Perché a cercarmi per parlare arrivano anche i gruppi del ceto moderato, pronti a dare una mano, e una parte dei cattolici».

Si è parlato anche di spazi e opportunità per i giovani e infatti Casson domani sera dalle 22 sarà tra i ragazzi della “movida” contestata di campo Santa Margherita. Per un confronto.

Mitia Chiarin

 

Anche il progetto De Piccoli presentato alla Commissione

Nuovo terminal crociere alla Via

È stata presentata l’istanza di avvio della procedura di valutazione di impatto ambientale (Via) per il nuovo terminal crocieristico Venis Cruise 2.0 alla Bocca di porto del Lido di Venezia dai proponenti Duferco sviluppo e Dp consulting.

Il progetto, come previsto dal Decreto Clini-Passera, indica un porto alternativo alle grandi navi che non potranno più attraversare il bacino di San Marco. Si tratta di oltre un metro cubo di documenti – contenenti il progetto preliminare, lo studio di impatto ambientale e una sintesi non tecnica – è stato depositato ai ministeri dell’Ambiente, delle Infrastrutture, dei Beni culturali, alla Regione Veneto, alla Provincia e ai Comuni di Venezia e di Cavallino Treporti. Lo studio di impatto ambientale è stato elaborato da Dappolonia spa, società specializzata di ingegneria ambientale, che ha affrontato e risolto le raccomandazioni avanzate dalla Commissione nazionale di Via a conclusione dell’istruttoria su Venis Cruise 2.0 comunicata il 22 dicembre 2014.

Il terminal al Lido consente l’ormeggio di cinque grandi navi. La struttura è lunga 940 metri e larga 34. I trasferimenti dei passeggeri da e per la Stazione Marittima è previsto che siano fatti con motonavi di ultima generazione a bassissimo impatto ambientale.

Il tempo di costruzione è stato calcolato in 26 mesi con un costo di 143 milioni di euro. All’esame della Commissioni di Valutazione d’impatto ambientale c’è già il progetto per lo scavo del canale Contorta-Sant’Angelo, presentato dall’Autorità Portuale di Venezia.

 

Contorta o terminal in bocca di porto? La guerra tra le soluzioni finora presentate al Ministero dell’Ambiente in tema di grandi navi non si è affatto conclusa. Semplicemente il fruscio delle carte ha preso il posto delle roboanti dichiarazioni e delle conferenze stampa con le diapositive ad effetto. Presentando alla Commissione nazionale per la valutazione d’impatto ambientale un dossier composto da un metro cubo di documentazione, l’ex viceministro Cesare De Piccoli e la Duferco hanno chiesto ufficialmente ieri l’avvio della procedura. Venis Cruise, il progetto che prevede un terminal “appoggiato” sul fondo della bocca di porto del Lido, comprende ormeggi per cinque navi e l’appoggio logistico della stazione marittima attuale. La struttura è lunga 940 metri e larga 34, il tempo di costruzione è stato calcolato in 26 mesi con un costo di 143 milioni di euro.

L’Autorità portuale, dal canto suo, nel presentare un corposo dossier integrativo con circa 300 documenti alla commissione, ha lanciato una nuova sfida: canale Contorta in disuso dopo otto anni ed entrata in funzione di un nuovo scalo passeggeri da realizzarsi – udite udite – all’esterno della diga foranea di San Nicolò, sullo stesso spazio su cui un tempo Est Capital aveva intenzione di realizzare un mega porticciolo con 1.500 posti barca. Qui, secondo l’idea progettuale, ci sarebbe spazio per 8 navi (6 homeport e 2 in transito) e i collegamenti sarebbero realizzati tramite una riedizione della metropolitana sublagunare con un tracciato nuovo: Lido. Sant’Elena, San Marco, Giudecca, San Basilio, Marittima, Stazione, Cannaregio, Murano e aeroporto. Collegati in circa 35 minuti di percorrenza.

Su questo punto, però, Andreina Zitelli, docente di valutazione d’impatto ambientale e oppositrice del progetto Contorta parte all’attacco, sostenendo che, dopo aver dichiarato il proposito di abbandonare il Contorta, si debbano riaprire i termini e vada ripubblicato lo studio di impatto ambientale.

«Come può – dice Zitelli – l’Autorità portuale insistere a chiedere il via libera allo scavo del Contorta, che si trova in zona protetta, quando la stessa Autorità ne prevede l’abbandono a breve termine, ma solo dopo aver sconvolto la morfologia della Laguna centrale a causa dello scavo? È assolutamente illogico, soprattutto perché Venis Cruise prevede una soluzione definitiva allo stesso costo e senza danni alla laguna».

Si profila quindi un nuovo confronto muscolare sul tema.

Oggi, intanto, alle 17.30 sarà presentato a San Leonardo il Libro bianco “Venezia, la laguna, il porto e il gigantismo navale” di Giuseppe Tattara e Gianni Fabbri.

(m.f.)

 

Nuova Venezia – Grandi navi, ecco l’invasione

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9

apr

2015

La Costa Neoclassica apre la stagione ed è subito polemica

La Costa Neoclassica sostituisce un camino. «Ma i fumi sono esagerati»

Compagnie a Venezia senza le ammiraglie. Nuovo dossier dei comitati

Arrivano le grandi navi ripartono le polemiche

VENEZIA – Una sosta tecnica ad Ancona per sostituire il fumaiolo. Ma al suo arrivo in laguna, con due ore di ritardo sulla tabella di marcia, la Costa Neoclassica ha emesso una lunga scia di scia di fumo nerissimo. Tornano le navi e torna la polemica sui loro effetti inquinanti.

A poche ore dalla firma in Capitaneria dell’accordo volontario «Blue flag», con cui le compagnie si impegnano a non usare durante l’entrata in porto combustibili allo zolfo – i comitati rilanciano le polemica.

Domani saranno in sala San Leonardo, a Cannaregio, per presentare il nuovo dossier dei professori Giuseppoe Tattara (Ca’ Foscari) e Giovan Battista Fabbri (Iuav) sui danni provocati alla laguna e all’ambiente dalle grandi navi.

Intanto le grandi navi sono diventate un po’ meno grandi. In attesa di alternative per il passaggio davanti a San Marco e di nuove indicazioni di legge il governo ha stabilito che nel 2015 potranno passare in canale della Giudecca solo navi di stazza massima inferiore alle 96 mila tonnellate. Cinquantamila in meno delle ammiraglie di Costa e Msc che si vedevano fino all’anno scorso.

«Ma sono lunghe 300 metri, sono troppo grandi comunque per la nostra laguna», dice il portavoce del Comitato No Grandi Navi e Ambiente Venezia Luciano Mazzolin, «e il Blue flag è una presa in giro: non abbiamo mai visto controlli e le scie di fumo nero che si vedono parlano da sole. Rilanciamo da oggi la nostra battaglia e la mobilitazione delle migliaia di cittadini che si sono schierati contro l’entrata in laguna delle navi troppo grandi».

Ieri mattina intanto in Marittima si sono viste ormeggiate due navi da crociera. La Costa neoclassica e la Ocean della P&O Cruises. Hanno sbarcato 3 mila passeggeri ognuna, contro i circa 5 mila delle ammiraglie. Arrivi ridotti, dunque. Perché le compagnie delle crociere, spiegano al Porto, hanno preferito attendere e adeguarsi in mancanza di indicazioni più precise. «Ma non potranno attendere a lungo», ripete il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa, «l’incertezza crea danni. Ci devono dire che fare, noi siamo pronti».

Costa pensa allo scavo del nuovo canale Contorta-Sant’Angelo, nuova via d’acqua in laguna centrale contestata dagli ambientalisti che dovrebbe congiungere il canale dei Petroli con la Marittima. Scavando qualche milione di metri cubi di materiale dai fondali per portare la profondità dagli attuali due metri a 10 metri e mezzo. Un’autostrada larga cento metri che consentirebbe di far passare le navi dalla bocca di porto di Malamocco e non più dal Lido. «Unica soluzione nel breve periodo per non perdere la ricchezza delle crociere», ripete Costa. Che non chiude alla soluzione Marghera nel lungo periodo. «A patto che si faccia l’off shore, e dunque il traffico commerciale e delle petroliere sia spostato in mare», dice. Il Contorta costerebbe 140 milioni di euro, la piattaforma off shore 2 miliardi e 200 mila euro di cui circa un terzo garantito dai privati, il resto dallo Stato. L’off shore è fermo per mancanza di finanziamenti. Il Contorta in attesa del verdetto della commissione di Impatto ambientale, che sta esaminando le osservazioni.

Alberto Vitucci

 

Tanti saranno i passaggi a San Marco, il 9 maggio è previsto il primo clou

In quel weekend manifestazione di protesta. A metà giugno un vero pienone

Nuova invasione in Bacino con 1500 giganti del mare

VENEZIA – Tra arrivi e partenze saranno circa 1.500 le navi che passeranno davanti al Bacino di San Marco fino a novembre, con picchi in alcuni fine settimana. Le compagnie crocieristiche, che programmano la stagione con molto tempo in anticipo, hanno seguito le indicazioni del decreto Clini – Passera, dirottando su Venezia navi con stazza inferiori alle 96 mila tonnellate. Nonostante la proposta sia stata poi bocciata, alla Stazione Marittima nel 2015 arriveranno 70 tipi di navi: 9 superiori alle 90 mila tonnellate, 4 superiori alle 80 mila, 5 alle 70 mila, 7 alle 60 mila, 5 alle 50 mila e le restanti 42 a scalare, fino alla più piccola, la «Harmony G.» di 498 tonnellate.

La stagione, iniziata a febbraio e marzo con qualche passaggio della sola «Berlin» di 9.570 tonnellate, parte definitivamente ad aprile con l’arrivo la domenica 12 della nuovissima «MSC Magnifica», costruita alla Fincantieri, che, con 34 toccate (arrivo e partenza) in programma fino a novembre, 95.128 tonnellate di stazza, 293,8 metri di lunghezza e 3.173 passeggeri, si conferma come la prima delle grandi navi, seguita da altre due della stessa compagnia: la «MSC Poesia» (31 toccate, 92.627 tonnellate, 293,8 metri, 3.173 passeggeri) e la «MSC Musica» (31 toccate, 92.409 tonnellate, 3.173 passeggeri, 293.8 metri).

Le altre “città” galleggianti sono: la maltese «Celebrity Constellation» (10 toccate, 90.940 tonnellate, 294 metri, 2036 passeggeri), l’italiana «Costa Deliziosa» (28 toccate, 92.720 tonnellate, 294 metri, 2826 passeggeri), l’americana «Island Princess» (9 toccate, 91.627 tonnellate, 294 metri, 2.390 passeggeri), la «Norwegian Jade» (26 toccate, 93.558 tonnellate, 294 metri, 3130 passeggeri), le britanniche «Queen Elizabeth» (3 toccate, 90.901 tonnellate, 294 metri, 2.175 passeggeri) e «Queen Victoria» (4 toccate, 90.049 tonnellate, 294 metri, 2208 passeggeri).

Ad aprile saranno circa una settantina i passaggi tra arrivi e partenze con circa 6 grandi navi, mentre maggio sarà il mese più pieno, seguito da giugno e settembre. A maggio sono previste circa 200 toccate (arrivi e partenze) che si concentreranno nei weekend, in particolare quello del 9, proprio quando è prevista la manifestazione del comitato «No Grandi Navi».

Sabato 9 la Stazione Marittima ospiterà infatti 9 navi, incluse la «Norwegian Jade» e la «MSC Poesia», che arriveranno e partiranno in giornata, mentre domenica 10 ne approderanno altre sette, inclusa la «MSC Magnifica» e la «MSC Musica».

Pienone comunque anche negli altri fine settimane di maggio e di giugno (circa 200 toccate), con il clou di grandi navi il 14 giugno e di navi di varie stazze il 27 dello stesso mese. Tra arrivi e partenze se ne possono contare quasi 200 a luglio e ad agosto con un leggero aumento a settembre, mese in cui si vedrà di nuovo una straordinaria concentrazione di navi il weekend del 5 e del 26. A ottobre il numero rimane elevato, mentre cala a novembre, tornando all’incirca allo stesso di aprile. Le agenzie turistiche che seguono le 70 navi sono 13, oltre dieci da Bassani e Cemar.

Vera Mantengoli

 

Nuova Venezia – Grandi navi, protesta e nuovo dossier

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8

apr

2015

Manifestazione il 9 maggio. Libro bianco di due docenti universitari: «Ecco perché devono stare fuori della laguna»

Nuova stagione, nuove polemiche. Arrivano le prime grandi navi in Marittima – fino a dicembre saranno sotto le 96 mila tonnellate – e i comitati riaffilano le armi. Una grande manifestazione è prevista per il 9 maggio, per riaccendere i riflettori sulla presenza delle grandi navi a San Marco e sulle alternative «peggiori del male». Com’è, secondo le associazioni, lo scavo del nuovo canale Contorta in mezzo alla laguna.

Venerdì il comitato «NoGrandi Navi, Laguna Bene comune» presenta in sala San Leonardo (ore 17.30) il suo nuovo dossier sui danni portati dalle grandi navi alla laguna e all’ambiente. Pezzo forte il libro bianco curato da due docenti universitari, Giovan Battista Fabbri (Iuav) e Giuseppe Tattara (Ca’ Foscari) su «Venezia, laguna, porto e gigantismo navale: perché le grandi navi devono stare fuori dalla laguna».

Ricerche, studi e foto che dimostrano come i giganti del mare producano inquinamento e movimenti dei fondali, con la perdita di sedimenti e la distruzione delle barene e della morfologìa.

«Una ricchezza che non va perduta», dice il portavoce del comitato Luciano Mazzolin, «ma le navi incompatibili devono stare fuori dalla laguna». Perchè rilanciano il tema proprio adesso? Perché con la nuova stagione croceristica riparte anche la nostra mobilitazione. Non dimentichiamo che il mondo ci guarda. E fino ad oggi nonostante le nostre battaglie poco o nulla è cambiato».

Di grandi navi e laguna parleranno venerdì insieme agli autori del dossier anche Jan van der Borg, docente di Economia a Ca’ Foscari e autore di ricerche sui flussi turistici; Domenico Luciani, già direttore della Fondazione studi e ricerche Benetton e Francesco Vallerani, docente di Geografia all’Università di Ca’ Foscari, scrittore ed esperto di tempi ambientali.

A poco più di un mese dall’elezione del nuovo sindaco e del Consiglio comunale, dopo dieci mesi di governo del commissario la città torna a parlare di portualità e grandi navi.

E sempre venerdì è prevista la firma in Capitaneria di porto dell’accordo Blue Flag 2015, l’accordo volontario sottoscritto dalle compagnie delle crociere per limitare nelle aree urbane e al momento dell’entrata in porto l’uso dei combustibili inquinanti ad alto contenuto di zolfo. Secondo il Porto, un passo importante per limitare l’inquinamento. «Andrebbe esteso a livello di governo, a tutte le coste italiane, come si fa negli Stati Uniti», dice il presidente Costa.

Secondo i comitati si tratta invece di una «bufala». «Se i controlli non ci sono e l’accordo è volontario», dice Mazzolin, «è come non averlo».

Alberto Vitucci

 

Ammiraglie vietate

Tornano le grandi navi ma con i limiti

Fino a dicembre solo navi fino a 96 mila tonnellate. Costa: «Pronti con il Contorta, aspettiamo la Via»

Crociere, al via la nuova stagione con limiti

Via alla stagione delle crociere 2015. Le prime navi cominciano ad arrivare in Marittima. Ma con la limitazione imposta dal decreto del governo e accettata dalle compagnie, nonostante la bocciatura del Tar Veneto. 96 mila tonnellate di stazza il limite massimo per le navi che entreranno in bacino San Marco nei prossimi mesi. Significa che non sono navi da 340 metri ma di “soli” 300 di lunghezza, stazza un po’ ridotta rispetto alle 146 mila tonnellate delle ammiraglie Costa e Msc.

Oggi arriva la Costa neoclassica, nei prossimi giorni sarà la volta della Msc Magnifica e delle Viking, navi di nuova generazione costruite a Marghera. Ridotto il numero dei passaggi in canale della Giudecca e anche i passeggeri, dal momento che queste navi ne portano circa tremila contro i quasi cinque mila delle ammiraglie. Perché tre anni dopo il disastro della Costa Concordia e i limiti dal decreto Clini Passera, non si ha ancora notizia dei progetti alternativi. Ognuno è fermo sulle sue posizioni, e i progetti sono ancora all’esame della commissione nazionale per la Valutazione dell’impatto ambientale.

E in prima fila c’è ancora il canale Contorta Sant’Angelo, lo scavo di una nuova via d’acqua in laguna centrale per fare arrivare le grandi navi in Marittima passando per la bocca di porto di Malamocco e non più dal Lido.

«Ci attendiamo il via libera, abbiamo presentato tutte le nostre osservazioni e le integrazioni richieste dalla commissione», dice il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa, «noi chiediamo soltanto di sapere cosa dobbiamo fare. Abbiamo dei doveri amministrativi e verso le compagnie, che ci chiedono che fare con un anno di anticipo». Costa ribadisce che secondo gli studi tecnici attuati dal Porto e dalla Capitaneria, è quella l’unica alternativa a breve periodo per non rinunciare al traffico crocieristico.

Depositati alla commissione Via ci sono anche altri due progetti. Il nuovo terminal a San Nicolò, il progetto Venice Cruise 2.0 che prevede di realizzare la nuova Marittima davanti all’isola del Mose, al Lido. E poi lo scalo a Marghera, progetto di Roberto D’Agostino, che vorrebbe recuperare le banchine industriali e trasformare l’attuale Stazione Marittima in residenza, luogo per convegni e ricevimento delle piccole navi e degli yacht di lusso. Anche questi due progetti hanno cominciato il loro iter, insieme all’avamporto galleggiante sempre al Lido di Stefano Boato e Maria Rosa Vittadini. Ma secondo il Porto si tratta di alternative «non percorribili».

(a.v.)

 

Nuova Venezia – Le grandi navi a Marghera

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31

mar

2015

Da qualche tempo i giornali scrivono che il progetto della nuova Stazione Marittima a Porto Marghera è stato bocciato dalla commissione Via del ministero dell’Ambiente. La commissione Via, in realtà, non ha in questa fase (fase di “scoping”) la facoltà di approvare o di bocciare i progetti, ma solo la facoltà di indicare i punti critici, o le eventuali carenze, dei progetti che dovranno poi essere sottoposti alla vera e propria Valutazione di impatto ambientale.

Dunque, la commissione Via non ha approvato, né bocciato nessuno dei progetti finora presentati. In merito al progetto di Marghera, la Commissione, usando un linguaggio inusualmente assertivo, ha fatto una serie di rilievi che dovranno essere tenuti nel debito conto prima di sottoporre il progetto all’esame della Via.

Dopo avere affermato che «gli elaborati inerenti alla realizzazione delle strutture e gli adeguamenti strettamente localizzati nelle aree da cantierare del nuovo porto sono sufficientemente articolati», rileva che sono stati trascurati gli aspetti legati al percorso tra la bocca di Porto e Marghera. In particolare le raccomandazioni/obiezioni riguardano:

1) aspetti secondari (avifauna, rumori, fumi), che verranno chiariti in sede Via;

2) considerazioni sulla tempistica: troppi sei anni vista l’urgenza. Richiamo imprudente in questa fase storica in cui l’urgenza è stata utilizzata per forzare la legalità, allungare a dismisura i tempi e moltiplicare i costi. Singolare poi il richiamo all’urgenza, quando per un semplice “scoping” sono stati impiegati sei mesi. Il progetto Marghera si realizza per fasi: sei anni per la conclusione definitiva, ma già dopo sei mesi il 40% del traffico viene portato via dal canale della Giudecca;

3) considerazioni sulla mancanza di uno studio sul canale dei Petroli: non è stato (ancora) fatto perché il progetto prende atto del progetto dell’Autorità portuale, il Contorta, per quanto riguarda il tragitto lungo il canale dei Petroli e se ne distacca nella parte terminale, evitando così di scavare un nuovo canale in laguna. Dunque, la questione non è se fare o non fare passare le grandi navi, ma se chiudere o tenere aperto il canale dei Petroli (e Porto Marghera), facendo gli interventi che ne riducano gli effetti negativi;

4) raccomandazioni sulla sicurezza assolutamente legittime a cui il progetto definitivo dovrà e potrà dare adeguate risposte.

Ho fatto queste precisazioni per aiutare l’opinione pubblica a farsi un’idea più completa, senza entrare nel merito di come la soluzione proposta sia non solo l’unica perseguibile, ma quella che consentirebbe alla città di avere un rilancio economico e una riorganizzazione degli assetti urbani.

Roberto D’Agostino

 

Consegna dell’ultima nata in Fincantieri: l’amministratore delegato invita «i lavoratori che creano disturbo ad andarsene»

Cerimonia di consegna “avvelenata” dalle pesanti invettive dell’amministratore delegato, Giuseppe Bono, contro i lavoratori in sciopero, ieri mattina alla Fincantieri, per l’ultima nave sfornata nei cantieri navali di Porto Marghera. Si tratta della Viking Star, (stazza lorda di 47.800 tonnellate, 465 cabine capaci di ospitare 930 passeggeri) ammiraglia di una flotta di dieci navi gemelle della compagnia norvegese Viking Ocean Cruises che salperà per la sua prima crociera nel mare Adriatico.

È la prima di tre navi gemelle ordinate dalla compagnia norvegese Viking Ocean Cruises – già leader nella crocieristica fluviale con una flotta di navi dal fondo piatto – che entro il 2020 dovrebbe ordinarne altre sette, arricchendo il già gonfio portafoglio ordini di Fincantieri per i prossimi anni. D’altro canto, basta gettare uno sguardo ai piazzali e al bacino di Fincantieri, sul canale Vittorio Emanuele, per rendersi conto dei carichi di lavoro. Sullo sfondo del bacino troneggia la Holland American (99 mila tonnellate) in allestimento e nei piazzali delle officine sono ammucchiate le lamiere della nuova nave da 45 mila tonnellate da costruire per Sebourn Cruise Line, un armatore statunitense attivo nel settore delle crociere di lusso con sede a Miami in Florida.

Dal 1990 a oggi Fincantieri, nei suoi vari cantieri sparsi per l’Italia, ha costruito 69 navi da crociera e altre 15 unità sono in costruzione o di prossima realizzazione, con un portafoglio ordini complessivo di 15 miliardi. Il fatto è che, malgrado l’abbondanza di ordini con carichi di lavoro che arrivano fino al 2020, nel cantieri di Marghera, ma anche in quelli vicini di Ancona, Monfalcone e gli altri stabilimenti in Campania e Liguria, sta montando una dura protesta dei lavoratori, con raffiche di scioperi sostenute unitariamente da tutti i sindacati, per respingere la annunciata contro-piattaforma dell’azienda che chiede ai lavoratori tagli di indennità (3.500 euro annui), di permessi di lavoro (ferie) e pausa mensa e la prospettiva di dover accettare un microchips nelle scarpe da lavoro grazie ai quali l’azienda saprà sempre dove è e cosa fa ogni suo dipendente.

Ieri, chi si attendeva parola distensive di Giuseppe Bono, per favorire una ripresa costruttiva del negoziato con i sindacati, è stato ancora una volta deluso. Giuseppe Bono – vero e proprio “boiardo di Stato”, già manager in Finmeccanica e negli ultimi 12 anni capo indiscusso di Fincantieri, aprendo la cerimonia di consegna nel piccolo teatro interno della nave, riferendosi ai recenti scioperi dei lavoratori ha tuonato: «Con i lavoratori che vogliono fare parte di Fincantieri faccio accordi anche domattina, ma chi non vuole e crea disturbo e danni ai colleghi non è benvenuto e se ne può andare via. Non abbiamo paura del futuro, se qualcuno in Italia vuole che non si facciano più navi lo dica e noi ce ne andremo da un’altra parte, ci aspettano tutti».

«ll Paese non va avanti a forza di diritti», ha concluso, «e noi abbiamo bisogno di un sindacato moderno che capisca che viviamo in un mondo che non è più quello dell’Ottocento o dei primi del Novecento».

La tensione nei cantieri, a cominciare da quello di Porto Marghera, sembra destinata a crescere con altri probabili scioperi e presidi, dopo quelli già realizzati nei giorni scorsi con un’adesione totale delle maestranze di Fincantieri e quelle degli appalti, anche nelle prossime due settimane pasquali, in attesa dell’incontro tra azienda e sindacati in programma.

Gianni Favarato

 

Proteste contro l’ad. Striscione a Roma, Bono: «Il loro non è disagio sociale»

«Noi 31 mila euro, lui un milione»

Mentre nel ponte 2 il teatro si riempiva per la cerimonia ufficiale di consegna della Viking Star, negli angoli meno in vista della nave ieri mattina c’erano al lavoro ancora molti operai di Fincantieri per completare del tutto l’allestimento e fare gli ultimi ritocchi.

«Ieri sera sono tornato a casa alle dieci, sono andato a letto e stamattina (ieri, ndr) alle 6 ero di nuovo qui sulla nave», ci ha raccontato uno di loro.

«A quest’azienda noi stiamo dando la nostra vita da anni ma Bono, l’amministratore delegato, dice che dobbiamo restituire all’azienda una parte del nostro stipendio e dei nostri sacrosanti diritti».

«A sentire parlare il nostro amministratore delegato», aggiunge un altro operaio che non dice il suo nome per paura di ritorsioni interne, «sembra sia solo merito suo se si fanno bene navi e si accumulano ordini in portafoglio. E noi operai, a sentire lui, siamo solo un peso per l’azienda e dovremmo tornare ad essere schiavi, come succede ai dipendenti delle imprese d’appalto che lavorano nel cantiere, imprese che lavorano nelle navi non perché ottengono il lavoro con regolari e trasparenti gare d’appalto, ma per assegnazione diretta e trattativa privata».

Quello che fa arrabbiare di più i lavoratori non è tanto la proposta dell’azienda di mettere un microchip nei loro scarponi, ma drastiche sforbiciate del loro salario. Ma Giuseppe Bono – terzo manager di Stato meglio pagato, con 1.039.000 euro all’anno – , ieri ha rincarato la dose commentando la manifestazione a Roma della Fiom, con gli operai della Fincantieri che hanno aperto il corteo con uno striscione: “Fincantieri giungla d’asfalto”.

«Se il disagio sociale di cui parla la Fiom» ha detto ancora Bono, «è quello di chi percepisce un salario annuo di 31.000 euro, cioè circa il 30% superiore a quello degli altri operai del comparto metalmeccanico, con la garanzia di una prospettiva produttiva e occupazionale di lungo periodo, allora le preoccupazioni del governo e del Paese dovrebbero essere altre».

 

Pesanti riserve per la sicurezza e l’uso del Canale dei petroli dalla Commissione

L’architetto D’Agostino: «Critiche superabili e anche il Porto usa quel canale»

VENEZIA – Primo stop dalla Commissione di verifica dell’impatto ambientale (via) del Ministero dell’Ambiente al progetto alternativo per spostare il passaggio delle grandi navi dal Bacino di San Marco e portarlo in una nuovo Porto Passeggeri da realizzare a Marghera, in zona industriale, utilizzando come via d’accesso il Canale dei Petroli.

Era l’idea della giunta uscente e dell’ex sindaco Giorgio Orsoni, peraltro mai concretizzata e che era stata trasformata in un vero progetto dall’ex assessore all’Urbanistica Roberto D’Agostino insieme alla società Ecuba di Bologna.

Il progetto prevede di realizzare una nuova stazione passeggeri nei terreni dismessi e bonificati della zona industriale, vicino al Vega. Le navi potrebbero ormeggiare sulle banchine, in parte già esistenti, lungo il canale Industriale Nord (quattro) e il canale Brentella (una).

Ma la Commissione Via, che ha concluso pochi giorni fa l’esame del progetto preliminare del terminal crocieristico di Marghera, non lo valuta positivamente. Lo giudica infatti nella forma attuale, «incompleto, profondamente carente di un inquadramento generale ambientale e non relazionato alle attività in essere (attuale traffico commerciale/industriale».

Per la Commissione Via, «nello specifico, l’ipotesi nel Progetto di utilizzazione del Canale Industriale Nord e del canale Brentella per la realizzazione della nuova Stazione Marittima a Porto Marghera non sembra sostenibile dal punto di vista della sicurezza della navigazione in quanto, pur allargando tali canali, gli spazi di manovra delle navi risulterebbero notevolmente ridotti, con notevoli rischi in caso di manovre di emergenza».

Per la Commissione, inoltre ci sarebbero rischi di carattere ambientale nel progetto data la vicinanza con il Petrolchimico e sarebbero troppi i 6 anni e 5 mesi previsti per la sua realizzazione, «considerando l’esigenza di risolvere e superare in tempi brevi il problema del transito delle grandi navi da crociera».

«Quella della Commissione Via» replica l’architetto D’Agostino «non è una bocciatura ma una richiesta di integrazioni che forniremo. Il canale dei Petroli è utilizzato anche nel tragitto del progetto del Porto fino al Contorta–Sant’Angelo, per questo non abbiamo fornito uno studio d’impatto su di esso dell’intervento. Del resto o si decide che il Canale dei Petroli danneggia la laguna e lo si chiude, oppure lo si utilizza anche per il passaggio delle Grandi Navi. Per quanto riguarda la sicurezza, sia di navigazione, sia ambientale, il nostro progetto la rispetta ed è nelle norme. I nostri tempi sono realistici e in ogni caso già dopo meno di un anno con le banchine provvisorie il passaggio delle navi si ridurrebbe del 40 per cento».

Enrico Tantucci

 

GRANDI NAVI – La commissione Via rispedisce al mittente il progetto di Roberto D’Agostino

L’ARCHITETTO «Non è una bocciatura. Siamo solo all’inizio»

Crociere a Porto Marghera. Dal ministero un primo “no”

Le parole sono state messe nero su bianco senza mezzi termini. Quello che emerge è un giudizio pesante, addirittura per certi versi, assolutamente inclemente. La commissione Via del ministero dell’Ambiente non ne ha risparmiate neanche uno. Quasi una bocciatura in anticipo, anche se – dal punto di vista squisitamente burocratico – si tratta di una serie di “osservazioni” alle quali i proponenti ora dovranno (se lo vorranno e lo riterranno opportuno) dare delle risposte.

Ma se le parole hanno un peso, di certo non ci guadagna molto il progetto alternativo sulle grandi navi presentato dalla società Ecuba srl, che fa riferimento all’urbanista e architetto Roberto D’Agostino, ex assessore della giunta Cacciari, che prevede un nuovo porto passeggeri a Marghera in zona industriale utilizzando come via d’accesso il Canale dei Petroli. A rilevare il caso ci ha pensato l’associazione AmbienteVenezia.

«Il progetto – sottolinea la Commissione Via analizzando il lavoro di D’Agostino – è da considerarsi incompleto, profondamente carente di un inquadramento generale ambientale e non relazionato alle attività in essere (traffico commerciale/industriale. Inoltre non risulta siano state analizzate le possibili considerazioni sui prevedibili impatti nel contesto generale della laguna centrale sia nel breve che nel medio-lungo termine».

Parole senz’altro dure da parte della Via che analizza e contesta anche altri punti ritenuti “deboli” come il mancato rispetto degli aspetti ambientali; l’assenza del calcolo delle immissioni in atmosfera; la vicinanza dell’area passeggeri alla zona industriale e anche il mancato rispetto degli obblighi di tutela dell’avifauna. L’impressione che, in attesa di un passaggio ufficiale al progetto vero e proprio, ci sia molta strada da fare.

«É stato analizzato il piano solo in fase di scoping (ovvero di prima analisi) – sottolinea lo stesso D’Agostino – e credo che ci siano cose condivisibili e che andranno modificate accanto ad altre che non sono assolutamente corrette insieme ad altre prescrizioni che non vogliono dire nulla. Prendiamo atto delle “raccomandazioni” che ci giungono attraverso il Ministero dell’Ambiente, ma non posso che rilevare che, per certi aspetti, alcune valutazioni risultano forzate come se si volesse in qualche modo evitare di affrontare nel merito il progetto legato al porto commerciale di Marghera».

Paolo Navarro Dina

 

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