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Il filosofo economista Latouche, teorico della decrescita, per due giorni a Treviso

Il fallimento del mercato unico europeo e l’effetto Grecia sugli altri Paesi

«Venezia si salverà cacciando le Grandi Navi dalla laguna, selezionando e tassando il turismo. Chi vuole visitare Piazza San Marco e il Ponte di Rialto, ammirare Punta della Dogana e passeggiare per il Ghetto deve essere disposto a pagare un sacco di soldi. Perché il turismo non è democratico, ma di élite».

La ricetta è di Serge Latouche, economista e filosofo francese teorico della “decrescita felice”, ieri e oggi a Treviso, invitato dalla Fondazione Benetton, per parlare di «Nuovi paradigmi della decrescita: aspetti economici, sociali e culturali».

La crisi dell’Europa economica, il successo elettorale di Alexis Tsipras in Grecia, l’elezione di papa Francesco e i guai di una città mondiale come Venezia, per il professore francese sono tutti sintomi che hanno un’origine comune: il fallimento del mercato globalizzato («un gioco al massacro su scala globale»), fondato sulla speranza di una continua crescita: «Si deve entrare nell’ordine di idee di costruire una società frugale, di prosperità senza crescita».

Sono giorni difficili per l’Europa: la crisi in Ucraina ne sta certificando la debolezza politica. Le elezioni in Grecia ne stanno mettendo in discussione il sistema economico. I problemi mai risolti stanno emergendo tutti insieme? «Il fallimento dell’Europa economica era previsto e annunciato da tempo. L’idea politica originaria era affascinante, ma è stata sviluppata male: l’Europa come un mercato unico, parte del grande mercato globalizzato. La conseguenza è stata che i governi dei singoli Paesi sono diventati i burattini delle istituzioni finanziarie, gettando nella disperazione intere popolazioni che, ora, iniziano a spingere dal basso. Come è accaduto in Grecia».

Tsipras ora però si trova di fronte a un bivio. «Ha di fronte una grande sfida. Uscire dalla moneta unica può essere una soluzione per la Grecia che, per secoli, ha vissuto senza l’euro. Ma non sarà sufficiente tornare alla Dracma. In caso di uscita la Grecia sarà politicamente isolata e non so se sarà pronta ad affrontare questo isolamento. L’unica certezza è che non ha più nulla da perdere e che dovrà abbandonare le misure di austerità, una moderna forma di masochismo criminale».

In tutta Europa stanno riscuotendo successo movimenti con posizioni molto critiche nei confronti dell’Europa: Le Pen in Francia, in Italia la Lega e il Movimento 5 Stelle, Podemos in Spagna. L’effetto Grecia si estenderà in altri Paesi? «Questi partiti, in alcuni casi con posizioni fasciste e razziste, raccolgono però esigenze reali che vengono dal basso. Non dimentichiamo che, per esempio in Italia, la Lega è votata dalla classe operaia che prima votava Partito comunista, o dalla piccola borghesia che si era affidata per anni alla Democrazia cristiana. Questi partiti hanno poi distrutto il ricco tessuto industriale di piccola e media impresa, facendo il gioco della Lega. I governi dovrebbero prima di tutto pensare a come ricostruire un nuovo tessuto industriale e tornare a considerare le ricchezze paesaggistiche e ambientali come una risorsa».

Ma di turismo si può anche morire. E il “caso Venezia”, con le immense navi da crociera che costeggiano San Marco, fa discutere il mondo intero. «È necessario individuare una qualche forma di protezionismo, nel senso di protezione del bene comune. Ho visto con i miei occhi la distruzione di Capri per colpa di un turismo violento e irrispettoso e il Comune non ha neanche i soldi per riparare i danni fatti dai troppi visitatori. Non parliamo poi di Pompei. La verità è che si deve trovare una formula per selezionare il turismo e il modo migliore è tassandolo».

Chi trae profitto dal turismo di massa afferma che in questo modo si penalizzerebbero i meno abbienti, in favore dei più ricchi. «Ma il turismo non è democratico, è di élite. Su una popolazione mondiale di quasi 7 miliardi di persone è una piccola percentuale quella che può permettersi di viaggiare. Per quanto riguarda Venezia deve prima di tutto finire lo scempio delle Grandi Navi in laguna, i cui passeggeri low-cost non portano alcun beneficio reale all’economia della città. E poi chi vuole godere delle bellezze di Venezia deve essere disposto a pagare tanti soldi: serviranno anche per pagare i danni provocati dal turismo stesso».

Giorgio Barbieri

 

La iattanza e la sicumera con le quali il presidente dell’Autorità Portuale, Paolo Costa, commenta le 27 pagine della commissione nazionale di Valutazione di impatto ambientale che, secondo gli ottimisti, affosserebbero il progetto di scavo del Contorta Sant’Angelo, dovrebbero invece mettere sul chi vive gli oppositori, e soprattutto coloro che non hanno perso la memoria delle vicende veneziane.

Costa garantisce che in 30 giorni risponderà ai quesiti “tombali” della Commissione Via, la quale, del resto, ha dato allo stesso Costa proprio 30 giorni per inviare le proprie integrazioni.

Ma come? Se solo per la caratterizzazione dei fanghi secondo gli esperti ci vorranno almeno 4–5 anni?

Qualcosa non torna e Maria Rosa Vittadini, già presidente di quella commissione Via che nel 1999 bocciò il Mose, lo ha lucidamente messo in evidenza in un incontro pubblico. La commissione politicamente non ha potuto bocciare lo scavo del Contorta, ma si è salvata l’anima con una procedura che, pur mettendo in evidenza tutte le criticità, le debolezze, le sciatterie di un progetto devastante, alla fine lo promuoverà.

È come se la commissione avesse detto a Costa che il suo progetto fa acqua da tutte le parti e nel contempo gli avesse dato le precise indicazioni su come tamponare i buchi, e il termine dei 30 giorni serve proprio al Porto solo per garantire che ottempererà alle prescrizioni.

In altre parole, tra un mese, cioè in quel marzo già indicato dal ministro Lupi come termine ultimo per l’approvazione del progetto, la commissione Via darà il suo sì, condizionandolo a centomila punti, ma intanto il passo più importante sarà stato fatto e alcuni lavori potranno partire.

Non c’è chi in questo scenario non possa rivedere la vicenda degli undici punti che nel 2003 portarono al Mose. Dovevano essere condizioni “tombali”, ma passarono presto nel dimenticatoio dopo che il sindaco Costa, sì, sempre lui, svendette la città al Consorzio Venezia Nuova, senza che nessuno, e in particolare quel polo rossoverde che si diceva paladino dell’ambiente, muovesse foglia.

Le parole furono tante, certo, ma nella sostanza tutti se ne fecero una ragione per perpetuare quel blocco di mero potere che da 25 anni governa la città e che, atto dopo atto, delibera dopo delibera, l’ha portata alla Disneyland di oggi, sempre con gli stessi protagonisti di allora, sottoscrittori di ogni provvedimento.

Vedrete che sarà così anche dopo i cento punti del Contorta: in qualche modo ingoieranno anche quello per non perdere il potere garantito da Ca’ Farsetti: la corda si tira ma non si rompe mai.

Silvio Testa – Autore dei saggi “E le chiamano navi” e “Invertire la rotta” .

 

Nuova Venezia – Siti Unesco, Venezia di nuovo a rischio

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

7

feb

2015

La “Missione di valutazione” sarà in laguna a ottobre per il verdetto definitivo. Ma nulla è stato fatto sui flussi turistici

VENEZIA «Troppe opere impattanti e troppi turisti. E interventi e lavori che mettono a rischio l’equilibrio della laguna». Venezia è a rischio, e potrebbe essere presto declassata dall’Unesco e tolta dall’elenco dei siti «Patrimonio dell’Umanità».

Un allarme inascoltato, quello lanciato dall’organizzazione mondiale per la tutela del Patrimonio artistico e monumentale che fa capo all’Onu. E un «ultimatumo» che sta per scadere. Nell’ottobre scorso infatti era arrivato il richiamo da parte dell’Unesco lanciato nella conferenza di Doha e poi ripreso dal rappresentante in Italia dell’Unesco Philippe Pypaert. Primo passo di una procedura che potrebbe portare all’esclusione dall’elenco Unesco, con le conseguenze di diminuire attenzioni e tutela. Per cercare di salvare la situazione, L’Unesco aveva chiesto un rapporto preciso sulla situazione dei nuovi interventi in laguna. E provvedimenti atti a disciplinare i flussi turistici entro febbraio. Nulla di questo è stato fatto. Perché vanno avanti i progetti per lo scavo del canale Contorta – uno degli interventi criticati all’epoca – e nulla è stato fatto per la diversificazione e il controllo dei flussi turistici.

Nel 2014 sono stati 27 milioni, secondo dati in possesso del Comune, i visitatori che sono arrivati a Venezia. Una pressione che sta mettendo a serio rischio l’equilibrio della città storica e ne sta modificando la struttura. Negozi che si trasformano, trasporti in tilt, appartamenti che vengono trasformati in affittacamere e residenze turistiche. Un allarme rilanciato in questi giorni, alla vigilia di una stagione che si annuncia anche più pesante, dal punto di vista degli arrivi, vista anche la presenza dell’Expo di Milano da maggio a ottobre. Le risposte della politica fino ad ora sono state deboli. Si è messo a punto il «Piano di gestione» Unesco, ma non ancora affrontati i veri nodi che secondo l’organizzazione «mettono a rischio il futuro della città d’acqua e della sua laguna.

L’esame è per adesso rinviato. Perché la «Missione di Valutazione», così si chiama la commissione incaricata di decidere sul mantenimento dei siti Patrimonio dell’umanità, arriverà a Venezia in ottobre per accogliere le ultime informazioni.

Ma i fascicoli della «questione Venezia» sono già all’esame dell’Unesco, che li sta valutando e ne discuterà nelle sue prossime riunioni. Il messaggio è chiaro, e adesso ribadito dopo l’allarme di ottobre: se Venezia vuole rimanere nell’elenco dei siti Patrimonio del’Umanità dovrà presto invertire la rotta. Rinunciando a grandi opere e a nuovi record nel settore del turismo. E dando un segnale che qualcosa nella gestione è cambiato. Altrimenti arriverà la «bocciatura».

Alberto Vitucci

 

Sede veneziana sempre più in bilico

VENEZIA. Palazzo Zorzi potrebbe essere presto lasciato dall’Unesco, che intende trasferire la sua sede del Nord Est a Trieste. L’allarme è stato lanciato al commissario Vittorio Zappalorto da Jacopo Molina, avvocato e candidato alle primarie del centrosinistra. Si intensificano infatti in questi giorni le voci di una imminente decisione dell’organismo, che a Parigi dovrà decidere il futuro delle sue sedi nazionali. Così da Venezia potrebbe andarsene uno dei fiori all’occhiello della cultura e della tutela veneziana, l’Ufficio per la cooperazione scientifica e culturale del SudEst Eutopa. Un’eventualità che il mondo della cultura vuole combattere.

«Sarebbe una perdita intollerabile per Venezia e il suo tessuto culturale», denuncia Molina, il primo ad avere lanciato l’allarme. Preoccupazione viene espressa anche per il destino di palazzo Zorzi. Splendido edificio rinascimentale restaurato dopo vent’anni di lavori e adesso occupato dall’Unesco. Potrebbe diventare, in caso di trasloco, l’ennesimo albergo di lusso della città.

(a.v.)

 

Convegno all’Ateneo veneto. «Per mitigare irischi occorre partire dai dati». L’esperienza di Carera

Venezia città fragile e usurata dal turismo

VENEZIA – Venezia usurata. Dal turismo, dal moto ondoso, dall’inquinamento e dall’occupazione di suolo pubblico, dai cambi d’uso e dal degrado legato al turismo. Come invertire la tendenza?

«L’unico modo corretto per affrontare la questione è quello di partire dai dati», dice Francesco Trovò, architetto della Soprintendenza veneziana e autore insieme all’ingegnere milanese Paolo Gasparoli del saggio «Venezia fragile», «solo con i dati si può agire in modo efficace, senza lasciarsi prendere da luoghi comuni e da tesi diverse».

Obiettivo dunque lo studio dei fenomeni partendo proprio dai dati.

«Ne abbiamo molti», dice Trovò, «grazie al lavoro fatto in questi anni da tecnici della Soprintendenza, degli enti locali, degli enti di ricerca. Questo è un messaggio alla politica, che bisogna muoversi, partendo dalle conoscenze».

Giornata di studio e dibattito dedicata a Venezia e alla sua «particolare fragilità», quella organizzata ieri all’Ateneo veneto dal presidente Guido Zucconi. Il professore di Ca’ Foscari Fabio Carera ha riproposto i suoi studi attuati negli anni in collaborazione con gli studenti sul traffico acqueo e i danni provocati alla città dall’attraversamento selvaggio di barche.Il suo progetto per riorganizzare il trasporto merci per «destionazioni» e non più per merceologìa era stato presentato al Comune nei primi anni Duemila. Ma non è mai stato realizzato. E il moto ondoso, con un numero sempre crescente di imbarcazioni anche legate allo sviluppo turistico, continua a minacciare la città.

Minacce e criteri per la «mitigazione» delle criticità. ne hanno parlato ieri Jan van der Borg, studioso di flussi turistici e inventore della Carta turistica, anch’essa mai applicata. E poi la soprintendente Renata Codello, l’ex rettore Iuav Carlo Magnani, autore tra l’altro dei progetti di mitigazione dei lavori del Mose al Lido, con Ignazio Musu e Umberto Marcello del Majno.

(a.v.)

 

 

CARNEVALE

E sulla festa calano i No Navi

DA CANNAREGIO A RIALTO CONTRO IL CONTORTA

Ora la battaglia contro le Grandi Navi sarà anche in maschera. Lo hanno deciso proprio in queste ore i sostenitori del Comitato No Grandi Navi-Laguna Bene Comune che hanno deciso di dare appuntamento a tutti per domenica 15 febbraio, alle 11, con partenza dal Canale di Cannaregio per un vero e proprio corteo acqueo che si concluderà in Pescheria a Rialto. L’iniziativa sarà preceduta da un laboratorio che si terrà, con inizio alle 14, nei giorni 6 e 7, febbraio, al Sale Docks.

«É un modo di dimostrare comuinque il nostro impegno – sottolinea Tommaso Cacciari, portavoce dell’iniziativa – soprattutto per mettere al centro, ancora una volta, la nostra battaglia contro le grandi navi che solcano la laguna, per la tutela della città e per esprimere le nostre critiche anche sull’inchiesta del Mose». Insomma, non è escluso che approfittando del Carnevale, se ne vedano veramente delle belle sottolineando la posizione dei comitati che da tempo si battono contro le navi da crociera che passano in in laguna e nel Bacino di San Marco».

Un’operazione che punta ad affrontare il tema anche in un periodo indicato per gli scherzi e il gozzoviglio. «Daremo un po’ di vita – sottolinea Cacciari – ad questo Carnevale così triste e senza un soldo. E quindi ci daremo da fare per trasformare la nostra protesta in una vera festa. Si sicuro vi saranno molte sorprese, ma per questo abbiamo ancora una po’ di tempo a disposizione. La parata di barche vuole essere un segnale importante per dire no a chi vorrebbe lo scavo del Contorta e la trasformazione della nostra laguna. Intanto ci daremo da fare per una grande festa veneziana».

 

Affollato dibattito ai Calegheri del Gruppo di studio Pd

«Venezia-laguna-porto». Una petizione per chiedere tutela

VENEZIA «Nell’interesse della città il progetto di scavare il Contorta va ritirato, puntando su progetti compatibili e non distruttivi. E il governo deve emanare un nuovo decreto di tutela paesaggistica che vieti il passaggio delle grandi navi in attesa di soluzioni alternative».

È la conclusione, inviata al premier Matteo Renzi, del convegno dibattito «La verità sul Contorta», organizzato ieri mattina alla Scholeta dei Calegheri a San Tomà. Soddisfatta Andreina Zitelli, docente Iuav e coordinatrice del gruppo: «Avvieremo una petizione per chiedere al governo di abbandonare un progetto che può produrre soltanto danni».

All’indomani della relazione della commissione Via – 27 pagine di critiche molto dure che in sostanza bocciano il progetto presentato dal Porto – il gruppo di lavoro Vlp (Venezia laguna porto) del Partito democratico ha convocato a San Tomà esperti e cittadini per discutere il da farsi. Sala strapiena e nove relatori, in un dibattito coordinato da Tiziana Gregolin e organizzato da Enzo Castelli.

«Un enorme canale di 5 chilometri, largo 160 e profondo 10 in mezzo alla laguna», attacca il professor Gianni Fabbri, «che aumenterà l’erosione nella laguna, dove negli ultimi decenni si sono persi 6 mila ettari di barene e milioni di metri cubi di sedimenti. Quel progetto va archiviato».

Francesco Pedrini, imprenditore ed esperto di portualità, parla di «poteri forti che portano avanti il Contorta per mantenere lo status quo, e dunque le grandi navi a San Marco».

Serena Ragno e Marco Zanetti ricordano come sia necessaria la partecipazione dei cittadini su scelte che possono compromettere il futuro della laguna. L’economista Giuseppe Tattara contesta l’affermazione che «senza il Contorta si rischia di perdere 5 mila posti di lavoro».

«Il nuovo canale sarà di difficile realizzazione e aumenta i costi anche per le compagnie», ha detto, «esistono progetti alternativi che possono portare nuova occupazione».

Alberto Bernstein, ingegnere uscito dal Consorzio Venezia Nuova, ricorda i rischi e le criticità per il traffico e la laguna, Giuseppe Cherubini quello per le attività di pesca, Antonio Rusconi l’aspetto idraulico.

Un coro di «no» che alla fine si traduce nella richiesta al governo Renzi di «emanare un nuovo decreto di tutela per la laguna e la città».

Il gruppo di studio aveva invitato ieri al dibattito anche i tre candidati alle primarie del Pd. Jacopo Molina era in sala, Nicola Pellicani non è venuto. Felice Casson, a Roma per l’elezione del presidente della Repubblica, ha affidato ai relatori un suo messaggio.

«L’arroganza e la presunzione di certi rappresentanti dei poteri forti», ha scritto, «non devono intimorire né fermare la nostra battaglia per una Venezia e una laguna sostenibili e a misura d’uomo, coscienti che sia possibile coniugare la tutela del lavoro con la salvaguardia della città».

Le 27 pagine ministeriali, hanno concluso Casson e Molina, rendono evidenti le lacune del progetto Contorta».

Alberto Vitucci

 

PORTO – Illustrate le conclusioni del gruppo di studio Venezia laguna porto

Per il gruppo di studio Venezia laguna porto, «con le sue 27 pagine di richieste d’integrazioni all’Autorità portuale, la Commissione Via ha interrotto di fatto, come da normativa, la procedura di valutazione del progetto canale Contorta. Che, nell’interesse della città, andrebbe ritirato». Le conclusioni degli esperti di area Pd sono state non solo approfondite ma raccolte in un dossier, diffuso ai presenti all’incontro organizzato ieri nella Scoletta dei Calegheri.

Ad accendere la miccia, Andreina Zitelli, con l’elencazione dei «motivi ostativi e tombali» al progetto: «l’insufficienza di un rilevante interesse pubblico, l’esclusione dal Piano morfologico della laguna e la necessità di adeguare il Piano regolatore portuale. E poi l’insufficienza degli studi, la richiesta di un monitoraggio preventivo di almeno un anno e l’opacità del quadro d’insieme. La Commissione Via non respinge il progetto, ma sembra chiedere al proponente se non sia il caso di ritirarlo».

Secondo Gianni Fabbri, «l’intervento è circoscritto e autonomo rispetto al contesto lagunare. Per i suoi effetti sulla velocità di propagazione di maree e correnti, i volumi di traffico nel primo tratto del canale dei Petroli, la necessità di scavarlo e le conseguenze sulla circolazione idraulica una volta che il Contorta avrà connesso le bocche di porto di Malamocco e di Lido». Francesco Pedrini, invece, ha criticato Ap e Vtp «che sostanzialmente vorrebbero mantenere lo status quo», Serena Ragno ha sottolineato «il ruolo civile della partecipazione democratica» e critiche non meno pesanti sono state mosse da Marco Zanetti, Giuseppe Tattara, Franco Migliorini, Alberto Bernstein, Antonio Rusconi e Giuseppe Cherubini.

Anche per il candidato alle primarie, Jacopo Molina «il Contorta è devastante: meglio approfondire le ipotesi fuori dalla laguna e Porto Marghera. Il crocierismo, comunque, non va perduto. E la Marittima potrebbe ospitare le navi più piccole». Mentre Nicola Pellicani ha declinato l’invito per altri impegni e Felice Casson, in un messaggio al vetriolo, ha parlato di «arroganza e presunzione di certi rappresentanti dei poteri forti» e di «necessità di dire all’Autorità portuale e al presidente Costa che le bugie sembrano avere le gambe corte».

 

«Per il bene della città, il progetto Contorta andrebbe ritirato, senza perdere altro tempo».

Andreina Zitelli, docente Iuav e coordinatrice del Gruppo di Studio «Venezia-Laguna-Porto» ha convocato per stamattina alle 10 alla Scoleta dei Calegheri una riunione pubblica sulla questione grandi navi.

«La verità sul Contorta» il titolo dell’iniziativa. «Dopo le 27 pagine che stroncano il progetto dell’Autorità portuale», dice Zitelli, già componente della commissione di Impatto ambientale, «è necessario fare alcune riflessioni da offrire alla politica».

Sono stati invitati anche i candidati alle primarie del centrosinistra. Jacopo Molina ha assicurato la sua presenza, Felice Casson, impegnato a Roma per l’elezione del Capo dello Stato, ha inviato un testo che sarà letto stamani, Nicola Pellicani ha declinato l’invito per altri impegni.

Una decina le relazioni in programma, tra cui quelle della stessa Zitelli e del professor Giambattista Fabbri, e poi Francesco Pedrini, Serena Ragno, Marco Zanetti, Giuseppe Tattara, Franco Migliorini, Alberto Bernstein, Antonio Rusconi, Giuseppe Cherubini, Federica Travagnin.

(a.v.)

 

Gazzettino – Le Grandi navi in laguna

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

31

gen

2015

A proposito di…

È una storia senza fine quella del passaggio delle Grandi Navi nella laguna veneta. Il Tar, con la sua sentenza, ha riaperto il traffico ai mostri del mare permettendo loro di passare davanti San Marco, ribaltando quanto stabilito precedentemente con la sentenza cautelativa. La storia continua e la città e i cittadini restano ancora in posizione di stallo, sottoposti al pericolo d’inquinamento che questi mostri producono: l’equivalente di quattordicimila automobili per ogni unità in arrivo. Perché essi non hanno investito un euro per installare filtranti “antiparticolato” capaci di abbattere le polveri ultrasottili che emettono (biossido di azoto, zolfo, monossido di carbonio e benzene).

Lo Stato potrebbe proibire il loro passaggio per semplici motivi di salute pubblica, sostiene l’associazione governativa tedesca Nabi, forte di oltre mezzo milione d’iscritti. E’ il peggior canco a cui la città verrà nuovamente sottoposta che privilegia lo sfuttamento della medesima.

Senza pensare alla salute del cittadino, al disfacimento di Venezia e dei suoi beni monumentali, alla corrosione dei sedimenti e manomissione della laguna, al rischio di eventuali incidenti nonché al dissesto fisico e ambientale.

Giovanni Pugliesi, presidente della sezione nazionale dell’Unesco commenta: «L’interesse pubblico è assolutamente prevalente e spero che il Consiglio di Stato faccia giustizia».

L’ordinanza del Tar (ora in discussione) è un atto amministrativo che rimette in gioco, ricorsi contro ricorsi, comma contro altro comma e che sprecherà altro tempo prezioso, altri soldi e intelligenze. Giochi inutili che fanno solo prolungare i tempi della tanto agognata alternativa che è dietro l’angolo (15 marzo prossimo). E’ un momento di dolore collettivo per la città unica, da non manipolare ulteriormente, città che lo Stato per legge, ha dichiarato essere di: “preminente interesse nazionale”.

Yvonne Girardello – Venezia

 

Lunga riunione ieri alla commissione di Impatto ambientale, poi il via all’iter. Cinque pontoni galleggianti e removibili

Via libera all’esame del quarto progetto alternativo per le grandi navi. Un incontro di tre ore, ieri mattina al ministero per l’Ambiente, e alla fine i progettisti dell’avamporto galleggiante al Lido hanno avuto l’ok dalla commissione per la Valutazione di Impatto ambientale: «Il progetto può andare all’esame ed essere pubblicato».

Una sorta di pre-esame, seguito dall’autorizzazione a protocollare. «Siamo molto soddisfatti, i tecnici del ministero ci hanno ascoltato e alla fine ci hanno… promosso», commenta soddisfatto Stefano Boato, docente Iuav e firmatario dell’ipotesi progettuale insieme a Maria Rosa Vittadini, Carlo Giacomini e ai paesaggisti Bristot e Stefani, «adesso comincia il confronto».

L’avamporto galleggiante, reealizzato grazie alla consulenza tecnica dell’ingegnere Vincenzo Di Tella – il progettista dell’alternativa al Mose delle paratoie a gravità – della società Principia e degli ingegneri Vielmo e Nicolosi, con il contributo di Giuseppe Tattara (impatti economici) e degli architetti Verlato e Zordan (per la nuova Stazione Marittima) è secondo i suoi proponenti «l’unico reversibile e rispettoso dei criteri indicati dalla Legge Speciale, cioè la gradualità, sperimentalità e reversibilità».

«Per realizzare il nuovo terminal», spiega Boato, «ci vorrà soltanto un anno dal giorno in cui verranno rilasciate le autorizzazioni. Il costo è di 140 milioni di euro, inferiore a quello di tutti gli altri progetti alternativi. Ma soprattutto, si potrà togliere in qualsiasi momento».

Niente cemento e niente sovrastrutture impattanti, dunque. Le banchine realizzate con sistemi galleggianti – già utilizzati in scala minore per darsene e porticcioli – potranno essere rimosse in soli sette giorni.

«Strada obbligata», hanno spiegato ieri i progettisti ai tecnici del ministero, «perché le navi diventano sempre più grandi e già oggi sono incompatibili con la laguna».

I giganti del mare si dovranno dunque fermare in… mare. «In questo modo», si legge nella relazione introduttiva al progetto, «non sarà necessario scavare nuovi canali né sbancare velme e barene».

La struttura è composta da cinque pontoni galleggianti e incernierati tra loro, collocati tra i moli foranei di Punta Sabbioni e San Nicolò, al Lido, davanti all’isola artificiale del Mose. Proprio alla centrale elettrica del Mose, potenziata fino a 40 Megawatt potrà allacciarsi la nuova Marittima, consentendo così di tenere spenti i motori durante la sosta delle navi e dunque di limitare l’inquinamento.

Il quarto progetto adesso comincia il suo iter e sarà inviato nei prosssimi giorni agli enti e al Porto per le osservazioni. Il Porto ha già espresso perplessità, soprattutto sul fatto che la Marittima sia spostata in mare. Bagagli e passeggeri, secondo i proponenti, sarebbero però raccolti in marittima e traspiortati al Lido con motonavi e zattere a bassa velocità.

Stessa idea già presentata con il progetto Venice Cruise 2.0 da Cesare De Piccoli e dalla società di ingegneria Duferco. Le strutture sono qui però fisse, e possono ospitare fino a cinque navi su una banchina lunga un chilometro lato Punta Sabbioni.

Il terzo progetto alternativo è quello di Marghera, presentato dallo studio D’Agostino: grandi Navi in Canale Industriale e canale Brentella, Marittima riservata a navi più piccole e yacht di lusso e case in social housing.

Quarto, ma forse il primo per il suo stato di avanzamento, è lo scavo del Contorta, unica soluzione sostenuta dal Porto ma non ancora approvata.

Alberto Vitucci

 

Le 27 pagine di contestazioni della commissione Via del ministero. Costa: «Risponderemo in tempo»

Un quadro progettuale «opaco». E una «mancanza di approfondimento grave» su molti aspetti. Eccole le osservazioni inviate dalla commissione Via del ministero per l’Ambiente all’Autorità portuale sul progetto di scavo del canale Contorta. Ventisette pagine firmate dal dirigente Sandro Campilong per il presidente, ingegner Guido Monteforte Specchi, che demoliscono l’intera relazione Sia presentata dal Porto a sostegno dell’ipotesi Contorta.

Per l’Autorità portuale si tratta di «poche osservazioni importanti, a cui si darà risposta».

Per i comitati la definitiva bocciatura del progetto, che con queste prescrizioni dovrebbe essere «completamente rifatto».

La risposta dovrà arrivare al ministero entro i 30 giorni previsti dalla legge, cioè il 20 febbraio.

Sono tante le contestazioni avanzate dal ministero. La prima è «la verifica della compatibilità dell’intervento con i Piani urbsitici (Ptrc, Prg) e con il Piano regolatore portuale.

Riguardo ai sedimenti e agli efetti che lo scavo avrebbe sulla laguna centrale, la commissione chiede di «realizzare una nuova e approfondita campagna di caratterizzazione dei sedimenti». Questo perché, scrivono i tecnici dell’Ambiente, «la caratterizzazione del proponente non coincide in alcun modo con le campagne già svolte in laguna». Obiezione già contenuta nel parere del Comune, che aveva sollevato perplessità sulla qualità dei fanghi da scavare. Milioni di metri cubi di materiale che dovrebbero servire per costruire nuove barene e velme. Ma cosa succederà a quel tratto di laguna una volta scavato il Contorta, che andrebbe portato da due a dieci metri e mezzo di profondità?- secondo il ministero è necessario avviare una attività di monitoraggio e di valutazione dell’impatto. Sull’equilibrio lagunare, ma anche sulla flora e la fauna, sui limiti di inquinamento e sui rumori prodotti dal cantiere.

«Insufficienti e contraddittori» vengono definiti gli studi presentati dal Porto sugli effetti del passaggio delle grandi navi in quel tratto di laguna. «I modelli vanno rifatti», si legge, «perché non c’è chiarezza sull’altezza delle velme e sulla loro efficacia e durata. L’impatto ambientale, concludono i tecnici del ministero, «è maggiore di quanto ipotizzato nello studio del proponente». I dati forniti dal Porto per sostenere l’ipotesi di scavo non soddisfano la commissione. Che adesso ha rinviato al mittente il progetto, chiedendo nuovi studi. «

Il progetto è sul binario morto», dice la docente Iuav Andreina Zitelli. Ma Costa non ha perso le speranze. «Ci girano i dubbi espressi nelle osservazioni, adesso risponderemo. E dobbiamo fare presto, perché il 16 marzo le società delle crociere presenteranno il loro programma per il 2015».

(a.v.)

 

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