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Msc e Costa Crociere annunciano la disponibilità a cercare alternative: «Il passaggio davanti a San Marco non è essenziale»

Passare davanti a San Marco non è un elemento essenziale per il mantenimento dell’attività croceristica a Venezia. Non lo dicono più soltanto i comitati, ma adesso anche gli amministratoti delegati delle due maggiori compagnie da crociera, Costa e Msc. Che hanno annunciato ieri al sindaco Giorgio Orsoni la disponibilità a valutare soluzioni alternative al transito delle grandi navi. Una svolta clamorosa, anche se ancora non operativa, per il problema delle navi in laguna. Che potrebbe dare una forte accelerazione alla realizzazione di progetti alternativi per allontanare le navi da San Marco. Il sindaco Giorgio Orsoni ha convocato ieri a Ca’ Farsetti l’amministratore delegato di Msc Pierfrancesco Vago e di Costa crociere Michael Tamm. I due manager, accompagnati dal presidente di Venice Terminal passeggeri – la società che gestisce il porto crociere – Sandro Trevisanato e dall’amministratore delegato Roberto Perocchio. Il sindaco ha espresso la «grande preoccupazione» per l’impatto che il traffico delle grandi navi ha sulla città e sulla laguna. Preoccupazione, ha detto Orsoni, condivisa dall’opinione pubblica. Alla fine è arrivata la dichiarazione. secondo Costa e Msc «Passare davanti al palazzo Ducale e nel canale della Giudecca non è un elemento essenziale per mantenere l’attività croceristica a Venezia», diventata ormai il terzo home port del Mediterraneo. Dunque, si possono valutare altre soluzioni. Grande la soddisfazione del sindaco, che aveva fatto del limite alle grandi navi uno dei punti della sua campagna elettorale. Dibattito poi arenatosi, rilanciato dopo l’incidente alla Costa Concordia e al naufragio del Giglio. Il decreto emesso dal governo per allontare le navi dalle aree sensibili non ha trovato applicazione in laguna.

Le navi sopra le 40 mila tonnellate se ne dovrebbero andare, ma prima si aspettano le alternative. Secondo il sindaco una nuova stazione Marittima a Marghera, secondo il Porto lo scavo del nuovo canale Contorta-Sant’Angelo e l’ingresso in Marittima da Malamocco. Per Vtp invece il problema non si pone, anzi il porto potrebbe raddoppiare presto con una nuova Marittima ai Moranzani. «Scelta assurda», secondo i comitati.

L’altro giorno intanto anche un comitato a favore delle crociere in laguna, in buona parte lavoratori del porto, ha manifestato in Marittima con un flash mob. Costa e Msc hanno infine annunciato l’intenzione di introdurre l’uso di carburanti «puliti» al loro ingresso in porto.

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Gazzettino – Venezia. Grandi navi pronte a lasciare S. Marco

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17

lug

2012

IL CASO – Segnali di apertura nella trattativa per regolamentare il traffico dei grattacieli del mare

Orsoni ha incontrato le compagnie: «Non essenziale il transito delle crociere in canale della Giudecca»

«Le compagnie di crociera sono disponibili ad allontanarsi da San Marco». Lo ha annunciato il sindaco Giorgio Orsoni e lo ha confermato il presidente della Vtp, Sandro Trevisanato, al termine di un incontro a Ca’ Farsetti con i rappresentanti delle due più importanti realtà che fanno scalo alla Marittima, Msc e Costa Crociere.        L’incontro era stato promosso da tempo dal presidente della Venezia terminal passeggeri, per discutere di vari argomenti legati al settore. Tra questi doveva esserci anche la questione del ticket per Venezia; Vtp, in proposito, pensa ad un’offerta volontaria da parte dei turisti in arrivo al porto, stimolata dalle compagnie con un’azione di sensibilizzazione.        La dichiarazione di disponibilità delle compagnie ad entrare con le navi dalle bocche di porto di Malamocco e non più dal Lido ha, però, posto in secondo piano la questione ticket, anche se un accenno comunque è stato fatto e sia il Comune sia le Compagnie si sono impegnate ad approfondire la questione.        Altra novità importante uscita dall’incontro di ieri è la disponibilità a ridurre ulteriormente le emissioni usando carburanti a basso impatto ambientale sin dall’ingresso delle navi in laguna, e non solo una volta giunte in bacino. Non si tratta ancora di un annuncio ufficiale perché le due compagnie dovranno prima ottenere l’approvazione dall’European Cruise Council, e lo stesso vale anche per l’entrata da Malamocco, ma è il primo e più importante passo perché Msc e Costa (con il gruppo statunitense Carnival che la controlla) sono leader mondiali nel settore crociere. Ieri non a caso all’incontro in Municipio c’erano i due amministratori delegati, Pierfrancesco Vago per Msc e Michael Thamm per Costa Crociere.        Il sindaco aveva aperto la riunione esprimendo le sue preoccupazioni, «condivise dalla cittadinanza e dell’opinione pubblica mondiale, sull’impatto ambientale che i transiti delle grandi navi determinano sulla laguna e su Venezia».         Per rendere operativa la disponibilità annunciata dalle compagnie di crociera servirà il nuovo canale Sant’Angelo-Contorta, che dovrebbe collegare Malamocco alla Marittima. Siamo, quindi, ancora lontani da una soluzione pratica «ma è un gran passo avanti perché prima le compagnie ci dicevano di voler assolutamente passare per San Marco – commenta il presidente di Vtp, Sandro Trevisanato che ha partecipato all’incontro assieme all’amministratore delegato Roberto Perocchio -. Sono soddisfatto perché è uscita un’importante volontà comune, fra compagnie di crociera ed autorità locali di trovare le soluzioni migliori per la sicurezza della navigazione e la salvaguardia della città».

Vtp ora più di prima punta sulla realizzazione della Marittima 2 a Dogaletto (a poche centinaia di metri dal nascente terminal delle autostrade del mare che ospiterà tutti i traghetti che oggi arrivano alla Marittima di Venezia): «La soluzione che da tempo proponiamo per le navi oltre i 330 metri di lunghezza sarà ancora più funzionale nel momento in cui la stragrande maggioranza delle navi da crociera entrerà da Malamocco».

 

CANALE DI FUSINA

Un barcone incrocia la Divina. L’onda lo fa sbattere sulla bricola.

(p.n.d.) Di certo non deve essere stato un piacere. Già. Trovarsi quasi a tu per tu con la “Divina”, la grande nave da crociera da 330 metri, che in passato non solo ha creato più di qualche preoccupazione per il suo passaggio in Canale della Giudecca, ma che è stata anche “obiettivo” del Comitato No Grandi Navi. Così, nel pomeriggio di sabato 14, nell’imminenza del Redentore, un motobattello con a bordo una settantina di persone, noleggiato dall’associazione “Pedaliamo per la vita” di Vigonovo, una volta giunto allo sbocco del canale di Fusina, si è trovato di fronte al transito della “Divina”.        Per fortuna non vi è stata alcuna collisione, ma il motobattello dell’associazione, pur restando a distanza di sicurezza, si è trovato sull’onda della nave crociera tanto che l’imbarcazione è stata sballottata andando ad urtare una bricola lungo l’ultimo tratto del canale. «Sarebbe stato più opportuno – spiega il presidente dell’associazione, Gianluca Maggiori – che vi fosse stata almeno una barca delle forze dell’ordine pronta a segnalare il passaggio della grande nave. Così non è stato. L’unica segnalazione l’abbiamo avuta dai natanti della Guardia Costiera che stavano scortando la grande nave». Maggiori ci tiene a sottolineare che alle persone a bordo non è successo assolutamente nulla. «Qualcuno si è accorto di quello che era successo – spiega – ma solo perché si è ritrovato bagnato dall’«onda anomala» del risucchio che ha coinvolto l’ultimo tratto del canale di Fusina. Niente altro». Dal canto suo la Capitaneria di Porto conferma, al di là del transito della nave, non vi sono state segnalazioni né danni».

 

L’ultimo numero della lussuosa newsletter del Porto di Venezia (consultabile sul web) contiene alle pagine 3, 4 e 5 un dettagliato articolo dell’ingegner Giampietro Meyerle del Magistrato alle Acque di Venezia, l’autorità alla quale i ministri Passera e Clini hanno chiesto di studiare la fattibilità di un nuovo canale di passaggio per le grandi navi dirette verso la Marittima. Lo studio non è ancora terminato, come si deduce dai capoversi finali dell’articolo (che parla di «prime verifiche effettuate» e di «aspetti che verranno ulteriormente approfonditi»), ma viene presentato dalla rivista come praticamente e positivamente concluso: «In meno di due mesi dalla richiesta», si legge nella presentazione, «il Magistrato alle Acque ha proposto un elaborato che dimostra la fattibilità di un accesso agli accosti che protegga maggiormente San Marco». Questo “accesso agli accosti” è il delicato, tranquillo e ancora poetico canale Sant’Angelo Contorta, oggetto di tante veleggiate dei veneziani in cerca di pace e silenzio. Una volta vi si è svolta anche una regata delle vele al terzo, con l’isola di San Giorgio in Alga che fungeva da boa. Era una giornata estiva ma di maltempo, con una forte bora che aveva cominciato a soffiare. Nella “strambata” per girare attorno all’isola una delle barche più grosse, un “topo” ben noto tra i regatanti e che ancora gareggia con ottimi risultati, sbagliò la manovra e si capovolse… Il canale, lungo  (come spiega l’ingegner Mayerle) 4.800 metri, è oggi profondo tra due metri e mezzo e cinque metri e largo circa venticinque, segnato da una fila di bricole che ne accompagnano l’andamento (per ora) sinuoso. L’articolo dell’ingegnere spiega come sarà trasformato: avrà una profondità di dieci metri e una larghezza… di 80 metri! Le sinuosità dovranno essere attenuate, «per mantenere un raggio di curvatura superiore a 2,5 km in modo da garantire adeguata manovrabilità in navigazione». Lo scavo produrrà quattro milioni di metri cubi di “fanghi” da piazzare in qualche posto, magari per costruire delle rive robuste (l’articolo le chiama velme) per «proteggere i bassi fondali a lato del canale» dalle onde create dalle navi… Qualche tempo fa il consigliere comunale Renzo Scarpa, assieme al collega Nicola Funari (anch’egli forse non casualmente del gruppo consiliare misto) fece preparare e presentò a un pubblico purtroppo non così numeroso come l’occasione avrebbe meritato, un’anticipazione di quelli che potranno essere gli scavi e di quale canale ne risulterà.   A suo avviso (come a quello del professore d’idrodinamica D’Alpaos dell’Università di Padova) la laguna non potrà non esserne sconvolta nella sua struttura. Scarpa aveva fatto preparare e presentò le immagini che dipingevano la geografia locale come potrebbe essere dopo la creazione del canale. C’erano delle fotografie del canale com’è ora, con la sua struggente bellezza, dopo le quali si vide una larga, quasi rettilinea striscia gialla che congiungeva il canale dei Petroli con il retro della Giudecca. Eravamo nella bella e appena rinnovata Serra dei Giardini, e alla vista dell’immagine si sentì quasi un grido d’orrore levarsi dal pubblico. Era stata una visione da incubo, che si può trovare ancora sul sito web del consigliere Scarpa (http://www.renzoscarpa.it/documenti/grandi-navi.pdf). Ah, anche lui possedeva una barca con la vela al terzo. Si chiamava “Verena” ed era una bella, antica topetta, «che ha l’opera viva di una sanpierota e le linee superiori adattate alla pesca a togna», come ha scritto recentemente con parole in cui risuona una forse involontaria malinconia. * Vicepresidente Italia Nostra sezione di Venezia

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«Da verificare comportamenti omissivi o negligenze che arrechino danno all’ambiente e alla popolazione»

La battaglia sulle “grandi navi” finisce in procura. Giovedì il comitato che si batte contro il passaggio delle grandi navi in bacino San Marco ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica e alla Corte dei conti per chiedere «di verificare che non ci siano stati da parte degli organi preposti comportamenti omissivi, ritardi o negligenze che possano aver causato o causare in futuro danni o rischi o per l’ambiente e la popolazione».   Dell’esposto fanno parte anche il dossier redatto dal comitato nel dicembre del 2011 sui problemi sanitari legati al passaggio delle navi da crociera, la lettera inviata al Presidente della Repubblica Napolitano e l’ultimo dossier, presentato alcuni giorni fa, sull’inquinamento atmosferico legato sempre al passaggio delle grandi navi. Un documento nel quale le associazioni che si riuniscono nel comitato avevano sottolineato, anche con una raccolta di fotografie, i danni alla salute e ai monumenti causati dalle emissioni dei camini della navi che attraversano Venezia: «In dieci ore 72 tonnellate di Co2, una tonnellata di ossido di zolfo e una di ossido di azoto». Dati contestati dall’Autorità portuale secondo la quale la battaglia portata avanti in città sui “fumi pericolosi” è priva di buon senso, come dimostrerebbero le indagini in corso, perché il peso delle grandi navi sarebbe di molto inferiore rispetto a quello di industrie e auto.

«Il punto è che», spiega Silvio Testa portavoce del comitato “No grandi navi”, «a noi sembra che tutti a partire da Giorgio Orsoni, che in quanto sindaco è autorità sanitaria della città, abbiano sottovalutato il tema dell’inquinamento portato in città dal passaggio delle navi da crociera. L’unica cosa che si è mossa è che il Porto ha annunciato dei dati, a noi piacerebbe conoscere quali sono nei mesi di maggiore accesso alla città delle navi da crociera».

Come noto sul loro allontanamento da San Marco, pur con alcuni distinguo, sono favorevoli in molti. Il punto è: come e in che tempi? La realizzazione di un porto off-shore, l’arrivo a Marghera, ipotesi che piacerebbe al sindaco Orsoni, o il passaggio attraverso il canale Contorta Sant’Angelo. Il tutto in attesa della costruzione di una seconda Marittima a Dogaletto di Mira, già annunciato da Venezia Terminal Passeggeri (Vtp), per portare le navi di nuova generazione, lunghe fino a 360 metri. Il tema è lo spostamento delle grandi navi da San Marco, ma il nodo dell’inquinamento resta, dicono i comitati, forti di una petizione sottoscritta da 6.500 cittadini. «Ribadiamo che riteniamo urgentissimo un vostro intervento» recita l’esposto «per limitare i danni alla città di Venezia e alla sua Laguna che sono patrimonio dell’umanità». Tuttavia in passato esposti simili erano stati archiviati.

Francesco Furlan

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Vtp non batte in ritirata, un nuovo progetto in laguna per navi da 360 metri Trevisanato: «Realtà in espansione». Due milioni di utenti, obiettivo Istanbul

Una nuova Stazione Marittima a Dogaletto, in cassa di colmata A. Partnership a Ravenna, Cagliari, Catania e Brindisi. E 26 milioni da investire nel prossimo triennio. Altro che ritirata sotto la protesta anti grandi navi. Venezia Terminal Passeggeri, la società delle crociere, raddoppia e rilancia. «Abbiamo pronto uno studio di fattibilità per una nuova Stazione Marittima nel Bacino Sant’Angelo, tra i canali Avesa e Dogaletto», annuncia il presidente di Vtp, l’avvocato mestrino Sandro Trevisanato, «Un luogo ideale, perché ben servito dai collegamenti stradali e vicino al canale dei Petroli, senza rischi ambientali». Una nuova città delle crociere che potrebbe essere pronta fra tre anni. «Aggiuntiva» e non certo alternativa alla Marittima. Che, sottolinea Trevisanato, «è per noi irrinunciabile». Dunque, in laguna centrale è pronto a partire un nuovo grande progetto.

Banchine lunghe 400 metri e larghe 20, per ospitare le navi di ultimissima generazione (lunghe fino a 360 metri), troppo grandi anche per i sostenitori del traffico davanti a San Marco. E poi una Stazione marittima di due piani, 10 mila metri quadrati con un parcheggio da 5 ettari. Costo previsto, 100 milioni di euro, di cui almeno 60 per scavere canali e darsena. Un’ipotesi avversata dagli ambientalisti. Ma, spiega Trevisanato, «quel sito è stato valutato positivamente dalla Regione, che lo ha inserito nel nuovo Piano territoriale, dall’Autorità portuale e dal Magistrato alle Acque. Per noi è un luogo ideale».

Non se ne parla, insomma, di estromettere le grandi navi da Venezia, come richiesto da più parti e previsto dal decreto del governo. «Siamo anche stufi di ripeterlo», scandisce Trevisanato, «il porto di Venezia è il più sicuro del mondo. Non ci sono scogli, le misure di sicurezza sono altissime. Davanti a San Marco le navi passano trainate da due rimorchiatori con a bordo un nostro pilota, viaggiano all’interno di un binario, non potrebbero deviare dalla loro rotta per via delle sponde sabbiose». E gli incidenti avvenuti nelle ultime settimane a causa del vento e dei tornado? «Non sono un ingegnere, ma dubito che una nave di quelle dimensioni si possa spostare», dice il presidente.  Si rilancia, dunque. In attesa di vedere che fine farà il progetto per il nuovo canale Contorta-Sant’Angelo, che il Porto vorrebbe scavato e allargato per farci passare le grandi navi. L’idea della Vtp è che in realtà le navi stanno bene dove sono. «Siamo passati in pochi anni dal sesto al primo home port del Mediterraneo», spiega l’avvocato, «e la Marittima deve essere raggiungibile. In prospettiva si può pensare a un senso unico, per ridurre il numero dei passaggi». Ma l’attività economica che sta dietro alle crociere, insiste Trevisanato, ha bisogno della Marittima. Poco importa se per arrivarci si deve attraversare il Bacino a passare davanti a San Marco. «Le navi moderne», dice, «inquinano meno. Applicando il decreto faremmo entrare in laguna solo le vecchie carrette, anche se più piccole. E’ ridicolo». Il presidente, da 11 anni al vertice della società, illustra i brillanti risultati raggiunti. «Negli ultimi mesi», dice, «abbiamo vinto le gare per la gestione dei porti mediterranei di Ravenna, Brindisi, Cagliari e Catania. E adesso puntiamo a Istanbul. Grandi navi ancora a San Marco? «E’ un must. Noi vogliamo aiutare la città, abbiamo concluso con il Comune un accordo per un contributo volontario. Ma le navi devono restare».

Alberto Vitucci

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«Venezia non ci vuole, il mondo ci chiama». Ergo, Vtp parte per il mondo. Come la Serenissima, va alla conquista dei porti dell’Adriatico e oltre, solo che invece delle armi Venezia Terminal Passeggeri usa soldi, alleanze e l’esperienza che ha accumulato in un decennio nel quale è diventata primo home port del Mediterraneo per le crociere.        Così ora la Vtp presieduta da Sandro Trevisanato gestisce Ravenna (dal 2010 e, come risultati, è già oltre i budget), Catania (da giugno del 2011) e dal mese scorso ha vinto le gare per Brindisi e Cagliari. Mentre i primi tre servono a sviluppare un traffico Adriatico in sinergia con lo scalo della Marittima, con Cagliari Vtp sbarca anche nel Tirreno: «Può essere un home port importante perché ha un buon fondale, è vicino all’aeroporto ed è in una posizione baricentrica rispetto a Genova, alla Costa Azzurra, alle Baleari e a Barcellona» spiega il presidente.         Royal Caribbean, Msc e Aloschi & Bassani sono i partner internazionali con i quali il terminal crocieristico veneziano gareggia e vince. «Ora stiamo partecipando anche alla gara per il porto di Istanbul. Sempre in cordata con partner internazionali ma sempre da gestori dei terminal: creiamo strutture distaccate, facciamo selezione del personale e da Venezia controlliamo i nuovi scali».        Il progetto di espansione oltre i confini veneziani non è nuovo ma ha ricevuto un’accelerazione negli ultimi mesi. «Confidiamo che l’irragionevolezza non l’abbia vinta, e che il porto di Venezia continui a svilupparsi ma finché sui dati tecnici e scientifici prevale il sentimento estetico ed emozionale, noi dobbiamo attrezzarci per garantire comunque la sopravvivenza e lo sviluppo della società».        Quindi vi espandete in altri porti. «Già, d’altro canto qui sembra che siamo dei carnefici che portano le grandi navi in città, mentre non facciamo altro che rispettare le scelte di Regione, Comune e di tutti gli altri enti che hanno competenze».        Il 2012, come lei aveva annunciato ad inizio anno è un anno di stasi nel numero dei passeggeri, oltretutto avete perso anche i traghetti di Minoan ma nel prossimo decennio le previsioni internazionali danno un raddoppio dei crocieristi in Europa. La Marittima è già piena con i due milioni di passeggeri attuali. «In America il 3% della popolazione va in crociera, in Europa siamo all’1% che, nel prossimo decennio, si avvicinerà al 3. Per Venezia significa un milione di potenziali passeggeri in più all’anno».        Dove li metterete? «L’unica soluzione praticabile, indicata anche dalla Capitaneria di porto, è la Marittima 2 a Dogaletto. Tre banchine per tre navi da 360 metri, che a Venezia non ci stanno, e con le quali potremo cogliere il trend di crescita europeo che, altrimenti andrà in altri porti, portandosi via anche un po’ di quel che già abbiamo».        Da anni insistete sul nuovo porto a Dogaletto ma con scarsi risultati. «Se ci fanno partire, dal momento delle autorizzazioni in 14 mesi realizziamo la prima banchina con 100 milioni di investimento in project financing. E nel giro di cinque o sette anni saremo completamente operativi. Quindi siamo ancora nei tempi, certo che a questo punto le istituzioni devono muoversi».

 

Gazzettino – Venezia. Navi da crociera in balia del vento

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24

giu

2012

LA POLEMICA – Tornano le proteste per il moto ondoso provocato dalle eliche

AL TRONCHETTO – Raffiche a 40 nodi hanno costretto ad accendere i motori

L’ALLARME – Granturismo e taxi acquei sballottati dalle onde

CAPITANERIA   «Una manovra compiuta in piena regola dalla nave»

Il vento ha spazzato la laguna per 15, 20 minuti. E qualcuno ha pensato ad una “replica” degli eventi di martedì 12 giugno. L’immagine della tromba d’aria sull’orizzonte lagunare è ancora molto ben presente.

E così, proprio tra le 14.45 e le 15, un forte vento 35-40 nodi (quasi 70, 80 chilometri all’ora) ha movimentato la situazione soprattutto nella zona della Marittima tanto che una nave crociera, la Celebrity Silhouette della Celebrity Cruises non solo ha dovuto rafforzare gli ormeggi, ma allo stesso tempo ha dovuto azionare le eliche laterali (i discussi bowtruster) per rimanere in linea, creando moto ondoso. Una situazione che, secondo alcune testimonianze, avrebbe messo in difficoltà la navigazione della zona, e in particolar modo il canale del Tronchetto affollato come sempre di granturismo e taxi.        Secondo alcune persone presenti nella zona, alcuni lancioni avrebbero avuto difficoltà nella navigazione per la grossa mole di acqua sollevata dalle eliche, e alcuni taxi acquei ormeggiati in zona, avrebbero sbattuto più volte contro le banchine.

Sul posto, proprio per la concomitanza, tra vento forte e le conseguenze dell’accensione dei bowtruster, sono giunte sul posto anche un paio di motovedette della Capitaneria di Porto. Dal canto suo, proprio la Guardia costiera, ha cercato di smorzare i toni sottolineando come l’episodio debba andar riportato nelle normali azioni di controllo attuate dalle grandi navi ormeggiate alla Marittima in occasione di temporali forti o condizioni meteorologiche avverse.        Insomma, secondo la Capitaneria, manovre e situazioni gestite con efficacia e senza alcun problema per le condizioni della navigazione nei canali lagunari.

Ma il caso della Celebrity Silhouette segue di pochi giorni altri episodi simili segnalati nelle scorse settimane che hanno visto protagoniste grandi navi “costrette” loro malgrado e per brutte condizioni atmosferiche a ricorrere all’accensione delle grandi eliche laterali per rimanere in linea lungo la banchina. E su questo già in passato il Comitato No Grandi Navi aveva espresso tutta la propria preoccupazione sottolineando la pericolosità della procedura di accensione delle eliche per il traffico lagunare.

 

INTERROGAZIONE DI BEPPE CACCIA

Il consigliere: «L’Autorità portuale vuole ampliare il terminal. L’amministrazione dia un segno concreto contro le navi in laguna»

«Mentre la città chiede di allontanare le grandi navi dalla laguna, l’Autorità portuale vuole raddoppiare il terminal di San Basilio». Il consigliere comunale Beppe Caccia (In Comune) chiede chiarezza e un preciso atto da parte dell’amministrazione comunale per intervenire sul Porto.        «L’amministrazione – afferma Caccia – intervenga per ottenere il rinvio dell’approvazione del progetto di raddoppio in Salvaguardia e per l’adozione di un Piano regolatore portuale armonizzato col Pat».        L’Autorità portuale, sostiene Caccia in una sua interrogazione, «avrebbe presentato in sede di Commissione di Salvaguardia un progetto relativo alla ristrutturazione e all’ampliamento del fabbricato portuale noto come Stazione Passeggeri di San Basilio, allargando le funzioni di terminal anche al settore attualmente adibito a deposito della stessa Autorità, e che questo progetto dovrebbe essere approvato dalla stessa Commissione entro la prima settimana del prossimo mese di luglio».        Il progetto, prosegue il consigliere comunale, contrasterebbe con le previsioni urbanistiche della variante al Piano regolatore generale vigente per la Città Antica, là dove di prevede la demolizione senza ricostruzione del fabbricato, nella prospettiva di apertura e restituzione alla piena fruizione della città di tutte le aree portuali di San Basilio e Santa Marta».        Un progetto che giunge proprio nel momento in cui in città cresce la volontà di escludere dai canali della città Storica e dall’area di San Basilio–Santa Marta–Marittima il traffico delle grandi navi. Lo stesso Piano di assetto del territorio (Pat) adottato lo scorso 4 febbraio dal consiglio comunale “assume come proprio obiettivo la definitiva estromissione delle navi incompatibili con la città storica e con il contesto lagunare”. Tanto più, dice Caccia, che «recentemente il sindaco ha richiesto al Governo nazionale e alle altre competenti autorità provvedimenti urgenti che consentano di trasferire nell’ambito della prima Zona industriale di Porto Marghera il terminal delle attività portuali che non possono più trovare spazio in Marittima».        Nell’interrogazione il consigliere chiede quindi che l’amministrazione comunale «intervenga nei confronti dell’Autorità portuale e della Commissione di Salvaguardia affinché l’esame del progetto di cui sopra sia sospeso e si proceda ad un confronto nel merito» e che «il Comune eserciti tutte le necessarie forme di pressione nei confronti della stessa Autorità portuale affinché si avviino le procedure finalizzate alla discussione e all’adozione del Piano regolatore portuale, sulla base delle previste intese con il Comune e di un più ampio, pubblico e partecipato confronto sulle prospettive di sviluppo delle attività portuali per la Città e la Laguna».

 

GRANDI NAVI IN BACINO

Cinquantadue pagine di fotografie con grandi navi immortalate mentre sparano fumi neri nell’atmosfera a poche decine di metri dalle case veneziane. Cosa contengono quei fumi? Dobbiamo credere a scatola chiusa a quello che dicono le compagnie di crociera? La domanda di Medicina Democratica che con AmbienteVenezia, associazione Bortolozzo, Comitato ‘NO Grandi Navi’ e ‘Laguna Bene Comune’ la rivolgono al Governo, ma anche al sindaco e all’Ulss 12 affinché sia avviata al più presto un’indagine sulla salute dei cittadini in connessione con il crocerismo.        Il nuovo dossier documenta fotograficamente l’invasività e la sproporzione delle grandi navi turistiche rispetto all’architettura veneziana, ma pone l’accento in particolare sulle grandi nuvole di fumo nero-giallastro che escono dalle ciminiere. La preoccupazione riguarda «l’impatto sanitario rispetto alle popolazioni costiere e delle aree portuali, l’inquinamento atmosferico e l’aumento di patologie e morti». Tra le domande:

«Quali sono gli inquinanti contenuti in quei fumi? Quanti chili o tonnellate di questi inquinanti sono stati emessi in atmosfera in questo ultimo anno? Qual’è il loro cono di ricaduta? Dal punto di vista medico e tossicologico quali sono i danni che possono causare questi inquinanti alla salute di chi è costretto a respirarli?».

 

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