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Nuova Venezia – Mestre. Tangenziale riqualificata.

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13

apr

2014

La Giunta approva l’atto di indirizzo per nuovi interventi

La Giunta comunale ha approvato nella seduta di venerdì scorso, un «atto di indirizzo per la valutazione delle azioni di riqualificazione della Tangenziale di Mestre» su proposta degli assessorati competenti. L’atto di indirizzo prevede di istituire un gruppo di lavoro tecnico che, in relazione con le Municipalità, le associazioni attive nel territorio e tutti i soggetti interessati, individui gli elementi necessari alla definizione del programma di azioni per affrontare le criticità legate alla Tangenziale. Il gruppo di lavoro, per quanto riguarda il Comune di Venezia, sarà costituito da personale delle Direzioni Sviluppo economico e Partecipate, Sviluppo del territorio, Mobilità e Trasporti Ambiente e Politiche giovanili e sarà coordinato dalla Direzione Sviluppo economico e Partecipate. «L’infrastruttura della Tangenziale, così vicina al centro della città», ha dichiarato l’assessore Alfiero Farinea, «è una ferita che va ricucita. La costituzione di un gruppo tecnico che dialoghi e si confronti con il territorio ha lo scopo di individuare un percorso di compensazione ambientale, dando impulso alla previsione già contenuta nel Pat. Si tratta di una prima risposta alle richieste di coinvolgimento del territorio alle scelte dell’Amministrazione, che il Comune si è impegnato ad adottare come metodo con l’istituzione della delega ai Processi partecipativi». L’atto di indirizzo i vuole essere «una risposta alle sollecitazioni provenienti da gruppi di cittadini e associazioni che, in più occasioni, hanno segnalato la necessità di prevedere interventi di mitigazione degli effetti del traffico della Tangenziale di Mestre sui residenti». Si tratta di problemi dovuti anche alla presenza, nelle sue immediate vicinanze, di centri commerciali che richiamano costanti flussi di traffico, e della nuova localizzazione dell’ospedale di Mestre, segni evidenti che, anche dopo l’apertura del Passante di Mestre, resta attuale il tema della cesura che l’infrastruttura della Tangenziale provoca nel tessuto urbano della città.

«Dobbiamo risarcire e riqualificare questa parte di territorio, tra Marghera e Favaro», ha aggiunto l’assessore Gianfranco Bettin, «dove la Tangenziale ha avuto e ha il maggiore impatto ambientale, sanitario e paesaggistico e dobbiamo farlo insieme a comitati e cittadini, sia con interventi immediati sia con una prospettiva di medio-lungo periodo».

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Lo chiede il Pd dopo la richiesta di rinvio a giudizio dell’impresa Mestrinaro: tuteliamo i cittadini

MEOLO  «Non possiamo permettere che Meolo non venga considerata: chiediamo nuovi controlli puntuali». Il Partito Democratico riaccende la discussione riguardo al timore che anche nei cantieri per la terza corsia attivi sul territorio di Meolo possano essere stati impiegati materiali inquinati. Circostanza che un anno fa era stata smentita da Autovie. A riportare la questione in primo piano è la notizia che il Tribunale di Venezia ha fissato per il 18 aprile l’udienza preliminare per esaminare la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dei titolari dell’impresa Mestrinaro di Zero Branco. Secondo l’accusa, la Mestrinaro non avrebbe trattato in modo adeguato i rifiuti inquinanti che le aziende edili le conferivano. I materiali sarebbero stati miscelati tali e quali a calce e cemento e quindi rivenduti finendo per fare da base ad alcune grandi opere. Il composto contaminato, denominato «Rilcem», sarebbe stato utilizzato in grandi quantità per realizzare un parcheggio dell’aeroporto Marco Polo e nel tratto in costruzione della terza corsia all’altezza di Roncade. Dunque proprio a ridosso di Meolo. Già ad aprile dello scorso anno, il Pd di Meolo aveva chiesto di verificare se materiale inquinato potesse essere stato impiegato anche nella zona di Meolo. «Il sindaco Basso si attivò grazie al nostro intervento ricevendo da Autovie rassicurazioni e smentite. Quindi per il sindaco la questione finì così», attacca Giampiero Piovesan, segretario del circolo democratico di Meolo, «adesso si è venuti a conoscenza della richiesta di rinvio a giudizio e la preoccupazione tra i cittadini sale. Il Pd si attiverà con chi di dovere e competenza per chiedere le verifiche del caso. I cittadini dovranno essere tutelati,come il nostro territorio». Intanto, nell’ambito dei lavori per la realizzazione della terza corsia, l’A4 sarà chiusa dalle 20 di stasera alle 6 di domani mattina in direzione Venezia, nel tratto compreso tra SanDonà- Noventa e l’allacciamento A4-A57 tangenziale di Mestre. Lavori di manutenzione dell’asfalto sono in programma, invece, dalle 14 di domani alle 7 di venerdì nel tratto tra San Giorgio di Nogaro e Portogruaro, per circa tre chilometri in direzione Venezia. Dalle 16 di oggi alle 7 di domani, sulla tangenziale di Mestre, sarà chiusa la rampa di uscita dello svincolo di Quarto d’Altino per i veicoli provenienti dalla barriera di Venezia Est e quella in entrata in direzione Venezia.

Giovanni Monforte

 

 

La ditta accusata di aver smaltito rifiuti inquinati sotto la terza corsia e un parcheggio del Marco Polo

SANDONÀ – Veleni sotto la terza corsia dell’autostrada A4 e sotto uno dei parcheggi dell’aeroporto Marco Polo: il 18 aprile si apre il processo in aula a Venezia e il Comune di Zero Branco si costituisce parte civile nel processo contro la Mestrinaro. Lo ha deciso la giunta guidata dal sindaco Mirco Feston nel corso di una delle ultime riunioni dell’esecutivo. Il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Venezia ha fissato per il 18 aprile l’udienza per la richiesta di rinvio a giudizio a carico di Sandro Mario e Lino Mestrinaro, Loris Guidolin e Italo Battistella.

Come riportato nel documento del tribunale, l’amministrazione comunale di Zero Branco, nella figura del sindaco, è stata identificata quale parte offesa dal momento che la Mestrinaro aveva la propria sede in zona Bertoneria a Sant’Alberto.

«Il Comune può costituirsi quale parte civile con richiesta di risarcimento danni, in particolare relativamente agli eventuali costi di bonifica del sito in caso la ditta venisse condannata e non ottemperasse a quanto previsto nella sentenza», si legge nella delibera dell’esecutivo guidato da Mirco Feston.

L’amministrazione ha scelto di costituirsi come parte civile, conferendo l’incarico legale all’avvocato Antonio Munari del foro di Treviso che da tempo sta seguendo il Comune nella vicenda Mestrinaro. Il professionista sarà chiamato a promuovere le azioni necessarie per la costituzione in giudizio e avviare la richiesta di risarcimento dei danni.

«Si tratta di un atto dovuto, all’orizzonte potrebbe profilarsi la bonifica obbligatoria dei fondi sui quali insistono i capannoni», spiega il primo cittadino. Secondo le accuse mosse dai pubblici ministeri veneziani sulla base di due anni di indagini dei carabinieri del Noe che avevano raggiunto l’apice in un mega blitz ad aprile 2013, i Mestrinaro nella loro azienda in Bertoneria avevano impiegato un lucroso maneggio: invece di trattare i rifiuti inquinati che le aziende edili conferivano per renderli inerti, li miscelavano tali e quali a calce e cemento, per poi venderli a 39 euro a tonnellata alle imprese edili. Il “Rilcem”, così si chiamava il composto, finiva a fare da base alle opere. Grandi quantità di “Rilcem” per grandi cantieri: 4.145 tonnellate di Rilcem contaminato sono state utilizzate per realizzare il parcheggio del Marco Polo di Venezia, 34.157 tonnellatesono finite nel tratto della nuova terza corsia dell’A4, all’altezza di Roncade.

Rubina Bon

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A Spinea i livelli di Pm10 hanno sorpassato la soglia dei 100 microgrammi

SPINEA. Bel tempo da giorni, a parte qualche nebbia, e Spinea torna sotto la minaccia delle polveri sottili. I dati delle centraline dell’Arpav di queste ultime giornate invernali sono impietosi.

Giovedì 121 microgrammi per metro cubo di Pm 10 rilevati nella centralina del Villaggio dei fiori: è il valore più alto dal 10 marzo a questa parte, un livello elevato, per cui la qualità dell’aria viene considerata “pessima”.

Era “scadente” nei tre giorni precedenti, di nuovo “pessima” il 14 e 15 marzo, rispettivamente con 102 e 120 microgrammi per metro cubo. Così il Comune si è visto costretto a diffondere di nuovo il vademecum sui comportamenti da tenere quando la qualità dell’aria in città scade a “pessima”, torna cioè sopra il livello d’allerta dei 100 microgrammi per metro cubo.

«Particolare attenzione nei confronti di bambini, anziani, malati con patologie respiratorie o cardiovascolari, donne in gravidanza e chi svolge intensa attività all’aperto», raccomanda il Comune, «stare in casa il più possibile quando i livelli di inquinamento sono alti, specialmente se ci sono già condizioni di salute compromesse e, se possibile, eseguire le proprie attività all’esterno nei momenti più favorevoli, tenendo presente che in questa stagione gli inquinanti sono maggiormente presenti nella fascia oraria che va da mezzanotte alle 8 del mattino. Non fare esercizio fisico all’aria aperta quando i bollettini sulla qualità dell’aria segnalano condizioni sfavorevoli: più veloce si respira, più inquinanti penetrano nei polmoni».

Ovviamente la prima accortezza riguarda il traffico: «Si raccomanda di limitare consumi di energia elettrica e l’utilizzo dell’automobile in ambito urbano». Da domani, con il ritorno del maltempo, grazie alla bassa pressione e alla pioggia, la situazione dovrebbe leggermente migliorare.

Filippo De Gaspari

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SPINEA – Le ruspe sono arrivate nei giorni scorsi, gli operai sono già al lavoro. È partito il grande intervento di caratterizzazione all’ex discarica di via Luneo, al confine tra Mirano e Spinea. A occuparsi del progetto, in quella vasta zona compresa tra le abitazioni di campagna e il fiume Rio Cimetto, è Veritas. Il via libera era arrivato a settembre 2012, ora finalmente si parte.

L’obiettivo è definire l’estensione, la profondità e le caratteristiche della contaminazione indotta dai rifiuti nel sottosuolo, nelle acque sotterranee e in quelle superficiali. A questa prima fase di analisi seguirà poi ovviamente una bonifica vera e propria del sito, chiesta a gran voce dai residenti di Spinea. Innanzitutto operai e tecnici specializzati lavoreranno per verificare la tipologia dei rifiuti stoccati nell’ex cava, saranno scavate trincee esplorative di un metro e mezzo per prelevare campioni di materiale nel sottosuolo, da far poi analizzare in laboratorio. Il secondo passo sarà analizzare nel dettaglio i campioni di terreno prelevati nelle aree esterne ma limitrofe all’ex cava, lo stesso accadrà in prossimità degli argini del Rio Cimetto.

I lavori, partiti questa settimana, avranno una durata di 90 giorni. La notizia si è diffusa rapidamente tra i residenti del quartiere di Luneo, che da anni chiedono la messa in sicurezza del sito ma non solo: la gente di Spinea vuol conoscere la verità sui presunti danni alla salute provocati da quei rifiuti solidi urbani. La questione è molto sentita: nell’ultimo decennio sono stati colpiti da tumore alcuni cittadini che da ragazzi andavano a giocare proprio in quella cava. Gli studi epidemiologici non hanno mai evidenziato una correlazione certa tra quelle morti e la presenza della discarica, ma negli anni molti residenti hanno alimentato sospetti e forti timori. «Tra poco finalmente capiremo cos’è presente qui sotto – ha spiegato Stefania Busatta, assessore all’Ambiente di Spinea – In base ai risultati delle analisi, decideremo poi quali azioni intraprendere».

G.Pip.

 

Nuova Venezia – Spinea. Discarica, iniziati i campionamenti

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18

mar

2014

IN VIA LUNEO TRA SPINEA E MIRANO

SPINEA – Lunedì 17 marzo mattina: hanno inizio, come annunciato, i lavori per la caratterizzazione della discarica di Luneo, ai confini tra Spinea e Mirano. I residenti l’attendevano da anni. Ieri mattina i tecnici Veritas hanno varcato i cancelli della vecchia cava, dove sono sepolte, insieme a tonnellate di rifiuti di dubbia provenienza e natura, anche tutte le paure dei residenti. A loro proveranno a dare una prima risposta le analisi di laboratorio sui campioni di terreno e acqua prelevati dal sito. La prima fase dei lavori prevede verifiche attraverso lo scavo di trincee e il posizionamento di piezometri per analizzare la natura dei rifiuti stoccati negli anni nell’area verde tra via Luneo e il vicino Rio Cimetto. La giornata di ieri è in qualche modo storica: dei veleni di via Luneo si parla da decenni, ora finalmente, dopo annunci e progetti sulla carta, si passa ai lavori. Con i tecnici, hanno tenuto a battesimo il cantiere anche il sindaco Silvano Checchin, la sua vice e assessore all’ambiente Stefania Busatta e, per la Regione, il consigliere del Pd Bruno Pigozzo.

«Cominceremo con dei primi lavori di battitura e verifiche topografiche », ha spiegato Roberto Sinibaldi di Veritas. «La Regione ha la responsabilità di verificare la composizione di questi siti», ha spiegato Pigozzo, «realizzati in una fase in cui le regole erano molto diverse da quelle attuali: il primo finanziamento serve proprio a capire quali sono i rischi. Poi si investiranno nuove risorse per l’eventuale messa in sicurezza, sulla scorta dei primi dati».

«Da oggi cominciamo finalmente a cercare di capire cos’è presente qui sotto», ha aggiunto Busatta, «sulla base dei risultati si potrà capire poi quali saranno le azioni future da intraprendere e quali i finanziamenti necessari».

(f.d.g.)

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Spinea. Partono i lavori per capire la natura dei rifiuti stoccati nell’area

Scavi fino a un metro e mezzo di profondità, poi l’avvio della bonifica

SPINEA – Arrivano le ruspe all’ex discarica di Luneo, ai confini tra Mirano e Spinea: lunedì via ai lavori previsti dal Piano di caratterizzazione dell’area. Tra tre mesi potrebbero già arrivare i primi risultati sulla natura dei rifiuti stoccati nelle viscere della terra, tra le case di via Luneo e il Rio Cimetto. A occuparsene sarà Veritas, individuata quale soggetto attuatore dell’intervento dalla Regione già nell’estate 2012. I lavori prevedono la caratterizzazione del corpo superficiale di discarica e la definizione dell’estensione, della profondità e delle caratteristiche della contaminazione indotta nel sottosuolo, nelle acque sotterranee e in quelle superficiali. Una prima fase di indagine dunque, cui seguirà poi la bonifica vera e propria del sito. In questa prima fase saranno svolte due tipi di esami: da un lato la verifica della tipologia dei rifiuti conferiti nel sito durante gli anni di attività della cava. In particolare saranno scavate trincee esplorative fino a una profondità di un metro e mezzo dal piano campagna e successivamente prelevati campioni del materiale presente nel sottosuolo, che verranno poi analizzati in laboratorio per definire la tipologia del rifiuto stoccato. Dall’altro lato sarà determinato lo stato di contaminazione del sito, dal punto di vista della matrice del terreno e delle acque, sia sotterranee che superficiali. Per fare questo saranno realizzati 11 sondaggi attrezzati a piezometri nelle aree esterne ma limitrofe alla discarica e poi altri 7 all’interno della cava. Dai sondaggi saranno quindi prelevati campioni di terreno e di acqua e lo stesso avverrà in tre punti sull’alveo del Cimetto che corre a lato: anche in questo caso tutti sottoposti ad analisi. I lavori partiranno lunedì e avranno una durata di 90 giorni consecutivi: si comincerà, già dopodomani, con le tracciature preliminari e i rilievi topografici, poi nei giorni successivi si procederà con gli sfalci, quindi gli scavi veri e propri. Il cantiere prevede anche alcune misure di sicurezza adottate in corso d’opera e concordate con i tecnici dello Spisal dell’Asl 13, a causa della possibilità di affioramento di sostanze pericolose per la salute umana e l’ambiente. Ad eseguire i lavori è stata incaricata la ditta Sgm Geologia e Ambiente di Ferrara. Dopo anni di silenzio dunque, in cui non sono mai stati confermati, ma nemmeno esclusi del tutto, i dubbi relativi ai danni alla salute provocati dai rifiuti stoccati in passato nelle cave di Luneo, ora si passa alle verifiche e alla messa in sicurezza del sito. I residenti attendono di sapere soprattutto con che tipo di veleni hanno dovuto convivere in tutti questi anni.

Filippo De  Gaspari

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Consegnati alla Regione i risultati del monitoraggio chimico e biologico

Mercurio trovato in cozze e vongole, Rialto tra le aree con le maggiori tossicità

La laguna di Venezia sta decisamente male dal punto di vista ecologico e ambientale. Lo certifica anche il primo ciclo di monitoraggio sui cosiddetti “corpi idrici” della laguna – canali e bacini acquei – consegnato in questi giorni alla Regione dall’Arpav, l’Agenzia regionale per l’ambiente del Veneto e dallo stesso Magistrato alle Acque che ha condotto a sua volta un ciclo di rilevazioni, con dati rilevati sino alla finedel 2012.

Dal punto di vista biologico è stato monitorato lo stato di salute di pesci, molluschi, piante lagunari e altri organismi dell’ecosistema. Risulta in particolare scarso lo stato ecologico di aree lagunari come Dese, Millecampi Teneri, Val di Brenta, Teneri, Marghera e Tessera, mentre lo stato chimico sarebbe buono per tutte le aree secondo l’Arpav. I saggi biologici compiuti nel 2011 dall’Agenzia ambientale hanno rilevato ad esempio la tossicità di un crostaceo come il Corophium orientale – utilizzato proprio come bio indicatore del grado di inquinamento delle acque marine o salmastre – in aree lagunari come Valle Ca’ Zane, le Paludi di Cona e della Rosa, San Giacomo, Buel del Lovo, Lazzaretto Vecchio, Sacca Sessola, Millecampi, Bassofondo Fisolo, San Pietro in Volta, Settemorti, Valle Pierimpiè, Val di Brenta e persino a Rialto, dove la tossicità è confermata anche da altri indicatori biologici come l’alga Dunaliella terctiolecta e micro-organismi come il Vibrio fisceri. Ma in base a questi indicatori, la tossicità – solo per restare vicino a Venezia – riguarda ad esempio Ponte della Libertà, Campalto, Vignole, Tessera, Palude di Burano, Sacca Sessola, Lazzaretto Vecchio e molti altri siti lagunari.

Venendo poi in particolare a cozze e vongole, la presenza di mercurio oltre i limiti consentiti è stata rilevata con i monitoraggi Arpav ancora una volta a Rialto, ma anche a Tessera, nella Palude di Burano, a San Giacomo, nella Valli da pesca Ca’ Zane e Lanzoni, alle Vignole, a San Nicolò, al Lazzaretto Vecchio, a Sacca Sessola, a Millecampi, al Lago dei Teneri, e si potrebbe continuare.

Ma anche tornando allo stato chimico – pur definito complessivamente buono per la laguna nel rapporto – non mancano le criticità per il superamento di oltre il 20 per cento del livello massimo ammesso di sostanze inquinanti nell’acqua come cadmio, piombo, mercurio, benzopirene, fluorantene nella Valli da pesca Dogà, Cavallino, Ca Zane, Lanzoni Zappa e Pierimpiè, nella Palude di Burano, ancora a Rialto, alle Vignole, a Sant’Erasmo, a SanNicolò.Ma anche in questo caso l’elenco potrebbe continuare.

Enrico Tantucci

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BACINO SCOLANTE – Aggiornato il Piano Direttore

La Regione – sulla base dei dati del monitoraggio dell’Arpav, l’Agenzia regionale per l’ambiente – che ha appena aggiornato il piano direttore per la prevenzione dell’inquinamento e il risanamento delle acque del bacino scolante, che risaliva al Duemila.

Quel Piano, facendo propri i limiti posti dalla Legge Speciale per Venezia, aveva fissato l’obiettivo di sversare ogni anno in laguna un carico massimo di 3 mila tonnellate di azoto e 300 di fosforo.

Ebbene se il carico di fosforo nei dieci anni successivi e fino ad oggi ha più o meno centrato l’obiettivo, il carico di azoto è stati ben 5 mila tonnellate all’anno, con una punta di 7300 toccate nel 2010.

Il monitoraggio ha messo in evidenza che a portare l’azoto sono i corsi d’acqua e i canali agricoli che scaricano in laguna. Dal monitoraggio compiuto dall’Arpav nel triennio 2010-2012 è emerso che i parametri particolarmente critici sono l’azoto ammoniacale e a seguire l’azoto nitrico e il fosforo.

 

POLEMICA

«Malcontenta ha già pagato un prezzo altissimo in tema di compromissione ambientale. Non può subire un ulteriore carico di inquinanti con la Romea Commerciale».

È un no senza se è senza ma quello espresso dalla delegazione di zona di Malcontenta all’ipotesi, formulata dalla Lega Nord che prevede l’ultimo tratto di collegamento dell’autostrada Orte – Mestre a Villabona.

«La proposta della Lega Nord presentata nella terza commissione in Provincia – scrive il portavoce della delegazione Dario Giglio in una lettera inviata a Sindaco e assessori comunali e provinciali e alla Municipalità di Marghera – vuole imporre scelte politiche di convenienza senza nessun confronto con il territorio. Alla faccia dello slogan »Prima gli interessi dei veneti”, bisognerebbe chiedere chi sono i veneti per la Lega.”

Durissimo l’attacco di Giglio che chiede a Comune e Provincia di contrastare con una ferma opposizione questa scelta devastante.

«Con il pretesto di voler migliorare la funzionalità del progetto – scrive il portavoce – si decreta la distruzione dell’area di Malcontenta Catene in quanto verrebbe asfaltato l’unico fazzoletto di verde ancora esistente. Una soluzione aberrante per una zona già compromessa dove sono ancora visibili le ferite lasciate dal suo passato industriale.»

Ferite testimoniate da discariche, inquinamento elettromagnetico dovuto alle quattro linee elettriche da 380 mila volt alimentate dalla centrale elettrica di Fusina, inquinamento da polveri sottili.

«Malcontenta ha pagato a caro prezzo il proprio tributo al progresso industriale e vuole lasciarsi alle spalle quest’eredità, puntando al risanamento ambientale attraverso il Progetto Vallone di Moranzani che apre un nuovo orizzonte di speranza. La proposta della Lega sull’innesto della Nuova Romea a Villabona, basato su logiche anacronistiche, – conclude Giglio – vanificherebbe il percorso che Malcontenta ha intrapreso e rappresenterebbe una minaccia non solo per Malcontenta-Catene ma per l’intero territorio comunale con ricadute pesanti per l’intero sistema viario rendendo inutile la validità del Passante e la conseguente decongestione della tangenziale di Mestre».

Giacinta Gimma

 

Via Beccaria è a poche centinaia di metri, in linea d’aria, dalla tangenziale e dalla bretella dell’aeroporto. Sono quei due budelli d’asfalto che producono la maggior parte delle polveri sottili che si respirano in molte zone della città. Ne sono convinti gli attivisti del Cocit, il Coordinamento dei comitati contro l’inquinamento da tangenziale, e lo ribadiscono anche ai cittadini di via Beccaria, a Marghera, che domenica scorsa hanno inscenato un sit-in per protestare contro la Regione che, invece di impegnarsi a ridurre l’inquinamento, approva nuove strade come la Mestre-Orte.

È vero che la centralina di rilevamento di via Beccaria l’anno scorso ha registrato 74 superamenti dei livelli di polveri sottili, che sono oltre il doppio della soglia di legge consentita, ma per il Cocit l’inquinamento non proviene né dalle industrie («la cui ricaduta avviene in un perimetro ampio che si diffonde oltre Marghera») né dal traffico della zona, «che non è sicuramente superiore a quello di altre arterie urbane».

Il Cocit invita tutti a fare fronte comune e a considerare che il vero problema da affrontare è che nessuna delle istituzioni ha ancora preso in considerazione (e quindi non ha messo in cantiere alcun intervento) il rapporto che l’Università di Padova ha stilato ormai 15 mesi fa: «È sulle due fonti di inquinamento principali (tangenziale e bretella) che va posta la massima attenzione, considerato che quell’indagine dell’Università ha dimostrato come la Tangenziale abbia determinato negli abitanti della fascia circostante, tra il 2002 ed il 2009, un aumento del 10% di Cardiopatia Ischemica e del 5% di Bronchite Cronica Ostruttiva rispetto alle altre zone della città».

(e.t.)

 

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