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POLEMICA

«Malcontenta ha già pagato un prezzo altissimo in tema di compromissione ambientale. Non può subire un ulteriore carico di inquinanti con la Romea Commerciale».

È un no senza se è senza ma quello espresso dalla delegazione di zona di Malcontenta all’ipotesi, formulata dalla Lega Nord che prevede l’ultimo tratto di collegamento dell’autostrada Orte – Mestre a Villabona.

«La proposta della Lega Nord presentata nella terza commissione in Provincia – scrive il portavoce della delegazione Dario Giglio in una lettera inviata a Sindaco e assessori comunali e provinciali e alla Municipalità di Marghera – vuole imporre scelte politiche di convenienza senza nessun confronto con il territorio. Alla faccia dello slogan »Prima gli interessi dei veneti”, bisognerebbe chiedere chi sono i veneti per la Lega.”

Durissimo l’attacco di Giglio che chiede a Comune e Provincia di contrastare con una ferma opposizione questa scelta devastante.

«Con il pretesto di voler migliorare la funzionalità del progetto – scrive il portavoce – si decreta la distruzione dell’area di Malcontenta Catene in quanto verrebbe asfaltato l’unico fazzoletto di verde ancora esistente. Una soluzione aberrante per una zona già compromessa dove sono ancora visibili le ferite lasciate dal suo passato industriale.»

Ferite testimoniate da discariche, inquinamento elettromagnetico dovuto alle quattro linee elettriche da 380 mila volt alimentate dalla centrale elettrica di Fusina, inquinamento da polveri sottili.

«Malcontenta ha pagato a caro prezzo il proprio tributo al progresso industriale e vuole lasciarsi alle spalle quest’eredità, puntando al risanamento ambientale attraverso il Progetto Vallone di Moranzani che apre un nuovo orizzonte di speranza. La proposta della Lega sull’innesto della Nuova Romea a Villabona, basato su logiche anacronistiche, – conclude Giglio – vanificherebbe il percorso che Malcontenta ha intrapreso e rappresenterebbe una minaccia non solo per Malcontenta-Catene ma per l’intero territorio comunale con ricadute pesanti per l’intero sistema viario rendendo inutile la validità del Passante e la conseguente decongestione della tangenziale di Mestre».

Giacinta Gimma

 

Via Beccaria è a poche centinaia di metri, in linea d’aria, dalla tangenziale e dalla bretella dell’aeroporto. Sono quei due budelli d’asfalto che producono la maggior parte delle polveri sottili che si respirano in molte zone della città. Ne sono convinti gli attivisti del Cocit, il Coordinamento dei comitati contro l’inquinamento da tangenziale, e lo ribadiscono anche ai cittadini di via Beccaria, a Marghera, che domenica scorsa hanno inscenato un sit-in per protestare contro la Regione che, invece di impegnarsi a ridurre l’inquinamento, approva nuove strade come la Mestre-Orte.

È vero che la centralina di rilevamento di via Beccaria l’anno scorso ha registrato 74 superamenti dei livelli di polveri sottili, che sono oltre il doppio della soglia di legge consentita, ma per il Cocit l’inquinamento non proviene né dalle industrie («la cui ricaduta avviene in un perimetro ampio che si diffonde oltre Marghera») né dal traffico della zona, «che non è sicuramente superiore a quello di altre arterie urbane».

Il Cocit invita tutti a fare fronte comune e a considerare che il vero problema da affrontare è che nessuna delle istituzioni ha ancora preso in considerazione (e quindi non ha messo in cantiere alcun intervento) il rapporto che l’Università di Padova ha stilato ormai 15 mesi fa: «È sulle due fonti di inquinamento principali (tangenziale e bretella) che va posta la massima attenzione, considerato che quell’indagine dell’Università ha dimostrato come la Tangenziale abbia determinato negli abitanti della fascia circostante, tra il 2002 ed il 2009, un aumento del 10% di Cardiopatia Ischemica e del 5% di Bronchite Cronica Ostruttiva rispetto alle altre zone della città».

(e.t.)

 

A mira, pianiga e lughetto

PIANIGA. Inquinamenti a idrocarburi nei canali Pionca a Pianiga, Serraglio a Cazzago e anche a Campagna Lupia. Gli inquinamenti nei primi due casi sono causati dallo sversamento di idrocarburi che hanno provocato una macchia oleosa su un tratto di un centinaio di metri.

L’allarme è stato lanciato alle prime ore del mattino dai residenti che hanno avvertito le autorità di un forte odore di carburante proveniente dall’acqua. Sul posto sono arrivati i vigili e i tecnici ambientali. Gli inquinamenti con ogni probabilità sono dovuti al lavaggio di cisterne di gasolio . Le sanzioni per chi si macchia di questi reati ambientali sono pesantissime sia dal punto di vista penale che pecuniario.

Un altro inquinamento anche ieri nella zona di Lughetto dove sono finiti in acqua nelle canalette consorziali a poca distanza dal Novissimo liquami provenienti da un’azienda agricola. La situazione è stata anche in questo caso monitorata dagli uffici tecnici compenti che stanno per individuare i responsabili.

(a.ab.)

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SCORZÈ – La vicenda dell’area dell’Autoparco

Al via il processo per il presunto inquinamento da amianto nell’area dell’Autoparco tra via a Drizzagno e via Boschi a Scorzè. Davanti al giudice di Venezia, Sara Natto, sono comparsi ieri mattina il direttore dei lavori, Danilo Micheletto, 49 anni, di Scorzè, e i responsabili di quattro società che fornirono il materiale da utilizzare nell’area per la realizzazione di un park automezzi e di un centro logistico: Alberto Merlo, 49 anni, di Borgoricco e Silvano Bolzonella, 47 anni, di Santa Maria di Sala, della Merlo srl; Lino Pigozzo, 60 anni, di Noale, della Pigozzo scavi snc di Salzano; Ennio Telve, 54 anni, di Camposampiero, della Telve Rigo di Vedelago ed Elio Carraro, 73 anni, di Vigonza, della Carraro F.lli srl. Per loro le accuse sono, a vario titolo, di violazione della legge sulla gestione dei rifiuti.

Contro di loro si sono costituiti parte civile l’Autoparco, la Regione, la Provincia, il Comune di Scorzè, legambiente e Wwf al fine di ottenere il risarcimento dei danni patiti.

Il giudice ha rigettato le eccezioni preliminari presentate dalla difesa (incompetenza territoriale e difetto di notifica) e ha rinviato l’udienza al prossimo 30 aprile per citare le aziende implicate in qualità di responsabili civili, ovvero di soggetti che saranno chiamati a pagare i risarcimenti in caso di condanna. L’inchiesta è stata condotta dal pm Giorgio Gava e si riferisce ad amianto rinvenuto nel 2009. Gran parte dei reati si prescriveranno entro la fine dell’anno ma un’eventuale sentenza di condanna prima della scedenza dei termini renderà effettivo l’obbligo di risarcimento.

(gla)

 

MARTELLAGO – La macchia sul Rio Vernise

Quasi 55mila euro: questa la cifra record che costerà al Comune e a tutta la comunità lo «scherzetto» combinato un mese fa dagli sconsiderati, per ora anonimi, responsabili dell’inquinamento ambientale nei canali di via Boschi.

L’11 gennaio l’acqua del Rio Vernise sbiancò per lo sversamento di una sostanza che poi Arpav appurò essere acqua ragia e che causò la moria dei pesci, oltre a un odore insopportabile per i residenti.

Il Comune, con la Protezione Civile, si è dovuto mobilitare per evitare che l’inquinante fluisse a valle sul Fosso Combi e il Rio Storto, bloccandolo sui fossi della strada Cappellana con una diga di terra realizzata con gli operai della ditta Cosmo, al lavoro nei vicini cantieri del casello. Quindi ha dovuto pensare alla bonifica, incaricando una ditta specializzata, la Manente Spurghi, per il ripescaggio e smaltimento dell’acqua inquinata, quasi 400mila litri. Che il tutto sarebbe costato parecchio dal municipio lo sapevano, tanto da stanziare inizialmente 42.700 euro. Ma ora è arrivato dalla Manente Spurghi il consuntivo finale della spesa, ancor più salato di quanto stimato in origine, 54.503 euro, a così l’Amministrazione ha dovuto effettuare un’ulteriore integrazione di spesa per quasi 12mila euro: tutti soldi dei contribuenti.

Una somma notevole per il bilancio comunale, tanto più in questi tempi di magra, che si sarebbe potuta usare per altri scopi, come aiutare le tante famiglie in difficoltà. La speranza è che si arrivi a dare un nome ai responsabili dell’inquinamento per mettere loro in conto la bonifica, oltre alle sanzioni: polizia locale e carabinieri stanno indagando a tappeto, anche tramite le planimetrie della zona, per risalire ai colpevoli.

(N.Der.)

 

Nuova Venezia – Marghera “Chi inquina paghi le bonifiche”

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13

feb

2014

Gli ambientalisti chiedono la reintroduzione del decreto: subito un fondo nazionale

Gli ambientalisti chiedono la reintroduzione totale nel decreto Destinazione Italia del principio: «Chi ha inquinato paghi le bonifiche», principio parzialmente garantito ora da un emendamento del deputato Ermete Realacci. Lo hanno annunciato durante un incontro con la stampa che si è tenuto al Municipio di via Palazzo, Gianfranco Bettin assessore comunale all’Ambiente, Luana Zanella co-portavoce nazionale dei Verdi, Luigi Lazzaro presidente regionale di Legambiente e Barbara del Mercato dell’associazione In Comune. L’iniziativa locale, che è avvenuta in contemporanea ad altre analoghe in altre parti d’Italia, riveste una particolare importanza essendo il Sin (sito inquinato di interesse nazionale) di Porto Marghera e della zona urbana circostante il più esteso (3.200 ettari) ed importante del Paese.

Nel mirino degli ecologisti c’è l’articolo 4 della legge di conversione del Destinazione Italia che riscrive la disciplina della riconversione delle zone industriali, precedentemente regolata dal decreto legislativo 152 del 2006.

«Nella sua prima versione», ha spiegato Zanella, «il decreto del governo Letta prevedeva un vero e proprio condono tombale. Era saltata completamente la possibilità che le bonifiche fossero a carico chi ha inquinato. Ricadeva tutto sulle casse dello Stato. Poi, per fortuna Realacci alla Camera è riuscito a far approvare un emendamento che ha parzialmente migliorato la situazione ma è necessario fare di più.

Allo stato attuale della normativa infatti un’azienda, dopo aver firmato l’accordo di programma per le bonifiche, non è più tenuta al disinquinamento, qualora la presenza degli inquinanti emergesse dopo la stipula del patto.

Ci appelliamo, quindi, a tutti i senatori affinché si impegnino a ripristinare totalmente il principio secondo cui le bonifiche devono essere a carico di chi ha causato l’inquinamento».

Bettin, pur dimostrando di apprezzare il fatto «che l’emendamento Realacci non vincoli più i finanziamenti pubblici alle bonifiche ma alla riconversione delle aree», sostiene la necessità di «un fondo nazionale per le bonifiche».

«Chi ha inquinato», ha ribadito l’assessore, «deve pagare le bonifiche ma non dobbiamo dimenticare che i responsabili dell’inquinamento potrebbero non essere in grado di pagare per diversi motivi. Porto Marghera ha quasi un secolo e per i casi lontani nel tempo può essere difficile trovare un responsabile. Inoltre, alcune aziende dopo tanto tempo potrebbero risultare insolvibili. Per questi casi, quindi, è necessario che ci sia un fondo nazionale per le bonifiche».

Michele Bugliari

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Gazzettino – Marghera. “Niente premi a chi ha inquinato”

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

13

feb

2014

BONIFICHE – Ambientalisti all’attacco

MARGHERA – Ambientalisti mobilitati per emendare il decreto sulle bonifiche

Stop e revisione in Parlamento all’articolo 4 del decreto legge Destinazione Italia, che regola le bonifiche dei siti inquinati di interesse nazionale, i cosiddetti Sin. A chiederlo è l’anima ambientalista della politica e della società civile rappresentata da Luana Zanella, co-portavoce nazionale dei Verdi, Barbara del Mercato, presidente dell’associazione In Comune, Luigi Lazzaro, Presidente di Legambiente Veneto e Gianfranco Bettin, assessore all’Ambiente.

Approvato dal Senato e modificato con il cosiddetto emendamento firmato da Ermete Realacci (Pd) alla Camera, l’articolo in questione secondo gli ambientalisti predispone non solo un condono tombale per chi ha inquinato e devastato interi territori, demolendo la legislazione in materia di danno ambientale ed esponendo il Paese alle procedure di infrazione da parte dell’Europa, ma addirittura prevedendo un premio per gli inquinatori che verranno graziati e riceveranno dei benefici.

«L’emendamento prevede che ci siano d egli accordi di programma che consentono a coloro che hanno inquinato di essere condonati per tutti gli eventuali danni verificati prima del 30 aprile del 2007 – spiega Luana Zanella – È stato così rimediato una sorta di condono tombale. Ma non basta perchè non c è natura transitiva dell’accordo. E se poi si venissero a scoprire degli altri danni ambientali non emersi prima del 30 aprile del 2007? Questi non potrebbero essere più perseguibili come danno ambientale con conseguenze penali. La beffa, in questo caso, avverrebbe dal fatto che l’accordo consentirebbe un’apertura di credito d’imposta per la costruzione sul sito di nuovi impianti di utilità pubblica da parte delle imprese, le stesse che prima avevano inquinato».

«Con l’emendamento Realacci il principio che chi inquina paga resta in vigore solo a pochi Sin, i maggiori e non quelli minori – spiega Luigi Lazzaro – Siamo preoccupati per Marghera, un’area di 3200 ettari di Sin individuato, con 500 ettari di canali industriali. Un’area importante che sta cercando un rilancio sensato e concreto, non vorremmo che i costi poi ricadessero sui cittadini».

Fuori dalle emergenze come Porto Marghera resterebbero zone come le Vaschette e viale San Marco.

«L’allarme che vogliamo lanciare anche come amministrazione è proprio questo – chiude Bettin – Un aspetto riguarda il principio chi inquina paga, un altro è quello di creare un fondo nazionale per la messa in sicurezza delle bonifiche. Risanare a ripartire: se oggi vuole investire bisogna farlo con un fondo aggiuntivo».

Raffaele Rosa

 

 

A Mirano esplode la rabbia dei residenti per l’inquinamento e i disagi in centro «Qui passano 15 mila veicoli al giorno quando la Romea arriva a 18 mila»

MIRANO – Dalle proteste alla proposta, ma con la preghiera di fare presto. Il Coordinamento spontaneo per la salvaguardia del territorio del quartiere via Dante-via Villafranca lancia l’allarme traffico: «Situazione allarmante, esasperante e invivibile», tuona il comitato, che elenca una lunga serie di disagi patiti ogni giorno dai residenti: smog, inquinamento acustico, stress e danni agli edifici provocati dalle continue vibrazioni. Torna insomma a salire la tensione nei quartieri, in un anno cominciato davvero male sul fronte traffico in città, complice anche l’aumento tariffario ai caselli. L’insofferenza è palpabile soprattutto in via Dante Sud, anche perché collega il centro di Mirano con i comuni a nord. Gli abitanti tornano a lamentare volumi di traffico fuori ogni limite di tolleranza e stavolta però avanzano anche una proposta: un anello tra il quartiere Dante e la Fossa, dove sta per arrivare una rotatoria tra via Miranese e via Vittoria, nel contesto della lottizzazione ex Iveco: una soluzione che permetterà la svolta a sinistra per chi arriva dal centro di Mirano. In pratica il comitato di quartiere Dante sud chiede al Comune di allargare la zona dei sensi unici attorno all’ospedale, fino alla Fossa, coinvolgendo via Dante sud, via della Vittoria e via Miranese. Secondo il comitato si potrebbe in questo modo creare una rete di sensi unici sulle strade interne del quartiere, evitando possibili scorciatoie dal traffico di attraversamento e nel contempo creare corsie preferenziali per i bus di linea e piste ciclabili. Una, ovviamente, proprio in via Dante sud, collegando così la ciclabile lungo il canale Taglio con la zona ospedale e il Muson a nord.

«Ipotesi da valutare», secondo il portavoce del comitato Stefano Bonato, «con una preghiera: quella di non aspettare il morto per trovare delle soluzioni. Per ben due volte l’Arpav ha segnalato un forte inquinamento acustico derivato dall’intenso traffico dei mezzi, valori fuori norma anche per quanto riguarda il piano acustico comunale».

Per il comitato la situazione di via Dante sud è “drammatica”: «Quindicimila veicoli al giorno, quando in Romea ne transitano 18 mila e per il 90% sono traffico di attraversamento, senza contare i 223 autobus che passano ogni giorno.

L’apertura del casello di Crea e quello di Vetrego hanno trasformato questa strada residenziale in centro storico in una tangenziale».

Filippo De Gaspari

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Salzano. Incontro tra sindaco e presidente della Provincia dopo la raccolta di 800 firme. «Situazione insostenibile»

SALZANO – Lavori di manutenzione in via Cornarotta per liberare il centro di Robegano dai camion. Passa per questa soluzione semplice, quanto necessaria, la salvezza del centro della frazione. È emerso nel colloquio ieri in municipio a Salzano tra la presidente della Provincia Francesca Zaccariotto e il sindaco Alessandro Quaresimin. Sul tavolo tutte le possibili soluzioni per liberare Robegano dal traffico pesante, che soffoca il paese, creando problemi alla sicurezza della gente e alla stabilità degli edifici. La soluzione per il Comune passerebbe sempre per l’istituzione di un’ordinanza per interdire ai tir via XXV Aprile, direzione Noale, come richiesto anche dai residenti che un mese fa hanno raccolto 800 firme per chiedere il divieto di transito ai mezzi pesanti in centro e la loro deviazione sulla nuova variante nord, tra Martellago e Scorzè. Ma la strada appare impraticabile, per il veto posto da Veneto Strade: in quel modo infatti i camion si riverserebbero su via Cornarotta, oggi ridotta a un colabrodo. Che fare? Ne hanno parlato a lungo ieri in municipio Zaccariotto e Quaresimin, alla fine è rispuntata anche una delle prime ipotesi di tracciato della nuova bretella che collegherebbe, a est, il primo lotto della variante alla Noalese, in comune di Noale, fino alla parte alta di via Cornarotta, verso la centrale. La Provincia vede il progetto fattibile, accompagnato dai sempre più necessari lavori di manutenzione di via Cornarotta, che necessita comunque di un rifacimento pesante. Quaresimin ha detto che se ne può parlare, ma va esaminata a fondo e con tutti i soggetti coinvolti. Soprattutto però, non è la soluzione rapida che il paese chiede. Un incontro comunque gradito dal sindaco, che ha riconosciuto la disponibilità da parte della Provincia di trovare una soluzione ai problemi urgenti del paese. Ma che per il Comune smuove poco o niente sull’intricata vicenda del traffico pesante a Robegano. «Una cosa sono i mezzi pesanti a Robegano, un’altra la bretella», ha detto Quaresimin, «quella dei tir, se lo si vuole, è una questione che si risolve subito. Se serve la manutenzione, ben venga, procediamo alla svelta. Per la bretella invece servono vari passaggi burocratici».

«Lasciare la situazione com’è non è possibile», ha riconosciuto Zaccariotto, «l’ho già detto anche a Veneto Strade. C’è un problema di sicurezza e di qualità della vita per le famiglie e i commercianti che vivono lungo via XXV Aprile, quindi ben venga la mobilitazione e la raccolta firme. Va individuato un percorso che risolva il problema una volta per tutte, non solo attraverso un’ordinanza che ha un’efficacia limitata nel tempo. Il ripristino del manto stradale è già stato inserito nel piano asfaltature di quest’anno, si procederà in aprile. Quanto alla nuova bretella, il sindaco si è dimostrato disponibile a valutarla come ipotesi percorribile».

Filippo De Gaspari

 

Nuova bretella in alternativa alla sistemazione di via Cornarotta

Un grande intervento di manutenzione in via Cornarotta oppure la realizzazione di una nuova bretella che colleghi Noale e Salzano. Sono le due ipotesi discusse ieri in municipio a Salzano dal sindaco Alessandro Quaresimin e dalla presidente della Provincia Francesca Zaccariotto per poter eliminare il passaggio dei Tir in centro a Robegano.

La prima ipotesi prevede tempi brevi ma necessita del via libera da parte di Veneto Strade, la seconda è caldeggiata dalla Provincia ma tra progettazione, passaggi burocratici e realizzazione si preannuncerebbero tempi molto lunghi.

La questione è nota da tempo, il mese scorso i residenti hanno inviato a Provincia e Prefetto oltre 800 firme per chiedere che venga istituito un divieto di transito ai camion in via XXV aprile a Robegano, una strada già dissestata dove si affacciano chiesa, asilo, negozi e abitazioni. Tutti chiedono che i camion vengano deviati sulla nuova bretella a Nord della frazione, che collega Martellago e Scorzé. Ma Veneto Strade dice alt: facendo quel tragitto i camion passerebbero su via Cornarotta, una strada già usurata che non può sopportare un aumento di traffico. Ecco perché si valuta l’opzione di sistemare l’intero fondo stradale di quella strada, per poi vietare il transito in via XXV Aprile.

La seconda opzione prevede una nuova bretella che parta in via Mestrina a Noale (dove termina il primo lotto della Variante alla 515) e salga a Nord ricongiungendosi in via Cornarotta nel territorio di Salzano. In questo caso i camion transiterebbero lungo una zona industriale lontana dal centro.

«Lasciare la situazione così com’è non si può – commenta la Zaccariotto – C’è un problema di sicurezza e di qualità della vita. Intanto confermo che ad aprile sarà riasfaltata via XXV Aprile, per il resto ci riuniremo presto».

Il sindaco Quaresimin vuole risposte celeri: «La visita della Zaccariotto è stata importante perché la situazione è insostenibile: via Cornarotta è in situazioni disastrose quindi la sua sistemazione è urgente, per quanto riguarda il nuovo progetto dico che siamo disponibili a valutarlo. Ora Provincia e Regione devono fare la loro parte».

 

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