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ZERO BRANCO – Il sospetto: scarti ospedalieri o radioattivi nel materiale utilizzato per i sottofondi stradali

I carabinieri del Noe mettono sotto sequestro un sito di stoccaggio inerti

Marcato (Cisl): «A rischio una ventina di posti»

L’INDAGINE – Il materiale ritenuto sospetto usato nei fondi autostradali

IL BLITZ La Procura antimafia ipotizza la presenza di scarti pericolosi lavorati a Sant’Alberto

Traffico di rifiuti: maxi sequestro

Blitz dei carabinieri alla Mestrinaro: sigilli su un’area di 10 ettari con 5900 tonnellate di inerti

Associazione a delinquere finalizzata al traffico di rifiuti pericolosi: è questa, in estrema sintesi, l’accusa che, ieri mattina, su richiesta della Procura distrettuale antimafia di Venezia, ha fatto scattare il blitz che ha portato i carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico) di Venezia e Treviso nell’azienda Mestrinaro di Zero Branco. Quali rifiuti pericolosi e quale il loro utilizzo? Bocche cucite degli inquirenti, ma da quanto trapela si potrebbe trattare di rifiuti pericolosi ospedalieri (ma in linea di principio non si possono escludere né quelli radioattivi né quelli tossico nocivi). “Immondizie” pericolose che potrebbero essere entrate nel ciclo di lavorazione dell’azienda di Zero Branco per la produzione di inerti.
La destinazione di tali inerti? Ieri si rincorreva una lunga serie di ipotesi ma, da quanto si è appreso in ambienti giudiziari, sembrerebbe che “i rifiuti pericolosi” posti sotto sequestro a Zero Branco potessero avere un collegamento con la realizzazione della terza corsia dell’autostrada Venezia – Trieste (da mesi la Mestrinaro spa fornisce sottofondi stradali per la A4). Nessuna conferma dagli inquirenti, ma sarebbe questa la pista.
Ma, ieri, a smentirla decisamente è stata la stessa Mestrinaro. «È stata sequestrata – la tesi dell’azienda – l’area sulla quale erano stoccati rifiuti già nei fatti sigillati. Non a caso l’azienda ha continuato a lavorare regolarmente». Praticamente un semplice atto dovuto. Resta il fatto che il procuratore Carlo Mastelloni dovrebbe illustrare e chiarire i risvolti di una vicenda ancora in parte oscura, ma che ha portato al sequestro di un’area di 10 ettari sulla quale si trovano 5900 tonnellate di rifiuti. La Mestrinaro, per l’accusa, con la collaborazione o in collegamento con altre aziende e con l’obiettivo di conseguire un ingiusto profitto, avrebbe messo in atto una serie di operazioni violando la legge sul traffico di rifiuti (il particolare l’articolo 260). Utilizzando mezzi e attività continuative organizzate, avrebbe così ceduto, ricevuto, trasportato o comunque gestito abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti.

L’AZIENDA – La direzione precisa che le maestranze ieri hanno lavorato normalmente

«Non c’è stato blocco dell’attività»

Il blitz di ieri mattina dei carabinieri del Noe alla Mestrinaro, in via Bertoneria a Sant’Alberto di Zero Branco, ha suscitato clamore tra gli abitanti della zona. Sorpreso in particolare il Comitato che si batte da anni contro l’ampliamento dell’azienda.
Com’è noto, il 16 gennaio scorso la commissione regionale Via (valutazione di impatto ambientale) ha detto sì al progetto di ampliamento della ditta e ha consentito di trattare, oltre agli inerti, anche i rifiuti speciali di derivazione industriale (terre inquinate da bonificare per poi essere reimpiegate come sottofondi stradali). Proprio di questo materiale, che è in attesa di bonifica, sono stoccate circa 5.900 tonnellate nel deposito della Mestrinaro. Materiale che risulta essere stato posto sotto sequestro.
A proposito del blitz di ieri, caratterizzato da un largo dispiegamento di carabinieri e dall’utilizzo di elicottero, la direzione della Mestrinato spa, con alla testa Valeria Caltana presidente del cda, ha fatto sapere che l’azione dei carabinieri del Noe è servita a mettere sotto sequesto l’area dove sono stoccati i materiali inquinati già oggetto di sequestro. Sempre i vertici della Mestrinaro ricordano che non c’è stato nessun blocco dell’attività e che le maestranze dell’azienda hanno potuto continuare normalmente il loro lavoro. Di più. La società conferma di essere in attesa di ottenere dalla Giunta regionale il decreto per l’apertura dell’impianto di trattamento dei rifiuti speciali, come logica conseguenza del benestare ottenuto dal Via il 16 gennaio.

 

IL SINDACO «Le autorità ora devono rassicurare i residenti»

ZERO BRANCO – (N.D.) «Si faccia la necessaria chiarezza a tutti i livelli istituzionali perchè sulla salute dei cittadini e sulla salvaguardia ambientale non sono ammesse pastoie burocratiche o mezze verità dette sottovoce». Lo dice il sindaco di Zero Branco, Mirco Feston, a proposito dei blitz di ieri alla Mestrinaro. «Sono certo che le competenti autorità diranno cos’è realmente accaduto nell’interesse generale, e soprattutto per tranquillizzare la gente della zona della Bertoneria che è rimasta impressionata dalla massiccia presenza di carabinieri e dei reparti speciali dell’Arma per la tutela ambientale». Il sindaco Feston è da sempre contrario all’ampliamento dell’attività della Mestrinaro. Contro il progetto dell’impianto di trattamento per rifiuti speciali il Comune di Zero Branco è pronto a ricorrere per la terza volta al Consiglio di Stato.

 

I CARABINIERI del Noe ieri alla Mestrinaro per eseguire il sequestro dell’area

ZERO BRANCO – (N.D.) «La situazione occupazionale di un numero sempre maggiore di aziende trevigiane è esplosiva». Parole del sindacalista Alessandro Marcato (Filca-Cisl) che ieri mattina si è precipitato davanti ai cancelli della Mestrinaro, appena avuta notizia di quello che stava succedendo all’interno dell’azienda che dà lavoro ad una novantina di operai. «Se non si sblocca la grave situazione di stallo che da tanto tempo condiziona il piano di sviluppo dell’attività della Mestrinato – dice Marcato – c’è il concreto pericolo che alla ventina di operai già messi in cassa integrazione se ne aggiungano parecchi altri. È stata avviata una trattativa per rendere compatibile l’ampliamento dell’azienda con il rispetto dell’ambiente. Le parti in causa devono poter trovare un accordo com’è avvenuto altrove».

 

Nuova Venezia – “Urge la barriera verde in tangenziale”

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4

apr

2013
Dopo l’indagine sulle malattie da smog gli ambientalisti chiedono interventi. E c’è delusione: «Città senza risarcimento»

«I dati dell’indagine epidemiologica fotografano una situazione che è la conseguenza del traffico intensissimo degli anni ’80 e ’90. Ma questo non significa non lavorare, oggi, per un utilizzo urbano della tangenziale di Mestre e la realizzazione del corridoio ecologico, con un cuscinetto di alberi a protezione dell’area urbana». L’assessore all’Ambiente del Comune, Gianfranco Bettin, che in tangenziale fu tra i primi a salire in bicicletta per protestare contro il traffico, non intende archiviare il caso tangenziale. I dati dell’indagine epidemiologica commissionata dal Comune all’Università di Padova confermano quel che si temeva: vivere vicino ad una fonte di smog come la tangenziale ha fatto ammalare tanti di bronchiti e malattie cardiache. Non si è potuto indagare sui tumori, conferma Rocco Sciarrone, dirigente del Dipartimento di Prevenzione dell’Asl 12, perché «servono dati medici per un lasso temporale di almeno 30 anni».

Ma l’indagine basta a riaprire la “ferita” di una città che ha dovuto convivere per decenni con una autostrada a pochi metri da piazza Ferretto e punte di traffico di 180 mila veicoli al giorno, ora, grazie al Passante, scesi a meno di 100 mila giornalieri. Senza alcun vero risarcimento. Vive male, ancora oggi, chi vive in via Tagliamento, sul Terraglio, vicino all’istituto Farina alla Cipressina.

Il Cocit, il coordinamento contro il traffico da tangenziale, ora chiede di tornare a valutare correttivi al sistema tangenziale. Interventi che trovano la sintonia di vedute dell’assessore comunale.

«Se non si vuole arrivare allo smantellamento della tangenziale è tempo di realizzare davvero il corridoio ecologico, con più piante a protezione del viadotto e garantirne un uso urbano», dice Bettin che vuole riprendere il dialogo con la concessionaria autostradale, ora la Cav. Tra Mestre e zona del Passante «la cappa di smog è unica», ricorda.

Delusione, invece, nelle parole di alcuni dei protagonisti delle lotte ambientaliste contro lo smog killer della tangenziale. Fabio Toffanin, ex voce di via Fradeletto ed ex consigliere comunale passato dal Pd all’Udc, lo ammette chiaramente. «Sono state battaglie di anni, ben dodici anni, che hanno comportato tempo, soldi, impegno per un risultato che oggi viene confermato dall’indagine epidemiologica ma che era palese già allora: di traffico ci si ammala. Un risarcimento la città non l’ha avuto e la cosa più triste è che, anche davanti alle evidenze scientifiche, non cambia nulla. E questo alla fine delude profondamente». Michele Boato avverte: «Tornare a parlare di tunnel e di altre soluzioni ipotizzate in passato come i Bivi, oggi è inutile. Chiediamo piuttosto di creare lungo la tangenziale una vera barriera verde e non solo qualche arbusto e barriere che alzano e spostare più in là le polveri. Gli alberi depurano l’aria, non le barriere». Interviene anche Federico Camporese, giovane coordinatore di Sel a Mestre: «Pretendiamo che l’amministrazione proceda con ogni mezzo per arrivare al declassamento ad uso locale della tangenziale e alla realizzazione del corridoio ecologico. Confrontandosi attivamente e, da subito, con tutti i soggetti coinvolti in questa partita». Partita che Sel lega ad uno stop definitivo al progetto di raddoppio della pista aeroportuale, al blocco del progetto Alles a Marghera e al fermo delle grandi navi in laguna. «Questo scenario sarà per noi l’unico immaginabile e condivisibile per una città del domani».

Mitia Chiarin

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Nuova Venezia – Bronchiti e infarti mali da tangenziale

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3

apr

2013

L’indagine su 150 mila persone, lo smog negli anni ’80/90 ha fatto ammalare: cardiopatie +12%, tosse cronica +8%

Tra quanti vivono a ridosso della tangenziale di Mestre, le malattie cardiache e respiratorie incidono più delle stime nazionali. E confermano un sospetto evidente a molti: lo smog da tangenziale fa ammalare. Per la cardiopatia ischemica l’incidenza è del 12 per cento, per l’infarto è del 13 per cento, per le bronchiti croniche siamo al 8 per cento e poi c’è un 14 per cento in più di diabete, malattia non solitamente legata ai “mali” da smog da traffico. Percentuali che si riducono se si ha disponibilità economiche e cultura. Valutando gli aspetti socio-economici dei pazienti, l’incidenza cala: 9 per cento per la cardiopatia, 10 per cento per l’infarto, 5 per cento per la bronchite cronica e 9 per cento per il diabete. Dati che non sono inattesi. Un decennio di battaglie e denunce ambientaliste trovano ora conferme, anche se tardive. Di certo, sono i primi dati a disposizione dei cittadini quelli dell’indagine epidemiologica “sugli effetti per la salute umana dell’inquinamento dalla tangenziale di Mestre”, sollecitata dal Coordinamento contro l’inquinamento da Tangenziale (CO.Cit), e curata dal professor Lorenzo Simonato del Dipartimento di Medicina molecolare dell’Università di Padova, su incarico del Servizio Programmazione sanitaria e dell’Assessorato del Comune, con la collaborazione di Arpav e Asl 12 Veneziana. I risultati dell’indagine sono stati presentati ieri mattina in via Palazzo dal professor Simonato assieme all’assessore comunale all’Ambiente, Gianfranco Bettin, il coadiutore del sindaco alla Sanità, Bruno Centanini, il responsabile del Dipartimento di Prevenzione dell’Asl 12, Rocco Sciarrone, il direttore dell’Arpav Renzo Biancotto. Un anno e mezzo di lavoro indagando su certificati di morte, schede di dimissione ospedaliera, prescrizioni farmaceutiche, esenzioni dal ticket di quasi 150 mila assistiti e incrociandoli con i dati del censimento 2001 per georeferenziarli e collegarli alle zone di maggiore inquinamento vicino alla tangenziale. Indagati gli anni tra 2001 e 2009, prima dell’entrata in funzione del Passante. Nella fascia più vicina alla tangenziale si sono studiate le condizioni di salute di 4.695 persone ( 3,16%). Altri 34.564 cittadini ( il 23,2 per cento) vivono nella fascia mediana e 109.414 in quella esterna (73,5 per cento). Per una indagine sui tumori ci vorrà molto più tempo. «Questa non è la fine del nostro lavoro, ma solo l’inizio», dice Simonato. La relazione spiega: «Le patologie croniche specifiche del sistema cardiorespiratorio sono riconducibili all’inquinamento prodotto negli anni dalla tangenziale. Le patologie messe in evidenza sono la fase conclusiva di processi cronico degenerativi che si svolgono nel corso di decenni e che sono irreversibili». E si ipotizza che le esposizioni più rilevanti «risalgano agli anni ’80 e ’90 alle quali vanno fatti risalire gli effetti nocivi riscontrati e che l’indagine abbia prevalentemente indagato la coda di quel processo». Questo spiegherebbe la bassa incidenza di asma e polmoniti. Chi, negli anni ha avuto più a cuore la questione ambientale della terraferma, ha scelto di andare a vivere lontano dalla tangenziale. E oggi? Serviranno altre indagini per dire se il Passante ha davvero migliorato le cose.

Mitia Chiarin

 

«La nostra città ha pagato un caro prezzo»
 
Bettin annuncia nuove campagne di rilevazioni per le Grandi navi e nelle vie Fradeletto e Trieste

«La nostra città sta pagando da tempo un caro prezzo, in termini di salute e di qualità della vita, per aver dato all’Italia sia il polo chimico di Porto Marghera che la tangenziale di Mestre, snodo viario nazionale che ha fatto grande il Nordest. Due infrastrutture che hanno contribuito allo sviluppo del Paese, ma sulle quali la città non ha mai potuto dire la sua e ha pagato un prezzo altissimo. L’indagine è davvero un lavoro di qualità, un esempio di collaborazione positiva tra enti e cittadini, che deve diventare un modello da replicare». Sia l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin che il dottor Rocco Sciarrone dell’Asl 12 e il professor Lorenzo Simonato promettono che ora l’indagine epidemiologica sugli effetti nocivi della tangenziale andrà avanti, per indagare anche cosa è successo sul fronte della salute dei mestrini dopo l’apertura del Passante e la riduzione del traffico in tangenziale, sceso da 180 mila mezzi giornalieri a poco meno di 100 mila (fonti è dell’associazione Cocit su dati forniti dalla Cav). Una questione che non tramonta: «Porto, aeroporto, traffico all’Aev Terraglio con i nuovi centri commerciali sono temi che vanno tenuti sotto controllo», avverte Diego Saccon. Diabete, asma, polmoniti sono da indagare ulteriormente per capire l’alta incidenza del primo e la bassa dei secondi ma che lo smog sia correlata con le malattie respiratorie è noto anche grazie ad una recente indagine epidemiologica svolta sui bambini di Dolo. Lo studio sui dati clinici sulla salute della popolazione andrà avanti, ma andranno avanti anche le campagne straordinarie di controllo della qualità dell’aria. Arpav e Comune, dicono Renzo Biancotto e Anna Bressan, stanno lavorando con centraline mobili a Murano, in centro storico. Altre due campagne interesseranno il passaggio delle grandi navi in bacino San Marco. In terraferma sorvegliata speciale sarà via Fradeletto, zona ad alto traffico. Il comitato residenti ieri ha protestato con Luciano Pescarollo: «Con 27 mila transiti giornalieri e la vicinanza alla tangenziale noi saremmo da considerare in fascia A. Per 20 anni ci è sempre stato detto che la Fradeletto si sarebbe svuotata. Ma gli egoismi di altre zone del centro non impediscono i transiti sotto le nostre finestre». Bettin ha ribattuto alla critica: «Questo non ha a che vedere con la ricerca; per via Fradeletto ci sarà una attenta analisi». Le centraline mobili arriveranno anche in via Trieste, a Marghera. (m.ch.)

 

Oltre dieci anni di proteste e attese Il Cocit: «Ora serve il corridoio ecologico» 

Una indagine richiesta fin dal 2002 e arrivata oltre un decennio dopo, quella sulla tangenziale. E la speranza oggi di veder concretizzarsi il sogno indicato dal Piano di assetto del territorio: «Un uso prevalentemente locale della tangenziale e la realizzazione del corridoio ecologico, anche con un’eventuale delocalizzazione di edifici», dice Diego Saccon. La richiesta è del coordinamento contro l’inquinamento da tangenziale. L’associazione ricorda: «Dobbiamo la realizzazione di questo importante studio alle capacità scientifiche e tecniche del Laboratorio di Sanità Pubblica e Studi di Popolazione dell’Università di Padova, del Dipartimento di Venezia dell’ARPAV e del Dipartimento di Prevenzione dell’ULSS 12 veneziana ma questa realizzazione è stata però resa possibile da due altri fattori: l’incarico conferito nel 2010 dal Servizio di Programmazione Sanitaria del Comune per l’esecuzione dello studio e la determinazione con la quale i cittadini che animano il CoCIT ne hanno sostenuto, a partire dal 2002, l’importanza di questo studio che ora dà ragione a chi in questi 11 anni ne ha difeso la necessità e dà torto a chi è stato detrattore dell’idea di realizzarlo e a chi ne ha procrastinato la realizzazione». Il Cocit continua: «L’indagine dà torto a chi ha realizzato la terza corsia senza valutazione d’impatto ambientale e senza monitoraggio ambientale dei cantieri, a chi voleva realizzare complanari e mini-complanari, a chi ha gestito l’emergenza trasportistica della tangenziale ma non quella ambientale. Molto probabilmente il rischio sanitario evidenziato da questo studio non è stato risolto dall’apertura del passante: attualmente transitano ancora in tangenziale in media 100.000 mezzi al giorno. Va mantenuto in continuo aggiornamento il monitoraggio ambientale e sanitario».

 

Gazzettino – Tangenziale killer per cuore e polmoni

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3

apr

2013

SMOG – Chi tra il 2002 e il 2009 ha abitato a meno di 300 metri dalla tangenziale di Mestre si è più facilmente ammalato di cuore. E di bronchite cronica. Esattamente il 12 per cento per le malattie cardiovascolari, l’8 per cento in più per la bronchite cronica.

ALLERTA – Sono i dati choc dell’”Indagine epidemiologica sugli effetti per la salute dell’inquinamento dalla Tangenziale di Mestre” relativa agli anni 2002-2009, prima dell’inaugurazione del Passante. Ma l’allerta resta alta. L’assessore Bettin: «La città paga un prezzo pesante allo sviluppo del Nordest».

MESTRE Situazione migliorata col Passante. Bettin: «La città paga un prezzo pesante allo sviluppo del Nordest»

Indagine di Ulss e Università di Padova: più malattie a cuore e bronchi per chi vive nel raggio di 300 metri

L’ASSESSORE BETTIN «Mestre paga caro lo sviluppo del Nordest»  L’assessore Bettin non ha dubbi: «È la conferma che Mestre ha pagato caro lo sviluppo del Nordest con la tangenziale e Porto Marghera»

RISULTATI – Le percentuali di rischio crescono del 12 e dell’8% rispetto alla media

SMOG – I dati dell’indagine epidemiologica nel periodo pre-Passante

Tangenziale killer, ecco le prove

Più soggetto a patologie cardiache e bronchiti chi abita a meno di 300 metri dall’asse viario

I PROBLEMI «Tutto il tratto del centro è degradato urge intervenire»

Ecco la prova provata: chi tra il 2002 e il 2009 ha abitato a meno di 300 metri dalla tangenziale di Mestre si è più facilmente ammalato di cuore. E di bronchite cronica. Esattamente il 12 per cento in più se si tratta di malattie cardiovascolari, l’8 per cento in più se si tratta di bronchite cronica. Oltre gli 800 metri invece le probabilità di ammalarsi dei mestrini erano identiche a quelle di qualsiasi altra popolazione del Veneto.
Ecco i risultati della “Indagine epidemiologica sugli effetti per la salute umana dell’inquinamento dalla Tangenziale di Mestre” relativa agli anni 2002-2009. Una ricerca di altissimo livello che ha messo insieme Comune, Ulss 12, Arpav e Università di Padova. La ricerca infatti è firmata dal prof. Lorenzo Simonato che negli ultimi vent’anni ha realizzato i migliori studi in Italia sui tumori. A questo livello non siamo ancora arrivati e cioè a capire se e quanto le malattie indotte dall’inquinamento da traffico portino al cancro, ma intanto sappiamo per certo che l’inquinamento da traffico fa ammalare. Se il picco delle polveri sottili – il Pm10 e il Pm 2,5 – viene superato di 10 microgrammi, la possibilità di contrarre malattie cresce del 10 per cento. Per effettuare questa ricerca, che va dal 2002 al 2009, ma continuerà fino ai nostri giorni – sono stati messi insieme i dati contenuti negli archivi dell’anagrafe sanitaria dell’Ulss 12 – certificati di morte, schede di dimissione ospedaliera, prescrizioni farmaceutiche, esenzioni dal ticket – relativi a 148mila 673 persone e questi dati sono stati incrociati con i dati del censimento del 2001. I risultati sono da brividi, anche se confermano ciò che tutti sospettavamo e cioè che i 150-180mila mezzi a motore che ogni anno passavano sulla tangenziale – fino all’apertura del Passante, nel 2009 – fossero qualcosa di più di un fastidio. Adesso c’è la conferma – come ha detto l’assessore all’Ambiente, Gianfranco Bettin, che «la nostra città ha pagato il prezzo di due infrastrutture che hanno fatto grande il Nordest e l’intero Paese: Porto Marghera con le sue industrie chimiche e la tangenziale di Mestre.»
I ricercatori hanno diviso la popolazione in tre fasce. Chi abita entro i 300 metri di distanza dalla tangenziale, chi abita da 300 a 800 metri e infine chi abita più lontano di 800 metri dalla tangenziale di Mestre. Ebbene, per quanto riguarda la cardiopatia ischemica, chi abita nella prima fascia ha il 12 per cento di possibilità in più di ammalarsi – il 9 se ha condizioni socio-economiche elevate. Chi abita in seconda e terza fascia invece ha sostanzialmente le stesse probabilità di ammalarsi di cuore di qualsiasi altro cittadino veneziano e veneto. Per l’infarto, la percentuale in prima fascia è del 13 per cento, mentre per l’ictus sostanzialmente non ci sono differenze, le tre fasce si equivalgono. Per quanto riguarda la bronchite cronica – in sigla BPCO – la probabilità di ammalarsi è dell’8 per cento in più entro i 300 metri – il 5 per cento se le condizioni economiche sono elevate. Per quanto riguarda il diabete, nella prima fascia, più a ridosso della tangenziale, le probabilità di ammalarsi sono del 14 per cento – 9 per cento in condizioni economiche elevate.

 

DEL 30% L’INCIDENZA DELLO STATUS SOCIO-ECONOMICO

Chi studia di più si ammala di meno

Si ammala di più chi studia meno, di meno chi studia di più. Non ci credete? Ebbene, dovete sapere che per l’Organizzazione mondiale della sanità, l’incidenza delle condizioni socio-economiche sulle malattie è del 30 per cento. Ovvero, chi si è portato a casa una bella laurea, l’avrà pure utilizzata per incartare il pesce, ma quella laurea gli dà il 30 per cento di chance in più di restare sano. Perché saprà come alimentarsi, che non deve fumare, che deve fare esercizio fisico e via di questo passo. Al contrario, chi non ha studiato ha il 30 per cento di possibilità di ammalarsi in più. Nel caso dell’Indagine epidemiologica sulla tangenziale, la correzione in base alle condizioni socio-economche è stata del 3 per cento. Vuol dire che, statisticamente, chi ha studiato si ammala meno – incidenza del 3 per cento, per l’appunto. E non solo lui, anche i figli perché i ricercatori hanno notato che, a Mestre, contro una fuga dei bambini – in base al Censimento del 2001 – del 9 per cento dal 2002 al 2009, a ridosso della tangenziale la fuga è del 12 per cento. Significa che tante famiglie hanno capito e hanno portato via i bambini, cambiando casa. Dunque, anche se si tratta di uno squattrinato, è facile che il laureato abbia scelto di andare a vivere in un tugurio, ma lontano dalla tangenziale. Ecco perché, a leggere i dati dell’Indagine epidemiologica vien da dire: studiate e fate studiare i vostri figli. Non troveranno lavoro, ma almeno non si ammaleranno o si ammaleranno di meno.

COMITATO ANTINQUINAMENTO

Il Cocit avverte: «L’allerta rimane»

Il Cocit va all’attacco. Perché se questa “Indagine epidemiologica sugli effetti sulla salute nella popolazione residente in prossimità della Tangenziale di Mestre” è andata in porto, è merito del Cocit, ma ai cittadini che da anni si battono contro l’inquinamento della tangenziale, ovviamente non basta. E così, dopo aver dato atto che è merito dell’assessore Gianfranco Bettin aver dato l’impulso fondamentale a questa ricerca, e dopo aver ringraziato Università di Padova, Arpav e Ulss, ecco che arrivano le stoccate. «Il risultato di questo studio dà ragione a chi in questi 11 anni ne ha difeso la necessità – dice Diego Saccon del Cocit – Dà torto invece a chi ha realizzato la terza corsia, a chi voleva realizzare complanari e mini-complanari, a chi ha gestito l’emergenza trasportistica della tangenziale ma non quella ambientale». Ma Saccon avverte che l’emergenza non è finita. «Molto probabilmente il rischio sanitario evidenziato da questo studio non è stato risolto dall’apertura del passante: attualmente transitano ancora in tangenziale in media 100mila mezzi al giorno contro i 150-180 mila dell’era pre-Passante, che è stato inaugurato a febbraio 2009». Dunque, ci si ammalerà un po’ meno, ma quanto meno? Il Cocit chiede che venga mantenuto il monitoraggio anche perché «va posta attenzione agli effetti peggiorativi che potrebbero essere indotti dallo sviluppo di porto, aeroporto e Aev del Terraglio». Per questo il Cocit chiede «un uso locale della tangenziale e la realizzazione del corridoio ecologico, anche con un’eventuale spostamento di edifici».

Nuova Venezia – Vongole tossiche ora individuabili

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21

mar

2013

Scoperta a Padova

Una nuova tecnologia innovativa che permette di individuare le vongole «a rischio» è stata messa a punto dall’Università di Padova. La scoperta è stata fatta da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Biomedicina comparata e Alimentazione dell’Università di Padova, guidati da Luca Bargelloni, in collaborazione con il Magistrato alle Acque di Venezia. La ricerca nasce dalla necessità di evitare di portare in tavola vongole tossiche che, ad esempio, la Regione Veneto ha varato una serie di direttive specifiche per regolamentare la pesca e la molluschicultura nella laguna di Venezia. Le attività industriali di Porto Marghera infatti continuano ad avere un forte impatto sull’ambiente lagunare, a causa della presenza di inquinanti persistenti che contaminano i sedimenti e gli organismi viventi. La raccolta di molluschi bivalvi per il consumo umano è infatti vietata in circa un terzo dell’area lagunare e sono stati imposti limiti restrittivi sulle concentrazioni di diossina rilevabili nel pescato fresco. La ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista Molecular Ecology, ha studiato l’effetto degli inquinanti chimici nella vongola verace, una specie di grande interesse commerciale, e ha analizzato campioni prelevati in aree e periodi dell’anno differenti utilizzando una tecnologia innovativa che permette l’analisi contemporanea della risposta di migliaia di geni a diverse condizioni ambientali. Si è osservato che l’accensione/spegnimento di moltissimi geni è associata principalmente alla variazione stagionale di temperatura, salinità e ciclo riproduttivo.

«Il risultato più rilevante dello studio – sottolinea Bargelloni – è stato l’isolamento di una serie di ’impronte molecolari che non si modificano in relazione alle stagioni e identificano le vongole provenienti dall’area ad alto inquinamento di Porto Marghera». «Questi biomarcatori stabili di inquinamento – rileva – potrebbero avere un’importante applicazione pratica nell’ambito dei controlli ufficiali così come nell’autocontrollo lungo la filiera produttiva riducendo i tempi tecnici e i costi dei controlli attuali».

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NOALE. I prodotti sversati nelle acque dalla Co.Ind di Noale non sono nocivi dopo essersi diluiti nel fiume. Questo quanto ha detto ieri Arpav nella riunione in Comune a Noale per parlare di quanto successo giovedì dell’altra settimana, quando sul Rio Vernice è stata riversata una quantità imprecisata di acque sporche, probabilmente dalla Co.Ind, che produce cosmetici e detergenti in via Noalese sud.

La chiazza di schiuma bianca, poi, è arrivata nel Muson a Mirano e alcune decine di pesci morti sono affiorati dalle acque salmastre. Dalle analisi emerge come l’incidente sia avvenuto fra le 3 e le 4 e i primi lavoratori, arrivati in fabbrica alle 6, hanno dato l’allarme. Si sono messi in sicurezza i tubi e tappato lo scolo, anche se delle sostanze erano già fuoriuscite. Per evitare altri inconvenienti è stato deciso di escludere i contenitori in vetroresina per sostituirli con quelli in acciaio inox, mentre saranno lavate tutte le condotte esterne delle acque, quelle interne dei reflui e le vasche. Di più. Perché saranno installati sensori sui tubi in grado di dare subito l’allarme e ne saranno studiati di nuovi per il lato est della fabbrica, funzionali al parcheggio. Saranno, poi, analizzate tutte le condutture e i pozzetti, per rendere più difficile il contatto tra le acque piovane a quelle di lavorazione. La Co.Ind si è impegnata, in un paio di settimane, a presentare una relazione su quanto fatto e su quanto ancora da fare, con un programma degli interventi. (a.rag.)

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NOALE – Co.Ind in Comune. Annunciati gli interventi per la sicurezza

L’inquinamento c’è stato. Ed è stato “evidente”. Tra il 24 e 25 gennaio scorsi, infatti, la “schiuma” ha interessato a macchia di leopardo i corsi d’acqua di Noale, Mirano e Riviera del Brenta. La fonte? La ditta di cosmetici Co.Ind. di via Noalese Sud, nella città dei Tempesta da dove, nella notte del 24 gennaio, si è verificato uno sversamento nel rio Vernici di una cinquantina di litri di una sostanza che serve per produrre shampoo.

Secondo la relazione fornita dall’Arpav, esposta ieri pomeriggio in una riunione in Comune a Noale, però, il problema sarebbe stato meno pesante rispetto a quanto si poteva temere all’inizio. La sostanza fuoriuscita sarebbe infatti biodegradabile. È un “tensioattivo”, quindi può irritare la pelle e gli occhi, ma dopo circa 24 ore non lascerebbe più traccia, senza emanare nemmeno tossicità nell’aria. Il danno, però, c’è stato. Alla riunione hanno partecipato il sindaco Michele Celeghin, l’assessore all’Ambiente Renato Damiani, rappresentanti dei vigili del fuoco, dell’Arpav e il presidente del gruppo Co.Ind., con sede a Bologna, Tino Cesari, accompagnato dal general manager Daniele Bettapi. Entrambi durante l’assemblea hanno spiegato come eviteranno vicende simili in futuro: la fuoriuscita è stata dovuta alla rottura di una gamba di una cisterna in vetroresina, ed ora le due vasche industriali danneggiate dello stabilimento verranno sostituite con altrettante in acciaio inox. Inoltre saranno installati dei sensori sulle condotte in grado di segnalare in tempo reale eventuali allarmi. Lo scorso 24 gennaio, infatti, il problema lo si scoprì solo un paio d’ore più tardi, verso le 6 di mattina, quando la squadra di sicurezza della ditta è entrata in azione.
Il sistema di condotte, finito nel mirino, verrà migliorato con nuove tubature sul lato est della fabbrica e un anello di condotte che dovrebbe mettere in sicurezza l’intero sistema. Si sta studiando un reticolo di tubi e pozzetti, in modo da rendere impossibile la commistione di acqua piovana con quella di lavorazione, con l’eventuale realizzazione di ulteriori vasche di raccolta. La Co.Ind. tra 15 giorni dovrà presentare una relazione su quanto è stato realizzato e un cronoprogramma di quanto ancora manca da mettere in pratica.

Gabriele Vattolo

 

NOALE. «Si riunisca subito la consulta comunale dell’Ambiente per approfondire la vicenda dello sversamento nel Muson. O, comunque, ci sia una comunicazione ufficiale e la giunta intervenga perché casi simili non si ripetano più». Alberto Pesce (Noale Ambiente e rappresentante della consulta) ha inviato una lettera all’assessore all’Ambiente Renato Damiani per far luce sulla vicenda di giovedì scorso, quando sul Rio Vernice è stata riversata una quantità imprecisata di acque sporche, probabilmente dalla Co.Ind, che produce cosmetici e detergenti in via Noalese sud. La chiazza di schiuma bianca è arrivata nel Muson a Mirano. Alcune decine di pesci morti sono affiorati dalle acque salmastre del canale dopo il salto dei Molini.

«Vigili del fuoco e tecnici Arpav» continua Pesce «parlano di una cinquantina di litri fuoriusciti dall’impianto e finiti nel corso d’acqua. E già in passato era successo. Sono sostanze pericolose, in grado di irritare gli occhi e la pelle. Il ritorno alla normalità dovrà avvenire in modo naturale».

Domani ci sarà una riunione in municipio con Arpav, vigili del fuoco e Co.Ind. Dell’esito la consulta sarà informata la prossima settimana. (a.rag.)

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Il Dipartimento di prevenzione invita i Comuni a non usare l’acqua dei canali per irrigare i campi e abbeverare gli animali. Nei canali vietata anche la pesca

DOLO. La situazione dei canali della Riviera del Brenta e del Miranese è pessima. Il Dipartimento prevenzione dell’Asl 13 ha inviato una nota ai Comuni in cui, invita gli enti locali a vietare a tempo indeterminato la pesca e l’uso dell’acqua a fine irrigativo di tutti i canali della zona. Il motivo? Non certamente gli sversamenti di tensioattivi di questi giorni dal Muson, ma la presenza costante del bacillo della salmonella. Un bacillo che provoca grossi disturbi sanitari ed è alimentato da scarichi fognari abusivi su canali grandi e piccoli del comprensorio. L’acqua di tutti i canali e canalette della Riviera e del Miranese, infatti, già da mesi in quasi tutti i comuni non può più essere utilizzata per irrigare orti, campi e lavare le verdure da consumarsi crude, men che meno può essere utilizzata per abbeverare gli animali nel settore dell’allevamento.

«Abbiamo suggerito con una nota», spiega il dottor Flavio Valentini, direttore del dipartimento prevenzione dell’ Asl 13, «di emettere provvedimenti come le ordinanze che avessero effetto permanente. La maggioranza dei Comuni lo ha già fatto. Ora anche gli enti locali rimanenti, si adegueranno sicuramente, prima dell’arrivo dell’estate, periodo di massima criticità in tema di diffusione della salmonella. Questo suggerimento è stato inviato dopo uno studio che ci è arrivato dall’Arpav in cui si vedono livelli di inquinamento costanti da dieci anni a questa parte, e diffusi in tutto il territorio dell’Asl 13».

Facendo un monitoraggio del territorio si è visto che i problemi principali nella maggioranza dei casi di sono provocati da vecchie abitazioni di 70-80 anni, che non si sono ancora adeguate alle moderne normative di scarico delle fognature. Siccome pregiudicano la salute di tutti, i proprietari vanno puniti pesantemente ed invitati ad adeguare gli impianti. Saranno controllate anche le attività delle aziende agricole, che spezzo scaricano azoti e materiali biologici in acqua. I canali che saranno controllati con maggior attenzione saranno il Naviglio del Brenta, il Novissimo, il canale Taglio che questa estate ha avuto un pesante inquinamento biologico da parte di alghe infestanti. E poi il Muson , il Lusore , Il Comuna , il Pionca, il Fiumazzo, il Serraglio, il Tergola.

Ma non mancano problemi collegati a scarichi di materiali chimici come idrocarburi e tensioattivi. Le sostanze finite in acqua infatti, tra Noale e Mirano, dopo l’incidente agli impianti della Co.Ind. di via Noalese che lavora prodotti cosmetici e detergenti sono pericolose; si tratta di miscele classificate come irritanti per gli occhi e la pelle e nocive per gli organismi acquatici. Ad Oriago, sul Naviglio, è stata posta una barriera all’altezza del sottopasso della linea Mestre-Adria. Per rimuoverla si attendono disposizioni dall’Arpav.

Alessandro Abbadir

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Non accennano a sopirsi le polemiche dopo lo sversamento di liquidi inquinanti avvenuto giovedì scorso nel rio Vernici da parte della ditta di cosmetici Co.Ind. di via Noalese sud. La fuoriuscita è stata dovuta alla rottura di una gamba di una cisterna di raccolta del materiale utilizzato per produrre shampoo. Di conseguenza il liquido ha raggiunto le canaline di scolo, trovando però la via d’uscita «tappata» da un altro materiale più viscoso uscito anch’esso dalla cisterna. A quel punto il liquido si è accumulato ed è uscito da un tombino per poi entrare in un pozzetto di raccolta dell’acqua piovana. E da lì al canale. Risultato: schiuma nel Muson e in Riviera del Brenta, e danni ambientali ancora da calcolare. In attesa dei rilievi ufficiali dell’Arpav. Per far luce sulla vicenda il rappresentante del comitato «Noale Ambiente» ha chiesto una riunione urgente della Consulta per l’Ambiente della città dei Tempesta, di cui lo stesso Pesce fa parte:

«Chiedo almeno che ci sia un’informativa ufficiale da parte del Comune – spiega – e che l’amministazione intervenga perché ciò non accada più» .

L’assessore competente Renato Damiani ha già convocato società e autorità il 31 gennaio prossimo in Municipio. In quella sede si tenteranno di stabilire responsabilità e risposte.

«La Consulta era mia intenzione convocarla – spiega – ci sarà la prossima settimana. Ci saranno i dati precisi su ciò che è successo. Si parlerà – conclude – anche dei futuri piani finanziari per il settore e della possibile non introduzione da parte del Comune della Tares».

(G.Vat.)

 

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