Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui



Sostieni la battaglia contro l'inceneritore di Fusina, contribuisci alle spese legali per il ricorso al Consiglio di Stato. Versamento su cc intestato a Opzione Zero IBAN IT64L0359901899050188525842 causale "Sottoscrizione per ricorso Consiglio di Stato contro inceneritore Fusina" Per maggiori informazioni cliccare qui

Un imprenditore: «Soldi a Galan per avere appalti»

La Procura deposita un’altra testimonianza

L’ex presidente di Sacaim: all’ex governatore 115mila euro e lavori nella villa di Cinto

Rinviata a oggi la decisione del Riesame

Amadori, Dianese e Pietrobelli

Slitta a oggi la decisione del Tribunale del Riesame sulla richiesta di scarcerazione di Giancarlo Galan. Ieri i pm hanno giocato la mossa a sorpresa depositando la testimonianza di Pierluigi Alessandri, ex presidente della Sacaim, che ha dichiarato di aver pagato l’ex governatore per ottenere appalti: 115mila euro in nero e altri in forma di restauri alla villa. Anche il pagamento di villa Rodella, secondo l’ex proprietario, sarebbe avvenuto con soldi in nero: più di un milione versato oltre alla cifra fissata nell’atto di vendita.

 

NUOVE ACCUSE – L’ex proprietario di villa Rodella: mi ha dato oltre un milione in nero

OGGI LA DECISIONE DEL TRIBUNALE DEL RIESAME

I pm depositano la testimonianza di Alessandri, ex presidente Sacaim

«Ho pagato Galan per ottenere appalti»

Un altro imprenditore ha confessato di aver versato somme di denaro all’allora Governatore del Veneto, Giancarlo Galan, per poter ottenere l’assegnazione di lavori dalla Regione. Si tratta dell’ex presidente dell’impresa di costruzioni veneziana Sacaim, oggi in amministrazione controllata, Pierluigi Alessandri. I sostituti procuratori Stefano Ancilotto e Paola Tonini hanno depositato il verbale contenente le sue dichiarazioni ieri pomeriggio, nel corso della lunga e combattuta udienza svoltasi di fronte al Tribunale del riesame di Venezia, chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di remissione in libertà presentata dagli avvocati Antonio Franchini e Niccolò Ghedini, difensori di Galan, detenuto nel reparto ospedaliero del carcere milanese di Opera sulla base dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Alberto Scaramuzza.
«DEVI PAGARE» – Alessandri ha raccontato ai magistrati che, attorno alla metà degli anni Duemila, la sua azienda era in difficoltà e non erano sufficienti i lavori che si era aggiudicato per conto dell’amministrazione comunale di Venezia. Per questo motivo si sarebbe recato dal Governatore del Veneto per chiedere di poter ottenere anche lavori per conto della Regione: stando al suo racconto, Galan gli avrebbe risposto che, per entrare a far parte della cerchia delle aziende amiche, avrebbe dovuto pagare.
SOLDI IN MANO – Alessandri sostiene di aver quindi versato 115 mila euro, direttamente nelle mani dell’allora presidente della Regione, e di essersi poi fatto carico di una parte dei lavori di ristrutturazione nella villa di Cinto Euganeo, di proprietà di Galan, per un ulteriore importo di circa 100mila euro. Per questa vicenda l’ex presidente di Sacaim è indagato per il reato di corruzione.
Secondo la Procura, queste asserite “mazzette”, provenienti da un ambiente estraneo al Cvn (di cui Galan non ha mai fatto alcuna menzione) costituirebbero un riscontro agli elementi di prova per i quali l’ex presidente della Regione è in carcere con l’accusa di corruzione, in relazione a consistenti somme che gli ex presidenti della Mantovani, Piergiorgio Baita, e del Cvn, Giovanni Mazzacurati, sostengono di avergli versato prima per tramite della sua ex segretaria, Claudia Minutillo, e poi dell’assessore Renato Chisso.
VILLA “IN NERO” – Nel corso dell’udienza di ieri la Procura ha anche depositato il verbale con le dichiarazioni del precedente proprietario di villa Rodella, il quale ha spiegato che la cifra ufficiale indicata nell’atto notarile (circa un milione di euro) costituisce meno di metà dell’effettivo prezzo della compravendita e che Galan gli avrebbe versato “in nero” un altro milione e 100mila euro. Circostanza che confermerebbe i conteggi effettuati dalla Finanza in relazione all’esistenza di una sproporzione tra le entrate regolari del politico di Forza Italia e le spese sostenute: sproporzione che la Procura indica tra gli indizi della contestata corruzione.
MEVORACH NEGA – Per finire i pm Tonini e Ancilotto hanno depositato al Tribunale il verbale di sommarie informazioni dell’imprenditore Andrea Mevorach, indicato nel memoriale di Galan come un finanziatore della sua campagna elettorale del 2005 con 300mila euro. Soldi che, secondo l’ex presidente della Regione, sarebbero stati trattenuti dalla Minutillo, assieme ai 200mila che, a suo dire, avrebbe versato un alro imprenditore, Piero Zannoni. Ebbene, Mevorach ha riferito alla Finanza di aver ricevuto richieste di finanziamento da Galan, ma ha smentito di avergli mai versato un solo euro.
REGALI DA MAZZACURATI – Per finire, a dimostrazione dell’esistenza di stretti rapporti tra Galan e Mazzacurati, ecco le dichiarazioni rese da una segretaria del Cvn, la quale ha ricordato che l’allora presidente del Consorzio regalò al Governatore del Veneto, in occasione del suo matrimonio, cristalleria per 12mila euro, ovviamente a spese del Cvn.
La difesa, da un lato ha eccepito l’irrilevanza dei nuovi elementi forniti dalla Procura; dall’altro ha contestato, punto su punto, la fondatezza delle imputazioni mosse a Galan, definite vaghe e indeterminate, basate su racconti privi di riscontri. Numerose le eccezioni preliminari: sia di competenza territoriale (i reati, alcuni dei quali già prescritti, sarebbero stati commessi a Padova e in altre località, non a Venezia) sia di competenza funzionale poiché gli ultimi versamenti sarebbero avvenuti in relazione al ruolo di ministro, e dunque dovrebbero essere valutati dal Tribunale dei ministri. Insussistente, in ogni caso, il rischio di reiterazione, e dunque le esigenze cautelari.
La decisione del Riesame sarà depositata nella giornata di oggi.

Gianluca Amadori

 

Tomarelli (Cvn) accusa Galan e Chisso

«L’ingegnere ha taciuto proprie e illecite appropriazioni»

Anche il Stefano Tomarelli ha parlato nel suo interrogatorio dell’ex Governatore del Veneto, Giancarlo Galan. Il manager, componente fino all’arresto dello scorso giugno del direttivo del Consorzio Venezia Nuova per conto di Condotte, terzo azionista del raggruppamento di imprese impegnate nella realizzazione del Mose, ha riferito che l’allora presidente del Cvn, Giovanni Mazzacurati, gli disse di aver versato somme di denaro sia al presidente della Regione, che all’assessore alle Infrastrutture, Renato Chisso, in cambio della loro disponibilità ad aiutare il Consorzio.

 

IMPUTATI ECCELLENTI – Il manager fa il consulente per una ditta che produce barriere fonoassorbenti, l’ex segretaria è in partenza per un mese di vacanze dorate

La dolce vita di Baita e Minutillo: Porsche e supervilla a Pantelleria

Il vecchio ristorante, ma la Porsche nuova di concessionario. Si consola così Piergiorgio Baita, l’amministratore delegato della Mantovani, accusato di aver concepito quel meccanismo di fatture false che fruttava ogni anno 10 milioni di euro in nero, parte dei quali finivano in tangenti ai politici. Lo hanno segnalato nel solito ristorante per Vip di Campalto e lo hanno visto scendere dalla Porsche nuova fiammante. Aveva un appuntamento di lavoro, si suppone, visto che sul tavolo aveva un contratto di una ditta che si occupa di pannelli fonoassorbenti in autostrada, una vecchia passione per Baita – l’autostrada, non i pannelli – visto che di fatto la Mantovani controlla la Mestre-Padova, una delle autostrade più “tangentare” e più remunerative d’Italia. Il suo amministratore delegato, Lino Brentan, è finito anche lui in carcere per tangenti ed è proprio a partire da quell’inchiesta che la Procura di Venezia è poi arrivata a Baita e al Mose. Ebbene, Baita ora sbarca il lunario occupandosi di barriere fonoassorbenti, si suppone come consulente, dopo aver chiuso una buona parte dei suoi sospesi con la Giustizia visto che ha concordato una pena di 22 mesi di carcere.
Non sta malissimo nemmeno Claudia Minutillo, l’altra supertestimone dello scandalo Mose. Mentre Baita vince lo stress con la Porsche e il lavoro, Claudia Minutillo si distrae con una vacanzina. Tre settimane a Pantelleria, a partire dalla prossima settimana e fino alla fine del mese di agosto in un dammuso, una tipica costruzione dell’isola. Le solite malelingue, però ben informate, dicono che non ha affittato la casa cercandola in internet e che si tratta della stessa che affittò un paio di anni fa. Se è così si tratta di uno dei dammusi più belli di Pantelleria, secondo solo a quello di proprietà di Giorgio Armani. Vero o no che sia, di sicuro non ha speso poco visto che comunque da quelle parti per una dimora con quelle caratteristiche non si spende pochissimo. Circa 10mila euro a settimana, per capirci, euro più euro meno. Ma anche Claudia Minutillo, mentre si prepara per la partenza, non ha disdegnato un salto al ristorante dei vecchi tempi, quello diventato famoso perchè in una intercettazione si sente che lei chiama Renato Chisso e gli dice «stai sempre da Ugo a mangiare, dai muovi il culo e vieni qui». Ebbene, si è presentata proprio da Ugo, a Campalto e bisogna immaginarsi lo stupore del proprietario del ristorante che considera Chisso come un fratello. Ma, si sa, la faccia tosta fa parte del personaggio. Lo racconta meglio di tutti Laura Lazzarin, capo segreteria di Galan. E’ lei che parla del cappottino di Hermès della Minutillo che Galan utilizzò nella sua prima conferenza stampa come una clava contro l’ex segretaria. «L’ho notato perchè mi piaceva ed era molto particolare. Passeggiando per il centro di Padova ho potuto vedere il cappotto in vetrina e il costo era di 18mila euro». E che dire dei regali che la Minutillo riceveva in ufficio? «In occasione di un Natale mi ha accusata di aver fatto sparire degli orecchini antichi di grande valore», dice ancora Lazzarin. Ebbene, tutto quello che emerge su Baita e Minutillo – ma anche su Mazzacurati – fa ormai parte integrante praticamente di tutte le memorie difensive degli altri imputati dello scandalo Mose perchè, battere sul tasto della ricchezza ostentata da Minutillo, Mazzacurati e Baita probabilmente serve a insinuare il dubbio che parte dei quattrini delle tangenti possa essere rimasta attaccata alle dita dei tre grandi accusatori.

Maurizio Dianese

 

CONTRO-INCHIESTA DIFENSIVA «I soldi di Mazzacurati? Nel calderone di famiglia»

Dai verbali spuntano false consulenze per “spese private”, aiuti al figlio regista e prestiti alla figlia

Quando l’avvocato si trasforma in accusatore. Lo hanno fatto, nella memoria per il Tribunale del Riesame, Antonio Franchini e Niccolò Ghedini, che assistono Giancarlo Galan. Non sono andati solo all’attacco dell’ex segretaria Claudia Minutillo, ma hanno piazzato una serie di cariche esplosive anche sotto la credibilità di Giovanni Mazzacurati, l padre-padrone del Consorzio Venezia Nuova.
Il grande dispensatore di soldi, raccolti con false fatturazioni, era lui. Ma finiva tutto a politici, boiardi di Stato, controllori che non controllavano il Mose? I difensori hano trovato nelle centomila pagine di verbali e intercettazioni le tracce di un uso personale di quel denaro. E spiegano che ce n’è abbastanza per ritenere che Mazzacurati ne abbia speso parecchio per spese di famiglia, bisogni dei figli, per una casa in piazza di Spagna a Roma. Per questo non sarebbe credibile.
«L’ing. Mazzacurati dichiara che l’odierno indagato (Galan, ndr) percepiva dal Consorzio una somma pari, all’incirca, a un milione di euro. In verità riferisce di moltissimi altri soggetti “sovvenzionati” dal Consorzio, ma tace circa le proprie illecite appropriazioni». Così scrivono Franchini e Ghedini, citando altri imputati.
Pio Savioli, nel direttivo del Consorzio e collaboratore del Coveco, interrogato dal Pm Paola Tonini, disse: «Questa non è una novità, Dottoressa. A questo punto possiamo incominciare a dire: io ho la convinzione, purtroppo non precisa, ma credo di andarci abbastanza vicino, che molti soldi di queste provviste restavano a Venezia Nuova, ergo all’ing. Mazzacurati». E aveva specificato: «Credo che alcune provviste che ho portato, per esempio alla figlia di Mazzacurati una volta, siano finite nel calderone della famiglia…». Ancora Savioli, riferendosi a Fulvio Boscolo che consegnava il “nero” al Consorzio: «Non so neanche se lui li dava a Neri oppure direttamente a Mazzacurati, per usi civili di Mazzacurati, tanto per parlarci chiaro».
E c’è un altro Boscolo – Stefano “Bacheto” – che rivela: «Savioli mi diceva che Mazzacurati era una persona che aveva spesso bisogno di soldi perchè aveva una famiglia numerosa, una famiglia costosa, che aveva il figlio che era regista e che lo aiutava e che quindi aveva bisogno di denaro continuamente». Aggiunta per cinefili: «Una volta come battuta mi ha detto: “Beh servono per pagare il Toro” il famoso film di Abatantuomo… il regista era il figlio di Mazzacurati». Qualche prova concreta? «Sì, parliamo della fattura di Mazzacurati di 300 mila euro. Un giorno mio padre mi disse: “È venuto Savioli e ha detto che Mazzacurati ha bisogno di soldi. Trova un cantiere della Cooperativa San Martino che non sia riferibile al Mose… E così Mazzacurati fece la fattura di 300 mila euro». Soldi per tangenti? «Non lo so. Credo che questi erano personali, perchè se erano della sua società…».
Dalle intercettazioni emergono due fatti ulteriori. Il primo è l’acquisto di una casa a Roma, in Piazza di Spagna. Mazzacurati dice alla moglie: «Anche se in questo momento non abbiamo tutti i soldi abbastanza, bisogna fare un po’ uno sforzo di fantasia no? … io penso però che mescolando dentro il Consorzio in una certa forma penso che mi riesca…». La difesa Galan individua un possibile canale di questo finanziamento per uso personale: fatture per consulenze inesistenti. «Le somme passerebbero poi nella disponibilità del Mazzacurati».
Affondo finale, una telefonata dell’ottobre 2010 con la figlia Elena. «Dal tenore della conversazione si evince come la figlia spinga il Mazzacurati a chiedere, probabilmente, un anticipo di 400.000 euro al Consorzio Venezia Nuova per far fronte a diverse spese. Tale anticipo sarebbe auspicabile “… perchè sennò poveretto ti tocca metterti lì a pensare cose… papà sennò è un po’ un problema”».

Giuseppe Pietrobelli

 

I VERBALI di baita

«I project? Vollero entrare anche loro»

Come Galan e Chisso divennero soci della Mantovani

«L’assessore aveva bisogno di liquidare le quote e chiese, mi pare, 2,5 milioni. Così facemmo fare una valutazione»

VENEZIA Piovono soldi ma li ha presi sempre un altro, al massimo li ha intascati la segretaria, perché loro dormivano. Desolante il comportamento degli arrestati del Mose, soprattutto se amministratori pubblici: tutti negano di essere gli autori, ma nessuno nega il furto. Dei soldi delle tasse, precisiamo. C’è chi prova a raccontare balle e chi ci ha già provato, come Piergiorgio Baita, che al 72° giorno di carcere è stato stoppato dal pm con un deciso «Ma non diciamo cretinate, ingegnere!». Era il 10 maggio 2013 e quell’interrogatorio segnò il punto di frattura tra l’avvocato Piero Longo che assisteva Baita suggerendogli la linea e il pm Stefano Ancilotto. L’ingegnere cambiò difensore e le sue risposte cominciarono ad andare d’accordo con la montagna di prove e riscontri messi insieme dalla procura di Venezia. A proposito di Galan, ecco come Baita parla delle compartecipazioni che l’ex presidente del Veneto ma anche l’assessore Renato Chisso avevano negli utili del gruppo Mantovani. Domande e risposte sono sintetizzate dagli interrogatori del 28 maggio e 6 giugno 2013.
D. Ricorda quando Galan e Chisso le chiedono di partecipare ad Adria Infrastrutture?
R. Nel 2005, qualche mese dopo l’incontro nel ristorante di Galzignano, quando mi è stato detto “scordati gli appalti e concentrati sulle concessioni”, io ho studiato il piano regionale trasporti e sono andato da loro con un piano per le concessioni. Gli è talmente piaciuto che hanno detto “entriamo anche noi”.
D. Per lavori che esulano dal Consorzio Venezia Nuova?
R. Sì.
D. Cito nomi sui quali vogliamo dei chiarimenti: la strada Cavallino-Jesolo…
R. Cavallino-Jesolo sì, ma non sono lavori, sono proposte di investimento.
D. Prima c’era stato il Passante di Mestre…
R. Il Passante non è di Mantovani, lo vincono Impregilo, Fincosit e CCC. Noi entriamo dopo.
D. Va bene, in relazione a questi lavori che esulano dal Consorzio, la Mantovani ha dovuto pagare somme di denaro e a chi?
R. Alcune imprese di riferimento del presidente Galan ci hanno fatto una guerra spietata, così noi ci siamo mossi con proposte di investimento su finanziamenti nostri.
D. I cosiddetti project?
R. Sì. Ma per i project Galan e Chisso non hanno mai avuto da noi denaro. Abbiamo riconosciuto loro alcune utilità. La più grossa per l’assessore Chisso è la valutazione della quota in Adria Infrastrutture di una società che si chiama Investimenti srl, formalmente intestata a Claudia Minutillo, sostanzialmente riconducibile a lui. L’assessore Chisso ha molto insistito, usoun eufemismo, perché liquidassimo la quota non al valore di bilancio ma a quello avrebbe avuto se i project fossero andati avanti.
D. Quindi con valore assai superiore.
R. Credo un paio di milioni. Discorso diverso invece per Galan, che aveva chiesto di partecipare attraverso una società che si chiama Pvp.
D. Ricorda a chi è intestata questa Pvp?
R. Credo a Paolo Venuti.
D. Sa in che rapporti è Paolo Venuti con Galan?
R. Molto stretti, non ho dubbi. È stato Galan a dirci di parlare con Venuti per la questione. Sui project abbiamo avuto richieste molto pressanti, sia di Galan che di Chisso, per imbarcare altre imprese.
D. Quali?
R. Per la Strada del Mare l’impresa Carron e per la sinistra il Coveco… Facevano partecipare imprese di riferimento con le quali avevano dei debiti. La Carron per esempio aveva fatto la casa alla Minutillo.
D. La Carron e poi?
R. Gran parte delle richieste riguardavano la Sacaim e venivano da Galan. La Carron da Chisso: basta andare a Veneto Strade, credo che abbia il monopolio. Poi la Gemmo, con la quale abbiamo avuti frizioni importanti sulla sanità.
D. Chi avanza la richiesta di liquidazione per la quota di Adria Infrastrutture?
R. Per prima la Minutillo. Poi quando io sembro non darle troppa retta, la Minutillo fa intervenire Chisso in maniera pesante.
D. Che parla…?
R. Che parla con me.
D. E le chiede cosa?
R. Mi dice che lui ha bisogno di quella liquidazione della quota e chiede, mi pare, 2 milioni e mezzo. Noi facciamo prima una valutazione dell’avviamento dal nostro consulente Cortellazzo Soatto, dicendogli che volevamo arrivare ad un certo valore per ottenere finanziamenti bancari.
D. In altre parole gli avete chiesto di sopravvalutare?
R. No, volevamo vedere sulla base dello studio quanto pagabili erano i 2 milioni e mezzo.
D. E lo studio che risultato dava?
R. Con il massimo dell’ottimismo, la quota si poteva valutare 1 milione e 8, ma dando per attuati tutti i project. Io opero nell’industria, per me il valore delle società resta il patrimonio netto.
D. Quindi quanto poteva valere?
R. Poteva valere 100 mila euro.
D. Dopo di che calano le richieste di denaro dell’assessore Chisso?
R. Beh, calano… avevamo pagato due milioni.

Renzo Mazzaro

 

La terza vita di Baita

Da grande accusatore a nuovo manager

Dal centinaio di incarichi a uno di studio di consulenza a Mestre

Il rebus della Consta, l’azienda su cui starebbe ora puntando

Il manager ha lasciato 88 cariche societarie

L’arcipelago dalla Sicilia alla Liguria

l’altolà di debellini

Per la cessione del portafoglio ordini abbiamo sempre parlato con Romeo Chiarotto che si è accollato anche le maestranze

MESTRE – La nuova vita di Piergiorgio Baita? Chi lo segnala protagonista di un grande attivismo segnala l’apertura di uno studio di consulenza nel centro di Mestre, chi ne garantisce l’assoluta estraneità al settore delle costruzioni, chi lo descrive come semplice coltivatore di pomodori nella sua villetta di Mogliano Veneto. Quel che appare certo è, invece, che l’ex presidente della Mantovani nulla c’entra con la nuova gestione di Consta, la società consortile della Compagnia delle opere il cui curatore ha recentemente ceduto in affitto di ramo d’azienda alla Palomar di Mestre, controllata dal Gruppo Mantovani. «So che gira che questa voce, che molti la rilanciano – spiega Graziano Debellini, a lungo presidente della Consta – : ma a questo punto è bene mettere un punto fermo. Non mi risulta che ne stia occupando Baita. Anzi, a me ha detto personalmente di aver chiuso. Per quanto riguarda Consta abbiamo sempre trattato con Romeo Chiarotto, che ha accettato di accollarsi anche un centinaio di dipendenti e solo questo basterebbe a fargli fa onore». A mostrarsi scandalizzato del repentino attivismo del «nuovo Piergiorgio Baita» era stato, tra i primi, proprio Giancarlo Galan, che non hai mai nascosto la sua irritazione. Baita, l’ingegnere veneziano che compirà 65 anni il prossimo 18 agosto, sembra l’uomo che visse due volte: cresciuto nell’impresa Furlanis e caduto una prima volta nella tangentopoli della Prima Repubblica, dopo qualche settimana di carcere aiutò i magistrati veneziani con disarmante semplicità l’architettura del patto tra i ministri Carlo Bernini e Gianni De Michelis. Ai socialisti spettava la laguna, ai democristiani la terraferma. Vent’anni dopo, conquistata la presidenza della Mantovani e diventato il nuovo padrone delle costruzioni, Piergiorgio Baita è crollato dopo tre mesi e mezzo di carcere a Belluno: e ha raccontato il sistema Galan che aveva sostituito il patto Dc-Psi degli Anni Novanta. Da allora è il Grande Accusatore dell’inchiesta veneziana. Dalla Iniziativa spa della Prima Repubblica al Consorzio Venezia Nuova nella seconda. Dell’arcipelago delle società dove Piergiorgio Baita stava nel consiglio di amministrazione si può ora farne solo l’elenco, come nei titoli di coda di un film. Solo in due società non si è ancora cancellato: nella Giubileo Messidoro di Argenta (Ferrara) e nella siciliana Mazara srl. Gli incarichi di Baita, in tutto, erano ben 88: dal Veneto alla Lombardia, dalla Liguria alla Sicilia. Difficile pensare che uno capace di un ritmo di questo genere si accontenti del divano di casa. Dal Consorzio Venezia Nuova a Veneto City, dalla Pedemontana Veneta alla Romea Commerciale, dalla Orte- Mestre al Passante. E poi una montagna di consigli di amministrazione: Dolomiti Rocce di Ponte nelle Alpi, Galermo di Catania, Ilia Orte- Mestre di Genova, Tsi 1 e Nuova Domina a Sesto San Giovanni, La Quado a Milano. In via Belgio 26, sede della Mantovani, erano domiciliate tra le altre Venezia Lavori, Consorzio Lepanto, Consorzio Litorali Venezia, Giubileo Mandria, Passo Campalto, Acqua dei corsari, Sapri, Laguna sud, Polesina, Parco San Giuliano, Canale industriale, Ca’ Nordio, Nuovo casello di Padova est, Manco, Talea, Fama, Mose Treporti, Talea 2, Serenissima, Libeccio, Consortile per l’Expo 2015. A Venezia la Società delle autostrade Serenissima, il Consorzio Costruttori Veneti, il Consorzio Venezia Nuova, la Palomar srl, la Arsenale Venezia spa, il Consorzio Fagos, l’impresa Mantovani, la Thetis spa, la Morfologia Venezia Move, il Consorzio Lepanto, la Laguna dragaggi, il Consorzio Litorali Venezia, la Alles lavori lagunari, la Nuova Fenice, la Venezia sanitaria finanzia di progetto, la Nuova Romea, la La Mose Treporti, il Gra, Consorzio Venice Link, Sifa, Adria Infrastrutture, Costruzioni Arsenale, Tressetre, New.Co Umberto I, Consorzio Vdm, Alfa, Consorzio Nogma, Arsenale Nuovo società consortile, Costruzioni Mose Arsenale, Intecno, Venice Ro. Port, Consorzio Nogara mare, Arsenale nuovo, Venice Ro-Port, Consorzio Si Tre, la Strada del Mare. Ad Arcugnano la Summano sanità consorzio ed spa. A Verona la Confederazione Autostrade. A Ravenna la Laguna dragaggi spa, a Roma la Ripascimenti Venezia. Le società editoriali Il Verona e Il Treviso. In Sicilia la San Vito di Santa Ninfa.

Daniele Ferrazza

 

LA CESSIONE DEL RAMO D’AZIENDA CONSTA

La ricostruzione dell’Aquila alla Palomar

PADOVA. Un portafoglio di quasi cento milioni di euro. Gran parte dei quali per la ricostruzione de L’Aquila dopo il terremoto del 2009. La Consta, dopo la sfortunata avventura in Etiopia che l’ha condotta al concordato preventivo, si è salvata soprattutto grazie alle commesse che aveva accumulato nel tempo. Lo scorso aprile il tribunale di Padova ha dato il via all’affitto del ramo d’azienda da parte della Palomar controllata dalla Serenissima Holding,controllata dalla famiglia di Romeo Chiarotto. E adesso è direttamente Francesco Benetello, amministratore di Palomar, ad occuparsi del rilanci

 

Il codice anticorruzione per i sindaci

Il prefetto di Venezia: «I Comuni dovranno compilare un questionario su tutti gli appalti entro ottobre»

VENEZIA «A Venezia abbiamo voluto partire invitando i sindaci dei Comuni per dare un segnale dopo quanto accaduto con la nuova tangentopoli legata alle opere per la realizzazione del Mose. Abbiamo voluto spiegare ai rappresentanti del territorio che ora le cose sono cambiante anche sul fronte corruzione e appalti. Abbiamo uno strumento, l’accordo che ci permette di compiere le verifiche e di intervenire come già avviene per prevenire e combattere le eventuali infiltrazioni mafiose sui lavori pubblici». Domenico Cuttaia, Prefetto di Venezia, spiega così l’incontro di ieri a Ca’ Corner, al quale aveva invitato tutti i sindaci veneziani. Incontro per presentare agli amministratori della provincia le “Linee Guida”, elaborate al fine di avviare un circuito collaborativo tra Autorità Nazionale Anticorruzione, Prefetture ed Enti Locali, per la prevenzione dei fenomeni di corruzione negli appalti pubblici e l’attuazione della trasparenza amministrativa. I sindaci ora dovranno compilare un questionario che le Prefetture invieranno loro e relativo a tutti gli appalti in cui sono direttamente stazione appaltante e che riguardano qualche loro controllata. I questionari dovranno essere inviati alle Prefetture entro il 1 ottobre. Successivamente i singoli uffici locali del Governo elaboreranno i dati e invieranno il tutto all’Autorità Nazionale Anticorruzione, presieduta da Raffaele Cantone. In questo modo sarà realizzata una banca dati su appalti e ditte partecipanti. Lo scopo è quello di consentire ai singoli Prefetti di poter intervenire per capire chi ha vinto le gare e se questo è avvenuto regolarmente. E i Prefetti potranno intervenire per bloccare l’iter di assegnazione dei lavori, fino a sostituirsi alla stessa stazione appaltante, nel caso si registrassero delle anomalie. Sempre le anomalie possono consentire alle Prefetture di compiere verifiche e inviare quanto trovato di sospetto alla magistratura per un’eventuale indagine. Fino ad ora questo non era possibile. E poteva capitare che un’impresa, il cui titolare era stato denunciato o addirittura condannato per corruzione in un’altra città, tranquillamente partecipava e si aggiudicava appalti in Veneto,oviceversa. Ora i Prefetti potranno intervenire e bloccare tutto a salvaguardia degli onesti.

Carlo Mion

 

LA BASSANESE INGEGNERE CAPO PROGETTISTA

VENEZIA – Torna libera l’ingegnere Maria Brotto, responsabile della progettazione del Mose, vicentina di Bassano del Grappa, assistita dal professor Loris Tosi e dall’avvocato Antonio Franchini. Non ha ammesso responsabilità rispetto all’accusa di corruzione, che continua a negare, eppure ha preferito chiedere il patteggiamento. Anche perché nell’accordo con la Procura di Venezia, le viene riconosciuta l’attenuante della minima partecipazione al fatto. L’accordo ha fissato una pena di 2 anni, con la concessione della sospensione condizionale. Maria Brotto, che ha sempre sostenuto di essersi occupata delle questioni tecniche del Mose e del Consorzio Venezia Nuova, era agli arresti domiciliari. Ieri la revoca del provvedimento.

 

LO SPECIALE – Da vecchi amici a grandi accusatori, in tre incastrano Galan e Chisso

TESTI a cura di: Gianluca Amadori, Monica Andolfatto, Maurizio Dianese

L’ASSESSORE «Si è messo a disposizione degli interessi dei privati»

Sono tre i principali accusatori dell’ex governatore del Veneto e dell’assessore. Così Mazzacurati, Baita e Minutillo hanno coinvolto gli amministratori

«L’assessore Chisso si era messo a completa disposizione degli interessi dei privati… Tenuto conto della gravità dei fatti, dell’intensità del dolo, della pluralità delle singole dazioni succedutesi negli anni, la misura della custodia in carcere è di conseguenza l’unica in grado di impedire efficacemente la reiterazione di episodi simili». Lo scrive il Riesame il 28 giugno, confermando per lui il carcere alla luce di un quadro indiziario «solido ed esauriente». Il Tribunale scrive che è «assai improbabile che un assessore regionale tenga i soldi frutto di corruzione in un conto corrente a nome proprio o a quello dei suoi familiari, presso una banca sita nel territorio della Repubblica».

IL RIESAME «Sistematico mercimonio della pubblica funzione»

Galan è un soggetto «dedito al sistematico e continuo mercimonio della pubblica funzione come esercitata e sfruttata allo scopo di ottenere benefici economici della più varia tipologia», e la sua personalità «si palesa come allarmante e caratterizzata da una particolare, pregnante e radicata negatività…»
Il Riesame non è morbido con l’ex governatore del Veneto nell’ordinanza con cui conferma per lui il carcere, ritenendo che vi siano gravi indizi di colpevolezza a suo carico in relazione a «fatti gravissimi, reiterati e perduranti nel tempo…» e che sussistano esigenze cautelari di «eccezionale gravità…. preso atto della vasta ragnatela di interessi, complicità e colpevoli connivenze che hanno accompagnato Galan nell’intera vicenda».
I giudici ritengono però prescritti gli episodi precedenti al 22 luglio 2008, data di esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare: dunque i finanziamenti elettorali consegnati da Baita, i 200mila euro che sarebbero stati versati all’hotel Santa Chiara di Venezia, una parte dei finanziamenti per la ristrutturazione della villa di Cinto Euganeo, i 50mila euro versati nel 2005 presso un conto corrente di San Marino.
La Procura contesta l’interpretazione del Tribunale, sostenendo che, trattandosi di un’unico progetto corruttivo, la prescrizione non va calcolata partendo dalla data di ogni singolo versamento della “mazzetta”, ma dall’ultimo pagamento. Ovvero dal 2010. Nessun episodio, dunque, sarebbe ancora prescritto.

 

I vecchi amici che hanno incastrato Galan e Chisso

Sono tre i principali accusatori di Giancarlo Galan e Renato Chisso: si tratta dell’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati, dell’ex presidente dell’impresa di costruzioni Mantovani, Piergiorgio Baita, e dell’ex segretaria dell’allora Governatore del Veneto, Claudia Minutillo, poi diventata amministratrice di Adria Infrastrutture, società del gruppo Mantovani. Le loro confessioni, arrivate tra marzo e luglio del 2013, hanno fornito alla Procura i riscontri – ritenuti attendibili – ad una lunga attività di indagine svolta dalla Guardia di Finanza attraverso pedinamenti, servizi di osservazione e numerose intercettazioni ambientali e telefoniche. In relazione all’assessore Chisso sono molti i colloqui registrati dalle Fiamme Gialle: parlando tra di loro, ad esempio, Mazzacurati e Baita definiscono Chisso come «il nostro»: circostanza che, secondo il gip Scaramuzza è segno di «assoluta colleganza di interessi» tra di loro. Galan ovviamente non è stato intercettato, in quanto parlamentare. Ma lo sono state alcune persone a lui vicine, tra cui il commercialista e prestanome Paolo Venuti.
Baita ha quantificato in «12 milioni di euro» l’ammontare delle tangenti pagate complessivamente da Mantovani e Adria infrastrutture (non tutte destinate a Galan e Chisso), di cui la metà messe a disposizione attraverso il meccanismo delle false fatturazioni. Nell’interrogatorio del 28 maggio 2013 l’ex presidente della società di costruzioni riferisce ai magistrati che fu Mazzacurati a dirgli di aver ricevuto una richiesta da parte di Chisso, a nome di Galan: 900mila euro per la Valutazione di impatto ambientale relativa al progetto per le dighe in sasso del Mose, e altri 900mila per il via libera al progetto definitivo da approvare in commissione di Salvaguardia. Baita spiega di aver messo a disposizione metà della somma, di cui 600mila consegnati tramite un collaboratore di Mazzacurati, Luciano Neri e 300mila attraverso la Minutillo. Baita precisa che non si pagava il partito, ma la singola persona: «Per quanto riguarda Chisso – ha messo a verbale – fino al 2005 ha sempre provveduto la dottoressa Minutillo direttamente; dal 2005 al 2010 ha provveduto pure la dottoressa Minutillo; dal 2010, quando noi abbiamo interrotto i rapporti con Bmc (la società di San Marino di Colombelli che fabbricava false fatture per la Mantovani, ndr), ho provveduto io».
Claudia Minutillo, nell’interrogatorio del 19 marzo 2013 dichiara che «con il denaro delle false fatturazioni ho pagato, direttamente o indirettamente, politici e funzionari della Regione Veneto affinché i progetti della Mantovani non avessero intoppi nel loro percorso e nelle fasi di approvazione ed esecuzione».
E ancora: «A Giancarlo Galan venivano consegnate, anche più volte all’anno, somme ingenti di denaro… anche all’assessore Chisso il Baita era solito corrispondere più volte all’anno somme ingenti di denaro… le somme venivano portate da Federico Sutto, Casarin Enzo e a volte da Mazzacurati in persona… I pagamenti a Chisso rientravano in una continuativa e ordinaria corresponsione…».
Nel precedente interrogatorio, quello del 4 marzo, l’ex segretaria del Presidente della Regione aveva raccontato che «Baita a volte si lamentava di quanto veniva a costare Galan…»
Successivamente, il 9 aprile aggiunge altri particolari: «Ricordo che Renato Chisso in più occasioni ebbe a lamentarsi del fatto che Mazzacurati gli corrispondeva somme di denaro solo alle feste comandate. Lo diceva ridendo, ma era chiaro che voleva essere remunerato più frequentemente…».
A chiudere il cerchio sono le dichiarazioni di Mazzacurati. Nell’interrogatorio del 31 luglio 2013 l’ex presidente del Cvn parla di consegne di denaro a Chisso, avvenute anche in Regione. Mazzacurati racconta di un pagamento durante un pranzo all’hotel Monaco, a Venezia. E riferisce che in alcune occasioni a consegnare il denaro sarebbe stato il suo collaboratore, Federico Sutto.
Quanto a Galan, Mazzacurati precisa di non avergli fatto consegne direttamente: «Le ho fatte a Chisso, non a Galan… avevamo bisogno un po’ della Regione… c’è un Comitato tecnico che approva i progetti; per noi questo flusso era una cosa abbastanza importante, essenziale, che fosse veloce, che fosse… Ecco nell’ambito di questo ragionamento abbiamo cercato di fluidificare questo settore…».
L’ex presidente del Cvn racconta ai magistrati di come andò l’approvazione della Valutazione ambientale per le scogliere del Mose: «Galan era fuori, rientrò e la cosa ebbe un effetto chiamiamolo positivo, nel senso che lui intervenne e riuscì a far approvare quelle scogliere…».
Per quanto riguarda i pagamenti, Mazzacurati spiega che parte delle somme erano decise assieme a Baita. «Un milione l’anno… per dare al Governatore oppure per dare a chi voleva il Governatore, nel senso che… per esempio poteva entrarci anche Chisso nella cosa…».
Alle dichiarazioni dei principali accusatori si aggiungono quelle rese dal vicepresidente del Consorzio Venezia Nuova, Roberto Pravatà, che ascoltato dai pm il 22 luglio 2013 riferisce di aver appreso da Federico Sutto che alcune delle somme «erano destinate all’assessore Renato Chisso e al governatore Giancarlo Galan, anche in parte per le campagne elettorali…».
Per finire, la conferma del ruolo di Sutto quale “postino” delle mazzette, arriva dal responsabile amministrativo della Mantovani, Niccolò Buson, il quale, il 4 aprile 2013, ha ammesso di avergli consegnato somme di denaro.
Agli atti c’è anche un episodio “registrato” in diretta dagli inquirenti: la consegna di 150mila euro che l’allora assessore regionale Chisso avrebbe ricevuto proprio dalle mani di Sutto. In quel periodo la Guardia di Finanza era al lavoro da tempo con pedinamenti, servizi di osservazione, intercettazioni ambientali e telefoniche. Ed è grazie a questa attività che le Fiamme gialle, seguono minuto per minuto, prima gli accordi e gli incontri tra Sutto e Buson, nonché quelli tra il consigliere del Cvn per conto del Co.Ve.Co, Pio Savioli e il responsabile della cooperativa San Martino, Stefano Boscolo Bacheto, impegnati a definire la consegna delle somme che le varie società aderenti al Consorzio si erano impegnate a versare per contribuire ad “oliare” i politici. Il 31 gennaio del 2013 viene stabilito un incontro per il successivo 6 febbraio, nel corso del quale Boscolo consegna 150mila euro a Savioli (lo ha confessato l’imprenditore dopo l’arresto). Lo stesso giorno Buson promette 10mila euro a Sutto, prima tranche di una somma dovuta da un’altra società. Il 7 febbraio Savioli incontra Sutto, gli consegna i 150mila euro e ne promette altri 100 per il successivo marzo. Mezz’ora dopo Sutto incontra Buson e, nel pomeriggio, telefona alla segretaria di Chisso che, dopo aver sentito l’assessore, gli dice di passare subito. «L’incontro avviene – scrivono i giudici del Tribunale del riesame, nell’ordinanza con cui confermano il carcere per Chisso – i soldi sono consegnati e lo conferma la telefonata del giorno dopo, quando Savioli, parlando con Rismondo, riferisce di aver consegnato “150” al partito della Brotto (l’ingegnere del Cvn che si occupa della progettazione del Mose, ndr), cioè al Pdl».
Chisso ha dichiarato che quell’incontro fu uno dei tanti tra persone che si frequentavano da tempo, negando che vi sia mai stata una consegna di denaro. Soltanto il processo potrà accertare come sono andate veramente le cose e se Galan e Chisso siano effettivamente dei corrotti.

7 – Continua (Le precedenti puntate sono state pubblicate il 10, 15, 17, 23, 24 e 30 agosto)

 

Enzo Casarin, fedele collaboratore con gravi precedenti

L’EX SEGRETARIA «Politici e funzionari pagati con il denaro delle false fatture»

Assieme a Chisso, in carcere il 4 giugno è finito anche il suo più stretto collaboratore, Enzo Casarin: secondo la procura, infatti, parte delle presunte “mazzette” destinate all’assessore «venivano veicolate attraverso il suo capo segreteria».
Il 28 giugno il Tribunale del Riesame conferma la misura cautelare nei suoi confronti, ritenendo che sussistano sia in gravi indizi di colpevolezza che il rischio di reiterazione del reato: «Malgrado questi gravissimi precedenti (è stato condannato per corruzione e concussione nell’ambito della Tangentopoli del Veneto) è stato scelto da Chisso quale capo della sua segreteria ed in tal modo ha potuto così continuare a trafficare con le tangenti, così come aveva fatto all’inizio degli anni ’90», scrivono i giudici.

 

Baita, l’ex doge, gli appalti «Ci fecero fuori dalle gare»

Gli interrogatori dell’ex manager Mantovani: «Lia Sartori non ci considerava. Favori ai funzionari? Chisso ce lo proibì, i rapporti con loro voleva tenerli lui»

VENEZIA – Nell’inchiesta Mose si parla anche di ospedali e di sanità del Veneto. È interessante vedere come funzionano le cose dall’interno di questo settore: le protezioni politiche per le imprese, il comportamento dei dirigenti regionali. Uno spaccato ce lo offre l’interrogatorio reso da Piergiorgio Baita il 6 giugno 2013 ai pm Stefano Ancilotto e Stefano Buccini. Ovviamente dal punto di vista della Mantovani, di cui l’ingegnere era indiscusso manager. Sono presenti gli avvocati Enrico Ambrosetti e Alessandro Rampinelli.
D. Finora non abbiamo mai toccato il settore ospedali e sanità…
R. Nel 2005,appena rieletto, il presidente Galan mi invita a pranzo in un ristorante di Galzignano, presente l’assessore Chisso. Mi dice che vista la quantità di lavori della Mantovani nel Consorzio Venezia Nuova, dovevo ritenermi escluso dagli appalti della Regione per tutta la legislatura. Io protesto, perché la partecipazione al Consorzio l’avevamo pagata, ma Galan mi fa vedere una nota che le imprese di riferimento gli avevano scritto sull’invadenza di Mantovani nel settore appalti, lamentele non più gestibili da lui e dalle due persone che lo assistevano nell’operatività, l’assessore Chisso per i trasporti e l’ambiente e l’on. Sartori per la sanità. Abbiamo avuto subito le prove che senza santi non si va in paradiso…
D. Sia più chiaro.
R. Ci fanno perdere un paio di gare in modo evidente, lo svincolo di San Giuliano, l’ospedale. Erano avvertimenti chiari. Noi seguiamo il consiglio e ci concentriamo sui project. Alcuni già avviati, come la Pedemontana e la Nogara Mare, altri proposti autonomamente da noi, come le autostrade del mare, la Jesolo-Cavallino, la Alvisopoli- Bibione. Oppure con proposte che facciamo in Ati con altre imprese: il sistema delle tangenziali con Pizzarotti, il prolungamento dell’A27 con Grandi Lavori Fincosit…
D. E nel settore sanità e ospedali?
R. Le leve operative dell’on.Sartori in sanità erano i direttori generali delle Usl, alla cui nomina aveva provveduto quasi in maniera autonoma, rompendo anche rapporti politici. I direttori delle Usl potevano essere etichettati come persone di sua fiducia. L’on. Sartori non ha mai considerato la Mantovani come soggetto di prima battuta in sanità, ritenendo che invadesse il campo riservato ad altri e in particolare alla Gemmo. Di conseguenza per entrare nelle operazioni sanitarie o si passa attraverso la Gemmo o non si entra. Questo lo posso certificare.
D. In che modo?
R. Quando ero con la Gemmo abbiamo avuto l’aggiudicazione degli ospedali di Mestre e di Thiene-Schio, quando non avevamo la Gemmo abbiamo perso project di cui eravamo proponenti unici, come il Centro protonico di Mestre, l’ospedale di Este-Monselice, l’ospedale di Verona, l’ospedale di Treviso, in cui siamo sempre arrivati secondi. Per l’ospedale di Mestre l’accordo proposto a tutti i soci era di affidare alla Gemmo la gestione in esclusiva per tutto il periodo di vita dei servizi informatici a condizioni talmente fuori mercato che lo stesso direttore Padoan era in imbarazzo con i suoi funzionari. Per Thiene-Schio i rapporti sono stati tenuti da Palladio Finanziaria del dottor Meneguzzo, cui abbiamo affidato l’incarico di closing finanziario con un fee importante sul finanziamento ricevuto da Unicredit.
D. Qual era allora il vantaggio per la Mantovani?
R. Di partecipare.
D. Per partecipare dovevate affidare i servizi informatici per sempre alla Gemmo?
R. Dico Gemmo perché era referente dell’on. Sartori , che era referente del settore sanità della Regione.
D. E nel caso di Thiene-Schio?
R. Abbiamo affidato a Palladio l’intermediazione finanziaria con Unicredit.
D. Ha mai dovuto elargire favori a funzionari inseriti nella catena di comando subordinata al presidente della Regione e all’assessore?
R. C’era un esplicito divieto a farlo dell’assessore Chisso. Diceva: «I rapporti con la struttura li tengo io».
D. È una cosa che Chisso vi dice espressamente: «Non dovete pagare i miei sottoposti, dovete pagare esclusivamente me»?
R. Lo dice espressamente a me e lo ripete tutti i giorni la Minutillo, che ha rapporti quotidiani con la struttura regionale.
D. Questo anche nella fase in cui Galan è presidente?
R. Nella fase in cui Galan è presidente non c’era bisogno di favori alla struttura. Questa ha solo bisogno di nomine, incarichi di cda, di fare carriera e la presenza di Galan era garanzia di copertura di carriera. Venuto meno Galan, la prospettiva di carriera sfumava e diventavano più interessanti altre prospettive, forse. D. Lei ha sempre rispettato il divieto di Chisso?
R. Sì, avremmo reso nullo il rapporto con lui se violavamo la regola.
D. Ma noi registriamo diverse conversazioni da cui risultano atti che dovevano essere fatti e invece restano fermi sulla scrivania e qualcuno vi fa presente che un certo favore chiesto non sarebbe ancora stato eseguito…
R. Diciamo che è pratica corrente cercare di avere un atteggiamento favorevole da parte delle strutture della P.A. Per esempio l’ingegner Vernizzi mi aveva sempre chiesto di dare incarichi all’avvocato Biagini…

Renzo Mazzaro

 

Imprenditori sotto torchio «Mai versato soldi a Galan»

La Gdf ha sentito le 10 persone che avrebbero contribuito alla campagna elettorale 2005

Pagnan smentisce seccato i rapporti con la Minutillo. Nel memoriale l’elenco delle proprietà

VENEZIA Gli uomini del Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza di Venezia hanno sentito alcuni dei dieci imprenditori che, secondo Giancarlo Galan, avrebbero contribuito chi con cifre considerevoli chi con somme più modeste, alla sua campagna elettorale per le Regionali del 2005. C’è chi si è presentato spontaneamente, chi è stato sentito come persona informata sui fatti: tutti comunque hanno decisamente negato, nessuno ha confermato la versione fornita dal parlamentare di Forza Italia rinchiuso nel carcere milanese di Opera. Gli interrogatori sono stati fatti su indicazione dei pubblici ministeri Stefano Ancilotto e Paola Tonini in vista dell’udienza di domani davanti al Tribunale del riesame, che dovrà decidere sul ricorso presentato dai difensori di Galan, gli avvocati Antonio Franchini e Niccolò Ghedini. Intanto arriva l’ennesima smentita, quella del re padovano delle sementi Renato Pagnan, che secondo Galan aveva «a libro paga Claudia Minutillo, a favore del quale seguiva tutte le vicende societarie all’interno della Regione ». «Ho preso atto con estremo stupore delle dichiarazioni riportate sugli organi di stampa che sarebbero contenute nel memoriale consegnato da Giancarlo Galan», scrive Pagnan, «e smentisco categoricamente quelle sul mio conto: non ho mai corrisposto alcunchè in favore della signora Minutillo, né ho mai chiesto alla signora Minutillo di seguire alcunchè per conto mio». Comunque, Galan nel suo memoriale, in cui si scusa e addirittura si dice «sinceramente dispiaciuto e pronto a risarcire », ritrae ambienti e rapporti davvero distanti dalla legalità. Ad esempio spiega che le campagne elettorali del candidato presidente alla Regione sono estremamente costose e «a molte voci era necessario far fronte in contanti». «La predetta esigenza», sostiene, «veniva incontro alla volontà di molti contributori, che non volevano apparire come finanziatori di una determinata forza politica ». Sottolinea anche di aver avuto le prove che Claudia Minutillo si fosse appropriata di almeno 500 mila euro: «Incontrai il veneziano Andrea Mevorach a Rovigno e rappresentai il mio dispiacere per non aver ricevuto contributi da lui. Mi mostrò i numeri di serie delle banconote consegnate alla Minutillo ». Oltre a negare di aver ricevuto soldi da Piergiorgio Baita lo descrive come «estremamente preparato,macinico, ambizioso e fornito di una sconfinata considerazione di se stesso». Di Giovanni Mazzacurati scrive che «mi chiese poche cose, non vi era necessità di convincermi della bontà del Mose, perché ci aveva già pensato Luigi Zanda, oggi capogruppo del Pd al Senato». Infine, cerca di smentire la Guardia di finanza e fa l’elenco delle sue proprietà, che sono davvero tante e di valore: possiede due barche, una di 7,40 metri e l’altra di 8,40 del valore la prima di 30 mila euro, la seconda di 100 mila. La sua villa a Cinto Euganeo vale meno di un milione e per restaurarla ha speso 700 mila euro, poi ha un appartamento a Rovigno del valore di 155 mila euro, uno a Lussino in comproprietà con l’imprenditore Luigi Rossi Luciani e il suo commercialista Paolo Venuti (ancora in carcere), una tenuta agricola in provincia di Ravenna, la Frassineta, e un bosco sui Colli Euganei del valore di 47 mila euro. Le auto: un’Audi Q7, una Land Rover e un Quadd, poi quelle d’epoca, una Land del 1980, una Pinzgawer del 1973 e una Mini Morris del 1976, regalo di nozze del suo avvocato Ghedini. Infine, almeno otto società e la partecipazione azionaria per 100 mila euro a Veneto Banca.

Giorgio Cecchetti

 

Mose, ultimi fondi arenati al Cipe

Pressing del Consorzio Venezia nuova sui 401 milioni promessi per le paratoie

VENEZIA – Due sole tappe per il completamento del Mose. Del valore complessivo di 627 milioni di euro. Ma adesso si attende il battito di ciglia del governo di Matteo Renzi, da cui è attesa una mossa: commissariamento o via libera definitivo alle condizioni attuali. Sul tavolo del Cipe c’è la penultima tranche di finanziamento che vale 401 milioni di euro: al Comitato interministeriale per la programmazione economica avrebbero dovuto parlarne ieri sera, ma il tema non è stato nemmeno sfiorato. Probabilmente sarà inserito nella prossima riunione del comitato istituto presso la presidenza del consiglio. Il governo, evidentemente, ha voluto prendere tempo. Troppo fresca è la bufera giudiziaria che ha squarciato il Consorzio Venezia Nuova. L’ultima tranche, invece, pari a 226 milioni di euro, riguarda le opere di mitigazione ambientale della laguna e il completamento degli spazi dell’Arsenale, ma i lavori saranno quasi certamente messi a gara e quindi non è detto che saranno aggiudicati al Consorzio. Mauro Fabris, dal luglio dell’anno scorso presidente del Consorzio Venezia Nuova, è da molti giorni a Roma cercando di capire le intenzioni del governo: sul Consorzio pende la spada del commissariamento. Mala preoccupazione maggiore è legata soprattutto al completamento del sistema della paratoie mobili: ne sono state posate diciassette su 78. Alla Fincantieri di Palermo ne sono state commissionate altre 22 per la bocca del Lido San Nicolò, per un importo lavori di 26,5 milioni di euro. Ne mancano 47: 21 per la bocca di Malamocco, 20 per quella di Chioggia. Davanti al Cipe la decisione, naturalmente, è tecnica: ma i burocrati fanno fatica a non tener conto della bufera politica in corso e dell’atteggiamento «attendista» del governo Renzi. Complessivamente l’investimento dello Stato sul Mose ha finora raggiunto i cinque miliardi e 493 milioni di euro: i lavori sono giunti a una fase delicatissima perché sono stati realizzati al 98 per cento. Uno stop adesso sarebbe probabilmente foriero di mille guai, anche per le casse statali. Al Lido nord Treporti sono stati posati i nove cassoni previsti ed è in corso la posa della 17esima paratoia; al Lido sud San Nicolò sono stati installati i cassoni e le paratoie saranno fornite entro l’autunno da Fincantieri, a Malamocco sono in corso di installazione i cassoni (la fase si dovrebbe concludere entro il 15 ottobre), mentre a Chioggia la fase di alloggiamento dei cassoni si dovrebbe concludere entro la fine di agosto. Complessivamente il sistema Mose si regge sulla posa e installazione di 35 cassoni e 78 paratoie mobili. E un monitoraggio scientifico delle maree veneziane tenuto in osservazione 24 ore su 24 dalla sala di controllo aperta nella sede dell’Arsenale.

Daniele Ferrazza

 

Cantone prudente sul caso Venezia «Presto per parlare di commissariamento»

VENEZIA. Una dichiarazione che sembra allontanare, per ora, l’ipotesi commissariamento del Consorzio Venezia Nuova. «Al momento le modifiche al decreto legge sulla Pubblica amministrazione» in fase di conversione alla Camera «non sono ancora efficaci, quello che vale è il decreto approvato dal Consiglio dei ministri. Capiremo poi se le modifiche, una volta definitive, possono essere calate sul Mose». Così il presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone (nella foto ) nel corso di una conferenza stampa rispetto ai possibili impatti della norma sull’inchiesta aperta in merito agli appalti del Mose. Cantone ha poi risposto ad una domanda sull’ipotesi di commissariamento dei lavori della piastra dell’Expo 2015 di Milano, affidati alla padovana Mantovani guidata da Carmine Damiano. «Non ritengo che ci siano le condizioni, ossia un livello di indizi tali, che giustifichi un intervento di commissariamento sulla cosiddetta piastra», cioè l’appalto più rilevante di Expo su cui è in corso un’indagine. Il presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone era stato nei giorni scorsi a Venezia.

 

Sfmr, Net Engineering contro la Regione

«Non siamo stati al gioco dei “furbetti” del Veneto». Il lodo arbitrale: Palazzo Balbi paghi 30 milioni

PADOVA Ventiquattro anni di studi, progetti, approfondimenti. E un contenzioso, avviato nel 1996, che ha prodotto finora nove decisioni avverse alla Regione del Veneto, condannata a risarcire trenta milioni a uno dei più importanti studi di progettazione del Veneto, Net Engineering, che fa riferimento all’ingegner Giambattista Furlan. Tutto intorno al sogno di una mobilità rapida ed efficiente, il Sistema ferroviario metropolitano regionale che avrebbe dovuto rendere il Veneto un po’ più europeo. Con una mossa oltremodo inusuale, ieri mattina la società di progettazione ha convocato una conferenza stampa per denunciare lo stallo: «Una storia infinita che suscita un’infinità di domande» sibila Furlan,che tenta di accreditare la tesi di un atteggiamento vessatorio della Regione nei confronti dello studio ingegneristico, «colpevole» di non essere stato al gioco dei «furbetti» del Veneto. «Il sistema metropolitano di superficie è l’architrave dello sviluppo del Veneto – ha spiegato Furlan –, un’infrastruttura fondamentale, senza la quale è inutile che il Veneto si candidi a eventi internazionali. Per questo lo stallo non giova a nessuno». Poi la lunga storia del contenzioso, nato in seguito all’atteggiamento della Regione che prima affida a Net l’incarico di tutta la progettazione del sistema, poi lo mette a gara cercando di aprire alla concorrenza. Net si oppone facendo valere il suo diritto acquisito: su questo si incunea un contenzioso che, appunto, finora smentisce la Regione. «Sonore e ripetute sconfitte» aggiunge Furlan, che accusa di «strategia dilatoria per far morire Net». E aggiunge: «Ma quel che non capisco è per quale ragione il duo Zaia/Zorzato stia perseguendo il disegno omicida dei loro predecessori». Furlan punta l’indice sull’ex governatore Giancarlo Galan e sull’ex assessore regionale Chisso, in un tentativo di «smarcarsi» sin troppo evidente. Sarebbero stati loro ad infilare la Regione in un contenzioso senza via d’uscita. «Nostro è il progetto, nostri gli studi, nostro il diritto a continuare a lavorare: così hanno riconosciuto anche i magistrati e tre arbitrati. Poi la Regione si è messa nelle mani di Trenitalia varando l’orario cadenzato senza minimamente coinvolgerci ». Dal canto suo la Regione risponde: «Il contratto del 1998 con Net Engineering e le sei revisioni intervenute tra il 2000 e il 2009 hanno reso oltremodo e ingiustificatamente oneroso il contratto stesso. Ogni volta che la Regione compra un treno, essa è costretta a pagare alla società un obolo che assomiglia a una vera e propria royalty». La Regione ha impugnato il lodo arbitrale davanti alla Corte d’Appello di Venezia, facendo leva soprattutto sulla decisione presa a maggioranza dagli arbitri. Nel frattempo, sta definendo le modalità di adempimento: Giambattista Furlan per 30 milioni.

(d.f.)

 

Nuovo mandato d’arresto per […]

Fondi neri, competenza a Padova: ordinanza di custodia cautelare del gip. L’indagato latitante a Dubai

PADOVA – Nuovo mandato di cattura per spedire in carcere il commercialista […], dal 2012 cittadino maltese. È il “mr Matacena” dell’inchiesta Mose, sfuggito all’arresto all’alba del 4 giugno scorso e, da allora (quel giorno si trovava a Tallin in Estonia, secondo i suoi legali), latitante a Dubai. Sarebbe stato pronto a costituirsi nel caso in cui il tribunale del Riesame avesse accolto la sua richiesta di beneficiare degli arresti domiciliari in un’abitazione del Rodigino. Niente da fare. Il gip padovano Mariella Fino ha firmato la nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di […], considerato l’”architetto” del complesso meccanismo di sovraffatturazioni che consentivano alla Mantovani guidata da Piergiorgio Baita di produrre fondi neri poi impiegati per distribuire tangenti a pioggia. Lo stralcio dell’inchiesta è nelle mani del pubblico ministero Giorgio Falcone, sempre della città del Santo. Un passo indietro: per quanto riguarda la posizione di […], il 16 luglio scorso i giudici del Riesame avevano annullato l’ordinanza “veneziana” firmata dal gip Alberto Scaramuzza per incompetenza territoriale, ordinando la trasmissione degli atti al giudice “competente” di Padova. Semplice il motivo: il reato contestato ad […] (commercialista della società Cmp&partners) di emissione di fatture per operazioni parzialmente inesistenti tra il 2006 e il 2010 (tramite, appunto, l’artificio della sovrafatturazione) si sarebbe consumato negli uffici della Mantovani situati a Padova in via Belgio 26. Tra marzo e fine maggio […] sarebbe stato in Italia quasi ininterrottamente, salvo volatilizzarsi nei giorni “caldi” alla vigilia del blitz. L’ordinanza padovana, dunque, ricalca quella firmata dal gip Scaramuzza, secondo il quale Baita e Buson (il “ragioniere” della Mantovani) avevano creato una serie di società estere su consiglio e indicazione di […] e di  [….], professionista svizzero co-amministratore di fatto e fiduciario (con il primo) della canadese Quarrytrade Limited. Quest’ultima, nessun dipendente, ha emesso a favore di Mantovani ben 1.253 fatture per un totale di 7 milioni e 990 mila euro. Acquistando sassi da annegamento dalla società Kamen con sede a Pazin in Croazia (a un prezzo maggiorato del 10-17% rispetto a quello che sarebbe stato pagato da Mantovani nella forma dell’acquisto diretto dallo stesso fornitore), l’impresa di Baita “produceva” il contante invisibile al fisco e a qualunque controllo. Un meccanismo rodato, già sperimentato con la San Martino Coop di Stefano Boscolo Bacheto e con la Coed.Mar e Nuova Coed.Mar di Gianfranco, detto Flavio, Boscolo Contadin, società che partecipavano ai lavori del Mose. Il sasso da annegamento è una roccia uniforme dolomite utilizzata per realizzare le dighe foranee alle bocche di Porto di Malamocco e di Treporti. Quei soldi “extracontabilità” erano trasferiti nei conti svizzeri a disposizione di Mazzacurati, il boss del Consorzio Venezia Nuova di cui Mantovani era capofila. Sempre il gip Fino ha confermato a carico di […] i sequestri preventivi dello yacht “iRrock”, in corso di costruzione nei cantieri navali Baglietto di La Spezia, una villa galleggiante con ufficio ipertecnologico, e del velivolo Cirrus Sr 22, iscritto nel registro aeronautico Usa, parcheggiato nell’Aero-club di Bresso (scalo frequentato dalla borghesia lombarda) con titoli contante beni per un valore di 4.412.492,39.

Cristina Genesin

 

mozione dei cappelletti (M5s) «Stop alla concessione al Cvn»

ROMA – Cancellare la concessione unica del Mose affidata al Consorzio Venezia Nuova e adottare misure di depenalizzazione delle imprese coinvolte. Enrico Cappelletti, senatore del M5S, ha depositato come primo firmatario, sullo scandalo. «L’inchiesta ha portato alla luce un sistema illecito molto più ampio di quello che avremmo mai potuto immaginare, fatto di corruzione, concussione, riciclaggio, conti all’estero, fondi neri, finanziamento illecito ai partiti, favoreggiamento personale, millantato credito » dice Cappelletti, «ma nessun senatore Pd ha firmato la mozione per fare verità».

 

Enti regionali, scure sulle partecipazioni

Via libera alla Banca della terra veneta: un anno di tempo per censire tutti gli appezzamenti incolti

VENEZIA – Un mese di tempo a disposizione per presentare al Consiglio e alla Giunta regionale l’elenco di tutte le partecipazioni societarie detenute, direttamente e indirettamente, dagli enti regionali e per indicare quali sia conveniente mantenere. Lo prevede l’articolo 3 della legge “Norme in materia di società partecipate da enti regionali” che è stata approvata ieri dall’assemblea di Palazzo Ferro Fini. Entro sessanta giorni la giunta Zaia deciderà l’autorizzazione delle partecipazioni ritenute necessarie: tutte le altre saranno «ritenute illegittime e dismesse senza indugio». La legge, che è stata illustrata dal consigliere Ncd Costantino Toniolo, stabilisce inoltre, ai fini del contenimento delle spese di funzionamento, che «entro il 30 ottobre di ogni anno gli amministratori delle società controllate da enti regionali effettuano una ricognizione dei costi del personale, delle consulenze e degli incarichi professionali, nonchè una proposta volta al contenimento delle spese di funzionamento ». Nella relazione che accompagna il testo della legge Toniolo specifica che il provvedimento riguardava, negli esercizi 2011-2012, un’ottantina di partecipazioni societarie direttamente detenute dagli enti strumentali “classici”: Arpav, Avepa, Veneto Agricoltura, Enti parco, Ater, Esu, Consorzi di bonifica. Per quanto riguarda le Usl e le Aziende ospedaliere, al 31 dicembre 2012 erano state conteggiate 14 partecipazioni in imprese controllate (valorizzate in oltre 63 milioni di euro). Nella seduta di ieri è stata approvata anche la proposta di legge regionale (illustrata dal consigliere forzista Davide Bendinelli) che contempla l’istituzione della Banca della terra veneta, ovvero un inventario completo e aggiornato dei terreni suscettibili di coltivazione e delle aziende agricole di proprietà pubblica e privata disponibili per operazioni di assegnazione. Ai Comuni toccherà il compito, entro un anno, di provvedere a un inventario dei terreni incolti. Particolarmente soddisfatti i giovani agricoltori di Coldiretti, che ieri hanno assistito ai lavori, sventolando i loro fazzoletti gialli e innalzando cartelli con la scritta “Grazie”. Secondo i dati dei neo-coltivatori di Coldiretti gli appezzamenti incolti si estendono su almeno15 mila ettari gestiti da 135 enti pubblici su un totale di una superficie pari a 811.440 ettari lavorata da circa 120mila aziende. Il Consiglio del Veneto ha infine votato il progetto di legge “Intervento a favore dei territori montani e conferimento di forme e condizioni particolari di autonomia amministrativa, regolamentare e finanziaria alla Provincia di Belluno».

 

 

RESA DEI CONTI – I verbali saranno usati domani per il riesame dell’ordinanza di arresto

VENEZIA – Tutti negano di aver pagato la campagna elettorale per le regionali 2005

Interrogati i finanziatori

Sentiti in Procura alcuni degli imprenditori che avrebbero versato soldi a Galan

VERIFICHE – Gli industriali citati nel memoriale choc non sono stati indagati

ARCHIUTTI «Sono allibito quando dice quelle cose sul mio conto per difendersi Giancarlo si sbaglia»

Non sono stati indagati per un finanziamento illecito, presunto, che risalirebbe alla campagna elettorale per le regionali del 2005. Eppure alcuni degli imprenditori indicati quali generosi sostenitori da Giancarlo Galan nel suo memoriale-chock sono già stati interrogati su ordine della Procura di Venezia. Non tutti coloro che compaiono nell’autodifesa dell’ex governatore, ma solo una parte. La Procura ha scelto una linea soft. Non li ha iscritti nel registro degli indagati per un reato vecchio di nove anni e già ampiamente prescritto. In quel caso, infatti, avrebbero dovuto presentarsi di fronte alla polizia giudiziaria assistiti da un difensore. La convocazione è stata invece formalizzata con la procedura delle “sommarie informazioni”.
Nessuno di loro ha confermato la versione di Galan, che sostiene di aver ricevuto circa 350 mila euro di finanziamenti in nero. Sono caduti dalle nuvole, si sono detti all’oscuro di qualsiasi sostegno elettorale, pur non negando le simpatie politiche per Galan. Sono state così confermate le smentite diffuse due giorni fa dopo le rivelazioni del memoriale e sono stati riempiti – in negativo – i silenzi di chi non era uscito allo scoperto.
Eppure il documento di Galan era dettagliato. Aveva indicato otto nomi. La somma più rilevante era riferita all’ex senatore trevigiano di Forza Italia, Giacomo Archiutti, detto “Carlo”, che ha sdegnosamente smentito: «Capisco che si difende, ma si sbaglia». Invece, Galan aveva spiegato che egli «riuniva i contributi di vari suoi amici». Una sorta di colletta, una specie di sistema-Galan per raccogliere i denari necessari a pagare un confronto elettorale costoso.
L’elenco continuava con i 50-100 mila euro dall’imprenditore vicentino Rinaldo Mezzalira, che non è stato interrogato, in quanto deceduto. I figli Alessandro e Gianmario hanno diffuso ieri un comunicato in cui si dicono “dispiaciuti in merito alle affermazioni del sig. Galan di contributi in nero da parte del padre che, essendo deceduto, si trova nell’impossibilità di fare alcuna smentita». E ricordano che i finanziamenti a favore di partiti effettuati dal padre «sono sempre stati a norma di legge».
L’elenco continua con i 50 mila euro attributi a Giovanni Zillo Monte Xilio, titolare di cementifici a Este e Monselice, i 10-20 mila euro di Mario Putin (titolare del colosso della ristorazione “Serenissima”), i 20 mila del trevigiano Mario Moretti Polegato (Geox, anche lui aveva smentito pubblicamente con un comunicato), i 5-10 mila euro di Ermanno Angonese direttore generale dell’Ulss di Vicenza, i 17 mila di Gianni Roncado (valigie e borse a Campodarsego), i 5-10 mila euro di Angelo Gentile.
I verbali verranno probabilmente depositati all’udienza del Riesame prevista per domani a Venezia. Gli avvocati Antonio Franchini e Niccolò Ghedini chiederanno l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare che ha fatto finire Galan nel carcere di Opera. Ma la Procura risponderà sostenendo che le parziali ammissioni di finanziamenti ormai prescritti non trovano conferma. Non risulta, invece, che la Procura abbia sentito Piero Zannoni e Andrea Mevorach, che avrebbero rivelato a Galan di aver consegnato rispettivamente 200 mila e 300 mila euro a Claudia Minutillo, la segretaria personale a Palazzo Balbi, licenziata per essersi trattenuta il denaro. Una smentita (a Galan) viene anche dall’imprenditore Renato Pagnan: «Non ho mai corrisposto alcunchè in favore della signora Minutillo, nè le ho mai chiesto di seguire alcunchè per mio conto in Regione».

 

LA NUOVA AUTHORITY – Cantone: sul Mose niente commissario, valuteremo in futuro

Il presidente dell’Authority Anticorruzione, Raffaele Cantone, esclude per il momento il commissariamento del Mose, anche se rimane possibilista per il futuro: «Verificheremo più avanti». Concetti espressi durante la presentazione della sua squadra. Cantone ha auspicato «obblighi di comunicazione da parte dell’autorità giudiziaria».

«Ma non escludo di adottare il provvedimemto in futuro»

LE INCHIESTE «Necessario lo scambio di informazioni con la magistratura»

MAREMOTO sul Mose

ANTICORRUZIONE – Il presidente presenta la sua squadra contro il malaffare

Cantone: per il Mose niente commissario

ROMA – L’Anticorruzione deve informare la magistratura delle ipotesi di reato di cui venga a conoscenza, ma «sarebbe utile prevedere un meccanismo inverso, un obbligo di comunicazione da parte dell’autorità giudiziaria all’Anticorruzione»: i casi che non hanno il peso mediatico di Expo o del Mose rischiano altrimenti di sfuggire alle verifiche incrociate dell’Authority. L’appello arriva dal numero uno dell’Autorità, Raffaele Cantone che ieri ha presentato la sua squadra. Un appello lanciato mentre è in fase di conversione alla Camera quel decreto sulla Pa che ha ridisegnato i poteri dell’Anticorruzione.
Expo e Mose restano ovviamente nell’occhio del ciclone. Dopo il commissariamento che ha riguardato la Maltauro per l’appalto sulle architetture di servizio di Expo 2015 di Milano, la domanda è se ci saranno procedure analoghe, a cominciare dai lavori sulla “piastra”, l’appalto più importante di Expo, anch’esso sotto indagine. Ma Cantone, che non intende usare il potere di commissariamento «in presenza di elementi di mero sospetto», per ora lo esclude, perché al momento non c’è «un livello di indizi tali che lo giustifichi». Cantone frena anche sull’altra mega-inchiesta, quella sul Mose di Venezia: gli emendamenti al decreto che vanno a rafforzare i suoi poteri, sembrerebbero preludere ad un possibile intervento, ma oggi non sono legge e quindi non sono efficaci, se passeranno, «si verificherà se possano essere calati sul Mose».
Ha preso le mosse, invece, la prevista ‘fusione’ con l’Autorità di vigilanza sugli appalti: la struttura soppressa conta 350 dipendenti che si sommano ai 26 dell’Anticorruzione, e inoltre «sei direzioni generali e 47 dirigenti di seconda fascia». Troppi, ha fatto capire Cantone, che intende sfoltire, «eliminare gli staff, i contratti di dirigenti esterni» e tagliare le spese dove necessario. Una «riorganizzazione a 360 gradi», in cui rientra anche l’individuazione di 4 sezioni che fanno capo ai nuovi componenti dell’Autorità: Francesco Merloni, ordinario di diritto amministrativo e tra gli esperti che hanno collaborato alla stesura della legge 190 anticorruzione, che si occuperà di corruzione in senso stretto; la costituzionalista Angela Ida Nicotra, che seguirà la trasparenza; Nicoletta Parisi, docente di Diritto internazionale, che curerà i rapporti con gli organismi internazionali; Michele Corradino, magistrato proveniente dal Consiglio di Stato, che si occuperà di appalti pubblici.
Sono inoltre allo studio progetti di formazione da realizzare con la Scuola nazionale di Pubblica amministrazione, con le Università e con l’accreditamento della stessa Authority tra le strutture in cui prestare servizio civile, un’idea quest’ultima su cui già si sta lavorando.

 

LA NOMINA – Maltauro sceglie un generale di Finanza per la Vigilanza

L’impresa di costruzioni Maltauro – il cui ex amministratore delegato è stato arrestato nell’inchiesta sugli appalti della Procura di Milano – ha nominato suo nuovo presidente Gabriella Chersicla e scelto come presidente dell’organo di vigilanza l’ex generale di brigata della Guardia di Finanza Rodolfo Mecarelli.
La società – che esegue i lavori per le architetture di servizio di Expo (appalto commissariato dal prefetto di Milano, Francesco Paolo Tronca su richiesta del presidente dell’autorità Anticorruzione Raffaele Cantone) – dopo l’arresto dell’ad Enrico Maltauro e le sue dimissioni (e le dimissioni di Elena e Adriana Maltauro) ha nominato nuovo amministratore Alberto Liberatori. E ha rinnovato anche il consiglio di amministrazione del quale ora fanno parte, oltre a Chersicla nominata presidente e a Liberatori, Gianfranco Simonetto, Alberto Regazzo, Francesco Marena e, come nuovi consiglieri indipendenti, Piergiuseppe Biandrino (presidente fra l’altro di Edipower) e l’economista Bettina Campedelli. Del collegio sindacale fanno parte Fabio Buttignon, economista docente dell’università di Padova, (presidente) Alessandro Terrin e Daniele Francesco Monarca.

 

il CDA di OGGI

Mantovani-Autovie, braccio di ferro sulla ricapitalizzazione. All’ordine del giorno anche il bilancio 2013

VENEZIA – I rumor alla vigilia del consiglio di amministrazione di Serenissima (l’ex Venezia-Padova), previsto per oggi alle 12, danno certo un rinvio (il terzo dai primi di giugno), per favorire un accordo. Sul piatto incombe l’approvazione del bilancio 2013, ma prima è necessario ricomporre la frattura tra le due anime della Spa. Da una parte la Mantovani che, dopo l’aumento pur non interamente sottoscritto, controlla oltre il 35% della società (il 26,7% direttamente e l’8,5% attraverso Serenissima Holding). Dall’altra Autovie venete, impegnata nella realizzazione della terza corsia dell’A4 (alle prese tra l’altro con la revisione del terzo lotto) che, non avendo sottoscritto alcunché, si trova con una quota livellata dal 22,3% al 16,9% e una perdita di 4 milioni. Ma se Mantovani vuole salire di presenza nel Cda e giocare da player (completando l’acquisto del 4,9% in capo alla Milano Serravalle dell’A4 Holding per circa 40 milioni e solidificando il patrimonio in vista dei nuovi bandi, tra cui la Nogara-mare e il Traforo delle Torricelle), Autovie ha fatto sapere di mandare oggi in cda il legale Fabio Padovini per vincere il braccio di ferro. Una denuncia circostanziata, stando a fonti stampa, è già pervenuta al collegio sindacale, mentre pare che il Tribunale di Venezia abbia accolto la richiesta di nominare un collegio arbitrale. Il secondo per Serenissima dopo quello aperto (e perso) con la Camera di commercio di Padova, cui oggi la società deve 10,6 milioni. Al centro della contesa la ricapitalizzazione e il prezzo di 510 euro a titolo, scritto nel contratto preliminare di acquisto delle quote della Brescia-Padova. All’ordine del giorno ci sono anche i conti del 2013, un aumento di capitale sottoscritto a metà e il nodo cda. Autovie pur essendo scesa chiede un doppio rappresentante (oggi siede in Cda Ernesto Pezzetta) ai danni della Mantovani, rappresentata dall’ad Gianfranco Zoletto e da Giampaolo Chiarotto. Il nuovo statuto prevede nove consiglieri anziché undici. Oggi sono in sei. Ma l’assetto potrebbe cambiare. La Camera di commercio di Venezia ha rimesso in vendita il suo 13,4%.

(e.v.)

 

Quegli incontri a tre alla Mantovani

Buson ai pm: «Galan e Chisso si chiudevano in ufficio con Baita»

VENEZIA – Giancarlo Galan e Renato Chisso passavano di frequente alla Mantovani. Niente a che fare con compiti istituzionali. «Erano visite informali, arrivavano in azienda sia l’uno che l’altro e si chiudevano nell’ufficio di Piergiorgio Baita», dice Nicolò Buson ai pm Stefano Ancilotto e Stefano Buccini che lo interrogano il 16 maggio 2013. È il terzo dei cinque interrogatori subìti dall’ex braccio destro di Baita (4, 10 e 29 aprile, 16 maggio e 11 luglio 2013, ne diamo una sintesi). Buson era il responsabile finanziario e amministrativo della Mantovani. L’uomo che faceva arrivare fisicamente il denaro con gli spalloni dalla Svizzera. Che liquidava le fatture anche quando capiva che erano false. Un tipo brusco e diretto, che vorrebbe mangiarsi Colombelli con cui è costretto a trattare e non finisce di mandare a quel paese Galan e Ghedini che gliel’hanno messo tra i piedi. Ma fedele agli ordini di Baita. Una sola volta si rifiuta: quando l’ingegnere vuole mandarlo a Lugano perché faccia un bonifico estero su estero di mezzo milione. «In qualsiasi paese del mondo oggi bisogna indicare la persona fisica che dispone il pagamento », spiega Buson ai pm. «Questo equivaleva a rendere palese il soggetto che la effettuava. Era un’operazione da pazzi e non ero disponibile».
D. Lei ha mai fatto consegne all’ex presidente Giancarlo Galan?
R. Personalmente somme di denaro mai. Ne ho consegnate a Baita e dalle lamentele di quest’ultimo presumo che fossero per Galan. Ho sentito spesso Baita lamentarsi dei costi che doveva sopportare per Galan.
D. E consegne di altri generi di bene?
R. Mi ricordo un piccolo trattore agricolo per la sua casa di campagna. Mi fu fatta la fattura e pagai (circa 5000 euro).
D. Quindi lui se lo andò a comprare e lei pagò la fattura?
R. Sì.
D. Lei ha conti all’estero?
R. Sì, un conto intestato a me e all’ingegner Baita. Ci sono passati i milioni della vendita delle navi che servivano a trasportare il sasso. Adesso nel conto ci saranno 300-400 mila euro.
D. Come mai Baita le chiede di cointestarsi il conto? Scusi, i soldi sono vostri e li rubate alla Mantovani…
R. Potrebbe essere inteso anche così, ma Baita diceva che era importante avere delle disponibilità, perché ottenere lavoro costava.
D. Lei aveva la firma, ha mai prelevato denaro da quel conto?
R. Sì, di solito somme di 150-200 mila euro. Le portavo in Italia attraverso alcuni spalloni. Uno si chiamava Ezio, un povero cristo.
D. Baita ha altri conti all’estero, che lei sappia?
R. Sì, attraverso la fiduciaria Phoenix sa di Lugano. Erano state costituite due società, la Ulani Management Corp. con sede a Panama e la Quarry Trade Limited con sede in Canada. La prima era la proprietaria delle motonavi Slavutic, impiegate per trasportare i sassi, la seconda acquistava i sassi in Croazia e li rivendeva alla Mantovani compreso il costo del trasporto. I proventi di queste operazioni finivano, tramite la Lusk Financial, in un conto cifrato alla Bsi di Lugano che si chiamava “Verricello”. Successivamente alla Corner Bank, nel conto “Fortissimo”.
D. Quanti trasporti di denaro con spalloni sono stati fatti all’incirca?
R. Dal 2005 al 2012, cinque o sei volte all’anno. Tengo a precisare che da tutte queste operazioni non ho mai guadagnato una lira, ho solo rischiato il fegato e rovinato lo stomaco.
D. Non ha mai protestato con Baita?
R. Pesantemente. Ne avevo le scatole piene.
D. E Baita cosa le disse?
R. Che l’alternativa era trovarsi un altro lavoro. «Lo farei anch’io un altro lavoro se dovessi rinascere», mi disse.
D. Nel maggio 2012 noi registriamo una serie di incontri tra lei, Baita, Claudia Minutillo…
R. Sì e poi anche con Mirco Voltazza relativamente a una provvista di 800 mila euro che Baita riteneva necessaria per “sistemare” i project financing in corso di approvazione o di esame da parte della Regione o del Cipe. Tutte le opere infrastrutturali proposte da Mantovani negli ultimo 8-10 anni: le tangenziali venete, le vie del mare, il prolungamento A26 verso l’Austria o verso Cortina… Poi invece Voltazza mi disse che servivano due milioni di euro, non 800 mila.
D. Lei sapeva o chiedeva a Baita per chi erano quei soldi?
R. Non ho mai chiesto per chi fossero, però ho colto sicuramente che parte rilevante andava all’ex governatore Galan e anche, perché me l’hanno ammesso Baita e Claudia Minutillo, all’assessore Chisso. La preoccupazione di Baita era che non si facessero doppioni, che non dessimo agli stessi soggetti più volte.
D. A Voltazza per la sua attività sono state corrisposte somme?
R. Voltazza con la sua società ha sottoscritto un contratto con la Mantovani. L’oggetto era bonifiche ambientali, controlli di polizia privata.
D. C’era anche l’incarico preciso di contrastare la Magistratura?
R. Se devo essere sincero una cazzata del genere l’avevo sentita sparare dal buon Voltazza e gli avevo detto che era tutto scemo: una cosa così non era possibile scriverla in un contratto.

Renzo Mazzaro

 

Galan, 10 nomi di finanziatori. Ma tutti negano

Galan fa dieci nomi tutti lo smentiscono

I presunti finanziatori: da Archiutti a Moretti Polegato, da Putin a Angonese

E poi Mevorach e Zannoni: «I loro contributi intascati dalla Minutillo»

il trevigiano giacomo ARCHIUTTI «Ma pensate davvero che se avessi avuto da spendere duecentomila euro li avrei dati a Galan?»

MARIO MORETTI POLEGATO (Geox) «Contesto ogni addebito e mi riservo di dare corso a ogni iniziativa per la tutela della mia onorabilità»

VENEZIA – Galan chi? Come per un dantesco contrappasso ora dell’ex governatore sembra non ricordarsi più nessuno. Lui confessa, in un memoriale di trenta pagine, di aver ricevuto dei soldi «in nero» per la campagna elettorale del 2005 da una manciata di imprenditori amici. E gli industriali, nel migliore dei casi, negano tutto. Lui accusa la sua ex segretaria Claudia Minutillo: «Decisi di licenziarla» per ragioni «gravi e molteplici ». L’antipatia che «tutti i miei collaboratori» nutrivano per lei, perché «ostentava continuamente un lusso del tutto ingiustificato », perché chiedeva un ticket a chiunque volesse parlare con lui, perché infine si sarebbe trattenuta 500 mila euro da due imprenditori di cui ora Galan rivela i nomi: Piero Zannoni e Andrea Mevorach. «Ma pensate davvero che se avessi avuto da spendere duecentomila euro li avrei dati a Galan?» sibila non senza ironia l’imprenditore trevigiano Giacomo Archiutti, ex parlamentare di Forza Italia e titolare della Veneta Cucine. Più piccato Mario Moretti Polegato, mister Geox, tra gli invitati al matrimonio dell’ex governatore: «In relazione a un mio asserito finanziamento illecito nel 2005 a favore di Giancarlo Galan, contesto fermamente ogni addebito, destituito di ogni fondamento, e mi riservo di dare corso a ogni iniziativa del caso per la tutela della mia onorabilità». Il manager della sanità Ermanno Angonese si limita a un cordiale: no comment. Tolti gli omissis alla memoria presentata da Giancarlo Galan ai giudici del Riesame, che venerdì valuteranno la sua posizione, i nomi dei dieci imprenditori veneti dai quali l’ex governatore riferisce di aver percepito dei contributi elettorali mai registrati fanno rumore. «La campagna regionale come candidato presidente è estremamente costosa – scrive Giancarlo Galan – e per molte voci – cene, rimborsi spesa ai volontari, affissione manifesti, volantinaggi e così via – era necessario farvi fronte in contanti. La predetta esigenza veniva incontro alla volontà di molti contributori che non volevano apparire come finanziatori di una determinata forza politica. Tale situazione era seguita esclusivamente da me. Ovviamente la Minutillo, essendo la mia più stretta collaboratrice, ne era a conoscenza». Galan fa i nomi di Rinaldo Mezzalira (tra i 50 e i 100 mila euro), Giacomo Carlo Archiutti (200 mila euro), Giovanni Zillo Monte Xillo (50 mila), Mario Putin (tra i 10 e i 20 mila), Mario Moretti Polegato (20 mila), Ermanno Angonese (tra i 5 e i 10 mila), Gianni Roncato (17 mila) e Angelo Gentile (tra i 5 e i 10 mila euro). Chi sono? Mezzalira era un imprenditore vicentino di Sandrigo, titolare della Fitt (tubi per irrigazione) e scomparso nel 2007; Archiutti è il titolare di Veneta Cucine; Giovanni Zillo Monte Xillo è il titolare del Cementi Zillo di Este e Monselice; Mario Putin è il presidente del colosso della ristorazione vicentino Serenissima (ricavi per 250 milioni di euro); Mario Moretti Polegato è il presidente della quotata Geox di Montebelluna; Ermanno Angonese è il direttore generale dell’Usl di Vicenza; Gianni Roncato è il presidente dell’omonima azienda di valigeria di Campodarsego. Ma l’accusa più grave viene rivolta a Claudia Minutillo, accusata di essersi appropriata «indebitamente di alcune somme consegnate alla stessa da altri imprenditori». Si tratta di Piero Zannoni, un ingegnere bellunese ex consigliere di amministrazione di Veneto Sviluppo, e Andrea Mevorach, cinquantaduenne erede di una delle più importanti famiglie di ebrei veneziani, reduce dagli investimenti in Feltrificio Veneto, Alpi Eagles, Visibilia e cantieri navali Dalla Pietà. Giancarlo Galan, detenuto nel carcere di Opera, ammette di aver sbagliato a non dichiarare i contributi ricevuti, si dice «pronto a risarcire il danno» ma accusa l’ex segretaria: «Scoprii inoltre che era in quegli anni a libro paga dell’imprenditore Renato Pagnan, a favore del quale seguiva tutte le vicende societarie in Regione». E infine l’autocritica: dopo il licenziamento, «reputai, sbagliando, di non contestarle l’indebita appropriazione dei denari versati dagli imprenditori Zannoni e Mevorach».

Daniele Ferrazza

 

L’ex segretaria? «Intascò 500 mila euro»

Attacco alla grande accusatrice: «Incassava ticket per fissare gli appuntamenti con me»

VENEZIA – Era invisa a tutti, ostentava un lusso spropositato e aveva accumulato un tale potere da pretendere un ticket per mettere in comunicazione i comuni mortali con il sovrano della Regione Veneto. Piccoletta, spietatamente fureghina e abilissima nel far convergere su di sè il meglio che passava per le segrete stanze di Palazzo Balbi, Claudia Minutillo si prende indietro con gli interessi tutto il letame sparso a vario titolo sull’ex governatore Giancarlo Galan che, a sua volta, nelle 28 pagine del suo memoriale inchioda l’ex segretaria accusandola di aver lucrato persino sulla sua agenda. Zitto per anni, Galan sferra ora l’offensiva contro la donna che aveva assunto un po’ controvoglia, che tutti i suoi collaboratori ritenevano «estremamente antipatica» e che era arrivata a un punto tale di avidità da «gestire in prima persona come propri ed esclusivi molti rapporti con interlocutori pubblici e e privati» senza farne parola con il “capo”. Di più. La Minutillo era arrivata a far rendere economicamente anche il tempo e l’aria che respirava l’ex presidente della Regione. «Venni a conoscenza, addirittura, che vi avesse voluto parlare con il sottoscritto doveva necessariamente pagare un ticket alla Minutillo» spiega Galan nel suo memoriale. Ed è solo l’inizio. Tra un obolo e l’altro per gli appuntamenti, c’è lo storno di 500 mila euro versati da due imprenditori per la campagna elettorale di “Gian” del 2005 e rimasti impigliati nelle tasche del cappottino di Chanel della Minutillo. Quel «lusso ingiustificato », che Galan immaginava arrivasse dal dal marito «o da quale regalo proveniente dai flirt che le attribuivano», in realtà sarebbe stato frutto di un accantonamenti sistematici, inclusivi il mezzo milione di euro mai arrivato a Galan e scoperto solo per caso, nel corso di un faccia a faccia con uno dei due imprenditori che non era nemmeno stato ringraziato per cotanta generosità. Poi c’era anche «la forte contrapposizione, anche caratteriale » con la moglie Sandra Persegato che a un certo punto lo mise alle strette. Insomma, tanto «gravi e molteplici» furono le ragioni, che dopo quattro anni Galan la licenziò ma tacque sull’appropriazione indebita per il timore «che potesse raccontare che per la campagna elettorale del 2005 avevo ricevuto finanziamenti non dichiarati». Col senno di poi, nella picchiata libera della sua carriera di uomo politico, Galan ammette di aver sbagliato (cosa che farà più volte nel memoriale) e certo si deve’essere mangiato le mani nel ricordare quando aveva assunto la Minutillo che, già nell’apoteosi del suo zelo, chiese a tutti di intercedere presso l’e governatore affinchè l’assumesse». E pensare (stoccatina finale) «che riuscì a mentire anche sul titolo di studio, dicendo – falsamente- di essere laureata».

Manuela Pivato

 

Lavori avanti tutta. E due esperti stimano il valore del Mose

Posata ieri la paratoia numero diciassette (su 78)

E il cassone numero 4è partito alla volta del mare

I docenti fontini e caporin «Senza Mose i danni per Venezia sono stimati in 8,27 miliardi in 50 anni. È possibile ridurli a 2,25 miliardi»

VENEZIA I diciotto giganti di calcestruzzo adagiati sulla piastra di cemento di Malamocco, destinati a finire «annegati» sul fondo della laguna, sono grandi quattro volte la Costa Concordia. Non fosse stato per il ciclone giudiziario di questi mesi gli ingegneri e le maestranze che stanno lavorando alla sua conclusione avrebbero meritato altrettanta enfasi di quella riservata alle spettacolari operazioni di rotazione e trasferimento della Costa Concordia. Potente allegoria dell’orgoglio ingegneristico italiano, il Mose rischia – ancora una volta per l’idiota e vorace delirio di una manciata di onnipotenti – di fare la fine della più grande – al tempo – diga d’Europa, quel Vajont tragicamente stampato nella memoria collettiva del paese per le sue duemila vittime. Nei cantieri del Mose è un martedì come tutti gli altri. Se ce l’aspettavamo questo delirio? No, rispondono abbassando lo sguardo ingegneri e tecnici impegnati notte e giorno a «mettere in moto» il gigante che vuol proteggere Venezia dalle maree. Nella bocca di porto nord del Lido, sono iniziate all’alba e si sono concluse in serata le operazioni di posa della paratoia numero diciassette del Mose (alla fine saranno 78). Queste 21 (più due per le manutenzioni) sono state realizzate per 15,5 milioni di euro dalla Cimolai di Udine e costano poco più di 600 mila euro euro l’una. Le prossime, destinate alla bocca di San Nicolò, sono state assegnate per 26,6 milioni di euro – dopo una gara – alla Fincantieri (che ha fatto sapere che le realizzerà nei cantieri di Palermo). Le prossime sono a gara: 30,5 milioni costeranno quelle di Malamocco, 25,5 milioni quelle di Chioggia. Ma a fine 2016 saranno posate. Tutte le cerniere, invece, sono in corso di realizzazione da parte della Fip industriale (Mantovani). Giusto nelle stesse ore, nell’isola artificiale di Santa Maria del mare, il cassone numero 4 ha iniziato il suo cammino verso l’acqua di Malamocco. Appoggiato a un complesso sistema di 84 martinetti oleodinamici, alla impercettibile velocità di sessanta centimetri l’ora, il gigante di calcestruzzi impiegherà più di una settimana per giungere in mare. Gli ingegneri garantiscono una precisione millimetrica nella posa in acqua: è ammesso uno scarto di cinque millimetri. In pancia questi cassoni, del peso di 27 mila tonnellate, hanno un’armatura in ferro del peso di 350 chilogrammi a metro cubo, a prova di catastrofe. Mentre infuria la tempesta giudiziaria e mediatica, i cantieri del Mose vanno dunque avanti a pieno regime. Trecento persone lavorano seguendo lo schema deciso all’inizio: al Lido lavora la Mantovani, a Malamocco la Fincosit di Mazzi, a Chioggia le cooperative rosse. Così, tra una bufera giudiziaria e un commissariamento in arrivo, al Consorzio Venezia Nuova non hanno neanche il tempo di godersi lo studio scientifico pubblicato dall’Università di Padova, Dipartimento di scienze economiche e aziendali: i docenti Fulvio Fontini e Massimiliano Caporin hanno provato a stimare il valore della protezione di Venezia dal fenomeno dell’acqua alta. Quanto costa al sistema Venezia un’alta marea di medie proporzioni? Considerando entrate mancanti, disagi crescenti, manutenzioni straordinarie e danni legati all’economia turistica i due docenti giungono a conclusioni per certi versi clamorose: gli scenari presi in considerazione si sono focalizzati su aumenti di livello del mare da 2,4 millimetri all’anno fino a 20 millimetri l’anno, in un arco di cinquant’anni. La conclusione è che «senza Mose, i danni totali previsti per Venezia sono stimati in 8,27 miliardi di euro in 50 anni». Con un sistema di difesa «è possibile ridurli a 2,25 miliardi, determinando quindi un beneficio, ovvero danni evitati, stimato in oltre 6 miliardi di euro». Alle bocche di porto, l’ingegnere capo cantiere descrive l’ex presidente. «Mazzacurati? Qui sarà venuto venuto qualche volta». Adesso sta in California. Come uno Schettino qualsiasi.

Daniele Ferrazza

 

SCANDALO MOSE – La Minutillo attacca il suo ex capo: «Sono inferocita, sta sparando falsità su di me»

Galan, bufera sul memoriale

Moretti Polegato e Archiutti smentiscono l’ex governatore: «Mai versato soldi». Silenzio degli altri imprenditori

LA REPLICA – In due smentiscono la versione dell’ex presidente

L’AMMISSIONE – Nel documento sono indicati dieci “finanziatori”

«Mai pagato Galan» Bufera sul memoriale

Due smentite e otto silenzi. «Mai dato soldi a Galan» – dice Mario Moretti Polegato, il signor Geox. «Neanche un centesimo» – gli fa eco Giacomo “Carlo” Archiutti che, secondo Galan, gli avrebbe consegnato la bellezza di 200 mila euro. Sono gli unici due che parlano e sbugiardano Galan. Nessun altro, finora. In particolare tacciono Piero Zannoni – ex consigliere di Veneto Sviluppo, la finanziaria regionale ai tempi di Galan – e Andrea Mevorach – l’imprenditore veneziano con interessi soprattutto immobiliari.
Ovvio che non vogliano parlare e altrettanto ovvio che la difesa di Galan abbia in tasca testimonianze tali da confermare la ricostruzione di Galan. Il fatto che le smentite possano arrivare da imprenditori che hanno dato i soldi direttamente a Galan poco importano alla difesa mentre interessa e molto la parte relativa a Mevorach e Zannoni i quali hanno consegnato i soldi per Galan alla Minutillo, ma a Galan non sono mai arrivati. Se gli avvocati Franchini e Ghedini riescono a dimostrare che Galan su questo ha ragione, allora la posizione della Minutillo comincerebbe a diventare ballerina. Ma perchè, usufruendo delle pregorative della difesa, i due – Mevorach e Zannoni – non sono stati sentiti dagli avvocati? Perchè devono essere iscritti nel registro degli indagati, spiega l’avv. Franchini e dunque non sono più testi, ma imputati. In compenso Franchini e Ghedini si sono cautelati raccogliendo “testimonianze dirette” sugli episodi raccontati da Galan, che confermerebbero la versione dell’ex Governatore. Si vedrà venerdì, al Tribunale del riesame, quali altre testimonianze salteranno fuori.
Galan fa un paio di nomi nel memoriale e dice che «tutte queste circostanze le potranno confermare sia la sig. Giorgia Pozza, che ha sostituito al Minutillo come segretaria, sia la sig. Laura Lazzarin (che ricoprì lo stesso incarico)». Sono loro i “testimoni diretti” o è qualcun altro? In ogni caso è curioso che Galan non abbia fatto i nomi di Giuseppe Stefanel e di Enrico Marchi, entrambi indicati da Claudia Minutillo come finanziatori del Governatore. «Il nostro cliente ha escluso nel modo più assoluto di aver preso quattrini da entrambi».
Dunque, bisogna fermarsi ai 10 nomi rivelati dal Gazzettino ieri. Anzi, bisogna restare a 8 e cioè a Rinaldo Mezzalira che avrebbe versato almeno 50 mila euro nelle mani della Minutillo – regolarmente girati a Galan – e a Giovanni Zillo Monte Xillo (50 mila euro), Mario Putin (tra i 10 mila e i 20 mila), Ermanno Angonese (tra i 5 mila e i 10 mila), Gianni Roncato (17 mila), Angelo Gentile (tra i 5 mila e i 10 mila). A questi 6 bisogna aggiungere i due più importanti e cioè Piero Zannoni (200 mila euro) e Andrea Mevorach (300 mila euro). Per quanto riguarda quest’ultimo, Galan è molto preciso e racconta che «incontrai Mevorach a Rovigno, in Croazia – i due sono sempre stati molto amici e hanno condiviso la passione per il mare e le barche – ed in quell’occasione mi mostrò i numeri di serie dei denari consegnati alla Minutillo». Un episodio che si fa fatica ad inventare, visti i dettagli decisamente curiosi. Ed è su questi elementi che la difesa inizierà a smantellare le rivelazioni della Minutillo.
Del resto si era capito da un bel po’ che Giancarlo Galan si sarebbe difeso in questo modo e cioè scaricando tutto sull’ex segretaria licenziata nel 2005. Peccato che poi abbia continuato ad intrattenere rapporti stretti, al punto da chiedere a Baita di trovarle un lavoro che potesse farle incassare non meno di 250 mila euro all’anno in nero. «A me non pare proprio» di averlo chiesto a Baita – si difende Galan – Anzi ricordo che fu Baita a proporsi». Ma se non fu Galan a chiedere a Baita di assumere una donna che Baita considerava poco più di una segretaria pur con lo stipendio da grande manager, chi è stato, allora? Probabile che Renato Chisso possa rispondere a questa domanda visto che l’ex assessore regionale alle Infrastrutture si era battuto proprio per far rientrare dalla porta principale la segretaria che Galan aveva defenestrato. «Io non mi opposi poichè avevo timore che la stessa potesse raccontare quanto detto sopra ovvero che per la campagna elettorale del 2005 avevo ricevuto dei finanziamenti non dichiarato» – spiega Galan che poi entrò in società con la Minutillo.

Maurizio Dianese

 

LA REPLICA – L’ex senatore di Forza Italia nega in maniera categorica di aver fatto da collettore di fondi.

Archiutti: «Sono allibito, dichiarazioni folli.

«Ho letto quanto scritto dal Gazzettino. E sono rimasto paralizzatö». Carlo Archiutti, uno degli imprenditori trevigiani più noti, fondatore di un impero in fatto di cucine componibili ed ex senatore di Forza Italia, nasconde a stento il suo stupore. Tutto poteva aspettarsi tranne che finire nel tritacarne mediatico nel caso Galan. Quasi non ci credeva nel vedere il suo nome comparire nel ristretto gruppo di dieci magnifici sponsor ben lieti di foraggiare le campagne elettorali dell’ex potentissimo governatore. Lui nega tutto. È arrabbiatissimo anche perché ieri, da quando ha acceso il telefonino, è stato un susseguirsi di chiamata da conoscenti, amici, ex colleghi di partito tutti stupiti e preoccupati. Lui ha risposto a tutti. Qualcuno lo ha anche mandato a quel paese, per poi scusarsi. «Dovete capire. Questa storia mi sta stressando e ho anche un’azienda da mandare avanti».
Galan però l’ha indicata tra i suoi finanziatori occulti.
«Ho visto quanto uscito sul Gazzettino. Ma non corrisponde al vero, nella maniera più assoluta».
Nel suo memoriale l’ex governatore dice che lei avrebbe dato 200mila euro, più o meno, all’ex segretaria Claudia Minutillo.
«Non ho mai dato soldi a Galan o ai suoi collaboratori. Lo smentisco categoricamente. E adesso andrò da un avvocato per avviare tutte le azioni necessarie per difendermi. Non rimarrò di certo immobile a subire e basta».
Galan sembra sicuro di quello che dice.
«Se la sua linea difensiva è questa, secondo me, sta sbagliando tutto. Una linea che rispetto, per carità, ognuno si comporta come meglio crede. Ma sbaglia. Nulla di quanto dice sul mio conto corrisponde al vero».
In quegli anni, tra il 2004 e il 2005, eravate tra gli elementi di spicco nel centrodestra veneto. Lei senatore, lui governatore. Non c’erano rapporti tra di voi?
«Stiamo parlando di fatti accaduti dieci anni fa. È vero ero senatore. Ma non andavo di certo a pagare la campagna elettorale degli altri, già dovevo provvedere alla mia. Galan, o chi per lui, farebbero meglio a chiamarmi e spiegare perché mi tirano in mezzo».
Perché, stando a quanto si legge nel memoriale, lei avrebbe contribuito a finanziare la sua campagna elettorale.
«Ma non è vero! Dicono anche che sarei stato una sorta di collettore, quello che incaricato di raccogliere i soldi anche di altri imprenditori per poi consegnarli. Follia. Una cosa assolutamente fuori dal modo. Non ho mai fatto azioni del genere».
Se le cose stanno così, perché Galan l’avrebbe tirata in mezzo?
«Non lo so proprio. Forse si vuole vendicare di qualcosa di cui non sono a conoscenza. Non riesco veramente a spiegarmi un simile comportamento».
Ma lei e il governatore vi siete tenuti in contatto in questi anni?
«No. Da quando, nel 2005, ho smesso di fare politica, Galan non l’ho più visto e sentito. Mi sono concentrato sul lavoro e sulle cose della mia famiglia e del mio territorio. Niente di più. Ma, le ripeto, non finisce qui: saprò difendermi nelle sedi più opportune».

 

ZANNONI E MEVORACH – Da loro nessun commento

POLEGATO E ARCHIUTTI «Neanche un centesimo»

«Dopo quella data le liste bloccate: spese elettorali a carico dei partiti»

VENERDI’ – La battaglia del Riesame

L’esito dell’udienza di venerdì, davanti al Tribunale del Riesame, è la svolta decisiva per l’inchiesta sul “sistema Mose”. E non soltanto per la sorte processuale di Giancarlo Galan. Un’eventuale remissione in libertà dell’ex Governatore del Veneto, così come la conferma della custodia cautelare in carcere, avrà un inevitabile forte impatto – in negativo o positivo – sulla solidità dell’impianto accusatorio, oltre che sull’immagine della Procura. Galan non si presenterà in aula e saranno gli avvocati Franchini e Ghedini a giocare tutte le possibili carte. Sull’altro fronte i pm Tonini e Ancilotto potrebbero depositare nuovi documenti per “incastrare” definitivamente l’indagato più importante. La decisione dei giudici potrebbe slittare a sabato.

 

«Forse si vuole vendicare di qualcosa. Io non lo vedo da 10 anni»

Vado subito dall’avvocato»

«Ho letto quanto scritto dal Gazzettino. E sono rimasto paralizzatö». Carlo Archiutti, uno degli imprenditori trevigiani più noti, fondatore di un impero in fatto di cucine componibili ed ex senatore di Forza Italia, nasconde a stento il suo stupore. Tutto poteva aspettarsi tranne che finire nel tritacarne mediatico nel caso Galan. Quasi non ci credeva nel vedere il suo nome comparire nel ristretto gruppo di dieci magnifici sponsor ben lieti di foraggiare le campagne elettorali dell’ex potentissimo governatore. Lui nega tutto. È arrabbiatissimo anche perché ieri, da quando ha acceso il telefonino, è stato un susseguirsi di chiamata da conoscenti, amici, ex colleghi di partito tutti stupiti e preoccupati. Lui ha risposto a tutti. Qualcuno lo ha anche mandato a quel paese, per poi scusarsi. «Dovete capire. Questa storia mi sta stressando e ho anche un’azienda da mandare avanti».
Galan però l’ha indicata tra i suoi finanziatori occulti.
«Ho visto quanto uscito sul Gazzettino. Ma non corrisponde al vero, nella maniera più assoluta».
Nel suo memoriale l’ex governatore dice che lei avrebbe dato 200mila euro, più o meno, all’ex segretaria Claudia Minutillo.
«Non ho mai dato soldi a Galan o ai suoi collaboratori. Lo smentisco categoricamente. E adesso andrò da un avvocato per avviare tutte le azioni necessarie per difendermi. Non rimarrò di certo immobile a subire e basta».
Galan sembra sicuro di quello che dice.
«Se la sua linea difensiva è questa, secondo me, sta sbagliando tutto. Una linea che rispetto, per carità, ognuno si comporta come meglio crede. Ma sbaglia. Nulla di quanto dice sul mio conto corrisponde al vero».
In quegli anni, tra il 2004 e il 2005, eravate tra gli elementi di spicco nel centrodestra veneto. Lei senatore, lui governatore. Non c’erano rapporti tra di voi?
«Stiamo parlando di fatti accaduti dieci anni fa. È vero ero senatore. Ma non andavo di certo a pagare la campagna elettorale degli altri, già dovevo provvedere alla mia. Galan, o chi per lui, farebbero meglio a chiamarmi e spiegare perché mi tirano in mezzo».
Perché, stando a quanto si legge nel memoriale, lei avrebbe contribuito a finanziare la sua campagna elettorale.
«Ma non è vero! Dicono anche che sarei stato una sorta di collettore, quello che incaricato di raccogliere i soldi anche di altri imprenditori per poi consegnarli. Follia. Una cosa assolutamente fuori dal modo. Non ho mai fatto azioni del genere».
Se le cose stanno così, perché Galan l’avrebbe tirata in mezzo?
«Non lo so proprio. Forse si vuole vendicare di qualcosa di cui non sono a conoscenza. Non riesco veramente a spiegarmi un simile comportamento».
Ma lei e il governatore vi siete tenuti in contatto in questi anni?
«No. Da quando, nel 2005, ho smesso di fare politica, Galan non l’ho più visto e sentito. Mi sono concentrato sul lavoro e sulle cose della mia famiglia e del mio territorio. Niente di più. Ma, le ripeto, non finisce qui: saprò difendermi nelle sedi più opportune».

 

NUOVE ACCUSE «In totale Minutillo prese 700mila euro»

L’ex governatore: a me solo i soldi per le elezioni del 2005, tutto il resto è finito nelle sue tasche

SMENTITA – Mario Moretti Polegato. Il titolare della Geox nega di aver mai finanziato occultamente l’ex governatore

MESTRE – «Io i soldi li ho presi solo per pagare la mia costosissima campagna elettorale del 2005. Basta. Tutti gli altri quattrini sono finiti nelle tasche della mia ex segretaria, Claudia Minutillo, che io ho licenziato perchè rubava». E sono almeno 700 mila euro. Cinquecento sicuri, ai quali Galan aggiunge altri 200 mila euro. Venerdì Giancarlo Galan si gioca la carta del nuovo memoriale di cui ieri abbiamo pubblicato in esclusiva i passi fondamentali per cercare di tornare in libertà. Davanti al Tribunale del riesame i suoi avvocati, Antonio Franchini e Nicolò Ghedini, metteranno sul piatto della bilancia le rivelazioni dell’ex Governatore del Veneto il quale per la prima volta ammette di aver incassato soldi in nero per la sua campagna elettorale. Si tratta di denaro ricevuto nel lontano 2005 e quindi le ammissioni di Galan non contano dal punto di vista processuale e sono importanti solo per dimostrare l’atteggiamento collaborativo di Galan, atteggiamento che, questo diranno gli avvocati difensori dell’ex Governatore, dovrebbe garantirgli il ritorno a casa, agli arresti domiciliari. Se infatti Galan dimostra la buona volontà confessando episodi di cui la Procura nulla sapeva, ecco la prova provata che Galan non mente quando dice che il grosso dei quattrini se li è tenuti la Minutillo. Difficile però che queste ammissioni siano sufficienti a convincere il Riesame che Galan può essere scarcerato. L’ex Governatore del Veneto scrive nel suo memoriale segreto che, «la campagna regionale come candidato Presidente è estremamente costosa e per molte voci – quali ad esempio, cene, rimborsi spesa ai volontari, affissione manifesti, volantinaggi e così via – era necessario farvi fronte in contanti.» Dunque, servivano soldi e tanti. Quanti? Galan confessa di averne incassati personalmente meno di 400 mila perchè i 500 mila che sono stati dati alla Minutillo, se li è tenuti l’allora segretaria di Galan. Dunque, la “costosissima” campagna alla fine sarebbe costata meno di 400 mila euro? Se il candidato del Pd contro Luca Zaia, Giuseppe Bortolussi, ha speso ufficialmente 1 milione e rotti, difficile che Galan possa aver speso meno. In ogni caso resta la domanda: perchè si finisce nel 2005? Perchè allora entra in vigore la legge elettorale denominata Porcellum – spiega Galan. «In quest’ultimo caso le spese elettorali vengono affrontate esclusivamente dal partito nazionale ed i singoli candidati non hanno alcuna possibilità di svolgere una propria propaganda essendo inseriti in liste bloccate». Dunque, dopo il 2005 non serviva più chiedere agli imprenditori amici di mettere mano al portafogli. «Dopo la campagna elettorale del 2005 non ho più avuto contributi elettorali. Mi rendo conto di aver tenuto un comportamento sbagliato, anche se credo che eventuali indagini sui candidati presidenti delle Regioni nella massima parte eveidzierebbero situazione consimili». Una frecciata al curaro rivolta a tutti, nessuno escluso, in stile Craxi, quando l’allora presidente del Consiglio, prima di essere travolto da Tangentopoli in parlamento disse che nessuno poteva chiamarsi fuori. Ma Giancarlo Galan avverte in più di un passaggio di aver usato i quattrini solo per la campagna elettorale del 2005. E per nient’altro. Anche per quanto riguarda i 200 mila euro che Baita dice di aver consegenato alla Minutillo all’hotel Santa Chiara di Venezia, Galan non esclude «che la Minutillo si possa essere trattenuta tale somma, d’altronde l’aveva già fatto con le somme corrisposte dagli imprenditori Mevorach e Zannoni». E solo con questi due episodi la Minutillo si sarebbe portata a casa 700 mila euro.

(M.D.)

 

I VERSAMENTI SPARITI «Non conosce neppure uno degli imprenditori»

IL LEGALE PADOVANO «Tutti i soldi ricevuti furono consegnati»

Claudia Minutillo: «Sono arrabbiata, anzi indignata. Non c’è nulla di vero».

L’avvocato Augenti: «Non ci sono “pizzi”, non si è messa in tasca neppure un euro»

TESTIMONI – Le prime conferme nei verbali della difesa

Citate a sostegno della ricostruzione dell’ex governatore, anche le collaboratrici Giorgia Pozza e Laura Lazzarin

VENEZIA – I verbali delle segretarie di Giancarlo Galan sono due degli allegati al memoriale in cui l’ex governatore ammette di aver ricevuto finanziamenti elettorali dagli imprenditori e accusa Claudia Minutillo di una gestione perlomeno disinvolta della sua agenda, quando dal 2000 al 2005 reggeva la macchina organizzativa a Palazzo Balbi. Ma non sono gli unici documenti su cui puntano gli avvocati Antonio Franchini e Niccolò Ghedini, difensori del deputato padovano, per dimostrare che ciò che è scritto nel memoriale è vero. Ci sono altri verbali di collaboratori dell’entourage dell’allora presidente.
Le segretarie sono Giorgia Pozza e Laura Lazzarin. La Pozza, vicentina, molto legata a Lia Sartori, «ha sostituito la Minutillo dopo il licenziamento», spiega Galan. Infatti, le cronache dell’epoca la segnalano il 9 maggio 2005 quando Galan, rieletto per la terza volta, andò a Palazzo Ferro Fini per la prima seduta. Con lui c’era il fido Franco Miracco (che però non è indicato come possibile teste nel memoriale, anche se era l’uomo più vicino a Galan). «Laura Lazzarin ricoprì lo stesso incarico» ha aggiunto l’ex governatore. E divenne una collaboratirce così preziosa che Galan se la portò al ministero dei Beni Culturali con l’incarico di segretario particolare, lo stesso che aveva rivestito a Palazzo Balbi.
Negli allegati del memoriale non c’è traccia di interrogatori dei dieci imprenditori citati da Galan. La ragione può essere spiegata in un solo modo: se fossero stati sentiti, in base alle norme che prevedono l’indagine difensiva, in quanto “indagati” poteziali di finanziamento illecito, avrebbero dovuto essere sentiti con un difensore. È quello che accadrebbe se i pubblici ministeri ritenessero di chiamarli in Procura per spiegare se davvero Galan ricevette soldi da loro per la campgna elettorale del 2005. Galan non rischia neppure che si adombrino finanziamenti successivi al 2005, per il semplice fatto che egli partecipò solo alle elezioni politiche del 2013, ma in quel caso non doveva cercare preferenze. Era capolista nella Circoscrizione Veneto 1. Già eletto prima del voto.

G. P.

 

CONTROFFENSIVA – Dopo il memoriale di Galan, la sua collaboratrice mette a punto lo scontro finale

INCHIESTA IN CORSO «Se i Pm lo ritengono siamo pronti a rispondere a tutte le domande»

L’ex segretaria all’attacco: «Su di me solo falsità»

PADOVA – È nera, ma non per la smagliante abbronzatura che ostenta. Gli occhi sono fiammeggianti per la rabbia, repressa soltanto dalla decisione di non rilasciare dichiarazioni. Claudia Minutillo è di umor nero mentre sul far della sera, sotto una pioggerellina stizzosa, si infila nello studio del suo difensore, l’avvocato padovano Carlo Augenti. «Sono arrabbiata, anzi indignata per quello è stato scritto e detto su di me». Evidente il riferimento ai contenuti del memoriale di Giancarlo Galan, che l’accusa di una doppia infedeltà. Essersi intascata 500 mila euro, nel 2005, ricevuti da due imprenditori-amici del governatore che volevano finanziarne la campagna elettorale. E aver gestito, a fini di potere e di ricchezza personale, persino l’agenda di lavoro del capo della giunta veneta, con una specie di ticket che doveva pagare chi era in lista d’attesa, per essere ammesso davanti al Doge.
«È falso, è tutto falso». Poche parole, ma sono già l’annuncio di una battaglia che sarà lunga e senza esclusione di colpi. Anche perchè i telegiornali hanno appena alcune significative smentite di presunti finanziatori. Le borse da manager che tiene in mano sono probabilmente piene di documenti, le armi del nuovo combattimento. Se Galan pensava che avrebbe tagliato le unghie (laccate di rosso) della sua ex collaboratrice, si sbagliava. La reazione è veemente, seppur controllata dallo sforzo di ragionare. Evidente il tentativo, oltre la comprensibile tempesta emotiva, di ribattere colpo su colpo a quello che appare profilarsi sempre più come un fumettone politico, dove un uomo e una donna – legati solo dalla gestione di una stagione di potere – si stanno menando reciprocamente dei grandi fendenti. Ha cominciato lei un anno fa con i primi verbali, che ora hanno portato Galan nel carcere di Opera. Ha replicato lui con la scrollata all’albero della cuccagna di un bel tempo che fu, nella speranza di dimostrare che lei si è inventata tutto.
Ma a dargli del diffamatore è, invece, lei. O meglio il suo avvocato, che in punta di legge parla in nome e per conto della sua assistita. Avrebbe una voglia matta, la bella signora, di dire tutto quello che le passa per la testa. Che non c’è nulla di vero in quel memoriale, almeno sul suo conto. Oppure di raccontare come e perchè venne messa alla porta, dopo quasi cinque anni di lavoro indefesso. Che aveva altre cose per la testa che chiedere soldi a chi voleva incontrare il governatore. E forse avrebbe anche voglia di domandare a Galan perchè fa l’elenco di imprenditori generosi, ma che non contano nulla con gli affari della Regione. Infatti, non ce n’è neppure uno che si occupi di sanità o di grandi opere.
«Se la Procura riterrà di chiamarci a spiegare, a seguito del memoriale dell’onorevole Galan, non abbiamo nessun problema e siamo pronti a rispondere… – dichiara l’avvocato Augenti – …per dire che non è assolutamente vero, non ci sono “pizzi” di nessun genere. Tutto i soldi che ha ricevuto sono andati al fine per cui erano stati consegnati». Insomma, «non si è messa in tasca soldi, nè dai due imprenditori citati, nè da nessun altro. E il nome di uno dei due non le dice proprio nulla, non ricorda nemmeno di averlo conosciuto». Le parole di Galan avranno dei riscontri con qualche testimonianza? «È meglio non fare commenti al riguardo, perchè quelle circostanze non corrispondono a verità».
La scelta della difesa, concordata da Claudia Minutillo, è quella di aspettare i luoghi e i tempi della giustizia per ribattere nel merito. È pronta anche a un confronto? «Certo, ma non credo che glielo facciano fare in questa fase, caso mai al dibattimento». Claudia Minutillo sembra non capire tanto accanimento di Galan verso di lei. «Mi pare che l’impianto accusatorio abbia retto – spiega l’avvocato Augenti – che le chiamate di correo, non solo della signora Minutillo, ma anche degli altri indagati, siano state riscontrate».
Ma il ragionamento gira pure attorno ai numeri. In una campagna elettorale un candidato fa i conti con il budget. Dal memoriale emerge che Galan nel 2005 avrebbe ricevuto finanziamenti illeciti per circa 350 mila euro, mentre la sua segretaria se ne sarebbe intascati 500 mila, forse 700 mila se sono veri i 200 mila euro che Piergiorgio Baita dichiara di averle consegnato all’hotel Santa Chiara. «Non è credibile che un imprenditore paghi cifre del genere senza aver prima concordato il versamento con l’interessato» insinua l’avvocato. Come dire che Galan non poteva essere all’oscuro di ciò che stava maturando nel retrobottega della campagna elettorale, anche perchè lui stesso ha ammesso di aver ricevuto personalmente dei denari.

Giuseppe Pietrobelli

 

NUOVI FILONI – Registrate ore di colloqui del commercialista Venuti con clienti e professionisti

Potrebbero sfociare in clamorosi sviluppi sul malaffare le registrazioni telefoniche e ambientali della Finanza

LA STRATEGIA – I pm vogliono completare l’inchiesta sul sistema Mose per poi aprire altri fronti

FIDUCIARIO – Paolo Venuti padovano accusato quale prestanome in investimenti di Galan

GLI SVILUPPI – Materiale scottante coperto da segreto

Intercettazioni, il Veneto trema

Il materiale probatorio più “scottante” è ancora coperto da segreto. Si tratta di ore e ore di intercettazioni telefoniche e ambientali che riguardano il commercialista padovano Paolo Venuti, 57 anni, il professionista di fiducia dell’ex governatore del Veneto, Giancarlo Galan.
I magistrati che indagano sul “sistema Mose”, i sostituti procuratore Stefano Ancilotto, Stefano Buccini e Paola Tonini, ne hanno depositate al gip soltanto una minima parte, quella che ritengono indispensabile per sostenere la richiesta di emissione di una misura cautelare nei confronti dell’ormai ex doge di Forza Italia e dello stesso commercialista, accusato di essere stato il suo prestanome per investimenti quote in varie società. Ma, i colloqui registrati per settimane dagli uomini della Guardia di Finanza potrebbero essere utili per aprire nuovi e inediti fronti – uno dei quali probabilmente di natura fiscale – riguardanti anche altre persone, e non limitatamente gli appalti per i lavori che si riferiscono al Mose.
Per il momento la Procura della Repubblica di Venezia è impegnata a chiudere la prima fase dell’inchiesta nella quale i principali indagati sono l’ex governatore Giancarlo Galan, l’ex assessore regionale Renato Chisso, due presidenti del Magistrato alle acque, Patrizio Cuccioletta e Maria Giovanna Piva, e numerosi imprenditori accusati a vario titolo di corruzioni e false fatture.
Ma, non appena sarà definita la prima tranche delle indagini, inizieranno gli approfondimenti sui molti altri filoni che potrebbero avere sviluppi di rilievo. Le intercettazioni che riguardano Paolo Venuti e la moglie Alessandra Farina, insomma, rischiano di non far dormire sonni tranquilli a molte persone. Probabilmente alcuni dei suoi più facoltosi clienti, ma anche altri professionisti e imprenditori che, a Padova e nel resto del Veneto, si rivolgevano ai suoi consigli professionali.

 

«BLITZ ANTI-GRANDI OPERE» Anonymous all’attacco del data-base della Regione

VENEZIA – Attacco hacker ai server della Regione Veneto. Il blog di Anonymous ha annunciato di aver violato il data-base e di aver messo a disposizione di tutti su Internet l’archivio della posta elettronica dei dipendenti della Regione e dei consiglieri. L’azione è stata rivendicata all’insegna della lotta contro le grandi opere. Tra questi, il Mose, sistema accusato di presentare difetti progettuali.
«Il sito del Consiglio regionale del Veneto non è stato violato, né il sistema informativo che gestisce tutti i dati personali e sensibili connessi», commenta il presidente del Consiglio Clodovaldo Ruffato circa l’attacco hacker al server e al data-base dell’assemblea legislativa della Regione. «Il Consiglio dispone di sistemi informativi differenziati e separati: uno per la gestione delle attività e delle comunicazioni istituzionali, trasparente e accessibile a tutti tramite la rete internet, e uno per la gestione di personale, consiglieri, bilancio e risorse finanziarie.
Il sistema, che gestisce le risorse e tutti i dati riservati e sensibili, non è stato oggetto di alcuna intrusione. L’intrusione illegale ha riguardato solo il sistema che gestisce la posta elettronica del personale e dei consiglieri regionali, ma il problema verificatosi non è di grande rilievo».
Il Consiglio regionale ha già segnalato alle autorità le intrusioni illegali di Anonymous e invita dipendenti e consiglieri a impostare nuove password raccomandando la buona regola del cambio periodico e frequente della “chiave di accesso” alla posta elettronica.

 

Nuova Venezia – Serenissima, alta tensione fra gli azionisti

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

29

lug

2014

Domani il cda: sul tavolo il duello con Autovie e il diritto di recesso della Camera di commercio di Padova

VERONA – È in calendario domani la “resa dei conti” in casa Serenissima, la società che ha ereditato da novembre 2009 quanto era di proprietà della Venezia-Padova, mentre la concessione dei 42 chilometri di autostrada è finita alla Cav. Il Consiglio si riunirà alle 12 e non sono pochi i punti all’ordine del giorno; tant’è che qualcuno dà perfino possibile l’azzeramento del cda rimasto a 6 rispetto gli 11 membri iniziali (quindi sotto soglia di legittimità) dopo diverse uscite. Tra le ultime, in ordine di tempo, anche quelle del finanziere bresciano Rino Mario Gambari e di Albino Faccin, espressione del socio Autovie. Sul tavolo il contenzioso con la camera di Commercio di Padova che ha vinto il lodo arbitrale a tutela del diritto di recesso esercitato ancora nel 2012. «Noi non presenzieremo domani, siamo usciti – conferma il presidente dell’ente padovano Fernando Zilio – ma aspettiamo quello che ci spetta ». Il recesso nasceva dalle modifiche dello statuto (in primis l’inserimento del project financing) ma anche da una diversa valutazione del valore delle quote. «Ho una sentenza in mano e farò di tutto per prendere quei soldi che sono di proprietà di 120mila imprese iscritte in camera di commercio » precisa Zilio. Si tratta di 10,6 milioni. Ma un conto è averne diritto, altra recuperarli, dice qualcuno. I mal di pancia in seno alla società sono più d’uno. Il socio Autovie (già sceso dal 22,5 al 16,91%) ha fatto sapere di presentarsi in consiglio con un legale. «Non sappiamo ancora quello che l’avvocato andrà a fare, daremo istruzioni all’ultimo minuto – anticipa il presidente Autovie, Emilio Terpin -. Si sta discutendo a tutto campo, stiamo aspettando di raccogliere gli elementi per capire cosa fare». Autovie, che già aveva detto no all’aumento di capitale per 10 milioni lanciato dalla società a fine 2013, ritenendo sovrastimato il valore delle quote, pare aver ancor meno gradito la decisione avallata e proposta a suo tempo da Piergiorgio Baita in quota Mantovani per rilevare il 4,9% detenuto dalla Milano- Serravalle in A4 Holding. La decisione è di ottobre 2012 ma il closing non è ancora avvenuto e sarà domani all’ordine del giorno. Sullo sfondo il disegno dell’ex presidente della Mantovani, arrestato nell’inchiesta Mose: ovvero la scalata alla Brescia-Padova oggi controllata dai privati Banca Intesa e Astaldi. Nel frattempo, l’aumento non è stato interamente sottoscritto (siamo sul 50% circa del totale). Serenissima esclude una nuova iniezione di denari ma la liquidità scarseggia e molto dipende da eventuali bandi definitivi che potrebbero essere assegnati. Tra tutti la Nuova Romea, la Nogara Mare e il Traforo delle Torricelle a Verona.

 

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui