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Tariffe aeroportuali, in via Palazzo la protesta delle categorie: «Ci chiedono 120 mila euro l’anno»

Passa anche la pedana davanti alla Querini Stampalia. Orsoni difende Giordani: «È in buona fede»

Dalle date della Tares alla valutazione di impatto ambientale sul Porto Offshore. In mezzo, le proteste degli operatori privati del settore trasporti che operano in aeroporto a Tessera alle prese con le nuove tariffe e il via libera alla commissione comunale di indagine sul caso Mantovani e che interesserà anche il consorzio Venezia Nuova .

Commissione Mantovani. Ieri il consiglio comunale è tornato a Mestre, in via Palazzo, dopo alcuni mesi di assenza. Le prime due ore di discussione si sono concentrate sulla commissione straordinaria che dovrà chiarire il cosidetto “caso Mantovani”, durata nove mesi, chiesta da molti consiglieri comunali per andare a fare chiarezza dopo gli arresti eccellenti. come quello di Piergiorgio Baita, per un giro di fatture false. Bocciato l’emendamento di Boraso che chiedeva di fare chiarezza anche su altre società collegate al Comune, come Ames, con un voto contrario che Boraso ha definito “una vergogna”, lunga è stata la discussione sugli emendamenti presentati da Ennio Fortuna e tesi sostanzialmente a tenere fuori il Consorzio Venezia Nuova dalla discussione della commissione straordinaria. Il consigliere Udc, seppur in maggioranza, si è trovato in posizione minoritaria con il suo emendamento più importante bocciato dal Consiglio che alla fine, dopo due ore di confronto teso a chiarire che la commissione non andrà a sostituirsi alla magistratura bensì andrà a valutare gli aspetti politici, dalla concessione unica agli indirizzi di controllo e indirizzo dell’amministrazione comunale, come hanno sottolineato sia i consiglieri di “In Comune”, Caccia e Seibezzi, sia Bonzio (Rifondazione) e i consiglieri del Partito Democratico. Alla fine, quindi, via libera alla commissione con il parere favorevole di tutto il consiglio e la non partecipazione al voto dell’Udc Fortuna mentre Simone Venturini ha invitato ad un lavoro per “un dibattito alto evitando commistioni con gli slogan contro il Mose». Ribatte la Seibezzi: «Il dibattito alto si fa con il coraggio».

Date della Tares. I pagamenti della nuova tariffa rifiuti, proposti dalla giunta Orsoni, hanno ottenuto il via libera del Consiglio comunale. I pagamenti saranno effettuati entro il 14 giugno, il 30 settembre e il 31 dicembre. Una bolletta ogni quadrimestre, quindi. E la prima sarà ovviamente identica all’importo della vecchia Tia, in attesa che il governo chiarisca l’applicazione della nuova tariffa e l’approvazione, sempre in consiglio, del regolamento applicativo e la definizione dell’importo che dallo Stato dovrà tornare al Comune per i servizi, circa 30 centesimi a metro quadro.

Tariffe aeroporto. Successivamente in consiglio è approdato il tema della protesta di alberghi, noleggiatori, aziende di trasporto, tassisti, contro le nuove tariffe imposte da Save per l’accesso e l’uscita dall’aeroporto dei furgoni del trasporto dei viaggiatori. «Oggi con le nuove tariffe si arriva a spendere 120 mila euro l’anno. Ma in cambio di che cosa si arriva a pagare queste cifre? », segnala preoccupato Marco Brusutti, portavoce del settore Trasporti per Confindustria. «Il regolamento non ha avuto alcuna pubblicazione», denuncia. La protesta, che ha visto anche l’esposizione di uno striscione, ha portato il consiglio a decidere di valutare il problema in commissione Trasporti mentre il sindaco Orsoni ha promesso delle verifiche direttamente con Save.

Incompatibilità Giordani. Il sindaco è intervenuto con una comunicazione, sulla questione posta dal Movimento 5 Stelle della presunta incompatibilità con il ruolo di consigliere del socialista Luigi Giordani, consigliere di Alilaguna. «Giordani quando venne eletto si dimise da altri incarichi per rispetto delle normative e mai ha voluto approfittare del doppio incarico. Esprimo stima nei suoi confronti», ha detto il sindaco spiegando tecnicamente che la presunta incompatibilità a suo avviso «è dubbia», visto che la questione non tocca una società di partecipazione diretta comunale bensì una azienda, come Alilaguna che svolge un servizio per conto del Comune «con un servizio provvisorio» con un «affidamento in via transitoria». Il «Consiglio è sovrano», ribadisce Orsoni, «ma io ritengo ci sia stata buona fede nell’aver mantenuto l’incarico». Della questione si dibatterà nelle prossime sedute di consiglio.

Querini Stampalia. Via libera anche alla variante al Piano regolatore per una pedana di accesso alla Querini Stampalia da campo Santa Maria Formosa, su progetto dell’architetto Mario Botta.

Mitia Chiarin

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CONSIGLIO COMUNALE

CASO MANTOVANI – Il Consiglio vota l’istituzione della commissione d’inchiesta

Alla fine la commissione straordinaria d’indagine sui rapporti fra la Mantovani e il Comune si farà. Dopo il «flop» della settimana scorsa, quando l’opposizione aveva fatto mancare il numero legale in aula, ieri la delibera elaborata dalla conferenza dei capigruppo è passata all’unanimità, con 34 voti e un solo consigliere – l’Udc Ennio Fortuna – che non ha preso parte al voto per i dubbi sulla legittimità dei poteri d’indagine che il Comune si è attribuito.
Ci sono però volute due ore di discussione – a tratti snervante per il pubblico in sala – per mettere d’accordo i consiglieri, riuniti al municipio di Mestre, su una decisione condivisa in linea teorica da tutti, seppur con molti distinguo. L’opposizione, per esempio, avrebbe voluto, come richiesto da Renato Boraso, che si indagasse anche sui rapporti del Comune con Lino Brentan e Statis Tsuroplis, al centro di due distinte vicende giudiziarie. In maggioranza invece Fortuna avrebbe voluto escludere il Consorzio Venezia Nuova dall’oggetto delle indagini della commissione, non avendo il Comune i poteri inquisitori che spettano alla Magistratura.
Ma l’indagine, ha ribattuto Beppe Caccia (lista In Comune) con Sebastiano Bonzio (Fds) potrà comunque valutare politicamente il ruolo di una società e di un concessionario che di fatto gestisce un’operazione colossale come la costruzione delle dighe mobili alle bocche di porto con il Mose. Un sistema che, come sottolineato dal rappresentante M5S Gianluigi Placella, impedisce lo sviluppo della libera concorrenza nel campo dei lavori pubblici. Al momento del voto l’opposizione, che una settimana fa era stata accusata di non volere la commissione, ha osservato con Saverio Centenario (Pdl) che «la maggioranza chiede chiarezza nella conduzione amministrativa di questo Comune in cui la stessa non dovrebbe avere nessun dubbio».

(a.fra.)

 

Ok del pm Ancilotto, il ragioniere potrebbe aver collaborato e nuovo sequestro dei beni per l’ex presidente dell’azienda

VENEZIA – Anche Nicolò Buson si è deciso a confessare e ieri ha ottenuto gli arresti domiciliari nella sua casa di Padova. A firmare il provvedimento il giudice veneziano Alberto Scaramuzza, lo stesso che aveva firmato l’ordinanza di custodia cautelare, ma il parere del pubblico ministero Stefano Ancilotto, il magistrato che coordina le indagini della Guardia di finanza, è stato favorevole. Come è accaduto per Claudia Minutillo prima e per William Colombelli poi, è logico ritenere che anche il ragioniere della «Mantovani spa» abbia deciso di ammettere le sue responsabilità e magari anche di raccontare quello che sa, se così non fosse il parere del rappresentante della Procura non sarebbe di certo stato favorevole alla sua uscita dal carcere di Treviso. Il pm, comunque, ieri pur confermando la notizia degli arresti domiciliari per l’indagato non ha voluto commentarla e tanto meno confermare che il suo atteggiamento processuale sia cambiato. Buson, difeso dall’avvocato Fulvia Fois, infatti, fino a qualche giorno fa aveva respinto le accuse, quelle mosse nei suoi confronti e degli altri tre indagati. L’unico a restare in carcere, quello di Belluno, per ora è l’ingegner Piergiorgio Baita, ex presidente di Mantovani: tutti sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale. Nei giorni scorsi, intanto, è stata notificata a Baita la nuova ordinanza con la quale il giudice Scaramuzza, su richiesta del pm Ancilotto, ha nuovamente sequestrato i beni dell’ex presidente dell’azienda di costruzioni veneta che il Tribunale del riesame aveva restituito all’ingegnere, sulla base del ricorso presentato dai difensori, gli avvocati Piero Longo e Paola Rubini. I finanzieri veneziani e padovani hanno fatto scattare il sequestro preventivo per il conto corrente che Baita possiede presso l’Unicredit di Mestre, in cui sono depositati poco più di 570 mila euro; per i cinque immobili di sua proprietà al 50 per cento (il resto è della moglie). Si tratta di un appartamento a Mogliano, di un secondo a Treviso, di altri due a Lignano Sabbiadoro e dell’ultimo a Venezia, per un valore complessivo di 731 mila euro. Infine, sono finite sotto sequestro le azioni della Mantovani di proprietà di Baita, per un valore di due milioni e mezzo di euro. I giudici del Tribunale avevano cancellato il primo sequestro perché non era stato quantificato nel provvedimento il profitto che gli indagati avevano tratto dal reato commesso e, in secondo luogo, era stata omessa la valutazione dei beni sequestrati. In questo secondo provvedimento, il giudice ha invece ben specificato entrambi le voci: il sequestro doveva essere fino alla concorrenza massima di tre milioni e 347 mila euro. Inoltre, facendo i conti, i beni sequestrati, in totale raggiungono un valore di poco più di tre milioni e 436 mila euro.

Giorgio Cecchetti

 

Gazzettino – Mantovani, Buson parla e lascia il carcere

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20

apr

2013

Un altro dei protagonisti dell’inchiesta sul caso Mantovani ha deciso di parlare e ha lasciato il carcere. Ieri infatti è tornato a casa Nicolò Buson, l’ex direttore amministrativo del gruppo Mantovani e stretto collaboratore di Piergiorgio Baita, l’ex numero uno del gruppo al centro di una maxi-inchiesta per fatture false. Il gip ha disposto per Buson gli arresti domiciliari come richiesto dalla difesa e dopo aver ricevuto un motivato parere positivo da parte della Procura. La decisione del giudice è conseguente alla scelta dell’ex manager di abbandonare la linea del silenzio sinora mantenuta. La conferma arriva dal legale di Buson: «In maniera consapevole – commenta l’avvocato Fulvia Fois – ha voluto chiarire la propria posizione rispetto a quelle degli altri coindagati e anche le dinamiche attribuitegli. In seguito a ciò, il pubblico ministero ha rilasciato il parere positivo. Ho chiesto di poterlo accompagnare io a casa invece di farlo trasportare dalla polizia penitenziaria e il giudice me lo ha concesso. Benché provato – conclude – Buson è determinato a riprendere in mano la sua vita e a guardare al futuro».
Sempre ieri intanto è scattato un nuovo sequestro preventivo dei beni di Baita per 3,3 milioni di euro. A tanto ammonterebbe, secondo i calcoli fatti dal sostituto procuratore di Venezia Stefano Ancilotto, l’imposta evasa tramite le operazioni con fatture fittizie su cui sta indagando. In questa somma sono anche compresi i compensi versati ai consulenti per aver prodotto a proprio rischio “carta straccia” (cioè fatture fasulle).
Come si ricorderà, l’ipotesi di reato è associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale attraverso l’emissione di false fatture. Oltre a Baita e Buson, risultano indagati anche Claudia Minutillo, ex segretaria di Galan e amministratrice di Adria Infrastrutture e il presidente della Bmc Broker di San Marino, William Alfonso Colombelli.
Il provvedimento di sequestro è stato ripetuto dopo la bocciatura operata dal Tribunale del Riesame, che aveva accolto il ricorso dei difensori del manager. Per il collegio presieduto da Angelo Risi, il calcolo del presunto profitto effettuato dal Gip Alberto Scaramuzza nell’ordinanza di fine febbraio (circa 7,9 milioni) non era corretto. In sostanza, si prendeva in considerazione l’intero importo delle fatture ritenute false mentre l’imposta evasa era per forza una cifra minore. Il Tribunale aveva anche stigmatizzato l’inesistenza di una stima dei beni sottoposti a misura cautelare. Questo perché il sequestro deve coprire l’eventuale debito nei confronti dell’Erario da parte degli indagati e non deve essere eccedente senza motivo. Infine, la corte aveva precisato che l’annullamento era dovuto a carenze formali e non alla mancanza di un “fumus delicti”. Ancilotto ha fatto tesoro delle indicazioni, ha predisposto stime e valutazioni chiedendo la misura solo sui beni di Baita e non su quegli degli altri indagati. Gli investigatori ritengono comunque che l’importo complessivo di imposta potenzialmente evasa sia superiore.

 

Dura polemica in consiglio comunale. Caccia: «Vergogna, vogliono coprire il partito degli affari»

Scambio di accuse tra Pd e Pdl. Boraso vuole allargare il lavoro di indagine a Brentan e Tsuroplis

L’inchiesta può attendere. Dibattito di fuoco in Consiglio comunale, accuse reciproche di voler «annacquare» la commissione d’indagine sulla Mantovani. Ma alla fine vince la politica del rinvio. Il numero legale non c’è (solo 23 i presenti su 47) e la seduta viene rinviata. «Vergogna, vogliono coprire il partito degli affari!», si infiamma Beppe Caccia, consigliere di «In Comune» tra i promotori della richiesta della commissione straordinaria dopo l’arresto del presidente della Mantovani Piergiorgio Baita. Il capogruppo del Pd Claudio Borghello dà la colpa al centrodestra. «E’ chiaro che non volevano discuterne, erano tutti in aula, perché non hanno votato? Non li ho mai visti così numerosi». Michele Zuin, capogruppo del Pdl, risponde sdegnato. «L’ho detto a verbale che noi la commissione la votiamo. Ma la maggioranza ha bocciato un emendamento di buon senso del collega Boraso senza averne i numeri. Così non va». Il gioco del tira e molla, o di chi la spara più grossa. Dopo anni di silenzi adesso sono arrivati gli arresti. E la proposta di aprire una commissione d’inchiesta suui rapporti della Mantovani e del Consorzio Venezia Nuova, ma anche delle società collegate, con l’amministrazione di Ca’ Farsetti. Renato Boraso (lista civica, ex Pdl) propone di allargare il campo di indagine anche ad altri due inquisiti dirigenti di società a partecipazione comunale. Il presidente della Societò Autostrade Lino Brentan (ex Ds, nominato da Comune e Provincia) e l’ex presidente di Ames Statis Tsuroplis. Il primo arrestato per le tangenti alle Autostrade, il secondo sotto processo – ma continua a proclamarsi innocente – per presunte tangenti sul Tronchetto ricevute dai fratelli Poletti. «Parliamo anche di queste cose». La maggioranza vota no. Ma ci sono solo 22 consiglieri al voto, e il presidente Turetta deve sospendere la seduta.

Chi allarga e chi stringe. «Bene la commissione», argomenta Ennio Fortuna, ex Procuratore generale oggi consigliere dell’Udc, «ma non possiamo estenderla al Consorzio Venezia Nuova. Qui stiamo parlando di fatti che riguardano la Mantovani. Dobbiamo rispettare la legge». «Ma la Mantovani è azionista del Consorzio», ricorda Caccia, «e tutti i mali vengono dalla famosa concessione unica».

Insomma, tutti d’accordo ma solo a parole. Anche perché l’apertura di un’indagine amministrativa, come già si fece con i costi del ponte di Calatrava, potrebbe portare lontano. Ecco allora il Gruppo Misto (Nicola Funari) che se la prende con il Comune. «Dov’erano in tutti questi anni?». Stefano Zecchi (ex Pdl) usa l’ironia: «Sembrate tutti d’accordo, ma la realtà è diversa. E poi, caro Fortuna, questa è una commissione politica e non giuridica: parliamo di cose che i giornali hanno scritto, e che il Consiglio comunale avrebbe ben dovuto conoscere». Giacomo Guzzo (Idv) parla di «Mani sulla città. Franco Conte (Pd) e il suo capogruppo Borghello frenano. «Attenti ai danni economici che si potrebbero creare alle imprese e ai lavoratori». Avanti con prudenza, dunque. E la commissione di inchiesta partirà forse la settimana prossima. Dovrebbe far luce sui tanti rapporti intercorsi negli ultimi anni tra il Comune e la Mantovani spa, azienda leader nel campo delle costruzioni, primo azionista del Consorzio Venezia Nuova. Che oltre ad avere in corso i lavori del Mose, ha realizzato il Passante, l’Ospedale di Mestre e il depuratore di Fusina, il progetto per via Torino, ha contribuito con il Consorzio alla Coppa America, alla Fenice e al Marcianum, opere marittime e autostradali, bonifiche. Insomma, tutti i grandi lavori degli ultimi decenni.

Alberto Vitucci

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Nuova Venezia – Rivolta contro i project financing

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12

apr

2013

 

Comitati a Palazzo Ferro Fini: «Una follia». E chiedono più partecipazione

«Chi semina strade, raccoglie traffico». È questa una delle tante scritte che ieri spiccavano sulle pareti del cortile di Palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale, affollato di gente che urlava «Vergogna». Una delegazione di decine di comitati per l’ambiente si è riunita per esprimere il proprio dissenso su alcune grandi opere in programma che verranno realizzate attraverso il «project financing».

«È la prima volta che un così nutrito numero di comitati si unisce e viene accolto in Regione: è un ottimo segnale»

ha affermato Michele Boato dell’Ecoistituto del Veneto che, insieme a don Albino Bizzotto di Radio Cooperativa e Carlo Costantino di Altro Veneto ha organizzato la manifestazione. Tra i molti gruppi sventolavano anche le bandiere di «Opzione Zero» (contro la Romea commerciale e Veneto City ) e «No Grandi Navi» e Luciano Mazzolin di Ambiente Venezia. Al centro del mirino l’uso del project financing, definito «una follia illegale». Si tratta di un metodo considerato a rischio zero per i privati che, per quanto riguarda per esempio la realizzazione delle autostrade, assicurano ai finanziatori mediante il pedaggio il rimborso del prestito, sulla base di calcoli sul flusso di traffico. Il punto è che, essendo opere commissionate dalla Regione, se il rimborso non viene raggiunto il buco si deve sanare con i soldi pubblici.

«Per l’ospedale dell’Angelo – prosegue Boato – paghiamo 399 milioni anziché 120 e dovrebbe servire da esempio per non ripetere l’errore».

In provincia i principali «progetti di finanza» previsti sono: il Centro Protonico di Mestre, la Meolo-Jesolo, la Sub-lagunare Venezia Tessera, il Sistema Integrato Fusina Ambiente, il Nuovo Porto Off-shore. I comitati chiedono di partecipare alla Commissione della Regione per fare luce sulla galassia Mantovani. Ci si aspetta inoltre dai consiglieri una mozione che tolga all’ingegner Silvano Vernizzi alcune cariche istituzionali che possono scatenare conflitti d’interesse. Infine, ci si attende una mossa di apertura dalla Regione che, nonostante si sia dimostrata aperta al dialogo, ha approvato nel pomeriggio la realizzazione delle grandi opere.

Vera Mantengoli

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IL PIANO TRIENNALE APPROVATO DAL CONSIGLIO REGIONALE

Grandi opere, avanti tutta. Il sit-in degli ambientalisti.

VENEZIA – Grandi opere pubbliche: avanti tutta, la Regione non si ferma anche se di soldi in cassa ce ne sono pochi e l’unico grande intervento che procede è il Mose, ma la cassa sta a Roma. E mentre i comitati ambientalisti «assediano pacificamente» palazzo Ferro Fini, verso le 18 arriva il via libera con 26 sì, 2 astenuti e 16 contrari. Poi tutti a casa. Il piano cave può attendere. In aula ha parlato a lungo l’assessore Renato Chisso che ha ribadito l’importanza di rimettere in moto l’economia del Veneto, un modello per tre grandi operazioni: il Passante di Mestre, l’ospedale all’Angelo e il rigassificatore. Netta l’opposizione del Pd che ha ribadito l’inutilità di un piano già esaurito per mancanza di risorse: nulla di quanto previsto è stato realizzato. Durissimo Pierangelo Pettenò (Prc) schierato in difesa degli ambientalisti, ricevuti dal presidente del consiglio regionale Clodovaldo Ruffato e dai rappresentanti di tutti i partiti tranne la Lega. L’elenco delle opere. Gli interventi finanziati con il project financing, contestati dai comitati e sui quali è stata creata una commissione speciale d’inchiesta, sono:

la «Via del Mare», cioè il collegamento A4 tra Autostrada Venezia Trieste e Jesolo e litorali; il nuovo sistema delle tangenziali lungo la A4 Verona, Vicenza e Padova; Grande Raccordo Anulare di Padova; Passante Alpe Adria e il prolungamento della A27 con il collegamento tra i caselli di Portogruaro e Latisana, Bibione e il Litorale). L’altro megaintervento è la nuova autostrada sul tracciato della Valsugana da Bassano a Trento e l’ammodernamento dell’area nord di Belluno.

In cima alle priorità e finanziati dalla Regione c’è la vera lista delle opere pubbliche: la strada regionale «Padana Inferiore» con 35,6 milioni e la superstrada Pedemontana Veneta con 173 milioni i cui lavori sono iniziati a Montecchio Precalcino: dopo lo scavo tutto si è fermato e l’autostrada è un’immensa piscina di fango.

«Ci sono i soldi per realizzare l’opera?» ha detto ieri Pettenò. «Facciamo una rapida verifica oppure si fermi tutto».

Completa l’elenco l’autostrada regionale a pedaggio «Nogara Mare» con 50 milioni, su cui pende un ricorso al Tar. Contro questi progetti, ieri si è schierato il Veneto ambientalista che non si arrende, che protesta contro le

«colate di cemento che rischiano di massacrare la campagna e le colline».

E’ il Veneto dei comitati ambientalisti guidato da don Albino Bizzotto, leader dei Beati costruttori di Pace e pacifista internazionale con marce in Bosnia e in Palestina, e da don Giuseppe Mazzocco, parroco di Adria che protesta contro la centrale a carbone nel Polesine. Al loro fianco, una galassia di associazioni ambientaliste, in sintonia con i No Tav della Val di Susa ma ancorate a una prassi democratica: la protesta deve portare a dei risultati concreti e vanno coinvolte le istituzioni. Ecco allora che ieri la galassia-ambientalista è stata ricevuta da Clodovaldo Ruffato, presidente del consiglio regionale (Pdl) e dai gruppi regionali: tutti attorno al tavolo, tranne la Lega, dilaniata dalle beghe interne tra proZaia e proTosi. (al.sal.)

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«Stop alla Mantovani»

Le associazioni ricevute da Ruffato, la Lega dà forfait

VENEZIA – Don Albino Bizzotto ha celebrato persino una messa a Thiene, su un terreno che sarà espropriato per far posto alla Pedemontana: ieri la protesta è tornata a farsi sentire quando Clodovaldo Ruffato, presidente del consiglio regionale, ha incontrato la Rete dei comitati per un Altro Veneto, la Rete polesana dei comitati per l’ambiente, il Cat della riviera del Brenta e del Miranese e la Covepa della Pedemontana. «La terra è un bene di tutti, bisogna difendere gli interessi dei disoccupati e non delle grandi aziende, Zaia ha detto no al cemento ma non si è fatto vedere», ha detto don Bizzotto. Poi l’architetto Costantini ha sottolineato come il Veneto realizzi opere al fuori del Ptrc in un regime di monopolio per la Mantovani:

«C’è l’occasione di fare chiarezza con la commissione speciale d’inchiesta, ma il sistema di fatture false portato a galla era già stato segnalato dalla Corte dei Conti».

Ruffato ha garantito massima trasparenza e l’impegno a non massacrare il territorio, mentre Fracasso (Pd)ha proposto di aprire una vertenza con la giunta perché l’elenco delle grandi opere è un fiasco completo: nulla è stato realizzato. Marotta (Idv) ha sottolineato lo scandalo dell’ospedale all’Angelo di Mestre, mentre Bottacin (Verso Nord) ha criticato Galan: il governatore più liberista d’Italia, ha regalato alla Mantovani il monopolio di tutte le opere. Durissimo Moreno Teso (Pdl: ho votato contro la commissione d’inchiesta, non serve a nulla. Il project demolisce la piccola e media impresa. Nessuno saprà mai cosa c’è dietro ai contratti.

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LA PROTESTA – I comitati e la finanza di progetto «Anche noi nelle commissioni»

VENEZIA – Le commissioni d’inchiesta sugli appalti della Regione Veneto devono consentire la partecipazione pubblica. È la richiesta dei circa 200 comitati che ieri, rappresentati dai propri portavoce, hanno effettuato un sit-in a Palazzo Ferro Fini. Una domanda di trasparenza rinnovata poi al presidente del consiglio regionale, Clodovaldo Ruffato in un incontro che ha visto la partecipazione di alcuni consiglieri. Sul piatto della discussione, il cosiddetto fallimento del sistema project financing («capace di creare apparati consociativi e ammazzare la piccola media impresa locale»). (t.c.)

 

APPALTI IN REGIONE. AMBIENTALISTI A PALAZZO FERRO FINI

«Le commissioni d’inchiesta devono essere pubbliche»

(t.c.) Partecipazione pubblica alle commissioni d’inchiesta sugli appalti della Regione. Questa la principale richiesta delle varie associazioni contro le grandi opere, espressa ieri al presidente del consiglio regionale, Clodovaldo Ruffato. Una pressante domanda di trasparenza che un centinaio di portavoce dei circa 200 comitati veneti ha trasferito a palazzo Ferro Fini, presenti alcuni capogruppo. Come si ricorderà, la Regione ha posto in essere due gruppi d’inchiesta dopo l’affaire Mantovani: una straordinaria, l’altra affidata alla prima commissione. Se Ruffato ha parlato genericamente di audizioni, la partecipazione diretta delle associazioni è stata caldeggiata da Gennaro Marotta (Idv), Pierangelo Pettenò (Rifondazione), mentre Moreno Teso (Pdl) si è detto estremamente scettico sull’esito delle verifiche, dal momento che le commissioni «avranno in mano solo documenti ufficiali e già certificati». Sul piatto della discussione, il cosiddetto fallimento del sistema project financing («capace di creare apparati consociativi e ammazzare la piccola media impresa locale») e l’opportunità, caldeggiata da Luciano Mazzolin, di metter mano ai primi finanziamenti pubblici devoluti alla Mantovani proprio con il Mose. «I comitati chiedono trasparenza – ha detto Michele Boato – questo è un primo passo; novità è la partecipazione anche di aggregazioni No grandi opere dell’area veronese».

«Invece che alle grandi opere pensiamo a curare il territorio e al trasporto davvero «pubblico» – ha invitato Carlo Costantini, per «Altro Veneto» – certi accordi con i privati in regime di monopolio portano ad operazioni a zero rischio da parte dei primi e pericolo totale per i soldi pubblici, perché poi la Regione si trova magari a ripianare pedaggi autostradali non sufficienti secondo le iniziali previsioni».

 

REGIONE Tiozzo (Pd): rivedere la strategia. L’assessore Chisso: serve lungimiranza, l’economia è in ripresa

Grandi opere, il Veneto sfida la crisi

Scontro in consiglio, la maggioranza vara il piano da 2,5 miliardi: dalla Pedemontana alla Nogara-Mare, dai treni alle tangenziali

Approvato il Programma triennale degli interventi nel settore dei lavori Pubblici per circa 2,5 miliardi.

Materiale per ironizzare ce n’era fin troppo, a partire dal titolo all’ordine del giorno del consiglio regionale del Veneto: “Programma triennale 2012-2014 ed elenco annuale dei lavori pubblici di competenza regionale da realizzarsi nel 2012″. Da realizzarsi un anno fa e se ne parla quasi a metà 2013? Tant’è, arrivato in aula decisamente in ritardo, l’argomento delle grandi opere da realizzare in Veneto ha monopolizzato buona parte dei lavori di ieri a Palazzo Ferro Fini. Intrecciandosi, peraltro, con i dati diffusi dalla giunta regionale sul drammatico aumento di case vuote come certificato dall’ultimo censimento: tra invendute e sfitte si sfiorano le 390mila abitazioni disabitate, con percentuali in crescita rispetto al 2001 (+21,7%), soprattutto nelle province di Treviso, Padova e Rovigo. E allora: se a causa della recessione non si vende e non si compra un mattone che sia uno, ha senso progettare nuove grandi opere? Soprattutto, se la gente in auto corre sempre di meno perché la benzina costa e l’auto sta diventando un lusso, ha senso progettare nuove strade, peraltro per la maggior parte con quel meccanismo del project financing su cui lo stesso consiglio regionale ha deciso di “indagare” dopo lo scandalo della Mantovani istituendo un’apposita commissione? La risposta di Renato Chisso è stata cristallina: sì, ha senso. Ha senso – ha detto – il proseguimento dei lavori per la metropolitana di superficie (Sfmr) con 165 milioni di euro. E hanno senso la Pedemontana Veneta, la Nuova strada regionale Padana Inferiore, la Nogara-Mare, il nuovo sistema delle tangenziali venete Verona-Vicenza-Padova, tanto per citare alcuni degli interventi programmati. Così come hanno una ragione gli interventi nel settore della difesa del suolo (476,3 milioni di cui 37,1 di capitale privato) e, appunto, quelli su strade, autostrade e concessioni (1.852,4 milioni di cui 1.627,5 di capitale privato). E le critiche?
L’assessore alla Mobilità e alle Infrastrutture è rimasto ad ascoltare il dibattito in consiglio regionale dall’inizio alla fine. Concludendo con un invito: «Bisogna avere lungimiranza». Certo, la crisi c’è ed è chiaro che deve esserci una risposta da parte della politica: «Possiamo ipotizzare che si continui a ragionare di crisi per i prossimi vent’anni, ma la verità – ha avvertito Renato Chisso – è che se non ci sarà un cambio di marcia a livello centrale nel giro di sei mesi saremo spazzati via come classe politica dai cittadini».
Chisso ha contestato le obiezioni dell’opposizione che gli ha ricordato il drastico calo di traffico automobilistico: «Non si può ragionare – ha detto l’assessore – dicendo che il dato contingente è il calo del traffico. Autovie Venete, tra l’altro, presenta un inversione di tendenza, è il segnale di rimessa in moto dell’economia. Mi chiedete di mettere la parola fine alla grandi opere e di rivederci tra dieci anni? No. Possiamo fare delle correzioni, riaggiornare il Piano regionale dei trasporti, ma allo stop non ci sto. Serve lungimiranza».
Le obiezioni dell’opposizione sono rimaste agli atti Giampiero Marchese, Pd, ha tirato le orecchie alla maggioranza: «Il piano è del 2012, diteci cosa è stato fatto». Lucio Tiozzo, capogruppo dei democratici, ha chiesto una pausa di riflessione: «È il momento di rivedere tutta la strategia sulle infrastrutture viarie in Veneto, tenendo conto delle esigenze di rilancio economico, ma anche di quelle legate alla compatibilità ambientale».
Al voto il Piano – che prevede un impegno complessivo di circa 2,5 miliardi di euro – è passato con 26 voti favorevoli, 16 contrari e due astenuti. «Lega e Pdl – ha commentato Pietrangelo Pettenò, Sinistra – in spregio agli appelli lanciati qualche ora prima dagli ambientalisti, hanno anche bocciato la richiesta di correggere il provvedimento introducendo il divieto di ricorrere alla pratica dei progetti di finanza, veri e propri buchi neri per le risorse pubbliche».

 

Nuova Venezia – Venezia, “Stop a speculazioni da squali”

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11

apr

2013

Protesta di Morion e Sale Docks al cantiere dell’hotel Des Bains, fermo da tempo

LIDO. Sono arrivati, hanno scavalcato il cancello e si sono diretti sulle scalinate dello storico Hotel Des Bains. Qui, in completa tranquillità, hanno srotolato un grande manifesto con una scritta chiara: «No grandi opere e speculazione. Sì democrazia e beni comuni». Ieri alle 14 una ventina di attivisti del «Laboratorio Occupato Morion» e di «S.a.L.E. Docks» sono sbarcati al Lido dirigendosi verso l’albergo descritto da Thomas Mann in «Morte a Venezia». Il titolo del celebre romanzo calzava perfettamente con lo scenario che i «dissidenti» si sono trovata dinanzi: il vuoto assoluto. Nessun cantiere aperto, cumuli di tubi di plastica accatastati e la solita impalcatura che si vede da anni con una scritta sul pannello che suonava sarcastica: «Grand Hotel Des Bains. Un futuro leggendario», e sotto «Est Capital – Fondo Real Venice 1». Il gruppo è così entrato senza trovare nessuna resistenza, se non le parole del custode che, dopo qualche minuto, è arrivato dal viale intimando arrabbiato gli attivisti ad andarsene. Non avendo ricevuto risposta, il custode ha chiamato il 112. Una volante dei carabinieri è arrivata dopo poco, ma i due carabinieri hanno potuto soltanto registrare l’episodio dato che si tratta di proprietà privata. L’azione aveva uno scopo preciso:

«Volevamo denunciare i responsabili diretti della minaccia speculativa al Lido », racconta il portavoce Marco Baravalle, «tutti ormai sanno che Est Capital è la società che non solo ha acquistato il Des Bains, ma anche quella che vorrebbe trasformare la zona dell’ex Ospedale al Mare. Bisogna sapere che il fondo Real Venice su cui si appoggia ha uno quota della Mantovani che equivale a Baita. Noi vogliamo che si sappia il nome degli squali che vogliono intraprendere le loro speculazioni. Parliamo di Baita, conosciuto bene da Galan e Zaia, ma anche del Consorzio Venezia Nuova che ha voluto il Mose dove, guarda caso, torna il nome della Mantovani. E anche di Paolo Costa che con le grandi navi compie la stessa speculazioni, ma sull’acqua».

Insomma, si è voluto ricordare che i cittadini pretendono che alcuni spazi pubblici rimangano a disposizione dei cittadini, come il Teatro Marinoni e che ci sia trasparenza nelle procedure. Il Des Bains è ora in attesa dell’arrivo della nuova impresa Eccis scc di Ravenna che dovrebbe subentrare per ultimare i lavori che si concluderanno in 22 mesi, sotto lo sguardo vigile dei cittadini.

Vera Mantengoli

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L’organismo di indagine analizzerà i rapporti dell’azienda di Baita con Ca’Farsetti

Nel mirino anche il ruolo svolto nel Consorzio. Nove mesi di attività e audizioni

Commissione d’indagine sulla Mantovani, si parte. Ieri la prima Commissione consiliare ha dato il via libera alla delibera – che sarà approvata nel prossimo Consiglio comunale – che istituisce appunto la commissione che indagherà sul ruolo della Mantovani spa, del Consorzio Venezia Nuova e delle società da essi controllate e partecipate nella vita economica e politico-amministrativa della città di Venezia. Non una commissione d’inchiesta – i suoi poteri saranno più limitati rispetto a quelle parlamentari – ma un organismo che nei nove mesi (rispetto ai diciotto precedentemente previsti) in cui resterà in vita, senza pensare di sostituirsi o affiancarsi alla Procura che ha in corso l’indagine sui fondi nei dell’importante società di costruzioni, il cui presidente Pier Giorgio Baita è stato arrestato con altre 4 persone, per associazione a delinquere finalizzata frode fiscale, cercherà comunque di fare luce su una situazione di fatto monopolista nell’azienda padovana per le grandi commesse che riguardano la città e la laguna. A presiederla – essendo una commissione di garanzia – sarò un esponente di opposizione e già si fa il nome di Gianluigi Placella, del Movimento Cinque Stelle.

«Sarebbe opportuno che il presidente non fosse un esponente del Pdl – sottolinea il consigliere Beppe Caccia della Lista in Comune, uno dei più accesi sostenitori della necessità della Commissione – solo per motivi di opportunità, per i rapporti consolidati che la Mantovani ha avuto in questi anni con i governi regionali di centrodestra».

Due i filoni di indagine su cui la Commissione del Comune si muoverà. Il primo, interno, per valutare la chiarezza e la trasparenza nei rapporti con la Mantovani per tutte le attività svolte nei confronti dell’Amministrazione. Aall’associazione temporanea d’impresa per la realizzazione del tram di Mestre, alla partecipazione all’operazione Ospedale al Mare del Lido, dove la Mantovani è socia al 19 per cento a fianco di Estcapital nel fondo Real Venice. Alla presenza per le ristrutturazione del mercato ortofrutticolo e del campus universitario di via Torino, fino alla commessa per la realizzazione dell’Ospedale dell’Angelo e alla compartecipazione con Veritas nella società Sipa per il piano integrato di Fusina. Il secondo filone d’indagine – esterno all’Amministrazione ma non alla città – riguarderà il ruolo della Mantovani e del Consorzio Venezia Nuova – legato al progetto Mose – nella vita della città, toccando inevitabilmente il ruolo di monopolio del pool di imprese come concessionario unico delle opere di salvaguardia in laguna e mettendolo in discussione. La commissione d’indagine sulla Mantovani, anche attraverso audizioni, dovrà dunque ottenere – come si legge nella delibera –

«l’acquisizione di tutte le informazioni utili, anche nella prospettiva della costituzione delComune come parte civile in sede processuale, su come e quanto il sistema illecito che dovesse emergere abbia danneggiato l’Amministrazione e il territorio nel suo complesso; e di studiare e predisporre le misure politico-amministrative da adottare per ripristinare, nell’interesse pubblico e dell’intera comunità locale, condizioni fondamentali di trasparenza e di legalità nella realizzazione delle opere pubbliche».

Enrico Tantucci

Perfezionata la vendita delle quote Autostrade

E intanto il Comune perfeziona la cessione alla Mantovani – decisa l’ultimo giorno dello scorso anno, in tempo per far valere gli introiti ai fini del rispetto del Patto di Stabilità – delle tremila azioni che l’Amministrazione deteneva nelle società autostradali Venezia-Padova e Padova-Brescia, per un importo di circa un milione e 140 mila euro. Proprio in questi giorni l’Amministrazione ha perfezionato la cessione, dopo che i precedenti tentativi di Ca’ Farsetti di alienare le quote di minoranza delle società autostradali da essa possedute, erano andate deserte. Il prezzo di vendita alla Mantovani nella determinazione del Comune è ritenuto congruo, perché altrimenti gli altri soci di Autostrade avrebbero esercitato il diritto di prelazione per acquistarle, stimando la valutazione inferiore a quella di mercato.

 

La commissione speciale d’indagine per far luce sul ruolo dell’impresa Mantovani nella vita della città ha incassato ieri un primo “via libera”. La parola definitiva, spetterà però al Consiglio comunale, che in una prossima riunione si pronuncerà sulla delibera proposta dalla maggioranza e dal Movimento 5 Stelle. A differenza della commissione sul ponte di Calatrava, le sue sedute saranno pubbliche e, forse, trasmesse in streaming su internet. È solo una questione di costi. Inoltre, non durerà 18 mesi, ritenuti troppi da tutti, ma solamente nove, e dovrà arrivare a produrre un qualche risultato.
Nel corso della discussione, però, si è capito che – a parte il nome altisonante – questa commissione non potrà far luce che sui contratti stipulati tra l’impresa e le sue consociate con l’amministrazione comunale. Lo ha sottolineato il vicesegretario generale Francesco Vergine e su questo tema si è aperto un acceso dibattito in commissione Affari istituzionali, presieduta da Marta Locatelli. C’è chi come Ennio Fortuna, dall’alto della sua esperienza da Procuratore generale nutre molti dubbi sul funzionamento di un organo del genere, così come proposto nella bozza di delibera. L’intenzione è infatti di studiare come “il Mose possa avere avuto un concessionario unico e, attraverso questo, la Mantovani abbia potuto crescere”.

«La formazione e i poteri del Consorzio Venezia Nuova – ha però risposto Fortuna – sono regolati dalla legge e noi la legge non la possiamo cambiare, giusta o sbagliata che sia. Ricordiamoci poi che al momento a Piergiorgio Baita è contestata solo l’evasione fiscale e potrebbe accadere che la Mantovani potrebbe teoricamente risultare come la principale parte lesa. Attenzione, dunque, perché una commissione simile potrà indagare solo sulle attività poste in essere dal Comune».

Per Beppe Caccia, il più acceso fautore della proposta,

“la commissione potrà individuare le distorsioni del sistema, in modo che in futuro queste possano essere evitate”.

«Aderiamo volentieri – ha aggiunto Michele Zuin, Pdl – così potremo conoscere perché sono state prese in giunta certe decisioni che noi abbiamo appreso solo leggendo i giornali, come la vendita di Save e delle autostrade».

 

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