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Il neoassessore regionale: «Voglio capire chi non rispetta gli impegni, poi convocherò il tavolo»

Martedì prossimo, 16 dicembre, all’ordine del giorno della prevista seduta della Giunta regionale, oltre alla delibera di adesione della Regione Veneto al nuovo Accordo di Programma per Porto Marghera, ci sarà anche una seconda e speciale delibera su un altro importante accordo di programma che riguarda il cosiddetto Vallone Moranzani. Nella sua prossima seduta la Giunta, presieduta da Luca Zaia, conferirà all’assessore Massimo Giorgetti una sorta di “poteri speciali” al fine di avviare incontri «ricognitivi per verificare lo stato di applicazione dell’Accordo di Programma per il Vallone Moranzani» con tutti i soggetti (Comune, Provincia, Regione, Governo, Magistrato Acque, Autorità Portuale, Terna, Consorzio Acque Risorgive) che lo hanno firmato nel 2008.

Si tratta di un accordo molto complesso del valore di oltre 900 milioni di euro e un cronogramma di apertura e completamento dei cantieri puntuale e dettagliato che ha cominciato ad arenarsi da oltre un anno. Giorgetti, del tutto nuovo in materia (il governatore Zaia gli ha conferito le deleghe relative a Porto Marghera solo poche settimane fa) vuole capire il perché dello «stallo», seguito dal mancato completamento del previsto risanamento dei canali nei cui i fondali ci sono ancora grandi quantità di sedimenti inquinati (4 milioni di tonnellate) accumulati nel corso degli anni e che, se non rimossi, continuano a contaminare la laguna e il mare, in palese violazione delle normative europee in materia.

Poi è arrivato lo stop del Consiglio di Stato al progetto di Terna spa per l’interramento delle linee aeree nell’area del Vallone Moranzani, già imbottita di discariche tossiche di origine industriali e destinata a diventare una mega discarica controllata e in sicurezza che sarebbe destinata a diventare un grande parco urbano lineare di 200 ettari, collegato a SanGiuliano.

Infine, nell’estate scorsa è uscito di scena dell’ex assessore Renato Chisso e un alto dirigente della Regione che seguivano in prima persona tutti i molteplici aspetti dell’Accordo Moranzani che era stato firmato soltanto dopo il via libera dato dai residenti di Marghera e Malcontenta, con un apposito referendum.

La peculiarità dell’Accordo era che in cambio della mega discarica di fanghi che sorgerebbe nel vallone Moranzani, si sarebbero realizzate una serie di importanti opere viarie, idrauliche, ambientali e paesaggistiche che solo in parte, sono state inserite tra i progetti inclusi nel nuovo Accordo di Programma per Porto Marghera che dovrebbe essere firmato prima di Natale o subito dopo al ministero dello Sviluppo Economico.

«Ho già cominciato a sentire i i soggetti in questione _ spiega l’assessore Massimo Giorgetti _ voglio accertare lo stato di esecuzione dei loro impegni, previsti nell’Accordo Moranzani e avere una spiegazione del perché non sono stati mantenuti».

«Per esempio – continua l’assessore – vorrei capire da Terna perché non ha presentato un nuovo progetto per gli elettrodotti a Malcontenta e dal Magistrato alle Acque lo stato perchè non sono stati scavati i fanghi nelle quantità previste. E Veritas, che fa capo al comune di Venezia, deve spiegare perché non sono stati realizzati i collegamenti con il depuratore di Fusina degli scarichi delle acque piovane delle Prima Zona industriale e aree del Parco Vega e, inoltre, perché non è stato riavviato l’inceneritore di fanghi Sg31».

Completate queste prime verifiche bilaterali , Giorgetti è intenzionato a «convocare un tavolo generale con tutti i soggetti per eventuali modifiche da apportare all’Accordo del 2008 e, naturalmente, coinvolgere anche la popolazione con il riavvio dell’Agenza 21».

(g.fav.)

 

Nuova Venezia – Porto Marghera arriva l’ok del commissario

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13

dic

2014

LA RIQUALIFICAZIONE

Zappalorto ha firmato la delibera per il nuovo Accordo di Programma da 152 milioni che sarà sottoscritto al Ministero

Porto Marghera, l’ok del commissario

Come annunciato, il commissario straordinario del Comune di Venezia, Vittorio Zappalorto, ha approvato ieri con i poteri della Giunta, lo schema dell’Accordo di Programma per la riconversione e riqualificazione industriale dell’area di Porto Marghera, messo a punto da un gruppo di lavoro misto con tecnici del Comune, della Regione Veneto, dell’Autorità Portuale di Venezia e del ministero dello Sviluppo che nei prossimi giorni convocherà tutti a Roma per la firma definitiva. Si tratta di un nuovo accordo istituzionale con allegati 23 progetti che riguardano le infrastrutture urbane e il risanamento ambientale ed idraulico di un’area di circa 2 mila ettari come Porto Marghera. Il tutto grazie alla disponibilità di un fondo di investimento di 152 milioni di euro complessivi (erano 156, poi scesi a 152 per una riduzione dei costi per sistemare la banchina del sito dei 23 ettari a Malcontenta); dei quali 102 milioni sono in capo al ministero che già li ha in cassa grazie ad un rimborso degli sconti energetici dati all’Alcoa, 20 milioni alla Regione, 15 all’Autorità Portuale, 4 al Comune di Venezia.

L’obiettivo di questo nuovo Accordo di Programma (che fa seguito a quelli precedenti firmati nel 1998 e nel 2006 e poi superati dalla realtà) è – come spiega una nota del Comune di Venezia – quello di «favorire lo sviluppo e la riqualificazione economica di Porto Marghera attraverso la realizzazione degli interventi necessari ad ottimizzare il quadro delle infrastrutture materiali ed immateriali presenti dell’area industriale».

Il programma di interventi previsto dall’Accordo di Programma si articola in quattro diversi filoni di attività, complementari tra loro, che riguardano diversi ambiti di intervento, tutti urgenti visto lo stato di abbandono in cui versa gran parte di Porto Marghera dopo la chiusura di quasi tutti i cicli produttivi della chimica e della siderurgia. Si tratta, nello specifico, di interventi negli ambiti della sicurezza idraulica e dei collegamenti con il depuratore Pif di Fusina, del banchinamento e marginamento di alcune aree portuali, della viabilità e accessibilità della Prima Zona industriale (Vega) e della connettività a banda larga con fibre ottiche. Nell’ambito degli interventi oggetto dell’accordo di programma sono compresi sei interventi infrastrutturali proposti dal Comune di Venezia, e condivisi dagli altri Enti, per un totale oltre 36 milioni di euro, di cui circa 4 milioni finanziati dal Comune stesso con fondi della Legge Speciale.

«Questo accordo», ha dichiarato Zappalorto, « è il frutto della efficiente collaborazione istituzionale tra il ministero e gli enti sul territorio, finalizzata a predisporre adeguate condizioni infrastrutturali che consentano a Porto Marghera di tornare ad essere un polo di attrazione per le imprese, in funzione del progetto di rilancio produttivo ed occupazionale dell’area condiviso con le organizzazioni imprenditoriali e dei lavoratori».

Zappalorto ha ricordato che questo Accordo «fa seguito al recente Protocollo d’intesa con Eni-Versalis per lo sviluppo del progetto di “chimica verde”,  nonché alle azioni promosse dalla precedente amministrazione per favorire il rilancio produttivo dell’area con la riconversione industriale e di valorizzazione delle potenzialità e delle specificità di Porto Marghera». Il commissario Zappalorto ha ringraziato i rappresentanti del ministero, della Regione Veneto, dell’Autorità Portuale e del Consorzio di Bonifica per essersi «proficuamente spesi per pervenire in tempi rapidi alla definizione dell’accordo ed all’individuazione degli importanti interventi da esso finanziati».

Gianni Favarato

 

Nuova Venezia – Porto Marghera, il ministro accelera

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12

dic

2014

La Guidi vuole arrivare prima di Natale al nuovo Accordo di Programma da 156 milioni di euro per 23 progetti

Il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi sta facendo il necessario per arrivare il prima possibile, possibilmente prima di Natale, alla firma del nuovissimo Accordo di Programma per Porto Marghera, che finanzia 23 progetti con un fondo complessivo di 156 milioni di euro. Sono destinati esclusivamente alla Prima zona industriale di Porto Marghera e alle aree di Fusina, Malcontenta e del Vallone Moranzani che da anni aspettano di essere risanate e provviste di tutte le infrastrutture (strade, canali, ferrovie, nuovi svincoli) e dei sottoservizi necessari al rilancio economico e ambientale. Le delibere in approvazione. Un vero “miracolo” per il Comune di Venezia, la Regione Veneto e l’Autorità Portuale che da sole non potevano certo garantire tutti i fondi necessari a fare le opere che, malgrado l’evidente necessità, non sono state fatte negli ultimi due decenni.

Il commissario prefettizio Vittorio Zappalorto con i poteri della Giunta comunale che gli sono stati conferiti, firmerà proprio stamattina il decreto che formalizzerà a tutti gli effetti la sua adesione all’Accordo di Programma – l’ennesimo ma anche il più ricco visti i finanziamenti a disposizione – che riguarderà tutti i duemila ettari del sito di interesse nazionale (Sin) di Porto Marghera che risulta essere anche uno dei più grandi poli industriali e portuali europei.

Martedì prossimi toccherà alla Giunta regionale che dovrebbe approverà una delibera analoga, su proposta del neo assessore Massimo Giorgetti, all’ordine del giorno della seduta.

Infine, toccherà all’Autorità Portuale di Venezia, anch’essa firmataria e finanziatrice dell’operazione, dare formalmente l’assenso all’Accordo di Programma che comprende molti progetti nell’ambito del demanio portuale. Dunque, sembrano esserci tutti i presupporti per arrivare all’atto finale della firma del Nuovo Accordo di Programma, che si terrà a Roma nella sede del ministero dello Sviluppo Economico.

Il fondo da 156 milioni. È stato lo stesso ministero a mettere sul piatto per Porto Marghera 102 milioni di euro, recuperati dalla restituzione allo Stato italiano di circa 300 milioni di euro totali (parte dei quali andrà anche a Porto Torres in Sardegna) sborsati dalla multinazionale Alcoa che aveva ingiustamente usufruito di uno sconto della bolletta energetica, poi bocciato dalla Commissione Europea. E poi ci sono gli investimenti previsti dalla Regione Veneto (20 milioni), dell’Autorità Portuale (15) e il Comune di Venezia (4), più altri 14 milioni provenienti da altri soggetti, in particolare la S. Marco Petroli spa e dal Provveditorato Opere Pubbliche.

Perplessità della Cisl. «Ben vengano un nuovo Accordo di Programma per Porto Marghera e i finanziamenti previsti», commenta il segretario generale della Cisl veneziana, Lino Gottardello. «Tuttavia dobbiamo interrogarci se il disegno generale sul futuro di Porto Marghera rimanga quello condiviso dalle istituzioni e dalle parti sociali che partecipano al tavolo permanente coordinato dalla Regione o se siamo di fronte a nuovi scenari. Non dimentichiamo, infatti, che il piano di riconversione e riqualificazione industriale per Porto Marghera prevede opere infrastrutturali per oltre 3 miliardi di euro e ha, al centro, la realizzazione del porto off shore e la valorizzazione delle potenzialità industriali, portuali e logistiche. Per questo c’è da chiedersi se le forze politiche e le istituzioni locali credono ancora a quel progetto o si sono arrese di fronte all’offensiva campanilistica di chi vuole allontanare le grandi navi da crociera da Venezia, e agiscono in Parlamento a Roma e fuori per bocciare il progetto del grande Porto d’altura veneziano».

Il carico fiscale sugli immobili. Giancarlo Tomasin, dell’Immobilare Complessi spa – proprietaria di una delle tre altre aree del Parco Vega ancora da sviluppare – sostiene che «la riqualificazione del Vega e di tutto Porto Marghera deve essere un punto qualificante del programma del nuovo sindaco di Venezia. Non è un caso che il carico fiscale sugli immobili vede Venezia in testa nella classifica, seconda sola a Milano. Forse questo dipende anche dal fatto che Venezia ha due nuclei distinti (centro storico e terraferma) e ciascuna dispone di distinti uffici comunali, con un evidente raddoppio dei costi che si potrebbe evitare concentrando le sedi in un’area di mezzo e ben servita come può essere Porto Marghera».

Gianni Favarato

 

Il nuovo terminal dei traghetti può crescere ancora: 300 milioni di possibili investimenti

Autostrade del mare, Fusina in pole position

Ci sono a disposizione altri 300 milioni di euro da investire per i prossimi tre anni nello sviluppo delle autostrade del mare che a Venezia dispongono già di un terminal traghetti, a Fusina, con una darsena già operativa e la seconda in costruzione in via di completamento operativo. Lo ha assicurato ieri Brian Simpson, coordinatore europeo per le autostrade del mare che ha partecipato al museo Correr, insieme al presidente di Rete Autostrade Mediterranee spa, Antonio Cancian, all’incontro conclusivo del Progetto Adriamos, grazie al quale è stato avviato il potenziamento del settore dei traghetti per il trasporto di merci, camion e altri automezzi, con una conseguente riduzione dell’inquinante traffico merci sulle strade. Il terminal di Fusina (che già gestisce tutto il traffico dei traghetti che prima dovevano arrivare fino in stazione marittima) è in pole position per ulteriori investimenti. È stato realizzato con un investimento pubblico-privato di circa 250 milioni di euro, di cui solo 37 a carico del settore pubblico (suddivisi fra finanziamento dell’Autorità portuale, del Governo italiano, dell’Unione Europea con 12 milioni, e della Regione Veneto) e 80 a carico di Venice Ro-Port Mos, la società che ha costruito e ora gestisce il terminal in concessione. Fusina può ospitare quattro traghetti contemporaneamente e offrire, in virtù dei vicini collegamenti stradali e ferroviari, tutti i servizi logistici. Nei primi sei mesi di operatività il terminal veneziano ha movimentato oltre 18 mila veicoli e 42 mila passeggeri raggiungendo importanti performance in termini di efficienza (carico/scarico di ogni nave in una sola ora). «Per i porti italiani la sfida è duplice», ha detto Antonio Cancian, «bisogna inserirsi nei corridoi multimodali europei adeguando le infrastrutture di raccordo ferro-gomma-acqua e allo stesso tempo sviluppare servizi logistici avanzati a vantaggio del tessuto produttivo del territorio, imponendosi come veri e propri driver di crescita. La rete Autostrade del Mare è un braccio operativo del Ministero delle Infrastrutture e intende raccogliere questa sfida, promuovendo le disponibilità espresse dai programmi di finanziamento europei e lo sviluppo di programmi chiari».(g.fav.)

 

Vertice al vega

Confindustria, Cgil, Cisl e Uil “alleate” per battere la crisi

Per tener testa e possibilmente invertire la rotta della crisi economica che continua a tagliare aziende e posti di lavoro, Confindustria, Cgil, Cisl e Uil veneziane sono pronte «a creare le condizioni necessarie per sviluppare la competitività delle aziende e da qui garantire lavoro e occupazione». Un’alleanza anti-crisi dettata dalla necessità di dare una scossa all’economia veneziana, puntando, innanzitutto, sul risanamento e il rilancio di Porto Marghera e sullo sviluppo dei grandi poli infrastrutturali di Venezia. Ieri, nella sede di Confindustria al Parco Vega di Marghera si è tenuto il primo faccia a faccia tra il presidente di Confindustria Venezia, Matteo Zoppas, e i segretari generali veneziani di Cgil, Cisl e Uil, Enrico Piron, Lino Gottardello e Gerardo Colamarco. «Il 2015 si presenta come un anno cruciale per Venezia», spiega una nota stampa condivisa da tutti i partecipanti all’incontro. «In ballo ci sono la riqualificazione industriale dell’area di Porto Marghera, i progetti di sviluppo infrastrutturale del porto, dell’aeroporto e un tema non risolto come quello delle Grandi Navi per il quale c’è la necessità di discutere a livello istituzionale, locale e nazionale. Tutto ciò alla vigilia degli importanti appuntamenti elettorali per il rinnovo della guida della Regione Veneto e del Comune di Venezia». Per questo, Confindustria, Cgil, Cisl e Uil veneziane si sono dati ieri un nuovo appuntamento già a fine gennaio del 2015 per dare concretezza alle loro proposte e poi confrontarsi, possibilmente, con le istituzioni locali. Fin dal prossimo incontro, infatti, il confronto avrà due direttrici: la costruzione di relazioni permanenti tra i rappresentanti degli industriali e quelli dei lavoratori per affrontare le emergenze economiche ed occupazionali nel territorio veneziano e la messa a punto di alcune fondamentali linee guida metodologiche circa le tematiche più generali al fine di discusse e trovare accordi utili a rendere il territorio più competitivo.

(g.fav.)

 

Centocinquanta milioni per il rilancio di Porto Marghera. Lo ha deciso il Governo Renzi dopo aver equamente diviso i fondi di un lungo contenzioso con il colosso americano dell’Alcoa che produce alluminio. Il sottosegretario Pier Paolo Baretta: «Ora si apre una nuova fase».

 

AREA INDUSTRIALE – Il sottosegretario Baretta: «Un segnale di rinascita per l’area industriale»

Porto Marghera, “piovono” 152 milioni

Il governo manda a Venezia metà della multa pagata da Alcoa e finanzia 24 nuovi progetti

É una vera e propria pioggia di denaro. Una “vagonata” di milioni come mai visti prima, almeno in tempi recenti. Ma ora Porto Marghera può sorridere. E non solo. A farle compagnia ci sono Autorità Portuale e gli enti locali (Regione, Comune, Provincia) con la benedizione del Ministero per lo Sviluppo economico. Gli enti locali risultano destinatari per la loro quota parte: Palazzo Balbi (20 milioni di euro) Ca’ Farsetti (4 milioni 350 mila euro). Così il governo Renzi ha deciso di dividere equamente tra Venezia e la Sardegna, stabilendo un sostanziale reimpiego, dei fondi provenienti da un lungo e complicato contenzioso con l’azienda Alcoa (che a Marghera ha ancora uno stabilimento per la produzione di alluminio ndr) che è andato definendosi proprio in queste settimane.

Nella sostanza, di fronte ad una sorta di “sanzione”, il colosso americano dell’Alcoa, si è ritrovato a pagare una cifra di quasi trecento milioni di euro che poi Palazzo Chigi ha deciso di dividere in due tranche: una per Porto Marghera per un ammontare di circa 152 milioni di euro, e altrettanti per la Sardegna. «Si tratta di un risultato importante – sottolinea il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta – e che soprattutto rappresenta un segnale inequivocabile della volontà di far rinascere Porto Marghera».

I 152 milioni di euro serviranno per ben 24 progetti di logistica, di infrastrutture e lavori pubblici che in qualche modo potrebbero cambiare il volto di Porto Marghera. Tra questi piani ci sono: l’accordo di programma per la gestione dei fanghi di dragaggio dei canali di grande navigazione e la riqualificazione dell’area di Malcontenta (6 milioni 550 mila); la messa in sicurezza idraulica di via Righi e via dei Petroli (7 milioni 500 mila); intervento alla banchina “23 ettari” a Fusina (20 milioni); interventi alla rete idraulica del Lusore (1 milione 823 mila); una serie di banchinamenti in area portuale e a Fusina; la viabilità di collegamento tra via dell’Elettricità e via Fratelli Bandiera (3 milioni) installazione della fibra ottica (402 mila) e altri interventi infrastrutturali minori. «Tutti questi progetti – sottolinea Baretta – verranno posti al vaglio dell’Autorità nazionale anticorruzione per una loro preventiva verifica. Di certo si tratta di un risultato importante e che ridà ossigeno all’area industriale che è, e rimane, centrale non solo per la futura Città metropolitana, ma anche per il resto del Veneto. Ora questo finanziamento generale potrà contribuire al rilancio di questa zona così come si attendeva da tempo».

 

I PROGETTI – L’Autorità portuale prevede interventi per oltre 15 milioni

E l’Autorità portuale fa la parte del leone aggiudicandosi una buona quota dei finanziamenti in forma diretta, ma anche indiretta. Infatti il Porto, proprio sulla base dei 24 progetti avanzati dal Governo, risulta essere in pole position. Ad esempio è previsto l’adeguamento funzionale e messa in sicurezza di via dell’Elettricità e l’innesto di via Ghega, a Marghera; il banchinamento della sponda sud del Canale Industriale Ovest, zona Montesyndial; la sistemazione della rete fognaria con costruzione di prime vasche nella zona di Porto Marghera; l’ampliamento dell’area portuale in zona Monopolo e infine interventi straordinari sugli steli del “sentiero luminoso” marittimo. Nel complesso l’ammontare dei finanziamenti per la sola Autorità portuale ammonitano all’incirca a 15 milioni di euro, la quota parte più cospicua dopo quella messa a disposizione dal ministero per lo Sviluppo economico e la Regione del Veneto.

 

Le reazioni al nuovo Accordo di programma per Porto Marghera, che vale 156 milioni di euro. Zoppas soddisfatto

C’è perfino chi esulta dopo la pubblicazione dei contenuti del nuovo piano per risanare e rilanciare Porto Marghera, ma alla soddisfazione si accompagna anche la preoccupazione che si tratti, ancora una volta, solo di un annuncio propagandistico che sarà presto smentito dai fatti. Il ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, assicura che stavolta quel ce si dice si farà, tant’è che vuole arrivare alla firma del nuovo Accordo di Programma pr Porto Marghera prima di Natale e poi garantire l’esecuzione delle opere nell’arco di tre anni. Gran parte dei 156 milioni di euro che finanzieranno i 23 progetti inseriti nel nuovo Accordo, fa notare il ministero, sono già nelle loro casse, 102 milioni provenienti dalla sanzione europea già versata dalla multinazionale Alcoa a titolo di restituzione delle illecite agevolazioni energetiche avute dal governo italiano. Sembrano “sicuri” anche i restanti 44 milioni di euro, messi a disposizione da Comune di Venezia, Autorità Portuale, Regione Veneto e in piccola parte dal Provveditorato alla Opere Pubbliche e un soggetto privato come la San Marco Petroli spa. «Stavolta si fa sul serio» assicurano tecnici e dirigenti pubblici che hanno lavorato alle messa a punto il piano con 23 progetti, tutti finanziati.

Alfiero Farinea, ex assessore comunale allo Sviluppo, alla semplificazione amministrativa e allo Sportello per Marghera, spiega con soddisfazione che il nuovo Accordo di Programma sta per essere siglato: «È il compimento di un lungo lavoro che ha visto come parte attiva la Direzione sviluppo economico del Comune ed è un’occasione da non perdere, poiché la valorizzazione e lo sviluppo delle infrastrutture, anche in una prospettiva metropolitana, sono gli elementi chiave per la riconversione e riqualificazione industriale di Porto Marghera e per attrarre nuove attività, favorire nuova occupazione e il riassorbimento dei lavoratori colpiti dalla crisi delle aziende storicamente insediate a Porto Marghera. Gli interventi infrastrutturali previsti vanno però immediatamente affiancati da una forte spinta alla semplificazione dei procedimenti di autorizzazione sotto il profilo urbanistico-edilizio ed ambientale, con l’utilizzo di convenzioni ed accordi tra enti per snellire le procedure e abbreviare i loro tempi di durata utilizzando quanto già previsto dal decreto legge 69 del 2013. Gli imprenditori che intendono investire a Porto Marghera devono avere, assolutamente, tempi e procedure certe. Non vi sono ragioni di attesa, va immediatamente attuato un confronto tra Comune di Venezia e Autorità Portuale per individuare i contenuti del nuovo Piano Regolatore Portuale tenendo conto delle esigenze infrastrutturali dell’industria».

Esulta anche Confindustria Venezia, che confida di «aver collaborato fattivamente al gruppo di lavoro con il ministero, la Regione, il Comune e il Porto, dando alcune indicazioni, peraltro recepite, sulle priorità su cui intervenire per la riqualificazione industriale e lo sviluppo dell area di Porto Marghera». «Si tratta di criticità» spiega il presidente Matteo Zoppas «che erano state individuate e condivise anche dall’ osservatorio per Porto Marghera. Condividiamo, quindi, l’impostazione e il dettaglio degli investimenti di risanamento territoriale, messa in sicurezza idraulica e potenziamento della dotazione infrastrutturale e auspichiamo che gli stessi si realizzino nei tempi più brevi possibili, attraverso la firma dell’Accordo di Programma, cercando di non incappare nei rallentamenti progettuali ed amministrativi a cui purtroppo siamo abituati». «Viste le difficoltà che il territorio ha subìto a causa della crisi», conclude il presidente di Confindustria, «il nostro auspicio è che ci possa essere un coinvolgimento delle professionalità e delle competenze che le nostre imprese sono in grado di assicurare nei settori che rientrano nel programma di interventi».

Il presidente della Municipalità di Maghera, Flavio Dal Corso, è più cauto e dice che prima vuol vedere bene i contenuti di tutti i progetti finanziati. «Non vorremmo», osserva, «che con questo nuovo Accordo si finisca per disperdere parti importanti di quello siglato per il Vallone Moranzani nel 2008 e poi disatteso in tante sue parti, con grande delusione della cittadinanza che era stata coinvolta nel processo decisorio. Il risanamento e il rilancio di un’area complessa di duemila ettari come Porto Marghera richiede un’unica regia, che per ora non si vede, davvero solida, credibile, trasparente e a prova di corruzione, soprattutto nella fase delle gare d’appalto, a scanso di nuovi concessionari unici».

Gianni Favarato

 

L’amministratore del Parco

«Ora il Vega Waterfront non sarà più isolato»

Nell’Accordo di Programma per Porto Marghera di prossima firma, c’è più di un progetto che riguarda la cosiddetta marcroisola della prima zona industriale, quella più prossima all’asse di via Righi-Ponte della Libertà e che ospita il Parco tecnologico e scientifico Vega 1, il nuovo padiglione dell’Expo Venice in costruzione nell’area Vega 2 e le aree del Vega 3 e Vega 4 con la banchina del canale Brentella e il ponte ferroviario che arriva all’isola dei depositi di carburanti Petroven e la bio- raffineria.

In particolare ci sono quattro progetti, tutti messi a punto dagli uffici comunali: quello da 7.500.000 euro (definitivo) per la messa in sicurezza idraulica (per evitare le ricorrenti alluvioni) di via dei Petroli e via Righi; un secondo da 9 milioni per le vasche di prima pioggia e i collegamenti dei collettori con il depuratore di Fusina.

Il terzo progetto, da 15 milioni, prevede la sistemazione delle strade interne delle aree Vega (via Pacinotti, via Ferraris e via Delle Industrie), la costruzione di un tunnel e di una rotonda all’altezza del ponte che da via Torino porta su via Righi, mettendo così in sistema, anche dal punto di vista della mobilità, l’asse del Vega e dei Pili (collegato da una pista ciclabile sul ponte della Libertà) con via Torino (Campus universitario), Forte Marghera e San Giuliano.

Infine, un quarto progetto da un milione prevede il ripristino strutturale del ponte stradale e ferroviario, collegando così la Prima zona Industriale con via dell’Elettrotecnica e superando il canale Brentella dove è previsto uno sviluppo della banchina con nuovi collegamenti di vaporetti e traghetti di Actv che permetteranno di imbarcare turisti e visitatori direttamente dal Brentella, piuttosto che dall’intasata isola del Tronchetto.

«Si tratta di opere fondamentali per uno sviluppo in armonia con il nostro progetto del Vega Waterfront», commenta l’amministratore delegato del Parco Vega scarl, Tommaso Santini, «per le quali dobbiamo rendere atto agli uffici comunali di Venezia che negli ultimi mesi si sono spesi al massimo per accellerare la predisposizione dei progetti di fattibilità. E bene ha fatto il ministero a inserire i progetti per realizzare i sottoservizi, ottimizzare la viabilità interna e anche la rete di raccolta delle acque meteoriche e rendere accessibili direttamente tutte le aree del Vega sia con Venezia che con Mestre, attraveso il nuovo tunnel e la rotonda all’altezza del ponte costruito su via Torino pochi anni fa. A tutto questo si aggiungeranno collegamenti più efficienti con la fermata ferroviaria di Porto Marghera, le fermate degli autobus pubblici e magari, in futuro, anche del tram». «Se le opere verranno realizzate in tempi utili», conclude Santini «avremo finalmente messo al suo posto un importante tassello della nuova Porto Marghera».

(g.fav.)

 

Porta la firma di tre senatori del Partito democratico l’interrogazione ai Ministri dell’Ambiente, dell’Economia e delle Infrastrutture sul destino del Vallone Moranzani. Felice Casson, Laura Puppato e Giorgio Santini chiedono ai ministri Galletti, Padoan e Lupi se siano a conoscenza dello stallo che ha paralizzato gli interventi, previsti dall’accordo di programma, del 2008 e punta a sapere come intendano porvi rimedio.

Lo stesso Casson, a metà novembre, aveva annunciato, in un incontro promosso dal Pd a Malcontenta, l’intenzione di presentare un’interrogazione. «Nell’accordo di programma siglato per il risanamento ambientale di Vallone Moranzani, gravemente inquinato per decenni dal comportamento illecito di numerose industrie di Porto Marghera, – si legge nell’interrogazione – erano stati coinvolti oltre quindici soggetti giuridici, tra cui amministratori statali, la Regione Veneto, il Magistrato alle Acque, il Comune, l’Autorità portuale e la società Terna». Una serie di “convergenti negativi fattori” – come li chiamano i tre senatori – hanno però causato il blocco del progetto. Sotto accusa “il disimpegno della società Terna, il rifiuto dell’Autorità portuale di procedere allo scavo di altri canali portuali, la scelta della Provincia di congelare due milioni di euro e il conseguente congelamento di altri due milioni regionali, l’arresto di un assessore regionale e di un dirigente della giunta regionale Zaia”. «Si è verificata una grave situazione di inerzia che danneggia il territorio sottoponendolo a nuovi rischi – proseguono i senatori del Pd – e anche la popolazione, di fronte ad atteggiamenti irragionevoli e irresponsabili, è preoccupata».

All’interrogazione si aggiunge l’appello del segretario del Pd di Marghera Antonio Cossidente alla Regione. «All’assessore Giorgetti ricordiamo che aveva assunto degli impegni di convocare un tavolo fra i soggetti interessati – afferma -. Ad oggi, però, c’è una sottovalutazione con un rifiuto al confronto. Non pensiamo che l’assessore possa avvalersi della facoltà di non rispondere che lo renderebbe complice di una scelta di Zaia. La nostra idea di amministrare è quella di mettersi dalla parte dei cittadini per guidare il processo di riqualificazione e non di subirlo».

Giacinta Gimma

 

Nuova Venezia – Porto Marghera, in arrivo 156 milioni

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6

dic

2014

Ministero dello Sviluppo, Comune, Regione e Porto pronti a firmare il nuovo Accordo di programma per la rinascita

Se non ci saranno intoppi, prima del prossimo Natale potrebbe arrivare la lieta notizia. Una sorta di regalo di Babbo Natale, con 23 progetti da realizzare nell’arco dei prossimi tre anni che vale poco più di 156 milioni di euro, destinato esclusivamente alla prima zona industriale di Porto Marghera e delle aree di Fusina, Malcontenta e del Vallone Moranzani, che da anni aspetta di essere risanata e provvista di tutte le infrastrutture e i sottoservizi necessari al rilancio. Da mesi il Comune, la Regione e l’ Autorità Portuale stanno lavorando, insieme al ministero dello Sviluppo Economico e sentendo anche il parere di Confindustria Venezia, alla stesura di un nuovo Accordo di Programma per dare finalmente un volto nuovo a Porto Marghera, impoverita e inquinata dalla raffica di chiusure di cicli produttivi, discariche e aree ex industriali abbandonate a se stesse e aree residenziali, come Malcontenta, assediate da traffico pesante e impianti pericolosi.

Si tratta di 23 progetti, proposti da Comune, Regione e Autorità Portuale – con il coinvolgimento, per alcuni di questi e come soggetto attuatore, della Provincia, del Consorzio di Bonifica Acque Risorgive e di Veritas spa – che sono già stati presentati e valutati dal ministero dello Sviluppo Economico che ha deciso di mettere sul piatto per Porto Marghera 102 milioni di euro, recuperati dalla restituzione allo Stato italiano di circa 300 milioni di euro totali (parte dei quali andrà anche a Porto Torres in Sardegna) sborsati dalla multinazionale Alcoa che aveva ingiustamente usufruito di uno sconto della bolletta energetica, poi bocciato dalla Commissione Europea. Al consistente investimento previsto dal ministero, si aggiungono 20 milioni della Regione Veneto, 15 milioni dell’Autorità Portuale, poco più di 4 milioni del Comune di Venezia e 14 milioni provenienti da altri soggetti, in particolare la San Marco Petroli spa ( milioni per il rifacimento della banchina e lo spostamento già previsto dall’Accordo Moranzani) e dal Provveditorato alle opere pubbliche (10 milioni per banchinamento Molini sul canale Ovest).

Un bel gruzzolo in tempi di crisi economia e di draconiana Legge di Stabilità che imbriglia gli investimenti degli enti locali. L’elenco dei progetti da finanziare e realizzare è stato ormai definito al ministero del Lavoro con una serie di consultazioni e tavoli di lavoro; il prossimo passo sarà l’approvazione delle delibere di approvazione dell’Accordo di Programma da parte dei soggetti coinvolti, dopo di che, già dall’inizio dell’anno prossimo, si potrebbero vedere aprire i primi cantieri.

Sui tempi di realizzazione dei 23 progetti il Ministero prevede la piena applicazioni delle semplificazioni amministrative (a cominciare dalla concessione delle autorizzazioni richieste) con l’obbiettivo di avviare e completare tutti gli interventi entro tre anni. Alcuni dei progetti inclusi nell’Accordo di Programma sono già a livello di progettazione definitiva ed esecutiva e dovrebbero essere proprio questi i primi ad aprire i cantieri: si tratta degli interventi sulla rete idraulica del Lusore e in area Moranzani e la realizzazione della rotonda tra via dell’Elettricità e via Padana (la statale 11). I restanti progetti sono a livello di preliminare o ancora in studio di fattibilità, ma con l’accellerazione chiesta dal ministero verranno mano a mano approvati in via definitiva per poi realizzarli. Se tutto andrà come previsto, la svolta tanto attesa a Porto Marghera, sembra davvero alle porte.

Gianni Favarato

 

I 23 progetti comprendono Parco Vega, Vallone Moranzani, sottopasso su via Righi e banda larga

Viabilità, opere idrauliche e ambientali

Riportiamo qui di seguito l’elenco dei progetti proposti dai tre enti proponenti (il soggetto attuatore se diverso dal proponente) e l’entità dell’investimento previsto per ogni intervento da inserire nell’Accordo di Programma predisposto dal ministero dello Sviluppo. Regione Veneto. Gestione dei fanghi di dragaggio dei canali di navigazione e la riqualificazione ambientale, paesaggistica, idraulica e viabilistica tra Malcontenta e Marghera e svincolo su strada statale 309 Romea: 6.550.000 con soggetto attuatore la Provincia di Venezia. Infrastruttre e banchina dell’area di 23 ettari a Fusina per stoccaggio provvisorio fanghi: 25.000.000. Completamento e sistemazione rete idraulica del bacino del canale Lusore, bacino di Malcontenta e collegamento aree scolanti Fondi a Sud-Fondi a Est: 1.823.000 (attuatore Consorzio di Bonifica Acque Risorgive). Interventi su rete idraulica del bacino Lusore e rimodellazione per invaso del Parco Malcontenta: 4.930.000 (Consorzio Bonifica). Ricalibratura fossi bacini di Malcontenta, fosso via Moranzani: 3.326.000 (Consorzio di Bonifica). Banchina S. Marco Petroli: 4 milioni. Comune di Venezia. Messa in sicurezza idraulica di via dei Petroli e via Righi: 7.500.000 (Veritas). Messa in sicurezza idraulica e riqualificazione viabilità di via Pacinotti e via Ferraris aree Parco Vega: 9.000.000 (Veritas). Viabilità di accesso da via Torino e via Righi con rotonda e sottopasso: 15.000.000. Viabilità di collegamento tra via Elettricità e via Fratelli Bandiera: 3.000.000. Ripristino ponte stradale e ferroviario di collegamento tra Prima Zona Industriale e macroisola della raffineria (via dell’Elettrotecnica:1.000.000. Fibra ottica a Porto Marghera: 402.500 (Veritas). Autorità portuale. Sistemazione e messa in sicurezza di via dell’Elettricità da via Ghega all’innesto su A57: 9.500.000. Banchinamento della sponda Ovest del canale industriale Ovest (area Grandi Molini e Cereal Docks): 24.000.000 più 10 milioni del Provveditorato alle opere pubbliche. Banchinamento della sponda sud canale industriale Ovest, area Montesyndial (primo stralcio): 35.000.000. Sistemazione rete fognaria con costruzione vasche di prima pioggia a Porto Marghera: 1.000.000. Ampliamento molo Sali: 1.000.000. Sistemazione supporti agli steli dei sentiero luminoso nei canali portuali: 1.000.000. Adeguamento e potenziamento impianti elettrici e di illuminazione nel porto di Venezia: 1.000.000. Piano di sicurezza portuale: 1.200.000. Costruzione autoparchi in area portuale: 1.000.000. Adeguamento rete ferroviaria portuale: 500.000. Corsie per gru Rubber Tired: 300.000. Rotonda per collegamento stradale tra la strada regionale 11 (via Padana) e via dell’Elettricità: 3.000.000.

 

“Una grande città” punta su Marghera: il rilancio passa di qui

«Dai partiti aspettiamo chiarezza»

E i partiti, chiamati a confrontarsi nella campagna elettorale per le prossime elezioni amministrative, cosa intendono fare per rendere Porto Marghera il luogo del rilancio? Se lo chiede “Una grande città” con Giovanni Scibilia e Luca Battistella. Da qui un appello a tutti i partiti e liste civiche «affinché questa campagna elettorale si concentri sulle proposte per la città e in particolare sulla questione centrale che è quella di Porto Marghera». Giovanni Scibilia spiega: «Dal 1999 al 2013 sono stati tanti gli accordi di programma sull’area ma le soluzioni concrete tardano e la prossima amministrazione, noi ne siamo certi, dovrà porre al centro del dibattito nazionale il rilancio di Porto Marghera che significa attrarre investitori e fare chiarezza sulle bonifiche». Una riqualificazione non impossibile visto che altrove, come sulla foce del Tamigi, si è fatto molto rigenerando il territorio. «Non bisogna mettere ostacoli a chi vuole investire. La vicenda del Palais Lumiere è la cartina di tornasole degli ostacoli che deve affrontare chi vuole investire sulla città», aggiunge l’architetto Battistella. “Una grande città” (movimento che non sarà in corsa alle prossime amministrative) pone al centro del confronto per il futuro della città la terraferma e invita partiti e liste civiche a produrre progetti e idee concrete «perché è Porto Marghera il luogo dello sviluppo e del rilancio della città. Un luogo già infrastrutturato dove ospitare investimenti e che merita attenzione più dell’area del Quadrante di Tessera. L’Expo è una occasione che nessuno può perdere per mostrarci al meglio».

(m.ch.)

 

La Shell chiede 900 mila tonnellate di etilene e la Versalis decide di riprendere la produzione per un anno perché prevede margini di guadagno considerevoli

MARGHERA – Il prezzo del petrolio greggio sul mercato mondiale, precipitato da 100 a poco più di 60 dollari al barile nel giro di poche settimane, ha convinto l’Eni a rimettere in produzione – seppure temporaneamente e senza intralciare il progetto di costruzione del nuovo impianto di chimica verde della controllata Versalis, in partnership con l’americana Elevance – l’impianto di cracking che raffina la virginafta in etilene, materia prima per la produzione di plastiche e gomme.

La decisione di riavvio dell’impianto del cracking – non ancora del tutto ufficializzata ma comunicata ai delegati della Rsu dello stabilimento di Porto Marghera che occupa poco più di 400 lavoratori diretti – sarebbe dovuta alla richiesta di 900 mila tonnellate di etilene da parte di una multinazionale petrolifera (probabilmente la Shell) e alle mutate condizioni di mercato. Infatti, la repentina e inattesa riduzione del 40% del prezzo del petrolio greggio (da cui si ricava la virginafta) mette ora Versalis nelle condizioni di produrre con margini di guadagno considerevoli, a fronte delle perdite che aveva prima del nuovo scenario.

In ogni caso, Versalis ha già ribadito in via informale che gli impianti riavviati verranno fermati nel giro di un anno per proseguire nell’iter già previsto dall’accordo del mese scorso che prevedeva la chiusura definitiva del cracking di Porto Marghera e la loro futura demolizione.

«La scelta dell’Eni di riaprire per un anno l’impianto del cracking di Versalis mi ha sorpreso e nello stesso tempo reso contento», dice Riccardo Colletti, segretario dei chimici della Cgil. «È giusto, però, porsi una domanda: com’è possibile che i piani industriali di Eni possano cambiare traiettoria in termini così rapidi? È evidente per chi conosce il panorama industriale della chimica di base europea ed internazionale che sono sistemi da governare con dovuta perizia industriale, con la capacità strategica di intervenire nei piani di medio e lungo periodo».

«Siamo soddisfatti per la notizia che il cracking potrá ripartire entro i primi mesi del 2015», dice a sua volta Cristian Tito, segretario dei chimici della Uil, «ma questa è la dimostrazione che quando dicevamo che gli impianti di Versalis sono strategici nel panorama chimico italiano avevamo ragione. Ora occorre che le operazioni di manutenzione e ripristino delle operatività della apparecchiature siano effettuate nel migliore dei modi e non nella fretta di assecondare i contratti. Occorre anche che le posizioni di organico siano confermate e che gli impegni per nuova occupazione e chimica verde siano mantenuti».

(g.fav.)

 

Marghera, il circolo pd

MARGHERA «Due assemblee, un’interpellanza parlamentare del senatore Felice Casson e una comunità preoccupata per la scelta unilaterale della Regione di bloccare il progetto Vallone Moranzani. Credo sia indispensabile per noi assumere giudizi con responsabilità, una valutazione più ponderata che superi la cronaca e cerchi di guardare al di là delle scelte che in questo momento interessano e spaventano la popolazione». Inizia così la lettera di Antonino Cossidente, segretario del circolo Pd di Marghera, preoccupato per lo stallo in cui è finito il percorso Moranzani.

«Confessiamo la nostra incomprensione d’innanzi a una scelta immorale e di assoluta superficialità con la conseguenza di vanificare percorsi partecipativi e di condivisione del progetto stesso.La regione preferisce azzerare tutto senza una logica scaricando sulla collettività tutte le conseguenze, questa volta serve un’operazione vera di politica ambientale».

«All’assessore Giorgetti ricordiamo che aveva assunto degli impegni di convocare un tavolo fra tutti i soggetti interessati che hanno lavorato sul progetto vallone moranzani», prosegue Cossidente ma a oggi c’è una sottovalutazione con un rifiuto al confronto. Non pensiamo che l’assessore possa avvalersi della facoltà di non rispondere che lo renderebbe complice di una scelta di Zaia che manterrebbe i bisogni sociali ampiamente insoddisfatti. La nostra idea di amministrare è quella di mettersi dalla parte dei cittadini di Malcontenta con l’obiettivo di guidare il processo di riqualificazione e non di subirlo. Se Zaia, condizionato dalla campagna, ritiene di esorcizzarlo, dimostra tutta la sua incapacità».

 

PORTO MARGHERA – A sorpresa L’Eni riapre il cracking: ora c’è lavoro

MARGHERA Inoltre il crollo del prezzo del greggio rende conveniente produrre etilene e propilene

La Shell ha chiesto la disponibilità dell’impianto a causa di un petrolchimico olandese andato fuori uso

Riapre il Cracking di Porto Marghera. Non c’è ancora la conferma ufficiale ma la notizia gira negli ambienti economici. E così l’impianto che non avrebbe più dovuto essere rimesso in marcia, per lasciare posto alla nuova chimica verde varata dall’Eni, tornerà presto a produrre etilene e propilene, materie di base tratte dalla virgin nafta, cioè dal petrolio, e impiegate per dar vita a molte delle plastiche più comuni.

A quanto pare la repentina inversione di rotta, dopo che appena lo scorso 14 novembre a Roma l’Eni aveva firmato un accordo con Sindacati, Istituzioni locali e ministero dello Sviluppo economico per dire addio definitivamente questo impianto, è avvenuta in seguito a due fattori: un petrolchimico della Shell in Olanda è fuori uso dallo scorso giugno in seguito a un violento incendio, per cui la multinazionale anglo-olandese avrebbe chiesto anche a Eni la disponibilità di impianti di cracking; in secondo luogo il crollo dei prezzi del greggio rende molto più conveniente dal punto di vista economico, rispetto anche solo ad un mese fa, raffinare idrocarburi, e quindi realizzare pure sostanze come etilene e propilene. I prezzi dei prodotti che escono dagli impianti petrolchimici medio orientali e del Far East, insomma, ora sono molto meno competitivi rispetto a quelli europei, e anche ai nostri nonostante gli alti costi di produzione che gravano sulle industrie italiane.

Non appena i vertici di Versalis (gruppo Eni) comunicheranno la decisione ai rappresentanti dei lavoratori, i sindacati si ritroveranno di fronte ad un dilemma non da poco. L’accordo firmato il 14 novembre, infatti, modifica quello di febbraio in chiave ancora più “verde”, nel senso che si è dato l’addio definitivo al Cracking, fermo ormai dalla fine dell’anno scorso, in cambio di maggiori investimenti sui nuovi impianti di chimica dalle biomasse vegetali per produzioni ad alto valore aggiunto in settori come detergenza, cosmesi ma anche petrolifero.

Rimettere in marcia il Cracking muterà le condizioni di quell’accordo? Oppure resterà confermato nella sostanza “green”, solo con l’aggiunta del vecchio impianto di chimica tradizionale? Le tonnellate di etilene e di propilene che torneranno ad essere prodotte a Marghera serviranno tutte alla Shell, o una parte sarà utilizzata dall’Eni per rifornire, via pipe line, i suoi petrolchimici di Mantova, Ravenna e Ferrara?

Tante domande che i sindacati dovranno porre, tra le quali anche le garanzie sulla sicurezza degli impianti dato che il Cracking, per essere rimesso in marcia, avrà bisogno di cospicui investimenti per le manutenzioni ordinarie e straordinarie dopo mesi e mesi di inattività.

 

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