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L’ex magistrato ne ha discusso con le società delle grandi rotte internazionali

«Siamo per la crocieristica, con garanzie». Ieri gli incontri con Realacci e Vendola

«Ho incontrato i rappresentanti della Clia, l’associazione degli armatori delle grandi rotte navali internazionali, presenti rappresentanti di Carnival e Msc. E andrò a parlare con Vtp. Anche gli armatori sono d’accordo nell’evitare lo scavo del canale Contorta e abbiamo portato su questa linea anche gli altri candidati sindaco. È ampio il consenso al no al Contorta. Ora bisogna decidere rapidamente sulle alternative. E ribadisco che noi siamo per la croceristica a Venezia, garantendo il lavoro e l’equilibrio ambientale».

Grandi navi , Felice Casson ribadisce la sua posizione a Mestre incontrando in piazzale Donatori di sangue l’amico onorevole Ermete Realacci, presidente della commissione Presidente VIII commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera.

«Non è lungimirante proseguire con lo scavo del Contorta», conferma Realacci, ricordando il pronunciamento unanime del Senato sulla valutazione di alternative.

I due hanno lavorato assieme anche al disegno di legge sugli ecoreati che dovrebbe essere approvato martedì. Venezia, dice Realacci, merita il ruolo di capitale del Veneto, «regione al secondo posto in Italia per investimenti nella Green economy», e che occupa 6.400 aziende in Provincia, «quelle che si sono difese meglio dalla crisi».

Ambiente, salute, lavoro. Tre temi cardine del programma di Casson: ieri mattina all’Officina del gusto l’incontro con il mondo della sanità veneziana, nel pomeriggio a Forte Marghera il saluto a Niki Vendola, leader di Sel arrivato per sostenere la lista di Bettin “2020Ve”.

«Bonifiche, sostegno alle produzioni green, difesa dei servizi sociali pubblici sono tra le cifre distintive della lista e della coalizione», dice Casson che, dopo la visita alla Grandi Molini, è sempre più convinto che il rilancio per la città passi anche per un forte investimento su Porto Marghera ma servono azioni lungimiranti: sburocratizzazione, economia green, e zona franca economica per garantire innovazione e finanziamenti europei. Su Alles promette battaglia e sul Vallone Moranzani, servono accordi con «impegni precisi». E conclude: «Lavoriamo uniti, se lo faremo concluderemo la partita il 31 maggio con una vittoria».

Mitia Chiarin

 

Rfi manda gli operai. Lettera ai candidati: «Il progetto va approfondito con i cittadini prima di un ok»

Rete Ferroviaria Italiana invia squadre di operai per una pulizia generale della vecchia linea dei Bivi (tra Asseggiano e Marocco), prima di dare il via a rilievi topografici e geotecnici, preliminari alla progettazione della riattivazione della linea per il riutilizzo per l’Alta Capacità e tre associazioni del Terraglio mettono in allarme i cittadini e la politica.

Una lettera ai tutti i candidati a sindaco di Venezia è stata inviata ieri dai comitati Cobiter , Cocit e Terraglio&dintorni, firmata dai rispettivi portavoce, Alvise Pengo, Diego Saccon e Angelo Pistilli.

«Già tre anni fa la popolazione residente vicino alla linea ferroviaria inattiva e in tutto il territorio interessato, si era mobilitata a fronte di un suo riutilizzo per l’Alta Capacità ferroviaria, ciò in considerazione dell’elevata urbanizzazione attorno alla tratta», ricordano i tre comitati.

Ed è del giugno 2012 un ordine del giorno approvato all’unanimità dal consigio counale venezia che si affermata che «la riattivazione della linea ferroviaria dei Bivi», indicata all’interno dello studio sull’Alta Capacità, «per quanto indispensabile ad un effettivo trasferimento delle merci dalla gomma al ferro e conseguentemente per lo sviluppo di tutta l’area di Porto Marghera, interferisce con un ambito territoriale fortemente urbanizzato».

Nel parere del consiglio comunale si affermata quindi che ogni valutazione sulla «riattivazione non può che essere rinviata a successive fasi di sviluppo progettuale che deve prevedere la realizzazione in galleria e il pieno coinvolgimento della popolazione».

I tre comitati, quindi, chiedono ai candidati sindaci di tutti gli schieramenti di impegnarsi pubblicamente «al mantenimento di questa linea di indirizzo anche per la futura amministrazione cittadina».

Fonti di Rete Ferroviaria Italia ci hanno confermato ieri che la pulizia della linea , dal Bivio Marocco al Bivio Carpenedo, prevede la raccolta di immondizie, erboni alti, una derattizzazione,e si tratta di un intervento che anticipa le indagini per la riattivazione della linea. Ma il processo, spiegano da Rfi, è tutt’altro che veloce: due anni serviranno per approfondire la progettazione e poi altri quattro anni serviranno prima di veder partire i cantieri. E dalla società tengono a precisare che ogni intervento prevede uno «stretto contatto e confronto con le associazioni del territorio, sempre tempestivamente informate».

Il progetto rientra nel lavoro delle Ferrovie per l’Alta velocità fino all’aeroporto di Tessera e per l’Alta capacità delle merci. Il tema rimbalza quindi in campagna elettorale e oggi proprio al Terraglio, 4 mila abitanti, è atteso uno dei candidati sindaco, Felice Casson, cheparlerà in un incontro pubblico alle 10 al centro civico di via Terraglio 43 assieme ai candidati consiglieri comunali Edda Costacurta e Antonino Stinà, e al candidato in Regione Giovanni Azzoni.

(m.ch.)

 

Gazzettino – Mestre. Lavori sui Bivi, e’ gia’ allarme

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16

mag

2015

FERROVIA – Rilievi tecnici per riaprire alle merci la tratta abbandonata

LA SOLUZIONE «Treni in trincea per non soffocarci»

PROTESTE – Tra Carpenedo e Marocco tantissime case a ridosso dei binari

Non sono ancora arrivate le ruspe ma poco ci manca. L’avvio dei lavori per ripristinare la tratta ferroviaria dei Bivi è segnato, su quei binari deve passare l’Alta capacità per le merci. Nei giorni scorsi i residenti della zona hanno visto i primi tecnici in sopralluogo. E Rfi ha confermato loro che vuole procedere alla pulizia dei terreni, disboscandoli, in modo da poter fare i rilievi topografici e geotecnici preliminari alla progettazione per la riattivazione della linea.

Non sarà questione di giorni o pochi mesi, dunque, ma il percorso è avviato e la gente che abita lì attorno è preoccupatissima. È vero che esiste un ordine del giorno del Consiglio comunale, votato quasi all’unanimità il 27 giugno del 2012 in seguito alle mobilitazioni dei cittadini, ma bisogna vedere se il documento sarà in grado di proteggerli.

Non avendo in mano altro che quello, però, Alvise Pengo, coordinatore del comitato Co.Bi.Ter., assieme al presidente del Cocit Diego Saccon e a quello dell’associazione Terraglio & Dintorni Angelo Pistilli, hanno scritto una lettera a tutti i candidati sindaco. Chiedono loro un impegno a rispettare il contenuto di quel documento e, soprattutto, a farlo rispettare dalle ferrovie.

Inizialmente i cittadini volevano che la linea dei Bivi non fosse riattivata, perché in tutti gli anni in cui è stata inutilizzata (dal 1994 in poi), sono state costruite molte case proprio a ridosso dei binari facendo nascere un quartiere urbano.

Poi hanno scoperto che non si può evitare la riapertura, perché è un’opera considerata indispensabile per un effettivo trasferimento delle merci dalla gomma al ferro e conseguentemente per lo sviluppo di tutta l’area di Porto Marghera, liberando al contempo la stazione centrale di Mestre che potrà così sviluppare il trasporto passeggeri.

A quel punto hanno chiesto che venissero limitati al massimo i danni, e l’ordine del giorno dice proprio questo, ossia che la riattivazione «deve prevedere la realizzazione in galleria ed il pieno coinvolgimento della popolazione interessata».

Su questi due punti cittadini e comitati non intendono cedere di un millimetro.

 

Nuova Venezia – Grandi navi, il Contorta perde terreno.

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12

mag

2015

Tutti i candidati sindaci sono contrari. Il viceministro Nencini: soluzioni rapide per Venezia. Il Comitato: Costa si dimetta

Il Porto si aggrappa al Contorta. Ma nessuno o quasi nel mondo politico sembra appoggiare la sua posizione. Rilancia l’ipotesi il presidente Paolo Costa, che ha tirato ieri le somme sull’attività dello scalo veneziano negli ultimi dodici mesi. Frenano i candidati sindaci, pur con vari distinguo.

E frena anche Riccardo Nencini, viceministro alle Infrastrutture e Trasporti e segretario nazionale del Psi. Ieri mattina era a Venezia per appoggiare la campagna a sindaco di Felice Casson.

«Ha annunciato «soluzioni rapide per Venezia, sulla base degli studi e dei pronunciamenti già fatti». Un’altra grande opera? «Questo governo ha decisamente cambiato strada rispetto agli altri», dice Nencini, «abbiamo abolito la Legge Obiettivo, approvato il nuovo codice degli appalti che prevede un maggiore controllo sulle imprese e una separazione fra controllato e controllore, introdotto l’Autorità nazionale Anticorruzione di Raffaele Cantone».

Anche i socialisti presenti in sala, da sempre non ostili alla crocieristica, abbozzano. La via Contorta come alternativa alle grandi navi a San Marco sembra dunque più ardua.

Dopo la grande manifestazione di sabato, il Comitato «No Grandi navi» rilancia.

«Costa prenda atto che tutti i candidati sindaci e la città sono contrari al suo devastante progetto e si dimetta», ha dichiarato ieri il portavoce Silvio Testa, «è un uomo solo al comando, ma non è Fausto Coppi al Giro d’Italia. Ne prenda atto anche il presidente Renzi, a cui abbiamo consegnato 120 mila firme contrarie allo scavo. Non può esistere una Via positiva per un progetto che Venezia non vuole. Mettiamoci una pietra sopra, si cominci a riflettere sulle vere alternative praticabili».

Alternative su cui però non c’è accordo.

I comitati puntano sulle «navi incompatibili fuori della laguna». Dunque preferiscono il nuovo terminal al Lido. Nei progetti presentati da Cesare De Piccoli-Duferco, Boato-Vittadini, già al vaglio della commissione di Impatto ambientale, ma anche dal Movimento Cinquestelle di Davide Scano e dall’assessore di Mira Luciano Claut.

Altra ipotesi in campo è quella di Marghera, con il progetto firmato da Roberto D’Agostino – anch’esso depositato alla commissione Via – per spostare il terminal delle grandi navi in canale Brentella e canale Industriale Ovest. la Marittima sarebbe destinata a piccole navi, yacht di lusso e residenza.

Luigi Brugnaro, ex presidente di Unindustria e candidato sindaco, punta su una quarta alternativa. Il canale Vittorio Emanuele, già esistente, per far arrivare le navi in Marittima passando per Marghera. Ipotesi che il Porto ha scartato, al pari del terminal al Lido, qui per la «commistione impossibile» del traffico passeggeri con il traffico commerciale.

Anche Francesca Zaccariotto si schiera contro lo scavo del Contorta. «Ma dobbiamo salvaguardare la Marittima, dice, «e i 5 mila posti di lavoro della croceristica».

Felice Casson, candidato del centrosinistra, scandisce la sua linea. «Mai detto che la croceristica va abbandonata», dice, «dobbiamo trovare un’alternativa compatibile con l’ambiente che possa salvaguardare i posti di lavoro e addirittura aumentarli.

Le alternative sono depositate al ministero, si tratta di decidere confrontando costi, impatti ambientali e possibilità di posti di lavoro. Ma scavare un nuovo canale in laguna sarebbe devastante, oltre che illegittimo». Partita ancora in corso. Mentre le navi sono tornate. Ma solo quelle al di sotto delle 96 mila tonnellate.

Alberto Vitucci

 

Un nuovo studio dimostra l’evoluzione del fenomeno. Il direttore Trincardi: «Non abbiamo soldi»

Erosione in laguna, le indagini del Cnr

Erosione in aumento. Correnti modificate, più veloci in entrata. Nuove buche sui fondali e buche precedenti che si approfondiscono sempre più. Una situazione drammatica, quella della laguna, denunciata dagli esperti. Gli imponenti lavori del Mose hanno accelerato le trasformazioni. E il monitoraggio promesso non arriva. Lo ammette anche il professor Fabio Trincardi, direttore del Cnr-Ismar di Venezia. Che denuncia come «a fronte di un decisivo aumento delle conoscenze sembrano venir meno i finanziamenti per i monitoraggi». Si interrompono dunque, dice Trincardi, «le serie storiche di dati idrologici e di trasporto dei materiali, indispensabili per comprendere le tendenze evolutive reali della laguna». La campagna di monitoraggio del Corila dopo la posa dei cassoni in calcestruzzo sui fondali della laguna è stata interrotta. «Nessuno l’ha voluta finanziare, e serviva proprio a verificare gli effetti delle opere», dice Trincardi. Tutto questo proprio mentre le tecniche a disposizione del Cnr veneziano sono tra le più avanzate in Europa. Le profondità e lo stato dei fondali si analizzavano fino a poco tempo fa con tecniche piuttosto rudimentali. Un sasso legato alla corda, le canne da pesca. Adesso i sonar, gli ecoscandagli e strumenti sofisticati possono dare la fotografia reale di cosa succede sott’acqua, delle correnti aumentate e delle nuove buche. Nei prossimi giorni il Cnr presenterà il suo ultimo rilevamento, frutto del lavoro di 25 tecnici e ricercatori. Una vera «fotografia» dei fondali lagunari che sarà presto pubblicata sull’Atlante della laguna. «Ma l’esame risale al 2013», dice Trincardi, e per avere un quadro della situazione e degli interventi necessari occorre andare avanti». Pur in mancanza di carte storiche così dettagliate si possono ad esempio verificare alcuni fenomeni abbastanza evidenti. In bocca di porto di Malamocco, dove da sempre esiste una buca (detta «delle Ceppe») negli ultimi anni la superficie si è allargata. L’area di colore blu, dove la profondità sfiora i 50 metri – intorno a ciò che resta del molo ottocentesco, in parte demolito per far parte dalla conca di navigazione – è molto più ampia. Sul fondo del canale dei Petroli, osserva il direttore del Cnr veneziano, «sono comparsi trogoli erosivi di forma ellittica che potrebbero essere indotti da un processo di erosione in atto». Valutazione difficile, vista la mancanza di precedenti ad alta risoluzione. Ma nuovi casi vengono segnalati vicino a San Giorgio, in bacino San Marco (buca da trenta metri), sotto la lunata del Lido, davanti e dietro i «materassini» messi sul fondale per proteggere le paratoie. Fenomeni su cui Il Cnr vuole indagare.

Alberto Vitucci

 

MIRA – Dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha dato il via libera all’ampliamento (revamping) dell’impianto di rifiuti speciali e pericolosi di Alles a Marghera, il Comune si dice fortemente preoccupato.

«Ci eravamo costituiti davanti al Tar assieme al Comune di Venezia», spiega il sindaco Maniero, «contro l’ampliamento autorizzato dalla Regione delle attività dell’impianto di trattamento rifiuti tossico-nocivi al confine tra Venezia e Mira. Il Tar ci aveva dato ragione. Ora con la sentenza del Consiglio di Stato, per i cittadini tornano i rischi. Non si tratta di timori infondati. In due conferenze scientifiche ospitate a Mira con la collaborazione del Centro regionale di controllo della malattie rare, è emerso che Mira presenta un picco di frequenza di queste patologie. Non abbiamo bisogno di emissioni provenienti da rifiuti tossico nocivi».

«Nel momento in cui siamo impegnati a risanare il territorio dalle discariche abusive sorte nei decenni scorsi», aggiunge l’assessore all’Ambiente Sanginiti, «è evidente che non possiamo accettare che a ridosso del nostro territorio si ampli una discarica di materiali pericolosi. Ci preoccupa lo sconfortante silenzio della Regione».

(a.ab.)

 

Nonostante le diffide, i manifestanti hanno raggiunto Venezia senza striscioni

Presidio in piazza Ferretto per chiedere nuove piste. Nel pomeriggio Bimbimbici

Alla fine a piazzale Roma ci sono arrivati lo stesso, nonostante i divieti di Prefettura e Questura che avevano loro vietato, riferendosi a vecchie norme del 2009, di manifestare lungo il ponte della Libertà. Un centinaio di ciclisti, mobilitati da una ventina di associazioni di appassionati del pedale di Mestre e Venezia, impegnati da mesi a chiedere un collegamento ciclabile sicuro tra Mestre e Venezia, e critici sui cantieri per la ciclabile lungo il ponte della Libertà e che procedono a rilento, hanno raggiunto piazzale Roma verso le 10 del mattino con una corsa individuale, senza striscioni, bandiere e senza occupare la sede stradale, ma utilizzando il marciapiede laterale.

Una sorta di flash mob spontaneo, raccontano i partecipanti, che è stato deciso dopo il concentramento dei ciclisti alle 9.30 al parco di San Giuliano. Si sono messi in marcia in fila indiana, direzione Venezia, non passando di sicuro inosservati, ma senza creare alcun problema alla circolazione in una giornata difficile per Venezia, vista la mobilitazione contro le grandi navi e l’inaugurazione della Biennale, nella città invasa di turisti.

Alle 11.30 le biciclette, rientrate dalla missione a Venezia, hanno raggiunto piazza Ferretto dove è stato letto un documento che chiede al Comune e al futuro sindaco degli impegni certi per la applicazione completa del Biciplan e il completamento di vari tratti di piste ciclabili, creando una struttura comunale che si occupi anche di garantirne la manutenzione.

I manifestanti hanno anche avuto modo di dialogare con rappresentanti dei partiti presenti in piazza con i loro gazebo elettorali. Si sono visti il candidato sindaco dei cinque stelle Davide Scano e Giampietro Pizzo, candidato di “Venezia cambia 2015”. Altri ciclisti hanno parlato invece con il capolista della lista Casson, Nicola Pellicani e alcuni rappresentanti di Venezia bene comune, altra lista che corre alle prossime elezioni comunali.

Nel pomeriggio, altra iniziativa a Mestre dedicata alle due ruote, con la manifestazione “Bimbimbici” partita nel primo pomeriggio da piazzetta Coin. In bici stavolta bambini e le loro famiglie , approfittando del pomeriggio quasi estivo. Destinazione, il parco di San Giuliano dove si è svolta la manifestazione finale alla presenza di oltre duecento persone.

Insomma, nonostante il divieto alla manifestazione il mondo delle due ruote è riuscito a far sentire la sua voce, chiedendo alla politica di garantire a chi usa la bicicletta di muoversi in sicurezza in una città che negli ultimi dieci anni ha saputo investire molto nella mobilità ciclabile, portando a quasi cento i chilometri di piste ma non tutti ben collegati tra loro.

La pista sul ponte della Libertà, richiesta da anni, sembrava una realtà ma i cantieri vanno a rilento, specie nel tratto a sbalzo in direzione di Venezia, e inoltre non è ancora realizzato, ma solo disegnato sulla carta il collegamento che dovrebbe consentire ai ciclisti di non rischiare la vita nel tratto tra San Giuliano e i Pili, collegando la pista a via Torino.

Eppure in estate almeno 75 mila persone usano la bici per andare da Mestre al Lido e Pellestrina con il ferry boat. E con la prossima attivazione del tram si teme un divieto ai cicli sul ponte.

Mitia Chiarin

 

Corteo di protesta ieri mattina per sollecitare il completamento del percorso fra il Vega e i Pili

Oltre un centinaio di persone ha partecipato ieri mattina alla bici-festazione di protesta per la pista ciclabile sul ponte della Libertà. Solo Giampiero Francescon è rimasto ai piedi del cavalcavia di San Giuliano perchè diffidato dal Prefetto in quanto organizzatore del corteo di bici che avrebbe dovuto percorrere il ponte fino a piazzale Roma. A Venezia i ciclisti ci sono andati lo stesso e in manifestazione, ma senza coinvolgere Francescon che altrimenti avrebbe pagato con una denuncia la protesta di tutti coloro che utilizzano le due ruote e che devono fare i conti con un progetto assurdo di pista ciclabile.

Secondo le intenzioni del Comune, com’è noto, i ciclisti dovrebbero utilizzare il sottopasso di via Torino, raggiungendolo grazie alla pista ciclabile di viale Ancona, per poi raggiungere i Pili. Ma proprio il tratto dal Vega ai Pili non è stato realizzato e quindi la pista sul ponte è di fatto irraggiungibile e rischia di esserlo per sempre, visto che l’Arpav chiede la bonifica in profondità dei terreni che si dovrebbero utilizzare per la realizzazione del tratto Pili-Vega.

La bici-festazione è arrivata senza problemi a piazzale Roma, foto ricordo sotto il ponte di Calatrava e ritorno.

Appuntamento finale in piazza Ferretto dove Francescon ha presentato le proposte dei ciclisti. Chi utilizza le due ruote vuole prima di tutto il completamento del percorso che porta da Mestre a Venezia, ma anche la realizzazione di tanti piccoli tratti di collegamento che ancora mancano all’appello. Come viale Garibaldi-via San Girolamo o viale San Marco-via San Pio X. Non solo, i biciclettari chiedono che sia finalmente realizzata anche la pista della Valsugana da Miranese ad Asseggiano e da Passo Campalto all’aeroporto. Infine la proposta che sia istituita una consulta cittadina sulla mobilità ciclopedonale.

 

Due striscioni e un volantinaggio. Questi i mezzi usati, ieri mattina, dai rappresentanti dell’assemblea permanente dei cittadini contro il pericolo chimico e dal comitato Marghera libera e pensante per contestare la decisione del Consiglio di Stato di consentire l’ampliamento dell’impianto di trattamento di rifiuti Alles. Un via libera passato attraverso l’annullamento della sentenza del Tar che, lo scorso luglio, aveva annullato la delibera regionale di autorizzazione al “revamping”.

Proprio per contestare la volontà di trasformare la zona industriale in un polo di trattamento di rifiuti pericolosi provenienti da tutto il Veneto, le due associazioni e una rappresentanza di amministratori della Municipalità – il presidente Dal Corso e il delegato Silotto – ieri hanno organizzato una protesta consegnando volantini al mercato per ribadire che il via libera al potenziamento è una «forzatura rispetto al piano regolatore che consente solo di trattare rifiuti prodotti in loco».

Anche Francesca Zaccariotto è intervenuta sul tema: «Marghera non può più essere considerata la pattumiera del Veneto, la sua grande discarica – ha detto – Soprattutto se vogliamo davvero realizzare un percorso di bonifica, di recupero delle aree verdi per restituire l’area ai cittadini».

(g.gim.)

 

Nuova Venezia – Grandi navi, il giorno di corteo e proteste

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9

mag

2015

Oggi alle 15.30 l’iniziativa da Santa Margherita a Sant’Angelo. Lo slogan sarà: «Basta con la cricca delle grandi opere»

«Basta con la cricca delle grandi opere». Con questo slogan oltre 70 associazioni, una decina di movimenti e partiti politici sfileranno oggi pomeriggio per la città. Obiettivo sono le grandi navi «incompatibili con la laguna».

Ma anche le nuove grandi opere pronte a partire come lo scavo del canale Contorta Sant’Angelo in laguna. Un corteo che si annuncia variopinto e pacifico partirà alle 15.30 da campo Santa Margherita. Si dirigerà alle Zattere, poi in rio Terà Sant’Agnese all’Accademia, infine in campo Sant’Angelo, dove sono previsti interventi, musica, spettacoli.

«Fuori le grandi navi», «Basta grandi opere, mafia e corruzione» lo slogan. Con un logo originale: un esercito di leoni nel «pesce» senza testa che è la pianta della città che si mangiano la grande nave. Giornata culmine della mobilitazione lanciata dai comitati Ambiente Venezia, No Grandi Navi qualche tempo fa.

Domenica scorsa, alla manifestazione elettorale per Felice Casson sindaco, il comitato ha consegnato al premier Matteo Renzi le 70 mila firme raccolte contro lo scavo del Contorta. Nel frattempo le firme hanno superato quota centomila.

«Chiediamo che il governo ascolti la voce dei veneziani», dice il portavoce di No Grandi Navi Tommaso Cacciari, «e che prenda atto dell’esistenza delle alternative».

Oltre al canale Contorta, all’esame del governo dopo i dubbi espressi dalla Commissione di Impatto ambientale, a Roma sono stati inviati anche i progetti per creare un nuovo terminal passeggeri al Lido, davanti all’isola artificiale del Mose. Uno è firmato da Cesare de Piccoli-Duferco, l’altro da Stefano Boato e Maria Rosa Vittadini.

Infine, l’alternativa di Marghera. Anche qui un progetto presentato da Roberto D’Agostino prevede di attrezzare le banchine dell’ex zona industriale in canale Brentelle e Canale Industriale Ovest.

Ma l’Autorità portuale è contraria. E insiste per lo scavo del Contorta, che dovrebbe essere portato da un metro e mezzo a dieci metri e mezzo di profondità, allargato a cento metri, lungo 4 chilometri. Grande opera che secondo i comitati sarebbe «rimedio peggiore del male».

Altre ipotesi a lungo termine prevedono la possibilità di spostare le navi passeggeri a Santa Maria del Mare, dove sono stati costruiti i cassoni del Mose. Oppure al Lido, dov’era prevista la grande darsena da mille posti proposta da Est Capital nell’ambito del grande progetto di ristrutturazione dell’ex Ospedale al Mare.

Oggi ci saranno anche i circoli del Pd, partiti ambientalisti e della sinistra, candidati sindaci come Casson, Scano, Seibezzi e Pizzo.

Alberto Vitucci

 

Strade e ferrovia dove adesso ci sono capannoni e attività, una viabilità nuova: alcune imprese ricorreranno al Tar

Strade e ferrovia dove adesso ci sono capannoni di imprese e attività industriali. Due sovrappassi, una nuova rotonda. E una viabilità del tutto nuova, che metterà a rischio attività economiche già esistenti.

È la temuta conseguenza dell’applicazione del nuovo Accordo di programma, sottoscritto senza tanta pubblicità nei mesi scorsi dall’Autorità portuale, presieduta da Paolo Costa, e dal Comune governato dal commissario Zappalorto.

Una delibera approvata dal commissario con i poteri del Consiglio comunale che potrebbe trasformare pesantemente una parte di città e il suo assetto urbanistico. Tanto che alcune delle imprese coinvolte – come il Molocinque e la Berengo trasporti – hanno già annunciato un ricorso al Tar.

Succede che nell’area industriale di Marghera dov’era prevista l’enorme Torre Cardin il Porto ha chiesto di poter costruire nuovi binari che portino direttamente alle banchine. E di realizzare nuovi collegamenti viari per, si legge, «un efficiente accesso viabilistico e ferroviario al Porto, che elimini i rischi derivanti dalle interferenze fra le diverse tipologìe di traffico portuale, urbano e industriale».

Su questo si inserisce la richiesta presentata il 18 luglio dello scorso anno dalla società Re-evolution dell’imprenditore veneziano Andrea Mevorach che vuole realizzare il nuovo Mof (Mercato Ortofrutticolo) in quell’area, insieme a una piscina, servizi e centro commerciale. L’area è compresa fra via delle Macchine, via dell’Elettricità e via della Pila. E adesso la proposta presentata da Porto e Mevorach (che aveva realizzato nel 2009 per il governo Berlusconi il progetto della nuova città dell’Aquila dopo il terremoto) ha trovato il pieno appoggio del Comune.

Una notizia che desta perplessità negli ambienti della politica. Trattandosi di un vero e proprio Piano urbanistico che certo non fa parte dell’ordinaria amministrazione richiesta a un commissario prefettizio. Quella parte di Marghera, interessata anche dal Piano di recupero firmato da ministeri e Regione, potrebbe cambiare volto.

«Non ne abbiamo avuto notizia», scrive in una osservazione inviata al Comune l’impresa Berengo, «chiediamo di essere coinvolti in queste scelte strategiche, visto che lavoriamo lì con 150 operai».

Invece al posto delle imprese, l’accordo Comune-Porto prevede di realizzare due grandi sopraelevate dal notevole impatto ambientale e paesaggistico, tra via delle Macchine e via dell’Elettricità e tra via dell’Elettricità e via della Pila, e una nuova grande rotonda proprio in quelle aree. Operazione da 14 milioni di euro, di cui 9 e mezzo disponibili. Altri 4 e mezzo dovranno essere recuperati dal commissario.

Uno scambio di lettere tra Zappalorto e Costa scritte il 30 e 31 dicembre scorso testimoniano dello “scambio”, riportato nella delibera, approvata dal Comune nel marzo scorso con la convenzione firmata qualche giorno prima.

Il Porto concede lo spazio acqueo per il Mercato e sposterà il deposito ferroviario. In cambio il Comune si impegna a portare avanti l’accordo di programma. Cioè a garantire l’attuazione del progetto presentato dalla società di Mevorach. Ma soprattutto il trasferimento della viabilità al Demanio Marittimo, cioè al Porto, come previsto dalla delibera di febbraio.

Un accordo che le imprese non riconoscono e adesso intendono impugnare davanti ai giudici amministrativi. Una trasformazione del genere del territorio comunale, dicono, ha bisogno almeno di un dibattito pubblico e di scelte fatte dalla politica e non da un commissario.

Alberto Vitucci

 

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