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PORTO MARGHERA – Ma i sindacati non sono soddisfatti e annunciano altre azioni di protesta

Accordo siglato a Roma. Confermati gli investimenti sulla raffineria, la società chiede tempo per il Cracking

L’ACCORDO – Siglato a Roma l’accordo sulla chimica, con Eni che ha ottento la riapertura a settembre di un tavolo per definire un nuovo protocollo di relazioni sindacali e per la competitività. L’azienda, inoltre, ribadisce che, a causa del peggioramento dello scenario della raffinazione in Italia e in Europa, ha approntato un nuovo piano industriale.

LE REAZIONI – I sindacati veneziani non sono soddisfatti e, anzi, annunciano che intensificheranno le azioni di protesta, perché in quel verbale non c’è scritto che il Cracking riaprirà e tantomeno quando. Soddisfatti invece i politici, da Andrea Martella, vicepresidente del gruppo parlamentare Pd, a Antonio De Poli, senatore dell’Udc.

PORTO MARGHERA – Dopo il fallimento di mercoledì, ieri il ministro ha riconvocato tutti d’urgenza

Primo accordo per la chimica

Eni e sindacati si incontreranno ancora per il Cracking, l’azienda annuncia un nuovo piano

Luca Zaia: «Teniamo ancora alta la guardia»

I lavoratori insoddisfatti: «Continuiamo la lotta»

IL GRUPPO DEL CANE A SEI ZAMPE

Garanzie solo sulla Raffineria

Nel verbale d’incontro siglato ieri Eni conferma gli investimenti per completare la trasformazione della Raffineria in bio raffineria entro il 2015.

È un verbale d’incontro, non di accordo, quello firmato ieri mattina, in ogni caso un passo avanti sulla vertenza della chimica italiana rispetto al muro contro muro di mercoledì sera. I sindacati veneziani, però, rimangono sulle barricate e, anzi, annunciano che intensificheranno le azioni di protesta, perché in quel verbale non c’è scritto che il Cracking riaprirà e tantomeno quando.
Sono state due giornate convulse quelle appena trascorse, con il ministro Federica Guidi in prima linea. È stata lei, infatti, a condurre l’incontro di mercoledì e anche quello di ieri a mezzogiorno convocato d’urgenza dopo che l’altra sera i sindacati avevano abbandonato le trattative.
Le reazioni, dunque, sono diverse, con i sindacati veneziani sulle barricate e, invece, i politici soddisfatti (da Andrea Martella, vicepresidente del gruppo parlamentare Pd, a Antonio De Poli, senatore dell’Udc), anche se la maggior parte di loro comunque sostiene che occorre continuare a incalzare l’Eni perché rispetti davvero gli impegni presi con gli accordi che ha firmato per la Raffineria, per il Cracking e il nuovo impianto bio in collaborazione con l’americana Elevance Renewable Sciences.
Nel verbale, Eni ha ottenuto che a settembre si apra un tavolo per definire un nuovo protocollo di relazioni sindacali e per la competitività che sostituirà quello attuale che ha permesso in questi ultimi anni di gestire varie crisi in giro per l’Italia. L’Azienda, inoltre, ribadisce che, a causa del peggioramento dello scenario della raffinazione in Italia e in Europa, ha approntato un nuovo piano industriale ma, come ha dichiarato ieri pomeriggio lo stesso amministratore delegato Claudio Descalzi, conferma l’importanza degli accordi siglati nel 2013 e nel 2014 per i siti industriali di Gela in Sicilia e di Porto Marghera. Questo non significa che li rispetterà, e riguardo alle fabbriche veneziane ha ribadito solo che completerà gli investimenti sulla Raffineria. Per il resto le parti hanno convenuto che Eni/Versalis e sindacati «si attiveranno congiuntamente per valutare le problematiche legate all’Aia della centrale termoelettrica di Marghera (Autorizzazione integrata ambientale), che oggi impediscono il riavvio previsto del Cracking, per individuare le soluzioni tecnicamente e economicamente compatibili, che consentano di superare tale criticità». E il 30 settembre si ritroveranno a Roma per un nuovo tavolo nazionale di confronto.
Una certezza sulla riapertura del Cracking, dunque, in quel documento non c’è. Perciò le Rsu aziendali hanno annunciato che le agitazioni continueranno e potranno arrivare anche al blocco totale delle pipeline che da Marghera riforniscono di etilene e altri prodotti i petrolchimici di Mantova, Ravenna e Ferrara. Lunedì, in proposito, si riuniranno le segreterie territoriali dei chimici per decidere ulteriori iniziative.
Martedì poi si terrà un altro incontro, convocato ieri dall’assessore regionale al Lavoro, Elena Donazzan, che è stata parte attiva negli incontri romani e sottolinea come sia stato proprio grazie alla Regione se il verbale siglato ieri considera «come situazione prioritaria nelle scelte del Gruppo anche il rilancio di Porto Marghera». E il governatore del Veneto Luca Zaia è andato oltre avvertendo che «noi in ogni caso teniamo alta la guardia, e vigileremo perché i contenuti dell’accordo sulla Chimica a Porto Marghera siano rispettati, senza incertezze né esitazioni. Non è pensabile che tutto venga rimesso in discussione per un cambio ai vertici dell’Eni o a quelli del Governo, che si è fatto carico di nominare i primi. Stiamo parlando di un piano strategico non solo per Venezia e per il Veneto, per l’Italia».

 

Nuova Venezia – Marghera. Vega, omologato il concordato.

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31

lug

2014

Il Tribunale dopo il sì dei creditori ha dato il suo assenso e nominato il liquidatore

Il Tribunale civile di Venezia ha omologato il concordato preventivo proposto da «Vega- Parco Scientifico Tecnologico scarl». La decisione arriva dopo che i creditori della società avevano votato a favore. Il Tribunale, che già aveva nominato c9mmissario giudiziale il commercialista Piero De Bei, ha nominato anche il liquidatore, il commercialista Paolo Marchiori. In un comunicato la direzione di Vega sostiene che «si è pertanto positivamente completata la procedura di ammissione di Vega al concordato, avviata con il deposito da parte della società del piano di concordato nei primi mesi del 2014, sul quale il commissario si è espresso favorevolmente senza alcuna opposizione da parte dei creditori. Con l’omologa, la società potrà proseguire nel percorso di risanamento intrapreso nel luglio 2013 dall’attuale consiglio di amministrazione che prevede la dismissione entro il 2018 di alcuni cespiti della società, principalmente immobiliari, a soddisfacimento integrale dei creditori in esecuzione del piano di concordato. Parallelamente, la società potrà proseguire “in continuità aziendale” a gestire le importanti attività che restano di sua competenza, tra cui in primis la gestione degli spazi e dei servizi alle imprese insediate all’interno del Parco e la valorizzazione dell’ambito urbanistico del Parco Scientifico Tecnologico di Venezia. In questo ambito la società ha recentemente rinnovato la Certificazione per l’Incubatore d’impresa che ospita attualmente 23 startup ». Il piano per salvare la società firmato dall’avvocato Francesco Mercurio era «parzialmente liquidatorio» era stato presentato nell’agosto scorso per garantire il pagamento di tutti i creditori e per evitare, così, il fallimento. Il Tribunale di Venezia aveva anche stoppato nel febbraio scorso la procedura, chiedendo al presidente della società, il trevigiano Daniele Moretto, delle «integrazioni » per garantire il pagamento di tutti i creditori – a cominciare dalle banche – al 100 per cento nell’arco dei prossimi quattro anni, grazie alle vendite di una parte degli immobili di sua proprietà (gli edifici Lybra e Auriga e la porzione di proprietà nella vicina area del Vega 2) che secondo la perizia immobiliare effettuata, porterà ad incassare almeno 20 milioni di euro. Le integrazioni sono state poi approvate dai soci (il Comune con il 37,32 % di quota, la Provincia con il 17, la Veneto Innovazione Holding della Regione il 18 % e con quote minori Syn- Il Vega sede del Parco scientifico tecnologico dial-Eni e altri 20 soci) .

(g.c.)

 

PARCO SCIENTIFICO

Dopo che il commissario giudiziale ha espresso parere favorevole e i creditori non si sono opposti, il Tribunale fallimentare di Venezia ha omologato il concordato preventivo in continuità del Vega Parco scientifico tecnologico Scarl. Ora i soci e il Consiglio di amministrazione proseguiranno l’azione di risanamento avviata nel luglio del 2013, perseguendo due strade: in primo luogo il Vega dovrà vendere, entro il 2018, una serie di immobili per pagare integralmente tutti i debiti nei confronti dei creditori; e poi proseguirà a gestire le attività del parco scientifico e si dedicherà a valorizzare l’ambito urbanistico sul quale sorge.
«La società potrà proseguire in “continuità aziendale” nelle attività di gestione degli spazi e dei servizi per le 85 aziende insediate negli immobili di Vega – commenta l’amministratore delegato Tommaso Santini (nella foto a fianco). Contemporaneamente promuoverà il processo di trasformazione urbana di questo ambito urbanistico strategico della città, cerniera tra terra ed acqua».
Il Vega Parco Scientifico, che complessivamente ospita oltre 200 aziende con 2000 addetti che quotidianamente lo frequentano, «è anche un punto di riferimento dell’Innovazione per le startup, grazie all’unico Incubatore certificato a partecipazione pubblica del Veneto, che attualmente ospita 23 imprese – continua Santini -. Inoltre la rigenerazione urbana del Parco sta vivendo una nuova stagione grazie all’insediamento espositivo che verrà gestito da Expo Venice spa e che ospiterà il programma Aquae al prossimo Expo 2015».
Quanto alla gestione della società, proprio domani si riunirà l’assemblea dei soci con all’ordine del giorno anche il rinnovo del Consiglio di amministrazione.

(e.t.)

 

Nuova Venezia – Cresce la raccolta differenziata.

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30

lug

2014

Veritas

Venezia al 53,79% , Mestre traina con il 66,20%. Martellago record

Cresce la raccolta differenziata dei rifiuti nel territorio dove Veritas gestisce l’igiene urbana. Nel mese di giugno la media complessiva ha raggiunto il 63,63% contro il 62,26% del primo semestre del 2014. Il primato tra i Comuni non spetta a Venezia ma a Martellago (81,58%), seguito da Scorzè (81,08%), Meolo (80,47%), Spinea (79,97%), Fossò (79,76%), Noale (79,53%), Camponogara (78,76%), San Donà di Piave (78,68%), Campagna Lupia (78,00%) e Pianiga (77,77%). Nel Comune di Venezia la percentuale di raccolta differenziata è del 53,79%. Il dato, comunque, è ancora in aumento. E va meglio in centro storico: Venezia, Murano e Burano hanno raggiunto il 28,47% (27,10% a maggio) mentre Pellestrina e Lido, grazie ai nuovi cassonetti con calotta, registrano il migliore risultato, passando dal 33,99% di febbraio al 61,54% di giugno. Anche la terraferma mestrina continua a crescere in attenzione all’ambiente. Il dato di Mestre e terraferma sale al 66,20%. Le Municipalità di Chirignago-Zelarino (75,60%), Marghera (68,71%), Favaro (66,18%) e Mestre centro (61,68%) fanno i risultati migliori anche se qui la distribuzione dei cassonetti con calotte è in fase di taratura e assestamento e quindi Veritas prevede dati migliori nei prossimi mesi. Affinché la raccolta differenziata migliori, anche dal punto di vista della qualità, Veritas ricorda che è necessaria la collaborazione dei cittadini a cui si chiede di «porre la massima attenzione nel separare i vari materiali e di non abbandonando rifiuti in strada o accanto ai cassonetti». Di conseguenza sono stati potenziati i controlli da parte degli ispettori ambientali, che svolgono anche un ruolo informativo, e nel sito internet di Veritas ( l’indirizzo è www.gruppoveritas.it) è stata creata la sezione “Dove lo butto” dove sono contenute le informazioni per fare bene la differenziata. Le stesse sono state tradotte in 17 lingue e i volantini (oltre che nel sito) possono essere ritirati all’ufficio Immigrazione e nei Commissariati di Polizia di Venezia- San Marco, Mestre, Marghera e Chioggia.

 

Migliaia di operai hanno manifestato a Roma contro i tagli imposti da Descalzi. Oggi faccia a faccia al Ministero

Negli ultimi 5 anni Eni, della quale l’azionista di riferimento è ancora il Governo italiano,ha realizzato 30miliardi di euro di utili. Ma il nuovo amministratore delegato, Claudio Descalzi – ribattezzato ieri dai lavoratori con l’antipatico appellativo di «cacciatore di impianti produttivi e posti di lavoro» – sembra deciso a ridimensionare il numero delle raffinerie in Italia e tagliare i rami secchi della chimica sopravvissuta alle chiusure degli ultimi vent’anni. Così migliaia di dipendenti di Eni e della sue controllate – in concomitanza con li sciopero nazionale che a Venezia è stato fatto lunedì, contestualmente con la manifestazione sotto la sede del Governo regionale a Venezia – hanno protestato ieri davanti a Palazzo Chigi contro il piano di tagli di Descalzi, accusandolo si dedicarsi solo ai pozzi di gas e petrolio e di voler «stracciare gli accordi sottoscritti dal suo predecessore, Paolo Scaroni che garantivano investimenti e continuità produttiva». In maggioranza erano lavoratori siciliani della raffineria di Gela che Eni sembra decisa a chiudere, c’erano anche un centinaio di lavoratori veneziani e dei altri siti di Taranto, Brindisi, Ferrara e Porto Torres. Un chiarimento sulla reale entità e localizzazione dei tagli annunciati a grandi linee da Descalzi (per risanare i bilanci della raffinazione e della chimica dell’Eni, oggi al ministero dello Sviluppo) sono in programma due tavoli di confronto con i sindacati nazionali dei chimici di Cgil, Cisl, Uil, i vertici nazionali di Eni e il viceministro Claudio De Vincenzi: il primo tavolo alle ore 13 sarà dedicato al sito dell’Eni di Gela e alle ore 15 si parlerà di tutti gli altri, compreso il polo industriale di Porto Marghera. L’assessore regionale al Lavoro, Elena Donazzan – che domani sarà presente all’incontro delle ore 15 al ministero – ha anticipato che «in primo luogo ripeterà quanto già detto dal presidente Zaia in merito al dovere di Eni di rispettare gli accordi che ha sottoscritto anche con la Regione Veneto» e poi porrà «due domande fondamentali sulle quali il Veneto esigerò risposte chiare e puntuali, una volta per tutte, sul futuro della bioraffineria di Porto Marghera appena riconverita e dell’impianto del cracking di Versalis». Domande più che lecite, visto che Eni aveva in programma oltre 300 milioni di euro a Porto Marghera per la bioraffineria e un nuovo impianto di “chimica verde” affiancato al cracking di Versalis. Del resto, proprio ieri, su richiesta del Comitato Portuale , il presidente dell’Autorità Portuale di Venezia, Paolo Costa ha confermato che «in sede di domanda di rilascio di una nuova concessione demaniale per 20 anni delle aree di Porto Marghera, Eni ha presentato un piano di investimenti dettagliato che prevede – entro il 2015 – la trasformazione delle attività di raffinazione tradizionale in produzione di biocarburanti di nuova generazione e i relativi piani di traffico attesi». «Un impegno » ha concluso Paolo Costa «che riteniamo fermo e sul quale abbiamo chiesto ulteriori dettagli alla società in un incontro con gli amministratori dell’Eni, che ci auguriamo possa avvenire al più presto possibile ». Ieri, durante il presidio davanti a palazzo Chigi, una delegazione di lavoratori e sindacalisti è stata ascoltata dalla Settima Commissione dei Montecitorio, presieduta da Gulielmo Epifani e ha incontrato i capogruppi della Lega Nord e di Sel alla Camera dei Deputai e a Palazzo Madama alcuni senatori del Partito Democratico, tra i quali c’era anche il veneto Giorgio Santini che ha dichiarato: «La paventata chiusura di cinque raffinerie in tutta Italia e l’annuncio di un processo di ridimensionamento dell’industria chimica nelle strategie del gruppo Eni hanno portato a uno sciopero nazionale dei lavoratori di un settore fondamentale del nostro patrimonio manifatturiero». «Una strategia del genere» ha concluso Santini a nome del Pd «se venisse confermata dal nuovo management di Eni, sarebbe assolutamente inaccettabile poichè porterebbe ad un serio indebolimento della storia industriale e delle stesse prospettive della più grande azienda partecipata dallo Stato ed è per questo che auspichiamo che dai vertici dell’azienda venga un serio ed immediato ripensamento ».

Gianni Favarato

 

Zaia: «Più di 2.500 posti a rischio»

Il presidente invia una lettera al premier Matteo Renzi: «Il governo intervenga»

«Chiedo un forte impegno del suo Governo affinchè tutti gli accordi per Porto Marghera siano rispettati» si conclude così la lettera inviata dal governatore Luca Zaia al presidente del consiglio, Matteo Renzi, ribadendo che «la Regione Veneto che io rappresento continuerà a seguire con estrema attenzione la vicenda che mette a rischio 2.500 posti di lavoro» tra dipendenti diretti di Eni e le imprese dell’indotto. Nella sua lettera – scritta dopo l’incontro avuto con i lavoratori veneziani che l’altro ieri erano andati a protestare sotto palazzo Balbi, sede del Governo regionale – Zaia esprime il suo «grande disappunto per il mancato rispetto dell’accordo del 16 aprile 2012 tra i ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture, il Magistrato delle Acque di Venezia, la Regione del Veneto, la Provincia di Venezia, il Comune di Venezia e l’Autorità Portuale di Venezia, relativo alla definizione di un Programma per la bonifica e la riqualificazione ambientale del Sito di interesse nazionale di Venezia- Porto Marghera e aree limitrofe ». «Tutta la comunità veneta aveva accolto con viva soddisfazione questo accordo, che, oltre alla salvaguardia ambientale, avrebbe dovuto portare nuovi investimenti e anche ad un aumento dell’occupazione ». «In attuazione di questo Programma» continua la lettera «Eni ha assunto con le parti sociali impegni relativi alla riconversione di Versalis e della Raffineria di Porto Marghera, che dovrebbero portare gli attesi investimenti e l’auspicata riconversione ad una “chimica verde” e green refining. In questi giorni, tuttavia, Eni ha annunciato un radicale mutamento nella propria strategia industriale, dovuta alla crisi del settore, e quindi la completa vanificazione anche di questi impegni. A tale proposito ricordo, tra l’altro, che l’area di Porto Marghera è stata dichiarata area di crisi complessa con il decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 5 maggio 2011 proprio in ragione della necessità di avviare misure urgenti per la riconversione dell’ area». «Sono a rischio 2500 posti di lavoro» conclud Zaia «anche per il venir meno dei sistemi di servizio e di supporto, conseguenza non accettabile per la comunità veneta».

 

Nuova Venezia – “Causa all’Eni se non rispetta i patti”

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29

lug

2014

Zaia incontra i lavoratori in sciopero contro le chiusure annunciate degli impianti. Bettin : «La riconversione ora rischia»

Tuoni e fulmini, con tanto di annuncio dell’invio di una lettera al premier Matteo Renzi e la minaccia diuna causa legale per «il mancato rispetto degli accordi sottoscritti con noi». Il governatore del Veneto, Luca Zaia – che da giorni veniva accusato da sindacati e molti consiglieri regionali «di pensare troppo all’emergenza profughi e per niente a quella dei dipendenti di Eni che rischiano il posto di lavoro», ha deciso ieri di incontrare i lavoratori della raffineria e del cracking dell’etilene di Porto Marghera, di proprietà dell’Eni, che stavano presidiando palazzo Balbi e non ha voluto essere da meno del suo collega Crocetta, governatore della Sicilia, che già dieci giorni fa ha dichiarato “guerra” all’Eni, insieme ai lavoratori, per la minacciata chiusura della raffineria di Gela. Anche per Porto Marghera il nuovo amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, stracciando tutti gli accordi che aveva firmato il suo predecessore Paolo Scaroni a Venezia, che prevedono investimenti (oltre 300 milioni di euro in tutto) per la bioraffineria già riconvertita e un nuovo impianto di chimica verde integrato a quello esistente del cracking. «L’accordo sottoscritto con Eni dalla Regione e dalle istituzioni veneziane non può in alcun modo essere disatteso – ha detto ieri Zaia dopo l’incontro avuto, insieme all’assessore Elena Donazzan, con la delegazione di lavoratori e sindacalisti dei chimici di Cgil, Cisl, Uil che protestava sotto palazzo Balbi –.Oggi stesso scriverò a Renzi perché abbia chiaro il nostro punto di vista. Siamo anche pronti ad impugnare sul piano legale quella intesa in caso di inadempienza ». Del resto Zaia, insieme all’allora sindaco Orsoni, all’ex ministro Clini (poi inquisito) e all’ex ad di Eni, Paolo Saroni (sostituito da Claudio Descalzi) che appena nominato ha annunciato la chiusura di raffinerie e impianti chimici con i bilanci in rosso, per concentrarsi su ricerca ed estrazione di petrolio e gas. Soddisfatti i lavoratori che chiedevano un incontro con Zaia che, un mese fa, ha assunto tutte le deleghe su Porto Marghera, bonifiche e riconversione industriale che aveva l’ex assessore, Renato Chisso, ancora in carcere per la Tangentopoli del Mose. «Finalmente – ha dichiarato Riccardo Colletti dei chimici Cgil « Zaia si è convinto del danno industriale e sociale che la chiusura degli impianti di Eni creerebbe nel nostro territorio ». «La determinazione nelle parole del governatore ci fanno ben sperare» ha aggiunto Massimo Meneghetti, dei chimici della Cisl «se però, non troveremo riscontri al sostegno fornitoci oggi siamo pronti a intensificare le proteste». E Cristian Tito dei chimici della Uil ha aggiunto: «ora che Zaia si è espresso, ci aspettiamo che Eni cambi atteggiamento e applichi gli accordi firmati». Oggi con i lavoratori dell’Eni di tutta Italia che protestano a Roma ci saranno anche lavoratori veneziani. E domani l’assessore Donazzan sarà a Roma, al ministero dello Sviluppo, dove è previsto un incontro tra Eni e sindacati. Intanto, l’ex assessore comunale all’Ambiente, Gianfranco Bettin, in una sua nota accusa Eni di aver «tradito tutti gli impegni assunti di fronte alla città, la prospettiva green e bio, la forte innovazione tecnologica, che avrebbero coinvolto raffineria e polo chimico e che si giovava della svolta impressa dagli enti locali, in particolare del Comune, su un piano di rilancio e di trasformazione sostenibile dei Porto Marghera». «Il voltafaccia della nuova dirigenza Eni » conclude Bettin «riporta indietro la storia e acuisce una crisi che, al contrario, si potrebbe incominciare a superare. Governo e parlamento, visto che Eni è controllata dallo Stato intervenire, tanto più oggi, nel vuoto istituzionale locale esistente». Anche il senatore dell’Udc, Antonio De Poli, in una nota si schiera con i lavoratori e chiede al governo di «fare chiarezza». L’Eni di Descalzi, invece, continua a non chiarire i piani per Porto Marghera; tranne Versalis spa (la controllata che gestisce il cracking) che in una nota ieri ha confermato l’investimento per un nuovo impianti di oli lubrificanti vegetali da realizzare con l’americana Elevance, a Porto Marghera.

Gianni Favarato

 

La nuova società per le aree cedute

La Regione rinvia la Newco per le bonifiche e il rilancio

Tra i numerosi accordi siglati negli ultimi due anni dall’ex amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, l’ex ministro dell’Ambiente Corrado Clini, l’ex sindaco Orsoni e il governatore Luca Zaia (l’unico ancora in carica), c’era anche quello che prevede la cessione da parte di Eni di 107 ettari di aree industriali dismesse eda bonificare a Porto Marghera, ad una nuova società –una Newco controllata al 50 % da Comune e Regione – che avrebbe il compito di mettere sul mercato le aree con un bando di interesse a livello europeo, da bonificare e riutilizzare con a disposizione i 50 milioni di euro messi a disposizione da Eni e dai quali vanno però detratti 12 milioni di euro che corrispondono al valore delle aree concordato dalle parti. Il terremoto istituzionale e politico della Tangentopoli del Mose – che ha tolto dalla scena gran parte dei firmatari di questo e altri accordi, come quello sulle procedura di bonifica, che dovrebbero permettere finalmente il risanamento e il rilancio produttivo di Porto Marghera – non sembra aver avuto conseguenze sulla Newco. Infatti, il Comune di Venezia ha approvato tutte le delibere in proposito, compresa quella che individua nella Live srl (Lido Eventi e Congressi) – una società in liquidazione interamente controllata dal Comune – la Newco (che avrà però un altro nome) e il via libera alla controllata Ive a acquistare il 50 % delle quote della nuova società. Ieri, ci si aspettava che anche la Giunta regionale facesse lo stesso passo autorizzando la sua controllata Veneto Acque ad acquisire il restante 50%delle quote di Live srl. Ma la relativa delibera è stata rinviata «per approfondimenti tecnici e finanziari » che, comunque «non mettono in discussione la decisione politica di avviare rapidamente la Newco», per la quale – dopo il via libera della Giunta regionale che potrebbe arrivare la prossima settimana – bisognerà poi definire una governance e ottenere la voltura delle autorizzazioni dei piani di bonifica da i ministeri competenti.

(g.fav.)

 

Gazzettino – Marghera. Vertenza Eni.

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29

lug

2014

Zaia minaccia Eni: «Rispetti gli accordi»

Il governatore ha ricevuto in Regione i lavoratori della raffineria di Marghera «Siamo pronti alle vie legali». La replica: «Avanti con la chimica innovativa»

CRISI – La raffineria Eni di Porto Marghera. Una rappresentanza dei lavoratori è andata in Regione

Luca Zaia a muso duro contro Eni. Il presidente del Veneto si schiera dalla parte degli operai di Porto Marghera, che ieri ha incontrato, e promette: se la multinazionale non rispetterà gli accordi presi, la Regione è pronta a trascinare il “cane a sei zampe” in tribunale. «Noi non abbiamo firmato l’accordo per hobby – ha detto Zaia – perché dietro quell’accordo c’è la salvaguardia di 2500 posti di lavoro». Eni replica: «Andremo avanti con la chimica innovativa».

PORTO MARGHERA – Ieri ha ricevuto i sindacati: «Le intese non si firmano per hobby»

Raffineria, Zaia alza la voce con Eni

Il governatore: «Deve rispettare gli accordi, pronti alle vie legali se sono inadempienti»

Luca Zaia a muso duro contro Eni. Il presidente del Veneto si schiera apertamente dalla parte degli operai di Porto Marghera e promette: se la multinazionale italiana non rispetterà gli accordi presi, la Regione è pronta a trascinare il «cane a sei zampe» in tribunale.
L’incontro di ieri tra Zaia e i lavoratori di Porto Marghera si è quindi chiuso con una forte presa di posizione della Regione, con Palazzo Balbi determinato a ricordare ad Eni che ogni promessa è debito, anche se, come sottolineato anche dal presidente della Regione, per Porto Marghera ci sono investimenti e progetti messi nero su bianco. E come ci ricordano gli antichi, verba volant, scripta manent. Quindi, se le promesse si possono anche disfare in un attimo, con gli impegni scritti è la carta che canta.
«Noi non abbiamo firmato l’accordo per hobby – ha detto Zaia – perché dietro quell’accordo c’è la salvaguardia di duemilacinquecento posti di lavoro. Noi siamo rispettosi degli impegni che ci prendiamo e chiediamo che anche la controparte li rispetti».
L’incontro di Palazzo Balbi è stato preceduto da uno sciopero dei lavoratori di Eni a Marghera, che ha portato anche alla formazione di un corteo pacifico di 150 lavoratori (in prevalenza chimici, ma c’erano anche i metalmeccanici) arrivato fino alle porte di Palazzo Balbi. A loro Zaia ha promesso di scrivere a Renzi «perché abbia chiaro il nostro punto di vista sulla situazione», ma soprattutto che la Regione è pronta «ad impugnare sul piano legale quella intesa in caso di inadempienza». Il che vuol dire: se Eni si tira indietro, si andrà per le vie legali.
La sponda della Regione soddisfa i sindacati. Massimo Meneghetti, segretario Femca Cisl di Venezia, parla di «incontro molto positivo. La determinazione letta nelle parole del Governatore Zaia, ci fanno ben sperare», mentre per Davide Camuccio, Filctem Cgil, il fatto che Zaia si sia speso in prima persona dimostra «l’importanza della vertenza».
Oggi intanto andrà in scena la protesta dei lavoratori Eni, chiamati allo sciopero generale in tutta Italia. Manifestazione a Roma, davanti a Palazzo Chigi, con probabile incontro tra i leader sindacali e il ministro Delrio, difficile in questo momento il faccia a faccia con Renzi. Mercoledì, invece, l’assessore Elena Donazzan, anche lei presente all’incontro tra Zaia e i lavoratori, sarà a Roma e solleverà la questione al Ministero dello Sviluppo Economico. «Come Regione – ricorda la Donazzan – noi abbiamo rispettato gli impegni sottoscritti e vogliamo che l’Eni faccia altrettanto». La partita veneziana rimane comunque molto complicata. Perché se da una parte l’Eni ha in qualche modo fatto trapelare che sulla raffineria «verde» di Porto Marghera una sorta di rassicurazione, diverso è il discorso per il reparto del «cracking», quello che avrebbe dovuto, secondo i vecchi accordi, riaprire il prossimo 18 agosto, apertura che, per il momento, non ci sarà. «Anche in questo caso – commenta Meneghetti – gli accordi vanno rispettati, non accetteremo mai una trattativa al ribasso. Con la chiusura del cracking viene giù il resto, stiamo parlando di almeno altri 460 posti di lavoro».

Marco Dori

 

OGGI SCIOPERO – Soddisfatti i sindacati: «Incontro positivo»

LA PROMESSA «Oggi scriverò a Renzi»

Ai sindacati Zaia ha promesso di scrivere già oggi a Renzi «perché abbia chiaro il nostro punto di vista sulla situazione», ma soprattutto che la Regione è pronta «ad impugnare sul piano legale quella intesa in caso di inadempienza».

BETTIN «Intervengano governo e parlamento»

«Le decisione della nuova dirigenza dell’Eni di uscire, di fatto, da Porto Marghera, settori più strategici della chimica compresi, rappresenta un vero e proprio tradimento degli impegni assunti anche in modo formale di fronte al paese e di fronte alla città». Così Gianfranco Bettin, ex assessore all’Ambiente, sulla vertenza che vede opposti i lavoratori di Porto Marghera ad Eni, che ha annunciato un ripensamento sui progetti di sviluppo delle sue raffinerie in Italia. «La prospettiva “green” e “bio”, la forte innovazione tecnologica ed economica, che avrebbero coinvolto sia la raffineria che quasi tutta la filiera portante del polo chimico, – dice Bettin – si giovava della svolta impressa in questi anni dalle amministrazioni locali convergenti su un piano di rilancio e di trasformazione sostenibile dell’area. E’ giunto invece, improvviso, il voltafaccia della nuova dirigenza Eni, che riporta indietro la storia e acuisce una crisi che, al contrario, si potrebbe incominciare a superare concretamente. Il tradimento dell’Eni, se confermato, non sarebbe però solo il tradimento dell’Eni: governo e parlamento, per la natura dell’azienda, controllata dallo Stato, sarebbero pienamente corresponsabili. Devono perciò intervenire, tanto più oggi, nel vuoto istituzionale che continua, insopportabile, a livello locale».

 

LA REPLICA DELLA MULTINAZIONALE

«I nostri progetti di chimica innovativa andranno avanti»

La giornata è già finita quando dalla Sardegna arriva musica per le orecchie dei lavoratori veneziani. Canta Eni, o meglio Versalis, il braccio “chimico” della multinazionale, che in un comunicato non solo conferma gli impegni presi con la chimica veneziana, ma parla anche di un ulteriore progetto. Come a dire: non lascio, anzi, rilancio.
L’occasione per la “smentita” del disimpegno di Eni dalla chimica di Porto Marghera arriva in coincidenza con l’incontro tra Zaia e i lavoratori veneziani della multinazionale italiana, ma anche con la visita del ministro Poletti al rinnovato stabilimento Eni di Matrica, a Porto Torres in Sardegna, più volte indicato come l’esempio da seguire per la riconversione del sito veneziano.
«Matrìca – ha detto Daniele Ferrari, amministratore delegato di Versalis (Eni) – è il primo esempio concreto del nostro percorso di riconversione virtuosa dei siti critici italiani. Versalis, prima azienda chimica in Italia, ha intrapreso un percorso di rinnovamento e investimento anche in altri stabilimenti, quali Priolo e Porto Marghera, per dare un futuro alla nostra filiera industriale e alle persone che vi lavorano». Nel suo comunicato, Versalis aggiunge che «a Porto Marghera, sito industriale di primaria importanza per Versalis, verrà a breve implementato un progetto di trasformazione finalizzato a dare sostenibilità economica e produttiva al sito, mediante lo sviluppo di una piattaforma tecnologica di chimica innovativa da fonti rinnovabili». Non entra nel merito, non spiega come, cosa e quando, ma anche se le informazioni latitano, l’annuncio arriva giusto in tempo per stemperare un clima ormai incandescente.

(m.dor.)

 

Maltempo: saette sulle case, alberi sradicatie allagamenti

Provincia sotto un nubifragio, saette sulle case e allagamenti

Un fulmine ha fatto saltare l’impianto elettrico di una serie di villette a schiera a Mestre

A Marghera persone bloccate in ascensore. In Riviera alberi sradicati e garage sott’acqua

MESTRE – Bombe d’acqua, fulmini, vento e allagamenti. E la chiamano estate. Anche sul Veneziano l’ondata di maltempo che sta caratterizzando questo ultimo fine settimana di luglio, si è fatta sentire. Allagamenti ci sono stati in Riviera del Brenta, nel Miranese, a Mestre, al Lido di Venezia, nella zona di Chioggia e nel Sandonatese. Il maltempo è stato caratterizzato da una forte attività elettrica che in tre casi ha prodotto fulmini che hanno colpito due case e una roulotte di un campeggio. A Mestre, in via Archimede la saetta ha centrato una serie di villette a schiera facendo saltare dal muro le scatole dell’impianto elettrico. Gli alberi e i rami caduti non si contano, soprattutto nella zona compresa tra Miranese, Riviera del Brenta e Mestre. Complessivamente in tutta la provincia i vigili del fuoco hanno eseguito oltre un centinaio di interventi dalle 11 alle 20 di ieri. In particolare sono stati impegnati a prosciugare scantinati e sottopassi stradali. Del centinaio di interventi ,venticinque sono stati eseguiti a Mestre e nei quartieri. Tra questi anche uno particolare a Marghera, dove i pompieri sono stati impegnati in un condominio per liberare tre persone rimaste intrappolate nell’ascensore bloccato durante il temporale. A Pianiga in via Patriarcato una saetta ha centrato una cabina dell’Enel. Il maltempo si è scatenato in Riviera a partire dalle 9 dall’area sud. Diversi fossi sono straripati e strade sono risultate allagate a Campagna Lupia, Mira, Borbiago e Marano. L’emergenza idraulica a Marano si è fatta sentire un’altra volta in via Galvani dove alcune abitazioni, scantinati e garage, sono andati sott’acqua. Allagamenti nella zona di via salvo D’ Acquisto a Campagna Lupia, in via Basse a Campolongo e a Mira nelle strade laterali di via Ghebba a Oriago. Sott’acqua è finito per l’ennesima volta il sottopasso dell’autostrada A4 lungo via Miranese la strada che collega Marano al capoluogo costeggiando il canale Taglio. Sono state allertate per tutto il giorno le Protezioni civili di Mira e dell’Unione dei Comuni della Riviera del Brenta. L’area di Pianiga e Arino è rimasta parzialmente senza luce per quasi due ore a causa di un fulmine che ha colpito una cabina dell’Enel in via Patriarcato. La situazione è tornata sotto controllo solo verso mezzogiorno. «Siamo subito stati informati», spiega il sindaco di Pianiga Massimo Calzavara, «rimanendo in contatto con i tecnici Enel e pompieri finché il disagio del black out non è rientrato». A Borbiago in via Giovanni XXIII e a Oriago, ma anche a Bojon e Sandon di Fossò grossi rami si sono staccati dagli alberi e hanno centrato le auto in sosta. Nel pomeriggio a Mira via Valmarana, Riviera Matteotti e via S. Antonio si sono trasformate in veri e propri acquitrini. Apprensione c’è stata anche nel Miranese. Alla fine, però, non si sono segnalati problemi.

Carlo Mion (hanno collaborato Alessandro Abbadir e Alessandro Ragazzo)

 

Colpita un’abitazione, gravi danni

Paura a Cona. Fulmine centra roulotte al Camping Internazionale di Sottomarina

CONA – Nuvole e pioggia su tutta l’area sud della Provincia ma i danni, stavolta, li hanno fatti i fulmini, non gli allagamenti, che hanno fatto capolino ma sono presto rientrati. Il colpo più duro lo ha subito un’abitazione di Cona, in via Sista, con l’impianto elettrico completamente distrutto e perfino alcuni intonaci che si sono staccati dai muri. Nessuna conseguenza per le persone che, in quel momento, per fortuna, non si trovavano vicino ad apparecchiature elettriche. «Verso le dieci e mezza», raccontano, «eravamo seduti in cucina. Pioveva a dirotto. Abbiamo sentito la casa tremare come se fosse un terremoto. Poi è andata via la luce». Passati quei pochi secondi di spavento marito e moglie hanno cominciato a esaminare la casa: le prese elettriche, compresa quella del telefono, erano quasi tutte uscite dal muro; l’antenna era bruciata; nessun televisore si accendeva più; la lampada della veranda era caduta a terra, insieme all’intonaco del soffitto; l’apri-cancello elettrico era andato; il battiscopa del garage si era staccato dalle pareti. Unica nota positiva, il frigorifero funzionava ancora. «Stiamo ancora facendo l’inventario dei danni», dicevano sconsolati a pomeriggio inoltrato. Il loro, comunque, sembra essere l’unico episodio di danneggiamento da maltempo nella zona: i vicini non hanno, infatti, lamentato conseguenze da quel fulmine e nessuna chiamata per allagamenti o altro è giunta ai vigili del fuoco di Cavarzere dopo la breve ma intensa sfuriata temporalesca di metà mattina. Nelle ore successive, infatti, le precipitazioni sono state quasi del tutto assenti, anche se il tempo perturbato non offriva alcuna garanzia per la nottata a venire. A Chioggia, invece, i pompieri hanno dovuto precipitarsi al Camping Internazionale, in via Barbarigo, dove un altro fulmine, verso le 19, aveva colpito la roulotte di alcuni turisti. Il fumo causato dalla scarica all’impianto elettrico aveva fatto pensare a un principio di incendio e la paura era che venissero coinvolti anche altri mezzi. All’arrivo dei pompieri, però, la situazione è apparsa molto più tranquilla e, sostanzialmente, già risolta. I pompieri hanno controllato solo che non ci fossero possibili focolai occulti e in mezz’ora hanno dichiarato il cessato pericolo. Nel corso della giornata,comunque, c’erano stati episodi di stagnazione dell’acqua piovana sul Lungomare e nella zona di Ridotto Madonna, ma di portata molto limitata e presto superati.

Diego Degan

 

Gli agricoltori già lamentano centinaia di milioni di danni

Il calo di temperatura fa crollare il consumo di cocomeri, meloni e pesche. A rischio anche l’occupazione stagionale

VENEZIA Da Valdobbiadene a Breganze, dal Garda alla Bassa Padovana: la pioggia martellante e i chicchi di grandine non risparmiano frutteti, vigneti, ortaggi a pieno campo. Il maltempo colpisce a più riprese (addirittura per sei volte consecutive e nello stesso luogo com’è avvenuto dalle parti di Bussolengo) e Coldiretti del Veneto stima già in centinaia di milioni i danni provocati dall’estate pazza. Non sono cifre in libertà ma stime ricavate dalle compagnie assicurative. Gli agricoltori veneti ricorrono alle polizze sui raccolti in modo sistematico, tanto che circa un quarto dei valori assicurati in Italia è da riferirsi alle tipicità venete; e gli assicuratori valutano risarcimenti pari a 400 milioni di euro nell’arco di un anno. Nel dettaglio, se l’acqua a secchiate aiuta i grandi seminativi bisognosi di irrigazione, i costi aumentano per i produttori in termini di interventi fitosanitari: con le piogge proliferano gli attacchi fungini e occorre intervenire con agropresidi in maniera più intensa. Da sottolineare che le basse temperature non incoraggiano di certo i consumi della frutta estiva: meloni e angurie soffrono di un eccesso di offerta. Calano i consumi di prodotti freschi (vale anche per i formaggi e latticini) e niente fette di cocomero come testimoniano i chioschi lungo la strada sempre vuoti. Morale della favola? Si può recuperare solo se il meteo mette giudizio, anche se un vecchio detto rurale ricorda che «El tempo lè restà da sposar par far quel chel vol». Tornando a Coldiretti, il suo rapporto sulla congiuntura segnala pesanti contraccolpi anche sull’occupazione stagionale. Ar ischio ci sono10 milioni di giornate di lavoro nella raccolta dell’ortofrutta estiva, ma anche tutti quei profili professionali utilizzati dalle strutture turistiche come cuochi, camerieri, addetti all’accoglienza, all’informazione, ai servizi e all’assistenza alla clientela. Il crollo dei consumi della frutta estiva rischia di far scomparire un quinto dei pescheti italiani,ma la situazione è difficile anche per altre coltivazioni, con quotazioni che non consentono neanche di coprire i costi di raccolta. Nelle campagne è deflazione, con i prezzi corrisposti alle aziende agricole crollati fino al 50 per cento,mentre quelli al dettaglio continuano a essere sostenuti. Per salvare il pescheto Italia la Coldiretti chiede al Governo una serie di interventi che diano al settore migliori prospettive per il futuro, tra cui la regolamentazione del sistema degli sconti e delle vendite sottocosto nella grande distribuzione organizzata, un meccanismo di formazione dei prezzi che parta dai costi di produzione e maggiori controlli sul rispetto delle norme di commercializzazione e sui prodotti di importazione, troppo frequentemente spacciati per italiani.

 

IL BILANCIO

Il maltempo continua a flagellare l’agricoltura. Danni milionari e frutta estiva sempre meno richiesta a causa delle basse temperature. Le stime di Coldiretti Veneto parlano di centinaia di milioni di euro nel giro di pochi mesi. Da Conegliano a Breganze, dal Garda alla Bassa Padovana, i chicchi di grandine non hanno risparmiato frutteti, vigneti ed ortaggi a pieno campo. Nel Vicentino sono stati destati svariati ettari di vigneti pregiati. È andata meglio al Bellunese, dove i danni sono soprattutto alle strutture. La conta, comunque, parla di percentuali di perdite di raccolto fino all’80%. Ringraziano le grandi colture (mais, grano, soia) che hanno bisogno di molta acqua, ma non così tanta da inzuppare i terreni. La grandine ha colpito varie volte e nello stesso punto, addirittura sei consecutive a Bussolengo. Gli imprenditori agricoli veneti sono i più assicurati in Italia, le compagnie rimborsano il valore di circa 400milioni di euro, ma non esiste ancora una polizza «salva reddito». Aumentano i costi di produzione e con la pioggia proliferano gli attacchi fungini ed occorre intervenire con agropresidi in maniera più intensa. Le basse temperature non incoraggiano di certo i consumi della frutta estiva: meloni, angurie e pesche soffrono di un eccesso di offerta. E cresce la preoccupazione anche per il futuro, in particolare per i raccolti delle colture di pregio come il radicchio rosso.
«Non bastavano i meteo-sciamani che per ogni week end sul nostro litorale hanno previsto nuvole trafitte da lampi quando nella realtà splendeva il sole. Ora ci si mette il maltempo vero». Marco Michielli, presidente di Confturismo-Confcommercio Veneto parla di perdite di 3 milioni di euro nelle sole strutture alberghiere del litorale per ogni giorno di pioggia.
Se si aggiungono i campeggi e villaggi turistici la cifra raddoppia. «Dopo un giugno buono sul piano delle presenze e dei fatturati, non vorremmo mai dover tracciare un bilancio diametralmente opposto per quanto riguarda luglio – dice Michielli – se la pioggia continua, per luglio si parlerà di fatturati in discesa del 20%”. Tutto questo mentre anche gli operatori degli stabilimenti balneari di tutto il nord, il più colpito dal maltempo, denunciano perdite fra il 30 e il 40%».

(M.C.)

 

Flagello d’acqua. Strade allagate

Fulmine su hotel

La pioggia torrenziale ha provocato danni in tutta la provincia, l’allerta durerà fino alle 14 di oggi. Code a Jesolo

A Venezia va a picco una barca

Bombe d’acqua nel Veneziano e decine di interventi dei vigili del fuoco in tutta provincia. Soprattutto sottopassi allagati a Mestre e Mira e rami spezzati in mezzo alle strade. A creare particolare allarme sono stati alcuni fulmini. Uno in mattinata a Santa Maria di Sala ha colpito la centrale dell’Enel all’interno dell’albergo “Villa Isabela” creando ingenti danni. Tanta paura e danneggiamenti anche nel pomeriggio in via Archimede a Trivignano dove un fulmine ha colpito un’antenna ed ha incendiato gli impianti elettrici di un gruppo di villette a schiera.

 

FLAGELLATI DALLA PIOGGIA – Violenti acquazzoni si sono abbattuti per tutto il giorno

L’allerta oggi fino alle 14

Allagamenti e alberi caduti. Il Veneziano va sott’acqua

Barca a picco nel capoluogo, a Mira pompe per liberare i sottopassi

Giornata di super lavoro per i vigili del fuoco che ieri hanno fatto decine e decine di interventi a Venezia e in tutta la provincia. Uno stato di allerta iniziato già in mattinata e che prosegue fino alle 14 di oggi: questo l’arco di tempo a rischio per il meteo. La prima ondata di chiamate è stata alla mattina a seguito del diluvio che si è scatenato poco dopo le dieci. E subito ci sono stati sottopassi allagati, rami pericolanti, scantinati in ammollo.
A Venezia una barca con motore è andata a picco nel Rio Madonna dell’Orto, ci sono state infiltrazioni in alcune abitazioni a Castello e un po’ di intonaco si è staccato da un palazzo in Campo San Luca. Un fulmine si è abbattuto sulla chiesa di San Barnaba facendo saltare la luce alla mostra su Leonardo e spavendando i presenti. Al Lido, allagato piazzale Santa Maria Elisabetta, con polemiche sui lavori in corso.
A Marghera i pompieri sono dovuti intervenire anche in via Casati per liberare alcune persone rimaste bloccate in un ascensore di un condominio andato fuori uso a causa di un black out. La bomba d’acqua della mattina ha poi spezzato rami che sono andati in mezzo alle strade in via Natisone e sempre a Marghera ci sono stati danni ad una casa disabitata di via Beccaria. Ancora rami in mezzo alla strada sulla Castellana, dove è andato sott’acqua anche il sottopasso, e sempre a Mestre ci sono stati allagamenti in viale Vespucci e in Romea alla nuova rotonda della Nave de Vero.
A Mira gran lavoro per la protezione civile sui sottopassi di Marano, sulla bretella Bacchin, sulla Miranese e in via Galvani. I due sottopassi allagati sono stati svuotati con le pompe, mentre in via Galvani c’è stato un nuovo reflusso delle acque nere della fognatura. Ancora alberi pericolanti a Rottanova di Cavarzere, a Campolongo Maggiore e a Quarto d’Altino. La situazione è diventata ancora più critica con l’insistente pioggia del pomeriggio. A Chioggia un fulmine ha centrato una colonnina dell’elettricità nel campeggio di viale Barbarigo e verso le 18 la zona di Ridotto Marino è finita sott’acqua così come ai bordi di Strada Fossetta c’erano trenta centimetri di acqua a causa delle fogne che non ricevevano. E sempre la pioggia potrebbe aver causato l’incidente, alle 13 e 30, che ha tenuto bloccata la Triestina a Ceggia. Un camion russo si è scontrato quasi frontalmente con un furgone Fiat Doblò che giungeva dal senso opposto che ha poi urtato contro una Fiat 500 ferma ad un semaforo. Qualche disagio per gli automobilisti, visto che la strada è rimasta chiusa per più di un’ora per i soccorsi ed il recupero dei mezzi. Ferite che non destano preoccupazione per i conducenti dei tre mezzi.
Infine in serata un fulmine ha centrato un’antenna di una serie di villette a schiera di via Archimede a Trivignano ed ha bruciato gli impianti elettrici. I residenti hanno visto delle fiammate uscire dalle prese della corrente e spaventatissimi sono usciti in strada. Ingenti i danni e grande anche la paura.

 

S.M. di Sala. Fulmine incendia centrale Enel dell’hotel: i titolari intossicati dal fumo

S.MARIA DI SALA – Marito e moglie, i titolari dell’albergo Villa Isabela di Santa Maria di Sala, finiscono in ospedale dopo aver inalato fumi tossici. È accaduto ieri lungo la via Noalese. Alle 8.45 del mattino un fulmine ha colpito la centrale dell’Enel che si trova all’interno della struttura alberghiera causando notevoli danni, oltre alla mancanza di corrente nella struttura stessa e nelle abitazioni vicine. Nel tentativo di spegnere il fuoco prima che sopraggiungessero i Vigili del Fuoco, come spiega uno dei figli del titolare «mia madre e mio padre – rispettivamente di 74 e 78 anni, titolari dell’hotel ndr – hanno imbracciato gli estintori e si sono avvicinati alla centrale che stava prendendo fuoco. Con loro – spiega il figlio – c’era anche un cliente dell’albergo ma questo ha fatto in tempo a tornare indietro, viste le fiamme. Mia madre e mio padre invece volevano provare a far qualcosa ma avvicinandosi hanno evidentemente respirato fumi tossici e sono finiti in ospedale». I coniugi sono stati trasportati d’urgenza al pronto soccorso e tenuti sotto osservazione per l’intera giornata. Il figlio preoccupato per lo stato dei suoi genitori e per i clienti dell’hotel dice: «Stamattina avevamo un gruppo di coreani, c’è stato forte scompiglio e tanta paura». Ad intervenire sul posto i volontari dei Vigili del Fuoco del Comando di Mirano e i tecnici dell’Enel che hanno lavorato tutto il giorno per riportare la situazione alla normalità. Il disagio ha coinvolto tutta la zona che dall’hotel arriva fino al Bar Todaro di Stigliano. (s.bet.)

 

CAVALLINO-TREPORTI – Il temporale ha creato lunghe code

Turisti a Jesolo, traffico in tilt

Piove, il traffico va in tilt. È la conseguenza del forte temporale che si è abbattuto su tutto il litorale. Pioggia intesa e temperature in ribasso che hanno convinto miglia di turisti ad uscire dai campeggi e mettersi tutti al volante contemporaneamente per raggiungere Jesolo. A questi vanno inoltre aggiunti tutti quegli ospiti che ieri terminavo le vacanze e per questo hanno optato per un rientro immediato visto il tempo poco clemente.
Facilmente immaginabile il risultato, con la viabilità in uscita da Cavallino-Treporti completamente bloccata per tutta la mattina e code lungo via Pordelio, via Baracca e sulla solita via Fausta dove la fila iniziava già da Ca’Ballarin.
Insomma, una mattinata infernale nella quale non sono mancati i disagi per chi doveva spostarsi per motivi di lavoro, oltre che per le corse del trasporto pubblico. Inevitabili le proteste dei cittadini, soprattutto residenti, ormai esasperati per una situazione che si ripresenta praticamente in ogni occasione di pioggia intensa.
«Eppure basterebbe poco per evitare tutti questi problemi – è il commento degli abitanti – ovvero mettere una pattuglia di agenti della polizia, a Jesolo, all’inizio di via Roma destra, in modo da deviare il traffico su viale Padania, una strada a doppia corsia che renderebbe più fluido il traffico. Probabilmente il problema non verrebbe risolto del tutto perché la coda si ripresenterebbe alla rotonda Picchi (dove anche ieri non sono mancati rallentamenti), la situazione però potrebbe migliorare almeno per chi deve spostarsi da una parte e all’altra del litorale».

Giuseppe Babbo

 

L’assemblea al Petrolchimico conferma la protesta con presidio in Regione. Zappalorto e prefetto: «La società chiarisca»

L’Eni di Claudio Descalzi non ha ancora chiarito se nel piano nazionale dei tagli di impianti chimici e raffineria con i bilanci in rosso, oltre a quelli di Gela in Sicilia, Taranto e Brindisi in Puglia, ci sono anche i suoi impianti ancora attivi a Porto Marghera . Così lunedì prossimo i lavoratori chimici dell’Eni torneranno a scioperare e manifesteranno a Venezia, sotto la sede di Palazzo Balbi, per chiedere al governatore Luca Zaia «di fare la sua parte per garantire che l’Eni mantenga gli impegni sottoscritti anche da lui per garantire investimenti e continuità della bio-raffineria, del cracking dell’etilene e dei nuovi impianti di chimica verde che aveva annunciato di voler fare a Porto Marghera insieme ad una multinazionale americana ». Lo sciopero causerà anche il blocco dei rifornimenti, via pipe- line, dell’etilene scaricato dalle navi a Porto Marghera (il cracking di Porto Marghera è fermo da mesi ed Eni ha detto che non lo riavvierà,come previsto, il mese prossimo) e destinato ai petrolchimici emiliani. Il giorno seguente, martedì 29, una delegazione di lavoratori veneziani andrà a Roma in pullman per partecipare al presidio davanti a Palazzo Chigi, organizzato dai sindacati nazionali di categoria di Cgil, Cisl, Uil. Lo sciopero è stato confermato ieri mattina, alla fine dell’assemblea dei lavoratori tenutasi nel Capannone del Petrolchimico in cui è intervenuto anche il segretario generale nazionale dei chimici della Cisl , Sergio Gigli che ha accusato apertamente l’Eni di «non essere più credibile perché sta tradendo gli impegni presi con i lavoratori, le loro organizzazioni sindacali, le istituzioni locali e i ministeri competenti ». Nella grande sala del Capannonela tensione era alta , a rischio – se l’Eni no n conferma gli impegni che aveva preso per i suoi impianti a Porto Marghera che occupano – secondo i sindacati – 460 dipendenti diretti tra raffineria e cracking più un vasto indotto di imprese e appalti che ne coinvolge altri 1.600 circa. Dopo l’assemblea i rappresentanti sindacali dei lavoratori , insieme ai segretari dei chimici di Cgil, Cisl, Uil veneziane – Riccardo Colletti, Massimo Meneghetti e Cristian Tito – hanno avuto un incontro a Venezia con il vicario del Prefetto e, subito dopo, con il commissario del Comune, Antonio Zappalorto a Ca’ Farsetti. La Prefettura ha assicurato che si stanno facendo «le dovute pressioni» sull’Eni affinché chiarisca la sua posizione. Un’occasione potrebbe essere il prossimo 30 luglio, data in cui è in programma un nuovo vertice tra Eni e segretari nazionali dei chimici. Con Zappalorto, c’è stato poi uno «scambio di informazioni » che si è concluso con l’impegno del commissario prefettizio di convocare l’Eni in Comune per un incontro chiarificatore. I sindacati hanno fatto presente che Eni dovrebbe anche cedere oltre 100 ettari di sue aree industriali dismesse e da bonificare, alla Newco di Comune e Regione.

Gianni Favarato

 

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