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Gazzettino – Marghera. Chimici, sciopero a giorni alternati

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6

ago

2014

PORTO MARGHERA – In attesa di una risposta dell’Eni sulla riapertura dell’impianto di Cracking

I SINDACATI – A rischio anche gli altri stabilimenti del Nord Italia

Si acuisce la protesta dei chimici a Porto Marghera. Nonostante il segretario Uiltec di Mantova l’abbia definita «una lotta irresponsabile», i lavoratori veneziani oggi scenderanno nuovamente in sciopero e, d’ora in poi, ne faranno un giorno sì e uno no fino a che non otterranno risposte certe dall’Eni sulla riapertura del Cracking. Oltre allo sciopero, già dalla settimana scorsa, il centinaio di lavoratori del Cracking che era in cassa integrazione, sono rientrati al lavoro perché i sindacati si sono rifiutati di firmare con Eni la richiesta della proroga.
Mantova, come i petrolchimici di Ravenna e Ferrara, è in fibrillazione perché la protesta di Porto Marghera rallenta o blocca il flusso di propilene e altri prodotti di base che, dalla laguna, vengono inviati agli altri impianti padani attraverso delle tubature. Il fatto è che, mentre per il segretario Uil mantovano, il verbale di incontro del 31 luglio scorso è un grande passo avanti, per i sindacalisti e i lavoratori veneziani contiene «risposte positive per Gela e per la Raffineria di Venezia, mentre per l’impianto Cracking di Porto Marghera manca ogni tipo di garanzia e di continuità produttiva». E siccome in quell’impianto e dintorni ci sono 250 persone occupate, Cgil, Cisl e Uil dei chimici lagunari non hanno alcuna intenzione di perderle, convinti che quest’area industriale abbia già dato anche troppo in termini di perdita di posti di lavoro.
D’altro canto, sostengono le segreterie veneziane e le Rsu aziendali, la protesta serve anche a far capire che senza Porto Marghera, saranno guai pure per gli altri petrolchimici della pianura padana, e perciò chiedono un coordinamento nazionale sulla chimica «che faccia chiarezza sui piani dell’Eni per quanto riguarda l’industria chimica, ed analizzi i danni che il non riavvio del Cracking potrebbe causare anche ai siti di Mantova, Ravenna e Ferrara».
Per questo, inoltre, i sindacalisti veneziani ritengono che aver fissato entro il 30 settembre il nuovo confronto con l’Eni a Roma al ministero dello Sviluppo economico, sia sbagliato perché il tavolo per Porto Marghera dev’essere convocato molto più velocemente. E a tal proposito le segreterie dei chimici chiedono alle istituzioni locali e al prefetto di essere convocate al più presto per far pressione tutti assieme e ottenere che Eni rispetti gli accordi firmati pochi mesi fa. L’incontro con la Regione, a dire il vero, si sarebbe dovuto tenere già ieri dato che la scorsa settimana l’assessore al Lavoro Elena Donazzan aveva convocato i sindacalisti ma sono stati proprio loro a chiedere un rinvio dato il protrarsi delle riunioni a Marghera.

 

Porto marghera

MARGHERA – Se martedì prossimo la Giunta regionale non darà il suo via libera – già previsto nella riunione della scorsa settimana ma poi rinviato per approfondimenti tecnici e finanziari – rischia di scivolare a data da destinarsi la fondamentale tappa della costituzione della nuova società – la Newco controllata da Comune e Regione, ognuno con un 50%- la cui governace (tutta da nominare) dovrà firmare con Eni il rogito per l’acquisizione dei 107 ettari di aree industriali dismesse,con i 38 milioni messi a disposizione per le bonifiche. La costituzione della Newco è la premessa per ottenere in tempi ragionevoli la voltura delle autorizzazioni dei piani di bonifica delle aree dell’Eni (già presentati e autorizzati) dai ministeri competenti. Solo dopo questo passaggio la società potrà, come previsto, indire un bando europeo per la manifestazione d’interesse da parte di società che intendano acquisire le aree per avviare nuove attività di carattere industriale e logistico portuale, capaci di creare nuovo posti di lavoro, più che mai necessari sia per i giovani disoccupati che per i tantissimi lavoratori espulsi dalle fabbriche del Petrolchimico che hanno chiuso a Porto Marghera negli ultimi 20 anni. Dal canto suo il Comune di Venezia ha già approvato, in Giunta e in Consiglio, sia la delibera che individua la Newco nella Live srl (Lido Eventi e Congressi, società in liquidazione interamente controllata dal Comune di Venezia che avrà però un altro nome), sia quella che autorizza la controllata Ive (Immobiliare veneziana) ad acquistare il 50% delle quote della Newco. Adesso si aspetta solo che la Giunta regionale faccia lo stesso percorso, autorizzando la sua controllata Veneto Acque ad acquisire il restante 50 per cento delle quote di Live srl.

(g.fav.)

 

Preoccupati i lavoratori di Porto Marghera: «Macché accordo, al ministero dello Sviluppo firmato solo un verbale d’incontro. Siamo già stati ingannati altre volte e lotteremo per riavviare gli impianti»

MARGHERA – L’intesa sottoscritta l’altro ieri da Eni e sindacati nazionali dei chimici dal ministro Federica Guidi sul futuro delle raffinerie e degli impianti chimici della società che ha ancora come azionista di riferimento lo Stato italiano, non convince i lavoratori di Porto Marghera. Sopratutto i dipendenti di Versalis, la società dell’Eni che già da mesi ha fermato l’impianto del cracking dell’etilene e ha rinviato a data da destinarsi il riavvio degli impianti che occupano 400 dipendenti diretti già da tempo in cassa integrazione ordinaria a rotazione. «Quello che i nostri segretari nazionali hanno firmato al ministero dello Sviluppo», spiegano i delegati della Rsu aziendale, «non è un accordo con Eni ma soltanto un verbale d’incontro che rinvia ancora la questione per noi cruciale del riavvio dell’impianto del cracking previsto per il 18 agosto prossimo. Per questo abbiamo deciso di continuare la mobilitazione con il blocco della movimentazione logistica dell’etilene su nave e pipe-line». I lavoratori del sito veneziano, insomma, hanno poca fiducia nell’Eni, ancor più dopo la nomina dell nuovo amministratore delegato, Claudio Descalzi, che, secondo i sindacati, ha rimesso in discussione gli accordi sui nuovi investimenti «a cominciare da quelli per la chimica verde e i biocarburanti» sottoscritti con i sindacati dal suo predecessore, Paolo Scaroni. «Siamo già stati scottati troppe volte e non vogliamo cascarci ancora», aggiungono i delegati della Rsu. «Abbiamo già visto l’Eni chiudere le sue produzione di caprolattame e acido solforico e poi abbandonare il ciclo del cloro e del tdi che poi hanno chiuso. In ognuno di questi casi gli impianti erano stati fermati per manutenzioni con la promessa, non mantenuta, di riavviarli ». In questo clima di sfiducia e rabbia, le segreterie territoriali dei chimici di Cgil, Cisl, Uil, in piena sintonia con le Rsu, ribadiscono il «mantenimento dell’assetto di sciopero per gli impianti di Versalis spa e l’attuale portata della pipe-line dell’etilene sino a quando non ci saranno garanzie del rispetto degli accordi e della ripartenza dell’impianto del cracking». «Malgrado il verbale di incontro firmato al ministero dall’Eni», sostengono i sindacati locali, convinti che le giustificazioni di Versalis che tirano in ballo la mancata autorizzazione Aia siano solo strumentali, «restiamo preoccupati e per questo ribadiamo che Versalis deve rispettare l’accordo del 10 febbraio 2014 e garantire il riavvio degli impianti per il 18 agosto».

Gianni Favarato

 

Con la mediazione del ministro Guidi arriva l’intesa: rinviato a settembre il confronto tra le parti

In gioco il futuro dell’impianto del cracking dell’etilene, che non sarà riavviato il prossimo 18 agosto

MARGHERA – Dopo la rottura dell’altro ieri tra i vertici di Eni e i sindacati nazionali dei chimici di Cgil, Cisl, Uil, ieri – dopo un’ulteriore mediazione del ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi – le due parti si sono ritrovate e hanno siglato un accordo che riconferma gli impegni di continuità produttiva sia a Gela (Sicilia) che a Porto Marghera che Eni sembrava voler disattendere. Nell’intesa siglata ieri dai tre segretari generali nazionali dei chimici, il ministro e il manager Salvatore Sardo dell’Eni, non si conferma nei tempi previsti (il 18 agosto prossimo) il riavvio dell’impianto del cracking di Porto Marghera. Per questo i sindacati locali e le Rsu di Versalis spa (la società dell’Eni che gestisce gli impianti del cracking che occupano circa 400 dipendenti diretti) hanno ribadito – in un comunicato diffuso prima della notizia della firma dell’accordo a Roma e poi riconfermato – la «prosecuzione delle forme di mobilitazione già in atto, con una loro intensificazione, fino alla fermata totale di tutte le pipe-lines per fornire i petrolchimici emiliani già dai prossimi giorni» sino a quando non ci sarà «una data credibile e concordata di riavvio dell’impianto di cracking dll’etilene». Le segreterie nazionali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, invece, hanno diffuso nel pomeriggio di ieri un comunicato in cui annunciano la sospensione dello stato di agitazione e mobilitazione sindacale a livello nazionale e danno un giudizio positivo sull’accordo sottoscritto con la mediazione del ministro Guidi, in cui a partire da settembre prossimo «le parti saranno impegnate nella realizzazione di un nuovo protocollo di relazioni sindacali per la competitività e lo sviluppo delle attività dell’Eni a fronte della condivisione del quadro e delle prospettive industriali. La mobilitazione, con il blocco della movimentazione via nave e pipe-line dell’etilene da Porto Marghera all’Emilia, potrebbe però rientrare lunedì prossimo, dopo il previsto incontro tra i delegati di base della Rsu di Versalis – che ha chiesto ai sindacati di prorogare l’utilizzo della cassa integrazione ordinaria che scadrebbe il prossimo 3 agosto – e le segreterie territoriali dei sindacati dei chimici. Nell’accordo siglato ieri a Roma si prevede che Versalis e i sindacati territoriali «si attiveranno per valutare le problematiche legate all’Aia della centrale termoelettrica di Porto Marghera che impediscono il riavvio previsto del cracking, per individuare le soluzioni, tecnicamente e economicamente compatibili, che consentono di superare tale criticità». Positivo ma prudente il giudizio sull’accordo del governatore Luca Zaia che aveva minacciato di fare causa all’Eni se non avesse rispettato i piani di investimenti sottoscritti: «L’accordo di ieri tra Eni e sindacati è rassicurante», ha dichiarato. «Noi in ogni caso teniamo alta la guardia e vigileremo perché i contenuti dell’accordo sulla chimica a Porto Marghera siano rispettati, senza incertezze né esitazioni. Per me ciò che valeva e vale è la firma posta a suo tempo sull’intesa per Porto Marghera, per la quale gli enti locali e la Regione del Veneto hanno già assunto impegni anche in termini di risorse pubbliche e una nuova vertenza non avrebbe dovuto neppure essere aperta. Non è pensabile che tutto venga rimesso in discussione per un cambio ai vertici dell’Eni. Stiamo parlando di un piano strategico non solo per Venezia, che comprende per Porto Marghera problematiche che vanno dalla bonifica all’occupazione, dall’energia a nuovi obiettivi industriali. Per questo la Regione è e sarà a fianco dei lavoratori».

Gianni Favarato

 

PORTO MARGHERA – Ma i sindacati non sono soddisfatti e annunciano altre azioni di protesta

Accordo siglato a Roma. Confermati gli investimenti sulla raffineria, la società chiede tempo per il Cracking

L’ACCORDO – Siglato a Roma l’accordo sulla chimica, con Eni che ha ottento la riapertura a settembre di un tavolo per definire un nuovo protocollo di relazioni sindacali e per la competitività. L’azienda, inoltre, ribadisce che, a causa del peggioramento dello scenario della raffinazione in Italia e in Europa, ha approntato un nuovo piano industriale.

LE REAZIONI – I sindacati veneziani non sono soddisfatti e, anzi, annunciano che intensificheranno le azioni di protesta, perché in quel verbale non c’è scritto che il Cracking riaprirà e tantomeno quando. Soddisfatti invece i politici, da Andrea Martella, vicepresidente del gruppo parlamentare Pd, a Antonio De Poli, senatore dell’Udc.

PORTO MARGHERA – Dopo il fallimento di mercoledì, ieri il ministro ha riconvocato tutti d’urgenza

Primo accordo per la chimica

Eni e sindacati si incontreranno ancora per il Cracking, l’azienda annuncia un nuovo piano

Luca Zaia: «Teniamo ancora alta la guardia»

I lavoratori insoddisfatti: «Continuiamo la lotta»

IL GRUPPO DEL CANE A SEI ZAMPE

Garanzie solo sulla Raffineria

Nel verbale d’incontro siglato ieri Eni conferma gli investimenti per completare la trasformazione della Raffineria in bio raffineria entro il 2015.

È un verbale d’incontro, non di accordo, quello firmato ieri mattina, in ogni caso un passo avanti sulla vertenza della chimica italiana rispetto al muro contro muro di mercoledì sera. I sindacati veneziani, però, rimangono sulle barricate e, anzi, annunciano che intensificheranno le azioni di protesta, perché in quel verbale non c’è scritto che il Cracking riaprirà e tantomeno quando.
Sono state due giornate convulse quelle appena trascorse, con il ministro Federica Guidi in prima linea. È stata lei, infatti, a condurre l’incontro di mercoledì e anche quello di ieri a mezzogiorno convocato d’urgenza dopo che l’altra sera i sindacati avevano abbandonato le trattative.
Le reazioni, dunque, sono diverse, con i sindacati veneziani sulle barricate e, invece, i politici soddisfatti (da Andrea Martella, vicepresidente del gruppo parlamentare Pd, a Antonio De Poli, senatore dell’Udc), anche se la maggior parte di loro comunque sostiene che occorre continuare a incalzare l’Eni perché rispetti davvero gli impegni presi con gli accordi che ha firmato per la Raffineria, per il Cracking e il nuovo impianto bio in collaborazione con l’americana Elevance Renewable Sciences.
Nel verbale, Eni ha ottenuto che a settembre si apra un tavolo per definire un nuovo protocollo di relazioni sindacali e per la competitività che sostituirà quello attuale che ha permesso in questi ultimi anni di gestire varie crisi in giro per l’Italia. L’Azienda, inoltre, ribadisce che, a causa del peggioramento dello scenario della raffinazione in Italia e in Europa, ha approntato un nuovo piano industriale ma, come ha dichiarato ieri pomeriggio lo stesso amministratore delegato Claudio Descalzi, conferma l’importanza degli accordi siglati nel 2013 e nel 2014 per i siti industriali di Gela in Sicilia e di Porto Marghera. Questo non significa che li rispetterà, e riguardo alle fabbriche veneziane ha ribadito solo che completerà gli investimenti sulla Raffineria. Per il resto le parti hanno convenuto che Eni/Versalis e sindacati «si attiveranno congiuntamente per valutare le problematiche legate all’Aia della centrale termoelettrica di Marghera (Autorizzazione integrata ambientale), che oggi impediscono il riavvio previsto del Cracking, per individuare le soluzioni tecnicamente e economicamente compatibili, che consentano di superare tale criticità». E il 30 settembre si ritroveranno a Roma per un nuovo tavolo nazionale di confronto.
Una certezza sulla riapertura del Cracking, dunque, in quel documento non c’è. Perciò le Rsu aziendali hanno annunciato che le agitazioni continueranno e potranno arrivare anche al blocco totale delle pipeline che da Marghera riforniscono di etilene e altri prodotti i petrolchimici di Mantova, Ravenna e Ferrara. Lunedì, in proposito, si riuniranno le segreterie territoriali dei chimici per decidere ulteriori iniziative.
Martedì poi si terrà un altro incontro, convocato ieri dall’assessore regionale al Lavoro, Elena Donazzan, che è stata parte attiva negli incontri romani e sottolinea come sia stato proprio grazie alla Regione se il verbale siglato ieri considera «come situazione prioritaria nelle scelte del Gruppo anche il rilancio di Porto Marghera». E il governatore del Veneto Luca Zaia è andato oltre avvertendo che «noi in ogni caso teniamo alta la guardia, e vigileremo perché i contenuti dell’accordo sulla Chimica a Porto Marghera siano rispettati, senza incertezze né esitazioni. Non è pensabile che tutto venga rimesso in discussione per un cambio ai vertici dell’Eni o a quelli del Governo, che si è fatto carico di nominare i primi. Stiamo parlando di un piano strategico non solo per Venezia e per il Veneto, per l’Italia».

 

Nuova Venezia – Marghera. Vega, omologato il concordato.

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31

lug

2014

Il Tribunale dopo il sì dei creditori ha dato il suo assenso e nominato il liquidatore

Il Tribunale civile di Venezia ha omologato il concordato preventivo proposto da «Vega- Parco Scientifico Tecnologico scarl». La decisione arriva dopo che i creditori della società avevano votato a favore. Il Tribunale, che già aveva nominato c9mmissario giudiziale il commercialista Piero De Bei, ha nominato anche il liquidatore, il commercialista Paolo Marchiori. In un comunicato la direzione di Vega sostiene che «si è pertanto positivamente completata la procedura di ammissione di Vega al concordato, avviata con il deposito da parte della società del piano di concordato nei primi mesi del 2014, sul quale il commissario si è espresso favorevolmente senza alcuna opposizione da parte dei creditori. Con l’omologa, la società potrà proseguire nel percorso di risanamento intrapreso nel luglio 2013 dall’attuale consiglio di amministrazione che prevede la dismissione entro il 2018 di alcuni cespiti della società, principalmente immobiliari, a soddisfacimento integrale dei creditori in esecuzione del piano di concordato. Parallelamente, la società potrà proseguire “in continuità aziendale” a gestire le importanti attività che restano di sua competenza, tra cui in primis la gestione degli spazi e dei servizi alle imprese insediate all’interno del Parco e la valorizzazione dell’ambito urbanistico del Parco Scientifico Tecnologico di Venezia. In questo ambito la società ha recentemente rinnovato la Certificazione per l’Incubatore d’impresa che ospita attualmente 23 startup ». Il piano per salvare la società firmato dall’avvocato Francesco Mercurio era «parzialmente liquidatorio» era stato presentato nell’agosto scorso per garantire il pagamento di tutti i creditori e per evitare, così, il fallimento. Il Tribunale di Venezia aveva anche stoppato nel febbraio scorso la procedura, chiedendo al presidente della società, il trevigiano Daniele Moretto, delle «integrazioni » per garantire il pagamento di tutti i creditori – a cominciare dalle banche – al 100 per cento nell’arco dei prossimi quattro anni, grazie alle vendite di una parte degli immobili di sua proprietà (gli edifici Lybra e Auriga e la porzione di proprietà nella vicina area del Vega 2) che secondo la perizia immobiliare effettuata, porterà ad incassare almeno 20 milioni di euro. Le integrazioni sono state poi approvate dai soci (il Comune con il 37,32 % di quota, la Provincia con il 17, la Veneto Innovazione Holding della Regione il 18 % e con quote minori Syn- Il Vega sede del Parco scientifico tecnologico dial-Eni e altri 20 soci) .

(g.c.)

 

PARCO SCIENTIFICO

Dopo che il commissario giudiziale ha espresso parere favorevole e i creditori non si sono opposti, il Tribunale fallimentare di Venezia ha omologato il concordato preventivo in continuità del Vega Parco scientifico tecnologico Scarl. Ora i soci e il Consiglio di amministrazione proseguiranno l’azione di risanamento avviata nel luglio del 2013, perseguendo due strade: in primo luogo il Vega dovrà vendere, entro il 2018, una serie di immobili per pagare integralmente tutti i debiti nei confronti dei creditori; e poi proseguirà a gestire le attività del parco scientifico e si dedicherà a valorizzare l’ambito urbanistico sul quale sorge.
«La società potrà proseguire in “continuità aziendale” nelle attività di gestione degli spazi e dei servizi per le 85 aziende insediate negli immobili di Vega – commenta l’amministratore delegato Tommaso Santini (nella foto a fianco). Contemporaneamente promuoverà il processo di trasformazione urbana di questo ambito urbanistico strategico della città, cerniera tra terra ed acqua».
Il Vega Parco Scientifico, che complessivamente ospita oltre 200 aziende con 2000 addetti che quotidianamente lo frequentano, «è anche un punto di riferimento dell’Innovazione per le startup, grazie all’unico Incubatore certificato a partecipazione pubblica del Veneto, che attualmente ospita 23 imprese – continua Santini -. Inoltre la rigenerazione urbana del Parco sta vivendo una nuova stagione grazie all’insediamento espositivo che verrà gestito da Expo Venice spa e che ospiterà il programma Aquae al prossimo Expo 2015».
Quanto alla gestione della società, proprio domani si riunirà l’assemblea dei soci con all’ordine del giorno anche il rinnovo del Consiglio di amministrazione.

(e.t.)

 

Nuova Venezia – Cresce la raccolta differenziata.

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30

lug

2014

Veritas

Venezia al 53,79% , Mestre traina con il 66,20%. Martellago record

Cresce la raccolta differenziata dei rifiuti nel territorio dove Veritas gestisce l’igiene urbana. Nel mese di giugno la media complessiva ha raggiunto il 63,63% contro il 62,26% del primo semestre del 2014. Il primato tra i Comuni non spetta a Venezia ma a Martellago (81,58%), seguito da Scorzè (81,08%), Meolo (80,47%), Spinea (79,97%), Fossò (79,76%), Noale (79,53%), Camponogara (78,76%), San Donà di Piave (78,68%), Campagna Lupia (78,00%) e Pianiga (77,77%). Nel Comune di Venezia la percentuale di raccolta differenziata è del 53,79%. Il dato, comunque, è ancora in aumento. E va meglio in centro storico: Venezia, Murano e Burano hanno raggiunto il 28,47% (27,10% a maggio) mentre Pellestrina e Lido, grazie ai nuovi cassonetti con calotta, registrano il migliore risultato, passando dal 33,99% di febbraio al 61,54% di giugno. Anche la terraferma mestrina continua a crescere in attenzione all’ambiente. Il dato di Mestre e terraferma sale al 66,20%. Le Municipalità di Chirignago-Zelarino (75,60%), Marghera (68,71%), Favaro (66,18%) e Mestre centro (61,68%) fanno i risultati migliori anche se qui la distribuzione dei cassonetti con calotte è in fase di taratura e assestamento e quindi Veritas prevede dati migliori nei prossimi mesi. Affinché la raccolta differenziata migliori, anche dal punto di vista della qualità, Veritas ricorda che è necessaria la collaborazione dei cittadini a cui si chiede di «porre la massima attenzione nel separare i vari materiali e di non abbandonando rifiuti in strada o accanto ai cassonetti». Di conseguenza sono stati potenziati i controlli da parte degli ispettori ambientali, che svolgono anche un ruolo informativo, e nel sito internet di Veritas ( l’indirizzo è www.gruppoveritas.it) è stata creata la sezione “Dove lo butto” dove sono contenute le informazioni per fare bene la differenziata. Le stesse sono state tradotte in 17 lingue e i volantini (oltre che nel sito) possono essere ritirati all’ufficio Immigrazione e nei Commissariati di Polizia di Venezia- San Marco, Mestre, Marghera e Chioggia.

 

Migliaia di operai hanno manifestato a Roma contro i tagli imposti da Descalzi. Oggi faccia a faccia al Ministero

Negli ultimi 5 anni Eni, della quale l’azionista di riferimento è ancora il Governo italiano,ha realizzato 30miliardi di euro di utili. Ma il nuovo amministratore delegato, Claudio Descalzi – ribattezzato ieri dai lavoratori con l’antipatico appellativo di «cacciatore di impianti produttivi e posti di lavoro» – sembra deciso a ridimensionare il numero delle raffinerie in Italia e tagliare i rami secchi della chimica sopravvissuta alle chiusure degli ultimi vent’anni. Così migliaia di dipendenti di Eni e della sue controllate – in concomitanza con li sciopero nazionale che a Venezia è stato fatto lunedì, contestualmente con la manifestazione sotto la sede del Governo regionale a Venezia – hanno protestato ieri davanti a Palazzo Chigi contro il piano di tagli di Descalzi, accusandolo si dedicarsi solo ai pozzi di gas e petrolio e di voler «stracciare gli accordi sottoscritti dal suo predecessore, Paolo Scaroni che garantivano investimenti e continuità produttiva». In maggioranza erano lavoratori siciliani della raffineria di Gela che Eni sembra decisa a chiudere, c’erano anche un centinaio di lavoratori veneziani e dei altri siti di Taranto, Brindisi, Ferrara e Porto Torres. Un chiarimento sulla reale entità e localizzazione dei tagli annunciati a grandi linee da Descalzi (per risanare i bilanci della raffinazione e della chimica dell’Eni, oggi al ministero dello Sviluppo) sono in programma due tavoli di confronto con i sindacati nazionali dei chimici di Cgil, Cisl, Uil, i vertici nazionali di Eni e il viceministro Claudio De Vincenzi: il primo tavolo alle ore 13 sarà dedicato al sito dell’Eni di Gela e alle ore 15 si parlerà di tutti gli altri, compreso il polo industriale di Porto Marghera. L’assessore regionale al Lavoro, Elena Donazzan – che domani sarà presente all’incontro delle ore 15 al ministero – ha anticipato che «in primo luogo ripeterà quanto già detto dal presidente Zaia in merito al dovere di Eni di rispettare gli accordi che ha sottoscritto anche con la Regione Veneto» e poi porrà «due domande fondamentali sulle quali il Veneto esigerò risposte chiare e puntuali, una volta per tutte, sul futuro della bioraffineria di Porto Marghera appena riconverita e dell’impianto del cracking di Versalis». Domande più che lecite, visto che Eni aveva in programma oltre 300 milioni di euro a Porto Marghera per la bioraffineria e un nuovo impianto di “chimica verde” affiancato al cracking di Versalis. Del resto, proprio ieri, su richiesta del Comitato Portuale , il presidente dell’Autorità Portuale di Venezia, Paolo Costa ha confermato che «in sede di domanda di rilascio di una nuova concessione demaniale per 20 anni delle aree di Porto Marghera, Eni ha presentato un piano di investimenti dettagliato che prevede – entro il 2015 – la trasformazione delle attività di raffinazione tradizionale in produzione di biocarburanti di nuova generazione e i relativi piani di traffico attesi». «Un impegno » ha concluso Paolo Costa «che riteniamo fermo e sul quale abbiamo chiesto ulteriori dettagli alla società in un incontro con gli amministratori dell’Eni, che ci auguriamo possa avvenire al più presto possibile ». Ieri, durante il presidio davanti a palazzo Chigi, una delegazione di lavoratori e sindacalisti è stata ascoltata dalla Settima Commissione dei Montecitorio, presieduta da Gulielmo Epifani e ha incontrato i capogruppi della Lega Nord e di Sel alla Camera dei Deputai e a Palazzo Madama alcuni senatori del Partito Democratico, tra i quali c’era anche il veneto Giorgio Santini che ha dichiarato: «La paventata chiusura di cinque raffinerie in tutta Italia e l’annuncio di un processo di ridimensionamento dell’industria chimica nelle strategie del gruppo Eni hanno portato a uno sciopero nazionale dei lavoratori di un settore fondamentale del nostro patrimonio manifatturiero». «Una strategia del genere» ha concluso Santini a nome del Pd «se venisse confermata dal nuovo management di Eni, sarebbe assolutamente inaccettabile poichè porterebbe ad un serio indebolimento della storia industriale e delle stesse prospettive della più grande azienda partecipata dallo Stato ed è per questo che auspichiamo che dai vertici dell’azienda venga un serio ed immediato ripensamento ».

Gianni Favarato

 

Zaia: «Più di 2.500 posti a rischio»

Il presidente invia una lettera al premier Matteo Renzi: «Il governo intervenga»

«Chiedo un forte impegno del suo Governo affinchè tutti gli accordi per Porto Marghera siano rispettati» si conclude così la lettera inviata dal governatore Luca Zaia al presidente del consiglio, Matteo Renzi, ribadendo che «la Regione Veneto che io rappresento continuerà a seguire con estrema attenzione la vicenda che mette a rischio 2.500 posti di lavoro» tra dipendenti diretti di Eni e le imprese dell’indotto. Nella sua lettera – scritta dopo l’incontro avuto con i lavoratori veneziani che l’altro ieri erano andati a protestare sotto palazzo Balbi, sede del Governo regionale – Zaia esprime il suo «grande disappunto per il mancato rispetto dell’accordo del 16 aprile 2012 tra i ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture, il Magistrato delle Acque di Venezia, la Regione del Veneto, la Provincia di Venezia, il Comune di Venezia e l’Autorità Portuale di Venezia, relativo alla definizione di un Programma per la bonifica e la riqualificazione ambientale del Sito di interesse nazionale di Venezia- Porto Marghera e aree limitrofe ». «Tutta la comunità veneta aveva accolto con viva soddisfazione questo accordo, che, oltre alla salvaguardia ambientale, avrebbe dovuto portare nuovi investimenti e anche ad un aumento dell’occupazione ». «In attuazione di questo Programma» continua la lettera «Eni ha assunto con le parti sociali impegni relativi alla riconversione di Versalis e della Raffineria di Porto Marghera, che dovrebbero portare gli attesi investimenti e l’auspicata riconversione ad una “chimica verde” e green refining. In questi giorni, tuttavia, Eni ha annunciato un radicale mutamento nella propria strategia industriale, dovuta alla crisi del settore, e quindi la completa vanificazione anche di questi impegni. A tale proposito ricordo, tra l’altro, che l’area di Porto Marghera è stata dichiarata area di crisi complessa con il decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 5 maggio 2011 proprio in ragione della necessità di avviare misure urgenti per la riconversione dell’ area». «Sono a rischio 2500 posti di lavoro» conclud Zaia «anche per il venir meno dei sistemi di servizio e di supporto, conseguenza non accettabile per la comunità veneta».

 

Nuova Venezia – “Causa all’Eni se non rispetta i patti”

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29

lug

2014

Zaia incontra i lavoratori in sciopero contro le chiusure annunciate degli impianti. Bettin : «La riconversione ora rischia»

Tuoni e fulmini, con tanto di annuncio dell’invio di una lettera al premier Matteo Renzi e la minaccia diuna causa legale per «il mancato rispetto degli accordi sottoscritti con noi». Il governatore del Veneto, Luca Zaia – che da giorni veniva accusato da sindacati e molti consiglieri regionali «di pensare troppo all’emergenza profughi e per niente a quella dei dipendenti di Eni che rischiano il posto di lavoro», ha deciso ieri di incontrare i lavoratori della raffineria e del cracking dell’etilene di Porto Marghera, di proprietà dell’Eni, che stavano presidiando palazzo Balbi e non ha voluto essere da meno del suo collega Crocetta, governatore della Sicilia, che già dieci giorni fa ha dichiarato “guerra” all’Eni, insieme ai lavoratori, per la minacciata chiusura della raffineria di Gela. Anche per Porto Marghera il nuovo amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, stracciando tutti gli accordi che aveva firmato il suo predecessore Paolo Scaroni a Venezia, che prevedono investimenti (oltre 300 milioni di euro in tutto) per la bioraffineria già riconvertita e un nuovo impianto di chimica verde integrato a quello esistente del cracking. «L’accordo sottoscritto con Eni dalla Regione e dalle istituzioni veneziane non può in alcun modo essere disatteso – ha detto ieri Zaia dopo l’incontro avuto, insieme all’assessore Elena Donazzan, con la delegazione di lavoratori e sindacalisti dei chimici di Cgil, Cisl, Uil che protestava sotto palazzo Balbi –.Oggi stesso scriverò a Renzi perché abbia chiaro il nostro punto di vista. Siamo anche pronti ad impugnare sul piano legale quella intesa in caso di inadempienza ». Del resto Zaia, insieme all’allora sindaco Orsoni, all’ex ministro Clini (poi inquisito) e all’ex ad di Eni, Paolo Saroni (sostituito da Claudio Descalzi) che appena nominato ha annunciato la chiusura di raffinerie e impianti chimici con i bilanci in rosso, per concentrarsi su ricerca ed estrazione di petrolio e gas. Soddisfatti i lavoratori che chiedevano un incontro con Zaia che, un mese fa, ha assunto tutte le deleghe su Porto Marghera, bonifiche e riconversione industriale che aveva l’ex assessore, Renato Chisso, ancora in carcere per la Tangentopoli del Mose. «Finalmente – ha dichiarato Riccardo Colletti dei chimici Cgil « Zaia si è convinto del danno industriale e sociale che la chiusura degli impianti di Eni creerebbe nel nostro territorio ». «La determinazione nelle parole del governatore ci fanno ben sperare» ha aggiunto Massimo Meneghetti, dei chimici della Cisl «se però, non troveremo riscontri al sostegno fornitoci oggi siamo pronti a intensificare le proteste». E Cristian Tito dei chimici della Uil ha aggiunto: «ora che Zaia si è espresso, ci aspettiamo che Eni cambi atteggiamento e applichi gli accordi firmati». Oggi con i lavoratori dell’Eni di tutta Italia che protestano a Roma ci saranno anche lavoratori veneziani. E domani l’assessore Donazzan sarà a Roma, al ministero dello Sviluppo, dove è previsto un incontro tra Eni e sindacati. Intanto, l’ex assessore comunale all’Ambiente, Gianfranco Bettin, in una sua nota accusa Eni di aver «tradito tutti gli impegni assunti di fronte alla città, la prospettiva green e bio, la forte innovazione tecnologica, che avrebbero coinvolto raffineria e polo chimico e che si giovava della svolta impressa dagli enti locali, in particolare del Comune, su un piano di rilancio e di trasformazione sostenibile dei Porto Marghera». «Il voltafaccia della nuova dirigenza Eni » conclude Bettin «riporta indietro la storia e acuisce una crisi che, al contrario, si potrebbe incominciare a superare. Governo e parlamento, visto che Eni è controllata dallo Stato intervenire, tanto più oggi, nel vuoto istituzionale locale esistente». Anche il senatore dell’Udc, Antonio De Poli, in una nota si schiera con i lavoratori e chiede al governo di «fare chiarezza». L’Eni di Descalzi, invece, continua a non chiarire i piani per Porto Marghera; tranne Versalis spa (la controllata che gestisce il cracking) che in una nota ieri ha confermato l’investimento per un nuovo impianti di oli lubrificanti vegetali da realizzare con l’americana Elevance, a Porto Marghera.

Gianni Favarato

 

La nuova società per le aree cedute

La Regione rinvia la Newco per le bonifiche e il rilancio

Tra i numerosi accordi siglati negli ultimi due anni dall’ex amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, l’ex ministro dell’Ambiente Corrado Clini, l’ex sindaco Orsoni e il governatore Luca Zaia (l’unico ancora in carica), c’era anche quello che prevede la cessione da parte di Eni di 107 ettari di aree industriali dismesse eda bonificare a Porto Marghera, ad una nuova società –una Newco controllata al 50 % da Comune e Regione – che avrebbe il compito di mettere sul mercato le aree con un bando di interesse a livello europeo, da bonificare e riutilizzare con a disposizione i 50 milioni di euro messi a disposizione da Eni e dai quali vanno però detratti 12 milioni di euro che corrispondono al valore delle aree concordato dalle parti. Il terremoto istituzionale e politico della Tangentopoli del Mose – che ha tolto dalla scena gran parte dei firmatari di questo e altri accordi, come quello sulle procedura di bonifica, che dovrebbero permettere finalmente il risanamento e il rilancio produttivo di Porto Marghera – non sembra aver avuto conseguenze sulla Newco. Infatti, il Comune di Venezia ha approvato tutte le delibere in proposito, compresa quella che individua nella Live srl (Lido Eventi e Congressi) – una società in liquidazione interamente controllata dal Comune – la Newco (che avrà però un altro nome) e il via libera alla controllata Ive a acquistare il 50 % delle quote della nuova società. Ieri, ci si aspettava che anche la Giunta regionale facesse lo stesso passo autorizzando la sua controllata Veneto Acque ad acquisire il restante 50%delle quote di Live srl. Ma la relativa delibera è stata rinviata «per approfondimenti tecnici e finanziari » che, comunque «non mettono in discussione la decisione politica di avviare rapidamente la Newco», per la quale – dopo il via libera della Giunta regionale che potrebbe arrivare la prossima settimana – bisognerà poi definire una governance e ottenere la voltura delle autorizzazioni dei piani di bonifica da i ministeri competenti.

(g.fav.)

 

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